Il Foglio Letterario 2/2017 per il SALONE DEL LIBRO di Torino – scarica gratis il pdf

Il Foglio Letterario 2/2017

per il SALONE DEL LIBRO di Torino

Il Foglio letterario - Salone del libro Torino 2017

Copertina di Riccardo Marchionni

Il numero 2/2017 del Foglio Letterario esce in occasione del SALONE DEL LIBRO DI TORINO, la più importante fiera libraria italiana, alla quale non abbiamo mai partecipato in prima persona, vuoi per i costi, vuoi per la distanza.

Partecipiamo alla rassegna con alcune novità interessanti: Giuseppe Iannozzi presenta il suo corpus poetico Donne e parole, lo scrittore francese Patrice Avella il suo Piazza Fontana con Pasta e cinema, Diego Serra espone Non fidarti, Frank Iodice debutta con Un perfetto idiota, Alessandro Del Gaudio ha le avventure narrative di un supereroe e la riedizione di Italoamericana. Bruno Panebarco, torinese adottivo, porta il suo cult di sempre: Fedeli alla Roba, ma anche La vita è un treno per Torino, imponente saga familiare di guerra ed emigrazione.

Non è finita qui. Il Foglio Letterario si getta nell’avventura del cinema con due DVD nuovi di zecca: Il cielo sopra Piombino di Stefano Simone e Donne di marmo per uomini di latta di Roger Fratter. Abbiamo anche James Bond, il cinema di Ernesto Gastaldi, Fernando di Leo, un po’ di Horror e Western italiano e chi più ne ha più ne metta. Stefano Iachetti presenta La paura cammina con i tacchi alti, un libro reportage nel mondo delle sexy star del cinema di genere italiano.

Cerchiamo di fare quello che i grandi editori non fanno più da molti anni: scouting, ricerca di nuove voci, proposta di argomenti di nicchia, interessanti ma non troppo commerciali. Perché non siamo un’impresa ma abbiamo l’ambizione di fare cultura. Nuove proposte di narrativa, dal polemico Se fossi postumo sarei (Ba)ricco dell’ironico Vincenzo Trama, al generazionale Andata e ritorno di Elena Ciurli, passando per narrativa cubana e cinema italiano, musica e saggistica alternativa, senza dimenticare fumetto e saggi sul mondo dei cartoon. Vendiamo libri non gadget e vogliamo continuare a farlo.

Gordiano Lupi

Racconti e poesie di:

Gordiano Lupi
Laura Lupi
Iannozzi Giuseppe
Alberto Figliolia
Luigi Rinaldi (Alberto Panicucci)
Barbara Panetta
Roger Fratter
Stefano Simone
Federico Guerri
Federico Botti
Virgilio Pinera
Antonio Messina
Stelvio Mestrovich
Bruno Panebarco
Patrizio Avella
Roberto Mosi
Marco Amore

Fumetti di Samuele De Marchi 

TRENTASEI PAGINE. Gratis a chi compra un nostro libro. Dal 1999 a farvi compagnia in letteratura underground.

Scarica gratis il Foglio 2/2017 in formato pdf

Pubblicato in arte e cultura, attualità, comunicati stampa, cultura, editoria, libri, news, NOTIZIE, notizie dal mondo, segnalazioni, società e costume, spettacoli | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

COME MUORE UN NAZISTA

COME MUORE UN NAZISTA

Iannozzi Giuseppe

repubblichini

Entrò in città che c’erano ancora i repubblichini. Non era vecchio ma nemmeno giovane: a quarant’anni i capelli li aveva già tutti grigi, però tagliati cortissimi perché era un nazista. Li teneva così anche per nascondere che era invecchiato prima del tempo. Non se la cavava male con l’italiano né con le sfumature linguistiche di quella città, Firenze.
Era stato ferito poco sopra il cuore, aveva visto la morte e si era salvato. Aiutato dal destino, era riuscito a lasciare il cadavere del Fuhrer dietro di sé per riparare in Italia: i partigiani l’avevano preso un paio di volte, era però riuscito sempre a cavarsela, colpa d’una fortuna sfacciata. Le strade erano ancora dei repubblichini. Hans non dava lo sguardo a nessuno: teneva gli occhi bassi, non per paura ma per nascondere che era tedesco. Si era spogliato dell’uniforme a malincuore, e gli abiti da contadino lo aiutavano a confondersi in mezzo alla gente purché non parlasse: l’accento tedesco l’avrebbe tradito nonostante la padronanza della lingua. Solo quando i suoi passi incrociavano quelli dei repubblichini azzardava d’alzare un poco il capo: il fascismo resisteva, nonostante fosse oramai chiaro che era sol più una nostalgia e un errore di molti. Hans lo sapeva che la storia non li avrebbe mai assolti, che gli avrebbe caricato addosso tutte le colpe. I partigiani, coi loro fazzoletti rossi al collo, erano in forte numero: quando li vedeva, subito abbassava il capo, ma la rabbia gli infiammava il volto. Era questione di poco, presto le SS, i repubblichini, i seguaci della Golden Dawn, gli ultimi fedeli a Hitler, sarebbero stati giudicati colpevoli per l’eternità.
Mentre pensava e camminava di buona lena, un ragazzetto gli andò addosso: Hans l’avrebbe stampato contro il muro se non si fosse accorto che pure quello teneva il fazzoletto rosso. Si limitò a digrignare i denti, allungò poi il passo, entrò in un vicolo e lì stette con l’anima fra i denti a sbollire la rabbia e la ferocia. Quando si fu calmato un poco, decise che era proprio il caso di lasciare la città, tanto ormai era sicuro che un posto per lui non c’era; che fosse tra i campi all’aperto o in una grande città, prima o poi l’avrebbero preso e fucilato, o peggio. Sino ad allora era stato fortunato, solo questo.
Dei bardassi sparavano pietre addosso a un prete nero: Hans li osservò brevemente, e subito tirò dritto. Del prete non gliene fregava, ma a quelli lì se solo avesse potuto gliela avrebbe fatta pagare con la vita.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume, storia - history | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

CI SIAMO SVEGLIATI E ABBIAMO PERSO LA BELLEZZA

CI SIAMO SVEGLIATI
E ABBIAMO PERSO LA BELLEZZA

Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen and Lou Reed

CI SIAMO SVEGLIATI QUI DOVE NOI STIAMO

E ci siamo svegliati
Anche questa mattina
ci ha baciato in fronte
il sole;
e poco importa
se siamo
quel che siamo,
forse modesti,
forse agli arresti

Ci siamo svegliati
con occhi cisposi
rispondendo
al richiamo della vita
che, ancora una volta,
ci chiede d’affrontare
l’umano cammino
fra inferno e paradiso
qui dove noi stiamo:
persi
su un piccolo pianeta,
forse dimenticato da Dio,
forse no

DISPERATO ATTO DI CORAGGIO

Mancò
un disperato atto di coraggio
che dalle falle della vita
spazzasse via i dubbi,
così siamo adesso qui
soli e più confusi di ieri
cercando
nei giorni uguali ai giorni
il perché
del nostro esistere

Non splende il sole sul fiume,
inciampano e cadono i pescatori
nelle tracce
che la luna ha impressionato
lungo le sponde vuote
di cristi e giudei;
e non c’è nessuno,
non c’è davvero nessuno
che sappia come pescare
un nome,
non c’è uno
che sappia come peccare
per dar oggi corso
a un domani migliore

Mancò
un atto di vero coraggio
che ci prendesse in ostaggio,
così siamo adesso qui
e qui resteremo …
per un lento morire
senza aver vissuto mai,
mai veramente

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'AUTORE, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, amicizia, amore, arte e cultura, consigli letterari, cultura, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, eros, Iannozzi Giuseppe, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di poesia, passione, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

LA MORTE DEL PADRE

LA MORTE DEL PADRE

Versione alternativa

Iannozzi Giuseppe

Mussolini - Piazzale Loreto

Sul far del mattino ancora la testa gli portava l’eco delle rabbiose parole che lui, Mattia, aveva pronunciato per ultime: “Padre, sei un nero bastardo.”

* * *

“Tu vorresti essere un poeta?”. Non attese risposta. Subito abbatté sul volto scavato di Mattia un violento colpo di frustino; la guancia gli si tagliò subito, lasciando scoperta una profonda viva ferita sanguinante rosso sangue. Mattia sentì un conato di vomito scavargli lo stomaco. Il Padre gli stava di fronte, inflessibile, scuro e terribile, diavolo immortale e impietoso, sentina di vizi nascosti. Lo congedò, furente, ma non prima d’avergli sputato in faccia, mentre Mattia, fra i denti, l’accusava d’esser un nero bastardo. Il Padre fece finta di non sentire: entrambi credevano che, con tutta probabilità, non si sarebbero incontrati mai più. Mattia si chiuse la porta del bureau dietro le spalle, mentre il Padre lappava con la punta della lingua il frustino ancora fresco di sangue; aveva già deciso che Mattia sarebbe morto in un incidente.

* * *

Entrambi avevano sbagliato a credere che non si sarebbero incrociati un’ultima volta, l’uno di fronte all’altro. Le vie dell’Uomo sono infinite! Mattia era davanti al Padre morente: sarebbe stato lui a sparare il colpo definitivo. Prima di trapanargli il cranio con una pallottola pazza, con la stessa pistola che il Padre aveva utilizzato per far fuori i suoi oppositori, Mattia gli sussurrò in un orecchio: “Padre, adesso sei un bastardo rosso di sangue. Forse io non sono un poeta, ma la poesia migliore rimane sempre la giustizia: un umano incidente.” Il Padre ebbe soltanto la forza di guardare la cicatrice sulla guancia sinistra di Mattia, distrattamente, con disprezzo; non disse alcunché, e attese col sorriso sulle labbra che la sua vita venisse consegnata all’Averno. Premette il grilletto: la pallottola fece il suo dovere.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, fiction, gialli noir thriller, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , | 1 commento

IL POZZO DELLA SOLITUDINE

IL POZZO DELLA SOLITUDINE

Iannozzi Giuseppe

Radclyffe Hall

Era già trascorso un anno ed Emilia ancora pensava a Francesca, all’amica che, da un giorno all’altro, senza dire niente a nessuno, aveva fatto perdere le sue tracce per perdersi chissà dove. Le mancava Francesca, e le mancava quella sua bellezza un po’ particolare che la faceva sembrare un’attrice, come Constance Dowling. Senza di lei le giornate trascorrevano lente, piene d’un bel niente.

Passeggiare sotto i portici di Via Roma, in piena estate, era lavoro che la fiaccava tanto nel corpo quanto nello spirito. Nonostante l’ombra e le deboli carezze d’un venticello capriccioso, Emilia si sentiva bruciare dentro: quasi le mancava il fiato.
Alla fine, oltremodo stressata, entrò in una libreria, non perché fosse interessata a comprare, a leggere un libro per distrarsi, ma solo perché così avrebbe forse goduto di un po’ d’aria condizionata.
Dentro faceva fresco e c’era quasi nessuno a puntare gli occhi sugli scaffali ricolmi di libri.
Emilia si guardò intorno tenendo una mano sul petto, sperando che il senso di soffocamento scemasse.
Nessuno badava a lei. Non era una donna che attirava l’attenzione degli uomini, e neanche delle donne. Era lei una persona normale, fin troppo, e l’essere normale e basta era per lei una tara di non poco conto.
Un anno era volato via e di Francesca non aveva saputo più niente, nonostante si fosse adoperata in tutti i modi per sapere qualcosa dell’amica. Perché era fuggita? E dove?
Reggendosi il petto, prese a scivolare fra bancali e scaffali. Pensava a un tempo che non sarebbe tornato mai più, e più pensava alla felicità condivisa con Francy più le mancava il fiato.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, sessualità, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | 4 commenti

Il fantasma malato di Che Guevara

Il fantasma malato di Che Guevara

Iannozzi Giuseppe

Ernesto Che Guevara

Una costola rotta, due denti andati, un occhio pesto: c’erano andati giù pesante, ma se non altro non ci aveva rimesso la pelle, perché quelli lì avrebbero potuto farlo fuori su due piedi, e invece, all’ultimo momento, si erano squagliati.
Sputando e bestemmiando, tirando gli ultimi calci addosso al suo corpo a terra, lividi di rabbia e disprezzo, a un certo punto, si erano fatti bianchi come cenci.
“Squagliarsi… Subito!”, aveva urlato quello che doveva essere il capo; e tutti si erano dati alla fuga manco fosse sceso Dio in terra armato di strali e di promesse d’inferno per l’eternità.

Laura dormiva: pareva una bambina innocente. Ernesto sapeva che era una puttana che la dava a destra e a sinistra, a ogni partito, persino agli anarchici, pur d’avere il suo ritorno, un pezzo di pane o una bottiglia di vino, o anche un paio di orecchini se gli diceva bene con lo stronzo di turno. E a volte le riusciva pure di farsi d’eroina. L’aveva presa a ceffoni così tante volte che aveva perso il conto: a un certo punto aveva smesso di picchiarla, punto e basta. ‘Che si scopi pure tutto il paese: non sono più affari miei”, aveva pensato con cinismo, senza rabbia. E aveva continuato a tenerla con sé, anche se era solo una puttana: era lì, come un oggetto, faceva parte della casa e del suo marciume, ché lasciarla andare via avrebbe solo significato privarsi di un’inutilità per sostituirla con la presenza d’un’assenza. Tanto valeva che restasse.
Si guardò allo specchio: era tutto un dolore, e le palle gli facevano un male boia. Se solo avesse ricevuto un altro calcio nei coglioni, Ernesto era certo che mai più gli sarebbe diventato duro. A ogni modo non era poi troppo importante: Laura non se la sbatteva più, né la desiderava, e le donne non gli servivano più per arginare momentaneamente il dilagante vuoto che da troppo tempo si era aperto nella sua anima.
Si accomodò come meglio gli riuscì, ma in realtà solo si spruzzò addosso un po’ d’acqua gelata per mortificare il dolore che gli scavava le ossa tutte. Lo specchio era sporco, graffiato, incrinato in più punti: sorrise, si passò una mano fra i capelli mettendo a nudo una evidente stempiatura e il primo argento. Poi si fasciò il petto con un asciugamano, e, sputando sangue catarro e saliva nel buco del lavandino, bestemmiò quasi felice d’essere un disgraziato, uno che veniva additato come un sovversivo.
In cucina era una babele di piatti sporchi e scarafaggi: alcuni erano morti e le loro pance nere, capovolte, erano gonfie come pustole, altri camminavano sulle loro zampette e non si curavano di nulla. La situazione non sarebbe migliorata col tempo, Ernesto questo lo sapeva bene.
Laura doveva essersi svegliata; il rumore dei suoi passi era inconfondibile: ogni suo passo pesava d’una leggiadria animale e feroce. E subito sentì sul collo il fiato alcolizzato della donna.
“Ti hanno pestato un’altra volta”, gracchiò divertita, con voce scassata come quella d’un vecchio disco troppo rigato.
Ernesto le sorrise. Non si voltò a guardarla in faccia: “E tu, quanti punti, quanti a letto?”
“Stronzo”, gridò Laura graffiandogli il collo. L’uomo non reagì. Solo si girò verso la donna, finse di voler provare ad accarezzarla, e subito lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. Poi ruttò, scoreggiò, e alla fine tirò fuori il suo miglior sorriso: “Puoi dirlo forte: sono uno stronzo. E tu non puoi farci proprio niente.” La scansò con uno sguardo che fece arretrare la donna di due passi almeno: “Neanche un caffè in questa casa. O una donna.”
Laura fissò l’uomo che già le dava le spalle: “Sei uno stronzo. Uno scarafaggio.”
“Vero. Come vuoi tu. E’ la verità!”. E così dicendo, si lasciò cadere sulla poltrona scassata reggendosi il petto sconvolto dal dolore. “Uno scarafaggio!”, ripeté.
“Potresti pure piantarla con ‘sta scenata della vittima.”
“Nessuna vittima. A te piace prenderlo fra le gambe per un niente. A me piace farmi pestare.”
”Sei ridicolo!”, inveì la donna. “Patetico e ridicolo. Per colpa tua mi sono rotta un’unghia”, aggiunse dopo un istante.
Ma Ernesto già russava. Laura guardò nel lavandino: incontrò gli scarafaggi morti e pensò a Ernesto tale e quale a un cadavere rivoltante.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume, storia - history | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti

ZIGGY STARDUST: L’UOMO CHE VENDETTE IL MONDO

ZIGGY STARDUST

L’uomo che vendette il Mondo

Iannozzi Giuseppe

Ziggy Stardust

Si abbottonò il cappotto e uscì di casa. In strada faceva freddo: la nebbia mattutina faticava a levarsi di torno, ma il lavoro, per quanto non gli piacesse, non poteva essere rimandato.

Si aggiustò il nodo della cravatta e finalmente si decise a bussare. Alla porta venne una signora né bella né brutta, solo insignificante. Era strana. Bastarono due chiacchiere e quella gli spalancò la casa invitandolo a entrare, ad accomodarsi. Sembrava una donna insignificante anche nel poco residuo cervello che le era rimasto nella scatola cranica: questa l’impressione che ne ebbe l’uomo di primo acchito.
Tirò fuori il catalogo del piano editoriale e lo stese sotto gli occhi della donna come se fosse una veronica. Poi le allungò la mano presentandosi: “Ziggy Stardust!”
La donna gli sorrise ebete, poi raccolse la mano di Ziggy nella sua bofonchiando qualcosa fra imbarazzo e scolastica civetteria.
“Maddalena”, ripeté Ziggy per sincerarsi d’aver capito bene il nome della donna. “Un gran bel nome.”
Maddalena arrossì d’un rossore pallido.
Il più era fatto: per Ziggy sarebbe stato un gioco da ragazzi rifilare a quella donna almeno mezzo catalogo dell’Editrice Opzione.

L’Editrice Opzione era nata e si era fatta strada nel corso degli anni grazie a piazzisti come Ziggy, uomini senza scrupoli che odiavano il loro lavoro ma che non erano capaci di abbandonarlo su due piedi. Gli editor erano tipi foschi: pareva quasi non invecchiassero mai nonostante gli anni. Tutti si dicevano sinistrorsi, ma si sapeva in tutti gli ambienti editoriali e critici che in realtà era più giusto definirli sinistronzi. Nel giro di pochi anni avevano pubblicato decine e decine di libri, arrivando a piazzare sul mercato qualcosa come ottocentomila pezzi all’anno. Ma che libri!  Lo sapevano tutti che ti pubblicavano solo se eri membro passivo della loro cerchia, o orgia che dir si voglia: o eri dei loro o eri contro di loro, e questo è quanto.
Ziggy, più d’una volta, aveva visto coi suoi occhi gambe allargate e culi alla pecorina dati agli editor: le giovani autrici non disdegnavano di farsi fottere pur di pubblicare un melenso libello, che poi sarebbe stato reclamizzato come l’evento editoriale dell’anno; e gli uomini con velleità artistiche pur di vedere il loro nome in copertina, se dotati di danaro e amicizie, non ci pensavano su due volte a far passare sottobanco una grassa bustarella. Una sola volta Ziggy aveva provato a leggere un libro dell’Editrice Opzione: dopo dieci pagine già ronfava adagiato sulla poltrona, con in faccia disegnato il disgusto. Non era mai stato un uomo di forti letture, ma quando aveva sottomano una stronzata ne sentiva subito la puzza. Non gli piaceva fare il piazzista, ma se i lettori erano pronti a pagare per simili stronzate, il suo era solo un lavoro come un altro, forse neanche troppo schifoso, comunque non più schifoso di quello d’un mercenario.
Ziggy non nutriva particolari ambizioni, ma non si poteva mai dire. Si era sposato una sola volta e gli era bastato. Dopo un anno il divorzio: niente di traumatico, un fatto di ordinario amministrazione.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, cultura, eros, fiction, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , | 2 commenti

PASOLINI: IL CORPO ESPOSTO

PASOLINI: IL CORPO ESPOSTO

Iannozzi Giuseppe

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Si svegliò con un pesante cerchio alla testa e subito tossì una bestemmia gettando lo sguardo, distrattamente, al crocifisso appeso.

Scese in strada. Lo sguardo severo salutava i paesani, che in risposta solo pizzicavano con le punta delle dita la tesa del feltro.

Tutto esagitato, fece la sua apparizione all’interno della bottega del barbiere.
Giulio era un tipo segaligno sulla cinquantina. Il suo volto si sarebbe detto volgare e persino brutto non fosse stato per gli occhi d’un azzurro profondo e freddo.
Leo subito lo fece accomodare in poltrona: “Il solito?”
Giulio strizzò leggermente gli occhi. E il barbitonsore, mano alle forbici, facendo finta di spuntargli i neri peli a spatola sul collo, subito si premurò d’allargarsi in un sorriso a trentadue denti: i loro riflessi, costretti sulla superficie dello specchio, giocavano sulle labbra affilate il loro consueto taglio, quello d’una reciproca falsa cordialità.
“Allora, oggi come andiamo?”
Giulio sfoderò il suo sorriso migliore, poi sparò secco: “Di merda!”
E il barbitonsore, a muso duro: “Così è la vita.”
“Non tagliare troppo. Mi raccomando.”
“Mani di fata, così mi chiamano.”
Rimasero in silenzio alcuni istanti senza incontrarsi né in sorrisi né in sguardi sulla superficie dello specchio.
“Tu sei uno che non parla. O sbaglio?”
“Muto come una tomba, assolutamente.”
“Quindi, se ti facessi una confessione, resterebbe inter nos!”
“E’ chiaro.”
“Bene. Molto bene.” Poi gettò un rapido sguardo all’intorno: “E quello?”
Leo levò le forbici dal collo di Giulio e si voltò rapidamente: “Via! Torna più tardi se ti va.” L’ometto, un pecoraio, puntò gli occhi su Giulio accomodato sulla poltrona, ma non replicò e subito abbassò lo sguardo. Trafelato, infilando la porta, si lisciò con una mano tempestata di calli la zazzera stopposa, si calcò poi in testa il cappellaccio, sospirò e si accese una sigaretta. Grevi spire di fumo presero a spandersi nell’aria del mattino, e subito si dispersero, mentre un sole paglierino illuminava le stradine di grezzo pavé del paese muto, con orecchio però ben attento a ogni voce.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Al di là del Bene e del Male (L’autorità dell’uomo postumo)

Al di là del Bene e del Male

(L’autorità dell’uomo postumo)

Iannozzi Giuseppe

Cognitive Religion by Chatterly

Cognitive Religion by Chatterly

Morire: una terapia d’urto. Si serba e non si serba memoria della Morte, quando avvenuta, consumata e amata. Quando amata. E amata, ancora.
Lo sapeva bene Shamaim che presto avrebbe tirato le cuoia: il petto gli si squassava a seguito dei ripetuti colpi di tosse, che non gli lasciavano requie. Ma non erano quelli ad ammazzarlo lentamente. Era il cuore che lo preoccupava: sapeva che presto avrebbe ceduto, senza un motivo preciso. I dottori gli avevano detto che era tutto a posto e che la sua malattia era solo immaginata. Avrebbero fatto prima a dirgli che era pazzo andato, ma Shamaim sapeva la pazzia e la sua non lo era. Nella vita non aveva mai nutrito particolari certezze, ma delle poche cose di cui era sicuro lo era veramente: la pazzia l’aveva curata quand’era ancora capace di stare dietro ai suoi pazienti, prima che la ferale malattia gli si presentasse davanti, all’improvviso, nel corso d’una mattina di primavera.
Si stava annodando la cravatta, e non sospettava ancora fosse il cappio al collo che avrebbe stretto, lentamente, il resto dei suoi giorni. E la vide, la Morte: non era tremenda come se l’era immaginata, non era però da considerarsi una buon partito. Era bella, d’una bellezza che metteva il terrore addosso. Gli aveva sorriso: aveva il volto di qualcuno che conosceva. Lo specchio gli diceva che era proprio così e che nulla avrebbe potuto fare per stornarla. Si sorprese: non desiderava lasciare questo mondo, così su due piedi, in orizzontale. Non aveva combinato granché nella vita, e a quarant’anni era ancora uno scapolo impenitente: non gli erano mancate delle buone occasioni per metter su famiglia, ma tutte le aveva rovinate con la sua presunzione di dirsi eternamente insoddisfatto. Adesso che sapeva che la Morte lo reclamava avrebbe voluto poter tornare indietro e accontentarsi. E non era più possibile.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume, Valeria Chatterly Rosenkreutz | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Nascita e morte di una Venere

Nascita e morte di una Venere

Iannozzi Giuseppe

Tornai che era già inverno: le strade di Firenze erano grigie come i volti dei passanti avvolti in cappotti di silenziosa tristezza.

Centellinavo un caffè che non mi piaceva: amaro. Ho sempre amato il caffè amaro, ma quello che mi avevano servito era veleno. Accesi una N80: dopo due boccate ero già disgustato. Il cameriere apparve alle mie spalle senza che io me ne accorgessi: era un tipo segaligno, pallido, un volto spettrale tale e quale a un’anima morta di Gogol’.

In strada faceva freddo: provai un paio di volte a chiedere delle indicazioni. Nessuno mi prestò attenzione. L’albergo l’avevo prenotato da un po’ di tempo. Doveva essere un quattro stelle vicino al mercato di San Lorenzo. Decisi che era il caso che andassi a occupare la mia camera. Nella hall non c’era nessuno. Prima che potessi rendermene conto, ero già disteso sul letto: la vista annebbiata, prossimo a sprofondare in un deliquio. Pregai perché non sognassi.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

PRIMO BACIO NON DATO

PRIMO BACIO NON DATO

Iannozzi Giuseppe

Il cielo sopra Berlino

Si era negli anni Settanta, i cieli erano solcati da nuvole d’arroganza e qualche nuvoletta ribelle ostentava speranza.
Giacobbe scoprì la fine dell’innocenza nel luglio del 1979, in territorio di confine fra i Settanta alla fine e gli Ottanta all’inizio.

Giacobbe era uno dei tanti giovani in circolazione: batteva le strade e incontrava persone che subito si dimenticavano di lui. Non fumava troppo, e le canne non le reggeva proprio: una volta ci aveva provato, ma immediato disgusto l’aveva colto, un malessere che si era declinato in un niente, in un vuoto. Dopo quell’esperienza aveva mollato, lasciando che fossero altri a fumarsi il cervello.
Il prete l’aveva incontrato durante la mattina: si erano scambiati poche parole. Lui era vestito in nero e pure Giacobbe. Nel pomeriggio avrebbe incontrato una brunetta, che tutti chiamavano Abigail: non è che fosse un gran bellezza, ma non era neanche una che passasse inosservata. Mark, uno che diceva d’esser suo amico, gli aveva raccontato che Abigail era la ragazza adatta a lui. Giacobbe gli aveva detto di no, che non era così, con un sorriso spezzato in un indecifrabile dolore: non ci credeva, ma doveva pur lasciare che la speranza si vomitasse in un tentativo.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Perdere la Fede

Perdere la Fede

Iannozzi Giuseppe

nichilismo

Il pretonzolo abbassò lo sguardo, di occhi quasi severi, a terra.
Non guardava più in faccia l’uomo, pareva invece che volesse tenerlo lontano: solo si preoccupava di biasciare in latino l’incomprensibile per l’umile, che, ancora, pedissequamente seguiva i passi del prevosto. Il sospetto che lo stesse prendendo per i fondelli gli era lontano dalla mente.
Fra le mani del prete un rosario veniva sgranato con insistenza esagerata; erano le sue mani callose e volgari, come spesso ce l’hanno i contadini abituati a spendere sudore nei campi per dar vita a un arido fazzoletto di terra.
Gli occhi dell’uomo di chiesa erano immersi in un giallognolo cisposo, che sapeva di malato: anche nella preghiera lo sguardo rimaneva mellifluo, quasi non credesse. O che avesse smesso da tempo. Intanto l’uomo gli rimaneva dappresso, interrogandosi sul perché tacesse dopo la confessione che gli aveva fatto.
“Padre, qualcosa la preoccupa?”
Il pretonzolo lo fissò per un attimo, poi tornò a occuparsi dei suoi pensieri. Pareva che una mosca gli si fosse posata sul naso, lungo e straordinariamente affilato. Dalle vetrate filtrava una debole luce, che solo in parte illuminava scabre panche e confessionali.
Un pesante silenzio si era depositato sulle loro anime dopo che l’uomo aveva fatto la sua confessione.
“No, niente.”
Non aggiunse altro. In ogni caso l’uomo intuì che c’era qualcosa che gli veniva taciuto.
“Allora… Posso andare?”
Il prete gli dava le spalle ostinando un muto silenzio, che significava più di mille parole.
L’uomo, un povero contadino al pari di tanti altri, fece un cenno col capo. Nessuno lo vide, solo il Cristo crocifisso, che però rimaneva nell’ombra mezzo nascosto dall’altare, mezzo obnubilato dal buio che devastava l’interno della piccola chiesa. Trascinando piano i passi, oltrepassò la pesante porta di legno per andare incontro alla smorta luce di fuori: il sole picchiava forte, ciononostante  pareva non riscaldasse la terra né creatura alcuna. Trasse di tasca una sigaretta, una Nazionale: l’accese e cominciò ad aspirare generose boccate. Delle lacrime gli rigavano il volto scavato: non erano né di dolore né di pentimento. Osservò l’intorno gettando sguardo animale su ogni particolare del magro paesaggio di aride culture, di fiori spenti seppur legati ai margini della sterrata. Gli si leggeva in volto che al macello della vita scampo non c’è. Non era preoccupato per sé. Tuttavia temeva per gli affetti che avrebbe presto lasciato.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | 2 commenti

Donne e parole – Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole – Iannozzi Giuseppe

Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Vanessa Sulpizi recensisce il mio Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen sul sito Aphorism.it
Grazie a Vanessa che mi ha letto definendo questo mio lavoro “fra le più belle opere di Iannozzi Giuseppe” – g.i.

Un delicato e intenso omaggio a Leonard Cohen, da cui l’autore ha colto l’ispirazione per questa sua opera. E un omaggio alle donne che sono passate nella vita dello stesso autore, che qui lascia alle parole il compito di raccontare, di raccontarsi. Un’immensità di percezioni da cogliere e interpretare perché certamente, alla fine di questo lungo viaggio di lettura, vi troverete, vi scoprirete o vi ritroverete, ma comunque vada, vi emozionerete.
Fra le più belle opere di Giuseppe Iannozzi, Donne e Parole è edito da Edizioni Il Foglio. Da regalare e da regalarsi.

Vanessa Sulpizi – Fonte: Aphorism.it

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

acquista Donne e parole 

Donne e parole, la pagina su Facebook:

https://www.facebook.com/donneparole/

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Acquista su Giunti al Punto

http://www.giuntialpunto.it/product/8876066454/libri-donne-e-parole-giuseppe-iannozzi

Donne e paroleAcquista online

Dall’editore:

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Poesia_Donne_e_parole.htm

Su IBS:

https://www.ibs.it/donne-parole-libro-giuseppe-iannozzi/e/9788876066450

Su Amazon:

https://www.amazon.it/Donne-e-parole-Giuseppe-Iannozzi/dp/8876066454/

Su Mondadori Store:

http://www.mondadoristore.it/Donne-e-parole-Giuseppe-Iannozzi/eai978887606645/

Su LaFeltrinelli:

http://www.lafeltrinelli.it/libri/giuseppe-iannozzi/donne-e-parole/9788876066450

Su Unilibro:

http://www.unilibro.it/libro/iannozzi-giuseppe/donne-e-parole/9788876066450

Su Libreria Universitaria:

https://www.libreriauniversitaria.it/donne-parole-iannozzi-giuseppe-ass/libro/9788876066450

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'AUTORE, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, amore, arte e cultura, attualità, consigli letterari, critica, critica letteraria, cultura, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, editoria, Iannozzi Giuseppe, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di poesia, passione, rassegna stampa, recensioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | 2 commenti

Il Mostro. Storia di Giacobbe (Il Male peggiore)

Il Mostro. Storia di Giacobbe

(Il Male peggiore)

Iannozzi Giuseppe

scrittore

Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie.
Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi
Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta.
Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo.
Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa.
Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci.
La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.

Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.

Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra.
Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza.
Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre.
Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male.
Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle.
L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume, violenza | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 4 commenti

Lo dice il mare. 25 autori raccontano il mare – a cura di Barbara Panetta – Il Foglio letterario

Lo dice il mare. 25 autori raccontano il mare

a cura di Barbara Panetta

Il Foglio letterario

Il desiderio di creare un’opera artistica su un tema che mi sta davvero a cuore è nato dall’amore per il mare e il desiderio di raccontarlo. Questa antologia è il risultato di un’idea che si è sviluppata pian piano grazie alla collaborazione di scrittori e artisti di mia conoscenza. La tentazione di unire tanti racconti di differenti stili e tematiche crea un’armonia policromatica di identità narratrici che vanno da un’esplosione fantastica al puro e intramontabile romantico, dall’horror all’elitario, senza dare limiti né di scrittura né di genere, trovandoci di fronte a un “mare” che non ha sponde. Questa antologia è un’ispirazione che ho avuto durante un soggiorno di vacanza in Calabria, la mia regione di provenienza. Ero sdraiata su una spiaggia dello Ionio, osservavo il mare e ne apprezzavo le bellezze, immaginavo l’invenzione di storie, dove il mare potesse essere protagonista e da questo pensiero è nata l’idea di dare un titolo. Ora l’idea si è realizzata attraverso la creazione di questo libro. A tutti voi lettori, che non mi conoscete personalmente e vi fidate di questa lettura, vi auguro di percepire la mia stessa gioia, le stesse vibrazioni che io ho provato nel leggere questi racconti e nel guardare le foto ascoltando la musica del mare. Per concludere, e senza dilungarmi, manifesto la mia gratitudine a Gordiano Lupi per aver creduto nel mio progetto, Sacha Naspini per aver curato la grafica e l’impaginazione, un ringraziamento sentito a Luca Raimondi per i preziosi suggerimenti amichevoli e per aver supportato professionalmente l’editing. Spesso i ringraziamenti sono noiosi ma non potrei non ringraziare Diego Bullita e Francesco Turano per aver accontentato ogni mia richiesta abbinando la fotografia ai racconti ma sopratutto vorrei ringraziare tutti gli autori per aver contribuito con tanto entusiasmo regalandomi la loro storia “al mare”.

Barbara Panetta

Venticinque autori raccontano il mare rendendolo protagonista di storie dai mille colori: dal turchese e cristallino della Sardegna al nero torbido e cupo di luoghi immaginari. I racconti, grazie alla forza delle loro ambientazioni, affrontano generi diversi, horror, fantastico, romantico, poetico, tutti da scoprire e leggere. Ogni contributo è corredato da una fotografia ideata dagli occhi attenti e sensibili di due artisti, grazie ai quali i racconti prendono vita prima ancora di essere letti. “Lo dice il mare” è un regalo all’arte della narrazione. Un’antologia per chi non si limita a guardare il mare ma desidera leggerlo con interesse e riflessione.

Lo dice il mare – Curatore: Barbara PanettaAA.VV.Il Foglio letterario – Collana: Narrativa – Anno edizione: 2017 – Pagine: 270  – Isbn: 9788876066672 – prezzo: 18 Euro

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, comunicati stampa, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, letteratura, libri, libri di racconti, narrativa, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

MORTO NEL SUO ADDIO

MORTO NEL SUO ADDIO

Iannozzi Giuseppe

ossessione d'amore

Ero giovane e arrogante, sicuro di me stesso. Lei era bella e non mi fu difficile amarla per la sua bellezza; poi la sua pazzia rapì la mia – la mia pazzia -, e in lei essa diventò necessità di tenerezza. Ero in trappola, troppo innamorato e tenero perché potessi rendermene conto. I giorni trascorrevano veloci e ogni dì era una primavera anche se fuori era la tempesta a imperversare.
Fra gli alti pioppi c’incontravamo, fra quelle fronde ci nascondevamo al mondo e mentre lo stormire del vento cantava per noi fra le foglie una melodia di magia, noi consumavamo ogni nostro ardore e lo mischiavamo subito all’eco delle foglie a tremolare sui rami. Si stava bene insieme ed erano tutti invidiosi di noi, proprio tutti, anche chi non ci conosceva e nulla sapeva di noi.
E poi tutto finì. Venne il giorno di Pasqua, e lei mi lasciò: solo come un cane rimasi a sedere sui gradini della Chiesa e bestemmiavo e piangevo e ridevo. Ero il più disgraziato degli uomini, almeno così mi pensavo a quel tempo. Ero giovane e l’abbandono non l’avevo proprio contemplato. Mi abbandonò e basta, senza una vera ragione, lo ammise lei stessa quando mi diede l’ultimo bacio. Solamente mi disse che ero un ragazzo dolcissimo, e addio; poi, quasi pentita di avermi detto così poco, in un sussurro specificò che non mi avrebbe dimenticato mai e che ero stato il suo amore, quello più grande. I fatti, non molto più tardi, tradirono quelle poche parole che mi lasciò in eredità nell’addio, perché la vidi abbracciata a un altro e nel giro di tre mesi sposata con l’abito bianco. La mia Cristina non era più mia, neanche nel sogno, nella fantasia, o nella tortura dei miei pensieri di pensarla ancora mia, ancora mia nonostante tutto. Mi lasciò a me e cadeva proprio il giorno di Pasqua: osservai uomini e donne felici uscire dalla chiesa passandomi accanto, senza degnarmi d’un solo sguardo. Le mie lacrime non commuovevano proprio nessuno, e neppure le mie bestemmie: era come se a tutti fossi invisibile, per tutti non avevo neanche la consistenza di un’ombra. Rimasi seduto sui gradini della Chiesa. Poi scese il crepuscolo, e a quel punto ogni mia residua – vana – speranza si era del tutto dissanguata; non avevo neanche più la forza di piangere o bestemmiare contro la crudeltà di Dio, che per me aveva preparato un così triste giorno.

Continua a leggere

Pubblicato in amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, passione, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , | 4 commenti

7 NOVEMBRE

7 NOVEMBRE

Iannozzi Giuseppe

Schindlers-List

7 NOVEMBRE

Posso, posso
non credere
in quell’altezza lassù
che dicono
abitata da un Dio
da sempre
un po’ così e così,
distratto,
forse annoiato,
dimentico di sé

Posso, posso
non amare
un’idea sbagliata,
l’umanità
secolo dopo secolo
in un uguale ripetersi
crocifissa

E posso… potrei
annoiare uno
e nessuno,
e una moltitudine
di geniali solitudini

E invece,
come un ebreo,
solo ripeto a te
il miracolo che
da sempre sai:
“Ti voglio bene,
a ogni sette
di novembre
ti voglio bene
un po’ di più,
mia Grazia”

BUTTANO GIÙ LA NOTTE

La pipa fumi,
e non sai,
forse non sai
che gli angeli
han buttato giù
la notte
a forza di lacrime
e di botte

Notturno il cammino
che a ogni passo
un po’ ci sfianca
bruciandoci
nel cerchio mai chiuso
d’un imperscrutabile
sogno… divino

Continua a leggere

Pubblicato in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

DONNE E PAROLE – Iannozzi Giuseppe – In libreria la 2a edizione – Un assaggio di poesia

DONNE E PAROLE

Iannozzi Giuseppe – In libreria la 2a edizione

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

KADDISH

Non era previsto,
non era previsto che così presto
cadesse la testa nella cesta
Presto volterò l’angolo

Prego,
ti prego di dimenticare
che mi hai incontrato
Prego,
ti prego di dimenticare
che hai ascoltato le mie parole,
che sono stato uno
che parlava con bocca d’amore
inventando follie su follie
per un sorriso, per il tuo sorriso

Sono stato un folle,
uno senza arte né parte
che non ce l’aveva il diritto
di sconvolgere la tua vita
invitandoti a posare
la prima pietra per una chiesa
Da te sono stato
per un battesimo di luce,
ma già da un’eternità
nella siccità giaceva il fiume
In ritardo su di me
lo capisco adesso,
e non cerco assoluzione

Considera che
non avevo esperienza;
e considera che,
fra miracoli alla buona,
cadute e preghiere inascoltate,
quasi sempre la mia guancia
ha raccolto in silenzio
schiaffi nudi di guanti

Presto volterò l’angolo
Per le mie parole
sono stato condannato
a tacere fino alla fine
Per le mie parole
sono stato condannato
a bere l’acidità della verità
fino a quando ce la farò

Presto volterò l’angolo,
non te ne dispiacere
Non mi hai conosciuto mai,
mai veramente, mai sul serio:
solo inventavo storie su storie,
giorno dopo giorno,
ora dopo ora,
minuto dopo minuto,
per un sorriso non venuto

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'AUTORE, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, eros, Iannozzi Giuseppe, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di poesia, passione, poesia, segnalazioni, società e costume, YouTube - Iannozzi Giuseppe | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

DONNE E PAROLE DI IANNOZZI GIUSEPPE A 10 EURO – ACQUISTA DALL’AUTORE

DONNE E PAROLE

Acquista dall’autore a 10 Euro

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

per acquistare dall’autore scrivi a:

giuseppe.iannozzi[at]gmail.com

o contattami su Facebook:

facebook.com/iannozzi.giuseppe

BLUES DI PIOGGIA

Qualcosa
che sa di blues
camminare da soli,
sotto la pioggia:
unica compagnia
pozzanghere
che il volto ti spruzzano,
che ti ricordano
che più non sono
i passi tuoi di gioia

Qualcosa
che t’invecchia
andare e andare
senza una meta,
di tanto in tanto spiando
le nuvole alte lassù:
e capire che nemmeno Gesù
fu solo quanto te

Qualcosa
che ti sprofonda giù,
nel blues
Qualcosa
che sa di blues,
che il passo
d’improvviso
ti fa arrestare
per non essere più

Qualcosa
che sa di morte
camminare da soli,
sotto un cielo
che non ci ha pensato su
a sputarti in faccia
quel che sei e che
domani forse
ancor sarai

HO GIOCATO LA MIA MANO

Ho giocato con il poco cuore
d’una ragazza che si dà via per poco
Ho giocato la mia mano puntando alto,
proprio come un vero professionista

Ho giocato il mio asso di cuori
gettandolo nel mucchio dei tanti uguali a me
che erano lì, fra spire di fumo e colpi di tosse,
per vincere l’illusione d’un’anima

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'AUTORE, ACQUISTA ONLINE, amore, arte e cultura, attualità, comunicati stampa, consigli letterari, cultura, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, editoria, eros, Iannozzi Giuseppe, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di poesia, passione, poesia, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Mi chiamo fuori dal gioco – Poesie e testi di Leonard Cohen – traduzione di Iannozzi Giuseppe

Mi chiamo fuori dal gioco

Poesie e testi di Leonard Cohen

traduzione: Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

ALMOST LIKE THE BLUES
(Qualcosa di simile alla depressione)

Ne ho visto tanti morir di fame
Si uccideva, si stuprava
I loro villaggi dati alle fiamme
Cercavano solo di fuggire

Non riuscivo a sostenere i loro sguardi,
fissavo la punta delle mie scarpe
Era acido, era tragico
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Devo morire un po’
fra un pensiero assassino e l’altro
E quando finisco di pensare
devo morire molto di più

Si tortura e ci si ammazza
E poi ci sono tutte le mie critiche negative
La guerra, i bambini scomparsi, Signore
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Così lascio che il cuore si raffreddi
per tenere fuori il marciume
Mio padre dice che sono eletto
Mia madre dice che non lo sono

Ho ascoltato il loro racconto
sugli zingari e gli ebrei
Era bello, non era noioso
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Non c’è alcun Dio in Paradiso
e non c’è nessun Inferno sotto i nostri piedi,
così sentenzia il Gran Maestro
in merito a quello che c’è da sapere

Ma ho ricevuto l’invito
che un peccatore non può rifiutare,
ed è qualcosa di vicino alla salvezza
E’ qualcosa di simile alla depressione
E’ qualcosa di simile alla depressione

TRAVELING LIGHT
(Viaggio leggero)

Viaggio leggero
E’ un “arrivederci” (*),
ieri così tanto brillante tu,
mia stella caduta

Sono in ritardo,
chiuderanno il bar
Una volta suonavo
la chitarra mica male

Mi sa che sono
solo uno che
ha gettato la spugna
fra me e te
Non sono da solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Buonanotte, buonanotte,
mia stella caduta
Mi sa che hai ragione,
ce l’hai sempre avuta

So che hai ragione
sulla depressione,
vivi una vita
che non sceglieresti mai

Sono solo un folle,
un sognatore che
ha dimenticato di sognare,
di me e di te
Non sono solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Viaggio leggero
E’ un arrivederci,
ieri così tanto brillante tu,
mia stella caduta

Sono in ritardo,
chiuderanno il bar
Una volta suonavo
la chitarra mica male

Mi sa che sono
solo uno che
ha gettato la spugna
fra me e te
Non sono da solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Ma se la strada
riporta da te
devo forse dimenticare
quelle cose che sapevo
quand’ero amico
di uno o due
che viaggiavano leggeri
come facevamo noi allora

Viaggio leggero

(*) “arrivederci”, nel testo originale è in francese: “au revoir”

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, musica, poesia, poeti, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

DONNE, SCRIVEVO MICA MALE! – ebook – supplemento a “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen”

DONNE, SCRIVEVO MICA MALE!

ebook per Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen

Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

Scarica ebook in formato pdf

DONNE, SCRIVEVO MICA MALE!

download

LE TUE GAMBE

Tu non sai: ho sognato un mondo d’amore
di tette al vento, di volti gentili aperti al sole
L’erba alta sfogliata dalle carezze degli amanti
in cerca d’un filo d’ombra prima di fare all’amore;
e alberi frondosi, verdi carichi di fiori
che domani saranno frutti maturi succosi
E quelle labbra, oh quelle labbra sì rosse
che a morderle a pelo illanguidiscono l’anima;
la tua bocca così dolce, rifugio di baci,
e la mia mano sul tuo nudo volto
a sfiorar con la punta dell’indice
l’incertezza tua sospirata a metà
prima di darti all’ardore della lingua mia,
mentre già scivola la sinistra lungo le gambe
nude in bellezza, dal calore di dio baciate

BIONDE RISATE IN RIVA AL FIUME

Era tutto così bello
Il sole che picchiava forte
e l’erba alta verde e soffice
Fiori dappertutto,
nell’aria profumo di fragilità

Così coccolato
fra le dita una ciocca bionda raccolsi
e scoppiasti tu subito a ridere
insieme al piccolo fiume
da noi così poco distante

Era d’oro quella ciocca
E il tuo volto felice
era estasi in un bianco sorriso;
fui così tentato,
così tentato di credere al divino

Arrossendo lievemente
ti alzasti nascondendo le gambe
sotto la corta gonna
Fra le scomposte chiome degl’alberi
prendesti a correre
come braccata da una feroce felicità
Fino alla riva del fiumiciattolo ti portasti
In esso i nudi piedi calasti
rabbrividendo un poco appena

Ti ero dietro
Affannato, ammirai te
muover sicura i passi
Ridevi alzando spruzzi al cielo,
un calcio e poi un altro
– una bambina che vuol giocare

Rimasi così per l’Eternità,
con quella immagine di te
nel cuore piantata
Poi anch’io fui costretto
a esalare l’ultimo respiro

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, e-book, editoria, eros, Iannozzi Giuseppe, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di poesia, passione, poesia, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 2 commenti

IL CIELO SOPRA PIOMBINO – Gordiano Lupi sbotta: “Non è un prodotto ma un’opera letteraria”

IL CIELO SOPRA PIOMBINO

Gordiano Lupi sbotta: “Non è un prodotto ma un’opera letteraria”

Intervista a Gordiano Lupi

Iannozzi Giuseppe

Il cielo sopra Piombino

1. Perché un film su Piombino, per un comune sostanzialmente privo di attrattive?

Be’, solo chi non ha mai visto e vissuto Piombino può definirla priva di attrattive. Una storia millenaria da principato e signoria, resti di tombe etrusche a Baratti, un centro storico incantevole, un mare che non ha niente da invidiare a quello della più rinomata Isola d’Elba (e a prezzi migliori)… che cosa si vuole di più dalla vita? Un Lucano? E poi la provincia, io non abbandonerei mai il mio angolo di quiete, sono fatto così, amo la provincia, il piccolo posto dal quale partire, ma anche l’angolo sicuro dove ritornare. Ne I vitelloni sto dalla parte di chi resta, non di chi fugge. A parte questo, il film non è su Piombino, anche se le immagini ritraggono Piombino, è un film sul tempo perduto, sul vivere con i ricordi, sul sentimento del tempo che passa e che lascia traccia. Vedere per credere.

2. Il cielo sopra, come per “Il cielo sopra Berlino”: non è forse da presuntuosi paragonare Piombino alla Berlino di Win Wenders?

Piombino è molto più bella di Berlino, caso mai sarebbe pericoloso per me e per Stefano Simone paragonarsi a Wenders… ma non lo vogliamo certo fare! Come il mio romanzo Calcio e acciaio era un omaggio a Ingmar Bergman e a Il posto delle fragole, questo è un inchino a Wenders, pure se la trama del docufilm – in questo caso – non ha niente a che vedere…

3. Guardando il trailer del docufilm ci si potrebbe fare l’idea di un prodotto studiato per esaltare se stessi e Piombino.

Niente di più sbagliato. Prima di tutto non è un prodotto ma un’opera letteraria sotto forma di film. In secondo luogo rifuggo l’esaltazione come sistema di vita, la mia regola è: lavorare sodo e fare solo cose in cui credo. Piombino è al centro della mia opera da sempre, quel che mi mancava era scrivere un film, che celebrasse la provincia e la ricerca di se stessi, l’introspezione psicologica percorrendo le strade d’un mondo piccolo. Piacerà ai venticinque lettori che hanno amato le atmosfere di Calcio e acciaio e di Miracolo a Piombino. Il cielo sopra Piombino vorrebbe essere cinema di poesia, alla Pupi Avati.

4. Piombino non è città che nella sua storia annoveri chissà quali grandi personaggi di proustiana memoria, o sì?

Piombino è città che – al contrario di Grosseto – non ha mai avuto scrittori importanti, il solo degno di nota è Aldo Zelli, ma era nativo di Arezzo e piombinese di adozione. In compenso, da buona provincia, esalta i politici in prestito alla scrittura, coloro che si sono potuti comprare la patente di scrittore, grazie agli editori a pagamento. E poi non m’interessano i personaggi di proustiana memoria, quanto far rivivere atmosfere proustiane e pasoliniane, tra bellezza e degrado di una provincia lontana dai luoghi dove pulsa il cuore della vita che conta. Spero di esserci riuscito.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cinema, critica letteraria, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, interviste, letteratura, news, NOTIZIE, scrittori, società e costume, spettacoli, video, YouTube | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Donne e parole – Bukowski, racconta! – in libreria

Donne e parole – Bukowski, racconta! – in libreria

Fa piacere, molto piacere scoprire che i libri di un piccolo editore di qualità arrivano anche nelle librerie non virtuali e non solo sui canali online. Il piacere è doppio e immenso quando un autore come me, un autore underground!, vede i propri libri sugli scaffali di un grande catena di librerie qual è Giunti. Ecco dunque Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen e Bukowski, racconta! in bella vista presso la libreria Giunti al Punto di Erba (in provincia di Como). Sono questi due miei lavori che Nadia Fagiolo ha letto e molto apprezzato.

Se tutti i librai fossero come Nadia Fagiolo, poco ma sicuro che tanti autori (underground!) riuscirebbero ad arrivare fra le mani di molti più lettori. Commosso e felice non posso non ringraziare Nadia, che mi ha letto, che ha apprezzato i miei lavori, e che, non da ultimo, li ha portati in libreria.

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Foto di Nadia Fagiolo

nadiafagiolo

Pubblicato in diario | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

Pagina ufficiale su Facebook

facebook.com/bukowskiracconta/

Acquista Bukowski, racconta!

procediacquisto

Pagina ufficiale del libro su Facebook:

http://www.facebook.com/bukowskiracconta/

Continua a leggere

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, Bukowski racconta, casi letterari, consigli letterari, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, letteratura, libri, libri di Iannozzi Giuseppe, libri di racconti, narrativa, rassegna stampa, romanzi, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato

Sick Sad World. Io sono vivo, voi siete morti – in memoria di Philip K. Dick

Sick Sad World

Io sono vivo, voi siete morti

Iannozzi Giuseppe

Philip K. Dick

Questo racconto è per
Philip K. Dick, 1928 – 1982

Ingollò l’ultimo sorso di birra: era ubriaco, completamente andato. Traballò sbattendo il boccale vuoto sul bancone, cadde quasi in ginocchio fra l’indifferenza totale degli ultimi avventori, si trascinò lontano ma lentamente per respirare una boccata d’aria fresca.
Una volta che fu all’aria aperta bestemmiò a squarciagola. E il suo grido belluino si perse nel vuoto della notte. Le stelle brillavano in cielo, e non una era per lui.
Un camionista lo avvicinò: era il classico, pancia gonfia e occhi cisposi, la tipica faccia che si fa presto a dire quella d’uno stronzo.
“Amico, ce l’hai una cicca?”
Larry lo guardò storto, distrattamente, poi sbottò: “Cazzo vuoi?”
Prima che avesse tempo di rendersene conto, quello gli aveva rifilato un pugno nello stomaco. Larry si scoprì in ginocchio a reggersi il dolore al di sotto dello sterno: rimise anche l’anima, ma non servì a farlo stare meglio. La testa gli pulsava d’un dolore sordo: un’aureola di piombo lo teneva ben radicato nell’inferno che lui stesso aveva partecipato a creare a suo solo uso e consumo. Non sarebbero bastati mille pugni a fargli vomitare via per sempre il marcio che era diventato. I giorni felici non li ricordava se non come orribili spettri: l’alcool non riusciva ad anestetizzarli.
Quando fu di nuovo in piedi, barcollante, si voltò giusto il tempo d’un momento per vedere se c’era ancora il tizio che l’aveva costretto a baciare l’asfalto, ma quello era scomparso: i suoi occhi obnubilati solo incontrarono una stanca luce al neon, quella del bar. Si disse che non ne valeva la pena e si portò via lungo la strada. Una puttana lo chiamò tesoro; lui non le rivolse una sola parola e nemmeno uno sguardo; però lo sapeva che era una puttana. Non aveva bisogno di saper altro.

Continua a leggere

Pubblicato in arte e cultura, attualità, cultura, fiction, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento