NO NAOMI KLEIN | di Iannozzi Giuseppe

NO NAOMI KLEIN

di Iannozzi Giuseppe

Oggi è diventata moda parlarne: la globalizzazione, un problema che vede interessato l’intero genere umano, è argomento di discussione nei talk show, ma è anche – e forse, soprattutto – un grande business editoriale e propagandistico a tutti i livelli.
L’informazione, che oggi viene distribuita sul mercato globale circa la globalizzazione e quelli che potrebbero essere assai improbabili benefici ma anche quella informazione che dice che il villaggio globale è un pericolo non minore del fascismo, purtroppo è business: chi spaccia informazione sulla globalizzazione lo fa con l’intento di spacciare informazioni, e poco, o nulla, conta che si parli a favore o contro il fenomeno del villaggio globale.
Il mondo dell’informazione è diventato il grande pusher che vende a tutti la droga che meglio si accorda alla sua etica sociale: se io sono un no global, allora mi verrà venduto No Logo, se invece sono a favore della globalizzazione, allora ci sarà qualcuno che mi metterà in mano Perché essere globali? Le pubblicazioni maggiori a favore e contro il villaggio globale, strano ma vero, per la maggior parte sono etichettate Mondadori & Amici di Berlusconi. Purtroppo, bisogna evidenziare che il mondo è globalizzato da così tanto di quel tempo che non ce ne siamo resi conto, e solo oggi che il tema è diventato bruciante (o di moda) viene evidenziato per farci su business che non ha eguali nella storia dell’umanità. Solo qualche editore del panorama underground e dell’informazione alternativa dice le cose come stanno effettivamente; peccato che il cittadino medio non ha nessuna intenzione di prestare attenzione a questi editori perché non sono Mondadori e quindi, è opinione diffusa, che la piccola editoria (soprattutto se veramente indipendente) non abbia nulla da dire in merito alla globalizzazione. Opinione diffusa è che la piccola editoria non può sapere. Niente di più falso.

In questi ultimi tempi ho visto sugli scaffali delle librerie un sacco di pubblicazioni di moda a favore e contro la globalizzazione, libri che – solo Dio lo sa e forse neppure lui – come siano riusciti a diventare oggetti di culto tra quanti oggi si dichiarano no-global. Non ci riesco a credere ancora: se ieri nei Centri Sociali ero sicuro di trovare i diari di Ernesto Che Guevara, oggi trovo la bibbia dei tipi Baldini & Castoldi, NO GLOBAL di Naomi Klein. Ma chi è Naomi Klein? Ecco la sua scheda biografica per quel che mi è dato di sapere: Naomi Klein è cresciuta nell’età aurea del marketing e ora, forte di una documentazione completa e del suo lucido, candido approccio, scopre quanto la new economy abbia già tradito il suo credo principale e traccia le ragioni della nascita del movimento antiglobalizzazione: un movimento planetario al quale è necessario prestare molta attenzione.

Oh, bene, abbiamo bisogno di un dottore in marketing che si dice pentito per farci spiegare il movimento antiglobalizzazione. Questo è il massimo: fra un po’, non dubito, che Berlusconi o un Agnelli si diranno pentiti e mi faranno una bella lezione di catechismo su come e perché la globalizzazione è cosa cattiva! Tutto ciò è ridicolo. I pentiti diventano pentiti per mera convenienza, questo io so; e in questo caso la Klein ha scritto un libro per farsi pubblicità e vendere milioni di copie in tutto il mondo, un libro che lo globalizza con la pubblicità dell’antiglobalizzazione di moda. Ma la Klein mi assicura in copertina che il libro è un candido approccio: candido? Candido, cioè inventato di sana pianta perché se si tratta l’antiglobalizzazione con un approccio serio, allora non si potrebbero vendere milioni di copie? O candido nel senso che dico e non dico, cioè non dico proprio nulla e intanto ti globalizzo il mondo tramite il mio NO LOGO? Chi crede di prendere per i fondelli? Non me. Non me. E NO GLOBAL cosa promette ai suoi lettori? Vediamo:

Perché Bill Gates, la perfetta icona della new economy, si è trasformato in un orfanello della globalizzazione? Perché il baffo della Nike (il più grande successo di marketing degli anni Novanta) è diventato simbolo di sfruttamento della manodopera? Perché alcuni dei più celebrati marchi del mondo vengono oltraggiati e coperti dallo spray, perché sono diventati l’obiettivo preferito degli hacker e delle campagne anti-industriali?
E, soprattutto, cosa significa tutto questo per il mercato delle multinazionali e le loro relazioni planetarie, cosa ci dice del futuro delle nostre comunità e del mondo in cui viviamo?
Con una buona miscela di analisi socio-culturale, cronaca giornalistica e «lavoro sporco», Naomi Klein, una delle più preparate e rispettate giornaliste nordamericane, espone in No logo il crescente malcontento nei confronti dei marchi. Senza accorgersene, le multinazionali hanno «militarizzato» la loro opposizione. Lo sforzo compiuto dalle grandi aziende per rendere omogenee le nostre comunità e monopolizzare il linguaggio comune ha generato una forte ondata di resistenza, testimoniata dalle azioni di guerriglia dei più giovani antagonisti. No logo racconta la ribellione contro il nostro mondo di etichette, e la colloca in una chiara prospettiva economica e (pop)storica.
In questa esauriente, rivelatrice e umanissima storia, dai sacerdotali negozi della Nike, Naomi Klein ci porta all’interno delle fabbriche sfruttatrici in Indonesia e nelle Filippine. Ci accompagna nei centri commerciali del Nord America, con il loro life-style pronto da indossare. Ci presenta un grande numero di attivisti che combattono la società dei marchi: i «sabotatori» di cartelloni pubblicitari, i manifestanti che hanno sfidato la Shell sul delta del Niger, gli attivisti dietro al processo McLibel di Londra, gli hacker che hanno dichiarato guerra ai sistemi informatici delle multinazionali che violano i diritti umani in Asia.

Interessante, molto interessante: peccato che tutto quello che la Klein ci promette è roba trita e ritrita che già sappiamo. Non c’era davvero bisogno di un libro come questo per farci sapere che il povero Bill Gates sta vestendo il ruolo della vittima del Villaggio Globale e che l’America Latina, l’Africa, il Terzo Mondo intero, sono vittime delle multinazionali. Non cercate di vendermi una minestrina riscaldata, perché non ne ho proprio bisogno.
Cara Naomi Klein, ti rispondo che non voglio né comperare né essere comprato, spero che il messaggio sia chiaro: non permetterò che né tu né i tuoi amici si sostituiscano al mio cervello, che funziona benissimo senza che abbia bisogno di una protesi cerebrale per tornare a pensare, perché io penso bene da solo e senza il tuo inutile aiuto: vuoi sapere perché? Perché mi guardo intorno, questo è il segreto: mi guardo intorno e vedo il marcio e lo riconosco.

Uomini, donne, ragazzi, guardatevi intorno e scoprite il marcio che vi circonda, non lasciate che qualcuno ve lo vendi preconfezionato e adulterato e riscaldato.
L’opera di globalizzazione è in ogni dove, basta guardare l’intorno anche con distratta partecipazione perché lei è lì, non le si può sfuggire: e non ha bisogno di essere messa a nudo, perché per sua natura si mostra sempre nuda. Addentate un panino McDonald’s, comprate un cd o un libro, andate a fare la spesa al supermarket, fate benzina, andate in farmacia, o più semplicemente vi sparate una sega…! Bene, lei è lì in ogni cosa e non c’è profilattico che la possa contenere o terapia di profilassi che vi renda immuni al contagio.

Non ve ne rendete conto.
Com’è possibile? Ci stanno impiccando per le palle, e manco ve ne rendete conto.
Possibile che non uno si sia accorto che chi è a favore della globalizzazione, fin tanto che ci sarà mercato, continuerà a spacciare pubblicazione contro il villaggio globale? Possibile che solo Beppe Grillo e qualche rara mosca bianca oggi abbia una coscienza civile e quindi rifugge dalle pubblicazioni di moda e dai talk show preparati da Maurizio Costanzo? Possibile che non ci si renda ancora conto che vendendoci l’antiglobalizzazione in realtà i soliti ignoti che tutti noi conosciamo ci stanno vendendo la globalizzazione dell’informazione politica? Possibile che il Papa e il Vaticano intero siano così ottusi da non sapere che il villaggio globale non è la parola di Gesù ma solo quella del Diavolo del Capitalismo?
Eppure, stando a quanto mi riesce di capire, sembra che l’italiano medio, anche quello più falsamente attento, non possa fare a meno di prestare fede ai giornalisti politicizzati, al Papa, ai grandi monopolizzatori del mondo politico.
Cazzo, svegliatevi? Ci stanno vendendo l’informazione che vogliamo perché è di moda e il mercato deve essere sempre più globale. Stanno mettendoci nella testa e in bocca parole che non sono nostre ma che per moda diventano il nostro bagaglio sociale e culturale. E’ una truffa: e io non ci sto. E se siete furbi, toglietevi la dipendenza di ascoltare i guru commercializzati (e prezzolati) che a tutte le ore, tramite tutti i canali informativi cartacei e non, vi indicano la strada per essere il prototipo perfetto del contestatore no-global (o pro global).

Quando l’America fu scoperta da Cristoforo Colombo per un puro caso (s)fortunato, ma non per le popolazioni locali che oggi non esistono più, si può dire che è iniziata la globalizzazione moderna.
Ma andando ancora più indietro nel tempo, a partire dall’Anno Zero, con l’opera di evangelizzazione e cristianizzazione da parte di fedeli esaltati e propagandisti politici (ma anche religiosi) è iniziata la crudele storia del Villaggio Globale. Il cristianesimo qualcuno l’ha rivaluto già nel XIX secolo come una prima forma primitiva di comunismo: niente di più sbagliato. Il cristianesimo è lo spirito santo del villaggio globale. Comunismo e cristianesimo, per chi non lo avesse ancora capito, non vanno a braccetto. Quando il comunismo è sincero non ha nulla a che vedere con la chiesa, con nessuna chiesa. Se poi diventa un ibrido come il cattocomunismo, allora è un altro paio di maniche, perché questo è uguale per metodi e forma e sostanza al cattofascismo che tanto piace ai politici.

Tornando alla scoperta dell’America è presto detto quello che è successo: è bastato uno starnuto di noi conquistadores perché le popolazioni locali morissero, e quelli che non morirono per colpa delle nostre malattie sono stati massacrati dalla Chiesa  e dalla politica del colonialismo. L’Europa si è trovata così fra le mani un territorio immenso che non ha esitato a sfruttare; oggi, l’America dei grandi spazi non esiste quasi più, perché ogni dove è contaminato o da una multinazionale o da uno stabilimento chimico o atomico. L’America è diventata la sede principale delle multinazionali, comprese quelle giapponesi, che hanno acquistato la bellezza del 49% del suolo americano mettendoci dentro così le sedi principali delle loro multinazionali. Facendo un po’ di zapping sui canali americani, subito ci si rende conto che è come se si guardasse il palinsesto delle televisioni europee, con la sola differenza che lì i programmi dedicati alla Chiesa sono tanto massicci che fanno invidia ai programmi a luci rosse. Poi, facendo un giro in Rete, cioè collegandosi a Internet, senza poi troppa sorpresa, ci si accorge che i maggiori siti che propagandano l’arianesimo (e quindi il fascismo) e il culto del diavolo sono ospitati dagli americani, ma nessuno dice niente e la Chiesa americana è la prima a tenere la bocca ben chiusa. Perché? Ovviamente alla Chiesa che il fascismo esista fa comodo e le ragioni sono evidenti: sono in troppi quelli che credono nell’arianesimo e poi sono tutti cattolici, quindi non è possibile accusarli di avere idee estremistiche e pericolose. E le sette? Le sette, nonostante la Chiesa faccia finta di non essere d’accordo, lascia che continuino a esistere perché i cultori del diavolo, anche loro sono ottimi cattolici, spesse volte danarosi e facoltosi che ricoprono cariche importanti a livello internazionale, quindi per la Chiesa è comodo invitare i bravi cattolici a non frequentare le sette sataniche; ma non può (non vuole) certamente impedire la libertà di culto! Tutto ciò è assurdo. E’ satanismo allo stato puro, o se preferite è la globalizzazione della fede e della religione e, chiaramente, del satanismo. In fondo, non è stata forse la Chiesa cattolica a macchiarsi di delitti innominabili: ha sterminato senza pietà migliaia di quelli che essa chiamava eretici e stregoni e streghe, e oggi il Papa chiede scusa. Non mi bastano le scuse, non so che farmene: le scuse non cancellano la storia e io i colpi di spugna non li sopporto. Se il Papa avesse un po’ di sale in zucca, se fosse un cristiano vero, il rappresentante vero di Gesù Cristo in Terra, allora spoglierebbe il Vaticano dei suoi tesori e li userebbe per sanare il debito del Terzo Mondo. Ma il Papa ha bisogno di farsi pregare da Bono Vox e ha pure bisogno di rivolgersi ai capi di stato perché il debito venga annullato: e, ovviamente, i capi di stato non hanno alcun interesse a cancellare il debito di questi paesi. Perché? Business delle guerre.

Le guerre: pure queste sono business del Villaggio Globale.
Senza entrare nel dettaglio delle tante guerre che il mondo oggi sta subendo, riflettete su questo: perché si fanno le guerre? Per problemi politici e religiosi, queste le principali cause. Le guerre nel Terzo Mondo, perché si fanno? Per problemi politici e geografici. A pagarne le conseguenze sono le popolazioni, i civili che non sanno nemmeno perché si sta combattendo una guerra: loro solo sanno che hanno fame, che muoiono come mosche e che ogni tanto arriva un aereo di una associazione umanitaria e gli butta giù sacchi di medicinali (scaduti!) e sacchi di farina che dovrebbe essere un integratore alimentare. Associazioni che comprano medicinali dalle multinazionali farmaceutiche, che comprano quello che loro osano chiamare “cibo”  sempre da multinazionali alimentari: semplicemente mostruoso tutto ciò.  E’ un business pure quello di aiutare questi esseri umani a noi uguali, che dovrebbero avere gli stessi diritti che noi presunti occidentali civilizzati abbiamo (o che crediamo di avere). Pensate: più innocenti muoiono o soffrono in modo indicibile nel Terzo e Quarto Mondo, più le multinazionali si arricchiscono vendendo i loro prodotti di merda alle associazioni umanitarie. E per giunta si fanno propaganda gratuita sia le multinazionali, sia le associazioni che si dicono umanitarie. E io a tutta questa gentaglia dico una sola cosa: ma ce l’avete una coscienza o ve la siete globalizzata al primo confessionale a gettoni sospirando una avemaria e un mea culpa! A queste associazioni dico: andate da questi esseri umani e date loro assistenza medica gratuita, date loro libri gratuiti, date loro cibo vero e gratuito, ma non buttate giù le schifezze delle multinazionali standovene tranquillamente seduti dentro i vostri aerei ed elicotteri. Se non fate così, allora sono spiacente per voi, ma siete uguali ai criminali che ammazzano questi esseri umani senza pensarci su due volte. Anzi siete criminali due volte: perché la speranza che questi poveri esseri umani ripongono in voi non può essere nulla, non si può ucciderli con medicinali inutili e scaduti e con integratori alimentari che solo il diavolo sa cosa contengono.

Fate come I Medici senza Frontiere, prestate la vostra opera “sul campo” e non chiedete in cambio niente a nessuno e non cercate aiuto presso la Chiesa, che a sua volta si rivolgerebbe alle multinazionali affinché vi riforniscano di merda da scaricare sul Terzo Mondo. Se volete aiutare qualcuno, allora aiutatelo, ma dovete essere lì: dovete studiare caso per caso come aiutare questi esseri umani, praticare loro cure adeguate dopo attenti esami, dare loro cibo genuino secondo le loro necessità, perché uno che non mangia da una vita mi sembra un po’ improbabile che dall’oggi al domani sia in grado di digerire un pollo arrosto e ancora più improbabile mi sembra che un integratore alimentare lo rimetta in piedi, semmai finisce di ammazzarlo.

I morti di fame e di malattie non hanno bisogno dei miracoli della Chiesa complice delle Multinazionali internazionali.
Ma no, voi continuate a buttare loro integratori alimentari e medicine giù dai vostri aerei, che poi se la sbrighino loro e se si ammazzano con una medicina sbagliata o collassano per un integratore alimentare sbagliato, sono rischi che purtroppo bisogna correre per aiutarli nel loro paese.
No, così proprio non mi sta bene. Ma se continuate così, evidentemente è perché avete il vostro tornaconto, in Svizzera ovviamente.

La globalizzazione esiste sin dalla notte dei tempi, solo che aveva altri nomi, ma la sostanza non è cambiata.
Queste cose Naomi Klein e i suoi accoliti non ve le dicono, non si sognano neanche di parlarne in termini netti e chiari, comprensibili a tutti.
Questa è la globalizzazione: rifletteteci sopra voi che vi dite contro la globalizzazione, ma anche voi che vi dite a favore.
Riflettete se non vi siete ancora globalizzati di dentro!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a NO NAOMI KLEIN | di Iannozzi Giuseppe

  1. orofiorentino ha detto:

    Mi permetto di condividere ogni virgola di ciò che ha scritto e la ringrazio veramente di cuore.

    Giovanna

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Giovanna,

    di niente. Non mi deve ringraziare, e, soprattutto, mi dia pure del tu. Lo preferisco.

    beppe

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