Da Oriente a Occidente si vergognava lei di me

Da Oriente a Occidente
si vergognava lei di me

Iannozzi Giuseppe

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Nessun incanto

Non mi incanta la bellezza, non mi incantano le parole e nemmeno le ombre che all’alba e al tramonto certe donne proiettano sulle sponde dell’anima mia. Non mi incantano le sgrammaticature dell’amore.

Come uomo un uomo

In lungo e in largo,
in alto e in basso
l’ho cercata
la donna ideale
presto affogando
in un oceano di fiele

Così cattiva, così dolce
m’insegnava la poesia
delle sue gambe di seta;
i versi dimenticavo,
la dolcezza d’un addio,
d’un lungo bacio
sulla nuda Luna
in profondità sepolto
Diceva d’aver avuto
uomini su uomini,
perché non uno
le era mai stato accanto
libero, libero dal pregiudizio
d’immaginarsi un Dio
ora bello ora cupo

Così cattiva, così fragile
non ha mai pianto
per chi mutato in cenere;
di sale però il perlaceo sudore
lungo la schiena sua dritta,
e la lingua mia di serpente muta

L’ho cercata, l’ho cercata…
sempre cambiando
del canovaccio le battute
perché fosse diverso il destino,
quel destino che ci era addosso

Tutto con lei ho sbagliato
Al suo ideale estraneo,
il fiele di chi prima di me
nella gola affogo perché sia il male
dal male un giorno depilato

Dulcinea del Toboso

Eran d’oro e miele
questi campi ora grigi
dove a vuoto
mulinava la lancia mia,
l’illusa mia gioia
Dulcinea del Toboso

Nell’ora estrema
che vecchiaia
alle spalle m’ha preso,
lo sbaglio comprendo;
da sgambetto fantasma
rimango sorpreso
in ginocchio finendo
subito toccando l’aridità
che seco reca la verità
Finito per sempre,
per sempre l’errare mio
e con esso gli errori
che ieri allo specchio
mi fecero un po’ bello

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Il clowndestino. Piangere per ridere – Dario Arkel – Editore: David and Matthaus – comunicato stampa

Il clowndestino. Piangere per ridere

DARIO ARKEL

Editore: David and Matthaus

Il clowndestino - Dario Arkel

Il clowndestino – Dario Arkel

Il clowndestino, in uno scenario “vintage” da gustare, tra le vie e le case di una Genova nostalgica, a cui, chi ci vive, finisce per somigliare profondamente, insegna che, alla resa dei conti, belli o brutti che siamo, il tempo ci trasforma tutti in pagliacci, in stranieri senza patria, e allora il film è meglio averlo solo guardato, almeno restano fotografate negli occhi le immagini, per sempre

Dario ArkelDario Arkel nasce a Genova il 15 novembre 1958. Dopo il Diploma si trasferisce a Urbino dove sarà allievo di Umberto Piersanti.
Si laurea presso l’Università di Genova in Scienza del servizio sociale e in Pedagogia.
Il suo percorso culturale è caratterizzato da una costante compenetrazione tra l’interesse per le materie letterarie e la scienza sociale e dell’educazione.
Ha insegnato Pedagogia della devianza all’Università degli Studi di Genova ed ora è docente di Pedagogia sociale alla Facoltà di Giurisprudenza della medesima Università, è consulente tecnico del Tribunale dei minori, redattore della rivista FOR e curatore per la stessa della rubrica “Educare e formare alla pace e alla condivisione”. (fonte: Wikepedia)

Dario Arkel su Facebookhttps://www.facebook.com/jan.kapen

Il clowndestino. Piangere per ridereDario Arkel – Editore: David and Matthaus – Collana: DMBlanco – 1ma edizione: 2016 – pagine: 176 – ISBN: 9788869840982 – prezzo: 14,90 Euro

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Almeno il pane, Fidel! Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl – Intervista a Gordiano Lupi

Almeno il pane, Fidel! – Gordiano Lupi

Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl

Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

Almeno il pane, Fidel - Gordiano Lupi - Historica edizioni

Almeno il pane, Fidel – Gordiano Lupi – Historica edizioni

1. Per anni e anni la maggior parte dei giornali ha dipinto Cuba come un paradiso. Cuba è (stato) l’ultimo paese comunista, non è però un paradiso e c’è da sospettare che mai lo sarà: “Sfatiamo anche i soliti luoghi comuni che dipingono Cuba come un posto dove sanità e istruzione sono ai massimi livelli. La scuola insegna soprattutto obbedienza al regime e retorica da Stato dittatoriale, mentre i libri sui quali studiano i ragazzi ricordano i testi approvati dal Minculpop di fascista memoria.” Dopo la dipartita di Fidel Castro (L’Avana, 25 novembre 2016), il potere è adesso nelle mani di suo fratello, Raúl Castro. Forse sbaglio, ma temo che il castrismo non sia affatto morto con Fidel. Quanto è cambiata Cuba in questi ultimi dieci anni? E’ ancora la Cuba del periodo speciale

Nessun paese diventerà mai un paradiso, credo. Quel che si chiedeva a Cuba non era di diventare un paradiso, ma di non tradire attese e aspettative. La Rivoluzione, invece, si è trasformata in una dittatura oligarchica dove una gerontocrazia al potere ha imposto le sue regole, in barba a ogni principio democratico. La morte di Fidel non cambia le carte in tavola, ben disposte in favore del Partito Comunista, la sola speranza resta nei giovani, nella lungimiranza degli eredi dei vecchi rivoluzionari. Per Cuba ci sarà ancora molto da soffrire, purtroppo, nonostante i presunti cambiamenti. Ricordi Il gattopardo? Che tutto cambi perché niente cambi…

2. “Almeno il pane, Fidel!” fu pubblicato dieci anni or sono da Marcello Baraghini (fondatore della casa editrice Stampa Alternativa). Oggi, finalmente, torna in libreria in una versione aggiornata e rivista. La nuova edizione di “Almeno il pane, Fidel!” esce oggi, nel 2016, in libreria per Historica Edizioni di Francesco Giubilei nella collana Cahier di viaggio (direzione editoriale di Francesca Mazzucato). Nella tua introduzione ad “Almeno il pane, Fidel!”, tu, Gordiano Lupi, scrivi: “Per me è importante dire cosa non ho voluto fare. Di certo non una guida turistica per italiani in vacanza e neanche un viaggio nella Cuba del sesso o dei villaggi per famiglie. E neppure mi interessava la solita immagine dell’isola caraibica fatta di stereotipi e luoghi comuni. Ce ne sono già troppi in circolazione di lavori simili e quasi tutti prendono in esame aspetti conosciuti e inflazionati della storia di Cuba.” Siamo dunque di fronte a un libro fondamentale per comprendere la realtà cubana, non è forse così?

Se lo dicessi io sarebbe immodesto, ma l’hai detto tu, quindi… A parte le battute, siamo di fronte a un libro onesto, soprattutto, che cerca di analizzare la realtà da un punto di vista obiettivo, senza padroni da omaggiare e senza partiti politici cui rendere conto. Spero di aver saputo tenere la stessa debita distanza sia da un potere dittatoriale che affama la popolazione, quanto da una dissidenza non credibile, foraggiata da oscuri gruppi di potere. Non è facile, credimi…

Raul Castro3. “Le prospettive politiche del dopo Castro non sono positive perché con Raúl restiamo nell’ambito della continuità e della restaurazione più conservatrice. Il fratello del Comandante ha meno carisma e poca personalità da statista, oltre a non garantire niente sul piano dei diritti umani. Mariela Castro, figlia di Raúl, lavora molto nel campo dei diritti legati alla comunità gay e ai transessuali, ma il padre non pare portatore di simili idee progressiste. L’unica via di salvezza per Cuba sembra quella segnata dal Progetto Varela (la dissidenza cattolica interna): apertura democratica, libere elezioni, attenzione verso i diritti civili, il tutto accompagnato da uno sviluppo economico che favorisca la libera iniziativa privata.” Dopo Raúl Castro, quale sarà il futuro di Cuba e dei cubani? A mio avviso, con Raúl al potere Cuba non è cambiata granché per i cubani nonostante alcune aperture di facciata. Bisognerà attendere la morte di Raúl perché Cuba e i cubani vadano incontro a un cambiamento?

I cubani attendevano da anni la morte di Fidel per festeggiare il cambiamento. Ora che è accaduto e che le feste (squallide e inopportune) sono state celebrate, sarebbe assurdo che si attendesse la morte di Raúl come un’altra data da festeggiare. In fondo Raúl – il vero comunista di questa storia – ha fatto sin troppo per migliorare Cuba, vista l’età e le idee politiche, di sicuro ha fatto più lui in pochi anni al potere di quanto non abbia fatto il fratello in tutta la sua vita. Almeno da un punto di vista economico, Cuba sta cambiando e si sta aprendo al libero mercato. Certo, per parlare di diritti umani e di democrazia forse dovremo attendere il prossimo secolo…

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Sotto processo per amore superfluo

Sotto processo per amore superfluo

Iannozzi Giuseppe

blonde

Edizione della Sera

Mi hai letto polemico sull’Edizione della Sera. Tutti quegli uomini là fuori chiedevano pane lanciando pietre contro le finestre. Sotto processo spiegavo che non sono mai stato il Poeta. Non intendevano credermi. L’accusa era stata formulata in maniera precisa e l’accusa valeva più di Dio e della millenaria luce delle stelle. Allora ho loro confessato d’esser al di sotto di un artista di merda, ma questa mia libera confessione ha solo sortito l’effetto di farli imbestialire di più. Una pioggia di schegge taglienti feriva la mia anima messa a sedere. Ogni volta che una pietra mandava in frantumi una finestra un’ombra mi urlava contro che era mia la colpa. L’accusa era stata formulata in maniera così infamante che non c’era davvero modo di dimostrare il contrario. Ho continuato a confessare di non essere il Poeta, di essere al di sotto di un artista di merda, e quelli ci sono andati giù ancor più pesante. Hanno appuntato ogni mia parola su un grande taccuino. Per questo non guardo più i documentari. Per questo non guardo più i film dei comici in tivù e sull’Edizione della Sera ti appaio polemico.

Un uomo e una donna

Facciamo una follia
che mandi il piccolo mondo
che conosciamo
a gambe all’aria
Facciamolo
prima che un figlio
ci pugnali alle spalle,
baciamoci in strada
nudi e disarmati
forti delle debolezze
e delle poche certezze
che ci han resi
così come oggi siamo

Facciamo una follia
I castelli che Loro han tirato su
non hanno retto i secoli:
in mezzo a mille pietre fesse,
in mezzo a pochi morti ciuffi d’erba
neanche l’ombra d’un fantasma

Tornato dalle Crociate
ho capito Dio e la sua Illusione,
così adesso credo sia giunto il momento
Facciamo una follia
anche se sappiamo poco o nulla di noi

Ho perso la spada,
e non la rimpiango
Ho perso la fede,
e non la rimpiango
Piango chi la sfortuna
ha voluto freddo
sul campo di battaglia,
con gli occhi rivolti
alla vuotezza del cielo

Facciamola questa follia
Andiamo a vivere insieme
prima che l’alba
con il suo insanguinato rossore
ci renda ciechi per sempre

Sappiamo poco di noi,
ma baciamoci in strada
Siamo in due,
un uomo e una donna,
non è forse abbastanza?

Fra le gambe legami il cuore

Abbracciami
e fra le gambe il cuore legami
prima dell’amore,
prima dell’amore
nell’infinito di questa notte
che sembra non voglia finir mai

Non ha senso, non l’ha mai avuto
questa solitudine che ci fa scudo
Entrambi abbiamo peccato,
mai ho però dimenticato il dì
che dalla tua bocca
il primo bacio si dipartì
e come Dio comanda
presto giù la pioggia

Quando già lontano il mattino
in una nuvola di capelli
con passione svegliami:
fino allo sfinimento tormentami

Come un bambino,
come un bambino
che la strada ha perduta
tutta la notte vegliami
I sogni che hai, i sogni che fai
nel sonno uguali ai miei falli;
e svegliami, veloce svegliami
Fragile e bella, fra le gambe legami
ché ogni uomo dell’amata la fantasia
dell’anima sua carnale
più d’ogn’altra cosa ama
fra il cielo e l’infinito

Abbracciami
e fra le gambe il sesso legami
prima dell’amore,
prima dell’amore
nell’infinito di questa notte
di promesse su promesse

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BUKOWSKI, RACCONTA! a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

BUKOWSKI, RACCONTA!

a cura (e traduzione) di Giuseppe Iannozzi

Bukowskil, racconta! - a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Bukowskil, racconta! – a cura (e traduzione) Iannozzi Giuseppe

Questo libro racconta

Bukowski, racconta! Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci.
Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.

Il Foglio letterario - di Gordiano LupiIn Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore.
Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Un breve estratto

Int.: Scrivere è anche lavorare.

Buk: Non direi proprio… un paio di bottiglie non bastano se uno vuole scrivere una buona poesia. Il problema è poi solo uno, riuscire a non farselo venire duro, altrimenti tutto va a puttane. Scrivere è un esercizio, un esercizio sessuale… non è detto che quello che scrivi poi sarà letto da qualcuno. Si scrive così come si fa sesso, sul divano di casa, o quasi di nascosto, nella toilette delle signore.

Int.: I suoi libri si vendono?

Buk: Non lo so, non ho mai pensato che scrivere serva a vendere e basta. La gente legge quello che gli piace… penso che la gente mi legge perché parlo di loro e non di cose che non conosco.

Int.: Lei legge?

Buk: Ho letto parecchio, molte cose che ho letto non me le ricordo. Quando una storia ti annoia la rimuovi dalla testa, ecco tutto, niente di più semplice.

[…]

Buk: A volte capita che legga qualcosa e che mi faccia del male. Capita che legga perché non ho sottomano una bottiglia o una donna, ma è come buttar giù del vino cattivo; e dopo, alla fine, non sei né ebbro né altro… hai solo un dolore sordo che ti trapana da tempia a tempia. Ha mai bevuto del vino cattivo? Se sì, allora può capire cosa intendo.

[…]

Int.: Le donne, capisco, il suo chiodo fisso.

Buk: La figa la posso riempire, la politica e Dio no.

www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi GiuseppeGiuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Con il foglio letterario ha pubblicato La lebbra. Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com. Scrive per diverse testate online e la free press.

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Tutti hanno un motivo bestiale per tradire – poesie bonus per “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen” di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Tutti hanno un motivo bestiale per tradire

Iannozzi Giuseppe

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Scomposta nudità

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

Sulla Luna

Sulla Luna,
sul lato buio,
là dove l’anima tua
non può immaginare
il senno mio è
ancora a riposare;
ma riposo è
d’un uomo stanco,
sconfitto:
cerco la mia Stella
e più cerco più mi perdo
Cerco te
che mai mi dai un bacio
seppur sospiri forte io
i capelli strappandomi
uno a uno
sempre facendo
il diavolo a quattro

Lassù
sul lato buio
ci son io
che alla luce anelo
Tu però non lo sai,
mia bella Stella

Come va, amico?

Tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno
– in eterni uguali frame d’un film già visto
Stanche le ossa ma di più la mente
Sopportabile sarebbe il dolore
che nelle vene scorre,
non però il peso della notte solitaria,
il buio che l’alma mia colma

Chiedono “Come va, amico?”
Potrei rispondere loro
con un’inflazione, mah!
Giusto il tempo di pensarci su
ed è già altro buio – oscure catene
che il mio io mortificano
nella posizione d’un invalido prigioniero

E chi sei tu, tu che dici
d’esser l’unico che mi può capire?
In alto e in basso,
svoltando ora a destra ora sinistra;
e non si esce mai dall’insidia,
dall’incubo del Minotauro

Intervallo, non chiedo che questo
Una dimenticanza dello spazio,
del tempo
Dopo un’intera vita spesa qui
ad ascoltare chiacchiere e poesie;
dopo l’ennesimo telegiornale
e la fame che ammazza giovani e vecchi;
dopo sbagli e compromessi subiti
di malavoglia ingoiati
ancora chiedono…

Chiedono “Come va, amico”?
Sempre il solito jingle in bocca
a chi m’assicura d’esser fratello
Sempre parole uguali
sparate alte come in altalena

Ma tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno

Ed allora sia sana la dimenticanza,
una presa di posizione per un intervallo

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IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI AUGURA FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
Associazione Culturale
Editoria di qualità dal 1999

Sito internet: www.ilfoglioletterario.it

Buon 2017 a tutti! La vignetta è di Samuele De Marchi, creatore della striscia comica The Unemployed, che trovate le catalogo del Foglio Letterario. Il nostro augurio è che con l’anno nuovo le tendenze editoriali italiane invertano il loro corso e che l’anima di Pasolini e di Calvino s’impossessi dei manager di Monnezzoli. Sì, lo so che fantastichiamo. Abbiamo visto Tim Burton, ieri sera.
Felice anno nuovo a tutti!

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Gordiano Lupi
Il mio sito: www.infol.it/lupi
Il Foglio Letterario: www.ilfoglioletterario.it

The Unemployed Comic Strip di Samuele De Marchi – Euro 12 – pag. 82 – ISBN 9788876065231

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