DONNE E PAROLE (Poesie d’amore) – Giuseppe Iannozzi – In uscita a novembre 2016 per Il Foglio letterario (di Gordiano Lupi) – edizione a tiratura limitata

DONNE E PAROLE

Giuseppe Iannozzi

In uscita a novembre 2016 per Il Foglio letterario

Edizione a tiratura limitata

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Donne e parole (Poesie d’amore)Giuseppe IannozziIl Foglio letterario – collana: Tascabili – Pagine: 350 – prezzo: 10 Euro – edizione a tiratura limitata

Donne e parole raccoglie poesie d’amore scritte nell’arco di più di quindici anni. Ogni poesia racconta un amore sognato o inventato, e in qualche caso vissuto appieno dall’autore, Giuseppe Iannozzi. Perché Donne e parole? Forse perché l’amore non può non essere poesia, sentimento talvolta stuprato per esser usato in contesti balordi e insignificanti, così l’autore tenta oggi di restituire alle donne, all’amore e alle parole d’amore una loro dignità.

Iannozzi Giuseppe

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha curato e tradotto alcuni apocrifi dando alle stampe Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).

Cura oggi l’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (http://www.ilfoglioletterario.it  – https://www.facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

Il Foglio letterario
http://www.ilfoglioletterario.it

Tutto l’amor disperso

D’amor si soffre,
ma dove e come!
Chi l’avrebbe detto
saresti stato tu l’amore
che l’avrebbe portato via
il cuore mio
per darlo in pasto a un fiacco leone,
per sbatterlo dentro a una cattedrale
di dolore di sale
che da sempre s’erge
puntando alta la croce al cielo,
quasi un segno
da dio e dall’uomo
maledetto

Si soffre
col sorriso in fiore
nascondendo
l’anima più fragile,
avvolgendola
nell’ellera più tenera
quasi a credere
che possa esser difesa,
non per noi, non per noi
ma per quell’adorata metà
che con occhi supplici
ci guarda e ci guarda forte
tenendo il silenzio vivo
invitandoci
a raccontargli sogni felici

Tutto l’amor disperso
non so dire
né oso immaginare
per non darti triste sorriso
– pallido più del fantasma
che agl’occhi tuoi sono

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DONNE ALLA FINE DELL’AMORE

DONNE ALLA FINE DELL’AMORE

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

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MOULIN ROUGE

Cercavo poi solo un’identità
che un poco mi rassomigliasse
se non nella perfezione
perlomeno nell’ideale d’un confine
delineato fra apparenza e realtà

Fu così che m’imbattei
nell’ora del più tardo crepuscolo
in un caffè da tutti i Signori evitato:
tempo non ci fu di pensare
al possibile rischio
che già ero dentro accomodato
a centellinare un amaro liquore
La chellerina che m’aveva servito
era però ancora sulla liquida superficie
e ai miei occhi appariva ella
come la più bella delle creature

Come caduto in deliquio
l’alma mia non trovava requie:
seppur intravista per un momento
quell’apparizione m’era più cara
della mia stessa vita
Febbricitante la cercai intorno
ma indarno: ogni mio sguardo
si disperse fra i fumi e le nebbie
dei tanti avvinazzati ai tavoli
Dalle loro larghe bocche
si dipartivano voci roche,
di catarro e bestemmie ovvie
che non ho cuore qui di ripetere

All’alba mi portai all’aperto:
l’aria m’era pesante in petto,
a ogni sospiro morivo un poco
la mano guantata passandomi
sul volto non rasato e stanco
Il bronzo delle chiese un’eco
che di netto spezzava le gambe
ai primi insonnoliti viandanti

Ma ai bordi, con l’alba addosso,
sui marciapiedi ancor resistevano
certe Ballerine coi rossetti disfatti

SPOGLIAMI IN ETERNO

Se è uno scherzo
– t’avverto –
è di cattivo gusto

Che fai, che diavolo fai
con questa canicola
che ci spinge a spogliarci
dell’anima?

T’avverto: ti voglio bene,
e se nella vita mia rientri
non puoi pretendere
che sia per un attimo appena
Se di nuovo attraversi la porta
di casa mia, fallo con gioia
e dimmelo con spudoratezza
che sei sempre stata viva e mia
durante tutta questa assenza

Veloce dell’anima spogliami
in mia presenza, e baciami,
baciami perché sia l’Eterno,
perché sia nel tuo sesso adesso

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URLANTI INFINITI SILENZI

URLANTI INFINITI SILENZI

Antologia di amori dispersi

Iannozzi Giuseppe

womaninlove

LE TUE GAMBE PER LA NOTTE

In fila indiana
come tessere d’un domino
hai buttato giù tutte le mie certezze
per farne stupido inconveniente

Ho dato una rapida pulita
quando gli ospiti sono andati via
dopo il party aziendale
Ho fatto cadere un paio di bicchieri
Per il resto un ottimo cameriere
che ha imparato a fumare dopo l’amore

Amarti è stato così facile
Odiarti è stato così semplice
che non sei riuscita
nemmeno a farmi del male
quando nell’orecchio sordo
m’hai sussurrato “Giuda!”
per scappar poi subito via

senza lasciar la mancia al portiere
che ti ha aperta la porta con cortesia
“tutto bene, Signorina?”

E t’infilavi tu nel taxi giallo
allungando le gambe fasciate di seta nera;
e la buia lunga notte ancora tutta davanti

ANGELO BIONDO

Perché ti perdi in quel mare
di sogni, d’incubi
che alle onde fanno il verso
coprendoli d’ombra
ma un poco appena
e poi d’improvviso per sempre
per gretto dispetto
quasi si dovesse in eterno
annegare
dentro al desio, al segreto
che l’amore è?

A toccare il fondo
lunga la discesa assai;
e quante scogliere e spiagge
pria che si possa morir
fra l’eco di tritoni e sirene
a riposare
per poi risorgere
un poco appena
andando incontro a chi li canta
ancora; suvvia, issa l’àncora
Biondo Angelo alla catena
– legato a negro faraglione
dalla bianca spuma toccato –
che muto resti a guatar
dei marinai, dei poeti gl’affanni.

Suvvia, destati, Angelo Mio!
L’Infinito non ha ancora finito
d’esistere nel tormento,
nella tempesta delle passioni
fra squarci di nuvole e bizze d’ubriachi
a cantar del Mondo Nuovo la libertà.

Amata Libertà.

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Erano cicatrici i sogni e gli amori

Erano cicatrici i sogni e gli amori

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

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STUPITA TENEREZZA

Un giorno ti ricorderai
Sì, un giorno vedrai il mio viso
fisso dentro al tuo sorriso
E ti ricorderai di me,
di com’ero stupito bambino ad amarti
senza nascondere lacrime e pudore

Un giorno ti ricorderai
di come feci esplodere la tua risata
per una farfalla catturata fra le dita
Un giorno, un giorno non lontano
troverai che sul vuoto tuo cuscino
riposa silente il mio sogno
E allora sì, una lacrima la piangerai

Un giorno,
un giorno non lontano
quando tutto sarà passato
e testa o croce
non avran più significato,
quel giorno capirai tutto quello,
tutto quello che la timidezza
non m’ha lasciato dire

Un giorno,
un giorno piangerai
Come una bambina viziata,
come una donna
che ha imparato la tenerezza,
tu piangerai

Un giorno,
un giorno non lontano,
a dispetto del tempo
avrai il petto pieno fiero di te
Un giorno,
un giorno mi cercherai
senza più vergogna
né desiderio di vendetta
Un giorno,
un giorno mi vorrai
accanto al tuo cuscino
a sussurrarti all’orecchio
storie di farfalle
che volano lontano lontano
per tornare sui fiori a primavera,
a primavera

Quel giorno capirai tutto,
tutto quello che la timidezza
non m’ha lasciato dire
Quel giorno troverai
la tua vera tenerezza,
in bilico sul confine degl’occhi

RONDINE DI RITORNO

Non ci credo, non ci credo
Batto le mani i piedi
i denti tutti, tutti e trentatré
Sei tornata a trovarmi
in quella casa che dicesti
che non t’apparteneva più
da quando avevo cominciato
a bere,
per il tuo amore a dar di matto

Non ci posso credere che tornata sei
col tuo carico di viaggio
come rondine
che le stagioni le vola al contrario:
sul divano m’hai trovato infreddolito
con accanto soltanto la tivù
e nel bicchiere un carico d’infinità
– di depressione

Sei tornata
e non ci credo
Così adesso costretto sono a tornare,
ad aver paura che possa perderti
un’altra volta in quel ristretto spazio
che ci separa
e che è fra gl’occhi tuoi e i miei

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Come colombe abbattute dal cielo

Come colombe abbattute dal cielo

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

bella partigiana

SPAVENTAPASSERI ABBATTUTO

ricordando la strada che fu di Jack Kerouac

Le strade battono rumori
Luci segnano brucianti cicatrici
Il sogno preso sotto di brutto
sulla 54ma – il postino non ce l’ha
una lettera, soltanto due nichel
& una scarpa nuova l’altra aperta
uguale alla speranza in verde di Ma’
I cestelli delle lavanderie a gettoni
Lotterie, l’uomo dei gelati grida
Un altro si sdraia all’incrocio:
sta disteso sulla croce e gli sbadigli
& la gente lo attraversa arresa
– con gli occhi al cielo
piovono coriandoli di spazzatura
e angeli & volti coperti ignoti
soffocati dal Grande Pollice di Dio

Vecchia verde Ford tra le spighe alte
alte di grano per una carezza
di sole di luna, per un sogno altrove

Giusto uno spaventapasseri abbattuto:
& se la ride senza farlo vedere
& la Falciatrice lo attraversa
gli gira attorno; & all’angolo si regge
un Bar per neon di mani sudaticce prigioniere
di un delirio di una poesia d’un tremito
Giusto, giusto!, mastica duro il viandante
Giusto, giusto!, ripete col pollice alzato
per andare, per andare si deve andare
altro non si può fare cercando di Te

COLPO DI FULMINE

in memoria di Cesare Pavese

Fu un colpo di fulmine, fu il tuo giovane piglio
ad accecarmi e ad abbandonarmi nella luce di te:
mi conquistasti come una cicatrice sulla pelle.
Mi lasciasti poi solo la tua improvvisa scomparsa.
Ed ero io tra le righe d’un libro, che avevo scritto,
mentre studiavo l’ultima mossa da fare in amore:
una morte annunciata nei sonniferi di Leucò.

Oh, non dire che non t’ho amata!
In sogno ho le colline e le strade di campagna,
il maggese e la chiesa abbandonata,
il cielo terso e le nuvole della tempesta;
tenevo la tua mano perché non mi abbandonassi
all’inutile incanto dell’intorno sognato
passo dopo passo, sguardo dopo sguardo.

Dalla tua luce fui segnato perché eri Constance
e non un’altra; e gli spruzzi delle tue efelidi
compagnia tenevano al mio cuore di sé stanco.
Ma perdono tutti e a tutti chiedo perdono
per questa solitudine troppo mia, troppo rossa,
perché potesse essere un po’ anche la tua.

Oh, non dire che non t’ho voluta!
Fu solo il buio totale, assoluto, dopo il fulmine,
il buio dei miei occhi accolti nella morte
a strapparmi al mito di te, giovane attrice!

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PARADISI PERDUTI

PARADISI PERDUTI

Iannozzi Giuseppe

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PREGHIERA DEL SOLDATO

per tutti gli uomini caduti in guerra

Il sangue e le ossa la paura mi gela
Anche oggi cento volte muore un uomo
e non sa perché né dove casa sua è
Piccolo al mondo mi fa l’impotenza:
quante croci nel silenzio – quante! –
e non ce la faccio io a contarle tutte

Gracchia la pioggia assieme al vento
che sul comignolo del convento passa
fino a spingersi dentro alle finestre
di questa mia casa senza serrature
Cerco santità, cerco verità del popolo
Cerco gli occhi degl’affamati
– appartengo a loro con cuore di pietra
e anima leggera di nuvole di sogni

M’arresta il terrore ‘l core in petto
Sufficiente è un momento per morire,
un capriccio del destino, una pallottola
che il verso fa al vento, al vento, al vento
Così poco basta per spezzare la santità
d’una vita appesa alla speranza
d’un domani non perfetto ma migliore

E cerco te, in un soffio sempre cerco te
per sentire un attimo di calore ancora
Per sentire la vita mia che fugge via
fra le dita tue bagnate di lacrime di sangue

Ma gl’occhi miei non li dimenticare
col primo raggio di sole, tu, mio Gesù
L’amor tuo ancora non lo so
ma presto lo incontrerò, lo so
Lo incontrerò in quell’infinita preghiera
che m’insegnò mia madre da bambino
adesso che smetto d’esser soldato
per tornare a esser uomo, come te

SA DI DOLORE QUESTA TERRA

Non posso prometterti
che con la vita proteggerò
le tue bambole di pezza
Non posso prometterti
che il mio abbraccio basterà
a consolarti, perché ingenuità
più non c’è e nemmeno verità
che si possa dir briciola
o fantasia da violentare
Niente ti posso promettere
Sa di dolore la terra, di sangue
di uomini mandati al macello
che uccidono fratelli per tirar su
uno scempio da seppellire poi
in grasse fosse comuni
Davvero non posso prometterti
che sarà domani un giorno
per amarci
senza né razza colore religione
Sono soltanto uno, e il noi sociale
sottochiave negli Archivi di Stato

Vorrei poterti proteggere dal male
e da quel sole che gli uomini li brucia
fino a una sete mortale
Vorrei poterti dire che sono un angelo
e che sei tu tenera bambina di paure
Non tengo però il coraggio d’ingannarti
come tutti quelli che ieri a cuor leggero
le parole le han sprecate prima di me

Vorrei lasciarti in dono questa,
questa che è ben magra poesia
Ed è quel che in questo momento faccio:
non so pregare né ho la fede dalla mia
Ma lo so che all’impazzata ti batte il cuore
ogni volta che un’ingiustizia
si sostituisce a un attimo di dovuta gioia
Perché lo so che non chiedi molto alla vita:
soltanto un abbraccio e non un dio
per cui in guerra morire

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Le tue parole, le mie fra i denti

Le tue parole, le mie fra i denti

Antologico con testi inediti e varianti

Iannozzi Giuseppe

leave

CON LA TUA BOCCA
E I TUOI OCCHI LA MORTE

Avevi detto
che mi amavi.
Che ero per te l’uomo
dei tuoi incubi,
dei migliori
e dei peggiori anche.

Sei adesso con un altro
più bello e di me ricco.
E sono io qui a leggere
lo sfratto,
a schiacciare scarafaggi
con la residua impronta
dell’anima mia
che sotto alle piante dei piedi
nuda m’è rimasta incollata.

E’ venuta,
è già venuta la Morte:
aveva i tuoi occhi
e con la bocca tua a cuore
la mia di marmo ha baciato.

SEMPRE ATTENDO

Sempre attendo
sia tu per me
a tradurre le parole
che han per me
suono straniero

Per quanto
fra le note della melodia
a fondo e di più
navighi la mente,
mai riesco a cogliere
nella sua interezza
la tenerezza
di questa storia d’amore
che ancor dir non so
se disperata, felice
o forse solo a metà

Sempre attendo
l’incontro,
il faccia a faccia
che domani ci vedrà
complici d’un’uguale
sazietà d’emozioni

Sempre attendo
il domani
Sempre attendo
sia tu a dar un senso
a tutti quei sensi
che al mio sentire
oggi sfuggono
sbrecciando
un poco appena
con indefinita pena
della città
le dure romane mura

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Angeli e donne fra poeti, rose e spine

Angeli e donne fra poeti, rose e spine

Antologico con testi inediti e varianti

Iannozzi Giuseppe

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ERI LA PREFERITA

Eri la preferita
Sei presto sparita
Troppo bella
perché restassi
a me accanto
Eri l’harem
la gioia e il dolore
la purezza del diamante
e la sua fragile durezza

Vivevo
per mirar la vita
cogl’occhi tuoi
Tutto il resto
non esisteva

E ora che sei
dove neanche dio
osa un fiato,
in un posto
a tutti sconosciuto
muoio io
come vecchio delfino
su la spiaggia arenato

senza una bava di rabbia
o un sole al tramonto
a scoprirmi cadavere

ANGELI E ROSE

un paio d’ali d’angelo
rubate al cielo
alle bianche colombe
un paio di volteggi
al di sopra delle bugie
delle voci del rumore
di fondo

ma se la vorrai
una rosa sul tuo cuscino
un dì la troverai
proprio accanto agl’occhi tuoi
più belli
di quelli d’un inumano dio

un paio d’ali d’angelo
un paio di tacchi a spillo
e due bicchierini di vodka

voleremo così insieme
mano nella mano, al sogno
ribelli perché più veri noi

NON POETA MA UOMO

L’Amore un pugno
alla bocca dello stomaco
che nel sangue
dell’Avversario soffoca
Morire in piedi
o tentar al tappeto la sorte
In ogni caso
non farla troppo lunga:
sempre squallida la Morte
di fronte a un pubblico pagante
o in solitudine di fronte
al nudo tuo riflesso allo specchio

Non poeta ma uomo

Se ami una bocca
ama le carie e la gromma,
e l’alito pesante anche,
pesante di sicuro
più di quell’anima
che ci si ostina a pregar eterna
conteggio dopo conteggio
ripresa dopo ripresa
difesa dopo difesa
attacco dopo attacco

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Piazza Fontana – Patrice Avella – Il Foglio letterario

Piazza Fontana

PATRICE AVELLA

Piazza Fontana - Patrice Avella

Piazza Fontana – Patrice Avella

– Perché fare un film su Piazza Fontana dopo piu di 40 anni?
– La strage di Piazza Fontana a Milano fu un episodio cruciale della storia italiana. Purtroppo le nuove generazioni non sanno nulla riguardo a questo tragico evento durante gli anni di Piombo. Penso che sia importante tenere acceso il ricordo, raccontando esattamente ciò che è successo quel 12 dicembre del 1969. Mi sono sempre chiesto perché in questi quarantatre anni nessuno ha mai raccontato in un romanzo la storia di quell’attentato. E come se l’Italia non abbia voluto riflettere sul suo passato, lasciando senza risposta molte domande su fatti importanti che hanno cambiato la storia del paese. In questo le istituzioni hanno grande responsabilità perché non hanno voluto rendere pubbliche alcune informazioni riservatissime che farebbero oggi luce su molti misteri d’Italia…
Intervista al regista Marco Tullio Giordana di Danilo Ceccarelli

Patrice AvellaPatrice Avella, autore francese, di origine italiana. Nato nel 1959, vive oggi nella Maremma Toscana.
Nel 2012, a Parigi, questo romanzo ha ricevuto «le Prix du Livre Européen et Méditerranéen» dalla Fondation Jean Monnet, nella categoria “Roman et cinéma”.
Nel 2013 è stato selezionato per il rinomato premio «Polar en Vigne» in Borgogna.
Redattore della rubrica Storia gastronomica italiana per La Voce, la rivista degli italiani, attiva a Parigi.
Collabora con diverse trasmissioni radiofoniche in Francia (France Bleu e Sud Radio).
Co-organizzatore con l’associazione Dolcevita Italia delle Settimane del cinema italiano per conto della regione Bourgogne Franche-Comté.

Sito ufficiale di Patrice Avella: http://www.avella.fr

Piazza FontanaPatrice AvellaIl Foglio letterario – Collana: Narrativa -1ma edizione: 2016 –  pagine: 440 – ISBN 9788876066122 – prezzo: 16 Euro

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Donne, pubblicità e cartastraccia. Per rabbia, per amore

Donne, pubblicità e cartastraccia

Iannozzi Giuseppe

Charles Bukowski

Charles Bukowski

HANK

Le donne amano il vecchio Hank
Lo amano tutte, per la sua poesia
Gli fan la corte tutte, con singhiozzi
e fazzoletti di pizzo rosso e nero

Tutte, proprio tutte lo amano
il vecchio sporcaccione
che bello bello in giro se ne va
con un taccuino d’ali d’angelo
appiccicato al culo

Tutte l’hanno amato, tutte
almeno una volta, almeno due
in gioventù o in pazzia

Non credo affatto però
che una oggi si porterebbe
con uno che è poeta, sì,
ma con le pezze al culo
Ed Hank le pezze l’ha rispettate
fino alla fine schiacciando
scarafaggi e lodi sperticate

Ma tutte lo amano
A modo loro tutte se lo fanno

DONNE E CARTASTRACCIA

Solitudine è una donna che non c’è
Il postino
la tua foto mi ha scaricato in mano
Il francobollo non era recuperabile
Non gliel’ho lasciata la mancia,
lui mi ha però offerto una sigaretta
Gli ho detto che l’avrei fumata dopo
Si dice che vivere sia con una donna
Si dicono tante cose
Dalla finestra filtra un raggio di sole
tiepido come un tradimento
appena messo a nudo
quasi simile a un salto distratto
dal settimo piano
Solitudine è una donna in fotografia
Bella, sempre uguale,
né un pelo o un capello fuori posto
Me la mostrava
Diceva: “La figa è la mia faccia,
questo lo capisci!”

La più decadentista delle puttane
Non era tagliata per figli
o altre degenerazioni così
Sul piatto una canzone,
“ciao amore, ciao”
L’hanno trovato morto ammazzato
Mi sento quasi sentimentale
per quella voce che raschia sul vinile
dormendo per sempre sottoterra
Ha lei bocca tumida di speranze
appena succhiate e ingoiate,
un angelo di bianca dignità pare
Provo a trattarlo con le buone
Non viene niente
C’è chi dice che la donna
l’angelo che ti fa coglione
Comincio a credere sia vero
Lottare a vuoto, e perché?
La lascio cadere, la lascio
nel mucchio con le altre
Un gran casino
e nessuna voglia di scopare
cartastraccia,
fotografie e poesie malnate,
vero e proprio tappeto
fra cadaveri di scarafaggi

Accarezzo il taschino sul cuore
La sigaretta è lì, spezzata,
per due puntate da fumare
Domani non ce l’avrò la mancia
per quello lì

Esco in strada dimenticando il disco
a raschiarsi da solo la voce
Mi dà fastidio ai piedi la folla di voci
Ma non è poi troppo lunga fino alla mensa

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Il peso di un’isola – Virgilio Piñera Traduzione: Gordiano Lupi – Il Foglio letterario – Ebook gratuito scaricabile su tutti i dispositivi

Il peso di un’isola – Virgilio Piñera

Traduzione: Gordiano LupiIl Foglio letterario

Ebook gratuito scaricabile su tutti i dispositivi

Il peso di un'isola - Virgilio Piñera - traduzione: Gordiano Lupi

Il peso di un’isola – Virgilio Piñera – traduzione: Gordiano Lupi

Virgilio Piñera si considerava un poeta segreto, diceva ironicamente che era un “poeta occasionale”, e non voleva diffondere in pubblico le sue composizioni. Malgrado ciò, la lettura dei suoi versi ci permette di comprovare la grandezza della sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura. Come dice Arrufat, questa dicotomia si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche”. Solo nella sua ultima tappa Piñera sembra recuperare il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.

Sinossi

Virgilio Piñera si considerava un poeta segreto, diceva ironicamente che era un “poeta occasionale”, e non voleva diffondere in pubblico le sue composizioni. Malgrado ciò, la lettura dei suoi versi ci permette di comprovare la grandezza della sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura. Come dice Arrufat, questa dicotomia si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche”. Solo nella sua ultima tappa Piñera sembra recuperare il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.

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Formato: Formato Kindle
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Lunghezza stampa: 323
Editore: Il Foglio Letterario (19 novembre 2012)
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Lingua: Italiano
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Luca Gamberini – Racconti per bambini adulti – Non ho fatto nulla, ma più di così non potevo fare – recensione di Iannozzi Giuseppe

Luca Gamberini – Racconti per bambini adulti

Non ho fatto nulla, ma più di così non potevo fare

Iannozzi Giuseppe

Luca Gamberini - Racconti per bambini adulti

Luca Gamberini – Racconti per bambini adulti

Parole dolci e amare, versate nella melanconia e in una felicità di pochi istanti: pensieri che brulicano nel mare magnum di un pessimismo quasi leopardiano quando non si fanno carosello di un ottimismo inventato, o solo fantasticato inseguendo una impossibile eternità dorata fra Koan e Zen. Luca Gamberini ama squarciare la realtà quotidiana dipingendola con tocco lieve, lo stesso che incontriamo nella sua silloge Mi sgridi i piedi: una semplicità profonda quella di Gamberini, e una sensibilità che si aggiusta in schegge e crepe, in ritratti del quotidiano seguendo il nobile e umile esempio di Sergio Endrigo.

Luca Gamberini

Luca Gamberini

“I guai ti invecchiano e la speranza non si muove più a grandi falcate, tartarugheggia e spesso non esce nemmeno dal guscio. Si rimane così appoggiati al calore di un inverno che mantiene congelati sentimenti e sogni privi di immaginazione. […] E la tartaruga non c’è ancora e il falco qui non vola, il pettirosso si sta già preparando la valigia, il riccio non ha ancora cominciato a essere il pennello che dipinge l’asfalto di materia grigia, eppure la sera già si sta bene nel condividere con luna e stelle le proprie variopinte pene.”: Luca Gamberini in Racconti per bambini adulti non nasconde il suo stupore, uno stupore bambino che accomuna un po’ tutti i poeti e i sognatori. Racconti per bambini adulti non è un romanzo, non è un diario, non è una raccolta di racconti, è invece un navigare ora veloce ora lento fra prati in fiore e ventosi autunni, e inverni che la primavera la pizzicano con le dita senza mai scongelarsi del tutto. Al pari o quasi di Cesare Pavese, anche Luca Gamberini attinge al paesaggio naturale per ritrarre il suo paesaggio interiore, il suo mestiere di vivere; e come Pavese par quasi che a ogni pagina reclami che davvero non l’ha ancora capito se è lui “un poeta o solo un sentimentale”: “[…] stavo cercando uno scrittore e ho trovato soprattutto un uomo. Così dicevano quelle tre righe di presentazione a Prima che il gallo canti. Lo lessi una, due, tre volte quel libro che è una sorta di autocondanna alla solitudine… amo Cesare Pavese, soprattutto per due motivi: non sarò mai in grado di scrivere e fare ciò che ha scritto e fatto lui.”

Se è lecito dirlo, in maniera aperta e forse un po’ sfacciata, Luca Gamberini in questo suo lavoro dà il meglio di sé stesso conferendo alla prosa un’aura poetica: Racconti per bambini adulti è dunque prosa poetica dove l’autore, sempre tenendo alta la bandiera dell’amore, anche quando questo naufraga senza un perché, si fa cantore di una umanità che, oggi come oggi, esiste e resiste in pochi. “Vivo campato per aria, questo è il mio mestiere. Scelta difficile, certo a vedermi da lì parrebbe un piacere, ma è alla resa dei conti, che mai tornano, solo un dovere.”: un dovere dunque, quello di un poeta che conosce il peso e la leggerezza delle nuvole su di sé, un dovere cui può ottemperare solo consacrando sé stesso a una voluta, forse non del tutto desiderata, libertà. Perché, usando le parole dell’autore, “è vero, non ho fatto nulla, ma più di così non potevo fare”; perché quando un uomo “è disperato non ha pranzo, non ha cena, tanto meno una colazione […] non piange, guaisce, per questo solo i cani lo riescono a captare.”

Racconti per bambini adultiLuca Gamberini – Pagine: 210 – Edizione a tiratura limitata numerata – http://www.aphorism.it/luca_gamberini/

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di Luca Gamberini contattando l’autore

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Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario) a soli 7 Euro – richiedilo al curatore Iannozzi Giuseppe – Gli amici miei sono, apocrifo bukowskiano inedito

Bukowski, racconta!

a soli 7 Euro – richiedilo al curatore

numero limitato di copie autografate

Gli amici miei sono

(apocrifo bukowskiano – traduzione di Iannozzi Giuseppe)

Gli amici miei sono,
come damigiane mezzo vuote sono:
si presentano a tarda sera gridando
piegandosi in un mezzo inchino,
vanno poi via senza pagare il conto
fingendo una distrazione da niente
proprio come dio che giura e spergiura
“Non è colpa mia, non è per mia volontà
la cecità delle stelle!”

Gli amici miei sono,
o meglio sono il poco che sono:
come a carnevale presentano un sorriso,
la richiesta d’un consiglio vuoto di vino
lamentando un mal di pancia strangolante
scucendo dalle tasche regàli ragnatele di cent’anni,
vanno poi via con con discrete porzioni d’orticaria,
di sigarette fumate a metà
e l’ubriaca convinzione d’aver rubato il meglio,
tutto il meglio che, in una notte frigida di onestà,
si potesse rubare a un coglione
facendola franca sull’identità e il passaporto

Gli amici miei, a ben vedere,
sono quasi uguali a una vergogna di colera,
quasi uguali a certe puttane che la danno via
per finire nei versi distratti d’un poeta
senza né arte né parte

Gli amici miei, ci crediate o no,
si mordono il culo nei cimiteri

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Per omaggiare la sua memoria e grandezza, Bukowski, racconta! (a cura di Iannozzi Giuseppe Il Foglio letterario), per un numero limitato di copie autografate, potrete acquistarlo dal sottoscritto a metà prezzo, vale a dire a 7 Euro contro i 14 Euro del prezzo di copertina.

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Scheda editoriale:

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Sogna il tuo angelo, Angela

Sogna il tuo angelo, Angela

Antologico – poesie riviste e corrette

Iannozzi Giuseppe

mm

SUL TUO GUANCIALE

Troverai poesie
sul tuo guanciale
per ricordarti
che ce l’hai un cuore

Troverai il tempo
che è passato
lasciando dietro a sé
schiaffo di vento
sul braciere oramai
già quasi del tutto
spento, di quella casa
che lasciasti sì presto
E che però mai riusciti
del tutto a dimenticare

Troverai una scala
fra squarci di sole
e labbra di nuvole,
e cento scalini
che conducono di là
dal mare, per sognare
che vita nuova ancora
è possibile fra le stragi
d’un sorriso senza nome
e d’una lacrima appena

Troverai tutto questo
E sarai scontenta uguale
oggi come allora
E allora forse capirai
che nulla è eterno,
nemmeno il ricordo
che di noi serbiamo
nascosto dentro al riflesso
dello specchio d’accanto

Ma avrai corte di poeti
a farti l’inchino e l’omaggio
col sorriso beffardo
e la speranza di farti ostaggio
della loro impazienza,
quella sì tanto triste
d’eternarti nel nome
di loro gloria

COME IN UN AMORE DURATO TROPPO A LUNGO

Quando la mia donna morì
noi tutti lo sapevamo che sarebbe successo,
non facemmo un gran fracasso
– quasi tutti in silenzio o lontani
come in incubo senza senso,
come in un amore durato troppo a lungo.
Il mio più vecchio e odiato amico
mi raccomandò di scriverci su un libro:
mi batteva sulla spalla una mano e rideva piano
aggiustando la bocca in una mezza smorfia.
Rimanevo io davanti a lui, di sasso,
e non osavo dirgli che non avrei messo
mano alla penna. Un caffè mi offrì al bar sotto casa:
me ne feci fare uno di quelli forti, l’addolcii però
con una bella dose di panna bianca. Ci salutammo poi,
mi promise lui che m’avrebbe telefonato:
non lo fece mai. Più niente seppi nei giorni a venire.
Quando si fu fatto una sua famiglia,
moglie e due bambini, alcuni anni dopo,
venni a saperlo per puro caso:
era un uomo felice, non ricco ma felice,
perlomeno così si espresse il barista
con gl’occhi ancora fatti di sonno.

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo dodici – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe
Cap. XII

E’ una corsa attraverso i vicoli.
Volti sconosciuti si sporgono da finestre e balconi per subito scomparire. La curiosità non tiene il passo alla morte che serpeggia in strada.
Volano bombe incendiarie sopra le nostre teste.
Ho commesso un grave errore, non avrei dovuto intromettermi. Penso che non ce la farò per molto, neanche stringendo forte i denti. La troietta pesa per i miei polmoni marci.
Mi fermo.
Penso che dovrei mollarla qui e farla finita con questa sceneggiata.
“Che prende te?”
Mi manca il fiato.
“Come ti chiami?”
Ci pensa su un secondo o due: “Chiama me Aleksej. Ora muovi culo.”
‘Fanculo.
Non gliela do la soddisfazione di chiedergli di darmi una mano. Stringo più forte i denti, inghiotto saliva e sangue e chissà che altro.
Continuiamo a serpeggiare attraverso i vicoli di Kiev, ma non c’è un angolo che sia sicuro qui. La città sta per esplodere e noi ci siamo dentro.
Aleksej si ferma un momento, si guardo intorno sospettoso, mi fa poi cenno di seguirlo ancora. Ho l’impressione che sappia dove andare. Per mal che vada ci rimetto la pelle, non ho altre possibilità, e in ogni caso sono un uomo con una data di scadenza.
Prima che possa rendermene conto cado in ginocchio. Raschio un ‘fanculo fra i denti.
Aleksej mi fissa in cagnesco: “Non andare bene così.”
Sputo sangue su sangue.
“Troppo sangue”, fa lui. “Così non funziona.”
Vedo doppio. La vista mi si annebbia.
Non posso perdere i sensi, non in questo momento. Non posso e non voglio. Aleksej riderebbe di me e poi mi farebbe secco oppure no.
“Dove stiamo andando?”, dico in un rantolo.
“Io sa. Tu stare dietro me. Quasi arrivati a posto sicuro.”
Mi rimetto in piedi con il mio carico sulle spalle, con una sconosciuta che pesa più del cancro che mi sta divorando.
“Andiamo.”
“Andiamo”, ripete Aleksej.
Finalmente arriviamo di fronte a un portone in legno massiccio.

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Bukowski, racconta! a soli 7 Euro (Il Foglio letterario – a cura di Iannozzi Giuseppe) – richiedilo al curatore – numero limitato di copie autografate – scarica un racconto gratis in formato pdf

Bukowski, racconta!

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Il 16 agosto si celebra la nascita di Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920), si celebra il cantore dell’altra America.

Per omaggiare la sua memoria e grandezza, Bukowski, racconta! (a cura di Iannozzi Giuseppe Il Foglio letterario), per un numero limitato di copie autografate, potrete acquistarlo dal sottoscritto a metà prezzo, vale a dire a 7 Euro contro i 14 Euro del prezzo di copertina.

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Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
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Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Un naso importante per Gloria, racconto bukowskiano, lo potete scaricare gratis in formato pdf.

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Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
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Prezzo: 14 Euro

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Bukowski, racconta! a soli 7 Euro (Il Foglio letterario – a cura di Iannozzi Giuseppe) – richiedilo al curatore – numero limitato di copie autografate – comunicato stampa

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Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Un naso importante per Gloria (apocrifo bukowskiano) – traduzione di Iannozzi Giuseppe – Acquista «Bukowski, racconta!»

Un naso importante per Gloria

Apocrifo bukowskiano

traduzione di Iannozzi Giuseppe

Gloria

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 – anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire – con la schiena curva su una scrivania – per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride.

Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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«Bukowski, racconta!» l’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore – recensione di Luigi Milani

«Bukowski, racconta!»

L’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore

recensione di Luigi Milani  Fonte: GraphoMania

In sintesi

In “Bukowski, racconta!” Giuseppe Iannozzi raccoglie alcuni lavori bukowskiani ritenuti apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Era solo questione di tempo: sapevo che prima o poi avrei trovato associati i nomi di Charles Bukowski e di Giuseppe Iannozzi. Entrambi poeti e scrittori, ribelli e refrattari alle regole dell’establishment. Proprio così: leggendo le poesie graffianti e talvolta spudorate di Iannozzi mi sono trovato ad accostarle spesso a quelle dell’ex factotum Bukowski.

Ma chi era Bukowski? Un alcolizzato disperato, un “vecchio sporcaccione”, un cialtrone imbrattacarte come tuttora alcuni irriducibili detrattori tuonano, o un grande narratore al livello di Hemingway e Jack London?

Bukowski sfuggiva alle facili definizioni, alle etichette appiccicate da critici benpensanti ed editori incapaci di leggere oltre la lettera delle parole scabre battute caparbiamente a macchina dall’autore. Nel raccontare fedelmente le vite al margine di tanti disadattati e derelitti, l’autore ha rappresentato l’altra faccia dell’America, il rovescio della medaglia del sogno americano. L’esito perverso di un modello di società che produce mostri: alienazione, povertà… pazzia.

Così non possiamo non accogliere con il dovuto entusiasmo Bukowski, racconta! Dopo anni di riedizioni e rimasticature del vasto corpus letterario del sempre verde autore originario di Andernach, il volume curato da Giuseppe Iannozzi rappresenta una piacevolissima, inaspettata novità.

Vi si trova raccolto materiale molto interessante, non altrimenti reperibile: da una (im)probabile intervista rilasciata a Ferlinghetti a un’accurata selezione di racconti perlopiù brevi, seguita da un accorto campionario di poesie ben rappresentative del talento bukowskiano.

A proposito dei racconti, è difficile dire quali siano attribuibili con sicurezza a Henry Chinaski – alter ego di Bukowski – e quali invece siano apocrifi. Ma in fondo anche questo aspetto passa in secondo piano, dal momento che per stile e contenuto suonano bukowskiani a tutti gli effetti.

Chiude il volume una funzionale antologia critica, utile soprattutto a chi si accosta per la prima volta all’opera di Charles Bukowski.

Concludo plaudendo alla veste grafica del libro, gradevole e curata, come costume del resto per i titoli editi da Il Foglio Letterario.

Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi – VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA – si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi

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si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

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Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

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Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!

Iannozzi Giuseppe risponde

intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).
Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.

Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.

Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?

Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto – o forse non vuole rendersi conto – che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.

Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.

Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.

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