Sofia Nikitchuk, Miss Russia 2015, nei guai per la sua immagine su Stolnik

Sofia Nikitchuk, Miss Russia 2015, nei guai
per la sua immagine su Stolnik

Sofia Nikitchuk

Sofia Nikitchuk

Sofia Nikitchuk, Miss Russia 2015, è nei guai: i procuratori della regione dello Sverdlovsk hanno aperto un’indagine dopo l’uscita del magazine Stolnik con in copertina la foto della regina di bellezza avvolta solo nel tricolore. La ragazza, eletta il 19 aprile 2015, compare fiera vicino al titolo “Il gusto della vittoria”: un omaggio – ha spiegato al Moscow Times Anna Reshyotkina, la direttrice della rivista – al 70esimo anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati nella Seconda guerra mondiale. L’indagine sarebbe partita dopo le lamentele di chi si è sentito offeso dalla copertina. Il vilipendio della bandiera russa è un reato che comporta fino a un anno di carcere in Russia

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Morire giovani e feriti. Racconto di Iannozzi Giuseppe

Morire giovani e feriti

di Iannozzi Giuseppe

mdh

Quando si è giovani sbagliare è più forte di qualsiasi fede, politica e religiosa.
Sono passati parecchi anni. Non l’ho più rivista.
Stefania.
Non so più niente della pasionaria comunista.
Ricordo che non l’ho mai vista con una gonna addosso, sempre in jeans, anfibi e maglione a ogni stagione. O aveva solo quei capi di vestiario, o se ne aveva degli altri se li era fatti tutti uguali. Sotto Natale le regalai una sciarpa. La raccolse con una smorfia schifata sul fior delle labbra, biasciò un grazie appena appena pigolato e mi fulminò con lo sguardo. Il giorno dopo vidi una sua amica con la sciarpa che le avevo regalato. Gliel’aveva data Stefania, perché potessi rendermi conto coi miei occhi che fine aveva fatto il mio stupido regalo.

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Reda el-Fouly arrestata dalle autorità egiziane con l’accusa di immoralità

Reda el-Fouly arrestata dalle autorità
egiziane con l’accusa di immoralità

a cura di Iannozzi Giuseppe

Senzanome

Le autorità egiziane hanno arrestato una donna che ha divulgato su Internet un video dove balla, al ritmo di una musica sensuale, con movenze considerate “piccanti in modo tale da incitare alla immoralità”: così ha deciso il tribunale preposto. Il video è subito diventato virale e vede protagonista Reda el-Fouly, che danza accompagnata dalla voce della cantante Mena. Nel video non ci sono tracce di nudità, ma il giudice ha deciso che Reda “manda in frantumi la moralità” e l’ha fatta dunque arrestare. Anche il suo fidanzato sarebbe finito in carcere se, avendo avuto sentore di quanto si stava preparando, non fosse espatriato nei giorni scorsi in Tunisia.

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Paolo Del Debbio: scontro con Matteo Renzi

Paolo Del Debbio: scontro con Matteo Renzi

a cura di Iannozzi Giuseppe

Botta e risposta tra Paolo Del Debbio e Matteo Renzi, ospite a Quinta Colonna, su Rete 4. Il premier viene interrotto per la pubblicità e lo fa notare al conduttore: “Ma quanto guadagnate qui?”, sbotta Matteo Renzi. Non si fa attendere la risposta secca di Paolo Del Debbio: “Mai quanto chi prende i vitalizi”.  Renzi incalza e chiude quello che, a prima vista, parrebbe sembrare un siparietto più o meno uguale a tanti altri (che hanno fatto la fortuna di politici e conduttori): “Lei è una macchina da soldi, si merita un aumento”.

Paolo Del Debbio

Paolo Del Debbio

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Le donne amano il sesso anale ma… Racconto di Iannozzi Giuseppe

Le donne amano il sesso anale ma…

di Iannozzi Giuseppe

Bukowski

Bukowski

contenuti espliciti

“E’ questa la strada dei sogni interrotti…?”. ‘Fanculo, raschiai fra i denti. Chissà perché i poveri diavoli si interrogano sempre quando non sanno scrivere due tacche che siano un po’ originali. In tasca avevo due monete: sapevo che le avrei presto consumate in una bar di quart’ordine. Sbattei il libro, che mi aveva disgustato, in un angolo insieme agli scarafaggi. E non ci pensai più.

* * *

Faceva schifo il vino e pure la compagnia. Eddie lo conoscevo da un po’ di tempo, ma non mi era mai stato troppo simpatico. Era il tipico, quello che alla prima occasione buona non avrebbe esitato a darlo in culo a sua madre. Capelli rossi e radi, labbro leporino e due occhietti iniettati di sangue su una faccia quasi efebica: snocciolava le parole senza pensarci su due volte.
“Tu che ne pensi delle donne che scrivono?”
Lo fissai diritto negli occhi e, malgrado mi stesse antipatico, gli sorrisi.
“Non piacciono neanche a te”, continuò Eddie, “e fai bene a non fartele piacere. Le donne hanno sempre un diavolo per capello e quando no, per non smollartela, tirano in ballo la scusa che hanno mal di testa.”
Non gli davo né torto né ragione. Ma tacendo, per lui, era come se confermassi le sue parole.
“Semplicemente le donne non scrivono”, dissi alla fine, sottolineando il tutto con un grosso rutto.
Il barista taceva, ma si capiva lontano un miglio che ci dava ragione.
“Giusto!”, confermò Eddie. Tirò fuori una cicca da una tasca del giubbotto, se l’accese e prese a fumare. “Sai che ti dico? Quelle figlie di Maria meriterebbero tutte una bella lezione.”
“E gliela dovrei dare io?” Mi stavo annoiando e Eddie non faceva che peggiorare la situazione. Già il vino faceva schifo ed era abbastanza da sopportare.
“Perché non gliela dai tu una lezione?”, tagliai corto. Ingollai l’ultimo sorso di vino acetato che era sul fondo del bicchiere e feci per andarmene.
Eddie si passò una mano fra i capelli laschi e lasciò cadere il discorso: “Come vuoi tu, amico. Per questa volta pago io”. Tirò fuori una banconota stropicciata e la lasciò sul bancone.
“’Fanculo.”, gli gridai addosso e mi squagliai da quel posto di merda.

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Dio è morto (o il prete nietzschiano). Un racconto di Iannozzi Giuseppe. Segnalazione “L’ultimo segreto di Nietzsche” (Cicorivolta edizioni)

Dio è morto (o il prete nietzschiano)

di Iannozzi Giuseppe

priest_of_evil

Il pretonzolo abbassò lo sguardo quasi severo a terra.
Non guardava più in faccia l’uomo, pareva invece che volesse tenerlo lontano: solo si preoccupava di biasciare in latino l’incomprensibile per l’umile, che, ancora, pedissequamente seguiva i passi del prevosto. Il sospetto che lo stesse prendendo per i fondelli gl’era lontano dalla mente.
Tra le mani del prete un rosario veniva sgranato con insistenza esagerata; erano le sue mani callose e volgari, come spesso hanno i contadini abituati a spendere sudore nei campi per dar vita a un arido fazzoletto di terra.
Gli occhi dell’uomo di chiesa erano immersi in un giallognolo cisposo, che sapeva di malato: anche nella preghiera lo sguardo rimaneva mellifluo, quasi non credesse. O che avesse smesso da tempo. Intanto l’uomo gli rimaneva dappresso, interrogandosi sul perché tacesse dopo la confessione che gl’aveva fatta.
“Padre, qualcosa la preoccupa?”
Il pretonzolo lo fissò per un attimo, poi tornò a occuparsi dei suoi pensieri. Pareva che una mosca gli si fosse posata sul naso lungo e straordinariamente affilato. Dalle vetrate filtrava una debole luce, che solo in parte illuminava scabre panche e confessionali.

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Leggere può fare male alla salute

Leggere può fare male alla salute

di Iannozzi Giuseppe

libri

Quest’anno non mi sono interessato al Salone del Libro di Torino, quella che dovrebbe essere una delle più grandi manifestazioni editoriali europee. Il perché è presto detto: ogni anno è la solita solfa, tanti stand e pochi libri che interessano un lettore forte quale sono io. Non vedo la necessità di perdere il mio tempo prezioso fra stand che mi propongono libri che posso trovare facilmente in libreria o nelle librerie online. Spazio per la piccola editoria e quella media non ce n’è, ci sono i grandi editori che, in ogni caso, rifilano al pubblico i titoli più commerciali, quelli che vanno bene per una stagione e subito vengono dimenticati perché di valore letterario uguale allo zero assoluto.
Per quale assurdo motivo avrei dovuto affogarmi nella folla del Salone del Libro? Forse per ammirare le giovani standiste o per sentire le solite sparate di certi personaggi che da anni hanno messo radici nel Salone? Credo davvero non ne valga la pena. Obietterete che qualche piccolo editore, nonostante tutto, era presente con il suo piccolo stand. Questo è vero. Ahinoi però i piccoli editori non se li fila nessuno e non perché non abbiano in catalogo dei buoni titoli, ma per il fatto che l’organizzazione del Salone li nasconde, li ghettizza in uno spazio angusto. Quei piccoli editori che erano al Salone nelle passate edizioni non hanno fatto granché, in quanto mortificati da una visibilità praticamente invisibile. Facciamo finta che io sia un semplice lettore e che decida di spendere un po’ del mio tempo al Salone del Libro: tuttalpiù acquisterò a prezzo pieno uno o due libri di un editore che fa monopolio, vale a dire titoli per la massa, ovvero romanzi buoni per essere letti una volta e poi dimenticati. Di novità, di belle novità, nelle precedenti edizioni del Salone, non ne ho trovate, ho invece visto e toccato con mano una aridità impressionante e una superficialità non meno forte. Detto ciò, se è eppur vero che qualche editore che cerca di resistere ai poteri monopolistici c’è, è altrettanto (e forse più vero) che gli editori medi e piccoli non hanno lo spazio e la visibilità che invece meriterebbero.

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