Claudia Conte – Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere – Intermedia Edizioni (Orvieto)

Soffi vitali. Quando il cuore
ricomincia a battere

Claudia Conte

Soffi vitali - Claudia Conte

Soffi vitali – Claudia Conte

In tanti hanno scritto sull’amore. Nessuno, tuttavia, è riuscito a descrivere in maniera univoca questo sentimento, a “catalogarlo”, a darne una compiuta definizione.
La spiegazione, semplice eppure esaustiva, potrebbe risiedere nel fatto che non esiste un modo univoco di amare; ognuno di noi vive i propri sentimenti in maniera originale, in base al proprio carattere e alla propria emozionalità.
Quella che sto per raccontarvi è una storia intensa che cattura le menti facendo dolcemente vibrare il cuore. La storia di un amore apparentemente impossibile seppur fatta di sentimenti puri e semplici. Chi di noi non ha mai vissuto un conflitto interiore tra ciò che è considerato eticamente e socialmente giusto e ciò che invece il nostro cuore ci comanda incessantemente di fare? Marco, 40 anni, si innamora di Valentina, sua collega di lavoro. E fin qui nulla di “sbagliato”. Ma cosa succede se ci si innamora “troppo tardi”, quando ormai la vita sembra andare in un’altra direzione? Quello che i due protagonisti sognano e vivono è un amore puro, intenso, straordinario, fatto di parole e magie; magie che scovano nei semplici gesti di vita quotidiana o vicende che, generalmente, nell’esistenza di ognuno di noi, passano quasi inosservati. Un amore fatto, anche, di lettere.

Claudia ConteClaudia Conte – Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”, che sta presentando in tutta Italia e con personaggi della cultura e dello spettacolo. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. È l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino.
Lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani 2015” per il suo poliedrico impegno in campo culturale.

Sito ufficiale di Claudia Conte: http://www.claudiaconte.com/

Claudia ConteSoffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battereIntermedia Edizioni (Orvieto) – Isbn: 978-8867860944 – prezzo: 10 Euro

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Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50

Francesco Sartarelli. Biografia di un
Campione Trapanese degli anni ’50

Vittorio Sartarelli

Iannozzi Giuseppe

Francesco-Sartarelli-2

Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50, una autopubblicazione di Vittorio Sartarelli che, guardando al solo profilo agonistico, racconta i sogni e la vita di Francesco, di suo padre.

Una doverosa premessa prima di continuare: non sono io granché scafato per tutto quello che concerne i motori e il mondo automobilistico, ragion per cui, forse in maniera un po’ riduttiva, dirò qui dell’ottimo lavoro di Vittorio Sartarelli concentrando maggiormente la mia attenzione sull’aspetto letterario dell’opera.

Credo che la migliore introduzione possibile a Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50  sia il discorso che l’autore, Vittorio Santarelli, ha declamato in occasione del Premio “Giovi-Città di Salerno” (VII Edizione).

Gentili signore e signori, buona sera, anzitutto sono particolarmente lieto di essere ospite gradito della splendida città di Salerno e mi considero onorato di partecipare a questa bella manifestazione di cultura. Il Premio “Giovi-Città di Salerno”, alla sua VII Edizione, è un’espressione molto significativa dell’intensa e meritoria attività svolta dall’Associazione Culturale Demoetnoantropologica “I Castellani” di Giovi.  Ringrazio le Autorità intervenute, il Signor Sindaco di Salerno, Dr. Vincenzo De Luca, in particolare il Presidente del Premio Letterario “Giovi – Città di Salerno”, Prof.ssa Eva Avossa, per la squisita ospitalità accordatami, nonchè la Prof.ssa Annamaria Amitrano, il Prof. Aurelio Rigoli, dell’Università di Palermo e tutti i componenti della Giuria, che hanno voluto premiare questa mia piccola fatica letteraria, che è anche uno spaccato della storia sportiva e socio-antropologica della Sicilia Occidentale dei primi anni ’50.

Il Premio Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche di Somma Vesuviana, che l’onorevole Giuria ha voluto attribuirmi, ha sicuramente una valenza storico-culturale rilevante che m’inorgoglisce. Vi confesso che sono piuttosto emozionato nel ricevere questo premio che, oltre ad essere un riconoscimento alla mia capacità di espressione narrativa, costituisce un apprezzamento per le mie conoscenze etnoantropologiche.

L’etnologia è lo studio dei costumi, delle tradizioni, della cultura materiale, dell’arte e delle forme di organizzazione sociale dei diversi gruppi umani. Essa, pur avendo molti punti in comune con gli studi sociologici e storici, mentre da una parte, si mescola all’antropologia culturale, dall’altra è molto più attenta alle espressioni particolari e materiali di una cultura e delle sue tradizioni.

A muovere il mio desiderio di ricordare avvenimenti e situazioni socio ambientali di quell’epoca che anch’io ho vissuto, è stata innanzi tutto, l’intima esigenza di raccontare, dopo cinquanta anni, le imprese compiute da mio padre, costruttore e pilota di autovetture da corsa. Facendo questo, non ho potuto fare a meno di inquadrare, il mio racconto in un contesto temporale particolare, quello immediatamente successivo alla fine della seconda Guerra Mondiale. Il fatto di esservi riuscito, in maniera incisiva, credibile e, sentimentalmente, coinvolgente, mi trasmette una gioia personale della quale mi compiaccio vivamente.

In verità, sono rimasto piacevolmente sorpreso, dalla sensibilità umana che ha animato la giuria di questo prestigioso premio letterario. In particolare ho molto apprezzato la sapiente analisi psicologica dedicata al mio racconto. Non sempre chi legge, infatti, e deve giudicare un lavoro, cerca di penetrare profondamente nelle sue radici e vuole intendere, pur sapendo leggere fra le righe, anche quello che non è stato scritto.

Ho sempre considerato lo scrivere un godimento dello spirito oltre che un appagamento per l’intelletto, e, al tempo stesso un prezioso strumento di comunicazione e d’informazione, sempre utile e, a volte, necessario per la collettività. La mia cultura umanistica mi ha aiutato molto nella vita e mi ha consentito di relazionarmi bene con l’ambiente sociale circostante, grazie al bagaglio delle mie conoscenze, all’onestà intellettuale, al modo di interloquire con il prossimo.

Scrivendo questo mio libro che, oltre a costituire un atto di omaggio e di giusto ricordo per la memoria di mio padre, è, al tempo stesso un revival accorato, pieno di sentimento, ho voluto ricreare quel clima favoloso di passione coinvolgente con un sapore “retrò” assolutamente unico, irripetibile ed eroico di quegli anni, mediante la meticolosa ricostruzione di eventi che l’hanno caratterizzato, ritagliandoli, anche per immagini, da un pezzetto di storia dell’automobilismo sportivo della mia terra in generale e della mia città in particolare.

Venendo a Salerno in macchina, ho avuto modo di apprezzare le bellezze naturali di questo splendido angolo di terra Italica, che è la Campania, una regione, ricca di storia, cultura e tradizioni millenarie, da sempre generosa progenitrice di scrittori, poeti ed artisti, che si sono sempre fatti apprezzare in tutto il mondo. Tutte le volte che ho visitato le città della Campania, ho trovato gente piacevolmente molto cordiale ed accogliente doti, queste, che ho molto apprezzato e che sono lieto di condividere con i miei conterranei siciliani, la cui ospitalità è particolarmente conosciuta.

Vengo anch’io da una città di mare, anzi di due mari, infatti, Trapani, come una bella donna, è pigramente adagiata fra il Tirreno ed il Mediterraneo, satolla e quasi annoiata dai suoi oltre tremila anni di storia e di civiltà. La mia città è dominata dall’alto da una montagna, anche questa famosa e ricca di storia millenaria, Erice, che osserva, da sempre, quasi con uno sguardo compiaciuto e protettivo, quella che una volta fu il suo porto, Trapani, la bianca e mitologica “falce” di Cerere, protesa sul mare.

Per concludere, sono molto lieto di ritirare il premio “Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche” di Somma Vesuviana. Esso costituisce per me una ricompensa molto gratificante, dal punto di vista personale e professionale, configurandosi per riflesso, anche, come orgoglio di appartenenza etnica alla mia Terra di origine. Vi ringrazio tutti, molto sentitamente!

Vittorio Sartarelli

Quella che Vittorio Sartarelli racconta in Francesco Sartarelli. Biografia di un Campione Trapanese degli anni ’50 è una vera e propria epopea, è infatti l’accorato e accurato resoconto di chi c’era. Eccoci dunque catapultati nell’aprile del 1948 a Trapani, di sabato, in una giornata oramai già sul finire. Le luci sono già ben oltre il crepuscolo e a Trapani le auto sfrecciano fra le urla degli astanti: l’Ottavo Giro Automobilistico di Sicilia è un evento che, per tutti gli appassionati, non può non provocare un grande entusiasmo, tanto più che il palio c’è la famosa Targa Florio. Scrive Vittorio Sartarelli: “… ancora oggi gli appassionati, che hanno seguito la gara, certamente ricordano il grido di incitazione e gli applausi che si levavano al passaggio da Trapani di Francesco Sartarelli che, con la sua macchina, faceva segnare i migliori tempi della categoria nel tratto Palermo-Trapani”.

Francesco Sartarelli, indiscusso protagonista della monografia, nasce il 26 marzo del 1904 a Jesi, una cittadina delle Marche. Insieme alla famiglia si trasferisce in Sicilia nel 1913 e a 15 anni comincia a frequentare le officine, dove nel corso degli anni imparerà a mettere le mani sui motori ma non solo. Nel corso degli anni Francesco dovrà fare i conti con la pochezza di mezzi e con un po’ tanta sfortuna che sembra non voglia mai mollarlo. Non è facile tirare su un’auto da competizione: è bravo Francesco, molto anche, e però deve arrangiarsi con quello che le sue tasche possono permettersi. Perché lo fa? Per spirito competitivo, per mettersi alla prova, per provare il brivido di superare sé stesso e gli altri. Il giovane Francesco si mette dapprima alla prova con le moto e con una Guzzi 500 quattro valvole, con un discreto successo, si forma come pilota sui circuiti siciliani. Nel 1926 debutta in qualità di pilota cercando di portare a casa la Targa Florio, e nel 1928, con un Bugatti rimessa in sesto alla meno peggio, prende parte al Giro di Sicilia.

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Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso – «Bukowski, racconta!» a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso

Aforismi bukowskiani (apocrifi)

cura e traduzione di Iannozzi Giuseppe

Bukowski

– Non capisco perché si lamentano. Stanno in piedi, camminano avanti e indietro, e, in verità, non fanno molto altro. Si annoiano a morte in attesa della morte. Non capisco perché non amano il vino, i gatti, le donne e qualche puttana. Lo spettacolo che offrono di sé è al di sotto delle loro possibilità.

– Se un dio esistesse sul serio non avrebbe creato gli scarafaggi, i santi e i topi d’appartamento.

– I poeti, con la loro verbosità, ci dicono una sola cosa che val la pena di far nostra: l’inferno è in ogni giorno che ci scoliamo dal collo d’una bottiglia quasi sempre vuota.

– Le donne scommettono su un uomo con la stessa facilità con cui scommetterebbero su un cavallo senza averlo mai visto tagliare il traguardo.

– Se pensi di essere uno scrittore sei soltanto un fesso. un fallito, uno che il culo lo darà via per poco o niente.

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Un naso importante per Gloria (apocrifo bukowskiano) – traduzione di Iannozzi Giuseppe – Acquista «Bukowski, racconta!»

Un naso importante per Gloria

Apocrifo bukowskiano

traduzione di Iannozzi Giuseppe

Gloria

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 – anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire – con la schiena curva su una scrivania – per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride.

Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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«Bukowski, racconta!»

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

Acquista “Bukowski, racconta!” dall’Editore

Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Tredici tragedie per Socrate

Tredici tragedie per Socrate

Iannozzi Giuseppe

Socrates

I.

Più non dici
di Nerone,
delle liste di proscrizione:
che amici,
che nemici siamo stati!
Tartarughe rovesciate,
nell’instabile
non improbabile stato
di perifrasi spezzate
sotto una scala a pioli
e punti esclamativi

Più non dici,
più non dici quel che dici
Ma assorda
il non vuoto silenzio
l’orecchio d’un sordo,
che al rallentatore ridendo
ardito si guarda d’attorno,
buffo uguale a un senzatetto
che lo sguardo lo punta dritto
per chissà quale affondo;
e proprio sul più bello poi,
sul ponte di suo già vecchio,
l’occhiolino scatta e fa cilecca

Abbiam parlato,
sai tu di cosa
E abbiam dimenticato
che non inghiotte la diaria
il diario delle confessioni
per benino imburrate,
nel latte cagliato scagliate
per un viaggio di andata
e una scoreggia di coraggio
del visto cieca

Ma che ci resta
dei pesci non pescati,
dei pani non spezzati,
d’un mai a noi ritorno?
La foto d’una festa,
un tamponamento non voluto
eppur accaduto

II.

Nell’ignoranza
la saggezza dei monti,
di chi li abita ancora,
la memoria dei partigiani
e di mille stelle alpine.

La Nebbia
si scioglierà
con la nostra voce,
non nella sua eco.

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La truffa come una delle belle arti – Gianluca Barbera – Compagnia Editoriale Aliberti

La truffa come una delle belle arti 

Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti - Gianluca Barbera

La truffa come una delle belle arti – Gianluca Barbera

“Quell’anno il mio bisnonno Petreus, detto Pepè, stupì il mondo con l’esibizione di un esemplare di sirena ribattezzato “la sirena delle Galàpagos”. Migliaia di persone si misero in fila per ammirarla, ignare del fatto che si trattava di un banale innesto tra la testa e il torso di uno scimpanzé e la coda di un tonno essiccato”. Comincia così l’epopea dei Lopiccolo, “artisti” della truffa dal primo all’ultimo, che dalla Sicilia borbonica solcheranno i mari, in cerca di un riscatto sociale. Un romanzo avventuroso e picaresco che, nell’arco di un secolo e mezzo, intreccia le vicende dei protagonisti coi grandi avvenimenti storici di quegli anni: moti siciliani, eruzione dell’Etna, Esposizione Universale di Glasgow, primi voli dei fratelli Wright, nascita del cinematografo, diffusione delle droghe, fiorire delle teorie lombrosiane, guerre mondiali, grandi truffe finanziarie dell’epoca moderna.

Gianluca BarberaGianluca Barbera è nato a Reggio Emilia nel 1965 e vive a Siena. Ha compiuto studi giuridici e filosofici. Lavora in ambito editoriale da anni. Ha pubblicato racconti su riviste («Maltese Narrazioni», «Fernandel», «’tina», «Achab»,«succedeoggi») e in antologie (Giovani cosmetici, Sartorio, 2009, a cura di Giulia Belloni). Suoi scritti di attualità e cultura sono apparsi su il «Corriere della Sera» e «il Resto del Carlino». Ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui il romanzo Finis mundi (Gallucci, 2014) e i saggi Il dittatore utopista (BE, 2011) e Storia di Anna Frank (Rusconi, 2013). Attualmente collabora con le pagine culturali de «il Giornale».

La truffa come una delle belle artiGianluca BarberaCompagnia Editoriale Aliberti – Collana: I colibrì – ISBN-10: 8893230593 – ISBN-13: 978-8893230599 – Pagine: 224 – prezzo: 17 Euro

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Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini (Youcanprint) – La semplice voce di un uomo libero – recensione di Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi – Luca Gamberini

La semplice voce di un uomo libero

Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberin

Mi sgridi i piedi è l’ultima silloge di Luca Gamberini per Youcanprint.
Luca Gamberini non guarda a Virgilio, Catullo, Omero, Ovidio, Orazio, Saffo: i suoi riferimenti sono altri, molto più immediati e popolari ma non per questo meno validi.
Mi sgridi i piedi canta la libertà libera da regole e costrizioni, canta il vivere quotidiano con i suoi drammi, piccoli o grandi che siano. La poesia di Gamberini, in versi liberi, non s’aggroviglia, non si mangia la coda né si perde dietro all’Ouroboros.
Per il poeta è più importante e fondamentale essere vagabondo, secondo quella declinazione che dettarono negli anni Settanta Alberto Salerno e Damiano Dattoli attraverso una canzone, “Io vagabondo”, canzone portata al successo dalla band dei Nomadi e che ancor oggi è inno mai passato di moda. Gamberini poeta riconosce i suoi propri limiti, non pretende di essere un novello Walt Whitman pur ricalcandone – in maniera consapevole o no – i passi.

In Mi sgridi i piedi il poeta canta l’amore, il vivere quotidiano e non da ultimo un Ego molto umile – mai inflazionato o enfiato a favore della stupidità borghese -, senza nascondere né a sé né ai suoi lettori che è il poeta prigioniero di un sogno, di una realtà che non poche volte sfocia e si ritrova immersa nel mare magnum di un idealismo arcadico.

Per voce di Prospero, il Sommo Bardo ci rassicurava o quasi: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». E’ fuor di dubbio che Luca Gamberini conferisce anima e corpo ai suoi sogni, e poco davvero importa che siano questi (soltanto) su carta. Gamberini ama e ama forte, non si nasconde dunque dietro a delle false ombre e nemmeno si rifugia nella bieca intimità di certe maschere di comodo: sa di essere un sognatore e che mai niente cambierà la sua natura, anche se per questo non gli saranno risparmiate ambasce e delusioni.

Luca Gamberini

Luca Gamberini

“Il vento non poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ non le avrebbe mai fatte respirare a me. […] Il fuoco, forse, poteva sapere dell’inganno nelle tue parole,/ lui ha bruciato tutto il tempo passato ad aspettare te.”: in questi semplici versi il cantore esplica appieno quella che è la sua naturale condizione di uomo prigioniero di uno spietato solipsismo, filosofia di vita che il poeta suggella in ogni sua lirica, perché la personalissima realtà di Gamberini può risolversi e compiersi soltanto nel pensiero poetico.

Luca Gamberini è un irriducibile sognatore, ma, a ben vedere, la poesia la crea chi sa sognare e non rinuncia al sogno né a quel sognare che fa dei poeti una sorta di bambini, cresciuti sì ma a modo loro.

Perché leggere Mi sgridi i piedi? Perché, in un panorama poetico perlopiù assente, Luca Gamberini è una voce genuina, sposata alla semplice eppur significativa bellezza di Paolo Conte, Sergio Endrigo, Fred Buscaglione.

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Disponibile in formato cartaceo:

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E come ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/mi-sgridi-i-piedi-ebook.html

Mi sgridi i piediLuca GamberiniYoucanprint – prima edizione: 2016 – pagine: 66 – ISBN: 9788892607033 – Prezzo: 10 Euro

Luca Gamberini su Facebook:

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