Sonniferi: quanto ne sai davvero?

Sonniferi: quanto ne sai davvero?

di Iannozzi Giuseppe

sonniferi

sonniferi

Un uomo si è tolto la vita.
Stando alle prime ricostruzioni avrebbe ingerito una dose letale di sonniferi.
Per diversi giorni l’uomo non si è fatto vedere in giro, né i vicini di casa si sono preoccupati. Interrogati dalla Forze dell’Ordine, alcuni hanno riferito che l’uomo sembrava un tipo a posto senza grilli per la testa, sempre sorridente e affabile. Il portinaio dello stabile in cui viveva l’uomo ha riferito che non si è preoccupato perché “è giusto che un uomo abbia i suoi spazi e i suoi tempi liberi”.

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Merdaioli e artisti di merda: la cultura non è roba per cameriere in affitto!

Merdaioli e artisti di merda: la cultura non è roba per cameriere in affitto!

di Iannozzi Giuseppe
merda di artista

- Datemi una erezione e non una cameriera in affitto che scrive critica letteraria mettendo a nudo il suo culo sporco e lardoso ottenendo come solo risultato di farmelo venire moscio.

- Semplicemente non leggo le porcherie che invece voi vi calate facendovi andare in pappa il cervello e le palle. In questo sì, sono diverso da voi.

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“Estasi di libertà” di Stefan Zweig – Edizioni Clichy

Estasi di libertà di Stefan Zweig

Edizioni Clichy

Estasi di libertà di Stefan Zweig

Estasi di libertà di Stefan Zweig

La grandezza di Stefan Zweig

di Iannozzi Giuseppe

La scrittura di Stefan Zweig non ha eguali. Leggere Zweig significa leggere la contemporaneità. Zweig opera una economia di parole unica, riproducendo la società come in un acquerello, perfetto. Se qualche critico, come Magris, lo ha snobbato definendolo “facile e divulgativo”, bene, non prestategli attenzione: non ha compreso la genialità di Stefan Zweig e nemmeno l’hanno capita Gadda e Musil. Stefan Zweig, dopo troppo tempo rimasto fuori dai circuiti editoriali, sta oggi rivendo una nuova giovinezza. Perché? Perché è autore più che mai attuale. Perché i suoi romanzi, nella loro ricercata brevità, valgono molto di più di un romanzo fiume di Magris, ad esempio. Se avete visto al cinema “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson, film basato sulle opere di Zweig, bene, potete forse già farvi un’idea della sua grandezza unica ed esemplare. Un bravo scrittore, un vero scrittore, dovrebbe aspirare a raggiungere la perfezione di Zweig.

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Estate 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Un giorno riceve un telegramma di una zia lontana da tempo, che la invita a trascorrere con lei un periodo di vacanza – il primo della sua vita – in un lussuoso hotel a Pontresina. La ragazza scopre così un mondo da sogno, lontanissimo e impensabile se paragonato alla sua misera condizione; le invidie che Christine suscita per la sua grazia e il suo ingenuo entusiasmo rendono però il ritorno al paesino brusco e inevitabile, così come la conseguente depressione. Inizia allora a frequentare Vienna, dove conosce il coetaneo Ferdinand, come lei condannato a una vita di stenti e rinunce in seguito alla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato a cui li mette di fronte la povertà, i due giovani si troveranno di fronte a una scelta radicale che potrebbe rovesciare le sorti della loro esistenza. Iniziato da Zweig nel 1931 e finito durante l’esilio a Londra per sfuggire ai nazisti, tra il 1934 e il 1938, Estasi di libertà è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982. Rimasto inedito nel nostro Paese fino al 2011, viene ora proposto anche in edizione economica in traduzione italiana.

Estasi di libertàStefan ZweigEdizioni Clichy – Collana: Père Lachaise – Traduzione di Luciana Rotter – Pagine: 465 – ISBN: 978-88-6799-029-0 – Prezzo: € 10,00

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“Peekaboo bang”. Poesie dalla Beat Generation di Iannozzi Giusepppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Peekaboo bang

Poesie dalla Beat Generation

di Iannozzi Giuseppe

Revisiting Veronica Lake by Chatterly

Revisiting Veronica Lake by Chatterly

Revisiting Veronica Lake è opera di Valeria Chatterly Rosenkreuz

0.

Dicono…
Si dicono poeti
Piattole abitano
cervelli calvi
Topi imper-
versano,
scelgono tope
di seta vergine
& fanno il verso
prima di venire
Scavalca il cielo,
beve dall’utero:
Allen sa come
si fa, come si sta
dopo il Loto

Meraviglioso

I.

Cane, cane, cane
ti amano
Piovono sassi
Il Cristo che amavo
da bambino
se l’è fatta sotto
– rimango qui
in attesa di oro,
di una risposta

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Pietro Gandolfi. Intervista all’autore per “Avventura alla stazione di servizio” e “William Killed The Radio Star” – Iannozzi Giuseppe

Avventura alla stazione di Servizio

Pietro Gandolfi. Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

Avventura alla stazione di servizio - Pietro Gandolfi

Avventura alla stazione di servizio – Pietro Gandolfi

€ 0,99 (ma gratis per kindleunlimited‬) “Avventura Alla Stazione di Servizio” di Pietro Gandolfi – Dunwich edizioni

Pietro Gandolfi su Facebook:

https://www.facebook.com/PietroGandolfiHorror?fref=ts

1. Pietro Gandolfi, la tua biografia è piuttosto scarna. Non credi sarebbe il caso di raccontarci qualcosa di te?

Pietro Gandolfi

Pietro Gandolfi

Ciao a tutti e grazie a te, Giuseppe, per l’opportunità che mi offri. Chi è Pietro Gandolfi? Bella domanda, alla quale posso rispondere in maniera semplice: sono un sognatore che attraverso la scrittura ha trovato la maniera ideale di raccontare i propri incubi. Sono appassionato di tutto ciò che è horror (libri, fumetti, film), di musica e ancora fumetti, intendo quelli “normali”. Canto in una band Heavy Metal, i Bringer of War, e scrivo, scrivo, scrivo. Lo faccio da tanto tempo, ma prima anche solo di proporre in giro il mio materiale ho cercato di maturare il più possibile. Con tanta umiltà mi sono fatto consigliare da alcuni professionisti, ho individuato le mie debolezze e dopo avere lavorato ancora ho deciso di mettermi in gioco. Ho pubblicato su diverse antologie (Il paese dell’oscurità, Poker d’orrore, Un assaggio di Dunwich, Urban Italian Legend volume II e alcune pubblicazioni locali); un mio racconto è comparso sul numero 6 della rivista Splatter. Ho pubblicato l’antologia personale Dead of Night e i romanzi La ragazza di Greenville e William Killed The Radio Star; è appena uscito in digitale Avventura alla stazione di servizio e ho pubblicato in proprio il romanzo breve Who’s Dead Girl? che vendo durante le fiere. A marzo uscirà il numero 0 della mia prima serie a fumetti, The Noise, in occasione di Cartoomics, a Milano. E ho ancora il cassetto pieno di materiale inedito!

2. Quali sono gli autori, classici e non, che nel corso degli anni ti hanno influenzato nella scrittura ? Per quali motivi?

Dunwich EdizioniPosso tranquillamente dire che se non fosse stato per Richard Laymon, Clive Barker e le antologie Splatterpunk e Il libro dei morti viventi, con ogni probabilità non scriverei. Forse avrei continuato a visionare film dell’orrore e basta. Il fatto è che altri autori più classici mi hanno sì influenzato, ma mi è sempre parso mancasse qualcosa, forse il coraggio di arrivare fino in fondo. A volte è bello lasciare intendere, giocare con un’atmosfera palpabile, ma quando la storia ti colpisce nella parti basse… be’, è lì che comincia il divertimento. Quello che cerco di fare io è propri questo, creare una base solida, l’atmosfera cui facevo riferimento, ma senza che questo comprometta il mio bisogno di sputare in faccia al lettore. Nella vita penso che certe cose vadano dette, senza girarci attorno, con la scrittura adotto la stessa filosofia.

3. Perché hai scelto di cimentarti con l’horror e non con un altro genere letterario?

Perché l’horror è la mia passione da quando ho otto anni. Magari all’inizio si è insinuata senza far troppo rumore, ma anche durante la mia formazione, quando mille interessi si accumulavano nella mia testa, quel vero, primo amore non è mai venuto a mancare. A un certo punto della mia vita mi sono trovato costretto a prendermi una pausa e quando ho terminato di leggere quello che avevo in casa ho sentito l’esigenza di concretizzare il mio flirt con la scrittura, solo occasionale fino a quel momento. Non ho dubitato per un solo istante riguardo cosa mettere su carta, era già dentro di me, aspettava solo l’occasione di uscire. Ancora oggi, se mi capita di scrivere qualcosa che deragli dal percorso iniziale, finisco sempre col tornare a quel primo obiettivo. Orrore, puro e violento.

4. Pietro Gandolfi, “Avventura Alla Stazione di Servizio” è un racconto lungo, che potrebbe forse essere un romanzo breve. Questo tuo lavoro, a metà strada fra il pulp di Joe R. Lansdale e l’umorismo grottesco di Niccolò Ammaniti, potremmo definirlo (anche) una storia di formazione? Per quali ragioni?

È indubbiamente una storia di formazione. Mi capita con regolarità di descrivere la piccola o grande storia di un’infanzia, perché penso sia durante quell’età che avvengono i cambiamenti maggiori. Fuori e dentro di noi subiamo una trasformazione, non dissimile da quelle narrate anche da gente come Stephen King… ma io cerco di raccontarle filtrate attraverso il mio occhio e lo considero molto più simile a registi come David Lynch o David Cronenberg, e così facendo il mutamento diventa molto più fisico. Lo considero un equilibrio, i miei personaggi vengono sconvolti sia a livello mentale, sia a livello fisico.

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La cattiva strada – Iannozzi Giuseppe – Cicorivolta edizioni

La cattiva strada – Iannozzi Giuseppe

La cattiva strada -- Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

La cattiva strada — Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta

La cattiva stradaGiuseppe IannozziCicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – pp.116 – © 2014 – ISBN 978-88-99021-28-3 – prezzo: €12,00

“Una notte, in stazione, mi sono fatto una delle più belle scopate della mia vita: saranno state circa le due e dall’ultimo treno in arrivo da non-so-dove smonta un gran tocco di femmina tutta impellicciata. La notte m’è stata complice: gli occhi verdi di lei cercavano qualcuno che evidentemente non c’era e lei era piccata e sul punto di mettersi a piangere. E’ venuta a sedersi proprio accanto a me, così, senza pensarci.” – da “La cattiva strada” di Giuseppe Iannozzi

acquistaMatteo, una specie di anarchico scavezzacollo, vive con alcuni zingari in odore di marxismo. Viene iniziato al sesso da una ragazza che dice d’esser sua cugina e poi scompare nel nulla. Lui è più animale che uomo, e tra vita e morte conosce solo il proprio istinto. Al marxismo preferisce la Bibbia, che interpreta a modo suo. Sempre seguendo l’istinto e la sua cattiva strada, lasciati gli zingari, si troverà, per un’Italia oscura e violenta, a contatto con pazzi svitati, marxisti di fede stalinista, maniaci sessuali, drogati, fascisti, assassini, preti e Raeliani.
A Genova, in Via Prè, comprenderà che se non vuol finire crocifisso, come una sorta di Cristo brutto, cattivo e maledetto, dovrà cambiare di nuovo aria, se non che…

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Domenico Modugno – Il maestro di violino

Domenico Modugno

guarda e ascoltaIl maestro di violino

Perugia. Conservatorio Morlacchi. Una scuola che vive grazie al mecenatismo di due generosi benefattori: l’industriale Gaudenzi e la Contessa Margherita di Sansevero. Qui insegna violino il maestro Giovanni Russo: un talento di squisita sensibilità musicale. Tanto che l’uomo è amato da tutti. Lo ammirano i giovani. Ne sono innamorate le ragazze. E anche qualche mamma è colpita dai suoi modi cortesi e riservati. Tra gli allievi di Russo ci sono anche i figli di Gaudenzi e della Contessa Margherita, una ragazza di nome Laura. Ma alla mano del violinista aspirano anche la sedicenne Agnese, l’insegnante di piano Luciana Taddei e la stessa Contessa, vedova da tempo. La figlia di lei, intanto, indaga sul passato del Maestro. E scopre che Giovanni Russo è figlio di un emigrato in Usa, fuggito dall’Italia nel periodo fascista, lasciando il bambino in Patria. Creatura allevata con amore da un violinista ebreo. Ma il passato del maestro nasconde altra tristezza: è stato, infatti, un affermato concertista, col nome di Joe Russo. Ma la prematura scomparsa della moglie Jene Anderson, stroncata dall’abuso di alcool, gli aveva fatto abbandonare le scene. Pressato dalle nobildonne e infastidito dal ritorno di un passato da dimenticare, Russo torna a Londra. E riprende a fare concerti. Ma Laura, la giovane contessina, è innamorata e non vuole perderlo.

Il maestro di violino, un film del 1976 di Giovanni Fago, soggetto e sceneggiatura di Maria Pia Fusco – con Domenico Modugno nella parte di Giovanni Russo.

Domenico Modugno

Domenico Modugno

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