Non avevo un cuore di riserva

Non avevo un cuore di riserva

ANTOLOGIA VOL. 191

Iannozzi Giuseppe

Paul Cezanne - ritratto di Marie Hortense Fiquet

IL PARADISO DI DIO

Dio intimò di tacere al mio petto
quando t’ho vista tutta nuda svestita
I miei occhi hanno scoperto la tua vita
dalla vita in giù, e ho dovuto ricredermi:
il paradiso che mai avevo considerato,
che avevo schernito con voce ora fioca
ora violenta come la brace, il paradiso
di Dio il tuo intimo, ora fiore da cogliere
Ma la paura mi fece molli i ginocchi
mentre il desio m’accecava gli occhi

RISPETTO PER STESSI

1. L’uomo opera sempre per il male altrui, anche quando dice a gran voce che si sta adoperando per il bene. Volete vedere Satana? È sufficiente che vi guardiate attorno.

2. Amare gli ingrati equivale a odiare sé stessi.

3. Il Diavolo esiste e il suo volto è il nostro. Sin tanto che sulla Terra ci sarà l’uomo, il Male continuerà a essere qualcosa di tangibile.

4. Gli ingrati sono come certi personaggi shakespeariani, e proprio per questo più che mai reali, icastici, e a dir poco pericolosi. Un ingrato è una persona di cui davvero non ci si può fidare; ha sempre un coltello in mano che tiene ben nascosto… dietro la schiena per pugnalarti, quando meno te lo aspetti, alle spalle.

5. Con la vecchiaia comincio a dire qualcosa di sensato pure io che valgo il poco che valgo.

6. L’esistenza dei più si regge sull’autolesionismo, e questo sin dalla notte dei tempi.

7. Svolgo un lavoro ingrato per ingrati, e questo è quanto. Ricamarci su delle discussioni equivarrebbe a mettermi sulle spalle un peso, un altro peso inutile. Portare pesi non fa per me… un lavoro questo che non augurerei nemmeno al più infimo degli animali.

KING LEAR

I sudditi miei – ah, me tapino! -,
li dovrei tutti fustigare,
e metter poi a pane e acqua
così che possano sentire
pure loro il morso feroce
che m’è dentro allo stomaco
Un morso sì forte
che non lo si può domare
con carezze o preghiere,
con magie di streghe e diavoli
Ché un Re, come me Pazzo
soltanto ha sudditi che mettono
avanti a sé l’inchino
e sulla bocca il sorriso più feroce,
illudendosi di nasconderlo
al vuoto mio sguardo
Come se fossi da sempre orbo,
i miei sudditi così illusi sono!

Se sol sapessero
tutto quello che io ho visto,
al mio cospetto allora tremerebbero
e non oserebbero tramare stronzate
col favore delle ombre e dei ventagli
Se solo sapessero, i miei sudditi!
Se solo… Ma niente sanno
Solo da vicino conoscono
la solita oppiacea nebbia
che li porta di campo in campo
a inseguirsi senza mai toccare
alcunché

Se solo… allora sì che la fronte
gli cadrebbe a toccar il freddo
pavimento di pietra millenaria
E come me tacerebbero
E come me il morso allo stomaco
lo morderebbero con gli occhi loro

IN FILA

Dissero di me, poeta
Io ero muto in attesa,
in fila con tanti altri
per il bagno comunale

NUDO

La verità l’ho sentita
la prima volta toccando
un nudo di ragazza

La verità l’ho perduta
chiedendole se m’amava
con tutta… tutta l’anima

DALLA TOMBA FINO AI TUOI OCCHI VERDI

Amor mio, Amor Bello, m’hai lasciato
tutto solo a respirar la terra
Le unghie rotte contro le assi della tomba;
di venirne fuori tutto d’un pezzo niente,
neanche pregando per un miracolo
E io che pensavo d’aver in mano quattro assi
e uno per ogni evenienza nel cavo
della manica là dove s’insinua l’ombra
e un solitario gemello d’oro

Amor mio, Amor che ho nelle budella,
ancor accuso nella carne il freddo tocco
uguale a lama di coltello bene a fondo

Amor mio, Amor bello, l’uomo tuo riposa
ma senza quiete: negli occhi chiusi ancora
gli scintilla lo sguardo tuo affilato
tremendo di passione, verde sì ma innaturale
come d’aliena collera

Amor, Amor, Amor, gratto le assi
a occhi chiusi, a occhi chiusi
Non m’arrendo, non m’arrendo mai
Cerco l’aria, la cerco per tornare
a darti l’asso che ti spetta

Cerco l’aria, più della pace la cerco
La cerco per affrontare ancora una volta
il tuo sguardo verde e bello, troppo
per esser d’umana fanciulla!

ALL’ALBA

Corsi lo sguardo fra le genti,
nei fumi mescolati all’alba stanca,
sempre cercando al desio
un appiglio che fosse almeno
distratta fortuna:
il tuo fiato sveglio sul letto
o l’illusorietà d’un angelo in volo.

TRA L’ARNO E IL PO

Ricordo ogni minuto
di quei giorni
che furono due soltanto,
uguali a gabbiani prigionieri
dei riflessi su l’Arno

Di sassi le tasche piene
Difficile il cammino,
e ogni giorno un’accusa
o solo una scusa
col sole in faccia,
e l’ansia a spremer la faccia
d’angoscia e altre sciocchezze
simili, quasi uguali a carezze
che nessuno vorrebbe su sé

Ricordo ogni minuto
E sì, oggi comprendo
che sbagliavo:
Florence, un giglio
e una strada di ciottoli
come grani
d’un rosario strappato

Ricordo sì, ogni particolare
e un dormire di poche ore
su una branda vicino all’abbaino,
il tetto spiovente e la luna puttana
a contarmi le età sulla faccia
di salse lacrime piovute
per chissà quale distrazione

Ricordo un giorno
a camminare sotto il primo crepuscolo
con gli occhi di cispe e la bocca di nicotina
Muti i pochi volti mi passavano accanto
mentre allungavo il passo e accorciavo
tiro dopo tiro la cicca fra le labbra

Troppi grilli in testa;
e però quando ce li hai dentro
a cantarti amore, non lo capisci
che stai perdendo la bussola
oltre alla dignità d’esser uomo,
o solo un più comune stronzo

Perché tutti, prima
o poi, sogniamo quel che sogniamo:
una disperazione
e una fine con occhi letterari
Tutti pensiamo
a quella morte che si dice
sfoglierà le pagine di Leucò

E ti svegli poi una mattina
scoprendo che l’urlo non c’è,
che finito è il tormento
così com’era iniziato
E scopri d’aver un sogghigno
che ti rende attraente
a quel mondo sì tanto impaziente

Ti dici che è stato
un appunto, un frammento
E nulla di più

E prendi una nuova strada
– che conosci da sempre –
con l’occhio buttato
sui riflessi che sul Po
sconfinano…
col fiato buono,
lasciandoti alle spalle
sassi cenere e macerie,
cicche: le apparenze d’una gioia
che fu di due giorni appena

SCHIENA DI VENERE

Se nuda scoprissi la tua schiena
impazzerei nella perfezione
della sensualità femminile

Se nuda scoprissi la linea
che ti fa Venere, d’amor morirei
col sorriso di Dio in bocca

SCHIENA DI VENERE
(1ma versione)

Se nuda scoprissi la tua schiena
impazzirei nella perfezione
della sensualità femminile

Se nuda scoprissi la linea
che ti fa Venere, d’amor morirei
col sorriso di dio in bocca
uguale al più carnoso fiore
d’ogni paradiso immaginato

EROSIONE 

Di sognare non posso smettere
Apro la porta, chiudo il cuore
al vento, all’erosione che porta

E’ l’amore questione di spiragli aperti
e chiusi, e mai è del tutto vero – chiaro

Te l’avevo detto in un sussurro
quand’ero entrato nella tua vita
che avevo grandi progetti per il futuro
Ti avevo avvertita per tempo
quando fra le tue gambe m’hai ospitato
che amavo la libertà più d’ogni èra

Un giorno mi rimproverasti
con un ceffone dritto in faccia:
leggevo Sade e ridevo della Sventura,
mentre puntavo lo sguardo vuoto di gloria
sulla tua macchina per cucire
Di pietra rimasi davanti ai tuoi occhi,
come un uomo in preghiera, in ginocchio
Su un solo ginocchio però
E ti ricordai che la mia altezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché si consuma l’amore fra altezze
e profondità inespresse – incomprese

Un giorno osai davvero troppo,
ti regalai un vestitino nuovo a pizzo bianco;
con una vecchia mantella nera tosto lo copristi,
quasi volessi farmi capire che non eri pura
come io t’avevo disegnata fra i cumulonembi
delle mie fantasie
Ti sciogliesti in nudità davanti ai miei occhi,
come una donna che tutto il meglio di sé ha dato
e nulla in cambio ha ricevuto
Mi ricordasti poi che la tua bellezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché l’amore si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese

Non possiamo smettere di sognare
Apriamo le nostre rispettive porte,
diamo in pasto l’eternità al vento,
all’erosione di quel tempo lontano
che fu per noi tanto contento

Oggi – divisi – lo sappiamo
che l’amore si apre e si chiude,
che si consuma fra altezze
e profondità inespresse – incomprese
… che si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese

ESMERALDA (Tu lo fai meglio)
(da “Fiore di Passione”)

Quel che fan le nuvole,
quel che fan in cielo lassù,
Esmeralda, tu lo fai meglio
con la tua bocca a cuore
che mi sussurra “amore! questo bacio,
questo bacio è per te”

Come donna venuta
dal profondo oriente di luce accecante
il buio lo sgretoli in polvere di stelle,
e mi restituisci all’idea che c’è dell’altro
al di là di certe danze di dervisci e deserti

Alle tue caviglie ciondoli di luce
tintinnano, danzano insieme a te
per lo spirito tuo zingaro, d’oro;
e bruciano, i passi tuoi il tempo battono,
ritmo danno al petto mio

Nudi i piedi dei tacchi alti…
accenno mi dai perché muto rimanga;
premi sulle mie labbra l’indice,
la nudità dei passi tuoi mi mostri
e i tuoi giochi di sesso mi lasci a sognare
E in silenzio il mio cuore resti ad ascoltare

Quanto, quanto bella la squillante risata
dello spirito tuo zingaro d’oro, di nudo oro

E bruciano, il tempo i passi tuoi battono
Dannano il petto mio, che non sa preghiera
se non quella dei candidi tuoi fianchi,
di nudità ancor tutta da scoprire

Qualsiasi cosa fan le nuvole lassù,
è certo!, mille volte meglio lo fai tu
Per le mille e una storia, ora ci sei tu,
per le mille e una notte, ora ci sei tu

Qualsiasi cosa,
qualsiasi cosa inventino lassù,
per erotico desiderio lo fai meglio tu:
un passo e un altro,
carnal spiraglio sboccia
sopra alla giarrettiera,
e nudi i piedi a danzare infinitamente,
e vuoti i tacchi a riposarmi accanto

Così zingara,
di sonagli alle caviglie l’amor d’oro

L’amor che mi sussurra “questo bacio,
questo bacio è per te”
Nessuna lo fa meglio, nessuna lo dice meglio

Nessuna lo fa meglio, nessuna lo dice meglio
Nessuna lo fa meglio, nessuna lo dice meglio
Nessuna lo fa meglio, nessuna lo dice meglio

CENERE ALLA CENERE

ti ho amata
e non avevo un cuore di riserva

fa male a me quanto a te
ma di più a quella che è stata la nostra fine
un dirsi semplicemente cenere alla cenere
sulla stadera del mai detto

però tu, stasera, non fumare un’altra sigaretta
il fumo si spreca nell’aria sempre
il filtro, quello invece rimane nel posacenere
e non fa quasi mai una bella figura
anche se porta impresso il bacio del tuo rossetto

HO GIOCATO LA MIA MANO

Ho giocato con il poco cuore
d’una ragazza che si dà via per poco
Ho giocato la mia mano puntando alto,
proprio come un vero professionista

Ho giocato il mio asso di cuori
gettandolo nel mucchio dei tanti uguali a me
che erano lì, fra spire di fumo e colpi di tosse,
per vincere l’illusione d’un’anima

BOURBON STREET BLUES

Sì, ho scialacquato la mia tenerezza,
sfidando l’argentea millenaria luce
e la bellezza della Luna in cielo alta.

Come uno che solo ha l’impeto delle ore,
ho dimenticato la mia piccola Bambina,
fra l’indice e il pollice, per un plettro d’avorio,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

Se gli annegati hanno mute le labbra,
non io che stono questo Mississipi
nota dopo nota, all’infinito…

Oh, la mia piccola Bambina, il suo incanto,
il suo riflesso sullo specchio dell’acqua:
come ho potuto esser così tanto crudele?

Come una pioggia che solo ha il suo dolore,
sono scivolato nei tombini della dimenticanza,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

Hanno gli amanti mutevoli anime blu, lo so;
ma come ho potuto esser tanto infantile?
Oh, la mia piccola Bambina, il suo infinito,
il suo amore, fiore di luce fra le labbra!

Menando una pallida vita d’illusioni,
suonando una chitarra che fosse solo mia,
ho scialacquato tutta la mia dolcezza
per raccogliere manciata di foglie d’autunno
e il mistero d’un’eclissi di Luna sotto la pioggia,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.

LA CADUTA DELL’INNOCENZA

ricordando Chet Baker

Non seguire la cattiva strada, segui queste note invece:
perderai tutti i denti, perderai il rispetto della tua donna,
e ti terrà il tempo l’abbaiare d’un cane rognoso,
ti ricorderà che sei nato bastardo con la luna di traverso.
Non c’è altro da sapere. Non c’è altro jazz.

Non seguire la cattiva strada, segui queste note invece,
quelle d’un trombettista dannato, d’un grande condannato:
in una notte di primavera, in volo planando
sul selciato, da una finestra d’albergo di Amsterdam,
la caduta della vita nella tromba d’un’altra vita.

In una notte di primavera, non leggere come me
le note sul pentagramma, la caduta dell’innocenza.

Non c’è altro da sapere. Non c’è altro jazz da ballare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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