L’Osservatore Romano si scaglia contro Umberto Eco e “Il cimitero di Praga”

L’Osservatore Romano si scaglia contro
Umberto Eco e “Il cimitero di Praga”

di Iannozzi Giuseppe

“Denunciare l’antisemitismo mettendosi nella parte degli antisemiti non serve a smascherarli, ma solo a suscitare un crescente disgusto per la narrazione”. Ennesimo giudizio in perfetto stile inquisitorio dell’Osservatore Romano che, in un articolo intitolato “Il voyeur del male”, critica “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco.
Ma l’Osservatore Romano quand’è cha ha preso il vizio criminale di occuparsi di letteratura?
Da sempre.
Dai tempi dell’Inquisizione e da prima ancora. In pratica da sempre. Da sempre tiene il suo libraccio nero rilegato in pelle umana dove, giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo, inserisce scrittori e intellettuali sgraditi al Vaticano.

L’Osservatore Romano parla addirittura di un romanzo “noioso, farraginoso, di difficilissima lettura”, e per di più realizzato saccheggiando “il bel libro di Norman Cohn, questo sì di lettura avvincente come un romanzo, che ricostruisce minuziosamente la storia della fabbricazione dei Protocolli”, tanto che a Eco verrebbe da chiedere “che senso ha, allora, questa ricostruzione che già è stata fatta?”. L’Osservatore Romano omette di sottolineare che quando si scrive un romanzo, per metà basato sù accadimenti storici e per metà costruito sù giochi di finzione, è doveroso per lo scrittore attingere da altri libri, perché in fondo una novità editoriale è poi solo un libro che parla di altri libri.

L’Osservatore Romano è ancor oggi strumento nelle mani del fanatismo, del fascismo, della piccineria intellettualoide. Dell’ipocrisia a tutto tondo.

La stroncatura porta la firma d’una certa Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea alla Sapienza, che si diletta a scrivere per preti vescovi cardinali e soprattutto per un pastore tedesco, tedesco di Germania fino al midollo – che ha pensato bene di occultare lo scandalo della pedofilia in seno alla Chiesa cattolica per almeno due decenni. Lucetta parla a vanvera di un inesistente rischio che “le continue descrizioni della perfidia degli ebrei facciano nascere un sospetto di ambiguità, certo non voluta da Eco ma aleggiante in tutte le pagine del libro. A forza di leggere cose disgustose sugli ebrei, il lettore rimane come sporcato da questo vaneggiare antisemita, ed è perfino possibile che qualcuno pensi che forse c’è qualcosa di vero se tutti, proprio tutti, i personaggi paiono certi di queste nefandezze”.

Lucetta, che illuminata non lo è nonostante il nome che le è purtroppo toccato in sorte, argomenta malamente: “Anche se agli occhi di Eco si tratterà certo di una osservazione banale, la lettura di questo romanzo fa pensare che quando si evoca il male, almeno nella narrativa popolare che l’autore arieggia, bisogna subito affiancargli il bene che lo combatte, altrimenti si rimane coinvolti nel fango e si fatica a uscirne. La sua ricostruzione del male senza condanna, senza eroi positivi con cui identificarsi, acquista una parvenza di voyeurismo amorale, in cui ci si può impantanare”.

Lucetta Scaraffia provi a scrivere un articolo sulla pedofilia che invade i corridoi del Vaticano nonché i suoi sempre tanto frequentati vespasiani. Ci faccia questo dannato piacere. Di critici  cancerogeni come la Lucetta la Critica letteraria, quella libera da pregiudizi preconcetti e ignoranza, non ha davvero alcun bisogno.

leggi anche: Umberto Eco. Alle origini dell’antisemitismo di Claudia Covelli su Blogstoria

Il grande complotto. Il nuovo eroe nero di Eco tra ebrei e falsi “Protocolli” di Gad Lerner

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, casi letterari, controinformazione, critica, critica letteraria, critici letterari, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, libri, querelle, recensioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a L’Osservatore Romano si scaglia contro Umberto Eco e “Il cimitero di Praga”

  1. Pingback: L'Osservatore Romano si scaglia contro Umberto Eco e “Il cimitero …

  2. Claudia Covelli ha detto:

    In effetti la stroncatura della Scaraffia presenta diversi punti fragili e mostra una certa partigianeria nel difendere le posizioni dei cattolici di cui Eco riporta correttamente il ruolo di persecutori. Ma è la “questione morale” sollevata dalla storica a essere più interessante: quella della legittimità di una storia in cui il “male assoluto” è l’unico protagonista. Qui a mio parere – in questa condanna morale e nella ricerca spasmotica di un eroe buono portatore di valori positivi – vi è lo scivolone della Scaraffia, vittima dei suoi stessi condizionamenti culturali. Anche l’accusa di ambiguità rispetto alla questione dell’antisemitismo è poco “centrata”. Se interessa un punto di vista storico ne parliamo qui http://www.blogstoria.it/2010/11/01/umberto-eco-alle-origini-dellantisemitismo/

    Mi piace

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      Nella stroncatura della signora Lucetta vi ho trovato solamente della stolta piccineria, peraltro non motivata se non da un solipsismo non poco fanatico dell’autrice che si scaglia contro Umberto Eco. Si tratta in effetti di partigianeria e non di altro. Lucetta omette di dire, ad esempio, che la Chiesa cattolica vorrebbe oggi con Ratzinger – ma anche prima – beatificare quello che di certo non fu un sant’uomo, Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, meglio conosciuto per esser stato nel corso della IIa Guerra Mondiale un farabutto tutto d’un pezzo che preferì consegnare gli Ebrei a Hitler a patto che il Vaticano non venisse toccato. Pastore Angelico per questo? Pastore di morte di sicuro.

      Ora la signora Lucetta con una recensione che tale non è, portata sull’Osservatore Romano, cosa crede di poter ottenere? Forse di far breccia nei cuori delle frange fondamentaliste dell’ebraismo, che non ci penseranno sù due volte a condannare Umberto Eco. Occorre dunque ricordare che tutte le religioni, per quanto possano essere di natura pacifica perlomeno nell’intenzione primigenia, ammettono delle frange fondamentaliste: se la civiltà delle nazioni non è andata avanti lo dobbiamo ai fondamentalisti, che sono tanto cattolici quanto islamici, ebraici, etc. etc.

      Non sorprende la partigianeria della signora Lucetta. Non fosse stata la sua mano a stroncare “Il cimitero di Praga” sarebbe stata quella di uno dei purtroppo tanti fanatici fondamentalisti in seno all’organo del Vaticano.

      Forse la signora Lucetta troverà più corposo il massonico Pinocchio di Collodi. Possiamo però consigliarle di leggere, in caso non l’avesse già letto, un agile saggio di Giordano Bruno Guerri, “Gli italiani sotto la Chiesa”.

      Mi piace

  3. Claudia Covelli ha detto:

    Ciao Giuseppe,
    rispondo ai tuoi contributi direttamente in “casa tua” sul tuo bel blog. A proposito delle “gatte da pelare” dei cattolici ti segnalo due cose:
    1.la risposta “piccata” della Scaraffia data a Gad Lerner in occasione della presentazione del libro di Eco a “L’Infedele” http://www.gadlerner.it/2010/11/03/perche-lucetta-scaraffia-tira-per-la-giacca-gli-ebrei.html
    2. la bella recensione di Adriano Prosperi (uscita ieri su Repubblica)del libro di Michele Battini “Il socialismo degli imbecilli” sulle origini culturali dell’antisemitismo strettamente correlato al volume di Eco e che racconta molto del ruolo della Chiesa Cattolica nelle persecuzioni contro gli ebrei. Si tratta di un’opera storiografica: non so se te ne occupi, ma se ti interessa noi ne abbiamo parlato qui http://www.blogstoria.it/2010/11/03/michele-battini-alle-origini-dellantisemitismo-ii/ riflettendo anche sulla figura di Pio XII
    A presto! E buon lavoro! ;)

    Mi piace

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      La Scaraffia si lamenta d’esser considerata una “cattolica integralista”? Parrebbe proprio di sì. La sua biliosa recensione, sempreché tale la si possa dire, è di matrice partigiana. Pur avendo aperto un dibattito, il fondamentalismo di cui è intriso il suo pezzullo è evidente, direi allarmante. Allarmante e pericoloso perché ci ricorda che ancor oggi la Santa Sede non ha perso il brutto vizio di innalzare roghi. D’altro canto parliamo d’una Chiesa Cattolica che ancor oggi guarda a Giordano Bruno il Nolano come a un nemico e non come a una delle più limpide e fulgide menti che l’umanità abbia mai avuto.

      Gad Lerner dice cose assolutamente condivisibili: chiaro che se la Scaraffia pubblica una stroncatura sull’organo principale della Chiesa, questa stroncatura sarà presa per oro colato dai cattolici fondamentalisti oltreché da quegli ignoranti i quali – purtroppo per loro – non hanno avuto la possibilità di studiare la Storia, ragion per cui si fidano ciecamente dei media e delle opinioni da essi riportate.
      Ahinoi il cattolicesimo, al pari di tante altre religioni, è fondamentalista, non meno pericoloso dell’islamismo o dell’induismo. Ieri Pio XII consegnava gli Ebrei a Hitler, oggi ci sono (forse) più preti pedofili che uomini di fede. Ma questo è soltanto uno dei tanti mali in seno al Vaticano.
      La Scaraffia, a ben vedere, usa “Il cimitero di Praga”, il romanzo dunque, per scagliarsi contro lo scrittore Umberto Eco e lo fa adoprando l’organo ufficiale e più potente della Santa Sede, L’Osservatore Romano.

      Ora io sono dell’avviso che il pezzullo della Scaraffia non pesi più di tanto. Ha accesso un dibattito, questo sì, ma la Scaraffia con il suo pezzullo sta perdendo di credibilità agli occhi dei critici nonché degli storici. Ha dunque ragione Gad Lerner a scrivere: “Il libro di Eco può piacere o non piacere, ma accusarlo di antisemitismo involontario è una grossolanità che non si ripara tirando per la giacca Anna Foa, Ugo Volli o Riccardo Di Segni. Tutto ciò sia detto con immutata stima.”

      Leggo adesso la recensione al libro di Michele Battini e me ne procuro una copia.

      Mi piace

  4. Pingback: Umberto Eco, la Storia fatta da grandi falsi | iannozzi giuseppe

  5. Pingback: JuJol Cultura e spettacolo a cura di Iannozzi Giuseppe - multiblog di cultura e letteratura, libri, musica, spettacolo

I commenti sono chiusi.