BACHECA


Bacheca

14 risposte a BACHECA

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:
    1. mondidascoprire ha detto:

      Beppe dammi un consiglio, nel mio paese c’è un barbone che scrive poesie e romanzi, come si fa per farlo conoscere?

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    @ mondidascoprire

    Ho ribaltato qui, nell’apposita bacheca, il tuo commento, in quanto trattasi di un off-topic, ovvero di un commento che nulla ha a che vedere con il post dove lo lasciasti.

    La tua è una domanda da 1 milione di dollari.
    Innanzitutto bisognerebbe capire se il Signore che scrive sa veramente scrivere delle cose che potrebbero interessare un bacino di lettori e quindi un eventuale editore. In secondo luogo, dopo che ci si è accertati che il Signore ha del vero talento, allora si potrebbe far circolare la voce iniziando dal web, affinché la carta stampata o altri media si interessino al suo caso. Ma a parole è semplice, all’atto pratico è molto più difficile.

    beppe

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  3. furbylla ha detto:

    perchè azzurro? non mi piace! qui si può dir tutto quello che si vuole giusto? 🙂
    un bacione Beppaccio
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Azzurro cosa? Il chiodo che regge la bacheca? ^_^
    Non ti piace l’azzurro. E di che colore allora? Suggerisci.

    Certo, qui si puo’ dire quello che uno vuole.
    Mi si puo’ mandare anche a quel paese volendo. 😉
    E’ un semplice luogo per cazzeggiare. Non ci sono temi conduttori. Quello che ti passa per la testa lo dici.

    bacione

    beppe

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  5. Lord Ninni ha detto:

    Era da dire che, alla fine, toccasse a Einaudi?
    Siamo arrivati ai “senzafaccia.
    Appena saputo ti ho pensato. Sono anni, ormai, che “sappiamo” essere previdenti. Addirittura potrei preconizzare il vincitore dell’anno venturo.
    No, dico, ma questa Strega vogliamo bruciarla sul rogo e poi berci, alla salute dei soliti noti il tramonto, indecoroso e pusillanime, della letteratura contemporanea?
    Mah.
    Buona giornata

    Ninni

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Carissimo Ninni,

    oramai non guardo più al premio Strega, non lo considero. Nelle passate edizioni, pur sapendo chi sarebbe stato il “vincitore” lo seguivo, poi mi sono rotto di brutto gli zebedei. Semplicemente non ha senso. Non è più soltanto un fenomeno da baraccone, un premio elargito a un unico monopolio editoriale (meglio rimarcarlo), è il trionfo della delle vanità, una grossa presa per i fondelli, come Petronio Arbitro nel I secolo d.C. metteva in scena nel Satyricon. Non che ci fossero altri libri validi in lizza, uno più brutto dell’altro, però che il risultato fosse scontato e a prezzi d’inflazione lo si sapeva da ben prima che questo ennesimo premio Strega cominciasse. A questo punto Andrea Camilleri, stando alle logiche dello Strega, dovrebbe come minimo meritare il Premio Nobel per la Letteratura, e forse non sarebbe neanche poi tanto sbagliato. Ci troviamo di fronte a un premio che da anni non ha più ragione di esistere, ha dunque fatto bene Sebastiano Vassalli a non presentare più i suoi lavori ad alcun premio. L’ultimo romanzo meritevole è stato appunto “La Chimera” di Vassalli, dopo il vuoto assoluto. Non val neanche la pena di inalberarsi e di parlare di un evento culturale che è sol più un evento mondano per certe solite facce. Ecco spiegato il motivo per cui non ne parlo: nel bene e nel male parlandone farei soltanto dell’immeritata pubblicità a un sedicente vincitore. Meglio l’indifferenza senza dire un’acca. Quel che ci si aspetta è che intorno al premio si faccia un bel po’ di can-can affinché il tizio venda e venda bene. Non faccio niente di tutto questo, tengo invece vivo un sano silenzio e manco lo nomino il sedicente vincitore, e nemmeno nomino gli altri presunti concorrenti. Il silenzio è d’oro, carissimo Ninni Raimondi. E oggi lo è più che mai.

    Un forte abbraccio con amicizia e immutata stima.

    beppe

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  7. Stefano ha detto:

    Complimenti per il racconto “gli occhi tristi di Kurt Cobain”, è riuscito ad immaginare benissimo secondo me quelli che erano dei momenti della giornata prima della sua morte. Ha sbagliato solo alla fine però, visto che al momento del suicidio (sempre se è stato un suicidio) non c’era la moglie in casa.

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  8. Dina ha detto:

    Arrivata a te perché in cerca di info relativamente a Mary Austin, figura stupefacente … ti ricordi di me? Pixeleen… 2 mondi fa, praticamente…. 😉

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao cara Dina,

    certo che mi ricordo di te, mi ricordo di te e di tutta la vecchia compagnia. Io sono sempre qui, al mio solito posto, un po’ ingrigito ma forse più bravo di quando mi conoscevi.

    Ricordo bene l’articolo su Freddie Mercury e Mary Austin, pubblicato diversi anni fa e che ancora attira molta attenzione.

    Una rara fotografia che vede insieme Freddie e Mary.

    Due mondi fa? Ma no, siamo sempre qua.

    Davvero felice di rincontrarti qui. Spero ti farai sentire qualche volta. 😉

    Un forte abbraccio

    beppe

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  10. Lord Ninni ha detto:

    Ho letto la traccia da te lasciata sul tuo ultimo romanzo “Il tormento” e devo dire che la tua scrittura, come ben sai, mi ha sempre interessato per pulizia e innovatività.
    Vengo al motivo, però, dello scrivere presso la tua bacheca, sporcando.

    Mi ha lasciato sgomento vedere la foto di Claretta Petacci portata, addirittura, in copertina.
    I defunti, soprattutto quelli ammazzati e incolpevoli e che non possono difendersi in ogni caso, ritengo che non vadano disturbati.
    L’unico disturbo che, personalmente ho provato, è stato quello di vederne associata l’immagine alla crudezza rappresentata in quelle righe.
    Claretta Petacci venne ammazzata, nel modo più barbaro e brutale (e ho il sospetto che fosse stata, anche, violentata) dall’ignoranza e dal giustizialismo ottuso tutto italiano che, dal dopo guerra ad oggi ben si è meritato sfortune e sconfitte atroci, consideratone il comportamento non certo lusinghiero avuto in questi decenni.
    Chi vince viene osannato, da Berlusconi a Renzi, passando da De gasperi, salvo essere sputato, chi perde, immediatamente dopo viene vilipeso e addirittura deriso.
    Io sono convinto di non essere immortale, anzi, non sono neanche sicuro se arrivo a domattina, ma, pur rispettandoti (ho preferito scrivere qua, come vedi) mi ha profondamente disturbato quella immagine e tutto l’impianto che trae dall’effigie e ad essa si riconduce (consideratone lo scatolato per importanza, quell’immagine diventa associativa).
    Parliamo di una donna che, comunque, ha soltanto amato il suo uomo, condividendone i destini.

    Lo scrivo per Claretta Petacci, come lo scriverei per Eva Braun o per Elena Ceausescu che, a mio parere, è stata un’ottima politica uccisa per la sola colpa di essere “una moglie” indigesta.
    L’ho pensato e ho preferito scriverlo, che tenerlo dentro, vomitando i soliti panegirici che il pubblico lettore e bue sommerge nel quotidiano
    Ciao e grazie pe aver letto

    Ninni Raimondi

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  11. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Credo che Eva Braun sia indifendibile. Uno dei suoi divertimenti (per lei un hobby), produrre con le ossa degli ebrei, con la loro pelle, ninnoli, macabri ninnoli che teneva in camera. Una delle donne più feroci e crudeli che la Storia ricordi: difenderla? No, non è possibile. Era quel che era insieme al suo Adolfino.

    Claretta Petacci non fu al livello di Eva Braun, ma ciò non fa di lei, storicamente parlando, una santa. Che la famiglia Petacci vivesse nel lusso sfrenato, non è novità, un lusso possibile grazie a favoritismi. Lo dice la Storia, non io.

    Come ben sappiamo fu la donna del Duce, di Mussolini dunque. Quando Benito consigliò di stralciare le lettere che le aveva mandato, Claretta si rifiutò. Una donna frivola? Be’, la villa in cui viveva era sfarzosa. Ed è fuor di dubbio che non ignorava affatto chi era Mussolini e che cosa stava facendo all’Italia e a milioni di innocenti. La villa, per completezza storica, fu poi dimostrato che non fu acquistata con fondi sottratti alle casse dello Stato italiano come alcuni sostennero. No, non di certo una donna crudele. Frivola sì, ma ben consapevole di aver legato la sua vita alla mostruosità del Duce. L’errore grave fu quello di legarsi a un uomo che di umano aveva niente. In ogni caso non meritava di finire assassinata per la sua frivolezza. Questo è stato un errore.

    La foto è solo funzionale al brano che ho qui riportato, non ha altro scopo.
    Avrei preferito che a scandalizzare fosse stata la mia scrittura, ma in ogni caso, anche perché l’attenzione è per una foto, bene è che la rimuova, in quanto oscura la mia scrittura. E questo non mi va proprio giù.

    Grazie a te per avermi letto.

    Beppe

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  12. Lord Ninni ha detto:

    Oddio, Beppe, la tua scrittura scandalizzare? Indiscutibilmente scandalizza quei quattro cialtroni che spacciano per scrittura alcuni lavoretti che ci sitrova ad incentivare, ogni tanto, giusto per dare una spinta alla produzione letteraria.
    Viviamo tempi bui, nella scrittura, molto.
    Viviamo nell’ignoranza e nella presunzione di conoscere tutto e conoscere per sapere.
    La tua scrittura è semplicemente perfetta e di sicuro impatto emotvo.
    Bella, pulita e diretta.

    Una scrittura che rimane impressa sia per la sua naturale pulizia, sia per l’assoluta sussidiarietà all’intelligenza di chi legge.
    Come dire: per molti, ma non per tutti.

    La rimozione di quell’immagine precedente ti fa onore: un vero professionista ed un acuto osservatore.
    Prendo, comunque, nota del fatto che sembrerebbe che Eva Braun si circondasse di strani ninnoli.
    Ho condotto delle ricerche e ne sto conducendo ancora in vista di una futura produzione, dove, anche grazie alla documentazione in mio possesso, gentilmente concesami in copia cerificata dal Deutsch-Russisches Museum Berlin-Karlshorst, Zwieseler Straße 4, 10318, Berlino, nella persona del suo direttore Hermann Zeller (ottimo studioso e grande ricercatore antinazista) mi ha confermato l’assoluta estraneità di Geneva (Eva) Braun coniugata Hitler, al partito, al nazionalsocialismo, ecc. ecc. in quanto venne-sempre-tenuta distante, proprio dal dittatore.
    A tal fine, il dr. Zeller, mi ha confermato che nella Beth Din di Tel Aviv (il tribunale sociale del Governo israeliano che, sicuramente, conosci)-personalmente ricevuta in copia autentica da quel tribunale in data 21 giugno 2011 e riprodottami con la clausola del centro Whiesental in data 9 marzo 2016 (I documenti del Centro Whiesental sono sia quello della sede di Tel Aviv, sia quello della sede di Vienna), con delibera negli anni 1969 e ripresa ne 1971, Geneva Braun, coniugata Hitler era ed è avulsa da qualsiasi accusa.
    Ho raccolto, comunque, quanto molto gentilmenta hai fatto notare impegnandomi, amico mio, di farne tesoro (ovviamente verrai citato, ci mancherebbe) in sede di stesura di questo lavoro documentale che è corposissimo.

    L’affaire Claretta Petacci non lo ritengo un’affaire, o almeno non più discoste dalla famiglia Agnelli (che probabilmente ha vissuto o vive ancora oggi nel lusso più sfrenato) alla faccia dei propri concittadini.
    Non ultimo la stirpe degli Elkan o (non mi permetto di insegnarti nulla, anzi) proprio di quel Lapo che – cosa nota – fa pagare a tutti gli azionisti le sue “avventure”.
    Ma potremmo citare anche i “Renzi”, giusto? Aerei di stato, servizi di elicotteraggio a raffica.
    Per non lasciare sottotraccia la tua bellissima città, Torino, di cui ti ho sempre letto come attivo e partecipe all’analisi più profonda (il tuo romanzo ne parlava decisamente bene).
    La Petacci rappresenta il minima immoralia; l’elemento vittima di tutta la situazione, avulsa perfino ai propri parenti più prossimi.

    Questo il mio personale convincimento.
    E’ stato difficile e lo è ancora, rintracciare tutti i parenti e discendenti dei Petacci (ne ho trovato sei che hanno aderito alla mia richiesta) e della Braun (quattro rintracciati che hanno aderito alle mie richieste).
    Un impresa, direi, abnorme, ma devo dire che sono stato aiutato e lo sono tutt’oram dall’archivio generale della Repubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica, nella persona del Dott. Flavio Salvadori Segretario Generale alla Presidenza, il cui impegno, proprio nel merito, è importantissimo.
    Di questa fatica ho raccolto, personalmente, circa 900 pagine di documentazione certificata.
    L’elemento provvisorio sarebbe: “Le due gemelle“, ma è un progetto.
    Comunque sia, come sopradetto, tengo nota di quanto hai segnalato sulle due gemelle e se me lo consenti, amico mio (in quanto lo hai scritto in forma pubblica), provvederò ad informare in circolarità delle notizie importantissime e impressioni, sicuramente corroborate com’é tuo costume, a tue mani.

    Ti ringrazio per avermi risposto e soprattutto confermo la bontà dei tuoi romanzi che, per perfezione stilistica e sottolineata perfezione sociale, dovrebbero essere introdotti nello studio obbligatorio scolastico.
    La letteratura non è mai paga di crescere.
    Ti ringrazio per avermi letto e risposto.
    Ciao

    Ninni

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  13. Lord Ninni ha detto:

    Il premio Strega

    Era da dire e ogni anno ci ricasco, sempre, con l’assurda speranza che qualcosa cambi.
    Già che lo Strega è diventato un evento terribile e praticamente rancido, al sapore di isola dei Mafiosi (magari si trattasse di un’isola dei famosi) dove, in quel mare di prebende e mazzette (quando ci sono state in passato) o di accordi o meno, si naviga in un consesso pieno di relitti, esclusivamente a salvaguardia del proprio legno dove, disperatamente, galleggiare.

    Cristo, non riuscirò mai ad abituarmi.
    Edoardo Albinati? Con quel mattone da 1.300 pagine?
    per leggerlo ci vuole il carriolino in spiaggia e arrivati a pagina dieci, l’istinto di sopravvivenza ti suggerisce un impiego ottimale del rimenate “enciclopedico lavoro”: l’uso delle pagine per alimentare il fuocherello serale sulla spiaggia, dove cucinare qualche buon pesce raccattato da qualche pescatore di buona volontà.
    Ecco quell’importanza, quella bellezza.
    Ogni anno ci tocca assistere e resocontare questa maratona della protesi che puzza di muffa. La cosa triste è che ormai s assiste a questa regia dove quei lorsignori, che rigorosamente fingono di conoscersi tutti, convergono in astrusi ragionamenti e stabiliscono (sentiti i CdA delle case Editrici) di decidere se elevare a streghetto Mondadori o Rizzoli (beh, vediamola da un altro punto di vista: Rizzoli, finalmente, è diventata tutt’uno con Mondadori per cui potremmo togliere almeno dieci giudici lorsignori di mezzo).

    pensa: se Tullio De Mauro (Presidente della giuria) lo ha definito un mattone da 1.300 pagine(ovviamente scherzava), ma sacripante d’un sacripante, quelle 1.300 non sono uno scherzo, ci sono e restano.
    Lo Strega, nascendo nella premiazione da svago, ha onorato il suo partecipante (Rizzoll-Mondadoriano) con un premio facile.
    Chi, la domenica mattina, non prende il suo “La scuola cattolica” da milletrecentopagine, nella borsa del mare, assieme a secchiello, paletta e Kukident della nonna?
    Chi, con un trolley a parte non prova l’ebbrezza di leggere ottocentopagine per essere, finalmente, introdotti alla storia vera e propria?
    Così, mentre la nonna si dimena tra pannoloni che sfuggono alla legge gravitazionale, i figli s’inzaccherano di sabbia sommergendosi fino alla gola in improbabili discariche a cielo aperto, di probabilissimi arenili nelle foci a mare, Edoardo Albinati fa da Arbitro lento, lentissimo, ma proprio lento, di una tranquilla, tranquillissima , ma proprio tranquilla vita familiare.
    Sic transit gloria mundi

    Ciao e buona domenica

    Ninni

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  14. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Lord Ninni,

    che dire? Prima me la prendevo a cuore per lo Strega, oggi non più, non mi fa più né caldo né freddo: sapevamo sin dall’inizio che sarebbe andata a finire così, che avrebbe vinto o Albinati o Affinati. Resta (o resterebbe!) sol più da capire perché si indice un premio che tanto non lascia spazio a nessun altro editore che non sia Mondazzoli.

    Le 1300 pagine non mi spaventano. Non mi interessa però leggerlo, non adesso. Magari fra qualche anno. E non è detto. Ho letto qualche pagina e sinceramente mi è bastato.

    Per leggere Albinati, tanto vale che mi rilegga Fogazzaro. Siamo lì, e perlomeno Fogazzaro è Fogazzaro con i suoi piccoli grandi mondi.

    Non cambierà mai niente nello Strega. Oramai è più che svalutato. Non val davvero la pena partecipare solo per sapere di dover perdere. Se gli editori fossero furbi un po’ non porterebbero più i loro libri a un premio che il vincitore si sa sin dall’inizio. Che senso ha vincere lo Strega? Nessuno oggi come oggi. Se sei un autore Mondazzoli è chiaro che riceverai il liquore. Tutto qui.

    Direi che la sola cosa intelligente da fare è una: ignorare lo Strega in quanto non ha più le caratteristiche che premia autore ed editore, premia difatti un monopolio.

    Un forte abbraccio

    beppe

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