Donne e parole – acquista dall’autore la tua copia a 10 Euro

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COME UNA DONNA, COME UNA BAMBINA

blonde woman

COME UNA DONNA,
COME UNA BAMBINA

Taci, taci sempre tu
Piangi e non dici,
non dici una parola una
che possa sciogliere
nel miele la notte di noi

Di me non sei gelosa mai
Mi porti via l’amore e ridi,
e il tuo ridere, cuore mio,
non lo so intendere io
A mani vuote mi lasci;
e l’universo, il suo infinito
non lavora a mio favore mai

Ho sognato a lungo
A occhi aperti o no,
lungamente ho sognato
per scoprirmi di nuovo qui,
nella solitudine ritratto
a decifrare delle carte da gioco
i volti oscuri forse segnati

Taci, taci sempre tu
Piangi lacrime di donna,
e la verità la taci bene,
e della gonna non ti spogli
A ogni minuto caparbia di più,
come una bambina
la verità la nascondi in seno,
così a me sol resta la poesia,
questa poesia nuda di gloria

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POSSO SOLO DIRTI AMORE E FOLLIA – DONNE E PAROLE – IANNOZZI GIUSEPPE – IN LIBRERIA LA 2a EDIZIONE

POSSO SOLO DIRTI AMORE E FOLLIA

Iannozzi Giuseppe

Sad Girl

ASPETTAVO TE

Ti aspettavo, aspettavo te
e non un’altra tempesta
Aspettavo come un uomo
che non ha più nulla da perdere
Ho ricevuto il tuo messaggio
Me l’ha dato quella tua amica,
quella che da una vita
mi tallona le costole

T’incontro sulla porta
Subito mi dici che non è giusto:
Hitler aveva le bave alla bocca
come Gesù in Croce,
e allora perché, perché morire?
Scoppi poi in un pianto
che non so fermare
M’inviti a mantenere la calma
Non ho quelle risposte
che vorresti sentirti dire
Non ho quelle scuse
che vorrei sparare a salve

Tengo viva una fame del diavolo
Invano la tua bocca cerco, donna
Mi respingi come un uomo
che ti ha aspettata troppo a lungo
Come bomba inesplosa,
in una risata di echi e corridoi
scoppi tu all’improvviso

Sei un amore della madonna
che non sa da che parte stare
E affonda lo sguardo tuo la lancia;
in fronte a te nudo mi resta il petto

Te lo dissi che sarei venuto
Te lo dissi a chiare lettere
che non ero l’uomo adatto a te
Sempre però sul cuore ti ho tenuta
come una bava da asciugare

Ti aspettavo, aspettavo te
e non un altro gioco di pazzia
Aspettavo come un uomo
che soltanto ha la cattiva abitudine
di dare pane al pane e vino al vino

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SCRIVERE LIBRI. Editing professionale alla portata di tutti

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Il grande ingegno, romanzo a fumetti di Lorenzo Nicoletti – Qui non si parla di cospirazionismo, si parla di una realtà

Il grande ingegno, romanzo a fumetti di Lorenzo Nicoletti

Qui non si parla di cospirazionismo, si parla di una realtà

Iannozzi Giuseppe

Il grande ingegno - Lorenzo Nicoletti - Edizioni Il Foglio

La società, la società in cui viviamo, quella che nostro malgrado ci viviamo addosso, è brutta, non è quella che avremmo voluto per noi e per i nostri figli. Chi l’ha resa così brutta? Interrogativo non poco inquietante e impegnativo, al quale è difficile dare una risposta precisa. Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato altri uomini da mettere in catene: la schiavitù ha radici tanto lontane quanto profonde. Nel corso dei secoli, pochi illuminati hanno tentato – spesse volte sacrificando la loro stessa vita – di abolire la schiavitù: si sono fatte guerre, si è sparso tanto sangue, innocente e no, ma la schiavitù non è mai stata realmente abolita.
In tempi recenti, a noi più che mai vicini, George Orwell aveva già descritto l’orrore della schiavitù ne La fattoria degli animali, denunciando che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”; e in maniera ancora più forte, in 1984, l’autore britannico svelava la nuda faccia del potere e del totalitarismo. L’evoluzione umana è costellata di soprusi: homo homini lupus, ovvero l’uomo è lupo per l’altro uomo. Il commediografo Tito Maccio Plauto, in Asinaria, opera collocabile nel 206 o nel 211 a.C., scriveva “lupus est homo homini”, sottolineando così che nell’uomo è innato l’istinto di sopraffare il proprio simile.

Lorenzo Nicoletti dà alle stampe Il grande ingegno (Edizioni Il Foglio – Collana: Electric sheep), un romanzo a fumetti che, alla luce dei recenti accadimenti in Europa (e non solo), ci fa riflettere sul nostro tempo storico e sul futuro che ci aspetta! Si è fatto di tutto, davvero di tutto, perché l’Europa avesse la sua moneta, l’Euro. L’Europa sotto l’Euro, questo potrebbe essere il sottotitolo a Il grande ingegno: l’Unione Europea, attualmente di 28 paesi, semplicemente non funziona. Perché? Lasciando da parte cause e concause che più di un economista potrebbe tirare fuori, il perché è semplice: a dettare legge è la Germania, un paese reduce dal nazismo e dal muro di Berlino (ovviamente si fa per dire!), un paese che ha saputo mettere sotto i piedi i più deboli, mettendogli davanti specchietti per allodole. A pensarci bene, in fondo in fondo, siamo stati un po’ tutti noi a lasciare che la Germania prendesse il controllo delle nostre vite, perché non abbiamo saputo (o non abbiamo voluto!) ribellarci e dire NO al momento giusto.

Un romanzo a fumetti che disegna il passato il presente il futuro con tanti scuri e pochi chiari: l’ambientazione è cupa e non potrebbe essere altrimenti. Con sapiente maestria Nicoletti ci presenta uno spettacolo claustrofobico, il nostro tempo devastato e vile. Qualcuno, leggendo Il grande ingegno, potrebbe esser indotto a pensare che Nicoletti dia la stura al solito cospirazionismo da quattro soldi; e invece così non è, tranne nel caso si voglia considerare paccottiglia tutto quello che George Orwell profetizzò, in tempi non sospetti, così tanto bene e che Lorenzo Nicoletti ci ricorda operando una superba riattualizzazione.

Il grande ingegnoLorenzo NicolettiEdizioni Il Foglio – Collana: Electric sheep comics- Anno edizione: 2017 – Pagine: 125 – Prezzo: 12 Euro

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Riccardo Calimani, Giacomo Kahn – Gli Ebrei tra storia e memoria – Prefazione di Luigi Nason – Dehoniane edizioni

Riccardo Calimani – Giacomo Kahn

Gli Ebrei tra storia e memoria

Prefazione di Luigi Nason

Dehoniane edizioni

descrizione

Nonostante la civiltà e la cultura europea affondino le radici nella tradizione ebraico-cristiana, le vicende del popolo ebraico e le sue esperienze accumulate nell’arco di alcuni millenni sono poco conosciute. Attorno alla figura dell’ebreo, ancora e nonostante il tragico passato – o forse proprio a causa di esso – si aggirano i fantasmi del pregiudizio o del sospetto. Eppure il pensiero elaborato dai rabbini e dai filosofi ebrei è molto originale e fecondo; il mondo ebraico è ricco, articolato, spesso contradditorio e solo attraverso la conoscenza se ne possono cogliere gli aspetti apparentemente paradossali. «Essere ebrei – scrivono Riccardo Calimani e Giacomo Kahn – è doppiamente difficile: è difficile essere se stessi, è difficile essere accettati. È un problema stimolante che offre motivi di riflessione. Costanti e sempre nuovi».

sommario

Prefazione (L. Nason).  Premessa (R. Calimani – G. Kahn).  I. Il pregiudizio.  II. «Non ti si chiamerà più Giacobbe, ma Israele» (Gen 32,29).  III. L’antisemitismo e la persecuzione.  IV. Scomparire o rimanere se stessi? Figure di intellettuali ebrei (G. Kahn). 1. Albert Einstein.  2. Sigmund Freud.  3. Theodor Herzl.  4. Karl Marx.  5. Marcel Proust.  6. Umberto Saba.  7. Italo Svevo.  V. Shoah, la Giornata della memoria (R. Calimani).  Bibliografia.  Indice.  Indice tematico.  Indice dei riferimenti biblici.  Indice dei testi della tradizione ebraica.  Indice dei nomi.

Riccardo Calimani ha lavorato alla Rai per circa trent’anni come giornalista, funzionario, dirigente e infine direttore della sede regionale del Veneto. Autore di numerosi saggi storici sulla storia dell’ebraismo, ha ottenuto il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1986), il Premio Tobagi (1996) e il Premio Europeo della Cultura (1997). Ha insegnato nelle Università di Viterbo e Ca’ Foscari di Venezia.

Giacomo Kahn, direttore della rivista mensile Shalom, il principale giornale dell’ebraismo italiano, ha lavorato per grandi aziende italiane: Fiat Auto, Alitalia, Iri, Anas. Ha insegnato alla Scuola di Giornalismo Luiss, l’Università Europea e l’Università degli Studi Internazionali di Roma.

Luigi Nason, presbitero e biblista, fa parte dell’Associazione italiana per lo studio del giudaismo e per EDB è curatore della collana «Cristiani ed ebrei», dove ha pubblicato di recente L’attesa del mondo che viene (con Fernanda Vaselli, 2015).

Riccardo Calimani, Giacomo KahnGli Ebrei tra storia e memoria – Prefazione di Luigi Nason – 1ma edizione: luglio 2017 – Pagine: 328 –  Dehoniane edizioni – Collana: B17 Cristiani ed ebrei – EAN: 9788810207147 – € 27,50

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Ken Follet – Bad Faith, Cattiva fede – traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri – Dehoniane edizioni

Ken Follet – Bad Faith, Cattiva fede

Traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri

Dehoniane edizioni

Ken Follett - Bad Faith - cattiva fede - EDB

L’essere nato in una famiglia gallese appartenente a una denominazione protestante particolarmente rigorosa ha segnato in maniera indelebile il rapporto di Ken Follett con la religione. Il giovane Ken iniziò a trasgredire le ferree regole del puritanesimo non appena possibile. Questa la cattiva fede, bad faith, che caratterizza la sua giovinezza e che è stata raccontata in questo libro. Sarà all’università, dopo il confronto con Platone, Cartesio, Marx e Wittgenstein, che si ritroverà infine ateo, anzi, ateo arrabbiato. Ma qualcosa ultimamente è cambiato…

Il volume è disponibile anche in e-book italiano-inglese e solo inglese.

sommario

Prefazione (A. Zaccuri).  I. Ken Follett. Cattiva fede.  II. Ken Follett. Bad Faith.

note sull’autore

Ken Follett è uno dei più famosi giallisti britannici della storia.  Nato a Cardiff (Galles) nel 1949, scrivere romanzi è per lui inizialmente un hobby, finché nel 1978 La cruna dell’ago lo rende celebre in tutto il mondo. Non ha mai fatto mistero della sua avversità per il cristianesimo. Nel 2010 fu firmatario, assieme ad altre 54 figure pubbliche, della lettera aperta al The Guardian contro la visita di stato di Benedetto XVI nel Regno Unito.

Ken Follett – depliant in pdf   

Ken Follett – sito ufficiale

https://ken-follett.com/

Ken FollettBad Faith, Cattiva fede – Traduzione e prefazione di Alessandro Zaccuri. Con il testo inglese – Pagine: 80 – Dehoniane edizioni – Collana: P9 Lampi sezione: Lampi d’autore – ISBN 9788810567586 – prezzo: Euro 7,50

Booktrailer:

Il giovane Ken Follet​t​, educato a un rigido puritanesimo, ne trasgred​ì le ferree regole fino a divenire un ateo arrabbiato. Nel raccontare questa bad faith, svela come il suo atteggiamento religioso sia poi cambiato: «Mi sono bastati tre anni per diventare ateo, ma ho speso il resto della vita per ritrovare, grazie a un improbabile girotondo, una qualche forma di spiritualità.»

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SCANDALO AL PREMIO STREGA. LIBRI PER SEGAIOLI CONVINTI

SCANDALO AL PREMIO STREGA

LIBRI PER SEGAIOLI CONVINTI

Iannozzi Giuseppe

Premio Strega by Chatterly

Premio Strega by Chatterly

Mi sveglio di colpo. Ho un gran cerchio alla testa, come se avessi una corona di spine.
Faccio per alzarmi dal divano e ce la faccio quasi, non fosse per quelle stramaledette bottiglie vuote di Strega che mi s’impicciano fra i piedi facendomi andare lungo disteso sul pavimento. A momenti mi spacco tutti i denti, anche quelli del giudizio che mi sono stati cavati anni or sono tanto erano brutti cariati e grommosi. Ma coi denti del giudizio, così per lo meno mi ha spiegato il dentista, quasi nessuno è fortunato, perché spuntano e fanno un male cane e una volta che sono venuti fuori sono già buoni per le pinze. Il telefono continua a strillare peggio della Callas trapanata da Onassis nel suo migliore incubo. Cerco di rialzarmi ma la pianta del piede incontra ancora una bottiglia: lo Strega, sia stramaledetto, ti lascia la bocca impastata e una testa pesante più del piombo: sono certo che se mi cadesse adesso in testa una testata nucleare sarei l’unico a salvarmi nel raggio di chilometri e chilometri. Sono più sicuro io di qualsiasi bunker di Hitler, la mia testa è così pesante ma così pesante che manco Dio riuscirebbe a penetrarla con il pensiero. Come un verme striscio, non posso fare altro: il telefono grida peggio d’un ossesso, cioè della Callas che viene. Devo raggiungere a tutti i costi quell’aggeggio infernale o, poco ma sicuro, impazzisco e faccio una strage, che neanche il commissario Montalbano li ricuce insieme i pezzi del caso.
Ce l’ho quasi fatta. Le mie dita l’avevano pizzicata quella stupida cornetta, quando sono stramazzato al suolo: legato alle caviglie dalle mie stesse mutande imbollettate di tutto, dallo sperma sprecato e seccato alle strisce di cacca secca. Non sono mai stato uno che guarda ai particolari, soprattutto nell’intimo. Fatemene una colpa! Comunque il fatto è che la testa ce l’ho come ce l’ho e sono per terra legato alle caviglie dalle mie mutande sporche: roba che se entra qualcuno – perché io la porta di casa la lascio sempre aperta per ogni evenienza, non sono mica un maniaco di quelli che si chiudono dentro a chiave e chi si è visto si è visto! – ci faccio una figura di merda. Sbraito come un ossesso verso la cornetta del telefono caduta impiccata, che grida, “Pronto… pronto…!!! Grandissima testa di cazzo, sarà meglio per te che rispondi subito o alla prima occasione ti stritolo quelle cazzo di palle come noccioline americane con le mie mani. Mi hai sentito, grandissimo stronzo figlio di puttana…?”
Sbraito che sono legato, ma non sono mica sicuro che il messaggio penetri in quella cazzo di cornetta. Scalcio come un cavallo appena castrato, lottando contro l’elastico delle mutande, rischiando qualche frattura agli zoccoli… cioè ai piedi…, e finalmente volano via, non so dove, ma prendono il volo. Sono libero come un uccel di bosco. Barcollante ma sono in piedi e la cornetta ce l’ho attaccata all’orecchio: Sandrone tira giù madonne santi e cristi tutti in una volta. E’ inarrestabile, un simile turpiloquio non lo si sente neanche in Via Prè a Genova nell’ora di punta, cioè a mezzanotte passata.

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Il Foglio Letterario – Scarica il NUMERO 4 – EDIZIONE ESTATE 2017

Il Foglio Letterario – DICIOTTO ANNI
DI EDITORIA INDIPENDENTE

Il Foglio Letterario dal 1999
Editore in Piombino dal 2003 – ANNO 18

Scarica il NUMERO 4 – EDIZIONE ESTATE 2017

Il Foglio Letterario – NUMERO 4 – EDIZIONE ESTATE 2017

Il Foglio Letterario festeggia una nuova Estate Piombinese, sempre presente a ogni evento cittadino con i suoi libri e per l’occasione pure con un film dedicato alla città: Il cielo sopra Piombino, di Stefano Simone, su sceneggiatura di Gordiano Lupi. Tutti in Cittadella il 23 luglio per assistere alla proiezione di un lavoro che sta riscuotendo consensi e anche le dovute critiche, un film comunque girato con amore e a budget zero. Nessuno ci aiuta dal 1999, ma noi sopravviviamo a tutto e a tutti. Credo che vi libererete del Foglio Letterario soltanto quando Gordiano Lupi non ci sarà più, ché ci vuole proprio un Don Chisciotte come me per continuare a combattere questa lotta contro i mulini a vento. Orgogliosi di essere diversi, di non rincorrere le mode, di schifare chi pubblica fantasy, erotico al femminile, thriller esoterico, gialli del cazzo, libri romantici per adolescenti, romanzetti da quattro soldi spacciati per capolavori, spesso riscritti da editor prezzolati. Affrontiamo l’estate con molte novità nelle collane Cinema e Cineteca di Caino: Lester, Pozzetto, Nightmare, Pupi Avati, Caligari, James Bond, Di Leo… ma abbiamo anche tanti romanzi e raccolte di racconti (che non vanno di moda… ma noi ce ne freghiamo). Pubblicheremo per primi in Italia l’opera completa di Juana Borrero, poetessa cubana di fine ottocento, modernista, allieva di Julian del Casal, una sorta di Rimbaud al femminile, morta giovanissima. E sempre da Cuba arrivano i racconti di Virgilio Piñera: Cuentos frios, il primo esempio di narrativa dell’assurdo, opera di un grande drammaturgo caraibico. Non lasciatevi scappare il Manuale per scrivere un giallo di Ernesto Gastaldi e neppure il suo romanzo autobiografico Come entrare nel cinema e restarci fino alla fine. Tra le novità le Leggende elbane di Gianfranco Vanagolli, Mistosch di Federico Regini, Se fossi postumo sarei (Ba)ricco di Vincenzo Trama e i racconti bukowskiani tradotti e sistemati da Giuseppe Iannozzi. Per tutte le novità consultate il catalogo on line del nuovo sito curato da Sacha Naspini: www.edizioniilfoglio.com.
Buona estate con Il Foglio Letterario! (Gordiano Lupi)

In questo numero:

– L’editoriale di Gordiano Lupi
– Figli d’un perduto istante di Gordiano Lupi
– Quasi come Salinger di Giuseppe Iannozzi
– Il cielo sopra Piombino: liricità, storia, malinconia Documentario letterario che racconta la Piombino di ieri e di oggi, ma non solo! di Giuseppe Iannozzi
– due poesie di Francesca Montomoli
– Piccoli autori crescono. Ai miei tempi di Laura Lupi
– Discesa di Antonino Genovese
– Due pastori di Annick Emdin
– Inaspettatamente giallo, Carlo Cassola di Federica Marchetti

A breve uscirà per le Edizioni Il Foglio il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe, Prima dell’amore li ha chiamati la morte (Storie di scrittori illustri e di donne che non li hanno amati!). Il racconto che presentiamo in questo numero della rivista fa parte di tale opera.

Il Foglio letterario - foto di Riccardo Marchionni

La foto di copertina è del bravo Riccardo Marchionni, che è appena diventato papà per la seconda volta, dopo una bella bambina, adesso un maschietto. Auguri, Lorenzo!

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DONNE E PAROLE – IANNOZZI GIUSEPPE – IN LIBRERIA LA 2a EDIZIONE – DUE POESIE ONLINE PER VOI

DONNE E PAROLE

Iannozzi Giuseppe – In libreria la 2a edizione

OCCHI SPAGNOLI

Occhi spagnoli, Occhi spagnoli,
tu che sulle labbra mie addormentate
ora piangi, sai forse dirmi quanti eoni,
quanti ancora dovranno darsi la fine,
quanti baci dovranno ancora morire
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

Come vedi dormo:
vento e ricordo sono,
occhi d’un passato mai passato
che sempre mietono paura

Occhi spagnoli,
fa sempre freddo qui
Interminabili i giorni si sciolgono
per tutte quelle notti
che mai ho vissuto
fino in fondo come un assassino

I passi tuoi leggeri
in lontananza l’Eterno fendono,
la causa del saggio Ebreo piangono
E non mi fa contento
l’immutato canto nella tragedia perso
– più tremendo di quand’ero qui vivo,
e assente, presente e assente
davanti al tribunale dell’Inquisizione

Ancora il dolore graffio indarno
per scacciarlo via mentre qui riposo:
ma è la tua mano nella mia raccolta
Hai detto ch’era tanto fredda
e che davvero non sapevi che fare
E neanche io sapevo,
Occhi spagnoli, neanche io sapevo
quanto vitale per me ogni tua carezza,
quanto ogni tua studiata leggerezza

Lo so adesso
e più non ho tempo
per riposare nel morire,
per morire nel morire
Adesso lo so, adesso lo so
che dalla morte risorge
soltanto chi vuol risorgere
il tempo e le croci bruciando
La vita mia nata ieri morta
alla tua vuole accompagnarsi
anche se in piena solitudine
s’apre la strada
dentro al tenero tuo petto

Adesso lo so, adesso lo so
che da sola non ti posso più lasciare

Quanti eoni dovranno trascorrere,
quante morti dovranno risorgere
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

Io mi chiedo perché
Sei sparita quando dicevi
che andava tutto per il meglio,
che le tue ciglia non mordevano lacrime
Sei andata via
lasciando un buco nella vita mia

Alle pareti sopravvivono le tracce
di tutti i quadri che hai portato con te
Sulla scrivania, accanto al calamaio
riposa la cornice
che fa prigioniera la tua immagine
Sei andata via nel più freddo giorno d’inverno
Hai detto che andava tutto a meraviglia,
che non mi dovevo meravigliare
se ridevi a ogni ora
Però poi ti accendevi una sigaretta
e la mano l’allungavi verso il bicchiere pieno

Sei andata via che era quasi Natale
Qui fa un freddo cane, proprio come allora:
le strade sono battute da uguale solitudine,
gli ambulanti vendono castagne calde in strada
e i bambini giocano a palle di neve
E’ che non me ne sono fatto ancora una ragione

Chissà se adesso mi stai pensando
o se mi stai dimenticando nell’orgasmo
d’una nuova felicità a me ignota più della verità
Ma lo so, sono gli oziosi pensieri
di uno che piano piano aggiusta la puntina sul piatto
per poi accasciarsi in poltrona
sotto la voce di rasoio di Cohen

Sei andata via
in un giorno che non potevo sospettare
Non ti potrò perdonare mai:
il clima di festa mi ha sempre danneggiato
Sono ancora qui al punto di partenza,
preso sotto inganno
in un Natale e in una primavera di rane,
mentre rimetto a posto la puntina sul vinile

Manchi tu, ma Gesù risorge sempre
Sempre uguale a sé ogni anno
Ogni anno in silenzio ti rimpiango
insieme a tutti i miei dischi in vinile

OGNI VERSO

Ogni verso, che dalla sua anima strappava, era un pezzo di cuore che regalava a lei. E lei lo sapeva, e rideva.

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

leggi la recensione di Giovanni Agnoloni a Donne e parole

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Sono divertente anche se sono stonato!

Sono divertente anche se sono stonato!

Iannozzi Giuseppe

Woody Allen

“Niente alimenti. Vivo di scatolette, di cibo precotto. Ho sempre amato le scatolette, non sai mai cosa puoi trovarci dentro. E’ come giocare alla roulette russa: o vivi o muori. Non hai di che preoccuparti. So cavarmela da solo. Voglio il divorzio e voglio restare insieme alle mie scatolette, che, a modo loro, mi amano molto più di te.”

“Nonostante sia brutto e poco intelligente, all’oratorio, quando lo frequentavo ancora ed ero un ragazzo di belle speranze, mi hanno insegnato che per stare al mondo avrei dovuto prenderle sia dai maschietti che dalle femminucce. Ecco, posso dire che qualcosa all’oratorio i preti hanno saputo insegnarmela.”

“Le donne migliori sono quelle inaccessibili: non capisci mai cosa pensino di te, ma è confortante quando le sgonfi e le riponi nello sgabuzzino insieme alle scope.”

“Non ho un buon rapporto con Dio: vuole sempre esser al centro dell’Universo e questa cosa io è da un’eternità che non mi riesce proprio di digerirla.”

“Amo il caffè: lungo, espresso, corretto. Purché sia caffè, io lo butto giù. Solo non capisco perché c’è tanta gente nevrotica in giro. L’altro giorno ero al bar a gettar giù l’ennesimo caffè della giornata quando è entrato un tipo poco raccomandabile che m’ha puntato una pistola alla tempia. Ma cazzo! Bastava che me la chiedesse e gliela avrei offerta una tazzina. E invece no, ha voluto i novanta centesimi del caffè e si è dileguato in strada senza neanche prendere una bustina di zucchero di canna.”

“La mia maestra non mi faceva mai le correzioni sui compiti: era troppo occupata a capire in quale classe si trovava.”

“Da quando ho scoperto il borotalco ho smesso di sniffare le ascelle altrui: adesso sono indipendente, sniffo solo dalle mie.”

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DONNE E PAROLE – IANNOZZI GIUSEPPE – Recensione di Giovanni Agnoloni su Lankenauta

DONNE E PAROLE

IANNOZZI GIUSEPPE

Giovanni Agnoloni

Fonte: https://www.lankenauta.it/?p=11229

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Giuseppe Iannozzi finora l’avevo sempre letto e commentato come narratore, e come tale lo considero uno degli autori più incisivi della scena letteraria italiana. Leggendo la sua raccolta poetica Donne e parole, sono sceso alla matrice della sua visione del mondo scabra, disincantata e ironica. Questa sua opera omnia in versi fa proprie le vibrazioni – e le variazioni, musicalmente parlando – di un universo variopinto, che galleggia tra Charles Bukowski e Leonard Cohen, tra il presente italiano e memorie/sogni di America e altri aloni di mondo.

“All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie
Ma nel suo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce (…)”

Sono versi che esprimono la forza malinconica della dedizione artistica, nel senso di dedizione nel fare arte, ma anche di tributo all’arte prodotta dai grandi maestri del passato.
Iannozzi è abilissimo nel far sua la misura pervasiva della poesia del cantautore al quale ha dedicato quest’intera raccolta (il cui sottotitolo è proprio Sulle orme di Leonard Cohen), ma senza “fare il verso” all’artista canadese. È, piuttosto, come se eseguisse un brano scritto su uno spartito che è il suo (di Iannozzi, intendo), ma con uno strumento musicale regalatogli dal Maestro.

“Tutto è pronto
Come sempre,
come sempre aspettiamo
che il cielo esploda
per nostro dispetto
Al punto in cui siamo
meritiamo un attimo di rispetto
un finale mozzafiato,
l’Aurora che ci illumini
da qui fino a Nuova York
A questo punto
segnato è il punto
sopra la coccinella nera
e la mano che ne sorregge
il cammino con illuso coraggio
I bicchieri da tempo vuotati,
i volti degli stranieri
senza uno straccio di faccia,
e, e le donne che non immaginano (…)”

Già, le donne: perché è su queste che verte gran parte della successione di versi di Giuseppe Iannozzi. La figura femminile è un angelo ossessivo, non idealizzato, ma ritornante, come il tema di fondo di una passacaglia. Ecco, Donne e parole è come una passacaglia, che si allontana, svaria, si arcua e ritorna, simile a una lingua accanita sul punto infiammato della bocca.

“Ci sono certi angeli di jazz
che li si sente solo a tarda notte
quando si denuda l’anima
e lascia dagli occhi piovere
le lacrime durante il dì taciute
Volano angeli femmina
– a ritmo di sporche dita
sulla tastiera,
fra i bianchi e i neri –
che con piani lamenti
dalle gambe si sfilano
lunghe calze di seta nera (…)”

Donne e parole, allora, diventa un refrain implicito, capace di impregnare in modo pressoché indissolubile la sostanza dei versi, aperta – tramite canali di alimentazione strettamente personali – al vissuto dell’autore. Eppure, il portato autobiografico di questa modalità – o magari di questo mood – di scrittura, non è preponderante. Come accennavo prima, Iannozzi si cala nella “voce” di vari artisti da lui amati (Cohen e Bukowski su tutti), per cantare se stesso. È una sorta di cammino metamorfico, e crea un ventaglio timbrico sfaccettato per la sua voce, che modula in svariate tonalità.

“Venisti a me in un giorno d’insana vertigine
e presto mi perdesti nella sua alba di ruggine
– come una foglia baciata dal canto del vento
solo capace di ripetere ancora una volta, prego! (…)”

Il consiglio è dunque di leggere questa sequenza di pensieri in versi con lo spirito di un diario intimo da cui sgorgheranno, gradualmente, confessioni nascoste, idee e spunti già espressi in altri libri di Giuseppe Iannozzi. Al tempo stesso, ne emergerà anche quel territorio ibrido che è la zona-cantiere in cui la vita vissuta inizia ad ammorbidirsi nel materiale plastico della poesia e dell’arte in genere.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Iannozzi GiuseppeIannozzi Giuseppe (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).

Giuseppe Iannozzi“Donne e Parole”, ed. Il Foglio Letterario, 2016 – Isbn: 9788876066450

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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LEONARD COHEN

Leonard Cohen

(Montréal, 1934 – Los Angeles, 2016)

Leonard Cohen - digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen – digital art by Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen

… Maestro, mio Maestro …

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Andrea Scanzi, I migliori di noi – Quando l’amicizia è ineluttabile

Andrea Scanzi, I migliori di noi

Quando l’amicizia è ineluttabile

Iannozzi Giuseppe

I migliori di noi - Andrea Scanzi

Chi sono, chi erano i migliori di noi? L’amicizia è ineluttabile, arriva quando arriva, resiste come può, muore come sa morire. E può rinascere all’improvviso, sempre in maniera ineluttabile, perché l’amicizia è destino, è anche questo. Andrea Scanzi lo sa bene e ce lo dice a chiare lettere nel suo ultimo romanzo, I migliori di noi (Rizzoli).

Leggendo I migliori di noi di Andrea Scanzi, firma di punta de Il Fatto Quotidiano, l’impressione che subito si produce nel lettore è che l’autore abbia digerito e fatta sua la lezione di Jack Frusciante è uscito dal gruppo; il romanzo di Enrico Brizzi, uscito nell’ormai lontano 1995, fu un vero e proprio pugno allo bocca dello stomaco per la Letteratura italiana, per il romanzo di formazione. Brizzi scardinava i luoghi comuni sull’amicizia e li reinvestiva in una prosa tanto delicata quanto selvaggia. Scanzi non ci racconta però di un ragazzotto diciassettenne bolognese, ci porta invece a conoscere Fabio e Max, che alla tenera età di cinquanta anni o giù di lì si ritrovano.

Fabio non è più giovane, sulla sua testa pende una spada di Damocle, aspetta l’esito di una biopsia. Max, neanche lui è più un ragazzo: ha passato diversi anni in America illudendosi di riuscire a sfondare, di far sua una donna impossibile, e alla fine ha fatto ritorno in Italia, ad Arezzo. Per anni e anni Max ha percorso le strade americane senza lavorare, con il portafogli pieno di soldi, le royalties di un brano, “Dammi il bikini”, gli hanno difatti permesso di non dover muovere paglia. Adesso però le royalties di quel brano che scrisse in gioventù non rendono più bene come un tempo, e Max lo sa che la sua vita l’ha sperperata. Fabio e Max si ritrovano: per loro il tempo è passato, non sono più giovani, hanno i capelli grigi e il futuro è una incognita. Fabio scrive, non si è mai mosso dalla città in cui è nato: ha un figlio lontano che non sente mai, e ha una moglie che è la sua forza di andare avanti nonostante la consapevolezza che domani la biopsia potrebbe confermargli un esito infausto.

Ne I migliori di noi c’è anche ben più di una punta di quello spirito goliardico di Amici miei, film del 1975 di Mario Monicelli basato su un progetto originale di Pietro Germi, un progetto che Germi, purtroppo, non ebbe modo di realizzare a causa della malattia che nel 1974 lo avrebbe condotto alla tomba. Ma ne I migliori di noi ci sono anche le parole di Roger Waters (ex leader dei Pink Floyd), parole che sanno parlare al cuore, che sempre indicano la retta via a chi l’ha persa o la sta perdendo.

I migliori di noi, un romanzo leggero, certo che sì, però non così leggero come qualcuno potrebbe pensare.

ANDREA SCANZI (Arezzo, 1974) è una delle firme di punta del “Fatto Quotidiano”. Conduttore televisivo e opinionista, è anche autore e interprete teatrale. Ha scritto sei spettacoli. Nel 2007 ha firmato il bestseller Elogio dell’invecchiamento (Oscar Mondadori). Per Rizzoli ha scritto i fortunati Non è tempo per noi e La vita è un ballo fuori tempo, entrambi disponibili in BUR. Questo è il suo secondo romanzo.

Andrea Scanzi I migliori di noi – Rizzoli – Pagine: 218 – Isbn: 9788817090124 – Euro 17,00

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Omnia vincit amor et nos cedamus amori

Omnia vincit amor et
nos cedamus amori.

Publio Virgilio Marone (Bucoliche X, 69)

Publio Virgilio Marone

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Elena Ciurli – Andata e ritorno – di Gordiano Lupi

Elena Ciurli – Andata e ritorno

Edizioni Il Foglio – euro 12 – pag 160

www.edizioniilfoglio.com

di Gordiano Lupi

Andata e Ritorno - Elena CiurliRileggere un libro da lettore non è come leggerlo da editore, per decidere se pubblicarlo o meno. Per prima cosa il supporto è diverso. Non ci sono fogli stampati dal computer, né la matrice bianca digitale, ma un vero e proprio libro che si apre con una copertina evocativa di un binario morto che finisce in mare. Non è la stessa cosa, soprattutto, perché non devi valutare niente, ma soltanto abbandonarti al piacere della lettura. Ti rendi conto che la seconda volta è quella giusta, ché quel romano te lo gusti per davvero, ne assapori profumi e parole fino in fondo. A partire dalla citazione da Rabbia di Chuck Palahniuk sul perché si fugge dai paesi di provincia (per sognare di tornarci) e per cui si resta (sognare di andarsene). Tutta la storia è permeata da un profondo senso di inadeguatezza, narrata in prima persona da Marco, un protagonista per niente eroico che non riesce a essere felice da nessuna parte. Elena Ciurli dà voce a una generazione di figli educati da genitori immaturi, da famiglie frantumate per colpa di genitori che rincorrono egoismi, tratteggia una madre assente e un padre inadeguato che si sposa di nuovo con una polacca micidiale quando decide di cucinare. Marco torna a Livorno e riscopre i luoghi che l’hanno visto adolescente, dopo aver vagato per molte città europee, da Madrid a Berlino, passando per Londra. rivede il Romito, gli scogli, la sua casa, assapora la tristezza, pensando solo al momento in cui potrà fuggire di nuovo verso un incerto futuro. Ricordi di donne nel passato di Marco, visioni di film anni Settanta che hanno contribuito alla sua iniziazione sessuale, ma anche di cibi caratteristici cucinati dalla nonna (la panzanella), visioni infantili di Super Tele, ginocchia sbucciate, panini al tonno per merenda e quel mare dove tutto finiva, nelle lunghe giornate estive, da ragazzi. Marco e la musica. Marco e gli amici. Francesco è l’amico fedele che non se n’è mai andato da Livorno. Jimi Hendrix è la colonna sonora del viaggio, sul lungomare di Antignano. La musica è una delle ragioni per cui vale la pena non suicidarsi, dice Marco, che si è appassionato al rock grazie al nonno, uno dei personaggi positivi della storia, un vero e proprio punto di riferimento. Il nonno di Marco è il solo mito familiare, la sola persona capace di consigliare libri e musica, quello che l’accompagnava al negozio di dischi per scegliere i vinili da ascoltare. Sono importanti i Ramones nel libro di Elena, che se fossero stati livornesi sarebbero andati in giro con una panda scassata proprio come quella del protagonista. La musica del gruppo rock pervade le pagine come un profumo intenso. Capitoli con nomi di piatti e bevande, segnati da musica rock e momenti culinari, ma soprattutto da ricordi, incontri, amici perduti e ritrovati, genitori inadeguati, nonni fantastici e voglia di fuga.

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