Tra Calvino e Buzzati l’esordio di Andrea Esposito con “Voragine” (Il Saggiatore) – recensione di Iannozzi Giuseppe

Tra Calvino e Buzzati l’esordio di Andrea Esposito

VORAGINE

di Iannozzi Giuseppe

Voragine - Andrea Esposito - Il SaggiatoreI fantasmi sono il nostro primo nemico, il più grande e pericoloso. Andrea Esposito esordisce con il romanzo Voragine (Il Saggiatore, 2018), un romanzo di formazione ambientato in un  tempo e in un luogo non definiti con dei banali e superflui nomi. Sappiamo però che siamo nei pressi della periferia romana.
Da subito l’aria che si respira è claustrofobica: Giovanni, protagonista principale della storia di Andrea Esposito, vive e cerca di sopravvivere in un mondo che, giorno dopo giorno, si sbrana da sé. Le atmosfere dipinte dall’autore con pennellate secche e precise, senza mai dar corpo a delle perifrasi, a grandi linee potrebbero ricordare al lettore certi paesaggi kafkiani, ma di più certi deserti post-apocalittici tipici di Richard Matheson e H.P. Lovecraft; e poi c’è una buona dose di magma narrativo la cui connotazione è di chiaro stampo surreale, un guardare al mondo così come faceva Dino Buzzati.

Giovanni ha un fratello più piccolo che muore presto per colpa di una malattia. Giovanni resta insieme al padre che poco a poco impazzisce del tutto. Il padre è un’ombra in carne e ossa, è in realtà un essere non comprensibile. Sin tanto che è in vita mette in piedi sculture fatte di materiali di scarto e tutte impossibili da decifrare. Il padre muore e arrivano i suoi fratelli che incontrano Giovanni. Non è un incontro felice, Giovanni viene sbattuto fuori da quella che sino ad allora era stata la sua casa. Suo malgrado è costretto a vagabondare nel mondo, in un mondo che giorno dopo giorno si scioglie dentro a una pazzia collettiva. Giovanni si aggira all’interno di un paesaggio che riflette alla perfezione la deriva di violenza che la società (di oggi) ha fatto o sta facendo sua. Non c’è un solo angolo dove si possa stare al sicuro, e tutti sono dei potenziali assassini e dei cannibali. Nessuno ricorda più niente di niente: nella mente e nel cuore di più o meno tutti a farla da padrona è una pazzia che, probabilmente, ha origini ancestrali – o lovecraftiane che dir si voglia – e che si è risvegliata. Giovanni può solo andare avanti e tentare di sopravvivere. Però non è solo. Qualcuno osserva i suoi passi e i suoi comportamenti e lo guida. Un profeta retroattivo, un non meglio definito angelo tutelare, lo aiuta a diventare uomo in un mondo che ha cannibalizzato l’essenza stessa dell’umanità.

Voragine è un romanzo distopico e di formazione secondo la migliore tradizione: nella scrittura di Andrea Esposito convergono tante influenze letterarie che passano per i già citati Matheson, Lovecraft e Buzzati e che lambiscono l’ironia di Italo Calvino e quel senso del grottesco presente in molti lavori di Niccolò Ammaniti.

Andrea Esposito è nato e vive a Roma. Nel 2017 con Voragine è stato tra i finalisti del Premio Calvino.

VoragineAndrea EspositoIl Saggiatore – Collana: La Cultura – Anno edizione: 2018 – ISBN 9788842824299 – pagine: 190 – € 19,00

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L’agente del caos – Giancarlo De Cataldo – Einaudi Stile Libero big

L’AGENTE DEL CAOS

Giancarlo De Cataldo

Einaudi Stile Libero big

L'agente del caos - Giancarlo De Cataldo - Einaudi

L’agente del caos è un libro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta, dando per la prima volta voce, senza alcun moralismo e senza ipocrisia, all’autocoscienza segreta e dionisiaca di un’intera generazione.

“– Il suo racconto è privo. – Ne ho sentite anche di peggio, mi creda. – Privo perché manca l’elemento essenziale, – riprese, imperterrito, Flint. – E quale sarebbe questo elemento essenziale? – lo interrogai, sarcastico. Cominciavo a perdere la pazienza. Flint assunse un’aria ispirata. – Il caos. Manca il caos. – Io mi sono attenuto alle fonti, – protestai. – Le fonti! Non deve credere a tutte le notizie che si spacciano ogni giorno. Meglio affidarsi a testimoni piú attendibili, quando si ha la fortuna di incontrarli. – Sta parlando di lei, per caso? – Sí. – E perché dovrei crederle? Flint allargò le braccia. – Io c’ero”

I ragazzi volevano cambiare il mondo. Jay Dark doveva distruggere i ragazzi. In ogni caso, il mondo non fu mai piú lo stesso. Dopo la pubblicazione di un breve romanzo ispirato alla vita di Jay Dark, agente provocatore americano la cui missione era inondare di droga i movimenti rivoluzionari degli anni Sessanta-Settanta allo scopo di annullarne lo slancio, uno scrittore romano viene contattato da un avvocato californiano, un certo Flint, che ha letto il libro ed è perplesso. La vera storia di Jay Dark è molto diversa, lui può raccontarla: lui c’era. Come in un classico di Conrad, la narrazione di Flint spalanca all’improvviso uno scenario internazionale stupefacente. Un’autentica camera delle meraviglie che attraversa trent’anni della storia occidentale, tra servizi deviati, ex nazisti, trafficanti, terroristi, poliziotti onesti e poliziotti corrotti, sesso, ideali e concerti rock. Originalissimo, avvincente, ricco di personaggi sopra le righe, L’agente del caos è un libro dove realtà e finzione si intrecciano senza sosta, dando per la prima volta voce, senza alcun moralismo e senza ipocrisia, all’autocoscienza segreta e dionisiaca di un’intera generazione.

Giancarlo De Cataldo – Vive a Roma dove è stato giudice presso la Corte d’Assise. Ha scritto molti romanzi (il più noto è di certo Romanzo criminale, edito nel 2002 per Einaudi e vincitore l’anno successivo del Premio Scerbanenco: da questo libro Michele Placido ha tratto un celebre film, seguito poi da una serie tv), sceneggiature per cinema e televisione e testi teatrali.
Giancarlo De CataldoCollabora a quotidiani e a riviste come, tra le altre, «la Repubblica», «Il Messaggero», «L’Unità» e «Corriere della Sera Magazine». Nel 2006 cura per la Rai il progetto “Crimini”, una serie tv scritta da grandi autori italiani. Quattro anni dopo va in onda una seconda serie e il primo episodio è “La doppia vita di Natalia Blum” di Gianrico Carofiglio, girato a Bari con Emilio Solfrizzi.
Nel giugno del 2007 esce nelle librerie Nelle mani giuste, ideale seguito di Romanzo criminale, ambientato negli anni ’90, dal periodo delle stragi del ’93, a Mani Pulite e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica; i due libri hanno alcuni personaggi in comune.
Nel 2009 esce per Einaudi La forma della paura, scritto a quattro mani con Rafele Mimmo. Dell’anno successivo è Il padre e lo straniero, sempre per Einaudi.
Nel 2012 esce Io sono il Libanese, e nel 2013 De Cataldo firma con Gianrico Carofiglio e Massimo Carlotto un volume di racconti intitolato Cocaina, pubblicato da Einaudi Stile Libero. Sempre del 2013 è Suburra (Einaudi), di cui è autore insieme a Carlo Bonini.
Dal novembre dello stesso anno, assieme agli scrittori Andrea De Carlo e Taiye Selasi, è giudice del talent show letterario di Rai Tre “Masterpiece”, che permette al vincitore di pubblicare il suo primo romanzo con Bompiani.
Del 2014 è I semi del male, edito da Rizzoli e scritto con Carlo Bonini, Sandrone Dazieri, Marcello Fois, Bruno Morchio ed Enrico Pandiani; e Nell’ombra e nella luce, romazo noir ambientato nella Torino di Carlo Alberto di Savoia (Einaudi Stile Libero).

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L’agente del caosGiancarlo De CataldoEinaudi – Collana: Einaudi. Stile libero big – Anno edizione: 2018 – Pagine: 320 – ISBN: 9788806237639 – Prezzo: 19 €

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Schegge di specchi e altre cose così

Schegge di specchi e altre cose così

ANTOLOGIA VOL. 89

Iannozzi Giuseppe

Ascetic Bodhisatta Gotama with the Group of Five

I.

Sull’Isola dei Morti
ubriaco ascolto Rachmaninov
Concilio il pensiero moscovita
con la musica della pioggia
che mi lava la testa

II.

Riposa la coccinella
entrata chissà come
nel fumo del mio incenso;
penso (a) una poesia,
la lascio volar via
cedendo al sonno

III.

Il Sole e la Luna,
due angeli in un angolo di cielo
Presto pioverà:
le nuvole hanno preso posto
Devo fare in fretta
se voglio portare i fiori
ai miei cari giù al cimitero

IV.

In pieno è stata colpita
la vecchia quercia da un fulmine
L’eco del gong dal Monastero
si diffonde giù lungo la valle:
i pellegrini della Grande Città
ancora una volta sono tornati
a rubare il sorriso di Buddha

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La baciai sugli occhi e mi spensi insieme a lei – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

La baciai sugli occhi e mi spensi insieme a lei

ANTOLOGIA VOL. 88

Iannozzi Giuseppe

Spring Queen by Chatterly

Spring Queen by Chatterly

PROIETTILI D’ARGENTO

Avrai un mondo di scuse
Avrai un mondo di amori
Avrai tutto sbagliato

Dimenticherai i giorni
Dimenticherai te stesso
Sarai tutto sbagliato

Avrai tasche bucate
Avrai storte e ubriacature
Avrai occhi di sangue

Come l’assassino
che nasconde il bottino

Sì, tu avrai tutto e niente

In un giorno di pioggia
In una notte d’incanto
In un bicchiere rotto

Avrai, sì, tu avrai
Ma soltanto la tua anima
che ti a-spetta in sogno
Ma soltanto le tue preghiere
– proiettili d’argento

Dormirai, sì, tu dormirai
Ma col capo molle
Morirai, sì, tu morirai
E non sarai contento mai

Oh, quanto e quanto avrai!

Alla fine, sconosciuto agli dèi,
il mondo che ti ha partorito
si farà capriola d’aria
– aneurisma perfetto
E allora avrai meno di niente
Sarai meno d’un ricordo al dente

CAFFÈ NERO PIÙ DEL NERO

Muto m’accompagnavo a una marchetta
per un po’ di vita e una barchetta di carta:
a me accanto stava la novella mia sposa
Avevo in corpo la forza di mille neri caffè
e nel cuore la notte stellata di Van Gogh

Lei mi sorrideva strano
e si reggeva a me stretta stretta
Io non avevo quasi coraggio
di baciarle le vuote orbite
La gente ci scivolava accanto
come se non esistessimo
Il boulevard era tutto un inferno
di scassate botteghe, e la Luna
spandeva su di noi pallido lucore
d’amore, di dolore

“Allora è vero che mi ami!
Allora è così il tuo amore…?”
Io solo continuai a tirare diritto,
lasciando
che il suo abbraccio fosse il mio

Avevo in corpo la forza di mille neri caffè,
la notte stellata di Van Gogh nel cuore
e la compagnia di anni e anni tutti uguali

Alla fine,
con fredda distratta mano,
appuntai il fiore,
che lei m’aveva regalato
davanti all’altare,
sul nero del vestito migliore,
e finalmente la baciai sugli occhi
E mi spensi insieme a lei,
insieme a lei

SENZA TE ACCANTO

Un amore più grande del mio
t’ha rapita al mio cuore
fragile di petali di rose
Un cuore più forte del mio
t’ha portata lontano lontano
dove nemmeno dio può osare
uno sguardo o una maledizione

Tutte le stelle, tutte le luci
che in cielo brillavano,
perché son diventate di nebbia,
d’improvvisi collassi?

E io qui a dannarmi l’anima
in attesa d’un miracolo
che so mai verrà

Ma ti amo lo stesso
per quel che m’hai dato
in un giorno ch’era un sorriso
più immenso di quel dio
che invano ancor in sogno
cerco io senza te accanto

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Voragine – Andrea Esposito – Il Saggiatore

VORAGINE – ANDREA ESPOSITO

Il Saggiatore

Voragine - Andrea Esposito - Il SaggiatoreAi margini di una città assediata, distrutta, che è ieri ed è domani, è qui ed è altrove, vive qualcuno di nome Giovanni. La sua casa è sulla terra incendiata dal gelo, in una periferia esangue, accasciata sul relitto di un acquedotto romano nei pressi di una ferrovia morta. È la casa in cui Giovanni vive e il padre e il fratello muoiono. È la casa da cui Giovanni viene cacciato e da dove comincia un vagabondaggio tra tunnel, ruderi infestati da cani, carcasse di automobili e uomini spaventati. Uomini dominati da un ferino istinto di sopravvivenza, da un’insensatezza che è costruzione e sfacelo. È destino. Una voce lo segue e lo spinge a testimoniare la fine di un mondo che non smette di finire, perché l’assedio della città c’è sempre stato. La voce atona di un profeta retroattivo, priva di pathos, che registra la violenza senza un sussulto ma rimane ipnotizzata dalla materia; che parla da un buio e da un vuoto, nomina, è interiore e rimbomba nell’ovunque. La voce che accompagna Giovanni fra le macerie mentre uomini ciechi si divorano l’un l’altro, lo scorta fra incubi di bambini in fuga e supermercati saccheggiati, in una regione più scura del sonno, senza fame e senza vita. Voragine è un paesaggio metafisico, un’apocalisse di rottami, l’endoscheletro di un romanzo di formazione. È l’esordio di Andrea Esposito, un narratore che, come un Piranesi distopico, trascina le sue rovine in un futuro anteriore, prossimo e remoto; e, con frasi che risuonano come colpi di martello sulla lamiera, racconta una ferocia che è organismo e linguaggio, componendo la fiaba nera di un passato in macerie, di un millennio in disfacimento, di un presente orfano.

Andrea Esposito è nato e vive a Roma. Nel 2017 con Voragine è stato tra i finalisti del Premio Calvino.

VoragineAndrea EspositoIl Saggiatore – Collana: La Cultura – Anno edizione: 2018 – ISBN 9788842824299 – pagine: 190 – € 19,00

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Morire con un sorriso, senza pensarci su

Morire con un sorriso, senza pensarci su

ANTOLOGIA VOL. 87

Iannozzi Giuseppe

Chet Baker

CON UN SORRISO IN RIVOLTA

E morire con un sorriso,
senza pensarci su
se le onde han smesso
di colpo di lavarci i piedi;
andar via così,
sulla storia d’un incidente
per caso, non voluto,
non programmato,
semplicemente accaduto

Nessun sgomento, no,
ché la musica continua
per altri uomini in rivolta

MOSCHE D’ANGELI

Sei un completo disastro
Mi dici un “ti amo”
come fossi un Gesù in croce,
mi dimentichi poi per il silenzio
Dormi e respiri su nuvole altrui,
su tatuaggi
che non m’appartengono

Sei un completo disastro
Mi dici un “ti amo”
e credi di potermi far fesso
su tutti i fronti dell’amore
– o dell’odio di dio
Mi resta così niente in mano,
giusto un pugno di mosche bianche
– angeli infetti di gelosia –
e in bocca un sospiro d’addio
in un silenzio spero uguale al tuo

I.

Per un orgasmo,
o per un attacco di sarcasmo,
lasciati adesso andare all’estasi
Ti amerò lo stesso:
come un eponimo darò via
il mio nome al tuo sesso

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IL GAROFANO ROSSO – Elio Vittorini – Bompiani/Giunti – il parere critico di Iannozzi Giuseppe

IL GAROFANO ROSSO – Elio Vittorini

Bompiani-Giunti

Il garofano rosso - Elio Vittorini - Bompiani

Il garofano rosso di Elio Vittorini torna in libreria per Bompiani. Il romanzo fu censurato negli anni Venti e fu pubblicato solo nel 1948. Nel 1997 venne proposto negli Oscar Mondadori. Pur non amando in maniera particolare Vittorini, Il garofano rosso è un romanzo fondamentale per comprendere il fascismo, il perché molti giovani si lasciarono sedurre da esso.
La nuova edizione accoglie una ottima introduzione a firma di Cesare De Michelis: “Nel Garofano la politica ha parte importante, ma più ancora contano gli umori e le passioni di una gioventù pronta a riconoscersi nel fascismo a condizione che questo insista sul suo ruolo rivoluzionario, sulla sua capacità di interpretare il desiderio di rimescolamento sociale e culturale”.

Il garofano rosso fu accusato dal fascismo di contenere scene troppo forti che urtavano il comune senso del pudore. Vittorini rispose alle accuse mettendo in evidenza che i romanzi del tempo erano pieni di vicende incentrate intorno a case chiuse, cortigiane, donne dai facili costumi; ed è vero, fra Dumas figlio, Émile Zola. Guillame Apollinaire, Gabriele D’Annunzio e chi ne ha più ne metta, la Letteratura ha sempre parlato delle donne che fanno la vita e vivono alle spalle degli uomini. L’autore, giustamente, si meravigliò che il romanzo venisse ritirato per oscenità e non perché parlava del fascismo in maniera netta e chiara. Il garofano rosso è il lavoro più forte e compiuto di Elio Vittorini, il più forte perché realmente ispirato, e oggi più di ieri merita di essere letto e compreso ab imis.

Il garofano rosso è un romanzo di formazione che oggi forse più di ieri ha da insegnarci ben più di qualcosa: la sua attualità è indiscutibile.

parere critico di
Giuseppe Iannozzi

Descrizione

Siracusa, anni venti. Alessio Mainardi, liceale inquieto e ribelle, aderisce con entusiasmo alla prima fase antiborghese e rivoluzionaria del fascismo. L’iniziazione alla vita adulta lo porta a sbandare tra la relazione fuggevole e ideale con la studentessa Giovanna, schiva e austera, e il rapporto concreto e sensuale con la misteriosa prostituta Zobeida. Ma anche, infine, a mettere da parte i sogni di ribellione per una vita più ascetica o borghese. Il primo romanzo di Vittorini, censurato negli anni trenta per le tematiche fortemente sensuali e per le implicazioni politiche e pubblicato solo nel 1948, è uno dei racconti di formazione tra i più riusciti della nostra letteratura, il documento più autentico di un’epoca e di una trasformazione cruciale e lo specchio allo stesso tempo realistico e poetico delle nobili e confuse aspirazioni di un’intera generazione.

Elio VittoriniElio Vittorini – Romanziere, critico e traduttore, ha segnato con il suo stile scabro e innovativo un punto di rottura con la cosiddetta “prosa d’arte” che andava per la maggiore in Italia fra le due guerre.
Lo troviamo partecipe delle esperienze più caratterizzanti della cultura del Novecento.
Scrittore inquieto, avverte sin dall’infanzia il bisogno di evasione. A diciotto anni infatti si trasferisce dalla sua terra natale, la Sicilia, a Gorizia dove lavora sia come assistente edile sia come collaboratore del quotidiano «La Stampa» e della rivista «Solaria», diventando così interprete dell’inquietudine intellettuale degli anni Trenta. Da quel momento Vittorini partecipa attivamente alla vita letteraria; scrive racconti e romanzi tra cui Il garofano rosso che, bloccato dalla censura appare a puntate su «Solaria». Si apre a un insieme di tentativi in vari generi espressivi, e questo è un indizio di come egli fosse alla ricerca di una sua misura fra la naturale tendenza lirica e l’aspirazione narrativa, che realizza poi in Conversazione in Sicilia, romanzo chiave del Novecento, simbolo della condizione umana travagliata dal dolore e dal male.
Verso la fine degli anni Quaranta collabora con la rivista «Il Politecnico», che in quel momento interpretava le aspirazioni, le illusioni e le delusioni di coloro che pensavano per la cultura un ruolo attivo nella società.
La sua presenza pubblica si esplica in un’incisiva attività intellettuale: nel 1951 Einaudi lo chiama per dirigere la collana “I Gettoni”; nel 1959 dà vita con Italo Calvino alla rivista letterario «Il Menabò»; nel 1960 dirige la collana “La Medusa” per Mondadori.
Con la sua opera di divulgazione editoriale, ha saputo contribuire in modo determinante alla conoscenza da parte del lettore italiano di moltissima narrativa angloamericana. Attraverso le sue pagine, ricche di elementi favolosi e di secchi tratti realistici, ha avuto origine una buona parte della migliore produzione narrativa espressa in Italia fra gli anni Cinquanta e la fine dei Sessanta.
Tra le altre opere di Vittorini ricordiamo Piccola borghesia, Sardegna come un’infanzia, Erica e i suoi fratelli, Le donne di Messina, l’antologia Americana.

Il garofano rossoElio Vittorini – Editore: Bompiani – Collana: Classici contemporanei Bompiani – Anno edizione: giugno 2018 – Pagine: 240 – EAN: 9788845296567 – Prezzo: 13 €

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Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore”

13 giugno 2018 – di Bartolomeo Di Monaco

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il FogliCi si può domandare quanti scrittori che meriterebbero di essere conosciuti non arrivano al grande pubblico poiché le maggiori case editrici hanno fatto (e ormai, contrariamente al passato, continueranno a fare) una scelta di mercato, più che di qualità (l’autore ne tratta nel racconto: “Ziggy Stardust – L’uomo che vendette il Mondo”). Non voglio dire che tra le loro pubblicazioni non vi siano opere di qualità, ma il torto dei grandi editori è quello di non consentire una esperienza di maturazione a scrittori che sanno raccontare. È il caso di Giuseppe Iannozzi, il cui libro da poco uscito, “Il male peggiore. Storie di scrittori e di donne”, edizioni il Foglio, ci fa conoscere le storie di personaggi più o meno illustri, presi a pretesto per sviluppare una narrazione che da esse germina e con esse ha un rapporto di forte contaminazione. È l’originalità di questa bella opera, che meriterebbe di essere conosciuta proprio per la sua struttura appassionata e coinvolgente. Da personaggi come Cesare Pavese, Primo Levi, Ezra Pound, Hermann Hesse, Howard Phillips Lovecraft, Che Guevara, Emilio Salgàri, Beppe Fenoglio, Francis Scott Fitzgerald, Jerome David Salinger, Amedeo Modigliani, Ernest Hemingway, e altri ancora, fermentano umori che oltrepassano la loro vita  per trasferirsi  in una immanenza che mescola all’incontro con la realtà i tenebrosi chiaroscuri di un’anima.  Si formano a poco a poco sia il personale mondo dell’autore che la sua radiografia dell’esistenza: una lotta incancrenita vissuta quasi ai margini, dove pietà e misericordia lasciano il posto all’indifferenza e al cinismo. C’è poco spazio per l’amore, e quando esso appare non è mai romantico, bensì tragico. Si è più demoni che angeli. Dio e il sentimento di Dio appaiono e scompaiono di contro ad una sofferta resistenza e tingono vari racconti di una ferita che, colpendo Dio, urla la propria disperazione. L’autonomia di altri racconti rispetto alla direttrice fondamentale contribuisce ad arricchire l’interesse per questo libro con storie di altrettanta felice composizione: “Il male peggiore” (che apre la raccolta e dà il titolo all’opera, e il cui protagonista ebreo, Giacobbe, ritornerà nel racconto conclusivo “Giacobbe e gli altri – Epilogo”, un j’accuse dolorante nei confronti della letteratura e del mestiere di scrivere), “Come muore un nazista”, “Il poeta che cercava Dio”, “Il prete giovane”, “La meglio poesia”, “L’ultimo colpo del prete fascista” (ed altri ancora) ne sono un esempio. Una particolarità suggestiva: molti dei numerosi racconti che compongono la raccolta sono intrisi di un humus fecondo, ossia ciascuno di essi non finisce mai veramente, e potrebbe generare altri racconti, come da una pianta si generano i rami.

Iannozzi, oltre che scrittore e poeta, è anche critico letterario e ha acquisito una ampia esperienza nel mondo delle lettere, che si evidenzia nella solida scrittura e nella sicurezza della narrazione, evidenti in molti dei racconti.  La sessualità che fiorisce qua e là nella raccolta è sempre trattata con sobria enunciazione (mai vi è compiacimento o vi si indugia), e in modo tale da imprimersi nella memoria. Si veda “La ragazza di tutti”, che della sessualità fa un disegno a due tinte, prima attraverso una decadente prostituta e poi con la più giovanile moglie di un cliente del protagonista. O anche “Tu facevi il femmino!”, che arricchisce la sessualità di un rapido ma delicato impianto psicologico. Si deve dire, infine, che la qualità più evidente di questa scrittura, sorvegliata ed essenziale, è la onnipresente sensibilità che l’avvolge. Essa primeggia in ogni situazione che ci viene rappresentata. Torino fa da comprimaria e la si avverte (faremo addirittura una breve passeggiata nella città insieme con Friedrich Nietzsche). Un autore, Iannozzi, non apprezzato per quel che realmente vale, e spero proprio che gli sia data da qualche Major una chance, che merita.

Prima pubblicazione, qui: BDM – Bartolomeo Di Monaco


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IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donneIannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio – Collana: Narrativa – ISBN 9788876067167 – Pagine 330 – 16,00 €


Bartolomeo Di MonacoBartolomeo Di Monaco è nato a San Prisco il 14 gennaio 1942 e risiede a Lucca dalla nascita. Ha scritto molti libri alcuni dei quali qui ricordiamo.

Opere di narrativa:

Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile; Mattia e Eleonora; Caro papà, Caro figlio; Giulia; Cara Anna; Le tre sorelle; Lo sconosciuto; Gigolò; Celeste; La scampanata; Lucchesia bella e misteriosa. Storie e leggende; Tales told in Lucca; La casa delle meraviglie; La collina del Santo e del Diavolo; Il nonno racconta. Lucca, favole e leggende; Le favole di nonno Bart.

Opere di saggistica letteraria:

Quaranta letture. Percorsi critici nella letteratura italiana contemporanea; Quarantatre letture. Il Sud nella letteratura italiana contemporanea; Generazioni a confronto nella letteratura italiana; Leggiamo insieme gli scrittori lucchesi; Uno sguardo sulla letteratura straniera di ieri e di oggi; Letture sparse tra vecchio e nuovo; Il Risorgimento visto da ‘Il Conciliatore toscano’ del 1849; I Maestri. Gli elzeviristi del ‘Corriere della Sera dal 1967 al 1970; I Maestri. Scelta di articoli de ‘La fiera letteraria’ dal 1967 al 1968; Omaggio a Carlo Sgorlon. I romanzi; Scrittori Lucchesi; Narrativa minore sotto il Fascismo.

Un suo articolo sullo scrittore lucchese Remo Teglia è apparso su Nuovi Argomenti, n. 34 del 2006.
Dirige la Rivista d’Arte Parliamone.

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Non c’è più nessuno che ascolti la tua preghiera

Non c’è più nessuno che ascolti la tua preghiera

ANTOLOGIA VOL. 86

Iannozzi Giuseppe

The day after - Edvard Munch

GLI ANNI NOSTRI

Quante volte ho invocato il nome
perché solo una muta eco infine
si tuffasse dentro al cuore mio,
quasi che nullo spirito in me vivo

Amica, ricordi i giorni lieti
di primavere, di aspre speranze
ancor tutte da venire?
Quel cielo di stelle alte,
impossibili allo sguardo
perché tutte le potesse contenere,
erano, nell’immutabile loro carattere,
sì tanto simili ai nostri sospiri
fra un sogno raccontato e l’altro

Era Milano ancor tutta da fare
e se anche il fracasso delle bombe
la nostra innocenza in fiore minava,
ci promettemmo comunque che mai
e poi mai avremmo concesso al nemico
la voglia nostra di cambiare in meglio
Eppur gli anni son trascorsi
prima d’un batter di mani, e il grigio
sulle tempie ha da tempo preso
a calpestare i ricordi lieti e funesti,
cosicché ogni dì oggi ci par uguale
a quello appena andato

Quel cielo di stelle, tanto amato,
non è per niente cambiato
Però noi sì, solamente a stento
ci riconosciamo, con moto
di disgusto

Che resta di noi, di quel ch’eravamo?
Non una foglia, non un fiore
fra le distratte pagine d’un libro amato
sin quasi alla follia, non un poeta
il cui nome al mattino ci svegli dal torpore;
avanti si va come animali da monta
scavando con l’indice nelle cateratte,
e sconosciuti si fanno i volti conosciuti
e gli amici morti, seppelliti: di essi
memoria noi non serbiamo
per tema che gli scomparsi sorrisi
ci ricordino che presto anche noi
li seguiremo per uguale destino,
così come sempre è stato
sin dalla notte dei tempi, Amica mia

I.

L’ho fatto fuori bene
il tempo destinato a me,
fuori dal tempo
fra romanticismi
e fumose note di jazz

Guardano le donne
in modo un po’ strano
le dolorose poesie
nel fascino di Coltrane
versate

Non capiscono perché,
non immaginano Garibaldi
fra mille barbuti soldati
per l’amata sua Anita,
come un uomo, piangere

È che non capiscono il jazz,
il fascino d’una notte stellata
che nell’animo del pianista,
per ubriaca eternità, collassa

Per le loro gonne,
lunghe o corte,
si preoccupano le donne :
non amano il jazz,
loro solo bevono il tè

Non amano me,
non intendono te

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Mi hai regalato una corona di spine insanguinate

Mi hai regalato una corona di spine insanguinate

ANTOLOGIA VOL. 85

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall - The Cemetery Gates

ASPETTAVO DI CHIEDERE LA TUA MANO

A Capodanno mi darò la fine
Era una vita che aspettavo
di chiedere la tua mano
alla vecchia maniera
Era una vita che tremavo
all’idea d’essere davanti ai tuoi
Ma solo ricco di lune storte
non mi hai mai portato
in palmo di mano, e sono caduto
in ginocchio

A Capodanno il mio spirito
finalmente sarà libero
dalla prigione che l’ha in consegna
Così anch’io potrò volare alto
al di là dell’amore, ed amare…
amare veramente senza la paura
di dover vuotare le tasche
per dimostrare che valgo più
di un povero cristo in croce

A Capodanno siederò
con un bicchiere di rosso
in una mano e il coltello pronto
allargato in un sorriso in quella
che è libera

HO PREGATO A LUNGO

Ho pregato
Ho pregato a lungo
credendo in te
prima che in Dio

Ho pregato
con la speranza
di non dover fare
mai a meno di te

Non è bastato

E non è neanche servito
affogare la testa
sotto l’acqua gelata
Sono ancora sbronzo,
nani e folletti maligni
m’invitano alla gogna

Ho pregato
Ho pregato così a lungo,
così tanto a lungo
fino a farmi sanguinare le mani
Ho tenuto le mani giunte
proprio come mi hai insegnato
E allora perché non è servito?

Ho pregato piangendo
come un bimbo senza ritegno
L’amata carezza però
non è arrivata mai

Non è arrivata, mai
Il diavolo lo sa
che sono nel giusto
Lo sa che non ho peccato mai
più del consentito

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