Leonard Cohen – First We Take Manhattan (Official Video)

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Mario Puzo – 50 anni per Il padrino – Un grande classico della letteratura

Mario Puzo – 50 anni per Il padrino

Un grande classico della letteratura

Mario Puzo - Il padrino

Protagonista del “Padrino” è Don Vito Corleone, capo delle cinque famiglie che esercitano il loro potere nel mondo della mafia newyorchese. Il Padrino è uomo d’onore con un preciso codice morale, generoso con gli amici quanto implacabile con i nemici. Dalla casa di Long Island, circondato da una famiglia patriarcale, comanda il vasto impero sotterraneo della malavita americana: gioco, corse di cavalli, prostituzione, neppure il mondo di Hollywood sfugge alla sua influenza. Don Vito è un uomo ragionevole, ma per chi rifiuta di ragionare a modo suo, la punizione è rapida e crudele, di una crudeltà raffinata che se non toglie all’avversario la vita lo priva della volontà di reagire. Il Padrino è un romanzo ricco di tensione e di colpi di scena, ma anche un documento, tuttora incredibilmente autentico, di Il padrinouna società violenta che non esita di fronte al ricatto, all’omicidio e alla tortura per imporre le proprie leggi. I legami della “famiglia”, i rituali del “rispetto”, gli intrecci tra potere politico e malavita, gli spietati regolamenti di conti, la vita quotidiana dei boss e dei loro sicari, il ruolo dei consigliori, la capillare organizzazione degli affari illeciti, gli amori, i matrimoni, i funerali, i tradimenti e le vendette: Mario Puzo ha messo vita e verità in ogni più piccolo particolare realizzando un affresco narrativo di grande impatto, un romanzo che è da tempo divenuto un classico.

Il padrinoMario Puzo – Traduttore: M. Giordini Ozzola – Editore: Corbaccio – Collana: I grandi scrittori – Pagine: 450 p., Brossura – EAN: 9788863803723 – € 20,00

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Lily Amis scrive per tutti quelli che una voce non ce l’hanno – Destinazione libertà (Armando editore) – recensione di Iannozzi Giuseppe

Destinazione libertà

Lily Amis scrive per tutti quelli
che una voce non ce l’hanno

Iannozzi Giuseppe

 Lily Amis - Destinazione libertà - Armando editor

La penna di Lily Amis rifugge inutili fronzoli specificatamente letterari e privilegia uno stile diretto, molto colloquiale, affinché tutti possano calarsi nei suoi panni e in quelli della sua famiglia. In questo caso, l’approccio diaristico è giusto e necessario perché diventa strumento di denuncia, evidenziando in maniera non artefatta gli orrori visti e vissuti da chi racconta.
Dopo esser stato tradotto in inglese e tedesco, Destinazione libertà. Una voce per tutti quelli che non ce l’hanno di Lily Amis viene pubblicato in Italia da Armando Editore.
Destinazione libertà narra le peripezie di Lily e dei suoi cari costretti a fuggire da un paese dove il giogo della religione è diventato tale da non essere sostenibile. Negli anni Ottanta, l’Iran conosce un periodo profondamente oscuro, e Saddam Hussein ne approfitta per muovergli guerra, convinto che la rivoluzione e le epurazioni dei vertici militari persiani avessero inciso negativamente sulla forza del paese. In Iran il clima che si respira è di altissima tensione; il regime instauratosi in Iran farà pagare un prezzo molto alto a donne, bambini e dissidenti. Con Ruḥollah Khomeynī l’Iran viene sconvolto da un islamismo fortemente moralista di stampo sciita duodecimana, negando di fatto le libertà più elementari a un po’ tutti gli iraniani. La Guida Suprema dell’Iran si spegne nel giugno del 1989 a seguito di un cancro all’intestino; la guida del paese passa subito all’Āyatollāh Alī Khamenei, che ancora oggi dice che cosa è giusto e cosa invece non lo è.

Destinazione libertà ha un impianto chiaramente biografico. Lily lascia l’Iran quando è ancora una bambina, ci farà ritorno dopo una operazione agli occhi e scoprirà che suo padre non è più suo padre. Mentre Lily e sua madre erano via, l’uomo ha venduto tutto quello che si poteva vendere e che era loro. Perché l’ha fatto? Per costruirsi una nuova vita insieme a una giovane donna. Ma il tradimento del genitore è solo la punta dell’iceberg; in Iran la vita è cambiata in maniera radicale, le donne devono portare il velo, la libertà di stampa non esiste più e non c’è giorno che passi senza dover temere di morire per mano del regime o a causa di un attacco iracheno. Bisogna fuggire, ricostruirsi una vita altrove, ma uscire dall’Iran è difficile, molto: chi può cerca di raggiungere la Germania o gli USA.
Per Lily inizia una vera e propria odissea che la porterà a conoscere la cattiveria dell’uomo nei suoi molteplici aspetti: pregiudizi, cinismo, cattiveria di stampo xenofobo e fascista saranno solo alcuni degli ostacoli che la giovane Lily troverà davanti a sé. Ma il karma esiste e alla fine metterà a tacere le malelingue.

Comprendere la storia odierna è atto rivoluzionario; e se è vero che la Storia si ripete, le nuove generazioni hanno il dovere, etico e progressista, di non replicare gli errori di quelle passate. Destinazione libertà di Lily Amis è un romanzo necessario perché dà voce a quanti, confidando in Dio, oggi lasciano il proprio paese per sfuggire alla morte, a una politica di soppressione.

Lily Amis è autrice di libri per bambini, illustratrice e blogger. Nata a Tehran, vive in Svizzera da oltre trent’anni. Laureata in Web editing, Marketing e Pubbliche Relazioni e parla farsi, tedesco e inglese. Impegnata sul fronte dei diritti umani, crede fermamente che tutti meritino felicità, libertà e una vita degna, indipendentemente dalla nazionalità, dal colore della pelle, dall’età, dall’orientamento sessuale o dal credo religioso. A tal fine, si è esposta all’attenzione dei media  e all’interesse del pubblico durante la crisi per i rifugiati dell’estate del 2015. Conta due apparizioni nel giornale nazionale britannico “the Daily Mirror” e interviste nel popolare sito britannico “Female First” e “Frost Magazine”.

Leggi un estratto

Destinazione libertàLily AmisArmando editore – collana: scaffale aperto – pagine: 160 – Prima edizione: novembre 2018 – ISBN: 9788866779391 – prezzo: € 16,00

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Corona di viole / Cantico nuovo – di Viola Corallo & Iannozzi Giuseppe

Corona di viole / Cantico nuovo

di Viola Corallo & Iannozzi Giuseppe

violetta

CORONA DI VIOLE

Sotto la luce del sole
abbiamo intrecciato
umile corona di primule,
margherite e viole.

Abbiamo poi chiesto
aiuto al vento perché
i petali li raccogliesse
sulle invisibili sue ali;

perché era un giorno,
uno qualunque
che non prometteva sconti
a nessuna fantasia creata
con il cuore o no; e allora
ci facevamo piacere i colori,
consapevoli che presto
si sarebbero sciupati
sulla linea dell’orizzonte
già mezzo occupato
dalla bizzarria delle nuvole.

CANTICO NUOVO

Come una preghiera
un cantico nuovo
per festeggiare l’alba,
i suoi colori,
il trillo dei fringuelli
appena nati.
Quale visione
di ali incandescenti,
quale ebrietà
di melodie struggenti.

Galleggia la speranza
in un ruscello di acqua pura:
si festeggia la sorgente,
il suo splendore
in un canto di primavera,
in un ballo
di giovani vergini scalze
avvolte in sete fruscianti,
sconvolte
in un gentile turbinio
di fiori rari.

Si agita il mondo:
ero ieri sì infelice,
e festosa sono oggi.

Gioiamo, gioiamo insieme,
ché il grano cresce alto e biondo,
e gli alberi di verde si coprono.

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Roberto Guerra – Adesso parlo io. Un Mussolini rivoluzionario, scandaloso e sorprendente – Armando Editore

Roberto Guerra – Adesso parlo io

Un Mussolini rivoluzionario, scandaloso e sorprendente

Armando Editore

Roberto Guerra - Adesso parlo io. Un Mussolini rivoluzionario, scandaloso e sorprendente

In Italia, ormai, nulla desta più scandalo del Duce e del Fascismo, temi ancora altamente perturbanti per la cultura attuale dominante, politicamente corretta e antifascista. Con stile letterario e giornalistico, ma sulla scia di illustri storici controculturali, Roberto Guerra, che si definisce un “futurista di sinistra”, presenta un pamphlet di fantapolitica in cui immagina un Mussolini rivoluzionario postumo scandaloso e sorprendente, estremizzando, tra il serio e il faceto, le revisioni storiografiche di De Felice, Nolte e altri. Un Duce che analizza i propri errori storici e parla di alcuni protagonisti della politica contemporanea fino ai nostri giorni, rivendicando quel che i “compagni” non hanno mai voluto ammettere: che proprio Mussolini a suo tempo realizzò il comunismo in Italia!

ROBERTO GUERRA è tra i promotori del nuovo futurismo contemporaneo italiano. Ha pubblicato saggi futuribili, racconti di fantascienza, raccolte poetiche d’avanguardia, lavori di poesia sonora/elettronica, lavori videopoetici. Tra essi, la raccolta aforistica Da Marx a Paperino. La fine della sinistra (2017) e, nelle nostre edizioni, Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti (2012); Gramsci 2017 (2014); Marinetti 70. Sintesi della critica futurista (con A. Saccoccio, 2015). Ha co-curato con S. Giovannini e partecipato ai libri collettanei: Al di là della destra e della sinistra. Dopo il libro manifesto (2014) e Non aver paura di dire (eBook, 2015). Cura i blog Asino Rosso e Scienza e Futuro/Neofuturismo e scrive su alcune testate italiane ed estere.

Adesso parlo io. Un Mussolini rivoluzionario, scandaloso e sorprendenteRoberto GuerraArmando Editore – Collana: Scaffale aperto – Data di pubblicazione: Marzo 2019 – Genere: scienze sociali – ISBN-13: 9788869925153 – Prezzo: € 12,00

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Più saggio di una puttana. Sul ring della vita

Più saggio di una puttana. Sul ring della vita

Iannozzi Giuseppe dice la sua

Iannozzi Giuseppe

– Quasi nessun scrittore ha oggi delle idee veramente originali e di sostanza, ciò nonostante i libri che il pubblico gradisce sono quelli che raccolgono luoghi comuni.

– Scrivere o non scrivere? Dilemma forse più corposo del più classico essere o non essere.

– La tragedia di questo nostro tempo storico è che a ogni ora una nuova tragedia si consuma, e subito l’opinione pubblica dimentica quelle occorse un quarto d’ora prima.

– Nei libri non c’è nessuna verità che non si possa trovare scendendo in strada. Chi sa osservare la società, sa anche leggere l’umanità, la sua superficialità e la sua rara profondità.

– Si scrive quando si ha qualcosa da dire, e non per impiastrare le pagine con parole inutili. Con la maturità certe cose finalmente le capisci.

– La vera filosofia non è di favole o di specchi per le allodole.

– Viviamo in un secolo che ha fatto della vacuità la sua ragion d’essere, non a caso siamo pieni di tromboni e di tuttologi.

– Sarà l’uomo, con le guerre di religione, a porre fine a sé stesso, e non un demiurgo.

– Parlare di verità assolute equivale a tirare su una molto fragile architettura di illusioni.

– La letteratura sposa soltanto una virgola di/della realtà.

– Non sempre la lingua italiana si è evoluta in maniera consigliabile e conveniente.

– Ciò che è inutile purtroppo non passa mai di moda.

– L’ignoranza sarà sempre una spada più attuale della cultura.

– Voi anelate a un’incomprensibile banalità, io a una professionalità uguale a quella d’un condannato a morto.

– Si può essere dei geni solo per sopravvenuta inflazione del tempo storico.

– Meglio sarebbe non essere e non essere qui, tra la gente, nella folla dei pensieri tutti uguali. Ma siamo e siamo quel che siamo, poco o niente, attributi d’una malasorte che, giorno dopo giorno, con le nostre proprie mani cementiamo.

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LA MORTE AMA SCHERZARE

LA MORTE AMA SCHERZARE

Iannozzi Giuseppe

Viale della Morte

Grondante di sudore, Giorgio si nettò la fronte con il dorso della mano. Aveva cercato riparo sotto le fronde degli alberi, ma continuava a sudare profusamente. Bestemmiò un paio di volte, sicuro che nessuno lo avrebbe ripreso, e in effetti pareva non ci fosse anima viva lungo il viale alberato. Per tutta la vita aveva fatto il becchino, adesso aveva settanta anni suonati, e non aveva nessuno al mondo; non si era sposato, né aveva intrattenuto chissà quali relazioni sociali con il mondo dei vivi, per cui sulla sua agendina non c’era il numero di un solo amico da disturbare nel cuore della notte. Giorgio aveva visto migliaia di persone finire dentro una tomba, ricchi e poveri, giovani e vecchi, malati e sfigati, e nessuno gli si era mai presentato davanti in qualità di fantasma. Il caldo che accusava era a dir poco opprimente. Maledì quel febbraio così caldo, e si sbottonò il colletto della camicia che gli serrava la gola peggio di un cappio.
Una donna bionda intorno ai cinquanta, ancora piuttosto avvenente, gli passò accanto, gettandogli addosso un’occhiata distratta, poi proseguì per la sua strada senza voltarsi. Giorgio si voltò per osservarla di schiena, gli sembrò infatti di conoscerla, o meglio di averla conosciuta in un tempo oramai molto lontano.
Non aveva granché voglia di sedersi su una panchina, gli pareva una cosa sconveniente che lo avrebbe messo sullo stesso piano di un vecchio, anche se non poteva negare a se stesso di non essere di certo un bocconcino fresco. Ripensò a quand’era giovane e aveva accettato di fare il becchino. Non aveva alle spalle chissà quali studi, e quando per puro culo gli si era presentata l’opportunità di lavorare, aveva accettato senza pensarci su: si era detto che quello del becchino è un mestiere che non muore mai, e non si era sbagliato. La memoria gli fece rivedere la prima fossa che aveva scavato. Il ricordo era nitido, perfetto. Gli avevano detto di fare in fretta e bene, e lui aveva eseguito l’ordine. Aveva scavato senza fermarsi un momento, nonostante il sole agostano a bruciargli la testa rasata quasi a zero. Una volta che aveva finito di scavare, sudato da fare schifo, era stato informato, non che ce ne fosse veramente bisogno, che nella terra sarebbe finita una ragazza poco più che ventenne, morta in seguito a un disgraziato incidente: in sella a una Vespa, una Fiat Cinquecento le aveva tagliato la strada, e lei era caduta, aveva battuto la testa e aveva chiuso gli occhi per sempre, lasciando sull’asfalto un rivolo di sangue rosso.

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Giorgia ricorda Alex Baroni

Giorgia ricorda Alex Baroni

a cura di Iannozzi Giuseppe

Alex Baroni e Giorgia

“Non sono mai stata brava a parlare di lui, ma Alex va ricordato, come uomo e come artista, perché ha rappresentato un momento importante per la musica italiana. La sua perdita è stata una voragine nella mia vita e in quella della sua famiglia. La sera prima di morire mi aveva lasciato un messaggio sul telefono al quale non avevo risposto. Questo messaggio l’ho conservato per molto tempo, poi mi si è cancellato. Credo sia stato un segno”. Giorgia ricorda Alex Baroni nel corso della puntata del 2 marzo di Verissimo in onda su Canale 5.
Quando Silvia Toffanin chiede a Giorgia come abbia fatto a superare il dolore della perdita, la cantante spiega: “Non so veramente come ho fatto. Sembra che sia successo un momento fa. Ho avuto una serie di anni di sbandamento, anni devastanti. Ci vuole del tempo per ritirarsi un po’ su. Io sono stata aiutata dagli amici e da una ventina d’anni di psicoanalisi”.

La relazione fra Alex e Giorgia è durata quasi cinque anni, dal 1997 fino al 2001. Alex Baroni muore il 13 aprile 2002 a seguito di un terribile incidente in moto.
Dal 2004 Giorgia è legata sentimentalmente al cantante e ballerino Emanuel Lo, dal quale ha avuto un figlio nel 2010.

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ALEX BARONI – ONDE

ALEX BARONI

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Alex Baroni

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Metallica – Enter Sandman – The Unforgiven – Whiskey In The Jar

Metallica

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The Unforgiven

Whiskey In The Jar

Metallica

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Hermann incontra la grandezza di Dio – Da “IL MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio)

Hermann incontra la grandezza di Dio

Da “IL MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe

(Edizioni Il Foglio)


– disegno a matita su cartoncino – (c) Iannozzi Giuseppe –

Nel corso del suo lungo peregrinare, un giorno che il sole era alto e caldo più del solito, il Siddharta trovò riparo in quella che credeva essere un’oasi di pace. […]

[…] Finito che ebbe di leggere, Hermann lasciò cadere la stilografica sui fogli appena vergati. Di certo non era il suo racconto migliore, però ogni parola gli pareva rilucesse d’una spiritualità che nel mondo si era persa da tempo.
Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il FoglioSi alzò dallo scrittoio, accusando subito una forte stanchezza. Intuiva che presto il suo spirito sarebbe volato alto. Non glielo avevano detto che era vicina la fine, però lui lo sapeva lo stesso. Trasfusioni di sangue e iniezioni gli avevano forse allungato un po’ l’esistenza, e, a conti fatti, non era stata brutta la sua vita.
Sospirò.
«Diventare un uomo è un’arte», ricordò a sé stesso con un filo di voce, facendo sua, ancora una volta, la lezione di Novalis. Da giovane aveva scritto al padre che se non poteva amarlo che almeno gli prestasse i soldi per acquistare una pistola. Aveva pensato di suicidarsi e l’aveva pensato sul serio, e forse si sarebbe dato la morte se… Eugenie, la ragazza di cui si era innamorato scrivendole poesie su poesie, l’aveva rifiutato, e lui, troppo sensibile, aveva subito pensato che per lui la vita non avesse più alcun valore. Senza giri di parole, la bella Eugenie gli aveva spiegato che il suo era un amore folle e impossibile.
Una vertigine colse all’improvviso il vecchio lupo della steppa e quasi rischiò di farlo rovinare a terra. […]

IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne) – Iannozzi Giuseppe –EDIZIONI IL FOGLIO – Collana: Narrativa – Pagine 330 – ISBN 9788876067167 – Prezzo: 16,00 €

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Leggi la rassegna stampa:

Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Giulia Campinoti consiglia “Il male peggiore” di Iannozzi Giuseppe

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Verso Sant’Elena – Roberto Pazzi – Bompiani/Giunti – Proposto da Roberto Barbolini al Premio Strega 2019

Verso Sant’Elena – Roberto Pazzi

Bompiani/Giunti

Proposto da Roberto Barbolini al Premio Strega 2019

Roberto Pazzi - Verso Sant'Elena - Bompiani/Giunti

È ormai calata la sera quando Napoleone apprende che giungerà in vista di Sant’Elena all’alba. L’imperatore si ritira presto sulla Northumberland, quel sabato 14 ottobre 1815. Da più di due mesi è in navigazione sulla fregata inglese. Che cosa mediti alla fine del viaggio e forse dell’avventura della sua vita, nessuno potrebbe saperlo, mentre cigola la porta della cabina, non per un colpo di vento. Chi è mai la bella clandestina entrata? È davvero l’Eugénie, l’eroina del suo romanzo giovanile rimasto nel cassetto? Dopo la donna, nel dormiveglia compaiono la madre e alcune inquietanti presenze protagoniste degli eventi della sua vita dalla Rivoluzione alla battaglia di Waterloo. In Europa intanto si diffondono reazioni contrastanti. A San Pietroburgo lo zar Alessandro comincia a prevederne imbarazzanti rivelazioni. Pio VII accoglie a Roma i congiunti rifiutati dalle dinastie che avevano sollecitato l’onore d’imparentarsi coll’imperatore. A Vienna la moglie Maria Luisa, in procinto di recarsi a governare Parma, si concede al generale Neipperg. Il governatore designato di Sant’Elena a Londra riceve segrete istruzioni. Sulla Northumberland a poche ore dalla meta tutti dormono. La sola Eugénie veglia, custode del sonno di Napoleone: “dormi, sogna, riposa, ma sogna con la stessa potenza con cui hai combattuto, e non arriveremo mai a Sant’Elena.” E scrive sul diario di bordo il diverso corso che Napoleone immagina ancora d’imprimere alla Storia, mentre la nave sembra sparire in un folto banco di nebbia. L’epica visionarietà ispiratrice dell’autore di Cercando l’Imperatore, riconosciutagli dal “Times Literary Suppliment” e “The New York Times”, umanizza un altro imperatore, quel Napoleone che già la poesia di Manzoni aveva trasfigurato. Il viaggio infinito sulla nave del grande prigioniero, con le sue fughe in avanti e indietro, si eleva così a simbolo di quella sognata reinvenzione dell’esistenza, tentata di visitare altre vite possibili, che in vista della fine si annida forse in ogni anima umana.

Proposto da Roberto Barbolini al Premio Strega 2019

«Richiamandosi idealmente al suo folgorante esordio narrativo con Cercando l’imperatore, epica rievocazione degli ultimi giorni dello zar Nicola II, Pazzi focalizza qui il suo sguardo affabulante su un altro imperatore nel momento del declino: Napoleone prigioniero degli Inglesi sulla nave in rotta per Sant’Elena. E lo fa in maniera magistrale, mescolando romanzo storico e diario intimo, memento mori e fantasmagoria narrativa, con grande lucidità intellettuale e visionaria capacità di rivisitare momenti e figure della Storia. Nel tedio e nei malanni del viaggio, Napoleone rivive memorie e fantasmi della sua vita inimitabile: da Maria Luisa d’Austria a Metternich, da Talleyrand a maman Letizia Ramolino, da Paolina Borghese a papa Pio VII, una ridda di illustri ectoplasmi bussa alla porta della sua cabina. Sono figure nate dal ricordo, che come personaggi sfuggiti al loro autore via via prendono corpo e si trasformano in interlocutori in carne e ossa, rubandosi a vicenda il testimone in un’appassionata staffetta narrativa. «Non era finita, lui non credeva a quell’epilogo della sua storia, dopo Waterloo. Qualcosa di inaspettato sarebbe sopraggiunto»: nel condottiero sconfitto non si è spenta la sete di romanzesco che, giovanissimo, l’aveva spinto a tentare la strada delle lettere con il romanzo Clisson et Eugénie . E qui Pazzi ha l’intuizione davvero felice di resuscitare da quelle pagine giovanili il personaggio di Eugénie, come a dirci che la verità della letteratura sopravanza i clangori della Storia, dandocene la chiave di lettura più autentica e profonda. Eugénie che scrive sul quaderno di bordo è insieme l’appassionata deuteragonista di Napoleone scrittore mancato, e la controfigura narrativa dell’autore di Verso Sant’Elena. Nella Nuova enciclopedia Alberto Savinio osserva che «Napoleone diventò quello che tutti sanno, ma non riuscì a diventare quello che nel suo intimo desiderava: un letterato». Roberto Pazzi trasforma questo spunto in una profusa celebrazione di quell’indispensabile effetto-Sheherazade che fa della necessità di scrivere una questione di vita o di morte. Se neppure Napoleone riuscì a padroneggiare la Storia – è la sua riuscita scommessa – un vero scrittore può invece reinventarsi continuamente il destino padroneggiando una storia.»

ROBERTO PAZZI

Roberto PazziRoberto Pazzi, poeta, narratore e giornalista tradotto in ventisei lingue, considerato uno dei più originali e visionari scrittori italiani, vive a Ferrara. Già penna di “Corriere della Sera” e “The New York Times”, è opinionista del “Quotidiano Nazionale”. Della sua vasta opera ricordiamo almeno, fra i titoli di poesia, Calma di vento (1987, premio Montale), Talismani (2003), Felicità di perdersi (2013, premio Lerici-Pea) e, fra i romanzi, Cercando l’Imperatore (1985, premio selezione Campiello), La principessa e il drago (1986, finalista premio Strega), Vangelo di Giuda (1989, superpremio Grinzane Cavour), La stanza sull’acqua (1991), La città volante (1999, finalista premio Strega), Conclave (2001, superpremio Flaiano), L’erede (2002), L’ombra del padre (2005, premio Procida Elsa Morante), Mi spiacerà morire per non vederti più (2010), La trasparenza del buio (2014) e Lazzaro (2017). Del 2018 Come nasce un poeta, suo epistolario con Vittorio Sereni, prefatore dell’esordio in poesia.

Verso Sant’ElenaRoberto PazziBompiani/Giunti – Collana: Narratori italiani – Anno edizione: 2019 -Pagine: 192 – EAN: 9788845296956 – € 15,00

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Bob Dylan – Tangled Up In Blue (Video)

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Bob Dylan

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Benjamin Gross – Un momento di eternità. Il sabato nella tradizione ebraica – Dehoniane edizioni

UN MOMENTO DI ETERNITÀ

Il sabato nella tradizione ebraica

Benjamin Gross

Dehoniane

Un Momento di eternità - Benjamin Gross - Dehoniane

Descrizione

L’istituzione dello Shabbat è il più importante contributo offerto dall’ebraismo all’umanità, pur essendo il fondamento della vocazione specifica d’Israele. Antidoto contro la tentazione di dimenticare l’origine, invito al dominio sul tempo per salvaguardare la libertà dell’uomo e anticipo di un giorno futuro che sarà tutto intero Shabbat, il sabato introduce una dimensione diversa in un mondo assorbito e irretito da una folle corsa verso il possesso delle cose.
A un progetto prioritariamente economico, teso in forma ossessiva al soddisfacimento del bisogno e al culto di uno sviluppo senza limiti, esso contrappone la visione di un futuro caratterizzato non da una carenza, ma da una pienezza, richiamando l’indispensabile valore del limite e del rapporto tra le generazioni.

Sommario

Prefazione. I. Temporalità dello shabbat. 1. Shabbat, ricordo della creazione. Lo shabbat nella natura. 2. Le dieci parole e lo shabbat dell’unità. 3. Shabbat e genitorialità. 4. Shabbat e il santuario. 5. Shabbat e feste. 6. Shabbat e il dono della manna. 7. Il numero sette. 8. L’orizzonte messianico dello shabbat. II. I ritmi della liturgia dello shabbat. 1. L’accoglienza dello shabbat: la fidanzata e la regina. 2. Le preghiere più importanti dello shabbat. 3. Lo shabbat e la provvidenza. Studio del salmo 92. 4. Shabbat, la luce e il fuoco. 5. Torah e shabbat. La rivelazione della Torah è avvenuta in uno shabbat. Bibliografia.

Note sull’autore

Benjamin GrossBenjamin Gross (1925-2015) è stato docente di Filosofia, direttore del Dipartimento di Filosofia ebraica e preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università ebraica di Bar-Ilan. Tra i maggiori esponenti del pensiero ebraico contemporaneo, ha dedicato numerosi studi al pensiero di Rabbi Jehudah ben Betsalel Loew, Abraham Isaac Kook e Hajjim di Volozhyn.
Questo volume sullo Shabbat è la prima opera di Gross tradotta in lingua italiana.

Un momento di eternità. Il sabato nella tradizione ebraicaBenjamin Gross – Pubblicazione: 9 novembre 2018 – Pagine: 208 – Dehoniane edizioni – Collana: B17 Cristiani ed ebrei – Tradotto da Fernanda Vaselli riveduto da Luigi Nason – EAN: 9788810207154 – € 19,50

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È lei la più perfetta Poesia. Poesie per Viola Corallo

È lei la più perfetta Poesia

Poesie per Viola Corallo

Iannozzi Giuseppe

regina

ANGELO BELLO

Vorrei fosse poesia
uguale a quella
che solo certi dèi
san fare su la lira d’oro;
non ne son però capace,
me rendo conto ora
che indarno cerco
fra le parole la più bella,
la più conveniente
per dir che
è sì vero che
passan veloci gli anni
più di certi affanni,
ma più vero è
che sempre pura
resta l’alma tua;
così non temere
se domani un altro giorno:
ha Dio nel disegno suo
che sia Tu la Preferita,
l’angel buono
che incorrotto inchioderà
al tavolo delle lor responsabilità
quanti in gennaio,
proprio come me,
han dimenticato
il giorno più santo,
quello del tuo compleanno .

Vorrei fosse poesia,
è invece malinconia,
pena da scontare,
dimenticanza
che non s’ha da perdonare;
per questo – or ti prego! –
non dirmi una parola buona;
sarebbe frusta rapace
sul poco che resta
dell’alma mia, buona sol più
per le fiamme dell’inferno,
per l’eterno scorticamento.

PROFUMO DI BIMBA

Non credo sia già il giorno
Ti ho lasciata per un sole
e nel giro d’una luna
sveglio ti scopro donna

Non credo tu sia pronta
a prender il bello e il poco
che nel mezzo di nostra vita c’è
Non chiedermi perché
Nei sogni miei peccaminosi
t’incontro sola soletta
nell’erba alta e verde, distesa,
del tutto indifesa

Il faccino tuo bello di rosa
mi commuove come certe foglie
dal soffio del vento commosse
per carezze e promesse
subito scomposte, dal ramo
della vita a forza strappate

Avessi un minimo di pudore,
ogni lacrima dovrei impegnare
suggerendo a Dio di donarti
quella felicità che io mai potrò
darti

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