Sogno un somarello e un cammello

Sogno un somarello e un cammello

ANTOLOGIA VOL. 170

Iannozzi Giuseppe

mon amour

A LUNGO

l’ho baciata a lungo
a lungo davvero
perché aveva appena finito
di bere il caffè

SCRIVONO VERSI

Tutti scrivono versi,
per sentirsi meno perdenti
Tutti masticano fame,
per consumarsi i denti

Tutti, proprio tutti
meritano uguale destino

PENNA DI NUVOLE

Scrivo con una penna di nuvole
per non dimenticare il cielo
e le sfumature che sono nei tuoi occhi
Scrivo per non dimenticare me:
un giorno son stato incosciente
pure io, come l’amore che gridavo

al vento

CORONA ABORTITA

Tu, questo re dappoco
tu lo vuoi pazzo completamente
Tu, questa corona abortita
tu la vuoi dar via di peso, all’aria
Tu, tu che dicesti parole d’amore
oggi le ingoi per non sputarle più

Tu, tu donna sei d’un re
la più tremenda condanna

Continua a leggere

Pubblicato in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

EMOZIONI DI NATALE – Virginia Tedeschi-Treves, Piergiorgio Pulixi (con testi di Sebastiano Satta) – Graphe.it Edizioni

Virginia Tedeschi-Treves, Piergiorgio Pulixi

Emozioni di Natale

Graphe,it Edizioni

Emozioni di Natale - Virginia Tedeschi-Treves, Piergiorgio Pulixi - Graphe.it Edizioni

Natale è tempo di emozioni, che ogni persona vive in maniera diversa.

Ne L’eroe dell’officina la scrittrice Cordelia racconta di come, proprio a Natale, i dissapori radicati tra famiglie si possano appianare: basta semplicemente che qualcuno abbia il coraggio di compiere il primo passo.

Il racconto di Piergiorgio Pulixi ha per titolo La lettera ed è ambientato nel mese di dicembre 2018. In una rubrica di una rivista femminile, lo psicologo che cura l’inserto consiglia alle sue lettrici di farsi un regalo per quel Natale: liberarsi di un segreto scrivendo una lettera e indirizzandola alla persona che ha giocato una parte fondamentale in un qualcosa di mai risolto. Donare la verità per spezzare le catene che ci impediscono di essere felici, questo è il consiglio dello psicologo. Una lettrice inizia a scrivere, inconsapevole del fatto che la sua lettera produrrà risultati del tutto inattesi, scatenando una imprevedibile serie di eventi e rendendo quel Natale certamente indimenticabile.

Una nostalgica poesia di Sebastiano Satta introduce i due testi.

Virginia Tedeschi-Treves (Verona, 22 marzo 1849 – Milano, 7 luglio 1916) era nota con lo pseudonimo di Cordelia. Moglie dell’editore Giuseppe Treves, fratello di Emilio, pubblicò diversi testi con lo pseudonimo di Cordelia: romanzi, racconti per ragazzi come anche poesia. Fu direttrice di alcuni periodici per l’infanzia editi dalla casa Treves. Tra le sue opere si ricordano: Nel regno delle fate (1884), Per la gloria (1886), Piccoli eroi (1893). – Approfondimento della biografia

Piergiorgio PulixiConsiderato la voce under 40 più brillante del noir italiano, Piergiorgio Pulixi è nato nel 1982 a Cagliari e ha al suo attivo una decina di romanzi, l’ultimo Lo stupore della notte pubblicato da Rizzoli nel 2018.

I diritti d’autore saranno devoluti alla onlus A ruota libera

Emozioni di Natale – autori: Virginia Tedeschi-Treves, Piergiorgio Pulixi – con testi di Sebastiano SattaGraphe,it Edizioni – collana: Natale ieri e oggi [narrativa], 6 – pagine: 68 – pubblicazione 2018 – ISBN 9788893720519 – € 6,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, consigli letterari, cultura, editoria, letteratura, libri, narrativa, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

IL GIORNO DI NATALE – Luigi Pirandello, Laura Bonelli (con testi di Emilio De Marchi) – Graphe.it Edizioni

IL GIORNO DI NATALE

Luigi Pirandello, Laura Bonelli

Graphe.it edizioni

Luigi Pirandello, Laura Bonelli

Lo spirito natalizio può assumere le forme più diverse, nel tempo e nello spazio, e rispondere a differenti nomi. In questo volumetto ne sono accostate non a caso differenti interpretazioni lontane cronologicamente (quella di Luigi Pirandello risalente agli sgoccioli dell’Ottocento, quella contemporanea di Laura Bonelli, le quattro Cantilene di Emilio De Marchi dal sapore antico) ma accomunate da un’idea del Natale molto umana: c’è l’amore per la tradizione della festa e il desiderio segreto di distaccarsene, ci sono aspirazioni profane e ravvedimento spirituale, c’è un tocco di furbizia popolare, ma soprattutto aleggia un senso di calore semplice, che non richiede spiegazione, come quello che emana da un presepe di quartiere con il cielo di cartapesta.

Due racconti sullo spirito del Natale che, ieri come oggi, spesso si incarna tra amore per la tradizione di una giornata festosa e il desiderio di distaccarsene.

Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è tra i più importanti drammaturghi del XX secolo, Premio Nobel per la letteratura nel 1934 «per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale».  – approfondimenti su Luigi Pirandello

Laura BonelliLaura Bonelli – Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Fitopreparatrice, si è diplomata con una tesi dedicata alla medicina di Ildegarda di Bingen. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Ha vinto il premio Arpalice Cuman Pertile dedicato alla letteratura per ragazzi nella sezione teatro con il testo La città che aveva perso le idee. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival. Collabora con il magazine online La Nouvelle Vague. Ha pubblicato per Graphofeel Editore Piccole storie dei sette giorniFornelli metafisici e Ricettario patafisico. Per Babbomorto Editore la plaquette Elogio del ruttino. Per la collana Coup de Foudre di Aulino Editore il racconto per bambini Le lacrime di Ra.

Il giorno di Natale – autori: Luigi Pirandello, Laura Bonelli – con testi di Emilio De Marchi – editore Graphe.it edizioni – collana: Natale ieri e oggi [narrativa], 7 – pagine: 56 – pubblicazione 2019 – ISBN 9788893720878 – € 6,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, consigli letterari, cultura, editoria, letteratura, libri, narrativa, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Una disfatta totale e definitiva

Una disfatta totale e definitiva

ANTOLOGIA VOL. 169

Iannozzi Giuseppe

Marlène Dietrich

IL GIOCO

il gioco
si è fatto pesante
e io solo anelo
a una disfatta
totale e definitiva

quando il maligno vince
puoi solo accettarlo
come uno di famiglia

aveva in mano carte
più forti delle mie
aveva in testa piani
che potevo intuire?
aveva in testa volti
che avrei potuto scorgere?

qualcuno ha visto i gabbiani
sputare il cielo dal culo

HO FATTO IL MIO DOVERE

Ho fatto il mio dovere
frantumando sgrammaticature
e parole cariate vuote di luce
Ho fatto quel che andava fatto
e non ricordo più niente, più niente
Non un ricordo ingombra la memoria,
non uno sgarbo o uno sgorbio sposa
la storia che fra noi mai fu

Ho fatto il mio dovere,
e l’ho fatto per amor mio,
per amore della mia statura

Voi anelate a un’incomprensibile banalità,
io a una professionalità uguale
a quella d’un condannato a morto
Voi cercate ancora la luna in fondo al pozzo,
io no, aggiusto lo sguardo come un cecchino
per una santità a misura d’uomo

Ho fatto il mio dovere
mentre Dio si dava via a una distrazione,
a un capriccio di donne un po’ così e così
Ho fatto il mio dovere
consumando il passato a lume di candela,
aggiustando versi su versi
fino a toccare con mano perfezione da coglioni

Voi anelate a vivere fra nani e mezze verità,
voi amate andare avanti con le gambe corte,
io no, punto a una semplicità sacrificale
che uno a uno sgozzi agnelli bianchi e neri

Ho fatto il mio dovere,
fino in fondo ho fatto
tutto quello che andava fatto
per amore della mia statura,
della mia statura solamente

E ora non ricordo, più niente ricordo
Solo anelo a una professionalità
uguale a quella d’un condannato a morte,
solo aggiusto e aggiusto lo sguardo
come un cecchino per una perfezione da coglioni

AFFERMAZIONE DI DIO

Ciò che un sorriso crea nel Prossimo
Niente che sia di questo mondo
lo spezza – ché affermazione di Dio
sui volti scimmieschi dell’umanità

Continua a leggere

Pubblicato in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Nikos Katzanzakis – Rapporto al Greco – Crocetti Editore

Nikos Katzanzakis – Rapporto al Greco

Crocetti editore

Nikos Katzanzakis - Rapporto al Greco - Crocetti editore

L’ultimo libro, forse il più bello, dell’autore di Zorba il greco.

El Greco, soprannome metà italiano e metà spagnolo, è Dominikos Theotokòpulos (1541-1614), l’artista più illustre di Creta.
Emigrato dalla sua isola a 26 anni, sostò a Venezia e a Roma, dove affinò la sua arte alla scuola di Tiziano e del Tintoretto, prima di stabilirsi a Toledo, in Spagna.
Come un soldato al termine della missione assegnatagli fa rapporto al suo generale, così Nikos Kazantzakis stila il rapporto della propria missione terrena al suo illustre antenato.
In Rapporto al Greco, l’autore di Zorba chiama a raccolta i ricordi di un’esistenza eccezionale, e, nutrendole col sangue del proprio cuore, ridona vita alle grandi anime che venerava: Odisseo, Cristo, Dante, Nietzsche, Lenin, il Buddha, lo stesso Zorba.
E ai lettori lascia un messaggio di sfida e di speranza: “Ama la libertà sopra ogni cosa, non accettare di rendere schiava la tua anima, scala la vetta più alta che un essere umano possa raggiungere”.

Nikos Kazantzakis è il maggior scrittore greco del Novecento. Autore di romanzi, poesie, testi teatrali e filosofici, ha tradotto in neogreco l’Iliade e l’Odissea, Platone, la Commedia di Dante, Il principe di Machiavelli, Nietzsche, Bergson e molto altro ancora. Ha anche scritto una monumentale prosecuzione dell’Odissea di Omero, un poema di 33.333 versi, tradotto in cinque lingue, e di cui è in corso la traduzione in italiano.

Nikos KazantzakisRapporto al Greco – Traduzione italiana di Nicola Crocetti – Crocetti Editore – Collana Piccola Aristea 7 – ISBN 978-88-8306-300-8 – pagine; 622 – € 18,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, consigli letterari, CULT, cultura, editoria, letteratura, libri, narrativa, romanzi, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

L’uomo che voleva essere Kafka – Steve Stern – Codice Edizioni

L’uomo che voleva essere Kafka

STEVE STERN

Codice Edizioni

L'uomo che voleva essere Kafka - Steve Stern - Codice edizioni

Nell’Uomo che voleva essere Kafka Steve Stern ci accompagna per mano nelle strade di New York, a Orchard Street, e poi in Europa, negli shtetl e nella Praga di oggi, dove i protagonisti si affannano per tenere insieme la vita. Lungo la strada incontriamo Elijah, il profeta diventato voyeur; Avigdor delle scimmie, l’atletico figlio del circoncisore che compie le proprie peripezie tra i tetti del Lower East Side; Saul Bozoff, che invitato a un matrimonio si trova alle prese con un fantasma esilarante impossessatosi della sposa; e una giovane sarta, bloccata nell’incendio della fabbrica in cui lavora.
Un autore considerato l’erede di Isaac Singer e Saul Bellow e il maestro dei giovani talenti più acclamati, da Michael Chabon a Jonathan Safran Foer.

Steve Stern

Nato a Memphis nel 1947, dopo aver viaggiato in America e in Europa si è stabilito a New York, dove vive ancora oggi. Nella sua carriera ha vinto molti premi, tra cui il Pushcart Writers’ Choice Award, l’O. Henry Award e il National Jewish Book Award.

Steve SternL’uomo che voleva essere Kafka – Traduzione di Monica Capuani – Codice Edizioni – Collana: Narrativa – pagine: 320 – ISBN: 9788875785413 – Euro: 18,90

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, comunicati stampa, consigli letterari, cultura, editoria, letteratura, libri, libri di racconti, narrativa, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

George Michael – This Is How (We Want You To Get High)

George Michael – This Is How
(We Want You To Get High)

This Is How (We Want You To Get High) è l’ultima canzone inedita di George Michael scomparso quasi tre anni or sono, a soli 53 anni, proprio nel giorno di Natale.

George Michael

Guarda e ascolta su YouTube:

George Michael – This Is How (We Want You To Get High)

Pubblicato in musica, spettacoli | Contrassegnato ,

Nel tuo tè una rosa d’amore

Nel tuo tè una rosa d’amore

ANTOLOGIA VOL. 168

Iannozzi Giuseppe

candle in the dark

PIANGERMI L’ANIMA

Non dovresti farmi piangere l’anima
Non dovresti scorticarmi la luce

CREPUSCOLO

troppo a lungo ci siamo riposati
su questo sottile rosso crepuscolo

spettri, e mai un silenzio diverso
da quello delle nostre voci;
è dunque vero che siamo morti!

MAESTRO, MIO MAESTRO

All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era proprio in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie

Ma nel tuo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce

Milioni di baci dimenticati,
naufragati e ripescati
dal Mare della Discordia
Ma sull’alba vigila la Colomba
costringendo lo sguardo di Dio
a un esame di coscienza
per una più profonda ispirazione

Non era in programma,
non lo era davvero,
così sul piatto della bilancia aggiusta
la tua domanda, e fallo adesso, adesso
perché è una questione al di là
delle possibilità della realtà,
lo sappiamo bene entrambi
Accorda il violino dell’Ebreo
che, al padre dimenticato
fra le lune delle calende greche,
non chiedeva mai pane né pesci,
e lascialo poi scivolare lontano
Lo sappiamo bene entrambi
che il discorso fra me e te
riposa in sospeso, sappiamo
che nulla mai si perde per sempre
sul pelo dell’acqua

Forse non ti ho mai raccontata
per filo e per segno tutta la verità;
e forse ho sbagliato ad amare
più di quanto fosse giusto
E queste poesie, queste donne
ripetono la mia cifra, ti ripetono
che soltanto per un pelo
non sono riuscito a chiarire il Nome,
Signore

Per questo, per tutto questo
con mani penitenti
fra il poco e il tanto
che al tempo rauco ho donato,
dal cavo della notte la mia voce scava;
e il famoso impermeabile blu
insieme al rasoio lascialo riposare
là dove giusto ieri l’ho dimenticato,
là dove con lo sguardo giusto ieri
l’ho incrociato

MERITIAMO UN ATTIMO DI RISPETTO

Tutto è pronto
Come sempre,
come sempre aspettiamo
che il cielo esploda
per nostro dispetto

Al punto cui siamo
meritiamo un attimo di rispetto,
un finale mozzafiato,
l’Aurora che ci illumini
da qui fino a Nuova York

A questo punto
segnato è il punto
sopra la coccinella nera
e la mano che ne sorregge
il cammino con illuso coraggio

I bicchieri da tempo vuotati,
i volti degli stranieri
senza uno straccio di faccia,
e, e le donne che non immaginano
che come sempre aspettiamo
che dalle porte delle chiese
escano allo scoperto urlando
del Sabbath milioni di tradimenti

Continua a leggere

Pubblicato in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Jack London – Solitudine a Natale – un inedito – disponibile dal 14 novembre 2019

Jack London – Solitudine a Natale

Un breve ma intenso racconto inedito

Disponibile dal 14 novembre 2019

Oligo Editore

Solitudine a Natale - Jack London

Chi ha amato Jack London non può assolutamente farsi sfuggire questo racconto in forma di epistola. Non c’è niente di melenso in questo scritto di London, ci sono invece delle considerazioni sulla vita, sull’esistenza, e molto disincanto. Sin da giovane, Jack London ha le idee ben chiare: sa che il mondo è selvaggio, che bisogna amarlo e combatterlo allo stesso tempo. Pensare di generare un sistema che conduca sulla strada giusta, su quella della fortuna, è da folli; chiunque dia vita a un sistema è destinato a fallire, a far allontanare da sé la fortuna.
La scrittura di London è sempre limpida, mai ridondante o versata in un inutile romanticismo. Leggere “Solitudine a Natale” significa scoprire (e riscoprire) quella filosofia di vita che lo scrittore riverserà nel suo romanzo più famoso, “Il richiamo della foresta”.

Iannozzi Giuseppe

«Rinuncerò ai miei dogmi e, d’ora in poi, adorerò il vero dio. “Non c’è un Dio, ma il Caso, e la fortuna è il suo profeta!” Chi si ferma a pensare o a generare un sistema è perduto. Come in altre credenze, la fede da sola è atona». È il 1898. È la mattina di Natale. Siamo a Oakland, California. John ha poco più di vent’anni. La sua giovinezza non è stata assolutamente semplice. È probabilmente figlio illegittimo di un astrologo irlandese. Ha frequentato vari centri di educazione. Ha fatto innumerevoli lavori. È socialista. Ora sta scrivendo una lettera. A Mabel Applegarth, uno dei suoi primi amori. Le racconta la sua giornata. Le racconta le sue aspirazioni. Le sue sono considerazioni malinconiche. Le sue sono considerazioni disincantate. Prefigurano un futuro che non sarà mai. John diventerà uno scrittore molto famoso. Passerà alla storia come Jack London.

Jack London, pseudonimo di John Griffith London, figlio illegittimo di un astrologo, cresciuto dalla madre e dal suo secondo marito John London, abbandona la scuola a 13 anni e diventa rapidamente adulto tra Oakland e San Francisco con ladri e contrabbandieri, praticando vari mestieri non sempre legali tra cui strillone di giornali, pescatore clandestino, cacciatore di foche, operaio, lavandaio, venditore porta a porta, avventuriero alla ricerca dell’oro in Klondike. Nel 1897, infatti, Jack London lasciò San Francisco per l’Alaska sulla scia della febbre dell’oro scoppiata in quegli anni. Tra mille peripezie raggiunse il Klondike, e proseguì al di là delle montagne, fino a Dawson City in Canada e lungo il fiume Yukon. Non trovò l’oro che cercava ma riportò a casa qualcosa di più prezioso: un immenso tesoro di osservazioni e di ricordi che trasformò poi nelle sue opere più famose.
Pur avendo abbandonato gli studi, fu un gran divoratore di libri di ogni genere, e riuscì a diventare per circa un quindicennio uno degli scrittori tra i più famosi, prolifici (49 volumi) e meglio retribuiti che si ricordino, per finire poi suicida, distrutto dall’uricemia indotta dall’alcool.
Scrisse romanzi di vario genere, da quelli avventurosi: Il richiamo della foresta (The call of the wild, 1903), Il lupo di mare (The sea wolf, 1904), Zanna Bianca (White fang, 1906); a quelli autobiografici: La strada (The road, 1907), Martin Eden (1909), John Barleycorn (1913); a quelli fantapolitici, come Il tallone di ferro (The iron heel, 1908); scrisse anche racconti, tra cui spiccano Il silenzio bianco (The white silence, 1900) e Farsi un fuoco (To build a fire, 1910), e si dedicò al reportage (come quello, del 1904, sulla guerra russo-giapponese) e alla saggistica e trattatistica politica (Il popolo dell’abisso, The people of the abyss, 1903, celebre inchiesta, condotta di prima mano, sulla povertà nell’East End di Londra).
Nell’opera di Jack London si riflettono le sue pluriformi esperienze di vita: nel capolavoro Il richiamo della foresta e in Zanna bianca, come nei racconti dedicati alla corsa all’oro nelle desolate vastità del Grande Nord americano, risuonano tutti i temi e le atmosfere a lui cari: la lotta per la sopravvivenza, la legge dura e inflessibile della natura che accomuna esseri umani e animali, la solidarietà e il coraggio. E sono storie di sogni impossibili, di indiani e cercatori d’oro, di uomini soli con se stessi nel momento della prova più difficile. Quando poi le desolate distese ghiacciate cedono il posto alle calde correnti del Pacifico, London accoglie nei suoi racconti insoliti eroi provenienti da civiltà diverse, abitanti di isole incantate, portatori di nuovi valori, che affrontano le loro prove sfidando il mare. Ma c’è un’altra violenza contro cui bisogna lottare, stavolta dentro la società civile: London incita alla rivolta contro le convenzioni e le ingiustizie, alla ricerca di un’autenticità perduta e di un ideale sociale intuito attraverso l’esperienza della propria e altrui ribellione. È il tema di Martin Eden – considerato il suo romanzo di maggior respiro, scritto tra l’estate del 1907 e il febbraio del 1908 mentre Jack London navigava per i mari tropicali ai bordo dello Snark e pubblicato nel 1909, prima in rivista e quindi in volume – e del Tallone di ferro.

Daimon: La collana raccoglie traduzioni di opere di grandi autori inedite o poco accessibili in lingua italiana.
La più nota a accezione di daimon è quella tramandataci da Platone (e Apuleio), appartenente al padre della filosofia occidentale: Socrate. Questi affermava di credere in una particolare divinità, figlia degli dei tradizionali, che chiamava dàimon. Socrate si diceva tormentato da questa voce interiore, la quale lo spingeva a confrontarsi e ricercare la verità morale. Questo “spirito guida”, secondo il filosofo, è in realtà presente in tutti gli uomini e accompagna ciascuno nel corso della propria vita. Prendendo spinto dal daimon di Socrate, lo “spirito” che vuole guidare la collana intende offrire spunti di riflessione attraverso i grandi della letteratura, il cui aiuto appare fondamentale per sviluppare un giusto confronto critico con la parte più profonda di ognuno di noi.
La collana è diretta da Davide Bregola.

Solitudine a NataleJack London – Traduttore: Cristiano Ferrarese – Oligo Editore – Collana: Daimon – Anno edizione: 2019 – Pagine: 28 – ISBN: 9788885723153 – € 14,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, critica, critica letteraria, CULT, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, letteratura, libri, narrativa, pareri di lettura, romanzi, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Sole cocaina e crack

Sole cocaina e crack

ANTOLOGIA VOL. 167

Iannozzi Giuseppe

Venere

POETI DA STRAPAZZO

In alto mare,
col tramonto
sulla fronte inchiodato,
il successo cercano
certi poeti da strapazzo;
io invece sol desidero
il decesso loro
fra mozzi ubriachi
ed Erinni strafatte
di sole cocaina e crack

KING LEAR

I sudditi miei – ah, me tapino! –,
li dovrei tutti fustigare,
e metter poi a pane e acqua
così che possano sentire
pure loro il morso feroce
che m’è dentro allo stomaco
Un morso sì forte
che non lo si può domare
con carezze o preghiere,
con magie di streghe e diavoli
Ché un Re, come me Pazzo,
soltanto ha sudditi che mettono
avanti a sé l’inchino
e in bocca il sorriso più feroce,
illudendosi di nasconderlo
al vuoto mio sguardo
Come se fossi da sempre orbo,
i miei sudditi così illusi sono!

Se sol sapessero
tutto quello che io ho visto,
al mio cospetto allora tremerebbero
e non oserebbero tramare stronzate
col favore delle ombre e dei ventagli
Se solo sapessero, i miei sudditi!
Se solo… Ma niente sanno
Solo da vicino conoscono
la solita oppiacea nebbia
che li porta di campo in campo
a inseguirsi senza mai toccare
alcunché

Se solo… allora sì che la fronte
gli cadrebbe a toccar il freddo
pavimento di pietra millenaria
E come me tacerebbero
E come me il morso allo stomaco
lo morderebbero con gli occhi loro

PER UNA FARFALLA

Mi lasciò al mattino d’un giorno qualunque
Giù in paese sorridevano, già sapevano
Il parroco m’invitò a confessarmi, il barista
invece, più accorto, mi offrì un bicchiere forte
Sbronzo ma non allegro passai di fronte
alla bottega della sartina che mi segnò col dito:
“Ti disperi? Quella è stata con chiunque
tranne che con te… tranne che con te…”
Aveva ragione, ma la rabbia in me montava,
il veleno nelle viscere s’accumulava minuto
dopo minuto; fu così che presi la decisione
di darle una lezione come si conviene…
Ma prima che potessi trascinarla per i capelli
in piazza, una farfalla mi volò davanti agli occhi:
bastò perché il piede mettessi in fallo
su una merda fresca di cane, sbattendo forte
il capo sul nero catrame, colorandolo per sempre
con l’inutilità del rosso mio sangue

Continua a leggere

Pubblicato in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975). Aforismi scelti

Pier Paolo Pasolini. Aforismi scelti

– Il successo non è niente. Il successo è l’altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo.

– Per essere poeti, bisogna avere molto tempo.

– Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.

– L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.

– I vari casi di criminalità che riempiono apocalitticamente la cronaca dei giornali e la nostra coscienza abbastanza atterrita, non sono casi: sono, evidentemente, casi estremi di un modo di essere criminale diffuso e profondo: di massa.

– In realtà lo schema delle crisi giovanili è sempre identico: si ricostruisce a ogni generazione. I ragazzi e i giovani sono in generale degli esseri adorabili, pieni di quella sostanza vergine dell’uomo che è la speranza, la buona volontà: mentre gli adulti sono in generale degli imbecilli, resi vili e ipocriti (alienati) dalle istituzioni sociali, in cui crescendo, sono venuti a poco a poco incastrandosi. Mi esprimo un po’ coloritamente, lo so: ma purtroppo il giudizio che si può dare di una società come la nostra, è, più o meno coloritamente, questo. Voi giovani avete un unico dovere: quello di razionalizzare il senso di imbecillità che vi dànno i grandi, con le loro solenni Ipocrisie, le loro decrepite e faziose Istituzioni. Purtroppo invece l’enorme maggioranza di voi finisce col capitolare, appena l’ingranaggio delle necessità economiche l’incastra, lo fa suo, l’aliena. A tutto ciò si sfugge solo attraverso una esercitazione puntigliosa e implacabile dell’intelligenza, dello spirito critico. Altro non saprei consigliare ai giovani. E sarebbe una ben noiosa litania, la mia.

– Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro.

– Appena avrò un po’ di tempo pubblicherò un libro bianco di una dozzina di sentenze pronunciate contro di me: senza commento. Sarà uno dei libri più comici della pubblicistica italiana. Ma ora le cose non sono più comiche. Sono tragiche, perché non riguardano più la persecuzione di un capro espiatorio […]: ora si tratta di una vasta, profonda calcolata opera di repressione, a cui la parte più retriva della Magistratura si è dedicata con zelo […] Ho speso circa quindici milioni in avvocati, per difendermi in processi assurdi e puramente politici.

– Nel teatro la parola è doppiamente glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c’è niente di più bello.

– La borghesia si schiera sulle barricate contro se stessa, i “figli di papà” si rivoltano contro i “papà”. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri.

– Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti.

– Bisogna fare come faceva il Cristo dei vangeli, che, appena stabilito un incanto – la pausa contemplativa dopo una parola che poteva essere senza fine interrogata e pensata in silenzio – ne stabiliva subito un altro, che non dava pace, quasi con crudeltà.

– Il fascismo, in realtà, li aveva resi dei pagliacci, dei servi, e forse in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio. Nel fondo dell’anima, nel loro modo di essere. Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, invece, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di un’irregolamentazione superficiale, scenografica, ma di una irregolamentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale. Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la “società dei consumi” ha bene realizzato il fascismo.

– Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Pier Paolo Pasolini
(Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)

Pier Paolo Pasolini

Pubblicato in aforismi, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, CULT, cultura, letteratura, scrittori, società e costume | Contrassegnato , | 2 commenti

Alda Merini – Fiore di poesia – ET Poesia – Einaudi

ALDA MERINI 1951 -1997

FIORE DI POESIA

ET Poesia – Einaudi

Fiore di poesia - Alda Merini

Ascolta, il passo breve delle cose
– assai più breve delle tue finestre –
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare

Il libro

Quella di Alda Merini è una poesia che muove attorno a un dolore radicale, assumendo multiformi aspetti: di ferita biografica, incubo mentale, ansia ascetica. Ma i versi della poetessa si aprono a feconde contraddizioni e nel momento stesso in cui articolano la loro poetica del dolore dichiarano un senso panico della vita che ha gli accenti di una felicità sensuale, ingorda di erotismo, di ritmi terrestri e ritmi cosmici.

Questa antologia, che comprende anche un’ampia scelta di aforismi, raccoglie una scelta dei versi della Merini dagli esordi ai giorni nostri, dando corpo a una delle voci poetiche più forti e personali del nostro secolo.

Fiore di poesiaAlda MeriniEinaudi – ET Poesia – Curatore: Maria Corti – Pagine: XXII-246 p. – ISBN: 9788806219444 – € 12,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, autori e libri cult, consigli letterari, CULT, cultura, editoria, libri, libri di poesia, poeti, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , | 2 commenti

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)

Alda Merini

(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)

La salute non ha mai prodotto niente. L’infelicità è un dono. Io mangio solo per nutrire il dolore. La preparazione alla morte dura una vita intera. – Alda Merini

Alda Merini

Pubblicato in citazioni, poeti | Contrassegnato

Fabrizio Altieri – Il granchio nella buca – Oligo Editore – Novità in libreria

FABRIZIO ALTIERI

IL GRANCHIO NELLA BUCA

Un noir onirico. La storia di un figlio e di una drammatica verità

OLIGO EDITORE

Il granchio nella buca - Fabrizio Altieri - OLIGO EDITORE

Nella Toscana degli anni Sessanta, il destino del giovane Muccio pare segnato. Suo padre infatti ha una grande fabbrica di mobili e, per convincerlo a seguire le sue orme, lo manda in un paesino sulla costa a trovare una cliente, una vecchia signora che ha fatto un ordine eccezionale. Ma quando Muccio arriva la donna è scomparsa senza lasciare tracce. Il ragazzo, con un colpo di testa che mai avrebbe immaginato di saper fare, decide di mentire al padre e trattenersi in paese con una scusa per indagare sulla scomparsa.
Fa così la conoscenza degli strani abitanti del borgo, e del loro curioso modo di vivere che sembra nascondere mille segreti. Tra tutti c’è Vera, la cameriera della locanda, che somiglia molto a Liz Taylor e di cui lui immediatamente si innamora, ricambiato.
Muccio passa le sue giornate in una specie di limbo, tra passeggiate sulla spiaggia insieme a un ragazzino che fa l’accompagnatore di un giovane pazzo e il proprio sogno da novello Maigret che indaga sulla scomparsa della donna.
Il clima si fa sempre più onirico e inquietante fino a quando a Muccio sembra di vedere da lontano l’auto del padre, che però non riesce a raggiungere. Mentre in un centralino, tra due telefoniste, si consuma una tragedia che chiarirà l’epilogo della storia.

«Con questo libro celebro la mia Toscana e le sue persone, quelle che ho conosciuto durante la mia infanzia o che hanno fatto parte della mia famiglia. Con le loro rughe, i detti e i tratti caratteriali, che rimangono vivi anche se loro non ci sono più. Celebro la voglia di mistero che mi ha sempre pervaso fin dalla scoperta di Philip K. Dick e dei suoi mondi, costruiti da forze ineffabili per imprigionare l’uomo, all’oscuro del fatto che l’universo in cui si muove è solo una messinscena costruita ad arte per fini imperscrutabili. Che poi è l’essenza della letteratura, e ciò che ogni scrittore tenta di compiere nei confronti dell’ignaro, ma complice, lettore». Fabrizio Altieri

FABRIZIO ALTIERI è nato e vive a Pisa. Dopo il diploma di liceo classico si è laureato in ingegneria e attualmente insegna in un Istituto Superiore. Oltre ai libri per adulti pubblica libri per ragazzi e per bambini, tra le altre, nelle collane Il Battello a Vapore (PIEMME) e Storie e Rime (Einaudi Ragazzi).

Il granchio nella bucaFabrizio AltieriOligo Editore – Collana: Narratori – Anno edizione: 2019 – Pagine: 181 p. – ISBN: 9788885723207 – € 15,00

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, comunicati stampa, cultura, editoria, gialli noir thriller, letteratura, libri, narrativa, romanzi, scrittori, segnalazioni, società e costume | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

“Il palazzo delle lacrime” di Paolo Grugni: il centro del potere non è il centro della verità – recensione di Iannozzi Giuseppe

“Il palazzo delle lacrime” di Paolo Grugni

Il centro del potere non è il centro della verità

Iannozzi Giuseppe

Il palazzo delle lacrime - Paolo Grugni - Laurana Editore

Il Palazzo delle lacrime è l’ultimo lavoro di Paolo Grugni, un romanzo forte che mette alle strette un certo comunismo, quello di stampo leninista-stalinista. L’autore fa sua la lezione di John le Carré e Léo Malet, adoperando uno stile diretto e preciso che non lascia spazio a fraintendimenti. Il palazzo delle lacrime è forse il lavoro più maturo e compiuto di Paolo Grugni, scrittore che nel corso della sua carriera, a costo di rendersi antipatico a più di qualcuno, ha sempre combattuto contro la stupidità dilagante.

Il palazzo delle lacrime è ambientato a Berlino, in una città divisa da un muro. La Guerra Fredda impazza, gli anni settanta mietono vittime a iosa: è facile ed è la consuetudine far fuori tutti quei personaggi, umili o no, che sono invisi al comunismo. Berlino Est è abitata da gente che deve stare attenta anche a come respira, però, come ci ricorda George Orwell, «Tutti gli animali sono ugualima alcuni sono più uguali degli altri», ne consegue che chi tiene le redini del potere non disdegna affatto di affogare il muso nel trogolo del capitalismo. A soffrire sono soprattutto quelli che il destino ha voluto incastrati tra le fredde mura di cemento di Berlino Est. Tutti si guardano le spalle, tutti hanno paura: il Partito di Unità Socialista controlla la vita dei cittadini, e non ci pensa su due volte a far fuori, in maniera silenziosa e brutale, chiunque sia sospettato, a torto o a ragione, di attività sovversive.

Martin Krause, agente della Stasi, non regge più il clima di Berlino, ma per il momento deve resistere; ha un caso da risolvere, un gran brutto caso. A Treptower Park una ragazza viene trovata morta. Il suo corpo è stato lavorato per bene, un gran brutto spettacolo. La vittima è una certa Jula Ridel, figlia di una famiglia piuttosto in vista, per cui la Stasi pretende che sia fatta chiarezza, presto. Sin da subito Martin capisce che gli è stata affidata una bomba che potrebbe scoppiargli fra le mani. Condurre le indagini non sarà facile, Krause lo sa bene. La ragazza non è stata violentata, ma le sono state asportate le palpebre: perché? È chiaro che Jula doveva essere implicata in qualcosa di grosso. Martin comincia a sudare freddo. Passano alcuni giorni e un’altra ragazza viene ammazzata. Martin non è un ingenuo e non può non sospettare della Stasi. Il quadro non gli è ancora ben chiaro, però sa che qualcuno all’interno della Stasi le voleva morte. Martin cerca di capire e rischia non poco: indagare sul Partito non è una idea molto furba. Deve guardarsi le spalle, perché sia il Partito che la Stasi lo tengono sott’occhio, Krause ne è certo. Aggirandosi tra spacciatori, drogati, prostitute, agenti corrotti, Martin si avvicina alla verità: gli omicidi hanno un forte legame con le alte sfere della Germania comunista. Krause ha scoperto troppo e subito viene deposto dall’incarico. Martin sa che deve continuare a indagare, oramai non può fermarsi, non può tornare alla vita che faceva prima. La Stasi, poco ma sicuro, prima o poi farà fuori anche lui: ha una sola possibilità per salvarsi la pelle e scoprire l’assassino, entrare in Berlino Ovest, in quella parte della città dove le due ragazze uccise facevano delle puntate grazie a dei permessi non poco strani.

Il palazzo delle lacrime (Laurana editore) è una lettura che colpisce alla bocca dello stomaco, un lavoro che non lascia indifferenti. Paolo Grugni ci consegna un romanzo che qualcuno potrà giudicare scomodo, scomodo perché mette bene in evidenza le tante pecche del comunismo leninista-stalinista senza dimenticare di dire che il capitalismo è anch’esso un male: «Quel muro è un simbolo di disgregazione, di scissione non solo del nostro essere tedeschi, ma della nostra personalità. Una scissione a cui si è guardato da fuori con troppa benevolenza. Il Muro è stato tollerato grazie all’assuefazione e dall’acquiescenza del resto del mondo, soprattutto di quello intellettuale. Ha creato l’illusione di poter vivere in un mondo perfetto, il giardino zoologico dell’Eden, giardino che non solo non si è rivelato tale, ma che ha mostrato al mondo tutte le falle del sistema socialista. […] Il socialismo, come tutte le ideologie, ha in sé una potente suggestione ipnotica, liturgica, offre una casa dove tutto sembra riacquistare senso. […] Ma il prezzo di questa casa è molto alta: l’abdicazione alla propria ragione, alla propria sensibilità. Si delega tutto nelle mani dei superiori, accettando in modo ottuso e finalistico che il centro del potere sia anche il centro della verità.»
Il palazzo delle lacrime di Paolo Grugni non è un semplice thriller, è anche una salda presa di posizione contro ogni forma di oppressione. Leggere rende l’uomo libero, fa crollare i muri, non avete dunque scuse per dire di no a Il palazzo delle lacrime.

Paolo GrugniPaolo Grugni (Milano, 1962). Ha esordito con il romanzo Let it be (Mondadori, 2004; Alacràn, 2007, Laurana, 2017). Ha poi pubblicato Mondoserpente (Alacràn, 2006), Aiutami (Barbera, 2008 e in ebook per Laurana), Italian Sharia (Perdisa, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2011), La geografia delle piogge (Laurana, 2012), L’Antiesorcista (Novecento Editore, 2015), Darkland (Melville, 2015). È autore inoltre della silloge Frammenti di un odioso discorso (in ebook per Laurana, 2017). Vive e lavora a Berlino.

Il Palazzo delle lacrimePaolo GrugniLaurana Editore – collana: Rimmel, 46 – pubblicazione: 26/09/2019 – pagine: 300 – ISBN 9788831984379 – €16,90

Pubblicato in ACQUISTA, ACQUISTA DALL'EDITORE, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, consigli letterari, critica, critica letteraria, editoria, gialli noir thriller, Iannozzi Giuseppe, letteratura, libri, narrativa, romanzi, scrittori, società e costume | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento