Stefano Valente è un moderno Dumas. «Il Morbo. Una cronaca del 1770» – recensione di Iannozzi Giuseppe

Stefano Valente è un moderno Dumas

«Il Morbo. Una cronaca del 1770»

di Iannozzi Giuseppe

Il Morbo - Stefano Valente Stefano Valente è uno scrittore poliedrico, colto, ricco di risorse linguistiche e affabulatorie, che può essere tranquillamente collocato in mezzo a narratori del calibro di Alexandre Dumas, Jules Verne, Franco Cuomo, Fruttero & Lucentini, etc.
Ne «Il Morbo. Una cronaca del 1770», Stefano Valente ci traduce dentro l’incubo di un villaggio, Lille Havn. All’improvviso, sul mare fa la sua comparsa un poderoso vascello. Nessuno sa perché sia lì, però nel villaggio la Morte arriva e arriva squassando i petti: la malattia viaggia grazie all’aria, si spande, non si arresta, e nel giro di poche ore consegna alla Nera Signora bambini, uomini giovani e forti, donne. Nessuno sa, il Morbo è qualcosa di nuovo, non è un bubbone infetto che si possa incidere e far fuori. Il panico e la paura fanno presto a correre di bocca in bocca. Persino il maniscalco di Little Havn non può niente contro il misterioso Morbo: il suo possente corpo viene scosso da una tosse diabolica e nella sua mente si origina una allucinazione, forse una visione, il ritorno del Redentore Gesù Cristo. La famiglia sta accanto a Bjǿrn il maniscalco: il suo delirio, o quel che è, viene ascoltato anche dal Dottor Pauli. Il luminare, ovviamente, non crede affatto al racconto fatto dal maniscalco febbricitante e prossimo alla morte. Non è Pauli uomo da credere nelle religioni, men che meno nel Cristianesimo, ma gli abitanti di Little Havn nutrono in petto una fede sincera, difficile da smontare.
Il maestro Thorvaldsen non si trova d’accordo con Pauli, ma, in ogni caso, è stato lui a chiamarlo, e alla fine gli paga la parcella, trenta monete. Thorvaldsen si sente come Giuda: ha chiamato il Dottor Pauli affinché estirpasse il Morbo, ma la verità è che ha condannato il villaggio perché nessun medico metterà più piede in quella terra oramai conquistata dal diavolo a da chi per esso.

Come si è già detto, il misterioso Morbo non risparmia nessuno, neanche le anime innocenti: i bambini guardano il mare, cercano il Vascello misterioso con un binocolo immaginario, provano a capire che cosa sta accadendo. Il Natale è vicino ma non sarà felice: l’inverno ha ghiacciato le strade e quasi tutto l’intorno, mancano i viveri, e lo sconforto è tanto. Si prega, ci si fa il segno della croce, qualcuno prega addirittura di essere presto raccolto dalla Nera Signora affinché gli siano risparmiate sofferenze corporali mentali e spirituali.
Si dice che al comando del Vascello ci sia Gesù Cristo. Lo chiamano Solus Christus. Lo scontro è inevitabile: «Un nuovo avvento – non ci sono dubbi. E morenti a parlare di Gesù Cristo […] La gente di Little Havn si ammala, e poi muore, anche – ma prima sogna o delira».
Little Havn (“piccolo porto”) subisce l’isolamento: nessuno può entrare, nessuno può uscire dai suoi confini. Ci sarà un futuro per l’umanità che sta a Little Havn?

Stefano Valente è un narratore d’eccellenza che, fino all’ultima pagina, sa tenere il lettore con il fiato sospeso. Come un moderno Dumas, Stefano Valente costruisce storie ricche di suspense e di attualità. Con uno stile brillante, prezioso ed elegante, l’autore ci costringe a porci domande su domande. Ne «Il Morbo. Una cronaca del 1770», i più intransigenti, chiamiamoli pure così, combattono la fede, quella semplice e umile che è nel cuore del popolo, e non disdegnano di attaccare anche i Vangeli. Ci sono intellettuali come Voltaire, Ephraim Chambers, Diderot e d’Alembert che, senza scadere in un vero e proprio fanatismo, propugnano la ragion critica, ma ci sono anche fanatici e arroganti pronti a stralciare qualsiasi idea che non si basi sulla scienza.
Il «Il Morbo. Una cronaca del 1770» di Stefano Valente è un romanzo di avventure, corale, che, con sapienza sempre molto ben dosata, disegna almeno tre grandi temi: l’età dei lumi, la fede nella Risurrezione, la paura di dover affrontare un male misterioso che pare un castigo divino. In questo lavoro non c’è davvero niente di scontato: fantasia, filosofia, religione, storia, credenze popolari, leggende si fondono per dar vita a costrutto narrativo particolarmente solido, che non può non affascinare il lettore, anche il più esigente.

Leggi anche:

Da «Il Morbo. Una cronaca del 1770» di Stefano Valente, “Marachella alla vigilia di Natale”.

Stefano ValenteStefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze. Tra i suoi titoli: il romanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Barbera, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições), La Serpe e il Mirto (1978), edito da Parallelo45, il giallo fantascientifico Il Delegato Poznan è stanco (DeAgostini/Libromania) e la space opera Sensei delle Stelle. Per Graphofeel ha pubblicato Il Barone dell’Alba (2016) e Sei Giorni (2018). Nel 2013 ha vinto il premio Linguaggi Neokulturali (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi, nel quale affronta da nuovi punti di vista la tematica della “pericolosità” e del rifiuto della diversità; nel 2017 si è classificato al terzo posto nel Premio Costadamalfi con Il Barone dell’Alba.

La sua narrazione “gioca” a incrociare i più diversi generi letterari, con una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio. Per lui scrivere è «la fatica di addomesticare un animale indomabile: la meraviglia».

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Il Morbo. Una cronaca del 1770 – Stefano Valente

Il Morbo. Una cronaca del 1770Stefano ValenteGraphofeel Edizioni – Collana: Narrativa, Intuizioni 42 – Prima edizione: maggio 2021 – Pagine: 192 – ISBN: 9788832009866 – Prezzo di copertina: € 18,00

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Da «Deserto Bianco» di Gian Stefano Spoto (a cura di Anna Maria Gualdesi) – Graphofeel Edizioni

Deserto Bianco – Gian Stefano Spoto

Graphofeel Edizioni

Da «Deserto Bianco» di Gian Stefano Spoto (a cura di Anna Maria Gualdesi). Per gentile concessione ell’Editore Graphofeel.

Deserto Bianco – Gian Stefano Spoto – A cura di Anna Marina Gualdesi – Graphofeel Edizioni“Quando ero a Gerusalemme, a Gaza, a Ramallah, nel Negev” spiega l’autore “ho visto gente che mi raccontava intere vite con gli occhi, e soffrivo nel dover sempre correre altrove, non potermi fermare con loro. Io metto al centro l’essere umano, ovunque egli si trovi. E amo essere dove un ragazzo e una ragazza palestinesi riescono, con il loro amore e qualche sotterfugio, a riunire due famiglie divise da una faida ultracentenaria. Molto più che in un palazzo dove si decidono le sorti di due popoli ammiccando altrove.
Ecco perché ho recuperato storie come questa e altre, con il sorriso, con l’emozione. O con il dramma dello psicologo di Gaza che cura il morale delle famiglie che piangono tanti morti e torna al suo lavoro tre giorni dopo lo sterminio della sua stessa famiglia.”

“(…) A Gaza è sempre dopo guerra, è sempre emergenza. E quasi non serve cercare storie, sono le storie che ti si parano davanti, con discrezione, con educazione. Se ti interessano, si apre un mondo, molto più grande della piccola striscia isolata dal mondo vero. Mentre mi dirigo verso il capoluogo, attraverso Shujaiyya, un villaggio semi-distrutto del nord, dove una cinquantina di bambini, in rapidissima fila per due, vanno a un appuntamento importante. Sento parlare in Italiano, mi giro, vedo un berrettino multicolore con elica. Mi avvicino, saluto un ragazzo con l’aria di uno che fa ridere chi soffre, ma soffre a sua volta. Si chiama Marco Rodari, ma in Medio Oriente è Pimpa, clown, giocoliere, amico dei bambini che non hanno nulla, e che lo guardano come si guarda qualcosa di raro in questa terra, il sorriso.”

“(…) Marco è comunicativo con i bambini, ed entusiasta mentre racconta ai giornalisti l’attività del proprio gruppo. Ma dopo che si è tolto il naso rosso sembra il prototipo del clown triste, come vuole una retorica spesso realistica. È pensoso, perché non sa fine faranno i bambini che ridono delle gag di Pimpa, ma sa che non potrà farli uscire da un Paese in cui la loro colpa di esserci nati li rende, in pratica, prigionieri.”

Copyright (c) 2020 Graphofeel Edizioni

Gian Stefano SpotoGian Stefano Spoto, bolognese, classe 1952, è un giornalista di costume. Inizia a lavorare per la carta stampata nel 1981 e nel 1988 entra in Rai divenendo, fra l’altro, inviato speciale, capo della cronaca al Tg2, dirigente di Raiuno, vicedirettore di Raidue e poi di Rai Internazionale. Nel 2014, allo scoppio della guerra di Gaza, parte per il Medio Oriente come corrispondente Rai.

Autore, ideatore e conduttore di diversi programmi fra cui Linea Verde Orizzonti e Futura City, uno show tecnologico.

Ha lavorato per numerose testate fra cui “La Repubblica”, “Il Secolo XIX”, “Il Resto del Carlino,” “Il Giornale nuovo”, “Corriere Medico” “Cosmopolitan”. Ha scritto, con il sociologo Giorgio Pacifici, Un futuro che viene da lontano (Franco Angeli, 2003), libro sui mutamenti dell’Italia a seguito dell’avvento delle nuove tecnologie; M.O.S.T., un romanzo sull’intelligenza artificiale (Curcio, 2007); Salgari. 150 Indie, con testi e fotografie dell’autore (Curcio, 2012); Mediorientati, Oltre la storia, le storie (Ianieri, 2017)

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Deserto bianco – Gian Stefano Spoto

Deserto biancoGian Stefano Spoto – A cura di Anna Marina Gualdesi – Graphofeel Edizioni – Codice prodotto: FOR023 – Prima edizione: febbraio 2021 – Pagine: 170 – ISBN: 9788832009644 – € 18,00

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Lo sguardo di Ungaretti. Visività e influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana – Carla Boroni – Gammarò Edizioni

Lo sguardo di Ungaretti

Visività e influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana

Carla Boroni

Gammarò Edizioni

Lo sguardo di Ungaretti - Carla Boroni - Gammarò Edizioni

Nel libro l’autrice affronta il complesso rapporto intercorso tra Ungaretti e le arti figurative cercando innanzitutto di dar conto di una frequentazione e di un’affinità espressiva che trovano la propria ragion d’essere in una ben precisa sensibilità estetica. La pittura, la scultura e l’architettura hanno infatti rappresentato, per Ungaretti, per la sua poetica, non semplici campi di studio e di riflessione, ma veri e propri strumenti per l’elaborazione di una visione del mondo, di una concezione sia tecnica che esistenziale della letteratura, di una pratica poetica che ha costituito le proprie immagini attingendo in primo luogo all’ambito dell’esperienza visiva.
La poesia di Ungaretti è densa di immagini. Di immagini provenienti dalla storia dell’arte e dal paesaggio naturale, ma anche di immagini mentali elaborate, lucidamente, al limite dell’onirico. Immagini evanescenti che in molti casi evocano sentimenti, sensazioni impalpabili e, di contro, immagini che si delineano in modo netto e preciso, in una forma cartesianamente “chiara e distinta”.

In questo libro si cerca di non limitare troppo il campo, di non confinare il dato poetico ed esistenziale all’esclusivo punto di vista letterario. Un approccio esclusivamente letterario rischierebbe infatti di lasciare sullo sfondo proprio l’aspetto più caratteristico del rapporto di Ungaretti con le arti figurative. Rischierebbe di non cogliere tutti i diversi punti di vista che concorrono a fare di tale rapporto un elemento essenziale per il formarsi della poesia ungarettiana, una poesia che si è sempre chiaramente proposta come poesia che nasce dalla vita, dal dato esistenziale.

Il quadro (part.) riprodotto in copertina è di Gino Bonichi (Scipione), Ritratto di Ungaretti, 19030 ca., Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Carla Boroni – Laureata in Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia e in lettere all’Università “La sapienza”  di Roma, Carla Boroni è professore associato alla cattedra di Letteratura italiana contemporanea
(Scienze della formazione) presso l’Università Cattolica di Brescia.
Ha pubblicato articoli per riviste di critica letteraria e diversi libri tra i quali:
Dall’Innocenza alla Memoria: Giuseppe Ungaretti (1992); Tra Sette e Ottocento. Momenti di critica e  letteratura bresciana (1999) e Giuseppe Ungaretti. Amore  e Morte, un percorso lirico (1999). Ha  curato la raccolta Le parole legate al dito, i racconti di Enrico Morovich, in due volumi  pubblicati nel 2009 (anni 1949-1970) e 2010 (anni 1971-1978). sul rapporto tra sport e letteratura  ha scritto Lo sport nella letteratura del novecento. Il mondo dello sport raccontato dagli  scrittori (2005) e Gli scrittori italiani e lo sport (2012). studiosa di fiabe e favole ha prodotto numerosi volumi fra cui Favoleggiando (2006), Fiabe & favole golose (2009), I mestieri delle favole (2010). Per Vannini editore ha diretto la collana “Didattica e letteratura”.
Negli ultimi anni ha pubblicato Paralipomeni (2016), Appunti per il mio novecento. Figure, percorsi  e temi della lettera- tura italiana (2016) e Scuola e letteratura (2017).
Per la casa editrice Gammarò, nella collana “Maestri e altre storie” diretta con Francesco De Nicola, sono usciti Letteratura fra i banchi di scuola (2018); Figure bresciane nella letteratura tra Otto e Novecento (2019) e Le nostre Favole (2020).

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Lo sguardo di UngarettiCarla BoroniGammarò Edzioni – Collana: Maestri e altre storie – Prima edizione: 09/11/2021 – ISBN: 9791280649027 – Prezzo di copertina: € 18.00

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L’ultima poesia fu un cancro

L’ultima poesia fu un cancro

ANTOLOGIA VOL. 270

Iannozzi Giuseppe

Arthur Rimbaud

AI PIEDI DELLA PIETÀ

Non chiedete niente,
son già io mendicante
ai piedi della Pietà
con martello e scalpello

SCOPRIRAI

E all’alba scoprirai
che non è lontano
il tramonto
dentro agli occhi miei

KEROUAC

Colpo basso
Alto
il tasso alcolico

Non hai idea
di come ci si sente
senza il pallido
affogato
volto di luna
Per due righe
che scrivo
perdo
una vita intera
Così sol ti chiedo
di non tornare
a bussare
alla mia porta:
sono occupato a sprecarmi
su i tasti danzanti olivetti

La mia donna
ha lasciato l’impronta
sul letto disfatto
Non ho tempo
per questo,
per questo terremoto!
Lasciami
come mi hai trovato,
un livido
– perfetto postumo
perso
nell’eternità dorata

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A bruciapelo (Point Blank) – Bruce Springsteen & The E Street Band – traduzione e adattamento di Iannozzi Giuseppe

A bruciapelo

Bruce Springsteen & The E Street Band – Point Blank

traduzione e adattamento di Iannozzi Giuseppe

Dici ancora le tue preghiere, tesoro?
Vai ancora a dormire la sera
Pregando che domani vada tutto bene?
Ma i domani sono sempre meno
Ti svegli e stai morendo
E non sai nemmeno perché

Beh, ti hanno sparato a bruciapelo
Sei stata colpita alle spalle, a bruciapelo, tesoro
Sei stata ingannata stavolta, è un dato di fatto
Proprio in mezzo agli occhi, tesoro, a bruciapelo
Proprio in mezzo alle belle bugie che ti raccontano
Ragazzina, sei caduta

Sei cresciuta dove le ragazze crescono in fretta
Hai preso quello che ti offrivano
E hai lasciato indietro quello che chiedevano
Ma ciò che chiedevano non era giusto, tesoro
Non dovevi fare quella vita

Sarei stato il tuo Romeo e tu la mia Giulietta
Di questi tempi non aspetti più il tuo Romeo
Ma il sussidio di disoccupazione
E tutte le belle cose che non potrai mai avere
E tutte le promesse

Che sempre finiscono all’improvviso
Un colpo in mezzo agli occhi
A bruciapelo come le bugie bianche
Che ti racconti per alleviare il dolore
Stai camminando nel mirino,  ragazza, a bruciapelo
E alla prima mossa falsa le luci si spengono

Una volta ho sognato
Che eravamo di nuovo insieme, tesoro, io e te
Di nuovo in quei vecchi club, come una volta
Stavamo in piedi al bar, era difficile ascoltarci
La band suonava forte
E tu mi urlavi qualcosa all’orecchio
Mi toglievi la giacca
Mentre il batterista contava fino a quattro
Mi prendevi la mano e mi trascinavi sulla pista
Te ne stavi lì e mi abbracciavi
Poi hai iniziato a ballare lentamente
Mentre ti stringevo più forte
Ho giurato che non ti avrei mai lasciata andare via

Beh, ti ho vista la scorsa notte giù in strada
Il tuo viso era in ombra, ma sapevo che eri tu
Te ne stavi in piedi sotto un portone, sotto la pioggia
Non hai risposto quando ti ho chiamata per nome
Ti sei solo girata, e hai guardato altrove
Proprio come un altro estraneo
Che aspetta di essere spazzato via

A bruciapelo, proprio in mezzo agli occhi
A bruciapelo, proprio in mezzo alle belle bugie sei caduta.
A bruciapelo, colpita diritta al cuore

Sì, a bruciapelo, sei stata inglobata
Finché non sei diventata semplicemente
Una parte di tutto questo
A bruciapelo, cammini nel mirino
A bruciapelo, una mossa falsa
Soltanto una e sei morta

A bruciapelo, ti hanno presa di mira
A bruciapelo, hai dimenticato come si ama
Ragazza, hai dimenticato come si lotta
A bruciapelo, devono averti colpita alla testa
Perché a bruciapelo, bang, bang, tesoro, sei morta

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen & The E Street Band – Point Blank

https://www.youtube.com/watch?v=8uzZU9FC1rA

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Da «Il Morbo. Una cronaca del 1770» di Stefano Valente, “Marachella alla vigilia di Natale” (pag. 43 – 47) – Graphofeel Edizioni

Il Morbo. Una cronaca del 1770

Stefano Valente

Graphofeel Edizioni

Da «Il Morbo. Una cronaca del 1770» di Stefano Valente, “Marachella alla vigilia di Natale” (pag. 43 – 47) viene qui pubblicato per gentile concessione dell’Editore Graphofeel.

MARACHELLA ALLA VIGILIA DI NATALE

Il Morbo - Stefano Valente I tre bambini si guardano attorno con aria diffidente. O come tre ladri, o tre spie, che stiano per compiere chissà quale misfatto. Due di loro hanno piedi piccoli dentro stivali grandi, sformati, e basterebbe questo a farci capire che sono poveri. I poveri fanno camminare i loro figli dentro orme vecchie, calpestate e ricalpestate. I poveri hanno le piante dei piedi e i calcagni tutti uguali, modellati da suole e tomaie che sono sempre le stesse – che devono durare anche un paio di generazioni.
Si muovono piano quei piccoli piedi dentro scarpe più grandi. Un po’ per non fare rumore – il ghiaccio schiacciato scricchiola come vetro in frantumi –, un po’ per non scivolare, e magari spezzare quel manto bianco, translucido, sotto il quale si allargano ellissi cupe di nero e pare persino di scorgere, di tanto in tanto, i guizzi argentei dei pesci solitari – quelli con le squame più delicate, forse, che cercano acque meno gelide sotto la crosta lattiginosa che adesso è il bacino del porto.

L’immobilità delle barche, dei battelli ancorati e paralizzati in morse di gelo e rovina che li incollano alle banchine, è come magica e irresistibile per quei tre esserini imbacuccati.
Una stretta li afferra tutti allo stomaco mentre esplorano gli scafi dal basso, mentre si aggirano con circospezione fra archi di cime verdastre, sfiorano matasse di reti scure o – quasi toccassero le boccucce di merluzzi meravigliati, annaspanti – passano le dita dentro gli scalmi vuoti delle scialuppe. È lo spasmo dell’avventura che li possiede.
E, d’altra parte, stamani è un giorno speciale: la vigilia del Natale. I sogni sono come i cuori quest’oggi – viaggiano più rapidi, battono più forti. L’attesa e la speranza per la notte che verrà rimescola il sangue dei piccoli, incendia loro le guance. È difficile camminare lentamente sul ghiaccio del porto, tra le imbarcazioni; si sono alzati dal letto e sono corsi fin là, a perdifiato, per vedere il Vascello – nient’altro. La nave all’orizzonte che è – non può non esserlo! – la barca di quel vecchio signore strano, come dice Anders – il ragazzino che sembra il più sveglio dei tre, il nipote di Koemann «l’Olandese», il commerciante di spezie. Un vecchio signore strano, ma buono, ché dall’estremo nord della terra stanotte verrà in ogni casa dove c’è un bambino, per portargli un dono.
«Perché “strano”?», domanda Anja, graziosa.
«Non lo so», risponde serio Anders. « Però lo dice mio nonno. Cioè: lo diceva, ché adesso sta sempre zitto, e la sera si siede laggiù da solo, sotto al faro, finché mio padre non lo va a riprendere e lo mette a letto…»

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Arthur Rimbaud – La lettera del veggente a Paul Demeny -Traduttore: Davide Bregola – Oligo Editore

Arthur Rimbaud – La lettera del veggente a Paul Demeny. Testo francese a fronte – Traduzione c cura di Davide Bregola

Oligo Editore

La lettera del veggente a Paul Demeny - Traduttore: Davide Bregola - Oligo Editore

La lettera del veggente a Paul Demeny. Testo francese a fronte: Questa lettera all’amico poeta Paul Demeny è un vero e proprio manifesto della poetica sviluppata dal giovane Rimbaud. All’interno del veloce scritto troviamo liriche che accompagnano passi in prosa che esplicitano la nuova concezione di poesia dell’autore, fatta di stravolgimenti dei Rimbaudcanoni estetici ancora in voga nella Francia del XIX secolo. Come nota Bregola nella sua introduzione critica, Rimbaud si definisce un “ladro di fuoco”, asserendo come l’artista debba rubare la sacra ispirazione al modo di Prometeo. Difficile non notare un’antitesi tra il poeta rivoluzionario e idealista da un lato e l’uomo senza scrupoli dall’altro, il quale dopo grandi capolavori come “Una stagione all’inferno”, per il resto dei suoi giorni sarà venditore d’armi e (secondo alcuni) negriero in Africa. In questa nuova traduzione, Bregola rispetta il testo francese con una attenzione alle singole parole fin qui inedita, restituendoci così un piccolo capolavoro della letteratura mondiale.

DAVIDE BREGOLA lavora da sempre nel mondo del libro, pubblicando e aiutando a pubblicare, ma tiene anche laboratori, atelier e workshop in scuole e biblioteche dove racconta la sua esperienza nell’universo della scrittura. Tra i suoi libri recenti ricordiamo La vita segreta dei mammut in pianura padana (Premio Chiara 2018) e Fossili e storioni, entrambi per Avagliano Editore. Scrive sulle pagine culturali de “Il Foglio” e de “Il Giornale”, all’interno del quale tiene la rubrica I solitari da cui è nata l’idea di questo libro. Per Oligo Editore cura le collane Daimon e Oro.

DAVIDE BREGOLA è scrittore e consulente editoriale. Ha pubblicato vari saggi e romanzi per diverse case editrici. Nel 2017 è stato Finalista al Premio Chiara con il libro La vita segreta dei mammut in Pianura Padana (Avagliano). Per Oligo Editore dirige la collana Daimon. Scrive sulle pagine culturali de “Il Giornale”.

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La lettera del veggente a Paul Demeny. Testo francese a fronteArthur Rimbaud – Traduttore: Davide Bregola – Oligo Editore – Collana: Daimon – Data di Pubblicazione: novembre 2021 – Pagine: 68 – ISBN-13: 9788885723696 – Prezzo di copertina: €12,00

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Il Morbo. Una cronaca del 1770 – Stefano Valente – Graphofeel Edizioni

Il Morbo. Una cronaca del 1770

Stefano Valente

Graphofeel Edizioni

Il Morbo. Una cronaca del 1770 - Stefano Valente - Graphofeel Edizioni

1770. Lille Havn (‘piccolo porto’), una cittadina costiera in un minuscolo regno del Nord, da qualche parte fra Prussia e Danimarca. Lassù, in uno strano inverno, ogni cosa appare estranea e remota. Impercettibile e muto l’avanzare della morsa di ghiaccio che si accompagna alle nebbie della baia. All’improvviso, indistinto e irraggiungibile, il profilo inclinato di un veliero all’ancora in alto mare, immobile sul filo dell’orizzonte. La sua comparsa coincide con l’erompere inspiegabile e spaventoso di un’epidemia che farà piombare Malattia e Morte su Lille Havn. Il villaggio viene dunque isolato, segregato in quarantena forzata sotto vigilanza militare, e gli abitanti abbandonati al proprio destino. Crisi e allucinazione mistica: nel furore del delirio tutti i contagiati, prima di morire, hanno la stessa visione: sul «Vascello» Cristo è tornato per giudicare, punire, salvare… Chi è scampato al morbo, alla disperata ricerca di una spiegazione o colto da vera e propria follia, tenterà di raggiungere il veliero su piccole barchette fatiscenti che non torneranno mai indietro.

La narrazione della vicenda resa da più voci dà vita a più prospettive come in un gioco di specchi che riflette il racconto di rovine e di trionfi, che moltiplica l’avventura di piccole e grandi figure umane. Un anonimo cronista del tempo ricostruisce, con rigore settecentesco, fatti – e/o apparizioni – attraverso le memorie dei testimoni e dei documenti scritti: il diario del maestro Thorvaldsen e, in ultimo, le lettere della favorita e concubina del re Harald III, la viscontessa portoghese Dona Beatriz de Bragança. Colta figlia del suo tempo, «spirito selvaggio e indomabile» dall’«implacabile avidità di Nuovo e di Vita», sfiderà per l’ennesima volta le convenzioni sociali fino a prendere il mare in compagnia dei suoi inseparabili valletti – due indiani uroni dalla Nouvelle France – per raggiungere la sua propria “visione” del «Vascello».
Sulle fiancate del veliero qualcuno leggerà: «Provvidenza».

Stefano ValenteStefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze. Tra i suoi titoli: il romanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Barbera, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições), La Serpe e il Mirto (1978), edito da Parallelo45, il giallo fantascientifico Il Delegato Poznan è stanco (DeAgostini/Libromania) e la space opera Sensei delle Stelle. Per Graphofeel ha pubblicato Il Barone dell’Alba (2016) e Sei Giorni (2018). Nel 2013 ha vinto il premio Linguaggi Neokulturali (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi, nel quale affronta da nuovi punti di vista la tematica della “pericolosità” e del rifiuto della diversità; nel 2017 si è classificato al terzo posto nel Premio Costadamalfi con Il Barone dell’Alba.

La sua narrazione “gioca” a incrociare i più diversi generi letterari, con una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio. Per lui scrivere è «la fatica di addomesticare un animale indomabile: la meraviglia».

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Il Morbo. Una cronaca del 1770Stefano ValenteGraphofeel Edizioni – Collana: Narrativa, Intuizioni 42 – Prima edizione: maggio 2021 – Pagine: 192 – ISBN: 9788832009866 – Prezzo di copertina: € 18,00

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San Giuseppe.  Percorsi iconografici natalizi tra Oriente e Occidente – Stefania Colafrancescchi – Graphe.it Edizioni

Stefania Colafrancescchi

SAN GIUSEPPE

 Percorsi iconografici natalizi tra Oriente e Occidente

Graphe.it Edizioni

San Giuseppe. Percorsi iconografici natalizi tra Oriente e Occidente - Stefania Colafranceschi - Graphe.it Edizioni

Seguendo il filo ideale delle rappresentazioni iconografiche bizantine, bizantineggiantie occidentali della Natività e dell’Adorazione dei pastori, viene riproposta la figura di san Giuseppe attraverso le espressioni artistiche, in stretta correlazione con quanto riferito dagli evangeli canonici e apocrifi, dai padri della Chiesa e dagli scrittori ecclesiastici. Un percorso che riserva non poche sorprese.

Nella presepistica moderna Giuseppe ha un ruolo preminente. Insieme a Gesù e Maria è un «protagonista» della rappresentazione dello straordinario evento della Natività. Appare quasi sempre in ginocchio, volto al Bambino, simmetrico a Maria, a mani giunte o a braccia incrociate sul petto, assorto in preghiera e in adorazione. Questa attitudine pia e devota diverge da quella che si vede nelle icone bizantine e nelle opere pittoriche e plastiche realizzate in Occidente nell’Alto Medioevo, dove compare relegato in un angolo, il più delle volte solo, molto rattristato, affranto dal dubbio e dal dolore. Queste due modalità rappresentative, nella loro specificità, potrebbero sembrare i punti di partenza e di arrivo di un percorso dell’iconografia della Natività. In realtà tali diversità non sono dovute a un processo evolutivo più o meno sequenziale, bensì a un evento che segnò una vera e propria svolta, improvvisa, nell’arte occidentale: la narrazione della nascita di Gesù nelle Rivelazioni celesti di santa Brigida di Svezia (1303-1373), che ebbe una grande fortuna. Anche in questa nuova tipologia iconografica, tuttavia, la figura di Giuseppe, pur tra alterne vicende, rimase particolare. Seguendo il filo ideale delle rappresentazioni iconografiche bizantine, bizantineggianti e occidentali della Natività e dell’Adorazione dei pastori, viene riproposta la figura di san Giuseppe attraverso le espressioni artistiche, in stretta correlazione con quanto riferito dagli evangeli canonici e apocrifi, dai Padri della Chiesa e dagli scrittori ecclesiastici. Un percorso che riserva non poche sorprese.

Questo volume inaugura la nuova collana ITINERARI dedicata a studi, ricerche e analisi su tematiche relative all’arte e che intendono guidare chi legge verso la conoscenza e la comprensione delle opere e a svelare simboli, misteri e tecniche particolari legati a materiali, a componenti e a peculiarità che hanno attraversato le epoche. Scie di luce che la genialità artistica ha sviluppato nel tempo quali componenti di una cultura o come mezzi per promuovere l’incontro di culture diverse, accomunate dalla ricerca del bello e del buono (kalagathòs) al quale miravano i greci antichi. La direzione della Collana è affidata a Gaetano Passarelli e Roberto Russo.

Stefania ColafranceschiStefania Colafranceschi è nata a Roma, città in cui risiede. Ha contribuito al Repertorio degli Archivi delle Confraternite di Roma per la rivista Ricerche per la Storia religiosa di Roma (1985). Dal 1996 al 2013 ha collaborato alla direzione della Collana «Donne d’Oriente e d’Occidente» pubblicata dall’Editoriale Jaca Book di Milano. I suoi ambiti di ricerca e di pubblicazione sono temi agiografici e devozionali di arte sacra e tradizione, in particolare relativi alla Natività e al ciclo dell’Infanzia, a san Giuseppe e san Biagio. Ha partecipato alla Biennale d’Arte Sacra di Piombino (Livorno) con interventi sulla Natività (2007, 2009, 2011). Ha collaborato ai cataloghi delle mostre di Corciano (Perugia) su presepi di carta, immaginette e manufatti della tradizione claustrale (2009), sull’iconografia dell’Adorazione dei Magi (2011) e sull’albero di Natale (2012). Per il volume Percorsi e immagini nell’arte di Pietro Ivaldi, il Muto di Toleto (Acqui, 2010) ha trattato gli Aspetti di simbologia nelle natività di Pietro Ivaldi. In collaborazione col Centro Studi “G. Baruffaldi” di Cento (Ferrara), ha collaborato al volume San Biagio, fede e devozione in Italia (2014) con la ricerca: La Vita di San Biagio: la tradizione narrativa e Iconografia di San Biagio. Per la Mostra «San Giorgio martire» (Faenza 2010), ha collaborato al catalogo: Immagini e simbologie del santo cavaliere. Conta numerose pubblicazioni nell’ambito delle iniziative incentrate sulla figura di san Giuseppe (2006-2014). Di recente per il volume Dalla Sicilia alla Puglia. La festa di San Giuseppe (Taranto, 2012), ha collaborato con il saggio: A te o beato Giuseppe… Il culto di San Giuseppe nei santini. Ha collaborato e curato il volume De domo David. La Confraternita di San Giuseppe Patriarca e la sua chiesa a Nardò. Studi e ricerche a quattro secoli dalla fondazione (1619-2019) (Fondazione Terra d’Otranto, Nardò-Roma 2019).

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San Giuseppe – Stefania Colafranceschi

San Giuseppe. Percorsi iconografici natalizi tra Oriente e OccidenteStefania ColafranceschiGraphe.it Edizioni – Collana: Itinerari [saggistica], 1 – Prima edizione: novembre 2021 – Pagine: 168 p., ill. – ISBN: 9788893721493 – Prezzo di copertina: €16,00

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Nicola Manicardi – Carne e sangue – Prefazione di Nicola Vacca – Oltre Edizioni

Nicola Manicardi – Carne e sangue

Prefazione di Nicola Vacca

Oltre Edizioni

Nicola Manicaredi - Carne e sangue - Oltre Edizioni

La poesia di Nicola Manicardi è implicata nell’accadere, compromessa con una fisicità del divenire.
È fatta di carne e sangue. Le parole comprendono un vissuto che sta tutto nel disordine del magma.
Il poeta non cerca nessuna enfasi, la sua poetica nel nudo nominare le cose è votata all’immanente.
In questo libro sceglie la poesia – racconto per scavare a mani nude nel suo tempo, per decifrare le carte di un presente, inafferrabile e incomprensibile con i suoi incolmabili vuoti d’amore.
Al poeta interessa mettere in evidenza il qui e ora di uno stare al mondo. Nella sua poesia quello che conta è impiccare la realtà.
Nei racconti in versi Nicola Manicardi non si risparmia: passeggia per i viali della sua Modena perdendosi nel labirinto del giorno, mettendoci tutta la passione del narratore coinvolto che sceglie la poesia per raccontare con parole crude tutto il disagio di un’esistenza che va sempre vissuta, nonostante le piccole e le grandi apocalissi quotidiane.
Carne e sangue è un libro in cui la vita si mescola con la poesia e la letteratura non si nasconde dietro nessuna metafora.
Per Manicardi la poesia è una cosa onesta che va sempre raccontata (e vissuta) con la passione del testimone. 

Nicola Vacca

Nicola Manicardi è nato a Modena. Appassionato di letteratura, in modo particolare di poesia, nel 2015 ha pubblicato Periplo con la casa editrice Rupe Mutevole.
Nel 2018, esce Non so nella Collana Z diretta dal critico letterario e poeta Nicola Vacca per la casa editrice I quaderni del Bardo.
In questi anni la poesia di Nicola Manicardi è stata tradotta in greco, spagnolo, romeno, russo e francese.
Nel 2020 esce Umiltà degli scarti (L’Argolibro editore).
È presente con i suoi versi in prestigiose riviste e blog letterari.

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Carne e sangueNicola Manicardi – prefazione di Nicola Vacca – Oltre Edizioni – Collana: Collezione di poesia – Pubblicato il 09/11/2021 – pagine: 80 – ISBN: 9791280075277 – Prezzo di copertina: € 14.00

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Con la tua lettera la condanna

Con la tua lettera la condanna

ANTOLOGIA VOL. 269

Iannozzi Giuseppe

Pieter Claesz - Still Life with a Skull and a Writing Quill

NESSUNA CROCE IN MANO

Ho pregato a lungo
alla deriva con il mio legno,
e nessuna croce in mano
Ho pregato
perché Moby Dick
mi abbattesse prima
che il mio arpione
gli imponesse
la mia ferrea ragione

Ho bestemmiato
per dar sfogo alla lingua
– per troppo tempo costretta
a leccare del mare il sale

E alla fine son tornato
al molo che mi salutò
con uno schiaffo di paura
Della mia donna però
nessun segno, solo camalli
e streghe sbronze
E un chierichetto più di là
che di qua

CADERE IN AMORE

Giunta è l’estate infine
Le ragazze son fiori
in mezzo ai prati felici,
nei boschi cercano sbarbatelli
e nel folto dell’erba più alta
il primo sconosciuto baciano

Le ragazze presto dimenticano
i giovani che hanno sverginato;
non un pensiero le sfiora
che possano domani ricordare
e provar una punta di dolore

Il sole giallo l’alma arroventa
e ogni bacio è calda ricerca,
mani che giocano e scivolano
sovra i corpi acerbi e nudi

Così triste l’estate, così tanto
Non val neanche la pena
di spengere il sole, cadendo
sul letto per un lungo sonno,
ché tanto ci si risveglierà
e nulla davvero sarà cambiato

SCRITTORE DI LETTERE

Ricordo
d’aver sentito dire
che è la strada
lunga e mal definita;
e credo sia vero;
non posso però fare
a meno d’allungare
il passo
e con la mia ombra
scendere giù in paese,
sfidando le nuvole,
per capire sul serio
se sono io vivo
o se come fantasma
sono in casa rimasto
a scrivere lettere
che raccontano i passi,
quello che vorrei
poter ancora fare

MIA PENNA ASSASSINA

Anche se lecchi
con occhi attenti
il filo del coltello,
cercando d’intuire
quali parole verranno
dalla mia mano,
non pensare
che sarà facile
spaccar in quattro
il capello, trovare
il pelo nell’uovo,
dirmi vecchio
pria che sia io
a lasciar cadere
la penna
come assassino
senza più preda
da amare,
da uccidere

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Francesco Guccini – Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) – Giunti editore

Francesco Guccini

Tre cene (l’ultima invero è un pranzo)

Giunti Editore

Francesco Guccini - Tre cene - Giunti editore

Tre storie, un coro di voci riunite in osteria per cogliere l’attimo fuggente di una serata tra amici. Dagli anni Trenta, con la loro fame e la loro energia, fino alla soglia disillusa del nuovo millennio, passando dalle speranze dei Settanta, tre compagnie di amici si avvicendano intorno a una tavola imbandita, scherzano, ricordano, litigano, s’innamorano, brindano.

«Non aspettatevi grandi avvenimenti dalle cose che andrò raccontando, fulminanti colpi di scena come agnizioni improvvise o finali drammatici o misteri iniziali che poi, a poco a poco, logicamente sgretolati dalle deduzioni di un abile investigatore, si dipanano e si mostrano in tutta la loro enigmatica chiarezza»: così ci avverte Francesco Guccini, in apertura del primo dei tre racconti che compongono questo libro. «È semplicemente la storia di una cena, e di alcuni amici; una storia di quelle quasi come le favole che ci raccontavano da piccoli, già sentita tante volte ma che amavamo ci raccontassero ancora e ancora, per il solo piacere di stare lì ad ascoltare…» E così, accompagnati dalla sua voce, seguiamo gli amici protagonisti in una notte d’inverno, mentre la neve cade, fino alla prima delle locande dove trascorreranno una notte di buon cibo e molto vino, di risate e un po’ d’amore; una di quelle notti in cui l’amicizia e la sazietà aiutano a non ascoltare i presagi della vita che corre. Questa prima cena ha luogo prima dell’ultima guerra nell’Appennino tra Bologna e Pistoia, la successiva ci racconta lo stesso mondo quarant’anni dopo, l’ultima – che non è invero una cena, bensì un pranzo di mezza estate che si protrae fino a un grande falò notturno – si svolge nel giorno di un’eclissi di sole. Dai poveri anni Trenta alla disillusa fine del Novecento, passando dalle speranze dei Settanta, nelle tre compagnie di amici che si avvicendano, nei loro scherzi, nelle loro sbronze, nei cibi che scelgono di mangiare ritroviamo il sapore del nostro passato e rileggiamo noi stessi con divertimento e malinconia. Francesco Guccini inanella tre storie che diventano una sola e dà vita a nuovi, memorabili, bizzarri eroi della sua epica del tempo perduto.

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Francesco Guccini

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore poeta e scrittore, è un mito per generazioni di italiani. Per vent’anni, fino alla metà degli anni Ottanta, ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha esordito nella narrativa nel 1989 con Cròniche Epafániche per pubblicare poi Vacca d’un cane (1993), Cittanòva blues (2003) e Tralummescuro (2019, premio Selezione Campiello) che insieme sono i pannelli di un’autobiografia e un vasto omaggio letterario ai luoghi delle radici. Da solo e in coppia con Loriano Macchiavelli ha pubblicato molti altri racconti e romanzi, che hanno avuto uno straordinario successo di pubblico. Per Bompiani nel 2018 è uscito il volume delle sue Canzoni con il commento filologico di Gabriella Fenocchio

Francesco GucciniTre cene (l’ultima invero è un pranzo)Giunti Editore – Collana: Scrittori Giunti – Data di uscita: 13/10/2021 – Pagine: 180 – ISBN: 9788809950085 – € 17,00

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Enrico Morovich – La Morte in pantofole – racconti brevi a cura di Francesco De Nicola – Oltre Edizioni

Enrico Morovich

La Morte in pantofole

racconti brevi a cura di Francesco De Nicola

Oltre Edizioni

Enrico Morovich - La Morte in pantofole - Oltre EdizioniNel panorama piuttosto uniforme della narrativa italiana, per lo più oscillante tra rappresentazione del vero, voli di fantasia e sperimentazione, il nome del troppo poco conosciuto Enrico Morovich (Fiume 1906-Lavagna 1994) spicca per una sua indiscussa originalità come autore di racconti brevi giocati tra l’ironico e il macabro. Con le sue brevi prose, dove i protagonisti sono spesso oggetti animati o animali parlanti, aveva conosciuto un periodo di grande successo negli anni Trenta, quando la sua firma appariva frequentemente su numerosi quotidiani e settimanali di grande diffusione. Il massimo riconoscimento le ebbe da uno dei maggiori critici italiani, Gianfranco Contini, che nella sua antologia di racconti surreali (Italie magique, 1946 poi tradotta nel 1988) lo inserì affianco a narratori di grande successo come Bontempelli, Palazzeschi e Moravia. Nel dopoguerra Morovich continuò a scrivere i suoi straordinari racconti brevi e anche alcuni romanzi come Piccoli amanti che nel 1991 fu finalista al premio Strega. In questo libro si ripropongono ora, a cura di Francesco De Nicola, i cinque racconti inclusi da Contini nella sua antologia e altri scritti nella seconda metà del Novecento che ribadiscono la forte originalità della sua narrativa breve. Nel 1993 raccolse nel volume Un Italiano di Fiume le sue memorie giovanili ambientate in quella terra istriana dalla quale fu esule dal 1950.

Enrico Morovich

Enrico MorovichNato nel 1906 a Pecine, presso Fiume, nel 1924 si diplomò ragioniere e cominciò a lavorare in banca. Per reagire alla monotona vita impiegatizia, che nel 1930 gli causerà una seria malattia nervosa, cominciò a dedicarsi alla scrittura, affidando alle pagine i suoi frequenti e bizzarri sogni. Accolto su periodici prestigiosi quali “La Fiera Letteraria” e “Solaria” sin dal 1929, le sue prose brevi e fantasiose comparvero sempre più spesso su giornali e settimanali di successo (“L’Ambrosiano”, “Omnibus” e “Oggi” tra gli altri) e vennero raccolte nei suoi primi tre libri (L’osteria sul torrente, 1936; Miracoli quotidiani, 1938 e I ritratti nel bosco, 1939), seguiti nel 1942 dai romanzi Contadini sui monti e L’abito verde. Passato a lavorare nei Magazzini Generali, nel 1950 lasciò Fiume e, dopo essere rimasto per qualche tempo nel campo profughi di Napoli e poi a Lugo di Romagna e a Pisa, nel 1958 si stabilì infine a Genova, assunto dal Consorzio autonomo del porto. Continuava intanto a collaborare con racconti a giornali (“La Nazione”, “Il Giornale di Brescia”) e periodici (“Il Caffè” e “Il mondo”), raccogliendoli in volumetti che uscivano presso piccole case editrici, finché sul finire degli anni Ottanta avvenne una tardiva riscoperta del suo originalissimo talento narrativo. Gli editori Sellerio, Einaudi e soprattutto Rusconi ripubblicarono suoi libri esauriti e ne ristamparono nuovi come il romanzo Piccoli amanti (1990), finalista al premio Strega, e anche diedero alle stampe i suoi ricordi giovanili in Un italiano di Fiume (1993). Trasferitosi a Chiavari nel 1990, si spense nell’ospedale della vicina cittadina di Lavagna nel 1994.

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La Morte in pantofoleEnrico Morovich – a cura di Francesco De Nicola – Gammarò Edizioni – Collana: I classici – Prima edizione: ottobre 2021 –  ISBN: 9791280649003 – Prezzo di copertina € 17.00

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Zucchero Sugar Fornaciari – Follow You Follow Me

Zucchero Sugar Fornaciari

Follow You Follow Me

Zucchero Sugar Fornaciari

Guarda e ascolta “Follow You Follow Me”

https://www.youtube.com/watch?v=kipwnQl6_JM

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Giorgio Manganelli – Notte tenebricosa – Con una intervista a Lietta Manganelli. Prefazione Alessandro Zaccuri – Graphe.it – In libreria dal 15 novembre 2021

Giorgio Manganelli

Notte tenebricosa

Graphe.it Edizioni

Con una intervista a Lietta Manganelli. Prefazione di Alessandro Zaccuri

In libreria dal 15 novembre 2021

Notte tenebrosa - Giorgio Manganelli -Graphe.it Edizioni

Una lunga riflessione sulla notte e un viaggio alla scoperta di Giorgio Manganelli: «Il dittico raccolto in questo volume è molto più di un invito alla lettura: un ritrovamento e una testimonianza, certo, ma forse anche un pegno che viene restituito». (Alessandro Zaccuri)

Il manoscritto di quest’opera si può far risalire al 1965. Siamo nel pieno della neoavanguardia del Gruppo 63, del quale Giorgio Manganelli fu membro attivo, anche se la sua produzione letteraria e giornalistica difficilmente si può inquadrare sotto un’unica etichetta. Caratteristica che vale anche per Notte tenebricosa: in queste pagine l’autore costruisce e descrive un universo mitico, teologico e a tratti psicoanalitico intorno al concetto della notte. Così essa diventa la pentola nella quale i viventi sono cucinati, o la femmina delirante di storie archetipiche, e ancora la figura mitologica nel cui manto oscuro si celano innumerevoli altre (demoni, angeli, simboli) tramite le quali si potrebbe interpretare il destino, terreno e ultraterreno, dell’umanità. Un’immersione preziosa nel linguaggio peculiare e nelle radici tematiche tipiche di uno scrittore che merita di essere riscoperto e studiato. Questa nuova edizione, meticolosamente curata, si arricchisce dell’intervista a Lietta Manganelli, figlia dell’autore e depositaria – oltre che del corpus di libri e materiali – di uno sguardo unico e fondamentale sul padre, come uomo prima che come penna.

Giorgio ManganelliGIORGIO MANGANELLI (1922-1990), scrittore e saggista, collaboratore di importanti quotidiani e periodici (tra cui Il Corriere della seraL’EspressoIlMondo), ha fatto parte del Gruppo 63 ed è considerato uno dei teorici di punta della neoavanguardia. Numerose le sue pubblicazioni che si caratterizzano per l’uso di un linguaggio sgargiante e una visione anticonformistica.

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Notte tenebricosa – Giorgio Manganelli

Notte tenebricosaGiorgio Manganelli – Prefazione: Alessandro Zaccuri – Con testi di Lietta Manganelli, Emiliano Tognetti – Graphe.it Edizioni – Collana: Logia [narrativa], 19 – Pagine: 162 – ISBN: 9788893721486 – Prezzo: 15,90

Lietta Manganelli presenta Notte tenebricosa di Giorgio Manganelli

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