Gabriele Basilico e Álvaro Siza – Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce. Catalogo della mostra (Reggio Emilia, 6 maggio-29 luglio 2017) – corsiero editore – comunicato stampa

Vicolo Folletto Art Factories, Reggio Emilia

5 maggio – 9 luglio 2017

Gabriele Basilico e Álvaro Siza

Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce

Catalogo corsiero editore

 Gabriele Basilico Gabriele Basilico, nato a Milano nel 1944, era architetto e fotografo. Tra il 1978 e il 1980 realizza il suo primo progetto: Milano, ritratti di fabbriche. Negli anni Novanta riprende la ricerca sul territorio... Approfondisci I più venduti di Gabriele Basilico titolo libro 1° Gabriele Basilico. Iran 1970.... Humboldt € 17,10 € 18,00 titolo libro 2° Architetture, città, visioni.... Mondadori Bruno € 11,90 € 14,00 titolo libro 3° Abitare la metropoli Contrasto € 15,30 € 18,00 Vedi tutti... Matosinhos. Non c'è spazio né architettura senza luce. Catalogo della mostra (Reggio Emilia, 6 maggio-29 luglio 2017). Ediz. italiana, inglese e portoghese. Con Poster

Apertura della mostra al pubblico: venerdì 5 maggio 2017

Presentazione del volume: domenica 7 maggio 2017, ore 16.30

Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea”.

Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione “Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà inoltre la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).

Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.

Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)”, commissionato dal Comune di Matosinhos.

«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».
«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».

La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine. Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.

Gabriele BasilicoGabriele Basilico (Milano, 1944-2013), dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come “Porti di mare” (1990), “L’esperienza dei luoghi” (1994), “Italy, Cross Sections of a Country” (1998), “Interrupted City” (1999), “Cityscapes” (1999), “Berlino” (2000), “Scattered City” (2005), “Appunti di viaggio” (2006), “Intercity” (2007). Tra i suoi ultimi lavori, “Roma 2007”, “Silicon Valley ’07” (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), “Mosca Verticale”, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2010 dalla sommità delle sette torri staliniane, “Istanbul 05 010”, “Shanghai 2010”, “Beirut 2011”, “Rio 2011”, “Leggere le fotografie” (2012).

Álvaro Joaquim Melo Siza Vieira è nato a Matosinhos (vicino a Porto), il 25 giugno 1933. Tra il 1949 e il 1955 ha studiato alla Scuola di Architettura dell’Università di Porto. Il suo primo progetto costruito fu concluso nel 1954. Dal 1955 al 1958 ha collaborato con l’architetto Fernando Távora. Ha insegnato alla Scuola di Architettura (ESBAP) dal 1966 al 1969 ed è diventato professore assistente di Costruzione nel 1976. È stato visiting professor alla Ècole Polythéchnique di Losanna, alla University of Pennsylvania, alla Los Andes University di Bogotà e alla Graduate School of Design della Harvard University; ha insegnato alla Scuola di Architettura di Porto (giubilato nel 2003). È membro della American Academy of Arts and Sciences; “Honorary Fellow” del Royal Institute of British Architects; dell’AIA/American Institute of Architects; dell’Académie d’Architecture de France e della European Academy of Sciences and Arts; della Royal Swedish Academy of Fine Arts; dell’IAA/International Academy of Architecture; dell’American Academy of Arts and Letters.

SCHEDA TECNICA:

Gabriele Basilico e Álvaro Siza,
Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce
5 maggio – 9 luglio 2017
Vicolo Folletto Art Factories

Vicolo Folletto 1, Reggio Emilia

Orari: da martedì a sabato ore 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di Fotografia Europea, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio, ore 10.30-13.00 e 16.30-19.30.

Gabriele Basilico e Álvaro Siza, Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce (corsiero editore, 2017), pagg. 120 – Isbn: 9788898420629 – Prezzo: 30 Euro

Presentazione del libro: domenica 7 maggio 2017, ore 16.30.

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Una Geisha, una Signora, un Pellegrino. Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Una Geisha, una Signora, un Pellegrino

Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Iannozzi Giuseppe

geisha

Una Signora un po’ così e così

In lungo e in largo corse un uomo cercandola, seppur non la conoscesse affatto Lei, la donna amata. Presto, prima che egli se ne accorgesse, sulle sue spalle l’ombra maligna della gobba, e negli occhi della cecità il negro fantasma. In ginocchio cadendo, giunse infine alla Fine del Mondo, e si arrese. Col cuore gonfio di disperata stanchezza, il bianco capo piegò perché fosse la Morte a sussurrargli all’orecchio il verdetto, il suo sbaglio. D’improvviso, leggera, la candida mano di Lei sul volto suo di rughe. Nell’anima e nelle orbite ormai cieco, più del buio che in altro buio sprofonda, nessun sentore in lui che fosse Lei, l’amata, ad accarezzarlo. Con muto disprezzo, con la mano sua tremante quella di Lei allontanò. E dopo un secondo lungo un’eternità, in un sussurro appena udibile la sua preghiera vomitò: “Veloce, veloce mi dia la fine, Signora Morte. Così sia”.

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HO MESSO LA TESTA A POSTO (Inedite e rare, e riviste e corrette)

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Inedite e rare, e riviste e corrette

Iannozzi Giuseppe

Hermann Hessse – disegno a matita, punta morbida – di Iannozzi Giuseppe

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Ho messo la testa a posto,
l’ho fatto per non lasciar di me
Polaroid ridicola
Scrivevo e scrivevo mica male,
scrivevo a cottimo poesie
che non leggevi
e che però non ti piacevano

Ho messo al loro posto costi e conti,
i tanti orologi sempre fermi su di te,
e pure gli avanzi della mia filosofia,
così adesso a tutti ripeto quel che so:
nessuno mai è tornato indietro
dall’Aldilà
o, con ragione o no, dall’aldiquà

Imito la posizione di un Buddha,
di uno qualunque
Imito la perfezione,
la perfezione che mai c’è;
e non è lavoro da poco,
credimi pure sulla parola

Sempre, sempre si sta
e si sta qui,
con l’acqua alla gola o no
Sempre, sempre si sta qui
ispirando e inspirando,
seguendo, bene o male,
degli antichi saggi l’esempio
C’è che già da un po’ di tempo
ho fatto il mio dovere

E sempre si disegna un cerchio
e mai l’infinito
C’è che già da un po’ di tempo
ho messo la testa a posto:
non sono uno scherzo, certo che no,
quarantacinque stronze primavere
C’è che mi manca il talento,
un po’ di sano talento;
e c’è che di Cohen uno e uno solo,
e io semplicemente della razza mia

SETTE GIORNI

Non è più il tempo dei giochi,
degli amori impossibili e tanto belli
Tutto è finito, tutto, amica mia

Le strade vuote
Ma tu dici che ci corrono angeli e demoni
Io so soltanto che la canna della 45 fuma
Te ne sarai resa conto,
ho la bocca impastata di cordite
Non è bastata la tua saliva a sciogliermi
quel nodo in gola che preme

Non è più il tempo di ridere
Non è più il tempo di piangere
Abbiamo visto molto al tramonto
E siamo rimasti indifferenti
legandoci le mani
quasi sperassimo ancora di salvarci

Le strade spazzate dal vento e basta
Abbiamo sparato a ogni bersaglio
Nessuno è rimasto in piedi
I corpi ammucchiati l’uno sull’altro,
nudi fanno quasi tenerezza
Abbiamo visto il tramonto tinto di pallore
Lo abbiamo visto tingersi di oscene nudità
e dopo tanta morte non è spuntata la verità
E dopo tante pallottole non è nato un amore

Amica mia, non è più il tempo di…
Hai delle gran belle gambe, sì
Non lo nego, abbiamo fatto del nostro meglio
Era scritto nell’occhio cieco di dio
che dovessimo cadere in ginocchio all’alba

Amica mia, è il tempo di darmi la tempia
Amica mia, è il tempo di scrivere la Fine
Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto

Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto
Sei giorni per creare ogni cosa e uno per morire

E uno per morire di cecità

DI CIELO E DI MARE

Se la senti la voce mia
che si spenge,
che si spande al di là di tutto il blu
del cielo e del mare
ma non sai come sia possibile…
Se la senti l’anima mia
che per te sola arrossisce
con le ultime luci a plorare
sulla linea del tramonto
là dove già infinito orizzonte
insegue l’alba del novo dì di sole
che non vedrò,
allora forse un poco mi ami

Di me ricorderai il carattere allegro,
la passione che non si spengeva mai
e quella rosa che appuntai sul tuo petto
con tutta la timida paura
che soltanto un uomo solo sa
Perché sì, amor che amor sei,
ti ho amata più d’ogni altra fragilità,
tu mia sola forza d’andar avanti
nonostante la fine prossima disegnata
nello specchio degli occhi tuoi piangenti

LE TUE GAMBE PER LA NOTTE

In fila indiana
come tessere d’un domino
hai buttato giù tutte le mie certezze
per farne stupido inconveniente

Ho dato una rapida pulita
quando gli ospiti sono andati via
dopo il party aziendale
Ho fatto cadere un paio di bicchieri
Per il resto un ottimo cameriere
che ha imparato a fumare dopo l’amore

Amarti è stato così facile
Odiarti è stato così semplice
che non sei riuscita
nemmeno a farmi del male
quando nell’orecchio sordo
mi hai sussurrato “Giuda!”
per scappar poi subito via

senza lasciar la mancia al portiere
che ti ha aperta la porta con cortesia
“tutto bene, Signorina?”

E t’infilavi tu nel taxi giallo
allungando le gambe fasciate di seta nera;
e la buia lunga notte ancora tutta davanti

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Vedrai fiori meravigliosi e avrai sete – poesie per Donne e parole di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio)

Vedrai fiori meravigliosi e avrai sete

Iannozzi Giuseppe

geisha

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

AVRAI

per Viola Corallo, dolce amica
che sempre mi legge

Vedrai giugno,
i suoi colori invadere il cielo;
e vedrai fiori meravigliosi
che sotto il patimento del caldo
non arrenderanno i petali alla morte;
e sentirai che ogni cosa,
che ogni granello di sabbia
ha in sé raccolto
dei secoli la saggezza,
da ben prima
che l’uomo dettasse la sua legge
per andare contro quella di Dio.

Avrai sete,
presso le fontane dei giardini
cercherai veloce refrigerio,
uno spruzzo d’allegria;
e da sola ti renderai conto
– per un momento appena –
che non v’è più genuina vanità
della giovinezza
che nulla chiede se non di essere.

Avrai, avrai ai tuoi piedi
il mondo intero
perché dalla tua bellezza
possa essere
un poco calmato e risanato.

SVEGLIAMI ADESSO

Svegliami adesso
prima che mi muoia
il coraggio in petto
e il sogno che ho nutrito
fino a bruciare
dell’anima l’essenza fatale

Svegliami
Immagina un bambino,
immagina un uomo
che è stato ferito
più e più volte
da un eterno ritorno

Svegliami
sul tuo sorriso:
ubbidiente,
uguale a un monaco
spezzerò
la catena delle vite
e di questa solitudine

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“L’ultimo angolo di mondo finito” di Giovanni Agnoloni ci avverte: “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate in Rete!”

L’ultimo angolo di mondo finito

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate in Rete!

GIOVANNI AGNOLONI

Iannozzi Giuseppe

L’ultimo angolo di mondo finito

Per chi più, per chi meno, la vita è anche in Rete, su Internet: affari commerciali, comunicazioni e informazioni, arte e cultura, lavoro, relazioni personali, trovano nello spazio virtuale una loro precisa collocazione e fruizione. Checché se ne dica, la società moderna è, almeno per certi versi, prigioniera di uno spazio fittizio.
Giovanni Agnoloni immagina e disegna la caduta di Internet. Lo ha già fatto nei suoi precedenti romanzi, “Sentieri di notte” (2012, Galaad Edizioni), “Partita di anime” (2014, Galaad Edizioni) e “La casa degli anonimi” (2014, Galaad Edizioni), e in “L’ultimo angolo di mondo finito” (2017, Galaad Edizioni) completa il suo lavoro.

“L’ultimo angolo di mondo finito” ci traduce nel 2029, in un possibile futuro dove Internet è crollato sì, ma presto sostituito da qualcosa di ben peggiore. Giovanni Agnoloni, strizzando l’occhio a George Orwell, Kurt Vonnegut James Graham Ballard, traduce il lettore nel cuore magmatico di una distopia che è più reale di quanto, oggi, siamo disposti ad ammettere: sempre connessi grazie a smartphone, iPhone, tablet, computer, occhiali interattivi, l’esistenza di molti è poi solo una proiezione vuota di contenuti qualitativi, un “non essere” pienamente shakespeariano.

Siamo nel 2029 e niente è più come prima della caduta di Internet. E però il sabotaggio della Rete, portato a termine dal movimento degli Anonimi, pare sia del tutto fallito, o quasi. Non c’è più Internet, c’è invece qualcosa di peggiore, degli ologrammi intelligenti, dei cloni dickiani che si legano alle persone orientandone comportamenti e scelte. Negli Stati Uniti, nonostante Internet così come lo si conosceva sia oramai cosa defunta, è tornato a invadere le coscienze dell’umanità grazie a un progetto di copertura wireless che sfrutta la tecnologia dei droni. Di fatto non c’è personaggio sulla faccia della Terra che non sia spiato ventiquattro ore su ventiquattro; e il peggio è che la popolazione, senza quasi batter ciglio, si è presto abituata ai droni e agli ologrammi. Gli ologrammi comandano la vita di ogni individuo che sta in Europa, le persone non sanno vivere né pensare se prima non si confrontano con il loro personale alter ego.

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I migliori di noi – Andrea Scanzi

I migliori di noi – Andrea Scanzi

I migliori di noi - Andrea Scanzi

Fabio non si è mai mosso dalla città in cui è nato, ha un figlio lontano e un lavoro che non è diverso da molti altri. Max è tornato da chissà dove e chissà perché. Non ha niente e nessuno. Eppure, per i due che si rincontrano dopo quasi trent’anni, è come non essersi mai lasciati: le corse notturne in bicicletta, la musica, il vino. I cani, quelli salvati e quelli salvatori. Le promesse. E le risate, appoggiati al banco del solito bar.
Certe amicizie rinascono come niente, ma si portano dietro anche quello che si voleva dimenticare: gli strascichi di una partenza improvvisa e dolorosa, il senso di colpa per una brutta storia, un perdono mancato. Tra un amore che nasce e un altro che certo non muore, l’attesa di una diagnosi incerta è il momento perfetto per capire cosa si è preso il tempo. E cosa ha dato. “Perché mi hai lasciato solo per tutti questi anni? Eravamo i migliori. I migliori di noi. Tra fratelli figli unici, non si fa.”
Un romanzo folgorante sull’amicizia e sull’amore, sul tempo che ci scivola addosso, sulle cose che lasciamo andare, e su quello che abbiamo salvato.

“Era così ogni sera, ed era bello. Una di quelle piccole abitudini che ti fanno salva la vita”.

ANDREA SCANZI (Arezzo, 1974) è una delle firme di punta del“Fatto Quotidiano”. Conduttore televisivo e opinionista, è anche autore e interprete teatrale. Ha scritto sei spettacoli. Nel 2007 ha firmato il bestseller Elogio dell’invecchiamento (Oscar Mondadori). Per Rizzoli ha scritto i fortunati Non è tempo per noi e La vita è un ballo fuori tempo, entrambi disponibili in BUR. Questo è il suo secondo romanzo.

Andrea Scanzi
I migliori di noi
Rizzoli, pp 218
Isbn: 9788817090124
Euro 17,00

Fonte: http://www.andreascanzi.it/

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Roger Waters – Pigs (Three Different Ones)

Roger Waters – “Pigs (Three Different Ones)”

Roger Waters

Roger Waters – “Pigs (Three Different Ones)”

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L’anima bionda che mi ha innamorato

L’anima bionda che mi ha innamorato

2 poesie inedite e dedicate, e giovani cavalli di battaglia

Iannozzi Giuseppe

blonde

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

LASCIA CHE SIA L’ANIMA

a Isabella
cui voglio un bene immenso

Lascia, lascia
che sia l’anima mia
a spogliarti,
e lascia che sia la Luna
a cucirti addosso sogni d’argento
che mai hai sognato
di mettere a nudo

Come uomo innamorato,
ogni giorno la vita mia
la dono a te per perdermi,
per perdermi a lungo,
a lungo e ancor di più
fra le bionde trame
dei tuoi capelli ribelli;
davanti a te
in ginocchio cado piano
l’occhio malandrino
ancorando al tuo seno

Cos’altro ti serve per capire?
Cos’altro ti serve per capire
che una rapina a mano armata
mai e poi mai sarebbe bella
quanto la tua pazzia
di dirti e non dirti mia?

Te lo dice,
te lo suggerisce anche la Luna,
che dalla sua scenografia
si tira giù:
che da un uomo,
davvero,
non si può ottenere di più!
E te lo ripeto anch’io
prima che
un non previsto tuo silenzio
per sempre nella ruggine
mi soffochi la bocca

QUESTA NOTTE CONTA

a Isabella
cui voglio un bene immenso

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime

A piedi nudi o no
ho percorso strade
che portavano dappertutto,
ma mai lontano
Ho commesso degli sbagli,
cercando d’allontanare
la tentazione dell’amore

Ho visto donne spogliarsi subito
e altre rivestirsi dopo due minuti
perché la Luna spiava la loro bellezza
E lo ammetto, con occhio curioso
ho spiato tutto ciò che era proibito
E questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
E lo ammetto, sono caduto,
ancora una volta sono caduto
al centro d’un miracolo:
nel peccato dell’amore

Come il Siddharta assumo il bello,
faccio mia la posizione del Loto,
e rigetto il buio che si nutre di sé;
ma quando stanco di pensarmi santo
sveglio le gambe,
sveglio l’uomo e il suo cuore
per amare ancora,
per essere peccatore fra i peccatori
Per essere un eroe fragile fragile

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
Davvero non c’è altro da sapere
per far brillare l’anima mia quaggiù,
dove nella mia condizione io sto
Dove nella mia condiziono io do

Leonard Cohen

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QUASI COME SALINGER

QUASI COME SALINGER

Iannozzi Giuseppe

La notizia era rimbalzata di giornale in giornale, senza che lui, Jerome David, movesse paglia o quasi.
Di anni ne erano passati tanti da quando, nel 1980, aveva annunciato il suo ritiro dalle scene letterarie, ovviamente tenendo la bocca ben chiusa. Ma i lettori non avevano dimenticato il creatore di Holden Caulfield. Le ristampe del suo unico romanzo, in parte autobiografico, e dei suoi racconti non si contavano: non c’era un solo lettore al mondo che non sapesse di lui. Per tutti era lui il grande recluso, uomo impossibile d’avvicinare.
Salinger aveva fatto le cose per bene, come sempre del resto. Se ne era fregato altamente della vita mondana e dei letterati tutti. Quando il caso l’aveva richiesto, si era messo in contatto con il suo agente letterario, usando sempre la parola scritta, e morta lì. E non aveva mai dato chissà quali spiegazioni al suo editore né al suo agente. Interviste non ne rilasciava dal lontano 1974, e, a dirla tutta, ne aveva rilasciate ben poche. Era quasi sempre riuscito a non farsi fotografare, e questa era cosa buona anche se, di tanto in tanto, una foto sfocata di brutto, con tutta probabilità scattata da qualche buontempone, compariva su un diavolo di giornale.
In più d’una occasione, il suo agente letterario gli aveva scritto che tivù e giornali lo corteggiavano e che sarebbero stati disposti a pagarlo più che bene perché apparisse: lui lo aveva mandato a stendere senza pensarci su. A lui, Jerome David, gliene fregava una benemerita mazza dei lettori che volevano sapere di lui.
La sua vita era stata così, lontano da tutto e da tutti.
Era stato uno scrittore, poi aveva smesso di esserlo pur continuando a interessarsi di libri, di libri di filosofia perlopiù.
Nato da una famiglia ebraica di origine lituana, non gli era mai piaciuto granché parlare, e nemmeno gli era mai interessato di incontrare gente e personaggi più o meno noti. Quello che aveva voluto dir di sé, l’aveva tutto condensato nel suo romanzo, “Il prenditore nella segale” (The Catcher in the Rye).

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Ritratto di donna dagli occhi azzurri (Quello che conta sono i soldi)

Ritratto di donna dagli occhi azzurri

(Quello che conta sono i soldi)

Iannozzi Giuseppe

Amedeo Modigliani - Ritratto di donna dagli occhi azzurri

Amedeo era allora un trentenne, senza né arte né parte. Dovunque avesse esposto, le sue tele non avevano riscosso il benché minimo interesse. Non che fossero le sue tele più brutte rispetto a quelle di tanti altri, molto più semplicemente era il suo un nome sconosciuto, così, alla fine, dimenticò di saper dipingere, abbandonò ogni velleità d’artista e si trovò un lavoro in un’officina meccanica. Lavorava tutto il santo giorno: era sempre sporco di grasso, olio e benzina. Non si lamentava: non guadagnava forte, era però libero seppur entro certi limiti. Spesse volte gli capitava di dormire in officina. Una casa vera e propria non ce l’aveva e nemmeno ne sentiva il bisogno. Usciva dall’officina per andare a mangiare in un caffè ed espletare alcuni bisogni fisiologici; qualche volta, quando non c’era lavoro da sbrigare, trascorreva il tempo libero in un parco, seduto su una panchina. Non avendo sfondato come pittore, pensava di fare carriera come meccanico. Con i motori ci sapeva fare e in cuor suo sperava che un giorno avrebbe messo su un laboratorio meccanico tutto suo.
Poi, un giorno, in officina arrivò lei, bella e triste.
“Buonasera”, pigolò con tono di voce spento.
Amedeo la salutò con un cenno del capo levandosi il berretto.
“Ho un problema ”, disse indicando un vecchio Maggiolino che doveva aver visto giorni migliori. “E’ possibile farlo andare avanti ancora per un po’?”
Amedeo non si scompose. Aprì dalla parte del motore: un vero disastro.
“Posso provarci, Signora.”
Le assicurò che avrebbe fatto del suo meglio per dar un po’ di vita al vecchio Maggiolino.

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