La bellezza un coltello a tradimento. Antologico con 4 inediti

La bellezza un coltello a tradimento

Antologico con 4 inediti

Iannozzi Giuseppe

love

LA FINE DI UN AMORE

E quando la fine d’un amore,
chi può dirlo, chi?

Si fa vergine la poesia
– forse complessa malinconia:
si tinge di rosse proiezioni?
Chi può dire quando la fine?

Eppure c’è, è necessità
Non ammette deviazioni,
solo a breve termine condizioni
come la vita in un attacco di cuore
Come la morte in un abuso di vita

Dieci baci bastarono, furono
abbastanza in questa stanza
Dieci baci si sfidarono
fino all’ultimo fiato
E tu – quando in ginocchio caduto
sol più reggevo una bianca poesia
di niente – m’invitasti a risollevarmi
perché avevi un cappellino nuovo
e ci tenevi davvero tanto
che lo vedessi coi miei occhi

Quando le parole non servirono,
servirono i nostri baci
e la formula, quella dell’addio,
qui dove il sangue scorre in un tango
– nel fango dei ricordi calpestati
e ai piedi solitari per sempre incatenati

AMORE BUFFO

Oh, amore buffo, amore tenero,
dimenticato in un bagno di efelidi
sul tuo nudo petto di baci abbuffo

Fra le tue gambe la cortesia vorace,
e nel cuore quella che dimentica ogni voce
sia essa d’amor patita o di grazia impartita

Si è come sui banchi di scuola
a incidere strali e cuori sul crudo legno;
poi, domani, dio ci penserà a metter dei ripetenti
nei ruoli che furono nostri ma non per esclusivi
pentimenti

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Cercava Dio. Tra fede, poesia e malattia – racconto semi-autobiografico

Cercava Dio

Tra fede, poesia e malattia

Iannozzi Giuseppe

Figlio di Dio

Lo incontrai che era già stanco. Andrea trascinava il corpo lungo via Roma, lasciando di sé un esile riflesso sugli specchi delle vetrine, tenendo lo sguardo fisso a terra. Era cambiato, colpa della malattia, ma il passo era quello che sapevo, di Andrea. Gli tesi la mano, lui la prese nella sua ma senz’alzare lo sguardo su di me.
Biasciò due parole: “Sono malato.”
“Sì, lo so.” Tossii. Gli lasciai cadere la mano nel vuoto.
A quel tempo fumavo ancora, oggi non più: accesi una Camel e ne respirai due boccate.
“Ti accompagno.”
Tenendo lo sguardo basso: “Nessuno te lo impedisce.”
Gli sorrisi. Lui niente, allora buttai la sigaretta in mezzo ai suoi passi: la pestai proprio sotto ai suoi occhi fino a spegnerla.
Andrea scosse il capo né divertito né offeso.
“Quanto ancora?”
“Quanto Dio vorrà. E’ pazzo, lo sai.”
“Sì, è un luogo comune.”
”Come la mia data di scadenza.”
Eravamo in Piazza Castello, fermi al semaforo. “C’è sempre tutto questo cazzo di traffico…”, osservò Andrea, ma gli occhi continuava a tenerli bassi. “Preferisco quando piove e si sente il rumore delle auto, delle gomme sull’acqua. Mi piace il rumore della pioggia, quello delle pozzanghere stuprate dai passi dei pedoni, dalle gomme delle motociclette impazzite.”
“Attraversiamo.”
”No. Non ce n’è motivo.” E così dicendo si portò lontano dal semaforo dandomi le spalle.

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La bellezza delle donne. Antologico con 3 inediti

La bellezza delle donne

Antologico con 3 inediti

Iannozzi Giuseppe

la bellezza delle donne

Penelope, Penelope
(inedita)

a Nadia Fagiolo

Amore,
quale amore!
Amore, un cavolo
fra giochi equestri
e storie maldestre;
qui si sta e si sta
come in agonia
il cielo delle aguglie
mirando,
sassi sul pelo
dell’acqua scagliando,
l’umbratile ovest
sempre scrutando.

Un cavolo d’amore,
Penelope, Penelope!

Passami il vino,
la sua bellezza
e un’ubriachezza
che del bicchiere
regga la fragilità.
E i Proci tutti,
sgomenti
li vedrai mancare,
in ginocchio cadere,
e le ritorte budella
dall’epa svuotata,
in un ultimo fiato,
con mano toccare.

Non ruggine o lucchetti,
prometto qui ora a te.

Gemini
(inedita)

E incontrasti, incontrasti
te stessa due volte
in un giorno di sole,
in un giorno sul finire
Incontrasti la tua gemella,
sol le chiedesti “come stai,
dove vai?” E rispose,
due volte due ti rispose
come si usa, il capo
poi scosse per un sorriso
o due che non capisti

Di te stanca pensasti:
Presto, sia presto
quel che ha da essere!
E ancora non capisti,
ancora lì a domandarti
se può mai aver voce
il tuo e il suo doppio,
delle angosce quotidiane
lo spettro

La bellezza delle donne
(inedita)

a Lusy Fi

Non fermiamoci,
non su questa riva
dove il blues
in altro blues affoga,
dove beccano
i gabbiani
di uomini e donne
solo la sfortuna

Nell’abbaglio
che il bagaglio
a ogni passo
qua o là
lo stesso
o più pesante
non crediamo

Delle donne
la bellezza
preghiamo
– invochiamo –
perché domani
un blues a due
per sempre sia

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I nostri puntini di sospensione (in memoria di Dino Campana e Sibilla Aleramo)

I NOSTRI PUNTINI DI SOSPENSIONE

(in memoria di Dino Campana e Sibilla Aleramo)

Dino Campana - Sibilla Aleramo

…abbiamo visto nascere l’amore e l’abbiamo lasciato morire in noi e intorno a noi… cominciammo quasi per scherzo… carezze su carezze… lagrime quasi mai… ma il mare del tempo ci ha travolti, dandoci in pasto alla sua violenza… alla dimenticanza ci siamo addomesticati come animali… eppure, quand’eravamo insieme sapevamo sconfiggere ogni vaticinio e… sì, amore, coi nostri sorrisi nasceva la rivoluzione… tra le lenzuola c’era la nostra bandiera, c’era il tuo vergine sangue, tutta la bellezza che mi desti… di rosso si tingevano le nostre lagrime… era la felicità che sgorgava dalle cateratte dei nostri occhi così belli, così simili ad insulti contro la vastità del mondo fatto di troppe ragioni e torti… restavamo in posa ma storti davanti alla macchina da presa… registravamo ogni momento della nostra vita insieme… poi giù al bar con gli amici, tu prendevi un vino forte e io m’accompagnavo alla tua fresca risata, scherzavamo seriamente perché il mondo non ci piaceva e un po’ ci faceva paura, ma insieme… insieme ci faceva quasi ridere… già, amore, eravamo così, eravamo proprio noi… e adesso chi e che cosa siamo? chi siamo oggi, oggi che viviamo vite masticate dentro a date di scadenza? …lontane e divise?

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Spanish Eyes e altre storie. Antologico con un inedito

Spanish Eyes e altre storie

Antologico con un inedito

Iannozzi Giuseppe

Pasolini
OCCHI SPAGNOLI

Occhi spagnoli, Occhi spagnoli,
tu che sulle labbra mie addormentate
ora piangi, sai forse dirmi quanti eoni,
quanti ancora dovranno darsi la fine,
quanti baci dovranno ancora morire
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

Come vedi dormo:
vento e ricordo sono,
occhi d’un passato mai passato
che sempre mietono paura

Occhi spagnoli,
fa sempre freddo qui
Interminabili i giorni si sciolgono
per tutte quelle notti
che mai ho vissuto
fino in fondo come un assassino

I passi tuoi leggeri
in lontananza l’Eterno fendono,
la causa del saggio Ebreo piangono
E non mi fa contento
l’immutato canto nella tragedia perso
– più tremendo di quand’ero qui vivo,
e assente, presente e assente
davanti al tribunale dell’Inquisizione

Ancora il dolore graffio indarno
per scacciarlo via mentre qui riposo:
ma è la tua mano nella mia raccolta
Hai detto ch’era tanto fredda
e che davvero non sapevi che fare
E neanche io sapevo,
Occhi spagnoli, neanche io sapevo
quanto vitale per me ogni tua carezza,
quanto ogni tua studiata leggerezza

Lo so adesso
e più non ho tempo
per riposare nel morire,
per morire nel morire
Adesso lo so, adesso lo so
che dalla morte risorge
soltanto chi vuol risorgere
il tempo e le croci bruciando
La vita mia nata ieri morta
alla tua vuole accompagnarsi
anche se in piena solitudine
s’apre la strada
dentro al tenero tuo petto

Adesso lo so, adesso lo so
che da sola non ti posso più lasciare

Quanti eoni dovranno trascorrere,
quante morti dovranno risorgere
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

LA MIA CAREZZA

In un soffio
una carezza
che attraversi
cuore e mente
– dolcemente -,
perché dia vita
alla vita

Col sogno
che portiamo
da mane a sera
– bagaglio di soli
e di notti, fiato
dei nostri polmoni -,
semplicemente
la mia mano stringe la tua
e su te si posa,
una foglia dal vento portata
e nel mondo navigata

Così teneri
ci ricorderemo al mondo,
alle tante lacrime
che le ère hanno visto
in chi come noi, prima di noi
Così eterni saremo sempre
per la bellezza che amiamo

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Amori a vapore – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Amori a vapore

Iannozzi Giuseppe

treno a vapore

CRONACA NERA

un pensiero sdolcinato, uno solo mi basterebbe
per tirare avanti almeno un poco ancora

ho chiesto a un buffone dov’era il mio amore
m’ha risposto con un cenno vago della mano
m’ha invitato a comprare una tonnellata di palloncini
se ancora avevo intenzione di campare bene
o anche solo così, giusto per il gusto d’andare avanti

mio fratello guarda Goldrake, io la cronaca nera
– con un nodo alle budella, con un cappio al collo –
e in strada piovono rane verdi e il cuore di Verlaine

dovrei proprio far qualcosa per questa mia testa sballata
l’appoggio al cuscino e lo sento duro come ferro di rotaie
il macchinista dice che non c’è niente da fare
e che devo continuare a bruciare carbone se voglio arrivare
ma io, davvero, non lo so se c’ho voglia di trovare la Stazione
perché, in fondo in fondo, penso che ogni rivoluzione è pazzia
e così mi passa la fantasia
non però l’idiozia e un forte singhiozzo

mio padre litiga con la sua donna – è ormai tanto tempo
che non vanno più d’accordo, non ce la fanno a stare lontani

mio fratello spegne la tv, io però non ce la faccio con la nera
e continuo imperterrito a sfogliare le pagine come fossero la vita,
quella mia – e capisco che l’autunno è vicino più del mio pensiero
e vedo gli alberi perdere le foglie nell’imbrunire sul crepuscolo

vesto una vecchia tuta tutta nera e continuo a dar carbone
i muscoli stanchi a ogni colpo di pala e io testardo
e io a dire che ogni rivoluzione è un faccia a faccia di fuoco
e che bisogna avere tanto coraggio o stupidità per sparare
e poi far finta di niente e continuare ad amare Poesia

un pensiero sdolcinato, uno solo mi basterebbe
per tirare avanti almeno un poco ancora

ho chiesto al pasticciere dov’era il mio amore
ho chiesto al macchinista dov’era il mio colore
più profondo della notte
entrambi m’hanno indicato un dove che è oltre
la Stazione
ma io lo so che ogni rivoluzione è un faccia a faccia
ma io lo so che bisogna avere pelo sullo stomaco
e pure sangue freddo e caldo allo stesso tempo
così credo che continuerò a dormire sul mio cuscino
che è duro, che è duro più di me e della Poesia Tutta

DORMENDO DORMENDO

dormirò, come so
dormirò, lontano lontano
immaginando l’abbaglio
tornando sul mio sbaglio
dormirò, adesso lo so
che morirò

e questa sera che vengo qui
trovo sempre il tuo abbraccio
e il mio occhio fattosi di ghiaccio
mentre piano stringo il tuo polso
e con un anello di fuoco e di freddo ti lego
ma tu, con le tue parole, mi dici che,
che questo amore è iniziato da sé
e che il mondo di fuori è fuori di testa
e che sarebbe meglio per noi
se restassi intorno al fuoco con te
per sciogliermi il cuore almeno un poco
e dividere il poco che c’è
insieme un bicchiere di barbera
e un po’ di pane integrale

e questa sera che vengo qui
trovo sempre l’amore che so
dove dormirò, dove morirò
sempre sbagliando mai sbadigliando
anche se è un abbaglio nel fuoco
anche se è un’ombra che muove nebbia

e questa sera
e questa cera sui nostri visi
si scioglie piano
così adesso lo so, adesso lo so
che per te sempre morirò
di freddo e di fiamme

e sì che lo so
che sempre ti…

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Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50

Francesco Sartarelli. Biografia di un
Campione Trapanese degli anni ’50

Vittorio Sartarelli

Iannozzi Giuseppe

Francesco-Sartarelli-2

Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50, una autopubblicazione di Vittorio Sartarelli che, guardando al solo profilo agonistico, racconta i sogni e la vita di Francesco, di suo padre.

Una doverosa premessa prima di continuare: non sono io granché scafato per tutto quello che concerne i motori e il mondo automobilistico, ragion per cui, forse in maniera un po’ riduttiva, dirò qui dell’ottimo lavoro di Vittorio Sartarelli concentrando maggiormente la mia attenzione sull’aspetto letterario dell’opera.

Credo che la migliore introduzione possibile a Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50  sia il discorso che l’autore, Vittorio Santarelli, ha declamato in occasione del Premio “Giovi-Città di Salerno” (VII Edizione).

Gentili signore e signori, buona sera, anzitutto sono particolarmente lieto di essere ospite gradito della splendida città di Salerno e mi considero onorato di partecipare a questa bella manifestazione di cultura. Il Premio “Giovi-Città di Salerno”, alla sua VII Edizione, è un’espressione molto significativa dell’intensa e meritoria attività svolta dall’Associazione Culturale Demoetnoantropologica “I Castellani” di Giovi.  Ringrazio le Autorità intervenute, il Signor Sindaco di Salerno, Dr. Vincenzo De Luca, in particolare il Presidente del Premio Letterario “Giovi – Città di Salerno”, Prof.ssa Eva Avossa, per la squisita ospitalità accordatami, nonchè la Prof.ssa Annamaria Amitrano, il Prof. Aurelio Rigoli, dell’Università di Palermo e tutti i componenti della Giuria, che hanno voluto premiare questa mia piccola fatica letteraria, che è anche uno spaccato della storia sportiva e socio-antropologica della Sicilia Occidentale dei primi anni ’50.

Il Premio Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche di Somma Vesuviana, che l’onorevole Giuria ha voluto attribuirmi, ha sicuramente una valenza storico-culturale rilevante che m’inorgoglisce. Vi confesso che sono piuttosto emozionato nel ricevere questo premio che, oltre ad essere un riconoscimento alla mia capacità di espressione narrativa, costituisce un apprezzamento per le mie conoscenze etnoantropologiche.

L’etnologia è lo studio dei costumi, delle tradizioni, della cultura materiale, dell’arte e delle forme di organizzazione sociale dei diversi gruppi umani. Essa, pur avendo molti punti in comune con gli studi sociologici e storici, mentre da una parte, si mescola all’antropologia culturale, dall’altra è molto più attenta alle espressioni particolari e materiali di una cultura e delle sue tradizioni.

A muovere il mio desiderio di ricordare avvenimenti e situazioni socio ambientali di quell’epoca che anch’io ho vissuto, è stata innanzi tutto, l’intima esigenza di raccontare, dopo cinquanta anni, le imprese compiute da mio padre, costruttore e pilota di autovetture da corsa. Facendo questo, non ho potuto fare a meno di inquadrare, il mio racconto in un contesto temporale particolare, quello immediatamente successivo alla fine della seconda Guerra Mondiale. Il fatto di esservi riuscito, in maniera incisiva, credibile e, sentimentalmente, coinvolgente, mi trasmette una gioia personale della quale mi compiaccio vivamente.

In verità, sono rimasto piacevolmente sorpreso, dalla sensibilità umana che ha animato la giuria di questo prestigioso premio letterario. In particolare ho molto apprezzato la sapiente analisi psicologica dedicata al mio racconto. Non sempre chi legge, infatti, e deve giudicare un lavoro, cerca di penetrare profondamente nelle sue radici e vuole intendere, pur sapendo leggere fra le righe, anche quello che non è stato scritto.

Ho sempre considerato lo scrivere un godimento dello spirito oltre che un appagamento per l’intelletto, e, al tempo stesso un prezioso strumento di comunicazione e d’informazione, sempre utile e, a volte, necessario per la collettività. La mia cultura umanistica mi ha aiutato molto nella vita e mi ha consentito di relazionarmi bene con l’ambiente sociale circostante, grazie al bagaglio delle mie conoscenze, all’onestà intellettuale, al modo di interloquire con il prossimo.

Scrivendo questo mio libro che, oltre a costituire un atto di omaggio e di giusto ricordo per la memoria di mio padre, è, al tempo stesso un revival accorato, pieno di sentimento, ho voluto ricreare quel clima favoloso di passione coinvolgente con un sapore “retrò” assolutamente unico, irripetibile ed eroico di quegli anni, mediante la meticolosa ricostruzione di eventi che l’hanno caratterizzato, ritagliandoli, anche per immagini, da un pezzetto di storia dell’automobilismo sportivo della mia terra in generale e della mia città in particolare.

Venendo a Salerno in macchina, ho avuto modo di apprezzare le bellezze naturali di questo splendido angolo di terra Italica, che è la Campania, una regione, ricca di storia, cultura e tradizioni millenarie, da sempre generosa progenitrice di scrittori, poeti ed artisti, che si sono sempre fatti apprezzare in tutto il mondo. Tutte le volte che ho visitato le città della Campania, ho trovato gente piacevolmente molto cordiale ed accogliente doti, queste, che ho molto apprezzato e che sono lieto di condividere con i miei conterranei siciliani, la cui ospitalità è particolarmente conosciuta.

Vengo anch’io da una città di mare, anzi di due mari, infatti, Trapani, come una bella donna, è pigramente adagiata fra il Tirreno ed il Mediterraneo, satolla e quasi annoiata dai suoi oltre tremila anni di storia e di civiltà. La mia città è dominata dall’alto da una montagna, anche questa famosa e ricca di storia millenaria, Erice, che osserva, da sempre, quasi con uno sguardo compiaciuto e protettivo, quella che una volta fu il suo porto, Trapani, la bianca e mitologica “falce” di Cerere, protesa sul mare.

Per concludere, sono molto lieto di ritirare il premio “Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche” di Somma Vesuviana. Esso costituisce per me una ricompensa molto gratificante, dal punto di vista personale e professionale, configurandosi per riflesso, anche, come orgoglio di appartenenza etnica alla mia Terra di origine. Vi ringrazio tutti, molto sentitamente!

Vittorio Sartarelli

Quella che Vittorio Sartarelli racconta in Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50 è una vera e propria epopea, è infatti l’accorato e accurato resoconto di chi c’era. Eccoci dunque catapultati nell’aprile del 1948 a Trapani, di sabato, in una giornata oramai già sul finire. Le luci sono già ben oltre il crepuscolo e a Trapani le auto sfrecciano fra le urla degli astanti: l’Ottavo Giro Automobilistico di Sicilia è un evento che, per tutti gli appassionati, non può non provocare un grande entusiasmo, tanto più che il palio c’è la famosa Targa Florio. Scrive Vittorio Sartarelli: “… ancora oggi gli appassionati, che hanno seguito la gara, certamente ricordano il grido di incitazione e gli applausi che si levavano al passaggio da Trapani di Francesco Sartarelli che, con la sua macchina, faceva segnare i migliori tempi della categoria nel tratto Palermo-Trapani”.

Francesco Sartarelli, indiscusso protagonista della monografia, nasce il 26 marzo del 1904 a Jesi, una cittadina delle Marche. Insieme alla famiglia si trasferisce in Sicilia nel 1913 e a 15 anni comincia a frequentare le officine, dove nel corso degli anni imparerà a mettere le mani sui motori ma non solo. Nel corso degli anni Francesco dovrà fare i conti con la pochezza di mezzi e con un po’ tanta sfortuna che sembra non voglia mai mollarlo. Non è facile tirare su un’auto da competizione: è bravo Francesco, molto anche, e però deve arrangiarsi con quello che le sue tasche possono permettersi. Perché lo fa? Per spirito competitivo, per mettersi alla prova, per provare il brivido di superare sé stesso e gli altri. Il giovane Francesco si mette dapprima alla prova con le moto e con una Guzzi 500 quattro valvole, con un discreto successo, si forma come pilota sui circuiti siciliani. Nel 1926 debutta in qualità di pilota cercando di portare a casa la Targa Florio, e nel 1928, con un Bugatti rimessa in sesto alla meno peggio, prende parte al Giro di Sicilia.

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Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso – «Bukowski, racconta!» a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso

Aforismi bukowskiani (apocrifi)

cura e traduzione di Iannozzi Giuseppe

Bukowski

– Non capisco perché si lamentano. Stanno in piedi, camminano avanti e indietro, e, in verità, non fanno molto altro. Si annoiano a morte in attesa della morte. Non capisco perché non amano il vino, i gatti, le donne e qualche puttana. Lo spettacolo che offrono di sé è al di sotto delle loro possibilità.

– Se un dio esistesse sul serio non avrebbe creato gli scarafaggi, i santi e i topi d’appartamento.

– I poeti, con la loro verbosità, ci dicono una sola cosa che val la pena di far nostra: l’inferno è in ogni giorno che ci scoliamo dal collo d’una bottiglia quasi sempre vuota.

– Le donne scommettono su un uomo con la stessa facilità con cui scommetterebbero su un cavallo senza averlo mai visto tagliare il traguardo.

– Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso. un fallito, uno che il culo lo darà via per poco o niente.

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Un naso importante per Gloria (apocrifo bukowskiano) – traduzione di Iannozzi Giuseppe – Acquista «Bukowski, racconta!»

Un naso importante per Gloria

Apocrifo bukowskiano

traduzione di Iannozzi Giuseppe

Gloria

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 – anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire – con la schiena curva su una scrivania – per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride.

Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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«Bukowski, racconta!»

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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La truffa come una delle belle arti – Gianluca Barbera – Compagnia Editoriale Aliberti

La truffa come una delle belle arti 

Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti - Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti – Gianluca Barbera

“Quell’anno il mio bisnonno Petreus, detto Pepè, stupì il mondo con l’esibizione di un esemplare di sirena ribattezzato “la sirena delle Galàpagos”. Migliaia di persone si misero in fila per ammirarla, ignare del fatto che si trattava di un banale innesto tra la testa e il torso di uno scimpanzé e la coda di un tonno essiccato”. Comincia così l’epopea dei Lopiccolo, “artisti” della truffa dal primo all’ultimo, che dalla Sicilia borbonica solcheranno i mari, in cerca di un riscatto sociale. Un romanzo avventuroso e picaresco che, nell’arco di un secolo e mezzo, intreccia le vicende dei protagonisti coi grandi avvenimenti storici di quegli anni: moti siciliani, eruzione dell’Etna, Esposizione Universale di Glasgow, primi voli dei fratelli Wright, nascita del cinematografo, diffusione delle droghe, fiorire delle teorie lombrosiane, guerre mondiali, grandi truffe finanziarie dell’epoca moderna.

Gianluca BarberaGianluca Barbera è nato a Reggio Emilia nel 1965 e vive a Siena. Ha compiuto studi giuridici e filosofici. Lavora in ambito editoriale da anni. Ha pubblicato racconti su riviste («Maltese Narrazioni», «Fernandel», «’tina», «Achab»,«succedeoggi») e in antologie (Giovani cosmetici, Sartorio, 2009, a cura di Giulia Belloni). Suoi scritti di attualità e cultura sono apparsi su il «Corriere della Sera» e «il Resto del Carlino». Ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui il romanzo Finis mundi (Gallucci, 2014) e i saggi Il dittatore utopista (BE, 2011) e Storia di Anna Frank (Rusconi, 2013). Attualmente collabora con le pagine culturali de «il Giornale».

La truffa come una delle belle artiGianluca BarberaCompagnia Editoriale Aliberti – Collana: I colibrì – ISBN-10: 8893230593 – ISBN-13: 978-8893230599 – Pagine: 224 – prezzo: 17 Euro

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Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini (Youcanprint) – La semplice voce di un uomo libero – recensione di Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini

La semplice voce di un uomo libero

Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberin

Mi sgridi i piedi è l’ultima silloge di Luca Gamberini per Youcanprint.
Luca Gamberini non guarda a Virgilio, Catullo, Omero, Ovidio, Orazio, Saffo: i suoi riferimenti sono altri, molto più immediati e popolari ma non per questo meno validi.
Mi sgridi i piedi canta la libertà libera da regole e costrizioni, canta il vivere quotidiano con i suoi drammi, piccoli o grandi che siano. La poesia di Gamberini, in versi liberi, non s’aggroviglia, non si mangia la coda né si perde dietro all’Ouroboros.
Per il poeta è più importante e fondamentale essere vagabondo, secondo quella declinazione che dettarono negli anni Settanta Alberto Salerno e Damiano Dattoli attraverso una canzone, “Io vagabondo”, canzone portata al successo dalla band dei Nomadi e che ancor oggi è inno mai passato di moda. Gamberini poeta riconosce i suoi propri limiti, non pretende di essere un novello Walt Whitman pur ricalcandone – in maniera consapevole o no – i passi.

In Mi sgridi i piedi il poeta canta l’amore, il vivere quotidiano e non da ultimo un Ego molto umile – mai inflazionato o enfiato a favore della stupidità borghese -, senza nascondere né a sé né ai suoi lettori che è il poeta prigioniero di un sogno, di una realtà che non poche volte sfocia e si ritrova immersa nel mare magnum di un idealismo arcadico.

Per voce di Prospero, il Sommo Bardo ci rassicurava o quasi: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». E’ fuor di dubbio che Luca Gamberini conferisce anima e corpo ai suoi sogni, e poco davvero importa che siano questi (soltanto) su carta. Gamberini ama e ama forte, non si nasconde dunque dietro a delle false ombre e nemmeno si rifugia nella bieca intimità di certe maschere di comodo: sa di essere un sognatore e che mai niente cambierà la sua natura, anche se per questo non gli saranno risparmiate ambasce e delusioni.

Luca Gamberini

Luca Gamberini

“Il vento non poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ non le avrebbe mai fatte respirare a me. […] Il fuoco, forse, poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ lui ha bruciato tutto il tempo passato ad aspettare te.”: in questi semplici versi il cantore esplica appieno quella che è la sua naturale condizione di uomo prigioniero di uno spietato solipsismo, filosofia di vita che il poeta suggella in ogni sua lirica, perché la personalissima realtà di Gamberini può risolversi e compiersi soltanto nel pensiero poetico.

Luca Gamberini è un irriducibile sognatore, ma, a ben vedere, la poesia la crea chi sa sognare e non rinuncia al sogno né a quel sognare che fa dei poeti una sorta di bambini, cresciuti sì ma a modo loro.

Perché leggere Mi sgridi i piedi? Perché, in un panorama poetico perlopiù assente, Luca Gamberini è una voce genuina, sposata alla semplice eppur significativa bellezza di Paolo Conte, Sergio Endrigo, Fred Buscaglione.

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Disponibile in formato cartaceo:

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E come ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/mi-sgridi-i-piedi-ebook.html

Mi sgridi i piediLuca GamberiniYoucanprint – prima edizione: 2016 – pagine: 66 – ISBN: 9788892607033 – Prezzo: 10 Euro

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Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – È lui o non è lui? Un Bukowski inedito!

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe

È lui o non è lui? Un Bukowski inedito!

Leggi un breve estratto:

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario[…] Entro in un locale… un bar: c’è caldo, così mi tolgo la sciarpa. Siedo al bancone, ordino una vodka. Mi viene servita in un bicchiere a collo stretto: la cameriera è generosa, mostra tette sode e giovani. Non è bella. E’ una puttana. Ce l’ha scritto in faccia. E non si vergogna di essere una di quelle.

Le labbra sono rosse, eccessivamente: colpa del rossetto. Attacco bottone, le dico di Daniel, e ridiamo di lui, insieme. E’ tardi. Mi faccio dire il nome: me ne dice uno, e lo dimentico. La chiamo Lucy: a lei sta bene. Mi chiede di me: le racconto qualcosa. Apre la bocca, fingendosi sorpresa. Vuole sapere quanti anni ho: glielo dico. Non rimane delusa: è una ottima attrice. Mi confessa che solitamente la smolla solo a quelli più giovani di lei: ama portarsi a letto gli imberbi per succhiarglielo fino a farli restare senza fiato. Rido. Ma per finta. Non sono divertito. Le confesso che a me la figa non mi attira. Glielo dico in faccia che a me piace metterlo in culo, ma solo alle femmine. Lei non ribatte. Rimane in silenzio. Finge di essere un poco stordita dalla rivelazione. Allora sto al gioco e le spiego che il sesso anale è per la morte, con o senza profilattico. Il sesso fatto nella figa è per la vita: i profilattici fallati sono fatti così apposta. E’ tardi: siamo i soli in strada. Troviamo un angolo, uno buio: glielo infilo dentro, in culo, ripetutamente. Lei lo prende: è ben abituata, non mugola. Né dolore, né piacere. Devo darci forte per strapparle un “Ah!”. Il mio seme muore nel suo retto. Un po’ scivola via, tra le sue gambe. Mi svuoto la vescica. La sua pancia adesso è gravida, le fa male. Continuo a tenerglielo dentro. Adesso lo sente il dolore. Suda freddo. Non può liberarsi né della sua merda, né del mio cazzo. Bestemmia. Prega che la lasci andare. Le dico che non è possibile. Prega che la lasci perché non le piace più. Glielo ripeto che non è possibile. Minaccia di mettersi a urlare. La minaccio a mia volta, allora si decide a tenere rassegnato silenzio. Continuo. Vengo. Sento che si sta sgonfiando. Sono costretto a tirarlo fuori. Lucy: la sua faccia è nelle lacrime. Il rossetto rosso è disfatto. Si lascia andare. Scarica tutto, piangendo. La lascio da sola. Non ho più bisogno di lei. Non ne ho mai avuto bisogno.

Infilo la chiave nella toppa della porta. Entro. Daniel è ancora sul divano. Respira appena. Pare morto. Ma non lo è. Il televisore acceso dorme davanti ai suoi occhi chiusi. Lo scuoto, prendendolo per le spalle. Mormora qualcosa. Spengo la tv. Prima o poi farà una cazzata, poco ma sicuro. Trovo il mio letto. Mi spoglio, velocemente. Mi addormento.

E’ un altro giorno. Ho un altro reading: verranno soltanto gatte morte, come al solito, sicuramente. Daniel è sul divano, rannicchiato in posizione fetale. Non ci provo a svegliarlo. Ho quasi pietà di lui. E’ solo un povero vecchio sfigato. Ma un giorno avrà i suoi cinque minuti di celebrità… peccato che non potrà goderseli. Finirà in televisione perché morto sotto il fuoco della polizia. O perché trovato stecchito e ammuffito sul divano. Spero solo che quando accadrà non lasci tracce di sangue: non mi piace pulire. E poi c’è che odio leggere in pubblico. […]

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Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
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Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
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Il Foglio letterario estate 2016 – anno 17, n. 2 – scarica il pdf

Il Foglio letterario

estate 2016 – anno 17, n. 2

Il Foglio letterario - estate 2016

Il Foglio letterario – estate 2016

Editoriale di Gordiano Lupi

La tua Estate con Il Foglio Letterario, recita il nostro promo estivo. Fuori moda sappiamo di esserlo solo per il fatto di ostinarci a vender libri mentre impazzano telefonini, selfie, aperitivi e calciatori idioti tatuati come galeotti. Ma andiamo avanti. D’altra parte scriviamo, siamo una cooperativa non profit di scrittori che manda avanti una rivendita di gelati al polo dal 1999 – leggasi casa editrice – che non conta di chiudere, finché avrà tempo e voglia.

A Piombino trovate le nostre proposte a ogni festa, mercato o sagra, ma trovate i libri anche alla Libreria Coop, da Tornese, da Casarosa in Corso Vittorio e ovunque ci vogliano.

Faremo alcune iniziative con il Comune di Piombino, in Cittadella. Il 21 luglio presenteremo Piombino com’era di Franco Micheletti e il 4 agosto I nostri Strega con Guerri, Altamura, Izzo e il sottoscritto. Sì, perché i nostri libri sono anche stati presentati al Premio Strega, e nemmeno pochi, nonostante l’etichetta underground che da sempre ci contraddistingue. Fiere del Libro faremo il Pisa Book Festival in data 11 – 13 novembre, ma siamo stati al Caffeina di Viterbo (Miracolo a Piombino di Lupi e Vampiromania di Marchetti) e faremo una serata a Suvereto con Piazza Fontana di Patrice Avella, il 19 luglio, nel chiostro.

Tante novità che vi consigliamo di seguire su www.ilfoglioletterario.it, ma tra tutte consigliamo Il tesoro del Carmine di Gianfranco Vanagolli, romanzo storico elbano, di ambientazione napoleonica. Tornano i libri per ragazzi con Il magico videogame di Paul Snack, in attesa di Laura e il treno per Elintur di Antonio Messina. Grande notizia: stiamo preparando un documentario letterario su Piombino, girato da Stefano Simone, su miei testi e musiche di Federico Botti.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Leggi IL FOGLIO LETTERARIO 2/2016 – Anno 17 – ESTATE

Comprende testi di:

Vincenzo Trama, Wilma Minotti, Peter Russell, Laura Laganà, Barbara Codevico, Gordiano Lupi, Federica Marchetti, Vanessa Sulpizi, Federico Guerri, Felix Luis Viera, Giuseppe Iannozzi, Nicola Pera, David Marsili, Fabrizio Fassio, Periscopio, Samuele De Marchi, Giovanni Sterpin, Laura Lupi, Nicolas Guillén.

Copertina di Riccardo Marchionni

Fumetti, racconti, poesie. In omaggio a tutti i lettori dei nostri libri.

Il Foglio Letterario – giugno 2016 pdf download

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«Bukowski, racconta!» l’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore – recensione di Luigi Milani

«Bukowski, racconta!»

L’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore

recensione di Luigi Milani  Fonte: GraphoMania

In sintesi

In “Bukowski, racconta!” Giuseppe Iannozzi raccoglie alcuni lavori bukowskiani ritenuti apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Era solo questione di tempo: sapevo che prima o poi avrei trovato associati i nomi di Charles Bukowski e di Giuseppe Iannozzi. Entrambi poeti e scrittori, ribelli e refrattari alle regole dell’establishment. Proprio così: leggendo le poesie graffianti e talvolta spudorate di Iannozzi mi sono trovato ad accostarle spesso a quelle dell’ex factotum Bukowski.

Ma chi era Bukowski? Un alcolizzato disperato, un “vecchio sporcaccione”, un cialtrone imbrattacarte come tuttora alcuni irriducibili detrattori tuonano, o un grande narratore al livello di Hemingway e Jack London?

Bukowski sfuggiva alle facili definizioni, alle etichette appiccicate da critici benpensanti ed editori incapaci di leggere oltre la lettera delle parole scabre battute caparbiamente a macchina dall’autore. Nel raccontare fedelmente le vite al margine di tanti disadattati e derelitti, l’autore ha rappresentato l’altra faccia dell’America, il rovescio della medaglia del sogno americano. L’esito perverso di un modello di società che produce mostri: alienazione, povertà… pazzia.

Così non possiamo non accogliere con il dovuto entusiasmo Bukowski, racconta! Dopo anni di riedizioni e rimasticature del vasto corpus letterario del sempre verde autore originario di Andernach, il volume curato da Giuseppe Iannozzi rappresenta una piacevolissima, inaspettata novità.

Vi si trova raccolto materiale molto interessante, non altrimenti reperibile: da una (im)probabile intervista rilasciata a Ferlinghetti a un’accurata selezione di racconti perlopiù brevi, seguita da un accorto campionario di poesie ben rappresentative del talento bukowskiano.

A proposito dei racconti, è difficile dire quali siano attribuibili con sicurezza a Henry Chinaski – alter ego di Bukowski – e quali invece siano apocrifi. Ma in fondo anche questo aspetto passa in secondo piano, dal momento che per stile e contenuto suonano bukowskiani a tutti gli effetti.

Chiude il volume una funzionale antologia critica, utile soprattutto a chi si accosta per la prima volta all’opera di Charles Bukowski.

Concludo plaudendo alla veste grafica del libro, gradevole e curata, come costume del resto per i titoli editi da Il Foglio Letterario.

Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
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Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi – VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA – si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi

VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA

si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

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Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

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DONNEINGAMBA

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Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Raffaella Ignorante (Giraffa) recensisce il libro

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe

Raffaella Ignorante recensisce il libro

Il Foglio letterario

bukowski-raccconta-raffaella-ignorante
Assorto in lettura del bel libro della piccola e coraggiosa casa editrice Il Foglio letterario, di Gordiano Lupi, curato e tradotto da Iannozzi Giuseppe “Bukowski, racconta! . Si, proprio scritto così, con un ordine: racconta, non ne possiamo fare a meno!!! Un libro crudo e altamente stupendo, di un grandioso scrittore che ha fatto della schiettezza la sua forma d’arte. Ci sono racconti poesie interviste, tutto il mondo bohèmiene di questo folle senza eguali, di quest’anima senza corpo, di questo corpo senza anima… o forse no.

Il libro ci dona anche la possibilità che non tutto sia di Bukowski, forse di qualche emule ubriaco di cantina assorto tra i Barfly e dalla luce soffusa, ma a noi non importa, così tanto bello è leggerlo. Ed ora, vi saluto e continuo nella lettura. Cin Cin six pack…

https://www.facebook.com/giraffa.ignorante

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Curatore: Iannozzi Giuseppe
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Collana: Narrativa
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Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!

Iannozzi Giuseppe risponde

intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).
Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.

Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.

Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?

Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto – o forse non vuole rendersi conto – che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.

Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.

Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.

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La poesia e il suo bastone

La poesia e il suo bastone

Iannozzi Giuseppe

Frances Farmer

ASPETTAVO TE

Ti aspettavo, aspettavo te
e non un’altra tempesta
Aspettavo come un uomo
che non ha più nulla da perdere
Ho ricevuto il tuo messaggio
Me l’ha dato quella tua amica,
quella che da una vita
mi tallona le costole

T’incontro sulla porta
Subito mi dici che non è giusto:
Hitler aveva le bave alla bocca
come Gesù in Croce,
e allora perché, perché morire?
Scoppi poi in un pianto
che non so fermare
M’inviti a mantenere la calma
Non ho quelle risposte
che vorresti sentirti dire
Non ho quelle scuse
che vorrei sparare a salve

Tengo viva una fame del diavolo
Invano la tua bocca cerco, donna
Mi respingi come un uomo
che ti ha aspettata troppo a lungo
Come bomba inesplosa
in una risata di echi e corridoi
scoppi tu all’improvviso

Sei un amore della madonna
che non sa da che parte stare
E affonda lo sguardo tuo la lancia;
in fronte a te nudo mi resta il petto

Te lo dissi che sarei venuto
Te lo dissi a chiare lettere
che non ero l’uomo adatto a te
Sempre però sul cuore ti ho tenuta
come una bava da asciugare

Ti aspettavo, aspettavo te
e non un altro gioco di pazzia
Aspettavo come un uomo
che soltanto ha la cattiva abitudine
di dare pane al pane e vino al vino

TENTAMMO POESIA

Tentammo di dio la poesia
ch’era già Guerra infinita
Ma non più bocche
per parlare e mangiare
E tu mi ricordi com’era ieri:
se sarà mia volontà
domani un domani ci sarà
E ti saprò invecchiata
E mi saprò lontano,
lontano in una pioggia
incessante, in un mare
ancor tutto da attraversare

Tentammo paradiso e inferno
in un giorno di gabbiani
nel volo incontro al sole persi
Si son fatti malattia, leggenda
oltre il silenzio – argento
in un proiettile sparato
quasi bene
Ma giocano ancora le tue mani
per farmi amante, lupo affamato
E soltanto riposano le mie invece
Perché più non scrivo
per bisogno di prigione o no

Tentammo almeno
E fu tanto, quasi amore
L’ho fatta e finita la vita mia
anche se ancor tutta da capire

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