“Se mi ami sopravvalutami”. Viviana Viviani, intervista alla poetessa

“Se mi ami sopravvalutami”

VIVIANA VIVIANI

Intervista alla poetessa

di Iannozzi Giuseppe

Viviana Viviani - Se mi ami sopravvalutami - Controluna Edizioni

SE MI AMI SOPRAVVALUTAMI

Se mi ami sopravvalutami
non cadere nell’inganno
di amarmi per quello che sono
sono stanca di faticare
di dovermi sempre impegnare
tu indossami senza provarmi
comprami senza garanzia
se mi ami sopravvalutami
sii bello e condannato
un premio estratto a sorte
un dono immeritato.

Da “Se mi ami sopravvalutami”  di Viviana Viviani, per gentile concessione dell’Autrice.

1 Viviana Viviani, sei una poetessa?

Sono un poetessa e anche una poeta

2 – Che differenza c’è fra essere una poeta ed essere una poetessa?

Nessuna differenza. Anche se, pur essendo contraria alla femminilizzazione forzata del linguaggio che avviene di questi tempi, preferisco “poeta”. Ma solo per il suono. Non è una questione ideologica.

3 – Leggendo il tuo “Se mi ami sopravvalutami” (Controluna Edizioni, 2019),ho avuto l’impressione che, di tanto in tanto, tu non possa fare a meno di sì al “politicamente corretto.” Mi sbaglio?

Ma se litigo sempre con un sacco di gente perché prendo posizioni troppo scorrette per i cosiddetti “intellettuali”!

4 – E allora, perché a volte ti censuri, scrivendo “c@zzo” invece di “cazzo”?

(Sorridendo.) Nel titolo della poesia è una scelta stilistica, per richiamare una peculiarità della comunicazione web. Su Facebook, invece, è per aggirare le censura. Ma non temere, non ho problemi a dire “cazzo”!

5 – Nella tua poesia “Mi hai mandato una rosa”, citi il corpo umano, vecchi amori, ma anche Photoshop e personal computer. Par quasi che, oggi, la comunicazione sia sol più attraverso mezzi tecnologici; anche i nostri ricordi sono conservati in memorie virtuali. Stessa sorte avrà la poesia?

Il virtuale sta prendendo sempre più piede, e le recenti limitazioni alla socialità accentuano questo fatto. Io non demonizzo affatto la comunicazione virtuale, anzi, mi piace e la pratico molto, e trovo interessante esaminarne gli aspetti e anche le contraddizioni. La poesia no, la poesia in un certo senso è già virtuale. Può viaggiare su qualsiasi supporto. Poi si potrebbe discutere se ci sia differenza tra leggere un’intera silloge davanti al caminetto o una poesia al volo, sul web, in pausa pranzo. A me piacciono molto anche certi versi scritti sui muri.

6 – “Mio padre era volubile,/ un giorno si svegliò comunista/ tornò liberale a ora di pranzo la sera fu integralista […]”.Questi versi identificano un uomo e un padre, versi che sono d’amore ma anche di rabbia, forse con una nota di e alla Giorgio Gaber. La morte ci rende davvero amabili o è solo una nostra illusione?

Questo è un inedito! È sicuramente una nostra illusione, il bello delle assenze è che possiamo riempirle dei nostri desideri.

MIO PADRE

Mio padre era volubile,
un giorno si svegliò comunista
tornò liberale a ora di pranzo
la sera fu integralista
di cosa non saprei,
mio padre era volubile,
d’umore assai mutevole,
ci portò tutti in montagna
ma le montagne erano troppo alte
così andammo al mare
ma il mare era bagnato
e un po’ troppo salato
e io facevo troppo rumore
a pensare, a respirare,
così mi resi immobile
anche un po’ invisibile,
che figlia senza carattere!
Mio padre era volubile,
aveva dentro una guerra,
soltanto quando è morto
non ha cambiato idea,
o forse solo un po’,
quando torna a sgridarmi nei sogni
ha la voce più gentile,
la morte ci rende amabili.

Poesia inedita di Viviana Viviani, per gentile concessione dell’Autrice.

 7 – Oggi quasi più nessuno compra poesia, però in rete non sono pochi i personaggi che si definiscono poeti. È un bene o un male che tanti versi circolino liberamente in rete? Se la poesia la puoi trovare in rete, non c’è bisogno di comprare il libro!

La poesia in rete è una specie di reddito di cittadinanza della poesia! Certo, preferiremmo che più gente comprasse i libri, ma il rapporto con il lettore è comunque appagante e rinunciarvi è difficile. Poi, si spera sempre che qualcuno si incuriosisca e voglia leggere di più.

Viviana Viviani8 Viviana Viviani, tu sei molto presente in rete, e non di rado metti online i tuoi versi. Sono in tanti a ritenere che la poesia non può nascere su Facebook o su altri social network. Perché? Perché scrivere in rete porta chi scrive a utilizzare un linguaggio diverso, più semplice, e non solo.

Chiunque ritenga che la poesia non possa nascere in un certo luogo ha semplicemente dei pregiudizi ed è fondamentalmente uno snob. Può nascere su Facebook, in un ufficio, in un quartiere popolare e alla corte del re. Anche il registro del linguaggio è soggettivo. Il mio è semplice? Non saprei, di certo non è erudito, ma nemmeno basico.

 9 – Nella lirica in “Se mi ami sopravvalutami” ci sono dei versi che, a mio avviso, sono un debolmente provocatori: “[…] sono stanca di faticare/ di dovermi sempre impegnare/ tu indossami senza provarmi / comprami senza garanzia […]”.È così?

Bisognerebbe definire “provocatori” ma soprattutto definire “debolmente.”  Quella poesia parla dell’irrazionalità dell’amore, che sfugge all’impegno e al merito.

9.1 – Debolmente provocatori perché qualcuno potrebbe pensare che tu ti stia svalutando.

(Risponde contrariata.)Ma la poesia parla dell’amore, non di me.

9.2 – Dunque non è uno scritto specificatamente autobiografico. Hai fatto bene a specificare questo aspetto.

Certo che è autobiografica, ogni poesia lo è. Ma l’amore è sempre sopravvalutazione, altrimenti come si potrebbe scegliere una sola persona tra tante? Anche la scrittura ha bisogno di sopravvalutazione. Vorrei tanto che i lettori sopravvalutassero il mio libro, ma anche i critici! L’oggettività manca di slancio e di passione, i testi vanno amati, come le persone, con i loro difetti.

10 Viviana Viviani, nel corpo delle tue poesie è sempre presente un sentore dolceamaro unitamente a una certa dose di autoironia. Di solito i poeti sono tragici, usano un linguaggio disperato, tu invece no, usi una lingua diversa. È questa una tua precisa scelta stilistica?

Beh, non è certo una cosa che ho inventato io, esiste poesia molto più umoristica della mia, così come ne esiste di molto più licenziosa o dal linguaggio ultramoderno. Io metto insieme la quotidianità, l’ironia, le contraddizioni della vita, e in questo equilibrio cerco la mia cifra stilistica. Non è detto l’abbia ancora trovata del tutto, è una continua ricerca. Ma la disperazione c’è eccome, anche il tragico. È nelle sfumature, nel non detto. Spesso anche nella vita bisogna nasconderla.

11 – Quali poeti ti hanno formata, spingendoti a scrivere anche tu della poesia?

Due donne fin dall’inizio, Vivian Lamarque e Wisława Szymborska, una con l’iroina e l’apparente ingenuità infantile, l’altra con la grande razionalità e genialità. Poi tanti altri: Patrizia Cavalli, Mariangela Gualtieri, Jorge Luis Borges, Julio Cortazar. E la rabbia malinconica di Franz Krauspenhaar, il mio prefatore.

12 – Per te, Viviana Viviani, scrivere poesia è un modo per curarti le ferite e non finire sotto psicoanalisi? La domanda è un po’ intrisa di ironia, sicuramente.

Per curarsi le ferite sicuramente, ma anche per divertirsi, in senso profondo: distrarsi dalla vita. Non credo però sostituisca la psicoanalisi, anche se non lo so perché non l’ho mai praticata. Questo non significa che non potrei averne bisogno.

13 – Molti poeti sono impazziti, alcuni si sono tolti la vita, questo per dire che, forse, la poesia non sempre è un atto liberatorio. Però, almeno per ora, mi sembra che per te scrivere non sia un peso o altro, dico giusto?

A volte lo è, perché mette di fronte alla propria inadeguatezza, quando le parole non vengono fuori come vorresti. Io al momento per scrivere vorrei semplicemente avere più tempo, per il resto il bilancio è positivo.

14 – Perché hai scelto proprio Franz Krauspenhaar, per scrivere la prefazione alla tua silloge “Se mi ami sopravvalutami”? Nessun altro si era disponibile a buttar giù, in fretta e furia, una prefazione adatta alle tue liriche? Questa domanda è volutamente provocatoria. 

Certo, tutti i più grandi poeti viventi si erano proposti di scrivermi la prefazione, cosa credi? (Ride.) Ma ho scelto Franz Krauspenhaar, perché come dicevo prima, la sua poesia é molto particolare, anticonvenzionale, e mi è spesso d’ispirazione. Credo anche che meriterebbe riconoscimenti maggiori. E in più apprezza la mia, il che non è poco!

15 Viviana Viviani, darai alle stampe altre poesie? Immagino di sì.

Certo, ho già un’altra silloge quasi pronta, ma ora voglio prima meditarla un po’, mentre attendo il momento giusto per farla uscire e poter anche incontrare i lettori in presentazioni e reading, quando finiranno tutte le limitazioni che stiamo vivendo.

16 – Pier Paolo Pasolini scriveva “Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:/ ore e ore di solitudine sono il solo modo/ perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono, vizio, libertà, per dare stile al caos.” Tu che cosa ne pensi? Preferisci scrivere di getto o buttare giù una bozza per poi rivederla?

Come dicevo prima, il tempo è un mio problema, come di chiunque scriva avendo un altro lavoro. Di solito io scrivo di getto la bozza, poi torno a rivederla. Ma come dice Pasolini in modo perfetto ,non è il tempo della scrittura quello che fa una poesia. È tutto il tempo dell’incubazione, dell’ispirazione. Tempo di ozio, che a volte manca, e quando si è presi nel tritacarne della competizione e della produttività non si scrive.

17 – Perché i poeti non possono fare a meno di trattare temi quali l’amore, la morte, il dolore?

Beh, di cosa vuoi che parliamo? La vita, l’animo umano, ruotano intorno a queste cose. I temi sono già stati trattati tutti, non solo nella poesia, ma in generale nella letteratura. Si può solo cercare di parlarne in modo nuovo, in armonia con il proprio tempo, senza imitare troppo il passato. Amore, morte, dolore, ma anche amicizia, lavoro, vecchiaia. Le mie poesie parlano di tutte queste cose. E naturalmente anche del cazzo. Ma rigorosamente in chat.

18 “Se mi ami sopravvalutami” è un libro di poesie, che potrebbe far felice soprattutto una specifica categoria di lettori, Viviana Viviani?

Non credo un libro debba necessariamente rendere felici, può anche rendere tristi ed essere amato per questo. Una specifica categoria? Non saprei, forse le donne si identificano un po’ di più, ma d’altra parte gli uomini si incuriosiscono. In generale, mi sembra che le mie poesie piacciano a persone che sanno andare oltre gli schemi, farsi sorprendere, scoprire il diverso nel banale.

19 – Pensi che un giorno sarai famosa grazie alle tue poesie?

(Scoppiando a ridere fragorosamente, perché la mia domanda è davvero stupida. Alla fine, Viviana risponde con la sua ben nota ironia.) Sono già famosa!

Viviana Viviani è nata a Ferrara nel ’74 e vive a Bologna. È ingegnere, ma coltiva da sempre la passione per la scrittura. Ha pubblicato vari racconti su diverse antologie. Nel 2012 è stata finalista al premio Giallo Mensa di Mondadori e ha pubblicato il romanzo Il canto dell’anatroccolo (2013). È giornalista pubblicista, ha collaborato con la rivista on line «LucidaMente» e oggi scrive regolarmente su «Pangea News» e «Hic Rhodus».

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Se mi ami sopravvalutami è disponibile in tutte le librerie e store online

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Se mi ami sopravvalutamiViviana Viviani – prefazione di Franz Krauspenhaar –postfazione di Giuseppe Cerbino – Controluna Edizioni – anno edizione: 2019 – pagine: 71 – ISBN: 9788885791978 – € 10,90

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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