Siamo Noi la Fine. Nuove, inedite e rare – poesie di Iannozzi Giuseppe

Siamo Noi la Fine

Nuove, inedite e rare

Iannozzi Giuseppe

Belfast shankill summer of 69 mural

Alla fine la fine

Un giorno sarà così,
si uscirà per vedere
e vedremo nuvole su noi,
deserti baciati dal buio
e non una lama di luce
o il sorriso di una donna

Un giorno sarà così,
da Belfast a Berlino,
da New York a Tokyo
e non una farfalla,
non una mosca da pizzicare
fra le estremità degli hashi

Un giorno sarà così,
si uscirà per finire la fine,
tutti i giochi e i tradimenti
brancolando in cerca
dell’albero di Giuda

Via Crucis

In questi giorni la terra mi trema dentro alle fredde ossa:
gli uomini si gettano a capofitto in una disperata impresa,
e poi, fra le mani, le nude budella espongono; invano cercano
di ricacciarle dentro all’epa in un atroce lamento, in un tormento
che di sé mai è contento. E inghiotte la terra ogni vita senza scampo.

In questi giorni non vedo né il sole né la luna ma solo un nullo cielo:
piangono le donne lagrime di sangue, si fanno pallide in volto
e, gridando mute che non è vero, cala su di loro il pesante velo;
e finiscono col strappare i giorni dal lunario tremando fragilità,
lasciando i capelli sciolti al vento, morendo piano nei confini del tempo.

C’è un urlo che si spande da cielo a cielo, è poi l’eco del niente:
lo conosco, è quello mio tra le tombe. Ma non osa l’alma mia
di chiedere perdono a dio, perché troppi ho lasciato a soffrire
e troppi ho seppellito accanto a me insieme al destino mio,
lasciando loro solo la triste eredità che più non c’è verità.

Avrei voluto vivere per sempre reggendo il tuo sguardo,
tenendo la tua mano nella mia come quand’eravamo bambini
a giocare nei prati la guerra dei primi innamoramenti.

E poi, ancora, avrei voluto dormire nei tuoi capelli d’oro e d’argento
per sognare insieme a te il miracolo dei fiori in boccio e la primavera.

E non so – o solo non oso – immaginare quant’altre gioie da scoprire
nella bocca tua di miele e d’amore. Ed invece è questa Via Crucis
che, stanca di sé, si trascina in mezzo a mille fiati raccolti in dolore.

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Prince – digital art by Iannozzi Giuseppe

Prince. Omaggio al folletto del pop

digital art by Iannozzi Giuseppe

Prince - digital art by Iannozzi Giuseppe

Prince – digital art by Iannozzi Giuseppe

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Fuoco Sacro – racconto di Iannozzi Giuseppe illustrato da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Fuoco Sacro

Iannozzi Giuseppe

Fuoco Sacro - by Chatterly

Fuoco Sacro – by Chatterly

a Chatterly
che m’ha ispirato questo delirio,
questa mortale verità

Quello che sento di dover fare, non lo posso dire a chiare lettere.
Oggi si chiude un capitolo, domani ne verrà aperto un altro.
attribuito a Iannozzi Giuseppe

Prendevo l’erta che m’avrebbe portato… sì, ma dove?

Ero andato a trovare un vecchio poeta, uno che aveva scritto sempre pestando tasti lettere parole pensieri sulla macchina per scrivere. Ma non aveva mai pubblicato niente in vita sua; ed è sicuro che nemmeno da morto una sua poesia sarebbe apparsa sulle pagine d’una disperata antologia a tiratura limitata o a grande dispersione. La fama non gl’avrebbe arriso solo perché morto in solitudine e in aria di santità artistica.

* * *

“Quando me ne andrò, tutti questi fogli finiranno insieme alla spazzatura.”
“Hai mai provato a pubblicare?”
”E perché?”
“Perché? sei matto o cosa? Perché è così che si fa.”
“Voi giovani! Tutti matti. Che vi credete, neanche Dio lo sa. Vi credete più grandi d’ogni padreterno in cielo o all’inferno.”
“Pubblicare mica è un delitto? E poi io non mi credo niente.”
“Allora, meglio così.”
“Sì, d’accordo, ma non mi hai ancora detto perché non hai pubblicato. Sei ancora in tempo. O cerchi forse la fama postuma?”
“Per tutte le code del diavolo! Non cerco un cazzo, né fama in vita né postuma. Non mi va di pubblicare.”
“Sì, d’accordo.”
”Penserai che sono almeno almeno un po’ svitato.”
“Non ti nascondo che è proprio quel che penso.”
”Pensano tutti che io sia matto o peggio. Sai quanto me ne frega!”
“Continui a non rispondermi. Perché?”
“’Fanculo! Quante poesie leggi? e quante ne scrivi al giorno?”
“Non saprei… Un paio forse le scrivo, ma non ti so dire quante poesie leggo.”
“E’ questo il punto: tutti scrivono e nessuno legge.”
“Se la metti così, pare tragica.”
“Cosa, la poesia o la situazione?”
“Mi stai facendo rimbambire a forza d’ascoltarti. E io che ti rispondo pure.”
“Il fatto è che la poesia è un cadavere freddo che tutti riesumano. Tutti lo espongono in pubblico: lo tirano a lucido e lo vestono bene… solo capi firmati. E qualcuno gli stacca pure un pompino. E tu credi che un cadavere possa venire? No, quello non viene. Ma a chi lo riesuma piace pensare che il sapore del suo seme gli sia rimasto in bocca. O se preferisci, nell’anima. Niente di più falso.”
“E anche se così fosse?”
”Io non ho cadaveri da riesumare né da esporre in pubblico. Non sono un necrofilo.”
“Allora perché ti ostini a scrivere? Guardati intorno: sei circondato da pile e pile di fogli scritti. Il lavoro d’una vita intera. E quando morirai, per chi avrai scritto? Tutte queste poesie saranno bruciate o dimenticate in qualche soffitta nel più fortunato dei casi. Una vita passata a…”
”…a farmi fottere. Sai che ti dico? Avrei dovuto fottere di più e scrivere solo il testamento in punto di morte. Ho sbagliato.”
“Le donne non mi sembra ti siano mancate.”
“Ne avrei avute almeno il doppio se non il triplo. Ma io dovevo scrivere. Scrivere, che assurdità!”
“Non mi sembra che il tempo ti abbia fatto più saggio: continui a scrivere.”
”Alla mia età o scrivi o vai al parco a dare da mangiare ai piccioni. Mi ci vedi a staccarmi una sega? Io no. E poi la penna cerca il calamaio.”
”Credo d’aver capito.”
“Se hai capito davvero, vedi di piantarla con le poesie, e scopa di più. Non c’è bisogno di perdere tempo a scriverle, a leggerle. Non importa quanto sei bravo o incapace.”
”Io non lo so se scrivo bene o male, ma tu – accipicchia! – tu sei un poeta.”
“’Fanculo!”
“Le ho lette le tue poesie, non tutte ma le ho lette.”
“’Fanculo di nuovo.”

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Prince (7 giugno 1958 – 21 aprile 2016)

Prince

(7 giugno 1958 – 21 aprile 2016)

Prince

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Qualcuno credeva in te. Antologico

Qualcuno credeva in te. Antologico

Iannozzi Giuseppe

allen-ginsberg

LE PORTE DEL PARADISO

Saremmo dunque nati
per essere dei perdenti?
Oh, il domani,
il domani appare così lontano,
una spiaggia che non si arriva.
Eppure, devo andare avanti, avanti
come se questo momento fosse il primo,
come se fosse il primo vagito
che il mondo dalla mia gola raccolse.
Come fu che persi così tanto
senza rendermene conto quasi?
Come fu amare e ancora amare?
Un giro di giostra? Mille bianchi stalloni,
mille impronte lasciate sulla battigia bagnata
dal fragore d’un mare mai quieto:
sol questo resta dei tanti amori disperati,
voluti, temuti. Un perdere così, senza senso.
E mai un rimpianto. E mai uno che dicesse il vero,
il bianco e il nero.

Alle porte del Paradiso non bussare.
Ti vengo a trovare, ogni notte. Ogni notte.
Tu quasi non te ne rendi conto.
E’ dunque questa la pena che c’inflissero:
saperci vicini, trovarci lontani.
Oh, poter infrangere questa lontananza
che ci divide… se solo fosse possibile
respirare aria!

Odo una voce, una voce
che s’insinua nel cuore:
lo trafigge col suo algido stiletto.
E poi, e poi nulla più. Nulla più,
in eterno.

ANALE

Mi pensasti, poi dimenticasti
la mia essenza, e diventasti
una che parlava nella manica:
ero per te un’altra Liala
e non la Penna e il Calamaio.
Com’è che non t’accorgesti ch’ero
sesso anale? tutte le stelle
a cielo scoperto di Whitman?

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Bourbon Street Blues. Nuove, inedite e rare – poesie di Iannozzi Giuseppe

BOURBON STREET BLUES

Nuove, inedite e rare

Iannozzi Giuseppe

Chet Baker

Chet Baker

BOURBON STREET BLUES

Sì, ho scialacquato la mia tenerezza
sfidando il bagno dell’argento
e la bellezza della Luna in cielo.

Come uno che solo ha l’impeto delle ore,
ho dimenticato la mia piccola Bambina
tra l’indice e il pollice per un plettro d’avorio,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

Se gli annegati hanno mute le labbra,
non io che stono questo Mississipi
nota dopo nota, raggio di luna ripetuto
all’infinito. Invano.

Oh, la mia piccola Bambina, il suo incanto,
il suo riflesso sullo specchio dell’acqua:
come ho potuto esser così tanto crudele?

Come una pioggia che solo ha il suo dolore,
sono scivolato nei tombini della dimenticanza,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

Se gli amanti hanno mutevoli anime blu,
come ho potuto esser tanto infantile?
Oh, la mia piccola Bambina, il suo infinito,
il suo amore, un fiore di luce fra le labbra!

Menando una pallida vita d’illusioni,
suonando una chitarra che fosse solo mia
ho scialacquato tutta la mia dolcezza
per raccogliere una manciata di foglie d’autunno
e il mistero d’un’eclissi di Luna sotto la pioggia,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

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Sotto un altro cielo – AA.VV. – Laurana editore – comunicato stampa

Sotto un altro cielo – AA.VV.

Laurana editore

Sotto un altro cielo - AA.VV. - Laurana editore

Sotto un altro cielo – AA.VV. – Laurana editore

“Qualcuno dagli scogli tira una corda lunga dieci metri
è quella la distanza tra la vita e la morte”.

IL LIBRO

Questo è un libro che parla di fuga, di viaggi, di migrazioni. Dell’impossibilità di rimanere. Del bisogno di trovare un altro luogo.
Dieci narratori, dieci importanti firme, ci raccontano storie di fuga, di ricerca di un mondo in cui valga la pena di vivere.
Non ci sono buoni e cattivi, ma donne, uomini e bambini che scappano. Scappano dalla fame, dalla miseria, dalla guerra, dalla morte. Donne e uomini e intere famiglie che abbandonano il loro passato, superano frontiere in cerca di una speranza.
Persone che lottano perché vogliono vivere. Persone che hanno il desiderio di un futuro migliore.
Racconti. Storie immaginate, inventate, non vere. Ma appunto per questo universali, perché le raccolgono tutte.

Perché vale la pena di leggere Sotto un altro cielo?

Perché attraverso la forza della narrativa getta uno sguardo concreto e sincero su quell’immenso fenomeno che è oggi l’immigrazione.

Perché è un libro in cui si parla di persone. Singole persone, ognuna con la loro storia e col loro desiderio di vita, di ricerca di un altro cielo sotto cui valga la pena vivere.

Infine perché dieci firme, dieci nomi della cultura italiana, usano l’arma a loro disposizione – la parola – per raccontare di migranti alla ricerca di un’altra vita.

GLI AUTORI

Testi di: Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesca Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta, Claudio Volpe, Paolo Di Paolo, Michela Marzano e Alessandro Di Meo.

COME COMINCIA

“Guarda questa fotografia”, ha detto il mio compagno mentre, in vestaglia e con le pantofole ai piedi, scaldavo il latte per la colazione. Stavo per dirgli che non mi scocciasse, il latte stava per bollire e si sarebbe rovesciato sul fornello se non lo tenevo d’occhio. Ma dal tono della sua voce ho capito che non potevo non guardare. Ho sollevato gli occhi, ancora assonnati, sul giornale e lì per lì non ho capito: cosa c’è di strano nell’immagine di un bambino addormentato su una spiaggia vuota?

leggi un estratto pdf download

Sotto un altro cielo – a cura di Claudio VolpeAA.VV. – Laurana editore – collana: Rimmel – SBN 978-88-98451-50-0 – pp. 176 – euro 14

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