“La cattiva strada” di Iannozzi Giuseppe. Alcuni personaggi della storia. In uscita a fine novembre

La cattiva strada

Iannozzi Giuseppe

Alcuni personaggi della storia

In uscita a fine novembre

Le bozze de LA CATTIVA STRADA sono adesso in mano all’editore, vale a dire che il libro è oramai sol più da stampare. A fine novembre LA CATTIVA STRADA vi aspetta in libreria, per cui vedete di non perdervi come Matteo, il personaggio principale della mia storia, che nel suo viaggio tra santi e anarchici, crede d’aver fatto fuori nientepopodimenoche Gesù Cristo.

Rael

Rael

Fra i personaggi de LA CATTIVA STRADA appare anche un certo Rael, del movimento Raeliano. Rael, il messaggero degli Elohin? Matteo, come già ho accennato, è un anarchico non troppo anarchico; è esso più che altro uno spirito libero e in quanto “libero” ricusa ogni dottrina filosofica e religiosa. E’ un’anima salva, uno che pensa con la sua testa e che si fida poco o nulla del prossimo. Percorrendo l’Italia in lungo e in largo, incontrerà un raeliano, oltreché un personaggio ambiguo che si spaccia per Rael. E sulla sua strada anche uno che crede di essere Gesù Cristo risorto. E proprio con questo sedicènte Cristo, suo malgrado, sarà costretto a menare le mani.

giovane zingara

giovane zingara

Matteo incontrerà anche una ragazza particolare, una zingarella disinibita che lo inizierà al sesso e alle sue gioie più profonde. Ma chi è in realtà la giovane zingara? E’ il primo amore di Matteo, ed è anche la sua nemesi, ovvero la distribuzione del Fato. Perché il Fato, ne LA CATTIVA STRADA, gioca un ruolo non da poco. Per il momento, queste informazioni dovranno bastarvi.

Chi volesse saperne di più, può qui leggere la sinossi de LA CATTIVA STRADA:

http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2014/09/15/la-cattiva-strada-in-anteprima-assoluta-la-sinossi-il-nuovo-romanzo-di-iannozzi-giuseppe-a-breve-in-libreria/

Bene, vi terrò aggiornati, nonostante la stanchezza sia non poca.

Cristo compagnone ubriaco

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“Dita di datteri” di Muhsin al-Ramli (Cicorivolta edizioni). Intervista a Federica Pistono, traduttrice e curatrice del libro

Dita di datteri

Muhsin al-Ramli

Intervista a Federica Pistono

di Iannozzi Giuseppe

Dita di datteri - Muhsin al-Ramli

Dita di datteri – Muhsin al-Ramli

© 2014 – € 13,00 – pp. 205 – in copertina, illustrazione originale di Khalid Kaki

1. “Dita di datteri” (Cicorivolta edizioni, 2014) di Mushin al-Ramli, romanzo da te tradotto e curato, Federica Pistono, è (anche) una storia di formazione oltre ad essere uno spaccato storico dell’Iraq di Saddam Hussein?

Sicuramente è la storia di una maturazione nella condizione esistenziale del migrante. Il protagonista fugge giovanissimo dal natio Iraq per approdare in Spagna dove diventa adulto: come ogni migrante, deve necessariamente lasciarsi alle spalle una parte di se’ e reintegrare il suo io amputato, privato delle categorie di pensiero della cultura di appartenenza, con valori e stili di vita nuovi. In questo senso il personaggio si crea una coscienza e un modo di sentire europei. Quindi, da questo punto di vista, siamo di fronte a una storia di formazione.

Federica Pistono

Federica Pistono

2. Rispetto ad altri autori contemporanei di fede islamica da te tradotti, a tuo avviso, in che cosa si differenzia maggiormente la scrittura del piuttosto giovane Mushin al-Ramli?

Spesso i romanzi arabi contemporanei, specialmente quelli provenienti dalle aree devastate dalle guerre degli ultimi anni, come Iraq, Siria o Palestina, sono storie tragiche, affrontano i temi della dittatura, del carcere, della tortura, della guerra, della morte. Lo fa anche Muhsin Al- Ramli, che tratta nel suo romanzo tutti questi temi, dalla dittatura di Saddam, alla vicenda del padre del protagonista arrestato e torturato in carcere fino a riportare lesioni permanenti, ai lutti della guerra Iran- Iraq. Ma lo fa con una certa levita’, con una vena di sottile ironia che pervade tutto il libro, anche i passi più drammatici. Per questo ho amato subito questo romanzo, per la sua capacità di far riflettere il lettore senza precipitarlo nell’angoscia.

3. Selim, il protagonista principale ma non unico, di “Dita di datteri”, nel suo paese vive una breve e intensa storia d’amore con Alia. Purtroppo la ragazza muore affogata nel fiume Tigri, nonostante l’impegno di Selim e di suo padre Nuah di strapparla alla morte. Selim non riesce a dimenticarla. Forse non può. Conosce altre donne, ma non ha con loro dei rapporti sessuali completi; e sempre il ricordo lo spinge verso il fantasma di Alia, lasciandolo prostrato e solo, spingendolo anche a masturbarsi ripensando all’unica ragazza che ha veramente amato. E’ Selim un cuore romantico, o piuttosto è un uomo incapace di andare avanti, un disfattista che non crede più nella vita e nella possibilità di incontrare un’altra anima gemella?

Selim è, a mio avviso, un cuore ferito, che ha bisogno di tempo per guarire. Per anni si lascia infatti dominare dal fantasma di Alia, il cui ricordo porterà con se’ per sempre, come una delle cose più preziose che la vita gli abbia donato.Nel corso del suo soggiorno madrileno però conosce Fatima, se ne innamora, ricambiato, e decide di sposarla. Certo, si tratta di un amore diverso, più maturo, non più della passione folle provata per Alia, ma nella vita non si torna indietro, si può solo provare ad andare avanti. E Selim riesce finalmente a far pace con il passato e ad attingere, se non alla felicità, almeno alla serenità.

4. Il rapporto padre-figlio, in “Dita di datteri”, non è dei migliori; a ragione si può dire che è molto teso. “Scrivi quello che ti pare. Non può capitare niente di peggio di quello che è già successo… E’ un mondo fottuto. […]”, dice Nuah al figlio. Selim, con sua grande meraviglia, ritrova il padre, a Madrid. Ma è cambiato. E’ molto cambiato. Non ha più la barba. Ha cominciato a perdere i capelli, che adesso tiene acconciati in maniera piuttosto vistosa. Selim non capisce. Non lo riconosce. L’uomo, che ha amato e rispettato, è adesso un’altra persona! Selim è ben lontano dal sospettare che il padre cova nell’animo il seme della vendetta. E Selim nemmeno sa che il padre è suo malgrado costretto a vivere una profonda “lotta interiore”, fra “due fuochi”.
Come descriveresti il rapporto fra Nuah e Selim?

Sicuramente si tratta di un rapporto costruttivo. Difficile, a volte doloroso, ma certamente positivo per entrambi. Nuah, il padre, e’ un personaggio problematico, un uomo dalla doppia personalità, un cuore lacerato tra Oriente e Occidente. Sembra essersi integrato molto bene nell’ambiente della discoteca che gestisce a Madrid, con il suo look stravagante e i suoi modi anche troppo disinvolti. In realtà nasconde il progetto di un’oscura vendetta, fondata su un giuramento sacro fatto al proprio padre. Un giuramento che gli costa molto assolvere, di cui vorrebbe liberarsi, un impegno che rinvia inevitabilmente al rapporto mai risolto con suo padre, il terribile mullah Mutlaq. Mentre il rapporto di Nuah con Mutlaq era fondato sull’ubbidienza cieca del figlio verso il padre, il rapporto di Nuah con Selim è basato sul confronto. Quindi, mentre il rapporto di Nuah con il padre porta alla rovina il figlio, il rapporto di Nuah con Selim concede al giovane una possibilità di salvezza, di affrancamento dal passato, negata invece al padre.

Mushin al-Ramli

Mushin al-Ramli

5. Selim, per motivi politici, è stato costretto a lasciare il suo amato paese. Non ha però dimenticato quelle che sono le sue origini, non c’è difatti giorno che Selim non raccolga notizie, perlopiù foto, dell’Iraq, ritagliandole dai quotidiani. Il suo piccolo appartamento è pieno zeppo di foto di un Iraq che stenta a riconoscere. Saddam Hussein l’ha costretto a scegliere la via dell’esilio. La sua famiglia, rimasta in Iraq, è stata umiliata e offesa, per dirla con una formula dostoevskijana. Tu, Federica Pistono, pensi fosse nelle intenzioni di Muhsin al-Ramli dar vita a un romanzo, per metà tradizionale e per metà dostoevskijano?

Non credo che fosse intenzione dell’Autore scrivere un romanzo anche solo in parte “dovstoevskijano”. Non perché non conosca il grande maestro russo, ma perché l’umiliazione e l’offesa sono esperienze quotidiane dei singoli e delle famiglie che vivono sotto il tallone delle dittature. Noi che siamo nati in Europa molto dopo la guerra, non abbiamo idea, se non attraverso la lettura dei romanzi, di quello che possono aver passato in questi ultimi decenni gli Iracheni o anche i Siriani. Ecco perché l’amore di Selim per l’Iraq si risolve tutto all’interno dell’appartamento, con il rito della contemplazione delle foto attaccate alle pareti. Selim sa che la sua amata patria può essere soltanto vagheggiata nei sogni e nei ricordi, non più essere un luogo reale cui fare ritorno.

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“La cattiva strada”. Il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi in libreria a fine novembre

La cattiva strada. Il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi in libreria a fine novembre

Leggi qui in anteprima la sinossi de LA CATTIVA STRADA

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Terza Guerra Mondiale

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3a guerra mondiale

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Spengo la luce, una stupida torcia a pile.
Fuori non c’è una stella.
Un sudario di fumo ha seppellito il cielo. Non ricordo quasi più com’era il sole, ed è passato così poco tempo da quando le atomiche sono esplose.

Siamo sopravvissuti in pochi dopo la Terza Guerra Mondiale. Viviamo come topi nelle fogne.
La maggior parte di noi morirà nel giro di pochi giorni, se non di ore. Nessuno di noi
pensa di poter ridare una nuova chance all’umanità.
I tumori si sviluppano più veloci del nostro pensiero.
I morti non li seppelliamo. Sarebbe tempo perso, strappato a quel poco che ci resta.
Assistiamo impotenti alla fine.
Qualcuno ha detto che l’èra dell’uomo, come specie dominante, è finita.
Non lo metto in dubbio.

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Liberismo e Comunismo. I due grandi mali che hanno fatto gli uomini schiavi

Liberismo e Comunismo

I due grandi mali che hanno fatto gli uomini schiavi

di Iannozzi Giuseppe

Non no Karl Marxho ancora ben capito se, per l’umanità, è stato più deleterio il liberismo o il comunismo. Entrambe le filosofie (economiche) hanno carattere di imporsi prima come dottrine settarie, per diventare poi, nel giro di pochi mesi o anni, delle vere e proprie dittature. Ieri come oggi, lo schiavismo è maggiormente diffuso in quei paesi che hanno optato o per il liberismo o per il comunismo, vale a dire che si salva solo qualche piccolo (e dimenticato) paese dove ancora resiste un carattere rurale.

Entrambe le filosofie sono state spinte all’estremo diventando degli estremismi, quindi delle dittature. Un esempio ci è dato dall’attuale Russia: essa ammette al suo interno una bestiale commistione di liberismo e di comunismo; il risultato è una dittatura ben peggiore di quella tirata su da Stalin. Oppure si guardi alla realtà cubana: è comunismo forse quello che impera? Direi proprio di no. Siamo di fronte a due filosofie sbagliate, che hanno sbagliato, ma con il preciso intento di creare degli schiavi. Direi che in questo, comunismo e liberismo hanno saputo conseguire un insperato risultato.

Ma, d’altro canto, quanto ho qui sommariamente espresso, aggiornando il tutto al nostro momento storico, fu già detto da Bertrand Russell. Per conoscere il presente e il futuro, indispensabile è conoscere il passato, o la Storia. Il problema è che la maggior parte di noi non conosce la Storia, per cui ripete ad infinitum gli errori del passato.

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Berlusconi a 16 anni – figurina per provino Milan

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