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I baci più belli sono in Te

I baci più belli sono in Te

Iannozzi Giuseppe

touch_the_sky

a Rosy (Mariarosa Marchini)
che oggi c’è e domani ci sarà

Lingue di fuocobeating heart

…che il tempo passi
senz’acqua sotto i ponti,
e già finita è l’estate
coi suoi canti di grilli e cicale;
argentea la Luna lassù
sull’intorno spande lucore,
non la speranza però
che domani pioggia
non ci bagni il capo;
non più la festa delle campane
a svegliarci al mattino,
bensì solo il cupo bombo
di motori e fabbriche.

Non ci si addormenti
su un cuscino di perché;
fredda l’aria la carne morde,
e in testa il pensiero
che s’ha d’accendere il camino
perché lingue di fuoco
la sacra fiamma nell’alma nostra
dì dopo dì di più la esaltino.

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Vendetta. La rabbia nel sangue

Vendetta. La rabbia nel sangue

pdf downloadVendetta – scarica il racconto in formato pdf

Vi regalo un ebook in formato pdf (Vendetta – 405 KB). Trattasi di un thriller, con non pochi amari riferimenti sociali a quanto sta purtroppo accadendo in questa nostra època bastarda, sputata in un medioevo tecnologico.

Buona lettura.

Iannozzi Giuseppe

Elysian Fields by Chatterly

Elysian Fields by Chatterly

scarica_ebook

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Il paradiso delle donne perdute – Jean-Pierre Perrin – Leone editore

Il paradiso delle donne perdute

Jean-Pierre Perrin

Leone editore

Il paradiso delle donne perdute

Il paradiso delle donne perdute

Morvan è un ex poliziotto dell’antiterrorismo francese ritiratosi in uno degli emirati del Golfo Persico come guardaspalle di un principe ereditario. La sua vita monotona viene cambiata radicalmente da un incarico improvviso. Una giovane donna a caccia della sua sorellina di sedici anni, svanita nel nulla, senza lasciare tracce, e desiderosa di seguire le orme dell’attrice Jehan. La stessa star del mondo arabo s’interesserà alla vicenda, così come i servizi segreti britannici, e Morvan scoprirà che in questo gioco hanno tutti qualcosa da nascondere.

Jean-Pierre Perrin è reporter del quotidiano francese Libération nel Golfo Persico e sempre lì ha diretto un’agenzia di stampa internazionale.
Ha scritto diversi saggi su Irak, Iran e Afghanistan, vincendo il Grand Prix 2003 des Lectrices de Elle.
Il paradiso delle donne perdute è il suo romanzo di maggior successo.

Il paradiso delle donne perdute – Jean-Pierre Perrin Leone Editore – Collana Leone Bianco – Pagine: 320, Brossura cucita con alette – prima edizione: 2015 – ISBN: 978-88-6393-227-0 – prezzo: 6.90 EUR

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Epici idioti

Epici idioti

Iannozzi Giuseppe

fulmine

in vecchiaia

folle
una lacrima
– veloce –
sul volto disfatto
scavato

di rughe
e fughe
l’età consumata
per meno
d’un niente;
resiste l’argento
sulle tempie però,
e in bocca
pochi denti
grommosi
tendenti
a un giallo limone:
non fosse vecchiaia
si direbbe
maschera buffa

così grottesca
la Fine
che
morde le chiappe,
che
gli occhi acceca

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Gheddafi scriveva all’amico Silvio Berlusconi

Gheddafi scriveva all’amico Silvio Berlusconi

«Caro Silvio (…) sono rimasto sorpreso per l’atteggiamento di un amico con cui ho concluso un trattato di amicizia favorevole ai nostri due popoli. Avrei sperato che da parte tua ti interessassi almeno ai fatti e che tentassi una mediazione prima di dare il tuo sostegno a questa guerra.

Non ti biasimo per ciò di cui non sei responsabile, perché so bene che non eri favorevole a quest’azione nefasta, che non fa onore a te e al popolo italiano. Ma credo che tu abbia ancora la possibilità di fare marcia indietro e di far prevalere l’interesse dei nostri popoli.

Puoi essere certo che io e il mio popolo siamo disposti a dimenticare e a voltare questa pagina nera delle relazioni privilegiate che legano il popolo libico e il popolo italiano. Ferma questi bombardamenti che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri bambini. Parla con i tuoi amici e alleati affinché cessi questa aggressione nei confronti del mio paese.

Spero che Dio onnipotente ti guiderà sul cammino della giustizia. Che il martire nazionalsocialista Gheddafi e il suo popolo possano riposare in pace».

Texte intégral de la lettre de Kadhafi à Silvio Berlusconi

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“Padre nostro che sei nei Cieli” – Iannozzi Giuseppe – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz & segnalazione libro “La cattiva strada”

Padre nostro che sei nei Cieli

Iannozzi Giuseppe

Vampira - by Chatterly

Vampira – by Chatterly

Chatterly su DeviantArt

Ci uccide la solitudine, non la morte

Scivolai via dalla sua tomba.
Quanto tempo rimasi addormentato sul freddo marmo non so dire, però il cielo rosato mi suggeriva che doveva essere o l’alba o il tramonto.
Annusai l’aria. Era pulita, fresca.
Dovevo essere nel cuore delle prime ore del mattino.
Mi alzai e le ginocchia scricchiolarono debolmente.
Addosso avevo alcune foglie, brune come l’autunno.
Respirai a pieni polmoni.
Non era la prima volta che mi facevo la notte così, incatenato a un epitaffio, in cerca di un fantasma e di due lacrime.
Non credevo nell’Aldilà né in un Dio.
Io sapevo soltanto che lei era sottoterra e che non sarebbe mai più stata fra le mie braccia.
Potevo solo abbracciare la sua lapide, nient’altro.
Mi spazzolai il cappotto con rapidi schiaffi, senza dedicarci particolare attenzione.
Presto avrei toccato i cinquant’anni. Gli amici mi assicuravano che ero ancora un uomo affascinante, solo qualche ruga e un’aria tenebrosa. Sapevo che più di una donna mi moriva dietro. Non erano brutte, tutt’altro: erano sin troppo belle e giovani e intelligenti. Però io non amavo nessuna di loro. La donna che avevo amato era morta.
Non ci sarebbe mai stata un’altra al mio fianco.
Forse ero uno stupido: l’ultimo uomo sulla faccia della Terra fedele alla donna amata anche dopo la sua dipartita.
Non doveva accadere. Morire così. Un momento ci sei, quello immediatamente dopo la vita persa per sempre.

La vecchia Cadillac era spuntata all’improvviso da dietro l’angolo.
Teneva in braccio un sacchetto di carta con dentro poche cose per preparare la cena.
Doveva essere una cena a lume di candela. Ne aveva comprate due.
La Cadillac ubriaca la prese in pieno.
Morì sul colpo. Probabilmente non ebbe neanche il tempo di rendersi conto che quel fottuto ubriaco… ‘Fanculo.
L’ho ritrovata al General Hospital, in un freddo obitorio.
Il medico di guardia non mi disse che due parole: “E’ morta sul colpo.”
Poi mi posò una mano sulla spalla, un gesto per consolarmi che doveva riservare a tutti quelli cui dava brutte notizie.
Non ci credevo, ma il cadavere della mia Belinda era lì davanti a me.
Prima di uscire dal General Hospital mi consegnarono gli effetti personali di Belinda, anche le due candele che aveva appena comperato. Entrambe le candele erano di un bel rosso acceso, ma spezzate esattamente in due. Quattro pezzi per due candele. Che non sarebbero state mai accese.

Il funerale fu una cosa triste, noiosa.
Dei parenti di Belinda non venne nessuno: con loro, la mia Belinda aveva rotto i legami da tempo. I suoi non avevano mai digerito che lei, così bella e solare, giovane e intelligente, avesse deciso di sposare proprio me, William Whisper.
Per colpa mia, Belinda litigò con la sua famiglia.
Scelse di rimanere al mio fianco.

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Addio a Oliver Sacks. Ma non è per sempre

Addio a Oliver Sacks. Ma non è per sempre

(Londra, 9 luglio 1933 – New York, 30 agosto 2015)

E’ morto Oliver Sacks, neurologo e scrittore di fama mondiale. Era da tempo malato, e alle sue spalle nessun rimpianto: si può vivere, ma non si può vivere senza scrivere e senza fare ogni giorno nuove esperienze, positive e negative. L’autore di “Risvegli” se ne è andato, con il sorriso sulle labbra, a 82 anni. I suoi libri no. Chissà se adesso leggerete almeno un suo libro: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, “Un antropologo su Marte”, “Su una gamba sola”… Uno scrittore è soprattutto (anche) il patrimonio culturale che lascia. Fatene tesoro. – iannozzi giuseppe

Oliver Sacks

Oliver Sacks

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Angelo caduto

Angelo caduto

Iannozzi Giuseppe

angelo caduto

Sapevo che sarebbe morta il giorno che non mi avesse amato più.

Mi telefonò la polizia. La voce del mio collega mi disse: “L’hanno trovata. Morta. Nuda, al cimitero.”
Risposi che mi sarei fatto vivo, senza precisare altro.
Quando arrivai sul posto, jack, il mio collega, si avvicinò a me: “Nessuno ha toccato niente.”
Me l’ero presa comoda, tanto di lì non si sarebbe mossa. Nessuno mi mosse un rimprovero, neanche con uno sguardo.
“E’ morta”, constatai con voce atona. “Le cause?”
“A una prima occhiata il medico legale dice che è morta per cause naturali.”
“Segni di violenza sul corpo?”
“Nessuno. E’ lì, nuda, abbracciata a quella tomba”, e così dicendo Jack mi indicò il punto esatto.
Angel era bella, ancor più bella nella morte: diciotto anni appena compiuti nel giorno del suo addio.
“Bisognerà comunque aspettare l’esito dell’autopsia per essere certi…”, bofonchiò Jack grattandosi la pelata innevata di forfora grassa.

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