Brividi sul divano – Beatrice Balsamo, Giorgio Simonelli – Marietti editore

Beatrice Balsamo – Giorgio Simonelli

BRIVIDI SUL DIVANO

Marietti editore

Beatrice Balsamo - Giorgio Simonelli - Brividi sul divano

Descrizione

La sera del 17 gennaio 1959 la Rai manda in onda per la prima volta Alfred Hitchcock presents, e precisamente il racconto sceneggiato Il falso indovino. La serie riassume tutti i caratteri del cinema e della televisione del grande regista: l’umorismo bizzarro, l’ironia, la suspense. I telefilm vanno in onda con una certa regolarità fino al 1967 e accrescono in maniera clamorosa la popolarità di Hitchcock. L’immagine del suo profilo stilizzato, che compare nella sigla, il prologo e il commento finale fissano infatti il suo nome e il suo aspetto nell’immaginario di un vastissimo pubblico. E danno un volto a temi e modalità narrative che ancora oggi aiutano a comprendere meglio qualcosa che riguarda tutti noi.

Sommario

1. Il perturbante, la suspense, lo humor. 2. Lo stile e gli scrittori di riferimento. 3. Da Hollywood alla Rai. 4. Appendice. Film per la televisione con la regia di Alfred Hitchcock
Note sull’autore

Beatrice Balsamo, psicanalista di formazione filosofica, specializzata in Estetica, Psicanalisi, Cinema, è direttore scientifico dell’evento Mens-a Unibo.

Giorgio Simonelli insegna Teoria e tecniche del giornalismo all’Università Cattolica di Milano. È opinionista del programma TvTalk di Rai 3.

Brividi sul divano. I telefilm di Alfred HitchcockBeatrice BalsamoGiorgio Simonelli – pubblicazione: 18 aprile 2019 – pagine: 120 – Marietti editore – collana: 1104 Le madrèpore -ISBN: 9788821111082 – € 10,00

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Scritti… dal paesello. Il nuovo lavoro di Sergio Fiucci è molto più di un pamphlet – recensione di Iannozzi Giuseppe

SCRITTI… DAL PAESELLO

Il nuovo lavoro di Sergio Fiucci è molto più di un pamphlet

Iannozzi Giuseppe

96, Rue-de-La-Fontaine Edizioni

Sergio Fiucci consegna i suoi Scritti… dal paesello al piccolo ma prestigioso editore 96, Rue-de-La-Fontaine Edizioni, anche quelli più scomodi e che la redazione de Lacerba decise di non pubblicare. In questo agile volumetto sono raccolti un gran bel numero di articoli, e tutti puntano a scattare una vera e propria fotografia del nostro presente che non è piacevole né bello.
Sergio Fiucci, in arte Beato Maestro del Provvisorio, al pari di un novello Allen Ginsberg non tiene peli sulla lingua, e laddove ravvisa uno sbaglio, piccolo o grossolano che sia, lo evidenzia con verve ironica e filosofica, talvolta con una punta di rabbia e di giustificata perfidia.

Adamas Fiucci, in una nota pubblicata in Scritti… dal paesello, evidenzia: “[…] Si tratta di una parentesi poietica incentrata sull’analisi immediata, e non mediata, di fotogrammi paesani, prodotta a cavallo tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila.
Con questo ingresso nel mondo giornalistico, il Beato Maestro offre, da un lato, una anarchica decostruzione della forma ‘convenzionale’ dell’articolo d’approfondimento, dall’altro un faceto castigar politici e cittadini coinvolti nei ludi di sistema. […]
Con la discesa nei meandri della cultura indiana – buddista e induista –, così distante dalle logiche occidentali, si compie invece quella cesura tra il Beato Maestro e il mondo giornalistico nostrano che, inevitabilmente modellandosi sulla sontuosa morale papalina, aborra l’atavica sessualità, confondendola con il libertinismo acefalo.”

Nei pezzi di taglio giornalistico di Sergio Fiucci c’è il microcosmo ma anche il macrocosmo: infelici dettagli e vizi che sono propri del paesello sono grossomodo gli stessi che affliggono il nostro paese, da Aosta a Palermo e più giù ancora, fino a Lampedusa.
Fuor di dubbio, Sergio Fiucci è un fustigatore di gran classe che, a costo di rischiare di non esser compreso  – e oggi come oggi, si sa, gl’ignoranti di professione vengono su come certi funghi velenosi; e, purtroppo, quasi nessuno trova che ciò sia indecente – indefessamente continua dritto lungo la propria strada, con la sicurezza del giusto, di chi avendo studiato con il cuore e con la mente i tanti problemi legati alla vanità degli uomini, ancor oggi trova dentro di sé la forza di dare la stura a una sana incazzatura.

Scritti… dal paesello non è soltanto una superba raccolta di articoli scritti con gran piglio letterario (di altri tempi!), è anche la summa del pensiero del Beato Maestro del Provvisorio il quale contrappone alla dilagante superficialità una ferrea profondità intellettiva, sicuramente capace di avvicinarci al terzo occhio, purché si sia disposti ad ascoltarlo senza pregiudizi.

Si racconta che Sergio Fiucci, in arte Beato Maestro del Provvisorio, Cavaliere Accademico Sezione Arte del Verbano, Accademico di Merito Sezione Arte de “i 500” di Roma, fotografo, perfomer, pittore, poeta, scrittore, “fuori da qualsiasi schema” & “studioso delle civiltà orientali”, nasca a Loreto Aprutino (Pescara) il 12 aprile 1951.
Nel 1969 si diploma Maestro d’Arte all’Istituto Statale d’Arte di Penne.
Nel 1973 si laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Dal 1976 insegna Discipline Pittoriche al Liceo Artistico Statale “Angelo Frattini” di Varese.
Dall’1 settembre 1994, lasciato l’insegnamento, si dedica alla ricerca estetico-concettuale.
In self-publishing ha pubblicato Taccuino, India 90, appunti per ventuno giorni di viaggio, Altalene di Eros 33 e una summa poetica, 1990 – 2012 Inseminazioni beate. SCRITTI… Dal paesello è il terzo libro edito, dopo Volizioni in inverno, 2016 e DOMANDE & RISPOSTE dall’eremo dell’io beato, 2017, con 96, Rue-de-La-Fontaine Edizioni.

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Scritti… Dal paeselloBeato Maestro del Provvisorio – Editore: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Il lato inesplorato – Anno edizione: maggio 2019 – Pagine: 130 -ISBN: 9788893990103 – Prezzo: € 12,00

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Le terze tavole. La Shoah alla luce del Sinai. Prefazione di Maria Cristina Bartolomei – Massimo Giuliani – Dehoniane

Le terze tavole. La Shoah alla luce del Sinai

Prefazione di Maria Cristina Bartolomei

MASSIMO GIULIANI

Dehoniane

Le terze tavole. La Shoah alla luce del Sinai. Prefazione di Maria Cristina Bartolomei - Massimo Giuliani - Dehoniane

Descrizione

È possibile distruggere nuovamente le tavole della legge che Mosè ha riscritto sul monte Sinai? O mandare in frantumi l’alleanza tra il Creatore e il creato sancita con Noè dopo il diluvio? Le seconde tavole della legge divina sono state infrante dall’arroganza umana che nel cuore del XX secolo ha pianificato, organizzato ed eseguito sin nei dettagli lo sterminio del popolo ebraico, cifra di ogni odio verso l’altro in quanto diverso da noi, ma anche icona del rifiuto di quella visione morale del mondo che identifichiamo ancora con la rivelazione sinaitica.
Questo testo riassume le principali interpretazioni ebraiche – teologiche ed etiche, religiose e politiche – della Shoah: da Fackenheim alla Arendt, da Lévinas alla Hillesum, da Hartman a Wyschogrod, da Neher a De Benedetti, da Berkovits a Soloveitchik, da Weiss Halivni a Greenberg. Le «terze tavole» qui evocate sono il segno di un nuovo patto, di un nuovo impegno dell’umanità a rispettare l’immagine divina in ogni essere umano.

Sommario

Prefazione (M.C. Bartolomei). I. « ………. ». II. Sistole. La stella dell’irredenzione. Il Sinai alla luce della Shoah. III. Diastole. L’alleanza rinnovata. La Shoah alla luce del Sinai. IV. Na‘aśeh we-nišma‘. Le terze tavole. Bibliografia.

Note sull’autore

Massimo Giuliani è docente di Pensiero ebraico nelle Università di Trento e di Urbino e di Filosofia ebraica nel Diploma dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Roma). Tra i suoi volumi: Il pensiero ebraico contemporaneo (Morcelliana 2003), La giustizia seguirai. Etica e halakhà nel pensiero rabbinico (Giuntina 2016) e La filosofia ebraica (Morcelliana 2017). Ha tradotto la Mesilat jesharim – Il sentiero dei giusti di Moshe Chajjim Luzzatto (XVIII secolo) e le Hilkhot de‘ot – Norme di vita morale di Maimonide (XII secolo).

Maria Cristina Bartolomei, è docente di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli studi di Milano. Membro della direzione nazionale della rivista Filosofia e Teologia, fa parte del direttivo della SIFM (Società Italiana di Filosofia morale).

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Le Terze tavole. La Shoah alla luce del SinaiMassimo Giuliani – Prefazione di: Maria Cristina Bartolomei – Pubblicazione: 26 aprile 2019 – Pagine: 176 – Dehoniane edizioni – Collana: P7 Conifere – ISBN: 9788810560204 – € 16,50

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Elena Mearini – Separazioni – Marco Saya Edizioni

ELENA MEARINI – SEPARAZIONI

Marco Saya Edizioni

http://www.marcosayaedizioni.net/

Separazioni - Elena Mearini - Marco Saya editore

Quando indosso la solitudine,
aumento subito di taglia.
Di colpo
i fianchi recuperano
tutti gli abbandoni smaltiti.

da Separazioni di Elena Mearini

Elena MeariniElena Mearini è autrice e docente di scrittura, ha pubblicato due raccolte di poesia “Per silenzio e voce” Marco Saya editore e “Strategia dell’addio” Liberaria editore e sei romanzi, gli ultimi “E’ stato breve il nostro lungo viaggio” Cairo editore (finalista premio Scerbanenco 2018 – candidato premio Strega 2018) e “Felice all’infinito”, romanzo per ragazzi edito da Perrone.

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SeparazioniElena MeariniMarco Saya Edizioni – Anno edizione: 2019 – Pagine: 96 p., Brossura – ISBN: 9788898243747 – € 12,00

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Ancora mi fai battere il cuore per il tuo bel sedere

Ancora mi fai battere il cuore per il tuo bel sedere

ANTOLOGIA VOL. 146

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall

SORRISO DI DONNA
(inedita)

Come ogni uomo
ho creduto
a una donna,
alla sua bellezza,
e del suo sorriso
sono rimasto vittima,
con il cuore quasi
arrestato in petto,
ingoiando
il pomo d’Adamo,
pregando
che ancora
mi sorridesse lei.

Nulla di lei
sapevo io,
ma già l’amavo:
fortemente.

Nulla di lei
sapevo,
sol vedevo
il suo sorriso
perché
da sempre
– lo ammetto –
uno stupido io,
un tipo votato
a concedersi
alla malinconia.

LA MIA ANIMA
NELLA TUA COLLEZIONE

(inedita)

Fosti tu a prendere
il mio cuore
sotto i tuoi tacchi affilati
E ora ti ripresenti a me
Il sorriso è quello
che conosco,
quello che ieri
mi ha fatto inciampare
e cadere
E sei di nuovo qui;
spezzarmi il cuore
non ti è bastato,
adesso vuoi anche
l’anima mia;
e non mi mollerai
tanto facilmente,
perché di anime,
belle e stupide
come la mia,
ce ne sono poche,
e nella tua collezione
una come la mia
non può davvero mancare

REGINA DI GERUSALEMME

La luna, la luna
quanto il mio sorriso alta,
stanotte: non è forse così,
non è forse così, mia Regina?

Ancor hai sognato
il Drago, il Crociato
e Gerusalemme in fiamme;
e il mondo d’attorno gira,
gira e gira in una vertigine
di persa verginità

La luna,
così alta, così alta
non l’avevi vista mai
Il sorriso che scorgi
l’anima in petto
ti spaventa,
non è forse così?
Il sepolcro vuoto
e la luna sì pallida;
il mio sorriso
ancor ti lacera
la bellezza
fra le gambe nascosta,
mia Regina

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MASSIMO RIVA VIVE! La vita rock dello storico chitarrista di Vasco – Claudia Riva, Massimo Poggini – Baldini+Castoldi

MASSIMO RIVA VIVE! La vita rock
dello storico chitarrista di Vasco

Claudia Riva, Massimo Poggini

Baldini + Castoldi

Claudia Riva - Massimo Riva vive! - Baldini+Castoldi

«Vasco aveva già sentito parlare di Massimo, non perché fosse figlio di Giovanni e della Laura, amici di sua madre, amici di suo padre, amici di sua zia, di sua cugina e di chi sa chi altro, ma perché in paese si vociferava che fosse un bambino strano, solitario, che non andava all’asilo, che quando era a casa amava fare soprattutto una cosa, voleva fare sempre quella: ascoltare la musica.» Pur essendo trascorsi vent’anni dalla sua morte, Massimo Riva continua a essere amatissimo: da quel maledetto 31 maggio 1999, Vasco Rossi non ha mai fatto un concerto senza ricordarlo. E nello show dei record, quello a Modena Park il 1° luglio 2017, la sua chitarra, la mitica Gibson SG che Massimo acquistò a rate da Maurizio Solieri e che ha usato in tutti i suoi concerti e nei dischi, è stata suonata su quel palco, quasi a testimoniare una sorta di presenza «fisica» di quello scricciolo dotato di un’energia pazzesca che se ne era andato a soli 36 anni. 36 anni, però, vissuti «al massimo». Magro come un chiodo, i capelli lunghi, le magliette strappate, lo sguardo spiritato, quel sorriso beffardo, birra in mano e sigaretta tra le labbra. Massimo era fatto così, si divertiva a provocare. E pazienza se ogni tanto ne combinava una un po’ più grossa del solito e Vasco lo «licenziava». Tanto sapeva che per lui era come un figlio e presto o tardi l’avrebbe perdonato. Tentò pure l’avventura solista, prima con la Steve Rogers Band, poi da solo. E in questa fase ci sono collaborazioni con Enrico Ruggeri, Elio e le Storie Tese, Sabrina Salerno: nel libro ci sono anche le loro testimonianze. Così come ci sono, ovviamente, quelle di tutti i musicisti che hanno collaborato con lui e di chi lo ha conosciuto bene. Questa biografia racconta una storia senza veli. Perché se fosse stato lui a scrivere queste pagine, le avrebbe volute esattamente così. Schiette, palpitanti, sincere, emozionanti, intrise del rock che amava.

Massimo Riva vive! La vita rock dello storico chitarrista di VascoClaudia Riva, Massimo Poggini – Editore: Baldini + Castoldi – Collana: Le boe – Anno edizione: 2019 – Pagine: 270 p., ill. – ISBN: 9788893881883 – € 17,50

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Fausto Vitaliano. La grammatica della corsa. Intervista all’Autore – di Iannozzi Giuseppe

Fausto Vitaliano. La grammatica della corsa

La vita è solo figura e sfondo

Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

La grammatica della corsa - Fausto Vitaliano - Laurana editore

1. Fausto Vitaliano, “La gramatica della corsa” (Laurana editore) è il tuo nuovo romanzo. Come è nata l’idea di scrivere una storia che parla di un conte, probabilmente suicida, e di un figlio alla ricerca della verità sul conto del padre?

Con questo romanzo ritengo di avere concluso un discorso iniziato con il mio primo libro, “Era solo una promessa” e proseguito con il secondo, “Lorenzo Segreto”. Anche quelli parlavano di padri e figli, di famiglie e radici. Se osservo da una certa distanza le tre storie, mi pare di cogliere un filo che le tiene insieme, un ragionamento che ha a che fare, sì, con la storia recente del nostro Paese, ma anche con la mia piccola storia personale. La storia di un padre che fa fatica a smettere di essere figlio.

2. Ne “La grammatica della corsa” il lettore viene catapultato nell’Italia del nord-est dove i cinesi sono davvero mal visti. Siamo di fronte a un romanzo che fa anche un po’ di politica?

Tutti i libri si occupano di politica, anche quelli che sembrano non farlo. In fondo, come dice Beckett, la vita è solo figura e sfondo. I romanzi parlano della vita e lo sfondo della vita – quello che ci succede intorno – è fatto anche di politica. Perciò, sì, “La grammatica della corsa” è anche un romanzo politico giacché affronta temi come la crisi economica, l’immigrazione, il “rinascimento razzista” che stiamo vivendo, mettendo in scena (non so dire se in maniera riuscita o no) le modalità in cui queste istanze toccano le persone, i miei concittadini, le donne e gli uomini con cui condivido questo tempo.

3. Il personaggio principale de “La grammatica della corsa” è un certo Martti Corvara; suo padre aveva il vizio del gioco, e nel giro di poche mani, nel corso di una notte, perde tutti i suoi averi. Il conte Corvara si butta giù da una diga e il suo corpo è praticamente irriconoscibile. Tutto questo accade quando Martti è poco più di ragazzo. Martti non capisce e fugge dal paese natale. Il padre gli ha lasciato una ben triste eredità, una ferita nell’anima che subito lo conduce sulla strada della depressione. Martti, indubbiamente, è figlio del suo tempo, ma è un eroe o un antieroe?

Martti è un uomo senza qualità, un personaggio di quelli che il cinema americano definiva “born loser”. È un uomo che si trova davanti a problemi ben più grandi di lui (per continuare con le similitudini cinematografiche, mi viene in mente lo James Stewart diretto da Hitchcock). Ma è anche un uomo che a un certo punto della sua vita è costretto ad andare oltre i propri limiti, la propria ignavia, le proprie paure. Deve mettere da parte sé stesso e fare il meglio che può per gli altri. E qualcosa di buono, in effetti, riuscirà a fare.

4. A tratti, “La grammatica della corsa” mi ha ricordato alcuni temi sociali cari a Charles Dickens. Fausto Vitaliano, possiamo dire che il tuo lavoro è di stampo romantico-dickensiano, e se sì, per quali motivi?

Dickens è inarrivabile per quasi tutti, figuriamoci per me… Un punto comunque potrebbe essere il tema del riscatto, ma siamo comunque molto lontani.

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Tra fiori di camposanto e donne di malaffare

Tra fiori di camposanto e donne di malaffare

ANTOLOGIA VOL. 145

Iannozzi Giuseppe

Leopold Schmutzler - Verführerischer Blick

YOUR SMILE

Ho incontrato ieri il tuo sorriso
Mi chiedevi una poesia,
ma soltanto avevo in tasca
una monetina di stanchezza

Ho visto la delusione
oscurare la tua bellezza

Facendomi forza
ho voluto sapere
perché su due piedi
spezzi agli uomini tu il cuore;
e subito è tornato il sorriso
a illuminarti il viso

Hai oggi incontrato la mia faccia
A muso duro mi hai fatto notare
che di me ride l’ombra ai miei piedi
Non ho potuto far a meno
di spiegarti che la colpa è tua,
soltanto tua, ed hai riso di cuore

DIMMI TUTTO DI TE

Dimmi, dimmi, dimmi
Dimmi di te,
e dimmi di quell’uomo
che oggi ti sta accanto
senza mai stonare una parola
per farti ridere un po’

Dimmi, nel dettaglio dimmi
di quell’uomo,
di come ogni notte torna da te
levandosi di testa il cappello,
dicendoti bella
mentre si mira e si rimira
nel tuo specchio infranto
per scoprirsi più di Dorian Gray
perfido e vecchio
e infine entrare nel tuo letto

Tu, mia celeste Aida,
com’è che lo sopporti?
Dimmi, dimmi tutto

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GIOVANNI FALCONE: CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO

GIOVANNI FALCONE

CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO

(Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

Giovanni Falcone con la moglie Francesca

Il 23 maggio 2019 ricorre il ventisettesimo anniversario della strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone, il primo magistrato italiano che combatté contro Cosa Nostra, mettendo a nudo, forse troppo, quel fattaccio che, in tempi recenti, è stato ridefinito come “la trattativa tra Stato e Mafia”.

Giovanni Falcone, magistrato antimafia, insieme a Paolo Borsellino, non ha esitato a sfidare i poteri forti e occulti, la mafia, lo Stato, perché la verità potesse venire a galla. Falcone aveva scoperchiato il vaso di Pandora e per questo è stato punito nel più efferato dei modi: mai la mafia si era adoperata in maniera sì tanto crudele per far fuori un uomo scomodo. La strage di Capaci rimarrà nella Storia come una delle più efferate mai architettate nel nostro paese. Cinquecento chili di tritolo hanno ucciso il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, lasciando al posto dell’autostrada una profonda voragine.

Nel corso di un’intervista, Giovanni Falcone disse: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. Le istituzioni si adoperino dunque al meglio delle loro possibilità per riportare giustizia e legge nel nostro Paese, in una Italia che, da Nord a Sud, vive nella corruzione e sotto l’egida della mafia. Le istituzioni facciano il loro lavoro, non pensino sempre e solo a rimpolpare i vitalizi di certi parlamentari, alcuni dei quali nulla affatto puliti, collusi con la mafia e la camorra.

Iannozzi Giuseppe

– Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato.

– Un’affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.

Giovanni Falcone– Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.

– L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.

– Il quadro realistico dell’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull’opinione pubblica.

– La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.

– Lo stesso meccanismo di espulsione, praticamente, che si ritrova tra gli eschimesi e presso altri popoli che abbandonano i vecchi, i malati gravi, i feriti perché intralciano il loro cammino in una terra ostile, mettendo in pericolo la sopravvivenza di tutti. In un gruppo come la mafia, che deve difendersi dai nemici, chi è debole o malato deve essere eliminato.

– Perché rievoco questo episodio? Perché dimostra ancora una volta quanto siano abili, decisi, intelligenti i mafiosi, e quanta capacità e professionalità è necessaria per contrastare la violenza mafiosa. La mia grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi.

– Per vent’anni l’Italia è stata governata da un regime fascista in cui ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto in Sicilia, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin dal giorno della Liberazione. Dal canto suo, l’opposizione, anche nella lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all’altezza del suo compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati a Cosa Nostra, o nutrendosi di pregiudizi: “Contro la mafia non si può far niente fino a quando al potere ci sarà questo governo con questi uomini”.

– Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.

– Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.

– La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

– Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

Falcone e Borsellino

Parole pronunciate alla Veglia per Giovanni Falcone, nella chiesa di Sant’Ernesto, a Palermo il 23 giugno 1992.

“Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte.
Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l’estremo pericolo che egli correva perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato, che tanto non gli piaceva. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli siamo stati accanto in questa meravigliosa avventura, amore verso Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene.
Qui Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo. E non solo nelle tecniche di indagine. Ma anche consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva entrare nella stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno. La lotta alla mafia (primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità. Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo di entusiasmo conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta [il pentito Tommaso Buscetta, ] egli mi disse: «La gente fa il tifo per noi». E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice. Significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro stava anche smuovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono lavera forza di essa.
Questa stagione del «tifo per noi» sembrò durare poco perché ben presto sopravvennero il fastidio e l’insofferenza al prezzo che alla lotta alla mafia, alla lotta al male, doveva essere pagato dalla cittadinanza. Insofferenza alle scorte, insofferenza alle sirene, insofferenza alle indagini, insofferenza a una lotta d’amore che costava però a ciascuno, non certo i terribili sacrifici di Falcone, ma la rinuncia a tanti piccoli o grossi vantaggi, a tante piccole o grandi comode abitudini, a tante minime o consistenti situazioni fondate sull’indifferenza, sull’omertà o sulla complicità. Insofferenza che finì per invocare e ottenere, purtroppo, provvedimenti legislativi che, fondati su una ubriacatura di garantismo, ostacolarono gravemente la repressione di Cosa nostra e fornirono un alibi a chi, dolosamente o colposamente, di lotta alla mafia non ha mai voluto occuparsene. In questa situazione Falcone andò via da Palermo. Non fuggì. Cercò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le ottimali condizioni del suo lavoro. Per poter continuare a «dare». Per poter continuare ad «amare». Venne accusato di essersi troppo avvicinato al potere politico. Menzogna!

Qualche mese di lavoro in un ministero non può far dimenticare il suo lavoro di dieci anni. E come lo fece! Lavorò incessantemente per rientrare in magistratura. Per fare il magistrato, indipendente come sempre lo era stato, mentre si parlava male di lui, con vergogna di quelli che hanno malignato sulla sua buona condotta. Muore e tutti si accorgono quali dimensioni ha questa perdita. Anche coloro che per averlo denigrato, ostacolato, talora odiato e perseguitato, hanno perso il diritto di parlare! Nessuno tuttavia ha perso il diritto, anzi il dovere sacrosanto, di continuare questa lotta. Se egli è morto nella carne ma è vivo nello spirito, come la fede ci insegna, le nostre coscienze se non si sono svegliate debbono svegliarsi.

La speranza è stata vivificata dal suo sacrificio. Dal sacrificio della sua donna. Dal sacrificio della sua scorta.
Molti cittadini, ed è la prima volta, collaborano con la giustizia. Il potere politico trova il coraggio di ammettere i suoi sbagli e cerca di correggerli, almeno in parte, restituendo ai magistrati gli strumenti loro tolti con stupide scuse accademiche.
Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro. Occorre dare un senso alla morte di Giovanni, della dolcissima Francesca, dei valorosi uomini della sua scorta. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera. Facendo il nostro dovere; rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici; rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia; testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia.
Troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito; dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo”.

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Michel Houellebecq – Piattaforma. Al centro del mondo – La nave di Teseo

MICHEL HOUELLEBECQ

PIATTAFORMA

 La nave di Teseo

Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte di genitori; veramente adulti non lo si diventa mai. (da “Piattaforma”)

“Michel Houellebecq è l’ultimo grande scrittore francese, l’unico vero erede di Louis-Ferdinand Céline.” – Iannozzi Giuseppe

Piattaforma - Michel Houellebecq - La Nave di Teseo

Michel, quarant’anni, parigino, è un funzionario ministeriale spento e apatico, annoiato da tutto, incapace di emozioni. Appena colpito dalla morte del padre, ha deciso di partire: una vacanza in Thailandia, l’oblio, l’immersione in un paradiso di piacere. Nell’oasi del turismo sessuale, Michel vive un incontro di imprevista intensità: quello con Valérie, una dirigente di “Nouvelles Frontières”. Nell’umanità ordinaria e insensata che da anni circonda Michel, Valérie è un’eccezione: è capace di piacere, sa vivere i suoi desideri, non insegue fantasmi. Tornato a Parigi, conquistato dalla vitalità di Valérie, Michel intraprende, con lei e un suo collega, un’avventura finanziaria: creare una rete mondiale di villaggi turistici in cui il sesso sia libero, i desideri in vendita, la prostituzione autorizzata. Il successo dell’iniziativa è immediato. Il precipitare in tragedia altrettanto.

Vite annoiate, piaceri degenerati, occidentali disillusi, integralisti di ogni sorta, sullo sfondo di un amore autentico, assoluto, raccontato con l’ironia feroce e stralunata di chi sa cogliere, impietosamente, il non-senso ordinario degli umani commerci.

Michel HouellebecqMichel Houellebecq – Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono familiare (a sei anni, viene affidato alla nonna paterna della quale ha preso il cognome come pseudonimo e con lei vive a Dicy, poi a Crécy-la-Chapelle) e dalla vita di collegio, ha scoperto il proprio maestro in H.P. Lovecraft («Non partecipo mai a quanto mi circonda, sono sempre fuori posto»), al quale ha dedicato la sua prima opera, la biografia H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (H.P. Lovercraft. Contre le monde, contre la vie, 1991).
Dopo la raccolta di versi La ricerca della felicità (La Poursuite du Bonheur, 1992), ha pubblicato il suo primo romanzo, Estensione del dominio della lotta (Extension du domaine de la lutte, 1994), radicale denuncia della miseria affettiva dell’uomo contemporaneo, nella tradizione di L.F. Céline. Con i romanzi successivi, Le particelle elementari (Les Particules élémentaires, 1998) e Piattaforma (Plateforme, 2001), ha continuato a decostruire, con uno stile violento e provocatorio, politicamente «scorretto», i miti e i riti della civiltà occidentale. Una sua intervista del 2002, critica nei confronti delle religioni monoteiste, gli ha procurato un processo per razzismo dal quale è stato assolto. Da allora vive in Spagna. La sua seconda raccolta di poesie, Il senso della lotta, ha ottenuto il premio di Flore 1996. Nel 1998 vince il Grand Prix nationale des Lettres Jeunes Talents per l’insieme dei suoi scritti.
Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia La fessura, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999). Nello stesso anno, il romanzo Le particelle elementari, il suo secondo, è premiato come migliore libro dell’anno dalla rivista francese «Lire» ed è tradotto in più di 25 paesi. Del 2005 è il romanzo La possibilità di un’isola. Nel 2009 esce il saggio, scritto con il filosofo Bernard-Henry Lévi Nemici pubblici, dissacrante dialogo epistolare tra il “cattivo ragazzo della narrativa francese” e uno dei filosofi più mediatici del nostro tempo. Del 2010 è il romanzo La carta e il territorio, con il quale lo stesso anno vince il prestigioso Premio Goncourt. Nel 2015 esce Sottomissione, romanzo ambientato in una ipotetica Francia del 2022, in cui un musulmano vince le elezioni presidenziali, battendo il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Nel 2019 esce Serotonina (La nave di Teseo), un romanzo abbastanza controverso che ancor prima di arrivare in libreria solleva non poche polemiche.
Nel 2016 Bompiani pubblica il primo volume Opere/1 (1991 – 2010) e nel 2016 esce Opere/2 (2001 – 2010).

Piattaforma. Nel centro del mondoMichel Houellebecq – Traduttore: S. C. Perroni – Editore: La nave di Teseo – Collana: I delfini. Best seller – Anno edizione: 2019 – Pagine: 379 p., Brossura – EAN: 9788893448604 – Prezzo: € 13,00

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Proteggimi perché non è servito pregare

Proteggimi perché non è servito pregare

ANTOLOGIA VOL. 144

Iannozzi Giuseppe

Leopold Schmutzler

ALL’OSTERIA DI NOTTE

Nei graffi allungati dei paesaggi
avvolti nella notte,
la botte ha rotto il suo cerchio
per cercare una sfumatura antica
nel sapore del sangue in vino.
Il giovane avventore d’osteria
il volto rifugia
nelle pieghe d’un sorriso
– d’un’anonima ostessa.
Un richiamo stordito si sente
provenire dal vento di fuori,
e il bronzo delle campane
rapisce in una stonatura.

Si versa un altro goccio
nel vetro del bicchiere,
poi si guarda d’attorno,
ebbro negli sguardi
dei pochi insonni
che gli spiano gli occhi:
gli fa male il cuore
a ogni rintocco di campana;
si regala un’altra ubriacatura,
ché sulla schiena
i graffi a pelle della notte
ce li ha ancora stampati.

Lo sa bene l’avventore,
fuori è l’ombra più negra,
che della sua giovane carne
nel vino quasi del tutto affogata
brama non uno ma mille brani.
E dove ora sta c’è quel sorriso
che lo invita a ubriacarsi
un po’ di più. E allora grida:
“Ostessa, ostessa, ostessa,
un altro giro,
un altro ostaggio per Voi,
prima che sia l’Alba!”

FRA GLI ABISSI DI MARY

Per te dal francese traducevo
le più amare e avare poesie;
per te le Alpi scalavo e scendevo
con la colpevole consapevolezza
che qualcun altro amavi e odiavi,
ché ti reggeva le spalle la Nera Signora

Nell’occhio destro quel tic
che mai ho dimenticato
e che a un semaforo collassato
tenero ti prostituiva
Eravamo giovani allora
Mi raccontavi sempre la sua storia e la sua fine,
di come nell’esercizio della sua divisa s’inabissò
Eri tu un angelo, un angelo bruno caduto
In un tempo lontano a tutti sconosciuto,
delle ali il peso dalla schiena scucisti via,
continuando a credere
– con una punta di dubbio nel cuore –
che le ombre non restano ombre
per sempre

Per la vita mia mai provasti
un po’ di pietà, neanche quando
fra funghi chiodini e pozzanghere di sole,
ridendo sguardi contro a lui in ombra,
senza un’avemaria, la seppellisti

Per questo, per questo
di punto in bianco
smisi di tradurre escrementi e brutture
Fra gli incidenti del passato
perdemmo entrambi qualcuno,
e tu forse qualcosa di più
Tu forse qualcosa di più

Col suo carico scimmiesco
ti cavalcava la Nera Signora,
l’amata tua Signora

Nonostante la confusione del momento, Mary,
dei denti lo avvertivo anch’io lo stridio violento,
per questo solamente ogni cosa oggi ti perdono
Per questo solamente oggi ti perdo e non ieri

Nonostante la confusione del momento, Mary,
dei denti lo avvertivo anch’io lo stridio violento,
solamente per questo ogni cosa oggi ti perdono
Solamente per questo oggi ti perdo e non ieri

Solamente per questo oggi ti perdo e non ieri

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LE VOCI DELL’AUTORITÀ – Marco Purita – 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

LE VOCI DELL’AUTORITÀ

Marco Purita

96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Marco Purita - Le voci dell'autorità - 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Mirko Pagnotta ha quasi finito di pagare il suo debito con la giustizia, tra poco tornerà a essere un uomo libero, ma le voci che compaiono nella sua testa lo rinchiudono in una gabbia ancora più grande.
In una Torino presente e riconoscibile si snoda e prende corpo una narrazione visionaria dai tratti distopici. Tematiche sociali e politiche si intrecciano alle vicende personali di Mirko. Il confine tra il reale e l’immaginato sfuma.

La vera domanda è:
estrema verità o profonda follia?

Marco Purita è dottore di ricerca (XXIV ciclo) presso l’università degli studi di Torino. Ha vinto numerosi riconoscimenti per le sue tesi, ha pubblicato articoli su riviste specializzate del pensiero politico, racconti, romanzi non di genere, e due saggi politici su Nietzsche: Nietzsche, la politica dell’antipolitico (2013); Nietzsche, l’antipolitico e i regimi totalitari del Novecento (2018). Le voci dell’autorità è il suo primo romanzo.

Le voci dell’autoritàMarco Purita96 rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Il lato inesplorato – Prima edizione: maggio 2019 – – ISBN: 9788893990165 – Prezzo: € 15,00

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Finché morte non sopraggiunga

Finché morte non sopraggiunga

ANTOLOGIA VOL. 143

Iannozzi Giuseppe

piccolo monaco

C’È SE SAI VEDERE

C’è il sorriso di Marilyn Monroe
C’è quello di Charles Manson
E c’è quello di Andy Warhol
E c’è quello di Drella

C’è il sorriso che vuoi vedere
C’è la felicità e il dolore che sai vedere

IL LUPO E LA LUNA

Berrò della Luna
il riflesso
Berrò l’argento,
come una poesia
scritta sull’acqua
Berrò e sarò Lupo
che solo ha voglia
di bere un po’ di te

NEL SORRISO

Nel sorriso mio sì serio
la strada di Kerouac
in cerca del Dharma,
di quei vagabondi
che affrontavano la Mezzanotte
a lume di candela
con un preghiera Incandescente
e una infinità di jazz

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IL TACCUINO DELLA VERGOGNA – Frank Gramuglia – 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

IL TACCUINO DELLA VERGOGNA

Frank Gramuglia

96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Taccuino della vergogna - Frank Gramuglia - 96, Rue-de-La-Fontaine Edizioni

A Federico piace troppo il sesso per credere nella monogamia. Le donne sono la sua ossessione. È cinico, indolente, disincantato e diretto.
Gramuglia ci racconta la sua storia con uno stile asciutto, ironico e dannatamente vero.

A quell’ora c’erano solo i furgoni dei netturbini che scendevano infreddoliti a scaricare la spazzatura. Solo allora, osservandoli, capivo che non ero l’unico stronzo ad averlo preso in culo dalla vita. Ma ora tutto ciò era lontano. Avevo un lavoro dignitoso che mi toglieva la libertà, ma mi forniva il denaro.

Frank Gramuglia vive e lavora a Milano. Dopo la laurea in scienze politiche, intraprende la carriera all’interno di diverse strutture ricettive.
Si è occupato inoltre della direzione di diversi alberghi sul territorio nazionale.

ACQUISTA DALL’EDITORE: IL TACCUINO DELLA VERGOGNA

Il taccuino della vergognaFrank Gramuglia – Editore: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni – Collana: Voci cattive – Anno edizione: 2019 – ISBN: 9788893990141 – € 15,00

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Frédéric Beigbeder – Una vita senza fine – Bompiani

Frédéric Beigbeder – Una vita senza fine

Bompiani

Frédéric Beigbeder -Una vita senza fine - Bompiani/Giunti

Frédéric, due figlie e una brillante carriera di presentatore su YouTube, varca la soglia dei cinquant’anni e comincia a notare alcuni inquietanti segni di cedimento: ormai non si gira più a guardare le ragazze per strada per paura del torcicollo, gli occorrono almeno tre giorni per riprendersi da una notte alcolica, il nipotino dodicenne lo straccia a tennis. Il suo cervello sembra molto più giovane del corpo e il pensiero della morte comincia a farsi ossessivo. Così Frédéric si accosta alle più recenti scoperte scientifiche sul ringiovanimento cellulare, viaggiando da Parigi a Israele, tra grandi luminari, cibi antiossidanti e improbabili cure detox, alla disperata ricerca dell’immortalità. Questo romanzo dissacrante è al tempo stesso l’impietoso ritratto di una generazione e un minuzioso reportage sulle ricerche che indagano i processi di invecchiamento. Perché, come diceva Woody Allen, “non ho paura della morte, ma quando arriverà preferirei non esserci”.

Frédéric Beigbeder è nato a Neuilly-sur-Seine nel 1965. È scrittore, critico letterario, giornalista, pubblicitario e fondatore del Prix de Flore, dedicato ai giovani autori. Ha esordito poco più che ventenne con Memorie di un giovane disturbato, ottenendo un grande successo di critica. Ha fatto scalpore con il provocatorio Lire 26.900 (2001), ispirato alla sua esperienza nel mondo della pubblicità, seguito da L’amore dura tre anni (2003) e da Un amore di Salinger (2016). Con Bompiani ha pubblicato Windows on the World (2004), vincitore del premio Interallié, mentre nel 2009 si è aggiudicato il Prix Renaudot con Un roman français.

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Una vita senza fineFrédéric BeigbederBompiani/Giunti – Traduttore: Silvia Ballestra – Prima edizione: aprile 2019 – Pagine: 304 – ISBN: 9788845297663 – Prezzo: € 19,00

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