Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo tre – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. III

Il cielo sopra Torino vomita nero seppia.
Chi lo conosce sa bene che Salgari è uno che non scherza. E’ un vecchio ebreo impallato con la Cabala e Grigorij Efimovič Rasputin, che venera più del suo Dio. Ha le mani in pasta in ogni malaffare di questa città. E’ lui il padrone, quello che fa il buono e il cattivo tempo. Senza il suo nulla osta non si muove paglia. Se Salgari ha visto qualcosa è perché di mezzo c’è anche lui, poco ma sicuro.
Accarezzo la Beretta 98FS, che tengo incollata dietro la schiena. Un tempo accarezzare la canna fredda della semiautomatica mi faceva sentire vivo, oggi non più. Il petto mi fa male, il fiato mi manca, ma non posso tirar le cuoia proprio adesso.
Salgari vive al settimo piano d’un vecchio condomino di sua proprietà, in Via Berthollet. Bisogna fare le scale a piedi, non c’è ascensore.
Non tiene guardie, Salgari: non ha paura, sono gli altri a dover avere paura di lui. Nessuno lo tocca e chi può gli sta alla larga. Salgari non ama la compagnia, tranne quella dei ragazzini che si fotte.
Farmi sette rampe di scale mi spompa.
Davanti alla porta di Salgari, sempre aperta a tutti e a nessuno, cerco di riprendere fiato. In petto non ho più dei polmoni, sol più due mantici di piombo che non fanno il loro lavoro. Se non sto attento rischio di perdere i sensi proprio sullo zerbino di Salgari. Inghiotto più aria che posso, pur nella consapevolezza che ogni minuto che strappo alla morte è un gradino in più che mi porterà dritto tra le fauci di Minosse.
“Entra, René!”, sbraita Salgari da dietro la porta.
Il disgraziato non cerca neanche di nascondere il fatto che lo sapeva che sarei andato a fargli una visita di cortesia!
Non mi faccio pregare: entro.

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo due – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. II

San Salvario non è una bella zona. Se vuoi farti la vita difficile, in un quartiere così ci riesci alla grande.
Bachir è un maghrebino pelle e ossa. Si buca e spaccia la sua cazzo di porcheria alla luce del sole. I poliziotti lo sanno, lo vedono e passano oltre. Non è il solo che smercia droga in pieno giorno. Ognuno qui fa quel che diavolo gli pare. Non interessa a nessuno, purché non ci scappi il morto. La polizia interviene solo se comincia a sentire puzza di cadavere vecchio di almeno una settimana. Qui ci stanno tutti: ispanici, sudafricani, islamici, cinesi, rumeni, greci… E tutti hanno i loro traffici. Le negre la danno via sotto i portici. Non dispiace a nessuno.
Avevo messo qui il mio ufficio, uno in una zona più rinomata non potevo permettermelo. C’è di buono che in questa fogna a cielo aperto, chi ieri si presentava alla mia porta era quasi sempre un disgraziato che aveva bisogno di lavoretti semplici, forse troppo semplici.

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo uno – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe
Cap. I

Le persone cadono come birilli. Non c’è molto altro da sapere.
La prima volta che ti sparano addosso, credi d’esser morto. Non importa dove ti prendono, il primo colpo è il battesimo del fuoco.
Ne ho visti tanti morire. Ci sono più morti che vivi nella mia memoria. E nessuno ha granché da raccontare. Quando ti beccano puoi solo sperare d’avere un gran culo, sennò ci rimani. Una arma da fuoco non scherza, anche se chi la tiene in mano è un coglione. Questo ho imparato. E’ un brutto affare togliere la vita a qualcuno. Con un colpo gli togli tutto quel che ha.
Questa storia è un pasticciaccio ed è mia. Morire non mi fa paura, non adesso che ho sorpassato la soglia dei cinquanta. Non sono pochi cinquanta anni quando stai in mezzo a canaglie e pistole che sbucano fuori dal niente. Scrivere queste memorie è la peggio cosa. Avrei preferito che mi sparassero in pieno petto piuttosto che mettere nero su bianco questa manfrina. Il dovere, il dovere: per questo scrivo, non per altro. O forse c’è anche dell’altro, ma non sono ancora pronto ad ammetterlo. Sia come sia, cominciamo dall’inizio, cioè dalla fine, perché la mia cazzo di storia si compone di titoli di coda.

Da giovane potevo piacere, non dico di no. Entrato in polizia, nessuno mise mai in dubbio che la mia fede era una e una soltanto, per il Fascio. Negli anni Settanta andava di moda il mito del poliziotto buono e comunista. Mai incontrato un piedipiatti votato a Marx e men che meno uno che non abbia cacciato il suo uccello dove non avrebbe dovuto. I più fortunati si sono beccati lo scolo, gli altri ci hanno rimesso la pellaccia in qualche sparatoria. E’ facile far fuori chi ti sta sulle palle, basta inscenare una rapina o qualcosa del genere. Poi aspetti. E quando hai finito di aspettare e ti trovi davanti il disgraziato che vuoi seccare, bene, premi il grilletto e fine del cinema. Se poi ti dice bene riesci pure a farla franca, portandoti a casa il bottino, la tua diavolo di vendetta bell’e consumata.
Nel giro di poco, fra i colleghi, per tutti fui René, René il bastardo. Dicevano che assomigliavo a quello lì, a Vallanzasca. Le femmine cadevano ai miei piedi, nonostante fossi l’ultimo arrivato. Dicevano che era per via del mio fascino, quello d’un fascista di tutto punto, bello e tenebroso. In realtà non mi è mai interessato granché l’amore per l’amore.
Isabella la trovai nel mio letto. Non le chiesi mai come diavolo fosse riuscita a scovare la mia tana. Fatto sta che me la sono fatta. Si era presa davvero bene di me, pretendeva che la sposassi. L’avevo conosciuta in un bar anonimo, dove, a fine turno, i poliziotti amavano bere un goccetto di troppo o spaccarsi il muso. Isabella mi faceva la posta da tempo, poco ma sicuro. Non era il suo posto quel bar. Non è durata. Dopo averla mollata, l’ho raccolta morta strangolata in una notte di pioggia. Il suo corpo giaceva mezzo nudo in mezzo ai campi novaresi, vicino a un pozzo. Era una che faceva la vita e che si era illusa di poter cambiare la sua condizione mettendosi con uno come me, con un giovane poliziotto. Le aveva però detto male. Non aveva messo in conto che la rifiutassi. Ma sto divagando, non è questa la storia che devo raccontare, è un’altra.
Feci qualche mese nel distretto di polizia di Novara, dopodiché fui sbattuto a Torino. E qui cominciarono i casini, quelli veri. Di spettacoli osceni ne ho visti a bizzeffe. Torino sarà pure la piccola Parigi, sarà pure una delle tante città dell’amore sparate in mezza Europa, ma sarebbe forse più vero dire che è un postribolo a cielo aperto.

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Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964) – Traduzione di Gordiano Lupi – Download gratuito

Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964)

Traduzione di Gordiano Lupi

Gordiano Lupi ci fa un grande regalo: la traduzione della silloge di Nicolás Guillén, Tengo (Ho – 1964).

Scaricate l’ebook in formato pdf. Vi costa zero. E leggete, leggete Nicolás Guillén, la sua grande poesia, nella sempre ottima traduzione di Gordiano Lupi.

Nota introduttiva al testo

Tengo (Ho) raccoglie fondamentalmente la produzione di Guillén a partire dal trionfo della Rivoluzione contro la dittatura instaurata da Batista, il primo gennaio del 1959, anche se include composizioni anteriori. Fu pubblicato nel 1964 dalla Casa Editrice dell’Università Centrale di Las Villas, a spese del poeta Samuel Feijóo, con un prologo di José Antonio Portuondo. La stupenda esperienza di un popolo in rivoluzione scorre in tutta la sua intensità in queste poesie. La circostanza immediata, non ci sono dubbi, predomina nella maggior parte delle composizioni di Tengo (Ho), ma non rinuncia mai a un genuino linguaggio poetico. Tutto il drammatico processo del popolo cubano, la sua lotta eroica in difesa della sua indipendenza e dignità, è contenuto in questo libro, ma non mancano le impressioni su altri paesi visitati in questo periodo, così come alcuni versi scritti in occasioni anteriori.
In definitiva possiamo affermare che in Tengo (Ho) si trova la risonanza poetica dei primi anni tumultuosi e fecondi della Rivoluzione Cubana, con tutta la grandezza della sua portata storica.

Ángel Augier

Nicolas Guillén

Nicolas Guillén

download gratuito ebook Tengo di Nicolás Guillén in formato pdf

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Come rondini sul filo del rasoio – Antologico con 1 inedito – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Come rondini sul filo del rasoio

Antologico con 1 inedito

Iannozzi Giuseppe

rondini sul filo

Come rondini sul filo del rasoio

Come rondini sul filo del rasoio
addormentate,
grandi si diventa
senza diventar grandi sul serio mai

Sostieni questo cielo
prima che precipiti giù,
o lasciami dove io sto,
dove resisto dicendo contro,
dove sogno forte e di più ancora
le nuvole plasmando
sfidando degli dèi l’ira profonda

In lungo e in largo
nei mari delle fantasie ho navigato
la vela contro i tempi spiegandola,
il timone ben saldo reggendolo
scontrando di Orione le tempeste
per cattiva sorte
addosso a me sputate;
e se disperato
un pianto o un canto
ieri oltre i sette cieli l’ho levato,
nulla davvero
è andato nel Cieco Niente perduto
ché ancora sono qui
come una rondine,
come una rondine ad ali spiegate

Come una rondine sul filo del rasoio
non meno vanto
ma improvvisando guardo largo…
oltre le consuetudini delle possibilità alari
guardo largo

Cose che non so

Sono altre cose che non so
Che ho dimenticato per cattivo tempo
Sono altre cose
che dalla mia bocca non saprai
Ma se di fuori fanno fuori chi contro,
gli spari, quelli li sentirai sempre
nella tortura che il cuore porta
all’anima

D’ingiustizia
si nutrono labbra avvelenate:
tengono stretti i ghigni
tra cerini a pelle e gambe spezzate,
con la forca che da una finestra
gli sghignazza in faccia la faccia
dell’ultimo morto ammazzato

Sono altre cose che non oso,
che non posso raccontarti
per non scioglierti in pianto
nel dolore che qui nel corpo covo
Sono altre cose che sono
e saranno ancora dopo di me
Però meglio è che non te le lasci
in eredità

Sono altre, sono altre sempre
quelle teste innocenti penzolanti
che chiudono gli occhi al cielo
perché ce ne sono tanti
con la testa di fuori,
che non sanno il valore della vita
né della morte intagliata
secondo vizio di dio
Secondo vizio di dio, sono altre

Sono già tante, tante le cose
che ti lascio in triste eredità
Ma prova a ricordarti di me felice,
di me accanto a te eterno
Provaci a ricordare solo il bello,
solo il bello, ed allora sì
sarò per sempre eterno, Figlio Mio

Una lacrima, una bara

Ti lascio una sola lacrima
addormentata in una bara
e nulla più, niente di più
di quel piccolo Gesù
che m’albergava nel cuore
quando eri tu a scomporre
le trame delle gioie mie
per farle tue

Sol ti lascio questo Addio
d’infinito silenzio
perché Vergine Libertà
possa tu desiderare al di là
del mio sporco ricordo
– che mai più ti tormenterà
l’anima o le labbra

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Per Diana l’amor mio – Poesie d’amore per Diana Curri

Per Diana l’amor mio

Iannozzi Giuseppe

Diana Curri

Diana Curri

Con infinito amore a Diana Curri
che il cuore dal petto
con profonda gentilezza
me l’ha rubato

DONNA

Felicità un uragano
che le anime avvolge
senza far male,
senza strappar
dalla vita la vita

Felicità una possibilità
fra un uomo e una donna
che quel che hanno amano
e non la furente chimera,
la tentazione balorda
fra le pagine gialle
d’un bestiario conchiusa

Scelti ci ha il miracolo,
insieme, in due originato;
ma più forte forse la malia
nello sguardo tuo nocciola,
Donna

DIANA

C’è chi da solo se ne sta
per vocazione o destino:
quasi di niente si stupisce,
della fantasia, di Guccini,
d’una storia d’amore raccontata
– su due piedi forse inventata –
sul far d’un gaio tramonto
per esser poi presto dimenticata
fra generosi bicchieri di vino
e fumose risate giù in osteria

Ma di rosso si tinge l’alba
sui comignoli di Bologna
là dove tu come fata stai,
al mattino svegliandoti
coi sogni dentro agli occhi
ancor ben incollati, Diana

Sempre dopo il caffè di rito
al volo t’illumina il volto
un rossore prima d’andar
al novo giorno incontro

Sempre il rossor tuo d’amore
Bologna la scopre e la colora

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In un fulmine a ciel sereno – Antologico – Poesie di Iannozzi Giuseppe

In un fulmine a ciel sereno

Antologico

Iannozzi Giuseppe

colombi in amore

Amor di libertà

Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù

Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
E’ perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su

Senza mai, senza mai pensarci su

Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che nel cuore porta
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà

E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà

Senza mai, senza mai pensarci su

Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su

Incidente in Paradiso

Cercando tenerezza
venne presto tristezza
profonda uguale a violenza
Quale, quale vergogna
a chi resta, e che del pianto
solo avanza? Cristo!,
no che non c’è pentimento
perché ti ho amato
profondamente oltre quel cielo
che spreme lacrime e fortune
Perché ti ho amato con dolcezza
sfidando del destino i mari e i flutti,
cercando sempre d’esser più forte
d’ogni contrario vento
Di questo incidente in Paradiso

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Bukowski, racconta! a soli 7 Euro (Il Foglio letterario – a cura di Iannozzi Giuseppe) – richiedilo al curatore – numero limitato di copie autografate – comunicato stampa

Bukowski, racconta!

a soli 7 Euro – richiedilo al curatore

numero limitato di copie autografate

bukowski-raccconta

Il 16 agosto si celebra la nascita di Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920), si celebra il cantore dell’altra America.

Per omaggiare la sua memoria e grandezza, Bukowski, racconta! (a cura di Iannozzi Giuseppe Il Foglio letterario), per un numero limitato di copie autografate, potrete acquistarlo dal sottoscritto a metà prezzo, vale a dire a 7 Euro contro i 14 Euro del prezzo di copertina.

Per ricevere Bukowski, racconta! a soli 7 Euro contattare il curatore Iannozzi Giuseppe: giuseppe.iannozzi[at]gmail.com

Dati per il pagamento:

IBAN: IT35 N0306909 209 100000065990
ABI 03069 – CAB 09209
Intestato a Giuseppe Iannozzi
Intesa Sanpaolo Sanpaolo – Filiale 16 Corso Orbassano 138 – 10137 Torino
Causale: libro Bukowski, raccconta!

Scheda editoriale:

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Claudia Conte – Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere (Intermedia Edizioni) – recensione di Iannozzi Giuseppe

Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere

Claudia Conte

L’altra metà del cielo profuma di libertà come Bocca di rosa

Iannozzi Giuseppe

Soffi vitali - Claudia Conte

Soffi vitali – Claudia Conte

Qualora ce ne fosse bisogno, si sottolinea qui che è l’amore il motore che fa andare avanti l’universo. Possiamo dire che non è vero, che è invece l’istinto di sopravvivenza a regolare la vita; e anche questo è un punto di vista rispettabile (o darwiniano che dir si voglia).

Leggendo Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere (Intermedia Edizioni) di Claudia Conte, incontrando i protagonisti maggiori del romanzo, Marco e Valentina, non è possibile non far riferimento alla poetica di Fabrizio De André, a quella esplicata nel celeberrimo brano “Bocca di rosa”. Chi era Bocca di rosa? Non lo sappiamo, non con certezza: forse Marylin, un transessuale, forse una certa Liliana Tasso, una prostituta amica di Faber, anche se non mancano ipotesi diverse.

Marco e Valentina vivono le loro vite, apparentemente piene e tranquille: ma di fatto felici, nell’intimo dell’anima, non lo sono. Marco ha quaranta anni, ha una moglie e un figlio, ma al mattino, quando si sveglia, sempre si scopre triste e solo. Valentina, anche lei è sposata ed ha un figlio. Marco e Valentina si incontrano, o meglio Marco incontra gli occhi di Valentina e subito ne rimane stregato.
I due protagonisti principali si impelagano in una relazione credendoci davvero che il loro incontro sia stato programmato dall’Amore, da un dio; e credendoci, prima con un po’ di ritrosia, poi con sempre maggior ardore, consumano le loro anime lasciando che si compenetrino l’una dentro l’altra.

Claudia Conte racconta la storia dell’amore intercorso fra il suo amico Marco e Valentina.
Chi è Valentina? Valentina è la femme fatale, è l’amante ed è anche colei che porta l’amore, che lo vive per il tempo che l’amore è per lei tale, per poi lasciarlo andare libero o quasi. E Marco, chi è? Marco è un romantico, una sorta di moderno Werther che scrive lettere d’amore; ed è anche un uomo che, nel mezzo del cammin di sua vita, non ha ancora rinunciato a sognare, a credere che debba per forza di cose esistere l’anima gemella, l’altra metà del cielo. Quello che Marco non sa, che non può sospettare è che la donna da lui amata è un po’ come “Bocca di rosa”, non una prostituta però o una ninfomane tout court: Valentina soltanto è quel che è, uno spirito semplice quanto libero e, allo stesso tempo, non poco complicato.

L’autrice adotta uno stile semplice, a tratti confessionale, senza però mai portare dei giudizi morali, lascia dunque che siano i lettori a decidere che cosa sia giusto e cosa invece no. Soffi vitali è un romanzo rosa, al femminile: Claudia Conte non nasconde che così è.
Nel corso dei secoli gli scrittori hanno sprecato non poco del loro prezioso tempo per scrivere della passione che lega un uomo a una donna e viceversa: alcuni esempi eccellenti, Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, I dolori del giovani Werther di Johann Wolfgang Goethe, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, Ragione e sentimento di Jane Austen, Via col vento di Margaret Mitchell.

Si sono sprecati fiumi e fiumi di inchiostro nel tentativo di descrivere in maniera univoca il sentimento più forte che alberga nel cuore di uomini e donne; tutti hanno portato la loro versione dell’amore e di cosa esso è o dovrebbe essere. E anche Claudia Conte, con Soffi vitali (Intermedia edizioni) dice la sua sull’amore e sulle dinamiche che lo fanno esplodere. In Soffi vitali l’autrice intervalla capitoli di pura narrazione ad altri che sono delle vere e proprie lettere, rinnovando così, almeno in parte, la bellezza, l’intima magia propria del romanzo epistolare.

Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere sostanzialmente è un romanzo rosa che abbonda di freschezza, di vita, di una incrollabile fede che sarà l’amore alla fine a trionfare su ogni disgrazia umana e no; e se pecca di un po’ di ingenuità, non ne ha colpa la giovane autrice, Claudia Conte, ma solo l’Amore, questo sentimento così alto e divino che nessuno mai potrà imprigionare nella bontà di parole nobili o no.

Claudia ConteClaudia Conte – Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”, che sta presentando in tutta Italia e con personaggi della cultura e dello spettacolo. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. È l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino.
Lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani 2015” per il suo poliedrico impegno in campo culturale.

Sito ufficiale di Claudia Conte: http://www.claudiaconte.com/

Claudia ConteSoffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battereIntermedia Edizioni (Orvieto) – Isbn: 978-8867860944 – prezzo: 10 Euro

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La truffa come una delle belle arti. Filosofia truffaldina e ricerca della felicità nel nuovo romanzo di Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti 

Filosofia truffaldina e ricerca della felicità
nel nuovo romanzo di Gianluca Barbera

Iannozzi Giuseppe

La truffa come una delle belle arti - Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti – Gianluca Barbera

L’arte: una beffa, o più specificatamente una artistica forma di truffa, inutilità dall’uomo creata nel vanaglorioso tentativo di essere come Dio o perlomeno a esso più vicino. Ne sapeva qualcosa Andy Warhol il cui pensiero si può riassumere con le sue stesse parole: “Il problema con i classicisti / è che quando guardano un albero / non vedono altro / e disegnano un albero”. Per Warhol “l’arte non diventa nuova prima che siano passati dieci anni”, questo perché “solo allora essa appare nuova”. Warhol diceva anche che sarebbe andato all’inaugurazione di qualsiasi cosa, anche di una toilette, questo perché l’arte non si può pensare di farla, necessità impone infatti che venga fatta e basta; sarà poi il pubblico a decidere se trattasi di roba buona o schifosa; e mentre il pubblico ci pensa su, bene è che l’artista e che tale si ritiene continui a spacciare sul mercato altri tentativi artistici.

La truffa come una delle belle arti di Gianluca Barbera (Aliberti compagnia editoriale) è un divertissement che, per qualità e sostanza, aspira a essere (o a diventare) un classico. Gianluca Barbera narra le gesta piccoline, che sempre mettono a soqquadro il quieto vivere, dei catanesi Lopiccolo, dal 1842 a oggi. I Lopiccolo vivono di espedienti, amano donne barbute e si danno non poca pena per essere dei Don Chisciotte rovesciati tanto assurdi quanto picareschi. Petrus Lopiccolo, detto Pepè, porta avanti un circo di freak, peccato però che questi fenomeni da baraccone siano tutti più o meno acciaccati e svogliati, ridotti all’osso o al lumicino, ne consegue che per Pepè tirare a campare si fa, di giorno in giorno, più difficile. Che fare? Se i freak non sono più quelli dei bei tempi andati, c’è una sola soluzione a portata di mano: portare al pubblico creature immaginifiche che nessuno abbia mai visto davvero. Niente di più facile, perché il pubblico ama essere truffato scucendo dalle proprie tasche monete sonanti per vedere, ad esempio, l’impossibile sirena delle Galápagos. E’ in realtà la sirena un banale innesto fra tra la testa e il torso di uno scimpanzé e la coda di un tonno essiccato, questo però la gente non è in grado di capirlo né di immaginarlo. Pepè sciorina mezze verità a un pubblico divertito e poco incline a porsi delle domande. Solo quando sua maestà Ferdinando deciderà di vedere la sirena con i suoi occhi, Pepè si fa prendere un mezzo coccolone. Ferdinando non brilla per cultura, e forse nemmeno per acume, ma se c’è una cosa che non ama è di essere preso per i fondelli. Che dice Ferdinando di fronte alla sirena di Pepè? “Iiiiihhh, quant’è brutta! Maronna mia. È perfino peggio ’e mi suocera… E comm’ è fetusa! […] Cetto che bella bella non è… Però ce farebbe ’nu figurone, a palazzo. Vorrei accumprarla. Sarei disposto a paga’, diciamo… che ve ne pare de ’nu mijaio de ducati?”. A questo punto Pepè capisce che non può portare avanti il gioco. Ferdinando è disposto a pagare salato per avere la sirena, peccato sia un falso e che sua Maestà voglia prima farla esaminare da alcuni esperti affinché ne stabiliscano l’originalità. Non è possibile. Pepè nicchia, poi la sirena la fa finire male, in un rogo che non lascia della sirena creata ad arte una sola lisca. Un maledetto incidente! Pepè Lopiccolo se l’è vista brutta, certo che sì, però adesso deve ingegnarsi a trovare un altro motivo di attrazione per il suo circo.

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Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso – «Bukowski, racconta!» a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso

Aforismi bukowskiani (apocrifi)

cura e traduzione di Iannozzi Giuseppe

Bukowski

– Non capisco perché si lamentano. Stanno in piedi, camminano avanti e indietro, e, in verità, non fanno molto altro. Si annoiano a morte in attesa della morte. Non capisco perché non amano il vino, i gatti, le donne e qualche puttana. Lo spettacolo che offrono di sé è al di sotto delle loro possibilità.

– Se un dio esistesse sul serio non avrebbe creato gli scarafaggi, i santi e i topi d’appartamento.

– I poeti, con la loro verbosità, ci dicono una sola cosa che val la pena di far nostra: l’inferno è in ogni giorno che ci scoliamo dal collo d’una bottiglia quasi sempre vuota.

– Le donne scommettono su un uomo con la stessa facilità con cui scommetterebbero su un cavallo senza averlo mai visto tagliare il traguardo.

– Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso. un fallito, uno che il culo lo darà via per poco o niente.

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Un naso importante per Gloria (apocrifo bukowskiano) – traduzione di Iannozzi Giuseppe – Acquista «Bukowski, racconta!»

Un naso importante per Gloria

Apocrifo bukowskiano

traduzione di Iannozzi Giuseppe

Gloria

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 – anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire – con la schiena curva su una scrivania – per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride.

Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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«Bukowski, racconta!»

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

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Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini (Youcanprint) – La semplice voce di un uomo libero – recensione di Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini

La semplice voce di un uomo libero

Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberin

Mi sgridi i piedi è l’ultima silloge di Luca Gamberini per Youcanprint.
Luca Gamberini non guarda a Virgilio, Catullo, Omero, Ovidio, Orazio, Saffo: i suoi riferimenti sono altri, molto più immediati e popolari ma non per questo meno validi.
Mi sgridi i piedi canta la libertà libera da regole e costrizioni, canta il vivere quotidiano con i suoi drammi, piccoli o grandi che siano. La poesia di Gamberini, in versi liberi, non s’aggroviglia, non si mangia la coda né si perde dietro all’Ouroboros.
Per il poeta è più importante e fondamentale essere vagabondo, secondo quella declinazione che dettarono negli anni Settanta Alberto Salerno e Damiano Dattoli attraverso una canzone, “Io vagabondo”, canzone portata al successo dalla band dei Nomadi e che ancor oggi è inno mai passato di moda. Gamberini poeta riconosce i suoi propri limiti, non pretende di essere un novello Walt Whitman pur ricalcandone – in maniera consapevole o no – i passi.

In Mi sgridi i piedi il poeta canta l’amore, il vivere quotidiano e non da ultimo un Ego molto umile – mai inflazionato o enfiato a favore della stupidità borghese -, senza nascondere né a sé né ai suoi lettori che è il poeta prigioniero di un sogno, di una realtà che non poche volte sfocia e si ritrova immersa nel mare magnum di un idealismo arcadico.

Per voce di Prospero, il Sommo Bardo ci rassicurava o quasi: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». E’ fuor di dubbio che Luca Gamberini conferisce anima e corpo ai suoi sogni, e poco davvero importa che siano questi (soltanto) su carta. Gamberini ama e ama forte, non si nasconde dunque dietro a delle false ombre e nemmeno si rifugia nella bieca intimità di certe maschere di comodo: sa di essere un sognatore e che mai niente cambierà la sua natura, anche se per questo non gli saranno risparmiate ambasce e delusioni.

Luca Gamberini

Luca Gamberini

“Il vento non poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ non le avrebbe mai fatte respirare a me. […] Il fuoco, forse, poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ lui ha bruciato tutto il tempo passato ad aspettare te.”: in questi semplici versi il cantore esplica appieno quella che è la sua naturale condizione di uomo prigioniero di uno spietato solipsismo, filosofia di vita che il poeta suggella in ogni sua lirica, perché la personalissima realtà di Gamberini può risolversi e compiersi soltanto nel pensiero poetico.

Luca Gamberini è un irriducibile sognatore, ma, a ben vedere, la poesia la crea chi sa sognare e non rinuncia al sogno né a quel sognare che fa dei poeti una sorta di bambini, cresciuti sì ma a modo loro.

Perché leggere Mi sgridi i piedi? Perché, in un panorama poetico perlopiù assente, Luca Gamberini è una voce genuina, sposata alla semplice eppur significativa bellezza di Paolo Conte, Sergio Endrigo, Fred Buscaglione.

Acquista Mi sgridi i piedi di Luca Gamberini

Disponibile in formato cartaceo:

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E come ebook:

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Mi sgridi i piediLuca GamberiniYoucanprint – prima edizione: 2016 – pagine: 66 – ISBN: 9788892607033 – Prezzo: 10 Euro

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Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – È lui o non è lui? Un Bukowski inedito!

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe

È lui o non è lui? Un Bukowski inedito!

Leggi un breve estratto:

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario[…] Entro in un locale… un bar: c’è caldo, così mi tolgo la sciarpa. Siedo al bancone, ordino una vodka. Mi viene servita in un bicchiere a collo stretto: la cameriera è generosa, mostra tette sode e giovani. Non è bella. E’ una puttana. Ce l’ha scritto in faccia. E non si vergogna di essere una di quelle.

Le labbra sono rosse, eccessivamente: colpa del rossetto. Attacco bottone, le dico di Daniel, e ridiamo di lui, insieme. E’ tardi. Mi faccio dire il nome: me ne dice uno, e lo dimentico. La chiamo Lucy: a lei sta bene. Mi chiede di me: le racconto qualcosa. Apre la bocca, fingendosi sorpresa. Vuole sapere quanti anni ho: glielo dico. Non rimane delusa: è una ottima attrice. Mi confessa che solitamente la smolla solo a quelli più giovani di lei: ama portarsi a letto gli imberbi per succhiarglielo fino a farli restare senza fiato. Rido. Ma per finta. Non sono divertito. Le confesso che a me la figa non mi attira. Glielo dico in faccia che a me piace metterlo in culo, ma solo alle femmine. Lei non ribatte. Rimane in silenzio. Finge di essere un poco stordita dalla rivelazione. Allora sto al gioco e le spiego che il sesso anale è per la morte, con o senza profilattico. Il sesso fatto nella figa è per la vita: i profilattici fallati sono fatti così apposta. E’ tardi: siamo i soli in strada. Troviamo un angolo, uno buio: glielo infilo dentro, in culo, ripetutamente. Lei lo prende: è ben abituata, non mugola. Né dolore, né piacere. Devo darci forte per strapparle un “Ah!”. Il mio seme muore nel suo retto. Un po’ scivola via, tra le sue gambe. Mi svuoto la vescica. La sua pancia adesso è gravida, le fa male. Continuo a tenerglielo dentro. Adesso lo sente il dolore. Suda freddo. Non può liberarsi né della sua merda, né del mio cazzo. Bestemmia. Prega che la lasci andare. Le dico che non è possibile. Prega che la lasci perché non le piace più. Glielo ripeto che non è possibile. Minaccia di mettersi a urlare. La minaccio a mia volta, allora si decide a tenere rassegnato silenzio. Continuo. Vengo. Sento che si sta sgonfiando. Sono costretto a tirarlo fuori. Lucy: la sua faccia è nelle lacrime. Il rossetto rosso è disfatto. Si lascia andare. Scarica tutto, piangendo. La lascio da sola. Non ho più bisogno di lei. Non ne ho mai avuto bisogno.

Infilo la chiave nella toppa della porta. Entro. Daniel è ancora sul divano. Respira appena. Pare morto. Ma non lo è. Il televisore acceso dorme davanti ai suoi occhi chiusi. Lo scuoto, prendendolo per le spalle. Mormora qualcosa. Spengo la tv. Prima o poi farà una cazzata, poco ma sicuro. Trovo il mio letto. Mi spoglio, velocemente. Mi addormento.

E’ un altro giorno. Ho un altro reading: verranno soltanto gatte morte, come al solito, sicuramente. Daniel è sul divano, rannicchiato in posizione fetale. Non ci provo a svegliarlo. Ho quasi pietà di lui. E’ solo un povero vecchio sfigato. Ma un giorno avrà i suoi cinque minuti di celebrità… peccato che non potrà goderseli. Finirà in televisione perché morto sotto il fuoco della polizia. O perché trovato stecchito e ammuffito sul divano. Spero solo che quando accadrà non lasci tracce di sangue: non mi piace pulire. E poi c’è che odio leggere in pubblico. […]

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Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
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Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Curatore: Iannozzi Giuseppe
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Il Foglio letterario estate 2016 – anno 17, n. 2 – scarica il pdf

Il Foglio letterario

estate 2016 – anno 17, n. 2

Il Foglio letterario - estate 2016

Il Foglio letterario – estate 2016

Editoriale di Gordiano Lupi

La tua Estate con Il Foglio Letterario, recita il nostro promo estivo. Fuori moda sappiamo di esserlo solo per il fatto di ostinarci a vender libri mentre impazzano telefonini, selfie, aperitivi e calciatori idioti tatuati come galeotti. Ma andiamo avanti. D’altra parte scriviamo, siamo una cooperativa non profit di scrittori che manda avanti una rivendita di gelati al polo dal 1999 – leggasi casa editrice – che non conta di chiudere, finché avrà tempo e voglia.

A Piombino trovate le nostre proposte a ogni festa, mercato o sagra, ma trovate i libri anche alla Libreria Coop, da Tornese, da Casarosa in Corso Vittorio e ovunque ci vogliano.

Faremo alcune iniziative con il Comune di Piombino, in Cittadella. Il 21 luglio presenteremo Piombino com’era di Franco Micheletti e il 4 agosto I nostri Strega con Guerri, Altamura, Izzo e il sottoscritto. Sì, perché i nostri libri sono anche stati presentati al Premio Strega, e nemmeno pochi, nonostante l’etichetta underground che da sempre ci contraddistingue. Fiere del Libro faremo il Pisa Book Festival in data 11 – 13 novembre, ma siamo stati al Caffeina di Viterbo (Miracolo a Piombino di Lupi e Vampiromania di Marchetti) e faremo una serata a Suvereto con Piazza Fontana di Patrice Avella, il 19 luglio, nel chiostro.

Tante novità che vi consigliamo di seguire su www.ilfoglioletterario.it, ma tra tutte consigliamo Il tesoro del Carmine di Gianfranco Vanagolli, romanzo storico elbano, di ambientazione napoleonica. Tornano i libri per ragazzi con Il magico videogame di Paul Snack, in attesa di Laura e il treno per Elintur di Antonio Messina. Grande notizia: stiamo preparando un documentario letterario su Piombino, girato da Stefano Simone, su miei testi e musiche di Federico Botti.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Leggi IL FOGLIO LETTERARIO 2/2016 – Anno 17 – ESTATE

Comprende testi di:

Vincenzo Trama, Wilma Minotti, Peter Russell, Laura Laganà, Barbara Codevico, Gordiano Lupi, Federica Marchetti, Vanessa Sulpizi, Federico Guerri, Felix Luis Viera, Giuseppe Iannozzi, Nicola Pera, David Marsili, Fabrizio Fassio, Periscopio, Samuele De Marchi, Giovanni Sterpin, Laura Lupi, Nicolas Guillén.

Copertina di Riccardo Marchionni

Fumetti, racconti, poesie. In omaggio a tutti i lettori dei nostri libri.

Il Foglio Letterario – giugno 2016 pdf download

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«Bukowski, racconta!» l’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore – recensione di Luigi Milani

«Bukowski, racconta!»

L’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore

recensione di Luigi Milani  Fonte: GraphoMania

In sintesi

In “Bukowski, racconta!” Giuseppe Iannozzi raccoglie alcuni lavori bukowskiani ritenuti apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Era solo questione di tempo: sapevo che prima o poi avrei trovato associati i nomi di Charles Bukowski e di Giuseppe Iannozzi. Entrambi poeti e scrittori, ribelli e refrattari alle regole dell’establishment. Proprio così: leggendo le poesie graffianti e talvolta spudorate di Iannozzi mi sono trovato ad accostarle spesso a quelle dell’ex factotum Bukowski.

Ma chi era Bukowski? Un alcolizzato disperato, un “vecchio sporcaccione”, un cialtrone imbrattacarte come tuttora alcuni irriducibili detrattori tuonano, o un grande narratore al livello di Hemingway e Jack London?

Bukowski sfuggiva alle facili definizioni, alle etichette appiccicate da critici benpensanti ed editori incapaci di leggere oltre la lettera delle parole scabre battute caparbiamente a macchina dall’autore. Nel raccontare fedelmente le vite al margine di tanti disadattati e derelitti, l’autore ha rappresentato l’altra faccia dell’America, il rovescio della medaglia del sogno americano. L’esito perverso di un modello di società che produce mostri: alienazione, povertà… pazzia.

Così non possiamo non accogliere con il dovuto entusiasmo Bukowski, racconta! Dopo anni di riedizioni e rimasticature del vasto corpus letterario del sempre verde autore originario di Andernach, il volume curato da Giuseppe Iannozzi rappresenta una piacevolissima, inaspettata novità.

Vi si trova raccolto materiale molto interessante, non altrimenti reperibile: da una (im)probabile intervista rilasciata a Ferlinghetti a un’accurata selezione di racconti perlopiù brevi, seguita da un accorto campionario di poesie ben rappresentative del talento bukowskiano.

A proposito dei racconti, è difficile dire quali siano attribuibili con sicurezza a Henry Chinaski – alter ego di Bukowski – e quali invece siano apocrifi. Ma in fondo anche questo aspetto passa in secondo piano, dal momento che per stile e contenuto suonano bukowskiani a tutti gli effetti.

Chiude il volume una funzionale antologia critica, utile soprattutto a chi si accosta per la prima volta all’opera di Charles Bukowski.

Concludo plaudendo alla veste grafica del libro, gradevole e curata, come costume del resto per i titoli editi da Il Foglio Letterario.

Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi – VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA – si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi

VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA

si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

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Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi

http://www.donneingamba.com/2016/06/21/bukowski-racconta/

DONNEINGAMBA

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Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Raffaella Ignorante (Giraffa) recensisce il libro

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe

Raffaella Ignorante recensisce il libro

Il Foglio letterario

bukowski-raccconta-raffaella-ignorante
Assorto in lettura del bel libro della piccola e coraggiosa casa editrice Il Foglio letterario, di Gordiano Lupi, curato e tradotto da Iannozzi Giuseppe “Bukowski, racconta! . Si, proprio scritto così, con un ordine: racconta, non ne possiamo fare a meno!!! Un libro crudo e altamente stupendo, di un grandioso scrittore che ha fatto della schiettezza la sua forma d’arte. Ci sono racconti poesie interviste, tutto il mondo bohèmiene di questo folle senza eguali, di quest’anima senza corpo, di questo corpo senza anima… o forse no.

Il libro ci dona anche la possibilità che non tutto sia di Bukowski, forse di qualche emule ubriaco di cantina assorto tra i Barfly e dalla luce soffusa, ma a noi non importa, così tanto bello è leggerlo. Ed ora, vi saluto e continuo nella lettura. Cin Cin six pack…

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Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!

Iannozzi Giuseppe risponde

intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario).
Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.

Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.

Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?

Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto – o forse non vuole rendersi conto – che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.

Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.

Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.

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