Hermann incontra la grandezza di Dio – racconto completo da “Il male peggiore. Storie di scrittori e di donne” di Iannozzi Giuseppe

Hermann incontra la grandezza di Dio

di Iannozzi Giuseppe

Hermann Hessse - disegno a matita, punta morbida - di Iannozzi Giuseppe

Hermann Hessse – disegno a matita, punta morbida – di Iannozzi Giuseppe

Nel corso del suo lungo peregrinare, un giorno che il sole era alto e caldo più del solito, il Siddharta trovò riparo in quella che credeva essere un’oasi di pace.
Sorridendo, con il cuore ancora ebbro del sapore di Kamala, si dispose con animo quasi lieto a riposare animo e corpo all’ombra di certi alberi secolari, le cui verdi fronde creavano un tetto naturale.
Con la schiena a ridosso d’un albero, al riparo sotto l’ombra, il Siddharta prese a pregare nella posizione del loto. Non gli riusciva però ancora di sollevare dal cuore la stretta delle gambe di Kamala, che sul suo seno l’aveva stretto, lasciando che i suoi lombi penetrassero nel fiore della sua femminilità. Sospirando cercava di rivolgere l’attenzione all’Ātman; tuttavia anche il pensiero dell’amico Govinda, perso chissà dove, gli sfiancava lo spirito distraendolo.

Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni il FoglioLa sera non tardò a presentarsi specchiandosi in riflessi sanguigni sullo specchio dello stagno. Il Siddharta, pur non volendolo, era caduto in un sonno vuoto di sogni; a risvegliarlo fu il gracidare delle rane. Aveva le membra intorpidite per aver sonnecchiato nella posizione del loto: si stirò con discrezione, quasi temesse d’esser osservato, dopodiché sciolse le gambe e si tirò su in piedi. Le rane gracidavano e il Siddharta, per un momento, invidiò la loro ottusa placidità. Avvertiva i morsi della fame, ma inghiottì la vuotezza dello stomaco e concentrò il pensiero sull’intorno, sulla natura, sulle sue mille meraviglie nascoste. Avrebbe voluto scoprire quali animali si rifugiavano fra l’erba, in mezzo alle fronde cariche di foglie e frutti: non ci riuscì. Gli ci volle poco per comprendere che il suo cuore ancora batteva forte per Kamala, che la desiderava più di ogni altra cosa, più della santità che si era ripromesso di raggiungere.
Combattuto fra l’amore carnale e la santità, il Siddharta sollevò un “oh” di protesta quando avvertì d’esser stato punto da alcune zanzare. Il prurito lo distolse dai suoi pensieri, subito conducendolo in uno stato di irritazione. Suo malgrado sbottò: «Accidenti!». Prese poi a grattarsi nel vano tentativo di mitigare il prurito, che invece aumentò.

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Guillaume Musso – La ragazza di Brooklyn – La nave di Teseo

Guillaume Musso – La ragazza di Brooklyn

La nave di Teseo

Guillaume Musso - La ragazza di Brooklyn - La nave di Teseo

Raphael – un giovane scrittore di successo, ora in crisi creativa, e ragazzo padre – da sei mesi ha una relazione con Anna. Anna è bella, dolce, intelligente, eppure nasconde qualcosa. Durante un weekend d’amore in Costa Azzurra, a sole tre settimane dal loro matrimonio, Raphael non riesce a trattenersi e, con insistenza, chiede ad Anna dettagli sul suo passato. Anna, esasperata, mostra a Raphael un’immagine dalla galleria fotografica del suo tablet, urlando: “Vedi questo? L’ho fatto io.” Raphael inorridisce alla vista di quella immagine e fugge via.
Un gesto di cui subito si pente. Ma al suo ritorno, Anna non è più lì. Raphael la cerca sul cellulare, che risulta spento. Torna a Parigi, dove spera di ritrovarla, ma Anna non è a Parigi. Raphael la ama, è pronto a perdonarle tutto. Ma deve ritrovarla. Chiede aiuto a un suo amico, ex poliziotto, Marc Caradec. Insieme perquisiscono la casa di Anna, ma il buio diventa ancora più profondo, e il mistero sempre più denso: nell’appartamento trovano 400.000 euro in contanti e due carte di identità false. Dunque Anna, forse, non è Anna; e le reticenze della donna sulla propria vita non erano senza motivi; e quell’immagine, spaventosa, rimane, per Raphael, una delle poche tracce da seguire per scoprire la verità sulla persona che ama.
Guillaume MussoDopo il successo mondiale di Central Park, Guillaume Musso torna con un nuovo thriller, un’avventura
inarrestabile tra la Costa Azzurra, Parigi e New York; ma La ragazza di Brooklyn è anche una storia d’amore folle, e il ritratto di una donna enigmatica che rimarrà
a lungo nell’immaginario del lettore.

Guillaume Musso è l’autore francese più letto al mondo. I suoi libri sono tradotti in 40 lingue e da anni è considerato uno dei più importanti scrittori di noir, grazie al successo di romanzi come Il richiamo dell’angelo e Central Park (Bompiani, 2014). Dal suo thriller fantastico L’uomo che credeva di non avere più tempo è stato tratto il film Afterwards con Romain Duris e John Malkovich.

La ragazza di BrooklynGuillaume Musso – Traduttore: Sergio Arecco – La nave di Teseo – Collana: I delfini. Best seller – Pagine: 435 p., Brossura – ISBN: 9788893441803 – € 14,00

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Paola Biribanti  – Il caso Filiberto Mateldi – Prefazione di Gianni Brunoro – Graphe.it – In libreria il 25 gennaio

Paola Biribanti  – Il caso Filiberto Mateldi

Misteri, futurismi e immagini
di un grande illustratore del Novecento

Prefazione di Gianni Brunoro

Graphe.it

In libreria il 25 gennaio

Paola Biribanti  - Il caso Filiberto Mateldi - Graphe.it

Il 25 gennaio del 1882 nasceva a Roma Filiberto Mateldi.

Vignettista satirico tra i più mordaci degli anni Venti, arbiter elegantiae sulle riviste di moda dell’Italia bene degli anni Trenta, illustratore di punta di una pietra miliare della letteratura per l’infanzia come La Scala d’oro UTET, cartellonista innovativo, scenografo, attore presso alcune tra le più importanti compagnie del primo Novecento e capocomico della Compagnia del Teatro Futurista, Filiberto Mateldi è stato un talento multiforme. Indefessamente attivo, in Italia e in Argentina, fino alla morte prematura, nel 1942.

Il caso Filiberto Mateldi non è solo la prima monografia interamente dedicata a uno dei massimi disegnatori italiani, ma un riferimento imprescindibile per i dati biografici e professionali su di lui.

Tra le immagini contenute nel libro ci sono anche fotografie inedite di Brunetta Mateldi (la seconda moglie di Filiberto) e Mateldi insieme, tutte provenienti dalla collezione privata degli eredi. È pubblicata anche una lettera di Lucio Ridenti (giornalista di moda, cronista teatrale, fotografo) a Mateldi, dove si parla della patinatissima rivista “Dea” e degli screzi con Marcello Dudovich (uno dei Maestri dell’Illustrazione di moda in Italia e non solo), palesemente geloso di della crescente notorietà di Brunetta e di quella già di Mateldi.

L’autrice nella sua minuziosa ricerca scopre anche che Mateldi, prima di Brunetta Moretti, aveva avuto un’altra moglie: Ada Mantero, attrice di cinema (muto), morta in giovane età, ma presente in diverse pellicole e attrice con Mateldi nella Compagnia del Teatro Futurista da lui fondata: il film più importante a cui la Mantero prese parte, Le nozze di Figaro (Luigi Maggi, 1913), è stato da poco restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è visionabile dal sito web del museo.

Paola BiribantiPAOLA BIRIBANTI è nata a Terni nel 1977. Dopo la laurea in Storia dell’Arte, ha operato per alcuni anni nel settore editoriale. Giornalista con la passione per il disegno e l’illustrazione, scrive su riviste di settore. Ha pubblicato: Boccasile. La Signorina Grandi Firme e altri mondi (Castelvecchi,2009; II edizione aggiornata, Castelvecchi,2019), L’ironia è di moda. Brunetta Mateldi Moretti, artista eclettica dell’eleganza (Carocci, 2018)e, insieme a Bruno Prosdocimi, Prosdocimi. La vita è un gioco: Topolino, umorismo, figurine, Tv (Iacobelli, 2018).

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Paola Biribanti – Il caso Filiberto Mateldi

Paola BiribantiIl caso Filiberto Mateldi – sottotitolo: Misteri, futurismi e immagini di un grande illustratore del Novecento – prefazione di Gianni Brunoro – Graphe.it Edizioni – collana: Pecile [saggistica], 4 – pagine: 168 – 1ma edizione: gennaio 2021 – ISBN: 9788893721189 – € 24,50

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Lo rimandi al mittente (Ho smesso di leggere schifezze)

Lo rimandi al mittente

(Ho smesso di leggere schifezze)

a cura di Iannozzi Giuseppe

illustrazione di Riccardo Lenski

Iannozzi Giuseppe - ... cappuccino, pioggia, Petronio ... - by Riccardo Lenski

me ne sto buttato sul divano ad ascoltare Wagner e nell’intanto mi godo la compagnia di Heinrich Wilhelm von Kleist. fuori c’è il sole ma non ho voglia d’incontrare cessi d’umanità.
il citofono squilla. fingo di non essere in casa. squilla di nuovo. rovina l’armonia. comincia a prudermi il naso. quando vengo disturbato accade sempre. mi gratto la testa, facendo volare un po’ di forfora. dovrei tagliare barba e capelli, e lavarmi soprattutto. il citofono insiste.
Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterarioalzandomi abbandono Kleist sul divano e rispondo al citofono.
“c’è un pacco.”
“chi lo manda?”
“c’è un pacco per lei Signor K.”, dice la voce dabbasso.
“chi lo manda? si può sapere, sì o no?”
“lo vuole il pacco?”
“il mittente, per cortesia, può dirmelo?”, insisto.
“non lo so… è pesante…”
“lo rimandi indietro.”
“le ho detto che è pesante…”
sbuffo. mi passo le zampe sulla faccia sporca di barba.
“d’accordo, d’accordo… vengo a vedere”, acconsento alla fine.
il postino è un ometto piccolo ed è vecchio, sulla via della pensione. regge un pacco quasi più grosso di lui.
“ce ne ha messo”, mi rimprovera. “questo è suo…”
“mi faccia vedere il mittente…”

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Hank e Petronio

Hank e Petronio

a cura di Iannozzi Giuseppe

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

una bella giornata, cioè calda e noiosa.
non avevo impegni, né soldi in tasca per scommettere sui cavalli.
da tempo non inviavo poesie o racconti alle riviste per racimolare qualche dollaro.
il sole alto e nemmeno una femmina in giro per casa. niente banconote verdi e vino rosso quindi niente donne. per questo decisi d’andare al cimitero, a trovare le tombe, a sorridere ai loro sorrisi immortalati, perfetti nell’odore della morte.
quel giorno non c’era anima viva, nemmeno la solita vedova inconsolabile. mi teneva compagnia una copia sgualcita di Petronio Arbitro che avevo deciso di portare con me. con Petronio fra le mani mi calai in una fossa scavata e lasciata aperta a morire di noia. Petronio e io prendemmo posto nella fossa, fra la terra fresca. avessi avuto un paio di bottiglie sarebbe stato quasi perfetto.
un venticello leggero soffiava fra le fronde degli alberi proiettando sull’erba folta, tra una tomba e l’altra, ombre sinuose.
di malavoglia presi a leggere Petronio:

Perché guardate me con fronte aggricciata, o Catoni,
e censurate un’opera di inedita schiettezza?
Qui ride la grazia ilare d’un parlar puro,
e la lingua verace riporta quello che fa il popolo

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario…poi me lo sbattei sulla faccia affinché mi chiudesse la vista del sole.
dormivo pesante quando sentii fare il mio nome da una voce.
“Hank!!!”
“diavolo…”, farfugliai mezzo addormentato.
“Hank, non hai qualcosa per me?”
quando aprii gli occhi e mi disfai di Petronio non c’era nessuno.
il sole era calato di poco.
mi alzai in piedi, guardandomi intorno sicuro di non scorgere fantasmi o persone; ed infatti il cimitero era lì, immobile, sol di tanto in tanto accarezzato da qualche ombra e da qualche foglia strappata dal vento.
sbadigliai forte. la noia mi possedeva ancora, e non c’era modo di levarmela.
mi accomodai di nuovo nella fossa. Petronio la sapeva lunga, ma non quanto me: mi sparai una sega e tornai a dormire con l’uccello fuori dai pantaloni.

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi –  Il Foglio letterario – pagine: 190 – ISBN 9788876066177 – prezzo: € 14,00

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Pioggia dorata

Pioggia dorata

a cura di Iannozzi Giuseppe

Charles Bukowski

“Hank, mi spieghi una cosa?”
bofonchio, non tengo voglia di spiegare. ho cestinato non so quante poesie, facevano schifo. il cestino è pieno di cartastraccia.
sul divano lei mugola, fa la gatta.
“sputa, bambola!”
“le donne le tratti sempre così, come le cose che scrivi?”
mi accendo una sigaretta, l’ultima che ho.
“sì”, butto lì sacco sperando d’essermela cavata, ben sapendo che il brutto è solo all’inizio.
“sì, lo so che per te è così… il punto è che non capisco perché lo fai.”
“perché mi piace farlo, ecco perché… non è difficile da capire.”
“le tue poesie…”
“quella è merda…”
“che brutto linguaggio!”
Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterariomi scappa da ridere e da pisciare anche: “non parlano di te, non ti preoccupare.”
tiro fuori l’uccello dalle mutande. Giulia mi fissa con una strana luce negli occhi.
“non ora, bella… devo pisciare”, faccio io guardandola nuda sul divano di tarme.
“perché non mi pisci in bocca, Hank!”
mi prende l’uccello in bocca. non credevo che una donna potesse prendere tanta roba e inghiottirla come niente fosse. mi lascio andare, lei beve, è assetata. mai fatta una cosa del genere, è la prima volta che una me lo prende in bocca non per un per un semplice pompino. penso che di sicuro è malata, ma va bene lo stesso. quando ho finito, lei sembra quasi delusa e la cosa mi dà un tremendo fastidio.
“Hank, com’è buono il tuo piscio…”, mugola mentre si lecca le labbra con la lingua. non contenta mi lecca l’ano. è fuori di testa e non sarò di certo io a dirglielo.

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Shantaram – Gregory David Roberts

Shantaram – Gregory David Roberts

Shantaram - Gregory David Roberts - Neri Pozza

Incipit

Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro. Fra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscii a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto. Ma quando non hai altro, stretto da una catena che ti morde la carne, una libertà del genere rappresenra un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita.

Il bus della scalcagnata Veterans’ Bus Service, una compagnia di veterani dell’esercito indiano, è appena arrivato al capolinea di Colaba, la zona di Bombay dove si concentrano gli alberghi a buon mercato. Greg è il primo a mettere piede sul predellino e a farsi largo tra la folla di faccendieri, venditori di droga e trafficanti d’ogni genere in attesa davanti alla portiera. Ha una chitarra a tracolla, un passaporto falso in tasca e un turbinio di pensieri ed emozioni in testa.
Nel tragitto dall’aeroporto a Colaba ha pensato di essere sbarcato in una città dopo una catastrofe. Davanti ai suoi occhi si è spalancata una distesa sterminata di miserabili rifugi fatti di stracci, fogli di plastica e carta, stuoie e stecchi di bambù. In preda allo stupore, Greg ha visto donne bellissime avvolte in stoffe azzurre e dorate incedere a piedi nudi in quella rovina, e uomini dai denti candidi e dagli occhi a mandorla, bambini dalle membra incredibilmente aggraziate. Ovunque, poi, aleggiava un odore acre e intenso. Quell’odore in cui, a Bombay, fiuti di colpo l’aroma del mare e il metallo delle macchine, il trambusto, il sonno, la lotta per la vita, i fallimenti e gli amori di milioni di esseri umani.

Shantaram

Gregory David Roberts è nato a Melbourne, in Australia, nel 1952. Scappato da un carcere di massima sicurezza, si è rifugiato in India dove ha trascorso dieci anni. Dopo la pubblicazione e lo strabiliante successo di Shantaram, ha tenuto numerose conferenze, in giro per il mondo, sul tema della giustizia sociale. Dal 2004 si è ritirato dalla vita pubblica per dedicare il suo tempo alla famiglia e alla scrittura.

ShantaramGregory David Roberts – Traduttore: Vincenzo Mingiardi – Editore: Neri Pozza – Collana: Le tavole d’oro – Pagine: 1184 p., Brossura – ISBN: 9788854500570 – € 23,00

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L’uomo che vendette il mondo (Ziggy Stardust)

L’uomo che vendette il mondo

di Iannozzi Giuseppe

David Bowie - Ziggy Stardust

Si abbottonò il cappotto e uscì di casa. In strada faceva freddo: la nebbia mattutina faticava a levarsi di torno, ma il lavoro, per quanto non gli piacesse, non poteva essere rimandato.

Si aggiustò il nodo della cravatta e finalmente si decise a bussare. Alla porta venne una signora né bella né brutta, solo insignificante. Era strana. Bastarono due chiacchiere e quella gli spalancò la casa invitandolo a entrare, ad accomodarsi. Sembrava una donna insignificante anche nel poco residuo cervello che le era rimasto nella scatola cranica: questa l’impressione che l’uomo ne ebbe di primo acchito.
Tirò fuori il catalogo del piano editoriale e lo stese sotto gli occhi della donna. Poi le allungò la mano presentandosi: «Ziggy Stardust!».
La donna gli sorrise ebete, poi raccolse la mano di Ziggy nella sua bofonchiando qualcosa fra imbarazzo e scolastica civetteria.
«Maddalena», ripeté Ziggy per sincerarsi d’aver capito bene il nome della donna. «Un gran bel nome.»
Maddalena arrossì d’un rossore pallido.
Il più era fatto: per Ziggy sarebbe stato un gioco da ragazzi rifilare a quella donna almeno mezzo catalogo dell’Editrice Opzione.

L’Editrice Opzione era nata e si era fatta strada nel corso degli anni grazie a piazzisti come Ziggy, uomini senza scrupoli che odiavano il loro lavoro ma che non erano capaci di abbandonarlo su due piedi. Gli editor erano tipi foschi: pareva quasi non invecchiassero mai nonostante gli anni. Tutti si dicevano sinistrorsi, ma si sapeva in tutti gli ambienti editoriali e critici che in realtà era più giusto definirli sinistronzi. Nel giro di pochi anni avevano pubblicato decine e decine di libri, arrivando a piazzare sul mercato qualcosa come ottocentomila pezzi all’anno.
Ziggy, più d’una volta, aveva visto coi suoi occhi gambe allargate e culi alla pecorina dati agli editor: le giovani autrici non disdegnavano di farsi fottere pur di pubblicare un melenso libello, che poi sarebbe stato reclamizzato come l’evento editoriale dell’anno; e gli uomini con velleità artistiche pur di vedere il loro nome in copertina, se dotati di danaro e amicizie, non ci pensavano su due volte a far passare sottobanco una grassa bustarella. Una sola volta Ziggy aveva provato a leggere un libro dell’Editrice Opzione: dopo dieci pagine già ronfava adagiato sulla poltrona, con in faccia disegnato il disgusto. Non era mai stato un uomo di forti letture, ma quando aveva sottomano una stronzata ne sentiva subito la puzza. Non gli piaceva fare il piazzista, ma se i lettori erano pronti a pagare per simili stronzate, il suo era solo un lavoro come un altro, forse neanche troppo schifoso, comunque non più schifoso di quello d’un mercenario.
Ziggy non nutriva particolari ambizioni, ma non si poteva mai dire. Si era sposato una sola volta e gli era bastato. Dopo un anno il divorzio: niente di traumatico, un fatto di ordinaria amministrazione.

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Pompino e cappuccino – illustrazione di Riccardo Lenski

Pompino e cappuccino

di Iannozzi Giuseppe

illustrazione di Riccardo Lenski

Iannozzi_Giuseppe by Riccardo Lenski

E’ quasi buio. Sto tornando a casa. Qualcuno mi sta alle calcagna. Passi leggeri. Mi volto e la vedo.
“Offri me cappuccino?”
E’ una bella ragazza, non avrà più di venticinque anni. E’ una che fa la vita, ce l’ha scritto in faccia.
Il campanile della chiesa dà voce alle campane. Sono le diciannove.
“Come?”, faccio io stranito.
“Cappuccino caldo. Io fame e freddo… No regalato. Io faccio te pompino.”
Quel che dice non mi sorprende.
“Seguimi!”
Mi segue. Resta due metri buoni dietro di me.
Penso che voglia tirarmi un brutto scherzo, ma alle mie spalle avverto solo i suoi passi.
In ogni caso meglio non fidarsi.
Arriviamo di fronte a un baretto quasi anonimo.
“Io Карина. Faccio te pompino, poi cappuccino. Okay?”
“Entriamo”, taglio corto.
Per me ordino un caffè, a Karina invece dico di prendere quello che vuole.
Ordina un cappuccino. Nient’altro.
Restiamo cinque minuti al caldo, dopodiché pago le consumazioni a un barista fin troppo sornione.
Usciamo. Fuori fa un freddo che gela il culo ai passeri.
“Faccio te pompino, io brava.”
“No, niente, sta bene così.”
“Io brava”, insiste Karina. “Tu dato me cappuccino.”
“Non vale quanto un lavoretto di bocca.”
“Io fare, io mantenere promesse. Io puttana, no ladra.”

E’ una gran gnocca, quel tipo di donna che la maggior parte degli uomini non potranno mai avere se non pagando. Penso che ho il cuore troppo tenero, che dovrei farmi prendere l’uccello in bocca e basta. Penso che è giovane. Penso che la vita non è stata gentile con lei. E non posso fare a meno di pensare che nonostante la giovane età, poco ma sicuro che nella sua figa sono passate caserme e caserme di cazzi allegri e storti.
Mi passa la mano sulla patta. Stringe forte.
Mi viene duro.
E’ impossibile resistere a una topa così.
“Io fare bene, tu non preoccupare.”
Non ci pensa su e infila la mano nella patta dei miei pantaloni per toccarmelo bene.
“No, non è il caso”, biascico mezzo affannato.
“Tu frocio allora”, sbotta lei.
“No, a me piacciono le donne”, ribatto con sicurezza, quasi con cattiveria.
“Perché io a te non piacere allora? Io donna calda.”
“Non lo metto in dubbio, non lo metto in dubbio…”.
Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario“Io prendo tuo uccello in bocca adesso”, e così dicendo, in quattro e quattr’otto, s’inginocchia davanti a me manco fossi un santo.
Non c’è quasi nessuno lungo la strada, eccetto un randagio, una cagna vecchia e spelacchiata che caga.
“Non è il caso…”, cerco di farle capire con voce tremante. E, facendomi forza per non cedere all’istinto animale, aggiungo: “La notte sarà per te molto lunga e molto dura, non è il caso, capisci?”
“Molto lunga e dura”, ripete lei, lasciando scivolare due lacrime argentate lungo le gote.
“Esatto, proprio così, Karina.”
Le porgo un kleenex e l’aiuto a riconquistare la posizione eretta.
“Io no ladra”, biascica lei ingentilita. Lo ripete più volte.
“Non sei una ladra”, la rassicuro.
“Io no ladra”, ripete ancora e ancora.
“Facciamo così allora… mi dai un bacio, sulla guancia, e siamo pari.”
“Un bacio???”
“Sulla guancia.”
“Sulla guancia. Giusto.”
Mi bacia sulla bocca, come una bambina, poi sussurra: “Tu uomo buono.”
Non so che dire. Dentro di me so bene di non essere un buono, so di essere uno stupido patentato e basta.
Karina se la inghiotte un gelido crepuscolo di nebbia.
Accendo una sigaretta. Sono eccitato e turbato: una bambola così non capita tutti i giorni, no davvero.

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi –  Il Foglio letterario – pagine: 190 – ISBN 9788876066177 – prezzo: € 14,00

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Il cane della mia rabbia ha fame

Il cane della mia rabbia ha fame

ANTOLOGIA VOL. 237

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

QUANDO NON RICORDI PIÙ

Quando non ricordi più la voce
Quando non ricordi più il volto
Quando non confondi più
il nome di lei
con quello della luna,
significa soltanto che sei fuori,
fuori dal casino

Fuori, dopo la pioggia,
sotto il sole
sbocciano giovani fiori
e subito muoiono
in sorrisi sghembi

Anche tu, anche tu di me
non ricordi più un bel niente,
perché, giorno e notte, il tempo
fa fuori ogni cosa e non ne sana una
E non ne salva una

Perché, sempre, il silenzio
fa fuori ogni cosa e non ne salva una

LA PESTE

Dalle chiaviche escono
portando nella città
un breve rantolo
ma moltiplicato per mille
e mille ancora,
così che non c’è angolo
che non sia tutto uno squittio
Barcollando sulle zampette,
incerti e spossati,
una lama di luce
gli ferisce gli occhietti maligni;
poi vomitano una macchia rossa
simile a inchiostro pecioso,
e cadono sul dorso,
e immobili rimangono
fino a che un piede straniero
li calcia via o li pesta
per sporco capriccio
A centinaia tirano le cuoia,
non si fa tempo a contarli
che già un’altra carrettata
aspetta d’esser portata
fino all’inceneritore
là dove sono stati cremati
i primi infetti di peste, morti
senza neanche immaginare
quale la loro colpa
per castigo divino sì virulento

GIGLIO DI NEVE

Giglio, Giglio di Neve,
lo so, non stai affatto bene lassù,
del tuo ritaglio di cielo prigioniera
Le canzoni alla radio
le ascoltavamo ieri insieme
Ricordo quando a casa mia venivi
per declamare di Yeats una libertà
nell’esoterismo intinta
Dovevi immaginarlo
che gli Arcangeli hanno nomi indecifrabili
e che i santi pendono dalle labbra di Dio
senza dedicare una parola ai suicidi
costretti a non incontrarsi mai;
avresti dovuto immaginarlo
prima di spiccare il grande salto
dal settimo piano laggiù in periferia

Giglio, Giglio di Neve,
siamo adesso così soli e distanti,
e non sappiamo ancora chi siamo,
se mai siamo stati chiamati
a dar voce a una poesia migliore

SILENZI URLANTI

Mi lasci un po’ del tuo mare
in una risata che sa di risacca,
ma non il tuo amore
o un battito infinito
del tuo piccolo grande cuore,
e nemmeno la tua piccola bocca
Ed è questa la pena grave
che mi tocca di sopportare
già dalle prime luci,
con l’alba accosta alla finestra
che disegna ombre di malinconie,
di malinconie
mal riposte nelle tombe urlanti,
urlanti infiniti silenzi
d’amor perduto

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Aqualung, Side B. – racconto di Nadia Fagiolo

Aqualung, Side B.

di Nadia Fagiolo

Ian Anderson - Jethro Tull

Dedicato “alla mia più cara amica di lettere.”

Una nuvola doveva essersi piazzata davanti al sole: tutto si era oscurato all’improvviso. Il largo frammento di cielo che, allungando un po’ il collo, scorgeva dalla sua poltrona, era limpido e blu. Un profumo d’erba appena tagliata si propagava nella stanza. La larga parte di campo visibile dalla finestra, incorniciata dall’edera che si arrampicava rigogliosa sul muro esterno, gli evocava uno scampolo di velluto. Osservava gli steli, che si incurvavano al passaggio del vento, proprio come se una grossa mano li stesse accarezzando.
Dalla vita desiderava di più, eppure non avrebbe mai barattato la sua fattoria con nessun’altra casa al mondo. Non si sentiva poi così diverso dall’erba, o dagli alberi, o da qualsiasi essere vivente al quale sia concesso il privilegio di poter sviluppare le proprie radici in quel luogo, e a cui sarebbe rimasto legato fino alla fine dei giorni.
Il tempo stava cambiando: camuffato col profumo dell’erba, si spargeva nell’aria anche un acre sentore di muffa.
Sedeva al centro del locale. Non aveva nulla da fare, e, men che meno, gli interessava sapere se lei fosse arrivata.
Seguiva con lo sguardo gli spostamenti delle ombre sul pavimento, che, a causa della temporanea assenza di sole, risultavano appena accennate.
Il vento si faceva sempre più forte. Il crescente fruscio prodotto dagli alberi faceva nascere un truce lamento, che echeggiava persino in casa. Dal piano terra provenivano fischi assordanti, provocati dagli spifferi che riuscivano a penetrare il vecchio portone.
Serrava forte i pugni, sentiva le unghie fin troppo lunghe affondargli nei palmi delle mani. Cercava di domare un forte tremore che gli impediva di infilarsi i tappi nelle orecchie.
Respirò profondamente, socchiuse gli occhi. Immaginò di ricevere una carezza dalla sua povera nonna, l’unico gesto d’amore ricevuto durante la sua infanzia, e che gli era giunto talvolta, prima di potersi abbandonare al lungo e beato sonno, quello di cui privilegiano solo i bambini.
Non ricordava nemmeno l’ultima volta in cui aveva dormito in un letto senza interruzioni e per tutta una notte. Tuttavia sentiva di meritare la punizione che era stato costretto ad auto-infliggersi a causa dei cattivi pensieri, e di quelle sue sporche masturbazioni. Fu travolto da un’ondata d’odio verso suo padre. Se si era ridotto in quel modo, lo doveva a lui. Per fortuna, gli erano rimasti almeno i sogni.
Il respiro era tornato calmo. Le sue palpebre si erano fatte pesanti. Evocò la scena così come l’aveva lasciata al risveglio. Liberando la mente da tutti i pensieri, si abbandonò al sogno, senza opporgli resistenza. Riusciva a ricordare quelle immagini, e le vicende a esse legate, con un realismo anomalo. Godeva nell’essere catapultato in una dimensione speciale, dove il tempo assumeva un valore diverso. Si limitò ad assaporare l’aria a pieni polmoni. Prese un profondo respiro. Il suo fastidioso ticchio alle palpebre gli stava concedendo una tregua, e persino la fronte, nonostante facesse caldo, era ancora asciutta. Realizzò di non esser finito tanto lontano da casa sua.
Perché la ricordava sempre un po’ meno bella di ciò che era?

Sussultò.
Spinse forte il sedere nella calda poltrona di pelle. Lo stomaco era di nuovo vuoto, la vescica era di nuovo piena. La testa gli ripeteva come un mantra: Mike, bagno e cucina; Mike, bagno e cucina… e non un passo in più!
Non avrebbe potuto trasgredire le regole, doveva comportarsi da bravo bambino. Aveva attraversato il locale evitando di calpestare le ombre, che, oblique e allungate, avevano raggiunto la loro massima estensione. Residui di nuvole grigie si accalcavano all’orizzonte, ma il cielo si stava tingendo di rosso.
Tolse i tappi dalle orecchie. A parte un lontano cicaleccio, non lo infastidiva nessun altro rumore. Si alzò per soddisfare un bisogno fisiologico. Sapeva di doversi mantenere lontano dalla finestra. Aveva piovuto parecchio, e per giunta di sbieco: sul pavimento del soggiorno si era formata una pozza d’acqua. Prima o poi, e sarebbe stata solo una questione di tempo, ce l’avrebbe fatta anche a richiuderla.
Seduto in poltrona, con la lampada accesa, pensava che persino le ombre stavano cercando un modo per potersi arrampicare sui muri.
Avrebbe fatto bene a scacciarla dalla testa: non avrebbe più dovuto pensare a lei.

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Dante – Alessandro Barbero – Editori Laterza

Dante – Alessandro Barbero

Editori Laterza

Dante - Alessandro Barbero

Alessandro Barbero ricostruisce in quest’opera la vita di Dante, il poeta creatore di un capolavoro immortale, ma anche un uomo del suo tempo, il Medioevo, di cui queste pagine racconteranno il mondo e i valori. Alessandro Barbero segue Dante nella sua adolescenza di figlio di un usuario che sogna di appartenere al mondo dei nobili e dei letterati; nei corridoi oscuri della politica, dove gli ideali si infrangono davanti alla realtà meschina degli odi di partito e della corruzione dilagante; nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche. Di Dante, proprio per la fama che lo accompagnava già in vita, sappiamo forse più cose che di qualunque altro uomo dell’epoca: ci ha lasciato la sua testimonianza personale su cosa significava, allora, essere un giovane innamorato, o su cosa si provava quando si saliva a cavallo per andare in battaglia. Ma il libro affronta anche le lacrime i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della sia vita, presentando gli argomenti pro e contro le diverse ipotesi, e permettendo a chi legge di farsi una propria idea, come quando il lettore di un giallo è invitato a seguire il filo degli eventi e ad arrivare per proprio conto a una conclusione. Un ritratto scritto da un grande storico, meticoloso nella ricerca e nell’interpretazione delle fonti, attento a dare piena giustificazione di ogni affermazione e di ogni ipotesi; ma anche un’opera di straordinaria ricchezza stilistica, che si legge come un romanzo.

Alessandro BarberoAlessandro Barbero, scrittore e storico italiano, laureato in Storia Medioevale con Giovanni Tabacco, nel 1981, ha poi perfezionato i suoi studi alla Scuola Normale di Pisa sino al 1984. Ricercatore universitario dal 1984, diventa professore associato all’Università del Piemonte Orientale a Vercelli nel 1998, dove insegna Storia Medievale. Ha pubblicato romanzi e molti saggi di storia non solo medievale. Con il romanzo d’esordio, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo, ha vinto il Premio Strega nel 1996.
Collabora con La Stampa e Tuttolibri, con la rivista “Medioevo”, e con i programmi televisivi (“Superquark”) e radiofonici (“Alle otto della sera”) della RAI. Tra i suoi impegni si conta anche la direzione della “Storia d’Europa e del Mediterraneo” della Salerno Editrice. Tra i suoi titoli più recenti ricordiamo: Lepanto. La battaglia dei tre imperi (Laterza 2010), Il divano di Istanbul (Sellerio 2011), I prigionieri dei Savoia (Laterza 2012), Le ateniesi (Mondadori 2015), Costantino il vincitore (Salerno 2016) e Dante (Laterza 2020).

DanteAlessandro BarberoEditori Laterza – Collana: I Robinson / Letture – Anno edizione: 2021 – Pagine: 368 p., rilegato – ISBN: 9788858141649 – Prezzo: € 20,00

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Freddie Mercury – The Great Pretender

Freddie Mercury

The Great Pretender

Freddie Mercury - I'm the Great Pretender

Freddie Mercury – The Great Pretender

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Atto di violenza – Manuel de Pedrolo – Traduzione Beatrice Parisi con il sostegno dell’Institut Ramon Llull – Postfazione di Alberto Prunetti – PAGINAOTTO

Atto di violenza – Manuel de Pedrolo

Traduzione Beatrice Parisi
con il sostegno dell’Institut Ramon Llull

Postfazione di Alberto Prunetti

PAGINAOTTO

Manuel de Pedrolo - ATTO DI VIOLENZA - Pagina Otto

Uno dei libri più rappresentativi e celebri di Manuel de Pedrolo
Un autentico classico scritto in pieno franchismo

La scrittura è un atto di violenza, un mestiere violento. O meglio: raccontare una società violenta significa fare della scrittura un atto di violenza. Una scrittura che si propone di raccontare la violenza del potere non può essere la scrittura pacificata che intrattiene: è una scrittura che deve camminare sui carboni ardenti e soffiare sul fuoco della rivolta. La scrittura come la intende e la pratica Manuel De Pedrolo. Una scrittura che non si può fare come se fosse un pranzo di gala, parafrasando una famosa citazione di Mao che ogni amante degli spaghetti western conosce a memoria

Alberto Prunetti

«È molto semplice: restate tutti a casa». Questo anonimo slogan è stato in grado di contagiare un’intera città. Le strade sono vuote. La paralisi si diffonde. Quasi nessuno andrà a lavorare. Trasporti, negozi e fabbriche cessano le attività. Una rivolta collettiva sembra possibile senza spargimento di sangue. Narrato con la forza e l’astuzia di una delle voci principali della letteratura catalana del ventesimo secolo, Atto di Violenza ci pone di fronte a un potente interrogativo: cosa accadrebbe se sommassimo le forze in uno sciopero collettivo e indefinito?
La risposta è uno dei libri più rappresentativi e celebri di Manuel de Pedrolo. Un romanzo in cui l’autore ci parla di resistenza e oppressione, di disobbedienza civile, di scioperi e conflitti, nonché di solidarietà e di impegno sociale. Un autentico classico scritto in pieno franchismo, vincitore della prima edizione del premio Prudenci Bertrana. Censurato fino alla morte del dittatore, Atto di violenza continua a essere un romanzo di terribile attualità.

Come molte altre opere di Manuel de Pedrolo, anche Atto di violenza, terminato nel 1961, non passa al vaglio della censura franchista. Presentato col titolo Esberlem els murs de vidre (Abbiamo rotto le pareti di vetro), viene respinto una prima volta nel 1963, poi nel 1965 e ancora nel 1968, benché vincitore del premio Prudenci Bertrana con il titolo Esta d’excepció (Questa è un’eccezione).
Cambiare titolo era una strategia rivolta ai funzionari istituzionali, che in certi casi risultava vincente. Il Ministero impartiva istruzioni precise su ciò che doveva essere censurato, includendo ogni opinione politica discordante, ogni visione non conforme a quella tradizionale della morale, della religione e della famiglia. Oltre a questo la censura di regime prestava una particolare attenzione alle opere scritte in catalano, dalle quali si doveva eliminare ogni allusione all’identità nazionale e al catalanismo, e non permetteva di fare riferimento alla storia e alla società contemporanea della Catalogna, di cui invece Atto di violenza è molto rappresentativo. Alla morte di Franco, nel 1975, la casa editrice Edicions 62 pubblicò finalmente Acte de violència. Da tempo fuori catalogo, Acte de violència è stato ristampato nel 2016 da Sembra Llibres.

Manuel de PedroloManuel de Pedrolo (L’Aranyó, Segarra, 1918 – Barcellona, 1990) è uno degli scrittori più illustri della letteratura catalana del XX secolo. Narratore, drammaturgo, saggista, poeta e traduttore, de Pedrolo ha coltivato tutti i generi letterari e ha collaborato con le maggiori riviste letterarie catalane. Traduttore verso il catalano di Dos Passos, Faulkner e Sartre, ha diretto la collana di romanzi neri La cua de palla di Edicions 62. La sua prolifica produzione oltrepassa il centinaio di opere con romanzi di grande rilievo come, Totes las bèsties de càrrega, Milions d’ampolles buides, Joc brut, il ciclo Temps Obert o Mecanoscrit del segon origen, il libro più tradotto della letteratura catalana. Tutto lo interessava, tutto serviva per spiegare il suo pensiero e per creare nuovi mondi che ritraggono una società complessa e repressa – politicamente, sessualmente, socialmente. Numerosi i premi e i riconoscimenti ottenuti durante la sua carriera tra i quali il Premi d’Honor de les Lletres Catalanes. Fermo e costante è stato il suo impegno politico per le libertà sociali e nazionali del suo popolo.

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Atto di violenza – Manuel de Pedrolo

Manuel de PedroloAtto di violenza – Traduzione Beatrice Parisi con il sostegno dell’Institut Ramon Llull – Prima edizione italiana – Titolo originale: Acte de violència – Postfazione di Alberto Prunetti – Pagina Otto – Collana: Vocativi – Pagine 288 – ISBN: 9791280071009 – Euro 19

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Casa Lampedusa – Steven Price. Ecco il più bel romanzo del 2020

Casa Lampedusa – Steven Price

Il più bel romanzo del 2020

Iannozzi Giuseppe

Casa Lampedusa - Steven Price - Bompiani

“Casa Lampedusa” di Steven Price è il libro più bello che ho avuto il piacere di leggere nel corso del 2020. Un libro che se avessi avuto più talento avrei scritto io. In un romanzo poetico e allo stesso tempo veritiero, Steven Price racconta gli ultimi anni di vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E’ un omaggio a un grandissimo scrittore italiano, che solo dopo il trapasso ha ottenuto giustizia grazie all’acume di Giorgio Bassani. “Il Gattopardo” di G. Tomasi di Lampedusa, subito dopo esser stato pubblicato, ha ispirato il cinema, la musica, scrittori, artisti di vario genere, e ha fatto davvero presto a diventare un classico della grande Letteratura italiana.

Steven Price“Casa Lampedusa” di Steven Price è molto più di un romanzo, è la storia di un uomo e di un artista, che negli ultimi anni della sua vita minata da una forte forma di enfisema – enfisema che in seguito diventerà tumore non operabile né curabile – si adopera con tutto se stesso per lasciare nel mondo un segno del suo passaggio terreno. Giuseppe Tomasi di Lampedusa è ritratto in maniera molto icastica, senza sbavature. Steven Price ha raccontato gli ultimi anni del Principe occupato a scrivere “Il Gattopardo”, e l’ha fatto con sensibilità ma senza mai dar adito a inutili svenevolezze. Siamo di fronte a un ritratto sincero, a una biografia in forma di romanzo.

Leggete “Casa di Lampedusa” di Steven Price, non ve ne pentirete. Scoprirete un autore veramente eccezionale che sa raccontare la vita senza mai risultare stucchevole o banale.

Steven Price è un poeta e scrittore canadese più volte premiato per le sue raccolte di versi. Insegna poesia e scrittura all’università di Victoria, in British Columbia, dove vive con la sua famiglia. Nel 2018 Bompiani ha pubblicato il suo romanzo L’uomo di fumo.

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Casa Lampedusa – Steven Price

Steven Price Casa LampedusaBompiani – Collana: Narrativa straniera – prima edizione: ottobre 2020 – Pagine: 304 p., Brossura – ISBN: 9788830103290 – € 18,00

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