Storie d’amore e di morte a San Valentino

Storie d’amore e di morte a San Valentino

Iannozzi Giuseppe

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Rendez-vous (Storia d’amore e di morte)

Aspettava il pullman, seduto sulla panchina tenendo in braccio una rosa dallo stelo particolarmente lungo. Il giovane stava vivendo il suo primo amore: biondo, quasi pallido, le gote non portavano ancora i segni della prima barba. All’improvviso si sentì uno stridore ferroso. Non era il pullman, bensì un tram che aveva frenato: al giovane bastò buttare l’occhio al di là della strada, delle auto ferme al semaforo, per vedere il grosso muso di ferro del tram. Non si scompose.

Il cielo era d’un azzurro perfetto e le grida della gente non gli davano poi fastidio: quel giorno si sentiva in pace, se non sicuro di sé stesso, inebriato alla sola idea che presto avrebbe dato via la sua prima rosa. Il semaforo continuava a passare dal rosso al giallo al verde, ma il tram non ripartiva: le auto si erano arrestate in maniera scomposta invadendo la linea di mezzeria. Si era formato un capannello di persone: il muso del grosso tram era stato invaso dalla curiosità morbosa di semplici passanti e curiosi di professione. Il giovane fece per aguzzare la vista, ma un barbaglio di luce gli ferì gli occhi: rimase cieco per qualche secondo, poi, finalmente, la vide, una sottile linea di sangue, color rubino come di colomba. E comprese, lasciando cadere sull’asfalto la lunga rosa, mentre col cuore che gli s’era bloccato in gola, invano, adesso in piedi su gambe tremanti, prossimo allo svenimento, tentò di lanciare un urlo più grande di lui.

I.

Con la bocca ho ucciso
perché non avevo pane;
e con gli occhi ho ucciso
chi m’aveva reso pena
vivere il digiuno
sotto la frusta della schiavitù.
Per questa luetica verità
m’hanno condannato
a cent’anni di solitudine,
temendo che il vento
portasse lontano il fiato,
quello della bocca
e quello dabbasso soffocato.

II.

Sempre romantica
lascia cader fatidica
la rosa;
accanto al mio petto
or riposa,
rossa,
di lacrime bagnate,
felice d’esser stata
dalla tua bella mano
data al riposo.

III.

S’è il sogno
infine realizzato;
disciolto quel velo
che ci avvolgeva,
sicché a nudo ora
fa mostra di sé
bellezza
che non vuol esser
nomata

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DARIO ARKEL – IL CLOWNDESTINO – Intervista all’Autore di Iannozzi Giuseppe

DARIO ARKEL – IL CLOWNDESTINO

Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

Il clowndestino - Dario Arkel

Il clowndestino – Dario Arkel

1. Dario Arkel, Il clowndestino. Piangere per ridere (David and Matthaus) è il tuo ultimo lavoro, un romanzo di formazione in bilico fra un cuore deamicisiano e uno coheniano. Quale necessità o esigenza ti ha spinto a scrivere Il clowndestino?

Ho voluto raccontare gli anni ’70, così diversi e pure così uguali alla nostra epoca. Meritavano un tratteggio, un passaggio, una divagazione. In quegli anni si è cominciato a parlare di ambiente, di consumi, di Stato sociale anche in Italia. Il juke-box mandava “Sognando” di Don Backy che trattava i temi dei reclusi in manicomio, quindi venne Basaglia. Le bombe, gli attentati incrudelivano la Società che da un lato prendeva coscienza e dall’altro cominciava spaventosamente a regredire. Pochi ragazzi si occupavano della realtà intorno a loro e pochi si agitavano per vera militanza, e la scuola superiore era sigillata in una mentalità perbenista con tratti subdolamente fascistoidi. Le famiglie venivano dalla dittatura e dalla guerra, vivevano il benessere materiale con tosta acquiescenza verso la chiesa conservatrice, così com’erano state in larga misura d’appoggio al fascismo. Era questa la classe borghese del Nord. I loro figli non potevano che inaugurare la stagione della competizione, della ricerca del “vello d’oro” di cui ammantarsi: tutti i loro figli sarebbero stati avvocati, medici, giornalisti, giudici, ingegneri, uomini di potere. I genitori non si occupavano – egualmente ad oggi, del resto – del bambino o dell’adolescente nel mentre è bambino o adolescente, ma ne impostavano il futuro, imponendo loro un comportamento conservatore con straripante e laccata affettività d’accatto. Pochi, nella borghesia, erano estranei a questo bel mondo. Capitavano di rado ragazzi al di fuori di questa schiera, e questi provenivano da realtà povere, contadina della campagna o operaia dalla periferia, oppure presentavano anomalie psicofisiche o etniche che li escludevano dal gruppo privilegiato. Questi soggetti disagiati spesso erano gli ultimi della classe e sparivano dopo un anno di ginnasio. Ricordo diversi di questi volti stanchi, appisolati in fondo alla classe o casinisti fuori-classe. Poi, la musica e Genova fanno da sole questo libro: una Genova una volta tanto non di vicoli, ma della luce solare, delle visioni aperte dall’alba al tramonto, alla confluenza della cornice tra Alpi e Appennini. Una città sbarrata all’imbocco del suo antichissimo Centro storico, in fondo un’altra città, ricreata per evitare mescolamenti impropri. Ho voluto parlare della città di Giano bifronte, separata in due come nel ʼ500 – l’odierna Via Garibaldi, monumento dell’Unesco, era la Strada Nuova costruita dai ricchi d’allora e divideva la città dei possidenti da quella dei lupanari dei vicoli e dell’angiporto e del porto, ora detto Porto antico, divenuta realtà di riferimento per il turismo – e porre in metafora la divisione in classi della gioventù metropolitana di quegli anni. Oggi il Centro Storico è al contrario ambìto dalla borghesia quasi come una curiosità esotica, per lo meno in alcune sue parti. Il libro è questo contrasto, tra il bello e il brutto, il ricco e il povero, il dotato e il non dotato, l’attivo e il placido. La luce e il buio.

2. Leggendo il tuo romanzo, Dario Arkel, con un po’ di sana malizia, ho anche pensato che la storia che racconti non sia soltanto il frutto di una scatenata fantasia, penso infatti che Raffaele Magenta, il protagonista de Il clowndestino, sia il tuo alter ego; poi, se sia esso un alter ego ideale o no, questo vorrei lo spiegassi tu.

Dario ArkelNon è il mio alter ego, è un personaggio simbolico, un ragazzo diverso, disagiato, senza aspettative, con la speranza trattenuta nel vaso di Pandora. Da ragazzo ero lontano da lui, e pure lontano dal suo “opposto” Damian Dihlberg, che è il migliore di tutti. In Raffaele Magenta non c’è nulla di certo. Anche i suoi dubbi non raggiungono mai la definizione classica del dubbio. Galleggia nell’incertezza tanto da adolescente, quanto da adulto. La sua famiglia si è dissolta, lui è quasi cieco, piccolo e sgraziato. Ma come niente è bello in lui e per lui, così niente è brutto in lui e per lui. Inoltre la sua è un’origine ebraica che neppure lui sa spiegarsi: si sente avvolto in una tradizione, ma vive questa come una condizione inafferrabile, rimanendone stupito per primo. La sua diversità si manifesta al primo impatto con la scuola, con i compagni e gli insegnanti. Quell’ambiente richiuso su se stesso lo allontana, e lui si estranea costruendo una sua blindatura. La sua sensibilità, notevole, è racchiusa in sé, non si esprime mai all’esterno e preme sulle pareti del suo io. Questa pressione riesce a contenerla a stento e fa di lui un frustrato. Tuttavia la sopportazione, come dice il Libro di Giobbe, crea la speranza e, soprattutto, trasforma l’uomo in profondità. Raffaele ammira le scritture anche se non è religioso. Ammira però l’idea della trasformazione del nero in oltrenero e quindi nella luce più forte. In certi momenti, ecco!, in lui scatta la volontà di rivincita, ma subito dopo si affievolisce: che cos’è vincere? Che cos’è perdere? e, soprattutto, ha importanza competere? Da adulto, troverà i suoi studenti pigri e opachi, già sconfitti dal setaccio della competizione, e lui si sentirà coinvolto al punto da sostenere che l’unica vera ribellione è quella di non essere engagé, non essere impegnato in nulla perché nulla vale la pena. Anche questo pensiero del resto non lo impegna perché non lo convince. È il pilpul talmudico che si afferma in lui, e quando giunge alla soluzione di un problema decide di non volerlo risolvere perché in fondo il gioco interiore non consiste nel raggiungere una mèta o il bersaglio, ma nel percorrere il cammino. Tanto che, in un dialogo affettuoso con Elena, alla domanda “Qual è il tuo libro preferito?” egli risponde, in prima battuta “Il Talmud”, ovvero il libro interminabile della confutazione.

3. Raffaele Magenta, o Tonto, è da sempre innamorato della bella Elena, che però in lui vede soltanto una sorta di fratello. E’ questo un tipico caso di amore non corrisposto, che spinge Raffaele a credersi brutto, a rappresentarsi come Calibano. Per quanto Raffaele cerchi di sedurre Elena, con l’intelligenza e la tenerezza, alla fine deve capitolare e lasciarla andare fra le braccia di un altro. Chi è in realtà Elena? E: che cosa rappresenta per Raffaele? forse l’ideale della bellezza, l’icona dell’eterno femmineo, l’Elena di Troia, l’impossibile conquista e la disgrazia che ne consegue?

C’è, nel personaggio, la classicità shakespeariana di Calibano, tale da evitare gli specchi, sino alla fine del suo racconto. In effetti, per contrasto, il suo non è un travestimento, Raffaele è davvero brutto e disagiato, le ha tutte con sé. Elena rappresenta il collegamento con il mondo gentile, colei che riesce a muoversi a suo agio oltre l’estraneità da altri attribuita al non essere conforme (cristiano), e ciò in virtù della sua intraprendenza e soprattutto grazie alla sua bellezza. La bellezza di Elena – questo nome è una chiave, come hai ben colto – è l’apertura al mondo e Raffaele è attratto da lei, non solo per cultura e per l’amicizia che dura sin dall’infanzia, ma anche perché proprio quella bellezza attrae, come lui, anche i ragazzi cristiani. Apprezzandola, amandola, come alcuni ragazzi della sua scuola, in qualche modo si rende omogeneo al pensamento consolidato. “Una bellezza ebraica cui aspiro mi integra col gruppo dominante”, sembra suggerirci. Elena rappresenta quindi la possibilità di “emancipazione” sociale (mai religiosa o di tradizione, ben inteso) che rivela il risvolto psicologico del romanzo circa l’impossibilità di afferrare la bellezza, il dono primigenio e spontaneo che non ha toccato Raffaele; lui istintivamente cerca di rubarla a chi ce l’ha, mostrandosi insieme a lei, congiunto al bello. Difatti, a Raffaele non basta l’amor proprio, che peraltro non sembra far parte di lui pur potendovi aspirare, ma ricerca inconsciamente l’autostima, ovvero il riflesso positivo della sua presenza negli occhi degli altri. Questo lo può fare, secondo il suo inconscio o istinto, solo restando a fianco a Elena. Impossibile dunque il rapporto fisico tra loro, resta la complicità mentale-spirituale che sopravvivrà per tutto il romanzo, anche se interrotta più e più volte. In fondo Elena rappresenta per Raffaele il lasciapassare per entrare nel mondo umano consolidato.

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Poesie d’amore scritte fra Torino e il Sahara

Poesie d’amore scritte fra Torino e il Sahara

Iannozzi Giuseppe

madonna

Poesie d’amore

Lei: “Non scrivi più poesie d’amore.”
Lui: “Ragazza mia, sono stanco di scrivere… non posso continuare ad andare avanti a seghe con la macchina per scrivere.”

I miei miti

I miei miti così diversi
e le tue abitudini sempre uguali
a certi versi

E un poeta muore
e un uomo nasce
fra il tanfo della miseria,
nel cuore del rumore
che vomita insulsa poesia

I miei miti così
e la tua bellezza sempre
a condannare
chi fa il mestiere,
chi beve fino a tarda sera
perché sia la dimenticanza di sé
la compagna più sincera

I miei miti così e così
E tu, tu che gli occhi chiudi
sempre alla solita ora,
mentr’io scarabocchio
e subito lo scritto straccio
pensandomi già marinaio
imbarcato verso il domani

Dea di Vendetta (Nemesi)

Uccidimi, uccidimi adesso
Non ho niente da perdere
Il sangue e la croce fra i tuoi seni
non fanno più paura
all’alma mia da tempo persa
negli abissi dove mai ombra viene

I morti risorgono
con su maschere
che fan ridere;
e i carabinieri giocano
gli occhi su tre bussolotti
senza star fermi mai

Non c’è che questa specie di sogno
che mi regge ancora in piedi;
per quale ragione non dovresti farmi fuori
adesso che ho tutto perso
e il nulla ha ripulito da cima a fondo
questa città infestata dal Peccato?

Uccidimi adesso, adesso
che le vene sono più pallide
di quel Cristo in croce
in solitaria compagnia
di tanti uguali a lui persi
nel tempo e nello spazio

Uccidimi adesso
Non era forse questo
che aspettavi da una vita intera,
mia Dea?

Era ieri

Al dolore ci accompagniamo
talvolta cercando compagnia
nel rosso d’una bottiglia,
altre ancora in quella
d’una combriccola
che da tempo i contatti ha perso
con quella scuola
dove tutti s’era compagni, banco
dopo banco, fianco a fianco, copiando
più per la felicità di sfidare il dolore
d’una rampogna
che per sentita necessità

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Memorie edite e inedite di un Ebreo Errante

Memorie edite e inedite di un Ebreo Errante

Iannozzi Giuseppe

jewish

Pirata

Il mondo d’attorno
l’ho guardato,
con un occhio solo
sempre cercando
fra travestiti e marinai
chi fosse il più nero,
chi il più maledetto

Dormendo
a ogni rumore attento,
spazzando via
dalla burrasca dei sogni
fantasie e illusioni,
sa la notte
per quanti mari
ho navigato
affrontando fantasmi
e ciclopi dimenticati

Han le sirene spalancato
l’occhio mio buono
su livide albe,
su cieli divisi in due
e spiagge di cadaveri lastricate
Non è però mai tornata
Lei, l’amata mia guerriera,
né la conta degli sconosciuti
Sol le onde han bagnato
dei morti in battaglia i piedi
cancellando loro il nome,
portandogli via l’anima
o quel poco che ne restava

Lo sparo

Non ricordo dove e quando
Il sole che nasce, che muore

Caduto è un uomo
senza un lamento;
gl’ha fatto da cuscino
il sogno ch’era suo

Non ricordo come e perché
Ma questa rosa di sangue
Ma questa medaglia sul petto
non più sveglio al desiderio

E sugli spalti a teatro
s’applaudiva la vanità;
perdeva lacrime una donna
nella tragedia ingessata

Non ricordo niente
Più niente m’è il ricordo
Fa però qui tanto freddo
Questo quel che sento

Una foglia

Di tanto in tanto
cade una foglia
triste di gioia
nell’autunno dell’età,
quasi a ricordarci
quanta e quanta
la stupidità
che ci ha detti
qui et ora

Mediocrità

Mediocre d’intelletto
in ogni angolo
abbondante d’oppio e alcol
filosofeggiava d’amor di letto,
contando sulla punta delle dita
le conquiste, le violenze…
le sconfitte
perché fossero materiale
per un libro di refusi

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La mia Kabbalah esiste e resiste mentre le tue debolezze restano

La mia Kabbalah esiste e resiste
mentre le tue debolezze restano

Iannozzi Giuseppe

blonde-woman

Il volo

Hai guardato in su prima di mettere il cappello a tesa larga, dopo hai guardato verso il basso incontrando sul tuo cammino una piuma che forse è d’un gabbiano, forse d’un angelo custode, per ricordarti che il tuo volo non è finito perché ancora non iniziato. Hai però dimenticato di guardare proprio davanti a te, e così mi sei passata accanto sfiorando l’immensa mia vecchiaia, la bruttezza, lasciandomi in un limbo di confusione per godere tu di tutto quello che lassù c’è e di quello che è ai tuoi piedi solamente.

Non mi sono fatto niente

a Cinzia Paltenghi,
sempre e per sempre Mamma Lupa

Non mi sono fatto niente
Sono caduto
e non ho sentito niente
Il muro di Berlino resiste
e a Ovest il sole è ben nascosto
dietro montagne di neve bianca

Non mi sono fatto niente
Sono caduto e i numeri della Cabala
sono ancora al loro posto
I giorni sul calendario però
sembra non passino mai
dove ora io sto
I compagni mi menano pacche sulle spalle
rassicurandomi che passerà,
che non è poi così difficile far volare il tempo
con una buona educazione siberiana

Sono caduto
e non ho visto anima viva
Ripasso a memoria Gogol’
e di notte sogno un camino,
larghe spire di fumo
che bruciano parole

Non mi sono fatto niente
Sono caduto
e adesso sono freddo e nudo
spiando il mondo di fuori
da dietro uno spiraglio di prigione

Dulcinea

Vieni a trovarmi, Dulcinea
Nel mulino a vento mi troverai
in compagnia d’un cuore
e d’un’armatura che addosso
più non s’aggiusta

Vieni all’alba o al tramonto
La prima volta che t’incontrai
temevo avresti ucciso la pazzia
che in piedi mi reggeva;
e oggi che di acqua sotto i ponti
ne è passata davvero tanta
comprendo che non ero sbagliato,
che non era sbagliata la paura

Vieni a trovarmi
Vieni a trovarmi dove ora io sto
nella ruggine dei giorni

Non un gigante o un burattino
nella terra della Mancia oramai
Ronzinante e Sancho Panza piango:
la profondità della solitudine mia
li ha consumati già, così io penso,
dolcissima Dulcinea del Toboso

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Donne e parole – Sulle orme di Leonard Cohen – recensione di Marco Zunino su Kult Virtual Press

Donne e parole – Sulle orme di Leonard Cohen

KULT Virtual Press

di Marco Zunino – su KULT Virtual Press

Fonte: http://www.kultvirtualpress.com/art/1165

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Donne e parole – Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Sin dal titolo ambiziosa questa raccolta fiume di poesie di Giuseppe Iannozzi. Si è forse di fronte a una provocazione studiata e voluta dall’autore, nonostante possa far storcere il naso a qualcuno. Ma la sostanza c’è in questo omaggio al grande cantore canadese ed è, in molti casi, al di sopra di quelle aspettative qualitative e di sostanza che il lettore di poesia si augura di leggere ogni qual volta affronta un poeta.

Donne, amore, filosofia buddista-ebraica (o pseudo buddista-ebraica), una trinità laica versata nella melanconia, la disperazione e la perdita. La poesia di Iannozzi racconta storie attraverso metafore ardite o di una ingenuità disarmante. I registri poetici usati passano, con disinvoltura, dalla scuola coheniana a quella carveriana, ma non è difficile leggere liriche che affondano le radici nella cultura della Beat Generation e nella poesia visionaria e maledetta di Jim Morrison e dei suoi emuli.

Sul sito dell’autore si legge: “… da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whitman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc.”; ciò risulta tanto più vero leggendo le poesie raccolte nel volume Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen che diremmo antologico. Antologico perché le liriche di Giuseppe Iannozzi compendiano 15 anni di lavoro poetico con la diretta conseguenza che lo stile cambia molto di frequente e in maniera brusca. E’ forse un peccato (di sicuro una dimenticanza studiata) che l’autore non abbia indicato delle date utili per ogni lirica preferendo invece una sorta di zibaldone poetico.

La cifra poetica di Giuseppe Iannozzi è perlopiù alta, anche quando abbandonando il linguaggio aulico fa uso di un vocabolario più popolare e moderno. Le parole utilizzate da Iannozzi sono sempre molto pesate, mai lasciate al caso, anche a costo di ricorrere a delle illusorie strozzature semantiche per dare la stura a dei versi più o meno criptici e/o misticheggianti.

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen legittima l’amore in tutte le sue forme sottolineando che amare significa soffrire: nella poetica di Giuseppe Iannozzi non c’è posto per una felicità stabile, sembra invece convinzione del poeta che l’amore, per quanto possa essere esso sublime, sempre sottostà al dolore e alle sue incontrovertibili regole. Non tradisce Iannozzi la poetica coheniana, profondamente passionale e dolorosa, né istituisce luoghi comuni o specchi per le allodole. Leggere Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen costituisce un viaggio nella verginità dell’anima e nel corpo ancillare dell’Eros, una esperienza da godere sino alle sue estreme conseguenze.

Donne e parole (Sulle orme di Leonard Cohen)Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 640 – prezzo: € 18,00

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Almeno il pane, Fidel! Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl – Intervista a Gordiano Lupi

Almeno il pane, Fidel! – Gordiano Lupi

Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl

Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

Almeno il pane, Fidel - Gordiano Lupi - Historica edizioni

Almeno il pane, Fidel – Gordiano Lupi – Historica edizioni

1. Per anni e anni la maggior parte dei giornali ha dipinto Cuba come un paradiso. Cuba è (stato) l’ultimo paese comunista, non è però un paradiso e c’è da sospettare che mai lo sarà: “Sfatiamo anche i soliti luoghi comuni che dipingono Cuba come un posto dove sanità e istruzione sono ai massimi livelli. La scuola insegna soprattutto obbedienza al regime e retorica da Stato dittatoriale, mentre i libri sui quali studiano i ragazzi ricordano i testi approvati dal Minculpop di fascista memoria.” Dopo la dipartita di Fidel Castro (L’Avana, 25 novembre 2016), il potere è adesso nelle mani di suo fratello, Raúl Castro. Forse sbaglio, ma temo che il castrismo non sia affatto morto con Fidel. Quanto è cambiata Cuba in questi ultimi dieci anni? E’ ancora la Cuba del periodo speciale

Nessun paese diventerà mai un paradiso, credo. Quel che si chiedeva a Cuba non era di diventare un paradiso, ma di non tradire attese e aspettative. La Rivoluzione, invece, si è trasformata in una dittatura oligarchica dove una gerontocrazia al potere ha imposto le sue regole, in barba a ogni principio democratico. La morte di Fidel non cambia le carte in tavola, ben disposte in favore del Partito Comunista, la sola speranza resta nei giovani, nella lungimiranza degli eredi dei vecchi rivoluzionari. Per Cuba ci sarà ancora molto da soffrire, purtroppo, nonostante i presunti cambiamenti. Ricordi Il gattopardo? Che tutto cambi perché niente cambi…

2. “Almeno il pane, Fidel!” fu pubblicato dieci anni or sono da Marcello Baraghini (fondatore della casa editrice Stampa Alternativa). Oggi, finalmente, torna in libreria in una versione aggiornata e rivista. La nuova edizione di “Almeno il pane, Fidel!” esce oggi, nel 2016, in libreria per Historica Edizioni di Francesco Giubilei nella collana Cahier di viaggio (direzione editoriale di Francesca Mazzucato). Nella tua introduzione ad “Almeno il pane, Fidel!”, tu, Gordiano Lupi, scrivi: “Per me è importante dire cosa non ho voluto fare. Di certo non una guida turistica per italiani in vacanza e neanche un viaggio nella Cuba del sesso o dei villaggi per famiglie. E neppure mi interessava la solita immagine dell’isola caraibica fatta di stereotipi e luoghi comuni. Ce ne sono già troppi in circolazione di lavori simili e quasi tutti prendono in esame aspetti conosciuti e inflazionati della storia di Cuba.” Siamo dunque di fronte a un libro fondamentale per comprendere la realtà cubana, non è forse così?

Se lo dicessi io sarebbe immodesto, ma l’hai detto tu, quindi… A parte le battute, siamo di fronte a un libro onesto, soprattutto, che cerca di analizzare la realtà da un punto di vista obiettivo, senza padroni da omaggiare e senza partiti politici cui rendere conto. Spero di aver saputo tenere la stessa debita distanza sia da un potere dittatoriale che affama la popolazione, quanto da una dissidenza non credibile, foraggiata da oscuri gruppi di potere. Non è facile, credimi…

Raul Castro3. “Le prospettive politiche del dopo Castro non sono positive perché con Raúl restiamo nell’ambito della continuità e della restaurazione più conservatrice. Il fratello del Comandante ha meno carisma e poca personalità da statista, oltre a non garantire niente sul piano dei diritti umani. Mariela Castro, figlia di Raúl, lavora molto nel campo dei diritti legati alla comunità gay e ai transessuali, ma il padre non pare portatore di simili idee progressiste. L’unica via di salvezza per Cuba sembra quella segnata dal Progetto Varela (la dissidenza cattolica interna): apertura democratica, libere elezioni, attenzione verso i diritti civili, il tutto accompagnato da uno sviluppo economico che favorisca la libera iniziativa privata.” Dopo Raúl Castro, quale sarà il futuro di Cuba e dei cubani? A mio avviso, con Raúl al potere Cuba non è cambiata granché per i cubani nonostante alcune aperture di facciata. Bisognerà attendere la morte di Raúl perché Cuba e i cubani vadano incontro a un cambiamento?

I cubani attendevano da anni la morte di Fidel per festeggiare il cambiamento. Ora che è accaduto e che le feste (squallide e inopportune) sono state celebrate, sarebbe assurdo che si attendesse la morte di Raúl come un’altra data da festeggiare. In fondo Raúl – il vero comunista di questa storia – ha fatto sin troppo per migliorare Cuba, vista l’età e le idee politiche, di sicuro ha fatto più lui in pochi anni al potere di quanto non abbia fatto il fratello in tutta la sua vita. Almeno da un punto di vista economico, Cuba sta cambiando e si sta aprendo al libero mercato. Certo, per parlare di diritti umani e di democrazia forse dovremo attendere il prossimo secolo…

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

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Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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Il ritorno del Messia – racconto lungo – fantascienza nera – capitoli 12 e 13

IL RITORNO DEL MESSIA

Iannozzi Giuseppe

cross

Cap. 12

Gesù aveva appena finito la sua giaculatoria. Con occhi ciechi fissava il popolo prostrato ai suoi piedi. Presto tutti sarebbero stati meno di niente. Presto i simulacri, che ognuno di quegli individui nascondeva nell’anima senza esserne cosciente, sarebbero scomparsi con la morte dell’Umanità.
No, non aveva nulla da temere.
Presto tutto si sarebbe compiuto e lui, il Messia, non avrebbe più avuto da temere niente da nessuno. Eppure aveva un brutto presentimento: da quando il simulacro di Matteo, Giuda, non era più con lui, sapeva che questi stava tramando contro di lui, anche se non avrebbe saputo dire di preciso quale piano Giuda avesse approntato. Il simulacro Giuda era scomparso troppo presto, prima che lui avesse modo di carpirne tutti i segreti. Questo era un punto a suo svantaggio: doveva accelerare il suo progetto di Redenzione, lasciar da parte i fronzoli della sua ascesa nel Mondo dei Mortali. Certo gli avrebbe fatto piacere distruggere l’Umanità in pompa magna, ma l’istinto gli suggeriva che era meglio passare alla pratica nuda e cruda e morta lì.

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Il ritorno del Messia – racconto lungo – fantascienza nera – capitoli da 8 a 11

IL RITORNO DEL MESSIA

Iannozzi Giuseppe

satan_tempting_jesus

Cap. 8

Il Maestro aveva avuto abbastanza tempo per conquistare un po’ di fiducia nel cuore della bambina; adesso, lei, si rivolgeva a Lui con toni più cortesi anche se non aveva superato completamente la diffidenza nei confronti di quello strano uomo che diceva d’essere suo padre. Però le faceva piacere aver trovato un padre: sua madre le aveva detto che il suo papà era stato dato per disperso tanto tanto tempo fa e che probabilmente era morto, così lei aveva quasi rinunciato all’idea che un giorno avrebbe abbracciato il genitore. Il miracolo s’era compiuto, così lei s’illudeva, che si trattasse d’un miracolo perché non voleva pensare più che il padre avesse adoprato su di lei un maleficio. Il Maestro che aveva a lei confidato di chiamarsi Gesù, superato il primo impatto di antipatia, si era sempre dimostrato gentile, affettuoso nei suoi confronti. Poco a poco le sue resistenze avevano finito col cedere e adesso camminava insieme al Padre, mano nella mano, e lasciava che il genitore cieco la chiamasse con il suo nome di battesimo, Maria Maddalena.
“Dove andiamo Padre?”
“A prender posto a casa.”
“Dalla mamma?”
“Se lo desideri anche la mamma potrà venire nella nostra nuova casa.”
“Perché Matteo non è più con noi?”
“Matteo aveva delle cose da sbrigare da un’altra parte.”
“Tornerà da noi.”
”No.”
“Perché? E’ stato cattivo?”
“In un certo senso si potrebbe dire che è stato cattivo. Dimentica Matteo, dimentica la mamma. Adesso sei insieme a tuo Padre che ti farà Moglie e Regina. Non ti basta?”
Gesù, accompagnato da Maria Maddalena e dai suoi discepoli, stava attraversando la città: risa di scherno non mancavano né davanti né dietro di loro; ciò nonostante Gesù attraversava la folla di curiosi con un sorriso che si sarebbe detto bonario, quasi santo. Nessuno intuiva cosa si celava in realtà in quel sorriso.
“Allora, Gesù, Figlio di Dio, Re dei Giudei, Cristo risorto, oggi sei in sciopero? Non li fai i miracoli?” Gesù a queste parole irrigidiva il sorriso in una smorfia debolmente malefica, che subito metteva a tacere le malelingue avversarie, e loro rispondeva che presto l’Umanità avrebbe avuto più di un motivo per invocare un miracolo. La gente non capiva e, a dirla tutta, non gl’interessava capire quello strano uomo che diceva d’esser Gesù. Per tutti loro era uno spostato, forse anche un po’ pericoloso se lo avessero stuzzicato a sufficienza: in passato aveva dato dimostrazione di poter far del male con un semplice gesto. Molti ritenevano che fosse uno iettatore.

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Il ritorno del Messia – racconto lungo – fantascienza nera – capitoli da 4 a 7

IL RITORNO DEL MESSIA

Iannozzi Giuseppe

cyborg-valeria

Cyborg Valeria è Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Cap. 4

“La Profezia di Malachia si è avverata! Malachia, monaco cistercense nonché vescovo e primate d’Irlanda, vissuto in un tempo remoto, in un libro ad esso attribuito, De summis pontificibus, ha vaticinato, almeno così sembra, che nel 2026 sarebbe sopraggiunta la fine di Roma e quindi del Vaticano. Come ben sappiamo la storia gli ha dato ragione. Ora, Malachia forse ha avuto fortuna, o sfortuna – dipende dai punti di vista! -, fatto sta che il Vaticano è caduto con il centododicesimo Papa: In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis tribulationibus, quibus transactis septicolis diruentur et judex tremendus judicabit populum suum. Amen. La storia gli ha dato ragione: il mondo è finito con il centododicesimo Papa, o almeno una parte di esso. Come sappiamo gli esperimenti nucleari hanno avuto come ultimo terreno di prova il Sole; nel 2026 il vecchio Sole, che per millenni aveva riscaldato la Terra, ha cessato di esistere: un missile atomico lanciato dalla Vecchia Razza ha penetrato il suo cuore… Ora, io non sono un fisico nucleare, quindi non so spiegarvi cosa accadde di preciso nel nucleo solare, fatto sta che il Sole ha rischiato di esplodere. Intanto sulla Terra, il Papa era stato deposto e il mondo fu gettato nella confusione più totale: per le strade imperversava la sola legge del più forte: non c’era uomo che non si fosse incarognito fin nel profondo dell’intimità. Stupri, battaglie sanguinarie, orrendi delitti si consumarono sotto il sole morente dell’anno 2026 d.C. La civiltà regredì a uno stato di assoluta barbarie. Poi è successo qualcosa di… di miracoloso o diabolico, non saprei spiegarlo con tutta sicurezza e temo che nessun mortale possa: … Sono duri i vostri discorsi contro di me, disse il Signore agli eserciti. Che abbiamo detto contro di Te? Voi dite: E’ vano servire Dio: che profitto c’è nell’osservare i suoi precetti, marciare in lutto davanti al Signore degli Eserciti? Dobbiamo piuttosto proclamare beati gli arroganti: prosperano coloro che fanno il male, tentano Dio, eppure la scampano! … Sì, ecco il giorno arriva, incandescente come un inferno!  Le Sacre Scritture, per quel poco che so, per quel poco che oso ricordare, recitavano cose di questo genere. Il 31 dicembre 2026 d.C. doveva essere l’ultimo giorno del Sole, l’ultimo giorno dell’Umanità, ma un Profeta Nero come la notte scese dal Cielo, levò le sue mani contro il Sole morente e gli diede nuova vita. Poi, il Profeta Nero, così com’era venuto scomparve e di lui non si seppe più nulla. Il 1mo gennaio 20127 d.C., il primo giorno della Nuova Era, la Terra era un deserto e i morti fu impossibile contarli. Furono raccolti in molte fosse comuni e tumulati. Dalla carne in putrefazione dei morti la Terra estrasse nuova linfa vitale e la civiltà, dopo anni e anni di ricostruzione, tornò a dominare sulla barbarie. Il Sole che oggi però splende in cielo non è sano. E’ un Sole rosso come il sangue, di un rosso così acceso che lo si direbbe nero. Lo potete vedere con i vostri stessi occhi: la sua luce, pur essendo luce, non è tale; è più simile a un fuoco nero, a uno spettro che si espande nell’aria e che noi chiamiamo luce per colpa dell’abitudine … o per pura paura. Per pura paura…”.

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Il ritorno del Messia – racconto lungo – fantascienza nera – capitoli da 0 a 3

IL RITORNO DEL MESSIA

Iannozzi Giuseppe

cyborg-valeria

Cyborg Valeria è Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

All’Inizio fu…

Il cielo calmo, e le stelle brillavano sul lenzuolo nero della notte: pareva quasi fossero occhi dipinti nell’infinito.
La terra bruciava dolcemente sotto il tepore d’un’estate sul finire; solo lo stormire timido della natura faceva sentir la sua voce nel Creato. I mari cullavano le onde dolcemente, mentre l’avida Luna si specchiava nello specchio equoreo raccogliendo la sua immagine riflessa nell’incanto di quella bellezza tutta sua. E gli uomini, raccolti nelle loro alcove, dormivano un sonno tranquillo: qualcuno sognava, qualcun altro era invece sprofondato in un dolce oblio d’un vellutato nero.
Tutto era pace.
Una stella cometa… almeno così parve a quei pochi cui il sonno non era riuscito ad addomesticare i sensi. Poi luci sfavillanti, una più intensa dell’altra: e un fragore. E null’altro.
Nessuno se ne preoccupò più di tanto; certi accadimenti erano brogli degli Dèi e loro soltanto avrebbero dovuto sbrigarli. Gli uomini potevano però pregare gli Dèi perché affrontassero l’arcano e lo ricacciassero nelle profondità da cui era venuto. Gli uomini pregarono con spirito pagano, come dalla notte dei tempi era stato loro insegnato.
Una giovane donna, un po’ troppo curiosa, un po’ troppo coraggiosa, si appressò dove ancora un debole lucore viveva, e i suoi occhi videro l’Inimmaginabile.
Un uomo bardato con finimenti alieni le venne subito incontro e la fece sua. Poi l’astronave aliena tornò nel profondo cielo per sparire definitivamente nel suo grembo. La donna era gravida: non solo il suo ventre, anche il cervello e il suo spirito, aveva difatti acquisito una conoscenza che nessun mortale poteva vantare, una conoscenza aliena ben superiore a quella terrestre.
Dodici mesi di gravidanza e nacque una bambina perfettamente sana; e nessun danno la madre riportò da questa lunga innaturale gestazione. La donna istruì la figlia con quella conoscenza aliena che lo ‘sconosciuto venuto dalle stelle’ aveva instillato in lei; poi, quando la bambina fu adulta, prese la sua strada e si mescolò agli uomini.
La barbara umanità, il cui cuore era Roma, stava fermentando le future battaglie. Ma i più umili, i più ignoranti ignoravano tutto ciò, continuarono così a vivere nell’ignoranza fino a quando…

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Le Rose del Re – ebook gratuito per “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen” – Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Le Rose del Re – ebook gratuito

Poesie bonus per Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen

Iannozzi Giuseppe

van-gogh

Titolo: Le Rose del Re
Autore: Iannozzi Giuseppe
Formato: pdf (circa 816 KB)
Pagine: 56
Supplemento a Donne e Parole (Sulle orme di Leonard Cohen)  di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

LE ROSE DEL RE è coperto da diritti d’autore. Il presente lavoro non può essere riprodotto in nessuna forma e con nessun mezzo informatico, elettronico, meccanico, fotografico e cartaceo, né può essere rappresentato in pubblico (ad esempio in teatro, nei caffè letterari, in sale di proiezione, etc. etc.)

Chiunque volesse riprodurre in parte o in toto i contenuti di questo lavoro deve presentare espressa autorizzazione per iscritto all’autore, Iannozzi Giuseppe, con una e-mail al seguente indirizzo: giuseppe.iannozzi[at]gmail.com.

Le violazioni saranno perseguite a termini di legge.

Scarica LE ROSE DEL RE – ebook di poesie – Iannozzi Giuseppe

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Acquista DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen – Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

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Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen

Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria.
C’è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l’anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d’amore, etc. etc.

Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento… quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whtiman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto.
Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po’ tutti gli stilemi attualmente in voga.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Quarta di copertina – DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica.
L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie.
In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore.
Perché mai parlare e scrivere d’amore?
Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web:

iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook:

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Twitter:

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DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

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Meritiamo un attimo di rispetto – dedicata al Sommo Maestro Leonard Cohen

Meritiamo un attimo di rispetto

Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

dedicata al Sommo Maestro Leonard Cohen

Tutto è pronto
Come sempre,
come sempre aspettiamo
che il cielo esploda
per nostro dispetto

Al punto cui siamo
meritiamo un attimo di rispetto,
un finale mozzafiato,
l’Aurora che ci illumini
da qui fino a Nuova York

A questo punto
segnato è il punto
sopra la coccinella nera
e la mano che ne sorregge
il cammino con illuso coraggio

I bicchieri da tempo vuotati,
i volti degli stranieri
senza uno straccio di faccia,
e, e le donne che non immaginano
che come sempre aspettiamo
che dalle porte delle chiese
escano allo scoperto urlando
del Sabbath milioni di tradimenti

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Maestro, mio Maestro Leonard Cohen

Maestro, mio Maestro Leonard Cohen

Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

Leonard Cohen

All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era proprio in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie

Ma nel tuo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce

Milioni di baci dimenticati,
naufragati e ripescati
dal Mare della Discordia
Ma sull’alba vigila la Colomba
costringendo lo sguardo di Dio
a un esame di coscienza
per una più profonda ispirazione

Non era in programma,
non lo era davvero,
così sul piatto della bilancia aggiusta
la tua domanda, e fallo adesso, adesso
perché è una questione al di là
delle possibilità della realtà,
lo sappiamo bene entrambi
Accorda il violino dell’Ebreo,
che al padre dimenticato
fra le lune delle calende greche,
non chiedeva mai pane né pesci,
e lascialo poi scivolare lontano
Lo sappiamo bene entrambi
che il discorso fra me e te
riposa in sospeso, sappiamo
che nulla mai si perde per sempre
sul pelo dell’acqua

Forse non ti ho mai raccontata
per filo e per segno tutta la verità;
e forse ho sbagliato ad amare
più di quanto fosse giusto
E queste poesie, queste donne
ripetono la mia cifra, ti ripetono
che soltanto per un pelo
non sono riuscito a chiarire il Nome,
Signore

Per questo, per tutto questo
con mani penitenti
fra il poco e il tanto
che al tempo rauco ho donato,
dal cavo della notte la mia voce scava;
e il famoso impermeabile blu
insieme al rasoio lascialo riposare
là dove giusto ieri l’ho dimenticato,
là dove con lo sguardo giusto ieri
l’ho incrociato

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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PECCATI ORIGINALI

PECCATI ORIGINALI

Iannozzi Giuseppe

peccato-originale
Fui ai tuoi piedi

Fui ai tuoi piedi vergogna menzogna gogna,
e sempre su altre porte le porte franano;
ma ghiacciati oggi tutti gli specchi d’acqua,
e di vita freddi sono nei giardini i tulipani

Ti camminavo ieri accanto, tu no:
non c’era nella tua mano la chiave,
han così perso ogni valore le parole
e non ha più violentato fogli e sogni
la stilografica mia blu

Fui e non fui poesia da cestinare,
così a me adesso il prezzo da pagare:
in qualche modo trovare il modo,
il bastardo modo di oliare il cuore,
di buttar fuori la ruggine e le croci
dall’odiata morta mia passione

Non la meritavi questa crudeltà,
questa postuma ferita mia poesia:
nell’abbandonata sua semplicità…
mai la leggerai

Il buio dentro voi

Sono il piccolo Ebreo che a mano ricopia i libri proibiti
e sono il ladro che entra nella casa del suo miglior amico,
la mano che taglia la gola al bue e all’asinello
Sono il piccolo poeta che della Bibbia nulla ha compreso,
l’Ebreo Errante che bussa alle porte della fortezza Bastiani,
il vecchio usuraio che al mercato compra una fanciulla

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“io so bene chi sono, voi invece non sapete, ecco la differenza”,
così oggi mi accusate d’essere il nemico, l’uomo che bestemmia
e quello che china il capo sulla croce
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri

Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri
“non schieratevi dalla mia parte, santi e diavoli non tessono bandiere”
Non avete compreso, dubito capirete oggi la drammaticità della verità:
non basta una lampadina a illuminare la grandezza del mistero di Dio,
se c’è o non c’è

Ho distrutto una dopo l’altra le vostre immagini sacre,
e senza riguardo ho calpestato i fiori dei vostri giardini
e quando siete venuti da me piangendo per chiedere il mio perdono
ho fatto la mia scelta e vi ho dato le spalle ridendo di gusto

Ho dato al fuoco le poesie mie più belle e non ho chiesto soldi
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“vengo in pace, vengo in pace, non scrivete sul vostro il mio nome”
Non avete compreso, dubito capirete quanto profonda la severità di Dio

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“io disegno il cerchio, voi invece il quadrato, ecco la differenza”,
così oggi gridate ai quattro venti che ho mentito
cercando invano di invertire il senso della corrente del fiume

Non avete capito, non capirete mai: il pentimento non si compra
sbattendo la testa contro i muri o elemosinando pietà dal vicino

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