Diventare uno scrittore o una lumaca.

Diventare uno scrittore o una lumaca 

di Iannozzi Giuseppe

lumaca

Quand’ero poco più d’un soldino di cacio, ero spensierato, non dico allegro ma quasi. Poi, un giorno di primavera, sono andato a correre lungo i prati, e il cielo m’è crollato addosso. Un feroce chihuahua mi ha ringhiato contro, me la sono fatta sotto e subito ho cominciato a correre a perdifiato; e sono inciampato, sono caduto battendo forte forte il sederino, ed è stato in quel momento che ho sentito entrare nel mio sacro buchetto qualcosa d’alieno. In lacrime, oltremodo spaventato, ho gridato fino a spolmonarmi, nessuno è però accorso. Intorno a me le mucche muggivano felici mentr’io piangevo come un vitello. In quel preciso momento, per i miei occhi il sole si è fatto buio per sempre. Sapevo d’essere innocente, ma ugualmente sentivo soltanto un gran dolore dabbasso. Pur essendo ben cosciente che, prima o poi, mi sarei dovuto rialzare, non volevo scoprire l’amara realtà. Alla fine, più per disperazione che per coraggio, mi sono tirato su, mi sono tastato il sederino e ho scoperto d’esser stato violato da una lumachina. Ho gridato. Chissà perché, le mucche mi hanno fissato in tralice. Oltremodo spaventato ho preso a correre, nonostante il dolore, nonostante l’orrore d’aver scoperto d’esser stato violentato da una diavolo di lumaca bavosa. Consapevole di poter contare solo su me stesso, ho corso centinaia e centinaia di metri a occhi chiusi, lasciandomi alle spalle il prato verde, i muggiti di scherno delle mucche e i loro sguardi fin troppo penetranti.

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Giovane prostituto

Giovane prostituto

di Iannozzi Giuseppe

prostituto

prostituto

“Perché non sia la dura tenerezza a ucciderci, per un istante di apparente felicità goduta, perfetta perché mai fino in fondo sincera”, gli aveva lasciato scritto su un post-it Alessandro.
Quando Giuliano si era svegliato l’amara sorpresa era stata scoprire che accanto a lui riposava sol più l’impronta fredda del giovinetto.
Alzatosi in piedi, sudato, con il cuore in gola, presago d’una sconfitta totale, si era recato in cucina e sul tavolo aveva trovato il messaggio.

Aveva deciso di farla finita. Per impiccagione. Sarebbe stato un suicidio senza spargimento di sangue, drammatico al punto giusto. Non se la sentiva di spararsi a una tempia e rovinarsi la faccia per l’eternità; né gli sembrava conveniente buttarsi a letto e ingollare un tubetto intero di sonniferi, chi avrebbe poi scoperto il suo cadavere si sarebbe difatti trovato davanti a un morto addormentato e morta lì. E forse per lui un amen accompagnato da una risata, grottesca.

Alessandro era il più bel ragazzo che gli fosse riuscito di portarsi a letto. Giuliano ne era innamorato.

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Libri di Iannozzi Giuseppe

Libri di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

libri di Giuseppe Iannozz

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La cattiva strada

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni

L’ultimo segreto di Nietzsche

L’ultimo segreto di Nietzsche – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni

Angeli Caduti

Angeli Caduti – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni

La lebbra

La lebbra – Giuseppe Iannozzi – Il Foglio lett.

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Vivere in Italia sotto dittatura

Vivere in Italia sotto dittatura

Stalin non è Cristo

stalin e il comunismo

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Luciano Pavarotti – Bella figlia dell’amore

Pavarotti – Bella figlia dell’amore

ascolta La donna è mobile

Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti

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Il sorriso di Buddha

Il sorriso di Buddha

di Iannozzi Giuseppe

Non è di questa terra il mio dio;
è la bellezza sincera
che mai umana o divina cattiveria
potrà un giorno scalfire:
un bambino che fa la linguaccia
mentre si prepara
a onorare di Buddha il sorriso.

piccolo Buddha linguaccia

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Casta Diva, nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe. In esclusiva il primo capitolo online

CASTA DIVA

di Iannozzi Giuseppe

In esclusiva assoluta per i miei lettori, il primo capitolo del nuovo romanzo, Casta Diva. Chi poi fosse curioso, a questo link può trovare la sinossi del romanzo.

Iannozzi Giuseppe

Casta diva

Casta diva

Quella confusione la ricordava confusa, gioia e dolore si distillavano nella memoria di lei; lampi di casto pudore squarciavano la sua mente. Pioveva, incessantemente. Una coppia abbracciata. Pozzanghere riflettevano un cielo bigio. Lacrime si mischiavano alla pioggia degli amanti a passeggiare; e risa sparse nell’aria, e poi il vuoto d’un’assurda indefinibile sofferenza. Doveva essere successo qualcosa… qualcosa di indefinito.
“Sei tu il mio più dolce rimpianto// nascosto segreto nel cuore d’una rossa rosa;// tu, simile al sangue dell’anima mia straziata,// felice di perdere i petali nel turbinio del vento,// eco della tua lontana anima che alla mia un tempo si fuse,// amor mio.// Tu, il più dolce mistero,// non so però chi io sia.// E di te, anima transfuga,// non so dir se sei oggi buona o cattiva.”
La pioggia camminava accanto alla ragazza su l’avenue des Champs-Élysées.
La Place Charles-de-Gaulle, lontana non troppo, ma adombrata dalle lacrime in pioggia, sembrava una cartolina sbiadita di altri tempi… dimenticata nella tasca, inesitata, e in bocca la dolcezza del poeta francese più amato. L’Arc de Triomphe negli occhi di lei specchiato, i teneri cernecchi biondi bagnati abbandonati sulla pallida fronte, il seno in fiore, tenerezza in mezzo all’indifferenza di Parigi, di una Parigi di fuggitive ombre a correre per cercare riparo in un qualche dove, tranne che in lei, lei ragazza straniera, ferita non a morte purtroppo. E d’un tratto accorgersi d’esser ormai giunta davanti all’Arc de Triomphe, fissarlo e nell’intimo non provare alcun sentimento, non un senso di nostalgia, non un senso di smarrimento, non un moto di gioia o dolore, solo la ferita ancora esposta sotto la pioggia simile a una rosa spogliata dei suoi petali. Una mano bianca sulla fronte per scostare i capelli ormai fradici incollati sulla pelle; la ragazza recitava versi del più amato poeta francese, come una preghiera; si guardò intorno, vide se stessa sotto la pioggia simile a un fantasma in mezzo alla gente e subito si rese conto che la sua ferita non era altro che una invisibilità: per questo solamente era ancora viva, nonostante la pioggia romantica a spogliarla dei suoi teneri petali. Tutto aveva avuto inizio inaspettatamente e tutto era finito in un batter di ciglia. Si scoprì a recitar poesie senza comprenderne il significato; la voce, tiepida, si camuffava in nuvolette di alito nell’aria fredda, e lei disegnava specchi di se stessa riflessa in pozzanghere mille volte contaminate dalla fretta di ignoti frettolosi passanti.

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