“Mascarò” dello scrittore argentino “desaparecido” Haroldo Conti – dal 26 nov in libreria – Traduzione di Marino Magliani – Prefazione di Gabriel García Márquez – Exòrma edizioni

HAROLDO CONTI – MASCARÓ

Dopo Sudeste, tradotto in Italia per la prima volta nel 2018 da Exòrma Edizioni,
un altro capolavoro del grande scrittore desaparecido Haroldo Conti.

Prefazione di Gabriel García Márquez
Traduzione di Marino Magliani

Exòrma edizioni

MASCARÓ - Haroldo Conti - Traduzione di Marino Magliani - Prefazione di Gabriel García Márquez - Exòrma edizioni

Pubblicata nel 1975, quest’opera è diventata un romanzo di culto per il suo alto contenuto simbolico e ribelle e vinse il Premio Casa de las Americas (Cuba), il più ambito premio letterario ibero-latinoamericano. L’anno seguente Haroldo Conti fu sequestrato dalle milizie del dittatore Videla e di lui non si seppe più nulla.
Gabriel García Márquez, nella prefazione al libro, racconta le circostanze tragiche che hanno fatto di Haroldo Conti un desaparecido: «Contava allora cinquantun anni: aveva pubblicato sette bellissimi libri (…) Un commando di sei uomini armati arrivò in piena notte e lo portò via bendato coi piedi e le mani legati. Sarebbe scomparso per sempre».

Haroldo Conti narra una storia ambientata sulla costa del nord dell’Uruguay e nella regione argentina de La Rioja; una storia semplice, visionaria e apparentemente innocua, abitata da personaggi dal vago sapore felliniano, “felicemente vagabondi”. In realtà è un libro coraggioso, di un’attualità sorprendente, sulla libertà individuale, sulla diversità, sulla forza sovversiva dell’arte. La scrittura di Haroldo Conti procede a briglia sciolta, abbraccia le voci, il paesaggio, odori e colori: le frasi danzano come in un tango argentino. I suoi personaggi diventano immediatamente indispensabili, come se ci fosse sempre stato nel nostro immaginario un vuoto da colmare.

La trama

Tutto comincia una notte nella locanda di Arenales. L’orchestrina del paese si trascina suonando fino all’alba in attesa che il Mañana, una vecchia nave scalcinata, salpi per condurre Oreste verso un porto che forse non esiste. Insieme a lui si imbarcano lo stravagante Principe Patagón, il misterioso cavaliere Mascaró e altri passeggeri altrettanto fuori dal comune. Il villaggio è uno di quei posti sperduti dove la miseria è vissuta come una condizione naturale e Oreste ha deciso di andare via per sempre. Ma anche tutti gli altri luoghi dove finirà per vagare, condividendo la scelta nomade del Principe Patagón, saranno luoghi poveri, marginali e semiabbandonati, distese rarefatte, villaggi senza tempo. Un’Argentina concreta e allo stesso tempo sospesa nella meraviglia.
Vagabondare, per il Principe Patagón, “mago indovino patentato, algebrista, quasi imperatore”, è una vocazione autentica; l’andare senza meta per lui è inevitabile, una filosofia che Oreste vorrà fare sua. Durante la navigazione Oreste si lascia trascinare dal Principe nell’impresa di fondare un circo e arrivati a Palmares altri personaggi si uniscono a loro dando vita a un carosello di artisti girovaghi, di guitti improvvisati e glorie decadute. Tutti abbandonano consapevolmente ogni legame con l’esistenza antecedente per assumere una nuova identità. È una scelta consapevole per liberarsi da ogni vincolo e cercare la propria vera strada.

Poi il Gran Circo dell’Arca inizia il suo declino e la compagnia si scioglie, ma la visione del circo nei paesi visitati ha cambiato le cose: ha provocato nelle persone un desiderio di riscatto che le Autorità non possono tollerare. Mascaró, alias Joselito Bembè, alias il Cacciatore Americano, viene invano inseguito dalla polizia. La sua figura emblematica appare e scompare, si rivela soprattutto nell’assenza; incarna pienamente il sentimento di libertà che anima tutto il libro.

Nell’ultima parte del romanzo, arresti e torture sembrano echeggiare il clima dell’Argentina degli anni in cui il libro è stato scritto, gli anni della dittatura spietata di Videla, e sembrano prefigurare in modo surreale la terribile sorte di Haroldo Conti.

Anteprima

Il Principe entrò nella pensione dei signori López ed Esteve preceduto dal mastino eccentrico che dimenava la coda e annusava la zoccolatura di un lungo corridoio, riconoscendo le vestigia di antiche orine sovrapposte. Oreste e il Nuño seguirono il Principe, Bocca Storta rimase sul baroccio.
Per un po’, in una sala dai muri imbiancati a calce, attesero che i rumori provenienti da dietro un tramezzo si trasformassero nella persona incaricata di riceverli. Il pavimento di legno scricchiolava e quasi si incurvava a ogni passo. Una sporca lampadina da 25 watt pendeva da un soffitto di mattoni a vista poggiato su rozze travi di quebracho.
Nella sala c’erano tavolini con tovaglie di plastica, un banco, un vaso di fiori con calle e peonie di carta crepée, un orologio a pendolo, una sputacchiera, uno scaffale con qualche bottiglia e altri vasetti portafiori; sul tramezzo era appeso un diploma di appartenenza perpetua all’Opera Pia di Terrasanta, a nome di Maruca López Esteve, con a fianco la foto, vecchia assai, di un semicancellato signore con grossi baffi, un cappello schiacciato fin sulle sopracciglia, e occhi ritoccati a matita tanto da sembrare che gli uscissero dalla testa e, per poco che uno li guardava, davano il mal di mare. Ebbero tutto il tempo di osservare queste meschinerie da camera da letto esposte con semplicità, che per di più emanavano un forte odore di insetticida, e intanto continuavano i rumori dietro il tramezzo.
Attraverso l’unica finestra, nella parte più lontana della sala, Oreste guarda la lanterna del faro di Palmares, sospesa in alto nell’oscurità, come una navicella con luci tranquille e minuziose, uno sciame di bagliori che si agitano come piccoli ingranaggi arroventati.
Finalmente nel tramezzo si apre una porticina e invece dei signori López ed Esteve, o almeno uno dei due, entra scivolando di traverso un’imponente signora dall’aspetto maestoso che, nonostante ciò, sembra fluttuare nell’aria.
Il Principe spalanca gli occhi come per accogliere in un solo sguardo l’intera pienezza di quella donna fuori dal comune, confuso e sbigottito, si sente colpito al cuore. In quella signora c’è una graziosa incongruenza. Il suo corpo è una vera e propria mole, le membra olivastre sono disposte bene, aggraziate ma vigorose. Le gambe e le braccia, di netta rotondità, sono strade ondeggianti verso il segreto tumulto del ventre. I seni sono due angeli bene in carne che si agitano in sogno e segnano a dito proprio il Principe. Tutta questa abbondanza è fasciata da una semplice veste di cotone stampato con un colletto di pizzo. La dama ha un volto un po’ da bambina e una pelle burrosa con due fossette nelle gote, occhietti brillanti, capelli neri e lucidi, divisi al centro e raccolti sulla nuca in uno chignon.
La signora sorride e le fossette si accentuano.
– Benvenuti, signori – trilla.
I suoi occhi trascorrono sui presenti e vanno a soffermarsi sul Principe. Questi, con l’aria di riscuotersi da un incantesimo, si toglie il cappello, si batte il petto, prende la mano della dama, che si arrende come se fosse fatta di cotone, e la bacia con un certo impeto. La mano odora di sapone da bucato.
La signora ride, e pare un suono di campanelle.
Il Principe presenta i signori Oreste e Nuño, rispettivamente trasformista e attore tragico-lirico. Poi, abbassando lo sguardo, senza ridondanza ma anche senza falsa modestia, presenta sé stesso, il vero Principe Patagón:
– Recitatore, mago, indovino, scrittore e veggente… – decanta Oreste. Ma il Principe lo fa tacere con un gesto.
La signora congiunge allegramente le mani. In tutta la vita non ha mai visto un artista così da vicino. In genere, i pochi che vengono a Palmares, come Chucho Morales, alloggiano al Central Palace.
Il Principe fa presente che solo per motivi professionali frequenta quei luoghi, perché la sua natura è più incline ad altri, senza orpelli e senza chiasso. Per la stessa ragione prega la signora di non rendere nota la sua presenza in città: possibilmente, vorrebbe poi andarsene in modo anonimo. La prega inoltre di trasmettere i suoi saluti e queste stesse avvertenze ai signori López ed Esteve, dei quali ha avuto ottime referenze.
Il viso della signora diventa triste.
Il signor López, suo fratello, è morto cinque anni fa a causa di un “brutto granello”, a sua volta derivato dall’aggravarsi del “mal di freccia” che aveva contratto per l’abitudine di riposare steso all’ombra di un fico.
– Ma non ha messo una torta di cenere ai piedi dell’albero?
– L’avevo fatta io con le mie mani.
– Eh no, così non serve. Deve farla lui, il malato, e in più deve legare al tronco un filo rosso.
– E mio marito, il signor Esteve, – la donna rivolge un lacrimoso sguardo al barbuto di una fotografia che, di lassù, storce gli occhi – morì l’anno dopo di “acque bloccate”.
Il Principe scuote la testa rattristato, non soltanto per cortesia, ma perché si sente contorcere il pisello: le malattie di questo tipo lo impressionano.
– Eppure è morto senza soffrire – dice la signora. E lancia un’altra occhiata al barbuto.
Oreste osserva di sguincio la luce del faro fuori dalla finestra. Quando è diretta verso di loro, cioè verso la casa, se ne diramano anelli di fuoco, ma il centro è una fredda foglia dorata.

Haroldo ContiHaroldo Conti (1925-1976), scrittore e giornalista argentino, nel 1962 vince il premio Fabril per il suo primo romanzo Sudeste (Exòrma, 2018) con cui diventa una delle figure di riferimento della cosiddetta «Generación de Contorno» (nello stesso anno pubblicano autori come Sábato, Mujica Lainez, Cortázar, Marta Lynch). Pubblica inoltre i romanzi Alrededor de la jaula (Premio Universidad de Veracruz, Messico) – poi trasposto per il cinema da Sergio Renán con il titolo Crecer de golpe – e En vida (Premio Barral, Spagna, della cui giuria facevano parte Mario Vargas Llosa e Gabriel García Márquez).
Nel 1975 pubblica il romanzo Mascaró, el cazador americano, che vince il Premio Casa de las Américas (Cuba).

Il 5 maggio 1976, a seguito del golpe militare in Argentina, Haroldo Conti viene sequestrato. Il suo nome figura fra quelli dei desaparecidos. Molti anni più tardi il Generale Videla fu costretto ad ammettere il suo omicidio; probabilmente Conti è stato gettato in mare come molti suoi connazionali.

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Mascarò – Haroldo Conti

MascaròHaroldo ContiExòrma edizioni – Collana “quisiscrivemale” – Traduzione: Marino Magliani – Prefazione di Gabriel García Márquez – ISBN 9788831461184 – Pagine: 360 – Prezzo: Euro 16,50

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Daniela Matronola – Il mio amico – Manni editori

Daniela Matronola – Il mio amico

Prefazione di Paolo Di Paolo

Manni editori

Daniela Matronola - Il mio amico - Manni editori

“Matronola racconta di avere sorriso a questo suo amico-personaggio, a questo amico invisibile, quando gli è comparso. «Se sorridi a tutte le cose invisibili, allora hai fatto il salto della soglia» scrive. E ci fornisce le due chiavi forse più importanti per leggere il suo lavoro: un esperimento fatto per domare il dolore, dunque la realtà, con l’intelligenza del linguaggio; la possibilità di divertirsi, di volgere lo sguardo altrove, sorridendo all’invisibile”.

Paolo Di Paolo

Quattro racconti con un unico protagonista: Mauro, anestesista presso l’antico ospedale sul Tevere, sa tenere a bada il dolore – il proprio e l’altrui. Per scoprire chi è, ha attraversato un’intera vita, e solo per accumulo ha capito che tutto ciò che disperava di poter mai meritare è stato di gran lunga superato dai fatti. Il vero cuore è la sua fortuna.

Daniela Matronola è nata nel 1961 a Cassino, vive ed opera a Roma. Lavora nel campo letterario militante sia inglese che italiano, collabora a varie testate nazionali e a blog del settore.

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Il mio amico – Daniela Matronola

Il mio amicoDaniela MatronolaManni editori – Collana: Pretesti – prima edizione: luglio 2020 – pagine: 112 – ISBN: 9788836170319 – prezzo: € 13,00

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Roberto Ciccotelli – FRENULO – Intervista all’autore – di Iannozzi Giuseppe

Roberto Ciccotelli

FRENULO

Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

Ciccotelli Roberto - Frenulo - 96 Rue de-La-Fontaine Edizioni

1. Roberto Ciccotelli, le tue poesie sono piuttosto ermetiche, ma nella tua scrittura a me è parso di cogliere una grande rabbia. Sei un contestatore, contesti il sistema, e in alcune liriche ho colto, forse sbagliando perché non ti conosco personalmente né si sa molto di te, una vena anarcoide un po’ alla Joe Strummer. Le tue poesie, poi, sono flash, immagini. Decisamente non segui nessuna regola poetica ben definita, e oserei dire che nel tuo caso non è (forse) possibile parlare di poesie in versi liberi. Ci sono sì delle assonanze, di tanto in tanto, ma in “Frenulo” preferisci stordire il lettore con immagini potenti, che rimangano incastrate nella coscienza.

Sei uno dei pochi, se non l’unico, eccezion fatta per Morena Zuccalà, che ha colto il senso di “Frenulo”, anzi del frenulo. Ho sempre fatto fatica a considerare il testo come una silloge poetica: per me, è una grande distesa di terra, piatta, calda, ostile anche. È un luogo non luogo dove nascono, trasmutano e muoiono infinite figure retoriche. Ho scritto altro, molto altro che può essere in qualche modo definito poesia, ma “Frenulo” no, non è ciò che appare ad uno sguardo superficiale. Fortemente influenzato dai dipinti, dalla solitudine e dall’attesa di Edward Hopper, nasce come imbuto necessario a veicolare i diecimila vaffanculo che porto in tasca, ieri come oggi. Mi sta sul cazzo l’ingiustizia sociale in tutte le sue forme. “Frenulo” è un pezzetto di pelle che, come gli sfruttati del mondo, è costretto a portare sulle sue spalle il piacere degli altri. Ad un certo punto, nel testo, parlo di Tomahawk, sono loro le poesie, e tutte sono idealmente utili, come hai fatto notare, a colpire il lettore alla bocca dello stomaco, cercando così di fargli provare un dolore mai provato.

2. Come ho già detto, non sono versi liberi ed è difficile dire se siamo di fronte a della poesia vera e propria, siamo però di fronte a qualche cosa di nuovo che contiene un forte spirito poetico. È la prima volta che mi capita di leggere un lavoro come “Frenulo”, e personalmente non conosco altri che abbiano adottato uno stile hopperiano per disegnare con le parole stati d’animo, persone e cose.

Grazie per le tue parole, necessarie a me.

3. Roberto Ciccotelli, potresti essere idealmente inserito in una avanguardia poetica. Quali sono i poeti (o cantautori) che maggiormente ami e perché?

Io sono un profondo amante della New Wave e del post-punk in genere, dai Joy Division ai Tuxedomoon.
Philp K. Dick, Isaac Asimov, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, e Michail Bulgakov su tutti, per me sono di un altro pianeta.
Poeti? Non ne ho di preferiti, anche se mi piace molto Simone Cattaneo.

4. Roberto, in pratica si può dire che ami la grande fantascienza visionaria (che ha anticipato il futuro) e la grande letteratura russa. Ero certo che non mi avresti sparato una sequela di nomi di poeti, e Simone Cattaneo è forse il solo che ami sul serio.

Per sciogliere i nodi dell’ermetismo di “Frenulo” è necessario spiegare a chi ha avuto la gentilezza di leggerlo davvero, che tra le sue composizioni si nasconde una storia, un uomo ed il suo cammino. Inizia con la ricerca del sacro, cercando i mille sentieri per giungere all’Uno. Poi, d’improvviso, sulla soglia del discepolato, tradito, rifugge nella rivolta sociale. E lotta e soffre. Vive la vita, la vive veramente e la sente tutta addosso a sé. E vive la musica e la droga, per trovare o ritrovare ciò che nella sua ricerca aveva soltanto sfiorato. Infine incontra l’amore, ma quasi subito conosce il tradimento e l’abbandono.  Deve dunque fare un lavoro di umana comprensione, una vera e propria ricerca della verità in ciò che ai più sembra banale quotidianità, vale a dire la famiglia, il matrimonio, l’accettazione del sé, il punto, l’Uno.

5. Roberto Ciccotelli,, “Frenulo” è solo un parto della tua fantasia o c’è dell’altro? Qualcuno o qualcosa ti ha ispirato quando hai scritto i tre tempi di “Frenulo”?

Nasce dalle mie ricerche giovanili nel mondo dello spirito. Per quanto riguarda la prima parte del testo, faccio riferimento alle mie personali esperienze. Sono davvero arrivato ad un passo da me, a farmi discepolo. Poi ho scelto un’altra strada, improvvisamente, perché, senza un motivo apparente, la porta si é chiusa. Se la vita ti offre un matrimonio, allora la tua ricerca spirituale viene messa un po’ da parte, almeno per questo giro di danza!  Sono fermamente convinto che le due cose non possano convivere per questioni legate ai tanti impegni e pensieri che annebbiano, necessariamente, la mente. Però c’è anche da dire che se vivi la vita coniugale è perché probabilmente il tuo essere ha bisogno di questa esperienza, quindi tutto torna in equilibrio.

6. Equilibrio e felicità sono possibili solo quando si incontra l’anima gemella, è questo che vuoi dire?

Non credo esista un’anima gemella,  credo invece nelle persone che si incontrano lungo un sentiero e decidono di fare un pezzetto di strada insieme. L’anima gemella è un concetto di amore abbastanza adolescenziale secondo me. Le persone non possono essere come vogliamo, ma sono, probabilmente, come devono essere per la nostra crescita. L’amore muta con il tempo, matura; e quando spegne o riduce la sua fiamma, diventa habitat, per mettere continuamente alla prova i nostri propri difetti. Se una donna e un uomo capiscono questo e instaurano un legame di reciproca fiducia, ecco che vivere insieme diventa un viaggio molto interessante da fare.

7. “Frenulo” è un lavoro avanguardistico, ma forse c’è in esso qualche germe che già gli esponenti della Beat Generation misero nero su bianco. È così?

Credo di sì, probabilmente le letture giovanili mi sono rimaste dentro come dei piccoli germogli. Credo abbia ragione mia moglie quando dice che tutto ciò che leggiamo, in qualche modo, ci resta dentro . Anche se non ricordiamo neanche una parola di quanto letto.

8. “Frenulo” si compone di tre tempi: “Capito”, “Vissuto”, “Provato”. Perché proprio tre tempi?

Perché tre é un numero perfetto, anche in ambito sacro. Il libro si spiega in tre punti cardine ben precisi: la ricerca della comprensione, il vissuto quotidiano tra le periferie e le nuove società costruite sui cognomi a discapito delle meritocrazie, e in ultimo il sentimento provato, appunto, l’amore ai tempi della guerra, l’amore ai tempi dei fast food, l’amore ai tempi del tutto e del niente. L’amore come percorso alternativo e parallelo che conduce l’uomo, inteso come essere che contiene l’universo tutto, alla propria realizzazione ultima. Non si può prescindere da questo sentimento.

9. “Frenulo” è la tua prima opera poetica pubblicata. Chi è Roberto Ciccotelli poeta?

Roberto Ciccotelli non è un poeta. Semplicemente non lo sono. Io scrivo, e questo è quanto. Da sempre, cerco di esprimere le mie idee attraverso la scrittura. Spesso ne esce un lavoro molto simile alla poesia, e ogni tanto sfioro la prosa. Ma le parole nascono quasi sempre da sole, senza uno studio particolare dietro, cosa assolutamente necessaria se si vuole essere poeti.
Durante gli anni degli studi universitari, mi piaceva stare a lume di candela con del vino rosso di ultima scelta, allungato con l’acqua per fare arrivare la bottiglia a sera; stavo in camera mia, ascoltavo dischi e scrivevo. Poi un giorno, ho riempito parecchi sacchetti di plastica con decine e decine di cartelle scritte a mano, scritte con dolcezza calligrafica — con pennino e china nera —, e ne ho fatto delle palle quasi perfette. Ho buttato tutto nell’immondizia. Mi sono risvegliato uomo ma con un pezzo di cuore in meno. Dopo un bel po’ di tempo ho ricominciato a scrivere, usando il computer però.

La cosa che mi rende felice é che “Frenulo” può passare per un lavoro banale quando, invece dietro c’è tanto lavoro. Poi può piacere o meno, ma davvero c’è tanto lavoro. Ho scortecciato ogni singola parola fino ad arrivare all’essenziale.

10. “Frenulo” è un lavoro particolare e molto originale. Quale potrebbe essere il tuo pubblico ideale?

Toglie le cicatrici non per renderci più belli ma per far riemergere le vecchie ferite. Farle sanguinare ancora. Probabilmente chi ha necessità di esorcizzare i propri dolori potrebbe trovare in questo libro un ottimo compagno di giochi.

Frenulo di Roberto Ciccotelli è una dispersione aerea di spore. È un cuore di bue sul banco del macello, il solito, quello sotto casa, esposto allo sguardo disgustato del cliente medio. Puntato il dito, sentenza fatta. Il vento cessa, le spore si depositano, la parola si disperde lasciando nelle mani di chi legge la spiacevole sensazione di aver speso male i propri soldi.

Una poesia da “Frenulo” di Roberto Ciccotelli

Roberto Ciccotelli - Frenulo - 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni

Frenulo – 2. XXX

Piombo contro ferro.
Ritmo casuale.
Uomo stringe uomo.
Per paura o per coraggio.
Ancora poco, soldato, sarà giorno di fuoco.
L’acqua del mare sale e ricade.
Guerriero, navigare.
Qualcuno vomita per paura.
Per malessere.
Altri si tengono per mano.
Altri ancora si stringono soli.
A sé.
Il portello s’abbassa, è tempesta di sangue.
Clangore di metallo.
Il sale negli occhi.
Il sangue nel cuore.
La resa.
Immagini votive di madri premurose.
Emergono.
Lettere d’amore e promesse di matrimonio.
Affondano.
Mentre la marea è sempre uguale.
Ammucchia tutto, come spazzatura d’appartamento.
Confondo il coraggio.
Disinfetta le ferite.
Sparecchia.

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Frenulo – Roberto Ciccotelli

96, Rue de-La-Fontaine Edizioni

Frenulo – Roberto Ciccotelli96 Rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: La carrucola del pozzo – Anno edizione: 2020 – pagine: 146 – ISBN: 9788893990240 – € 12,00

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Gli Apocrifi del Nuovo Testamento III. Lettere e apocalissi. Versione e commento a cura di Mario Erbetta – Marietti 1820

Gli Apocrifi del Nuovo Testamento III. Lettere e apocalissi. Versione e commento a cura di Mario Erbetta

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Gli Apocrifi del Nuovo Testamento III. Lettere e apocalissi. Versione e commento a cura di Mario Erbetta

Descrizione

I Vangeli apocrifi sono stati redatti in epoche diverse, dal II al VII secolo. Alcuni di questi testi respirano il clima della Chiesa primitiva e dei testimoni che hanno ascoltato i seguaci di Gesù, mentre altri sono stati composti in seguito, in un tempo che si allontana da quegli eventi e raccolgono narrazioni della tradizione orale. Quest’opera di Mario Erbetta, pubblicata per la prima volta tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, spazia non solo nella filologia e nella linguistica, ma anche nella tradizione giudaica e cristiana, nella letteratura rabbinica e patristica, nell’intricato mondo della gnosi e in quello della più classica esegesi biblica.

Sommario

1. Opere e Riviste. 2. Abbreviazioni. 3. Lettere (introduzione generale). 4. Sommario. 5. Appendici: – Gli oracoli Sibillini cristiani (Introduzione generale). – La profezia (200 a.C.- 200 d.C.; Introduzione generale).

Note sull’autore

Mario Erbetta (1924-2002) è stato docente di Siro-caldeo, Greco biblico e Copto alla Pontificia Università Urbaniana. Filologo meticoloso, conosceva sumerico, semitico orientale e occidentale, copto, etiopico, armeno, arabo, aramaico, siriaco e persiano.

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Gli Apocrifi del Nuovo Testamento III. Lettere e apocalissi

Gli Apocrifi del Nuovo Testamento III. Lettere e apocalissi. Versione e commento a cura di Mario ErbettaMarietti 1820 – collana: 1110 Biblioteca delle Grandi Opere – pubblicazione: 20 ottobre 2020 – pagine: 568 – ISBN: 9788821173035 – € 35,00

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Roberto Piumini – Folo Il centauro – Dehoniane / collana: Gulliver

Roberto Piumini – Folo Il centauro

Dehoniane / collana: Gulliver

Roberto Piumini - Folo Il centauro - Dehoniane / Gulliver

Descrizione

Diversamente dagli altri centauri, rozzi e violenti, interessati solo alla caccia e alla zuffa, Folo è riflessivo, pacifico e ospitale. Per salvarsi da una grave minaccia, farà un lungo viaggio, in cui incontrerà personaggi come Giasone, Medea, le pericolose Amazzoni e una ragazzina molto speciale.

Sommario

Correvano.  Folo.  Eracle.  Sei centauri.  Chirone.  Nebo.  Il nome di Melampo.  Preto.  Nascosto.  Maulete.  Oleo.  La terza gara.  La cena.  Non si svegliò.  Nella notte.  Tenendo ben salda.  Talo.  Il mattino dopo.  La nave Argo.  Ancora un mese.  Il viaggio sulla nave.  Diretto a settentrione.  Il dolore della ferita.  Folo pensava.  Dopo quattro settimane.  Scortato dalle cinque amazzoni.  Dapprima.  Nel silenzio della notte.  Furioso fu il risveglio.  Sono nata.  La conoscenza dell’oro.  Quello che cerchi.  Giunsero, dopo tre settimane.  Percorrevano una valle.  Possiedo un arco.  Emerea, la regina.  Girava, girava.  Eracle vagava.  Per qualche giorno.  La cerva non morì.  Il viaggio di Folo e Irine.  Non c’erano più mari.  Raggiunsero l’Epiro.  Qual è la quercia di Artemide?  Dopo la notte.  Dopo quei giorni prudenti.  Dopo cinque anni.  Era la fine dell’estate.  Il mio nome è Folo.  Quando il sole.  Si levò un vento.  Compiute le sue dodici fatiche.  Nel tempio di Dodona.  Correva.  Le storie di Eracle.  Era una luminosa giornata.  L’autore.

Note sull’autore

Roberto PiuminiRoberto Piumini è tra i maggiori scrittori italiani. È stato insegnante, attore, animatore espressivo. Ha pubblicato molti libri di prosa e poesia, teatro e traduzioni, per ragazzi e adulti. Fra le pubblicazioni di argomento mitologico ricordiamo: Dei ed eroi dell’Olimpo (Mondadori 2014), Le avventure di Ulisse (Mondadori 2017) e Il re dei viaggi Ulisse (Giunti 2017).

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Roberto Piumini – Folo. Il centauro

Roberto Piumini – Folo. Il centauroDehoniane – Collana: U7 Gulliver – pubblicazione: 20 ottobre 2020 – pagine: 144 – ISBN: 9788810752203 – € 9,00

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Tommaso Campanella  – La Città del sole  – In appendice il testo di Francesco Patrizi La città felice. Introduzione di Sandra Plastina – Marietti 1820

Tommaso Campanella – La Città del sole – In appendice il testo di Francesco Patrizi “La città felice” – Introduzione di Sandra Plastina

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Tommaso Campanella - La Città del sole - In appendice il testo di Francesco Patrizi "La città felice" - Introduzione di Sandra Plastina - Marietti 1820

Descrizione

Le più significative utopie scritte in Italia tra Cinque e Seicento sono La Città del Sole di Tommaso Campanella e La città felice di Francesco Patrizi.
La Città del Sole viene composta dal filosofo domenicano nel 1602 ispirandosi a Platone e a Tommaso Moro. La città è retta da un re-sacerdote e da tre magistrati (potenza, sapienza e amore); gli abitanti seguono una religione naturale, conducono un’esistenza organizzata secondo ragione, la proprietà privata è abolita e il principio fondamentale è la comunità dei beni. Mezzo secolo prima, nel  1551, il filosofo Francesco Patrizi aveva scritto La città felice, Richiamandosi alla Repubblica di Platone, ai principi religiosi e all’esempio concreto della Repubblica di Venezia, aveva disegnato il suo modello di Stato, offrendo una delle più

Sommario

Introduzione di Sandra Plastina. 1. Nota bibliografica. 2. La Città del Sole. 3. La città felice.

Note sull’autore

Sandra Plastina insegna Storia della filosofia moderna all’Università della Calabria.

Tommaso Campanella, nato nel 1568 a Stilo, in Calabria, entrò nell’Ordine dei Domenicani. Tra il 1592 e il 1597 fu sottoposto a quattro processi per eresia. Nell’estate del 1599 ordì una sedizione che avrebbe dovuto liberare la Calabria dal dominio spagnolo. Arrestato, torturato, si finse pazzo scampando così alla pena di morte. In carcere, a Napoli, scrisse gran parte delle sue opere. Liberato nel 1626 dagli spagnoli, fu fatto nuovamente imprigionare, per tre anni, dal Nunzio apostolico. Dal 1634 fino alla morte, avvenuta nel 1639, visse a Parigi, godendo i favori di Luigi XIII e di Richelieu.

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Tommaso Campanella – La Città del sole

Tommaso Campanella – La Città del sole – In appendice il testo di Francesco Patrizi “La città felice”. Introduzione di Sandra PlastinaMarietti 1820 – collana: 1103 I Melograni – pubblicazione: 13 ottobre 2020 – pagine: 144 -ISBN: 9788821110313 – € 12,00

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Non si può scrivere per sempre

Non si può scrivere per sempre

ANTOLOGIA VOL. 232

Iannozzi Giuseppe

bimbo legge

OCCHI BAMBINI

Se non avete perso
gli occhi nei suoi occhi bambini
non potrete capire mai
la bellezza del cielo infinito

I TUOI PASSI

Quando mi dirai “Hai dimenticato
la data, la più importante”,
ti risponderò ch’ero preso
in qualcosa più grande di me
In molti ci hanno provato
a stare al passo della tua bellezza,
e tutti hanno ammesso la sconfitta
a testa bassa; così quando mi dirai
di far le valigie,
ti guarderò negli occhi piangenti
dicendoti “Ho perso me stesso
per ritrovarmi nei tuoi passi,
ed ho capito”

GETTARE LA SPUGNA

gettare la spugna
pria che sia morte,
emorragia cerebrale,
eterno crepuscolo
affacciato sull’abisso
dell’oblio

tentare di far fuori
volo di mosche
a pugni chiusi,
barcollante ubriaco,
scimmiesco persino
all’ombra sul ring
schiacciata

gettare la spugna
e morire comunque

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Marco Ghizzoni – Il muro sottile – Oligo editore

Marco Ghizzoni – Il muro sottile

Oligo editore

Marco Ghizzoni - Il muro sottile - Oligo editore

«E chi sei tu, mio piccolo amore sconosciuto, che nei miei parti onirici risucchi la mia vendetta con la risacca del tuo tempo fino a inghiottire l’orizzonte che taglia in due ogni risveglio? Davvero mi merito i tuoi occhi stanchi e la tua insonnia che veglia sul mio sonno vulnerabile? Cosa nascondono le tue palpebre istoriate di un Braille che i miei polpastrelli non comprendono quando ti accarezzo incessantemente ignorando il tuo dolore di amarmi nella mia indifferenza?»

Apparentemente distanti tra loro, questi nove racconti sono in realtà legati da un unico fil rouge, quello del dolore, raccontato nelle sue molteplici sfaccettature: quello sempiterno della guerra, quello che si dovrebbe provare per la morte di un padre ma che fatica ad affiorare, quello universale dell’amore non corrisposto, quello gratuito di chi punta il dito per allontanare i sospetti da sé, quello vigliacco della violenza perpetrata su una donna, quello indispensabile per esistere, per trovare un senso alla propria vita e quello che a una vita pone fine proprio quando cominciava a essere compresa e vissuta.

Ci sono ambientazioni diverse tra loro, in questa raccolta, ma questo libro ha una sua armonia. C’è l’Est Europa, ma c’è anche la Pianura. C’è la complessità dei personaggi e c’è azione. C’è pensiero e tanta psicologia umana. Mi piace tutta la speranza e la disperazione che ammanta certi testi, così come mi piace la scrittura tersa e la soluzione strutturale di alcuni racconti. (Davide Bregola)

MARCO GHIZZONI è nato a Cremona, dove vive, nel 1983. Ha pubblicato romanzi con Guanda e con Tea, questa è la sua prima raccolta di racconti. Quando non scrive, lavora nel settore commerciale di una multinazionale tedesca.

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Il muro sottile – Marco Ghizzoni

Il muro sottileMarco GhizzoniOligo editore – collana: Crisos-Oro – pagine: 200 – anno edizione: 2020 – ISBN: 9788885723498 – prezzo: € 15

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Canova. Vita di uno scultore – Maria Letizia Putti – Graphofeel

Canova. Vita di uno scultore

Maria Letizia Putti

Graphofeel

Canova. Vita di uno scultore Maria Letizia Putti - Graphofeel

Esce per Graphofeel Canova. Vita di uno scultore di Maria Letizia Putti.

La vita del grande Antonio Canova.

Il carattere, le manie, il quotidiano di Antonio Canova tratti dai suoi scritti, diari, lettere, libri di conti e resoconti di viaggio. Il libro non è una semplice biografia, né vuol essere un trattato di storia dell’arte; piuttosto, compone un mosaico di curiosità, amori, aneddoti ed episodi sull’artista che ha dato nuova vita alla scultura italiana tra Sette e Ottocento. Nel romanzo emerge la personalità di Canova: la quotidianità del gesto artistico; la riservatezza e umiltà che metteva da parte quando era a colloquio con papi, imperatori e re; l’insofferenza di essere al centro dell’attenzione; la beneficenza con cui provvedeva agli artisti in difficoltà e ai familiari. E sullo sfondo, come in un film, le travagliate vicende della storia italiana ed europea nel turbolento passaggio tra i due secoli.  Altre notizie dirette sono desunte dalle biografie scritte dai suoi contemporanei, in primis l’amico per la vita e scultore Antonio D’Este, poi gli amici Leopoldo Cicognara e Melchiorre Missirini ma anche dalle migliaia di lettere scritte e ricevute da familiari, amici e personalità di tutta Europa, primo tra tutti Napoleone Bonaparte.

“Per anni ho curato la conservazione del fondo di libri antichi della biblioteca in cui lavoravo. Il fondo comprendeva 17 disegni a grafite e sanguigna, tavole anatomiche attribuite ad Antonio Canova dall’autentica di Alessandro D’Este scritta alla fine dell’annesso quaderno, autografo di Canova, con l’elenco dei fasci muscolari; successivi confronti calligrafici hanno rafforzato l’attribuzione. le tavole sono state esposte in mostre e congressi in cui parlavo l’iter formativo e la carriera dello scultore. Da ex insegnante di storia dell’arte ero l’unica, in un ente di ricerca scientifico, idonea a dissertare sulla formazione anatomica degli artisti, in particolare Canova e Leonardo da Vinci, di cui ho parlato in occasione del centenario della morte.

In questo libro ho voluto approfondire l’uomo Canova, l’artista l’ho lasciato alla sterminata letteratura su di lui. È ovvio che di arte si parla, l’arte è stata la vita di Canova, quindi imprescindibile se si vuole parlare di lui. Ma nelle migliaia di pagine lette cercavo i dettagli del carattere, i comportamenti, le abitudini, gli amici, la storia di famiglia e gli amori. A volte mi sembrava di violare il suo privato, ma andando in profondità mi sorprendevo di fronte alla figura d’uomo che si delineava, in lui trovavo molte affinità con me stessa; timido, modesto, per nulla superbo o sprezzante, come ci si aspetterebbe da chi, di piccoli natali, arriva alla fama e alla ricchezza. Per scrivere su di lui ho pensato come lui, m’immedesimavo, i suoi ragionamenti erano i miei e le notizie che leggevo saltando tra le biografie coeve, gli articoli e i saggi, confermavano che stavo procedendo nel modo giusto. In parecchi parlavano del suo sguardo, mite e sincero, della voce pacata, dei modi gentili, dell’umanità e della prodigalità negli aiuti ai poveri e ai bisognosi, della dignità per nulla servile che mostrava quando era a colloquio con i grandi della storia, papi, principi e imperatori.” (Maria Letizia Putti)

Maria Letizia Putti

MARIA LETIZIA PUTTI. romana, appassionata lettrice prima di essere archeologa medioevale, ex docente di storia dell’arte, bibliotecaria. Per Graphofeel ha pubblicato: La signora dei baci. Luisa Spagnoli biografia romanzata scritta con Roberta Ricca ( 2016), il romanzo Lo scrittore non ha fame (2016) e la nuova edizione di Luisa Spagnoli. La signora dei Baci (2020).

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Canova. Vita di uno scultore – Maria Letizia Putti

Canova. Vita di uno scultoreMaria Letizia PuttiGraphofeel – Collana: Intuizioni – Anno edizione: 2020 – Pagine: 340 p., Brossura – ISBN: 9788832009705 – € 21,00

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Ricordi quando sull’altalena volavi?

Ricordi quando sull’altalena volavi?

ANTOLOGIA VOL. 231

Iannozzi Giuseppe

Pierrot - Guillaume Seignac

OCCHI NERI

La prima volta che ti ho incontrata,
l’ho capito dal tuo sguardo
che eri una strega: tacchi alti
e occhi neri e nudi, lucenti sì,
ma d’una luce nera presa dall’Inferno

La prima volta che ti ho regalato una rosa,
non hai battuto ciglio, l’hai presa in mano
e mi hai guardato strano; in quel momento
ho capito, ero fregato per sempre e di più

La prima volta che ho tentato di baciarti,
con uno schiaffo mi hai fatto volare lontano
dal tuo bel seno: cinque petali di fuoco
riposano ancora sulla mia guancia
Però le mie labbra ardenti non hanno perso
né il vizio né il desiderio d’incontrare
almeno per una sola volta la tua lingua

Ci sono state tante prime volte con te
Io ho sempre perso qualcosa, un dente
il cuore, l’anima, e mai la vita
nonostante tu ci abbia provato
a portarmela via con tutta la tua malizia,
vestendoti di nudità, di magia, di ambiguità
Ci sono state tante prime volte con te
E sin dall’inizio l’ho saputo ch’ero fregato

Strega, sei una strega: non sei cambiata
d’una virgola da quando ti ho conosciuta
Sei sempre bella uguale, sempre perfida
Lo stesso sguardo nero più del nero,
che viene dritto dall’Inferno e che sfida
degli uomini la saggezza e la stupidità

Sei una strega, con te ogni partita è persa
sin dall’inizio: avevo messo in conto,
pure questo; non smetterò però mai
di portarti di mia mano ogni dì una rosa,
una rossa rosa

KING LEAR

I sudditi miei – ah, me tapino! –,
li dovrei tutti fustigare,
e metter poi a pane e acqua
così che possano sentire
pure loro il morso feroce
che m’è dentro allo stomaco
Un morso sì forte
che non lo si può domare
con carezze o preghiere,
con magie di streghe e diavoli
Ché un Re, come me Pazzo,
soltanto ha sudditi che mettono
avanti a sé l’inchino
e in bocca il sorriso più feroce,
illudendosi di nasconderlo
al vuoto mio sguardo
Come se fossi da sempre orbo,
i miei sudditi così illusi sono!

Se sol sapessero
tutto quello che io ho visto,
al mio cospetto allora tremerebbero
e non oserebbero tramare stronzate
col favore delle ombre e dei ventagli
Se solo sapessero, i miei sudditi!
Se solo… Ma niente sanno
Solo da vicino conoscono
la solita oppiacea nebbia
che li porta di campo in campo
a inseguirsi senza mai toccare
alcunché

Se solo… allora sì che la fronte
gli cadrebbe a toccar il freddo
pavimento di pietra millenaria
E come me tacerebbero
E come me il morso allo stomaco
lo accuserebbero

SANTO E TIRANNO

Come il più santo dei tiranni
negro sangue ho pianto
dall’orecchio sinistro;
colla sola forza della mutezza
ho strappata la catena d’oro
che al marmo mi teneva legato

Mi guardo adesso d’attorno,
scruto questo oscuro mondo
senza provar sorpresa o amore
per le pazze creature di dio
– per le affilate loro lingue
fragili di diabolica mortalità

È DI DONNA LA POESIA

E’ di donna la poesia
il nome che reca
di porta in porta
in estate in primavera

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Accadde a Natale – Arnaldo Casali – Graphe.it Edizioni – in libreria il 15 novembre

Accadde a Natale – Arnaldo Casali

Graphe.it Edizioni

Accadde a Natale - Arnaldo Casali - Graphe.it edizioni

Questa deliziosa raccolta conta quarantacinque racconti brevissimi tutti legati dal filo (naturalmente rosso) del periodo natalizio. Essi durano quanto basta a immergerci per un momento in un tempo diverso, evocato immediatamente grazie al linguaggio e ai dettagli, tanto che la data contenuta in ciascun titolo appare quasi superflua.

Le ambientazioni sono le più varie, e il lettore si divertirà nel passare dall’una all’altra lasciandosene sorprendere: viaggerà fra le note di canzoni d’antan, nei pensieri segreti di personaggi mitologici, della letteratura e della storia (da John Lennon a Pinocchio, passando per Odino e Carlo Magno), oppure nei ricordi di comunissimi sconosciuti che talvolta si rincorrono fra le pagine e le età della vita, ma sempre in dicembre.

Ascolta alcuni racconti del libro 

 Natale 1833 (letto da Riccardo Leonelli)

Arnaldo Casali

Arnaldo CasaliArnaldo Casali, nato a Terni nel 1975, si è laureato in Storia medievale all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sull’umorismo in Francesco d’Assisi. Giornalista professionista, dirige la rivista «Adesso», lavora per l’Istituto di studi teologici e Storico sociali di Terni e collabora con il mensile BenEssere, il Festival del Medioevo di Gubbio e la Pontificia Accademia per la vita. È direttore artistico di Popoli e Religioni – Terni Film Festival e coordinatore della comunicazione del Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Ha scritto il radioracconto Il giorno di Natale, l’opera teatrale Il Giullare di Assisi e pubblicato il libro di interviste Tra cielo e terra. Cinema, artisti e religione (Pendragon, 2011), il romanzo Valentino. Il segreto del santo innamorato (Dalia 2014) e i saggi biografici Maria Eletta. Una monaca in cammino da Terni nel cuore dell’Europa (OCD, 2018) e Sulle tracce di Valentino. Storia, leggende e percorsi del santo di Terni (Bct, 2019). Ha pubblicato, tra l’altro, su Medioevo, Antonianum L’Osservatore Romano.

Foto | Eleonora Fiorini

PRENNOTA DALL’EDITORE

Accadde a Natale – Arnaldo Casali

Accadde a NataleArnaldo CasaliGraphe.it Edizioni – collana: Logia [narrativa], 17 – pagine: 208 – pubblicazione 11/2020 – ISBN: 9788893721165 – €15,90

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Kamala Harris – Vicepresidente eletta degli Stati Uniti d’America

Kamala Harris – Vicepresidente eletta degli Stati Uniti d’America

Kamala Harris

– Anche se sono la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Qualunque bambina ci sta guardando stasera vede che questo è il Paese delle possibilità.

– Si può dire che fin dalla culla ci abbiano inculcato i valori della democrazia e del rispetto dei diritti e delle libertà civili. Diciamo che da bambine eravamo circondate da adulti che marciavano per una cosa chiamata giustizia.

– Ci sono quelli a cui piace la tradizione, e capisco perfettamente il motivo, specialmente per coloro a cui è stato storicamente negato il diritto di voto: afroamericani, donne … Così tanti di loro sanno che le persone hanno combattuto, sono morte e hanno sanguinato per i nostri diritti a votare. Dobbiamo iniziare ad adattarci a nuove forme che lo rendano più facile perché il più grande esercizio di patriottismo, il più grande esercizio del franchising, è effettivamente votare… Questo è fattibile. E penso che ci siano questi momenti di crisi che ci danno il coraggio e l’incoraggiamento per provare qualcosa che in realtà potrebbe essere migliore di come lo stavamo facendo prima.

– Le donne nere e le donne di colore sono state a lungo sottorappresentate nelle cariche elettive e a novembre abbiamo l’opportunità di cambiare la situazione. Andiamo a lavorare.

– Mia madre era molto intenzionata a crescere mia sorella, Maya, e me come donne nere forti. Ha unito i suoi insegnamenti sul dovere civico e il coraggio con le azioni, che includevano il portarci il giovedì sera al Rainbow Sign, un centro culturale nero vicino casa nostra.

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Vito Angiuli – Qualcosa di nuovo germoglia. Don Tonino Bello e il cambiamento d’epoca. Con testi inediti. Prefazione del card. Gualtiero Bassetti – Dehoniane

Vito Angiuli – Qualcosa di nuovo germoglia. Don Tonino Bello e il cambiamento d’epoca. Con testi inediti. Prefazione del card. Gualtiero Bassetti

Dehoniane

Vito Angiuli - Qualcosa di nuovo germoglia Don Tonino Bello e il cambiamento d’epoca. Con testi inediti. Prefazione del card. Gualtiero Bassetti

Descrizione

«E io cosa posso darti?». Don Tonino Bello rispondeva con questa frase quando pensava di aver ricevuto un dono. Era il suo modo di sottolineare in concreto la naturalezza e la reciprocità del dare, implicita nella relazione e nella prossimità. Non era una catechesi anche se, con il tempo, lo è diventata.
Questo libro propone «cose nuove e antiche» attinenti alla testimonianza del vescovo Antonio Bello e, soprattutto, al carisma profetico di molte sue affermazioni. È un’attualizzazione che nulla ha a che vedere con la memoria fine a se stessa, né con una storicizzazione limitante o mitizzante.
La sua battaglia per gli ideali evangelici, che gli ha attirato consensi entusiastici ma anche critiche, lo associa a profeti del Novecento come Giorgio La Pira, ma in modo peculiare. La sua poesia, talora quasi “involontaria”, è contemplazione attiva del mistero umano e trinitario: attinge a una profonda preparazione teologica, a un cuore traboccante d’amore ecclesiale e al ricco patrimonio umano e culturale della sua terra, il Salento.

Sommario

Abbreviazioni.  Prefazione (G. Bassetti).  Introduzione.  I. Nelle vene della storia.  II. Papa Francesco e don Tonino Bello. 1. Visita di papa Francesco ad Alessano e Molfetta.  2. Visita al Santo Padre a Roma.  3. Riflessioni.  III. Testi editi e inediti.

Note sull’autore

Vito Angiuli, vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca (LE), è presidente della Commissione episcopale per il laicato. Tra le sue pubblicazioni Don Tonino Bello visto da vicino. Una fede colma di umanità! (Paoline 2015).

Gualtiero Bassetti, cardinale, è presidente della Conferenza episcopale italiana.

ACQUISTA DALL’EDITORE

Qualcosa di nuovo germoglia. Don Tonino Bello
e il cambiamento d’epoca. Con testi inediti

Vito AngiuliQualcosa di nuovo germoglia. Don Tonino Bello e il cambiamento d’epoca. Con testi inediti – Prefazione del card. Gualtiero Bassetti – Altri autori: Contributi di Tonino BelloDehoniane – Collana: P7 Conifere – Pubblicazione: 1 ottobre 2020 – Pagine: 248 – ISBN: 9788810560235 – € 20,00

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Le ho viste le stelle cadenti

Le ho viste le stelle cadenti

ANTOLOGIA VOL. 230

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

PER LA POLVERE NEI MIEI OCCHI

Sei tornata a carezzarmi
per la polvere nei miei occhi,
per tutto quello che nel deserto
hanno e non hanno visto
in mezzo a disperati orizzonti,
a notti di stelle solo un poco brillanti
con me in cerca di Lawrence

Quando arrivai a casa tua
dalla testa ai piedi di sabbia vestito
non riconoscesti il mio volto bambino
Dicesti solamente che ti sembravo spento
Mi invitasti però alla tua tavola
a sedere, a spezzare il pane con le mani
e a vuotare mille caraffe di vino

Presi a raccontarti del deserto,
di come sia facile cader preda
d’una gonna in un miraggio,
perché quando tutto il santo giorno
l’ombra tua la ubriachi sotto il sole
arrivi al punto di far fuori l’orgoglio
che in fondo alla coscienza sta

Con un sorriso strano,
da una solitaria lacrima tagliato,
mi carezzasti il capo arruffato
In quel momento capii
che non sarei mai più stato
un cercatore di solitudini

IL POETA SA

Testa bassa,
conosce il poeta
la preghiera
e la gemella sua sposa,
la candela accesa

In strada
sempre gli occhi
li tiene bassi,
non per pudore,
ma per non dover
rispondere
a chi dovesse
eventualmente
puntargli addosso
lo sguardo

Testa bassa,
il poeta sa
che domani lascerà
pensieri e cose,
dimenticato
al pari di tutti i mortali
che con bocca cancerosa
piena di stupidità,
da millenni,
il mondo l’hanno illuso
con conio d’Immortalità

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Luigi Milani, Evelina Cattermole – Doni di Natale – Graphe.it Edizioni – in libreria il 15 novembre

Luigi Milani, Evelina Cattermole

Doni di Natale

Graphe.it Edizioni

 Luigi Milani, Evelina Cattermole - Doni di Natale - Graphe.it Edizioni

In linea con l’idea della collana Natale ieri e oggi, il volumetto contiene due testi uno dei quali proviene da un tempo non molto lontano: una storia di fine Ottocento, che ci riporta però indietro alla fiaba come ce la aspettiamo, con il linguaggio suadente e il lieto fine – pure se un po’ malinconico – non privo di una religiosità semplice. Un tocco della quale percorre anche il secondo racconto, questa volta contemporaneo, ma legato al primo dal tema del «miracolo di Natale»: in entrambi i casi non assistiamo a uno sfolgorante prodigio degno di una parabola, ma a quello che verrebbe da definire come un piccolo aiuto dal cielo, che proprio nella notte santa regala al protagonista l’occasione per provare a rimettere sui binari la propria vita.

Evelina Cattermole (1849-1896), è stata una poetessa italiana, autrice anche di novelle e opere in prosa. Con lo pseudonimo di Contessa Lara ha firmato gran parte della sua produzione letteraria.

Leggi gli approfondimenti: biografia della Contessa Lara e uno sguardo alle sue poesie.

Luigi MilaniLuigi Milani è nato a Roma nel 1963. Tra i soci fondatori di Edizioni XII, cura la collana eTales per Graphe.it Edizioni. Ha pubblicato racconti e romanzi per vari editori (Casini, Ciesse, Delmiglio, Delos Digital, Nero Press, Graphe.it) e su diverse riviste letterarie.

Ultimi libri pubblicati come autore: Nessun Futuro (Casini, 2011 e Dunwich, 2015), SeasonsCi sono stati dei disordini e L’estate del diavolo (Delirium, 2011-2012), La notte che uccisi Jim Morrison (Dunwich, 2014), Solo il mare intorno (con Danilo Arona e Angelo Marenzana, Nero Press, 2016), Un altro futuro (Scudo, 2016), Il demone di carta (Graphe.it, 2017), Il libro maledetto (con Alexia Bianchini, Delos Digital, 2018), Lo strano caso dello studio in verde (con Alexia Bianchini, Delos Digital, 2019) e L’ira della Medusa (Delos Digital, 2019).

PRENOTA DALL’EDITORE 

Evelina Cattermole, Luigi Milani – Doni di Natale

Evelina Cattermole, Luigi Milani – Doni di Natale – con testi di Giuseppe Gioachino Belli – Graphe.it Edizioni – collana Natale ieri e oggi [narrativa], 8 – pagine: 72 – in libreria il 15 novembre – ISBN: 9788893721158 – € 7,00

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