SFOGLIAMI – Un progetto di Antonino Genovese – Racconti, interviste, poesie

SFOGLIAMI – Un progetto di Antonino Genovese

Racconti, interviste, poesie: Frank Iodice, Gordiano Lupi, Nino Genovese Rita Caliri, Salvo Zappulla, Nicolas Guillén, Virgilio Piñera, Marco Amore, Iannozzi Giuseppe.

22 pagine tutte da sfogliare, da leggere

Cultureggiando n. 0

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CULTUREGGIANDO

Cultureggiando è un caffè letterario, dove potersi incontrare e scambiare opinioni diverse. E’ uno spazio virtuale da riempire con le nostre idee. Recensioni, racconti, poesie, trailer cinematografici, romanzi a puntate, concorsi letterari. Un container assortito dove poter crescere insieme o apprendere da chi è già grande.

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REDAZIONE:

Antonino Genovese – Gordiano Lupi – Mario Benenati – Salvo Zappulla – Giuseppe Iannozzi – Marco Amore – Barbara Noferi – Frank Iodice

http://cultureggiando.it/

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LA COSA SOMOGYI – Gli ultimi respiri brevi di Primo Levi

LA COSA SOMOGYI

Gli ultimi respiri brevi di Primo Levi

Iannozzi Giuseppe

Primo Levi

«[…] io, il non credente, ed ancor meno credente dopo la stagione di Auschwitz […]» – da “I sommersi e i salvati”, Primo Levi

«C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.» – “Conversazione con Primo Levi” – Ferdinando Camon

Cambiano i nomi, cambiano i volti, e mai la sostanza. Oppressi e oppressori stanno sempre in una zona grigia, i salvati sono invece un numero esiguo, salvati dal caso e non da un Dio. Mordechai Chaim Rumkowski, ebreo affezionato al potere, appoggiato dalle SS, lui era un oppressore e un privilegiato che, nel ghetto della cittadina di Lòdz, dettava legge nelle vesti di decano. Chi sono i salvati? Sono un numero esiguo i salvati, salvati dal caso e non da un Dio. Così andava rimuginando fra sé e sé Primo.
Il mattino era di silenzio, eccetto che per delle vaghe note che una vecchia radio, tenuta a basso volume, lasciava libere nell’aria: Glenn Gould al piano suonava Bach.

Aprile 1987: non era un anno poi diverso da molti altri che aveva visto. Ad Auschwitz i mesi, i giorni, le ore non esistevano. Dio non aveva mai buttato l’occhio giù ad Auschwitz. Non lo aveva fatto perché Dio era una finzione, macabra e dilettantesca quanto si vuole.
Jean Amery era sopravvissuto alla Shoah, e si era tolto la vita. Quando gli avevano chiesto il perché di quel gesto, era stato lapidario: “Nessuno sa le ragioni di un suicidio, neppure chi si è suicidato.”

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Sempre viene all’alba e al tramonto

Sempre viene all’alba e al tramonto

Iannozzi Giuseppe

Chaplin
NON DICIAMOLO, NON AD ALTA VOCE

di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

Non diciamolo,
non ad alta voce,
oppure sì: fatto sta
che in una pozza di vacuità
– di assenze su assenze –
si annega il domani
che verrà come verrà;
e il nostro tempo,
giorno dopo giorno,
ce lo mangiamo,
lasciandoci alle spalle
il bello e il brutto
simulando felicità,
sorrisi che non sentiamo.

Diciamolo,
diciamolo pure, a bruciapelo:
questa vita non la capiamo,
appieno non la capiamo
mai veramente,
nonostante lo sforzo
di darci uno scopo
che nel domani
rimanga ben impresso
a favore di chi
dopo di noi verrà.

Si sgrana presto il momento,
quello che – per chissà
quale distrazione del Fato o di Dio –
ieri, subito, lo dicemmo buono;
in mano poi,
a noi, poco o nulla ci resta,
forse solo una manciata di sale
che non abbiamo saputo
amministrare né somministrare
a quanti nel nostro cuore o no.

Eccoli i giorni,
sempre uguali,
sempre persi
in indecifrabili rotte.
Eccoli i giorni:
e tutti ci paiono estranei,
disposti lontano.

Così noi si sta
fra un sonno e un altro,
fra un amore e uno
che non ricordiamo più,
fra una notte e un’alba;
ed è un po’ come morire.

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PIANO SI SPENGONO LE LUCI – Due poesie inedite e altre storie non da poco per “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio

PIANO SI SPENGONO LE LUCI

Iannozzi Giuseppe

Marlene Dietrich

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Donne e Parole – Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

Si spengono le luci

Piano,
in silenzio quasi,
si spengono le luci,
e si raffreddano gli animi
ma mai abbastanza, mai:
e bruciano, bruciano
– come marchi a fuoco –
sulla linea del tramonto
speranze e promesse
per accompagnarci
nel cavo della notte,
nella sua profondità
che sfida di Dio
l’eterna Luce
– la Genesi.

Lui ancor ti spia

Guardi il mare,
con l’anima scivoli
dentro alla sua profondità,
riemergi poi bagnata,
saporosa di sale,
e torni sulla spiaggia,
sotto al sole
per farti riscaldare

Hai però dimenticato
una o due alghe
che ai tuoi capelli
si sono allacciate
E non ti sei accorta
che lui ancor ti spia
Dai suoi occhi blu
sei scappata tuffandoti
in mezzo alle onde:
con gli occhi ti abbraccia,
ed è solo un ragazzo,
un ragazzo solo,
proprio come te,
proprio come te

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Crepapelle – Paola Rondini – Intrecci edizioni – comunicato stampa

Crepapelle – Paola Rondini

Intrecci edizioni

Crepapelle - Paola Rondini - Intrecci edizioni

Un foglio di carta (carta buona e spessa) pieno di frasi all’apparenza senza senso e firmato Crepapelle  è ciò che Edo, anziano dalla pelle ambrata e dalle spalle resistenti, maestro nel fare il nodo alla cravatta, distribuisce una volta al mese agli automobilisti fermi al semaforo, distogliendoli dalla frenesia di un’altra giornata frettolosa.

Per Giacomo, chirurgo plastico dal successo programmato con cura maniacale, quel foglio e quella firma diventano un elemento di disturbo che offusca l’occhio millimetrico e rende insicuro il bisturi. La sua routine trionfale salta e, nell’esplosione, si frantuma anche la vita di una sua paziente, già sedata e pronta a ricevere la sua dose di futuro. Lei è Greta, una ragazza di cinquant’anni, fresca di divorzio e in corsa per la sua seconda chance. Da quel momento, per i due protagonisti niente sarà più come prima e niente tornerà al suo posto.

Rondini esplora il caos che, ingovernabile, inceppa gli ingranaggi, li devia, e lo fa muovendosi tra solitudini eroiche e smania di perfezione, e suggestive incursioni nel passato dove l’amore (o la follia) ha vinto tutto, anche la morte, forse.

Una nota particolare va dedicata alla copertina, omaggio dell’artista americano Zio Ziegler  al romanzo, all’autrice  e all’editore, e che riassume alla perfezione Edo, il suo sguardo sul mondo e le imperscrutabili intersezioni che legano i vari protagonisti e, di riflesso, i lettori.

Biografia

Paola Rondini nasce a Città di Castello. Nel 2003, il suo primo racconto breve dal titolo “Stop-Play” viene inserito in un’antologia della casa editrice Liberodiscrivere. Nel 2007, esce per Fanucci il suo primo romanzo “Miniature”, tradotto anche in Germania e Spagna. In Germania esce poi la versione in e-book di “Letal”, nella selezione del Club degli Editori tedesco. Ma la scrittura per la Rondini è soprattutto ricerca, nella libertà di confini mentali e territoriali, e così nel 2010, e sempre per Fanucci, pubblica il secondo romanzo “I fiori di Hong Kong”. Nel frattempo l’autrice continua a coltivare la sua passione per i racconti brevi e uno di questi “Double-Face” esce nella rivista Flair e un secondo, “Per Elisa”, viene pubblicato nell’antologia UmbriaNoir ( Giulio Perrone Editore) . Dopo queste prime esperienze di pubblicazione, Paola Rondini inizia una nuova fase della sua scrittura che la distanzia dal genere thriller e l’avvicina al romanzo di più ampio respiro nella totale libertà espressiva e di sperimentazione e nel 2014 pubblica con Fernandel “Il salto della rana”. Dal 2016 collabora  con la rivista Wall Street International Magazine, dove ogni mese pubblica racconti. Sempre nel 2016 scrive la prefazione del libro fotografico “Going Slowly” del pluripremiato fotografo Stefano Giogli presentato al Maxxi di Roma. Quando non viaggia, vive in Umbria, dove spesso collabora con eventi culturali d’importanza internazionale.  Da segnalare che Paola Rondini è stata inserita in Mondi&Esperienze, l’antologia italiana per la scuola secondaria superiore  della casa editrice G.B. Palumbo: nel capitolo dedicato a  ‘Le diverse vie del romanzo contemporaneo’, insieme a brani di Roberto Saviano, Paolo Giordano e Alessandro D’Avenia, è presente il suo I Fiori di Hong Kong (Fanucci 2010).  Il testo antologico è curato dalla professoressa Marisa Carlà, un’autrice sempre attenta a rinnovare il canone scolastico delle letture da proporre agli studenti. La scelta della studiosa è ricaduta su di lei perché considerata una delle voci più interessanti, vive, vivaci e originali del panorama letterario contemporaneoper l’abilità di intersecare vicende private con vicende sociali fortemente calate nella contemporaneità.

Sito: www.paolarondini.it

CrepapellePaola RondiniIntrecci Edizioni – Collana: Enne – Prima edizione: maggio 2017 – Pagine: 172 – ISBN: 9788899550301 – Prezzo: 14,00 €

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IL GRANDE INGEGNO – Lorenzo Nicoletti – Edizioni Il Foglio – comunicato stampa

IL GRANDE INGEGNO

Lorenzo Nicoletti

Edizioni Il Foglio

Il grande ingegno - Lorenzo Nicoletti - Edizioni Il Foglio

Una macchina è costituita da tanti piccoli ingranaggi, così come la storia del genere umano. La macchina è il nostro mondo. Gli ingranaggi sono la rappresentazione delle tappe che hanno scandito la nostra vita, chi eravamo e chi siamo oggi. “Il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo… E anche tu!”.

Il grande ingegnoLorenzo NicolettiEdizioni Il Foglio – Collana: Electric sheep comics- Anno edizione: 2017 – Pagine: 125 – Prezzo: 12 Euro

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Siate felici di non avere degli affetti da piangere

SIATE FELICI DI NON AVERE 
DEGLI AFFETTI DA PIANGERE

Iannozzi Giuseppe

biker

«… non ci sono notizie dell’ultimo minuto.

Ricordo però quando le dissi che non amavo che andasse in moto.
Lei non volle sentire ragioni. Mi schiaffeggiò anche. Disse che non volevo che lei fosse libera perché era una donna.
Cercai di farle capire. Non ci fu verso.
Lei continuò ad andare in moto, a tutta velocità.
Era una con la testa sul collo, usava il casco. Però accelerava sempre. Si vantava delle multe prese e di quelle che, in un modo o nell’altro, era riuscita a evitare.
Quel giorno il sole era alto. Era un bel sole di primavera. Si vedeva bene in lontananza.
Quel giorno ci fu lo schianto. Fu così forte che il suo corpo volò per più di cento metri al di sopra dell’asfalto.
Per una manciata di secondi fu un angelo in rotta di collisione con le labbra della morte.
Quando toccò l’asfalto nero il casco saltò via.
Morì sul colpo.
Ma non fu abbastanza.
Il casco saltò via, questo sì… la sua testa si spaccò subito, peggio che se fosse stata presa da un colpo d’accetta. Non fu abbastanza, perché il suo corpo rotolò e rotolò sull’asfalto per essere più e più volte preso sotto da una due tre quattro auto.
Quante ossa ci sono nel corpo umano?
206 ossa e 68 articolazioni. Lo scheletro rappresenta più o meno il 20 per cento del peso di una persona.
Quando la raccolsero, la tuta da motociclista ospitava sol più un mucchietto di ossa straziate, spezzate in più punti.
In chiesa la bara rimase chiusa.

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Gabriele Basilico e Álvaro Siza – Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce. Catalogo della mostra (Reggio Emilia, 6 maggio-29 luglio 2017) – corsiero editore – comunicato stampa

Vicolo Folletto Art Factories, Reggio Emilia

5 maggio – 9 luglio 2017

Gabriele Basilico e Álvaro Siza

Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce

Catalogo corsiero editore

 Gabriele Basilico Gabriele Basilico, nato a Milano nel 1944, era architetto e fotografo. Tra il 1978 e il 1980 realizza il suo primo progetto: Milano, ritratti di fabbriche. Negli anni Novanta riprende la ricerca sul territorio... Approfondisci I più venduti di Gabriele Basilico titolo libro 1° Gabriele Basilico. Iran 1970.... Humboldt € 17,10 € 18,00 titolo libro 2° Architetture, città, visioni.... Mondadori Bruno € 11,90 € 14,00 titolo libro 3° Abitare la metropoli Contrasto € 15,30 € 18,00 Vedi tutti... Matosinhos. Non c'è spazio né architettura senza luce. Catalogo della mostra (Reggio Emilia, 6 maggio-29 luglio 2017). Ediz. italiana, inglese e portoghese. Con Poster

Apertura della mostra al pubblico: venerdì 5 maggio 2017

Presentazione del volume: domenica 7 maggio 2017, ore 16.30

Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea”.

Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione “Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà inoltre la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).

Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.

Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)”, commissionato dal Comune di Matosinhos.

«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».
«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».

La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine. Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.

Gabriele BasilicoGabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come “Porti di mare” (1990), “L’esperienza dei luoghi” (1994), “Italy, Cross Sections of a Country” (1998), “Interrupted City” (1999), “Cityscapes” (1999), “Berlino” (2000), “Scattered City” (2005), “Appunti di viaggio” (2006), “Intercity” (2007). Tra i suoi ultimi lavori, “Roma 2007”, “Silicon Valley ’07” (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), “Mosca Verticale”, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2010 dalla sommità delle sette torri staliniane, “Istanbul 05 010”, “Shanghai 2010”, “Beirut 2011”, “Rio 2011”, “Leggere le fotografie” (2012).

Álvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato a Matosinhos (vicino a Porto), il 25 giugno 1933. Tra il 1949 e il 1955 ha studiato alla Scuola di Architettura dell’Università di Porto. Il suo primo progetto costruito fu concluso nel 1954. Dal 1955 al 1958 ha collaborato con l’architetto Fernando Távora. Ha insegnato alla Scuola di Architettura (ESBAP) dal 1966 al 1969 ed è diventato professore assistente di Costruzione nel 1976. È stato visiting professor alla Ècole Polythéchnique di Losanna, alla University of Pennsylvania, alla Los Andes University di Bogotà e alla Graduate School of Design della Harvard University; ha insegnato alla Scuola di Architettura di Porto (giubilato nel 2003). È membro della American Academy of Arts and Sciences; “Honorary Fellow” del Royal Institute of British Architects; dell’AIA/American Institute of Architects; dell’Académie d’Architecture de France e della European Academy of Sciences and Arts; della Royal Swedish Academy of Fine Arts; dell’IAA/International Academy of Architecture; dell’American Academy of Arts and Letters.

SCHEDA TECNICA:

Gabriele Basilico e Álvaro Siza,
Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce
5 maggio – 9 luglio 2017
Vicolo Folletto Art Factories

Vicolo Folletto 1, Reggio Emilia

Orari: da martedì a sabato ore 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di Fotografia Europea, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio, ore 10.30-13.00 e 16.30-19.30.

Gabriele Basilico e Álvaro Siza, Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce (corsiero editore, 2017), pagg. 120 – Isbn: 9788898420629 – Prezzo: 30 Euro

Presentazione del libro: domenica 7 maggio 2017, ore 16.30.

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HO MESSO LA TESTA A POSTO (Inedite e rare, e riviste e corrette)

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Inedite e rare, e riviste e corrette

Iannozzi Giuseppe

Hermann Hessse – disegno a matita, punta morbida – di Iannozzi Giuseppe

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Ho messo la testa a posto,
l’ho fatto per non lasciar di me
Polaroid ridicola
Scrivevo e scrivevo mica male,
scrivevo a cottimo poesie
che non leggevi
e che però non ti piacevano

Ho messo al loro posto costi e conti,
i tanti orologi sempre fermi su di te,
e pure gli avanzi della mia filosofia,
così adesso a tutti ripeto quel che so:
nessuno mai è tornato indietro
dall’Aldilà
o, con ragione o no, dall’aldiquà

Imito la posizione di un Buddha,
di uno qualunque
Imito la perfezione,
la perfezione che mai c’è;
e non è lavoro da poco,
credimi pure sulla parola

Sempre, sempre si sta
e si sta qui,
con l’acqua alla gola o no
Sempre, sempre si sta qui
ispirando e inspirando,
seguendo, bene o male,
degli antichi saggi l’esempio
C’è che già da un po’ di tempo
ho fatto il mio dovere

E sempre si disegna un cerchio
e mai l’infinito
C’è che già da un po’ di tempo
ho messo la testa a posto:
non sono uno scherzo, certo che no,
quarantacinque stronze primavere
C’è che mi manca il talento,
un po’ di sano talento;
e c’è che di Cohen uno e uno solo,
e io semplicemente della razza mia

SETTE GIORNI

Non è più il tempo dei giochi,
degli amori impossibili e tanto belli
Tutto è finito, tutto, amica mia

Le strade vuote
Ma tu dici che ci corrono angeli e demoni
Io so soltanto che la canna della 45 fuma
Te ne sarai resa conto,
ho la bocca impastata di cordite
Non è bastata la tua saliva a sciogliermi
quel nodo in gola che preme

Non è più il tempo di ridere
Non è più il tempo di piangere
Abbiamo visto molto al tramonto
E siamo rimasti indifferenti
legandoci le mani
quasi sperassimo ancora di salvarci

Le strade spazzate dal vento e basta
Abbiamo sparato a ogni bersaglio
Nessuno è rimasto in piedi
I corpi ammucchiati l’uno sull’altro,
nudi fanno quasi tenerezza
Abbiamo visto il tramonto tinto di pallore
Lo abbiamo visto tingersi di oscene nudità
e dopo tanta morte non è spuntata la verità
E dopo tante pallottole non è nato un amore

Amica mia, non è più il tempo di…
Hai delle gran belle gambe, sì
Non lo nego, abbiamo fatto del nostro meglio
Era scritto nell’occhio cieco di dio
che dovessimo cadere in ginocchio all’alba

Amica mia, è il tempo di darmi la tempia
Amica mia, è il tempo di scrivere la Fine
Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto

Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto
Sei giorni per creare ogni cosa e uno per morire

E uno per morire di cecità

DI CIELO E DI MARE

Se la senti la voce mia
che si spenge,
che si spande al di là di tutto il blu
del cielo e del mare
ma non sai come sia possibile…
Se la senti l’anima mia
che per te sola arrossisce
con le ultime luci a plorare
sulla linea del tramonto
là dove già infinito orizzonte
insegue l’alba del novo dì di sole
che non vedrò,
allora forse un poco mi ami

Di me ricorderai il carattere allegro,
la passione che non si spengeva mai
e quella rosa che appuntai sul tuo petto
con tutta la timida paura
che soltanto un uomo solo sa
Perché sì, amor che amor sei,
ti ho amata più d’ogni altra fragilità,
tu mia sola forza d’andar avanti
nonostante la fine prossima disegnata
nello specchio degli occhi tuoi piangenti

LE TUE GAMBE PER LA NOTTE

In fila indiana
come tessere d’un domino
hai buttato giù tutte le mie certezze
per farne stupido inconveniente

Ho dato una rapida pulita
quando gli ospiti sono andati via
dopo il party aziendale
Ho fatto cadere un paio di bicchieri
Per il resto un ottimo cameriere
che ha imparato a fumare dopo l’amore

Amarti è stato così facile
Odiarti è stato così semplice
che non sei riuscita
nemmeno a farmi del male
quando nell’orecchio sordo
mi hai sussurrato “Giuda!”
per scappar poi subito via

senza lasciar la mancia al portiere
che ti ha aperta la porta con cortesia
“tutto bene, Signorina?”

E t’infilavi tu nel taxi giallo
allungando le gambe fasciate di seta nera;
e la buia lunga notte ancora tutta davanti

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I migliori di noi – Andrea Scanzi

I migliori di noi – Andrea Scanzi

I migliori di noi - Andrea Scanzi

Fabio non si è mai mosso dalla città in cui è nato, ha un figlio lontano e un lavoro che non è diverso da molti altri. Max è tornato da chissà dove e chissà perché. Non ha niente e nessuno. Eppure, per i due che si rincontrano dopo quasi trent’anni, è come non essersi mai lasciati: le corse notturne in bicicletta, la musica, il vino. I cani, quelli salvati e quelli salvatori. Le promesse. E le risate, appoggiati al banco del solito bar.
Certe amicizie rinascono come niente, ma si portano dietro anche quello che si voleva dimenticare: gli strascichi di una partenza improvvisa e dolorosa, il senso di colpa per una brutta storia, un perdono mancato. Tra un amore che nasce e un altro che certo non muore, l’attesa di una diagnosi incerta è il momento perfetto per capire cosa si è preso il tempo. E cosa ha dato. “Perché mi hai lasciato solo per tutti questi anni? Eravamo i migliori. I migliori di noi. Tra fratelli figli unici, non si fa.”
Un romanzo folgorante sull’amicizia e sull’amore, sul tempo che ci scivola addosso, sulle cose che lasciamo andare, e su quello che abbiamo salvato.

“Era così ogni sera, ed era bello. Una di quelle piccole abitudini che ti fanno salva la vita”.

ANDREA SCANZI (Arezzo, 1974) è una delle firme di punta del“Fatto Quotidiano”. Conduttore televisivo e opinionista, è anche autore e interprete teatrale. Ha scritto sei spettacoli. Nel 2007 ha firmato il bestseller Elogio dell’invecchiamento (Oscar Mondadori). Per Rizzoli ha scritto i fortunati Non è tempo per noi e La vita è un ballo fuori tempo, entrambi disponibili in BUR. Questo è il suo secondo romanzo.

Andrea Scanzi
I migliori di noi
Rizzoli, pp 218
Isbn: 9788817090124
Euro 17,00

Fonte: http://www.andreascanzi.it/

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Donne e parole – Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole – Iannozzi Giuseppe

Vanessa Sulpizi recensisce il mio libro di poesie su Aphorism.it

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Vanessa Sulpizi recensisce il mio Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen sul sito Aphorism.it
Grazie a Vanessa che mi ha letto definendo questo mio lavoro “fra le più belle opere di Iannozzi Giuseppe” – g.i.

Un delicato e intenso omaggio a Leonard Cohen, da cui l’autore ha colto l’ispirazione per questa sua opera. E un omaggio alle donne che sono passate nella vita dello stesso autore, che qui lascia alle parole il compito di raccontare, di raccontarsi. Un’immensità di percezioni da cogliere e interpretare perché certamente, alla fine di questo lungo viaggio di lettura, vi troverete, vi scoprirete o vi ritroverete, ma comunque vada, vi emozionerete.
Fra le più belle opere di Giuseppe Iannozzi, Donne e Parole è edito da Edizioni Il Foglio. Da regalare e da regalarsi.

Vanessa Sulpizi – Fonte: Aphorism.it

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

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Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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POVERO VECCHIO BASTARDO (Omaggiando Francis Scott Fitzgerald)

POVERO VECCHIO BASTARDO

Omaggiando Francis Scott Fitzgerald

Iannozzi Giuseppe

Francis Scott Fitzgerald

Una volta dabbasso fece subito segno al primo cocchiere libero di fermarsi, salì dunque sul fiacre comandando che lo portasse fuori della città.
Nelle vene gli albergava una rabbia che non avrebbe tardato a manifestarsi in violenza, lo sapeva bene, e proprio per questo intendeva essere il più lontano possibile dalla civiltà quando si sarebbe scatenata.

Virginia era tanto più giovane di Francis. L’aveva conosciuta nel corso d’una serata di gala. La notò subito e con velocità uguale gli occhi di lei, verdi color di foglia, si posarono addosso a lui. Da quel momento si sentirono legati, inevitabilmente destinati a mettersi a nudo.
Francis rubò un flûte di champagne da un vassoio e, non senza arrossire, lo portò fin quasi sotto alle gonne di Virginia. Era giovane, più di quanto avesse immaginato e, in segreto, sperato. Lei finse di non averlo notato, accettò però lo champagne invitandolo a sedere al suo fianco, su un divanetto libero, mentre al piano un maldestro pianista ci dava sotto con un pezzo di George Gershwin. Francis, ubriaco di lei, la sua anima la riversava nella scollatura di Virginia. Francis era certo che da quei seni avrebbe presto dissetato la sua sete d’amore.
I due parlarono del più e del meno. Lui le spiegò d’essere un uomo d’affari, uno scrittore anche e soprattutto, non più tanto giovane ma ancora in gamba. Lei si finse sorpresa chinando un poco il capo, ridendo sommessamente. Nel giro di un’ora Francis le raccontò tutto di sé, sempre rimarcando il fatto che aveva dollari in abbondanza, così tanti che non sapeva davvero che farsene. Lei invece di sé gli disse poco o nulla.
“Io sono Virginia. Lo zio Shylock è il mio tutore legale… o meglio lo era, perché oggi entro nella maggiore età, per cui, d’ora in poi, potrò disporre come meglio credo dei miei pochi averi. A partire da oggi sono libera, e, soprattutto, non dovrò più rendere conto di quello che faccio a nessun barbagianni”.
Era insolente Virginia e questo gli piaceva, lo eccitava.
Cominciarono a frequentarsi, non senza che suo zio dimostrasse il suo ostinato disappunto andando in escandescenze, rischiando di farsi venire un accidente.
Virginia la prese che era ancora illibata. Non aveva sperato in una simile fortuna, ma così fu e il suo orgoglio di uomo salì così tanto che non esitò a baciarla prima sulla fronte e poi a piangere sul suo seno. E come tutti gli uomini innamorati e pazzi, Francis le promise la Luna e di più ancora.
Nel giro di sei mesi Francis e Virginia convolarono a nozze. Il giorno dopo lo zio di Virginia ebbe un ictus dal quale non si riprese mai: morì nel suo letto dopo pochi ma duri giorni di agonia fra la vita e la morte.

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Una Geisha, una Signora, un Pellegrino. Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Una Geisha, una Signora, un Pellegrino

Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Iannozzi Giuseppe

geisha

Una Signora un po’ così e così

In lungo e in largo corse un uomo cercandola, seppur non la conoscesse affatto Lei, la donna amata. Presto, prima che egli se ne accorgesse, sulle sue spalle l’ombra maligna della gobba, e negli occhi della cecità il negro fantasma. In ginocchio cadendo, giunse infine alla Fine del Mondo, e si arrese. Col cuore gonfio di disperata stanchezza, il bianco capo piegò perché fosse la Morte a sussurrargli all’orecchio il verdetto, il suo sbaglio. D’improvviso, leggera, la candida mano di Lei sul volto suo di rughe. Nell’anima e nelle orbite ormai cieco, più del buio che in altro buio sprofonda, nessun sentore in lui che fosse Lei, l’amata, ad accarezzarlo. Con muto disprezzo, con la mano sua tremante quella di Lei allontanò. E dopo un secondo lungo un’eternità, in un sussurro appena udibile la sua preghiera vomitò: “Veloce, veloce mi dia la fine, Signora Morte. Così sia”.

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