Non fidarti mai di nessuno

Non fidarti mai di nessuno

ANTOLOGIA VOL. 17

Iannozzi Giuseppe

The Unfortunate Evolution of the Ego

A volte ruota tutto intorno a me

A volte ruota tutto intorno a me
Altre volte mi piego in due
come se dovessi morire da qui a un minuto
A volte tutto è fermo
che credo d’esser già morto
Altre ancora ho lacrime
che non scendono
e lacrime che scendono in silenzio
senza lasciare tracce sul volto
Capita spesso – tirami la gamba! –
che mi senta un Giasone mutilato dei capelli,
un povero cristo sulla via di Damasco,
la pietra scagliata da Davide contro Golia
Capita spesso
che non abbia né direzione né senso
Capita che il mondo non m’appartenga più
sulla retina dell’anima fattasi cieca

A volte vorrei poter dire la mia
senza dovermi guardare le spalle
e reggermi la pancia
Avrei davvero bisogno almeno una volta
di tirar giù un piagnisteo senza fine
per sfogarmi, per rendermi uguale
a tutti gli altri che una spalla ce l’hanno

E invece no
Io mi esilio nel cesso
cercando una rima
che non mi viene
per una poesia e una fortuna del cazzo
E non viene mai niente
Così mi sparo una sega
e non dico neanche amen, così sia!

A gentile richiesta di chi

Chi mi vuole a destra
Chi mi vorrebbe tutto a sinistra
Chi al centro per tirarmi calci in culo
Chi vorrebbe che non fossi mai nato

Questo muro di gomma non si sfascia mai
Non ce l’ho la faccia di tornare a casa a mani vuote?
C’è chi già pronto a farmi la mossa sotto il sole o no
C’è chi già ha in mano la mia parodia
Uno è il gatto, l’altro è la volpe, in mezzo il sedere di Dio
Ho sempre più paura che la lavatrice sia pilotata
Ho sempre più paura che l’universo vada a rotoli
– benissimo senza di me

A gentile richiesta faccio il jukebox
A gentile richiesta faccio il karaoke
A gentile richiesta faccio il kamikaze
A gentile richiesta faccio il portafortuna, l’oca e la puttana
A richiesta faccio karakiri e risorgo dopo tre giorni appena
A gentile richiesta tiro su un pandemonio
A richiesta tiro su una nuova torre di Babele di Lego
A richiesta butto giù tutti i Templi e Tangentopoli
A gentile richiesta mi metto nudo per il prossimo anno

Chi me lo vuole mettere in culo
Prego, ritirare il numero e mettersi in fila
Chi mi vuole senza faccia
Chi me la vorrebbe sfasciare la faccia
per scoprire che sotto non c’è niente,
nemmeno il sospetto d’un arcobaleno
Chi me lo vuole far capire quanto…
…quanto sarei a posto se solo cadessi dalla parte giusta

A gentile richiesta cado dove volete voi
Oggi a destra, domani a sinistra
Ma c’è chi sempre vorrebbe che mai fossi nato
E allora tutti a fare in culo, io resto dove sto

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QUESTIONE DI UN PAIO DI MINUTI

QUESTIONE DI UN PAIO DI MINUTI

Iannozzi Giuseppe

femme fatale
La licenza di investigatore privato gliela avevano ritirata da un po’. Aveva pestato i piedi a troppi piedipiatti e quelli, alla fine, gli avevano dato prima una bella ripassata, poi gli avevano detto che non avrebbe più lavorato. Gli avevano strappato la licenza e il ferro, mentre lui giaceva a terra dolorante. Dick, ovviamente, aveva continuato a lavorare, si era procurato un’altra pistola e della licenza se ne era infischiato.

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IL MALE PEGGIORE – In libreria il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi

IL MALE PEGGIORE

In libreria il nuovo romanzo

di Giuseppe Iannozzi

Edizioni Il Foglio

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Chaplin aveva strappato Oona O’Neill dalle braccia di Salinger; e lui, Giacobbe, non era né l’uno né l’altro, ma Liliana si era portata via da lui […] In fondo Salgàri si era tolto di mezzo perché, per tutta la vita, era stato pure lui un mollaccione, uno che scriveva, uno che non guadagnava mai abbastanza nonostante sgobbasse da mane a sera; e che importava se aveva avuto dei figli da Ida Peruzzi, se questa era finita presto in manicomio. […] Ricordava con una certa nettezza quando, per l’ultima volta, l’aveva incontrato al Caffè Platti di Torino, in quel caffè che non c’è più e che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri. […]
Friedrich Willem Nietzsche aveva corteggiato Lou von Salomé e lei si era presa gioco del suo cuore e della sua genialità. E Nietzsche, con tutto il suo carico di dolore, nonostante l’intelligenza e l’acume spropositato, pian piano avevo ceduto alla pazzia per finire in un cazzo di manicomio a mangiare i suoi stessi escrementi.

Incipit

Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie.
Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi.
Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un’anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta.
Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo.
Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa.
Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci.
La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.

Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.

Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra.
Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza.
Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre.
Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male.
Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle.
L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era. [….]

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio
RINGRAZIAMENTI

Grazie a Nadia Fagiolo, che mi ha incoraggiato a scrivere questo romanzo, quando credevo d’aver detto tutto e di non aver più voglia di scrivere; grazie a Isabella Difronzo che mi legge da una vita, forse di più, in pratica dai miei oramai lontanissimi esordi; grazie a Cinzia Paltenghi, che mi legge praticamente da sempre; grazie a tanti e tanti nuovi lettori, che, nel corso degli anni, con i loro incoraggiamenti mi hanno spinto a scrivere, a migliorarmi, fornendomi non pochi utili consigli; grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo libro affinché fosse il più possibile vicino alla perfezione; grazie a chi ieri mi leggeva e oggi non più, manco fossi io un criminale; grazie a tanti e tanti nuovi amici che mi leggono, a volte in silenzio, altre no; grazie a Dario Arkel, che con la sua presenza mi ha stimolato a scrivere determinate storie; grazie a Valeria Chatterly Rosenkreuz, che con le sue opere, in più di una occasione, mi ha regalato un po’ di “fuoco sacro”; grazie a Sacha Naspinii, che, da quando pubblico con le EDIZIONI IL FOGLIO, si preoccupa dell’impaginazione e della grafica di copertina; e, ovviamente, grazie a Gordiano Lupi, attento editore e più che mai valido scrittore, che ha creduto in questo mio ennesimo lavoro che parla di scrittori, di grandi scrittori che hanno fatto la Storia della Letteratura e che dalla vita hanno ottenuto poco o nulla.
Grazie a quanti sino a oggi hanno creduto in me.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe - marzo 2017

Iannozzi Giuseppe: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).
Ha inoltre scritto introduzioni e critiche per diversi autori: Celeste Bruno, Kyara, Francesco De Nigris, Felice Muolo, Dario Arkel, etc. etc. Attualmente collabora con diverse testate online e non.
Da un anno a questa parte cura l’Ufficio Stampa delle Edizioni Il Foglio, Il Foglio editoriale.

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

Titolo: IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne
Autore: Giuseppe Iannozzi
EDIZIONI IL FOGLIO
Collana: Narrativa
Prima edizione: novembre 2017
Prezzo: 16,00 €
Pagine 330
ISBN 9788876067167

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Storie di tutti i giorni fra fantasie e realtà

Storie di tutti i giorni fra fantasie e realtà

Antologia di racconti brevi o brevissimi

Iannozzi Giuseppe

beautiful blonde woman

Giovane e vergine, una bambola – Si pettinò i capelli, lunghi, biondi e serici. Poi si accarezzò il ventre morbido, caldo e vellutato.
Sul letto il vestito più bello, quello che mai aveva indossato. Ma nello specchio tutta la nudità, la verginità mai data ad alcuno, né per passione né per necessità.
Sul volto pallido una lacrima solitaria. Una sola, superbamente lenta, gravida di solitudine. Tutta la vita l’aveva sciupata per restare eternamente giovane! Lo sapeva, ora, in ritardo. Distolse lo sguardo dallo specchio. Doveva fare la pipì, come una bambina. Poi sarebbe morta. Poi sarebbe diventata fredda per sempre, come una bambola.

Il chiodo fisso – Hai ragione, mi lamento sempre: pure dei chiodi a piedi e mani dell’Unto. Ce li hanno messi che erano già presi dalla ruggine. Un lavoro o lo si fa bene o non lo si fa proprio. Credo bene che poi Dio s’è imbestialito più del diavolo, difatti dopo tre giorni appena a quel figlio hippy l’ha fatto scendere giù dalla croce con una pacca sul sedere, sussurrandogli in un orecchio: “Ora corri dalla Maddalena, altrimenti quella ti diventa puttana…”
E Gesù, tutto felice: “Padre, lei è proprio così! E’ per questo che lei è il mio chiodo fisso. A me mi piace la Traviata, me ne vuoi fare forse una colpa?”

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SEI UN ANGELO ADESSO! – Per Victor Alfieri, scomparso il 30 ottobre 2017

SEI UN ANGELO ADESSO!

Per Victor Alfieri, scomparso il 30 ottobre 2017

Victor Alfieri

Dicono che sei un angelo adesso,
ma già da un po’ è l’autunno qui
e tira giusto un alito di vento,
e novembre
non ha ancora gonfiato le nuvole
Dovremmo scriverci una storia
su questa strana cosa, non trovi?

A chi ti ha conosciuto,
con ferma convinzione,
dicono che sei un angelo,
che non avrai problemi,
perché lassù
dove adesso stai
non morirai mai più
Dicono tutti tante cose,
e le donne ti recano rose,
tutte quelle rose che ieri,
chissà perché,
non fiorirono per te

È strano, così strano
guardare il cielo,
lasciarsi ferire gli occhi dalla luce:
non c’è l’ombra di una nuvola,
e lungo le strade
la gente cammina stordita,
come se fosse giunta
al suo ultimo giorno
Come se… come se
non ci fosse un domani

Giuseppe Iannozzi

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Pinocchio racconta le sue verità

Pinocchio racconta le sue verità

Antologia di racconti brevi o brevissimi

Iannozzi Giuseppe

pinocchio

La più bella di tutte – Un uomo ch’aveva fama d’esser tenace e irreprensibile Diplomatico, un giorno si trovò di fronte a una fanciulla ch’era stata accusata d’esser una meretrice e pure una strega. L’uomo, vedendola, subito se ne innamorò: fu un colpo di fulmine a ciel sereno, mentre il cielo s’addensava di negre nubi.
“Che ha fatto?” – s’informò subito.
Il gendarme subito lo informò, spiegandogli punto per punto il caso.
Una volta che lo ebbe ascoltato, il Diplomatico gli ordinò di toglierle i ferri e di consegnarla a lui.
“Se è Lei a ordinarmelo, non posso rifiutarmi. Obbedienza a Lei e alla sua venerabile canizie!” E così dicendo, il gendarme spogliò la fanciulla dei duri ferri e la lasciò libera ma fra le braccia del Diplomatico.

Quando furono a casa, il Diplomatico studiò l’ovale della donna ch’aveva strappato alle mani della giustizia, e sotto la luce della lampada a olio s’accorse, con suo grande stupore, ch’era più bella della Bellezza stessa.
Provò a interrogarla, ma indarno: quella non spiccicava parola. Domande e domande, per tutta la notte, ma non una risposta tranne i profondi sguardi di lei, quelli di occhi color di tenera foglia primaverile. Nell’intanto, al di là delle finestre della magione, era il forte bagliore dei fulmini notturni e l’eco tremenda dei tuoni e la pioggia. Al mattino, il Diplomatico, esausto, crollò sulla poltrona dove sedeva: il capo gli ciondolò sul petto, e subito s’addormentò profondamente. Quando la fanciulla fu sicura che l’uomo s’era addormentato, finalmente emise un debole “Oh!”, poi un sereno sbadiglio; e, in punta di piedi, tosto prese a fuggire… lontano dalla casa del Diplomatico che l’aveva salvata, più che mai decisa a lasciar il Paese per sempre.

A piedi scalzi, camminò su ogni profonda pozzanghera senza mai bagnarsi: né i teneri rosei malleoli né la balza della sua lunga gonna furono toccati da un solo schizzo d’acqua. E fu al di là di quel Paese che la voleva mortificata o nella rigidezza d’una prigione o in compagnia d’un vecchio bavoso Diplomatico, che solo sapeva sciorinar domande su domande.

Il giallo – Nei pressi di M. trovato un nano affogato in un mare di sangue. Causa del decesso: sopraggiunto soffocamento. Il nano avrebbe comunque lottato con tutte le sue forze nel tentativo di trarsi in salvo, fuori dal mare di sangue. Non ce l’ha purtroppo fatta. E’ stata disposta l’autopsia, per pura formalità. Perché il nano sia stato accoltellato e lasciato ad affogare nel suo stesso sangue rimane un mistero. Forse un regolamento di conti, o un brutto affare di donne e gelosia.

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VICTOR ALFIERI, A CHI STO SCRIVENDO, A CHI?

VICTOR ALFIERI, A CHI STO SCRIVENDO, A CHI?

Victor Alfieri
A chi sto scrivendo, a chi?
Mi sembra ridicolo scrivere qui, adesso che non ci sei più, Victor Alfieri.
Ti ho conosciuto soprattutto attraverso i tuoi racconti, e non so dire, non con precisione in ogni caso, quali fossero le tue idee, se credevi in un Dio oppure no. Ma per quello che ho potuto dedurre leggendoti, mi sa che non nutrivi chissà quale fede in un altro mondo.
Sei andato via all’improvviso, solo questo so. Tu eri molto più bravo e preparato di me, sapevi scrivere veramente bene, avevi le idee sempre chiare; e mi sento in colpa, molto, per non averti forse dedicato quella attenzione che invece avresti meritato. La tua scrittura era pulita, priva di fronzoli. Eri bravo, diavolo se lo eri. Non eri un azzeccagarbugli delle patrie lettere, scrivevi per passione, ma la limpidezza della tua scrittura non aveva niente da invidiare a certi scrittori d’oltreoceano fin troppo blasonati.
Dicono che il cielo sia pieno di angeli, dicono così. Però se guardo il cielo, vedo soltanto un buio che si prolunga all’infinito, un buio che a me fa orrore nonostante sia puntinato di stelle più o meno lucenti. Caro Victor, forse anche a te il cielo dava questa impressione. Sto guardando ora il cielo, la notte che a ogni minuto diventa sempre più profonda: c’è qualche stella, sì, ma non ti vedo, non scorgo alcun segno che tu sia nell’infinito.
Victor, amico e collega, la scrittura ci legava e continuerà a legarci. Da te ho imparato davvero molto, più di quanto abbia mai osato dire in pubblico e più di quanto ti abbia mai confessato in privato. Lo sto facendo adesso, adesso che è tardi, e per questo non posso non sentirmi profondamente colpevole. Di una cosa sono certo, non sarò mai all’altezza di scrivere storie belle e precise come le tue. Proverò, in ogni caso proverò a dare il meglio di me, perché scrivendo, forse, onorerò la tua memoria, tutte quelle lezioni che mi hai saputo dare attraverso la tua prosa perfetta.

Victor, amico e collega, non è giusto che una persona bella e intelligente come te… Non aggiungo altro perché non amavi i sentimentalismi esagerati, e facevi bene.

Ti abbraccio, abbraccio te, Victor.

Giuseppe Iannozzi

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Pagliacci senza speranza siamo e non altro

Pagliacci senza speranza siamo e non altro

ANTOLOGIA VOL. 16

Iannozzi Giuseppe

pagliaccetta

SOGNI IN FONDO AL MARE

E tentò d’affogare
i dolori nel profondo del mare,
e forse, a modo suo, ci riuscì
Fin oltre l’orizzonte si trascinò
per disfarsi di quell’àncora dell’Amore
da tempo legata a una caviglia
di legamenti spezzati,
di dita senza più il solletico
E nell’immensità del sale pianse sale
guardando il sole che in fronte lo baciava,
che quieto scompariva
dietro la linea sottile della sua eternità
nel moto delle ore terminata

Comprese che i tumori della pelle
Che quelle sue labbra mai baciate
Che l’amore e l’odio erano sale
E non altro
Comprese che la vita l’aveva sprecata

Comprese la cecità
di non aver mai saputo distinguere
la luna dal sole né il pianto dal mare
Si abbandonò così alle onde per affondare,
per colare a picco come una barca abbandonata,
dal molo slegata in un dì di festa e di tempesta

E sognò, per sempre sognò da qui all’eternità
l’amore d’una puttana, d’un pesce troppo piccolo
e d’uno squalo troppo grande
E sognò stranieri affondare nella sabbia del deserto
E sognò di altri ancorati a strane visioni
E sognò d’essere una torre
e un cavaliere senza la vergogna della paura
E sognò la sua faccia negli occhi d’una Bella

E sognò d’esser l’Illusione dell’Umanità
E finalmente fu l’alba d’un nuovo dì

SE MI LASCI A BOCCA VUOTA

Se non me lo dimostri
che mi ami veramente
Se mi lasci a bocca vuota
senza che sia il tuo bacio
a soffocarmi per sempre,
questo amore allora, Bella mia,
questo amore nasce invalido
e vive e muore in un momento

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Il Punto esclamativo e altri incubi ortografici. Tre racconti di una attualità mostruosa – recensione di Iannozzi Giuseppe

Il Punto esclamativo e altri incubi ortografici

Tre racconti di una attualità mostruosa

Iannozzi Giuseppe

Il punto esclamativo e altri incubi ortografici

Sarà capitato a tutti noi di nutrire dei dubbi sull’uso dei segni di interpunzione, e poco importa quale sia il nostro mestiere, se scriviamo perché obbligati dal nostro lavoro in ufficio o perché, bene o male, introdotti nel mondo delle lettere.
Oggi, ad esempio, si fa un notevole abuso del punto esclamativo ma anche dei puntini di sospensione, ieri, invece, si stava molto più attenti alla punteggiatura, anche quando lo scrivente non aveva alcuna pretesa letteraria.

Ne Il punto esclamativoAnton Čechov racconta dello scrivano Perekladin, che, per tutta la sua vita, non ha mai usato un solo punto ammirativo nei documenti da lui redatti. Perché? Forse per aridità d’animo, forse solo perché non gli è mai passato per la testa che il punto esclamativo ha una sua specifica funzione, che non è puramente ornamentale. Francis Scott Fitzgerald detestava il punto ammirativo, Tom Wolfe invece lo apprezza in maniera viscerale. Ancor oggi gli scrittori non sanno bene come comportarsi, se usarlo o no questo benedetto punto esclamativo.
Ne La lettera U, Iginio Ugo Tarchetti fa invece il punto sulla vocale «U» e lo fa adoperando una comicità grottesca. Un uomo, la cui vita potrebbe essere felice e normale, nutre una particolare avversione per la già citata vocale. Per lui la lettera «U» è qualcosa di mostruoso, una oscenità, questa è la sua ferma convinzione, e per questo motivo cerca in tutti i modi di convincere la società che la diciannovesima lettera dell’alfabeto italiano dovrebbe essere messa al bando. L’idiosincrasia per la lettera «U» porterà il personaggio nato dalla fantasia di Ugo a finire i suoi giorni in un manicomio, e non potrebbe davvero essere altrimenti!
In Regi impiegati, Emilio De Marchi ci mette di fronte a come la burocrazia sia in grado di trasformare una semplice richiesta di fondi straordinari in un aggrovigliato caso di incomprensioni senza fine e senza soluzione.

Nella sua nota di lettura, Roberto Alessandrini fa il punto: «Possiamo fare buon uso dei nostri errori e correggerli con scrupolo, ma anche evitare di trasformare il linguaggio in frontiere invalicabili ed escludenti».
Ne Il Punto esclamativo e altri incubi ortografici possiamo leggere tre racconti partoriti dalla penna di tre grandi autori, tre racconti di una attualità mostruosa che tutti gli scrittori, in erba e no, dovrebbero leggere senza esitazione alcuna, perché gli errori (orrori) ortografici di ieri sono gli stessi che ancor oggi si commettono.

Anton Čechov – Iginio Ugo Tarchetti – Emilio De MarchiIl Punto esclamativo e altri incubi ortografici – Nota di lettura di Roberto Alessandrini – Tradotto da Laura Ferrari – Edizione: settembre 2017 – Pagine: 80 – Dehoniane – Collana: P9 Lampi sezione: Lampi d’autore – EAN: 9788810567616 – € 8,50

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Annamária Lammel – Ilona Nagy – LA BIBBIA CONTADINA – Dehoniane

Annamária Lammel – Ilona Nagy

LA BIBBIA CONTADINA

Dehoniane

Annamária Lammel - Ilona Nagy - La Bibbia contadina
descrizione

Nel corso di varie indagini sui racconti di tradizione orale nelle campagne di Ungheria, Austria, Slovacchia, Romania e Paesi della ex Jugoslavia, due etnologhe hanno scoperto l’esistenza di una Bibbia di origine contadina. E hanno salvato dall’oblio centinaia di narrazioni che appartengono a una tradizione europea millenaria. Racconti lirici e magici, divertenti e osceni, ispirati alle vicende bibliche e alla storia del cristianesimo, restituiscono la struggente riflessione del mondo che li ha conservati e trasmessi oralmente durante le veglie. I grandi episodi e i personaggi della storia santa si intrecciano così alle narrazioni apocrife e leggendarie e alla saggezza popolare dei racconti e dei proverbi.

sommario

Prefazione all’edizione italiana (R. Alessandrini).  Introduzione.  Bibliografia.  I. Il cielo e la terra.  II. Adamo ed Eva.  III. Il giardino del paradiso.  IV. La cacciata dal paradiso.  V. Abele e Caino.  VI. Il diluvio.  VII. Dopo il diluvio.  VIII. I dieci giusti.  IX. Benedizione paterna.  X. Giuseppe e i suoi fratelli.  XI. La fuga dall’Egitto.  XII. Sansone.  XIII. Rut.  XIV. Davide.  XV. Il re Salomone.  XVI. Il carro di fuoco.  XVII. Tobia.  XVIII. Giuditta ed Ester.  XIX. Dio ha dato, Dio ha preso.  XX. I profeti.  XXI. Colei che poserà il piede sulla testa del drago.  XXII. La nascita di Gesù.  XXIII. La fuga della Santa Famiglia.  XXIV. Quando era piccolo.  XXV. La vita di Maria.  XXVI. Mio figlio adorato.  XXVII. Hanno seguito il Signore.  XXVIII. Io vi dico.  XXIX. Alzati e cammina.  XXX. Gesù e san Pietro creavano.  XXXI. Vi do ciò che voglio.  XXXII. Così parlava Gesù Cristo.  XXXIII. A Dio piacendo.  XXXIV. Ti punisco, ti benedico.  XXXV. C’era una volta. XXXVI. Gesù perseguitato.  XXXVII. Morte e risurrezione di Gesù.  XXXVIII. Gli inizi della Chiesa.  XXXIX. Dio e san Pietro in cielo.  XL. I cieli si apriranno.  Fonti.  Bibliografia della lista delle fonti.

note sull’autore

Annamária Lammel è antropologa e docente di Psicologia all’Università di Parigi VIII-Vincennes-Saint Denis. Ricercatrice al Laboratorio Paragraphe, è responsabile dell’e-Lab sull’interazione tra sistemi climatici e sistemi umani del Complex Systems’ Campus dell’Unesco. I risultati delle sue ricerche sono stati presentati in oltre cento conferenze e in diverse università in tutto il mondo.  Ha organizzato e co-presieduto incontri internazionali ed è autrice di numerose pubblicazioni.
Ilona Nagy, docente all’Università di Pécs, ha lavorato come ricercatrice all’Accademia Ungherese delle Scienze ed è stata vice presidente per l’Europa della Società internazionale per la ricerca sulla narrativa popolare. Ha ricevuto i premi Ortutay Gyula, Sándor Scheiber e Pitrè-Salomone Marino (con Annamária Lammel). Autrice di numerose pubblicazioni e di oltre cento contributi in riviste scientifiche, si è occupata in particolare di narrazione popolare, leggende, fiabe e scritti apocrifi.

Annamária LammelIlona NagyLa Bibbia contadina. Storie e leggende – Edizione italiana a cura di Roberto Alessandrini – Prima edizione: 2 ottobre 2017 – Pagine: 312 – Dehoniane – Collana: P6 Lapislazzuli – EAN: 9788810559086 – Prezzo: €20

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