NON SERVIRÀ PREGARE

NON SERVIRÀ PREGARE

Iannozzi Giuseppe

giovani monaci tibetani

TI PERDO E T’AMO
(versione inedita)

Ti perdo e mi scordo d’essere qui nudo,
brutto e divino, un coglione in amore
Ti perdo, tiro giù i santi e sputo veleni
Ma tu non torni, né chiedi perdono a dio
Tu hai sempre avuta una e una parola sola
E la luna e il sole girano nell’assurdo vuoto
del tuo sorriso d’angelo sbiadito
E io ti ricordo ancor bagnata di lacrime
che respingevi il mio abbraccio… il bacio

Ti perdo ogni dì fino a tagliarmi le vene
E ogni giorno piange luce che non è luce
da un cielo di sole nuvole, da un cielo cieco cieco
Così ritrovo per terra le mie orme scalze,
nello specchio occhi pieni di sorte e morte
E in corpo tanta, tanta voglia di gridare
E nell’anima tanta voglia di dirti “puttana”,
ma t’amo e non c’è altro che questo sogno
che è appena di ieri – il dolore e l’amore
Ti perdo… mi scordo di vivere, e sì, t’amo

T’amo e ti perdo, non sai nemmeno quanto
Ti perdo e t’amo, come un uomo piango
Ti perdo e t’amo, t’amo e rimpiango, ti perdo…
piantando casino, urlando e santificando il tuo nome
Ti perdo, ti perdo… e nei pugni stretti a sangue
soltanto vento cenere e rabbia, perché ti perdo
a ogni momento un po’ di più ricordando
la tua carezza e lo schiaffo sul mio viso di cera,
bianco

Quanto t’amo, quanto ti perdo, era solo ieri
Ti perdo e inciampo, un completo disastro
E tu non torni, né chiedi perdono a me o a dio
E la luna e il sole girano nell’assurdo, e io nudo

Quanto t’amo! E ti perdo e t’amo ogni giorno
Mi scordo però di vivere: è che t’amo, è che t’amo
anche se è sol più un sogno di sudore al mattino

Ti perdo e mi scordo d’essere qui all’inferno
E tu non torni, resto nudo, ti chiedo perdono
Tu non torni, tu no, tu no, non torni al dolore…

DISTENDERE LE ALI

Distendere le ali in cielo
per volare al di sopra
E poi d’improvviso il Divino
in un raggio di sole sugli occhi
E veloce veloce giù, sempre più giù
fino a che morte sfaldi
il sogno piccolino creduto immortale

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MANUTENZIONE STRAORDINARIA SUL BLOG

MANUTENZIONE STRAORDINARIA SUL BLOG

A causa di alcuni problemi strettamente tecnici, alcuni post sono online ma senza le immagini. Occorrerà ricaricare centinaia di immagini, lavoro che non può essere svolto dall’oggi al domani, lavoro che peraltro ha un costo mica da ridere, per cui, d’ora in poi, sul mio blog caricherò solo quei files utili ai miei post e basta.

A buon intenditore poche parole.

Giuseppe Iannozzi

manutenzione straordinaria

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Lo stiamo facendo nudi senza la Luna (Omaggio a Bukowski alla mia maniera)

Lo stiamo facendo nudi senza la Luna

Omaggio a Bukowski alla mia maniera

Iannozzi Giuseppe

Bukowski

TI HO SCOPERTA NUDA

Nel nostro letto ti ho scoperta nuda
Gli occhi languidi puntati su me
La bocca dischiusa in un sorriso
Non potevo sbagliare mira
Così colpevole, così nuda per me
non lo sei mai stata

Ho lavorato tutto il santo giorno
Mi sono spezzato la schiena
sotto il sole e i colpi d’una nera frusta
Ho maledetto il padrone
Ho tenuto duro, ho stretto i denti
e la rabbia perché ti sapevo mia

E ora torno e ti trovo con quel sorriso
Come se niente fosse
mi chiedi della mia giornata
Mi inviti a prendere un caffè in cucina
Non pensi neanche a coprirti,
mi lasci vedere che non sei così fedele
come mi ero illuso

Se solo non ti amassi,
se solo non lo sapessi
che sei tutta matta, sarebbe già finita
da un pezzo questa sporca storia di avvilimenti
Saresti sotto il sole a fare compagnia ai corvi
Con il collo spezzato, appesa a un robusto ramo,
spegneresti il vespro con la tua ombra penzolante

Se solo non fossi strafatto della tua stessa farina!

Così colpevole, così nuda per me
non lo sei mai stata
Non potevo proprio sbagliare, perdonami

Non potevo sbagliare mira,
è bastato un colpo
per togliermi dalla tua vista,
per togliermi dalla testa la tua pazzia
e regalarti la mia ultima rosa di sangue

CHAMPAGNE PER QUESTA APOCALISSE

Amore, ho dimenticato il tuo cuore sul cuscino
E’ successo prima che potessi rendermene conto
Ma questa vita è meravigliosa, ogni giorno una rosa

Oh Amore, com’è stato facile, com’è stato…
Questa vita è meravigliosa, ogni giorno un colpo
Amore, in un attimo tutto è stato messo a tacere

Amore, te lo devo dire con una frase fatta
Sei fatta per me, ti ho pensata e così esisti
Perché fuggi da me allora, perché non ti arrendi?

Oh Amore, com’è stato facile spegnere le luci
Com’è stato divertente sparare alle stelle
e soffocare le risate in una coppa di champagne

Sei, sei stata fatta per me e un altro ti ha presa
Ci credo! La vita una puttana meravigliosa in rosa
che si lascia spogliare quando meno lo sospetti

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I soldi del Monopoli non bastano mai. E la poesia non serve a renderci migliori

I soldi del Monopoli non bastano mai

E la poesia non serve a renderci migliori

Iannozzi Giuseppe

Athena

APRI AL CIELO

Apri la finestra
Regina, apri al cielo
C’è il fringuello
che picchia forte
il becco sul vetro,
e il sole incurante feconda
le tue labbra di miele e séte

Apri la finestra
L’erba tutta si commuove
sotto la carezza del vento,
e tu non senti
che c’è musica nell’aria
che si spande
oltre il campanile
e ti sussurra l’avvenire

Apri al cielo,
sotto l’ombra del platano
Apri al cielo,
sotto la poesia del vólo
Apri al cielo, apri al cielo, apri il cielo
prima che ti cada in lacrime

IN SILENZIO IL TUO SORRISO

C’è la carezza del tuo sorriso
sul mio volto stanco
“E’ l’anima d’un cuore spezzato”,
ripetono gli angeli dal paradiso
“La stanchezza gioca brutti scherzi”,
fa eco la tua risata frenata a metà

Non senti anche tu
che stiamo andando alla deriva?

Mia madre sorride
per invitarmi a stare tranquillo
Qui, però, a ogni momento
l’aria si fa più pesante
La tavola apparecchiata
e i soldi del Monopoli non bastano mai
Papà ha un cancro all’anima,
ma non intende tentare una cura
Dice che passerà come la vita,
perché prima o poi capita a tutti
Poi tace e sparecchia
e si fa di nuovo silenzio intorno a me

Non senti anche tu
che stiamo sbagliando?
Non ti rendi conto
che non serve sbadigliare?

Il tuo sorriso mi spezza l’anima in due
Fra le gambe, nel tuo dolore, la raccogli tu,
anche se è solo l’anima d’un cuore spezzato
Anche se è solo la stanchezza a farmi male

Non senti anche tu
che stiamo andando alla deriva?

Mia madre è morta all’improvviso
E non me l’aspettavo proprio così presto
Mio padre è sopravvissuto
E non immaginavo proprio
che un uomo potesse tirare a campare
Ma c’è che adesso tacciono entrambi
E’ solo che prima o poi capita a tutti il paradiso
E’ solo che prima o poi capita a tutti l’inferno

Non senti anche tu
che stiamo morendo?
Non senti,
non senti quante carezze sciupate?

Oh, allora è vero!
Non posso far a meno d’averti intorno
E’ vero quello che si dice in giro
sul nostro conto

Papà aveva ragione a dire
che prima o poi capita a tutti
d’essere nel torto
e non poterne fare a meno
Ma in silenzio,
in silenzio ancora la carezza del tuo sorriso

Mamma aveva ragione
a suggerirmi di stare tranquillo:
è solo un gioco aver ragione
e non poterne fare a meno
Ma in silenzio,
in silenzio ancora la carezza del tuo sorriso

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DAI RICORDI UMILIATO E OFFESO

DAI RICORDI UMILIATO E OFFESO

Antologia che scava nel tempo

Iannozzi Giuseppe

DostoevskijSPECIALE

Ti ricordi, ricordi che ti ho amata?
Come ti ho, quanto ti ho amata?
Come una stella – diritto di credere
al Paradiso e all’Inferno; ed eravamo bravi
a incontrarci nello specchio d’un tè caldo,
ed era solo un giorno che sapeva di Marzo.
Ma così speciale che non ti pareva vera
la Mano di Dio e la sua promessa
d’un’Eternità un po’ migliore di quella
scandita dai nostri cuori nella fretta
del mio orologio in precipitosa attesa
d’un treno sottoposto alla confusione
che sempre c’è dove Partenze e Arrivi.
E come e quanto, se oggi ancora
un ricordo di me ti ricorda a Te? E quale,
oggi la tua Stazione?

L’ORIZZONTE DI VLADIMIR

in memoria di Vladimir Vladimirovic Majakovskij

constatare che è rosso il sangue e ogni quartiere
quando si fa la sera e si scioglie sui candelabri la cera
la materia dell’orrore quotidiano
la teoria del terrore proiettato nel grido vano

nel mio teatro
sotto la neve
si ammanta di fiamme ogni fiera
ci si ammala di umbratile follia
perché rosso è il sangue
perché mai bianca rimane la neve

nel mio animo
schiacciato da mille umbratili spoglie
si spoglia la carne del suo peso
della materia e della teoria
si scioglie in un orizzonte insano
nel vuoto lasciato da una pallottola

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GUARDA COM’È FACILE CADERE – Antologia di rose un po’ rosse e un po’ nere

GUARDA COM’È FACILE CADERE

Antologia di rose un po’ rosse e un po’ nere

Iannozzi Giuseppe

candle and roses

ESSERE PENSIERO

Posso far parte dei tuoi pensieri?
Posso essere il pensiero
che al mattino ti sveglia e ti accarezza
come fossi un petalo d’un fiore raro?
Posso esser così,
semplicemente una carezza
che seduce
e di cui non puoi fare a meno?

Amica mia, sei leggera
come le foglie della vita
che dai rami si staccano
e lasciano nudo il tronco
all’esposizione dell’autunno

Ti accontenti di così poco
Ma sei vera, vera più d’un attimo,
più del disegno leggero della sensualità
Così sol ti chiedo, posso esser il tuo pensiero,
quello che amerai pensare da mane a sera?

RAPITE NEL PALLORE

Rapite nel pallore furono quelle rose
che ci vestirono di vitali dolori e colori,
quando morte per sempre ci avvolse
nel prepotente suo abbraccio d’amore

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SOGGETTO A MOLESTIE SESSUALI (LEI, LA NINFOMANE)

SOGGETTO A MOLESTIE SESSUALI

Lei, la ninfomane

Iannozzi Giuseppe

assassina

Cerca di prendermi sotto.
Un’auto, una delle tante. Ma con a bordo una donna, sulla trentina.
La riconosco. Una faccia come la sua non si dimentica, non con facilità. Mi odia perché non sono andato a letto con lei. Non è però questo l’unico motivo.

Un giorno squilla il telefono e io alzo la cornetta.
Dice di volermi intervistare per il suo giornale.
Le chiedo il nome del giornale.
Rimango con l’orecchio attaccato alla cornetta.
Mi risponde.
Il nome del giornale non mi dice niente. Mai sentito nominare né mai letto in vita mia.
“E’ una testata underground”, mi spiega. “E io sono una giornalista molto affermata”, aggiunge.
Non le credo. Ha la voce d’una tuttofare. Sibila quando parla.
Dovrei rigettare l’invito e invece acconsento a incontrarci.
Mi dà appuntamento nel suo ufficio, per il giorno dopo.
Riappendo e accendo una sigaretta senza filtro, e subito mi sbatto sul divano. Come minimo 40 gradi all’ombra. Ho le mutande incollate alle palle tanto sono bagnate. Si suda e basta, non c’è tempo né forza per fare altro.
Mi addormento con la sigaretta in mano e subito cado in un incubo di gatti epilettici e ninfomani anoressiche.

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Il sogno di un malato terminale

Il sogno di un malato terminale

Iannozzi Giuseppe

malato terminale

Nevica. Li intravedo attraverso la finestra i fiocchi cadere. Il giardino dell’Ospedale San Giovanni dev’essere un sudario bianco, vergine. Quand’ero più in forze, mi sedevo su una panchina a osservare le foglie rapite dal vento dell’autunno. Oggi nevica forte e morirò. Il tumore ha avuto la meglio. Non è servita la chemio, né l’operazione al cervello. Il maledetto si è riformato più forte e aggressivo. Non ho vissuto granché. Venti anni sono pochi per chiunque. Pelle e ossa, e questo cancro che pesa più del magro corpo che lascerò in eredità alla putrefazione.
Dicono che c’è un Aldilà. Non ci credo perché sono qui, nell’aldiquà, e la testa mi esplode in milioni di schegge di dolore. E’ questa l’anima che ho, un’anima corrotta dal cancro e che a breve cesserà di esistere. Se mi fosse concesso di vivere, anche così, malato, con l’anima a pezzi, non esiterei, accetterei. Non c’è però modo di tenermi in vita.

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POTETE SCOMMETTERCI LE PALLE

POTETE SCOMMETTERCI LE PALLE

Iannozzi Giuseppe

business woman

Amica mia, se tu sapessi! Anch’io piango. Non ti dico quanti borborigmi sono costretto a soffrire, a digerire; e come e quanto le ginocchia mi fanno giacomo giacomo. Maledizione! Che ragazza sciagurata che ho: manco il caffè al mattino. Un poveruomo che deve mai fare per avere un caffè caldo? Sì, lo so, scendere giù al bar e farselo preparare da quel solito tipaccio coi baffi da vecchio leccaculo stalinista. Mio dio! Alla faccia della dolcezza. Certi baffi ti svegliano molto meglio – e duramente – di qualsiasi caffè.
Non si può fare questa vita.

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Addio per sempre da qui all’eternità – Antologia poetica

Addio per sempre da qui all’eternità

Iannozzi Giuseppe

SILENZIO DI RASOIO

Vivo anch’io
il bisogno
di parole dolci
che mi facciano
cadere in ginocchio
con la faccia
spremuta
sul pavimento

Più non reggo
il lamento mio
e quello più lungo
degli stranieri
A lungo
dai miei occhi
le cascate del Niagara,
e il deserto
dell’anima mia
non è mutato

Più non ho parole
che siano di giustizia
Se i giorni ancora così
le labbra taglio via
con un colpo di rasoio
E in silenzio
il mio amen

TI SANTIFICA O TI CONDANNA L’AMORE

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda
e non gliene frega niente

Ti santifica o ti condanna l’amore
Togli a un uomo la donna che ama
e tutto gli avrai tolto; togli a una donna
l’uomo che dice d’amare alla follia
e solo gli avrai tolto un cuscino,
solo l’avrai salvata da una bugia,
da una telenovela di battute ripetute

Non parliamo d’amore,
non così, a cuor leggero:
già lo fanno in troppi
tirando su ospedali di parole,
ospedali quasi belli ma fragili,
fragili di menzogne,
di vanità quasi mai educate
e denudate

Non parliamo d’amore,
non così,
non per l’eccitazione
d’una sbronza,
d’una stupida poesia

Non parliamo d’amore,
non così,
non per un inganno di cipria,
per una composizione barocca
che si consuma in Fa minore

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda e sbanda
e dove va poi a sbattersi,
se in cielo o in un postribolo,
non lo puoi indovinare tu

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Il meglio dell’amore per l’amore

Il meglio dell’amore per l’amore

Iannozzi Giuseppe

Henri de Toulouse-Lautrec - In Bed

Henri de Toulouse-Lautrec – In Bed

ROSA NEL DESERTO

Han scavato le cieche lacrime
la dura roccia millenaria;
resiste però la Rosa nel Deserto,
miraggio per poeti dimenticati,
per quanti patria
e affetti han sacrificato nel Niente
da Oriente a Occidente vasto,
impossibile da sognare o segnare
E ronza un moscone all’Ultimo Bar:
mano a un vuoto bicchiere, in gola
un’arida goccia di gin butta giù
prima che sia l’ira del dolce jinn
ad arrestargli il pomo d’Adamo
mentre in sconosciute vie di periferia
la Ruota della Fortuna tentano gli orfani
nel fumo di Mosca subito seppellendosi
E sulla scrivania attende la Remington
che infine giunga un perfetto nessuno
a sbloccare il carrello, il colpo finale

QUESTA NOTTE CONTA

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime

A piedi nudi o no
ho percorso strade
che portavano dappertutto,
ma mai lontano
Ho commesso degli sbagli,
cercando d’allontanare
la tentazione dell’amore

Ho visto donne spogliarsi subito
e altre rivestirsi dopo due minuti
perché la Luna spiava la loro bellezza
E lo ammetto, con occhio curioso
ho spiato tutto ciò che era proibito
E questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
E lo ammetto, sono caduto,
ancora una volta sono caduto
al centro d’un miracolo:
nel peccato dell’amore

Come il Siddharta assumo il bello,
faccio mia la posizione del Loto,
e rigetto il buio che si nutre di sé;
ma quando stanco di pensarmi santo
sveglio le gambe,
sveglio l’uomo e il suo cuore
per amare ancora,
per essere peccatore fra i peccatori
Per essere un eroe fragile fragile

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
Davvero non c’è altro da sapere
per far brillare l’anima mia quaggiù,
dove nella mia condizione io sto
Dove nella mia condiziono io do

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WHOO-HOO! VACANZA, VACANZA…

WHOO-HOO! VACANZA, VACANZA…

WHOO-HOO! VACANZA, VACANZA...

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GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA – 1 poesia inedita e altre storie

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

1 poesia inedita e altre storie

Iannozzi Giuseppe

giglio

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

(inedita)

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

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HELIOS, IL MONDO CHE CAMBIA

HELIOS, IL MONDO CHE CAMBIA

di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

Helios

Mi siedo e guardo dalla finestra.
Anche se la nostra terrazza è lussureggiante di fiori e arazzi, siamo sicuramente intrappolati dentro di noi. Già dall’alba la calura si spande sopra il giardino, sbianca i fiori, gli conferisce un colore, per così dire, appassito, e fa presto l’erba a perdere la sua freschezza, quasi volesse diventare paglia. Soltanto una camera, di tanto in tanto, riceve un po’ d’ombra. Helios fa fin troppo bene il suo dovere, porta in alto il suo carro di fuoco e il cielo lo illumina e lo riscalda: forse non vede che l’azzurro è bucato, o forse gliene frega niente, perché siamo stati noi, noi uomini a rovinare tutto con l’inquinamento. Fa il suo lavoro Helios perché così gli è stato comandato da un’autorità che sta più in alto di lui. Da oriente a occidente si muove, spunta delle montagne i ghiacciai, e giorno dopo giorno prosciuga fiumi e torrenti. Si specchia Helios sul mare che subito si scalda ma troppo davvero; e si frangono le onde contro scogli e faraglioni, non è però felice il mare inquinato com’è, e agonizzano le tante creature marine che, forse, noi non vedremo mai. È di un blu sporco il mare, di un blu che non è bello, che non è più quello che un Dio, o chi per esso, pensò all’inizio dei Tempi.

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Favola di due talpe che si vogliono bene

Favola di due talpe che si vogliono bene

Iannozzi Giuseppe

Talpa

a Isabella Difronzo,
per il suo sorriso,
questa favola dolce dolce

Due talpe condividevano da sempre la stessa tana. Di tanto in tanto capitava che, per movimentare la loro monotona vita, bisticciassero.
La talpa femmina amava stuzzicare il suo compagno: “Che cosa stai facendo?”
Strizzando un po’ gli occhi ciechi, aggiustandosi sulla punta del naso gli inutili occhiali da vista, lui le rispondeva: “Sto cercando la Parola Perfetta.”
“E’ una vita che la cerchi, e non l’hai ancora trovata”, lo rimproverava lei.
“Non l’ho ancora trovata, perché tu mi stai sempre addosso.”
Ogni volta che sentiva queste parole, la talpa femmina si indispettiva, metteva su un faccino un po’ triste e un poco arrabbiato, dopodiché menava un veloce scappellotto sulla testa del compagno.
Ogni giorno era così. Le due talpe si volevano un gran bene, ma avevano davvero pochi motivi per distrarsi, così litigavano per gioco, per non darla vinta alla quotidianità che li avrebbe voluti sotterrati in una noia di giorni tutti uguali.
Un giorno però le due talpe litigarono sul serio.
“Tu cerchi sempre la Parola Perfetta e a me dedichi poca o nulla attenzione. Ti par giusto?”
“Tu sei talpa e pure io lo sono, ma non è giusto.”
“E perché non sarebbe giusto?”
“Perché talpa è un nome adatto a una femmina, e io sono un maschio”, si inalberò il compagno della femmina.
“Non è un buon motivo per trascurarmi. Se non hai tempo per me, puoi pure fare le valigie e andartene da questo buco”, gli disse lei a muso duro.
Sentendosi offeso, trattato male, il compagno della femmina, con voce dolente, sol disse: “Non è giusto che mi tratti così.”
“Non è colpa mia se tu non mi vuoi bene.”
“Ti voglio bene”, disse lui con convinzione, anche se già sentiva un dolore mai provato prima scavargli dentro al cuore.
“Lo dici a parole, a parole soltanto, e spendi tutto il tuo tempo dietro alla ricerca della Parola Perfetta”, lo rimproverò lei, pentendosi quasi subito d’esser stata così dura, forse temendo che lui potesse davvero fare le valigie e andarsene.
“Ti voglio bene”, disse di nuovo lui con convinzione, nonostante sentisse fin troppo bene il dolore che, sempre più a fondo, gli scavava nel cuore.
“Anche se volessi crederti, non me lo dimostri mai il bene che dici di volermi.”
“Ti voglio bene”, ripeté lui per la terza volta.
“Non sai dire altro!”, lo attaccò lei.
“Dico quello che sento”, si difese lui, e non aggiunse altro.
“Ti odio!”, gridò la talpa femmina.
Questo non se lo sarebbe mai aspettato dalla sua compagna, no davvero! Il compagno della talpa, suo malgrado, fu costretto a rispondere alla femmina che anche lui la odiava.
Come fossero arrivati a questo punto, le due talpe non lo sapevano. Stavano giocando o stavano facendo sul serio? Non lo sapevano. Si fecero tristi tristi, e non si dissero più una parola fino a sera fatta.

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SCRIVERE LIBRI. Editing professionale alla portata di tutti

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Riccardo Calimani, Giacomo Kahn – Gli Ebrei tra storia e memoria – Prefazione di Luigi Nason – Dehoniane edizioni

Riccardo Calimani – Giacomo Kahn

Gli Ebrei tra storia e memoria

Prefazione di Luigi Nason

Dehoniane edizioni

descrizione

Nonostante la civiltà e la cultura europea affondino le radici nella tradizione ebraico-cristiana, le vicende del popolo ebraico e le sue esperienze accumulate nell’arco di alcuni millenni sono poco conosciute. Attorno alla figura dell’ebreo, ancora e nonostante il tragico passato – o forse proprio a causa di esso – si aggirano i fantasmi del pregiudizio o del sospetto. Eppure il pensiero elaborato dai rabbini e dai filosofi ebrei è molto originale e fecondo; il mondo ebraico è ricco, articolato, spesso contradditorio e solo attraverso la conoscenza se ne possono cogliere gli aspetti apparentemente paradossali. «Essere ebrei – scrivono Riccardo Calimani e Giacomo Kahn – è doppiamente difficile: è difficile essere se stessi, è difficile essere accettati. È un problema stimolante che offre motivi di riflessione. Costanti e sempre nuovi».

sommario

Prefazione (L. Nason).  Premessa (R. Calimani – G. Kahn).  I. Il pregiudizio.  II. «Non ti si chiamerà più Giacobbe, ma Israele» (Gen 32,29).  III. L’antisemitismo e la persecuzione.  IV. Scomparire o rimanere se stessi? Figure di intellettuali ebrei (G. Kahn). 1. Albert Einstein.  2. Sigmund Freud.  3. Theodor Herzl.  4. Karl Marx.  5. Marcel Proust.  6. Umberto Saba.  7. Italo Svevo.  V. Shoah, la Giornata della memoria (R. Calimani).  Bibliografia.  Indice.  Indice tematico.  Indice dei riferimenti biblici.  Indice dei testi della tradizione ebraica.  Indice dei nomi.

Riccardo Calimani ha lavorato alla Rai per circa trent’anni come giornalista, funzionario, dirigente e infine direttore della sede regionale del Veneto. Autore di numerosi saggi storici sulla storia dell’ebraismo, ha ottenuto il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1986), il Premio Tobagi (1996) e il Premio Europeo della Cultura (1997). Ha insegnato nelle Università di Viterbo e Ca’ Foscari di Venezia.

Giacomo Kahn, direttore della rivista mensile Shalom, il principale giornale dell’ebraismo italiano, ha lavorato per grandi aziende italiane: Fiat Auto, Alitalia, Iri, Anas. Ha insegnato alla Scuola di Giornalismo Luiss, l’Università Europea e l’Università degli Studi Internazionali di Roma.

Luigi Nason, presbitero e biblista, fa parte dell’Associazione italiana per lo studio del giudaismo e per EDB è curatore della collana «Cristiani ed ebrei», dove ha pubblicato di recente L’attesa del mondo che viene (con Fernanda Vaselli, 2015).

Riccardo Calimani, Giacomo KahnGli Ebrei tra storia e memoria – Prefazione di Luigi Nason – 1ma edizione: luglio 2017 – Pagine: 328 –  Dehoniane edizioni – Collana: B17 Cristiani ed ebrei – EAN: 9788810207147 – € 27,50

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Ken Follet – Bad Faith, Cattiva fede – traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri – Dehoniane edizioni

Ken Follet – Bad Faith, Cattiva fede

Traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri

Dehoniane edizioni

Ken Follett - Bad Faith - cattiva fede - EDB

L’essere nato in una famiglia gallese appartenente a una denominazione protestante particolarmente rigorosa ha segnato in maniera indelebile il rapporto di Ken Follett con la religione. Il giovane Ken iniziò a trasgredire le ferree regole del puritanesimo non appena possibile. Questa la cattiva fede, bad faith, che caratterizza la sua giovinezza e che è stata raccontata in questo libro. Sarà all’università, dopo il confronto con Platone, Cartesio, Marx e Wittgenstein, che si ritroverà infine ateo, anzi, ateo arrabbiato. Ma qualcosa ultimamente è cambiato…

Il volume è disponibile anche in e-book italiano-inglese e solo inglese.

sommario

Prefazione (A. Zaccuri).  I. Ken Follett. Cattiva fede.  II. Ken Follett. Bad Faith.

note sull’autore

Ken Follett è uno dei più famosi giallisti britannici della storia.  Nato a Cardiff (Galles) nel 1949, scrivere romanzi è per lui inizialmente un hobby, finché nel 1978 La cruna dell’ago lo rende celebre in tutto il mondo. Non ha mai fatto mistero della sua avversità per il cristianesimo. Nel 2010 fu firmatario, assieme ad altre 54 figure pubbliche, della lettera aperta al The Guardian contro la visita di stato di Benedetto XVI nel Regno Unito.

Ken Follett – depliant in pdf   

Ken Follett – sito ufficiale

https://ken-follett.com/

Ken FollettBad Faith, Cattiva fede – Traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri. Con il testo inglese – Pagine: 80 – Dehoniane edizioni – Collana: P9 Lampi sezione: Lampi d’autore – ISBN 9788810567586 – prezzo: Euro 7,50

Booktrailer:

Il giovane Ken Follet​t​, educato a un rigido puritanesimo, ne trasgred​ì le ferree regole fino a divenire un ateo arrabbiato. Nel raccontare questa bad faith, svela come il suo atteggiamento religioso sia poi cambiato: «Mi sono bastati tre anni per diventare ateo, ma ho speso il resto della vita per ritrovare, grazie a un improbabile girotondo, una qualche forma di spiritualità.»

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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