SACHA NASPINI – Un’opera d’arte deve essere ambigua. E contenere un virus – Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe

SACHA NASPINI

Un’opera d’arte deve essere ambigua. E contenere un virus

Intervista all’Autore

Iannozzi Giuseppe

Sacha Naspini

1. Sacha Naspini, hai al tuo attivo già diversi libri: “Il Gran Diavolo”, “L’ingrato. Novella di Maremma”, “I sassi”, “I Cariolanti”, “Noir Désir”, “Pagalamòssa!”, “Le nostre assenze”, “Cento per cento” etc. etc. Sei molto conosciuto in rete (e non solo), sei molto seguito, ciononostante Wikipedia non ti ha ancora dedicato una voce. Come te lo spieghi? Forse che i critici, quelli che si fanno passare per blasonati, reputino superfluo per le patrie lettere il tuo fare Letteratura?

Tanto per partire con il piede giusto: che domanda meravigliosamente inutile.
In breve: qualcuno creò la voce – anni dopo ci misi le mani per aggiungere roba e feci confusione – ci provò un’altra persona, che fece peggio – cancellarono la pagina. Finito. A quanto ne so, per riportare tutto online bisogna fare delle battaglie con gli enormi baluardi a difesa del sacro portale. Giustamente, aggiungerei. Perché hanno ragione: Tizio scrive due cose, e un amico gli fa la paginetta al volo. È pieno di vetrine personali. Nuovi modi per sentirsi confermati nel mondo.
Per quanto mi riguarda, questo fatto ha una tale portata che è rimasto tutto lì, nel limbo, ormai da millenni. E poi non mi sembra che si siano mosse delle armate per far tornare la pagina in superficie. Si vede che non merito di essere là sopra, e va benissimo così. Se qualcuno vuole sapere le mie cose, c’è il sito.
(Però è buffa l’idea dei critici che la sera si mettono a fare le biografie degli autori su Wikipedia a lume di candela – temo che in realtà siano molto più preoccupati di aggiornare la propria, allo sfinimento.)

2. I tuoi romanzi, Sacha Naspini, sono tutti diversi fra loro, non sei un autore che scrive un thriller e che poi ne sforna altri dieci o venti per il resto della sua carriera. Non sarebbe più semplice, anche per ragioni commerciali e di visibilità, dedicarsi a un solo genere e continuare ad annoiare il pubblico con la solita minestra rimescolata giusto un poco?

Sacha NaspiniEsploro le possibilità di una voce. Le storie sono opportunità per aprire certe finestre sul mondo. E come ogni autore, anch’io ho i miei “temi ricorrenti”, immagino. Questo non significa che debba giocare sempre la stessa partita, per fare contento l’ufficio commerciale, il conto in banca o il lettore. Uno dei momenti più potenti è quando l’attenzione del pubblico si verticalizza sull’autore, non sul campo da gioco scelto per l’occasione. È un lavoro doppiamente difficile, ovvio. Chi ha amato “I Cariolanti” potrebbe sentirsi stranito sulle pagine de “Le nostre assenze” o su quelle de “I sassi”, e viceversa. Poi c’è chi si accontenta di fare dei gialli per tutta la vita, e non è mica un male. Tra l’altro, spesso i dati delle vendite gli rendono giustizia. Buon per loro, no? Di recente ho visto un film su un cercatore d’oro. Lo interpreta McConaughey. A un certo punto dice a uno dell’FBI: «Io cerco l’oro. Non me ne frega niente dei soldi». Una cosa del genere. L’evenienza di non trovare mezza pepita è parte del motore, credo. Mi sembra una cosa spettacolare. Perché nel frattempo sei in movimento. E dilaniato da fare schifo.

3. Oggi tutti scrivono e tutti credono di saper scrivere bene. Manca la modestia. Gli scrittori, anche molti esordienti purtroppo, si credono Dio. Tu, Sacha Naspini, cosa ne pensi di tutto questo?

Ti puoi credere Poseidone, ma se non sai nuotare ti tocca andare in piscina con i braccioli. O al limite, sguazzi nella vasca dei bimbi. La presunzione ti aiuta ad affogare prima.

4. Scrivere un racconto, un racconto veramente buono, per me significa rivederlo (o riscriverlo in tutto o in parte) anche venti, trenta o quaranta volte. I più, invece, scrivono di getto e morta lì, e lasciano che siano poi gli editor a riscrivere, ad aggiustare. Quando scrivi, tu, Sacha Naspini, come procedi? Sei tu l’editor di te stesso o lasci che siano altri a rivedere le bozze dei tuoi lavori?

Riscrivere un racconto quaranta volte? Più volentieri mi sparo una fucilata in bocca, grazie.
Ma è vero quel che dici: bisogna fare revisioni spietate. Fa parte del lavoro. Soprattutto per far respirare bene il magma che sta dietro le parole, dove una roba scritta esiste per davvero. È lì che si gioca una bella fetta della partita, per me. Scrivere delle pagine è niente, sono buoni tutti, basta aver fatto la quinta elementare.
Sì, io sono il mio primo editor. Poi c’è quello vero. È un momento di confronto bellissimo, anche se possono capitare delle guerre, con grossi spargimenti di sangue.

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EDIZIONI IL FOGLIO dal 18 al 22 maggio – Salone Internazionale del Libro di Torino – Padiglione CARTACANTA PAD 3 – spazi S51 – R52

EDIZIONI IL FOGLIO

dal 18 al 22 maggio

Salone Internazionale del Libro di Torino

Padiglione CARTACANTA
PAD 3 – spazi S51 – R52

Il Foglio letterario - Salone del libro Torino 2017

EDIZIONI IL FOGLIO (direttore editoriale: Gordiano Lupi), per la prima volta, sono al Salone Internazionale del Libro di Torino, la più grande kermesse letteraria a livello europeo.

Nel corso degli anni, a partire dal lontano 1999, le Edizioni Il Foglio hanno fatto cultura promuovendo autori più o meno giovani, regalando loro qualcosa di più di un sogno: la possibilità di affacciarsi sul mondo editoriale e di farsi conoscere attraverso i loro lavori. Potrebbe forse sembrare poco, ma così non è: senza santi in paradiso né diavoli intrallazzatori, le Edizioni Il Foglio hanno sempre difeso la vera Cultura, aborrendo l’editoria a pagamento. Non è stato facile, si sarebbe potuti cadere in tentazione e finire nel cumulo di quei tanti editori che promettono mari e monti per poi realizzare poco più di niente, ed invece siamo ancora qui, pronti a lottare per dare un po’ di visibilità a libri e autori meritevoli, per rompere gli steccati e le barriere culturali che ancora oggi esistono e resistono in un panorama editoriale appiattito, uniforme, vuoto di contenuti se non per rare eccezioni.

Oggi le Edizioni Il Foglio arrivano al Salone Internazionale del Libro: nel corso degli anni tanti gli autori pubblicati, diversi autori portati al Premio Strega, tanti i riconoscimenti e gli apprezzamenti da parte e del pubblico e della critica; e di strada ce n’è ancora tanta da fare, perché un editore, che guarda alla qualità e alla sostanza, ha molto da lavorare. Non sono pochi davvero i libri in catalogo, e nemmeno le collane che spaziano dalla Narrativa alla Poesia, dal Cinema al Fumetto, lasciando posto anche per la Letteratura cubana, la Fiaba, la Saggistica. E, non da ultimo, quest’anno l’inaugurazione de Il Foglio CINEMA con due film, Il cielo sopra Piombino (regia di Stefano Simone; soggetto e sceneggiatura di Gordiano Lupi) e Donne di marmo per uomini di latta (regia di Roger A. Fratter; soggetto e sceneggiatura di Roger A. Fratter).

C’è più di un buon motivo per scegliere di visitare lo stand delle EDIZIONI IL FOGLIO al Salone Internazionale del Libro (Padiglione CARTACANTA – PAD 3 – spazi S51 – R52).

https://www.edizioniilfoglio.com/

Dal 18 al 22 maggio, presso lo stand avrete modo di incontrare Patrizio Avella, Bruno Panebarco e Iannozzi Giuseppe e non solo. Nelle giornate di sabato e domenica potrete incontrare Gordiano Lupi insieme a sua moglie, Dargys Ciberio, unica protagonista del docufilm Il cielo sopra Piombino.

Sabato 20, alle ore 18:00, Giovanni Agnoloni introduce l’ultima fatica poetica di Giuseppe Iannozzi, “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen” (Edizioni Il Foglio), e Giuseppe Iannozzi il nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, “L’ultimo angolo di mondo finito” (Galaad edizioni).

Non mancate, venite a trovarci a Salone del Libro di Torino e visitate il nuovo sito delle EDIZIONI IL FOGLIO.

TRENTASEI PAGINE. Gratis a chi compra un nostro libro. Dal 1999 a farvi compagnia in letteratura underground.

Racconti e poesie di:

Gordiano Lupi
Laura Lupi
Iannozzi Giuseppe
Alberto Figliolia
Luigi Rinaldi (Alberto Panicucci)
Barbara Panetta
Roger Fratter
Stefano Simone
Federico Guerri
Federico Botti
Virgilio Pinera
Antonio Messina
Stelvio Mestrovich
Bruno Panebarco
Patrizio Avella
Roberto Mosi
Marco Amore

Fumetti di Samuele De Marchi 

Scarica gratis il Foglio 2/2017 in formato pdf

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Suore di Carità e Vecchi libertini – Racconti brevi per poco o nullo scandalo

Suore di Carità e Vecchi libertini

Racconti brevi per poco o nullo scandalo

Iannozzi Giuseppe

libertini

Vecchie Suore di Carità

Andavo in giro con l’impermeabile addosso e nient’altro, scarpe a parte ché non mi sono mai sentito votato a piagarmi i piedi. E ho provato – Dio m’è testimone che non sto mentendo – a conquistare, o anche solo a spaventare, certe suore tutte abbottonate, ma quelle niente. Non capivo, davvero non capivo. Non potei far a meno d’avvicinarmi per chieder loro, con bocca a culo di gallina, una spiegazione: “Gentili Suore di Carità, possibile non vi faccia impressione quel che ora qui vedete!”. E loro, in coro: “Dio mio, ne abbiamo visti sì tanti di ceri accesi! Oramai ci sono venuti a noia.”

Vecchi libertini

Di scrittori che si credono intoccabili, che se gli tocchi un pelo caprino diventano mannari o peggio, l’Italia ne è strapiena: sarà per questo che sono sempre più dei semplici scrivani di cui nessuno domani serberà memoria. Ma in definitiva va bene anche così: bisogna che ci sia un tempo oscuro e vuoto come questo perché la luce possa infine infrangere le tenebre. Oggi non ci sono scrittori con la fronte imperlata di sudore, ci sono invece tanti rompicoglioni (arrivisti) che credono d’aver scoperto chissà quale pietra dello scandalo… e con questa incidono di gesso le pareti dei cessi delle città.

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LA SCRITTRICE DI VITA di NADIA FAGIOLO – introduzione di Iannozzi Giuseppe

LA SCRITTRICE DI VITA

di Nadia Fagiolo

scrittrice

E’ questo un pezzo di grande bravura, Nadia Fagiolo. Non so se tu ne sia consapevole o no, ma, per stile e contenuti, è, a mio avviso, il tuo racconto migliore, quello di una maturità appena fiorita. E sono certo che continuerai su questa strada che è poi quella che porta a “partorire” la Letteratura e non della semplice narrativa; e con ciò non intendo affatto dire che i tuoi precedenti lavori fossero cose da poco, ma ne “La scrittrice di vita” hai dato la stura alla scrittrice che c’è in te, a quella più profonda e riflessiva sulle cose della vita e di Dio. Ogni scrittore, sia esso versato nella spiritualità o no, quando scrive cerca, a suo modo, di creare qualcosa che prima non c’era e che possa competere con quel Creato che si dice di esser Opera di Dio. Lo scrittore dunque scrive per sé stesso, sì, ma scrive soprattutto per lasciare una traccia di sé e per avvicinarsi a Dio – o alla bellezza e a tutto quel Bene che c’è nel Mondo, anche se non lo sappiamo davvero se sia Esso opera del Caso o di un Demiurgo. E si scrive anche per denunciare la crudeltà che c’è qui, oggi, sulla Terra.
Scrivendo si crea, si lascia una traccia di sé; e poco importa davvero se questa traccia sarà letta da un milione di persone piuttosto che da quattro, ché quattro buoni lettori valgono assai di più di un milione di lettori distratti, saranno difatti i pochi ma buoni a far viaggiare nel tempo le parole e le storie che qui noi oggi verghiamo e non tutti gli altri, quelli che vivono la vita dicendola un incidente di percorso e/o una distrazione.
Scrivere è atto supremo, proprio come lo hai tu qui descritto: è dare/portare vita a un qualcosa che prima non c’era; ed è il tentativo da parte dello scrittore di eternare la sua anima, la parte più nobile che c’è nell’umanità. Creare comporta gioia e sofferenza, perché sì, è proprio come dare al mondo un figlio e curarlo giorno dopo giorno.

In ultimo dico: avrei voluto scriverlo io questo racconto. Ma sono oltremodo felice che sia stata tu a scriverlo, Nadia. I miei più vivi e sinceri complimenti.

Iannozzi Giuseppe

La scrittrice di vita 

di Nadia Fagiolo

Aveva inventato migliaia di storie, o persino di più, per un suo bisogno e senza alcuna brama di successo. E no, nemmeno si trattava di soldi. Sapeva bene che una notorietà qualunque non le sarebbe bastata, che la gloria non è mai duratura, che alla fama, tanto, ci si abitua presto e che quell’euforia, che era solita accompagnarla, sarebbe stata destinata a tramutarsi in ansia, oppure, in molti altri casi, in delusione.
Solo arte. Ecco cosa la obbligava a impugnare una penna o a trascorrere intere giornate davanti al computer. E a quel richiamo accorreva veloce, come se dovesse, in quelle poche ore, concedersi tutto il piacere di un amante clandestino.

Si era convinta che ogni esistenza, anche la più effimera, non potesse trovare una miglior maniera per evidenziare il suo anonimo trascorrere, lento o veloce, sopra questa terra. Aveva trovato il modo di adattarsi e di trasformarsi entro ogni limitazione che il destino le aveva imposto; trovava necessario dover lasciare un segno indelebile, per sé e per gli altri, desiderava tracciare ben nitido quel suo passaggio lungo le sconfinate vie del tempo, che, da sempre, trascorrevano imperterrite e che avrebbero continuato a farlo, anche dopo di lei.
Questo era il suo segreto, anzi, lo riteneva il movente universale, primario e necessario, complice dell’origine di ogni espressione di bellezza, in ogni sua forma. Conservava questa convinzione con un temibile rispetto: era un credo, l’elisir indispensabile della mente, ciò che avrebbe potuto generare qualcosa di spettacolare, di materiale, che esulasse dalla vita stessa e che, sopravvivendo a quella scissione, potesse vantare di un’esistenza autonoma, eterna e immortale.

Aveva assaporato il privilegio di poter consegnare al mondo una creatura perfetta attraverso l’atto di generare un figlio, nel più potente e tangibile miracolo mai davvero concesso all’uomo. E sebbene fosse conscia della grandezza e dell’incanto della creazione, sempre rispettosa e ben lontana dallo sminuirne ogni sua meraviglia, lo considerava un evento del tutto naturale, ben convinta che quasi ogni donna riuscisse a partorire e a crescere un figlio senza mancare di dedicargli infinito amore, per tutta la vita.
Credeva quindi che un racconto potesse, in qualche modo, somigliare a una nascita.
Lo paragonava a un goloso frutto che bisognava piantare, coltivare e persino concimare. E che poi, soltanto alla fine, qualcuno avrebbe raccolto. Certo non lei. Lei non avrebbe mai potuto giudicarne in modo obiettivo né la forma, né il sapore, né tantomeno la consistenza e vi avrebbe scorto soltanto molta fatica, sentimento, cura, grammatica, e tanta, forse troppa, pignoleria.
E quel frutto lo pensava proprio così. Ne immaginava l’interno ricco di semi, oppure il suo grande nocciolo, che avrebbe avuto il compito di racchiudere l’idea iniziale, magari generata da una scintilla o piuttosto da una fecondazione, oppure dovuta a una qualsiasi e più naturale impollinazione. Nel centro di quel frutto dimorava tutta la questione e, intorno a essa, ruotavano, come sospese, tutte quelle idee che ne avrebbero dovuto formare la polpa, dolce o amara, costituita da ogni esperienza di vita, dai sentimenti, dalle proprie abilità e da una certa dose di talento.
In ogni storia era certa di ritrovare gran parte della fantasia e delle esperienze del suo creatore. Questo le conferiva un sapore sempre differente, diverso da tutti gli altri. Perciò lei era in grado di estasiarsi al solo pensiero di poter produrre ogni volta qualcosa di intimo e unico.

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Pin-up e Norimberga

Pin-up e Norimberga

Iannozzi Giuseppe

pin-up

Entrarono in Alba con occhi di sonno.
Uno si fece il segno della croce, l’altro niente.
La gente in strada gli gettò uno sguardo discreto, poi più niente.
L’aria condensava sui vetri delle finestre: tempo strano, a tratti soffocante, più spesso freddo.
“Giustizia è stata fatta.”
Tirò su col naso: “Norimberga. Non sono convinto.”
Tacquero. Attraversarono le stradine stando attenti a calcinacci e finestre pericolanti.
“All’Augustiner Weissbier sputano nella birra.”
“Dove Hitler diede di matto: chi te l’ha raccontata questa balla?”
“Nessuno in particolare. Si dice in giro, tra le fila dei nazionalsocialisti.”
“Ce ne sono ancora, a volto scoperto?”
Presero a ridere piano.

Aveva l’aspetto di un’osteria, però mancava l’insegna e le finestre tutte rotte.
Grida e odori di spezie.
Entrarono, ma la porta non c’era e gli stipiti neanche.
Dentro era tutto molto spartano: tavoli grandi e spaziosi apparecchiati, senza tovaglie.
Trovarono un tavolo libero, si accomodarono senza che nessuno dedicasse loro uno sguardo.
“Beppe, ce l’hai una?”

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Giacobbe scopre l’amore in uno schiaffo

Giacobbe scopre l’amore in uno schiaffo

Iannozzi Giuseppe

ragazza romantica

Giacobbe la perse ben prima che potesse rendersene conto e farsene una ragione. Era ancora uno sbarbatello, uno di quelli che le donne non le guardava se non con la coda dell’occhio e sempre arrossendo. Guardava le donne, le loro gambe, eleganti; e tutte gli sembravano promessa e paradiso. A quei tempi Giacobbe teneva la testa tre metri sopra le nuvole, era preso solo per la poesia, e del femmineo capiva proprio niente. Però, in strada, non poteva fare a meno di guardare l’incanto delle gambe: spesse volte distraeva la coda dell’occhio, per timidezza che una ragazza scorgesse sulle sue guance glabre rossore di vergogna.

Una volta una ragazza, che aveva fissato giusto per un istante, si voltò verso di lui, vuota d’una seppur minima traccia di sorriso, adombrata di brutto manco le avesse trapanato il cuore con un paletto di frassino. E Giacobbe rimase impietrito e di più, con le gambe molli: era sul punto di svenire, infatti una vampa di calore immondo lo aveva presto assalito e le orecchie gli bruciavano al pari di due tizzoni ardenti. Lei incedeva verso di lui, con sicurezza, pronta all’assalto. Invano Giacobbe tentò di biasciare una parola, una qualsiasi, che lo allontanasse almeno un poco da quella situazione, che gli pareva a dir poco infernale. Ma dalla sua strozza non uscì nemmeno un sottile sibilo. Aprì la bocca solo per farle vedere le tonsille, come un imbecille. Lei lo capì subito che era uno di quelli, un vergine, uno che non aveva ancora provato l’effimera ebbrezza d’una sega. La ragazza gli si piantò proprio davanti e, senza pensarci su, gli appioppò un bel ceffone, cinque dita, cinque candele accese che gli si stamparono ben bene sul volto. Giacobbe rimase di fronte a lei forte solo della sua innocenza, sputando una lacrima dall’occhio, non per il dolore accusato, ma perché ferito nell’intimo. Quello schiaffo, così improvviso, lo aveva innamorato. Nonostante sapesse poco o niente dell’amore, Giacobbe comprese che la prima cotta inizia e finisce in un tempo inferiore a un battito di ciglia o giù di lì.

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Sguardo di donna e altre storie – Poesie bonus per “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio

Sguardo di donna e altre storie

Iannozzi Giuseppe

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e parole sarà al Salone del libro di Torino dal 18 al 22 maggio 2017

Sguardo di donna

Anche se mi vuoi oggi uccidere
non sarà facile, ho pur sempre
due occhi e due proiettili
e una pistola ben legata al fianco;
tra le dune posso prender la mira,
aspettando del sole il nero calare
studiando degli avvoltoi il volo

Non vedrò forse che una o due albe
In fondo sempre l’ho sospettato
che lo sguardo d’una donna fulmina
più dell’ira di Dio; mi riterrò dunque
fortunato di darti del filo da torcere

Non ho mai preteso di vincere
Di morire da uomo, sì…

Amore Vampiro

Il tuo amore
– come vampiro
partito da spazi siderali –
infine arrivato
ha spezzato le mie ginocchia,
ha tagliato
i miei polsi ubriachi di fede,
ed è così che son caduto
perdendo di Dio il favore,
imbrattando lo zerbino celeste
col rosso del sangue
indicando a Roma la strada
per farsi grande

Sospetto avessi conoscenza
di quante vite parallele
uno affronta col coraggio
che ha nella pancia
prima che sia l’aria a venir fuori
dalla bocca o da più in basso
là dove Belzebù ama esser baciato

E come Diogene
sol ti chiedo di scostarti dal sole:
non ha che silenzi infiltrati
e lunghe quaresime il tuo orecchio
E’ per questo
che non ho dubbio che il tuo amore
succhia via la vita mia
come un vampiro,
come un vampiro venuto
da un mondo lontano
creato prima di Dio
e degli altri Dèi

No, non chiedermi
di vivere ancora un momento o due
perché sia la mia testa a cadere

Straziato,
di questa festa stanco,
invitato per essere esposto
al pubblico ludibrio,
anelo al piacere di riposare gli occhi
perché sia la prossima notte
il mio sguardo affilato
capace di tagliare
in due metà perfette
il seno della Luna

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Giovanni Agnoloni e Giuseppe Iannozzi – Sabato 20 maggio alle ore 18,00 presentano i loro libri al Salone Internazionale del Libro di Torino – padiglione CARTACANTA PAD 3 – spazi S51 – R52

Sabato 20 maggio alle ore 18,00

Giovanni Agnoloni & Giuseppe Iannozzi

presentano i loro libri
al Salone Internazionale del Libro di Torino

padiglione CARTACANTA
PAD 3 – spazi S51 – R52

Giuseppe Iannozzi presenterà il nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, “L’ultimo angolo di mondo finito” (Galaad edizioni).

A seguire Giovanni Agnoloni introdurrà l’ultima fatica poetica di Giuseppe Iannozzi, “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen” (Edizioni Il Foglio).

Doppio appuntamento per incontrare, conoscere e riscoprire due autori che già da diversi anni profondono il loro impegno nell’ambito culturale.

Giovanni Agnoloni: (Firenze, 1976) è scrittore, traduttore e blogger. È autore dei romanzi Sentieri di notte (2012; pubblicato in spagnolo come Senderos de noche, El Barco Ebrio 2014, e in polacco come Ścieżki nocy, Serenissima 2016), Partita di anime (2014) e La casa degli anonimi (2014), L’ultimo angolo di mondo finito (2017), tutti editi da Galaad Edizioni. Uscito nel maggio 2017, il suo romanzo breve Il liberto (Kipple Officina Libraria). Ha inoltre pubblicato tre saggi imperniati sulle opere di J.R.R. Tolkien, ed è curatore di una raccolta internazionale di articoli sul tema. Ospite di residenze letterarie, festival e conferenze in Europa e Stati Uniti, ha tradotto libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub e Noble Smith, e saggi su J.R.R. Tolkien e Roberto Bolaño, ed è un esponente del movimento letterario connettivista. Collabora con i blog La Poesia e lo Spirito, Lankenauta e Postpopuli. Il suo sito è http://giovanniag.wordpress.com

Giuseppe Iannozzi: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).
Ha inoltre scritto introduzioni e critiche per diversi autori: Celeste Bruno, Kyara, Francesco De Nigris, Felice Muolo, etc. etc. È stato il fondatore di Jujol Cultura e Spettacolo e di King Lear (Officina avanguardie). Attualmente collabora con diverse testate online e non.
Da un anno a questa parte cura l’Ufficio Stampa delle Edizioni Il Foglio, Il Foglio editoriale.
La sua pagina personale: https://iannozzigiuseppe.wordpress.com

–> Scarica il volantino con tutti i dati dell’appuntamento – pdf <–

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Il vino e le rose – Claudia Conte – Armando Curcio editore – comunicato stampa

Il vino e le rose – Claudia Conte

Armando Curcio editore

Il vino e le rose - Claudia Conte - Curcio editore

L’essenza dell’esistenza, un turbinio di sentimenti opposti che sconvolge i personaggi alla costante ricerca del tentativo di sconfiggere il degrado psicologico che vive l’essere umano nell’epoca postmoderna.

Cos’è la vita? Quali origini ha? Vi è un senso o meglio, possiamo ricavarne uno? In essa prevale il bene o il male? Possiamo essere felici o la nostra essenza è ineluttabilmente segnata dall’inquietudine e dal vuoto esistenziale? Questo saggio, travestito da romanzo, propone questi ed altri quesiti, tentando anche, e ambiziosamente, di fornire alcune risposte. Le riflessioni si intersecano con la storia di tre donne, che dall’infanzia alla maturità si confrontano costantemente con se stesse e con l’alter alla ricerca del proprio equilibrio. Tale ricerca si dipana in un turbinio di sentimenti opposti tra loro che, senza soluzione di continuità, vanno dagli estremi della gioia e della disperazione, passando per i medi della serenità e della malinconia. Dai dialoghi dei protagonisti emerge tutta l’essenza della loro esistenza, trascorsa nel costante tentativo di sconfiggere il degrado psicologico che vive l’essere umano nell’epoca postmoderna.

Claudia Conte nasce il 19 marzo 1992 a Cassino (FR). Consegue la maturità presso il Liceo Classico N.Turriziani di Frosinone e il diploma teatrale presso la Scuola Il Teatro Dell’Appeso di Amedeo Di Sora. Attrice e presentatrice, è molto vicina alle tematiche sociali per le quali si impegna attivamente. Appassionata di scrittura poetica, ha già pubblicato Frammenti rubati al Destino e il romanzo Soffi Vitali, Quando il cuore ricomincia a battere, riscuotendo notevole successo di pubblico e critica. È inoltre l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino.

Il vino e le roseClaudia ConteArmando Curcio editore – collana: narrativa – prima edizione: 2017 – ISBN 9788894846065 – prezzo: 14,90 €

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LA RAGAZZA DI TUTTI

LA RAGAZZA DI TUTTI

Iannozzi Giuseppe

Un tempo doveva esser stata bella, ma quando la conobbi io non lo era più, appena passabile. Doveva essere vicina ai quaranta: non fosse stato per il reggiseno e le mutandine, quel corpo si sarebbe disfatto sull’asfalto. Aveva i tacchi alti e gli occhi tristi, nascosti da un pesante mascara mezzo sciolto dall’acqua piovana. La bocca era ancora carnosa e appetibile, ma già troppe rughe sulle guance. Nell’insieme, vestita in rosso, ogni suo gesto e ogni suo passo facevano inequivocabilmente capire ai rari passanti, a piedi o in macchina, che era una puttana di lunga data.

Quella notte Torino era triste: poche luci, la pioggia, un cielo nero senza una stella né uno spicchio di luna, e l’eco quasi ininterrotta di ambulanze e di auto della polizia. Attraversavo una zona a rischio, infestata da pezzi di merda assassini extracomunitari e skinhead. Porta Palazzo, la zona del mercato: la notte pesava sul mio capo, un’ala di corvo, io mi limitavo a sputare fuori grasse boccate di fumo. Fumavo la sigaretta, la sola compagnia che mi serviva per farmi largo fra i negri, fra gli ortaggi per terra oramai andati a male dopo il mercato del giorno alle spalle. A quell’ora dovevo fare attenzione: i bianchi non erano ben visti, soprattutto di notte. La zona puzzava, e non di pioggia che eppur cadeva fitta: l’aria aveva un suo sapore, di sudore, di pelle nera, di sangue, un sapore dolciastro e crudele. Mi calcai il cappellaccio a falde larghe sulla testa, tirai su il collo del lungo impermeabile nero, sputai a un semaforo che era rimasto incastrato sull’arancione e attraversai, senza fretta: tanto lo sapevo d’esser seguito da tanti e tanti occhi bianchi. A chi mi seguiva gli sarebbe bastato un batter di ciglia per suonarmele di santa ragione, o per cacciarmi nelle budella una lama di ruggine ma ben affilata. Continuai a camminare, incurante della morte che mi seguiva: sinceramente quella notte non mi interessavano il rischio e il fato, e nemmeno mi davo pena per l’umanità tutta con il suo carico di male e di amore a buon mercato. Fosse finito in quel momento il mondo intero, io avrei solo tirato un sospiro di sollievo, e forse neanche: come un bue, ottuso, avrei visto morire, e sarei morto, forse solo accennando a nessuno un sorriso vuoto di significato.

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Dal 18 al 22 maggio le EDIZIONI IL FOGLIO sono al Salone del libro di Torino: padiglione CARTACANTA, PAD 3, spazi S51 – R 52

Dal 18 al 22 maggio
le EDIZIONI IL FOGLIO
al Salone del libro di Torino

Dal 18 al 22 maggio le EDIZIONI IL FOGLIO sono al Salone del libro di Torino:

padiglione CARTACANTA, PAD 3

spazi S51 – R 52

A gestire il tutto Patrizio Avella, Bruno Panebarco e Iannozzi Giuseppe. Nelle giornate di sabato e domenica sarà presente anche Gordiano Lupi insieme a Dargys, la sua splendida moglie.

EDIZIONI IL FOGLIO si rinnova, anche nella grafica: il sito ha cambiato veste, si è fatto di lusso. Un lavoro enorme che Sacha Naspini ha fatto al meglio per dare maggiore visibilità a tutte le pubblicazioni de Il Foglio (direttore editoriale Gordiano Lupi).

Visitate il nuovo sito (https://www.edizioniilfoglio.com) e scoprite libri e autori.

Non mancate, venite a trovarci a Salone del Libro di Torino e visitate il nuovo sito delle EDIZIONI IL FOGLIO.

TRENTASEI PAGINE. Gratis a chi compra un nostro libro. Dal 1999 a farvi compagnia in letteratura underground.

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Il Foglio letterario - Salone del libro Torino 2017

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e parole – Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario – 2a edizione

La vita è un treno per Torino - Bruno Panebarco

La vita è un treno per Torino – Bruno Panebarco

Piazza Fontana - Patrice Avella

Piazza Fontana – Patrice Avella

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YOSEF, L’EBREO IMMAGINARIO

YOSEF, L’EBREO IMMAGINARIO

Iannozzi Giuseppe

il malato immaginario

La più grande paura di Yosef era una e una sola: morire. La morte lui non la accettava, non la sua. Avrebbe sacrificato chiunque, dalla moglie al figlio, purché la sua vita non venisse toccata da un minimo male; la sua preghiera, quotidiana e costante a ogni ora del giorno, era di poter vivere il più a lungo possibile, di spegnere almeno cento candele, non si sarebbe difatti accontentato di sfiorare i novantanove o di tirare a campare sino o al di sotto dei novanta. La morte la vedeva in tivù: che morissero a grappoli palestinesi, ebrei, sudafricani, a Yosef non interessava. Se poi si parlava della fame nel mondo, dei tanti bambini morti fra indicibili stenti, Yosef sorrideva felice.
Yosef viveva la sua vita nell’egoismo assoluto, nella ferocia di avere sempre di più, per se stesso. Non spartiva mai niente con nessuno e quando gli riusciva di fare dispetto a qualcuno, di mettergli i bastoni fra le ruote, non esitava, punto e basta. Ipocondriaco oltre ogni dire, non esitava un solo istante a invocare maghi e dottori, perché la sua salute era sacra: guai se un’unghia gli si fosse rotta, avrebbe sollevato un pandemonio. E quelle volte che un minimo malessere lo coglieva davvero, un raffreddore o un’emicrania, gridava come un ossesso che lui stava morendo, che la moglie e il figlio volevano la sua morte perché non chiamavano di corsa il più eccellente dei dottori sulla piazza. Le rare volte che la moglie non lo accontentava chiamando dottori e dottorini al suo capezzale, subito esplodeva diventando oltremodo violento, un Charles Manson minore ma non per questo meno feroce e pericoloso.
Yosef amava il dolore altrui e gli piaceva provocarlo. Dava addosso al figlio Giacobbe gridandogli negli orecchi che doveva morire, che Dio doveva fargli questa grazia e presto anche; la sua preghiera rimaneva inascoltata e allora lo picchiava di santa ragione.
Yosef era un ebreo non osservante, ma più giusto è dire che era un ebreo immaginario lontano milioni di anni luce dalla Grazia.

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Luigi Milani – Il demone di carta – Graphe.it edizioni – uscita: 26 maggio 2017

Luigi Milani – Il demone di carta

Graphe.it edizioni – uscita: 26 maggio 2017

Luigi Milani scrive per la collana eTales (che pubblica racconti in digitale) della Graphe.it una storia noir venata di horror onirico, con più di un omaggio al maestro Tiziano Sclavi e al suo celeberrimo Dylan Dog. Non a caso Il demone di carta è ambientato nel mondo del fumetto.

LA TRAMA IN BREVE

Il demone di carta - Luigi Milani

Il demone di carta – Luigi Milani

Alessio Notte non è mai riuscito ad accettare la separazione dalla fidanzata Erica. Per questo l’ha sottoposta a un intenso stalking, pratica odiosa di cui oggi si macchiano purtroppo molti uomini.
Sottoposto a misure restrittive da parte del Tribunale, Alessio ha ripreso a lavorare presso la Distortion, uno studio d’animazione della Capitale. Qui conosce Hugo Voss, un tempo affermato cartoonist, oggi tossicomane perso dedito alla realizzazione di fumetti epic-fantasy che hanno per protagonisti divinità sanguinarie, nemiche giurate della razza umana.
Notte e Voss divengono amici, e quest’ultimo coinvolge l’amico nei suoi deliri artistici al limite della schizofrenia: l’artista è infatti convinto che le sue creazioni vivano davvero, sia pure nella dimensione delle tavole a fumetti.
Ma a volte realtà e finzione possono confondersi, in un gioco di ruoli che può rivelarsi fatale…

L’AUTORE

Luigi Milani è nato a Roma nel 1963. Tra i soci fondatori di Edizioni xII, cura la collana eTales per Graphe.it Edizioni e collabora con Kipple Officina Libraria. Ha pubblicato racconti e romanzi per vari editori e su diverse riviste letterarie. Ultimi libri pubblicati come autore: Nessun Futuro (Casini Editore, 2011 e Dunwich Edizioni, 2015), Seasons, Ci sono stati dei disordini e L’estate del diavolo (Delirium Edizioni, 2011-2012), Eventi Bizzarri e Lo studio in verde (con Alexia Bianchini, La Mela Avvelenata Edizioni, 2013), La notte che uccisi Jim Morrison (Dunwich Edizioni, 2014), Solo il mare intorno (con Danilo Arona e Angelo Marenzana, Nero Press, 2016) e Un altro futuro (Edizioni Scudo, 2016)

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“Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe sarà al Salone del libro di Torino dal 18 al 22 maggio 2017

Da “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe – 2a edizione – EDIZIONI IL FOGLIO, Il Foglio letterario

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e parole sarà al Salone del libro di Torino dal 18 al 22 maggio 2017

Vita spezzata

lasciamo questa città d’incorporee visioni
lasciamo questa tomba a cielo scoperto
torniamo indietro insieme
dove i violini non sanguinano buie note
dove la vita non si spezza sull’archetto

ha rubato il fotografo le anime
e i giornali ripetono le solite bugie
e io ho prestato la gola al primo marinaio
perché mi desse via nel sangue e nell’amore
ma è servito davvero a poco
se non riesco ancora a sorridere
se ancora son divorato dal desiderio
di uccidere le bianche colombe
per tingerle di rosso
e illudermi poi che siano rose

siamo solo vittime
di tutto quello che abbiamo perduto
per strada, siamo solo passi ambulanti
per una vita spezzata
per ricami di illusioni

giorni di pioggia sul mio davanzale cadono
per rompersi l’osso del collo
e quelli di sole li imitano
lasciamo queste case d’incorporee visioni
lasciamo questi cadaveri a cielo scoperto
e torniamo indietro insieme, insieme

non è ancora troppo tardi
per essere dolcemente egoisti
carica la mano e falla volare in uno schiaffo
che mi restituisca al bacio del giuda piangente

torniamo, torniamo indietro insieme
dove i violini non ci spezzano le dita
dove la vita non è emorragia di lacrime

Magnifici perdenti

Seduto a un tavolino francese
su un taccuino giallo le mie poesie;
ti faceva ridere l’idea, vedere
che dal sole al tramonto bersagliato
su asfalto e cemento
l’ombra mia ebrea s’allungava

Chissà se hai mai visto l’aurora sfaldarsi,
se sei stata mai sfiorata dal pollice di dio,
dall’implacabile sua tenerezza!

E dove sei ora, a cosa pensi,
non lo so
E che fai ora, a chi pensi,
non lo so
Forse ancor ridi di qualcuno
che nella Cabala si perde
sognando d’averla vinta sulla vita

Chissà se hai mai saputo di quell’uomo
che dal niente tirò su un faro abbandonato!
Chi sa quante cose, quante ancor non sai

Forse, forse solo ancor ridi di qualcuno
Forse ancor non comprendi il niente
e chi di te ha una disciplina più forte

Kamasutra

Perché sulle tue posizioni resisti,
come una Gerusalemme sconfitta
per l’ennesima volta
in una vecchia favola,
che nessuno ha ancora scritto col sangue
dalla sua prigione di silenzi e urla?
Perché resti così, con il cuore chissà dove
e la mente che al di là di tutto spazia,
come un kamasutra braccato dalla fama?

Perché il solito caffè al mattino
e un po’ di nebbioso affanno
che mi fa dolceamàro lo sguardo
sul mondo. Che non conosco bene;
e che so immaginare, tanto per.

Qui per acquistare dall’editore:

https://www.edizioniilfoglio.com/copia-di-solo-un-fascio-di-parole

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Iannozzi Giuseppe

beautiful blonde

Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Dolci i fianchi lungo le montagne
e la pioggia, la pioggia non cessa il suo lavoro:
e ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte
Ho mai detto al Cielo che sei bella,
te l’ho forse mai detto chiaro e tondo
per farti tremare al di là d’ogni dubbio?

Dolci, dolci i sogni che ci tormentano
Ogni giorno passa lento sulla tua bellezza,
e ogni goccia di pioggia ti accarezza piano
Da lassù il Signore ci invita a salvarci:
non gli piace affatto questa solitudine
che ci viviamo addosso fino all’ultimo giorno

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte

Non ti ho mai detto che nel Giorno del Giudizio
a nessuno di noi verrà chiesto perché Sole e Luna
non hanno mai fatto niente per essere un po’ di più
Non ti ho mai detto la verità sulla confusione
che alberga quaggiù dove è facile franare
insieme ai secoli delle montagne,
dove è facile cadere in ginocchio
senza una vita alle spalle… senza un perché

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni bambino cerca il petto d’una madre

Dolci,
dolci sono i fianchi delle montagne
Non reggeranno ancora a lungo,
non reggeranno ancora a lungo

Giorni di Peste

L’uno accanto all’altro gli avelli,
del pallore lunare si vestono
senza pudore alcuno; nomi e cognomi
per sempre dimenticati in un niente
e che eppur un dì forte furono battuti
dalle campane della solitaria Chiesa
dal camposanto non lontana

Colla vanga in mano il nero becchino
non si stanca di scavare fosse profonde,
rinvenendo di tanto in tanto oscure radici
appartenenti a chissà quale vegetale mostro;
ma più spesso vengono fuori
omeri e tibie, lucidi teschi, mani anche
e mezzi scheletri sorridenti tutti denti

Una bestemmia dalla rauca gola
tosto si perpetua in eco per l’intorno:
il vecchio becchino il lavoro solito riprende
indifferente allo stormire degl’alberi,
ai petali dei fiori dal vento strappati
e sulle sue invisibili ali portati
tra cenere e miseria, su cataste di appestati
morti e l’uno sull’altro bruciati

Più dei Sette Cieli

Un giorno vorrei mi sorprendessi
con una poesia di spirito e castità
Ma ben so che alla carnalità
sei votata; sol mi resta la possibilità
di farmi il segno della croce
e di frugare a fondo nelle tasche
in cerca d’un avanzo di sigaretta
Poi d’ogni surrogato piacere stanco
oramai incapace di pregare
per la salvezza o il giorno del giudizio,
chiuderò le pesanti porte della Chiesa
e da solo rimarrò di fronte a un povero Cristo,
ma pronto ad appendergli al collo io
una corda più resistente dei Sette Cieli

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Il Foglio Letterario 2/2017 per il SALONE DEL LIBRO di Torino – scarica gratis il pdf

Il Foglio Letterario 2/2017

per il SALONE DEL LIBRO di Torino

Il Foglio letterario - Salone del libro Torino 2017

Copertina di Riccardo Marchionni

Il numero 2/2017 del Foglio Letterario esce in occasione del SALONE DEL LIBRO DI TORINO, la più importante fiera libraria italiana, alla quale non abbiamo mai partecipato in prima persona, vuoi per i costi, vuoi per la distanza.

Partecipiamo alla rassegna con alcune novità interessanti: Giuseppe Iannozzi presenta il suo corpus poetico Donne e parole, lo scrittore francese Patrice Avella il suo Piazza Fontana con Pasta e cinema, Diego Serra espone Non fidarti, Frank Iodice debutta con Un perfetto idiota, Alessandro Del Gaudio ha le avventure narrative di un supereroe e la riedizione di Italoamericana. Bruno Panebarco, torinese adottivo, porta il suo cult di sempre: Fedeli alla Roba, ma anche La vita è un treno per Torino, imponente saga familiare di guerra ed emigrazione.

Non è finita qui. Il Foglio Letterario si getta nell’avventura del cinema con due DVD nuovi di zecca: Il cielo sopra Piombino di Stefano Simone e Donne di marmo per uomini di latta di Roger Fratter. Abbiamo anche James Bond, il cinema di Ernesto Gastaldi, Fernando di Leo, un po’ di Horror e Western italiano e chi più ne ha più ne metta. Stefano Iachetti presenta La paura cammina con i tacchi alti, un libro reportage nel mondo delle sexy star del cinema di genere italiano.

Cerchiamo di fare quello che i grandi editori non fanno più da molti anni: scouting, ricerca di nuove voci, proposta di argomenti di nicchia, interessanti ma non troppo commerciali. Perché non siamo un’impresa ma abbiamo l’ambizione di fare cultura. Nuove proposte di narrativa, dal polemico Se fossi postumo sarei (Ba)ricco dell’ironico Vincenzo Trama, al generazionale Andata e ritorno di Elena Ciurli, passando per narrativa cubana e cinema italiano, musica e saggistica alternativa, senza dimenticare fumetto e saggi sul mondo dei cartoon. Vendiamo libri non gadget e vogliamo continuare a farlo.

Gordiano Lupi

Racconti e poesie di:

Gordiano Lupi
Laura Lupi
Iannozzi Giuseppe
Alberto Figliolia
Luigi Rinaldi (Alberto Panicucci)
Barbara Panetta
Roger Fratter
Stefano Simone
Federico Guerri
Federico Botti
Virgilio Pinera
Antonio Messina
Stelvio Mestrovich
Bruno Panebarco
Patrizio Avella
Roberto Mosi
Marco Amore

Fumetti di Samuele De Marchi 

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Donne e parole – Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole – Iannozzi Giuseppe

Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Vanessa Sulpizi recensisce il mio Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen sul sito Aphorism.it
Grazie a Vanessa che mi ha letto definendo questo mio lavoro “fra le più belle opere di Iannozzi Giuseppe” – g.i.

Un delicato e intenso omaggio a Leonard Cohen, da cui l’autore ha colto l’ispirazione per questa sua opera. E un omaggio alle donne che sono passate nella vita dello stesso autore, che qui lascia alle parole il compito di raccontare, di raccontarsi. Un’immensità di percezioni da cogliere e interpretare perché certamente, alla fine di questo lungo viaggio di lettura, vi troverete, vi scoprirete o vi ritroverete, ma comunque vada, vi emozionerete.
Fra le più belle opere di Giuseppe Iannozzi, Donne e Parole è edito da Edizioni Il Foglio. Da regalare e da regalarsi.

Vanessa Sulpizi – Fonte: Aphorism.it

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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Lo dice il mare. 25 autori raccontano il mare – a cura di Barbara Panetta – Il Foglio letterario

Lo dice il mare. 25 autori raccontano il mare

a cura di Barbara Panetta

Il Foglio letterario

Il desiderio di creare un’opera artistica su un tema che mi sta davvero a cuore è nato dall’amore per il mare e il desiderio di raccontarlo. Questa antologia è il risultato di un’idea che si è sviluppata pian piano grazie alla collaborazione di scrittori e artisti di mia conoscenza. La tentazione di unire tanti racconti di differenti stili e tematiche crea un’armonia policromatica di identità narratrici che vanno da un’esplosione fantastica al puro e intramontabile romantico, dall’horror all’elitario, senza dare limiti né di scrittura né di genere, trovandoci di fronte a un “mare” che non ha sponde. Questa antologia è un’ispirazione che ho avuto durante un soggiorno di vacanza in Calabria, la mia regione di provenienza. Ero sdraiata su una spiaggia dello Ionio, osservavo il mare e ne apprezzavo le bellezze, immaginavo l’invenzione di storie, dove il mare potesse essere protagonista e da questo pensiero è nata l’idea di dare un titolo. Ora l’idea si è realizzata attraverso la creazione di questo libro. A tutti voi lettori, che non mi conoscete personalmente e vi fidate di questa lettura, vi auguro di percepire la mia stessa gioia, le stesse vibrazioni che io ho provato nel leggere questi racconti e nel guardare le foto ascoltando la musica del mare. Per concludere, e senza dilungarmi, manifesto la mia gratitudine a Gordiano Lupi per aver creduto nel mio progetto, Sacha Naspini per aver curato la grafica e l’impaginazione, un ringraziamento sentito a Luca Raimondi per i preziosi suggerimenti amichevoli e per aver supportato professionalmente l’editing. Spesso i ringraziamenti sono noiosi ma non potrei non ringraziare Diego Bullita e Francesco Turano per aver accontentato ogni mia richiesta abbinando la fotografia ai racconti ma sopratutto vorrei ringraziare tutti gli autori per aver contribuito con tanto entusiasmo regalandomi la loro storia “al mare”.

Barbara Panetta

Venticinque autori raccontano il mare rendendolo protagonista di storie dai mille colori: dal turchese e cristallino della Sardegna al nero torbido e cupo di luoghi immaginari. I racconti, grazie alla forza delle loro ambientazioni, affrontano generi diversi, horror, fantastico, romantico, poetico, tutti da scoprire e leggere. Ogni contributo è corredato da una fotografia ideata dagli occhi attenti e sensibili di due artisti, grazie ai quali i racconti prendono vita prima ancora di essere letti. “Lo dice il mare” è un regalo all’arte della narrazione. Un’antologia per chi non si limita a guardare il mare ma desidera leggerlo con interesse e riflessione.

Lo dice il mare – Curatore: Barbara PanettaAA.VV.Il Foglio letterario – Collana: Narrativa – Anno edizione: 2017 – Pagine: 270  – Isbn: 9788876066672 – prezzo: 18 Euro

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DONNE E PAROLE – Iannozzi Giuseppe – In libreria la 2a edizione – Un assaggio di poesia

DONNE E PAROLE

Iannozzi Giuseppe – In libreria la 2a edizione

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

KADDISH

Non era previsto,
non era previsto che così presto
cadesse la testa nella cesta
Presto volterò l’angolo

Prego,
ti prego di dimenticare
che mi hai incontrato
Prego,
ti prego di dimenticare
che hai ascoltato le mie parole,
che sono stato uno
che parlava con bocca d’amore
inventando follie su follie
per un sorriso, per il tuo sorriso

Sono stato un folle,
uno senza arte né parte
che non ce l’aveva il diritto
di sconvolgere la tua vita
invitandoti a posare
la prima pietra per una chiesa
Da te sono stato
per un battesimo di luce,
ma già da un’eternità
nella siccità giaceva il fiume
In ritardo su di me
lo capisco adesso,
e non cerco assoluzione

Considera che
non avevo esperienza;
e considera che,
fra miracoli alla buona,
cadute e preghiere inascoltate,
quasi sempre la mia guancia
ha raccolto in silenzio
schiaffi nudi di guanti

Presto volterò l’angolo
Per le mie parole
sono stato condannato
a tacere fino alla fine
Per le mie parole
sono stato condannato
a bere l’acidità della verità
fino a quando ce la farò

Presto volterò l’angolo,
non te ne dispiacere
Non mi hai conosciuto mai,
mai veramente, mai sul serio:
solo inventavo storie su storie,
giorno dopo giorno,
ora dopo ora,
minuto dopo minuto,
per un sorriso non venuto

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

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BLUES DI PIOGGIA

Qualcosa
che sa di blues
camminare da soli,
sotto la pioggia:
unica compagnia
pozzanghere
che il volto ti spruzzano,
che ti ricordano
che più non sono
i passi tuoi di gioia

Qualcosa
che t’invecchia
andare e andare
senza una meta,
di tanto in tanto spiando
le nuvole alte lassù:
e capire che nemmeno Gesù
fu solo quanto te

Qualcosa
che ti sprofonda giù,
nel blues
Qualcosa
che sa di blues,
che il passo
d’improvviso
ti fa arrestare
per non essere più

Qualcosa
che sa di morte
camminare da soli,
sotto un cielo
che non ci ha pensato su
a sputarti in faccia
quel che sei e che
domani forse
ancor sarai

HO GIOCATO LA MIA MANO

Ho giocato con il poco cuore
d’una ragazza che si dà via per poco
Ho giocato la mia mano puntando alto,
proprio come un vero professionista

Ho giocato il mio asso di cuori
gettandolo nel mucchio dei tanti uguali a me
che erano lì, fra spire di fumo e colpi di tosse,
per vincere l’illusione d’un’anima

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Mi chiamo fuori dal gioco – Poesie e testi di Leonard Cohen – traduzione di Iannozzi Giuseppe

Mi chiamo fuori dal gioco

Poesie e testi di Leonard Cohen

traduzione: Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

ALMOST LIKE THE BLUES
(Qualcosa di simile alla depressione)

Ne ho visto tanti morir di fame
Si uccideva, si stuprava
I loro villaggi dati alle fiamme
Cercavano solo di fuggire

Non riuscivo a sostenere i loro sguardi,
fissavo la punta delle mie scarpe
Era acido, era tragico
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Devo morire un po’
fra un pensiero assassino e l’altro
E quando finisco di pensare
devo morire molto di più

Si tortura e ci si ammazza
E poi ci sono tutte le mie critiche negative
La guerra, i bambini scomparsi, Signore
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Così lascio che il cuore si raffreddi
per tenere fuori il marciume
Mio padre dice che sono eletto
Mia madre dice che non lo sono

Ho ascoltato il loro racconto
sugli zingari e gli ebrei
Era bello, non era noioso
Era qualcosa di simile alla depressione
Era qualcosa di simile alla depressione

Non c’è alcun Dio in Paradiso
e non c’è nessun Inferno sotto i nostri piedi,
così sentenzia il Gran Maestro
in merito a quello che c’è da sapere

Ma ho ricevuto l’invito
che un peccatore non può rifiutare,
ed è qualcosa di vicino alla salvezza
E’ qualcosa di simile alla depressione
E’ qualcosa di simile alla depressione

TRAVELING LIGHT
(Viaggio leggero)

Viaggio leggero
E’ un “arrivederci” (*),
ieri così tanto brillante tu,
mia stella caduta

Sono in ritardo,
chiuderanno il bar
Una volta suonavo
la chitarra mica male

Mi sa che sono
solo uno che
ha gettato la spugna
fra me e te
Non sono da solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Buonanotte, buonanotte,
mia stella caduta
Mi sa che hai ragione,
ce l’hai sempre avuta

So che hai ragione
sulla depressione,
vivi una vita
che non sceglieresti mai

Sono solo un folle,
un sognatore che
ha dimenticato di sognare,
di me e di te
Non sono solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Viaggio leggero
E’ un arrivederci,
ieri così tanto brillante tu,
mia stella caduta

Sono in ritardo,
chiuderanno il bar
Una volta suonavo
la chitarra mica male

Mi sa che sono
solo uno che
ha gettato la spugna
fra me e te
Non sono da solo,
ho incontrato gente
che viaggiava leggera
come facevamo noi

Ma se la strada
riporta da te
devo forse dimenticare
quelle cose che sapevo
quand’ero amico
di uno o due
che viaggiavano leggeri
come facevamo noi allora

Viaggio leggero

(*) “arrivederci”, nel testo originale è in francese: “au revoir”

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Donne e parole – Bukowski, racconta! – in libreria

Donne e parole – Bukowski, racconta! – in libreria

Fa piacere, molto piacere scoprire che i libri di un piccolo editore di qualità arrivano anche nelle librerie non virtuali e non solo sui canali online. Il piacere è doppio e immenso quando un autore come me, un autore underground!, vede i propri libri sugli scaffali di un grande catena di librerie qual è Giunti. Ecco dunque Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen e Bukowski, racconta! in bella vista presso la libreria Giunti al Punto di Erba (in provincia di Como). Sono questi due miei lavori che Nadia Fagiolo ha letto e molto apprezzato.

Se tutti i librai fossero come Nadia Fagiolo, poco ma sicuro che tanti autori (underground!) riuscirebbero ad arrivare fra le mani di molti più lettori. Commosso e felice non posso non ringraziare Nadia, che mi ha letto, che ha apprezzato i miei lavori, e che, non da ultimo, li ha portati in libreria.

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Foto di Nadia Fagiolo

nadiafagiolo

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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Kara Mc Cullough è Miss America

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Kara McCullough

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IL CIELO SOPRA PIOMBINO – Finalmente disponibile il DOCUFILM LETTERARIO – Edizioni Il Foglio

Finalmente disponibile il DOCUFILM LETTERARIO

IL CIELO SOPRA PIOMBINO

Lo trovate a Piombino
in LIBRERIA COOP, TORNESE, CASAROSA.

Ordinabile su IBS e AMAZON
Oppure a ilfoglio@infol.it

Per acquistare i libri direttamente dai magazzini de Il Foglio, basta inviare una e-mail all’indirizzo sotto riportato, indicando TITOLO DEL LIBRO, NUMERO DI COPIE, NOME, COGNOME E INDIRIZZO.
ilfoglio@infol.it

I titoli ordinati arriveranno per posta ordinaria (piego di libri) al domicilio specificato entro 7 giorni dall’invio della mail. Riceverete comunque una e-mail di conferma. Il pagamento deve essere effettuato in anticipo con bonifico bancario, aggiungendo al costo del libro euro 3 per spese postali:

ASSOCIAZIONE CULTURALE IL FOGLIO
BANCA CR FIRENZE
Via Boccioni 28 – 57025 PIOMBINO (LI)
IBAN: IT 88 P 061 6070 7201 0000 0001 198
BIC: CRFIIT3F (per estero)

EDIZIONI IL FOGLIO

Il cielo sopra Piombino

Il trailer de IL CIELO SOPRA PIOMBINO

Regia: Stefano Simone
Soggetto e Sceneggiatura: Gordiano Lupi
Musiche: Federico Botti
Parole e Canzoni: Pino Bertelli (Alba a Marina), Claudio Jonta (Entra piano, Il quartiere), Federico Botti
Fotografie: Riccardo Marchionni
Voce Narrante: Federico Guerri
Interprete (Virgilio al femminile): Dargys Ciberio
Bambina comparsa: Laura Lupi

Un documentario letterario tra immagini, parole e musica. Un film lirico, qualcosa di mai pensato per Piombino e per la provincia. Presto in DVD e Prima Visione gratuita al Centro Giovani.

Dargys Ciberio è l’unica attrice del film, rigorosamente non professionista, calata in un ruolo di muto Virgilio al femminile per accompagnare lo spettatore nel percorso poetico. La vera protagonista del film è Piombino. Un documentario insolito, che si pone come punto di riferimento Pier Paolo Pasolini e i documentari poetici su Roma, Ostia, la periferia decadente, la spiaggia proletaria, i ragazzi di vita, l’alternarsi (in perfetto equilibrio) di bellezza e decadenza. Il cielo sopra Piombino – il titolo è un chiaro omaggio a Wim Wenders – prende per mano lo spettatore e lo porta a conoscere splendore e degrado, calette rocciose nascoste in anfratti di mare, ferrovie abbandonate, porto industriale e tombe etrusche, porticciolo mediceo, un vecchio stadio dove un tempo fu sconfitta la Roma, golfo di Baratti e altiforni spenti. Regista e sceneggiatore fanno pulsare l’anima di una cittadina industriale e marinara, riescono a far affiorare tra le pieghe delle immagini il tempo perduto di proustiana memoria. Un documentario non turistico, come molti ne sono stati fatti per illustrare la bellezza di una città di mare, ma letterario, scritto e girato per mostrare il vero volto di Piombino, cartina di tornasole di una provincia vitale, mai doma e abbandonata a se stessa. Un volto poetico e disperato, sognante e realista, ambizioso e decadente, languido e intrepido, memore del passato ma proteso verso il futuro. Gli autori sono convinti che dal contrasto nascano arte e letteratura, ma anche che la vita pulsi ogni giorni per strade di contraddizioni insolubili. La musica suggestiva e melodica di Federico Botti contribuisce a creare un clima di ricordi e sogni, un sottofondo di parole poetiche che introducono e chiudono una passeggiata nei luoghi più significativi di una provincia che non deve essere dimenticata. Il cielo sopra Piombino inaugura la sezione Fogliocinema, che proseguirà con il nuovo film di Roger Fratter e con una collana dedicata alla ristampa anastatica di tutte le opere del regista indipendente bresciano.

RAI TRE (Buongiorno Regione) ha trasmesso un servizio sul film. Qui il link per vederlo:

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/libro-cielo-piombino-acciaio-giordano-lupi-e4732b88-cb12-44f5-8494-5977773e3a82.html

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