Tempesta – Lilli Gruber – Rizzoli – Comunicato stampa

Tempesta

Lilli Gruber

Tempesta - Lilli Gruber

Tempesta – Lilli Gruber

“Mi chiamo Hella, Hella Rizzolli, e la mia voce viene dal passato.” Quel passato è il 1941, in un’Europa in cui il nazismo dilaga vittorioso assoggettando un Paese dopo l’altro. Hella crede ancora nel Führer, ma lui le sta strappando ciò che ha di più prezioso: Wastl, il suo fidanzato, che parte per il fronte dopo un’ultima settimana d’amore a Berlino. Sul treno che riporta Hella a casa c’è anche un giovane falsario, Karl, che in fuga da una Germania ormai troppo pericolosa per i nemici del regime ha deciso di rifugiarsi in Sudtirolo. Ma nemmeno quella terra chiusa tra le montagne è al sicuro dalle tempeste della storia: nei quattro anni successivi, che devasteranno il mondo, l’orrore del nazismo e la realtà della guerra arrivano anche qui, culminando nell’occupazione da parte dei tedeschi nel 1943. Hella e la sua famiglia sono costretti ad abbandonare le loro illusioni, e Karl a confrontarsi con il Male.

RizzoliIn questo nuovo episodio della storia della sua Heimat e della sua famiglia, cominciata con Eredità, Lilli Gruber riprende le fila della vita di Hella, la sua prozia, per seguirla attraverso gli anni cruciali della Seconda guerra mondiale: dall’apertura del fronte orientale alla lunga campagna italiana degli Alleati. Un viaggio della memoria e dell’immaginazione che combina ricerca, interviste e avvincente fiction, costruendo un libro che ha il respiro della grande Storia e il passo della narrativa d’avventura. Nella parabola di Hella e di Karl si disegna la tragedia di un popolo, quello sudtirolese, e di un intero continente, intrappolati tra due regimi sanguinari e prigionieri di un dilemma: salvarsi la vita, o salvarsi l’anima?

Lilli Gruber

Lilli Gruber

Lilli Gruber, giornalista e scrittrice, prima donna a presentare un telegiornale in prima serata, dal 1988 ha seguito come inviata per la Rai tutti i principali avvenimenti internazionali. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea. Dal settembre 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche in Bur, Ritorno a Berlino (2009) e Eredità (2012).

TempestaLilli GruberRizzoli – Genere e argomento: Storia e Avventura – Collana: SAGGI – 1ma edizione 09/2014 – ISBN: 9788817075671 – Pagine: 396 – Prezzo: 19.00 €

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Per natura Ribelli

Per natura Ribelli

di Iannozzi Giuseppe

Io, Lucifero - Iannozzi Giuseppe

Io, Lucifero – Iannozzi Giuseppe

Non le tombe

a Cinzia Paltenghi

Non le tombe
con le lor lunghe ombre
dell’uomo e del suo nome
segneran la Fine.

Come l’aquila che in alto vola
nel cielo segnando volteggi alari;
come il lupo che alla pallida luna
ostenta fiero occhi e denti affilati;
come Lucifero alla beltà ribelle
ché pietra dopo pietra tirata su
da un Dio vecchio e crudele;
come il saggio che nel tempio
il saluto Namasté presenta
riconoscendo di Buddha il sorriso;
così noi che memoria serbiamo
di chi, per amore e nobiltà d’animo,
al nostro fianco è stato, mai stanco,
felicità errori e orrori dividendo.

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Il critico d’arte al telefono

Il critico d’arte al telefono

di Iannozzi Giuseppe

critico d'arte

- Ho un lavoro per te.
– D’accordo. Spiegami.
– Tu ci sai fare con i pennelli.
– Non sono Caravaggio, ma diciamo che ci metto non poco coraggio a dipingere quel che poi dipingo.
– Sì, bene. Però m’interessa la tua esperienza in qualità di critico d’arte.
– Nessuno si è mai lamentato. Le mie critiche sono sempre puntuali e precise, questo ben lo sai.
– Bene, allora è fatta. Sei libero?
– Dipende…
– Domani arrivano delle tele d’un giovane artista. Vorrei che gli dessi un’occhiata.
– Dove?
– Alla Galleria Napoleone Bonaparte.

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Il terzo dito. Racconto horror di Iannozzi Giuseppe

Il terzo dito

di Iannozzi Giuseppe

Johnny Cash
C’era una volta un villaggio… Ci vivevano perlopiù vecchi, pochissime donne e ancor meno giovani. C’era però uno scemo, il classico Scemo del Villaggio: questi si vantava d’aver ai piedi gli Stivali delle Sette Leghe, ma tutti guardandoli capivano che in realtà erano solo degli stivali male in arnese, messi così male ch’era un miracolo che stessero ancora in piedi, cioè ai piedi. A ogni modo, lo Scemo del Villaggio era più che mai persuaso che quegli stivali fossero magici e non c’era giorno che non se ne vantasse, anche se, a onor del vero, nessuno lo ascoltava più: era una storia così trita e ritrita che anche la pazienza dei più vecchi s’era assopita insieme alla voglia di sfottere quel poveretto. Lo lasciavano cianciare, persino il Parroco non diceva nulla; questi si limitava a un accenno di sorriso, ma così scipito che pareva gl’avessero appena strappata l’appendice dalla pancia a mani nude.
Lo Scemo del Villaggio era quel che si dice un uomo felice: era l’unico che calzava i famosi stivali. Proprio l’unico.
E i giorni passavano tutti uguali, pieni di monotonia.

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Requiem per l’amore. Un breve estratto dal nuovo romanzo che Iannozzi Giuseppe sta scrivendo

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tatuaggio giarrettiera

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Un estratto dal nuovo romanzo che sto scrivendo, Requiem per l’amore, anche se avevo promesso di non mettere online alcun brano. Ho mantenuta la promessa a metà, perché questo estratto è ancora in fase di bozza, quindi soggetto a radicali cambiamenti. In ogni caso, potete almeno farvi una grossolana idea… – iannozzi giuseppe

Dicembre 2004

L’orologio del campanile segnava le due, ma da tempo era rimasto fermo. Le campane suonavano, non si capiva però se a festa o a lutto. La piccola chiesa teneva le sue porte ben chiuse. Jacques aveva provato a bussare per chiedere ospitalità. Nessuno gli aveva aperto.

Copyright - tutti i diritti riservatiDicembre era bianco di neve, oltremodo freddo. Durante quell’anno, più d’una volta, la temperatura era scesa sotto lo zero, lasciando sotto i ponti diversi clochard con il cuore fermo e le palpebre chiuse, congelate dalle lacrime.
Molti treni, prigionieri della neve e del ghiaccio, stazionavano sui binari, in attesa che le condizioni meteorologiche migliorassero.
Jacques cercava di riscaldarsi le mani soffiandoci sopra. Dalle labbra screpolate si dipartivano preghiere di alito che, a contatto con l’aria, subito mutavano in fumetti di tristezza. La notte l’aveva passata a la gare de Lyon, sfidando gli addetti alla sicurezza, che cacciavano fuori chiunque non fosse in possesso d’un biglietto ferroviario. Più d’una volta era stato costretto a raccogliere le poche forze, che ancora lo tenevano in piedi, per sfuggire agli altolà gridati con filistea rabbia. Al momento allungava il passo lungo rue Saint-Sébastien, rimuginando sulla cattiveria della società, sull’inesorabile disfatta dell’amore, consapevole che Eros solo ama la tragicità della bellezza, vale a dire la bruttezza.

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“Il nuovo corso” di Mario Pomilio (Hacca edizioni). Introduzione di Alessandro Zaccuri

Il nuovo corso

Mario Pomilio

prefazione di Alessandro Zaccuri

Il nuovo corso - Mario Pomilio - Hacca edizioni

Il nuovo corso – Mario Pomilio – Hacca edizioni

Torna in libreria Il nuovo corso, opera imprescindibile di Mario Pomilio, romanzo pubblicato in prima battuta da Bompiani nel 1959. Questo Capolavoro della grande letteratura italiana mancava dagli scaffali delle librerie oramai da parecchi anni. Hacca edizioni, grazie al suo acume e coraggio editoriale, riscopre Mario Pomilio, autore che nel corso della sua carriera ha ricevuto non pochi premi e riconoscimenti: L’uccello nella cupola (Premio Marzotto “opera prima” 1954),  Il nuovo corso (Premio Napoli, 1959),  La compromissione (Premio Campiello, 1965), Il quinto evangelista (Premio Flaiano, 1974), Il quinto evangelio (Premio Napoli, 1975 – Prix Raymond Queneau pour le Meilleur livre étranger, Parigi, 1977 – Premio Pax, Varsavia, 1979), Il Natale del 1883 (Premio Strega, 1983 – Premio Fiuggi, 1983).

Alessandro Zaccuri

Alessandro Zaccuri

La nuova edizione de Il nuovo corso, a cura e con una postfazione di Mirko Volpi, prefazione di Alessandro Zaccuri, include anche una lettera inedita dell’autore Mario Pomilio.

Il romanzo, Il nuovo corso, è oggi una lettura più che mai attuale, che non può e non deve essere ignorata. Il perché lo spiega, in maniera più che mai lucida e assoluta, Alessandro Zaccuri (alessandrozaccuri.it/): “[...] L’eco della repressione sovietica, nella Budapest del 1956, non si è ancora spenta e quel titolo (che riprende alla lettera il fallimentare esperimento libertario) non poteva essere in alcun modo equivocato dai lettori dell’epoca, né suscita dubbi in quelli odierni. Eppure qualcosa che non torna c’è. [...]“

Se Il quinto evangelio e Il Natale del 1883 sono, unanimemente, considerati i capolavori dello scrittore abruzzese, Il nuovo corso, oggi, in questo difficile periodo storico-sociale, per la sua specifica attualità, assume un valore, letterario e socio-politico, che non può essere estromesso dalla coscienza dell’uomo contemporaneo.

Iannozzi Giuseppe

I fatti d’Ungheria sono l’evento concreto, di un’attualità ancora irrisolta e bruciante, a partire dal quale Mario Pomilio redige la “favola politica” del Nuovo corso. L’eco della repressione sovietica, nella Budapest del 1956, non si è ancora spenta e quel titolo (che riprende alla lettera il fallimentare esperimento libertario) non poteva essere in alcun modo equivocato dai lettori dell’epoca, né suscita dubbi in quelli odierni. Eppure qualcosa che non torna c’è. A non coincidere, tra modello e racconto, non è tanto la concatenazione dei fatti, rispetto ai quali il narratore rivendica un’assoluta licenza creativa. Il paesaggio, ecco che cosa non combacia: la geografia urbana che fa da sfondo al racconto. Quella città in cui stiamo per addentrarci «potrebbe essere stata o diventare domani la nostra città.»

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Lilli Gruber torna in tv e il 22 ottobre sarà in libreria con il suo nuovo libro

Lilli Gruber torna in tv e il 22 ottobre
sarà in libreria con il suo nuovo libro

Lilli Gruber

Lilli Gruber

Lilli Gruber, giornalista e conduttrice de La Sette, è pronta a tornare in tv. E il 22 ottobre, per Rizzoli, uscirà il suo nuovo libro, «Tempesta».

«Questo libro è un attacco all’intolleranza. Un appello a trovare il coraggio di ammettere che in ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale», spiega la Gruber, che a settembre aveva interrotto la messa in onda del suo programma, Otto e mezzo, per problemi di salute, adesso archiviati.

E ancora: «E’ anche una grande storia d’amore, di sofferenza, di gloria e di segreti nel cuore del Terzo Reich. È il racconto della tempesta che ha travolto la mia famiglia, la mia Heimat e l’Europa intera nella Seconda guerra mondiale, la più devastante nella storia dell’umanità. La protagonista è la mia prozia Hella Rizzolli, la cui vita fu segnata da due dittature: l’una subita, il fascismo, l’altra sciaguratamente scelta, il nazismo. Scrivendo di lei, e di tutti gli altri personaggi, alcuni reali, altri nati dalla mia immaginazione, mi sono confrontata con la consapevolezza che di fronte ai drammi della Storia, per quanto possiamo sentirci impotenti, nessuno è innocente. Ho trovato molto su cui riflettere: innanzitutto sul rischio mortale del rifiuto della diversità e dell’ossessione della purezza razziale. La Storia si ripete e oggi occorrono coraggio e determinazione per affrontare le nuove forme di odio e di violenza. Questo libro, più intensamente mio di qualsiasi altra cosa io abbia mai scritto, è un’esplorazione personale del peggiore incubo della nostra memoria collettiva. Ho voluto usare gli strumenti della fiction, della suspense e del dramma, per trasmettere una convinzione che nasce dal mio lavoro di giornalista e si è rafforzata in questa prova narrativa: scegliere il Bene dipende solo da ciascuno di noi».

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