Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo due – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

Cap. II

San Salvario non è una bella zona. Se vuoi farti la vita difficile, in un quartiere così ci riesci alla grande.
Bachir è un maghrebino pelle e ossa. Si buca e spaccia la sua cazzo di porcheria alla luce del sole. I poliziotti lo sanno, lo vedono e passano oltre. Non è il solo che smercia droga in pieno giorno. Ognuno qui fa quel che diavolo gli pare. Non interessa a nessuno, purché non ci scappi il morto. La polizia interviene solo se comincia a sentire puzza di cadavere vecchio di almeno una settimana. Qui ci stanno tutti: ispanici, sudafricani, islamici, cinesi, rumeni, greci… E tutti hanno i loro traffici. Le negre la danno via sotto i portici. Non dispiace a nessuno.
Avevo messo qui il mio ufficio, uno in una zona più rinomata non potevo permettermelo. C’è di buono che in questa fogna a cielo aperto, chi ieri si presentava alla mia porta era quasi sempre un disgraziato che aveva bisogno di lavoretti semplici, forse troppo semplici.

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Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo uno – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe
Cap. I

Le persone cadono come birilli. Non c’è molto altro da sapere.
La prima volta che ti sparano addosso, credi d’esser morto. Non importa dove ti prendono, il primo colpo è il battesimo del fuoco.
Ne ho visti tanti morire. Ci sono più morti che vivi nella mia memoria. E nessuno ha granché da raccontare. Quando ti beccano puoi solo sperare d’avere un gran culo, sennò ci rimani. Una arma da fuoco non scherza, anche se chi la tiene in mano è un coglione. Questo ho imparato. E’ un brutto affare togliere la vita a qualcuno. Con un colpo gli togli tutto quel che ha.
Questa storia è un pasticciaccio ed è mia. Morire non mi fa paura, non adesso che ho sorpassato la soglia dei cinquanta. Non sono pochi cinquanta anni quando stai in mezzo a canaglie e pistole che sbucano fuori dal niente. Scrivere queste memorie è la peggio cosa. Avrei preferito che mi sparassero in pieno petto piuttosto che mettere nero su bianco questa manfrina. Il dovere, il dovere: per questo scrivo, non per altro. O forse c’è anche dell’altro, ma non sono ancora pronto ad ammetterlo. Sia come sia, cominciamo dall’inizio, cioè dalla fine, perché la mia cazzo di storia si compone di titoli di coda.

Da giovane potevo piacere, non dico di no. Entrato in polizia, nessuno mise mai in dubbio che la mia fede era una e una soltanto, per il Fascio. Negli anni Settanta andava di moda il mito del poliziotto buono e comunista. Mai incontrato un piedipiatti votato a Marx e men che meno uno che non abbia cacciato il suo uccello dove non avrebbe dovuto. I più fortunati si sono beccati lo scolo, gli altri ci hanno rimesso la pellaccia in qualche sparatoria. E’ facile far fuori chi ti sta sulle palle, basta inscenare una rapina o qualcosa del genere. Poi aspetti. E quando hai finito di aspettare e ti trovi davanti il disgraziato che vuoi seccare, bene, premi il grilletto e fine del cinema. Se poi ti dice bene riesci pure a farla franca, portandoti a casa il bottino, la tua diavolo di vendetta bell’e consumata.
Nel giro di poco, fra i colleghi, per tutti fui René, René il bastardo. Dicevano che assomigliavo a quello lì, a Vallanzasca. Le femmine cadevano ai miei piedi, nonostante fossi l’ultimo arrivato. Dicevano che era per via del mio fascino, quello d’un fascista di tutto punto, bello e tenebroso. In realtà non mi è mai interessato granché l’amore per l’amore.
Isabella la trovai nel mio letto. Non le chiesi mai come diavolo fosse riuscita a scovare la mia tana. Fatto sta che me la sono fatta. Si era presa davvero bene di me, pretendeva che la sposassi. L’avevo conosciuta in un bar anonimo, dove, a fine turno, i poliziotti amavano bere un goccetto di troppo o spaccarsi il muso. Isabella mi faceva la posta da tempo, poco ma sicuro. Non era il suo posto quel bar. Non è durata. Dopo averla mollata, l’ho raccolta morta strangolata in una notte di pioggia. Il suo corpo giaceva mezzo nudo in mezzo ai campi novaresi, vicino a un pozzo. Era una che faceva la vita e che si era illusa di poter cambiare la sua condizione mettendosi con uno come me, con un giovane poliziotto. Le aveva però detto male. Non aveva messo in conto che la rifiutassi. Ma sto divagando, non è questa la storia che devo raccontare, è un’altra.
Feci qualche mese nel distretto di polizia di Novara, dopodiché fui sbattuto a Torino. E qui cominciarono i casini, quelli veri. Di spettacoli osceni ne ho visti a bizzeffe. Torino sarà pure la piccola Parigi, sarà pure una delle tante città dell’amore sparate in mezza Europa, ma sarebbe forse più vero dire che è un postribolo a cielo aperto.

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Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964) – Traduzione di Gordiano Lupi – Download gratuito

Nicolás Guillén – Tengo (Ho – 1964)

Traduzione di Gordiano Lupi

Gordiano Lupi ci fa un grande regalo: la traduzione della silloge di Nicolás Guillén, Tengo (Ho – 1964).

Scaricate l’ebook in formato pdf. Vi costa zero. E leggete, leggete Nicolás Guillén, la sua grande poesia, nella sempre ottima traduzione di Gordiano Lupi.

Nota introduttiva al testo

Tengo (Ho) raccoglie fondamentalmente la produzione di Guillén a partire dal trionfo della Rivoluzione contro la dittatura instaurata da Batista, il primo gennaio del 1959, anche se include composizioni anteriori. Fu pubblicato nel 1964 dalla Casa Editrice dell’Università Centrale di Las Villas, a spese del poeta Samuel Feijóo, con un prologo di José Antonio Portuondo. La stupenda esperienza di un popolo in rivoluzione scorre in tutta la sua intensità in queste poesie. La circostanza immediata, non ci sono dubbi, predomina nella maggior parte delle composizioni di Tengo (Ho), ma non rinuncia mai a un genuino linguaggio poetico. Tutto il drammatico processo del popolo cubano, la sua lotta eroica in difesa della sua indipendenza e dignità, è contenuto in questo libro, ma non mancano le impressioni su altri paesi visitati in questo periodo, così come alcuni versi scritti in occasioni anteriori.
In definitiva possiamo affermare che in Tengo (Ho) si trova la risonanza poetica dei primi anni tumultuosi e fecondi della Rivoluzione Cubana, con tutta la grandezza della sua portata storica.

Ángel Augier

Nicolas Guillén

Nicolas Guillén

download gratuito ebook Tengo di Nicolás Guillén in formato pdf

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Come rondini sul filo del rasoio – Antologico con 1 inedito – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Come rondini sul filo del rasoio

Antologico con 1 inedito

Iannozzi Giuseppe

rondini sul filo

Come rondini sul filo del rasoio

Come rondini sul filo del rasoio
addormentate,
grandi si diventa
senza diventar grandi sul serio mai

Sostieni questo cielo
prima che precipiti giù,
o lasciami dove io sto,
dove resisto dicendo contro,
dove sogno forte e di più ancora
le nuvole plasmando
sfidando degli dèi l’ira profonda

In lungo e in largo
nei mari delle fantasie ho navigato
la vela contro i tempi spiegandola,
il timone ben saldo reggendolo
scontrando di Orione le tempeste
per cattiva sorte
addosso a me sputate;
e se disperato
un pianto o un canto
ieri oltre i sette cieli l’ho levato,
nulla davvero
è andato nel Cieco Niente perduto
ché ancora sono qui
come una rondine,
come una rondine ad ali spiegate

Come una rondine sul filo del rasoio
non meno vanto
ma improvvisando guardo largo…
oltre le consuetudini delle possibilità alari
guardo largo

Cose che non so

Sono altre cose che non so
Che ho dimenticato per cattivo tempo
Sono altre cose
che dalla mia bocca non saprai
Ma se di fuori fanno fuori chi contro,
gli spari, quelli li sentirai sempre
nella tortura che il cuore porta
all’anima

D’ingiustizia
si nutrono labbra avvelenate:
tengono stretti i ghigni
tra cerini a pelle e gambe spezzate,
con la forca che da una finestra
gli sghignazza in faccia la faccia
dell’ultimo morto ammazzato

Sono altre cose che non oso,
che non posso raccontarti
per non scioglierti in pianto
nel dolore che qui nel corpo covo
Sono altre cose che sono
e saranno ancora dopo di me
Però meglio è che non te le lasci
in eredità

Sono altre, sono altre sempre
quelle teste innocenti penzolanti
che chiudono gli occhi al cielo
perché ce ne sono tanti
con la testa di fuori,
che non sanno il valore della vita
né della morte intagliata
secondo vizio di dio
Secondo vizio di dio, sono altre

Sono già tante, tante le cose
che ti lascio in triste eredità
Ma prova a ricordarti di me felice,
di me accanto a te eterno
Provaci a ricordare solo il bello,
solo il bello, ed allora sì
sarò per sempre eterno, Figlio Mio

Una lacrima, una bara

Ti lascio una sola lacrima
addormentata in una bara
e nulla più, niente di più
di quel piccolo Gesù
che m’albergava nel cuore
quando eri tu a scomporre
le trame delle gioie mie
per farle tue

Sol ti lascio questo Addio
d’infinito silenzio
perché Vergine Libertà
possa tu desiderare al di là
del mio sporco ricordo
– che mai più ti tormenterà
l’anima o le labbra

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Per Diana l’amor mio – Poesie d’amore per Diana Curri

Per Diana l’amor mio

Iannozzi Giuseppe

Diana Curri

Diana Curri

Con infinito amore a Diana Curri
che il cuore dal petto
con profonda gentilezza
me l’ha rubato

DONNA

Felicità un uragano
che le anime avvolge
senza far male,
senza strappar
dalla vita la vita

Felicità una possibilità
fra un uomo e una donna
che quel che hanno amano
e non la furente chimera,
la tentazione balorda
fra le pagine gialle
d’un bestiario conchiusa

Scelti ci ha il miracolo,
insieme, in due originato;
ma più forte forse la malia
nello sguardo tuo nocciola,
Donna

DIANA

C’è chi da solo se ne sta
per vocazione o destino:
quasi di niente si stupisce,
della fantasia, di Guccini,
d’una storia d’amore raccontata
– su due piedi forse inventata –
sul far d’un gaio tramonto
per esser poi presto dimenticata
fra generosi bicchieri di vino
e fumose risate giù in osteria

Ma di rosso si tinge l’alba
sui comignoli di Bologna
là dove tu come fata stai,
al mattino svegliandoti
coi sogni dentro agli occhi
ancor ben incollati, Diana

Sempre dopo il caffè di rito
al volo t’illumina il volto
un rossore prima d’andar
al novo giorno incontro

Sempre il rossor tuo d’amore
Bologna la scopre e la colora

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In un fulmine a ciel sereno – Antologico – Poesie di Iannozzi Giuseppe

In un fulmine a ciel sereno

Antologico

Iannozzi Giuseppe

colombi in amore

Amor di libertà

Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù

Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
E’ perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su

Senza mai, senza mai pensarci su

Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che nel cuore porta
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà

E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà

Senza mai, senza mai pensarci su

Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su

Incidente in Paradiso

Cercando tenerezza
venne presto tristezza
profonda uguale a violenza
Quale, quale vergogna
a chi resta, e che del pianto
solo avanza? Cristo!,
no che non c’è pentimento
perché ti ho amato
profondamente oltre quel cielo
che spreme lacrime e fortune
Perché ti ho amato con dolcezza
sfidando del destino i mari e i flutti,
cercando sempre d’esser più forte
d’ogni contrario vento
Di questo incidente in Paradiso

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Bukowski, racconta! a soli 7 Euro (Il Foglio letterario – a cura di Iannozzi Giuseppe) – richiedilo al curatore – numero limitato di copie autografate – comunicato stampa

Bukowski, racconta!

a soli 7 Euro – richiedilo al curatore

numero limitato di copie autografate

bukowski-raccconta

Il 16 agosto si celebra la nascita di Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920), si celebra il cantore dell’altra America.

Per omaggiare la sua memoria e grandezza, Bukowski, racconta! (a cura di Iannozzi Giuseppe Il Foglio letterario), per un numero limitato di copie autografate, potrete acquistarlo dal sottoscritto a metà prezzo, vale a dire a 7 Euro contro i 14 Euro del prezzo di copertina.

Per ricevere Bukowski, racconta! a soli 7 Euro contattare il curatore Iannozzi Giuseppe: giuseppe.iannozzi[at]gmail.com

Dati per il pagamento:

IBAN: IT35 N0306909 209 100000065990
ABI 03069 – CAB 09209
Intestato a Giuseppe Iannozzi
Intesa Sanpaolo Sanpaolo – Filiale 16 Corso Orbassano 138 – 10137 Torino
Causale: libro Bukowski, raccconta!

Scheda editoriale:

Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi

Oppure acquista “Bukowski, racconta!” dall’Editore

Bukowski racconta! .Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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Pagina ufficiale del libro su Facebook:

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