Blocco dello scrittore. Ecco come superarlo

BLOCCO DELLO SCRITTORE

Ecco come superarlo

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Metodo innovativo e rivoluzionario messo a punto da Iannozzi Giuseppe.

blocco dello scrittore
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Tutto il resto è provvisorio – Barbujani Guido – Bompiani/Giunti

Tutto il resto è provvisorio

Barbujani Guido

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Guido Barbujani - Il resto è provvisorio - Giunti/Bompiani

“Avevo meno di cinquant’anni, un bell’aspetto, un negozio, un buon reddito, belle macchine che cambiavo spesso, una bella moglie. Non sapevo di essere un vigliacco.”
Gianni Schuft era un antiquario padovano, invidiato dai concittadini, cullato da una morbida routine. Doveva solo lasciare le cose come stavano, far scorrere i giorni, i mesi, gli anni. Bastava quello. Allora come mai ci parla da un carcere? Che cosa l’ha strappato al suo mondo? La vita, con i suoi intrecci imprevedibili: convinto dai collaboratori a espandere l’attività oltre il confine, Gianni si trova a fare i conti con un giro di insospettabili mafiosi e con una giovane, elusiva violoncellista dal nome che è musica: Ilirjana. E’ il richiamo di tutti gli est possibili, la voce implacabile delle occasioni inaspettate, quelle che ti inducono a rischiare tutto, perfino te stesso.
Un romanzo di toccante umanità, animato da personaggi che pur inciampando cercano sempre di rialzarsi e si misurano con un passato che – come un amato peso – non si riesce mai a lasciare indietro. Anche se infine ”della vita resta solo la solitudine, solo quella, mentre il resto è tutto provvisorio”.

Guido Barbujani (1955) è un genetista e scrittore italiano. Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook (Stato di New York), alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 è professore di genetica all’Università di Ferrara.

Tutto il resto è provvisorioGuido Barbujani – Editore: Bompiani – Collana: Letteraria italiana – Pagine: 224 ISBN – EAN: 9788845297045 – Prima edizione: settembre 2018 – € 16,00

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Fernando Aiuti muore a 83. Addio al famoso immunologo anti Hiv

FERNANDO AIUTI MUORE A 83 ANNI

Addio al famoso immunologo anti Hiv

a cura di Iannozzi Giuseppe

Fernando Aiuti

Fernando Aiuti, il grande immunologo anti Hiv, è morto. E’ stato fondatore e presidente onorario dell’Anlaids (Associazione Nazionale per la lotta contro l’Aids). Fernando Aiuti era ricoverato presso l’ospedale Gemelli per una grave cardiopatia ischemica. Sarebbe caduto dalle scale. Non si esclude l’ipotesi di suicidio. Il comunicato del Gemelli spiega che la morte “è sopravvenuta per le complicanze immediate di un trauma da caduta dalla rampa delle scale adiacente il reparto di degenza.”

Rosaria Iardino  (presidente dell’associazione The Bridge) è tra le prime voci a commentare la scomparsa del famoso immunologo: “Ci sono uomini che per il valore che sanno apportare alla comunità scientifica e culturale dovrebbero godere dell’immortalità. Di lui porterò con me per sempre il suo coraggio. Il nostro bacio altro non era che un grido e un richiamo al coraggio di parlare di Aids, di andare avanti con lo studio e con la ricerca, di informare e di curarsi. Grazie Fernando, per alcuni di noi sarai eterno.”

Citazioni di Fernando Aiuti:

– Il bacio che ho dato alla sieropositiva è servito a togliere dubbi a molte persone, ma non a tutti, visto che esistono ancora questi episodi di non conoscenza del problema. Ci sono ancora delle sacche di resistenza nel nostro paese, in cui le campagne informative del ministero non faranno mai presa. La campagna di informazione può infatti arrivare fino ad un certo punto, ma l’unica soluzione è fare conferenze nelle scuole, per i genitori, per gli insegnanti. Occorre far invitare i medici nelle scuole, perché si parli del problema, perché si chiarisca una volta per tutte che il test obbligatorio non serve a niente, né nella scuola, né nello sport. È necessario intervenire in maniera capillare in queste sacche di resistenza, chiedendo ai più scettici quale sia il caso che loro conoscono di trasmissione casuale. In realtà non esistono casi di trasmissione al di fuori delle vie note. È più facile avere un incidente, come quello del treno di ieri, che contrarre l’Aids frequentando un asilo.

– Io potrei dire, da immunologo esperto di immunodeficienze, che ci sono tantissimi dati sperimentali in letteratura che dimostrano che la dieta vegetariana espone di più a problemi di infezioni per carenza di produzione di anticorpi. Il discorso può essere fatto anche in un’altra maniera e cioè è stato riportato sperimentalmente che alcune sostanze vegetali, come per esempio i funghi, i tartufi, il sedano, i broccoli, alcune rape rosse ecc., hanno un’azione pro malattie autoimmuni, nel senso che aumentano dei cofattori, non in prima linea come le radiazioni ultraviolette, ma riportate in seconda linea, perché favorirebbero la formazione di autoanticorpi.

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Fabrizio De André in concerto – Franco Zanetti con Claudio Sassi – Giunti

Fabrizio De André in concerto

Franco Zanetti con Claudio Sassi

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Fabrizio De André in concerto - Giunti

Questo libro è una rivelazione. Con passione, puntiglio, tenacia, passando per non poche difficoltà, gli autori hanno compiuto una rara indagine sul Fabrizio De André in scena, partendo dalla sua proverbiale ”paura del palcoscenico” per disegnare l’affresco esteso delle sue otto tournées e delle avventure buffe, strane, belle accadute in venti e più anni. Si parte dalla contestata esibizione alla Bussola del 1975 e dai primi concerti ”militanti”, si passa alle scandalose nozze fra rock e canzone con la PFM e si approda a ”Creuza de mä” e agli spettacoli sempre più sofisticati con la musica di ”Le nuvole” e ”Anime salve”; fino all’ultima volta che Fabrizio scese da un palco, quel 24 agosto del 1998 a Saint-Vincent. Una ricerca puntigliosa e appassionata, basata sui resoconti ”in diretta” dei media dell’epoca e sulle memorie di musicisti che hanno accompagnato Faber in scena e di molti che lo hanno incontrato, conosciuto, frequentato. Intervistati apposta per questo libro, offrono informazioni spesso inedite che rivelano sfaccettature sorprendenti dell’uomo e dell’artista.

Un tesoro ricchissimo: date, scalette, storie, aneddoti, locandine, rari memorabilia. E soprattutto lui, Fabrizio, con i suoi lucidi ragionamenti sul fare musica, con i suoi slanci e le sue paure, e quella volta che fece pipì sulla moglie impellicciata di un sindaco, e quell’altra che tentò di svignarsela prima di un concerto e fu letteralmente acciuffato dai suoi musicisti e buttato sul palco, all’ultimo minuto, con il cappotto ancora indosso.

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Fabrizio De André in concertoZanetti Franco, Sassi Claudio – Editore: Giunti – Collana: Bizarre – ISBN – EAN: 9788809881389 – Data di pubblicazione: 02/01/2019 – € 9.90

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Le Congiunzioni della Distanza – Smettere di scappare da se stessi è davvero importante – Mimma Leone ce lo ricorda nel suo nuovo romanzo – recensione di Iannozzi Giuseppe

Le Congiunzioni della Distanza

Smettere di scappare da se stessi è davvero importante

Mimma Leone ce lo ricorda nel suo nuovo romanzo

Iannozzi Giuseppe

Le congiunzioni della distanza - Mimma Leone

Le congiunzioni della distanza è l’ultimo romanzo pubblicato da Mimma Leone per Alter Ego edizioni. L’autrice, utilizzando alcuni stilemi tipici del romanzo di formazione e del thriller, consegna ai suoi lettori un lavoro più che mai originale. Ne Le congiunzioni della distanza convergono tante influenze, idee prettamente junghiane ma anche briciole di filosofia che strizzano l’occhio alla spiritualità New Age; e se c’è qualche spunto che fa riferimento alla Nuova Era, ciò che, in misura maggiore, attrae l’autrice è “il concetto di magia, nelle sue declinazioni antropologiche e come atto del pensare che poi, inevitabilmente, diventa parte del reale.”
L’autrice non rinnega affatto il suo passato di scrittrice, e senza esitazione alcuna specifica che in questo suo nuovo lavoro “i lettori riconosceranno” il suo “stile, l’incedere, l’introspezione e la voce narrativa che contiene e sottende quella narrante.”
Con Le congiunzioni della distanza Mimma Leone ha fatto un salto in avanti verso la sua “idea di scrivere”, ha dato alle stampe un lavoro più che mai maturo, che è abile commistione di generi e di idee, non si incorra dunque nell’errore di pensare che l’autrice abbia svenduto la propria intelligenza, perché così non è. Visioni oniriche, esperienze extrasensoriali, richiami a mondi paralleli, questi sono alcuni ingredienti utilizzati per conferire forma e compiutezza logica al romanzo, una storia che, necessariamente, attinge anche alla formazione culturale e umana dell’autrice.
Ne Le congiunzioni della distanza è possibile riconoscere l’influenza di tanti e tanti scrittori: Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Patricia Highsmith, Virginia Woolf, John Steinbeck, Cesare Pavese, Gianrico Carofiglio, Andrea Vitali, Paolo Maurensig, Paulo Coelho, etc.

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Nevicata – Gabriele D’Annunzio

Nevicata – Gabriele D’Annunzio

Primo vere (1880) – Studii a guazzo – Nevicata

Gabriele D'Annunzio

Nevica su la neve. I vasti piani
sfumano a ’l guardo immensamente bianchi
sotto il cielo cinereo: radi surgono
imagri alberi in cerchio luccicanti
di schegge cristalline: in fondo stanno
i monti immani coperti di ghiacci
come fantasmi: da lunge il vapore
tra i nugoli de ’l fumo li saluta
fischiando, e via scompare.

I fiocchi girano
in un bizzarro ballo insiem co ’l gelido
vento di tramontana, a vol s’inseguono
veloci, oscillano incerti, discendono
lenti aleggiando come una scherzosa
falange di farfalle. E via per l’ampio
fulgor dell’aere adamantino volano
con essi i miei pensieri, mentre a stormi
si spiccan da’ comignoli fumosi
le pigolanti passere affamate.
Ecco intanto allo svolto della via
una vecchietta avvolta ne lo scialle
pien di buchi e di toppe: è la rubizza
Gegia di San Giacinto, che i monelli
chiamano la zoppaccia schiamazzando.
Cammina adagio adagio col caldano
sotto il grembiul ragnato, strascicando
le scarpe e borbottando avemarie,
mentre spesso una falda impertinente
le si posa su ’l naso… Ecco s’avanza
un povero pezzente inebetito
da ’l freddo e dalla fame. Escono fuori
le carni raggricchiate e pavonazze
da’ brandelli dell’abito; fan sangue
le mani straziate e i piedi nudi
sopra la neve; e il vento gli rigetta
in faccia i fiocchi e gl’impeti de ’l turbo
come uno scherno.

Là giù si dilegua
a ’l trotto di brittannici cavalli
una carrozza da gli stemmi d’oro…
Or mentre vagano i miei sguardi stanchi
per l’immenso candore seguitanti
il ballo de le falde capricciose,
lontan lontano fugge il mio pensiero
melanconicamente, e in cor mi trema
un desiderio di dolcezze ignote.
— Oh azzurre sere de ’l tepente aprile
piene d’effluvii e di fulgori!… Oh notti
sorrise da le stelle, allor che un canto
dolce su l’aure palpita ed in eco
soavemente lontanando muore!… —

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MICHEL HOUELLEBECQ – SEROTONINA – In uscita il 10 gennaio 2019

MICHEL HOUELLEBECQ

SEROTONINA 

In uscita il 10 gennaio 2019

La Nave di Teseo

Michel Houellebecq - Serotonina - La Nave di Teseo

A quattro anni dal successo di Sottomissione, l’uscita più attesa della stagione.

Serotonina è il capolavoro di Michel Houellebecq: serrato, lirico, a tratti umoristico, crudele, chirurgico, profetico. Romanzo d’amore, politico, esistenziale e, soprattutto, radiografia del futuro prossimo che incombe sulle nostre vite.

Florent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del ministero dell’Agricoltura, vive una relazione oramai al tramonto con una torbida donna giapponese, più giovane di lui, con la quale condivide un appartamento in un anonimo grattacielo alla periferia di Parigi. L’incalzante depressione induce Florent-Claude all’assunzione in dosi sempre più intense di Captorix, grazie al quale affronta la vita, un amore perduto che vorrebbe ritrovare, la crisi della industria agricola francese che non resiste alla globalizzazione, la deriva della classe media. Una vitalità rinnovata ogni volta grazie al Captorix, che chiede tuttavia un sacrificio, uno solo, che pochi uomini sarebbero disposti ad accettare.

LEGGI UN ESTRATTO

Michel Houellebecq – Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono familiare (a sei anni, viene affidato alla nonna paterna della quale ha preso il cognome come pseudonimo e con lei vive a Dicy, poi a Crécy-la-Chapelle) e dalla vita di collegio, ha scoperto il proprio maestro in H.P. Lovecraft («Non partecipo mai a quanto mi circonda, sono sempre fuori posto»), al quale ha dedicato la sua prima opera, la biografia H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (H.P. Lovercraft. Contre le monde, contre la vie, 1991).
Dopo la raccolta di versi La ricerca della felicità (La Poursuite du Bonheur, 1992), ha pubblicato il suo primo romanzo, Estensione del dominio della lotta (Extension du domaine de la lutte, 1994), radicale denuncia della miseria affettiva dell’uomo contemporaneo, nella tradizione di Céline. Con i romanzi successivi, Le particelle elementari (Les Particules élémentaires, 1998) e Piattaforma (Plateforme, 2001), ha continuato a decostruire, con uno stile violento e provocatorio, politicamente «scorretto», i miti e i riti della civiltà occidentale. Una sua intervista del 2002, critica nei confronti delle religioni monoteiste, gli ha procurato un processo per razzismo dal quale è stato assolto. Da allora vive in Spagna. La sua seconda raccolta di poesie, Il senso della lotta, ha ottenuto il premio di Flore 1996. Nel 1998 vince il Grand Prix nationale des Lettres Jeunes Talents per l’insieme dei suoi scritti.
Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia La fessura, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999). Nello stesso anno, il romanzo Le particelle elementari, il suo secondo, è premiato come migliore libro dell’anno dalla rivista francese «Lire» ed è tradotto in più di 25 paesi. Del 2005 è il romanzo La possibilità di un’isola. Nel 2009 esce il saggio, scritto con il filosofo Bernard-Henry Lévi Nemici pubblici, dissacrante dialogo epistolare tra il “cattivo ragazzo della narrativa francese” e uno dei filosofi più mediatici del nostro tempo. Del 2010 è il romanzo La carta e il territorio, con il quale lo stesso anno vince il prestigioso Premio Goncourt. Nel 2015 esce Sottomissione, romanzo ambientato in una ipotetica Francia del 2022, in cui un musulmano vince le elezioni presidenziali, battendo il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. L’editore di riferimento per l’Italia è Bompiani.
Il suo primo testo pubblicato in Italia è la poesia La fessura, apparsa in “Panta. Amore in versi” (Bompiani, 1999); la Bompiani sta pubblicando un’edizione completa delle sue Opere, il cui primo volume è uscito nel settembre 2016.

Citazioni da alcune opere di M. Houellebecq

In genere da una donna in analisi è impossibile cavare alcunché. Come ho avuto modo di constatare più volte, le sventurate che cadono in mano agli psicanalisti diventano definitivamente e letteralmente inutilizzabili. Questa conseguenza non va considerata come un effetto secondario della psicanalisi, bensì come il suo scopo principale. Con l’alibi della ricostruzione dell’io, in realtà gli psicanalisti procedono a una scandalosa demolizione dell’essere umano. Innocenza, generosità, purezza… tutto ciò viene rapidamente triturato dalle loro rozze mani. Gli psicanalisti, pinguamente remunerati, supponenti e stupidi, annientano definitivamente nei loro cosiddetti pazienti qualunque attitudine all’amore, sia mentale che fisico; in pratica si comportano da veri e propri nemici dell’umanità. Spietata scuola di egoismo, la psicanalisi sfrutta con agghiacciante cinismo le brave figliole un po’ smarrite e le trasforma in ignobili bagasce dall’egocentrismo delirante, incapaci di suscitare altro che un legittimo disgusto. In nessun caso bisogna accordare la minima fiducia a una donna che sia passata per le mani degli psicanalisti. Meschinità, egoismo, arrogante ottusità, completa assenza di senso morale, cronica incapacità di amare: ecco il ritratto esaustivo di una donna “analizzata”. Véronique, va detto, corrispondeva punto per punto a questa descrizione. L’ho amata quanto più ho potuto – il che significa parecchio amore. (da “L’estensione del dominio della lotta”)

Una bugia è utile quando permette di trasformare la realtà, pensò; ma quando la trasformazione fallisce non resta più che la bugia, l’amarezza e la coscienza della bugia.(da “Le particelle elementari”)

L’infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità. (da “La possibilità di un’isola”)

Giovinezza, bellezza, forza: i criteri dell’amore fisico sono esattamente gli stessi del nazismo. (da “La possibilità di un’isola”)

Per tutti gli anni della mia triste giovinezza, Huysmans è stato per me un compagno, un amico fedele; non ho mai dubitato di lui, non sono mai stato tentato di abbandonarlo o di orientarmi verso un altro soggetto; poi, in un pomeriggio di giugno del 2007, dopo aver aspettato molto, dopo aver tergiversato a lungo, anche un po’ più di quanto fosse accettabile, discussi davanti alla commissione dell’Università Parigi IV-Sorbona la mia tesi di dottorato: Joris-Karl Huysmans, o l’uscita dal tunnel. Già l’indomani mattina (o forse la sera stessa, non saprei, la sera della mia tesi fu solitaria, e molto etilica), capii che una parte della mia vita si era appena conclusa, e che probabilmente era quella migliore. (da “Sottomissione”)

La nostalgia non è un sentimento estetico, e non è neanche legata al ricordo della felicità […] il passato è sempre bello, lo è anche il futuro. A far male è solo il presente, che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità.da “Sottomissione”)

http://www.houellebecq.info/

SerotoninaMichel Houellebecq – La nave di Teseo – in uscita il 10 gennaio 2019 – ISBN: 9788893447393 – € 19,00

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Mimma Leone: intervista all’Autrice de “Le Congiunzioni della Distanza” (Alter Ego edizioni)

Le Congiunzioni della Distanza

Intervista a Mimma Leone

di Iannozzi Giuseppe

Le congiunzioni della distanza - Mimma Leone

1. Mimma Leone, “Le congiunzioni della distanza” (Alter Ego edizioni) è il tuo nuovo lavoro. Perché hai scelto di metterti alla prova con un thriller?

Nei miei primi lavori avevo già intrapreso il tentativo di indagare l’animo umano, rendendo la narrazione funzionale a questo tipo di ricerca. Potevo continuare a scegliere il racconto, forma a me congeniale che mi ha permesso di farmi conoscere e di ottenere ottimi riscontri. Ovviamente, da lettrice, sapevo già quanto il thriller fosse adatto ai miei contenuti, ma la sfida era ardua e me ne rendevo conto; ho deciso quindi di abbandonare l’ossessione del genere come riferimento, lasciandomi andare alla scrittura della storia che avevo in mente. L’intreccio che ho costruito pagina dopo pagina mi ha permesso di approfondire i personaggi e di strutturare un romanzo a più livelli, delineando il profilo di un thriller di formazione, così mi piace definirlo: la vera protagonista è la psiche, e nelle conseguenze delle sue trasformazioni risiede l’enigma.

2. Ne “Le congiunzioni della distanza” c’è della magia, o meglio una forte componente New Age. Sbaglio? Probabilmente sì, ma amo provocare chi accetta di essere da me intervistato.

Senza dubbio è come dici, anche se non amo molto quel contenitore di idee e suggestioni che prende il nome di New Age. Mi attrae moltissimo, invece, il concetto di magia, nelle sue declinazioni antropologiche e come atto del pensare che poi, inevitabilmente, diventa parte del reale. Tengo a ricordare che l’idea di Ginevra Carrara, l’antropologa protagonista de “Le congiunzioni della distanza” nasce da un mio racconto, “La stanza 21”, che era rimasto nel cuore di tanti lettori proprio per il largo uso di visioni oniriche, esperienze extrasensoriali, richiami a mondi paralleli. In quel racconto mi sono tante volte anche identificata, trovando conferma del fatto che quando si scrivono cose che ti somigliano, è più facile che questa corrispondenza venga colta dal lettore e custodita nella sua memoria. Ho seguito la medesima linea anche in questo romanzo. Credo sia una scelta doverosa, di onestà e professionalità.

3. Ginevra porta avanti una sua personalissima teoria, che, nel suo ambiente lavorativo, viene subito detta troppo fantasiosa. Il tuo romanzo, Mimma Leone, sposa una visione del mondo piuttosto junghiana, non è forse così?

Mimma LeoneSi tratta di una ‘deformazione personale’ che non posso fare a meno di tratteggiare anche nella scrittura e che certamente è frutto dei miei studi, della mia formazione ma soprattutto delle mie inclinazioni, del mio modo di stare al mondo. L’attenzione verso tutto ciò che ci abita dentro, considerare il nostro inconscio molto più che un’estensione della coscienza, talmente importante da anticiparla e superarla continuamente, imparare a guardarci allo specchio fino all’ultima imperfezione, come uomini e come umanità, dovrebbero essere compiti da auto-assegnarci quotidianamente. In questo mi sento davvero poco occidentale, e se da una parte ciò si traduce in un disagio profondo, da un’altra rappresenta un’apertura infinita verso nuove possibilità.

4. Ginevra è una antropologa, ed è una donna non poco fragile nonostante cerchi di affrontare il mondo a muso duro. A chi ti sei ispirata per tratteggiare il personaggio di Ginevra?

Ginevra è una donna sulla via della consapevolezza. Nonostante sia autoironica, imbranata e non sappia cucinare, custodisce un grande senso di responsabilità con il quale riesce a gestire anche le sue contraddizioni, non senza fatica ovviamente. Ginevra è frutto della mia fantasia. Probabilmente, in parte, è anche una proiezione di me stessa, visto che molte volte Ginevra parla con la mia voce e, a volte, sono io a sorprendermi a parlare con la sua. La verità è che, a storia ultimata, i personaggi sembrano talmente vicini a chi li ha creati da non saperli più distinguere dal piano reale fino a pensare che esistano e siano sempre esistiti, in qualche parte del mondo. Un grande mistero questo, assurdo e bellissimo.

5. La grande amica di Ginevra è una certa Anna Palumbo. Anna è scomparsa, nessuno sa dove sia e se sia ancora viva. È questa l’occasione per Ginevra per tornare nel Salento e cercare di comprendere se stessa, per portare un po’ di luce nella confusione che c’è nella sua mente e nella sua anima. Fra le due donne intercorre un rapporto che sfida il tempo e lo spazio. Mimma, avresti voglia di approfondire quanto da me accennato?

Certo, anche perché nel potere del legame è racchiuso anche il significato e il messaggio del titolo. Anna è il grande pretesto che innesca tutta l’azione del romanzo. Potrei semplicemente dire che è l’amica d’infanzia di Ginevra, con la quale condivide infanzia e una parte di giovinezza. Quando Ginevra si trasferisce al nord per motivi di studio e, poi, anche di lavoro, le due restano in contatto tramite lettere frequenti. Questo accade finché Anna, un giorno, scompare nel nulla. Anche in questo caso, il nodo non si scioglie, anzi, si arricchisce di nuovi fili, si stringe di corde impreviste. Eppure, rispetto a Ginevra, Anna rappresenta soprattutto una sorta di negazione, di antitesi che rende necessaria e perfino utile anche la distanza. Fra le due avvengono incomprensioni, lacrime, e molte separazioni. Ma il loro legame dura nel tempo e resiste ad ogni tipo di lontananza, non solo territoriale, alimentato da un sentimento forte e senza nome, una sorellanza di cuore che rende possibile l’impossibile.

6. Ginevra incontra un giornalista tanto affascinante quanto misterioso e ambiguo. Sulle prime, non sospetta che Big Jim l’ha sedotta con un scopo ben preciso, lo scoprirà solo molto più tardi. Chi è Big Jim, una sorta di demonio molto moderno, o più semplicemente un simbolo di questi nostri tempi così incerti? Forse è entrambe le cose.

Probabilmente entrambe le cose, hai ragione. Vincitorio è un uomo affascinante, ma non è questo che fa perdere la testa a Ginevra. Piuttosto, è il suo lato oscuro, enigmatico, l’incapacità di leggerne i comportamenti, lo stupore che genera ai suoi occhi, nel bene e nel male. Ha il pregio e il difetto di saper usare molto bene i mezzi di comunicazione e di muoversi con estrema facilità nei labirinti della rete. Vincitorio mette in discussione ogni sicurezza, non solo di Ginevra, invitando a una riflessione sulla fiducia e sul futuro. Un personaggio impenetrabile che indubbiamente mi ha dato modo di approfondire argomenti spinosi che conoscevo solo in maniera molto superficiale, come il deep web.

7. Rispetto ai tuoi precedenti lavori, “Il mare per le conchiglie” (Edit@ edizioni) e “L’angelo imperfetto” (racconto lungo inserito nell’antologia “Salento quante storie: 3”), “Le congiunzioni della distanza” che novità stilistiche e di contenuti consegna ai lettori?

I lettori riconosceranno il mio stile, l’incedere, l’introspezione e la voce narrativa che contiene e sottende quella narrante. Ma è un lavoro diverso dagli altri, che per me segna un piccolo passo in avanti verso la mia idea di scrivere. Mi auguro che anche chi mi leggerà possa cogliere qualcosa in più, una crescita, un’evoluzione della mia penna e soprattutto una buona riuscita nel salto del genere. Qui mi sono misurata in una corsa nel lungo tempo, che non può richiedere la stessa energia e lo stesso carico di impegno di un racconto di tre facciate. È un percorso fatto di taglia e cuci, di momenti di ispirazione da cogliere e di tante pagine bianche, di vuoti e di ripensamenti. Ho affrontato per la prima volta la costruzione dei dialoghi, lo svolgimento delle azioni, la collocazione dei colpi di scena. Nei contenuti ho riproposto la donna come grande tema centrale e il valore della relazione come effetto scatenante, rilanciando quindi sia il messaggio dei racconti de “Il mare per le conchiglie”, sia la forza dei legami già accennato all’interno de “L’angelo imperfetto”.

8. Ne “Le congiunzioni della distanza”, tu, Mimma Leone, torni a parlare del Salento, terra che ami molto. Come per Cesare Pavese, anche per te il paesaggio ha un ruolo simbolico all’interno del costrutto narrativo?

Si, ma non solo. Raccontare un luogo, per me, è innanzitutto segnale di forte radicamento, quando parlo della mia terra. Nelle mie storie il paesaggio non è mai mero scenario, è sempre co-protagonista. Occorre provare a farli parlare: i luoghi possiedono una loro estetica e un loro linguaggio, e questa è un’altra sfida che con il thriller ha molto a che fare. Trovo molto stimolante studiare ogni aspetto dell’appartenenza, insieme al significato dell’origine, senza tralasciare il fatto ch,e spesso, dal contatto con un luogo sono nate le mie idee più importanti, a dimostrazione della loro potenza creativa. Allo stesso modo m’intriga sbirciare l’altrove, dilatare lo sguardo per spalancare orizzonti, sfiorare l’ignoto per definire i percorsi dell’immaginario e le proiezioni dei sentimenti dei personaggi, che il lettore spesso riscopre propri.

9. Nell’ultima intervista che mi rilasciasti, mettesti nero su bianco quanto segue: “[…] si tratta di un lavoro impegnativo e importante, un passaggio decisivo, che sentivo di fare. La protagonista è una donna che i miei lettori conoscono già e che ritroveranno nelle vesti di un’affascinante antropologa, che non rispecchia lo stereotipo femminile a cui siamo abituati, non a caso si rivela un personaggio complesso che non mancherà di riservare sorprese. La vicenda è molto articolata e ripercorre gli ultimi decenni della storia d’Italia. È il racconto di un’emarginazione, di un viaggio, di una crisi, di una sorellanza di cuore. Mi piace vederlo come un romanzo di formazione, ma credo che lo apprezzerà molto anche chi ama il mistero e le storie non convenzionali.” La domanda che ora ti pongo, Mimma Leone, è piuttosto banale ma necessaria: a chi consiglieresti di leggere “Le congiunzioni della distanza”? Motiva la risposta, grazie.

Lo consiglierei a chi piace andare oltre e non fermarsi alle apparenze. A chi ama lo stupore, le grandi storie familiari e di amicizia, ma senza cadere nella banalità. A chi ama la bellezza ma non la cerca a qualsiasi costo, perché a volte è necessario cedere il posto alla realtà con le sue spigolature. Indubbiamente lo consiglierei a chi ha voglia di leggere un romanzo non convenzionale, o che almeno prova, con umiltà, attraverso pagine scritte con il piacere e la fatica di un’appassionata, ad avventurarsi in un territorio lontano da confini già battuti. Infine, a chi non ha paura di vivere sulla propria pelle l’emozione della parola, perché ogni parola è un’immagine, e ogni buon libro è un viaggio. Spero che il mio possa esserlo per tanti.

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Il Bastardo – Poco prima dell’ultimo Natale insieme

Poco prima dell’ultimo Natale insieme

Il bastardo

Iannozzi Giuseppe

Ogni riferimento a persone esistenti
o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

bacio Erich Honecker e-Leonid-Brezenev

Le persone cadono come birilli. Non c’è molto altro da sapere.
La prima volta che ti sparano addosso credi d’esser morto. Non importa dove ti prendono, il primo colpo è il battesimo del fuoco.
Ne ho visti tanti morire. Ci sono più morti che vivi nella mia memoria. E nessuno ha granché da raccontare. Quando ti beccano puoi solo sperare d’avere un gran culo, sennò ci rimani. Una arma da fuoco non scherza, anche se chi la tiene in mano è un coglione. Questo ho imparato. E’ un brutto affare togliere la vita a qualcuno. Con un colpo gli togli tutto quel che ha.
Questa storia è un pasticciaccio ed è mia. Morire non mi fa paura, non adesso che ho toccato la soglia dei cinquanta. Non sono pochi cinquanta anni quando stai in mezzo a canaglie e pistole che sbucano fuori dal niente. Scrivere queste memorie è la peggio cosa. Avrei preferito che mi sparassero in pieno petto piuttosto che mettere nero su bianco questa storia di merda. Il dovere, il dovere: per questo scrivo, non per altro. O forse c’è anche dell’altro, ma non sono ancora pronto ad ammetterlo.

Da giovane potevo piacere, non dico di no. Entrato in polizia, nessuno mise mai in dubbio che la mia fede era una e una soltanto, per il Fascio. Negli anni Settanta andava di moda il mito del poliziotto buono e comunista. Mai incontrato un piedipiatti votato a Marx e men che meno uno che non abbia cacciato il suo uccello dove non avrebbe dovuto. I più fortunati si sono beccati lo scolo, gli altri ci hanno rimesso la pellaccia in qualche sparatoria. E’ facile far fuori chi ti sta sulle palle, basta inscenare una rapina o qualcosa del genere. Poi aspetti. E quando hai finito di aspettare e ti trovi davanti il disgraziato che vuoi seccare, bene, premi il grilletto e fine del cinema. Se poi ti dice bene riesci pure a farla franca, portandoti a casa il bottino, la tua diavolo di vendetta bell’e consumata.
Nel giro di poco, fra i colleghi, per tutti fui René, René il bastardo. Dicevano che assomigliavo a quello lì, a Vallanzasca. Le femmine cadevano ai miei piedi, nonostante fossi l’ultimo arrivato. Dicevano che era per via del mio fascino, quello d’un fascista di tutto punto, bello e tenebroso. In realtà non mi è mai interessato granché l’amore per l’amore.
Isabella la trovai nel mio letto. Non le chiesi mai come diavolo fosse riuscita a scovare la mia tana. Fatto sta che me la sono fatta. Si era presa davvero bene di me, pretendeva che la sposassi. L’avevo conosciuta in un bar di quart’ordine, dove, a fine turno, i poliziotti amavano bere un goccetto di troppo o spaccarsi il muso. Isabella mi faceva la posta da tempo, poco ma sicuro. Non era il suo posto quel bar. Non è durata. Dopo averla mollata, l’ho raccolta morta strangolata in una notte di pioggia. Il suo corpo giaceva mezzo nudo in mezzo ai campi novaresi, vicino a un pozzo. Era una che faceva la vita e che si era illusa di poter cambiare la sua condizione mettendosi con uno come me, con un giovane poliziotto. Le aveva detto male. Non aveva messo in conto che la rifiutassi. Ma sto divagando, non è questa la storia che devo raccontare, è un’altra.
Feci qualche mese nel distretto di polizia di Novara, dopodiché fui sbattuto a Torino. E qui cominciarono i casini, quelli veri. Di spettacoli osceni ne ho visti a bizzeffe. Torino sarà pure la piccola Parigi, sarà pure una delle tante città dell’amore sparate in mezza Europa, ma, forse, sarebbero più corretto dire che è un postribolo a cielo aperto.

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2019: Per me si va ne la città dolente

2019: Per me si va ne la città dolente

Inferno, Canto III – Dante Alighieri

Caronte
“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».

Ed elli a me, come persona accorta:
«Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.

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