Nelle deserte oasi della mia malattia mentale

Nelle deserte oasi della mia malattia mentale

ANTOLOGIA VOL. 199

Iannozzi Giuseppe

Chatterly

– Valeria Chatterly Rosenkreutz –

LADY CHATTERLY

E pensare, pensare
che eri bambina,
che fra le dune del Sahara
giocavi e ti nascondevi;
uscivi poi dall’ombra,
lasciando libera di volare
una risata piccina picciò

Pensare, pensare
che il miele colle mani lo pescavi
nelle quasi deserte oasi
della malattia mia mentale;
tremante mi scoprivi a spiare
dei dervisci la danza immortale,
e felice ridevi, e bene ridevi
mentr’io piangevo sale
per chissà quale
paura o commozione

Pensare, pensare
che di te persi le tracce e le trame;
e ti ritrovo oggi qui,
vindice e bella più che mai
E piano mi racconti d’un altro Egitto,
di come in bellezza hai sconfitto
le icone che non eran sacre

E pensare, pensare
che più non serve pensare
or che di mille anni vecchio io
In silenzio, a mani giunte, sto;
a gambe incrociate,
quasi uguale a un jinn,
Madonna, davanti a te resisto,
e per un po’ ancora esisto

INNAMORATI

Quando mi dicesti
che non potevi amarmi più
Quando mi ricordasti
che non mi sopportavi più,
una lacrima soltanto
a scendere piano piano giù
L’anima però mi tradiva
e annegava sempre più
a fondo, sempre di più

Sì, tu la vedesti morire
la mia vita in te
E io vidi la tua ridere
di dolore per me

Così le anime ci tradirono
perché ancora innamorati
e teneramente disperati
Perché ancora disperati
e fortemente innamorati

ACQUA SOTTO I PONTI
(quella bambina)

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro,
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente-veloci
specchio d’un cielo bigio
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o no

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
e sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

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Paolo Fresu Ft. Uri Caine – Si dolce è il tormento

Paolo Fresu Ft. Uri Caine – Si dolce è il tormento

Un omaggio a uno dei madrigali più importanti e conosciuti di Claudio Monteverdi, registrato da Paolo con l’utilizzo di una registrazione esclusiva del pianoforte di Uri Caine.

Paolo Fresu

Paolo Fresu Ft. Uri Caine – Si dolce è il tormento

https://www.youtube.com/watch?v=6vnybkvRnq8

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In una nuvola di capelli svegliami

In una nuvola di capelli svegliami

ANTOLOGIA VOL. 198

Iannozzi Giuseppe

Modigliani - Christina

TRA PENSIERI E SOGNI

Mi spancio
all’ombra d’un salice piangente
spogliando il giallo d’un crisantemo,
cercando l’illuminazione
fra le ombre e il frusciare del vento,
nel mezzo dell’erba alta carezzata
e subito piegata; non una voce risuona,
l’intorno si allarga, valica montagne
ricordi e donne; resiste il pensiero
che sono vivo, ed allora dormo,
spengo l’essere vigile, affronto il sogno.

COME MILAREPA
(versione alternativa)

Come Socrate,
come Mila Thöpaga,
meglio o di loro peggio,
i refusi dell’esistenza d’allora
nel cumulo delle inutilità
uno a uno li ho gettati

Se sono cambiato,
se non sono più io,
puoi dirlo tu; ma sempre,
sempre m’accompagno a me
con una scarpa sì e una no

“Ancor t’amo, ancor t’amo”
all’insistenza del vento ripeto;
e all’eco mia distorta faccio il verso
ché dottore non è titolo da amare,
quello di giullare, sì

Come Socrate quasi giusto e santo,
come Mila Thöpaga quasi assassino,
e con una sola scarpa sempre e in ogni caso;
e scalcagnato, amor mio, sempre di più
Sempre di più

NUDI PETALI DI DONNA

Quel tuo bel seno sodo
Quelle tue gote un po’ rosse
Quelle tue gambe lunghe eleganti
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti fa la corte

Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per dare dispiacere
a quell’uomo che oserà toccarti con un dito

Quella tua lingua rosa e delicata
La tua schiena perfetta elegante
e quel tuo fondoschiena da favola
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti fa la corte

Tutto in te, tutto in te conduce al peccato

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Il grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald – Traduzione di Fernanda Pivano – Einaudi

Francis Scott Fitzgerald

Il grande Gatsby

Traduzione di Fernanda Pivano

Il grande Gatsby - Fitzgerald

L’essenzialità, la finezza descrittiva e la nitidezza del procedimento narrativo (la storia è raccontata attraverso il punto di vista di Nick, vicino e amico di Gatsby), la creazione sapiente di personaggi indimenticabili hanno fatto ormai di questo romanzo un punto fermo, un “classico moderno”. Lo scenario è quello dei frenetici anni Venti, di cui Fitzgerald stesso e la moglie Zelda furono favolosi protagonisti tra New York, Parigi e la Costa Azzurra. Attraverso le sue feste brillanti e stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, il “grande Gatsby”, il misterioso, affascinante e inquieto protagonista, non mira tuttavia che a ritrovare l’amore di Daisy. Ma è possibile ricatturare il passato? Il sogno di Gatsby diventa emblema di un sogno di assolutezza, come l’originario “sogno americano” di un Mondo Nuovo, che, come ogni sogno di purezza astratta, la realtà frantuma e disperde. Una descrizione spietata e partecipe del mondo fastoso e frivolo degli anni Venti nelle pagine indimenticabili dello scrittore simbolo della “generazione perduta”.

«Parlò molto del passato, e ne dedussi che cercava di ritrovare qualcosa, forse un concetto di se stesso che era scomparso nell’amore per Daisy. Da allora la sua vita era stata confusa e disordinata; ma se poteva ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto da capo, sarebbe riuscito a scoprire qual era la cosa che cercava…»

Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) è considerato uno fra i maggiori autori dell’Età del jazz e, per la sua opera complessiva, del XX secolo. Di Fitzgerald Einaudi ha pubblicato Tenera è la notte (1973 e 1990), I Taccuini (1980) e Il grande Gatsby (2011).

Il grande GatsbyFrancis Scott Fitzgerald – Traduttore: Fernanda Pivano – Einaudi – Collana: Einaudi tascabili. Scrittori – Pagine: 164 p. – ISBN: 9788806219147 – € 10,00

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Il bastardo. Capitolo quindici

Il bastardo

Iannozzi Giuseppe

Ogni riferimento a persone esistenti
o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

fratello e sorella

Capitolo quindici

Aleksej è stato chiaro, fin troppo.
Non dovrei credergli, ma sarei davvero un coglione se volessi illudermi che non sia come Aleksej ha spiegato. Carla aveva un fratello: Aleksej. Non me lo aveva mai detto.
“Carla aveva un fratello: io. Non ha detto a te. Io nato da una relazione – come dite voi? – fuori dal matrimonio. La distanza e il tempo non sono riusciti a separarci. Abbiamo tenuto vivi i collegamenti e Carla alla fine ha deciso di stare dalla nostra parte. Questo tu non potevi immaginare, René.”
Non potevo.
Quanti segreti nella vita di quella donna; e dei suoi genitori morti nel tentativo d’incontrare Viktor A. Juščenko.
Non ci si può fidare di una donna, in nessun caso, neanche quando la strappi dalla strada. Mi do dello stupido per non aver indagato più a fondo nel passato di Carla. Mi sono adagiato nell’idea che fosse una puttana e basta, una che la dava via, una con un passato difficile e morta lì. Ammettere oggi il mio errore non serve.
Aleksej non lo sa se è vero che sua sorella aspettava un figlio e nemmeno sa se l’abbia mai dato alla luce. Sa però più di me e non si fida di un fascista, di me.

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Sull’Isola dei Morti ascolto Rachmaninov

Sull’Isola dei Morti ascolto Rachmaninov

ANTOLOGIA VOL. 197

Iannozzi Giuseppe

Buddha

ALLA FINE SARAI IL PRIMO!

Tutti dicono
“Sopporta fino alla fine
e sarai tu il primo!”
Tutti ripetono
quello che sentono giù in strada

Non mi piace il gioco che fanno
Spiego loro che “la Fine
che mi propongono
l’ho già battuta troppe volte”

Tutti dicono
Solo io fuori dal coro dico
che ne uccide più la fama
che il mestiere di vivere

Ragliano,
come somari ragliano
E sono io da tempo così stanco
di sentir fischiare parole
fra un vuoto di io
e un abisso di Dio

0.

Sogno la tua allegria,
quella naturale tua gioia
E lo so
che non m’appartiene

Però se mi sorridi
mi sorride il cielo
di giorno e di notte

Se un Dio c’è
è soltanto nel tuo sorriso

Soltanto
nel tuo bacio
non dato

I.

Voi avete vinto tutti i premi,
avete preso tutto a piene mani
Con spirito spazzo via le briciole
rimaste davanti all’uscio di casa
Non m’interessa la grandezza,
solo tendo alla grassezza:
come Buddha

II.

Riposa la coccinella
entrata chissà come
nel fumo del mio incenso;
penso (a) una poesia,
la lascio volar via
cedendo al sonno

III.

Sull’Isola dei Morti
ubriaco ascolto Rachmaninov
Concilio il pensiero moscovita
con la musica della pioggia
che mi lava la testa

IV.

In pieno è stata colpita
la vecchia quercia da un fulmine
L’eco del gong dal Monastero
si diffonde giù lungo la valle:
i pellegrini della Grande Città
ancora una volta sono tornati
a rubare il sorriso di Buddha

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Tornare indietro

Tornare indietro

Tornare indietro,
far fuori Plutarco,
le vite parallele,
l’influenza dei caratteri
in positivo
o in negativo

Tornare
a un perfetto niente
che non conosceva
né il Bene né il Male

Tornare
a scaccolarsi il naso
per il piacere
di respirare vuoti d’aria

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

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Il Naso rosso. Psicologia e pedagogia del clown – Alessandra Farneti – Dehoniane

Il Naso rosso. Psicologia e pedagogia del clown

Alessandra Farneti

Dehoniane

Il naso rosso - Alessandra Farneti - Dehoniane

Descrizione

Se di fronte a qualcuno indossiamo il naso rosso, anche solo per gioco e per pochi minuti, ci accorgiamo subito del suo effetto. Abbandonando la nostra identità per un po’, possiamo scoprire nuove forme di comunicazione e una diversa immagine di noi, forse meno entusiasmante, ma più vera, e con la stessa spontaneità dei bambini riusciamo ad avvicinare gli altri senza aspettative e pregiudizi.
Erede del buffone e del giullare, il clown ne mescola sapientemente gli intenti e ne purifica il messaggio. Egli esprime una sua psicologia ed è in grado di suscitare una pedagogia che può prendere la forma del gesto terapeutico nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri e persino nelle aziende. Perché talvolta, rinunciare a prendersi troppo sul serio può risultare un esercizio molto utile per diventare più leggeri.

Sommario

Dedicato a Fellini e a papa Francesco.  Introduzione.  I. Un po’ di storia.  II. Comicità e umorismo.  III. L’arte del clown.  IV. Clown al servizio del sociale.  V. La clownerie come strumento di formazione.  VI. I corsi di formazione.  VII. Scuola, ospedale, carcere e azienda.  Conclusioni.  Bibliografia.

Note sull’autore

Alessandra Farneti ha insegnato Psicologia dello sviluppo nella Facoltà di Scienze della formazione della Libera Università di Bolzano e ha diretto due corsi di alta formazione sul clown al servizio della persona all’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: Elementi di psicologia dello sviluppo. Dalle teorie ai problemi quotidiani (Carocci 1998), Insegnanti e bambini. Idee e strumenti per favorire la relazione (con Alessia Cadamuro, Carocci 2008) e Scarpe gialle per girare il mondo a testa in giù (Libreria universitaria.it 2013).

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Il Naso rosso – Alessandra Farneti

Il Naso rosso. Psicologia e pedagogia del clownAlessandra FarnetiDehoniane – Collana: P6 Lapislazzuli – Pagine: 184 – ISBN: 9788810559567 – € 15,00

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Si raccontava la Fine e adesso è arrivata

Si raccontava la Fine e adesso è arrivata

ANTOLOGIA VOL. 196

Iannozzi Giuseppe

La fine del tempo - by Valeria Chatterly

LA FINE DEL TEMPO

Queste pesanti campane di piombo
che da mane a sera
l’una contro l’altra battono
dell’uomo segnano
il destino la fortuna e la caduta
Non dire che non le senti
La frusta di Satana piega e piaga le schiene,
si tingono di rosso i fiumi e straripano i mari
Spezza gli scogli la bianca schiuma,
alta si leva sino a incontrare
dei cieli la furia

Era da così tanto tempo
che si raccontava la Fine
e adesso che è arrivata
non uno che si tenga in piedi,
tutti in ginocchio
con il coraggio nelle mutande
a pregare per la piccola loro vita
vissuta fra cotidiani razzismi
e immani soprusi

Ha esposto il ciabattino bene in vista
il cartello in bottega: “Il meglio in saldo
molto prima del previsto”
A titolo gratuito
l’azzeccagarbugli di turno dispensa consigli,
mentre i predicatori giù in strada urlano
che non ce la farà nessuno
Lo scrittore alla moda invano cerca
la sua copia della Bibbia
fra mille volumi, per una vita intera
nell’indifferenza martirizzati
E come un diavolo
Hendrix suona la sua Fender Stratocaster,
e quasi ce la fa a coprire del piombo il suono

Non dire,
non dire che non capisci
I giochi sono a un punto morto
E’ solo questione di tempo
e tutto finirà com’è stato predicato
sin dalla notte dei tempi

Allergici all’incenso,
alle candele per sempre
Domani il giorno non sarà di Luce
Son già di neri corvi i cieli
per inumane urla
La chitarra di Jimi brucia,
per l’ultima volta brucia
Nessuno ha un riparo sicuro
dove riparare le chiappe
Esultano i sette mari
mentre si ritirano le terre
Non c’è una sola spiaggia sicura
dove in santa pace poter morire

E’ il tempo dei Tempi,
cadono i templi in frantumi,
al centro si spezzano le clessidre,
perdono le ore gli orologi
e il nostro amore, Amore mio,
finisce così presto, così presto
Quanto vorrei saper piangere
una lacrima, quanto lo vorrei!

E’ il tempo dei Tempi,
predicono la morte le campane
e il nostro amore, Amore mio,
vien seppellito
Niente rimane,
non una briciola,
non una mosca
o una più colorata farfalla
– il cervello se ne va in pappa

Non mi dire
che anche tu vuoi pregare
insieme al gregge,
non mi dire che stai per cadere
in ginocchio! Restami accanto
fino alla fine, fino alla Fine
Oramai non c’è altro
che possiamo fare
Godiamoci la Fine
perché non ci sarà un’alba da vedere

NATALE DI SILENZIO

Ho bevuto tutto,
tutto d’un fiato;
e sul tavolo
la bottiglia vuota
disperata
mi taglia lo sguardo
in rosse lacrime,
mentre spazzo via
briciole di niente
col palmo della mano

Poi sol più inghiotto
il nero della notte
per dar magro corpo
all’ultima cena

Ed è già il Natale
al silenzio uguale

DIMMI

Dimmi dove hai seppellito
il mio sogno, quello
che da bambino stringevo
al petto per mortificare
la paura
Dimmi dove hai seppellito
il mio giorno migliore, quello
che non ho ancora vissuto
E dimmi, dimmi dove sei tu,
dove ti sei nascosta,
se in mezzo a mille ore di ombre
o al centro d’una luce accecante

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Potere e conflitto religioso nel nord dell’Africa – Raúl González Salinero – Graphe.it

Potere e conflitto religioso nel nord dell’Africa

Raúl González Salinero

Graphe.it

Potere e conflitto religioso nel nord dell'Africa - Raúl González Salinero - Graphe.it

Da Vittore di Vita sappiamo che Quodvultdeus occupava la cattedra episcopale di Cartagine (sede primaziale dell’Africa) quando i vandali conquistarono la città nel 439. Non ci sono dubbi che succedette al vescovo Capreolo nel governo della sede metropolitana fino a quando, dopo la morte in esilio, nel 454 venne eletto come suo successore Deogratias.

Sebbene l’invasione vandala del nord Africa assorbisse gran parte del suo impegno pastorale, non per questo nei suoi sermoni smise di prestare attenzione ai diversi pericoli interni che, secondo lui, minacciavano la sua comunità, come la rilassatezza dei costumi, la contaminazione giudaica nella pratica religiosa e le deviazioni eretiche che, a quanto sembra, costituivano pericolo costante per i suoi fedeli. L’arrivo dei barbari scosse profondamente la Chiesa cattolica, istituzione che godeva di grande ricchezza e prosperità, soprattutto dopo essere diventata più forte con la definitiva vittoria ottenuta sul donatismo. Una volta installati, i vandali imposero un regime di stampo anticattolico, i cui effetti si notarono non solo nella massiccia confisca dei beni della Chiesa cattolica a beneficio di quella ariana, ma anche in un’attiva e violenta campagna di conversioni forzate tra la popolazione nordafricana.

Il vescovo di Cartagine, insieme a tutto il suo clero, oppose una strenua resistenza facendo ricorso a una predicazione aggressiva. Quest’atteggiamento di ribellione provocò l’adozione di misure drastiche da parte delle autorità barbare, tra cui spiccava l’assoluto divieto di qualunque manifestazione «propagandistica» del dogma niceno e, alla fine, l’esilio del clero cattolico, in primis, naturalmente, di Quodvultdeus di Cartagine, massima autorità.

Il vescovo esiliato morirà poi in Campania prima del 454, non prima di aver prestato aiuto al vescovo napoletano Nostriano nella lotta contro l’eresia pelagiana e aver scritto la sua opera più importante: il Liber promissionum et praedictorum Dei. In essa includeva, ancora una volta, frequenti attacchi contro i vandali ariani (dolorosa evocazione dell’oppressione che, dal suo punto di vista, stava vivendo la propria terra natale) ed esprimeva in forma più elaborata la propria interpretazione provvidenzialista e millenarista della storia, motivata, senza dubbio, da un amaro vissuto personale.

Raúl González SalineroRaúl Gonzalez Salinero si è laureato presso l’Universidad de Salamanca (1993) e insegna Storia Antica presso la UNED di Madrid. È stato visiting scholar presso le Università di Parma, Parigi IV-Sorbonne, Bari Aldo Moro e Cambridge. Il suo campo di ricerca è quello dei conflitti ideologici, sociali e religiosi della Tarda antichità. Tra le sue pubblicazioni segnaliamo: El antijudaísmo cristiano occidental (siglos IV y V) (Trotta, Madrid 2000); Poder y conflicto religioso en el norte de África: Quodvultdeus de Cartago y los vándalos (Signifer, Madrid 2002); Biblia y polémica antijudía en Jerónimo (CSIC, Madrid 2003); Judíos y cristianos durante la Antigüedad tardía (Riopiedras, Barcelona 2006); Infelix Iudaea. La polémica antijudía en el pensamiento histórico-político de Prudencio (CSIC, Madrid 2010); Introducción a la Hispania visigoda (UNED, Madrid 2017).

Antonio Vincenzo Nazzaro (San Giorgio del Sannio – Benevento – 28 aprile 1939) è professore emerito della Università di Napoli «Federico II» (già ordinario di Letteratura Cristiana Antica). È Accademico dei Lincei e socio di diverse Accademie e istituzioni scientifiche, tra le quali l’Accademia Pontaniana; l’Accademia Properziana del Subasio; la Società Nazionale di Storia Patria; l’Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti di Napoli (di cui è attualmente Socio emerito); l’Accademia Ambrosiana – Classe di Studi Ambrosiani. Cavaliere dell’Ordine di S. Gregorio Magno è anche Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Ha al suo attivo molte pubblicazioni sulla letteratura giudaico-ellenistica (Filone), quella cristiana greca (Origene e Basilio) e latina (Tertuliano, Ambrogio, Girolamo, Agostino, Giuliano d’Eclano, Quodvultdeus).
Ha studiato anche san Gerardo Maiella; Carducci; Pascoli; Francesco De Sanctis e Vladimir Zabughin. Attualmente si occupa di dialetti campani.
Federica Domenica Barreca è nata a Castrovillari (Cosenza). Dopo gli studi classici si laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi della Calabria. Attualmente è docente di Lingua Spagnola presso l’Educandato Statale San Benedetto di Montagnana (Padova). Ha collaborato al volume La comunità dei traduttori. Esperienze di traduzione letteraria pubblicato da Aracne Editrice. Per Graphe.it Edizioni ha curato la traduzione dallo spagnolo dell’opera Poder y conflicto religioso en el norte de Africa: Quodvultdeus de Cartago y los vandalos di Rául González Salinero.

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Potere e conflitto religioso nel nord dell’Africa

Potere e conflitto religioso nel nord dell’Africa (Quodvultdeus di Cartagine e i vandali)Raúl González Salinero – prefazione: Antonio Vincenzo Nazzaro – traduttore: Federica Domenica Barreca – Graphe.it – collana Techne [saggistica], 17 – pubblicazione 2020 – pagine: 120 – ISBN 9788893720960 – € 24,50

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Rubo la marmellata con la scusa d’esser ebreo

Rubo la marmellata con la scusa d’esser ebreo

ANTOLOGIA VOL. 195

Iannozzi Giuseppe

Marilyn Monroe

ISABELLA

a Isabella Difronzo

Il ciuffo, il ciuffo tuo biondo,
quello è sempre più ribelle,
e non sono io bravo
a fare battute
che facciano ridere
o riflettere un poco
E non sono neanche
più buono a scrivere poesie,
con o senza un senso

Ho provato a buttar giù
una lacrima o due di profumo
per montarmi la testa,
ma solo ho dato fondo ai pochi spicci
che m’erano rimasti in saccoccia,
e lo Chanel n. 5 al Greenwich Village
non lo considerano affatto
un fatto di cultura,
non lo trovi sottobanco

La tentazione sarebbe una,
quella di cantarti una canzone
tentando d’esser gaio
come un cantante della Motown,
ma se lo facessi nutro tema
che finirei male, come Woody Allen
che cerca di rubare la marmellata
con la scusa d’essere ebreo
e d’aver tanto sofferto in gioventù
E tu lo sai che sono
claustrofobico e ipocondriaco:
in un’Aula di Tribunale,
poco ma sicuro, ci morirei
E sai bene anche
che per far poesia
non basta andare a capo
e poi dichiarare al mondo
“Questi sono miei, versi miei,
e i rutti, pure quelli, sì!”

Rose in dono non posso,
sei sposata giù da un bel po’,
e di farmi scassinare il naso
da quel gorilla di tuo marito
non se ne parla proprio

Non vedo che una soluzione,
darmela a gambe levate;
sono in ritardo pazzesco,
ho dimenticato il giorno esatto
del tuo compleanno,
e adesso rischio pure di perdere
il pullman per il Messico,
la mia sola speranza di salvezza!

POESIA E TROMBA D’ORO

Nessuna nuova,
si sta
e basta.
In cielo aerei volano,
io non li vedo bene
però lì sento
mentre bucano
nuvole un po’ così e così
Sotto i miei piedi
pochi,
davvero pochi
vermi,
e tutti, al meglio
delle loro striscianti possibilità,
si coprono il muso

La tromba d’oro di Chet
tiene compagnia ad Allen,
ed è qualcosa che sa
di poesia jazz e blues
Dirai che non è
una poesia d’amore
Ti dirò che entrambi
amarono il loro buco di culo,
e tu non saprai
che rispondere,
& forse penserai
“Ha dato
finché ha potuto,
così adesso ha dato
di matto e di brutto”
Hai mai visto
Allen piangere Neal?
Hai mai pianto
per Chet volato giù
suicida?

Nessuna nuova
Si sta,
e la notte sa
d’essere profonda
e vuota di promesse

SCOMPOSTA NUDITÀ

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

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Il pendolo di Foucault – Umberto Eco – La nave di Teseo

Il pendolo di Foucault – Umberto Eco

La nave di Teseo

Umberto Eco - Il pendolo di Foucault

“Bisogna saper distinguere occultismo da esoterismo. L’esoterismo è la ricerca di un sapere che non si trasmette se non per simboli, sigillati per i profani. L’occultismo, invece, che si diffonde nell’Ottocento, è la punta dell’iceberg, quel poco che affiora del segreto esoterico. I Templari erano degli iniziati, e la prova è che, sottoposti a tortura, muoiono per salvare il loro segreto. È la forza con cui lo hanno occultato che ci fa sicuri della loro iniziazione, e nostalgici di ciò che essi avevano saputo. L’occultista è esibizionista.”

Il pendolo di Foucault – Umberto Eco

«… questo romanzo magico sulla magia, questo romanzo misterioso sul segreto e sulla creatività della finzione, questo romanzo tumultuoso, questo romanzo luminoso su un mondo sotterraneo…» – (Jacques Le Goff, L’Espresso)
«Il messaggio del suo libro, se letto – come bisogna fare – come un libro sui misteri della fine del XX secolo, potrebbe anche voler dire che la storia da lui raccontata non è ancora finita…» – (Alberto Asor Rosa, La Repubblica)
«… come in un ricchissimo Alice nel paese delle meraviglie per adulti che hanno conservato le angosce dell’infanzia…» – (Furio Colombo, La Stampa)
«Da quando ho cominciato a leggere Il Pendolo di Foucault non sono più uscito di casa: ho, per così dire, sospeso la vita.» – (Ferdinando Camon, Il Giorno)
«Sono convinto che un giudizio serio su quest’opera (che è comunque straordinaria, anche a prima lettura) può essere dato solo se si tien conto della continuità di una linea critico-teorica che ha continuato a maturare nell’arco di trent’anni.» – (Antonio Porta, Corriere della Sera)

Questo romanzo si svolge dall’inizio degli anni sessanta al 1984 tra una casa editrice milanese e un museo parigino dove è esposto il pendolo di Foucault. Si svolge dal 1943 al 1945 in un paesino tra Langhe e Monferrato. Si svolge tra il 1344 e il 2000 lungo il percorso del piano dei Templari e dei Rosa-Croce per la conquista del mondo. Si svolge interamente la notte del 23 giugno 1984, prima in piedi nella garitta del periscopio, poi in piedi nella garitta della statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi. Si svolge la notte tra il 26 e il 27 giugno dello stesso anno nella stessa casa di campagna che Jacopo Belbo, il protagonista, ha ereditato da suo zio Carlo, mentre Pim rievoca le sequenze temporali di cui si è detto sopra. In sintesi: tre redattori editoriali, a Milano, dopo avere frequentato troppo a lungo autori “a proprie spese” che si dilettano di scienze occulte, società segrete e complotti cosmici, decidono di inventare, senza alcun senso di responsabilità, un Piano. Ma qualcuno li prende sul serio.

Umberto Eco

Umberto Eco

Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017).

Il pendolo di FoucaultUmberto EcoLa nave di Teseo – Collana: Oceani – Anno edizione: 2018 – Pagine: 790 p., Rilegato – ISBN: 9788893446419 – € 13,00

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Grazie per tutti i problemi che mi hai dato

Grazie per tutti i problemi che mi hai dato

ANTOLOGIA VOL. 194

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

IL SORRISO DI DIO

Sono tornato per ricordarti
che per farmi bello agli occhi tuoi
ho sfidato Dio e il suo sorriso.

Sono tornato per ricordarti
che ho affrontato le onde del Destino,
mettendo sul piatto mille uomini sconfitti
per dimostrarti il mio valore.

Sono tornato,
ma tu continui a non apprezzare
nessuna delle mie imprese.
E solo questo conta
quando la fine d’un amore.

20

E i tuoi vent’anni
andati
nella confusione
dei tuoi tanti amanti
e nei loro canti.

E non sapere
chi è amore.

COME SEMPRE

Come un assassino,
oggi a farti i conti
è il destino.

Come un vestito
lo indosserai;
ma ti dirai insoddisfatta,
come sempre del resto.

AL POETA

Al poeta
non domandare
se la poesia poesia,
quale il significato.

Al poeta
non chiedere
chi è.

ERAN IERI I LIBRI

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

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Sognò d’esser l’Illusione dell’Umanità

Sognò d’esser l’Illusione dell’Umanità

ANTOLOGIA VOL. 193

Iannozzi Giuseppe

pagliaccio

SEI ANDATA

Sei andata
senza uno scongiuro
né un addio
in un bacio
o in una lode sperticata

Spericolata
sempre lo sei stata
Certo non immaginavo
potessi prenderti bene
per un Mattia coi soldi
e la medaglia al valore
al petto bene appuntata

NON UN DOLORE

Andasti via nella coda del tuo occhio,
reggendo il filo d’un aquilone
e il suo vento.

E, in cielo, non un dolore.

FRA LE TUE BRACCIA

Quando sera si fa,
muoio fra le tue braccia:
sono un soldato.

SONNAMBULI

Di tutte le gioie cantate all’alba,
che rimane? Questa pallida luna,
aspettando un altro tramonto,
rosso, uguale a umana eternità
che sin troppo bene conosco
e che non m’affida libertà,
né voglia di spendere o spiare
sulle lancette il batter lento,
monotono del tempo – del sogno

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Salvatore Natoli – L’ Uomo dei dolori – Dehoniane

Salvatore Natoli – L’ Uomo dei dolori

Dehoniane

Salvatore Natoli - L' Uomo dei dolori

Descrizione

Il dolore che viene rappresentato nella Via Crucis è fortemente implicato con l’iniquità poiché è il giusto che muore a causa del male inflittogli da altri uomini. La Via dolorosa è dunque un’allegoria della nostra condizione e la potenza del messaggio cristiano non si limita a premiare il giusto, ma a perdonare e trasformare il cattivo. Gesù non ha tolto il dolore dal mondo uccidendo il colpevole, ma ha mostrato agli uomini l’iniquità mostrandosi come vittima innocente. Così Gesù manifesta il divino che c’è nell’uomo. In questo senso, anche senza risurrezione, il cristianesimo resta paradossale e anche un non credente si può sentire cristiano.

Sommario

I. Dolore patito, dolore inflitto. II. Crucifixus etiam pro nobis. III. Tu sei re?  IV. Ecce homo.  V. Eritis mihi testes.  VI. Exinanivit: oltrepassarsi aprendosi agli altri.

Note sull’autore

Salvatore Natoli è stato a lungo professore di Filosofia teoretica all’Università Milano-Bicocca. Tra i suoi libri recenti Scene della verità (Morcelliana, 2018), L’animo degli offesi e il contagio del male (Il Saggiatore, 2018) e Il fine della politica (Bollati Boringhieri, 2019).

ACQUISTA DALL’EDITORE

L’Uomo dei dolori – Salvatore Natoli

L’Uomo dei doloriSalvatore NatoliDehoniane – Collana: F11 Le ispiere – Pubblicazione: 24 febbraio 2020 – Pagine: 80 – ISBN: 9788810569191 – € 9,00

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