Leggere può fare male alla salute

Leggere può fare male alla salute

di Iannozzi Giuseppe

libri

Quest’anno non mi sono interessato al Salone del Libro di Torino, quella che dovrebbe essere una delle più grandi manifestazioni editoriali europee. Il perché è presto detto: ogni anno è la solita solfa, tanti stand e pochi libri che interessano un lettore forte quale sono io. Non vedo la necessità di perdere il mio tempo prezioso fra stand che mi propongono libri che posso trovare facilmente in libreria o nelle librerie online. Spazio per la piccola editoria e quella media non ce n’è, ci sono i grandi editori che, in ogni caso, rifilano al pubblico i titoli più commerciali, quelli che vanno bene per una stagione e subito vengono dimenticati perché di valore letterario uguale allo zero assoluto.
Per quale assurdo motivo avrei dovuto affogarmi nella folla del Salone del Libro? Forse per ammirare le giovani standiste o per sentire le solite sparate di certi personaggi che da anni hanno messo radici nel Salone? Credo davvero non ne valga la pena. Obietterete che qualche piccolo editore, nonostante tutto, era presente con il suo piccolo stand. Questo è vero. Ahinoi però i piccoli editori non se li fila nessuno e non perché non abbiano in catalogo dei buoni titoli, ma per il fatto che l’organizzazione del Salone li nasconde, li ghettizza in uno spazio angusto. Quei piccoli editori che erano al Salone nelle passate edizioni non hanno fatto granché, in quanti mortificati da una visibilità praticamente invisibile. Facciamo finta che io sia un semplice lettore e che decida di spendere un po’ del mio tempo al Salone del Libro: tuttalpiù acquisterò a prezzo pieno uno o due libri di un editore che fa monopolio, vale a dire titoli per la massa, ovvero romanzi buoni per essere letti una volta e poi dimenticati. Di novità, di belle novità, nelle precedenti edizioni del Salone, non ne ho trovate, ho invece visto e toccato con mano una aridità impressionante e una superficialità non meno forte. Detto ciò, se è eppur vero che qualche editore che cerca di resistere ai poteri monopolistici c’è, è altrettanto (e forse più vero) che gli editori medi e piccoli non hanno lo spazio e la visibilità che invece meriterebbero.

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“Stupro d’amore. Una storia normale” – di Iannozzi Giuseppe

Stupro d’amore. Una storia normale

di Iannozzi Giuseppe

stupro

stupro

Era uno scrittore fallito, lo sapeva bene, non c’era bisogno che fossero gli altri a confermarglielo.
Talento non ne aveva mai avuto, aveva però continuato, con ostinazione, a scrivere.
Nel corso degli anni aveva pubblicato una marea di titoli, pagando di tasca sua gli editori. Gli aveva detto bene che l’eredità che gli avevano lasciato i genitori era una enormità, per cui non aveva mai avuto la necessità di guadagnarsi il pane.
A cinquanta anni suonati, metà dell’eredità ricevuta era stata dilapidata in vanterie senza alcun valore. Non ci piangeva su.
Un tarlo però lo faceva stare fortemente male: non aver mai avuto una donna, in maniera completa. E per averla c’era una sola possibilità, una sola che in tanti anni aveva immaginato senza mai attuare. Adesso era giunto il momento. Anche se fosse finito in galera non gli sarebbe dispiaciuto, sicuro del fatto che non erano i soldi a mancargli per pagarsi un avvocato. Era il sesso che invece gli mancava.
Uscì di casa e subito prese ad osservarsi intorno, gettando lo sguardo sul fondoschiena delle donne, di quelle con la gonna e i tacchi alti. Doveva trovarne una che non fosse accompagnata e seguirla.

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“Super Jesus” – Iannozzi Giuseppe

Super Jesus

di Iannozzi Giuseppe

Super Jesus

Super Jesus

Risorto, è risorto
Lo gridano le donne
strappandosi i capelli,
scivolando in ginocchio
mostrando le lor grazie

Risorto, è risorto
Sceso dalla croce
ha dato la benedizione
a cristiani e assassini
Con un sorriso a trentadue denti
ha poi raccontato trentatré anni
passati a impetrare il Padre
perché non fosse il Destino
a decidere per la sua umanità

Risorto, è risorto
tra lo stupore generale
lasciando i Romani sul Calvario
a reggersi le budella
tra risa e paure

E’ risorto, è risorto…
La lieta novella
ha fatto presto ad arrivare
ai quattro angoli del mondo
scavando negl’orecchi dei sepolcri
rovesciando botti di vino,
bronzi e imperi
E’ risorto, è risorto
e si sta portando avanti,
con passo sicuro scardina i lucchetti
di teste pazze e palazzi millenari
Non più ode il Padre
e l’imperituro suo odio in seno
A piedi scalzi bacia la madre
il capo poggiando sul ventre suo;
s’accomiato poi con lo sguardo
per incontrare l’utero pieno
di colei che come uomo amandolo,
adorante e peccaminosa,
gli sta accanto

Risorto, è risorto
e quando gli dice bene
blatera di Nietzsche e Shopenhauer
in cielo facendo cadere
ai suoi piedi i Santi e i Maligni
E’ un uomo nuovo, l’Uomo d’Acciaio
Dai troni ha scalzato Stalin e Mussolini
Tremate, tremate or che lo sapete

Tremate, tremate or che lo conoscete
E’ tornato, è tornato…
e nel cuore e in bocca non mastica pietà
per chi gli si para contro con amenità

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La setta di Raël. Il messia extraterrestre. Il racconto che ha dato vita al romanzo “La cattiva strada” (Cicorivolta edizioni) di Iannozzi Giuseppe

La setta di Raël

Il messia extraterrestre

di Iannozzi Giuseppe

Nota dell’autore: Da questo racconto ha poi preso corpo e vita il romanzo “La cattiva strada” edito da Cicorivolta edizioni – “La cattiva strada” – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 9788899021283 – pagine 116 – prezzo di copertina: € 12,00

Raeliani

Mi svegliai. Temetti d’aver di nuovo la febbre, ma non mi sentivo bruciare. Ero invece fresco e riposato. Purtroppo la fantasia è da sempre la peggiore malattia degli uomini, ed io, neanche io ne sono immune.
Mi dico che devo fare qualcosa per fuggire da Torino: con la raccolta del cartone non sarei mai riuscito a trovare un altro dove dove ripararmi. Non sono mai stato un marchettaro, tuttavia stavo prendendo in seria considerazione di dar via il culo nei cessi di Porta Nuova. Mi sarei dato una sistemata, avrei fatto un bagno, aggiustato i capelli ormai lunghi e scomposti, e tutti i finocchi di Porta Nuova sarebbero stati miei. E però di dar via il culo non mi entusiasmava. A dire il vero ci ho tentato, ma poi le cose sono andate diversamente.
M’ero pulito e profumato – si fa per dire! – e la sera mi recai davanti alla stazione di Porta Nuova. Saranno state le 23:00, un orario ottimo per chi ha bisogno di soddisfare certi vizietti. Non ero convinto che le marchette fossero l’unica via per raggranellare del danaro, ma ero lì e tanto valeva che ci provassi a fare la puttana. I cessi erano a portata di mano: entrai nella stazione, girovagai per un po’, poi mi cacciai in una toilette: il puzzo di merda e piscio subito m’assalì il naso. Non ci feci caso più di tanto. Tirai fuori una sigaretta che avevo trovato in terra e me la cacciai in bocca, ma non la accesi subito. Feci finta di fumare per un paio di minuti senza pensare a nulla in particolare. Poi l’accesi con l’unico cerino che m’era rimasto e aspirai avidamente il fumo. La consumai nel giro d’un minuto. Entrò qualcuno, mi vide e se ne andò. Passò un altro minuto e un altro fece il suo ingresso: un prete.

La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta

“Salve.” La sua voce non aveva nessuna sfumatura particolare. E subito capii che non aveva il vizio e che da lui non avrei avuto una Lira! Forse.
“Che fa qui, padre? E’ un’ora tarda…”, e nella mia voce c’era nascosta tutta la malizia di cui ero capace.
“Affari, fratello.”
“Ahhh…”.
“E tu?”
“Io… Io lavoro qui.”
Il prete non disse nulla e subito si sfilò il colletto bianco. Quello che credevo essere un prete si sedette sulla tazza del cesso senza calarsi i pantaloni e subito prese a fissarmi con occhi sospettosi. Poi, in ultimo, disse con piena naturalezza: “Tu sei un Caino come me. Nessuno ti amerà mai. Penso che questo tu già lo sappia. E suppongo che te l’abbiano già detto, magari una donna. Sbaglio?”
Ero sorpreso. Feci un cenno affermativo con il capo.
“Allora non stiamo a raccontarci frottole. E passiamo al sodo.”
La mia sorpresa aumentò sensibilmente: quello non mi si voleva inculare, era chiaro, glielo leggevo in faccia. Aveva in mente qualcosa… E non mi sbagliavo.
“Io non sono un prete, non nel senso canonico del termine comunque.”
Studiai quel prete non prete: rubicondo, il volto severo ma non troppo, occhi che brillavano d’una luce animale, bocca sottile, naso foruncoloso, e capelli nerissimi pettinati con il gel. Un tipo da galera, ecco l’impressione che ricevetti.
“Tu non sei un marchettaro e io non sono un prete. Ed entrambi siamo come Caino: la società ci odia e non ci può sopportare”, esordì il tizio. “Il mio nome non ha importanza. Chiamami pure come diavolo preferisci. Lo stesso farò io con te. L’importante è che siamo della stessa razza.”
“Va bene”, dissi io. “Ora passiamo al sodo. Che vuoi da me?”
“Forse sei tu che vuoi qualcosa da me.”
Silenzio.

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Confessione. Un racconto di Iannozzi Giuseppe

Confessione

di Iannozzi Giuseppe

two-lovers

La conobbi che era ormai tardi: non avrei potuto far più nulla per aiutarla. Lei era stanca della vita. La strada, il lampione, l’incertezza: non reggeva più il peso delle notti e del darsi via a tutti, uomini e donne, per danaro. Erano anni che faceva quella vita.
Era ancora una bella donna, appetibile. Gli occhi però tradivano stanchezza infinita, e i clienti rimanevano schifati: non volevano avere a che fare con una che la dava via così, senza un minimo di finta partecipazione.

Io ero un prete, giovane: nutrivo degli ideali, pensavo che la misericordia di Dio fosse infinita e che il mio scopo in terra fosse di aiutare le anime perse, anche quelle prostituite.
Avevo finito di celebrare messa, quando la vidi. Compresi subito. Feci per avvicinarla, ma lei scomparì subito. Uscii lasciandomi la chiesa alle spalle, ma in strada della donna non c’era già più alcuna traccia. Rientrai. Avevo sentito parlare delle donnine allegre, ma ne sapevo niente in realtà. La vita l’avevo regalata a Gesù e alla castità: e la mia missione era quella di aiutare le anime a ritrovare la persa via. Tuttavia, in quel preciso momento, nonostante animato da una gran voglia di fare, devo ammettere che la strada la stavo perdendo io: ero eccitato, frenesia religiosa, apostolica, e un desiderio impuro che mi premeva fra le gambe portando angoscia al petto. L’avevo vista per una frazione di pochi secondi: era una donna bella, matura, bionda, alta, una madonna viziosa dagli occhi stanchi, profondi come un cielo di nuvole.

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“Colombella del Paradiso” di Iannozzi Giuseppe. Poesie per il mio Amore, Mariarosa Marchini

Colombella del Paradiso

di Iannozzi Giuseppe

amanti

amanti

al mio unico grande amore
Mariarosa Marchini

beating heartColombella del Paradiso

Tu, mia Colombella,
mio ramo d’ulivo benedetto,
hai oggi tu portato le ali
tanto tanto vicino al sole
volando al di sopra delle nuvole,
della tempesta che s’era fatta;
con fragilità e beltà Dio l’hai sfidato
dritto negl’occhi a lungo fissandolo,
e commossa subito sei volata giù
fra le mie braccia baciandomi,
così anch’io ho infine compreso
che altro Paradiso al di là di noi
non c’è né mai ci sarà.

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“Il tormento”. Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe – capitolo diciassette

Il tormento

Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe

tubercolosi

tubercolosi

I precedenti capitoli de IL TORMENTO non sono più disponibili online

Cap. 17 – L’ombra della TBC

Che fosse pure turbercolotico, questo Donna Diavola non poteva proprio reggerlo. Gliel’avevano riportato più morto che vivo quelli della buoncostume convinti che fosse ubriaco. Avevano bussato alla porta e il cuore in petto aveva perso un battito o due, ché temeva fossero i comunisti venuti per espropriarle salami e prosciutti in cantina; ed invece s’era vista davanti due servitori dello Stato con lo sguardo truce e Fernando come un Cristo in mezzo a loro.
“Signora, dice d’esser suo figlio!”
Lei aveva confermato con un impercettibile cenno d’assenso del capo.
“E’ ubriaco!”, sbottarono quelli. “Dovremmo tradurlo in gattabuia.”
“E’ asmatico”, aveva ribattuto Santina la Diavola. “Gli capita”, aveva spiegato con calcolata fretta, temendo che i due le facessero domande indiscrete.
E adesso eccolo, lungo disteso sul letto, come il Cristo di Andrea Mantegna: peccato però che fosse ancora vivo e non bell’e morto. Asmatico sì, e forse affetto da tubercolosi.

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“La cattiva strada”, “La lebbra”, “L’ultimo segreto di Nietzsche”, “Angeli Caduti”: libri di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe – Romanzi e libri da leggere

Tutti i libri di Iannozzi Giuseppe sono disponibili
presso le migliori librerie online e tradizionali,
e ovviamente anche su La Feltrinelli.

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

La cattiva stradaIannozzi GiuseppeCicorivolta edizioni – EAN: 9788899021283

L’ultimo segreto di NietzscheIannozzi GiuseppeCicorivolta edizioni – EAN: 9788897424772

Angeli cadutiIannozzi GiuseppeCicorivolta edizioni – EAN: 9788897424567

La lebbraIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – EAN: 9788876064548

Tutti i libri di Iannozzi Giuseppe sono disponibili
presso le migliori librerie online e tradizionali,
e ovviamente anche su La Feltrinelli.

La Feltrinelli online

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“Il tormento”. Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe – capitolo sedici

Il tormento

Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe

guerra

I precedenti capitoli de IL TORMENTO non sono più disponibili online

Cap. 16 – Toccata e fuga al postribolo

Fernando seppe soltanto che la guerra era finita e che il Duce Mussolini era finito in Piazzale Loreto crivellato di buchi, anche se in paese correva voce che in realtà Benito l’aveva fatta franca. Le comari non si stancavano di ripetere che il Benito appeso come un maiale scannato perché tutti potessero sputargli addosso era in realtà un sosia del tiranno, che aveva portato l’Italia a un passo dalla distruzione totale. Le donne, sapienti delle loro rughe seppur analfabete, non credevano alla bubbola che Benito fosse morto e i vecchi, i pochi ch’erano sopravvissuti ai patimenti che la guerra aveva loro imposto, pure loro ripetevano che il Duce non era tipo da farsi fottere a quel modo. In paese pochi credevano che il tiranno fosse andato a rendere conto dei suoi misfatti al Creatore. Nel corso della guerra, anche i più accesi fascisti, una volta che i loro pochi averi gli furono rubati dallo Stato, si convinsero che Benito era fuori di testa e basta. Chi poi aveva perso uno o più figli malediceva il fascismo e il Duce, senza pensarci su a mandare al diavolo Benito gridandolo ai quattro venti. Fernando non capiva granché di politica, non ci arrivava e non se ne crucciava più di tanto: per lui l’importante era di non esser finito in trincea per diventare carne da macello, tanto gli bastava.
Ci vollero una manciata di ore perché in lungo e in larga si facesse strada la bubbola che l’Italia era caduta in mano ai comunisti. Donna Diavola fu la prima a credere che i rossi avessero invaso l’Italia. La destituzione di Mussolini fu per lei un gran brutto colpo: in quell’uomo aveva difatti riposto gran parte delle sue speranze. Lei era una delle poche che ancora si rifiutavano di maledire il Duce. Adesso, con la dipartita del Duce, avrebbe sicuramente faticato il doppio per riuscire nel suo intento, quello di dare alle figlie una buona dote e maritarle.

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Il bacio degli amanti. Poesie d’amore per Mariarosa Marchini – di Iannozzi Giuseppe

Il bacio degli amanti

di Iannozzi Giuseppe

Il bacio degli amanti

Il bacio degli amanti

al mio unico grande amore
Mariarosa Marchini

Rosy

Ero un dubbio, un’incognita,
una foto sbiadita
conosciuta e non conosciuta,
uno fra un milione,
forse un poco di buono

Ero uno che andava e veniva
con in mano una lettera e una poesia
Ero Il Sole di Mezzanotte,
la tigre di Mompracen tra l’erba alta,
il Giuseppe in cerca d’una mangiatoia
fra le pagine del Nuovo Testamento

Ero il consiglio,
il grido dell’albero abbattuto
in una foresta di eterni silenzi
Ero in bianco e nero,
un sogno e un incubo,
le pagine strappate
dagl’occhi ciechi di Omero

Ero il fumo d’una sigaretta
Ero l’amore e il dolore
sciolti nel latte e nella Coca-Cola

Ero l’opinione masticata
e sputata dalla bocca di un clown

E tu sei sempre stata una,
Rosy

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Arromog. Gomorra letto da un altro punto di vista – Ciro Perna. Intervista all’autore di Iannozzi Giuseppe

Arromog

Gomorra letto da un altro punto di vista

Ciro Perna. Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

ARROMOG - Ciro Perna

ARROMOG – Ciro Perna

1. Saviano e Gomorra o meglio Arromog: un caso letterario che ha venduto milioni di copie nel mondo. Eppure ci sono molti aspetti che non quadrano, o perlomeno che non sono così realistici e veritieri come Saviano vorrebbe far credere al pubblico. Ciro Perna, tu hai scritto Arromog, una sorta di pamphlet per mettere in evidenza quelle che, a tuo avviso, sono delle evidenti forzature in Gomorra.
Con Arromog, tu, Ciro Perna, pensi di riuscire a illuminare chi ieri ha letto Gomorra e a ridargli il lume dello spirito critico?

Il mio lavoro non aveva e non ha l’intento di convincere nessuno.
Il mio è semplicemente un  voler dire “Guarda, non farti trasportare dalla narrazione di Saviano a fari spenti. Fermati, rifletti e soprattutto, tu che sei di Napoli, tu campano, tu che vivi in quei posti e sai come si vive, domandati: ‘Può mai essere che sia tutto vero?’”

2. Quali sono gli errori più grossolani che Saviano ha commesso in Gomorra? E: ci sono delle verità in questo libro, delle verità che non siano state dette da altri autori ben prima che Roberto scoprisse l’acqua calda?

Arromog-Gomorra-letto-da-un-altro-punto-di-vista-Ciro-PernaGomorra non è altro che una serie di verità, lette e che Saviano ha fatto sue, la maggior parte riprese da alcuni giornali o da diverse sentenze. Lui nel libro non fa un nome, non racconta un episodio che non sia stato già scritto in atti giudiziari o in articoli di cronaca. Di originale, di suo ci sta soltanto la fantasia.
E’ grazie a queste sue assurde fantasie che nasce il mio Arromog, che ha lo scopo di spiegare il perche sono fantasie secondo il mio punto di vista.
Se si parla di errori legati alle vicende raccontate, e sono tanti.
L’errore base è stato quello di non essere stato sincero con il lettore e dire: “Guarda, stai leggendo un libro dove si parla di camorra. Io, da buon studioso, te la storicizzo, ti spiego le strutture dei vari clan, le varie guerre di camorra, ti racconto gli ambienti, l’umanità che circonda queste vicende, il tutto è però un po’ romanzato per rendere più fluida e meno pesante la lettura”. Invece no.
L’opera è stata presentata da Mondadori come un indagine investigativa del Saviano. «Per scrivere si è immerso nel “Sistema” e ne ha esplorato i mille volti» … «Un libro anomalo in cui Saviano racconta la camorra come nessuno aveva mai fatto prima, unendo il rigore del ricercatore, il coraggio del giornalista d’inchiesta, la passione dello scrittore, sopratutto, l’amore doloroso per una città da parte di chi vi è nato e cresciuto»

Faccio presente che nella sua presentazione del libro si parla della sua napoletanità, lui che a Napoli c’è semplicemente nato, avendo vissuto sempre a Caserta, come egli spesso ricorda, essendo Saviano nato da un padre medico di provincia e da una madre invece nata a Trieste ma di origini liguri. Ma quale napoletanità vissuta fin da piccolo! E’ come dire che uno di Frosinone sin da piccolo ha respirato Roma. Idem Cuneo con Torino, Brescia con Milano, etc. etc. Anche 20-30 kilometri di differenza sembrano distanze abissali per realtà cosi diverse.

3. Nel tuo pamphlet parli dei cinesi, della loro indignazione per delle cose che sono state riferite sul loro conto e che non corrisponderebbero in alcun modo a realtà. Questo punto è stato poco approfondito e lo stesso Saviano sembrerebbe lo abbia volutamente dimenticato nelle tante interviste che ha rilasciato. Ciro Perna, qual è la verità sui containers che contengono prodotti cinesi? E soprattutto: questi containers potrebbero in alcuni casi contenere diverse decine di salme?

ARROMOG - Ciro Perna

ARROMOG – Ciro Perna

Ma non scherziamo proprio. Io nel libro prendo per il culo l’episodio dei cinesi congelati nel container, perché, per come è descritto, non dovrebbe trovarsi in un capitolo di un libro, marchiato come libro d’inchiesta giornalistica, ma in un copione di film demenziali tipo “Delitto al ristorante cinese”.
Sui containers: noi importiamo dalla Cina, cosi come è vero che esportiamo di tutto e di più, legalmente e illegalmente. La verità la si legge, tutti i giorni, sui giornali. Basta leggere i sequestri che vengono operati nei porti d’Italia e nel resto del mondo.

btn_buynowCC_LGSi parla di traffici illeciti (armi, droghe, merce contraffatta, etc. etc.), o si parla di reati fiscali dichiarando o quantitativi minori alle dogane o merce diversa da quella trasportata con il solo fine di pagare delle tasse assai basse. Ma questo non è un problema che è solo del porto di Napoli, bensì mondiale.

4. Altra querelle di cui si è parlato, ma con un po’ di distrazione, diciamo pure così, è quella che riguarda la presunta telefonata intercorsa fra Roberto Saviano e un parente molto stretto di Peppino Impastato, l’eroe dimenticato dalla Sinistra di Matteo Renzi e non solo. Vorresti approfondire questo punto?

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Michelangelo e il giostraio (e le donne) – Lucio Figini – Cicorivolta edizioni – con una intervista all’autore di Giuseppe Iannozzi

Michelangelo e il giostraio (e le donne)

Lucio Figini

Michelangelo il giostraio - Lucio Figini - Cicorivolta edizioni

Michelangelo il giostraio – Lucio Figini – Cicorivolta edizioni

“Tutti hanno un segreto, tutti sognano qualcosa di diverso da ciò che possiedono e nessuno che accetta le cose per quel che sono. Forse è per questo che mi riesce così facile trovare donne che hanno voglia di fare l’amore. Perché io, alla fine, difficilmente fingo.”

Potreste imbattervi in Michelangelo Maltivoglio, amante della musica, dei film classici e delle donne, tra le vie di Milano in un futuro molto vicino. Professione giostraio, lo riconoscereste dagli occhi verdi, i capelli scuri spettinati e una profonda cicatrice sulla guancia destra. Ogni giorno lo trovereste alla sua giostra, a regalare sorrisi ai bambini e a farsi sedurre dalle loro mamme…

Cicorivolta edizioniBasato sul rapporto con le donne, Michelangelo il giostraio è un romanzo d’amore che racchiude in sé un mistero, una specie di chiave o qualcosa che gli assomigli.
Michelangelo fa sesso e intreccia rapporti di nessuna importanza con le mamme dei bimbi che salgono sulla sua giostra, finché non gli succede qualcosa di inusuale che…

intervista leggi l’intervista a tutto campo di Giuseppe Iannozzi a Lucio Figini

Lucio Figini

Lucio Figini

Lucio Figini nasce l’8 febbraio del ’71, laureato come Educatore professionale, sposato con Claudia e padre della splendida Giada, lavora da diciassette anni in ambito psichiatrico e come Formatore.
Ha pubblicato: “Essere sotto le parole”, (poesie giovanili, Montedit, 2001), “Autobiografia di uno sconosciuto”, (romanzo, Arduino Sacco Editore, 2009), “La fiaba della Buonanotte” (romanzo breve, Giallomania, 2013 e Youcanprint, 2014).
Per Cicorivolta, ha pubblicato i romanzi: “La discendenza dell’acqua” (2011), “Sopravvivere a un angelo” (2012), “Ariel (delitto a Sestri Levante)” (2013), “FOLLEMENTE” (2014).
I suoi romanzi non seguono un genere specifico, ma in essi si raccolgono, contaminandosi, generi quali noir, giallo psicologico, mistery, fantasy, amore.

Michelangelo il giostraio (e le donne) Lucio FIginiCicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 9788899021184 – 1ma edizione 2015 – pagine: 195 – € 12,00

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Il labirinto di Putin. Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia – Steve LeVine – Editrice Il Sirente

Il labirinto di Putin

Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia

Steve LeVine

Il labirinto di Putin (S. LeVine)

Il labirinto di Putin (S. LeVine)

Il labirinto di Putin inizia e finisce con l’omicidio del dissidente russo Alexander Litvinenko nel novembre 2006. Steve LeVine ci riporta al 1999, quando ci furono una serie di bizzarre morti di giornalisti, dissidenti e altri, ciascuna più incredibile dell’altra.
Un assassinio in un ascensore. Un massacro in un musical. Una sparatoria per strada. Queste strane morti diventano una lente attraverso la quale iniziamo a vedere il prendere forma di una nuova Russia.

«È con questa Russia che dovremo trattare nei prossimi anni, e Il labirinto di Putin è una storia vera di morte che si legge tutta d’un fiato e il racconto definitivo del risveglio di questo gigante.»
¬ Businessweek, Settimanale di economia

«La Russia è sempre la Russia, con un lato oscuro tollerato dalla maggioranza della popolazione.»
¬ Il Foglio, Amy Rosenthal

Editrice il SirenteSteve LeVine è stato corrispondente dall’estero occupandosi di Caucaso e di Asia centrale dal 1992 al 2003. Dagli uffici di Almata, Baku, Tashkent e Tbilisi, ha seguito le vicende dell’area per Newsweek, Financial Times, Washington Post, New York Times, e infine per il Wall Street Journal. è autore del blog oilandglory.com

Il labirinto di Putin. Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia – Steve LeVine – Editrice Il Sirente – Titolo originale: Putin’s Labyrinth: Spies, Murder, and the Dark Heart of the New Russia -Traduzione dall’inglese: Enrico Monier – Foliazione: XXVI-214 pagine, brossura – Euro 18,00

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Giovanni Feliciani – Vivere al ritmo della radicalità nella storia – Bibliosofica Editrice

Giovanni Feliciani – Vivere

al ritmo della radicalità nella storia

www.bibliosofica.it

Vivere - Giovanni Feliciani

Vivere – Giovanni Feliciani

Bisogna sempre saper dubitare di aver raggiunto la certezza. C’è sempre qualcosa che sfugge alla comprensione. Non esiste né esisterà mai una verità o una soluzione assoluta. L’umanità sarà sempre alla ricerca, perché solo così potrà evitare di rassegnarsi di fronte all’ignoto e quindi di fermare l’evoluzione.
Non esistono principi assoluti perché tutto è destinato a cambiare. Nulla è immutabile, tutto si trasforma. La mutazione è valida in ogni settore della vita. Questa concezione si può definire “vivere al ritmo della radicalità nella storia”, come se appunto dovunque esistesse una tensione radicale tesa al mutamento, al cambiamento, alla trasformazione.
L’universo, il mondo, la storia, la vita, ogni essere umano, hanno tutti e tutto un “ritmo”. Ogni cosa ha un suo ciclo di nascita e di morte. Il ritmo è l’armonia del tutto.
La legge della storia è il movimento perpetuo e dinamico dei cambiamenti. Questa è la legge storica del divenire: la creazione, il recupero e il superamento.
Occorre “immaginare” il futuro per poter superare il presente, occorre saper intravedere il senso della storia, che è quello di migliorare le condizioni generali del pianeta e dell’umanità.
Il senso della storia dell’universo è tutto nel voler sconfiggere il nulla. Lo Spirito del mondo sta nel suo struggente desiderio di perpetuare la Vita.
Vi sono alcuni individui che vivono fuori del tempo presente, inseriti in una dimensione spirituale al di là del tempo, forse in una quarta dimensione mentale. Essi non si lasciano afferrare dai miti dell’oggi ma guardano al futuro, lo prevedono e quasi lo vivono.
Ciò vuol dire partecipare allo “spirito” del mondo, al suo delinearsi, al suo manifestarsi, al suo farsi; e sentirsi abitanti del pianeta Terra.

Giovanni Feliciani (Siena, 1951), Laurea in Filosofia e Diploma di ricerca nelle Scienze storico-morali, da sempre ha una grande passione per i libri e la lettura. È stato libraio, bibliotecario, ricercatore.
Ha fondato e dirige la Casa Editrice Bibliosofica, a Roma, presso la quale ha pubblicato: Bìblius. Libro dei libri (1999), una vera e propria Enciclopedia del Libro; Bibliosofia. Scienza del Libro e della Lettura (2011); inoltre ha curato, insieme ad altri, il volume: La cultura brucia. Anna e la libreria Uscita nella Roma degli anni ’70 (2010).
È cofondatore della collana di Studi Storici, Filosofici, Umanistici “Tempora”.

Giovanni FelicianiVivere al ritmo della radicalità nella storia – Bibliosofica Editrice www.bibliosofica.it — aprile 2015 – Pagine: 482 – Prezzo: 20 euro . ISBN: 978-88-87660-40-1

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“Eureka Street”, il Capolavoro di Robert McLiam Wilson torna in libreria – Fazi editore

Robert McLiam Wilson

Eureka Street

Fazi_Editore

Eureka Street -  Robert McLiam WilsonBelfast, Irlanda del Nord, 1994. In una città ridotta a un campo di battaglia, Chuckie e Jake, protestante il primo, cattolico l’altro, sono legati da profonda amicizia. Chuckie, antieroe grasso e sempliciotto, riesce a compiere mirabolanti imprese commerciali grazie a progetti tanto ingegnosi quanto bizzarri. Jake, nonostante la sua scorza da duro, ha un’anima romantica e non cerca denaro e ricchezza ma un amore che gli riempia la vita. Sullo sfondo, i conflitti irrisolti del paese, che balzano brutalmente in primo piano quando un attentato sconvolge l’atmosfera farsesca che domina il racconto.
Sarà la commedia della vita a cancellare il sangue, e a dominare di nuovo tra le pagine del romanzo saranno le vicende improbabili e sgangherate di Chuckie e Jake. Caso editoriale al tempo della sua uscita, Eureka Street è considerato ormai un classico della narrativa europea, romanzo corale, umoristico e insieme commovente, magistrale nel descrivere la vita quotidiana di una città dilaniata dalla guerra civile.

Robert McLiam Wilson

Robert McLiam WilsonIntorno a Robert McLiam Wilson si raccontano molti aneddoti, tutta la sua vita pare corredata da storie che rendono lo scrittore nord irlandese una sorta di personaggio. Ad esempio pare che Robert sia nato a Belfast (nel “west di West Belfast”, a New Lodge, quartiere popolare e cattolicissimo) nel 1964 e che sia stato cacciato di casa dalla madre all’età di quindici anni. Pare che il motivo fosse una ragazza inglese e protestante. Senza farsi troppo suggestionare da Ripley Bogle, il barbone acculturato protagonista dell’adorabile e pluripremiato primo romanzo di McLiam Wilson, sembra intanto che siamo riusciti a mettere insieme un po’ di informazioni certe. Ci pare di capire:
 – che lo scrittore Robert McLiam Wilson abbia vissuto veramente da barbone per otto mesi della sua vita dormendo nel parco di un castello e cercando di non saltare troppo la scuola (“È stata una brutta estate”, ricorda. “Di quel periodo ho una precisa percezione del freddo. Non avrò mai più così freddo, di sicuro”), per poi essere adottato da una famiglia di gran cuore, di umili origini e di ben radicate convinzioni su solidarietà e umanità (a cui renderà un omaggio emozionato e delicato nel suo terzo romanzo Eureka Street con i personaggi di Matt e Mamie);
– che abbia frequentato il St. Catherine’s College di Cambridge per un paio di anni e che lo abbia abbandonato nel 1985 all’età di ventuno anni… Il giorno precedente la sua uscita dall’ambiente universitario inizia a scrivere. Pare che abbia comprato una macchina da scrivere per iniziare una dissertazione su non si sa quale argomento, e ne venne fuori invece il primo capitolo di un romanzo;
– che abbia compiuto una serie impressionante di professioni: muratore nella costruzione di palazzi, assistente di negozio, guardia di sicurezza, venditore di finestre e di kilt, insegnante universitario, regista di documentari (uno in particolare sul Baseball in Irlanda!). Pare che fosse particolarmente bravo come venditore di kilt…
 Ma pare anche:
– che ci sia stato un padre alcolizzato, il quale, racconta lo scrittore con una discreta dose di sarcasmo, “oltre a un po’ di violenza, mi ha dato la raccolta completa di Dickens quando avevo sette anni…”.
–  che a sette anni sia stato portato di forza dallo psicanalista perché rubava e leggeva Stendhal, Thackery, George Eliot, e altre letture considerate troppo precoci.
Robert McLiam Wilson è sposato con MaryAnn, con cui da un anno ha lasciato Belfast per Parigi. Mary Ann l’ha conosciuta in una libreria, dove stava mettendo a posto i nuovi arrivi sugli scaffali: Robert le chiese un’informazione: cinque settimane dopo erano sposati.
acquistaLe leggende, quindi non mancano. Ne manca soltanto una, quella del suo nome. Robert McLiam Wilson è uno pseudonimo parziale. ‘McLiam’ è la traduzione gaelica di ‘Wilson’ – ‘will’ ‘son’ e cioè ‘figlio della volontà’ – che lo scrittore ha deliberatamente inserito tra nome e cognome veri. Robert in questo modo ha due cognomi, uno irlandese e uno inglese: il messaggio è talmente lampante e provocatorio che è meglio non aggiungere nulla. Chi ha incontrato Robert McLiam Wilson, lo racconta come un uomo di una simpatia trascinante e vibrante, un fumatore accanito (più di sessanta sigarette al giorno), un romantico amante dei gatti e un fervente tifoso di calcio.

Eureka Street – Robert McLiam WilsonFazi editore – collana: le strade – pagine: 392 – codice isbn: 978-88-8112-896-9 – data pubblicazione: 2015 – prezzo in libreria: € 18,50

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Giovanni Falcone. Possiamo sempre fare qualcosa

Giovanni Falcone. Possiamo sempre fare qualcosa

(Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

“Giovanni_Falcone” ritratto da Iannozzi Giuseppe

Ricorre oggi, 23 maggio, l’anniversario della tragica scomparsa di Giovanni Falcone, il primo magistrato italiano che combatté contro cosa nostra, mettendo a nudo, forse troppo, quel fattaccio che, in tempi recenti, è stato ridefinito come “la trattativa tra Stato e Mafia”.

Giovanni Falcone, magistrato, insieme a Paolo Borsellino, non ha esitato a sfidare i poteri forti e occulti, la mafia, lo Stato, perché la verità potesse venire a galla. Falcone aveva scoperchiato il Vaso di Pandora e per questo è stato punito nel più efferato dei modi: mai la mafia si era adoperata in maniera sì tanto crudele per far fuori un uomo scomodo. La strage di Capaci rimarrà nella Storia come una delle più efferate che abbiamo mai toccato il nostro paese e la giustizia italiana. Cinquecento chili di tritolo hanno ucciso Falcone, sua moglie che lo accompagnava e la scorta, lasciando al posto dell’autostrada una profonda voragine.

Nel corso di un’intervista, Giovanni Falcone disse: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. Le istituzioni si adoperino dunque al meglio delle loro possibilità per riportare giustizia e legge nel nostro Paese, in una Italia che, da Nord a Sud, vive nella corruzione e sotto l’egida della Mafia. Le istituzioni facciano il loro lavoro, non pensino sempre e solo a rimpolpare i vitalizi di certi parlamentari, alcuni dei quali nulla affatto puliti, collusi con la mafia e la camorra.

Iannozzi Giuseppe

– Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

– L’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull’opinione pubblica.

Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino

– Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato.

– Un’affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.

– La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.

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Paolo Borsellino. Eroe italiano contro la mafia

Paolo Borsellino. Eroe italiano contro la mafia

(Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992)

L’etichetta di “eroe”, con sicura probabilità,  Paolo Borsellino, caduto nell’espletamento del suo servizio per mano di cosa nostra, l’avrebbe rifiutata senza pensarci su nemmeno una volta.
Paolo Borsellino è stato fatto fuori dalla mafia il 19 luglio del 1992, nella sua città, a Palermo. La strage di Via D’Amelio continua a essere una ferita aperta e irrisolta: a tutt’oggi la morte di Paolo rimane avvolta da un rumoroso silenzio, che non spiega assolutamente che cosa in realtà accadde quel fatidico 19 luglio del 1992.
Ricordare Paolo Borsellino è un atto dovuto per chiunque oggi ancor crede che combattere la mafia sia una dovere di ogni cittadino libero. Diceva il magistrato: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Facciamo dunque in modo, senza portare avanti un’inutile retorica di rito, che il sogno di Paolo possa diventare, con i fatti, realtà sociale e civica, perché il “suo” sogno è anche il “nostro”.

Iannozzi Giuseppe

Paolo Borsellino

“Paolo Borsellino” ritratto da Iannozzi Giuseppe

  • L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.

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