Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Perché leggere Il MALE PEGGIORE
di Iannozzi Giuseppe

Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Il male peggiore fra le mani di Nadia Fagiolo ed Emilia Spinelli

IL MALE PEGGIORE, mio ultimo romanzo pubblicato da Edizioni Il Foglio, arriva presso le LIBRERIE GIUNTI AL PUNTO grazie a Nadia Fagiolo.

Il libro lo potete trovare presso la libreria GIUNTI AL PUNTO di Erba – Centro Commerciale I Laghi – Viale Prealpi n. 3 – cap 22036 – Erba (CO), ma potete anche ordinarlo presso uno dei tantissimi punti vendita GIUNTI in tutta ITALIA (https://www.giuntialpunto.it/librerie).

Grazie a quanti sino ad ora hanno acquistato il mio libro o hanno intenzione di acquistarlo.
Nella foto Nadia Fagiolo insieme a Emilia Spinelli presso la libreria Giunti al Punto di Erba (CO) con in mano il mio IL MALE PEGGIORE. Siete fantastiche e di più.

Grazie a TUTTE/I.

Giuseppe Iannozzi

Perché leggere Il MALE PEGGIORE di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio) ve lo spiega Nadia Fagiolo:

Questo libro è un urlo. Sì, avete capito bene. La scrittura di Giuseppe colpisce alla bocca dello stomaco, è sincera, è così dura da risultare, talvolta, anche scomoda. In questo romanzo il lettore si ritrova spettatore di vari e intriganti attimi di vita appartenuti ad alcuni importanti personaggi della letteratura (e non solo). Qui si parte per un viaggio nel tempo: allacciate le cinture e non temete, non dubitate, non dubitate, non dubitate… non dubitate…

Perché dovreste comperarlo? I 10 Beppemotivi

1 – Perché Beppe è geniale.
2 – Perché Beppe scrive in italiano e quello vero.
3 – Perché Beppe continuerà a scrivere molto più volentieri se i suoi libri vendono.
4 – Perché Beppe vale e si attiene ai fatti senza troppi fronzoli.
5 – Perché Beppe conosce anche la storia, l’attualità, è un critico e un giornalista. Mica da tutti.
6 – Perché Beppe è cresciuto a pane e libri e per davvero.
7 – Perché Beppe ha messo un pezzo della sua anima in questo libro
8 – Perché questo libro ha rubato un pezzo d’anima a Beppe.
9 – Perché, se vi fidate, è un capolavoro di perfezione stilistica e di contenuto.
10 – Perché Beppe è un nostro amico, arriva Natale, e sono pochi Euro spesi bene (per una piacevole lettura e un po’ di sana cultura).

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IL MALE PEGGIORE – In libreria il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi

IL MALE PEGGIORE

In libreria il nuovo romanzo

di Giuseppe Iannozzi

Edizioni Il Foglio

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Chaplin aveva strappato Oona O’Neill dalle braccia di Salinger; e lui, Giacobbe, non era né l’uno né l’altro, ma Liliana si era portata via da lui […] In fondo Salgàri si era tolto di mezzo perché, per tutta la vita, era stato pure lui un mollaccione, uno che scriveva, uno che non guadagnava mai abbastanza nonostante sgobbasse da mane a sera; e che importava se aveva avuto dei figli da Ida Peruzzi, se questa era finita presto in manicomio. […] Ricordava con una certa nettezza quando, per l’ultima volta, l’aveva incontrato al Caffè Platti di Torino, in quel caffè che non c’è più e che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri. […]
Friedrich Willem Nietzsche aveva corteggiato Lou von Salomé e lei si era presa gioco del suo cuore e della sua genialità. E Nietzsche, con tutto il suo carico di dolore, nonostante l’intelligenza e l’acume spropositato, pian piano avevo ceduto alla pazzia per finire in un cazzo di manicomio a mangiare i suoi stessi escrementi.

Incipit

Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie.
Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi.
Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un’anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta.
Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo.
Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa.
Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci.
La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.

Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.

Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra.
Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza.
Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre.
Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male.
Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle.
L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era. [….]

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio
RINGRAZIAMENTI

Grazie a Nadia Fagiolo, che mi ha incoraggiato a scrivere questo romanzo, quando credevo d’aver detto tutto e di non aver più voglia di scrivere; grazie a Isabella Difronzo che mi legge da una vita, forse di più, in pratica dai miei oramai lontanissimi esordi; grazie a Cinzia Paltenghi, che mi legge praticamente da sempre; grazie a tanti e tanti nuovi lettori, che, nel corso degli anni, con i loro incoraggiamenti mi hanno spinto a scrivere, a migliorarmi, fornendomi non pochi utili consigli; grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo libro affinché fosse il più possibile vicino alla perfezione; grazie a chi ieri mi leggeva e oggi non più, manco fossi io un criminale; grazie a tanti e tanti nuovi amici che mi leggono, a volte in silenzio, altre no; grazie a Dario Arkel, che con la sua presenza mi ha stimolato a scrivere determinate storie; grazie a Valeria Chatterly Rosenkreuz, che con le sue opere, in più di una occasione, mi ha regalato un po’ di “fuoco sacro”; grazie a Sacha Naspinii, che, da quando pubblico con le EDIZIONI IL FOGLIO, si preoccupa dell’impaginazione e della grafica di copertina; e, ovviamente, grazie a Gordiano Lupi, attento editore e più che mai valido scrittore, che ha creduto in questo mio ennesimo lavoro che parla di scrittori, di grandi scrittori che hanno fatto la Storia della Letteratura e che dalla vita hanno ottenuto poco o nulla.
Grazie a quanti sino a oggi hanno creduto in me.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe - marzo 2017

Iannozzi Giuseppe: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).
Ha inoltre scritto introduzioni e critiche per diversi autori: Celeste Bruno, Kyara, Francesco De Nigris, Felice Muolo, Dario Arkel, etc. etc. Attualmente collabora con diverse testate online e non.
Da un anno a questa parte cura l’Ufficio Stampa delle Edizioni Il Foglio, Il Foglio editoriale.

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

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Amori, funerali e altre sciocchezze

Amori, funerali e altre sciocchezze

ANTOLOGIA VOL. 29

Iannozzi Giuseppe

funeral

Sulla cattiva strada

Te lo dissi al primo incontro,
“Non sono quel tipo d’uomo che si fa prendere in giro”
Te lo dissi chiaro, alzando l’indice al cielo,
che non avrei fatto il gioco delle tre carte
Te lo dissi in maniera spicciola,
vuotando le tasche, guardandoti in faccia,
“Ogni uomo ha un buon motivo per bere vino,
ogni disgraziato ha un motivo per non credere”

Il mondo è pieno di tassisti che girano in tondo
con una quarantacinque al posto del portafogli
A ogni angolo un pappone e un giudice armato
infrangono la legge perché non conoscono stelle
Questa città è piena di colpi accidentali,
di auto che sfrecciano veloci più dei proiettili
investendo il verde il rosso il giallo

L’Egitto è lontano e di Giuseppe è da tempo
che non si han notizie; ma le ragazzine,
vergini o no, battono le strade da mane a sera
in cerca d’un santo che le salvi o le condanni
E l’Ebreo errante inganna il tempo,
scrive libri sul Giudizio Universale,
brucia fiori e croci vicino ai semafori,
cerca di non farsi mancare niente d’importante
A chi per un momento inciampa sui suoi passi,
indica la cattiva strada senza pensarci su

Te lo dissi al primo incontro,
“Non sono quel tipo d’uomo che gira a vuoto”
Te lo dissi senza girarci in tondo
che non mangio pane azzimo con questo casino
Te lo dissi con puntualità e fermezza,
bevendo e fumando, invitandoti a tacere,
“Ogni uomo ha un buon motivo per sparare,
ogni figlio di buona donna pecca e ci prova”

Te lo dissi al primo e ultimo incontro,
“Con una carezza l’uomo lo fa fuori la strada”

I.

… talvolta la frenesia
di non voler più nulla scrivere
ché il bello e il brutto
persino dal vento commentati,
in maniera conveniente o no;
prende talvolta la noia
come dentro a un obitorio
tra cadaveri e ossa da segare.

II.

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

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La fede è possibile solo in un universo della contingenza – Recensione a “Credere. Dopo la filosofia del XX secolo” di Dario Antiseri

Credere. Dopo la filosofia del XX secolo

DARIO ANTISERI

La fede è possibile solo in un universo della contingenza

Iannozzi Giuseppe

Dario Antiseri - Credere. Dopo la filosofia del XX secolo - Armando

Credere è una questione di fede.
Affrontare Credere. Dopo la filosofia del XX secolo di Dario Antiseri è un compito difficile, al di là del fatto che il critico sia un uomo di fede o no. Dario Antiseri, per certi versi, fa sua l’idea di Norberto Bobbio che asserisce che l’uomo non può non essere religioso. Religioso perché ci sono domande a cui né la filosofia né la scienza possono (e sanno) rispondere in maniera esaustiva e convincente.

Darwin fece il punto sull’uomo, sulla sua origine nel suo celeberrimo L’origine della specie (24 novembre 1859). Presentando il suo lavoro, Darwin ebbe a dire: «Non vedo alcun buon motivo per cui le interpretazioni fornite in quest’opera possano urtare la sensibilità religiosa di qualcuno.»
Ciò nonostante, il teologo Charles Hodge, nel 1874, si scagliò contro Darwin; Hodge rimproverava a Darwin di negare l’esistenza di Dio, ma anche di aver definito gli esseri umani il risultato di un processo naturale. Per il teologo l’uomo rientra nella creazione voluta da Dio, punto e basta. Thomas Huxley, biologo e filosofo, scese in campo per difendere l’amico e collega Charles Darwin bersagliato dagli attacchi della chiesa anglicana e non solo: «Preferisco discendere da una scimmia che da un uomo di cultura che ha prostituito il sapere e l’eloquenza al servizio del pregiudizio e della falsità.» Parrebbe proprio che l’homo sapiens discenda dalla scimmia. Pur con questa certezza in pugno, rimane impossibile non domandarsi chi ha creato la scimmia, chi ha creato la materia da cui tutto si sarebbe originato. La teoria del Big Bang ci dice che l’universo è in continua espansione, poi, un giorno (non si sa quando) ci sarà il Big Crunch e l’universo tornerà a essere non più grande di un’arancia. Per molti scienziati la materia esisterebbe da sempre. A oggi, la scienza non è in grado di spiegare perché la materia esisterebbe da sempre, né è in grado di definire con esattezza il concetto di eternità.

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Ci fu un po’ di ingenuità

Ci fu un po’ di ingenuità

ANTOLOGIA VOL. 28

Iannozzi Giuseppe

Perso

Mi sono sempre sentito così
Fuori posto
La testa affogata nei sogni
e l’anima non so
Continuavano a ripetere
che sarebbe passato
Non gli ho creduto mai

Non gli ho creduto
Ero diverso, ero perso
Avevano ragione a tenermi
lontano
a colpi di fionda
Mi sono sempre sentito così
Costretto a fare i passi miei
da solo,
a non cavare un ragno dal buco mai

Un disastro completo
dovunque andassi
perché mi sentivo così
Avevano ragione a stringere
il nodo della vergogna intorno a me
Tutti quelli che conoscevo
hanno avuto la giusta sorte,
morte per impiccagione
all’albero della cuccagna

Adesso mi chiedo se ne sia valsa la pena
vivere così a lungo fuori dal puzzle
Posso dire che mi sono sentito sempre così
Fuori posto
con il blues a scarpe slacciate accanto a me

Avevano ragione a non darsi,
a non farsi carico del mio blues
perché mi sono sempre sentito così
Così perso nel blues
Nel blues

Dea di Vendetta

Uccidimi, uccidimi adesso
Non ho niente da perdere
Il sangue e la croce fra i tuoi seni
non fanno più paura
all’alma mia da tempo persa
negli abissi dove mai ombra viene

I morti risorgono
con su maschere
che fan ridere;
e i carabinieri giocano
gli occhi su tre bussolotti
senza star fermi mai

Non c’è che questa specie di sogno
che mi regge ancora in piedi;
per quale ragione non dovresti farmi fuori
adesso che ho tutto perso
e il nulla ha ripulito da cima a fondo
questa città infestata dal Peccato?

Uccidimi adesso, adesso
che le vene sono più pallide
di quel Cristo in croce
in solitaria compagnia
di tanti uguali a lui persi
nel tempo e nello spazio

Uccidimi adesso
Non era forse questo
che aspettavi da una vita intera,
mia Dea?

Era ieri

Al dolore ci accompagniamo
talvolta cercando compagnia
nel rosso d’una bottiglia,
altre ancora in quella
d’una combriccola
che da tempo i contatti ha perso
con quella scuola
dove tutti s’era compagni, banco
dopo banco, fianco a fianco, copiando
più per la felicità di sfidare il dolore
d’una rampogna
che per sentita necessità

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Bella ragazza dei miei vent’anni

Bella ragazza dei miei vent’anni

ANTOLOGIA VOL. 27

Iannozzi Giuseppe

blonde girl

Bella ragazza dei miei vent’anni

Nei miei occhi tristi vivo è il pianto
che il tempo non ha saputo consumare
Ancora a te io penso, bella ragazza
dei miei vent’anni, della giovinezza
tenera e sì tanto fragile di rose in fiore
Gli errori insieme li abbiamo segnati
Non sono però bastati a consegnarci
al presente belli com’eravamo ieri,
stupidi e innocenti, con la testa persa
fra nuvole di rivoluzioni

Sangue di colomba bagna il viso
Silenti lacrime dagli occhi ancora
per te, per te che ho amato tanto,
con la forte disperazione di credere
ogni giovane immortale per sempre
Ma così presto passano le stagioni,
appassiscono i fiori e nel cuore invece
crescono in fretta tanti e tanti dolori

Le tue prime calze a rete…
Il tuo primo sorriso di donna…
La tua felicità per un niente…
Quel tuo felice dire “si può fare…”
Nelle notti di solitudini tornano
e nella promessa che fu di ieri
fantasmi sono che fanno male
ogni volta un po’ di più…
I tuoi primi baci, i tuoi giochi…
Il mio amore che diceva a te
“amo te, amo soltanto te, solo te”

Ma così presto passano le stagioni
Gli errori insieme li abbiamo segnati
e non sono bastati, non sono bastati…

Bella bionda, ragazza felice

E’ così che è cominciato
Nei tuoi occhi
Nel tuo cielo azzurro
E’ così che sono stato amato
E’ così che ho amato

Nell’azzurro mi sono perso
felice d’incontrare fulmini e soli
Nel biondo della divinità
Oh, puoi credermi
quando prego perché non finisca
E’ così che ho cominciato a vivere

Caduto dal cielo,
sprofondato nell’azzurro
Caduto dalle grazie del padre,
sprofondato nel biondo tuo cuore
Raccolto
Sono stato raccolto
credendo di cadere,
di affondare per sempre

Per sempre
E’ stato scritto nel destino
prima di noi
Per sempre
nella profondità dei tuoi occhi
Per sempre
nella selvaggia bellezza del tuo biondo
E’ così che è stato scritto
Il destino non può sbagliare,
non questa volta

Da Rimbaud a Morrison
Da Manson a Warhol
Sulla strada lastricata di buone intenzioni
e su quella bagnata e piovosa di speranze
morte sul nascere
e per miracolo sbocciate a nuova vita
Ogni cosa è stata creata
perché noi ne prendessimo possesso

E’ così che è cominciato il mondo
Nel cielo dei tuoi occhi
Nel biondo della tua anima
Accanto a te appartengo al divino
Bella bionda, bella bionda, ragazza felice

E’ così che sei stata amata
E’ così che hai amato
Bella bionda, la divinità ti appartiene
Dal suo grembo sei stata creata
E’ così che tutto il bello è cominciato

E’ così che tutto il bello è cominciato
Oh, puoi credermi quando dico che è così
E’ così, è così che tutto il bello è cominciato

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Sembrava felicità, era invece triste gioia

Sembrava felicità, era invece triste gioia

ANTOLOGIA VOL. 26

Iannozzi Giuseppe

Cyrano and Roxanne

Donna mia, son Cyrano!

Donna mia, fresca rosa
di rossa passione,
a ben guardare son io
solamente un poeta, uno dei tanti
che la Corte della tua Bellezza infestano
Ogni dì sotto al tuo balcone
trovo assiepate bande di sbandati,
di cantanti stonati alle prime armi,
ma tutti di me più belli assai;
con occhio arcigno li guardo
e quelli non una piega:
chi rutta e chi sbadiglia,
manco s’accorgono di me
che al puzzo loro mi mischio
per incontrare,
col favore dell’alba,
il fresco tuo saluto
Spintonato,
gittato di peso
nelle pozzanghere e nel fango,
calpestato dalla calca,
le lodi di tutti quegli altri odo, mentr’io
– che il cor mio per te darei –
è già tanto quando riesco
a levar per un momento gli occhi
al cielo e incontrar così la luce
che è nei tuoi

Pesto, malconcio,
con le pupille di pianto gravide,
in una taverna cerco rifugio
e insieme agli avvinazzati canto,
canto un canto stonato
a volte empio, colmo di rabbia
più che di poesia; e tutto questo
perché t’amo, t’amo più di quanto
sia mai riuscito a farti capire

Che resta, cosa mai resta
a chi ama con sì tanta forza
e la voglia non se la può levare
se non nell’ebrietà d’un vinello da poco?
Oddio sì, ammetto d’aver di tanto in tanto
pizzicato il culetto a qualche chellerina
e d’aver fatto anche
due o tre ubriachi complimenti all’ostessa;
quando poi però s’è trattato d’andar al sodo,
per chissà quale strano caso del destino
sempre mi son ritrovato con le braghe calate
e il sedere gonfio di legnate

Ah, se sol natura m’avesse fatto bello!
E invece son cavaliere malfatto,
grande di cuore e di naso, abile
a metter le rime ai sentimenti,
coraggioso tanto assai con la fantasia,
ma quando s’accorgono le donzelle
di quanto lungo e duro è il naso mio,
tosto sbuffano, ed è così
che sempre mi vedo costretto
a ripiegar sulle meno belle
che di muliebre hanno un bel niente

Triste destino quello del Poeta
eletto tale dal ghigno popolare,
triste assai davvero! Non bello,
dotato di cuore e di naso,
alle belle non piaccio, Donna mia
Per questo a te mi confesso,
a te che di me mai nulla saprai
se non per interposta persona

Se sol potessi amare il naso mio
così come ami la mia poesia!
Ma nel sogno ho già sconfinato
d’una misura di troppo,
e allor taccio, taccio per non soffrire
più di quanto sia disposto il core
a sopportare

Rosso dolore

All’inverno resistono
Crescono
Di rosso si vestono
petalo dopo petalo
La morte sfidano

Là dove il nulla s’immagina
tenga suo quieto impero
è invece tutto un rossore
un poco appena screziato
di bianco
Sotto
il candore della neve,
dal gelo,
dalla frusta del vento
prese d’assalto,
piano i petali piegano
in commozione sul gambo,
sulle spine imperlate
Sul virgineo manto bianco

Dalla mano,
che gentile le avvicina,
si lasciano raccogliere
per calmare un dolore
profondo,
nell’anima a lungo
tenuto segreto;
e però pria che dal gambo
per sempre recise,
una lacrima di caldo sangue
le rose, le rose lo bevono
perché siano per sempre
nel ricordo
di chi le ha strappate
più rosse del rosso
Della vita

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Riflessione su IL MALE PEGGIORE, ultimo romanzo di Iannozzi Giuseppe

Riflessione su IL MALE PEGGIORE, ultimo romanzo di Iannozzi Giuseppe

“Si scrive per essere degli eroi o delle perfette nullità. Non c’è altro da sapere.”

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

Ringraziando di cuore Gabriella Gori che ha letto il mio ultimo lavoro, IL MALE PEGGIORE (EDIZIONI IL FOGLIO), questo mio commento per spiegare le ragioni dell’infelicità degli scrittori ai miei lettori, a quanti ancor oggi mi leggono.

Grazie di cuore, con affetto, a Tutte/i Voi che, giorno dopo giorno, mi seguite e mi leggete. Se continuo a scrivere, nonostante sia un ben duro lavoro che paga poco o niente, lo devo a Voi.

Vs. Giuseppe

Innanzitutto grazie infinite d’avermi letto. E felice, ovvio che sì, che il libro ti sia piaciuto. Ci ho lavorato, come si suol dire, di bulino, per cui credo di non aver lasciato una sola virgola al caso. Posso solo dire che non è facile scrivere bene, ci vuole tanto impegno e ogni giorno affinché non si perda la grammatica, e il talento anche, a patto che uno ce l’abbia di suo, perché questo non lo si può insegnare ad alcuno.
Certi passaggi sì, sono crudi, purtroppo tristi, drammatici, ma ho voluto raccontare la verità: si pensa – chissà perché poi! – che gli scrittori abbiano una vita felice e sempre condotta nell’agio, e invece così non è, come hai potuto ben leggere.
Scrivere, spesse volte, è anche una punizione che lo scrittore impone a se stesso. Scrittori pienamente felici? Non ne conosco. Creare significa soffrire, e gli scrittori devono creare quello che prima non c’era, devono dar vita e credibilità a delle storie; e per poterle scrivere devono attingere dal proprio vissuto, dalla propria cultura e, non da ultimo, dal loro bagaglio sentimentale, però senza eccedere altrimenti il rischio è che si possa dar la stura a un lavoro melenso o barocco.
Non hai torto, scrivere è difficile di per sé e lo è ancor di più quando si affrontano determinati argomenti, delicati. Ne “Il male peggiore” racconto di tanti scrittori, della loro vita e della condanna cui sono andati incontro, a volte in maniera consapevole, altre no. Scrittori suicidi, scrittori indebitati fino al collo, scrittori feriti e infelici fino al midollo dell’osso, scrittori malati, scrittori sconfitti, scrittori poveri in canna, scrittori tormentati, scrittori in cerca di una redenzione, etc. etc. Scrittori in cerca d’amore, d’un amore oltre la sua forma basica e stereotipata. Racconto i tanti tradimenti a cui gli scrittori sono andati incontro, ecco.
Sono certo che chi non scrive, che chi non nutre questa passione vive molto meglio. E però qualcuno deve pur scrivere e raccontare, anche se i lettori si assottigliano di giorno in giorno.

Un breve estratto:

Graziella l’aveva conosciuta per caso e subito l’aveva detta bella. Il suo errore fu quello di dirglielo subito senza né “se” né “ma”: «Graziella, sei bella». E lei aveva accettato il complimento gonfiando il petto.
La storia fra Giacobbe e Graziella durò il tempo che durò, poco. Graziella rimase insieme a Giacobbe finché le convenne, ovvero fino a quando le riuscì di strappargli dalle tasche il poco che aveva. Lui le faceva dono di poesie, ma soprattutto Graziella amava che le regalasse cose belle, costose, piccoli gioielli. Le poesie, quelle le cestinava senza pensarci su, ma questo Giacobbe non lo poteva immaginare. Ogni volta che le regalava un monile, sempre allegava una poesia scritta di suo pugno. Graziella accettava il dono, con occhi distratti leggeva la poesia, e lo ringraziava tacendo. Solo di rado gli lasciava un veloce bacio su una guancia.
La fine della relazione con Graziella fu un duro colpo, forse uno dei più duri che Giacobbe dovette sopportare.

[…]

«Lei scrive?»
«Una volta scrivevo. Come ha fatto a capirlo?»
«Il callo dello scrittore: ce l’ha ancora. È impresso sulle sue dita.»
«Ah! È un buon osservatore. Credo d’aver scritto parecchio, robaccia senza significato né per me né per gli altri.»
«E allora, perché ha scritto?»
«Per tornare a essere un uomo normale.»
«Poesia o prosa?»
«Quello che mi veniva. Fu tempo sprecato ma necessario, altrimenti non sarei mai tornato a essere un semplice anonimo.»

[…]

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

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E alla fine arrivò la Fine del Mondo

E alla fine arrivò la Fine del Mondo

ANTOLOGIA VOL. 25

Iannozzi Giuseppe

Risorgi grande

Il sorriso, il vostro sorriso
tenetelo per voi
Ho così tanto da fare
e sopra di me nubi,
meravigliose nuvole nere
mi invitano a lasciare a sé
il sole che se ne muore
Sotto il peso della luna alta
laghi e fiumi raccolgono riflessi
La caduta così vicina
La risalita così vicina

Non siete riusciti
a spegnere il fuoco nel bosco
Fuggono gli animali,
non gli uomini intrappolati
che mai stanchi gridano
“si danno perle ai porci, ai porci”
Non avete mai compreso
In lungo e in largo l’Errore Supremo
ha sbiadito il poco
ch’era rimasto in voi

Sotto il peso di nuvole meravigliose
uno a uno cadete in ginocchio,
ma in bocca la solita frase nota
che stona

Che storia, l’avreste mai detto?
Il ragazzino che fingeva stupidità
ha imparato l’uso della fionda,
ai suoi piedi ammira la strage
di nani e giganti, di talenti e santi
Che storia, l’avreste mai detto?

Raccogliete la Cultura in briciole
che a torto vi siete intascata
e pregate, pregate forte:
Re e Dèi tengono alla loro quiete,
tengono l’orecchio duro
Raccogliete ora la cenere
che i vostri compagni han lasciato
in memoria di sé, e attendete,
attendete la Fine

E’ così facile risorgere
quando tutti quelli che conoscevi
stonano nel vento prima d’esser niente
E’ così facile, l’avreste mai detto?

Inviti al suicidio

Un giorno butta bene,
quello appresso male
La domenica la gente scivola in chiesa
con una scusa e due soldi di elemosina

Se mi lasci così non vale,
non vale
Un giorno continui a passare
davanti agli inviti al suicidio,
il giorno dopo ti senti un fallito
e vorresti il mondo finito
Il glicine non porta
fiori tutto l’anno, certo che no
Le geishe camminano piano
per via dei piedi piccini,
ma piangono in silenzio,
di nascosto dagli amanti
Non c’è mai niente
che si possa dire perfetto

A volte lo capisci da te
che si cade come corpi morti
A volte lo intuisci
che la carta è bianca o nera in sorte,
che non c’è
una via di mezzo da percorrere
A volte lasci semplicemente
che le cose accadano

Se mi lasci perché non credi
Se mi lasci così,
con lo stomaco sottosopra
Marilyn Monroe
quel giorno si addormentò per sempre
E’ ancora così bella,
così bella che stordisce l’anima
Lo pensi anche tu?

Se mi lasci così non vale
Se mi lasci così su due piedi
Basta così poco,
così poco per addormentarsi!

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Spogliati di tutti i pettegolezzi – con tre poesie inedite

Spogliati di tutti i pettegolezzi

ANTOLOGIA VOL. 24

Iannozzi Giuseppe

Valentine by Chatterly

Valentine è un Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Che bel sorriso che c’hai
(inedita)

Che bel sorriso che c’hai,
che bel visino che fai
E io sempre qui a far la parte,
la solita che ben conosci,
quella del cretino con il sorriso,
del poeta che alla bell’e meglio
risuola scarpe
per i poveri di spirito
– semi sparsi per il mondo,
affidati al vento,
o forse solo prigionieri d’un canovaccio
che manco il gobbo ricorda bene

La tua bellezza
(inedita)

Non parlare
Taci
Ho le scarpe rotte,
e le stringhe in mano
e non sono un poeta;
ma il peggio è
che per tutto questo
non c’è un perché,
in ogni caso non uno
che si possa spiegare
con semplicità

Non parlare
Taci
Sono un randagio
E non mangio
da un sacco di tempo,
e dormo sempre poco
impegnato come sono
a guardarmi le spalle
nel cuore delle mie notti
senza mai un cane accanto

Non parlare,
fammi l’amore invece
Fammi vedere
la semplice bellezza
d’una donna nuda

Non calpestiamo i sogni
(inedita)

Non calpestiamo i sogni,
d’altro canto ognuno di noi
ha fragilità da coltivare

Non calpestiamo i sogni
Fuori, come sempre, piove
e non si vedono in cielo le stelle
Ma domani, forse, sul ciglio
della strada un fiore sboccerà

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Dario Antiseri – Credere. Dopo la filosofia del XX secolo – Armando Editore

Credere. Dopo la filosofia del XX secolo

DARIO ANTISERI

Armando Editore

Dario Antiseri - Credere. Dopo la filosofia del XX secolo - Armando

Questo libro nasce dall’intento dell’Autore di fissare idee oggetto di non poche discussioni dedicate ai temi di filosofia della religione e ai rapporti tra ragione scientifica e filosofica e fede religiosa.
Un lavoro concepito come una specie di lettera agli amici in cui da una parte tornare sull’idea che la fede è possibile solo in un universo della contingenza e dall’altra dimostrare le difficoltà non evitabili della scelta atea.

Dario Antiseri ha insegnato discipline filosofiche presso le Università: Roma, La Sapienza, Siena, Padova e la LUISS di Roma.

Credere. Dopo la filosofia del XX secoloDARIO ANTISERIArmando Editore – Collana: Temi del nostro tempo – Pagine 148 – Prezzo 15 euro – Uscita in libreria: 18 gennaio

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Non ricordi più niente

Non ricordi più niente

ANTOLOGIA VOL. 23

Iannozzi Giuseppe

Bloody Rose by Chatterly

Bloody Rose è opera originale di Chatterly

Quando non ricordi più

Quando non ricordi più la voce
Quando non ricordi più il volto
Quando non confondi più
il nome di lei
con quello della luna,
significa soltanto che sei fuori,
fuori dal casino

Fuori, dopo la pioggia,
sotto il sole
sbocciano giovani fiori
e subito muoiono
in sorrisi sghembi

Anche tu, anche tu di me
non ricordi più un bel niente,
perché, giorno e notte, il tempo
fa fuori ogni cosa e non ne sana una
E non ne salva una

Perché, sempre, il silenzio
fa fuori ogni cosa e non ne salva una

Bambole

Chaplin ti faceva piangere
Ricordi la neve che cadeva?
Non ne volevi che sapere
di tornare alle bambole decapitate
C’era nei tuoi occhi una luce bella
ma diversa da pupilla a pupilla
Scherzavi e ci credevi
che un giorno saresti arrivata
là dove nessuna è andata mai
Eri una bambina con tante idee
e le unghie lunghe per graffiare

Conservo ancora le bambole
Come allora piangono sangue
e io davvero non le so calmare
Ho idea che ti scriverò una lettera
per sapere di te, se l’hai poi incontrato
quell’uomo favoloso che amavi
Domani però, adesso esco
a spalare la neve davanti casa

La tua lavagna

Sei sempre stata la prima
e l’ultima della classe
Ero così innamorato di te
che non capivo mai perché
il gesso sulla lavagna
urlava, quasi impartissi
mortal ferita
Ero così incosciente
I tuoi occhi nocciola
allegri eppur in procinto
di lasciar libere due lacrime;
quel tuo modo di nascondere
le mani in grembo, pareva pregassi;
e i quaderni, sparsi sul banco,
a righe e a quadretti, e i ghirigori
della tua scrittura a me preclusa
Sei sempre stata in cima
a tutti i pensieri miei di bambino
Sei sempre l’ultima che dimentico
prima di cadere nell’oblio del sonno
ormai stanco di suonare le note
dei ricordi

Se mi vieni in sogno
ti vedo in punta di piedi
Vesti un sorriso birichino
e una luce strana negli occhi
Se mi vieni a cercare
nell’oblio del sonno
sei sempre come allora,
impossibile: eppur t’amo
come non si potrebbe di più

Per questo, per tutto questo
all’alba mi faccio muto
e segno sulla lavagna
un’altra urlante ferita

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