Il sogno di un malato terminale

Il sogno di un malato terminale

Iannozzi Giuseppe

malato terminale

Nevica. Li intravedo attraverso la finestra i fiocchi cadere. Il giardino dell’Ospedale San Giovanni dev’essere un sudario bianco, vergine. Quand’ero più in forze, mi sedevo su una panchina a osservare le foglie rapite dal vento dell’autunno. Oggi nevica forte e morirò. Il tumore ha avuto la meglio. Non è servita la chemio, né l’operazione al cervello. Il maledetto si è riformato più forte e aggressivo. Non ho vissuto granché. Venti anni sono pochi per chiunque. Pelle e ossa, e questo cancro che pesa più del magro corpo che lascerò in eredità alla putrefazione.
Dicono che c’è un Aldilà. Non ci credo perché sono qui, nell’aldiquà, e la testa mi esplode in milioni di schegge di dolore. E’ questa l’anima che ho, un’anima corrotta dal cancro e che a breve cesserà di esistere. Se mi fosse concesso di vivere, anche così, malato, con l’anima a pezzi, non esiterei, accetterei. Non c’è però modo di tenermi in vita.

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POTETE SCOMMETTERCI LE PALLE

POTETE SCOMMETTERCI LE PALLE

Iannozzi Giuseppe

business woman

Amica mia, se tu sapessi! Anch’io piango. Non ti dico quanti borborigmi sono costretto a soffrire, a digerire; e come e quanto le ginocchia mi fanno giacomo giacomo. Maledizione! Che ragazza sciagurata che ho: manco il caffè al mattino. Un poveruomo che deve mai fare per avere un caffè caldo? Sì, lo so, scendere giù al bar e farselo preparare da quel solito tipaccio coi baffi da vecchio leccaculo stalinista. Mio dio! Alla faccia della dolcezza. Certi baffi ti svegliano molto meglio – e duramente – di qualsiasi caffè.
Non si può fare questa vita.

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Addio per sempre da qui all’eternità – Antologia poetica

Addio per sempre da qui all’eternità

Iannozzi Giuseppe

SILENZIO DI RASOIO

Vivo anch’io
il bisogno
di parole dolci
che mi facciano
cadere in ginocchio
con la faccia
spremuta
sul pavimento

Più non reggo
il lamento mio
e quello più lungo
degli stranieri
A lungo
dai miei occhi
le cascate del Niagara,
e il deserto
dell’anima mia
non è mutato

Più non ho parole
che siano di giustizia
Se i giorni ancora così
le labbra taglio via
con un colpo di rasoio
E in silenzio
il mio amen

TI SANTIFICA O TI CONDANNA L’AMORE

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda
e non gliene frega niente

Ti santifica o ti condanna l’amore
Togli a un uomo la donna che ama
e tutto gli avrai tolto; togli a una donna
l’uomo che dice d’amare alla follia
e solo gli avrai tolto un cuscino,
solo l’avrai salvata da una bugia,
da una telenovela di battute ripetute

Non parliamo d’amore,
non così, a cuor leggero:
già lo fanno in troppi
tirando su ospedali di parole,
ospedali quasi belli ma fragili,
fragili di menzogne,
di vanità quasi mai educate
e denudate

Non parliamo d’amore,
non così,
non per l’eccitazione
d’una sbronza,
d’una stupida poesia

Non parliamo d’amore,
non così,
non per un inganno di cipria,
per una composizione barocca
che si consuma in Fa minore

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda e sbanda
e dove va poi a sbattersi,
se in cielo o in un postribolo,
non lo puoi indovinare tu

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Il meglio dell’amore per l’amore

Il meglio dell’amore per l’amore

Iannozzi Giuseppe

Henri de Toulouse-Lautrec - In Bed

Henri de Toulouse-Lautrec – In Bed

ROSA NEL DESERTO

Han scavato le cieche lacrime
la dura roccia millenaria;
resiste però la Rosa nel Deserto,
miraggio per poeti dimenticati,
per quanti patria
e affetti han sacrificato nel Niente
da Oriente a Occidente vasto,
impossibile da sognare o segnare
E ronza un moscone all’Ultimo Bar:
mano a un vuoto bicchiere, in gola
un’arida goccia di gin butta giù
prima che sia l’ira del dolce jinn
ad arrestargli il pomo d’Adamo
mentre in sconosciute vie di periferia
la Ruota della Fortuna tentano gli orfani
nel fumo di Mosca subito seppellendosi
E sulla scrivania attende la Remington
che infine giunga un perfetto nessuno
a sbloccare il carrello, il colpo finale

QUESTA NOTTE CONTA

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime

A piedi nudi o no
ho percorso strade
che portavano dappertutto,
ma mai lontano
Ho commesso degli sbagli,
cercando d’allontanare
la tentazione dell’amore

Ho visto donne spogliarsi subito
e altre rivestirsi dopo due minuti
perché la Luna spiava la loro bellezza
E lo ammetto, con occhio curioso
ho spiato tutto ciò che era proibito
E questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
E lo ammetto, sono caduto,
ancora una volta sono caduto
al centro d’un miracolo:
nel peccato dell’amore

Come il Siddharta assumo il bello,
faccio mia la posizione del Loto,
e rigetto il buio che si nutre di sé;
ma quando stanco di pensarmi santo
sveglio le gambe,
sveglio l’uomo e il suo cuore
per amare ancora,
per essere peccatore fra i peccatori
Per essere un eroe fragile fragile

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
Davvero non c’è altro da sapere
per far brillare l’anima mia quaggiù,
dove nella mia condizione io sto
Dove nella mia condiziono io do

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WHOO-HOO! VACANZA, VACANZA…

WHOO-HOO! VACANZA, VACANZA…

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IL CANE VOLANTE E L’UOMO STELLARE – Laura Lupi intervistata

IL CANE VOLANTE E L’UOMO STELLARE

Laura Lupi intervistata

di Iannozzi Giuseppe

Il cane volante e l'omino stellare - Laura Lupi

IL CANE VOLANTE E L’UOMO STELLARE – Racconti e filastrocche (Edizioni Il Foglio) è il primo lavoro che la giovanissima autrice di soli 10 anni, Laura Lupi, pubblica. Fantasia e poesia si sposano in una unica soluzione di freschezza. La piccola autrice ci dice che è un libro “adatto per i bambini fino a dieci anni”, ma io credo che questo lavoro sia adatto a un po’ tutti, e il perché è presto spiegato: noi tutti dobbiamo reimparare a sognare con una certa dose di sana ingenuità.

Nel libro di Laura Lupi troverete ben 14 racconti e tante filastrocche, ma anche una Introduzione in forma di racconto e una Postfazione in forma di racconto (Lettera a una figlia), entrambe firmate da Gordiano Lupi.

“Resteremo sempre un punto dai campioni, cara Laura. Ma in fondo che importa? Il mio unico capolavoro sei tu, figlia mia inimitabile, che ci rivedo me stesso a ogni sorriso. Ed è straordinario come comprenda ogni tua piccola tristezza, ogni dubbio, pure quando fingo di non capire. Forse è proprio questo esser padri. Forse è proprio questo esser figli. Non vergognarti mai d’esser curiosa, del tuo desiderio di scoperta, la sola ricchezza che ti lascio in dote è vivere per i sogni, cercare di catturarli, anche se tuo padre aveva il retino bucato e non ne ha presi molti, sogni come farfalle svolazzanti difficili da imprigionare, per te la caccia sarà migliore. Mai disperare e arrendersi, comunque, ché non lottare è perdere. Non far caso alle tentazioni dell’abbandono, facili spettri che portano a vagare per paradisi d’illusione, tutto quel che pare non avere un prezzo prima o poi ti presenta il conto. E non esiste vittoria senza sacrificio, credimi. Non tutto quel che chiamano vittoria è vincere per davvero, ché la trappola più insidiosa sono i paradisi artificiali dove vorranno farti cadere, se non sarai abbastanza forte. La sola cosa di cui non dovrai mai dubitare è la mia presenza, per sostenere i tuoi sforzi, per non farti sbagliare, anche se già lo so che sbaglierai, come abbiamo sbagliato tutti in questa vita. Resterai sempre il mio piccolo, unico, inimitabile capolavoro, fiore sbocciato da un autunno incipiente, rosa in un deserto fatto di sorrisi.”

Gordiano Lupi

IL CANE VOLANTE E L’UOMO STELLARE è illustrato dai disegni di Claudia Giuliani, classe 90, illustratrice e fumettista già vincitrice della 1ma Edizione del Premio Andrea Pazienza. C’è ben più di un motivo per leggere i racconti e le filastrocche di Laura Lupi. Non mi credete ancora? Leggete allora l’intervista che la giovane autrice mi ha gentilmente rilasciato e tutti i vostri dubbi saranno spazzati via.

Iannozzi Giuseppe

1. Ciao, Laura Lupi. Hai pubblicato il tuo primo libro e sei così giovane! Complimenti davvero.
Mi dici qual è il pubblico ideale de IL CANE VOLANTE E L’UOMO STELLARE – Racconti e filastrocche (Edizioni Il Foglio)?

A mio parere non c’è un pubblico ideale, perché anche un adulto può scegliere di leggere un libro di fiabe e di filastrocche. In ogni caso il libro credo che sia molto adatto per i bambini fino a dieci anni.

2. Nel tuo libro ci sono ben quattordici racconti. Qual è il tuo preferito e perché?

Il mio preferito è Lettera a Martina perché mi sembra venuto meglio di altri, visto che contiene più sentimento. In quel racconto ho immaginato che la mia migliore amica e il mio vicino di casa si trasferissero in un’altra città, quindi ho raccontato come mi sarei comportata se avessi perso per sempre due amici.

3. Sono tanti quattordici racconti. Quando hai iniziato a scriverli?

A sette anni. Prima abbiamo pubblicato un FOGLIETTO senza codice ISBN, insieme a una mia amica (Chiara Napolitano), poi ho deciso di fare un libro vero, tutto da sola.

4. Chi ti ha insegnato a scrivere così bene? I tuoi racconti sono molto belli, e non meno belle sono le tue filastrocche.

Laura LupiCredo che mi abbia insegnato mio padre, ma è una passione che ho sempre avuto, come la musica. Penso che anche aver letto le filastrocche di Gianni Rodari, i racconti di Roald Dahl e di Angelo Petrosino (Valentina)  mi abbiano aiutato molto a scrivere.  Naturalmente anche le mie maestre delle elementari hanno avuto un ruolo importante.

5. Ci sono due racconti, “La sirena di Piombino” e “Che cosa c’è dentro l’armadio!” che mi hanno colpito in maniera particolare. Cara Laura Lupi, con in tuoi racconti che cosa vuoi far capire a chi oggi ti legge?

La sirena di Piombino è una storia inventata dal mio bisnonno che mi raccontava sempre mio padre da piccola: io l’ho soltanto arricchita e modificata. È un racconto – tradizione di famiglia. Che cosa c’è dentro l’armadio!, invece, è proprio tutto mio ed è stato scritto per sperimentare la paura. Non credo di essere ancora così brava da poter far capire qualcosa a chi mi legge. A me piace soltanto scrivere per trasmettere emozioni.

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GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA – 1 poesia inedita e altre storie

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

1 poesia inedita e altre storie

Iannozzi Giuseppe

giglio

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

(inedita)

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

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HELIOS, IL MONDO CHE CAMBIA

HELIOS, IL MONDO CHE CAMBIA

di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

Helios

Mi siedo e guardo dalla finestra.
Anche se la nostra terrazza è lussureggiante di fiori e arazzi, siamo sicuramente intrappolati dentro di noi. Già dall’alba la calura si spande sopra il giardino, sbianca i fiori, gli conferisce un colore, per così dire, appassito, e fa presto l’erba a perdere la sua freschezza, quasi volesse diventare paglia. Soltanto una camera, di tanto in tanto, riceve un po’ d’ombra. Helios fa fin troppo bene il suo dovere, porta in alto il suo carro di fuoco e il cielo lo illumina e lo riscalda: forse non vede che l’azzurro è bucato, o forse gliene frega niente, perché siamo stati noi, noi uomini a rovinare tutto con l’inquinamento. Fa il suo lavoro Helios perché così gli è stato comandato da un’autorità che sta più in alto di lui. Da oriente a occidente si muove, spunta delle montagne i ghiacciai, e giorno dopo giorno prosciuga fiumi e torrenti. Si specchia Helios sul mare che subito si scalda ma troppo davvero; e si frangono le onde contro scogli e faraglioni, non è però felice il mare inquinato com’è, e agonizzano le tante creature marine che, forse, noi non vedremo mai. È di un blu sporco il mare, di un blu che non è bello, che non è più quello che un Dio, o chi per esso, pensò all’inizio dei Tempi.

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Il fantasma – Favola d’amore e mistero – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Il fantasma

Favola d’amore e mistero

Iannozzi Giuseppe

Ghost by Chatterly

Ghost è opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

La casa è vecchia. Molto. Ed è vuota, o quasi. L’ultimo proprietario è morto a cento e passa anni.
La casa è stata lasciata in eredità alla nipote, che però non l’ha mai abitata né si è mai preoccupata di vendere la proprietà.
Dicono che la piccola villetta, in mezzo alle colline, lontano dalla civiltà e dal rumore, sia infestata dagli spettri. Nessuno sa dire perché si sia diffusa una simile leggenda. E’ nata e basta. In paese sono tutti concordi nel dire che la casa è infestata dalle forze del demonio.
Il crepuscolo tinge di rosso le colline perlopiù calve. L’inverno soffia un vento che punge la faccia.
Non nevica né altro. Solo il sibilo del vento freddo mi tiene compagnia.
Le gambe stanche e il fiato corto. Devo fermarmi per riposare.
Giù in paese, quando ho chiesto un riparo, hanno fatto una smorfia di sdegno: “Non ci sono locande. Non è un posto per turisti questo.”
Non sono amichevoli. E’ un posto di vecchi. Non ho visto dei giovani né dei bambini. E’ un posto per chi attende la morte. Posso capire perché non amino i viaggiatori e rifiutino loro una qualche forma di ospitalità.
La casa è questa. Un vecio, con un solo dente in bocca, me l’ha indicata. E mi ha sconsigliato di passarci la notte: “E’ infestata dai demoni, noi lo sappiamo.” Poi ha riso forte: “O il freddo o la frusta del demonio!”
Ha preso a raccontare la storia della casa abbandonata.

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Le avventure di Bimba – Sbruffoni – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Le avventure di Bimba – Sbruffoni

Iannozzi Giuseppe

Preparing for Halloween

Preparing for Halloween by Valeria Chatterly Rosenkreutz

Forse in amore vince la stupidità, così simile alla paura che proviamo quando su di noi il buio.

C’era una volta… No, meglio iniziare diversamente: c’è Bimba che, come suggerisce il nome stesso, è una bimba. Ma Bimba è bimba da sempre e lo sarà per sempre. Una magia, un maleficio, un miracolo, dite pure quel che volete, rimane il fatto che Bimba è eterna e non conosce l’età adulta. Come tutti al mondo, è in cerca delle sue verità, si pone tante domande e a volte crede d’aver trovato la risposta giusta. Poi basta il volo d’un corvo nella notte per far sì che Bimba metta in discussione una risposta che aveva trovato, che aveva creduto inappellabile e che le era costata tanti giorni di affanni.
Bimba porta lunghi capelli biondi, così biondi da far invidia al sole e al grano nei campi, all’oro che giace nascosto sotto le montagne. Le arrivano a toccare il fondoschiena tanto sono lunghi i suoi capelli. Ha poi occhi grandi e innocenti, d’un azzurro limpidissimo come due laghi. La sua bocca è uguale a una tenera fragolina selvatica, rossa e carnosa, e il suo sorriso è bianco come la neve sui cocuzzoli delle montagne.
Bimba ha un solo amico di cui si fida ciecamente, But, un pipistrello che esiste da prima che il mondo nascesse: per lui il giorno e la notte sono una cosa sola e non ha bisogno di dormire, mai. Parla. Parla con Bimba che lo ascolta, a volte in silenzio, altre battendo i piedi con un fare un po’ petulante. Bimba gli pone tante domande a cui But cerca di dare una risposta sensata, ma quasi sempre né l’una né l’altro arrivano a una conclusione che si possa dire definitiva. Il più delle volte si ha l’impressione che sia Bimba a impartire degli insegnamenti al pipistrello che le tiene compagnia.

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