ESSERE SALINGER

ESSERE SALINGER

Salinger

[…] Dentro di sé andava ripetendo: Essere o non essere Salinger, questo è il problema!
Fu un pensiero quasi fugace, ma l’ebbe: Forse ho scritto un po’ poco. Sarò ricordato per i secoli a venire?
Suo malgrado pensò anche che la sua non era stata una esistenza felice, nonostante i successi. Aveva scritto Il prenditore nella segale per dimostrare a Oona O’Neil che lui, Jerome David, non era secondo a nessuno. Il suo unico romanzo, dato alle stampe nel 1951, era subito diventato un bestseller. Non c’era generazione che non se ne fosse innamorato. E però era l’unico suo romanzo. Aveva poi scritto diversi racconti, alcuni brevi, altri più o meno lunghi. In realtà niente di complicato; e ammetterlo gli costava non poca fatica, perché, in fondo, lui era il Messia degli Ebrei.
Forse era ancora in tempo, avrebbe potuto scrivere qualcosa, un nuovo romanzo: non aveva idee.
Sullo scrittoio stava una pila di fogli bianchi, suppergiù un migliaio.
Era stanco e infelice. Soprattutto si credeva non felice: non ricordava giorni del tutto lieti, tranne quei pochi passati insieme a Oona O’Neil. Si era sposato, aveva avuto due figli, Matt e Margaret. Entrambi erano diventati attori affermati. E poi? E poi c’era lui, Jerome David che aveva scritto un solo romanzo. Uno solo.
Con animosità fissò la pila di fogli bianchi che mai avrebbe usato per scrivere.
Oona O’Neil aveva dato a Chaplin ben otto figli. Era morta nel 1991: tumore al pancreas.
Sarebbe morto dello stesso male di Oona; e lui, Jerome David Salinger, non desiderava la morte, non la desiderava affatto.
Da tempo aveva fatto testamento, mettendo nero su bianco la ferma volontà affinché i suoi lavori inediti venissero pubblicati non prima di cinquant’anni dalla sua dipartita.
No, non aveva scritto un solo romanzo, anche se, con tutta probabilità, sarebbe stato ricordato per Holden e non per gli altri personaggi da lui creati. Se non ricordava male, aveva scritto almeno cinque storie incentrate sulla famiglia Glass, ma anche un romanzo autobiografico basato sul suo rapporto con Sylvia, la sua prima moglie; e poi un altro romanzo, un diario sul controspionaggio nella Seconda Guerra Mondiale. E sì, era tornato a parlare di Holden Caulfield in alcuni nuovi racconti. Tutto questo sarebbe bastato per assicurargli l’eternità?
Sarebbero passati cinquanta anni prima che i suoi inediti venissero stampati. Era cosa da folli, lo sapeva.
Non stava per niente bene.
«Li ho scritti davvero questi libri?», gridò.
Non ne era sicuro. Forse aveva solo immaginato di averli scritti.
Fissò ancora la pila di fogli bianchi sullo scrittoio.
Forse era ancora in tempo a scrivere un ultimo romanzo.
No, impossibile. Il suo tempo era finito, anche se il cancro se lo stava portando via con una lentezza esasperante. E poi, e poi lui non voleva morire a novantuno anni.
Si portò dietro allo scrittoio, si accomodò in poltrona e abbandonò il capo sulla risma di fogli, facendola presto franare.
Farfugliò qualcosa, a voce alta, con tono piuttosto disperato, tanto non c’era nessuno accanto a lui: «È questo il mio capolavoro, l’ultimo.» […]

da IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne)

IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne) – Iannozzi Giuseppe –EDIZIONI IL FOGLIO – Collana: Narrativa – Pagine 330 – ISBN 9788876067167 – Prezzo: 16,00 €

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Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Giulia Campinoti consiglia “Il male peggiore” di Iannozzi Giuseppe

Lidia Popolano parla de “Il male peggiore”

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Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore”

13 giugno 2018 – di Bartolomeo Di Monaco

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il FogliCi si può domandare quanti scrittori che meriterebbero di essere conosciuti non arrivano al grande pubblico poiché le maggiori case editrici hanno fatto (e ormai, contrariamente al passato, continueranno a fare) una scelta di mercato, più che di qualità (l’autore ne tratta nel racconto: “Ziggy Stardust – L’uomo che vendette il Mondo”). Non voglio dire che tra le loro pubblicazioni non vi siano opere di qualità, ma il torto dei grandi editori è quello di non consentire una esperienza di maturazione a scrittori che sanno raccontare. È il caso di Giuseppe Iannozzi, il cui libro da poco uscito, “Il male peggiore. Storie di scrittori e di donne”, edizioni il Foglio, ci fa conoscere le storie di personaggi più o meno illustri, presi a pretesto per sviluppare una narrazione che da esse germina e con esse ha un rapporto di forte contaminazione. È l’originalità di questa bella opera, che meriterebbe di essere conosciuta proprio per la sua struttura appassionata e coinvolgente. Da personaggi come Cesare Pavese, Primo Levi, Ezra Pound, Hermann Hesse, Howard Phillips Lovecraft, Che Guevara, Emilio Salgàri, Beppe Fenoglio, Francis Scott Fitzgerald, Jerome David Salinger, Amedeo Modigliani, Ernest Hemingway, e altri ancora, fermentano umori che oltrepassano la loro vita  per trasferirsi  in una immanenza che mescola all’incontro con la realtà i tenebrosi chiaroscuri di un’anima.  Si formano a poco a poco sia il personale mondo dell’autore che la sua radiografia dell’esistenza: una lotta incancrenita vissuta quasi ai margini, dove pietà e misericordia lasciano il posto all’indifferenza e al cinismo. C’è poco spazio per l’amore, e quando esso appare non è mai romantico, bensì tragico. Si è più demoni che angeli. Dio e il sentimento di Dio appaiono e scompaiono di contro ad una sofferta resistenza e tingono vari racconti di una ferita che, colpendo Dio, urla la propria disperazione. L’autonomia di altri racconti rispetto alla direttrice fondamentale contribuisce ad arricchire l’interesse per questo libro con storie di altrettanta felice composizione: “Il male peggiore” (che apre la raccolta e dà il titolo all’opera, e il cui protagonista ebreo, Giacobbe, ritornerà nel racconto conclusivo “Giacobbe e gli altri – Epilogo”, un j’accuse dolorante nei confronti della letteratura e del mestiere di scrivere), “Come muore un nazista”, “Il poeta che cercava Dio”, “Il prete giovane”, “La meglio poesia”, “L’ultimo colpo del prete fascista” (ed altri ancora) ne sono un esempio. Una particolarità suggestiva: molti dei numerosi racconti che compongono la raccolta sono intrisi di un humus fecondo, ossia ciascuno di essi non finisce mai veramente, e potrebbe generare altri racconti, come da una pianta si generano i rami.

Iannozzi, oltre che scrittore e poeta, è anche critico letterario e ha acquisito una ampia esperienza nel mondo delle lettere, che si evidenzia nella solida scrittura e nella sicurezza della narrazione, evidenti in molti dei racconti.  La sessualità che fiorisce qua e là nella raccolta è sempre trattata con sobria enunciazione (mai vi è compiacimento o vi si indugia), e in modo tale da imprimersi nella memoria. Si veda “La ragazza di tutti”, che della sessualità fa un disegno a due tinte, prima attraverso una decadente prostituta e poi con la più giovanile moglie di un cliente del protagonista. O anche “Tu facevi il femmino!”, che arricchisce la sessualità di un rapido ma delicato impianto psicologico. Si deve dire, infine, che la qualità più evidente di questa scrittura, sorvegliata ed essenziale, è la onnipresente sensibilità che l’avvolge. Essa primeggia in ogni situazione che ci viene rappresentata. Torino fa da comprimaria e la si avverte (faremo addirittura una breve passeggiata nella città insieme con Friedrich Nietzsche). Un autore, Iannozzi, non apprezzato per quel che realmente vale, e spero proprio che gli sia data da qualche Major una chance, che merita.

Prima pubblicazione, qui: BDM – Bartolomeo Di Monaco


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IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donneIannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio – Collana: Narrativa – ISBN 9788876067167 – Pagine 330 – 16,00 €


Bartolomeo Di MonacoBartolomeo Di Monaco è nato a San Prisco il 14 gennaio 1942 e risiede a Lucca dalla nascita. Ha scritto molti libri alcuni dei quali qui ricordiamo.

Opere di narrativa:

Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile; Mattia e Eleonora; Caro papà, Caro figlio; Giulia; Cara Anna; Le tre sorelle; Lo sconosciuto; Gigolò; Celeste; La scampanata; Lucchesia bella e misteriosa. Storie e leggende; Tales told in Lucca; La casa delle meraviglie; La collina del Santo e del Diavolo; Il nonno racconta. Lucca, favole e leggende; Le favole di nonno Bart.

Opere di saggistica letteraria:

Quaranta letture. Percorsi critici nella letteratura italiana contemporanea; Quarantatre letture. Il Sud nella letteratura italiana contemporanea; Generazioni a confronto nella letteratura italiana; Leggiamo insieme gli scrittori lucchesi; Uno sguardo sulla letteratura straniera di ieri e di oggi; Letture sparse tra vecchio e nuovo; Il Risorgimento visto da ‘Il Conciliatore toscano’ del 1849; I Maestri. Gli elzeviristi del ‘Corriere della Sera dal 1967 al 1970; I Maestri. Scelta di articoli de ‘La fiera letteraria’ dal 1967 al 1968; Omaggio a Carlo Sgorlon. I romanzi; Scrittori Lucchesi; Narrativa minore sotto il Fascismo.

Un suo articolo sullo scrittore lucchese Remo Teglia è apparso su Nuovi Argomenti, n. 34 del 2006.
Dirige la Rivista d’Arte Parliamone.

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Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Perché leggere Il MALE PEGGIORE
di Iannozzi Giuseppe

Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Il male peggiore fra le mani di Nadia Fagiolo ed Emilia Spinelli

IL MALE PEGGIORE, mio ultimo romanzo pubblicato da Edizioni Il Foglio, arriva presso le LIBRERIE GIUNTI AL PUNTO grazie a Nadia Fagiolo.

Il libro lo potete trovare presso la libreria GIUNTI AL PUNTO di Erba – Centro Commerciale I Laghi – Viale Prealpi n. 3 – cap 22036 – Erba (CO), ma potete anche ordinarlo presso uno dei tantissimi punti vendita GIUNTI in tutta ITALIA (https://www.giuntialpunto.it/librerie).

Grazie a quanti sino ad ora hanno acquistato il mio libro o hanno intenzione di acquistarlo.
Nella foto Nadia Fagiolo insieme a Emilia Spinelli presso la libreria Giunti al Punto di Erba (CO) con in mano il mio IL MALE PEGGIORE. Siete fantastiche e di più.

Grazie a TUTTE/I.

Giuseppe Iannozzi

Perché leggere Il MALE PEGGIORE di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio) ve lo spiega Nadia Fagiolo:

Questo libro è un urlo. Sì, avete capito bene. La scrittura di Giuseppe colpisce alla bocca dello stomaco, è sincera, è così dura da risultare, talvolta, anche scomoda. In questo romanzo il lettore si ritrova spettatore di vari e intriganti attimi di vita appartenuti ad alcuni importanti personaggi della letteratura (e non solo). Qui si parte per un viaggio nel tempo: allacciate le cinture e non temete, non dubitate, non dubitate, non dubitate… non dubitate…

Perché dovreste comperarlo? I 10 Beppemotivi

1 – Perché Beppe è geniale.
2 – Perché Beppe scrive in italiano e quello vero.
3 – Perché Beppe continuerà a scrivere molto più volentieri se i suoi libri vendono.
4 – Perché Beppe vale e si attiene ai fatti senza troppi fronzoli.
5 – Perché Beppe conosce anche la storia, l’attualità, è un critico e un giornalista. Mica da tutti.
6 – Perché Beppe è cresciuto a pane e libri e per davvero.
7 – Perché Beppe ha messo un pezzo della sua anima in questo libro
8 – Perché questo libro ha rubato un pezzo d’anima a Beppe.
9 – Perché, se vi fidate, è un capolavoro di perfezione stilistica e di contenuto.
10 – Perché Beppe è un nostro amico, arriva Natale, e sono pochi Euro spesi bene (per una piacevole lettura e un po’ di sana cultura).

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Giovanni Comisso – Gioventù che muore – Prefazione di Paolo Di Paolo – La nave di Teseo

GIOVANNI COMISSO

Gioventù che muore

Prefazione di Paolo Di Paolo

La nave di Teseo

Giovanni Comisso - Gioventù che muore - La nave di TeseoAdele ha quasi trent’anni, una vita benestante e borghese ai margini della noia di una giovinezza che sembra già sfiorita. Quando Guido la incontra su una pista da sci nell’altopiano di Asiago, tutta la differenza d’età – lui ha appena vent’anni, irrequieti e incalzanti – e quella fra le loro famiglie sembrano non contare nulla davanti a quella donna bionda dal maglione rosso che lo soccorre dopo un piccolo incidente. Iniziano giorni appassionati e colmi, fra le discese notturne sulla neve, Venezia, il mare di Chioggia, i bagni nel fiume, le feste contadine. L’amore di Adele è saldo e ostinato, anche quando Guido si fa sfuggente e inquieto, anche quando fra loro, con l’arrivo della guerra nel 1943, si insinua la paura di perdersi. Iniziano i bombardamenti mentre le strade vedono susseguirsi fascisti e tedeschi, alleati e partigiani. Guido decide di scappare per le colline di Treviso per evitare di essere arruolato ma la distanza da Adele diventa la distanza esatta dalla sua gioventù che brucia in fretta e da quella di un mondo che accanto a lui, giorno dopo giorno, muore.
A 70 anni dalla prima edizione, torna in libreria uno dei romanzi più potenti di Giovanni Comisso che segna l’inizio della ripubblicazione della sua opera per La nave di Teseo, a cura di Paolo Di Paolo.

Giovanni Comisso è nato a Treviso nel 1895. Affascinato dalle esperienze più diverse (fu commerciante, mercante d’arte, libraio, avvocato) e soprattutto dalla libera vita di mare, espresse le sue qualità poetiche nei racconti, nei libri di ricordi e nelle corrispondenze giornalistiche, più che nei romanzi. La sua produzione narrativa va da Il porto dell’amore (1925), ristampato nel 1928 col titolo Al vento dell’Adriatico, a Gente di mare (1928), ai racconti di Un gatto attraversa la strada (1955, premio Strega), a Attraverso il tempo (1968) e ai postumi Diario 1951-1964 (1969) e Il sereno dopo la nebbia (1974). Tra i saggi, Capricci italiani (1952), Mio sodalizio con De Pisis (1954) e La virtù leggendaria (1957). Giovanni Comisso fu scrittore d’istinto, che consegnò alla pagina l’esperienza di una vita trascorsa. Il maggiore esempio della sua capacità di rappresentare il reale con acuta sensibilità visiva è Giorni di guerra (1930), dove trascrive con efficacia le impressioni più elementari dell’esistenza che scorre nelle ore di sole e di vento, nella fatica e nel riposo.

Gioventù che muoreGiovanni ComissoLa nave di Teseo – Prefazione di Paolo Di Paolo – Collana: Oceani – Anno edizione: 2019 – Pagine: 211 – ISBN: 9788893449045 – € 18,00

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Yukio Mishima – Il valore di un uomo – Aforismi scelti

Yukio Mishima – Il valore di un uomo

Yukio Mishima

– Le cose perdonabili sono, in verità, pochissime.

– I sogni spesso combinano i simboli di più alto livello con i più volgari pensieri.

– Ecco come posso definire in una sola frase il cosiddetto amore: è l’illusione di poter congiungere il fenomeno con la realtà.

– La mia solitudine cresceva diventando sempre più obesa, come un maiale.

– La vita è una danza nel cratere di un vulcano: erutterà, ma non sappiamo quando.

– Il valore di un uomo si rivela nell’istante in cui la vita si confronta con la morte.

– Ma più potere acquisiamo, più ci separiamo dalla nostra forza fisica.

– Ognuno è un testimone. Se nessuno esistesse, la vergogna non avrebbe dimora nel mondo.

– La genialità era un tipo di destino, e il destino era spesso il nemico della vita borghese.

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Per un mondo nichilista. Chi siamo, dove andiamo, che fine faremo

PER UN MONDO NICHILISTA

Chi siamo, dove andiamo, che fine faremo

Iannozzi Giuseppe

nichilismo

BENE E MALE – Il bene non esiste. Il male non esiste. Da 200mila anni, su questo pianeta, purtroppo esiste l’homo sapiens. A ben guardare, tutta la presunta arte creata dall’uomo risulta essere futile, vecchia, dannosa, sì, perlopiù dannosa: “bene” e “male” sono due misure che l’umanità misura con un metro estremamente soggettivo, ne consegue che tutte le definizioni di “bene” o “male” sono in realtà delle definizioni sbagliate ab imis. Lo stesso dicasi per l’arte, per quella che viene indicata “bella” o “brutta”; qualificare un libro, un quadro, una scultura, significa poi solo adottare un metro del tutto soggettivo, non basato sulla oggettività – che è a esclusivo appannaggio delle leggi matematiche e fisiche esperite –, per cui ciò che oggi noi indichiamo “bello” domani potrebbe esser detto “brutto”. Il gusto dei popoli muta con gli anni, talvolta nel giro di pochi mesi, ecco spiegato perché l’arte è dannosa, dannosa perché va incontro al gusto dell’epoca in cui viene prodotta. L’arte è un “artificio”, qualcosa di lavorato attraverso l’utilizzo di diversi espedienti, e null’altro. E, sin dalla notte dei tempi, l’uomo si è illuso di creare, quando in verità ha sempre e solo dato sfogo a degli espedienti nel vano tentativo di creare qualcosa che prima non c’era. Ma in natura nulla si crea e nulla si distrugge: l’uomo non è in grado di creare, è capace però di guastare quello che madre natura gli ha consegnato e che era perfetto. E’ in grado di guastare, certo che sì, in questo è maestro, ma non è in grado di distruggere così come non è capace di creare; se fosse davvero capace di distruggere (o creare), allora sarebbe un dio. Per fortuna dio non lo è mai io sarà. Prendiamo dunque atto che l’uomo purtroppo esiste, ed è questa l’unica certezza che noi si ha e con la quale dobbiamo fare i conti.

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Da bambino non conoscevo il nome della paura

Da bambino non conoscevo il nome della paura

ANTOLOGIA VOL. 154

Iannozzi Giuseppe

da bambinoDA BAMBINO

Da bambino nutrivo sogni
più grandi di me;
vivevo per un diamante,
per una bambina bionda,
per un giorno di sole
Vivevo per andare al di là
dell’orizzonte della fantasia

Da bambino mi cacciavo in guai
sempre più grandi di me
e sempre ne uscivo a testa alta;
non conoscevo il nome della paura,
stavo sempre dietro alle farfalle
per rubar loro i colori più belli

Da bambino ero bello,
un eroe di tutto punto,
un agnello armato di belati,
di risate a gola spiegata

Da bambino facevo il bello
e il cattivo tempo
Da bambino ero grande,
baciavo in fronte Dio

SEPOLTI DAI RIMPIANTI

Alle spalle l’estate,
le belle ragazze
che ci sorrisero
la lieta lor giovinezza;
e avanti a noi
pioggia di foglie,
l’autunno bruno
che viene e ci ricorda
che non è lontana
l’ora del nostro morire,
dimenticati, sepolti
dai rimpianti
di non aver saputo
cogliere
nella nostra età bella
le opportunità
che eppur ci furono
offerte.

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La scuola della carne – Yukio Mishima – Feltrinelli

La scuola della carne – Yukio Mishima

Feltrinelli

Yukio Mishima - La scuola della carne

Taeko, elegante e avvenente donna di trentanove anni, conduce una vita agiata e godereccia, destreggiandosi tra l’atelier d’alta moda di cui è proprietaria, le amiche con cui condividere racconti piccanti ed eventi mondani cui partecipare. Stereotipo della donna divorziata e indipendente, immersa nell’alta società nipponica del dopoguerra, ove il desiderio di occidentalizzazione si contrappone a vecchie tradizioni e pregiudizi, Taeko non vuole rinunciare al proprio stile di vita né alla libertà. Poi, una sera, scorge il giovane Senkichi in un gay bar e l’attrazione è fatale. Una magia che scaturisce dalla carne fresca e virile del ragazzo, i muscoli ben tesi, i lineamenti fieri del viso. La vita di Taeko cambia in un batter d’occhio: proprio colei che aveva sempre voluto avventure di poco conto, si ritrova irrimediabilmente in balia di un giovane tanto bello quanto misterioso. Ne scaturisce un gioco perfido e ossessivo. Ma chi è davvero la vittima? Chi il carnefice?

Yukio Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka (平岡 公威 Hiraoka Kimitake?; Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970), è stato uno scrittore giapponese, autore di romanzi centrati sulla dicotomia fra i valori della tradizione e l’aridità spirituale del mondo contemporaneo. La sua prima opera, Confessioni di una maschera (1949), parzialmente autobiografica, gli diede subito fama e successo. La popolarità andò ulteriormente consolidandosi con La voce delle onde (1954), Il padiglione d’oro (1956) e Il sapore della gloria (1963). In seguito, con la tetralogia Il mare della fertilità (1965-1971) .
Mishima affermò il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del processo di modernizzazione del paese. Temi ricorrenti della sua produzione sono il mito della forza e dell’eroismo, l’erotismo, il legame inscindibile fra sensualità e violenza, tra bellezza e morte. Nella vita, Mishima volle incarnare questi ideali: acceso nazionalista e conservatore, fondò la setta militare Tatenokai (Società dello scudo), basata sull’esaltazione della cultura fisica e delle arti marziali e pose fine ai suoi giorni con un clamoroso harakiri, ultima protesta contro la perdita di valori del Giappone moderno. Alla sua figura e alla sua opera è dedicato il film Mishima (1985) di Paul Schrader.

La scuola della carneYukio Mishima – Traduzione: Carlotta Rapisarda – Feltrinelli – Collana: I narratori – Pagine: 240 – ISBN: 9788807030666 – € 16,00

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L’egoismo è la prima legge della natura – Marchese de Sade – aforismi scelti

L’egoismo è la prima legge della natura

Marchese de Sade – aforismi scelti

Marchese de Sade

– L’egoismo è la prima legge della natura.

– Un uomo, per essere veramente felice in questo mondo, non solo deve darsi a tutti i vizi ma mai permettersi alcuna virtù, e non solo è necessario fare sempre il male, ma anche non fare mai il bene.

– Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie.

– No, non c’è nessun Dio, la natura basta a se stessa; non ha alcun bisogno di un autore.

– L’universo è una causa, non un effetto.

– Il più forte trova sempre giustissimo ciò che il più debole trova ingiusto, cambiando l’uno e l’altro di posto, ambedue cambiavano parimenti modo di pensare.

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Joe Bonamassa – Angel of Mercy

Joe Bonamassa – Angel of Mercy

Joe Bonamassa

Guarda e ascolta: Joe Bonamassa “Angel Of Mercy”

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Sotto la doccia, porco Diavolo!

Sotto la doccia, porco Diavolo!

Iannozzi Giuseppe

Woman in bath

– Sei un bastardo perso!
– Ma io, veramente…
– Ti par bello stuprarmi così, su due piedi, appena uscita dalla doccia?
– In effetti…
– In effetti, cosa?
– E’ stata una faticaccia montarti, tutta colpa dell’acqua e del sapone sulla tua bella pelle bianca. E considera che soffro pure di sinusite… E scivolavi peggio d’un’anguilla, mica t’eri risciacquata bene.
– Tenevo fretta. Tu parli troppo, troppo davvero per essere uno stupratore con un minimo di sale in zucca.
– Tu tenevi fretta e io tenevo l’urgenza di possederti.
– Sei proprio un bastardo. Un bastardo, porco Diavolo! Tu non ti rendi conto.
– Come la fai lunga.

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Il mondo dell’arte

Il mondo dell’arte

Iannozzi Giuseppe

Statue of David

Ogni riferimento a persone esistenti
o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Amava viaggiare in aereo perché lo faceva sentire più vicino a Dio.
Viveva di giudizi di valore e di aut aut.
A suo modo era un tiranno aristotelico.
Cattolico convinto, al tempo dello scandalo dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre, Luciano fece una smorfia. Non nutriva fede nei principi del nazismo, ma era pronto a perdonare qualsiasi cosa in seno alla Chiesa. Con autentico giubilo, Luciano accolse la notizia che i quattro vescovi negazionisti dell’Olocausto sarebbero stati perdonati dal Papa in carne e ossa.

Luciano era un nano. No, non lo era sul serio. Era molto basso, non raggiungeva il metro e cinquanta. Ad un certo punto aveva smesso di crescere. Gli anni giovanili li aveva vissuti come una condanna: tutti o quasi si facevano beffe di lui. Un giorno Luciano non resse più, tirò fuori un coltellino e lo piantò quasi all’altezza dell’inguine a uno di quelli che lo irridevano. Tanto sangue, ma niente di serio. Luciano era ancora un minorenne senza precedenti penali, così gli fu comminata una pena simbolica: lavorare in un centro di prima accoglienza per drogati e malati. Fu tra quattro mura bianche e sporche, tra puzzo di piscio e urla disperate, che il Luciano vide i primi malati di Aids.

Luciano non aveva mai scopato con una donna. Una sola volta aveva visto di sfuggita delle donne nude, in un giornaletto porno che i suoi compagni avevano portato in classe. Ricordava che le pagine erano più sporche che patinate: era evidente che quella reliquia era passata di mano in mano, così tante volte che per dirne il numero preciso non sarebbero bastati tutti i nomi di Dio.

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Kahlil Gibran – Il Profeta – Traduzione di Alessandro Pugliese. Nota di lettura di Jean-Louis Ska – Marietti editore

Kahlil Gibran – Il Profeta

Traduzione di Alessandro Pugliese
Nota di lettura di Jean-Louis Ska

Marietti editore

Kahlil Gibran - Il Profeta - Marietti editore

Descrizione

Scritto in inglese nel 1923 e tradotto in oltre venti lingue, Il Profeta è il capolavoro di Gibran. Con una scrittura incisiva e visionaria, il testo abbraccia i problemi fondamentali dell’esistenza, dall’amore al matrimonio, dai figli al lavoro, dal piacere alla bellezza, dalla religione alla morte. L’opera, qui proposta in una nuova traduzione e con il testo originale a fronte, è accompagnata da una nota di lettura firmata da uno dei maggiori esperti del mondo biblico e della letteratura.

Sommario

«Chi comanderà all’allodola di non cantare?», Jean-Louis Ska. 1. L’arrivo della nave. 2. Dell’amore. 3. Del matrimonio. 4. Dei figli. 5. Del donare. 6. Del mangiare e del bere. 7. Del lavoro. 8. Della gioia e del dolore. 9. Delle case. 10. Dei vestiti. 11. Del commercio. 12. Della colpa e del castigo. 13. Delle leggi. 14. Della libertà. 15. Della ragione e della passione. 16. Del dolore. 17. Della conoscenza di sé. 18. Dell’insegnamento. 19. Dell’amicizia. 20. Del parlare. 21. Del tempo. 22. Del bene e del male. 23. Della preghiera. 24. Del piacere. 25. Della bellezza. 26. Della religione. 27. Della morte. 28. Il commiato.

Note sull’autore

Kahlil Gibran (1883 – 1931), saggista, narratore e poeta libanese, visse tra Beirut, Parigi e gli Stati Uniti, dove divenne popolarissimo nella controcultura americana e tra i giovani.

Jean-Louis Ska, gesuita belga, professore al Pontificio Istituto Biblico, è autore di opere tradotte in inglese, francese, spagnolo, portoghese, cinese e giapponese.

Kahlil GibranIl Profeta – Traduzione di Alessandro Pugliese. Nota di lettura di Jean-Louis Ska – pubblicazione: settembre 2019 – Marietti editore – collana: 1103 I melograni pagine: 208 – ISBN: 9788821111051 – € 11,00

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La vita segreta degli scrittori – Guillaume Musso – La Nave di Teseo

La vita segreta degli scrittori – Guillaume Musso

Guillamme Musso - La vita segreta degli scrittori

Nel 1999, dopo aver pubblicato tre romanzi di culto, il celebre scrittore Nathan Fawles annuncia la sua decisione di smettere di scrivere e ritirarsi a vita privata a Beaumont, un’isola selvaggia e sublime al largo delle coste mediterranee. Autunno 2018. Fawles non rilascia interviste da più di vent’anni, mentre i suoi romanzi continuano ad attirare i lettori. Mathilde Monney, una giovane giornalista svizzera, sbarca sull’isola, assolutamente decisa a svelare il segreto del celebre scrittore. Lo stesso giorno, viene ritrovato il cadavere di una donna sulla spiaggia e le autorità mettono sotto sequestro tutta l’isola, bloccandone ogni accesso e ogni entrata. Comincia allora un pericoloso faccia a faccia tra Mathilde e Nathan, nel quale i due protagonisti affronteranno verità occulte e insospettabili menzogne mescolando l’amore e la paura…

Guillaume Musso, figlio di una bibliotecaria da cui ha ereditato l’amore per i libri, scrive di notte, nei fine settimana oppure in treno, mentre si reca a Parigi dalla compagna. Il suo romanzo d’esordio L’uomo che credeva di non avere più tempo (Sonzogno, 2005) è un bestseller internazionale, e altrettanto successo ha avuto La donna che non poteva essere qui (Sonzogno, 2006). Ha al suo attivo diversi romanzi pubblicati: Chi ama torna sempre indietro (Sonzogno, 2007), Quando si ama non scende mai la notte (Rizzoli, 2008), La ragazza di carta(Sperling & Kupfer, 2011), Il richiamo dell’angelo (Sperling & Kupfer, 2012), Sette anni senza di te (Sperling & Kupfer, 2013), Aspettando domani (Sperling & Kupfer, 2014), Central Park (Bompiani, 2015), La ragazza di Brooklyn (La nave di Teseo, 2016).

La vita segreta degli scrittoriGuillaume Musso – Traduttore: Sergio Arecco – Editore: La nave di Teseo – Collana: Oceani – Anno edizione: 2019 – Pagine: 275 – € 19,00

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Lucio Dalla: “Vorrei essere il vestito che porterai…”

LUCIO DALLA

Vorrei essere il vestito che porterai…

Lucio Dalla

– La fede cristiana è il mio unico punto fermo, è l’unica certezza che ho.

– Quando mi parlano di bellezza mi viene in mente, come prima immagine, Napoli.

– Non so aspettarti più di tanto, | ogni minuto mi dà | l’istinto di cucire il tempo | e di portarti di qua, | ho un materasso di parole | scritte apposta per te | e ti direi spegni la luce | che il cielo c’è.

– Vorrei essere il vestito che porterai | il rossetto che userai | vorrei sognarti come non ti ho sognato mai | ti incontro per strada e divento triste | perché poi penso che te ne andrai.

– Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso, | che con un po’ di trucco e | con la mimica puoi diventare un altro, | ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri | ti fan scordare le parole, confondono i pensieri.

– Una colomba segnata di sangue | vola dal cuore e cade per terra | la ragazza con i capelli | scuote la polvere della pietra | poi trascinata dalla memoria | corre nei campi di Volterra | rossi covoni e bianco il mare | mentre il giorno divampa e il fuoco | Cala la sera, guerrieri combattono | […] | La gente uccisa, città incendiate | ricordi spenti, dimenticati | splendono solo i giorni beati | della vita che dura un mattino | l’inverno è neve, l’estate è sole.

– Vorrei entrare dentro i fili di una radio | e volare sopra i tetti delle città, | incontrare le espressioni dialettali, | mescolarmi con l’odore del caffè, | fermarmi sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali | e con la polvere dei sogni volare e volare | al fresco delle stelle, anche più in là.

– Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico | e come sono contento | di essere qui in questo momento | vedi, vedi, vedi, vedi | vedi caro amico cosa si deve inventare | per poter riderci sopra | per continuare a sperare.

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George Orwell: “Si desiderava essere capiti.” – Aforismi scelti

George Orwell 

Si desiderava essere capiti.

George Orwell

– È il destino inevitabile del sentimentale. Tutte le sue opinioni mutano e si trasformano in quelle opposte al primo tocco della realtà.

– Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.

– È importante capire che l’attuale russomania non è che un sintomo del generale indebolimento della tradizione liberale in Occidente.

– Vi sono persone che non sembrano rendersi conto del fatto che esistono cose come abitazioni decenti e considerano cimici e tetti sfondati come opere di Dio; altre si scagliano risentite contro i padroni di casa; ma tutte si aggrappano disperatamente alle loro case; temendo il peggio.

– La tendenza del progresso meccanico è di rendere il vostro ambiente comodo e sicuro; ma voi pensate di conservarvi coraggioso e duro. Vi spingete furiosamente in avanti e nello stesso tempo vi tirate disperatamente indietro.

– Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.

– Tutti, o quasi, i comunisti da salotto che prima della guerra si agitavano furiosamente contro le atrocità naziste, non appena la guerra ha cominciato a diventare una seccatura hanno dimenticato le atrocità naziste e hanno palesemente perso ogni simpatia per gli ebrei.

– Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli.

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Chi impara dall’incubo impara a volare

Chi impara dall’incubo impara a volare

ANTOLOGIA VOL. 153

Iannozzi Giuseppe

Edward Munch - L'urlo

FINO ALLA MORTE, FINO A TE

Con sé ha preso il poco che gli lasciasti di te
E’ adesso un uomo che batte la strada
Una meta non ce l’ha, una vita non ce l’ha,
e guarda nel portafogli la foto tua intristita

Te lo disse al primo incontro
che aveva solo il cuore e niente in tasca
Te lo disse con una rosa di fiamme
che soltanto avrebbe potuto darti il suo petto
Te lo disse così tante volte, così tante
Te lo disse fino a ucciderti nella noia

Con sé ha preso davvero il minino
Tutto il resto l’ha lasciato a te sul cuscino

E’ adesso un uomo che alza il pollice,
pregando d’incontrare la mano di Dio al volante
E’ adesso lontano mille miglia da te,
alza il collo del cappotto, fra le spalle incastra la testa
e prega Dio che un killer faccia fuori la sua faccia

Guardando nel portafogli la foto tua intristita,
ancora ti uccide nella noia dei suoi sogni
A tutti gli sconosciuti ripete che sei la sua bambina
A tutti ripete le stesse parole perché altre non ne sa

Ha preso con sé davvero il minino
A tutti ama ripetere che sei tu la sua bambina
A tutti ama ripetere che sei tu la sua sola vita

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna e alla fine finì davvero male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava e alla fine si finì in te, in te, in te

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

PER TE

Dolce la notte si fa,
dolce l’amor se ne va,
e io che resto qua
per Te m’invento
il ballo più bello al mondo,
pienamente sconveniente

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