Nata sotto la Luna Piena. Era scritto nel Libro del Destino – Versione estesa e non censurata

NATA SOTTO LA LUNA PIENA

Era scritto nel Libro del Destino

Versione estesa e non censurata

Iannozzi Giuseppe

Sentiva le fiamme dentro.
Tirò giù la cerniera del giubbotto.
Oramai non c’era altro da fare né si poteva.
Il cielo era scuro, d’un buio impenetrabile, così nero che sembrava una squallida scenografia dipinta a mano, dalla mano del Diavolo, poco ma sicuro.
Afferrò la pala e con stanchezza cominciò a riversare la terra sul feretro.
Respirò.
L’aria era piombo e zolfo nei polmoni.
La fronte madida di sudore gli faceva male al ricordo.
Se la vedeva davanti ancora viva e vegeta, bella e impossibile.

La prima volta che la vide fu in un roseto: lei era lì, fra le rose canine, bella come una fata, inafferrabile tanta era la bellezza che sprigionava. Teneva il capo dolcemente reclinato per odorare delle rose l’estatico profumo. D’improvviso sollevò il capo e lo sguardo di lei incontrò quello di lui.
“Chi siete, Monsieur?”
Quale voce celestiale, di violino!
“Anthony”, balbettò il becchino. “Sono il becchino del cimitero…”
“Oh! Così giovane e castigato a un lavoro sì tanto triste.”
Anthony deglutì a fatica: “Ci si fa l’abitudine, Mademoiselle.”
“Charlotte”, precisò lei, con una punta di civetteria.
“Mademoiselle Charlotte, è un onore.” E fece di baciarle la mano, ma solo il gesto perché i due erano separati dalle spine del roseto e da un alto cancello di sbarre acuminate in ferro battuto.

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Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare – IL PADRINO

Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare

IL PADRINO

Il Padrino

Io credo nell’America. L’America fece la mia fortuna. E io crescivo mia figghia comu n’americana, e ci detti libertà, ma ci insegnave puro a non disonorare la famiglia. Idda aveva un boyfriend non italiano, se ‘nnia o cinema insieme tornava a casa tardi e io non protestavo. Due mesi fa lui l’invitò in machina con n’avutro amico suo. Le fecero bere Whisky e poi cercarono di approfittarsi di lei. Lei resistette, l’onore lo mantenne. E iddi la pestarono, come n’animale. Quann’arrivai n’ospedale a sa’ faccia faceva paura. A mascidda era rutta. L’aveano cosuta cu’ file e ferro. Nemmeno chiangere poteva tanto era o’ male. E io chiangeve, povera figghia. Idda era a luce dell’occhi mei. Bellissima era! E ora nun sarà mai chiù bedda come prima… m’ha a scusare.. andai alla polizia da buon americano. I due furono pigghiati e processati. U’ giudice li condannò ma un aveano precedenti e ci dettero la condizionale: sospensione della pena. Li fecero uscire nello stesso giorno! Io restai dentro quell’aula come un fesso. E chiddi du bastardi mi ridevano in faccia. Allora dissi a mia moglie, per la giustizia dobbiamo andare da Don Corleone. (Bonasera)

– Un giorno, e non arrivi mai quel giorno, ti chiederò di ricambiarmi il servizio, fino ad allora consideralo un regalo per le nozze di mia figlia. (Don Vito Corleone)

– Questo incarico diamolo a Clemenza, voglio gente di affidamento, uomini che non si fanno prendere la mano. Noi non siamo assassini, anche se quel beccamorto ne sembra convinto. (Don Vito Corleone)

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UN DESTINO DA FARFALLA – Racconto di Nadia Fagiolo

UN DESTINO DA FARFALLA

di Nadia Fagiolo

Edward Morgan Forster

Breve introduzione critica

In questo racconto incentrato su Edward Morgan Forster (ma non solo), fai rivivere lo scrittore in maniera conveniente e, a mio avviso, assai originale. Cercando di non fare spoiler, il racconto mette in nuce lo spessore artistico di E.M. Forster, ma anche la sua fragilità, vale a dire il suo lato più umano, forse quello più intimo e meno conosciuto.
Sei una abile ritrattista, Nadia Fagiolo. Lo stile è secco, senza fronzoli, così come è giusto che sia. Questo non significa però che il racconto manchi di passione, tutt’altro: ogni parola denota quanto è forte l’amore in questo racconto, un amore a trecentosessanta gradi. In UN DESTINO DA FARFALLA non ti limiti a evidenziare la bellezza che fu di Edward Morgan Forster, vai ben oltre. Viaggiare è essenziale per il tuo personaggio, così come lo era per Forster. Chi viaggia è (anche) colui che ama la vita, che ama scoprirla in altri luoghi e sotto altre angolazioni. A volte il destino sa essere crudele, non prevedibile e nemmeno trattabile; eppure, con la forza di volontà, con un piccolo aiuto (With little help from my friends), il destino può essere sbrecciato. Sì, il destino può prendere su di sé una crepa, e come ciò sia possibile lo hai mirabilmente esposto in questo tuo racconto, Nadia.

Giuseppe Iannozzi

Nella via echeggiano le note della Sinfonia n. 5 di Beethoven: ogni cosa par che danzi in do minore. Alcune mosche eseguono dei tournants volteggiando nell’aria, e gli uccelli, con eleganti voli, improvvisano una coreografia. L’asfalto già bolle bersagliato com’è dai raggi del primo sole mattutino. Una brezza, afosa ma pesante, culla le fronde di alcuni alberi. Cercando forse un po’ di refrigerio, una farfalla bianca si posa lieve su una tapparella, giù a metà, di un palazzo ristrutturato che si affaccia sulla via assolata. La musica proviene da lì.
I serramenti di legno interni sono spalancati. Giorgio è sdraiato sul letto, a pancia in giù. Indossa solo un paio di slip neri. Con il braccio piegato al gomito ad angolo retto e la mano chiusa a pugno sulla guancia, tiene il volto sollevato all’altezza del cuscino. È rilassato. Sfoglia una guida turistica dell’Indonesia. È madido di sudore. Questo mese di luglio, in particolare, è davvero tanto afoso. “Preparatevi a un caldo record!”, aveva annunciato il telegiornale del mattino. Le ascelle di Giorgio sono madide di sudore e anche l’addome lo è: il sudore ha già impregnato di bagnato il copriletto sopra il materasso. Tenta di voltarsi un po’ su un fianco. Nella penombra nota dei piccoli filamenti bordeaux di tessuto, che si sono incollati sul suo petto emaciato: è rimasto troppo a lungo nella stessa posizione.
Le note di Beethoven, gravi e ben orchestrate, si diffondono a ritmo costante nell’intorno.
Dopo aver contemplato una fotografia, Giorgio socchiude gli occhi per pochi istanti. Sollecitato dalla melodia beethoveniana, si immagina a Bali. Si immagina immobile, eretto, sul ciglio del dirupo del promontorio di Tanah Lot. Il Tempio si erge nero, enorme, in controluce, occupando quasi tutto l’isolotto. Sullo sfondo, un tramonto colora il cielo e l’oceano con ogni possibile e esistente tonalità di rosa. L’aria lo investe con prepotenza, scompigliandogli il ciuffo di capelli che gli ricade sulla fronte. Le onde del mare, alte, si frangono con violenza sugli scogli, quasi volessero inghiottirli. Ogni spinta genera una specie di vibrazione che Giorgio percepisce al di sotto dei suoi piedi e che si accorda, con una cadenza sincopata, ai bassi della sonata in sequenza Au claire de lune.
Riapre gli occhi. Dalle commessure delle tapparelle filtrano segmenti di luce, che sembrano dipingere i muri e i pavimenti della camera da letto. Tutto è avvolto da un’aurea misteriosa, surreale. Con un po’ di fantasia, con quel caldo e grazie al coinvolgente sottofondo della musica di Beethoven, è facile fingere di trovarsi altrove. Ora è in una stanza di albergo, proprio in Indonesia.
Lo stereo, all’angolo opposto del locale, continua a diffondere melodie tanto armoniche quanto altalenanti nelle tonalità. Giorgio sfoglia le pagine e continua a sognare.
Quella guida turistica avrebbe ormai dovuto essere ridotta a brandelli! Quasi ogni giorno, in estate e in inverno, da una decina d’anni, è il suo passatempo preferito. E invece no, pare ancora nuova.
Sul basso comodino in noce, proprio accanto alla sveglia, sono posati due libri di Edward Morgan Forster, il suo autore prediletto. Si trova in accordo con ogni riga letta, con qualsiasi suo pensiero, con ogni singolo concetto che quell’uomo ha saputo esprimere. Ha letto ogni sua opera, ogni pagina almeno un centinaio di volte. Lo ammira, con sacralità, per quel suo modo di intendere l’arte, la letteratura, l’amore, i viaggi, e la vita anche.
Accanto ai libri di Forster c’è una cornice. È una fotografia scattata anni prima: si trova in compagnia del suo unico e migliore amico, Giovanni.
Giovanni c’è sempre stato. Giovanni non l’ha mai lasciato solo. Giovanni è speciale, è l’unica persona, a parte sua madre, di cui è riuscito a carpirne l’affetto sincero e disinteressato.
Giovanni, insieme a Forster e all’Indonesia, rappresenta tutto, tutto ciò che ora conta.

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ANTOLOGIA VOL. 2

ANTOLOGIA VOL. 2

Iannozzi Giuseppe

young geisha

Verrà primavera

Verrà primavera
Avrà il tuo nome
Verrà con gli occhi
bagnati di lacrime
Verrà in silenzio
quasi, e al tuo seno
piano si stringerà
Verrà in preghiera
perché sepoltura
sia data a quei corpi
rimasti sotto la neve
nascosti e martoriati
E avrà il tuo nome
di umana pietà
fra stelle alpine
e fior di pervinca

Sotto un cielo blu
non più livido
né reclamante vita,
con la pestata
sciolta oramai
anche lassù in alto,
dalle tue mani
un fiore cadrà
piano
per ogni morto
al sole svelato

Primavera verrà
fra le montagne
imbevute di sangue
e di giovane libertà

Piangesti anche al mio funerale!

Alla pioggia le tue lacrime mischiavi
In silenzio mi feci intruso al tuo fianco
Non dicesti nulla, eccetto il tuo nome

Ricordo bene i tuoi occhi e la nebbia
Eri giusto una bambina spaventata
con in braccio una foto ingiallita
e impiccato al collo un Gesù d’oro
Mi chiedevo cosa ci facessi da sola
nel tristo paesaggio del cimitero

Pregavi, una cosa che non ho mai saputo fare
Dal volto bagnato provai ad allontanarti i capelli,
e si stampò rosso sulla mia faccia uno schiaffo
Pregavi per Janis, Jimi e Jim persi chissà dove

La seconda volta fu al mio funerale
In nero sei sempre stata molto chic
Una donna oramai – l’invidia del Paradiso
Due minuti soltanto e ti portasti via lontano
Era alto e bello il sole, non era proprio il caso
di piangere

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«Progetto per un sogno» – un racconto di Virgilio Piñera – traduzione di Gordiano Lupi – da Cuentos fríos. Racconti freddi – Edizioni Il Foglio

«Progetto per un sogno»

Un racconto di Virgilio Piñera

da Cuentos fríos. Racconti freddi

traduzione di Gordiano Lupi

Edizioni Il Foglio

Nel sogno ricordai che dovevo portare al mio compagno alcune lettere a lui dirette che aveva ricevuto al mio indirizzo. Erano quasi le sei di sera. Attraversando uno degli incroci che compongono la parte vecchia della
città, mi imbattei in lui, che, da parte sua, stava cominciando il suo lungo tragitto fino al conservatorio di musica. Lo salutai, ma quasi non mi rispose. Camminava con un vigore incredibile; io lo seguii con grande fatica, e, come si può supporre, la pioggia ci bagnava abbastanza. Mentre correvamo, mi disse che prima doveva mangiare
qualcosa. Gli indicai un luogo vicino, ma non mi fece caso e prese per una direzione opposta. Lo seguii con immenso sforzo. Per riuscire a trattenerlo, gli dissi che ero sicuro che le lettere erano di grandissima importanza. Mi rispose che per lui faceva lo stesso, che un giorno di questi le avrebbe lette. Ma io continuavo a insistere sull’importanza delle lettere, anche se da parte mia si trattava soltanto di un pretesto (non le lettere, quanto la loro importanza; in realtà erano pura pubblicità commerciale), perché tutto verteva sul fatto che io volevo intrattenerlo con un argomento qualsiasi, guadagnare la sua benevolenza, per fare in modo che mi pagasse il caffellatte con il pane tostato.
Facevamo i giri più incredibili; passavamo per strade che la pioggia rendeva quasi irriconoscibili. Credo che avevamo attraversato tutte le strade di quella parte della città vecchia quando cominciammo a introdurci nelle case: sia da una porta che da un muro, che da una finestra. Fu così che entrammo in una casa che aveva una galleria molto intricata: detta galleria si presentava come un soppalco e il suo pavimento era formato da piccoli pezzi mobili di legno, che dopo avremmo ricordato come quei ponti prensili che i selvaggi tendono tra due rive. Ma devo avvertire che la galleria era divisa proprio nel mezzo da un grande cancello di ferro. Pertanto, dal cancello verso il lato opposto, dove ci trovavamo nel momento di entrare nella casa, i piccoli pezzi mobili di legno erano per la maggior parte divelti dal loro alveo o divisi in diversi frammenti, cosa che rendeva molto difficile il passaggio. Una gran folla di bambini tra i cinque e i dieci anni si divertiva a saltare, uno dopo l’altro, sui pochi pezzi di legno che, come ho detto prima, restavano in quella seconda sezione della galleria. Avevamo già terminato più di metà della prima sezione, quando confessai al mio compagno che tale galleria mi era familiare; ma lui non mi faceva per niente caso, perché già toccava con le sue dita le sbarre del gran cancello. Il cancello non aveva catenaccio e non cercammo di aprirlo, perché non ci sarebbe servito a niente: non ci aspettava, forse, la seconda sezione della galleria con altrettanti pezzi mobili di legno, tutti sconquassati, e anche le inevitabili burle e cattiverie di quella folla di marmocchi? Gettammo un rapido sguardo tra i buchi formati tra pezzo e pezzo e verificammo che in basso esisteva un’enorme cisterna o pozzo prosciugato del quale non si vedeva il fondo. (Ma non era il caso di sorprenderci, perché, o la vista possiede un limitato raggio d’azione, o queste cisterne possono essere incredibilmente profonde). Mi resi conto subito che tornare indietro non rientrava nei piani del mio compagno, e siccome io ero deciso a farmi pagare il caffellatte con il pane tostato, lo guardai con aria complice, per spingerlo a trovare un’uscita. Anzi, finivo io stesso per individuarla. Annessa alla galleria si vedeva un’altra galleria di uguali proporzioni della precedente, ma si differenziava da quella per il fatto che mancava completamente di pavimento, cioè, si poteva pensare che quello spazio fosse fatto per camminare, transitare, deambulare, andare e venire, ma in realtà non si poteva andare né venire e neppure deambulare, transitare o camminare. Presto dovetti constatare che l’architetto non aveva commesso un errore di costruzione, né si era permesso la sgradevole libertà di sprecare spazio; ma che la galleria era funzionale, proprio come il resto della casa.

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ANTOLOGIA VOL. 1

ANTOLOGIA VOL. 1

Iannozzi Giuseppe

young woman

Giù al camposanto

Giù al camposanto
ebrei e negri sono in pianto,
e ognuno alla propria maniera;
ma tu non vedi oltre la punta del tuo naso,
credi ancora che il telefono squillerà
per annunciarti che domani sarà bel tempo

Hai insistito per avere il fallo di Coltrane,
ma sei rimasta delusa quando hai capito
che non avresti potuto portargli via l’anima

Potrà mai una Fata mezzo nuda
in un trasparente bicchiere di champagne
scopar via tutta la bruttezza che c’è qui?

I miei angeli

Hai fatto in fretta a dimenticare
Un matrimonio è stato sufficiente
e tutti gli angeli che avevo
son caduti in lacrime ai miei piedi,
ed io nemmeno una parola

Hai fatto in fretta a dimenticare
che son stato il tuo sacco da boxe
per i tuoi momenti di smarrimento
Costretto all’angolo rosso
il ring spara ancora pugni
sul mio volto disfatto, ma aridi
gli occhi oramai chiedono il buio

Hai tirato forte dritto al cuore
Finito al tappeto non ho potuto far altro
che strisciare fino all’angolo
e leccarmi le ferite in silenzio

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Silenzio – Shūsaku Endō – Casa Editrice Corbaccio

Silenzio – Shūsaku Endō

Casa Editrice Corbaccio

Silenzio - Shūsaku Endō

Nagasaki, 1633: l’indomito padre gesuita Christovao Ferreira, che da anni si batte in Giappone per diffondere il cristianesimo, ha rinnegato la vera fede ed è diventato un apostata: questa è la notizia sconvolgente che giunge a Roma. La Compagnia di Gesù decide allora di inviare in Oriente due giovani religiosi, Sebastian Rodrigues e Francisco Garrpe per compiere un’indagine all’interno della chiesa locale. I due gesuiti però, partiti pieni di ideali e di entusiasmo, si scontrano ben presto con la dura realtà del Giappone dei Tokugawa e delle persecuzioni. I sospetti cristiani vengono costretti dalle autorità giapponesi a calpestare immagini sacre: chi si rifiuta viene torturato e ucciso, mentre chi accetta viene deriso e costretto a vivere ai margini della società, rifiutato tanto dalla comunità cristiana quanto dai giapponesi. La vita in Giappone si fa sempre più difficile per Rodrigues che ora vive in prima persona le persecuzioni e che finisce, evangelicamente, per essere tradito dall’amico Kichijiro, il suo «Giuda», mentre implora Dio di rompere il suo «silenzio».
Un romanzo intenso, aspro, pieno di ispirazione e sensibilità. Universalmente riconosciuto come un capolavoro.

Shūsaku Endō Shūsaku Endō (Tokyo 1923-96) scrittore giapponese. Laureatosi in letteratura francese a Tokyo, visse a lungo in Francia e viaggiò molto. L’ambiente familiare lo indusse ad abbracciare il cattolicesimo all’età di undici anni. Questo evento, vissuto drammaticamente, è alla base di molti suoi lavori: Silenzio (1966), Il samurai (1980) e numerosi racconti brevi sono ambientati a cavallo tra i secc. XVI-XVII, quando il cristianesimo, benché osteggiato con violenza dallo shogunato Tokugawa, cominciò a diffondersi in Giappone; in questo contesto si inseriscono vari suoi personaggi, la cui fede viene costantemente insidiata. Questa tematica è del tutto singolare nella storia della letteratura nipponica e ha suscitato ampie polemiche sia in patria sia all’estero. Altre opere importanti sono: Mare e veleno (1957, nt), Vita di Gesù (1973), Scandalo(1986) e Fiume profondo (1993, nt), che attraverso il viaggio in India di un gruppo di turisti (giapponesi) estrae una riflessione sulle grandi religioni del mondo.

SilenzioShūsaku Endō – Traduttore: L. Lax – Editore: Corbaccio – Collana: Narratori Corbaccio – Pagine: 224 – ISBN: 9788867002948 – Prezzo: 16,40 €

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Talpa e Talpo e l’Uscita di Sicurezza

Talpa e Talpo e l’Uscita di Sicurezza

Iannozzi Giuseppe

mole

Isabella Difronzo,
per il suo sorriso,
perché ogni favola
che si rispetti non finisce presto

Dopo aver dormito quel tanto che gli bastava, vale a dire qualcosa come tre ore o meno, Talpa e Talpo decisero di uscire dalla loro tana. Con gli occhietti semiciechi indagarono l’intorno, si lasciarono dunque accarezzare dal sole, e, come al solito, presero a discutere animatamente.
“Fa caldo, non trovi anche tu?”, disse interrogativo Talpo, il maschio, e subito prese a grattarsi la testa con una zampa.
“Odio il caldo”, gli rispose Talpa, la compagna. E anche lei prese a grattarsi la testolina scarmigliata.
Già da un po’ di tempo avevano deciso che la Parola Perfetta poteva essere una e una sola, Talpo…  Parola Perfetta ovviamente per designare il maschio. L’aver definito che loro due erano delle talpe, Talpa e Talpo, li aveva resi oltremodo felici, in pace con il ristretto mondo che conoscevano e il quale restava circoscritto entro i confini d’un campo tenuto da un contadino vecchio e più sordo d’una campana.
“Che facciamo di bello?”, domandò lei.
Talpo finse di pensarci su, poi rispose: “Quello che facciamo di solito.”
Talpa scoppiò subito a ridere.
“Perché ridi?”
“Perché noi non facciamo mai niente”, gli fece notare lei, e non era di certo la prima volta che glielo diceva.

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La Madonna del topo e altri racconti – Grazia Deledda – Dehoniane

La Madonna del topo e altri racconti

Grazia Deledda – Dehoniane

La madonna del topo - Grazia Deledda - EDB

descrizione

Il ritratto di una giovanissima Madonna, il trambusto provocato da una festa nel convento, un prete afflitto dalla cupezza e dal rigore, una confessione involontaria e quasi estorta, una delicata storia natalizia. In questi cinque racconti emergono alcuni dei temi principali della narrativa di Grazia Deledda: le atmosfere di un mondo sardo intriso di affetti intensi e selvaggi; l’intreccio di amore e dolore, di peccato e di colpa; l’insondabile natura umana lacerata tra il bene e il male, il desiderio e la costrizione; il sentimento religioso e il senso arcaico del mistero.

sommario

I. La Madonna del topo. II. Festa nel convento. III. La porta stretta. IV. La prima confessione. V. Il dono di Natale. Nota di lettura. Colpa ed espiazione (I. Sanna).

note sull’autore

Grazia DeleddaGrazia Deledda (1871-1936), unica scrittrice italiana ad aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura (1926), esordì giovanissima con novelle pubblicate su giornali e riviste. La notorietà le venne dal romanzo Anime oneste, seguito da La giustizia, Dopo il divorzio, Elias Portolu, Cenere, L’edera. Le opere successive ricompongono il contrasto tra verismo e lirismo e le vicende umane si intrecciano con quelle della natura e del paesaggio, come testimoniano le novelle di Chiaroscuro, i romanzi Colombi e sparvieri e Canne al vento. Queste opere anticipano il cosiddetto secondo periodo della scrittrice (Il segreto dell’uomo solitario, Il Dio dei viventi, Annalena Bilsini, La vigna sul mare, Cosima) e testimoniano come la sua narrativa, affrancatasi da ogni regionalismo, partecipi della sensibilità e del gusto che vanno sotto il nome di «decadentismo».

La Madonna del topo e altri raccontiGrazia Deledda – Nota di lettura di Ignazio Sanna – Pagine: 88 – Dehoniane -Collana: P9 Lampi sezione: Lampi d’autore – ISBN: 9788810567562 – € 8,00

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PRIMA DELL’AMORE LI HA CHIAMATI LA MORTE – EDIZIONI IL FOGLIO – UN BREVE ESTRATTO

PRIMA DELL’AMORE
LI HA CHIAMATI LA MORTE

Un breve estratto dal nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe in uscita per EDIZIONI IL FOGLIO (direttore editoriale: Gordiano Lupi).

[…] Dentro di sé andava ripetendo: Essere o non essere Salinger, questo è il problema!
Fu un pensiero quasi fugace, ma l’ebbe: Forse ho scritto un po’ poco. Sarò ricordato per i secoli a venire?
Suo malgrado pensò anche che la sua non era stata una esistenza felice, nonostante i successi. Aveva scritto Il prenditore nella segale per dimostrare a Oona O’Neil che lui, Jerome David, non era secondo a nessuno. Il suo unico romanzo, dato alle stampe nel 1951, era subito diventato un bestseller. Non c’era generazione che non se ne fosse innamorato. E però era l’unico suo romanzo. Aveva poi scritto diversi racconti, alcuni brevi, altri più o meno lunghi. In realtà niente di complicato; e ammetterlo gli costava non poca fatica, perché, in fondo, lui era il Messia degli Ebrei.
Forse era ancora in tempo, avrebbe potuto scrivere qualcosa, un nuovo romanzo: non aveva idee.
Sullo scrittoio stava una pila di fogli bianchi, suppergiù un migliaio.
Oona O'NeillEra stanco e infelice. Soprattutto si credeva non felice: non ricordava giorni del tutto lieti, tranne quei pochi passati insieme a Oona O’Neil. Si era sposato, aveva avuto due figli, Matt e Margaret. Entrambi erano diventati attori affermati. E poi? E poi c’era lui, Jerome David che aveva scritto un solo romanzo. Uno solo.
Con animosità fissò la pila di fogli bianchi che mai avrebbe usato per scrivere.
Oona O’Neil aveva dato a Chaplin ben otto figli. Era morta nel 1991: tumore al pancreas.
Sarebbe morto dello stesso male di Oona; e lui, Jerome David Salinger, non desiderava la morte, non la desiderava affatto.
Da tempo aveva fatto testamento, mettendo nero su bianco la ferma volontà affinché i suoi lavori inediti venissero pubblicati non prima di cinquant’anni dalla sua dipartita.
No, non aveva scritto un solo romanzo, anche se, con tutta probabilità, sarebbe stato ricordato per Holden e non per gli altri personaggi da lui creati. Se non ricordava male, aveva scritto almeno cinque storie incentrate sulla famiglia Glass, ma anche un romanzo autobiografico basato sul suo rapporto con Sylvia, la sua prima moglie; e poi un altro romanzo, un diario sul controspionaggio nella Seconda Guerra Mondiale. E sì, era tornato a parlare di Holden Caulfield in alcuni nuovi racconti. Tutto questo sarebbe bastato per assicurargli l’eternità? […]

www.edizioniilfoglio.com

Il Foglio letterario & Edizioni Il Foglio

Marc Chagall

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Un anno e a capo – Federica D’Amato – Galaad Edizioni – comunicato stampa

Un anno e a capo – Federica D’Amato

Galaad edizioni

Un anno e a capo - Federica D'Amato - Galaad edizioni

Il libro

Un anno e a capo è una raccolta di pensieri messi per iscritto quotidianamente dall’autrice nell’arco del suo trentesimo anno – dal 2 giugno 2014 al 2 giugno 2015 – sotto le forme più diverse e istintive: riflessive, saggistiche, poetiche, aforistiche. Quasi forzata da alcuni passaggi – un grande amore, una malattia, una manciata di poesie – e dalla suggestione di un libro – Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann – Federica D’Amato affida a queste pagine le inquietudini di un’età vissuta come soglia decisiva, al di là della quale la percezione dell’avvicendarsi dei giorni si sfalda, invitando a un cammino diverso. Non un diario ma una traccia al giorno, per intraprendere un intimo e solitario viaggio conoscitivo, in cerca di risposte sulla natura del tempo e sul suo rapporto con l’esperienza umana. Un libro dedicato a tutti quelli che, a un certo punto della loro vita, si sono ritrovati fuori dall’incedere spesso illusorio dei mesi e degli anni, scoprendo che ogni percorso esistenziale, pur proiettandosi verso il futuro, non fa altro che ritornare all’origine, lì dove la scelta di incamminarsi ha avuto inizio.

“Si amavano così tanto che anche l’amore decise di lasciarli soli.”

“A me viene da pensare che questo di Federica D’Amato sia de facto un discorso postmoderno (non sul postmoderno), e che lo sia inevitabilmente. Un discorso che rammenta a noi tutti il nostro persistere inevitabilmente ai bordi di un collasso, lungo una circonferenza dove non possiamo che deporre parole nomadi. Felicemente, nomadi, e piene di grazia, almeno in Federica: che le scrive come una preghiera rivolta all’immagine sfocata al centro per eccellenza, forse pensando a un luziano «battesimo dei frammenti».” (dalla postfazione di Simone Gambacorta)

L’autrice

Federica D’Amato (1984) si occupa di letteratura e lavora nel campo dell’arte e del giornalismo. Dopo un percorso di studi umanistico, in Italia e all’estero, e dopo aver viaggiato in tutto il mondo, è tornata a vivere e lavorare nel suo Abruzzo, dove ha iniziato a collaborare con case editrici e quotidiani. Ha pubblicato le raccolte di poesia La dolorosa (2008), Poesie a Comitò (2011),Avere trent’anni (finalista Premio Frascati; 2013); l’edizione italiana di Il libro dell’amico e dell’amato di Ramon Llull (2016) e l’edizione italiana di Dove diavolo sei stato? di Tom Carver (2012); il libro-dialogo con Davide Rondoni, I termini dell’amore (2016) e il saggio epistolare Lettere al Padre (2016). Con Il Libro dell’amico e dell’amato ha partecipato alla XX edizione del Festivaletteratura di Mantova. Un anno e a capo è il suo ultimo libro.

Sul sito dell’editore: Un anno e a capo di Federica D’Amato

Un anno e a capoFederica D’AmatoGalaad Edizioni – Anno edizione: 2017 – Pagine: 136 – ISBN: 9788898722488 – Prezzo: 12 €

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GOETHE E SAN FILIPPO NERI. O del congiungere la santità con le cose del mondo

GOETHE E SAN FILIPPO NERI

O del congiungere la santità con le cose del mondo

Iannozzi Giuseppe

Il santo spiritoso - Goethe - EDB

Goethe non era cattolico, e non esitava a bollare alcune cerimonie religiose come espressione di barbarie. Nella sua nota di lettura, Vito Punzi scrive: «Senza mai nascondere la sua avversione al cattolicesimo, non rinuncia a partecipare, da artista, alle cerimonie religiose. Alcune le apprezza, per la musica, per lo sfarzo liturgico. Altre non esita a definirle mascherate, espressione di barbarie». Goethe era un illuminato, si potrebbe dire così, e in quanto tale apprezza soprattutto l’onestà degli uomini. Il grande scrittore tedesco riserva una specifica attenzione per san Filippo Neri in un breve saggio biografico, che non manca né di spessore umano né di intelligenza critica: Philipp Neri, der humoristische Heilige.

Scrive Goethe: «Il pensiero di apparire ridicolo davanti al mondo, e per questo di immergersi e di esercitarsi ancor più seriamente in Dio e nelle cose divine, era il suo sforzo continuo, al quale esclusivamente cercava di educare se stesso e anche i suoi discepoli. La massima di san Bernardo

Spernere mundum,
spernere neminem,
spernere ipsum,
Spernere se sperni

sembrò averlo completamente impregnato, o meglio che proprio lui l’avesse ideata di recente.
Simili propositi e tali circostanze costringono gli uomini a edificarsi nelle stesse massime».
Secondo Goethe, Filippo Neri si preoccupava di congiungere «la religiosità, anzi la santità, con le cose del mondo, d’introdurre il senso del divino nella vita secolare, così da gettare egli pure le basi di una riforma».

Filippo Neri fu proclamato santo nel 1622, e la sua memoria liturgica coincide con il giorno della sua morte: il 26 maggio.
I fedeli di san Filippo Neri amano ricordarlo anche come il Santo della gioia e l’Apostolo di Roma.

Johann Wolfgang Goethe, nel corso del suo viaggio in Italia, ebbe a scrivere: «Come sono contento ora di addentrarmi completamente nel cattolicesimo e di conoscerlo in tutta la sua vastità!». Perché disse ciò? La risposta è semplice, e nel 1813 ce la serve Goethe stesso su un piatto d’argento: «Come poeta, io sono politeista; come naturalista, io sono panteista; come essere morale, io sono teista; e ho bisogno, per esprimere il mio sentimento, di tutte queste forme».

Il Santo spiritoso. Breve biografia di Filippo Neri di Johann Wolfgang Goethe, edizioni Dehoniane, è un agile e prezioso volumetto che ha un suo ben definito perché letterario, spirituale e culturale, oltre a ricordarci che, volenti o nolenti, la cultura italiana, ma non solo, si regge su fondamenta cattoliche e cristiane. Se Goethe non avesse assorbito (anche) la cultura cattolica, con tutta probabilità non avrebbe mai dato alle stampe il suo capolavoro, Faust, lavoro che lo impegnò per oltre sessant’anni. Al suo amico Johann Peter Eckermann, poco prima di spirare, Goethe rivelò: «Se mi si chiede se appartenga o no alla mia natura esprimere di fronte a Cristo rispetto e adorazione, io rispondo: assolutamente! Mi inchino davanti a Lui come alla rivelazione divina del più alto principio della moralità. Ma se mi si domanda se sia nella mia natura venerare il sole, rispondo anche: certamente! […] In esso adoro la luce e la forza procreatrice di Dio. […]».

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), poeta, narratore e drammaturgo tra i più poliedrici della storia moderna, studia a Lipsia e a Strasburgo, alternando soggiorni nella natia Francoforte, e si trasferisce nel 1770 alla corte di Weimar, dove viene nominato consigliere segreto e ministro. Nell’autunno del 1786 intraprende il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni, passaggio decisivo per la sua vita e la sua ispirazione poetica. Nel «paese dei limoni», l’Italia classica del mezzogiorno e, più ancora, Roma, egli trova la sintesi di natura e arte, passato e presente, spiritualità e sensualità. Negli ultimi anni della sua vita, nonostante i frequenti attestati di stima da tutta Europa e l’omaggio di uomini come Byron e Manzoni, Goethe conosce l’amarezza dell’isolamento quasi integrale nel nuovo clima culturale creatosi con il Romanticismo. Tra le sue opere più note, I dolori del giovane Werher, Le affinità elettive, Ifigenia in Tauride, Teoria dei colori, Viaggio in Italia e Faust, l’opera monumentale che lo impegna per oltre sessant’anni.

Vito Punzi, germanista, insegna Storia della cultura tedesca e Letteratura tedesca presso la Scuola Mediatori Linguistici di Misano Adriatico, dove è anche tra i docenti del Master “Tradurre la letteratura”. Collabora con il settimanale Il Domenicale e con altri quotidiani.

Il Santo spiritoso Johann Wolfgang Goethe – Breve biografia di Filippo Neri. Nota di lettura di Vito Punzi – Pagine: 64 – Dehoniane – Collana: P9 Lampi, sezione: Lampi d’autore – Tradotto da Fabrizio Iodice – Nota introduttiva di Vito Punzi – ISBN: 9788810567548 – Prezzo: 8,50 Euro

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EDB (DEHONIANE) – APPUNTAMENTI – SETTEMBRE 2017

EDB – APPUNTAMENTI – SETTEMBRE 2017

www.dehoniane.it

CARPI – FESTIVAL FILOSOFIA
VENERDÌ 15 SETTEMBRE ORE 16.30
Piazza Martiri
Marie José Mondzain
Spettacolo
La fine dello spettatore

Libro EDB: L’immagine che uccide. La violenza come spettacolo dalle Torri gemelle all’Isis.

BOLOGNA – SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITÀ
SABATO 16 SETTEMBRE ORE 9.45-11.30
Sala Tassinari, Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6
Etica e mobilità tra comportamenti umani alla guida e sfide tecnologiche
Dibattito con
Marco Cerruti, Cambiare marcia. Per un’etica del traffico.

SASSUOLO – FESTIVAL FILOSOFIA
DOMENICA 17 SETTEMBRE ORE 11.30
Piazza Garibaldi
Marc Augé
La scrittura come arte dello spossessamento

Libri EDB: Football. Il calcio come fenomeno religioso

MODENA – FESTIVAL FILOSOFIA
DOMENICA 17 SETTEMBRE ORE 15
Piazza XX settembre
Jean-Luc Nancy
Apparizione

Libri EDB: Non toccarmi. Maria Maddalena e il corpo di Gesù risorto e La custodia del senso. Necessità e resistenza della poesia.

BOLOGNA – FESTIVAL FRANCESCANO
VENERDÌ 22 SETTEMBRE ORE 18
Piazza Maggiore
Nando Pagnoncelli, Quando l’Italia dà i numeri. Presente e futuro del Signor Rossi
Presenta: Pier Luigi Cabri

Libri EDB: Le mutazioni del Signor Rossi. Gli italiani tra mito e realtà e Dare i numeri. Le percezioni sbagliate sulla realtà sociale

BOLOGNA – LIBRERIA ZANICHELLI
MERCOLEDÌ 27 SETTEMBRE ORE 18
Piazza Galvani
Giuliano Zanchi, Le migrazioni del cuore. Variazioni di un’immagine tra devozione e street-art.
Presenta: Marco Bernardoni

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È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA – CARLO ALBÈ – Introduzione di Iannozzi Giuseppe – Il nuovo romanzo in uscita a Ottobre 2017

È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

CARLO ALBÈ

Carlo Albè è molto bravo, uno scrittore raro, uno di quelli che rema contro tutto e tutti.

È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA è il suo nuovo romanzo, che ho avuto l’onore di leggere in anteprima, firmando la Presentazione.

Carlo Albè su Facebook:

https://www.facebook.com/carloalbescrittore/


È tutto loro quello che luccica

Introduzione di Iannozzi Giuseppe

Non ci può essere felicità senza l’appagamento di alcuni bisogni primari: un lavoro gratificante è uno di questi. È tutto loro quello che luccica, il nuovo lavoro di Carlo Albè, è la storia di un disoccupato, di Lorenzo Guasti detto Brace, ma è anche la (dis)avventura cui va incontro un ex Presidente del Consiglio che viene rapito nel corso di una festa o quel che è.
Carlo AlbèBrace non ne può più della falsità di un Premier boy scout e Fonzie, Caimano e Nazareno, Dracula e tombarolo bocconiano, ragion per cui Lorenzo decide che è giunta l’ora che, una volta tanto, sia il Presidente ad ascoltare lui e non viceversa. Lorenzo detto Brace si trova dunque faccia a faccia con il Premier, con quel personaggio che, nel corso degli anni, ha saputo trasformare l’Italia in un desolante mercato di schiavi.

È tutto loro quello che luccica è un lavoro tanto grottesco quanto veritiero: Lorenzo Guasti avrebbe tutte le qualità per essere qualcosa, ma nessuno, davvero nessuno, gli dà mai una possibilità lavorativa che non sia una presa per i fondelli ben più che fantozziana. Carlo Albè, in maniera dissacrante, mette a nudo le ipocrisie che negli ultimi venti anni ci sono state raccontate, e le smonta una a una, pur sapendo che forse non servirà a niente, perché l’italiano medio oramai digerisce qualsiasi cosa a patto che non gli vengano toccate le partite di calcio in tivù (e allo stadio) e certi programmi di gossip spacciati per informazione.
Non è bastato davvero prendere la Bastiglia nel 1789, a metà luglio, e nemmeno sono state sufficienti le tante battaglie sociali accadute dopo per restituire dignità all’uomo. Perché esiste ancora la schiavitù? Perché c’è chi vuole tutto per sé; perché c’è chi così tanto ingordo da non disdegnare di essere mafioso e di farsene un vanto in mondovisione; perché c’è chi desidera che «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima».

È tutto loro quello che luccica è il momento storico che stiamo vivendo, che stiamo subendo, ed è una realtà che mai cambierà sin tanto che non ci saranno milioni di personaggi come Brace pronti a gridare NO una volta per tutte.

Carlo Albè - È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

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MANUTENZIONE STRAORDINARIA SUL BLOG

MANUTENZIONE STRAORDINARIA SUL BLOG

A causa di alcuni problemi strettamente tecnici, alcuni post sono online ma senza le immagini. Occorrerà ricaricare centinaia di immagini, lavoro che non può essere svolto dall’oggi al domani, lavoro che peraltro ha un costo mica da ridere, per cui, d’ora in poi, sul mio blog caricherò solo quei files utili ai miei post e basta.

A buon intenditore poche parole.

Giuseppe Iannozzi

manutenzione straordinaria

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SCRIVERE LIBRI. Editing professionale alla portata di tutti

SCRIVERE LIBRI

Editing professionale
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Hai scritto un libro e non sei sicuro d’esser del tutto padrone della tua grammatica? Hai paura che qualche cosa sia sfuggita al tuo seppur vigile occhio? Ciononostante vorresti presentare il tuo lavoro a un editore.

Un libro, anche se l’idea potrebbe essere buona, se presenta delle lacune grammaticali, poco ma sicuro che l’editore lo rimetterà al mittente senza pensarci su nemmeno una volta.

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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LE VENE DEL DOLORE – ULTIME POESIE – La recensione di Nadia Fagiolo

LE VENE DEL DOLORE – ULTIME POESIE

di Nadia Fagiolo

Grazie infinite a Nadia Fagiolo che ha letto ed apprezzato il mio ultimo lavoro, LE VENE DEL DOLORE – ULTIME POESIE, ebook disponibile su Amazon.

Nadia scrive così, è forse troppo per il sottoscritto, ma non può che farmi assolutamente piacere sapere che la mia poesia, pur non ritenendomi io un poeta, venga apprezzata.

“Un poeta maledetto dei nostri giorni in un’opera poetica grandiosa nei contenuti, nella quantità, e nella qualità. Senza fronzoli e senza romanticismi, le sue poesie riescono a conciliare il nudo e crudo realismo quotidiano con la nobile letteratura del passato. Nelle immagini e nel dettaglio ne deriva un lavoro perfetto, che scuote con violenza ciò che l’uomo nasconde spesso dentro di sé per pudore o vergogna.
Un lavoro che denota una cultura straordinariamente completa e che sa giungere al lettore insieme all’apparente energia scaturita dalla sofferenza dell’autore, che per una intera vita ha saputo impugnare una penna per combattere la tristezza e la sciattezza offerte dal mondo.”

Una poesia a titolo di esempio:

MARIE

E tu invecchierai
Invecchierai
cogliendo del prato
i fiori più belli
E avrò io ancora la mia penna,
la sedia di ieri su cui oggi siedo
muto con il solito vecchio sguardo

E nasconderai tu i polsi
perché non si vedano i segni del suicidio
Dirai a tutti d’aver posseduto
mille amanti e mille stelle ai tuoi piedi;
e a Dio racconterai di come il sole
al mattino spogliava la tua bellezza
Continuerò io invece con una mano
a pettinarmi la barba bianca,
mentre la destra impegnata a scrivere
quanto forte fu per te il mio amore,
il mio cuore sconsiderato che giovane s’illuse

In una melodia lontana le tue parole,
le tue tante parole dolci all’orecchio;
e la mia testardaggine confortata
e nascosta sotto il lume d’un lampione,
sotto il ponte dove il fiume
dei nostri primi baci scorre rapace

Ancor da me ti nasconderai,
con allegria, sì, ma stantia;
e rivangherai l’età mia già antica allora
Ti basterà però un momento per capire
che non sono cambiato affatto
nel tessuto delle rughe, nell’ordito
di quelle poesie che non osai

E in un sussurro mi confesserai
che ho vinto il tempo
senza possederti mai veramente;
a capo chino
ti farò capire che è vero,
che è vero che per paura
non sei tu cambiata;
e ti scoprirò bambina,
ancora bambina

ebook su Amazon.it

LE VENE DEL DOLORE – ULTIME POESIE
Iannozzi Giuseppe
su Amazon.it a 4,15 Euro
E-book leggibile su tutti i dispositivi
Dimensioni file: 530 KB
Lunghezza stampa: 227
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Lingua: Italiano
ASIN: B075KNPFNM

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