Vecchie nuove idee – poesie di Iannozzi Giuseppe

Vecchie nuove idee

Iannozzi Giuseppe

Alberto Moravia

Noia del morire

ricordando Alberto Moravia

Tutte le colpe della vita, tutte più una
La pistola e il desiderio al sangue uguali

E Parigi, Parigi in festa, così disonesta,
feroce di ombre e saffici distratti diletti
tra fasci e cesàree smanie comuniste
impossibili, impossibili da tagliare
sotto il volo d’una bianca colomba
mai libera di morir come gli conviene
ché d’un cielo di piombo prigioniera

Il proiettile e l’idea nel sangue uguali
Lino Seminara, tutta la colpa e la vita

Festa di jazz

ricordando Marco Pantani

Solo ti posso portare con me,
tra i fumi del jazz, tra note di sax,
tra la gioia della nostalgia
con una poesia lontana lontana,
perché Odisseo
non ce l’ha ancora una casa
né un cieco che lo racconti
al mondo con voce di tabacco

Pantani morto da solo
Dicono una brutta storia
di alcol e di droga, chi lo sa!
Tirava però bene in salita
Tirava la solitudine e la vita
per la coda,
ma del diavolo è dei gatti la coda,
è di fuoco che ti accende
… che ti schianta

E tu che a questa festa m’inviti
non osi ballare l’amore,
neanche osi pestarmi
il piede malato

…quando le donne alzeranno le gonne
perché si possa noi uomini arrossire
senza esser visti, senza doverci
vergognare dei passi dell’amore?

Così avrei adesso bisogno
d’una notte di cronaca nera,
e del tuo sorriso di rosa sbocciata,
o d’un’idea che si faccia
vera di fronte alla mia faccia
O forse d’un coma instabile
come le mie gambe a ritmo di jazz

Per questa festa, per questa festa
ho le spalle che mi cadono ai piedi
Mi muovo in stanchezza
per un altro po’ di jazz
che metti l’accento tutto
tutto sulla “a”, sulla “a”, questo jazz
Per questo jazz, per questo sesso di jazz
tra le scale in bianco e nero del piano-
forte, del piano-forte, del piano piano
Del forte forte, del forte forte piano

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo sette – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. VII

Prima di Natale, io e Carla ci spingemmo dentro a una libreria. Non sono mai stato un gran lettore, anzi si può dire che non abbia mai letto, tranne nel caso si possano considerare libri quelli scritti da George Simenon. Letteratura e paroloni non sono mai stai nel mio portafogli, per così dire. Simenon l’ho però letto, con un occhio aperto e l’altro chiuso, incuriosito, forse desideroso anche di capire la filosofia burbera del commissario Maigret sempre cacciato nella miseria del mondo piccolo borghese.
Carla si guardava attorno, fingendo distrazione.
Cercava un libro o qualcuno?
Ieri non m’interessava.
Oggi sì.
Ma ieri non prestavo attenzione a simili particolari.
“Non ti piacciono i libri?”
“No”, le risposi secco.
Carla rimase in silenzio, continuando a guardarsi attorno.
Era distratta, come può esserlo una donna che mira a qualcosa di ben preciso.
Era stata di Carla l’idea di entrare in libreria.
Attaccata al mio braccio mi spinse dentro.
“Questi sono di sinistra!”, disse.
“Chi legge libri è sempre di sinistra”, le feci notare.
Carla finse di non aver sentito. Ma dopo neanche un minuto, a bruciapelo, sparò la sua: “Chi non legge invece è un solitario e un tiranno.”

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Vivere in balia di Diana – Poesie d’amore per Diana Curri

Vivere in balia di Diana

Iannozzi Giuseppe

Diana Curri

Diana Curri

C’erano solitudini

Punta adesso gli occhi su di me,
e dimmi che cosa vedi oltre questa notte
Dimmi se la fantasia ti fa volare nella realtà

Si sono incontrate le nostre storie,
hanno sposato dei gabbiani il volo
sfidando dei cieli le tempeste
In schegge di cristallo sono caduti
i Giuda che tenevano ieri in piedi i palazzi,
così è adesso il tuo volto colto in pieno dalla luce
Manca solo un dettaglio alla bellezza,
la sacralità della tua nudità scoperta delle lenzuola

Punta adesso i tuoi dentro ai miei,
e dimmi, dimmi con una parola di semplicità
se riconosci fascinazione e affinità

Non hanno creduto nell’amore
quelli che oggi sono caduti e mendicano una parola
che gli restituisca l’illusione di essere vivi
Non hanno creduto e per questo le tempeste
li hanno scagliati nel pozzo delle Mille Solitudini

Guardami adesso con il tuo nudo sguardo,
e con una parola di semplicità sconvolgimi,
portami a cavalcare la religione proibita,
il sacro corpo della tua anima di rosso velluto

Guardami adesso e spezza dell’eternità i confini,
e lascia che per te celebri la messa dell’amore
perché sorride il tuo sorriso sul mio
Perché niente ci è adesso proibito

Adorare Te

Adorar te non è abbastanza,
non lo è mai per me
ché la tua risata sì fresca
il cuore m’allaga,
nella freschezza tua m’annega
e non mi nega.

E se nell’intorno adesso
gl’occhi tuoi lasci navigare,
se bene guardi a fondo
fra gli scogli di là
e le spumose alte onde,
sul confine dell’orizzonte,
simile a un gabbiano,
scoprirai che l’ombra mia
fra Venere e il Sole gioca
per benedire Te.

La tua bocca baciar ora,
il sapor buono tuo di donna
dentro all’anima mia riversarlo;
e del mondo intorno
ogni cosa dimenticare,
ogni cosa eccetto Te.

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo sei – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. VI

Il cielo su Torino continua a essere un negro sudario. Nuvole su nuvole annunciano un’imminente tempesta.
Fermo la Renault Laguna al distributore di benzina.
Mi guardo d’attorno, mentre un vecchio sdentato mi fa il pieno. Gli edifici si ergono alti, addossati l’uno all’altro. Le persone sono grigie come i palazzi. Sembra di essere in mezzo a un labirinto di loculi su loculi. Ombre lunghe si proiettano sull’asfalto, mentre un vento impietoso solleva mulinelli di cartacce e polvere. Una città così ti uccide prima nello spirito, poi nel corpo.
Bussa al finestrino con il pugno nodoso, in maniera piuttosto maldestra. Mio malgrado ho un sobbalzo.
Tiro giù il finestrino della Renault e metto i soldi in mano al benzinaio che mi squadra con occhi da jinn.
“Capo, una sigaretta!”
Lo fisso giusto un istante.
“Non fumo, non più”, tossisco.
Lui non sembra convinto. Con l’indice indica sopra il cruscotto della mia auto un pacchetto di Camel. Sarà lì da una vita. E’ ancora intonso.
Apro il pacchetto, tiro fuori un paio di sigarette e gliele passo, poi, ne tiro fuori una per me: al punto cui sono arrivato, con due piedi più di là che di qua, non sarà il fumare a farmi secco.
“Non ho da accedere”, dico.
Il vecchio benzinaio tira fuori un accendino a buon mercato.
“Non si potrebbe fumare, non qui. Ma prima o poi ci finiamo tutti in mezzo a una tragedia non prevista”, fa lui scoppiando a ridere di gusto.
Si mette la Camel fra le labbra, l’accende e mi passa l’accendino: “Tienilo, capo! Ti sarà utile.”
Non replico. Ringrazio con un cenno della testa e accendo la sigaretta.
Il fumo mi brucia subito i polmoni. Mi lacrimano gli occhi.
Saluto con un vago cenno della mano il benzinaio, curvo, nodoso e bianco: per certi versi assomiglia a quel poeta, a Ungaretti, che non si è mai ben capito se fosse fascista o un fiume in piena!

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Per l’amore e la passione – Poema in 7 quadri per Diana Curri

Per l’amore e la passione

Poema in 7 quadri per Diana Curri

Iannozzi Giuseppe

Diana Curri

Diana Curri

Con infinito amore a Diana Curri,
unica donna che abbia mai compreso
la bellezza di essere per essere in due

I.

Ma se per lunghe e oscure valli
il piè mio scalzo ha calcato
sempre viete Fiere incontrando,
di colpo s’è arrestato il passo,
non per sbadataggine o timore;
vuoto d’ogni speranza oramai,
come chi solo per secoli
occhi bassi i libri ha studiato
per capire chi cosa e perché,
per immensa improvvisa luce
gl’occhi miei tosto al core
han comandato delle vili ombre
di spogliarsi.

Saltando un battito di tempo
e un altro in petto il core,
alto il Sole svegliava me
per mostrare all’uomo Lei,
il largo muliebre suo sorriso
mentre un tepido gentil vento
le bionde sue ciocche carezzava
non risparmiando le spalle belle
più del vergine latte bianche.

Subito han così taciuto in cielo
angeli e dèi, e del Creato tutto
le più nobili alate creature;
mai sì angelicata delizia vidi
e in ginocchio di fronte a Lei
cadea io muto, d’amor tremante,
incredulo quasi che la fronte mia,
dopo immani corse e vani affanni,
fosse stata infine baciata
da quella timida celeste fortuna,
che neanche un Dio vero o no,
nei cieli da lui medesimo creati,
avrebbe mai osato per sé di pensare.

II.

La osservava io rapito e istupidito:
se tante le parole che dall’età bambina
la lingua mia la ferirono e la tagliarono
per versar sui magri miei versi altri versi,
or la gola m’era arsa, incapace di dire,
di descrivere quel ch’io vedea.
Illusione? Non aveva dunque ragione
il sommo Bardo che sol ieri cantava
che di più sono le cose in cielo,
ché in Terra, per chissà quale miracolo,
avea io scoperto bellezza senza pari,
bellezza sì pura da far impallidire
di gelosia Sole e Luna al loro incontro.

Non v’era per me dubbio alcuno
che il sentimento mio sì a lungo
nel petto conchiuso, tendeva ora
a esplodere anche se esplodere,
come, non l’aveva intuito ancora.
Banale alla fine sol la lingua seppe
dimandare alla Bella quale il suo nome;
e con un pigolio appena rispose Lei.
Il nome suo di Dea senza pari,
nel cavo della bocca
ben bene lo impastai,
in punta di lingua lo feci rotolare
gustando consonanti e vocali;
e più l’amato nome ripetea io
più forte dentro al petto
il foco l’alma mi bruciava,
presto per Lei sciogliendomi
in indicibile tenerezza.

“Diana, Diana, Diana…” sol dicea.
Dir non so che abbia di me Lei pensato,
ma la malia da Lei a me inferta
troppo forte era perché potessi così,
da un momento all’altro,
con un fil di ragione compensarla.

“Qui et ora veggio realtà o fantasia?”
Ma subito che proferii m’accorsi
d’aver dall’inizio tutto sbagliato,
ché una simil domanda, stupida davvero,
ben era al di sotto della regalità
cui era io sottoposto. Ciononostante
non volle Ella, per troppa bontà d’animo,
dar peso alla stupida mia retorica.

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Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964) – Traduzione di Gordiano Lupi – Download gratuito

Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964)

Traduzione di Gordiano Lupi

Gordiano Lupi ci fa un grande regalo: la traduzione della silloge di Nicolás Guillén, Tengo (Ho – 1964).

Scaricate l’ebook in formato pdf. Vi costa zero. E leggete, leggete Nicolás Guillén, la sua grande poesia, nella sempre ottima traduzione di Gordiano Lupi.

Nota introduttiva al testo

Tengo (Ho) raccoglie fondamentalmente la produzione di Guillén a partire dal trionfo della Rivoluzione contro la dittatura instaurata da Batista, il primo gennaio del 1959, anche se include composizioni anteriori. Fu pubblicato nel 1964 dalla Casa Editrice dell’Università Centrale di Las Villas, a spese del poeta Samuel Feijóo, con un prologo di José Antonio Portuondo. La stupenda esperienza di un popolo in rivoluzione scorre in tutta la sua intensità in queste poesie. La circostanza immediata, non ci sono dubbi, predomina nella maggior parte delle composizioni di Tengo (Ho), ma non rinuncia mai a un genuino linguaggio poetico. Tutto il drammatico processo del popolo cubano, la sua lotta eroica in difesa della sua indipendenza e dignità, è contenuto in questo libro, ma non mancano le impressioni su altri paesi visitati in questo periodo, così come alcuni versi scritti in occasioni anteriori.
In definitiva possiamo affermare che in Tengo (Ho) si trova la risonanza poetica dei primi anni tumultuosi e fecondi della Rivoluzione Cubana, con tutta la grandezza della sua portata storica.

Ángel Augier

Nicolas Guillén

Nicolas Guillén

download gratuito ebook Tengo di Nicolás Guillén in formato pdf

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Per Diana l’amor mio – Poesie d’amore per Diana Curri

Per Diana l’amor mio

Iannozzi Giuseppe

Diana Curri

Diana Curri

Con infinito amore a Diana Curri
che il cuore dal petto
con profonda gentilezza
me l’ha rubato

DONNA

Felicità un uragano
che le anime avvolge
senza far male,
senza strappar
dalla vita la vita

Felicità una possibilità
fra un uomo e una donna
che quel che hanno amano
e non la furente chimera,
la tentazione balorda
fra le pagine gialle
d’un bestiario conchiusa

Scelti ci ha il miracolo,
insieme, in due originato;
ma più forte forse la malia
nello sguardo tuo nocciola,
Donna

DIANA

C’è chi da solo se ne sta
per vocazione o destino:
quasi di niente si stupisce,
della fantasia, di Guccini,
d’una storia d’amore raccontata
– su due piedi forse inventata –
sul far d’un gaio tramonto
per esser poi presto dimenticata
fra generosi bicchieri di vino
e fumose risate giù in osteria

Ma di rosso si tinge l’alba
sui comignoli di Bologna
là dove tu come fata stai,
al mattino svegliandoti
coi sogni dentro agli occhi
ancor ben incollati, Diana

Sempre dopo il caffè di rito
al volo t’illumina il volto
un rossore prima d’andar
al novo giorno incontro

Sempre il rossor tuo d’amore
Bologna la scopre e la colora

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In un fulmine a ciel sereno – Antologico – Poesie di Iannozzi Giuseppe

In un fulmine a ciel sereno

Antologico

Iannozzi Giuseppe

colombi in amore

Amor di libertà

Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù

Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
E’ perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su

Senza mai, senza mai pensarci su

Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che nel cuore porta
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà

E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà

Senza mai, senza mai pensarci su

Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su

Incidente in Paradiso

Cercando tenerezza
venne presto tristezza
profonda uguale a violenza
Quale, quale vergogna
a chi resta, e che del pianto
solo avanza? Cristo!,
no che non c’è pentimento
perché ti ho amato
profondamente oltre quel cielo
che spreme lacrime e fortune
Perché ti ho amato con dolcezza
sfidando del destino i mari e i flutti,
cercando sempre d’esser più forte
d’ogni contrario vento
Di questo incidente in Paradiso

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Bukowski, racconta! a soli 7 Euro (Il Foglio letterario – a cura di Iannozzi Giuseppe) – richiedilo al curatore – numero limitato di copie autografate – comunicato stampa

Bukowski, racconta!

a soli 7 Euro – richiedilo al curatore

numero limitato di copie autografate

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Il 16 agosto si celebra la nascita di Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920), si celebra il cantore dell’altra America.

Per omaggiare la sua memoria e grandezza, Bukowski, racconta! (a cura di Iannozzi Giuseppe Il Foglio letterario), per un numero limitato di copie autografate, potrete acquistarlo dal sottoscritto a metà prezzo, vale a dire a 7 Euro contro i 14 Euro del prezzo di copertina.

Per ricevere Bukowski, racconta! a soli 7 Euro contattare il curatore Iannozzi Giuseppe: giuseppe.iannozzi[at]gmail.com

Dati per il pagamento:

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Intesa Sanpaolo Sanpaolo – Filiale 16 Corso Orbassano 138 – 10137 Torino
Causale: libro Bukowski, raccconta!

Scheda editoriale:

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Un naso importante per Gloria (apocrifo bukowskiano) – traduzione di Iannozzi Giuseppe – Acquista «Bukowski, racconta!»

Un naso importante per Gloria

Apocrifo bukowskiano

traduzione di Iannozzi Giuseppe

Gloria

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 – anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire – con la schiena curva su una scrivania – per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride.

Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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«Bukowski, racconta!»

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini (Youcanprint) – La semplice voce di un uomo libero – recensione di Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini

La semplice voce di un uomo libero

Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberin

Mi sgridi i piedi è l’ultima silloge di Luca Gamberini per Youcanprint.
Luca Gamberini non guarda a Virgilio, Catullo, Omero, Ovidio, Orazio, Saffo: i suoi riferimenti sono altri, molto più immediati e popolari ma non per questo meno validi.
Mi sgridi i piedi canta la libertà libera da regole e costrizioni, canta il vivere quotidiano con i suoi drammi, piccoli o grandi che siano. La poesia di Gamberini, in versi liberi, non s’aggroviglia, non si mangia la coda né si perde dietro all’Ouroboros.
Per il poeta è più importante e fondamentale essere vagabondo, secondo quella declinazione che dettarono negli anni Settanta Alberto Salerno e Damiano Dattoli attraverso una canzone, “Io vagabondo”, canzone portata al successo dalla band dei Nomadi e che ancor oggi è inno mai passato di moda. Gamberini poeta riconosce i suoi propri limiti, non pretende di essere un novello Walt Whitman pur ricalcandone – in maniera consapevole o no – i passi.

In Mi sgridi i piedi il poeta canta l’amore, il vivere quotidiano e non da ultimo un Ego molto umile – mai inflazionato o enfiato a favore della stupidità borghese -, senza nascondere né a sé né ai suoi lettori che è il poeta prigioniero di un sogno, di una realtà che non poche volte sfocia e si ritrova immersa nel mare magnum di un idealismo arcadico.

Per voce di Prospero, il Sommo Bardo ci rassicurava o quasi: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». E’ fuor di dubbio che Luca Gamberini conferisce anima e corpo ai suoi sogni, e poco davvero importa che siano questi (soltanto) su carta. Gamberini ama e ama forte, non si nasconde dunque dietro a delle false ombre e nemmeno si rifugia nella bieca intimità di certe maschere di comodo: sa di essere un sognatore e che mai niente cambierà la sua natura, anche se per questo non gli saranno risparmiate ambasce e delusioni.

Luca Gamberini

Luca Gamberini

“Il vento non poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ non le avrebbe mai fatte respirare a me. […] Il fuoco, forse, poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ lui ha bruciato tutto il tempo passato ad aspettare te.”: in questi semplici versi il cantore esplica appieno quella che è la sua naturale condizione di uomo prigioniero di uno spietato solipsismo, filosofia di vita che il poeta suggella in ogni sua lirica, perché la personalissima realtà di Gamberini può risolversi e compiersi soltanto nel pensiero poetico.

Luca Gamberini è un irriducibile sognatore, ma, a ben vedere, la poesia la crea chi sa sognare e non rinuncia al sogno né a quel sognare che fa dei poeti una sorta di bambini, cresciuti sì ma a modo loro.

Perché leggere Mi sgridi i piedi? Perché, in un panorama poetico perlopiù assente, Luca Gamberini è una voce genuina, sposata alla semplice eppur significativa bellezza di Paolo Conte, Sergio Endrigo, Fred Buscaglione.

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Disponibile in formato cartaceo:

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E come ebook:

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Mi sgridi i piediLuca GamberiniYoucanprint – prima edizione: 2016 – pagine: 66 – ISBN: 9788892607033 – Prezzo: 10 Euro

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«Bukowski, racconta!» l’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore – recensione di Luigi Milani

«Bukowski, racconta!»

L’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore

recensione di Luigi Milani  Fonte: GraphoMania

In sintesi

In “Bukowski, racconta!” Giuseppe Iannozzi raccoglie alcuni lavori bukowskiani ritenuti apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Era solo questione di tempo: sapevo che prima o poi avrei trovato associati i nomi di Charles Bukowski e di Giuseppe Iannozzi. Entrambi poeti e scrittori, ribelli e refrattari alle regole dell’establishment. Proprio così: leggendo le poesie graffianti e talvolta spudorate di Iannozzi mi sono trovato ad accostarle spesso a quelle dell’ex factotum Bukowski.

Ma chi era Bukowski? Un alcolizzato disperato, un “vecchio sporcaccione”, un cialtrone imbrattacarte come tuttora alcuni irriducibili detrattori tuonano, o un grande narratore al livello di Hemingway e Jack London?

Bukowski sfuggiva alle facili definizioni, alle etichette appiccicate da critici benpensanti ed editori incapaci di leggere oltre la lettera delle parole scabre battute caparbiamente a macchina dall’autore. Nel raccontare fedelmente le vite al margine di tanti disadattati e derelitti, l’autore ha rappresentato l’altra faccia dell’America, il rovescio della medaglia del sogno americano. L’esito perverso di un modello di società che produce mostri: alienazione, povertà… pazzia.

Così non possiamo non accogliere con il dovuto entusiasmo Bukowski, racconta! Dopo anni di riedizioni e rimasticature del vasto corpus letterario del sempre verde autore originario di Andernach, il volume curato da Giuseppe Iannozzi rappresenta una piacevolissima, inaspettata novità.

Vi si trova raccolto materiale molto interessante, non altrimenti reperibile: da una (im)probabile intervista rilasciata a Ferlinghetti a un’accurata selezione di racconti perlopiù brevi, seguita da un accorto campionario di poesie ben rappresentative del talento bukowskiano.

A proposito dei racconti, è difficile dire quali siano attribuibili con sicurezza a Henry Chinaski – alter ego di Bukowski – e quali invece siano apocrifi. Ma in fondo anche questo aspetto passa in secondo piano, dal momento che per stile e contenuto suonano bukowskiani a tutti gli effetti.

Chiude il volume una funzionale antologia critica, utile soprattutto a chi si accosta per la prima volta all’opera di Charles Bukowski.

Concludo plaudendo alla veste grafica del libro, gradevole e curata, come costume del resto per i titoli editi da Il Foglio Letterario.

Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi – VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA – si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi

VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA

si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

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Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

http://www.donneingamba.com/2016/06/21/bukowski-racconta/

DONNEINGAMBA

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Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!

Iannozzi Giuseppe risponde

intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).
Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.

Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.

Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?

Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto – o forse non vuole rendersi conto – che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.

Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.

Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.

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I libri de Il Foglio Letterario per la Notte Bianca a Follonica. oggi 26 agosto, ore 16 – 24

OGGI 26 AGOSTO, ORE 16 – 24 (e anche dopo) tutti i libri de Il Foglio Letterario (Gordiano Lupi) per la NOTTE BIANCA a FOLLONICA.

Stand con tutti i libri

de IL FOGLIO LETTERARIO

E’ questa un’ottima occasione per scoprire, acquistare e leggere tanti tantissimi libri di ottima qualità e sostanza.

Tutti i libri in catalogo (http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo.htm) li potrete trovare presso lo stand de Il Foglio Letterario, Notte Bianca a Follonica.

Va da sé che potrete trovare anche “Bukowski, racconta!” (a cura di Iannozzi Giuseppehttp://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Narrativa_Bukowski.htm)

Partecipate numerosi, fate in modo di accaparrarvi un po’ di sana e buona cultura ad un prezzo davvero popolare. E diffondete quanto più possibile la notizia su social network e quant’altro.

Grazie a Tutte/i.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – scheda editoriale

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

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Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
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Pagine: 190
Lingua: Italiano
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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo cinque – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. V

Riprendere i sensi è quasi sempre un’evenienza traumatica, una delle peggiori.
“Mosè e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne alzò il bastone e percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue”.
Salgari leggeva dalla Bibbia un passaggio dell’Esodo.
“Sai che cosa significa?”
“Ho mal di testa”, gli faccio notare.
“Te lo dico io allora: il sangue era quello dei neonati, dei bambini, degli ebrei gettati nelle acque.”
O la va o la spacca. Estraggo il ferro sin tanto che Salgari tiene la testa all’ammollo nelle sue stronzate.
“Parla!”, gli grido contro con tutta la rabbia che ho in corpo. “Sono stufo di sentire le tue stronzate.”
Salgari non fa una piega. Non è per niente spaventato.
“Sei un uomo morto, lo sai.”
“E tu verrai all’inferno con me se non mi dici subito quello che voglio sapere.”
“Non hai più niente da perdere”, sospira Salgari divertito. “Nella condizione in cui ti trovi, per te vita e morte non hanno più alcuna importanza”, osserva con bilanciato cinismo.
Faccio partire un colpo.
La Bibbia che Salgari tiene in mano salta in aria sfogliandosi.
“Non scherzo io.”

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo quattro – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. IV

Carla Millosevich faceva la vita, la dava via lungo le coste del parco della Pellerina. Era una di quelle che attirava i clienti con un semplice sguardo. Non indossava niente di appariscente, non si vestiva come una battona. Era sicura di sé, di quello che poteva dare e fare con un uomo una volta finito nella trappola delle sue gambe. La beccarono nel corso di una retata, una delle tante. Quando andai a trovare lei e le sue amiche in cella, le altre bestemmiavano e inveivano come fiere, Carla invece se ne stava in un angolo, seduta e in silenzio, con le gambe incrociate fasciate dai jeans. Sembrava che non le interessasse. Non degnava nessuno d’uno sguardo. Sul suo volto da sfinge non era possibile cogliere alcun segno di pentimento o paura. Era forse la sola che non ce l’aveva un pappone che avrebbe mosso mari e monti per tirarla fuori da lì. In qualche modo le sue compagne sarebbero uscite, e come da copione sarebbero poi state massacrate di botte dai loro pappa e subito rimesse sulla strada. Carla invece non ce l’aveva un protettore. Le altre ragazze facevano finta di non conoscerla. Era una di loro ma era diversa, troppo.

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