Marika e Mara – Felice Muolo – Acquista il nuovo romanzo su Amazon

Marika e Mara – Felice Muolo

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Marika e Mara - Felice Muolo

L’editore offriva un grosso premio in denaro per un romanzo da pubblicare. Raro, con la crisi editoriale che c’era: rischiare risorse per bandire un concorso letterario aperto a scrittori noti e principianti. Non appartenevo a nessuna delle due categorie. Mi consideravo uno scrittore cosiddetto emergente. Che non riusciva ad emergere. Avevo scritto e pubblicato, con l’obbligo di acquisto di un quantitativo di copie, tre romanzi. Le mie copie riuscivo a venderle, quelle dei miei editori ignoravo che fine facessero, ammesso che fossero state stampate. Brigitte, la mia compagna che mi aveva partorito una figlia, Laura, e questa stessa, mi compativano.

Un estratto da Marika e Mara di Felice Muolo

Era Mara. Vestiva da strega. Al mio cenno di assenso con la testa, sedette presso di me.
La sua bellezza risultava accentuata. I suoi occhi sembravano due carboni ardenti. Le lebbra dipinte di un rosso scarlatto erano più turgide del solito. Le guance larghe e bianche sembravano alabastro. La fronte era orlata da un filo di medagliette dorate. Un velo nero che le copriva il capo scendeva sulle sue spalle. Da un corpetto pure nero tempestato di lustrini erompeva il suo seno generoso. Attraverso la gonna ampia e traforata pure nera, lunga fino ai piedi, immaginavano le sue gambe sensuali.

Felice MuoloFelice Muolo, ex direttore d’albergo, giornalista pubblicista, è nato e vive a Monopoli. Ha pubblicato i seguenti romanzi: “I desideri si pagano”, “L’amore è scavalcare un muro”, “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, “I desideri si pagano”, “Un cuore abitato”, “Marika e Mara”.

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Marika e MaraFelice Muolo – Independently published (4 luglio 2020) – Collana: RUPART – ISBN-13: 979-8663584333 – ASIN: B08C95PG4B – € 4,63

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Luigino Bruni – Più grandi della colpa. Una rilettura di Samuele – Dehoniane

Luigino Bruni – Più grandi della colpa

Una rilettura di Samuele

Dehoniane

Luigino Bruni - Più grandi della colpa. Una rilettura di Samuele - Dehoniane

Descrizione

Samuele è un testo che contiene personaggi ed episodi tra i più popolari della Bibbia, ma per essere pienamente compreso richiede un preciso esercizio e una specifica, intenzionale ascesi. Bisogna essere capaci di non temere le impurità, i meticciati, le contaminazioni, i peccati; di guardare in faccia i delitti che spesso accadono nelle zone di confine e in quei luoghi insicuri e bui che sono i crocicchi delle strade, le loro croci, i loro crocifissi.
Samuele è un libro ambientato in un passaggio epocale della storia teologica di Israele, tra la fine del tempo dei Giudici e la nascita della monarchia (che la cronologia classica colloca attorno al Mille a.C.). È un libro sul confine, un libro del confine. La stessa figura di Samuele è un confine e un passaggio; ultimo Giudice e consacratore del primo Re, egli è primizia di una nuova profezia in Israele e nel mondo, ma anche erede dell’arcaica figura del veggente-sciamano, molto comune nei popoli Cananei e in Egitto. Promiscuo e meticcio come tutti i confini, fine e inizio, tramonto e alba, Giacobbe e Israele.

Sommario

La grande preghiera delle donne.  Cantori del non-ancora.  Il meraviglioso mestiere del vivere.  La civiltà del dono omeopatico.  I necessari custodi del quasi.  L’entusiasmo profetico della vita ordinaria.  I patti sono sangue e carne.  Cittadini di una terra incompiuta.  La grande economia della piccolezza.  Il lavoro vince la guerra.  La promessa dell’amico è vera.  Quella comunità meticcia che genera.  La grande salvezza del nome.  Quella benedetta fretta delle donne.  L’arte dell’abbraccio infinito.  L’onore dello scartato.  La strada di Saul è per tutti.  Come steli di innocenti.  Il decoro diverso delle donne.  La splendida laicità di Dio.  E i cristiani saranno chiamati uomini.  Quella lettera che non dobbiamo leggere.  Il registro del dolore invisibile.  Quel cuore infinito delle donne.  L’intelligenza della pace è donna.  Salviamo il figlio sospeso.  Dio ci attende accanto alle vittime.  Le parole femminili della pace.  Il gesto della madre è lievito.  Il tempo diverso dell’ultimo capitolo.  Alla fine resterà un grande candore.  Bibliografia.

Note sull’autore

Luigino Bruni, professore ordinario di Economia politica all’Università Lumsa di Roma ed editorialista di Avvenire, è autore di saggi tradotti in una decina di lingue. Per EDB ha pubblicato: Le imprese del patriarca. Mercato, denaro e relazioni umane nel libro della Genesi (32018); Le levatrici d’Egitto. Un economista legge il libro dell’Esodo (32018); La sventura di un uomo giusto. Una rilettura del libro di Giobbe (52018); Una casa senza idoli. Qoèlet, il libro delle nude domande (32018); Dialoghi della notte e dell’aurora. Una rilettura di Isaia (22018) e L’alba della mezzanotte. Il grido inascoltato del profeta Geremia (2019).

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Luigino Bruni – Più grandi della colpa. Una rilettura di Samuele

Luigino BruniPiù grandi della colpa. Una rilettura di SamueleDehoniane – Collana: P6 Lapislazzuli – Pubblicazione: 21 maggio 2020 – Edizione: 1 – Pagine: 264 – ISBN: 9788810559611 – € 18,50

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Io, Ennio Morricone, sono morto

ENNIO MORRICONE

«Io, Ennio Morricone, sono morto»

(Roma, 10 novembre 1928 – Roma, 6 luglio 2020)

Nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata.

Ennio Morricone

Il necrologio scritto da Ennio Morricone prima della caduta che lo avrebbe portato alla morte. 

«Io, Ennio Morricone, sono morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino ed anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è solo una ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare. Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria e Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno intenso e profondo ai miei figli, Marco, Alessandra, Andrea e Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. Per ultima Maria (ma non ultima). A Lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio.»

Ennio Morricone

Ennio Morricone – The Best of Ennio Morricone – Greatest Hits

https://www.youtube.com/watch?v=Jjq6e1LJHxw

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Francesca Cocchini – Il Cantico dei cantici. Una parola ha detto Dio, due ne ho udite – Dehoniane

Francesca Cocchini

Il Cantico dei cantici

Una parola ha detto Dio, due ne ho udite

Dehoniane

Francesca Cocchini - Il Cantico dei cantici Una parola ha detto Dio, due ne ho udite - Dehoniane

Descrizione

L’importanza che il Cantico dei cantici riveste nell’ebraismo è testimoniata dal fatto che ancora oggi e a partire dall’VIII secolo della nostra era, esso viene letto nella festa di Pasqua, quando il popolo di Israele ricorda l’evento fondante della sua storia.
L’uso di leggere il Cantico dei cantici è stato fatto proprio anche dalle comunità cristiane dei primi secoli, che vi trovavano molti elementi per formare la spiritualità, far crescere la fede, educare alla vita i catecumeni che nella notte di Pasqua sarebbero stati battezzati.
In questo libro Francesca Cocchini propone di leggere il Cantico secondo il metodo in interpretativo della tradizione ebraica terpretativo della tradizione ebraica e della più antica tradizione cristiana, che può essere sintetizzato nella famosa espressione «La Bibbia si interpreta con la Bibbia». Esso richiede che, per poter comprendere in profondità il significato di un determinato passo della Scrittura, l’interprete lo metta in rapporto con altri che gli si possano accostare a motivo della presenza, in tutti, di almeno uno stesso termine: in tal modo il significato viene non solo approfondito, ma ampliato a dismisura, nella convinzione che esso sia inesauribile.

Sommario

I. Il Cantico dei cantici. Una lettura commentata. Una parola ha detto Dio, due ne ho udite (Sal 62).  Un dialogo nel Monte degli Ulivi.  Nella storia: la liturgia.  Nella storia: tra un «già» e un «non ancora».  Il lavoro della vigna.  Il «dove» dell’incontro.  Che io conosca me, che io conosca te.  Una storia in attesa di compimento.  Lo stupore di un combattimento.  Il giardino.  Una voce e un rifiuto.  Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rm 5,20).  Un’ultima descrizione.  L’umanità redenta e il suo operare nella storia.  II. Testo integrale del Cantico dei cantici.

Note sull’autore

Francesca Cocchini, professore ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Roma «La Sapienza», fa parte dell’Association Internationale d’Etudes Patristiques e del Gruppo Italiano di Ricerca su Origene e la tradizione alessandrina. È professore invitato all’Istituto Patristico Augustinianum. Per EDB dirige la collana «Primi secoli» e ha pubblicato di recente Le sei parole di Maria (2019).

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Francesca Cocchini – Il Cantico dei cantici

Francesca Cocchini – Il Cantico dei cantici. Una parola ha detto Dio, due ne ho uditeDehoniane – Collana: S13 Sentieri- Pubblicazione: 28 maggio 2020 – Edizione: 1 – Pagine: 88 – ISBN: 9788810571330 – € 10,00

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Pink Floyd – High Hopes

Pink Floyd – High Hopes

David Gilmour, Pink Floyd

High Hopes – (David Gilmour, Polly Samson)

https://www.youtube.com/watch?v=7jMlFXouPk8

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Michel Houellebecq – La possibilità di un’isola – Bompiani

Michel Houellebecq  – La possibilità di un’isola

Bompiani

Michel Houellebecq - La possibilità di un'isola - Bompiani

È la sofferenza di esistere che ci fa cercare l’altro, come un palliativo; dobbiamo superare tale stadio per raggiungere lo stato in cui il semplice fatto di esistere costituisce di per sé un’occasione perpetua di gioia; in cui l’intermediazione non è altro che un gioco, liberamente perseguito, non costitutivo dell’esistere. Dobbiamo insomma raggiungere la libertà dell’indifferenza, condizione di possibilità della serenità perfetta.

da La possibilità di un’isola

In un futuro inquietante, dominato da cloni che sembrano aver pagato l’immortalità con la perdita della capacità di ridere, piangere e provare emozioni autentiche, due misteriosi personaggi, Daniel24 e Daniel25, trovano i diari del loro ”originale”, Daniel1, vissuto ai nostri giorni. La lettura commuoverà molto Daniel25 che conoscerà così la sofferenza, distruggendo il sogno dell’immortalità dei suoi creatori. Provocatorio, ironico, il romanzo di Michel Houellebecq è una riflessione sul senso della vita Titolo originale: ”La possibilité d’une île” (2005).

Michel Houellebecq, scrittore, poeta e saggista francese, ha pubblicato i romanzi Le particelle elementari (1999), Estensione del dominio della lotta (2000), Piattaforma (2001), Lanzarote (2002), La possibilità di un’isola (2005), divenuto un film con la regia dell’autore nel 2008, La carta e il territorio (2010) con cui ha vinto il Premio Goncourt nello stesso anno, Sottomissione (2015); le raccolte poetiche Il senso della lotta (2000), Configurazione dell’ultima riva (2015), La vita rara. Tutte le poesie (2016); i saggi H. P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (2001), La ricerca della felicità (2008) e il libro scritto con Bernard-Henri Lévy, Nemici pubblici (2009). Presso La nave di Teseo ha pubblicato In presenza di Schopenhauer (2017), Serotonina (2019) e Cahier (2019).

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Michel Houellebecq – La possibilità di un’isola

Michel HouellebecqLa possibilità di un’isola – Traduttore: Francesca Ascari –Bompiani – Collana: Tascabili. Best Seller – Pagine: 398 p., Brossura – ISBN: 9788845258695 – € 13,00

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Woody Allen: “Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.”

Woody Allen: “Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.”

Woody Allen

– Non sono un ipocondriaco, sono un allarmista.

– Siamo così presuntuosi da pensare che la ricerca e la scienza possano controllare tutto? Un uomo ingoia un boccone troppo grande di carne e soffoca. C’è nulla di più semplice? Quale altra prova occorre dell’armonia squisita dell’universo?

– La tradizione è l’illusione dell’immortalità.

– Gli intellettuali sono come la mafia. Si uccidono solo tra loro.

– Il giorno del Giudizio Universale, quando una voce ordinerà «Tutti in piedi», riuscirò a trovare le mie pantofole?
La morte è come il sonno, ma con questa differenza: se sei morto e qualcuno grida “In piedi, è giorno fatto!”, ti riesce difficile trovare le pantofole.

– Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto leggere “Guerra e pace” in venti minuti. Parlava della Russia.

– Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… di chiunque.

– Tutti conosciamo la stessa verità: la nostra vita consiste in come scegliamo di distorcerla.

– Ogni volta, quando un mio film ha successo, mi chiedo: come ho fatto a fregarli ancora?

– Perché l’uomo uccide? Uccide per mangiare. Ma non solo per mangiare: spesso anche per bere.

– Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un’automobile spinta da due tizi.

– I momenti comici sono banali rispetto al senso di tragedia che permea l’essere umano. Sono piccole oasi in un mare di tragedia che porta inesorabilmente verso l’invecchiamento, la fine dell’umanità, il disfacimento del pianeta e dell’universo.

– Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.

– Presumo di essere ateo. Non ho mai creduto in Dio e penso che non ci crederò mai. Tra scienza e religione ho sempre scelto la scienza, tutti dovrebbero essere come minimo agnostici. La fisica contemporanea ci sta dando messaggi sempre più tristi sull’universo e credo che le spiegazioni che ci verranno date in futuro non saranno né piacevoli né confortanti. Sono molto critico verso le religioni organizzate, le trovo una gran perdita di tempo. Al massimo posso credere che un individuo nella sua intimità possa avere sentimenti religiosi che non hanno nulla a che vedere con la religione che ci viene insegnata da piccoli: qualcosa di molto personale e indescrivibile che ci porta a cercare di capire noi stessi.

– Io sono sempre stato ateo. Ma quando ho cominciato a fare commedie, mi sono reso conto che i riferimenti ebraici, con il rapporto con il sesso e lo psicanalista, garantivano risate facili. Sono diventato ebreo al cinema, per ragioni commerciali.

– Non c’è nulla di positivo nell’invecchiare. L’ho sempre trovato un argomento schifoso e non c’è niente di buono anche se intorno circola un grande business: avrai apparecchi acustici, difficoltà di digestione, crampi e molto altro.

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Hermann Hesse – Narciso e Boccadoro

Hermann Hesse – Narciso e Boccadoro

«Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto.»

Hermann Hesse - Narciso e Boccadoro

«Davanti all’arco d’ingresso, retto da colonnette gemelle, del convento di Mariabronn, sul margine della strada c’era un castagno, un solitario figlio del Sud, che un pellegrino aveva riportato da Roma in tempi lontani, un nobile castagno dal tronco vigoroso; la cerchia de’ suoi rami si chinava dolcemente sopra la strada, respirava libera ed ampia nel vento; in primavera, quando intorno tutto era già verde ed anche i noci del monastero mettevano già le loro foglioline rossicce, esso faceva attendere ancora a lungo le sue fronde, poi quando le notti eran più brevi, irradiava di tra il fogliame la sua fioritura esotica, d’un verde bianchiccio e languido, dal profumo aspro e intenso, pieno di richiami, quasi opprimente; e in ottobre, quando l’altra frutta era già raccolta ed il vino nei tini, lasciava cadere al vento d’autunno i frutti spinosi dalla corona ingiallita: non tutti gli anni maturavano; per essi s’azzuffavano i ragazzi del convento, e il sottopriore Gregorio, oriundo del mezzodí, li arrostiva in camera sua sul fuoco del camino. […]»

«Tutti erano soddisfatti o affaccendati, avevano interesse, avevano fretta, gridavano, ridevano, si ruttavano in faccia, facevan chiasso, facevan dello spirito, urlavano per due soldi, e tutti stavano bene, tutti erano in regola, soddisfattissimi di sé e del mondo. Porci erano, ah, molto peggio, molto più sozzi dei porci! Anch’egli, è vero, era stato spesso in mezzo a loro e s’era sentito contento fra i suoi simili ed aveva fatto la corte alle ragazze ed aveva mangiato ridendo senza orrore i pesci arrostiti. Ma poi sempre, talora tutt’a un tratto come per incanto, la gioia e la tranquillità l’avevano abbandonato e quell’illusione grassa e corpacciuta era caduta dal suo spirito, quella soddisfazione di sé, quell’importanza e quella calma stagnante dell’anima, e s’era sentito trascinare via nella solitudine e nella fantasticheria tormentata, spinto alla vita vagabonda, alla contemplazione del dolore, della morte, dell’incertezza d’ogni attività, costretto a fissar gli occhi nell’abisso. […]»

«Hai Paura Narciso? Hai orrore, hai veduto qualcosa? Sì reverendo, il mondo è pieno di morte; essa sta su ogni siepe, dietro ogni albero e non vi giova costruire mura e dormitori e cappelle e chiese, essa guarda dentro dalla finestra e ride e conosce perfettamente ciascuno di voi; nel cuore della notte la sentite ridere dietro le vostre finestre e pronunciare i vostri nomi. Cantate pure i vostri salmi e bruciate per bene le candele sull’altare e recitate i vostri vespri e i vostri mattutini e raccogliete erbe nel laboratorio e raccogliete libri nella biblioteca! Digiuni amico? Ti privi del sonno? Ti aiuterà ben lei, madonna Morte, e ti priverà di tutto, fino alle ossa.»

«Come l’estasi d’amore nel momento della sua massima tensione e felicità è sicura di dover scomparire e morire l’istante appresso, così l’intima solitudine e l’abbandono alla tristezza erano sicuri d’essere ad un tratto inghiottiti dal desiderio, da un nuovo volgersi al lato luminoso della vita.»

da Narciso e Boccadoro

Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si sviluppa l’amicizia fra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo, e Boccadoro, l’artista geniale e vagabondo, tentato dall’infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità. In «Narciso e Boccadoro» Hermann Hesse riflette sul contrasto fra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile conciliazione, e pone al lettore – in una limpida fusione di favola simbolica – i grandi, inquietanti interrogativi sulla condizione dell’uomo contemporaneo.<(p

Hermann HesseHermann Hesse (Calw, Württemberg, 1877 – Montagnola, Lugano, 1962) è stato uno scrittore tedesco. Abbandonati gli studi teologici, lavorò come meccanico e poi come libraio; nel 1904 si stabilì sul lago di Costanza, dedicandosi all’attività letteraria. Nel 1911 compì un lungo viaggio in India e nel 1921 prese la cittadinanza svizzera. Fu insignito del premio Nobel nel 1946.

Il romanzo che lo rivelò fu Peter Camenzind (1904), una storia pervasa di idillica malinconia. Seguirono Sotto la ruota (Unterm Rad, 1906) e diversi volumi di novelle. Gli avvenimenti della prima guerra mondiale produssero in lui una violenta crisi, accentuando la sua tendenza all’introspezione. Si accostò alla psicoanalisi e introdusse nei suoi libri nuovi e più maturi elementi di critica sociale (Demian, 1919). Nel 1920 scrisse L’ultima estate di Klingsor (Klingsors letzter Sommer), cui seguirono i romanzi Siddharta (1922), influenzato dal pensiero religioso indiano, Il lupo della steppa (Der Steppenwolf, 1927), analisi della crisi spirituale che travaglia la borghesia europea, e Narciso e Boccadoro (Narziss und Goldmund, 1930). Nel 1943 uscì la sua opera più vasta e ambiziosa, il romanzo Il giuoco delle perle di vetro (Das Glasperlenspiel): in una storia ambientata in un futuro remoto, Hesse offre la visione utopistica di una comunità spirituale, che unisce pratica ascetica e vita attiva.

L’opera di Hermann Hesse in qualche modo complementare a quella del suo grande coetaneo Thomas Mann, esprime, in una prosa classicamente composta, ma ricca di accensioni liriche, una vasta, articolata dialettica tra sensualità e spiritualità, ragione e sentimento. Il suo interesse per le componenti irrazionalistiche del pensiero e per certe forme del misticismo orientale ha anticipato, sotto vari aspetti, gli atteggiamenti delle avanguardie europee e spiega la nuova fortuna che i suoi libri hanno trovato presso le giovani generazioni.

Hermann HesseNarciso e Boccadoro – Traduttore: Cristina Baseggio – Mondadori  – Collana: Oscar moderni – Pagine: 265 – ISBN 9788804668145 – € 13,00

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Intervista ad Aldo Dalla Vecchia: “La Franca è una numero uno assoluta”

Aldo Dalla Vecchia: “La Franca è una numero uno assoluta”

Viva la Franca. Il secolo lieve della Signorina Snob

Iannozzi Giuseppedi Iannozzi Giuseppe

Aldo Dalla Vecchia - Viva la Franca - Graphe.it Edizioni

Aldo Dalla Vecchia, è da poco uscito per Graphe.it Edizioni il tuo omaggio a Franca Norsa, in arte Franca Valeri. In libreria possiamo trovare diversi libri di e su Franca Valeri, era dunque davvero necessario scrivere e pubblicare Viva la Franca? La domanda che ti porgo è volutamente un po’ provocatoria.

Diciamo che in generale  nulla è fondamentale e necessario nella vita… La mia regola è cercare di fare quello che più mi piace mettendoci tutto l’impegno e la passione possibili. Ho scritto Viva la Franca per amore nei confronti di questa grande donna che compie cento anni. L’idea mi è venuta mentre stavo ultimando il mio libro precedente, Mina per neofiti. Durante la stesura mi ero rivisto alcuni sketch televisivi con Mina e Franca Valeri protagoniste. Ho realizzato che nel 2020 la Valeri avrebbe fatto un secolo tondo… Et voilà!

Viva la Franca non vuole in alcun modo essere una biografia, è invece un omaggio che fa il focus sulla lunga e fortunata carriera di Franca Valeri. Persino Alberto Arbasino rimase affascinato dalla originalità della Franca, e difatti lo citi nel tuo lavoro: «In fondo basta dire la Franca ed è tutta una cosa di ghiottonerie e delizie che viene in mente subito». A favore dei più giovani che forse non sanno chi sia la Franca, che cosa potresti dir loro di questa grande artista affinché si sentano invogliati a scoprirla?

Semplice: la Franca è una numero uno assoluta, un pezzo unico e inimitabile, un’artista a tutto tondo come non ce ne sono più, poliedrica, talentuosissima e dal multiforme ingegno. Non conoscerla è davvero un peccato. Come rimediare? Innanzitutto, leggendo Viva la Franca, che è un vero e proprio “bigino” per essere iniziati all’arte della Valeri.

Il secolo lieve della Signorina Snob, questo è il sottotitolo al tuo Viva la Franca; bene, qualcosa bisogna pur dirla sulla Signorina Snob, sul suo modo di stare in scena!

Il suo modo di stare in scena, fosse il teatro, la televisione, il cinema, la pubblicità, la radio, è sempre stato unico e inimitabile. La vera genialità della Franca consiste nella sua capacità unica di riprodurre un intero mondo grazie alla mimica, a un tic, a una parola, a un gesto. Voglio ricordare che alla base di tutta l’arte della Valeri c’è la scrittura. Nulla è lasciato al caso e all’improvvisazione, tutto è rigorosamente – e meravigliosamente – scritto.

Franca Valeri incontra il successo nel periodo in cui la radio andava per la maggiore. Se Franca Norsa fosse nata nel Duemila, pensi che sarebbe riuscita a farsi notare per il suo talento?

In generale credo che il talento, se ce l’hai, viene fuori sempre e comunque. Forse però anche la Franca, che ha conosciuto il successo clamoroso portando in radio la sua Signorina Snob, avrebbe fatto un po’ più di fatica, in questa nostra epoca così attenta all’immagine e alla superficie e così disinteressata al talento.

Nel corso della sua carriera, Franca Valeri ha dimostrato di essere un personaggio molto versatile: radio, teatro, cinema, televisione, scrittura. Aldo Dalla Vecchia, in Viva la Franca scrivi: «Alla base dell’arte di Franca Valeri c’è un elemento fondante: la scrittura. Lieve, precisa, profonda, implacabile. Chirurgicamente esatta in ogni occasione e contesto, perfettamente riconoscibile sia che si tratti di un pezzo teatrale, una scena filmica, uno sketch televisivo, un brano radiofonico. Un talento che in pochi possiedono e che è evidente nel DNA della Valeri da sempre […]». In pratica, il talento o ce l’hai o ce l’hai, non è dunque possibile acquistarlo con l’esperienza, dico giusto?

Io la penso così da sempre: il talento, in qualunque campo (dalla scrittura alla cucina, dal taglio e cucito alla pittura) uno lo possiede dalla nascita. Puoi aiutarlo a emergere, puoi solleticarlo, puoi indirizzarlo, ma se non ce l’hai non ce l’hai, e nessuna scuola di nessun tipo te lo potrà fornire in dotazione.

Franca Valeri ha saputo portare sul palco vizi e pregi degli italiani, senza essere mai volgare. Per certi versi, la Franca è una artista piuttosto controcorrente, non trovi?

Il suo bello è proprio questo: eleganza e sobrietà assolute, e nessun bisogno di ricorrere alla parolaccia o alla volgarità. Un caso quasi unico, direi.

A tuo avviso, oggi o in futuro, chi potrebbe raccogliere l’eredità di Franca Valeri?

Non ho dubbi: nessuna. Ci sono tante brave attrici comiche, ma nessuna con il suo talento incommensurabile e versatile.

Aldo Dalla Vecchia, per scrivere Viva la Franca quanti e quali archivi hai consultato? Immagino non sia stato facile concentrare la lunga e brillante carriera di Franca Valeri in un libro che conta più o meno ottanta pagine.

Ho riletto tutti i libri e le opere teatrali della Valeri (molti li avevo già nella mia biblioteca infinita); ho visto o rivisto con gran diletto una quarantina dei suoi film; ho scoperto online rarità teatrali,  radiofoniche, televisive; ho studiato una quantità di eccellenti saggi che le sono stati dedicati; ho scelto alcune interviste sulla stampa che mi erano particolarmente piaciute.

Che cosa c’è nel tuo Viva la Franca che in altri libri su Franca Valeri non c’è? C’è tanto amore e stima per una grande artista, questo è fuor di dubbio…

Il mio Viva la Franca è quello che al cinema si chiama campo lungo: una visione d’insieme ma piena di dettagli, che permette al lettore di conoscere in maniera concisa ma completa lo straordinario e variegato percorso artistico di questo genio lungo i suoi tanti decenni di attività.

Aldo Dalla Vecchia

Aldo Dalla Vecchia, nato a Vicenza nel 1968, è autore televisivo e giornalista da più di trenta anni. Ha firmato programmi come Target e Verissimo, e ha collaborato con testate come Corriere della Sera e TV Sorrisi e Canzoni. Da tre anni è il coordinatore editoriale di Mistero Magazine.

Ha pubblicato Rosa Malcontenta (2013), Specchio segreto (2014), Vita da giornalaia (2015), Amerigo Asnicar, giornalista (2015), Piccola mappa della nostalgia (2016), Abracadabra (2017), La capra crepa – 333 reati linguistici (2018), Generazione Five – 40 anni di tivù commerciale in 40 figurine (2018), Abracadabra, lo spettacolo continua (2019). Con la Graphe.it edizioni ha pubblicato Mina per neofiti ed è in uscita Viva la Franca dedicato a Franca Valeri.

Il suo sito è aldodallavecchia.com.

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Viva la Franca. Il secolo lieve della Signorina Snob

Aldo Dalla Vecchia – Viva la Franca. Il secolo lieve della Signorina Snob – Graphe.it edizioni – collana Parva [saggistica breve], 17 – pagine 90 – In libreria il 26 giugno 2020 – ISBN 9788893721042 – Prezzo: € 8,0

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Veronica Tomassini – Mazzarrona – Miraggi edizioni

Veronica Tomassini – Mazzarrona

Miraggi edizioni

Veronica Tomassini - Mazzarrona - Miraggi edizioni

È una storia d’amore di ragazzi affamati di vita, rischiando ogni giorno di farsela scivolare dalle vene e sfidarla di continuo. Siamo in una periferia siciliana terribile come tante, come il quartiere Zen di Palermo o le Vele a Napoli. Mazzarrona non è solo indicazione del quartiere in cui si muovono i personaggi: rappresenta la durezza della realtà, gli adulti violenti, i sogni che continuano a crescere pure nel degrado e la forza disarmante degli adolescenti, vivissima e pura. La voce della protagonista appartiene a una ragazza che si muove tra la scuola, le compagne, il ballo del liceo, il suo amore Massimo che morirà d’overdose mentre lei avrebbe voluto salvarlo, crocerossina fallita, in un tempo delle mele macchiato di nero. Le piste alle tre del pomeriggio, la scuola e le ragazze, le spade, le baracche. Il ballo inaspettato. Massimo mi ami? L’attesa di parole, parole troppo lunghe, il sicomoro a Mazzarrona. La divisa delle case, quella vita un po’ più vera. L’eroina che la accende e si consuma. Quando mi amerai? Romina è donna vera a Mazzarrona, ma ha pochi anni come Ilaria, l’amica della scuola. Tra loro due c’è lei, la voce del romanzo: Buzzati e Pratolini come sogni nel degrado e rivolta nella scuola, dove il professore che imbastisce questo corpo adolescente vale molto, perché sa dedicarsi al di là dell’offerta formativa. Mazzarrona è la sua assenza anni Novanta, e personaggi incandescenti: su­pernove sempiterne. La vita che persiste nella morte reiterata.

Estratto dal libro

Le piste alle tre del pomeriggio, la scuola e le ragazze, le spade, le baracche. Il ballo inaspettato.
Massimo mi ami?
L’attesa di parole, parole troppo lunghe, il sicomoro a Mazzarrona. La divisa delle case, quella vita un po’ più vera. L’eroina che la accende e si consuma.
Quando mi amerai?
Romina è donna vera a Mazzarrona, ma ha pochi anni come Ilaria, l’amica della scuola.
Tra loro due c’è lei, la voce del romanzo: Buzzati e Pratolini come sogni nel degrado e rivolta nella scuola, dove il professore che imbastisce questo corpo adolescente vale molto, perché sa dedicarsi al di là dell’offerta formativa.
Mazzarrona è la sua assenza anni No­vanta, e personaggi incandescenti: su­pernove sempiterne. La vita che per­­siste nella morte reiterata.

Veronica Tomassini, siciliana di origini umbre, vive a Siracusa. Il suo romanzo d’esordio, Sangue di cane (Laurana 2010) fu un caso letterario. Successivamente ha pubblicato Il polacco Maciej (Feltrinelli Zoom 2012) e Christiane deve morire (Gaffi 2014). A lungo collaboratrice del quotidiano catanese «La Sicilia», dal 2012 scrive per «il Fatto Quotidiano». Ultimo suo lavoro L’altro addio è stato pubblicato da Marsilio.

Veronica TomassiniMazzarronaMiraggi edizioni – Collana: Golem – Data di pubblicazione 2019 – Numero di pagine 180 – ISBN 9788833860343 – € 16,00

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Judas Priest – Never The Heroes

Judas Priest – Never The Heroes

Judas Priest

Judas Priest – Never The Heroes

https://www.youtube.com/watch?v=V0J3u3_800c

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Raccontami una fiaba

Raccontami una fiaba

ANTOLOGIA VOL. 214

Iannozzi Giuseppe

fiaba - John Bauer

NON SANGUINIAMO PIÙ DEL DOVUTO

Puoi lasciare le mie mani adesso
Per un bel pezzo mi sono pianto addosso,
lasciando che i fiumi scorressero sotto i ponti,
sognando di scrivere poesie sul pelo dell’acqua
Una a una mi sono spezzato le ossa dell’anima
E mi sono pure illuso che il motore fosse l’amore
per Pinocchi e Don Chisciotte;
dovevo ancora incontrare il Diavolo all’incrocio
per accettare l’idea che si vive una volta e basta

Le cattedrali, che mai ho visto, franano felici di finire
sotto lo sguardo indifferente di Atlante,
e i minareti, persi chissà dove, fanno uguale fine
Non c’è motivo perché questo rapporto rimanga in piedi
Le orbite dei pianeti si sono allontanate e gli angeli,
che legarono i nostri polsi con manette di spine,
hanno da tempo un loro posto fisso al cimitero

Non sanguiniamo più del dovuto
Tanti prima di noi sono caduti nel tranello celeste,
e con le proprie forze si sono rialzati
o si sono scavati la fossa, senza sciupare lacrime

Puoi lasciare le mie mani adesso,
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto,
puoi lasciarti andare adesso
Hai una strada di possibilità da seguire
e nemmeno un secondo da perdere
in baci dell’addio
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto

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Bruno Lauzi è Poeta più grande di De André

Bruno Lauzi è Poeta più grande di De André

Ricomporre armonie (Poesie 1992 – 2006)

Iannozzi Giuseppe

Bruno Lauzi - Ricomporre armonieLeggete della vera poesia, leggete “Ricomporre armonie (Poesie 1992 – 2006)” di Bruno Lauzi. Ve l’ho già detto, Bruno Lauzi è un Poeta con la “P” maiuscola, e non lo dico tanto per dire. E’ superiore a De André. Il perché è semplice: Bruno Lauzi tradusse dal latino tanti e tanti testi in prosa italiana per poi renderla in endecasillabi, e la sua poesia è, per così dire, molto latina: le parole sono usate con piena conoscenza e non buttate a caso per stupire il lettore. Nella poesia di Lauzi coesistono precisione e anima, oltre a una sana dose di ironia.

Bruno Lauzi non ha mai mischiato le canzoni con la poesia, ed è per questo che il suo lascito poetico è autentica Poesia e non un qualcosa di abborracciato.
Bruno Lauzi è stato un grandissimo cantautore, su questo non ci piove, ha scritto canzoni immortali che continueranno a essere cantate anche fra cento anni; e ci ha lasciato le sue poesie che sono a dir poco superbe e che, a tratti, hanno un piglio quasi simile a quello di Cesare Pavese. Ma Bruno Lauzi è pienamente italiano, nella sua poesia non ci sono influenze esterofile o vagamente americane.

La poesia di Bruno Lauzi è bella quanto quella di Vincenzo Cardarelli, Giovanni Boine, Camillo Sbarbaro, etc. etc.

Cos’altro devo aggiungere per convincervi della bontà della poesia di Bruno Lauzi?

BRUNO LAUZI (Asmara 1937 – Milano 2006) è ritenuto con Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco uno dei fondatori della cosiddetta ‘scuola genovese’ da cui nacque la canzone moderna italiana. Ha conosciuto e condiviso insieme al suo amico e compagno di banco Luigi Tenco al Ginnasio ‘Andrea Doria’ di Genova la passione per i film musicali e per il jazz. Dopo una vita di successi come cantautore, si è dedicato con successo alla letteratura pubblicando i libri di poesie I mari interni (Crocetti, 1994), Riapprodi (Rangoni, 1996), Esercizi di sguardo (Edizioni marittime, 2002) e il romanzo Il caso del pompelmo levigato (Bompiani, 2005).

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Ricomporre armonie – Bruno Lauzi

Bruno Lauzi – Ricomporre armonie – Curatore: Francesco De Nicola – Oltre edizioni – Collana: collezione di poesia – Anno edizione: 2020 – pagine: 224 – ISBN: 9788899932756 – Prezzo di copertina:  € 18.00

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Truman Capote – Colazione da Tiffany. Leggete il romanzo e dimenticate il film di Blake Edwards

Truman Capote – Colazione da Tiffany

Leggete il romanzo e dimenticae il film di Blake Edwards

Iannozzi Giuseppe

Truman Capote - Colazione da Tiffany - Garzanti

Barry Paris ricorda le lamentele di Capote, con queste parole: «Marilyn è sempre stata la mia prima scelta per interpretare la ragazza, Holly Golightly». La scelta cadde su Audrey Hepburn, così, non a torto, Capote accusò la Paramount di aver fatto il doppio gioco. La sceneggiatura venne poi affidata a George Axelrod, che deformò in maniera hollywoodiana il romanzo di Truman Capote: l’ambiguità sessuale di Holly, la sua bisessualità viene difatti completamente stralciata. Il personaggio di Liz è una invenzione dello sceneggiatore, utile solo a rendere il film più appetibile al palato frivolo del pubblico dei primissimi anni Sessanta.
Nel romanzo di Truman Capote non ci sono romanticherie, né si lascia a intendere che Holly e Paul, alla fine, si metteranno insieme. La sceneggiatura di George Axelrod prende soltanto spunto dal romanzo di Capote. Nel romanzo “Colazione da Tiffany”, Capote disegna un quadro ben preciso della società americana; essa è decadente e morbosa ed è tutta incarnata nel personaggio di Holly, una donna né giovane né vecchia, sognatrice e cinica allo stesso tempo. Paul Vorjak, nel lavoro di Capote, ha un ruolo marginale, mentre nel film hollywoodiano diventa il coprotagonista della storia insieme ad Holly.
Hollywood ha saputo trasformare uno dei Capolavori di Truman Capote in una dozzinale storiella romantica: siamo di fronte a un vero e proprio oltraggio, e questo è quanto. Dimenticate dunque il film di  Blake Edwards, leggete invece la vera storia di Holly Golightly, quella scritta in maniera ineccepibile da Capote, il più grande genio decadentista insieme a Oscar Wilde.

Truman CapoteTruman Capote (New Orleans 1924 – Los Angeles 1984) è una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento. I suoi libri, editi da Garzanti, sono Colazione da TiffanyAltre voci altre stanze (1948); L’arpa d’erba (1953); A sangue freddo (1966); I cani abbaiano (1976); Musica per camaleonti (1980); Preghiere esaudite (1986), romanzo che Capote scrisse poco prima di morire e pubblicato postumo; Incontro d’estate (2006), scritto nel 1943 e ritrovato solo nel 2004, tra le carte lasciate dallo scrittore nella sua vecchia casa di Brooklyn. I suoi racconti brevi sono raccolti in La forma delle cose (2007, nuova edizione con un racconto inedito 2013) e i suoi scritti giornalistici in Ritratti e osservazioni. Tra giornalismo

Truman CapoteColazione da TIffany – Traduttore: Vincenzo Mantovani – Garzanti – Collana: Elefanti bestseller – Anno edizione: 2019 – Pagine: 115 p., Brossura – ISBN: 9788811609537 – € 12,00

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Iannozzi Giuseppe – Il male peggiore – breve estratto dal capitolo “Il pozzo della solitudine” – Edizioni Il Foglio

Iannozzi Giuseppe – Il male peggiore

Il pozzo della solitudine – un breve estratto

Edizioni Il Foglio

Iannozzi Giuseppe - Il male peggiore - Edizioni Il Foglio

Breve estratto da Il male peggiore

Una vertigine la colse all’improvviso e suo malgrado fu costretta ad adagiarsi con le spalle contro uno scaffale di libri. Stava male, non poteva negarlo, e nessuno poteva aiutarla.
Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall cadde dallo scaffale dove Emilia si era appoggiata. Vuoi per la copertina, vuoi per il titolo dove campeggiava la parola “solitudine”, il libro attirò l’attenzione di Emilia.
Facendosi forza, con un mezzo inchino, raccolse il romanzo da terra. Lo aprì e prese a leggere a caso: «Ad ogni modo era una cosa bella, bella e buona. Avrei rinunciato mille volte alla vita per Angela Crossby. Se avessi potuto l’avrei sposata e l’avrei portata qui, con me, a Morton. Se io l’amavo come un uomo ama una donna, è perché non posso sentire che sono una donna. Per tutta la mia vita non mi sono mai sentita donna, e tu lo sai».
Finito che ebbe di leggere quelle poche frasi, si sentì mancare.
Era dunque questa la verità? Forse. Lei amava Francesca, l’aveva amata, l’aveva sempre amata e adesso, che non era più accanto a lei, si sentiva sprofondare. Non era affatto facile per lei ammettere di essere lesbica.
Scoppiò a piangere calde lacrime.

[…]

Era entrata in quella libreria solo per rinfrescarsi e basta, e adesso era in fila, quasi davanti alla cassa, per portare a casa un libro scandaloso. Chi l’avrebbe mai detto!
Davanti a lei c’erano cinque o sei clienti, forse di più.
«Dannazione!», sbottò.
«Qualcosa non va?», domandò severa la cassiera, sporgendosi un poco da dietro la cassa.
Emilia si morse le labbra a sangue: odiava essere rimproverata, però Il pozzo della solitudine lo voleva e non lo avrebbe lasciato, non così su due piedi. Voleva solo pagare e fuggire via dalla libreria, fuggire per leggere quel libro scandaloso al riparo da occhi indiscreti, magari sotto le fronde ombrose d’un parco pubblico, su una panchina.

IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donne – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Rassegna stampa e altri materiali

Iannozzi Giuseppe: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. “Il male peggiore” è il suo ultimo romanzo pubblicato.

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Iannozzi Giuseppe  Il male peggiore – Edizioni il Foglio Collana: Narrativa  Pagine 330 ISBN 9788876067167 Prezzo: € 16,00

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