Sotto la pioggia

SOTTO LA PIOGGIA

Iannozzi Giuseppe

pioggia

Novembre, e il cielo è grigio. Mosse dal vento, nuvole rincorrono altre nuvole.
Fabio aspetta che l’ambulatorio apra. Ogni cinque minuti sposta il peso del corpo da una gamba all’altra.
Una donna sulla cinquantina lo fissa.
Fabio pensa che è messa male, per via della faccia spenta.
“E’ molto che aspetta?”
“Sono qui da circa mezz’ora.”
Restano in silenzio per un paio di minuti, poi la donna sbotta: “Moriremo qui, aspettando che apra.”
Lui finge di non aver sentito, non ha proprio voglia di parlare. La donna continua: “Ho fatto sei chemio, non sono servite.”
Comincia a piovere.
“Lei perché aspetta il dottore?”
Infastidito dalla domanda, alza gli occhi al cielo. Sospira.
“Non risponde? Capisco, lei è uno di quelli che non condividono!”
Fabio fa spallucce.
“Sei chemio e non sono servite”, ripete quella: “le pare giusto?”
La pioggia comincia a venire giù forte.
I due cercano riparo sotto i balconi.
“L’acqua mi darà la mazzata finale!”
Osservano la strada che presto si riempie di pozzanghere.
“Lei non è uno molto socievole.”
Fabio tiene le labbra cucite.
“Dovrebbe parlare invece di tenersi tutto dentro.”
Finalmente la serranda dell’ambulatorio medico viene tirata su.

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Leggere Piero Calamandrei per difendere i diritti di libertà

Leggere Piero Calamandrei
per difendere i diritti di libertà

Iannozzi Giuseppe

L'avvenire dei diritti di libertà di Piero Calamandrei - Galaad edizioni

Mancava da tempo sugli scaffali delle librerie il prestigioso saggio di Piero Calamandrei, L’avvenire dei diritti di libertà, ristampato oggi da Galaad Edizioni. La nuova edizione include una molto esaustiva introduzione di Enzo Di Salvatore, insegnante di Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo, e una nota biobibliografica a cura di Omar Makimov Pallotta.

«La democrazia – sostiene Calamandrei – da meramente politica deve divenire economica, e cioè sociale, caratterizzata dall’equilibrio tra diritti politici e diritti sociali: i primi volti a consentire la possibilità politica di partecipare all’esercizio della sovranità; i secondi volti a consentire la possibilità economica di valersi concretamente delle libertà. Entro questo tipo di democrazia non v’è spazio per una prevalenza dei diritti politici sui diritti sociali (come accadeva negli ordinamenti borghesi), né per una prevalenza dei diritti sociali sui diritti politici (come accadeva negli ordinamenti socialisti). E nessuna funzionalizzazione del diritto è possibile, né il diritto soggiace alla volontà dei più, giacché il proprium della libertà è dato dalla tutela del dissenso dell’individuo dall’opinione della maggioranza.» (Dall’introduzione “Calamandrei e le libertà” di Enzo Di Salvatore)

Nell’agosto del 1945, in un articolo apparso su Il Ponte, Calamandrei scriveva: «Se vera democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente alla vita della comunità, non basta assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire. E siccome una assai facile esperienza dimostra che il bisogno economico toglie al povero la possibilità pratica di valersi delle libertà politiche e della proclamata uguaglianza giuridica, ne viene di conseguenza che di vera libertà politica potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo di benessere economico, senza il quale viene a mancare per chi è schiacciato dalla miseria ogni possibilità pratica di esercitare quella partecipazione attiva alla vita della comunità che i tradizionali diritti di libertà teoricamente gli promettevano.»

Piero Calamandrei si interroga sul significato delle libertà e lo fa a ridosso del 1945, quando l’Italia è ancora a soqquadro: il fascismo è stato ricacciato indietro, ma il paese è letteralmente a pezzi. L’occasione per parlare delle libertà viene offerta a Calamandrei dalla ripubblicazione di un libro, quello dello storico ed ecclesiasticista Francesco Ruffini. La prima edizione di Diritti di libertà di F. Ruffini era stata stampata e fatta circolare in maniera clandestina nel 1926. L’avvenire dei diritti di libertà, scritto concepito per introdurre il lavoro di F. Ruffini, fa presto a diventare un lavoro autonomo grazie alla sua schiettezza e alla sua lucidità espositiva. Se ieri il lavoro del giurista toscano era di grandissima attualità, oggi lo è ancor di più, in quanto le preoccupazioni in esso esposte sono le stesse che noi, in questo frangente storico, dovremmo avere, cercando di risolverle invece di trincerarci in pericolose illusioni populiste e destrorse, che, purtroppo, vanno tanto di moda e che potrebbero portare l’Italia alla restaurazione e alla rivalutazione di non poche idee apertamente fasciste o inclini al fascismo.

Secondo Calamandrei, pur non essendo perfetta, «la sola costituzione nella quale i diritti sociali siano messi in un unico catalogo e sullo stesso piano colle libertà politiche, è quella sovietica del 1936 […]»; più avanti, parlando di democrazia politica e democrazia sociale, il noto giurista toscano sottolinea: «Giustamente è stato rilevato in un recente scritto di Salvemini sul concetto di democrazia, che la libertà politica è “il diritto di non essere d’accordo con gli uomini che controllano il governo. Da questo diritto nascono tutti i diritti del cittadino in un regime libero. Le libertà non servono tanto a stabilire il potere della maggioranza quanto a proteggere le minoranze nel loro diritto d’opposizione. La prova migliore del valore di una libera costituzione è la misura in cui provvede alla protezione delle minoranze”. […] Che questo diritto di opposizione non sia garantito dalla costituzione sovietica, è apertamente dichiarato dagli articoli che in quella costituzione regolano le libertà politiche dei cittadini. […] Anche una costituzione come quella sovietica si può denominare democratica, nel senso che essa è preordinata ad assicurare i diritti sociali a tutti i lavoratori, cioè alla maggioranza dei cittadini; ma è democratica in un senso diverso da quello finora chiarito, perché non riconosce la pluralità dei partiti e i diritti politici della minoranza, alla quale non è data la libertà di costituirsi in partito d’opposizione e di diventar maggioranza a sua volta […]».

Si è già lasciato a intendere che il frangente storico che stiamo attraversando non è dei più felici, va dunque aggiunto che non possiamo esimerci dall’evidenziare che a ogni giorno che passa i nostri diritti di libertà rischiano di essere falciati, forse per sempre. Nel breve saggio Il fascismo eterno, Umberto Eco sottolinea che è possibile «indicare una lista di caratteristiche tipiche» di quello che è «l’Ur-Fascismo, o il fascismo eterno. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.»

L’attualità del lavoro di Piero Calamandrei non si mette in discussione, tranne nel caso si sia così sciocchi da volere, o così scriteriati da pensare che il fascismo sia cosa vecchia, superata e debellata. Il serio rischio a cui stiamo andando incontro è quello che si torni a mettere l’uomo contro l’uomo e a ridurre gli uomini in schiavitù, e ne L’avvenire dei diritti di libertà il giurista Piero Calamandrei è stato ben più che profetico.

Giurista, scrittore, politico, Piero Calamandrei nasce a Firenze il 21 aprile 1889. Docente di diritto processuale civile nelle università di Messina, Modena, Siena e Firenze, antifascista, nel 1941 aderisce al movimento Giustizia e Libertà, nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1945 fonda la rivista «Il Ponte», che dirige per dodici anni. Tra le sue opere principali La Cassazione civile, Studi sul processo civile, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Inventario della casa di campagna, Uomini e città della Resistenza. Muore nella sua città natale il 27 settembre 1956.

L’avvenire dei diritti di libertàPiero CalamandreiGalaad Edizioni – Collana: I lilliput – Anno edizione: 2018 – Pagine: 144 – EAN: 9788898722662 – Prezzo: € 13,00

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La malattia è nell’aria – racconto di Iannozzi Giuseppe, illustrazioni di Valeria Chatterly Rosenkreutz

La malattia è nell’aria

Iannozzi Giuseppe

Halloween party by Chatterly

Character by Valeria Chatterly Rosenkreutz

Incipit

Questa storia inizia male e finisce peggio. Ho fatto fuori il mio editore, fisicamente. Gli ho sparato a bruciapelo. Perché? La sua faccia non mi piaceva, e nemmeno la sua giacca infeltrita.
Prima di farlo secco, scrivevo ogni dannato giorno, presentavo i miei lavori ad Adam Rubinstein che sorrideva e mandava in stampa senza neanche leggere.
“Non lo leggi?”
“Non ce n’è bisogno, sono certo che, come sempre, avrai scritto un capolavoro”, sparava in maniera meccanica, e subito dopo scoppiava in una risata a dir poco sgradevole.
Non so neanche io quante volte gli ho fatto notare che, in ogni caso, avrebbe dovuto leggere le mie diavolo di storie prima di stamparle, ma lui era sordo, troppo impegnato a sbattersi ragazzine imbottite di ambizioni letterarie.
Sono stato costretto a cacciargli una pallottola nel cuore. L’ho freddato nella maniera più ovvia e semplice, quella che sempre uso per liberarmi dei personaggi fastidiosi che schiaffo in mezzo alle pagine dei miei gialli e horror.
Adam non se l’aspettava di morire per mano di un suo autore.
Quando mi sono presentato nel suo ufficio, mi ha sorriso per poi chiedermi quale fosse il motivo della mia visita: “Non mi dire che hai già pronto un altro romanzo!”
La mia risposta è stata veloce e sincera, ho tirato fuori la 45 Magnum e bang! Credo che Adam non abbia neanche fatto in tempo a vedere la canna della pistola.
Non mi sono premurato di non farmi riprendere dalle telecamere di sorveglianza.
Mentre uscivo dall’ufficio con la Magnum ancora in mano, mi hanno visto in molti e nessuno ha provato ad avvicinarmi. Per paura che li freddassi? Fatto sta che nessuno ha vomitato una scorreggia dalla bocca o una parola dal buco del culo.

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Sting – Ritorno ai cieli del nord. Dai Last Exit a The Last Ship – di Paul Carr – Galaad Edizioni – comunicato stampa

Sting – Ritorno ai cieli del nord
Dai Last Exit a The Last Ship

PAUL CARR

Galaad Edizioni

Paul Carr - Sting - Galaad Edizioni

Il libro

Figlio del Nordest proletario inglese, Gordon Sumner, alias Sting, manterrà con l’ambiente d’origine rapporti difficili, prima rinnegandolo, poi, ormai famoso, tornandovi per farne costante motivo di ispirazione. Il punto di partenza e di arrivo della sua radiosa parabola è la cittadina operaia di Wallsend, otto chilometri da Newcastle, rete di grigie casette a schiera occupate da minatori e operai di cantieri navali, cui dedicherà The Last Ship, musical del 2013 che rivisita quei luoghi, i loro abitanti, la controversa relazione col padre. Nel lungo intervallo tra queste due sponde c’è tutta la prolifica serie di avventure umane e musicali che compongono il ritratto di una rockstar dall’identità prismatica: socialista multimiliardario, generoso ecologista e alfiere dei diritti umani bersagliato dai critici che intravedono nel suo impegno pubblico clamorose operazioni mediatiche, artista colto, raffinato e insieme popolare. Sting inizia la sua ascesa al successo planetario come bassista di un gruppo jazz-rock di Newcastle, i Last Exit, e quando approda a Londra, in piena temperie punk, inventa con i Police uno stile personalissimo, fondendo sonorità new wave, jazz, punk-rock e ritmi reggae. Paul Carr, in un’opera eclettica, egregiamente documentata, fa luce sui nodi salienti della carriera artistica e della vita privata del suo celebre conterraneo. Ne esplora trionfi, crisi profonde, processi creativi. Sotto il luccichio frastornante del divo emerge il ritratto di un uomo fedele, nonostante tutto, a se stesso, appartato quanto osannato, che in un maturo giorno autunnale si ritrova inaspettatamente nel cuore della propria infanzia, dove a cantare rimangono solo le voci di lontane memorie.

L’autore

Paul Carr è docente di musica popolare presso l’Università del Galles meridionale e si occupa, in particolare, di musicologia, industria della musica e pedagogia musicale. Musicista lui stesso, ha partecipato a tour e registrato con vari artisti, tra i quali The James Taylor Quartet e il sassofonista americano Bob Berg.

Sting. Ritorno ai cieli del NordPaul CarrGalaad Edizioni – Traduzione di Michele Piumini – Pubblicazione: ottobre 2018 – ISBN: 9788898722679 – 264 pp. – € 17,00

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Franco Stelzer – Cosa diremo agli angeli – Einaudi

Franco Stelzer – Cosa diremo agli angeli

Einaudi

Franco Stelzer - Cosa diremo agli angeli - Einaudi

«Che cosa racconteremo agli angeli quando ci accoglieranno alle porte del cielo? Balbetteremo confusi. Ricercheremo una qualche formula che possa racchiuderci. Diremo che, per trovare noi stessi, abbiamo percorso strade contorte? Che abbiamo sentito piú vita in un attimo di pausa dal lavoro che in tanti momenti solenni? Che ci siamo commossi nel fissare una macchia sull’asfalto e abbiamo snobbato le cerimonie piú importanti? Diremo cosí? Che la vita ci è pulsata dentro in modo strano? E questo ci salverà?»

Lui non ha nome, e vive immaginando le vite degli altri per mettere insieme i pezzi della sua stessa vita. Il suo racconto ci commuoverà.Per lui, che lavora come addetto ai controlli di un aeroporto, il mondo è fatto delle vite che gli corrono sotto gli occhi. Vite immaginate. E immaginate con tale furia da diventare racconto. C’è un uomo, in particolare, che arriva ogni domenica e riparte ogni venerdí: «Magro, lo sguardo aperto. Sembra una di quelle persone nate per rendere gli altri contenti». Quell’uomo resterà al centro della narrazione fino alla fine. E la sua scomparsa – quando, una domenica come tutte le altre, non si farà piú vedere – genererà un altro racconto ancora, in un continuo gioco di specchi. Perché tutte le vicende umane sembrano essere sotto gli occhi di angeli un po’ partecipi e un po’ lontani: «Sono cosí, gli angeli. Si danno il piglio degli esseri perfetti. Fanno un po’ di scena, ma darebbero chissà cosa per potersi mescolare, per entrare nelle nostre piccole cose grigie. Faticano a staccarsi da noi». Con un passo poetico e un’attenzione al dettaglio corporeo colto da pupille sgranate, la voce di questo romanzo dice tutta la forza delle nostre vite difettose. Perché coglie la vita proprio come si coglie un fiore selvatico, piano, guardandolo in ogni sua piú piccola parte. È con questa voce unica, commossa, filosofica, che Franco Stelzer è diventato un autore di culto per molti lettori e scrittori italiani.

Franco Stelzer (Trento 1956) ha studiato filosofia a Bologna, è traduttore dal tedesco e insegna lettere a Trento. Ha pubblicato per Einaudi Ano di volpi argentate (2000) e Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei (2003). Matematici nel sole (2009) è edito da Il Maestrale. Sempre per Einaudi, ha pubblicato Cosa diremo agli angeli (2018).

Leggi un estratto

Cosa diremo agli angeliFranco StelzerEinaudi – Collana: L’Arcipelago Einaudi – Pubblicazione: 2018 – pp. 136 – ISBN 978880623779 -€ 13,00

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La Scomunica. Cattolici e comunisti in Italia – Arnaldo Nesti – Prefazione di Luigi Bettazzi – Postfazione di Achille Occhetto – Dehoniane Edizioni

La Scomunica. Cattolici e comunisti in Italia

ARNALDO NESTI

Prefazione di Luigi Bettazzi – Postfazione di Achille Occhetto

Dehoniane Edizioni

La scomunica - Arnaldo Nesti - Dehoniane edizioni

Descrizione

Il 1° luglio 1949 la Chiesa prende posizione ufficiale nei confronti del comunismo e sancisce la scomunica per tutti i fedeli che «professano questa dottrina». Il decreto non giunge inatteso: è solo l’atto finale di un processo, iniziato alla fine della seconda guerra mondiale, che ha visto i cattolici impegnati nello scontro politico, in prima linea contro quella che viene considerata una nuova religione secolare di redenzione sociale.
Questo libro analizza i passi che, a partire dal pontificato di Pio XII, portano alla scomunica comunista. Il documento stesso viene analizzato e interpretato alla luce del contesto socio-politico e viene data voce a coloro che furono direttamente toccati dalla decisione della Chiesa: una maggioranza di contadini e operai che si trovarono a dover scegliere fra un partito che tutelava i loro diritti e una Chiesa che sembrava allineata «con il prete e con i padroni».

Sommario

Prefazione. Scomunica ai comunisti? (L. Bettazzi).  Introduzione. Di ritorno dai funerali a Barbiana (1967). In viaggio nell’altra Italia, «rossa».  I. L’anticomunismo cattolico nel dopoguerra. Tratti di un paesaggio.  II. Gli antecedenti della scomunica. I primi passi dell’episcopato toscano (1945).  III. La scomunica ai comunisti. Mondi morali e condotte politiche negli anni Cinquanta-Sessanta.  IV. Comunisti e questione cattolica.  V. I comunisti in parrocchia.  VI. Per concludere.  Postfazione. Comunisti e cattolici (A. Occhetto).

Note sull’autore

Arnaldo Nesti ha insegnato Sociologia e Sociologia della religione all’Università di Firenze e al Pontificio Ateneo Marianum. È stato inoltre docente nella sede fiorentina della California State University. È direttore di Religioni e società, quadrimestrale di Scienze sociali della religione, e ha pubblicato Alle radici della Toscana contemporanea (Franco Angeli 2008), Il mio novecento (Felici 2010), Nel Mediterraneo largo (Aracne 2012), Individualismo e familismo (Gabrielli 2016), Lampedusa: tra Africa ed Europa (Aracne 2016), In compagnia degli amaryllis (Diogene Multimedia 2017).

Luigi Bettazzi (Treviso 1923) è vescovo emerito di Ivrea. Laureato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e in Filosofia all’Università di Bologna, è stato nominato vescovo ausiliare di Bologna nel 1963. Ha partecipato a tre sessioni del concilio Vaticano II ed è stato presidente nazionale e internazionale di Pax Christi. Per EDB ha pubblicato La Chiesa oltre le rughe (2001), Anticlericali e clericali. Dal Risorgimento italiano alla nonviolenza (2006), Vescovo e laico? Una spiegazione per gli amici (42011), Viva il papa, viva il popolo di Dio! (2013).

Achille Occhetto (Torino 1936) è stato l’ultimo segretario generale del Partito Comunista Italiano (dal 1988) e il primo segretario del Partito Democratico della Sinistra (fino al 1994); è stato cofondatore e vicepresidente del Partito del Socialismo Europeo nel 1990, deputato e presidente della Commissione Affari esteri della Camera (dal 1996 al 2001); membro del Consiglio d’Europa dal 2002 al 2006.

La Scomunica. Cattolici e comunisti in ItaliaArnaldo Nesti – Prefazione di Luigi Bettazzi – Postfazione di Achille Occhetto – Dehoniane Edizioni – Collana: G2 Fede e storia – Pubblicazione: 26 ottobre 2018 – Pagine: 144 – EAN: 9788810102176 – € 12,00

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Da “IL MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio) – Hermann incontra la grandezza di Dio

Da IL MALE PEGGIORE

di Iannozzi Giuseppe

Hermann incontra la grandezza di Dio

Hermann Hessse – disegno a matita, punta morbida – di Iannozzi Giuseppe

[…] Finito che ebbe di leggere, Hermann lasciò cadere la stilografica sui fogli appena vergati. Di certo non era il suo racconto migliore, però ogni parola gli pareva rilucesse d’una spiritualità che nel mondo si era persa da tempo.
Si alzò dallo scrittoio, accusando subito una forte stanchezza. Intuiva che presto il suo spirito sarebbe volato alto. Non glielo avevano detto che era vicina la fine, però lui lo sapeva lo stesso. Trasfusioni di sangue e iniezioni gli avevano forse allungato un po’ l’esistenza, e, a conti fatti, non era stata brutta la sua vita.
Sospirò.
«Diventare un uomo è un’arte», ricordò a sé stesso con un filo di voce, facendo sua, ancora una volta, la lezione di Novalis. Da giovane aveva scritto al padre che se non poteva amarlo che almeno gli prestasse i soldi per acquistare una pistola. Aveva pensato di suicidarsi e l’aveva pensato sul serio, e forse si sarebbe dato la morte se… Eugenie, la ragazza di cui si era innamorato scrivendole poesie su poesie, l’aveva rifiutato, e lui, troppo sensibile, aveva subito pensato che per lui la vita non avesse più alcun valore. Senza giri di parole, la bella Eugenie gli aveva spiegato che il suo era un amore folle e impossibile.
Una vertigine colse all’improvviso il vecchio lupo della steppa e quasi rischiò di farlo rovinare a terra. […]

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne) – Iannozzi Giuseppe –EDIZIONI IL FOGLIO – Collana: Narrativa – Pagine 330 – ISBN 9788876067167 – Prezzo: 16,00 €

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Leggi la rassegna stampa:

Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Giulia Campinoti consiglia “Il male peggiore” di Iannozzi Giuseppe

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Promettesti tutto l’amore possibile – poesie di Iannozzi Giuseppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Promettesti tutto l’amore possibile

ANTOLOGIA VOL. 120

Iannozzi Giuseppe

Breaking by Chatterly

Breaking by Chatterly

LA PROMESSA

Promettesti l’amore,
tutto l’amore possibile;
e stringo ora io le mani a pugno
fra silenzi e rumori a combattersi
senza riguardo alcuno
dentro all’anima mia,
come se tutto,
come se tutto non avesse più senso
né direzione

L’ovale del tuo volto,
gentile nel riflesso dello specchio,
più vivo di quanto desideri lo ricordo
Eri tu che perdevi una lacrima
mentre ti raccontavo io
di quell’angelo che l’anima la perse
spiegando le ali al vento,
senza sapere
quanto forte l’ira d’Apollo

E tu, dove hai tu perso
la  promessa, il patto di sangue
che con un frammento soltanto
di specchio rotto
per sempre i nostri polsi li incise?

SINCERAMENTE

Voi avete amato l’apparenza,
avete vinto Manhattan e l’inferno
Io ho amato il tallone della sostanza,
sono rimasto fermo al mio posto,
continuando a credere in Abramo:
essere ebreo oggi e domani
non significa esser pronto a morire
come un microbo, a fuoco lento,
sulla linea del vostro tramonto

Sinceramente

UN MILIONE DI MAJAKOVSKIJ

Stamattina mi sono aperto gli occhi
con il solito, un bicchiere di spenta lucidità
Sul pavimento, in salotto, avanzi d’amore,
mozziconi e giochi da tavolo in confusione
E la mia faccia più brutta del solito
tra pedoni caduti re e regine, e sullo specchio
quel cazzo d’aforisma scritto col tuo rossetto
E queste due lacrime dolci e amare e silenti
che tagliano in due la finzione del mio sorriso
mentre il cuore in petto mi perde un colpo

Lo so, lo so bene d’essere solamente un uomo,
giusto un piccolo ingombro nell’Universo
E l’alba è già alta e così tanto rossa oltre le Alpi
e non si frena proprio più la voglia di morire

Stasera ce l’avrò il mio bel daffare, ce l’avrò!
Un milione di Majakovskij e un altro di whisky,
una poesia a metà, e un colpo veloce di pistola

Perché mai soffrire come un cane affamato
legato alla libertà d’una rugginosa catena?

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FRANCESCO GUCCINI, CANZONI. Con introduzione e commento di Gabriella Fenocchio – Bompiani

FRANCESCO GUCCINI – CANZONI

Con introduzione e commento
di Gabriella Fenocchio

BOMPIANI/GIUNTI

Francesco Guccini - Canzoni - Bompiani

Da Radici all’Ultima Thule, passando per Piccola cittàEskimoAuschwitz, Culodritto, Signora BovaryFarewell: un volume che raccoglie alcune tra le canzoni più amate di Francesco Guccini.

«Le canzoni di Francesco Guccini possono autonomamente e a buon diritto collocarsi nel panorama poetico del Novecento italiano […]. Tanto più nel nostro tempo difficile, che fa delle parole strumenti di violenza o di menzogna oppure simulacri del vuoto, l’etica della parola di Guccini può almeno accendere la speranza che la descrizione e la coerenza siano qualcosa di diverso dall’utopia» – dall’introduzione di Gabriella Fenocchio

A rileggere le canzoni insieme a noi è una filologa e studiosa di letteratura italiana del Novecento, che facendo ricorso ai suoi “ferri del mestiere” ci mostra i segreti stilistici, ritmici, retorici nascosti tra i versi e – grazie alla conoscenza profonda del cantautore e della sua esperienza artistica – illumina ogni riferimento presente nei testi. Canzone, dice il vocabolario, è – dal verbo latino “canere” – “un componimento lirico formato da un numero indeterminato di stanze o strofe”: con le note verso per verso e i ricchissimi commenti, questo è un libro di poesia, che ci svela come la sapiente tessitura compiuta da Guccini contribuisca in modo fondamentale alla nostra emozione di ascoltatori.

Francesco GucciniFrancesco Guccini – Cantautore mito di più di una generazione, anche la sua attività di scrittore si configura come una delle esperienze più originali e suggestive della scena letteraria italiana dell’ultimo decennio. Sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Fino alla metà degli anni Ottanta ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha anche lavorato come docente presso la sede bolognese della Johns Hopkins University (Washington, DC, USA). La sua vita si è svolta tra Modena, Pàvana e Bologna.
Tra i suoi libri si ricordano: Cròniche epafániche (Feltrinelli, 1989, ripubblicato da Mondadori nel 2013), Vacca di un cane (Feltrinelli, 1993), Storie d’inverno (Mondadori, 1994), La legge del bar e altre comiche (Comix, 1996), Un altro giorno è andato (Giunti, 1999), Cittanova Blues (Mondadori, 2003), L’uomo che reggeva il cielo (Libreria dell’orso, 2005), Icaro (Mondadori, 2008), Non so che viso avesse la storia della mia vita (Mondadori, 2010), Dizionario delle cose perdute (Mondadori, il primo volume nel 2012 e il secondo nel 2014) e Il piccolo manuale dei giochi di una volta (Mondadori, 2015), Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (Mondadori, 2015), Magnifici malfattori. Storia illustrata dei briganti toscani (Baldini + Castoldi 2018).
Con Loriano Macchiavelli ha scritto per Mondadori la raccolta di racconti Lo spirito e altri briganti (2002) e i romanzi gialli Macaronì (1997), Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Tango e gli altri (2007), Malastagione (2011) e La pioggia fa sul serio (2014). Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altre storie (2017), scritto insieme a Loriano Macchiavelli, è uscito nel 2017 per Giunti Editore.

CanzoniFrancesco Guccini – Curatore: Gabriella Fenocchio – Bompiani – Collana: Overlock – Anno edizione: 2018 – Pagine: 352 p., ill. – ISBN: 9788845295201 – € 20,00

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Apocatastasi d’estate di Adamas Fiucci: un romanzo nero che non lascia scampo – recensione di Iannozzi Giuseppe

Apocatastasi d’estate di Adamas Fiucci

Un romanzo nero che non lascia scampo

Iannozzi Giuseppe

Adamas Fiucci - Apocatastasi d’estate - 96, rue de-La-Fontaine Edizioni

Chiamatelo caso, fato, destino, ma nulla o quasi accade e basta, perché, come ci ricorda Stephen King, tutto è fatidico: se oggi uccidiamo una farfalla, domani le conseguenze di questa nostra azione potrebbero essere terribili. A ogni azione corrisponde una reazione, magari ritardata nel tempo, ma ci sarà. Le azioni degli uomini non sono mai prive di conseguenze: l’eterno ritorno, dottrina secondo la quale l’universo rinasce e rimuore, prima della venuta di Cristo, è stato portato avanti da alcuni stoici, in particolare da Eraclito; e nella cultura cristiana, Origene di Alessandria asserisce che, alla fine dei tempi, ci sarà la redenzione universale, per cui tutte le creature, demonio incluso, torneranno nella pienezza del divino. In tempi più recenti, la dottrina ha fatto la fortuna e la sfortuna di F.W. Nietzsche e non solo. Persino J.R.R. Tolkien ha portato una eco dell’eterno ritorno in due sue opere (“Il Signore degli Anelli”, “Il Silmarillion”).

Nel suo ultimo romanzo, Adamas Fiucci mette in moto un ritorno allo stato originario. Apocatastasi d’estate (96, rue de-La-Fontaine Edizioni) è un romanzo che fa propri alcuni canoni tipici della letteratura pulp, la quale, a partire dagli anni novanta, ha conosciuto una sostanziale rinascita grazie ad artisti quali Joe R. Lansdale, Quentin Tarantino, ecc. In Italia, a partire dalla metà degli anni novanta, il pulp si diffonde grazie a una ristretta cerchia di scrittori che furono etichettati come i Cannibali.

Tutto ha inizio ai tempi della scuola quando i protagonisti di Apocatastasi d’estate, bulli e scavezzacolli inclusi, sono giovani e grossomodo belli, ricchi di speranze per il futuro. Un giorno, dei ragazzi incontrano un ubriaco e gliele suonano di santa ragione. I giovani picchiatori seppelliscono il fattaccio, credendo che non ci saranno ripercussioni.
Gli anni fanno in fretta a passare e quelli che ieri erano degli adolescenti sono oggi degli adulti; le loro esistenze, anche adesso, non sono granché linde, nonostante in pubblico mostrino una faccia pulita e di più. Ma i propri trascorsi non è possibile seppellirli per sempre, e un giorno, come per caso, riemergono.
Dopo esser stata assente dal paese che l’ha vista nascere, Julia torna e organizza una rimpatriata: suo desiderio è di incontrare i vecchi compagni di scuola, sia i maschietti che le femminucce. Julia ha in testa un piano ben preciso e vuole portarlo a termine a tutti i costi. Julia non c’è mai stata troppo con la testa e il tempo non l’ha resa una persona migliore. Il suo cuore brama vendetta per quell’ubriaco che tanti anni or sono fu malmenato e umiliato. Nei suoi occhi arde la follia, una follia demoniaca non troppo dissimile da quella di una seguace di Charles Manson.
I compagni di un tempo, non tutti propriamente entusiasti, si ritrovano in una villa per festeggiare il compleanno di Julia. Nessuno nutre alcun sospetto, tutti pensano di essere lì per ricordare i vecchi tempi e lasciarsi alle spalle, almeno per un po’, quei problemi che, giorno dopo giorno, li tormentano e che, a dirla tutta, un po’ se li vanno a cercare.

Lo stile di Adamas Fiucci è privo di fronzoli, il ritmo è serrato e dannatamente preciso. Apocatastasi d’estate è un romanzo che non lascia scampo; l’autore par quasi voglia lasciarci a intendere che la bontà non è mai stata una qualità intrinseca nella natura dell’umanità. I personaggi disegnati da Adamas Fiucci, chi più chi meno, sono dominati dal male, e per questo tradiscono e mentono, pur sforzandosi di seguire la retta via, alla loro maniera però. E poi c’è Julia che non ci prova neanche a reprimere l’oscurità che è in lei; al di là del fatto che a guidarla è il desiderio di vendetta, non si può fare a meno di pensare che Julia sia venuta al mondo con un solo e preciso scopo, quello di essere una delle tante possibili rappresentazione del Male.
Apocatastasi d’estate è sì un romanzo nero (pulp), ma non è solo questo, è anche il ritratto della nostra società sempre più versata a giustificare il male perpetrato nei confronti del prossimo, condannando così l’uomo a bruciare all’Inferno.   

Adamas Fiucci, nato a Varese nel 1987, vive oggi tra Loreto Aprutino (Pescara) e Chieti. Laureato in Storia della Filosofia, dottore di ricerca in Studi Umanistici (curriculum Logica, Ontologia ed Etica) all’università “G. D’Annunzio” di Chieti, è attualmente docente a contratto di Storia della filosofia dal Rinascimento all’Illuminismo presso la stessa università.
Ha pubblicato in self-publishing un racconto filosofico-surrealista intitolato Mr Sungate (2015). Del 2016 è Il binario silente, pubblicato presso questa stessa casa editrice. Nel 2017 esce per Aracne Editrice la sua prima monografia filosofica, intitolata La Boétie, Montaigne e Charron. La rilevanza psicologico-politica della nozione di “Coustume” nella filosofia francese della seconda metà del Cinquecento, e un suo racconto, Marchiata, viene selezionato e incluso nel volume Racconti dall’Abruzzo e dal Molise, edito da Historica Edizioni.

Apocatastasi d’estateAdamas Fiucci96, rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Il lato inesplorato – EAN: 9788899783921 – Prezzo: € 13,00

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