Dal romanzo La cattiva strada di Iannozzi Giuseppe edito da Cicorivolta edizioni – L’anarchico e la bella zingara

L’ANARCHICO E LA BELLA ZINGARA

da La cattiva strada di Iannozzi Giuseppe
edito da Cicorivolta Edizioni

gipsy womanI giorni passavano e il fuoco ogni sera veniva acceso, sempre uguale a quello delle volte precedenti. M’affascinava, m’attirava ma non era più lo stesso fuoco che spiavo da lontano abbarbicato su un albero. Quando mi riunivo con gli altri zingari intorno al rogo di fiamme, il fuoco mi era lontano, la mia mente lo vedeva lontano anche se non potevo fare a meno di sentirne addosso il vivo calore.

La cattiva strada -- Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

Gli anni Settanta avevano quasi raggiunto la data di scadenza e tutto intorno si sentiva un nuovo fermento: dopo che lo zio m’aveva spiegato d’esser un figlio di puttana, mi fu concesso d’addentrarmi nel mondo di fuori a procurarmi la pagnotta. Non sapevo un cazzo della città: mi mischiavo in mezzo ai borghesi e prendevo il bus, il tram, con loro e raggiungevo così il capolinea d’un dove oscuro che non conoscevo. Manco mi passava per la testa d’informarmi come diavolo si chiamasse quel posto che era mia momentanea terra sotto i miei piedi. A ogni capolinea vagavo tale e quale a un cane senza mèta, affamato, assetato, poi magari entravo in un negozio di periferia, facevo la parte dell’indifferente, o del finto signore, e mi cacciavo nelle tasche qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. I padroni se ne accorgevano subito che ero una mezzacalzetta e io mi volatilizzavo. Quand’ero giovare a rubare non ero proprio un maestro, solo il tempo m’avrebbe insegnato questa difficile arte. Però quand’ero giovane sapevo correre veloce, certo molto meglio di quanto non faccia adesso; avere delle gambe veloci m’ha salvato da tanti guai quand’ero una mezzacalzetta.
E ancora non riuscivo a cacciarmi dalla mente che il mondo poteva essere un luogo felice anche per me.

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Stevie Ray Vaughan & Double Trouble – Cold Shot

Stevie Ray Vaughan & Double Trouble – Cold Shot

Stevie Ray Vaughan

Stevie Ray Vaughan & Double Trouble – Cold Shot (Video)

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Addio alle preghiere di voi buffoni

Addio alle preghiere di voi buffoni

ANTOLOGIA VOL. 71

Iannozzi Giuseppe

Gli amanti (Les Amants) - René Magritte

DICO ADDIO

Dico Addio all’idiozia dell’Io,
a quel cieco dio che mi dice suo
Dico addio al mendico,
al sottoposto, al poeta,
a quel coglione che coglieva
e coglieva bene, per disprezzo
qualche volta, di palo in frasca
Dico addio al poco che fu mio,
all’idea malata di far piangere
sputando fumo negli occhi
come asino a briglia sciolta
ma sempre confuso fra i ragli
dei tanti

Brucia ancora l’alba sulla pelle
e non cessa del vento il fischio,
mi sia così concesso
di non passare per fesso
perché buono o giù di lì
Anch’io ne ho piene le palle
di dare a tutti o a nessuno
in cambio ottenendo
la sopportazione altrui
ché poi sì, verrà l’occasione
di tornare utile
– d’esser preso per il culo

Dico addio agli obblighi,
ai favori, alle stupide convinzioni
di maniaci, critici e religioni
Dico addio a chi è partito
per finire nell’abbraccio d’un Partito
Dico addio a voi pressappochisti
che in tasca una scusa da due soldi
sempre ce l’avete
Addio alle vostre facce sui giornali,
in tivù e in qualche orinale
Addio alle preghiere di voi buffoni
che vi credete Uno e Trino
Addio al vostro criptorchidismo,
a voi che salite e scendete
facendo d’ogni cosa incubi e sofismi

Addio a voi,
alle vostre incazzature
senza sbavature

Addio sì, addio a voi
Mai vi è passato per la mente
che c’è anche chi non mente

D’UNO CHE LEGGE

D’uno che legge
si dirà che…
un sognatore,
uno che la fatica
non la sa,
un poco di buono
certamente!

Lasciate
che dicano,
non sanno
quel che dicono,
ma non per questo
meritano il perdono
dei pesci
a far bolle d’aria
nell’acquario

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IVAN BUNIN – L’OMBRA DI HUMA – A cura di Ugo Persi e Michelange Ayangma – LEMMA PRESS

IVAN BUNIN – L’OMBRA DI HUMA

A cura di Ugo Persi e Michelange Ayangma

Pagine 296, Prezzo 12 euro, collana Attese, ISBN 9788899375232

LEMMA PRESS

Ivan Bunin - L'ombra di Huma

In questa raccolta di brevi racconti, Ivan Bunin esprime con lirismo e realismo il fascino delle antiche civiltà, di cui percorse le vestigia nei suoi viaggi in Medio Oriente. Turchia, Grecia, Egitto, Palestina, Libano, culle d’Oriente e Occidente studiate a fondo sui testi antichi, sono ammirate con sguardo mai stanco, narrate in un viaggio poetico che è anche del lettore ed è ricco di luce, colore, mito e vita.

Ivan Bunin (1870-1953), poeta, autore di romanzi e racconti brevi, è stato il primo russo a ricevere il Premio Nobel per la letteratura. Amico di Čechov e Gor’kij, nel 1920, contrario alla rivoluzione, ha abbandonato la Russia per stabilirsi in Francia. Il suo stile unico gli ha permesso di portare avanti la tradizione del romanzo realista con originalità.

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Non ci fu riconoscente nemmeno la morte – Racconti di Iannozzi Giuseppe

NON CI FU RICONOSCENTE
NEMMENO LA MORTE

Racconti di Iannozzi Giuseppe

Paul Rubens - Saturno

PERDERE LA VERGINITÀ

Al bar, dopo le due di notte.
“Allora, te la sei fatta, sì o no?”
“Fossi matto. Quella l’ha smollata a tutti.”
“E con questo?”
“E’ una puttana.”
“Ma tu cercavi una puttana o no?”
“Sì, ma non come Alice.”
“Perché, Alice che c’ha che non va?”
“Tu lo sai che è stata con un negro? Sì, con un africano del cazzo.”
“Continuo a non capire… sei diventato finocchio tutto d’un colpo o cosa?”
“Dico solo che quella è sfondata di brutto.”
“Non ti sei mai fatto di questi problemi…”
“E invece adesso me li faccio. Se solo sapessi che m’ha raccontato mi daresti ragione”.
“Dài, racconta…”
“Dunque stava con questo africano, uno che c’ha un ciddone di non so bene quanti centimetri, ma Alice m’ha giurato su Cristo che non ce l’aveva lungo non meno di trentacinque centimetri… una volta m’ha detto che s’è cagata addosso dalla paura… lui glielo aveva ficcato in culo e aveva cominciato a pestare… lei non riusciva a scrollarselo più di dosso… più ficcava e più andava a fondo… Per fartela breve per puro miracolo non le ha trapanato l’ano…”

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Alle tue caviglie ciondoli di luce – Poesie e racconti brevi

Alle tue caviglie ciondoli di luce

ANTOLOGIA VOL. 70

Poesie e racconti brevi

Iannozzi Giuseppe

Van Gogh - Portrait d'Adeline Ravoux

Vincent Van Gogh – Portrait d’Adeline Ravoux

SOLDATI

Così partimmo
alle spalle lasciandoci
asini e uomini
sicuri che domani,
quando la guerra
al di là delle porte,
saremmo tornati
a bagnarci nel fiume,
a baciare le donne
al pianto abbandonate.

Partimmo
e molti di noi
presto sparirono
dalla morte inghiottiti
ben pria che un singulto
dalla gola si dipartisse.
In tanti non un fiore
o una veloce preghiera,
ché se nostro desio
un presto ritorno
necessità ci spronava
ad andar avanti,
a rimandare a dopo
delitti non seppelliti
e maledetti rimpianti.

Quando infine
in pochi tornammo,
il nulla bell’e consumato:
là dov’erano
le nostre radici
nemmeno la cenere,
la consumata impronta
di quei figli,
che amammo
abbandonandoli
perché l’avida morte
non li pretendesse.

Traditore il Fato,
ma di più l’aria
nei polmoni ingoiata
e nel terrore soffocata!
Così, nella notte
che mai muore,
ci culla il rumore
del fiume dabbasso,
letto di cadaveri
trascinati chissà dove.

IL PARADISO DI DIO

Dio intimò di tacere al mio petto
quando t’ho vista tutta nuda svestita
I miei occhi hanno scoperto la tua vita
dalla vìta in giù, e ho dovuto ricredermi:
il paradiso che mai avevo considerato,
che avevo schernito con voce ora fioca
ora violenta come la brace, il paradiso
di Dio il tuo intimo, ora fiore da cogliere
Ma la paura mi fece molli i ginocchi
mentre il desio m’accecava gli occhi

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Morti, dimenticati, mai nati – Poesie e racconti brevi

Morti, dimenticati, mai nati

ANTOLOGIA VOL. 69

Poesie e racconti brevi

Iannozzi Giuseppe

OM

RIMBALZA L’OM

La palla che contro l’Om rimbalza
Il cavallo a dondolo che di sonno muore
Il giorno che di baci di fuoco s’infiamma
E noi qui sospesi e sospetti
come se mai avessimo visto il cielo cadere

La poesia morta, nel Getsemani sepolta
Vogliono sapere chi il corpo ha trafugato
Dicono che ciechi non siamo nati,
ma che a tirar per le lunghe ancora il discorso
potremmo presto noi baciar la sorte di Tiresia

Insistono che solo gli mancava la parola,
che troppi colpi alla testa e alla bocca dello stomaco
l’hanno inginocchiato
e che anche questa colpa la pagheremo
Ripetiamo ripetiamo che non sappiamo,
che Lazzaro non l’abbiamo noi di nuovo ucciso

Non ce la caveremo, questo lo sappiamo
La palla non continuerà a rimbalzare;
domani l’Om sarà infranto e piangeremo,
domani vana sarà per l’anima la preghiera
e.nel cavo della morte finalmente capiremo

TI SANTIFICA O TI CONDANNA L’AMORE
(versione con versi alternativi)

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda
e non gliene frega niente

Ti santifica o ti condanna l’amore
Togli a un uomo la donna che ama
e tutto gli avrai tolto; togli a una donna
l’uomo che dice d’amare alla follia
e solo gli avrai tolto un cuscino,
solo l’avrai salvata da una bugia,
da una telenovela di battute ripetute

Non parliamo d’amore,
non così, a cuor leggero:
già lo fanno in troppi
tirando su ospedali di parole,
ospedali quasi belli ma deboli,
di menzogne grandi e piccine,
di vanità quasi mai educate
e denudate

Non parliamo d’amore,
non così,
non per l’eccitazione
d’una sbronza,
d’una stupida poesia

Non parliamo d’amore,
non così,
non per un inganno di cipria,
per una composizione barocca
che si consuma in Fa minore

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda e sbanda
e dove va poi a sbattersi,
se in cielo o in un postribolo,
non lo puoi indovinare tu

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Magda, romanzo di Meike Ziervogel – Quando la finzione è più vera della realtà! – recensione di Iannozzi Giuseppe

MAGDA – MEIKE ZIERVOGEL

Quando la finzione è più vera della realtà!

Iannozzi Giuseppe

Magda - Meike Ziervogel - Sovera edizioni

Magda Goebbels, chi era in realtà? Ancor oggi non pochi si pongono, giustamente, questa domanda. La risposta non è immediata, e non potrebbe essere altrimenti. Per la maggior parte dei tedeschi – e non solo – Magda è un marchio di vergogna, un mostro. La Storia non assolverà mai Magda Goebbels, moglie del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, e il perché è semplice: fu una nazista, una donna troppo vicina al Führer, che lei adorava al pari di un dio. Dopo Eva Braun, Magda Goebbels fu la donna che sposò maggiormente le idee del nazismo hitleriano. Il 30 aprile 1945 Magda ricevette l’Insegna d’Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi, ed è questa un’ulteriore testimonianza di quanto “zio Adolf” tenesse in considerazione Magda. Ma c’è di più: Hitler, poche ore prima di suicidarsi nel suo bunker, fece dono della sua insegna che riportava il numero “1” a Magda Goebbels.

Nel 2013 Meike Ziervogel dà alle stampe il suo primo romanzo, Magda, che viene pubblicato da un editore indipendente (Salt Publishing). A tutt’oggi, Magda non è ancora stato pubblicato in tedesco. In Italia il lavoro di Meike Ziervogel è stato pubblicato da Sovera edizioni, nella neonata collana Fiori di cactus. Nel corso degli anni, la figura di Magda non ha potuto non suscitare interesse: i media se la sono contesa, e ancor oggi il rumore che si fa intorno, a torto o a ragione, intorno a questa donna è forte. Una delle ultime apparizioni di Magda sui media la si deve al controverso film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler (Der Untergang, 2004) diretto da Oliver Hirschbiegel. Sull’onda del successo de “La caduta”, nel 2005 Magda appare nella serie televisiva inglese “Uncle Adolf”, ma è almeno dal 1955 che il cinema corteggia, in maniera più o meno corretta, Magda.

Magda Goebbels fu la più accanita sostenitrice di Hitler, su questo non ci piove. Nata a Berlino l’11 novembre 1901, morì nel bunker di Hitler il 1º maggio 1945. Prima di sposare Joseph Goebbels, contrasse nozze con Günther Quandt, dal quale ebbe un figlio. Con Quandt non funzionò e nel 1929 Günther divorzia da Magda. Magda Goebbels si innamora delle parole di Hitler grazie alle solenni orazioni di Joseph Goebbels, Gauleiter di Berlino. Alla fine Joseph e Magda diventano una coppia, ma c’è chi sostiene, come Otto Wagener, che Magda fosse infatuata di Hitler e che da lui venisse ricambiata, per cui le nozze con Goebbels sarebbero state soltanto una sorta di copertura! C’è anche chi sostiene che Magda, nata Ritschel, fosse di origine ebrea: Auguste Behrend, la madre di Magda, sposerà in seconde nozze un industriale ebreo, un certo Richard Friedländer, che morirà in un campo di concentramento. Per molti, Magda non sarebbe la figlia di Oskar Rietsche, il primo marito di Auguste Behrend.
Il 19 dicembre 1931, nella tenuta di Günther Quandt nel Meclemburgo, Magda si lega a Goebbels; da sottolineare che il testimone di nozze fu Hitler in persona. Joseph e Magda hanno sei figli: Helga Susanne, Hildegard “Hilde” Traudel, Helmut Christian, Holdine “Holde” Kathrin, Hedwig “Hedda” Johanna e Heidrun “Heide” Elisabeth.

Nel suo lavoro Meike Ziervogel porta un ritratto di una donna, di Magda, mischiando realtà e finzione, ma è chiaro sin dall’inizio che l’autrice si ripropone, soprattutto, di ricostruire la psicologia e l’anima di Magda. Per riuscire in questo, Meike Ziervogel si documenta, legge, assorbe la realtà storica per poi tradurla, in maniera personale, in letteratura.
Hitler sa che la disfatta non è possibile stornarla, non gli rimane dunque che una soluzione, quella di chiudersi in un bunker insieme ai suoi più fedeli sostenitori e darsi la morte, perché non è pensabile che lui, il Führer, finisca fra le mani di quelli dell’Armata Rossa. I Goebbels seguono “zio Adolf” nel Führerbunker, sotto la Cancelleria del Reich.
Meike Ziervogel disegna la psicologia di una donna, di una madre, di una donna che ha fatto del nazionalsocialismo la sua fede, ma mette nero su bianco anche il difficile rapporto  fra madre e figlia: Helga è la più grande delle sue figlie e la più bella, e Magda lo sa bene che è intelligente, che a legarle è un rapporto di amore-odio.

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CAMPI DI CONCENTRAMENTO – Tre racconti brevi per non dimenticare

CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Tre racconti brevi per non dimenticare

Iannozzi Giuseppe

campo di concentramento
DELIRIO AD AUSCHWITZ

“Dimenticate Dio. E’ morto con una pistola puntata alla tempia. Teneva preoccupazione solo per sé stesso, non poteva davvero badare ai vostri inutili lamenti. Dimenticate Dio. Ha affari più urgenti a cui badare: è un morto che si sta scavando la fossa con le sue proprie mani. In fondo, nonostante sia bell’e morto, rimane un narcisista e ci tiene a una sepoltura onorevole, anche se mai nessuno di voi andrà a depositare un solo fiore sulla sua tomba. E’ inutile che preghiate: credete forse – ancora – che vi salverà? Illusi, disperati… siete solo degli animali. Dio è morto, ve lo ripeto, altrimenti non avrebbe permesso che la mia pallottola mettesse fine alla lurida vita di quel vecchio. E neanche avrebbe permesso che le mie mani strangolassero subito dopo la nipote. E’ caduta prima che potessi leggere dentro ai suoi occhi la morte. E voi avete visto com’è stato facile. E voi non avete mosso un dito, ma avete pregato. E a cosa è servito? A niente. Ve lo ripeto, Dio si sta scavando la tomba: è un narcisista e un egoista, non ha più tempo – non l’ha mai avuto – per pensare a voi. Li vedete quei muri? Certo che li vedete. Già mille come voi sono caduti: è bastato puntare loro una pistola alla testa e sono stramazzati al suolo. Credete forse che le loro lacrime di sangue saranno seppellite insieme al cadavere di Dio? Se lo pensate veramente, siete più animali di quanto i nostri dottori hanno dimostrato al mondo intero.
Che facce funeree! Sembra quasi che siate stati invitati al vostro funerale! In fondo non posso darvi torto, perché lo sapete bene che per voi solo pochi attimi ancora e poi sarà il buio totale e infinito. Potreste almeno tirare un sorriso, e invece niente. Presto sarete nel buio eterno… volete davvero farmi credere che solo desiderate spegnervi così? Siete assai peggio di quanto i nostri amati dottori hanno dimostrato, siete inferiori, degli animali incapaci persino di un sorriso prima di tirar le cuoia. Che dite? Qualcuno di voi bastardi ha osato respirare? Chi è il colpevole? Chi è il colpevole? Si faccia avanti, o per Dio, vi faccio secchi uno a uno… Non desiderate forse vivere un attimo in più? A guardarvi, si direbbe proprio di no. Ci tenete dunque così poco a quella cosa che chiamate vita? Non posso darvi torto. E’ stato ben dimostrato che siete dei buoni a niente. Persino i generali non sanno che farsene dei ninnoli ricavati dai vostri corpi. Persino la colla ricavata dalla vostra inutile vita puzza di ebraismo. Quando bruciate, il fumo nero che producete ci dà la nausea. Siete un errore di Dio… è per questo che ha preferito farsi ammazzare. Ma forse ricordo male: si è suicidato da sé. Chi è che frigna? Scommetto che è lo stesso animale che poc’anzi ha osato respirare. Animale, animale, animale! Due passi avanti o per quant’è vero che Dio è morto, vi accoppo subito.”
Una bambina, uno scheletrino praticamente, fece due passi in avanti: i suoi occhi erano gravidi di aride lacrime.
“Dunque… sei tu l’animaletto che ha osato…”, berciò rabbioso quello delle SS. E prese a cachinnare violentemente. Smise quasi subito. E la canna della pistola, fredda e maniacale, fu in un baleno sulla fronte della bambina.
“Che hai da dire prima che ti dia la fine?”
Balbettando: “Noi moriamo quando ci sparate… come te… Dio non è morto e tu deliri.”
Quello delle SS prese a ridere a squarciagola e il dito sul grilletto era già a metà della sua corsa, quando, improvvisamente, il cielo si rischiarò: una lama di luce penetrò attraverso il buio che le nuvole proiettavano sul campo di sterminio. Quello delle SS rimase con la risata congelata dentro alla strozza. Indarno cercò di farfugliare una bestemmia. Fu come se avesse ingoiato una pallottola. Cadde in ginocchio, lasciando scivolare a terra la pistola: la risata si tramutò in orrore, in una smorfia di indicibile dolore. Cerò indarno di portare una mano al petto, ma prima che la mano colpevole di tante morti potesse toccare il cuore fermo dentro al petto, quello che era stato un maiale di merda delle SS era già morto in ginocchio di fronte alla faccia di Dio. Infarto secco e fulminate.

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Il sorriso si fa di denti mangiati ma tu invitami a un tè nel deserto

Il sorriso si fa di denti mangiati,

ma tu invitami a un tè nel deserto

ANTOLOGIA VOL. 68

Iannozzi Giuseppe

Frederic Leighton - The Fisherman and the Syren

VEDI DI FARTI BELLA

Vedi di farti bella, spogliati
Non ho tempo per i “ti amo”,
per tutte quelle sciocchezze
di carezze, fazzoletti e pianti
Stasera ho bisogno d’una donna
che resti a me accanto, con il corpo
e con la mente, in silenzio

Stasera non ho tempo da perdere:
ho raccolto già troppe lacrime
per arrivare sin qui da dov’ero,
merito qualcosa di più del tuo broncio
Vedi di farti bella, mettiti a nudo
Mostrami la santità del tuo corpo
E fra le lacrime amami crudelmente
ma sempre in silenzio – ti sto baciando
dove nemmeno tu sai dove

Lascia quella pistola nel cinturone
E’ pesante, non è adatta a una Signora
Piuttosto fatti bella, mostrati
nella tua interezza, di petto e di schiena
Da dove vengo non c’erano donne
Non ho molto tempo
e questa notte vorrei viverla
fino a morirne – fino a seppellire
tutto il buio che c’è in me
in una tomba dove possa riposare in pace

Vedi di farti bella
Vedi di farti fare senza tante storie
Non hai motivo di piangere
Così è la vita, dovresti saperlo oramai

Così vedi di portar qui il tuo culetto
Ne ho bisogno stasera per riposare
Vedi di portare qui la tua nuda bellezza
Non ho tempo per i “ti amo”,
per tutte quelle sciocchezze
di carezze, fazzoletti e pianti

CHIACCHIERE ALLE SPALLE

Non ti lasciar illudere
dai commenti
che la gente lascia
appesi ai muri dei manicomi
Non sei il cuor d’oro
che dici a tutti d’essere
Vai ancora in giro
in punta di piedi
a decapitare le bambole
di tutte quelle bambine
che, per un motivo o no,
ti stanno sullo stomaco

Non sei quella bella persona
che dici di essere, e lo sai
Sei così in te,
così tanto in te
da non averla ancora persa
quella voglia tutta matta
di sputar in un occhio
al primo arrivato
e all’ultimo condannato,
che ha visto tutti,
tutti i suoi compagni cadere
Sei la solita che abbraccia Giuda
Sei ancora l’unica, proprio la sola
di cui io mi possa fidare

La gente non è buona,
è cannibale,
farebbe di tutto per portarti
ad abbracciare
un’idea di fratellanza in voga
E tu lo sai, tu lo sai bene

Continua a decapitare bambole
E io ti amerò per sempre (per sempre),
senza mai confessartelo con un fiore
o una stupida poesia da coccodrillo

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