Sotto le Ali della Libertà. Poesie tristi di Iannozzi Giuseppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Sotto le Ali della Libertà

di Iannozzi Giuseppe

ali di libertà

ali di libertà

Ali di libertà è opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

AMOR DI LIBERTA’

Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù

Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
E’ perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su

Senza mai, senza mai pensarci su

Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che porta nel cuore
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà

E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà

Senza mai, senza mai pensarci su

Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su

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Misericordiae (8.38) di Massimo Ferro. Tra Cicerone e Pirandello, un romanzo esemplare. Recensione di Iannozzi Giuseppe

Misericordiae (8.38) – Massimo Ferro

Tra Cicerone e Pirandello, un romanzo esemplare

di Iannozzi Giuseppe

Misericordiae (8.38) - Massimo Ferro

Misericordiae (8.38) – Massimo Ferro

pdf downloadleggi un estratto

Novecento editoreIn “Misericordiae (8.38)” (nuova edizione per Novecento editore, nella collana Versus giuristi raccontano), l’autore Massimo Ferro – che è consigliere nella Corte di Cassazione – racconta il destino di otto personaggi la cui vita subisce svolte tragiche, talvolta ridicole.

Massimo Ferro adotta uno stile preciso, secco, non scevro però di umana pietas, conferendo alla narrazione un tono oratorio seguendo, in maniera indefessa, la lezione di Cicerone: Justitia… erga Deos religio, erga parentes pietas, creditis in rebus fides… nominantur.
Massimo Ferro ritrae otto personaggi, ma nessuno di loro può dirsi pulito di fronte agli occhi di Dio e dell’uomo. Il passato è un fantasma in carne e ossa che segue pedissequamente le orme di uomini e donne mettendoli spalle al muro, per le debolezze di cui si sono macchiati. La pietà si rivela leggendo i soliloqui. Ogni personaggio racconta di sé, quasi facesse una confessione. E per nessuno di loro c’è una felicità possibile all’orizzonte, perché tutti hanno scelto di rimanere/essere spettatori della vita. Il passato non si cancella. Esso è tangibile. Non è un semplice fantasma che si possa allontanare con una preghiera. Il passato è di carne, è di sofferenza e spirito. Torna e torna il passato, giorno dopo giorno, e si rinnova serpeggiando nel presente avvolgendolo in una stretta laocoontica; e per quanto ci si adoperi affinché gli si possa dare sepoltura, ciò non è possibile, mai.

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“Clisson ed Eugénie” di Napoleone Bonaparte. Nuova traduzione di Gabriele Dadati – Laurana editore – in libreria dal 30 aprile

Clisson ed Eugénie

Napoleone Bonaparte

traduzione di Gabriele Dadati

in libreria dal 30 aprile

Clisson ed Eugénie - Napoleone Bonaparte

Clisson ed Eugénie – Napoleone Bonaparte

“La sua educazione non era né sapiente né accurata. Per metà straniero, ignorava le regole fondamentali della nostra lingua. Ma che importa, dopotutto, che il suo eloquio fosse scorretto? Egli dava la parola d’ordine all’universo”. – Stendhal

“Quando scrive Napoleone è la semplicità stessa. È un piacere vedere che colui che è stato oggetto di tante frasi ne abbia scritte di così scarne”. – Sainte-Beuve

IL ROMANZO

laurana editoreClisson ed Eugénie è il solo romanzo scritto da Napoleone Bonaparte. Composto nel 1795, quando il corso aveva ventisei anni, viene pubblicato per la prima volta solo nel 1929. È difficile stabilire la stesura definitiva, stanti i passi cancellati, le frasi lasciate in sospeso, i rimaneggiamenti. Fino a oggi la versione maggiormente attendibile, per il lettore italiano, è stata quella stampata da Sellerio nel 1980, per la traduzione di Chiara Restivo e con postfazione di Leonardo Sciascia, fuori catalogo ormai da anni. La perdurante assenza dagli scaffali, e ancor più l’emergere di carte finora sconosciute, hanno fatto ritenere opportuna questa edizione, che si presenta al lettore rinnovata.

Al breve romanzo seguono le tre novelle che si devono a Napoleone. Il conte d’Essex, del 1789, è di fatto la sua prima prova letteraria: i materiali vengono dalla Storia d’Inghilterra di Barrow, così come La storia degli arabi di Marigny è importante per La maschera profeta, scritta nell’aprile del 1789, tre mesi prima della presa della Bastiglia. Da ultimo troviamo la Novella corsa, che mostra come Napoleone conoscesse il Robinson Crusoe di Defoe, tradotto in Francia nel 1719, ma anche come agisse su di lui la fascinazione per gli stili di Rousseau e di Bernardin di Saint-Pierre.

A chiudere il volumetto, con scelta del tutto particolare che potrà essere gradita al lettore, si è recuperato – in una nuova traduzione – L’avventura dei sei Napoleoni, un racconto di Arthur Conan Doyle in cui Sherlock Holmes indaga su alcuni busti napoleonici, tra loro identici, che vengono infranti l’uno dopo l’altro. Pubblicato dapprima sulla rivista “Strand Magazine”, il testo è stato poi raccolto insieme ad altri dodici in Il ritorno di Sherlock Holmes del 1905.

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Tra Sodoma e Gomorra. Aforismi di Iannozzi Giuseppe

Tra Sodoma e Gomorra. Aforismi

di Iannozzi Giuseppe

Fantozzi

Fantozzi

- Al Saviano di Gomorra preferisco di gran lunga la serie di film incentrati su Fantozzi.

- Il peccato è di parlare di una donna. Nel bene e nel male, come minimo, ti farà crocifiggere dai suoi scagnozzi.

- Non si può chiedere a questo tempo storico di produrre delle Opere meritevoli. Fra un secolo o più forse ci risveglieremo per essere dei vegetali, proprio come chi uscito da un coma irreversibile.

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“Porco senza anima”. Racconto bukowskiano di Iannozzi Giuseppe

Porco senza anima

di Iannozzi Giuseppe

Stalin non è Cristo

Stalin non è Cristo

leggi alcuni capitoli:

- un pacco di libri
- decomposizione di Chávez
- lui non lo ha mai fatto
- brufoli e comunisti
- mosche, sperma e vino
- ciao, Hank!
- la spazzatura di Omega
- l’aliena
- la femminista
- bambola gonfiabile
- Libero. Non sto con nessuno
- scrittore di porno
- il cimitero di Hank

“senti, Hank, ce l’avresti qualcosa per me?”
lo guardo storto.
“rispondi, sì o no?”
gli rispondo dopo aver fatto finta di pensarci su: “no.”
“peccato.”
il vecchio Stalin scivola giù dalla sedia. barcolla fino alla porta. i più ridono di lui. è scappato dalla Russia tanti anni fa. la sua storia l’ha raccontata almeno un centinaio di volte in questo bar, non c’è uno che non la sappia a memoria: a sentire lui è stato costretto a fuggire dalla Russia… non è che non gli piacesse, ma non amava Stalin e se fosse restato gli stalinisti lo avrebbero fatto secco. non ama stare qui, in America, ripete sempre che non è diverso o qui o lì. qui ci abbiamo fatto il callo, lo sfottò si limita a chiamarlo Stalin. lui non se la prende, felice di sapere che il vero Stalin è finito all’inferno da un pezzo. di tanto in tanto blatera di voler tornare in Russia perché non gli garba poi troppo di crepare qui; ma alla fine desiste perché tanto non è diverso o qui o lì e poi qui ci sono le puttane… basta pagarle e non si fanno problemi a farsi un vecchiaccio male in arnese, mentre in Russia…

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La bellezza non è un crimine. Oscar Wilde su donne e bellezza. A cura di Iannozzi Giuseppe

La bellezza non è un crimine

Oscar Wilde su donne e bellezza

a cura di Iannozzi Giuseppe

oscar wilde- La definizione della donna? Una sfinge senza segreti.

- Le donne non si comprendono, si amano.

- Un fondoschiena veramente ben fatto è l’unico legame tra Arte e Natura.

- La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne… solo adorate.

- La storia delle donne è la storia della peggior tirannia che il mondo abbia mai conosciuto: la tirannia del debole sul forte. E’ l’unica tirannia che resiste.

- La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.

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“Bello ammore” di Iannozzi Giuseppe

Bello ammore

di Iannozzi Giuseppe

Amore e Psiche

Amore e Psiche

Bello, bello questo ammore
che sa e non sa
tra i rigurgiti della realtà
L’amore innamorato sa,
sa che siamo io e te al di là
delle finzioni, della realtà
L’amore innamorato sa
che così al di là si rischia soltanto
di fare il giro del mondo per vanità

Che bel dispetto al mio cuore!
Bel dilemma tra montagne e mare
Illusione fu col passare delle ore
credere e non pregare;
con l’alba da me non facesti ritorno,
e il rosso tramonto illude ancora
i ricordi sognati negl’occhi miei

Bello, bello questo ammore
che sa e non sa,
che frutti dà e non dà
tra i flutti delle onde
carezzando le sponde
dei nostri stanchi fianchi
ma non fianco a fianco
addormentati

Bello all’inizio
come sogno sognato forte
Bello alla fine
come cenere d’un incubo

Bello, bello credere di capire
e non capire invece un tubo
E non capirci invece niente mai
in questo bello, bello ammore

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il segreto di Iannozzi Giuseppe

Il segreto di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe


clicca sulla foto e scopri il segreto di Iannozzi Giuseppe

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Vany e Orsetto Beppe presentano… “L’allegra magia della Primavera” e “Buona Pasqua”

Vany e Orsetto Beppe presentano…

L’allegra magia della Primavera

Buona Pasqua

orsetto blues

Leggi le poesie di Vany e Orsetto Beppe sul romantico blog


D'Amore 4 - Romantica Vany e Giuseppe IannozziD’amore 4
Romantica Vany e Giuseppe Iannozzi
su Lulu.com qui
ISBN 9781291228212
pagine: 122
© 2012
prezzo: € 10,00

easter

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Mussolini, Dell’Utri e la Fallaci. La fallacia della Storia – di Iannozzi Giuseppe e segnalazione “La lebbra” (Il Foglio letterario)

Mussolini, Dell’Utri e la Fallaci

I diari del Duce pubblicati da Bompiani
Dell’Utri è il solo a crederli originali!

di Iannozzi Giuseppe


La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - acquistaLa lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio

Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

IBSAMAZONin MondadoriLibreria UniversitariaUnilibro dall’editore Il Foglio letterario


Mussolini

Mussolini

Il tentativo di riabilitare Mussolini, l’uomo e il politico, con tutti i metodi possibili, non è cosa di oggi. Nel corso dei decenni non si contano i tentativi falliti di dare un volto, seppur minimamente umano, al Duce italiano.

La riabilitazione del mostro italiano è diventata una macchina del marketing che ingrassa le pulegge del sistema editoriale e non. Purtroppo oggi nessuno si fa meraviglia che negli autogrill – e non solo – vengano venduti busti del Duce e altra paccottiglia del genere, paccottiglia che vende forte, sintomo questo che l’Italia ha ancora in sé devastanti radici littorie.

“Veri o presunti”: fra parentesi dopo il titolo questa sorta di avvertenza per i diari di Mussolini pubblicati da Bompiani. Il primo diario risalirebbe al 1939. Il primo volume riporta anche la riproduzione anastatica dell’intera agenda, affinché gli studiosi possano esprimersi sulla autenticità o meno del diario pubblicato. L’editore non assicura dunque l’autenticità del materiale pubblicato.

I diari di Mussolini, quelli che Marcello Dell’Utri indica essere autentici, sono stati detti da più parti un falso ideologico. Ciò non ostante Bompiani, quindi Elisabetta Sgarbi, a differenza di altri editori, ha deciso per la pubblicazione pur mettendo le mani avanti sulla loro autenticità.

Che siamo di fronte a una mera operazione di marketing è fuor di dubbio. Di contraffazioni la Storia dell’uomo ne è piena, sin dalla notte dei tempi. Ad esempio, ne “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco (Bompiani), il protagonista è in realtà un falsario, uno che confeziona su misura documenti storici altrimenti inesistenti e che poi vende a destra e a manca per screditare il popolo Ebreo.

A questo punto occorre ricordare che nella sua famosa trilogia Oriana Fallaci, senza mezzi termini, parla di un piano in atto da secoli che il mondo musulmano starebbe portando avanti per scalzare la cultura occidentale. La Fallaci ci assicura che i maomettani stanno conquistando l’Occidente non con le armi bensì con i grembi delle loro donne: per la Fallaci le donne islamiche in Italia, come nel resto dell’Europa, sono dei “grembi” utili a seminare nell’Occidente libero i nuovi musulmani, quelli che saranno i nuovi padroni dell’Europa.

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“L’assedio” di Riccardo Brun – Novecento editore

L’ASSEDIO

Riccardo Brun

Novecento editore

«Un inno alle illusioni perdute, un noir corale e intenso. Brun è uno scrittore vero, che non ha paura di sporcarsi le mani». – Angelo Petrella

L'assedio - Riccardo BrunNapoli, fine 2008. La città è nel caos: le manifestazioni contro le discariche, i complotti di camorra, la violenza razzista. Sullo sfondo bombe che esplodono a intervalli sempre più brevi, e un’ombra in cerca di vendetta. Riuscirà l’ispettore Salvo Amodio a risolvere il caso che gli è stato affidato? Riuscirà il giovane Ahmed a fuggire dall’unica vita che conosce e ad affrontare un destino diverso?
L’assedio è un noir radicale e imprevedibile, che impasta realtà e invenzione, e che racconta una città assediata, offesa e difesa da fronti contrapposti. Una storia metropolitana e drammaticamente contemporanea, in cui la riflessione sulla realtà sociale e politica si fonde con le vicende criminali, e con l’eterna lotta fra il bene e il male.

Riccardo BrunRiccardo Brun E’ giornalista, scrittore e sceneggiatore. Ha pubblicato i romanzi Carissimo L, con Massimo Ricciuti (Guida, 2000), Genova Express (Manifestolibri, 2002), La Città di Sotto (Stampa Alternativa, 2006), La Propaganda (Caracò, 2011). Ha scritto diverse sceneggiature per il cinema, tra le quali Racconto di Guerra, regia di Mario Amura, David di Donatello 2002, e In Ascolto, regia di Giacomo Martelli, premio come miglior attrice protagonista a Maya Sansa al Festival EuropaCinema 2006. L’ultimo film che ha scritto, La Santa, regia di Cosimo Alemà, è stato selezionato nel 2013 per il Festival Internazionale del Film di Roma.

L’assedioRiccardo BrunNovecento editore – 1ma edizione Marzo 2014 – ISBN 978-88-95411-57-6 – Pagine 416 – Prezzo: 9,90 €

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“Sad Sandy. La Quinta Runa”. Racconto di Iannozzi Giuseppe e segnalazione “L’ultimo segreto di Nietzsche” (Cicorivolta edizioni)

Sad Sandy. La Quinta Runa

di Iannozzi Giuseppe

Sandy Denny

Sandy Denny


frecciaL’ultimo segreto di Nietzsche
(Il ritorno del filosofo a Torino)
nelle librerie Feltrinelli a soli € 11,05

L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni
L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe IannozziCicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00

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freccia Leggi su Cicorivolta edizioni dei brani estratti dal romanzo
freccia
Leggi la recensione di Dario Bentivoglio sul sito Cicorivolta edizioni
freccia Leggi la recensione di Gordiano Lupi sul sito Cicorivolta edizioni
freccia Leggi la recensione di Fabio Fracas su Macademia
freccia Leggi l’intervista a Giuseppe Iannozzi su Postpopuli.it
freccia
Leggi Iannozzi Giuseppe intervista sé stesso

In vendita anche online su:

LA FELTRINELLIIBSLibreriaUniversitariaUNILIBROAMAZON.IT


Cadde dalle scale ubriaca.
Erano anni che il dèmone dell’alcool aveva in parte obnubilato il suo mal di vivere. In via provvisoria però. Il dopo sbornia la riportava alla devastante emorragia della realtà di sempre.
Uno schifo.
A capofitto. Non lo sapeva dire perché; se era inciampata nei suoi stessi piedi; se aveva saltato uno scalino o che altro. Ebbe però come l’impressione che uno spiritello maligno le si fosse gittato apposta addosso a mo’ di ariete per farla precipitare, colpendola alla bocca dello stomaco.

Si era in marzo e il cielo della Cornovaglia era d’una bellezza inquietante, mistica quasi. D’un celeste accecante che affondava come vergine lama nelle profondità del mare. Nelle ore del crepuscolo poi si tingeva di vene rosate e violacee, talvolta d’un rosso di brace. A frenare l’impeto dei marosi alte scogliere, muri di pura roccia; ma nell’aere liberi infiniti echi di onde a frangersi sugli scogli, onde di schiuma bianca e rabbiosa. Dopo l’ultimo insanabile dissidio con Lucas, aveva deciso di prendersi una pausa. La casa materna era l’ultimo rifugio che le era rimasto per lei che era la Quinta Runa.

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“Metalmeccanicomio” (Cicorivolta). Intervista a Renzo Brollo – di Iannozzi Giuseppe

Metalmeccanicomio

Una storia di amore e odio nella Fabbrica

Intervista a Renzo Brollo

di Iannozzi Giuseppe

Metalmeccanicomio - Renzo Brollo

Metalmeccanicomio – Renzo Brollo

1) Dunque, Renzo Brollo, “Metalmeccanicomio” (Cicorivolta edizioni) arriva dopo “Racconti bigami”, “Se ti perdi tuo danno” e “Mio fratello muore meglio”. Non è stato un parto facile. Nei ringraziamenti scrivi: “Questa storia, nata molti anni fa da ragionamenti e considerazioni personali, si è arricchita nel tempo di immagini e situazione che l’hanno resa cioè che è. […]”
Potresti entrare nel dettaglio e raccontare quale è stata la genesi di “Metalmeccanicomio”, oggi finalmente un libro?

Cicorivolta edizioniNon è stato un parto facile perché il rischio di raccontare di persone reali era fortissimo, dato che da venti anni sono un metalmeccanico. Questa d’altronde è stata la scintilla che ha innescato la miccia. Vivendo la fabbrica ogni giorno, ho scoperto un bestiario umano particolarissimo che volevo assolutamente raccontare, anche se non sapevo ancora come, senza farne un diario personale che avrebbe annoiato chiunque, me compreso. I metalmeccanici delle piccole fabbriche a conduzione famigliare vivono, nel bene e nel male, dentro una grande famiglia che comprende le loro. Non sono matricole indistinguibili tra altre matricole, col padrone hanno un rapporto simbiotico. Ho vissuto scene di amore e odio tra titolare e dipendente che non ho potuto raccontare, ma che sono la prova di quanto questo lavoro, almeno fino alla fine degli anni Novanta, fosse passionale come un tango. I posti di lavoro erano nidi, tane dove non si poteva toccare niente, personalizzate, dove le tracce di ognuno erano visibili. Si respirava limatura di ferro e affetto per i propri utensili usurati. Volevo assolutamente rendere questi operai protagonisti di una storia, perché il loro modo di vivere la fabbrica era per me un controsenso, appunto di amore e odio. E poi ho sempre pensato che il loro linguaggio avesse un retrogusto filosofico e romantico. Parole come ruota oziosa, vite imperdibile, vite senza fine, oppure più grunge come la lima bastarda, mi hanno sempre fatto sorridere e pensare, eppure sono definizioni serissime e usate comunemente.

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Marco Stoppa. Tre poesie. Nota critica di Iannozzi Giuseppe

Marco Stoppa. Tre poesie

Nota critica di Iannozzi Giuseppe

Marco Stoppa

Marco Stoppa

Ospito qu, oggi, alcune poesie d’un giovane poeta, Marco Stoppa. Il poeta fa suo il cantar d’amore, preoccupato più d’innalzarne la spiritualità che non la carnalità. Liriche le sue che sottendono a una felice melanconia; tra arditi voli di fantasia e metafore talvolta un po’ barocche, la profonda sostanza del messaggio però mai si perde. Marco Stoppa precipita il suo essere nell’esistenza per dipanarne l’intreccio, il nodo gordiano che essa è.

“L’arte di vivere”, “Tu e la mia follia d’onirico” ed “Estatico canto di dolore” le poesie di Marco Stoppa che, per la prima volta, vengono oggi qui presentate nella loro integralità al pubblico.

Il mio invito è quello di leggerle con somma attenzione e di esprimere quali sensazioni vi hanno ispirato.

giuseppe iannozzi

L’arte di vivere

Se i miei passi fossero pennellate,
la mia vita sarebbe un capolavoro.

Non saprei che colore più dell’amore
possa tingere l’anima
e quale mastro migliore
possa io avere del tuo viver sottile
come fiore di campo cresciuto
alla calura troppo arida e ardente
per non far cedere il passo grave dell’esistere.

E tuttavia la mia mano non sa
che affrescare parole su molle carta
come se io non potessi vivere,
se non restando nell’impronta eterna
di un rigo su candido foglio.
Vana poesia cingi l’effimero momento all’eterno.

Il mio sguardo non è che un volo,
un volo distratto sul volto del mondo.

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“Dio di distruzione”. Spin-off “La lebbra” di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario)

Dio di distruzione. Spin-off La lebbra

di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario)

Eve of destruction by Chatterly


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La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - acquistaLa lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio

Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

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dall’editore Il Foglio letterario


La città non è più la mia città. Non posso più fare un passo, uno soltanto.
Prima non era così. Ieri le strade erano tranquille. Oggi non più. Dovunque è pieno di negri marocchini maghrebini e arabi, albanesi rumeni e zingari. Hanno preso tutto loro. Hanno occupato le nostre case con la loro merda. Le hanno prese e basta. Ci si sono ficcati dentro e nessuno dice niente. Non uno si osa. L’altro giorno c’è stata una lite fra due marocchi. Si sono scannati come porci nel nome di Allah o di quell’altro – com’è che si chiama…? – Maometto, credo. Un lago di sangue. Quando è arrivata l’ambulanza quello a terra era più morto che vivo, si soffocava da sé, la mano sul collo. La giugulare il bastardo gliela aveva tagliata di brutto con una bottiglia scheggiata. Un lavoretto di tutto punto che neanche un pastore sardo avrebbe saputo… Sicuro come Cristo in Croce che quello non c’è arrivato manco in ospedale.

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L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) di Giuseppe “Beppe” Iannozzi – scarica un estratto del libro

L’ultimo segreto di Nietzsche

(Il ritorno del filosofo a Torino)

di Giuseppe (Beppe) Iannozzi

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)
Beppe IannozziCicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00

In vendita anche online su:

LA FELTRINELLIIBSLibreriaUniversitariaUNILIBROAMAZON.IT


Brano tratto da “L’ultimo segreto di Nietzsche”.

(…)

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L'ultimo segreto di Nietzsche - Iannozzi Giuseppe - CicorivoltaFu durante gli anni Ottanta, ovvero nel periodo che trascorsi alla Massari – durante le medie inferiori per intenderci –, che la mia indole filosofica si manifestò appieno procurandomi poi in futuro non pochi guai: la scuola, tanto per cambiare, era prefabbricato, per di più dichiarato più volte a rischio, tant’è che l’anno precedente al mio ingresso alla Massari la struttura architettonica fu rinforzata con uno scheletro interno di ferro pittato d’un rosso acceso. Giuseppe Massari fu politico e scrittore, e sostenitore delle idee liberali a Napoli. E fu suo malgrado costretto a scegliere l’esilio parigino; entrò in contatto con Gioberti e diresse a Torino il Mondo Illustrato; ma volle tornare a Napoli e gli riuscì di farsi eleggere deputato al parlamento, incarico che gli durò assai poco perché dovette nuovamente riparare nell’Augusta Taurinorum dove strinse amicizia con Cavour e rinnovò quella con Gioberti. A lui era intitolata la scuola che io frequentai per tre anni; e non un docente che mi disse che Giuseppe Massari nacque a Taranto nel 1821 e che morì a Roma nel 1884; non uno che accennò alle sue idee politiche; non uno che ci fece mai leggere uno stralcio dei suoi tanti scritti sul Risorgimento italiano. Che teste di cazzo ‘sti insegnanti che sudano bibbie di colpevolezza da ogni poro!

Durante i tre anni trascorsi alla Massari il mio temperamento subì non pochi scossoni, quelli che accusano tutti i filosofi che poi, inevitabilmente, vengono tacciati dalla società come imbranati. Tuttavia la cosa non poteva più darmi fastidio: divenni avvezzo a sentirmi apostrofare nei corridoi con epiteti d’ogni sorta e poco ci badavo. Dei molti epiteti vomitati addosso alla mia persona, ne ricordo alcuni, “Chiel-lì a l’ha na testa baravantan-a”, “A l’é ‘n cerighèt aut na branca e a chërd d’esse n’om”; osservazioni di questo genere a iosa, tutti i maledetti giorni.
Poi, un giorno ebbi la sventura d’incappare in una certa Maddalena che manco stava nella mia classe; era una peperina che subito si buttò a capofitto nell’affaire ‘filosofo’ per darmi contro. Cominciò con l’apostrofarmi in vari modi, e alla fine decise che io per lei ero Andreotti, forse a causa delle mie orecchie a sventola. Insomma, più che una peperina era una puttanella, una di quelle che se la fanno con chi c’ha il Potere, qualsiasi forma di Potere purché diabolico.
Si era nel corridoio a fare merenda, quando questa Maddalena decise di portare il suo passo dove io e Gianni parlavamo faccia a faccia del più e del meno facendoci i cazzi nostri.
“Ambelessì as fa sempre baleuria!”, esordì con tono mellifluo mentre sulle labbra le si disegnava velenoso cachinno. Io e Gianni tenemmo il silenzio, io sperando che Maddalena si squagliasse quanto prima.
Noi non le si dava filo. E lei se ne risentì e allora poco ci mancò che mi sputasse in faccia.
“Andreotti, Andreotti, Andreotti!”, gridò. E scoppiò a ridere. “Andreotti, badò!”
“Cola fija a l’é mach na bërnufia”, mi suggerì Gianni in un orecchio, con un tono che non era di certo un sussurro, affinché potesse sentire anche la Maddalena.
E lei piccata: “Ti it disi mach ëd betise.”
E Gianni: “Piantla lì ëd gandiné la gent, përché ‘n dì o l’àutr it troveras queicadun che at buterà a pòst.”
E lei: “Le toe mnasse am fan gnaca ël gatij.”
Poi, rivolgendosi a me con tono ironico, cattivo, da stridine: “A l’è bela la vita dël gargagnan: sold, done e divertiment sensa fé gnente d’àutr che ël fagnan!” Niente di più falso… io figlio di proletari, solo studio e lavoro. Il sangue m’inebriò di cieca rabbia il cervello.
“Ant la vita a venta travone tanti bocon amèr: ëd vòlte am piaserìa avèj na facia ëd tòla come la toa, sòma!”, ribattei stringendo i pugni, tanto che le nocche delle mani mi diventarono subito bianche.
“Date nen tanta sagna, che it ses ‘n pòr diav come mi!”, ribatté lei e se ne andò via tutta allegra continuando a berciare ‘Andreotti, badò’ lungo il corridoio affinché tutti potessero sentire. Da quel giorno, alla Massari per tutti io fui ‘Andreotti’ e basta.

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