Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore”

13 giugno 2018 – di Bartolomeo Di Monaco

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il FogliCi si può domandare quanti scrittori che meriterebbero di essere conosciuti non arrivano al grande pubblico poiché le maggiori case editrici hanno fatto (e ormai, contrariamente al passato, continueranno a fare) una scelta di mercato, più che di qualità (l’autore ne tratta nel racconto: “Ziggy Stardust – L’uomo che vendette il Mondo”). Non voglio dire che tra le loro pubblicazioni non vi siano opere di qualità, ma il torto dei grandi editori è quello di non consentire una esperienza di maturazione a scrittori che sanno raccontare. È il caso di Giuseppe Iannozzi, il cui libro da poco uscito, “Il male peggiore. Storie di scrittori e di donne”, edizioni il Foglio, ci fa conoscere le storie di personaggi più o meno illustri, presi a pretesto per sviluppare una narrazione che da esse germina e con esse ha un rapporto di forte contaminazione. È l’originalità di questa bella opera, che meriterebbe di essere conosciuta proprio per la sua struttura appassionata e coinvolgente. Da personaggi come Cesare Pavese, Primo Levi, Ezra Pound, Hermann Hesse, Howard Phillips Lovecraft, Che Guevara, Emilio Salgàri, Beppe Fenoglio, Francis Scott Fitzgerald, Jerome David Salinger, Amedeo Modigliani, Ernest Hemingway, e altri ancora, fermentano umori che oltrepassano la loro vita  per trasferirsi  in una immanenza che mescola all’incontro con la realtà i tenebrosi chiaroscuri di un’anima.  Si formano a poco a poco sia il personale mondo dell’autore che la sua radiografia dell’esistenza: una lotta incancrenita vissuta quasi ai margini, dove pietà e misericordia lasciano il posto all’indifferenza e al cinismo. C’è poco spazio per l’amore, e quando esso appare non è mai romantico, bensì tragico. Si è più demoni che angeli. Dio e il sentimento di Dio appaiono e scompaiono di contro ad una sofferta resistenza e tingono vari racconti di una ferita che, colpendo Dio, urla la propria disperazione. L’autonomia di altri racconti rispetto alla direttrice fondamentale contribuisce ad arricchire l’interesse per questo libro con storie di altrettanta felice composizione: “Il male peggiore” (che apre la raccolta e dà il titolo all’opera, e il cui protagonista ebreo, Giacobbe, ritornerà nel racconto conclusivo “Giacobbe e gli altri – Epilogo”, un j’accuse dolorante nei confronti della letteratura e del mestiere di scrivere), “Come muore un nazista”, “Il poeta che cercava Dio”, “Il prete giovane”, “La meglio poesia”, “L’ultimo colpo del prete fascista” (ed altri ancora) ne sono un esempio. Una particolarità suggestiva: molti dei numerosi racconti che compongono la raccolta sono intrisi di un humus fecondo, ossia ciascuno di essi non finisce mai veramente, e potrebbe generare altri racconti, come da una pianta si generano i rami.

Iannozzi, oltre che scrittore e poeta, è anche critico letterario e ha acquisito una ampia esperienza nel mondo delle lettere, che si evidenzia nella solida scrittura e nella sicurezza della narrazione, evidenti in molti dei racconti.  La sessualità che fiorisce qua e là nella raccolta è sempre trattata con sobria enunciazione (mai vi è compiacimento o vi si indugia), e in modo tale da imprimersi nella memoria. Si veda “La ragazza di tutti”, che della sessualità fa un disegno a due tinte, prima attraverso una decadente prostituta e poi con la più giovanile moglie di un cliente del protagonista. O anche “Tu facevi il femmino!”, che arricchisce la sessualità di un rapido ma delicato impianto psicologico. Si deve dire, infine, che la qualità più evidente di questa scrittura, sorvegliata ed essenziale, è la onnipresente sensibilità che l’avvolge. Essa primeggia in ogni situazione che ci viene rappresentata. Torino fa da comprimaria e la si avverte (faremo addirittura una breve passeggiata nella città insieme con Friedrich Nietzsche). Un autore, Iannozzi, non apprezzato per quel che realmente vale, e spero proprio che gli sia data da qualche Major una chance, che merita.

Prima pubblicazione, qui: BDM – Bartolomeo Di Monaco


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Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

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IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donneIannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio – Collana: Narrativa – ISBN 9788876067167 – Pagine 330 – 16,00 €


Bartolomeo Di MonacoBartolomeo Di Monaco è nato a San Prisco il 14 gennaio 1942 e risiede a Lucca dalla nascita. Ha scritto molti libri alcuni dei quali qui ricordiamo.

Opere di narrativa:

Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile; Mattia e Eleonora; Caro papà, Caro figlio; Giulia; Cara Anna; Le tre sorelle; Lo sconosciuto; Gigolò; Celeste; La scampanata; Lucchesia bella e misteriosa. Storie e leggende; Tales told in Lucca; La casa delle meraviglie; La collina del Santo e del Diavolo; Il nonno racconta. Lucca, favole e leggende; Le favole di nonno Bart.

Opere di saggistica letteraria:

Quaranta letture. Percorsi critici nella letteratura italiana contemporanea; Quarantatre letture. Il Sud nella letteratura italiana contemporanea; Generazioni a confronto nella letteratura italiana; Leggiamo insieme gli scrittori lucchesi; Uno sguardo sulla letteratura straniera di ieri e di oggi; Letture sparse tra vecchio e nuovo; Il Risorgimento visto da ‘Il Conciliatore toscano’ del 1849; I Maestri. Gli elzeviristi del ‘Corriere della Sera dal 1967 al 1970; I Maestri. Scelta di articoli de ‘La fiera letteraria’ dal 1967 al 1968; Omaggio a Carlo Sgorlon. I romanzi; Scrittori Lucchesi; Narrativa minore sotto il Fascismo.

Un suo articolo sullo scrittore lucchese Remo Teglia è apparso su Nuovi Argomenti, n. 34 del 2006.
Dirige la Rivista d’Arte Parliamone.

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Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Perché leggere Il MALE PEGGIORE
di Iannozzi Giuseppe

Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Il male peggiore fra le mani di Nadia Fagiolo ed Emilia Spinelli

IL MALE PEGGIORE, mio ultimo romanzo pubblicato da Edizioni Il Foglio, arriva presso le LIBRERIE GIUNTI AL PUNTO grazie a Nadia Fagiolo.

Il libro lo potete trovare presso la libreria GIUNTI AL PUNTO di Erba – Centro Commerciale I Laghi – Viale Prealpi n. 3 – cap 22036 – Erba (CO), ma potete anche ordinarlo presso uno dei tantissimi punti vendita GIUNTI in tutta ITALIA (https://www.giuntialpunto.it/librerie).

Grazie a quanti sino ad ora hanno acquistato il mio libro o hanno intenzione di acquistarlo.
Nella foto Nadia Fagiolo insieme a Emilia Spinelli presso la libreria Giunti al Punto di Erba (CO) con in mano il mio IL MALE PEGGIORE. Siete fantastiche e di più.

Grazie a TUTTE/I.

Giuseppe Iannozzi

Perché leggere Il MALE PEGGIORE di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio) ve lo spiega Nadia Fagiolo:

Questo libro è un urlo. Sì, avete capito bene. La scrittura di Giuseppe colpisce alla bocca dello stomaco, è sincera, è così dura da risultare, talvolta, anche scomoda. In questo romanzo il lettore si ritrova spettatore di vari e intriganti attimi di vita appartenuti ad alcuni importanti personaggi della letteratura (e non solo). Qui si parte per un viaggio nel tempo: allacciate le cinture e non temete, non dubitate, non dubitate, non dubitate… non dubitate…

Perché dovreste comperarlo? I 10 Beppemotivi

1 – Perché Beppe è geniale.
2 – Perché Beppe scrive in italiano e quello vero.
3 – Perché Beppe continuerà a scrivere molto più volentieri se i suoi libri vendono.
4 – Perché Beppe vale e si attiene ai fatti senza troppi fronzoli.
5 – Perché Beppe conosce anche la storia, l’attualità, è un critico e un giornalista. Mica da tutti.
6 – Perché Beppe è cresciuto a pane e libri e per davvero.
7 – Perché Beppe ha messo un pezzo della sua anima in questo libro
8 – Perché questo libro ha rubato un pezzo d’anima a Beppe.
9 – Perché, se vi fidate, è un capolavoro di perfezione stilistica e di contenuto.
10 – Perché Beppe è un nostro amico, arriva Natale, e sono pochi Euro spesi bene (per una piacevole lettura e un po’ di sana cultura).

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IL MALE PEGGIORE – In libreria il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi

IL MALE PEGGIORE

In libreria il nuovo romanzo

di Giuseppe Iannozzi

Edizioni Il Foglio

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Chaplin aveva strappato Oona O’Neill dalle braccia di Salinger; e lui, Giacobbe, non era né l’uno né l’altro, ma Liliana si era portata via da lui […] In fondo Salgàri si era tolto di mezzo perché, per tutta la vita, era stato pure lui un mollaccione, uno che scriveva, uno che non guadagnava mai abbastanza nonostante sgobbasse da mane a sera; e che importava se aveva avuto dei figli da Ida Peruzzi, se questa era finita presto in manicomio. […] Ricordava con una certa nettezza quando, per l’ultima volta, l’aveva incontrato al Caffè Platti di Torino, in quel caffè che non c’è più e che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri. […]
Friedrich Willem Nietzsche aveva corteggiato Lou von Salomé e lei si era presa gioco del suo cuore e della sua genialità. E Nietzsche, con tutto il suo carico di dolore, nonostante l’intelligenza e l’acume spropositato, pian piano avevo ceduto alla pazzia per finire in un cazzo di manicomio a mangiare i suoi stessi escrementi.

Incipit

Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie.
Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi.
Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un’anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta.
Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo.
Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa.
Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci.
La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.

Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.

Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra.
Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza.
Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre.
Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male.
Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle.
L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era. [….]

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio
RINGRAZIAMENTI

Grazie a Nadia Fagiolo, che mi ha incoraggiato a scrivere questo romanzo, quando credevo d’aver detto tutto e di non aver più voglia di scrivere; grazie a Isabella Difronzo che mi legge da una vita, forse di più, in pratica dai miei oramai lontanissimi esordi; grazie a Cinzia Paltenghi, che mi legge praticamente da sempre; grazie a tanti e tanti nuovi lettori, che, nel corso degli anni, con i loro incoraggiamenti mi hanno spinto a scrivere, a migliorarmi, fornendomi non pochi utili consigli; grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo libro affinché fosse il più possibile vicino alla perfezione; grazie a chi ieri mi leggeva e oggi non più, manco fossi io un criminale; grazie a tanti e tanti nuovi amici che mi leggono, a volte in silenzio, altre no; grazie a Dario Arkel, che con la sua presenza mi ha stimolato a scrivere determinate storie; grazie a Valeria Chatterly Rosenkreuz, che con le sue opere, in più di una occasione, mi ha regalato un po’ di “fuoco sacro”; grazie a Sacha Naspinii, che, da quando pubblico con le EDIZIONI IL FOGLIO, si preoccupa dell’impaginazione e della grafica di copertina; e, ovviamente, grazie a Gordiano Lupi, attento editore e più che mai valido scrittore, che ha creduto in questo mio ennesimo lavoro che parla di scrittori, di grandi scrittori che hanno fatto la Storia della Letteratura e che dalla vita hanno ottenuto poco o nulla.
Grazie a quanti sino a oggi hanno creduto in me.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe - marzo 2017

Iannozzi Giuseppe: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).
Ha inoltre scritto introduzioni e critiche per diversi autori: Celeste Bruno, Kyara, Francesco De Nigris, Felice Muolo, Dario Arkel, etc. etc. Attualmente collabora con diverse testate online e non.
Da un anno a questa parte cura l’Ufficio Stampa delle Edizioni Il Foglio, Il Foglio editoriale.

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

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Dio delle città – Vincenzo Rosito – Dehoniane edizioni – comunicato stampa

Dio delle città  – Vincenzo Rosito

Dehoniane Edizioni

Dio delle città - Vincenzo Rosito - Dehoniane

Descrizione

Mobilità, flussi e accelerazione sono elementi essenzialmente urbani e moderni. È inevitabile che le avanguardie e il progresso, le mode e le nuove tendenze muovano dal vissuto urbano, siano da esso irradiate e con esso in qualche modo coincidano.
Dietro la crescente e diffusa omologazione dei linguaggi e oltre l’universalizzazione delle mode e dei mercati, la diseguaglianza delle condizioni di vita progredisce in maniera evidente e preoccupante. L’urbano è un teatro particolarmente esposto ai sommovimenti diversificanti che imprimono solchi di disparità nel campo della socialità globale.
Più volte negli ultimi decenni le Chiese si sono interrogate sul ruolo che intendono assumere di fronte alle trasformazioni territoriali e sociali delle grandi città. L’urbanizzazione non è un processo che inizia sulla soglia o ai bordi delle chiese, ma fluisce in tutti gli ambiti della vita cristiana. Una pastorale urbana credibile e incisiva non offre semplicemente servizi e non si esaurisce nell’itineranza o nell’uscita. Come «l’essere nel mondo» è per i cristiani un gesto costitutivo, così «l’essere nella città» è un radicamento credibile nel terreno della prossimità a Dio e agli uomini.

Sommario

Introduzione.  I. Dare un nome alla grande città.  II. L’urbano come processo.  III. Faglie, striature, corridoi.  IV. Cristianesimo e urbanizzazione.  Bibliografia.

Note sull’autore

Vincenzo Rosito insegna Filosofia teoretica alla Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura – Seraphicum di Roma. È membro della redazione di Politica & Società. Periodico di filosofia politica e studi sociali (il Mulino) e socio ordinario della Società Italiana di Filosofia Politica. Tra le sue pubblicazioni recenti: La teologia politica contemporanea. Paradigmi, autori, prospettive (Studium 2015), Lo spirito e la polis. Prospettive per una pneumatologia politica (Cittadella 2016) e Il mondo riguardato. Movimenti e modelli di conversione ecologica (San Paolo 2017). Con EDB ha pubblicato Postsecolarismo. Passaggi e provocazioni del religioso nel mondo contemporaneo (22017) e Poeti sociali.La creatività popolare da papa Francesco a Slow Food (2017).

Dio delle città Vincenzo RositoDehoniane Edizioni – Collana: P6 Lapislazzuli .-Pubblicazione: 29 agosto 2018 – Edizione: 1 – Pagine: 160 – EAN: 9788810559314 – € 14,00

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Cara Amica, oggi ho capito che… Poesie e prose per Cinzia Paltenghi

Cara Amica, oggi ho capito che…

Poesie e prose per Cinzia Paltenghi

Iannozzi Giuseppe

Mamma Lupa

VENISTI PER LEVARMI DALLE SPALLE LA CROCE

Venisti con l’inverno bianco
Le nostre belle età da tempo
le aveva spazzate via il vento
Venisti per raccomandarmi
di mantener la calma,
perché avevo già camminato
e secondo te l’avrei fatto ancora
e meglio

Venisti all’alba per levarmi dalle spalle la croce
Tra fulmini e lapilli di oppio mantenesti la promessa
Il terzo giorno andammo a trovare il Duce
per metterlo a tacere con un pugno di ossessi

Ti ho allora confessato
di non esser mai stato
un poeta; tu però continuasti
ad asciugarmi la fronte
come a un bambino malato

Ti ho anche confessato
che a matti e no il Giudice chiese
di scegliere fra me e Charles Manson;
tu continuasti a carezzarmi
la fronte con la tua mano di velluto,
e io mi sentii quasi in paradiso

Venisti al tramonto per veder cadere
le lucciole e la loro prole, e per veder sorgere
dalle tombe dei terroristi milioni di fuochi fatui

Ti ho allora confessato
che un giorno m’innamorai
di una poco di buono;
tu mi dicesti di non pensarci più,
e asciugasti con la tua mano
le copiose mie lacrime salate

Venisti davvero tante volte a trovarmi,
e ogni volta mi recasti il tuo balsamo
E ogni volta ebbi la tua mano su di me

E venisti che era già Minerva alle porte
e l’Egitto piagato da un dittatore d’acciaio
A piedi scalzi sulle acque camminai,
levando però alto un assordante silenzio
E finalmente capisti che Poeta non lo fui mai

CODA DI VOLPE

Coda di Volpe, sono soltanto un piccolo lupo
Sono forte sì, ma ho bisogno di latte e di carezze
Coda di Volpe, portami con te, lasciati seguire
Non darò fastidio, non ti accorgerai di me
Sono forte sì, ma ho bisogno di compagnia

Coda di Volpe, che fai? Mi prendi per il collo
Mi lecchi, perché mai? Però che begli occhi hai
Coda di Volpe, mi stai forse facendo capire
che insieme possiamo restare, lo stesso cammino
l’una accanto all’altro dall’alba al tramonto

Coda di Volpe, sono soltanto un cucciolo di pelo
Ho messo i denti da poco, e non mordo ancora
Ho bisogno di latte e d’amore materno prima di tutto
Ho bisogno di fiutare le orme di chi mi posso fidare
So davvero poco del mondo, di questo strano bosco
Coda di Volpe, mi porti con te, mi porti con te?
Non ti darò fastidio, ma tu già mi lecchi tutto

Coda di Volpe, sono solamente un piccolo lupo
Sono nato in questo intrico di fogliame oscuro
Mi sono guardato intorno, ho fiutato l’aria
e c’era solo l’odore della morte, di mia madre
Coda di Volpe, sono così tanto solo, così tanto
Ho fiutato l’aria in cerca d’un po’ d’amore
Coda di Volpe, ho incontrato te e di te mi fido

Di te mi fido, Coda di Volpe, ti ho vista
Di te mi fido, Coda di Volpe, di te mi fido

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Leonard Cohen – Romanzi: Il gioco preferito-Beautiful losers – Minimum Fax

LEONARD COHEN

Il gioco preferito-Beautiful losers

Minimum Fax

Leonard Cohen - Il gioco preferito-Beautiful losers - Minimum Fax

Il gioco preferito, pubblicato originariamente nel 1963, è un esuberante romanzo di formazione, paragonato dalla critica al Ritratto dell’artista da giovane di Joyce, che narra la giovinezza di Lawrence Breavman, figlio unico di una ricca famiglia ebrea di Montreal e alter ego dell’autore, dalla reazione alla morte del padre al controverso rapporto con la religione e la cultura ebraica; dalle scorribande notturne con l’amico Krantz alle ambizioni letterarie, le avventure sessuali e infine la scoperta dell’amore.

Beautiful Losers, scritto in Grecia nell’estate del 1965, quando Cohen attraversava il tormentato periodo di crisi spirituale che si sarebbe concluso di lì a poco con l’inizio della sua trionfale carriera di cantautore, ruota attorno a tre personaggi – il narratore, la moglie defunta e un amico – coinvolti in un triangolo amoroso e ossessionati dalla figura di una santa pellerossa vissuta nel Canada del Seicento. Più che seguire una trama lineare, si sviluppa come un flusso di coscienza o una serie di illuminazioni, attingendo ai temi che saranno cari al Cohen musicista – la religione, il misticismo, l’eros, la critica alla società contemporanea – e traducendoli in una prosa visionaria e psichedelica che riscosse l’ammirazione, tra gli altri, di Lou Reed.

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Leonard Cohen – Suo padre, imprenditore tessile, morì quando lui aveva nove anni. A diciassette anni entrò alla McGill University dove formò i Buckskin Boys e scrisse il primo libro di poesie, Let Us Compare Mythologies (tradotto in Itala con il titolo Confrontiamo allora i nostri miti).
lLeonard CohenIl suo secondo volume, pubblicato nel 1961 e intitolato The Spice Box of Earth, fu apprezzato in tutto il mondo. Ma come è sempre accaduto nella sua carriera, l’enorme riconoscimento ricevuto dalla sua opera non trovò un corrispettivo dal punto di vista economico.
“Non riuscivo a guadagnarmi da vivere”, ha detto.
Da quasi cinquant’anni Leonard Cohen incanta il mondo con le sue canzoni con le sue poesie di ribellione e d’amore, perennemente in bilico tra la vita e l’immaginazione.
Scrive Giancarlo De Cataldo nella prefazione a L’energia degli schiavi: «Perennemente incapace di scegliere fra l’ascesi imposta da un millenario retroterra mistico e la pelle abbronzata delle stelline di cartapesta, ha bruciato e consumato amori, rancori, droghe e dolori.
Ha mollato l’azienda di famiglia (ramo tessile) per farsi poeta.
Ha studiato la cabala e il Talmud ed esplorato il sesso adolescente nel lungo inverno canadese.
È partito per Cuba entusiasta di Fidel e ne è stato cacciato con ignominia per aver fatto comunella con una congrega di santi bevitori e donnine di facili costumi quanto mai invisa al moralismo di regime.
È stato “Capitan Mandrax”, il bipede semovente più fatto del sistema rock, e ha conteso a Ernst Jünger e William Burroughs il discutibile primato di tossico più longevo del XX secolo.
A sessant’anni suonati s’è ritirato in cima a un eremo per assistere il vecchio maestro Roshi, a quasi settanta ha riscoperto Los Angeles, la tv e il nemico pubblico numero due (dopo l’undici di settembre) dei puritani stelle & strisce: il tabacco.
Nel bel mezzo del periodo buddista ha scritto una sarcastica invettiva rivendicando la sua mai negletta appartenenza alla cultura (e alla fede) ebraica.
Il suo continuo oscillare da un estremo all’altro di due visioni profondamente contrapposte dell’esistenza ne fa un esempio unico di vita vissuta e raccontata in una “presa diretta” costantemente sopra le righe.»

Dopo un breve periodo trascorso alla Columbia University di New York, Cohen ottenne una borsa di studio con la quale venne in Europa, stabilendosi in Grecia, nell’isola di Hydra dove visse per sette anni con Marianne Jensen e suo figlio Axel.
Nel periodo greco scrisse un’altra raccolta di poesie Fiori per Hitler (1964) e due romanzi di successo The Favourite Game (Il gioco preferito, il suo ritratto di giovane ebreo a Montreal) e Beautiful Losers (1966). Dopo aver raggiunto la notorietà come romanziere e poeta, Cohen decise di tornare in America e dedicarsi completamente alla musica.
Nel 1967 registrò per la Columbia il suo primo album The Songs of Leonard Cohen, che include brani come “Suzanne”, “Hey That’s No Way To Say Goodbye”, “So Long, Marianne” and “Sister of Mercy”. 
Songs for a Room
 e Songs of Love and Hate del ’69 e del ’71 confermano il talento di Cohen come poeta e musicista della solitudine. Del ’72 è il suo primo album dal vivo Live Songs. Nel 1973 New Skin for the Old Ceremony dà l’avvio a un rinnovamento stilistico che coniuga la tipica ricerca nei meandri dell’animo umano con un suono rinnovato e arrangiato con più cura. Dopo questo album Cohen si prende qualche anno di pausa fino al 1977, quando esce forse il suo album più strano Death Of a Ladies’ Man. A questo fa seguito Recent Songs del 1979, un nuovo punto di partenza rispetto ai precedenti, in cui oltre ai temi riguardanti le difficili relazioni uomo/donna si affacciano quelli riguardanti la sfera religiosa che Cohen realizza in pieno nell’album del 1984 Various Positions nel quale sono incluse canzoni come “Halleluja”, “The Law”, “Heart With No Companion”, nate da una lunga e difficile battaglia spirituale che Cohen ha intrapreso con se stesso.
I’m your man del 1988 è stato forse il culmine della carriera professionale.
Nel corso degli anni ’90 Cohen ha continuato a scrivere poesie che sono state pubblicate in tutto il mondo: per un uomo che aspirava semplicemente ad essere “un poeta minore” tutto questo non è poco.
È morto il 7 novembre 2016.

Romanzi: Il gioco preferito-Beautiful losersLeonard Cohen – Traduttore: Chiara Vatteroni, Francesca Lamioni – Minimum Fax – Collana: Minimum classics – Anno edizione: 2018 – Pagine: 579  – EAN: 9788875219208 – € 18,00

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Leonard Cohen – Poesie. Confrontiamo allora i nostri miti – Le spezie della terra. Vol. 1 – Traduttore: Giancarlo De Cataldo, Damiano Albeni – Minimum Fax

LEONARD COHEN

Confrontiamo allora i nostri miti

Le spezie della terra

Poesie, volume 1 – Traduttore: Giancarlo De Cataldo

Minimum Fax

Leonard Cohen - Poesie: Confrontiamo allora i nostri miti-Le spezie della terra. Testo inglese a fronte. Vol. 1 - Minimum Fax

Descrizione

“Confrontiamo allora i nostri miti” è la raccolta poetica d’esordio di Leonard Cohen. Pubblicata originariamente nel 1956, questa silloge permette di riscoprire, a oltre cinquant’anni di distanza, le espressioni giovanili di una voce unica e destinata ad affermarsi come una delle più rappresentative del Novecento. “Le spezie della terra” comprende poesie scritte durante un soggiorno sull’isola greca di Hydra e pubblicate per la prima volta nel 1961. Questi versi catturano il lettore grazie alla magia delle immagini, al potere della precisione, al coraggio dell’onestà, muovendosi fra tematiche che caratterizzeranno tutta l’opera letteraria e musicale di Leonard Cohen: misticismo e lussuria, depressione e sciamanesimo, l’eterno controcanto fra l’ironia e la tragicità della vita. Prefazioni di Giancarlo De Cataldo e Moni Ovadia.

Leonard Cohen – Suo padre, imprenditore tessile, morì quando lui aveva nove anni. A diciassette anni entrò alla McGill University dove formò i Buckskin Boys e scrisse il primo libro di poesie, Let Us Compare Mythologies (tradotto in Itala con il titolo Confrontiamo allora i nostri miti).
Leonard CohenIl suo secondo volume, pubblicato nel 1961 e intitolato The Spice Box of Earth, fu apprezzato in tutto il mondo. Ma come è sempre accaduto nella sua carriera, l’enorme riconoscimento ricevuto dalla sua opera non trovò un corrispettivo dal punto di vista economico.
“Non riuscivo a guadagnarmi da vivere”, ha detto.
Da quasi cinquant’anni Leonard Cohen incanta il mondo con le sue canzoni con le sue poesie di ribellione e d’amore, perennemente in bilico tra la vita e l’immaginazione.
Scrive Giancarlo De Cataldo nella prefazione a L’energia degli schiavi: «Perennemente incapace di scegliere fra l’ascesi imposta da un millenario retroterra mistico e la pelle abbronzata delle stelline di cartapesta, ha bruciato e consumato amori, rancori, droghe e dolori.
Ha mollato l’azienda di famiglia (ramo tessile) per farsi poeta.
Ha studiato la cabala e il Talmud ed esplorato il sesso adolescente nel lungo inverno canadese.
È partito per Cuba entusiasta di Fidel e ne è stato cacciato con ignominia per aver fatto comunella con una congrega di santi bevitori e donnine di facili costumi quanto mai invisa al moralismo di regime.
È stato “Capitan Mandrax”, il bipede semovente più fatto del sistema rock, e ha conteso a Ernst Jünger e William Burroughs il discutibile primato di tossico più longevo del XX secolo.
A sessant’anni suonati s’è ritirato in cima a un eremo per assistere il vecchio maestro Roshi, a quasi settanta ha riscoperto Los Angeles, la tv e il nemico pubblico numero due (dopo l’undici di settembre) dei puritani stelle & strisce: il tabacco.
Nel bel mezzo del periodo buddista ha scritto una sarcastica invettiva rivendicando la sua mai negletta appartenenza alla cultura (e alla fede) ebraica.
Il suo continuo oscillare da un estremo all’altro di due visioni profondamente contrapposte dell’esistenza ne fa un esempio unico di vita vissuta e raccontata in una “presa diretta” costantemente sopra le righe.»

Dopo un breve periodo trascorso alla Columbia University di New York, Cohen ottenne una borsa di studio con la quale venne in Europa, stabilendosi in Grecia, nell’isola di Hydra dove visse per sette anni con Marianne Jensen e suo figlio Axel.
Nel periodo greco scrisse un’altra raccolta di poesie Fiori per Hitler (1964) e due romanzi di successo The Favourite Game (Il gioco preferito, il suo ritratto di giovane ebreo a Montreal) e Beautiful Losers (1966). Dopo aver raggiunto la notorietà come romanziere e poeta, Cohen decise di tornare in America e dedicarsi completamente alla musica.
Nel 1967 registrò per la Columbia il suo primo album The Songs of Leonard Cohen, che include brani come “Suzanne”, “Hey That’s No Way To Say Goodbye”, “So Long, Marianne” and “Sister of Mercy”. 
Songs for a Room
 e Songs of Love and Hate del ’69 e del ’71 confermano il talento di Cohen come poeta e musicista della solitudine. Del ’72 è il suo primo album dal vivo Live Songs. Nel 1973 New Skin for the Old Ceremony dà l’avvio a un rinnovamento stilistico che coniuga la tipica ricerca nei meandri dell’animo umano con un suono rinnovato e arrangiato con più cura. Dopo questo album Cohen si prende qualche anno di pausa fino al 1977, quando esce forse il suo album più strano Death Of a Ladies’ Man. A questo fa seguito Recent Songs del 1979, un nuovo punto di partenza rispetto ai precedenti, in cui oltre ai temi riguardanti le difficili relazioni uomo/donna si affacciano quelli riguardanti la sfera religiosa che Cohen realizza in pieno nell’album del 1984 Various Positions nel quale sono incluse canzoni come “Halleluja”, “The Law”, “Heart With No Companion”, nate da una lunga e difficile battaglia spirituale che Cohen ha intrapreso con se stesso.
I’m your man del 1988 è stato forse il culmine della carriera professionale.
Nel corso degli anni ’90 Cohen ha continuato a scrivere poesie che sono state pubblicate in tutto il mondo: per un uomo che aspirava semplicemente ad essere “un poeta minore” tutto questo non è poco.
È morto il 7 novembre 2016.

Poesie: Confrontiamo allora i nostri miti-Le spezie della terra. Testo inglese a fronte. Vol.1– (Titolo originali: Let Us Compare Mythologies – The Spice-Box of Earth) – Leonard Cohen – Traduttori: Giancarlo De Cataldo, Damiano Abeni – Minimum Fax – Collana: Minimum classics – Anno edizione: 2018 – Pagine: 384 p., Brossura – EAN: 9788875219703 – € 17,00

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Fuori dal comune. La politica italiana vista dal basso – Roberto Beretta – Dehoniane – comunicato stampa

FUORI DAL COMUNE

La politica italiana vista dal basso

ROBERTO BERETTA

Dehoniane Edizioni

Roberto Beretta - Fuori dal comune - Dehoniane

Descrizione

In Italia ci sono circa 8000 Comuni, quindi 8000 sindaci, più o meno 40.000 assessori e 150.000 consiglieri comunali. E poi ci sono i segretari delle sezioni locali dei partiti e i loro iscritti, i fondatori delle centinaia di liste civiche, i militanti e coloro che si candidano alle elezioni. Un popolo di oltre due milioni di persone che, in un Paese sempre più disgustato dalla politica, continua a darsi da fare e a «metterci la faccia». Roberto Beretta dà voce, in questo libro, all’esperienza dei «piccoli politici», i moltissimi che si trovano pro tempore a ricoprire un incarico in uno dei Comuni italiani, spesso con compensi minimi e a diretto e continuo contatto con il rebus dei piccoli e grandi problemi da risolvere, possibilmente in fretta.
Un modo per osservare la cosa pubblica «dal basso» e far emergere che cosa significa, molto prosaicamente, «fare politica» e ancor più amministrare la cosa pubblica al «livello zero» della democrazia. Tra l’incudine delle regole imposte dall’alto e il martello dei cittadini che pensano dipenda tutto da chi sta in Municipio.
Dal gradino più basso della famigerata «casta», uno sguardo ironico e preciso sull’Italia lontana dai riflettori.

Sommario

Introduzione. Noi, militi ignoti nel Ground Zero della politica.  Elezioni: ok, il prezzo è giusto.  Lotta libera nel fango.  Ma non è «roba per giovani».  Qualche volta sono meglio i dilettanti.  I have a dream in municipio.  Andiamo a comandare: tutti insieme.  In trincea con lo schioppo di latta.  Almeno diteci che cosa dobbiamo fare…  Et surtout pas trop de zèle.  Il panettone bocciato dalla Corte dei conti.  E per il politico scatta l’insulto.  La quadratura della rotonda.  Il Belpaese dove solo il «sì» suona…  L’onestà non porta voti.  I nipotini malati di Machiavelli.  Il nostro sindaco è molto «social».  La burocrazia non parla come mangia.  Il mio seggio per un cavillo.  Quelli che hanno un amico in Comune.  In Regione con il cappello in mano.  Quest’arte preferisco metterla da parte.  La Repubblica fondata sui condoni.  La colpa? È sempre del sindaco.  Mediazioni sempre, compromessi no grazie.  In coscienza o per partito preso?  I «miglioristi» all’assalto del palazzo.  L’eccezione non conferma le regole.  Se Peppone fa la riverenza a don Camillo.  Il potere logora chi ce l’ha (piccolo).  Il miglior politico è quello che non decide.  Dio c’è, ma non sei tu: rilassati!  Anche le dimissioni sono una virtù.  Pure il papa l’ha dichiarato: far l’assessore non è peccato.  La politica salvata «dal basso».

Note sull’autore

Roberto Beretta, giornalista e scrittore, lavora al quotidiano Avvenire. Consigliere di opposizione per cinque anni e poi assessore per altri cinque in un Comune della Lombardia, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Una, santa, cattolica e… voltagabbana (con Elisabetta Broli, Piemme 2007), Cantavamo Dio è morto. Il ’68 dei cattolici (Piemme 2008) e La santa puttana. Storia vera di una conversione scandalosa (L’Ancora del Mediterraneo 2010).

Roberto BerettaFuori dal Comune. La politica italiana vista dal bassoDehoniane Edizioni – Collana: P6 Lapislazzuli- Pubblicazione: 29 agosto 2018 – Pagine: 152 – EAN: 9788810559307 – € 12,50

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Ascolti il mio silenzio fra le righe

Ascolti il mio silenzio fra le righe

ANTOLOGIA VOL. 118

Iannozzi Giuseppe

Rear Window

PIANO DI JAZZ

pagina dopo pagina
ti leggo un brano
tu ascolti in silenzio
il mio silenzio fra le righe
allunghi una mano
per una carezza soltanto
rimango deluso un po’
non te lo faccio capire
riprendo a leggere
la voce tu la senti che
brano dopo brano trema
i tuoi occhi su me mi sbranano
– come su un piano di jazz
così noi

mi cade il libro
tu dici con gli occhi
non lo raccolgo
prendo la tua mano nella mia
tu abbassi gli occhi sul libro aperto
che sul freddo pavimento riposa
un filo di vento entra
sconvolge le pagine e le apre tutte
tu liberi un sospiro in aria
continuo io a tenerti la mano
mi uccidi: “che uomo sei?”
mi ascolti
ascolti in silenzio il mio silenzio
uguale a enigmatico bacio

– come su un piano di jazz
siamo diavoli tra tasti neri neri
e bianchi bianchi; e la pioggia
che picchietta forte sul tetto –

cadiamo cadiamo cadiamo
nelle pagine

LE LETTERE CHE TI SCRIVEVO

Che ne hai fatto
delle lettere che ti scrivevo?
Coriandoli per un pulcinella,
danè per gli usurai

Che ne hai fatto
del mio amore tenero e ingenuo?
Un lago di sangue,
un cigno strozzato dal suo canto

Che hai fatto,
che hai fatto alla bianca verginità
ch’era disposta sul tuo dolce seno?
Un nudo che ogni diavolo vede
e morde

Povero però rimango soltanto io,
io che ti adoravo più d’ogni dio

GIORNO DI NOVEMBRE

Quel giorno di novembre
il vento soffiava forte
sulle foglie brune:
piangevano
addosso a noi
avvolgendoci
nel malato loro abbraccio,
quasi presentissero
che da un momento all’altro
dalle tue labbra
sarebbe dilagata la condanna,
che m’avrebbe visto
per sempre lontano
dal tuo sguardo di luna

Resistevo,
nel tuo sguardo resistevo
malato e brutto
come l’autunno
che ogni foglia porta a marcire
fra la pioggia,
lavando nei cimiteri
epitaffi scritti a mano
da bizzarri poeti
sol ricchi delle loro parole
Con l’indice
subito mettesti a tacere
il crisantemo appena fiorito
dell’inutile mio balbettare;
e già sentivo io nascere
singulti su singulti dentro
al commosso mio petto,
e già sentivo montar forte
il tuo disprezzo per me

Negli anni che seguirono,
imparai a esser tomba,
a soffocare sul nascere
ogni emozione

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Lo stagno dei caimani e altri racconti perduti – Emilio Salgari – Bompiani/Giunti

Lo stagno dei caimani e altri racconti perduti

EMILIO SALGARI

Bompiani/Giunti

Lo stagno dei caimani - Emilio Salgari - Bompiani/Giunti

Racconti perduti e ritrovati di Emilio Salgari, ambientati negli angoli più remoti del pianeta.

«Riconosciamo almeno allo storico del “Corsaro Nero” un dato di poesia, una misura d’invenzione non calcolata, non commercializzata e industrializzata: qualche cosa di autentico» – Carlo Bo

«Quando avevo dieci undici anni lessi tutti i libri di Salgari. Assolutamente tutti. Fu una passione travolgente. Avevo comperato una lampadina tascabile per leggere di notte, nascosto sotto le coltri in modo che nessuno se ne accorgesse, le avventure di Sandokan» – Cesare Zavattini

“Lo stagno dei caimani” è un racconto che Emilio Salgari pubblicò con lo pseudonimo di Guido Altieri per l’editore Salvatore Biondo di Palermo. Ricercatori, studiosi ed esperti di Salgari nel corso di oltre un secolo hanno dato la caccia a queste pagine che sembravano scomparse. Per la prima volta in questo volume, accompagnati da illustrazioni d’epoca, sono pubblicati i racconti scritti dall’autore sotto diversi pseudonimi. Nove racconti perduti e ritrovati che lo scrittore ha ambientato negli angoli più remoti del pianeta, dai ghiacci del Polo Nord alle praterie dell’Arkansas ai mari pericolosi della Papuasia. Ma è la decima storia la più affascinante, perché ci dà conto di come lo scrittore ha giocato per tutta la vita con la propria identità.

Emilio SalgariEmilio Salgari – Narratore italiano. Nonostante il successo ottenuto dai suoi libri, fu afflitto da angustie economiche e morì suicida.
Narratore di grande energia, suggestionato dagli esempi di Verne, Sue e Dumas padre, scrisse un’ottantina di romanzi e circa 150 racconti destinati ai ragazzi e continuamente ristampati ad altissime tirature.
Fra i titoli più noti (anche per le trasposizioni cinematografiche e televisive) I misteri della jungla nera (1895), i romanzi del ciclo dei corsari (Il Corsaro Nero, 1899; Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, 1905) e soprattutto quelli del ciclo dei pirati (I pirati della Malesia, 1896; Le tigri di Mompracem, 1901; Sandokan alla riscossa, 1907).
Ignorato a lungo dalla critica, guardato con diffidenza dalla pedagogia, Salgari fu tuttavia un rinnovatore della letteratura italiana per ragazzi.
Il suo stile è approssimativo e i sentimenti su cui fa leva sono quasi sempre elementari: l’onore, l’amicizia, la vendetta, la protezione dei deboli ecc. Ma a riscattare le carenze formali e le ingenuità psicologiche interviene un’immaginazione fervidissima, capace d’inventare personaggi dall’eroismo esaltante, intrecci ricchi di azione e di suspense, ambienti e atmosfere dal forte colorito esotico.

Fonte: Enciclopedia della Letteratura, Garzanti 2007

Lo stagno dei caimani e altri racconti perdutiEmilio Salgari – Curatore: M. Sartor, C. Gallo – Bompiani – Collana: Tascabili narrativa – Anno edizione: 2018 – Pagine: 192 p., ill. , Rilegato – ISBN: 9788845296765 – € 12,00

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Francesco Tiberi, L’arte di cavalcare il vento – 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Francesco Tiberi, L’arte di cavalcare il vento

96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Francesco Tiberi - L'arte di cavalcare il vento - 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Descrizione

Jacopo, più spesso chiamato l’Errante, e Porthos, l’inseparabile cagnone francese, battezzato a quel modo non certo perché esperto di duelli ma per doti fisiche… non banali: due figure che portano con loro un intero mondo, quello della provincia ma anche quello del disinganno.
Libro ricchissimo, scritto in un linguaggio creativo e, al tempo stesso, quasi picaresco, contiene verità così profonde e generosamente profuse, che spiace di non poter citare a profusione esoltanto dopo un’impossibile scala di preferenze: “necessità di parola cruccia esclusivamente gli umani: agli esseri davvero grandi non serve mentire”. “Nulla è più provinciale, per un provinciale, che ripudiare il suo provincialismo”. E, bellissima: “Non vantava diritti l’animale falciato da un paraurti? E i suoi piccoli? Ciechi, braccati, rintanati al freddo, non
avevano ragione d’invocarne il ritorno? Di avere accesso ad acque pulite, boschi e prati dove spaziare?”

Francesco Tiberi vive a Tolentino (Macerata). Laureato in ingegneria, scrive da oltre dieci anni. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle principali riviste letterarie italiane (“Inchiostro”, “Ellin Selae”, “Osservatorio Letterario”, “Inverso”, “Storie”…). Nel 2010 è uscita una sua antologia intitolata Fumo Acre. L’arte di cavalcare il vento è il suo primo romanzo edito.

L’arte di cavalcare il vento – Francesco Tiberi96 rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Il lato inesplorato – Anno edizione: 2018 – Pagine: 308 -EAN: 9788899783631 – € 15,00

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Morena Zuccalà e il suo “Protocollo di simulazione”: undici racconti per un romanzo tra fantasia e realtà – recensione di Iannozzi Giuseppe

 

PROTOCOLLO DI SIMULAZIONE

Undici racconti per un romanzo tra fantasia e realtà

Morena Zuccalà

di Iannozzi Giuseppe

Protocollo di simulazione -Morena Zuccalà - 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni

Nella postilla a Il nome della rosa, Umberto Eco scriveva: «Si fanno libri solo su altri libri e intorno ad altri libri. […] I libri parlano sempre di altri libri e ogni storia racconta una storia già raccontata. Lo sapeva Omero, lo sapeva Ariosto, per non dire di Rabelais o di Cervantes.» Checché se ne dica, le storie che oggi scriviamo non potranno non far rifermento ad archetipi e romanzi creati, nel corso dei secoli, da mille e più autori; e Morena Zuccalà, autrice di Protocollo di simulazione (96, rue de-La-Fontaine Edizioni), ne sa ben più di qualcosa. Gli undici racconti che sono in Protocollo di simulazione sono legati tra di loro da un sottile ma ben resistente fil rouge: la fantasia incontra la realtà affinché autore e lettore scoprano o ritrovino se stessi. La realtà è data da spunti autobiografici abilmente mascherati, la fantasia da tutto ciò che abita nell’anima dell’autrice. Ne La tempesta, che da molti è ritenuta l’ultima opera di Shakespeare, il bardo metteva in bocca a Prospero queste parole: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.» (da “La tempesta”; Prospero: atto IV, scena I.) In Protocollo di simulazione, l’autrice ci ricorda che è proprio così, e ce lo dice con parole sue: «Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero io gli ordina di volere.» (da “Protocollo di simulazione”; Il tempo verticale, pag. 72)

Morena ZuccalàTutto ha inizio quando viene al mondo Fantine. La bambina porta sempre con sé un ombrellino giallo. A chi le chiede perché lo apre anche con il sole, lei spiega che solo così è possibile «sentire la forza del vento dal mare, quello che asciuga l’anima.»
Si è detto che Protocollo di simulazione accoglie undici racconti, ed è così, ma è anche vero che i racconti concorrono a formare un romanzo breve, dove l’explicit si ha nel decimo racconto, mentre l’undicesimo è più che altro una preghiera rivolta ai lettori: «Ti chiedo un ultimo sforzo. […] Ti chiedo l’ultimo sforzo di ascoltare queste parole che ho raccolto per te, perché ti sono grata. […] Non capita tutti i giorni di riuscire a prendere il volo, di afferrare quella dose di coraggio nascosto nel posto più introvabile che c’è […] Ti sono grata, perché il desiderio di condividere con te queste pagine mi ha resa più coraggiosa.» (da “Protocollo di simulazione”; Ultimo, pagg. 83 – 84)

Tra gli autori che maggiormente hanno influenzato la scrittura e la sensibilità artistica (e umana) di Morena Zuccalà spiccano Hermann Hesse e Jack London, che in Protocollo di simulazione vengono chiamati in ballo, con stile più che mai icastico, per diventare dei veri e propri mentori e indicare così la via da seguire a chi l’ha persa o l’ha dimenticata. Il lupo della steppa di H. Hesse e Martin Eden di J. London sono due romanzi chiave per Morena Zuccalà, sono difatti essi il perno e l’ago magnetizzato della sua bussola.
Alcuni racconti presenti in Protocollo di simulazione si ammantano di un’aura magica, forse riconducibile alla lettura di autori quali i fratelli Grimm, Nathaniel Hawthorne, Guy de Maupassant, Luigi Capuana, Italo Calvino.

Protocollo di simulazione di Morena Zuccalà è allo stesso tempo una raccolta di racconti e un romanzo compiuto e finito. Indipendentemente dal modo in cui si leggerà questo lavoro, sarà possibile ricavare una morale o più di una, come: nessuno è un numero per una catena di montaggio, ognuno di noi può trovare il coraggio di cui ha bisogno, chi sogna sa volare per abbracciare la libertà di essere.

Morena Zuccalà, classe 1976, ha pubblicato Protocollo di simulazione. Gestisce 96, rue de-La-Fontaine Edizioni.

Protocollo di simulazione – Morena Zuccalà96 rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Il lato inesplorato – Anno edizione: 2017 – Pagine: 92 p. – EAN: 9788899783518 – € 10,00

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Montserrat Caballé, addio al soprano

Montserrat Caballé, addio al soprano

(Barcellona, 12 aprile 1933 – Barcellona, 6 ottobre 2018)

Montserrat Caballé

Ascolta How Can I Go OnFreddie Mercury & Montserrat Caballé

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