Il Foglio Letterario N. 5 / Anno 18 – Speciale Pisa Book Festival – scarica PDF gratuito e diffondi

Il Foglio Letterario N. 5 / Anno 18

Speciale Pisa Book Festival

Il Foglio Letterario speciale Pisa Book Festival

Racconti, poesie e fumetti:

Samuele De Marchi 
Federico Guerri
Mirko Tondi 
Roberto Mosi
Giuseppe Iannozzi 
Giulia Campinoti
Riccardo Marchionni
Fabio Strinati
Vincenzo Trama
Dario Arkel
Patrizio Avella
Gianni Donaudi 
Gordiano Lupi

Scaricatelo e soprattutto diffondetelo a cani e porci. Noi lo regaliamo in PDF. Non lo spediamo a nessuno. Lo diamo di carta a chi compra un nostro libro. A Pisa esce in 200 copie. Veniteci a trovare, stand 118.
Presentiamo – in collaborazione con il Pisa Book Festival – “Il nonno è un pirata” di Nino Genovese, campione di incassi 2017.

Non vi dimenticate che saremo anche a Libropolis di Pietrasanta (LU) dal 20 al 22 ottobre, grazie al nostro infaticabile Patrizio Avella, che non porterà solo i suoi Piazza Fontana e Pasta e cinema, ma tutto il catalogo. Perché non provano anche altri a fare queste cose?

DIFFONDETE LA RIVISTA CON OGNI MEZZO: stampatela e abbandonatela nei cessi, nei bar, negli uffici turistici… giratela in PDF ad amici e conoscenti… mettetela sui social! Serve a farci conoscere.

Grazie! (Per tutto quello che farete, anche niente). Come al solito abbiamo problemi economici, anche perché a Piombino da due mesi il mercato è sospeso – non si sa il motivo – ed era per noi buona fonte di incassi. Se potete, fate comprare i libri!

Il Foglio Letterario N.5, Anno 18 – Scarica PDF

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Moni Ovadia – Lidia Maggi – Piero Coda – La Divina perplessità – Un Dio fra le macerie – Il segreto della fragilità – Dehoniane

Moni Ovadia – Lidia Maggi – Piero Coda

La Divina perplessità
Un Dio fra le macerie
Il segreto della fragilità

A cura di Brunetto Salvarani – Dehoniane

La Divina perplessità – Un Dio fra le macerie – Il segreto della fragilità

descrizione

«Il divino, nella vulgata del pensiero religioso della cultura occidentale, è stato associato per secoli e secoli ai concetti grevi di onnipotenza, onniscienza e consimili. Questi concetti totalizzanti e totalitari hanno schiacciato la relazione fra l’umano e il divino nel vicolo cieco della fede senza dubbi, della sottomissione acritica, in fondo al quale è sempre in agguato la perversione del fanatismo».

sommario

La vita come bottino (B. Salvarani). I. Moni Ovadia. La divina perplessità. II. Lidia Maggi. Un Dio fra le macerie. III. Piero Coda. Il segreto della fragilità.

gli autori

Moni Ovadia, ebreo sefardita di origini bulgare, è attore, drammaturgo, scrittore e compositore.

Lidia Maggi, teologa, è pastora battista e responsabile della rivista La Scuola domenicale della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia.

Piero Coda è preside dell’Istituto universitario «Sophia» di Loppiano, dove insegna Teologia sistematica.

Brunetto Salvarani è docente di Missiologia e Teologia del dialogo alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.

La Divina perplessità – Un Dio fra le macerie – Il segreto della fragilità Moni Ovadia, Lidia Maggi, Piero Coda – A cura di: Brunetto Salvarani – Dehoniane – Collana: F11 Le ispiere –  Pagine: 56 – ISBN: 9788810569078 – Prezzo: € 7,00

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Carlo Albè – Intervista all’Autore di «È tutto loro quello che luccica» – introduzione di Iannozzi Giuseppe e booktrailer

È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

Carlo Albè – Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

Carlo Albè

1. «È tutto loro quello che luccica», Carlo Albè, è la tua ultima fatica letteraria, che, a mio avviso, è una via di mezzo fra denuncia politica in forma di romanzo e opera teatrale. Il protagonista, Lorenzo Guasti, racconta, per filo e per segno, al suo ostaggio tutto quello che suo malgrado è stato costretto a sopportare nel vano tentativo di trovare un posto di lavoro che non fosse una “nuova forma di schiavitù legalizzata”. Chi domani leggerà «È tutto loro quello che luccica», che cosa si troverà in mano e sotto gli occhi?

Chi troverà tempo e voglia di leggere il mio nuovo romanzo avrà a che fare con uno spaccato di vita tremendamente reale. Un libro poliedrico, adatto alla lettura (spero!), ma anche a essere seguito come spettacolo. A conti fatti «È tutto loro quello che luccica» non è nient’altro che un monologo nevrotico, storto, sentimentale e ironico, un ritratto fedele di un paese che ha perso il rispetto per se stesso, addomesticato dal vecchio che avanza travestito da novità.

2. Forse sbaglio, forse no, ma in «È tutto loro quello che luccica» c’è una forte dose di pessimismo dovuto alla realtà (che ci viviamo addosso). Il pessimismo nasce dal saper guardare in faccia la realtà, cosa che tu fai, Carlo Albè, senza mai nasconderti dietro un dito. Il tuo romanzo non risparmia nessuno, neanche il protagonista Lorenzo Guasti, che, seppur vittima del sistema, non trova il coraggio di andare fino in fondo, di fare quello che andrebbe fatto. Contro chi o cosa lotta il tuo Lorenzo Guasti?

Ho le mani piccole, trovo difficoltoso nascondermi dietro un dito.
Lorenzo Guasti lotta contro se stesso, contro il suo passato, il suo presente e un futuro che non riesce a vedere al di là della solita finestra sporca. Non credo sia un romanzo pessimista, trovo invece sia reale, come uno schiaffo, uno di quelli che ti sveglia e ti fa sentire vivo.
Qualcuno dice che le mie storie portano sempre in dote del personaggi sfigati, io preferisco definirli degli antieroi. È più poetico, no?

3. «È tutto loro quello che luccica» è anche un romanzo autobiografico che parla di te, perlomeno questa è l’impressione che offri al lettore: il richiamo evidente è osservabile in quel «Stabile precariato» che citi nel corpus della storia da te narrata. «È tutto loro quello che luccica» potrebbe dunque essere una summa delle tue idee, della tua visione del mondo, delle tue esperienze. È così?

Non credo scriverò ancora un romanzo così appiccicato al mio stato d’animo. «È tutto loro quello che luccica» è la summa di cosa sono diventato negli ultimi due anni della mia vita, una sorta di seduta psicologica lunga 200 pagine. Fra le pagine c’è molta finzione tenuta in piedi da qualche chiodo di realtà. Come tutti ho commesso degli errori, e come tutti li ho scontati.

Ho incontrato lupi che all’inizio mi sono sembrati agnelli. Qualcuno mi ha sbranato. A volte ho reagito, altre volte non ci sono riuscito, ma di una cosa sono convinto: ora sono una persona migliore, ho fatto pace con uno spicchio di me stesso. Il resto, rimane in guerra perenne.

4. «È tutto loro quello che luccica», usando una formula nicciana, potremmo dire che è un libro per tutti e per nessuno. A tuo avviso, Carlo Albè, chi è il destinatario primo di un lavoro come il tuo, un lavoro che non fa sconti a nessuno?

Un pubblico che va dai trent’anni in su. Mi piacerebbe asserire diversamente, ma so che non è così. Quello che scrivo e quello che porto sul palco piace a chi almeno una volta ha assaggiato un pezzettino di realtà. Ai ventenni di oggi, o almeno a una parte di essi, non gliene frega nulla.
Parlo con cognizione di causa: dopo 200 spettacoli in 4 anni, mi sono reso conto che il mio pubblico (per fortuna) non è rappresentato da giovinastri imbevuti di slogan col cuore a sinistra e il portafoglio a destra, infaticabili a non faticare.

5.  Qual è stata la genesi di «È tutto loro quello che luccica»? Avresti voglia di spiegare ai lettori come è nato questo tuo nuovo lavoro, quale necessità ti ha spinto a scriverlo e a portarlo sul palco anche?

L’idea mi è balenata nell’autunno del 2016. «Stabile Precariato» mi ha dato tanto, forse troppo. Anche grazie all’aiuto della Cgil, mi ha regalato la possibilità di crescere, di portare sul palco tutto quello di cui sono capace e che non proviene da nessuno studio in particolare. Avevo voglia di raccontare una storia che mi riguardasse ma che allo stesso tempo fosse molto lontana da me; avevo voglia di scrivere, di sentirmi bene, di buttare fuori l’ennesima idea per poi portarla sul palco, di concedermi ancora una volta questo regalo.

6. Perché hai scelto di dare al tuo lavoro il titolo «È tutto loro quello che luccica»? Leggendo il titolo e solo quello, la prima impressione che il lettore si fa è che alcuni abbiano avuto tutto il meglio che c’è al mondo, mentre tutti gli altri un bel niente.

Mi piacciono i giochi di parole, lettere che si rincorrono, titoli malinconici. Mettiamola così, l’ho scelto perché era l’unico titolo possibile per un libro del genere, perché tutti abbiamo voglia di sognare quello che non abbiamo anche se, a volte, facciamo finta che non sia così, perché in un paese come il nostro dove la ricchezza sta nei caveau di poche famiglie, non è mai nostro quello che luccica, e se vogliamo brillare, anche solo una volta nella vita, dobbiamo impegnarci, sfinirci, infiammarci.
Per avere un ricordo, qualcosa da stringere fra le dita.

7. Lo stile che hai adoperato per «È tutto loro quello che luccica»? è molto diretto. È possibile dire che la tua narrazione adotta il modo di parlare gergale dell’uomo comune, che non si interessa di parlare bene, in maniera perfetta, preferendo guardare alla sostanza delle cose?

Caro Beppe, ora te le faccio io una domanda… è un modo gentile per dire che scrivo male? Ironie a parte, non mi sono mai chiesto quanta dimestichezza io abbia con la lingua italiana, il mio stile non è certo forbito ed è vero, mi piace essere diretto. Ce li hai presenti quei bei pezzi punk che durano 2 minuti e 20 secondi, coi testi intrisi di incazzatura, una chitarra, un basso e una bella batteria che sparecchia l’aria? Io tento di scrivere così, a volte mi riesce e becco il ritornello giusto, altre invece mi parte una corda della Fender Stratocaster e devo ricominciare daccapo.
Però… non conta solo come dici le cose, ma anche COSA dici.

8. In questo tuo lavoro sei molto critico, un po’ alla maniera di Gaber, e nei confronti della destra e in quelli della sinistra, questo mi pare evidente. Ti faccio ora una domanda difficile e impegnativa: chi è il vero nemico dell’Italia, di questa nostra Italia che, ogni giorno, sprofonda un po’ di più in un collasso istituzionale e sociale irreversibile?

A un certo punto del romanzo, Lorenzo urla al suo interlocutore che destra e sinistra non esistono più, che è inutile starsene uno davanti all’altro come uno schieramento, come gli eserciti. Lorenzo mi ha rubato le parole di bocca. I nostri nemici? Tutta la classe dirigente italiana, non solo politica, ma anche economica.

9. Carlo, offri ai tuoi lettori dei validi motivi per leggere «È tutto loro quello che luccica», mettili pure nero su bianco.

Non sono un buon venditore… ci provo.
Perché è un romanzo indipendente.
Perché parla di una persona che è un insieme di tanti individui tutti assieme.
Perché altrimenti il mio gattino non potrà avere giochi nuovi.
Perché in qualche modo il mio ego va sfamato.

È tutto loro quello che luccica

Introduzione di Iannozzi Giuseppe

Non ci può essere felicità senza l’appagamento di alcuni bisogni primari: un lavoro gratificante è uno di questi. È tutto loro quello che luccica, il nuovo lavoro di Carlo Albè, è la storia di un disoccupato, di Lorenzo Guasti detto Brace, ma è anche la (dis)avventura cui va incontro un ex Presidente del Consiglio che viene rapito nel corso di una festa o quel che è.

Brace non ne può più della falsità di un Premier boy scout e Fonzie, Caimano e Nazareno, Dracula e tombarolo bocconiano, ragion per cui Lorenzo decide che è giunta l’ora che, una volta tanto, sia il Presidente ad ascoltare lui e non viceversa. Lorenzo detto Brace si trova dunque faccia a faccia con il Premier, con quel personaggio che, nel corso degli anni, ha saputo trasformare l’Italia in un desolante mercato di schiavi.

Carlo AlbèÈ tutto loro quello che luccica è un lavoro tanto grottesco quanto veritiero: Lorenzo Guasti avrebbe tutte le qualità per essere qualcosa, ma nessuno, davvero nessuno, gli dà mai una possibilità lavorativa che non sia una presa per i fondelli ben più che fantozziana. Carlo Albè, in maniera dissacrante, mette a nudo le ipocrisie che negli ultimi venti anni ci sono state raccontate, e le smonta una a una, pur sapendo che forse non servirà a niente, perché l’italiano medio oramai digerisce qualsiasi cosa a patto che non gli vengano toccate le partite di calcio in tivù (e allo stadio) e certi programmi di gossip spacciati per informazione.
Non è bastato davvero prendere la Bastiglia nel 1789, a metà luglio, e nemmeno sono state sufficienti le tante battaglie sociali accadute dopo per restituire dignità all’uomo. Perché esiste ancora la schiavitù? Perché c’è chi vuole tutto per sé; perché c’è chi così tanto ingordo da non disdegnare di essere mafioso e di farsene un vanto in mondovisione; perché c’è chi desidera che «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima».

È tutto loro quello che luccica è il momento storico che stiamo vivendo, che stiamo subendo, ed è una realtà che mai cambierà sin tanto che non ci saranno milioni di personaggi come Brace pronti a gridare NO una volta per tutte.

Booktrailer – È tutto loro quello che luccica

Carlo Albè su Facebook:

https://www.facebook.com/carloalbescrittore/

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Mi odiasti perché ti amavo

ANTOLOGIA VOL. 8

Mi odiasti perché ti amavo

Iannozzi Giuseppe

Il grande peccatore

Uccelletto del Paradiso

Mi piaci te perché acqua e sapone,
e fragole e ciliegie a colazione

Si sveglia il Sole con te,
e il tuo faccino illuminando
a notte fonda si fa bella la Luna,
mentre già sogno di te
un po’ nuda e un po’ no

E’ che mi piaci proprio te
anche quando scalci e rompi l’anima,
tanto lo so che poi preghi per me
perché dei Folli non diventi il Re

Hai visto il meglio e il peggio di me,
ma hai saputo distinguere la verità
Come uccelletto del Paradiso il nido hai fatto
nel mio petto dove più forte batte il cuore

Bastardo un po’, è vero così
Sospetto però che un po’ piace pure a te
veder che perdo le staffe per una o due cose,
tornando infine a capo chino da te
a cercar consolazione, un bacio e la luce di Dio

L’ho sempre sospettato

L’ho sempre sospettato
Non avevo dubbi in proposito!
E se ce li avevo li ignoravo
come s’ignora la signora Morte,
che di punto in bianco ti coglie
senza lasciarti neanche il tempo
di cambiarti le mutande sporche

Rincasavi sempre a tarda sera,
sempre eri da capo a piedi bagnata
Ti chiedevo perché
e ti chiudevi in un silenzio
di ostinata maledizione;
poi però venivi a letto trafelata
e sul tuo petto forte mi stringevi,
così forte che pareva volessi
prima che far sesso soffocarmi

Non ho mai potuto soffrire
quel tuo modo di essere,
lontana da Casa e Chiesa:
gli amici hanno cercato
di mettermi sull’avviso,
ma ti amavo io troppo
per potermi preoccupare
delle chiacchiere alle spalle

Eri sempre bagnata zuppa,
spettinata, e le labbra esangui
Ogni volta sembrava fossi venuta
da lontano, da chissà quale terra
Ogni volta sembrava fossi precipitata
dal cielo, da chissà quale cielo straniero
Ogni volta, ogni volta che tentavo
d’affrontare con te l’argomento
il tuo sguardo mi fulminava

Non ho mai potuto far molto
per aiutarti a restare con me
Non potevo sospettare ch’eri tutt’uno
con un demonio diverso da me

A lungo mi sono ritenuto il migliore
Ho pagato caro il mio credermi
estraneo a ogni difetto, ho pagato con te
Così adesso distribuisco carte
ai tavoli da gioco e trasso e sparo
a chi mi chiama baro; non ho niente
da perdere, né l’anima né l’amore

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L’ALTRA METÀ DI PISA – AA.VV. – a cura di Mirko Tondi – Edizioni Il Foglio – In uscita

L’ALTRA METÀ DI PISA – AA.VV.

a cura di Mirko TondiEdizioni Il Foglio

Uno sguardo nuovo sulla città della Torre e sul suo circondario, immaginando segreti e misteri, zone d’ombra, delitti, scenari imprevedibili. Un quadro dalle tinte fosche, ma in cui brillano le forme. La metà oscura e nascosta di Pisa è in questi racconti, nei quali autori diversi si incontrano a creare un’opera di sorprendente qualità letteraria.

Breve estratto dalla prefazione all’antologia

Abbiamo voluto vedere la zona del pisano da un punto di vista alternativo mantenendo il fascino dell’ambientazione, e queste storie nere, oltre a comprendere un’ampia varietà di stili e di generi letterari (sfogliando le pagine potrete incontrare noir, gialli, distopici, fantastici, pulp, horror, persino splatter), sono più che mai rappresentative di una certa toscanità, sia a livello linguistico sia per quanto riguarda le caratteristiche dei personaggi.

Mirko Tondi è nato a Firenze nel 1977. Per i suoi racconti ha ricevuto menzioni speciali e segnalazioni della giuria di importanti premi nazionali (Premio Troisi, 2005; Premio Castelfiorentino, 2014), oltre all’inserimento in riviste (Con.tempo, Streetbook, A few words) e in varie antologie (fra queste, i Gialli Mondadori nel 2010, Nelle fauci del mostro per Felici Editore nel 2016). Le sue ultime pubblicazioni sono i romanzi Nessun cactus da queste parti (Il Foglio Letterario, 2016) e Istruzioni di fuga per principianti (Caffèorchidea, 2017). Oltre a essere autore, ha una qualifica di redattore editoriale ed è docente di corsi e laboratori di scrittura, per adulti e bambini. All’inizio del 2017 ha curato, per le edizioni Il Foglio Letterario, l’antologia Tutte le facce di Firenze, una selezione di racconti dei partecipanti ai suoi laboratori.

L’ALTRA METÀ DI PISA (RACCONTI NERI AMBIENTATI NELL’AREA PISANA) – AA.VV. – a cura di Mirko TondiEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066801 – Pag. 210 – € 15,00

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IL MONDO DOPO L’UOMO BIANCO

IL MONDO DOPO L’UOMO BIANCO

Iannozzi Giuseppe

war

Era un negro. Uno dei tanti. E odiava chi lo pigliava per i fondelli chiamandolo uomo di colore. Aveva passato la cinquantina, ma era ancora in forze. Se solo avesse potuto radersi e darsi una sistemata avrebbe fatto la sua porca figura in società, o in quel poco che ne restava.
Il sole era alto e tutt’attorno c’era il deserto che ormai conosceva da troppi anni.
La società era andata a farsi benedire tanto tempo fa, e lui aveva smesso di prendersi cura di sé.
I bianchi erano quasi tutti morti di tumore, e i pochi che erano sopravvissuti erano i più stronzi.
I negri erano diventati la razza dominante, avevano tutta la Terra su cui camminare. Già! Un enorme pianeta di sabbia rovente preso d’assalto da un sole luciferino.
Qualche arbusto ce l’aveva fatta a sopravvivere.
E anche qualche chiesetta sperduta, come quella che adesso Kid si trovava davanti agli occhi. Era una di quelle tirate su dai bianchi, ci voleva poco a capirlo, tutta bianca, e il crocefisso di ferro in alto sul campanile.
Era tentato di entrare: forse avrebbe trovato una spruzzatina d’acqua nella bacinella per le benedizioni. O forse solo un prete bianco che gli avrebbe fatto la predica per poi allungare la mano, come tutti gli elemosinanti in odor di pederastia.
Avrebbe corso il rischio. Ci aveva fatto il callo a spezzare le mani troppo lunghe.
Entrò. Dentro l’aria era insopportabile, puzzava di putrefazione.
La navata era vuota.
La luce penetrava attraverso bifore scalcinate, ciononostante sul pavimento stava una sorta di pulviscolo, spesso e grasso.
Kid gridò qualcosa. Fu il suo un urlo belluino, che gli restituì la sua eco.
Non c’era né un’acquasantiera né un pitale con un goccio di piscio.
Tutto secco.

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Edizioni Il Foglio presente al Pisa Book Festival – Editoriale di Gordiano Lupi

Edizioni Il Foglio – Pisa Book Festival

Editoriale di Gordiano Lupi

Eccoci ancora una volta al Pisa Book Festival, sempre presenti dal 1999, al punto che possiamo quasi dire di essere nati insieme. Se penso a come eravamo mi prende un po’ di nostalgia, perché ci mancava l’esperienza ma avevamo tanto entusiasmo, un po’ affievolito da quando abbiamo capito che questo mondo letterario non lo cambieremo. Ci siamo ritirati nel nostro cantuccio d’ombra romita, in fondo stiamo bene dove siamo, facciamo come sempre le cose in cui crediamo, con minor rabbia e vigore – non abbiamo più trent’anni – ma le continuiamo a fare. In barba ai soloni che pontificano di romanzi che devono puzzare, agli editor d’accatto che scrivono romanzi alle sbarbine, ai grandi marchi che si contendono il fenomeno di turno, agli scrittori del niente, siano di montagne, di laghi, di gialli del cazzo ambientati in Norvegia. Vi promettiamo che non pubblicheremo mai una youtuber (come cazzo si scrive?), per questo ci sono già Rizzoli e Mondadori, oggi riuniti nel marchio Monnezzoli.

Per il Pisa Book Festival due grandi novità: Fiabe storte – C’era una volta a Pisa, a cura di Federico Guerri, coordinatore de La cassetta degli attrezzi laboratorio di scrittura, e L’altra metà di Pisa – Racconti neri ambientati nell’area pisana, a cura di Mirko Tondi. Ma abbiamo portato tutto il nostro catalogo, dalla narrativa al cinema, passando per poesia, fumetto e saggistica alternativa. Tra le novità di rilievo: Poltrone rosse del regista Francesco BarilliI’m – Infinita come lo spazio della regista Anne-Riitta Ciccone (presentato a Venezia), un libro su Daniele D’Anza di Mario Gerosa Biagio Proietti, ma non mancano testi insoliti su Renato PozzettoGloria GuidaHorror italianoSpaghetti WesternKlaus KinskiGualtiero JacopettiMario CaianoErnesto GastaldiAldo LadoPablo LarrainLuigi ScattiniBruno Mattei… Insomma, se venite al Pisa Book Festival e non vi fermate da noi perdete un’occasione! (Gordiano Lupi).

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Tom Petty muore a 66 anni tradito da un infarto. Il cordoglio dei colleghi

Tom Petty

(Gainesville, 20 ottobre 1950 – Santa Monica, 2 ottobre 2017)

Tradito da un infarto, Tom Petty, grande cantautore e chitarrista, se ne va a 66 anni lasciandoci orfani della sua musica e delle sue parole.

Bruce Springsteen: “Devastato e distrutto per la notizia della morte di Petty. Ho sempre sentito una profonda affinità con la sua musica. Un grande cantautore e artista. Senza di lui il mondo sarà un posto più triste.”

Bob Dylan: “E’ una notizia sconvolgente, terribile. Ho conosciuto il mondo di Tom. Era un grande performer, pieno di luce, un amico, non lo dimenticherò mai.”

Eric Clapton: “Sono shoccato e rattristato dalla notizia della morte di Tom, è una parte così immensa della storia della nostra musica, non ce ne sarà un altro come lui.”

Alice Cooper: “E’ così raro trovare qualcuno tanto universalmente rispettato in questo business. Era uno che viveva il rock and roll con la musica nel sangue. Quest’uomo ha composto una messe di grandi canzoni per i suoi fan e per il mondo e questo è qualcosa da celebrare.”

Ryan Adams: “Fai un viaggio sicuro verso le terre estive, fratello. Non avresti potuto lasciare più sogni per noi quaggiù.”

Mick Jagger: “Sono così triste per Tom Petty, ha scritto della gran bella musica. Un pensiero alla famiglia.”

Sentiti messaggi di cordoglio arrivano anche da artisti quali Paul McCartney, Brian Wilson, Neil Young, Slash, e non solo.

a cura di Iannozzi Giuseppe

Tom Petty

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Booktrailer del nuovo romanzo di Carlo Albè, È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

Booktrailer del nuovo romanzo di Carlo Albè

È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

Ecco a voi il booktrailer dell’ultima fatica dello scrittore Carlo Albè, “È tutto loro quello che luccica”.
È però riduttivo parlare di booktrailer, perché siamo di fronte a un vero e proprio film breve di 4 minuti e qualche secondo.

Vedetelo con l’attenzione che merita, fatelo girare se vi piace, e io credo di sì, e diffondetelo. A breve parleremo con l’Autore di “E’ tutto loro con quello che luccica”, con una intervista, e non solo.

Carlo Albè su Facebook:

https://www.facebook.com/carloalbescrittore/

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ANTOLOGIA VOL. 7

ANTOLOGIA VOL. 7

Iannozzi Giuseppe

candle

Morente

ci spinge la negra notte
a fare a botte solamente
coll’ombra nostra al muro
arresa in un fugace chiaro

di luna morente

Mancamento

Mancano le voci
come ai morti
sepolti
Mancano i seni
e un ventre di vita
Manca un giaciglio
o una tomba profonda
Manca un rullo di tamburelli
o un taglio cesareo
Manca così tanto
in questo mondo
che s’affanna a stuzzicare
la bocca degli affamati

Non v’è pietà che resista
per il tempo d’un momento,
così si sta ad aspettare
che passi altrove la luce,
perché sia finalmente la notte

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