C’era una volta un clandestino – Eltjon Bida – PubMe edizioni

C’era una volta un clandestino

Eltjon Bida

PubMe Policromia

C'era una volta un clandestino - Eltjon Bida

Vi è mai capitato d’immigrare? Di attraversare un mare mosso in un gommone zeppo di persone e con mafiosi pronti a sparare? Avete trovato da mangiare, un lavoro, una casa nella nazione raggiunta? E se i vostri ormoni sbocciano come dei popcorn? Elty, un ragazzo albanese diciassettenne, ne sa qualcosa. In questo suo romanzo, basato in una storia vera, il protagonista racconta le sue avventure, dal momento della sua partenza dall’Albania e i successivi due anni in Italia.

Eltjon Bida parla sei lingue: italiano, inglese, spagnolo, russo, rumeno, albanese. Attualmente vive a Milano. Nel 2018 è uscito il suo primo lavoro “C’era una volta un clandestino” (PubMe edizioni), romanzo basato su una storia vera.

C’era una volta un clandestinoEltjon Bida – Editore: PubMe – Anno edizione: 2018 -Pagine: 471 p., Brossura – EAN: 9788833661988 – € 19,00

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IN OGNI DOVE AMORE – Poesie di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

IN OGNI DOVE AMORE

Poesie di Viola Corallo e Iannozzi Giuseppe

Viola Corallo

IN OGNI DOVE AMORE

Da Morfeo mi sollevo;
in meno d’un secondo
un’onda di luce buona
mi carezza il viso:
si affaccia in me
il dolce nuovo giorno,
e subito mi spinge
alla finestra
per scrutare del giardino
colori e meraviglie,
tutte le mie fantasie.
In ogni dove
dove lo sguardo volgo
fioriscono giovani fiori;
questa la magia di aprile
che sotto gli occhi miei
si svolge e mi coglie,
facendo fiorir la vita mia
fatta di gentili linfe
e allegre voci.
E infine vien la sera
che su cose e case spande
ombre quasi un po’ strane;
e in bisbigli di vento
volano canti nuovi e antichi
che il cuore in petto
mi fan presto volare.

Ed è già aria frizzante,
la notte che la pelle mi sfiora
e che nell’animo mi sussurra
d’andarmi a coricare
per sognare il mio amore.
Per sognare il mio amore.

NUVOLE GRANDI

Quando il canto mio
non mi culla più,
al cielo
levo lo sguardo
e le nuvole cerco,
le più bianche e grandi
che l’orizzonte
lo invadono
fino a ingoiare
il grigio
e il nero.
Allargo così le braccia
e da invisibili angeli
mi lascio io abbracciare.

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La Storia per come io la ricordo

La Storia per come io la ricordo

ANTOLOGIA VOL. 132

Iannozzi Giuseppe

Guido Gozzano

GIORNI DI PESTE

L’uno accanto all’altro gli avelli,
del pallore lunare si vestono
senza pudore alcuno; nomi e cognomi
per sempre dimenticati in un niente
e che eppur un dì forte furono battuti
dalle campane della solitaria Chiesa
dal camposanto non lontana

Colla vanga in mano il nero becchino
non si stanca di scavare fosse profonde,
rinvenendo di tanto in tanto oscure radici
appartenenti a chissà quale vegetale mostro;
ma più spesso vengon fuori
omeri e tibie, lucidi teschi, mani anche
e mezzi scheletri sorridenti tutti denti

Una bestemmia dalla rauca gola
tosto per l’intorno in eco si perpetua:
il vecchio becchino il lavoro solito riprende
indifferente allo stormire degli alberi,
ai petali dei fiori dal vento strappati
e sulle sue invisibili ali portati
tra cenere e miseria, su cataste di appestati
morti e insieme tutti bruciati

ACQUA SOTTO I PONTI
(quella bambina)

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro,
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente-veloci
specchio d’un cielo bigio
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o no

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
e sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

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“Il male peggiore” di Iannozzi Giuseppe – In libreria – Alcune cose su Giacobbe che stuzzicheranno la vostra curiosità

Il male peggiore di Iannozzi Giuseppe – In libreria

Alcune cose su Giacobbe che stuzzicheranno la vostra curiosità

Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio

Le allungai il mio pacchetto di Camel: lei ne sfilò una e se la mise fra le labbra. Servile e adorante, subito gliela accesi con l’accendino, un ben misero Bic.
«Perché non sei andata con gli altri?»
Mietta sbuffò giusto per un istante, ritraendosi in una smorfia buffa e maliziosa: «Perché non ne avevo voglia».
«Però gli altri…»
«Vanno a fare gli scemi su via Roma. Vanno su e giù, fischiano alle ragazze e non fanno altro. E le nostre compagne li sfottono e loro ci stanno pure a farsi sfottere. E ridono a crepa-pelle, lo sanno solo loro perché. Che palle!»
«E stare con me a fumare, chiacchierando del più e del meno, è forse meglio?»
«Sei un ebreo, Giacobbe. Tu non fai ridere, il tuo senso dello humour è a dir poco disastroso, anche se ci provi a calarti nella parte di Woody Allen.»
Ma mentre mi diceva tutto questo, Mietta sorrideva. Almeno a me parve così.
Poi, a bruciapelo, una domanda che mai più mi sarei aspettato: «Tu sei di destra o di sinistra?».
[…]
Intanto Giacobbe, tutto affettuoso, si teneva incollato al fianco di Lily al pari d’uno schiavo. Giacobbe, nella sua ingenuità, non immaginava che Lily avesse già deciso di lasciarlo, proprio quella sera.
Quando furono da soli, in un angolo fumoso, lei glielo disse, su due piedi, senza alcun sentimento di dolore. Giacobbe non scucì una sola parola, allora lei glielo tirò fuori e subito se lo cacciò in bocca. Qualcuno gli passò accanto e fece finta di niente, anche perché lo spettacolo era tutt’altro che inusuale.
Dopo che fu venuto nella bocca di Liliana, con dolorosa meccanicità, gettò un’occhiata all’intorno e comprese che odiava tutti quegli uomini […]
Si trovava al decimo piano d’un vecchio palazzo in stile littorio.
Non sembrava troppo agitato per uno che aveva preso la decisione di togliersi la vita, e non in maniera indolore.
Giacobbe era in mezzo a tanti altri curiosi che, in cuor loro, speravano che l’uomo si buttasse: sarebbe stato un sacrilegio se alla fine avesse deciso di non dar più spettacolo.
Giacobbe non conosceva i motivi per cui quello sconosciuto fosse sul punto di ridursi in poltiglia. Qualcuno diceva che fosse reduce da una delusione amorosa, qualcun altro invece se la tirava dicendo, con tono sin troppo sicuro, che l’uomo era oppresso da una bella dose di debiti. Giacobbe però sapeva una cosa: il cuore dell’uomo si sarebbe fermato durante il volo. La morte l’avrebbe rapito per arresto cardiaco ben prima che il suo corpo si sfracellasse al suolo. Questa certezza lo fece sorridere.
[…]
Giacobbe si svegliò all’improvviso, madido di sudore: un incubo, un maledetto incubo che l’aveva visto protagonista. Giacobbe non era affatto certo che lassù ci fosse un Dio, ma se c’era e gli aveva dato le sembianze scimmiesche che aveva, per forza di cose doveva essere un burlone non poco shakespeariano.
«Le forme esteriori possono ingannare, sempre l’ornamento inganna il mondo. E il diavolo può citare le scritture per i suoi scopi… e il mondo è ancora ingannato dalle apparenze», farfugliò Giacobbe, citando alla rinfusa alcune frasi da Il mercante di Venezia di William Shakespeare.

da IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne)

IL MALE PEGGIORE (Storie di scrittori e di donne) – Iannozzi Giuseppe –EDIZIONI IL FOGLIO – Collana: Narrativa – Pagine 330 – ISBN 9788876067167 – Prezzo: 16,00 €

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

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Leggi la rassegna stampa:

Letteratura: Giuseppe Iannozzi: “Il male peggiore” – recensione di Bartolomeo Di Monaco

Perché leggere “Il MALE PEGGIORE” di Iannozzi Giuseppe? Ve lo spiega Nadia Fagiolo

Giulia Campinoti consiglia “Il male peggiore” di Iannozzi Giuseppe

Lidia Popolano parla de “Il male peggiore”

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SHOGUN – JAMES CLAVELL – Bompiani

SHOGUN – JAMES CLAVELL

Bompiani

Shogun - James Clavell - Bompiani

Partito alla volta dell’Oriente per il monopolio olandese del commercio con Cina e Giappone, John Blackthorne, comandante dell’Erasmus, si ritrova costretto da una tremenda tempesta al naufragio in un villaggio di pescatori nel Giappone feudale del XV secolo. In un mondo sconosciuto e lontano, Blackthorne deve trovare il modo di sopravvivere. Grazie al suo coraggio, che lo condurrà sulla via dei samurai, con il soprannome di Anjin (il navigatore) diventerà il fido aiutante dello Shōgun e nella sua ascesa al potere conoscerà l’amore impossibile per la bella e ambigua Mariko. Sullo sfondo di una civiltà raffinata, violenta e sottoposta a una rigida divisione in caste, un romanzo avvincente fatto di avventure, intrighi, amore, filosofia orientale e storia, che tra massime zen e battaglie cruente alterna fino all’ultima pagina poesia e tensione narrativa.

James Clavell è nato in Australia nel 1924 ed è morto in Svizzera nel 1994. Durante la Seconda guerra mondiale è stato prigioniero a Singapore ed è giunto poi negli Stati Uniti dove ha lavorato come sceneggiatore e regista. Scrittore di fama internazionale, i suoi libri sono stati best seller tradotti in tutto il mondo. Bompiani ha pubblicato l’intera trilogia ambientata nell’Oriente del passato, Gai-jin, Sho¯gun e Tai-Pan.

ShogunJames Clavell – Traduttore: G. Lanzillo – Editore: Bompiani – Collana: Tascabili narrativa – Anno edizione: 2018 – Pagine: 1104 p., Brossura – EAN: 9788845297588 – € 15,00

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Vivevo per il suono della tua voce

Vivevo per il suono della tua voce

ANTOLOGIA VOL. 131

Iannozzi Giuseppe

Penelope - Dante Gabriel Rossetti

VIVEVO

Vivevo per il suono della tua voce
Vivevo per quella luce
dentro agli occhi tuoi
Quasi felice
tentato ero di creder in Dio

ERANO CRISANTEMI D’AMORE

Erano crisantemi d’amore
Ma dorme la casa laggiù
all’eco e ai passi di chi bussa chiusa
E si cantano in strada canzoni tristi
che la nebbia prendono in loro compagnia,
quasi con benevola nostalgia

Ma dorme la casa laggiù
Dorme la casa che un dì un uomo amò
E furtivo fugge dalla chiesa antistante
il prete che la Legge l’ha perduta
in una risata disperata;
e già alle finestre i barbagianni
con vuote orbite
di Gesù annunciano la fine

Ma dorme la casa, il regno di cristallo
che di spine e rose si contorna
Ancor non accetta il vecchio Iscariota
che eran crisantemi d’amore
le parole taciute,
per un momento solamente pizzicate
nel suono cavo d’un violino dimenticato

Nel suono cavo d’un petto
dal dolore anzitempo battuto

NON DESIDERO AMORE

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

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M. Il figlio del secolo – Antonio Scurati – Bompiani – candidato al Premio Strega 2019, proposto da Francesco Piccolo

M. Il figlio del secolo – Antonio Scurati

Bompiani

M il figlio del secolo - Antonio Scurati - Bompiani

IL PRIMO ROMANZO SUL FASCISMO RACCONTATO ATTRAVERSO BENITO MUSSOLINI: IL FIGLIO DI UN SECOLO CHE CI HA RESI QUELLO CHE SIAMO.

È un romanzo, sì, ma un romanzo in cui d’inventato non c’è nulla. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso è storicamente documentato o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. È la storia dell’Italia tra il 1919 e il 1925, dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento al delitto Matteotti, la storia di un Paese che si consegna alla dittatura, la storia di un uomo (M, il figlio del secolo) che rinasce molte volte dalle proprie ceneri. La storia della Storia che ci ha resi quello che siamo.

Motivazione per la candidatura al Premio Strega 2019:

«Scurati racconta con dedizione e ostinazione la nascita del fascismo in Italia, non tralasciando nessun dettaglio decisivo alla comprensione della nostra Storia, attenendosi ai fatti documentati e appassionando i lettori per pagine e pagine, come hanno dimostrato le reazioni fin dal primo giorno della sua comparsa nelle librerie. Il racconto corale, con al centro la figura di Benito Mussolini, compie il miracolo di farci comprendere come i fatti prendano consistenza e poi potenza in pochi anni, con la complicità dell’indifferenza e della superficialità di un intero popolo. Nonostante quest’anno tra i candidati al premio Strega siano presenti libri e autori che apprezzo, propongo M. di Antonio Scurati perché è un evento nella letteratura italiana, uno dei romanzi importanti dei nostri anni, che merita per questo non solo di partecipare al Premio Strega ma di vincerlo». Proposto da Francesco Piccolo

ANTONIO SCURATI

Nato a Napoli nel 1969, Antonio Scurati è docente di Letterature contemporanee presso la IULM di Milano, dove dirige il Master in Arti del Racconto. Per anni ha coordinato il Gruppo di Ricerca sui Linguaggi della Guerra e della Violenza dell’Università di Bergamo. È anche editorialista de “La Stampa” e autore di numerosi saggi, tra i quali ricordiamo La letteratura dell’inesperienza (Bompiani, 2006). Ha esordito nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia (premio Kihlgren, premio Fregene, premio Chianciano). Nel 2005, con Il sopravvissuto, ha vinto la XLIII edizione del premio Campiello e nel 2008, con Una storia romantica, il Mondello. Della sua vasta produzione, tradotta in molti paesi, ricordiamo Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013) e Il tempo migliore della nostra vita (vincitore sia del premio Viareggio sia, di nuovo, del premio Selezione Campiello).

M. Il figlio del secoloAntonio Scurati – Editore: Bompiani – Collana: Letteraria italiana Anno edizione: 2018 – Pagine: 848 p., Brossura – EAN: 9788845298134 – € 24,00

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SCRITTORE FANTASMA E LIBRI

SCRITTORE FANTASMA E LIBRI

Iannozzi Giuseppe

scrittore fantasma

– Non ti disturbo più di tanto.
– Non mi disturbi. Dimmi tutto.
– Senti, ho qui due lavori…
– Belli?
– Robetta. Ma belli, sì. Dovresti solo darci un’occhiata.
– In che senso?
– Dovresti metterli un po’ a posto.
– Errori di battitura.
– Ci sono anche quelli. Dunque, le storie ci sono, cioè più o meno ci sono. Dovresti prenderle in mano tu, insomma riscriverle per bene, perché così come sono si capiscono e non si capiscono.
– Fammi provare a capire: sono da riscrivere.
– Più o meno. Però l’idea gli autori ce l’hanno messa… è solo che saltano di palo in frasca.
– Diciamo che non sanno scrivere e io dovrei fare il ghostwriter.
– Più o meno. Ma come ti ho detto le storie ci sono. Sono solo da riscrivere.
– Da capo a piedi immagino.
– Tu te la sbrighi veloce, altrimenti non te lo avrei chiesto.
– Fammi capire… dovrei scrivere due libri che non sono stati scritti…
– No, le idee ci sono.
– Tutti ce le hanno le idee, però non è che per questo tutti s’improvvisano scrittori e domani pubblicano.

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Camere separate – Pier Vittorio Tondelli – Bompiani

Camere separate – Pier Vittorio Tondelli

Bompiani

Camere separate - Pier Vittorio Tondelli

“Camere separate è forse un adagio condotto sull’interiorità e sul rinvenimento delle motivazioni profonde – per il protagonista dell’amare e dello scrivere. Il primo romanzo che ho scritto dopo il compimento del trentesimo anno. Come scrive Ingeborg Bachmann: ‘Quando un uomo si avvicina al suo trentesimo anno di età, nessuno smette di dire che è giovane. Ma lui, per quanto non riesca a scoprire in se stesso nessun cambiamento, diventa insicuro; ha l’impressione che non gli si addica più definirsi giovane. Sprofonda e sprofonda.'”

Il romanzo racconta tre momenti nella vita di uno scrittore poco più che trentenne, Leo, alle prese con l’enorme dolore per la perdita del compagno, Thomas, giovane musicista tedesco. La loro relazione viene raccontata attraverso lunghe riflessioni e continui flashback. Leo è uno scrittore di successo, che vive tra Milano, Parigi, Londra e Firenze; Thomas, invece, a Berlino Ovest. I due amanti si incontrano spesso in giro per l’Europa, trascorrono le vacanze insieme, ma vivono in due camere, separati da duemila chilometri di distanza. Hanno così la possibilità di vedersi quando desiderano, ma anche di ritirarsi nella propria solitudine. Finché Thomas non inizia una relazione con una ragazza. Questo strano rapporto a tre scatena vere e proprie crisi di gelosia in Leo, ma si interrompe presto per via della malattia incurabile di Thomas, che, poco più che venticinquenne, muore in un ospedale di Monaco.

Il capolavoro di Pier Vittorio Tondelli torna in una edizione celebrativa arricchita di interviste e articoli curati da Fulvio Panzeri.

Pier Vittorio TondelliPier Vittorio Tondelli è nato a Correggio nel 1955 ed è morto nel 1991. Ha esordito nel 1980 con Altri libertini, il libro che ha raccontato euforie e disperazioni di un’intera generazione. Sono poi seguiti, nel 1982, Pao Pao, un romanzo sull’esperienza militare, il testo teatrale Dinner Party (pubblicato però postumo nel 1994). Nel 1995 pubblica per Bompiani il romanzo Rimini e nel 1986 quel piccolo libro d’ore che è Biglietti agli amici. Il suo ultimo romanzo è Camere separate (1989). Dalla metà degli anni ottanta lavora al “Progetto Under 25”, dedicato alla scrittura delle nuove generazioni, curando tre antologie, Giovani Blues (1986), Belli & perversi (1987) e Papergang (1990). In questi stessi anni partecipa all’ideazione della rivista “Panta”, edita da Bompiani, che dirige con Elisabetta Rasy e Alain Elkann. Nel primo anniversario della scomparsa la rivista gli ha dedicato un numero monografico. Nel 1990 ha raccolto gran parte della sua produzione giornalistica e saggistica in Un weekend postmoderno, una sorta di “personale” romanzo critico, dedicato alle “cronache degli anni Ottanta”. È un progetto di cui un altro volume, L’abbandono (pubblicato postumo nel 1993), rappresenta l’epilogo. Bompiani ha pubblicato nella collana dei “Classici”, a cura di Fulvio Panzeri, l’opera completa di Tondelli in due volumi. Il primo raccoglie “Romanzi, teatro e racconti”; il secondo “Cronache, saggi, conversazioni”.

Camere separatePier Vittorio Tondelli – Curatore: F. Panzeri – Bompiani – Collana: Classici contemporanei Bompiani – Pagine: 301 p., Brossura – EAN: 9788845283000 – € 13,00

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quarantasette

quarantasette anni

Iannozzi Giuseppe

Charlie Brown da grande - Iannozzi Giuseppe

Il poeta illude – e s’illude:
uguale è a un giocoliere,
più spesso a un prestigiatore
che con la Bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.

Gli vengono presto gli anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dar per dare inutile è,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
attende egli che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.

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Dimmi dove hai seppellito il mio sogno

Dimmi dove hai seppellito il mio sogno

ANTOLOGIA VOL. 130

Iannozzi Giuseppe

Sid Vicious
DIMMI
(inedita)

Dimmi dove hai seppellito
il mio sogno, quello
che da bambino stringevo
al petto per mortificare
la paura
Dimmi dove hai seppellito
il mio giorno migliore, quello
che non ho ancora vissuto
E dimmi, dimmi dove sei tu,
dove ti sei nascosta,
se in mezzo a mille ore di ombre
o al centro d’una luce accecante

PERSONE SOLE
(1a versione)

Ho conosciute persone
che a Natale erano
più sole
d’una condanna a morte;
e altre ancora
che nella confusione
dei giorni passati
hanno dimenticato
il nome e la faccia
dentro allo specchio
infranto,
gridando innocenza
nonostante il Torto
gli avesse cavato
entrambi gli occhi

Ho conosciute persone così
E non le ho capite bene mai

1 GENNAIO

Ed ora dove lo porti il cuore?
Così chiuso in valigia non batte di gioia
Il mio piange in un petto di lacrime
che le tue pupille non hanno voluto vedere
Eppur ti sono sempre stato accanto,
con un fiore o una poesia, altre ancora
con una droga leggera e un cielo di poesie

Ti sei portata via da qui
proprio il giorno di Capodanno
Non hai lasciato neanche l’orologio
al suo posto accanto al crocefisso

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Cetti Curfino – Massimo Maugeri – La nave di Teseo

Cetti Curfino – Massimo Maugeri

La nave di Teseo

Cetti Curfino - Massimo Maugeri - La Nave di Teseo

Un giornalista giovane e spiantato, Andrea Coriano, entra in un carcere per incontrare una detenuta, Cetti Curfino. Gli si pone davanti una donna prorompente, labbra carnose, corpo colmo, occhi che rivelano abissi. Andrea ha letto la storia di Cetti sui quotidiani: una donna semplice, un marito che muore mentre lavora in nero, un figlio da sistemare e una lenta discesa nelle viscere di una società che sa essere molto crudele. Una storia di politici senza scrupoli e amici fedeli, di confessioni improvvise e segreti infamanti, un caso che ha fatto molto parlare ma che adesso sta per spegnersi, ingoiato da altri clamori. Il giornalista ha subito creduto che la sua storia andasse raccontata e ora che se la trova lì, ferina, impastata di dialetto, dolore e femminilità, capisce di non essersi sbagliato. Chi è Cetti Curfino? Qual è la storia che l’ha portata in carcere? Sarà in grado di aprire a lui – giornalista alle prime armi – la propria vita, i percorsi oscuri che l’hanno condotta fin lì? Andrea non ha molte armi professionali in tasca, e nemmeno molti strumenti di seduzione, in verità. Al più, può sfoderare con una certa autoironia le proprie difficoltà. La vita con zia Miriam ad esempio, e le corse in macchina per portarla in giro con il suo festoso gruppo di amiche di mezza età, vedove ringalluzzite dalla gioia di godersi la stagione del tramonto. La voce di Cetti, però, non gli dà tregua: vibrante nel suo italiano imperfetto, sembra salire dalle profondità della terra di Sicilia.

Massimo Maugeri collabora con le pagine culturali di magazine e quotidiani. Ha ideato e gestisce Letteratitudine (in rete dal 2006), blog letterario d’autore del Gruppo L’Espresso nonché uno dei più noti e seguiti blog letterari italiani, integrato dal quotidiano culturale online LetteratitudineNews. Dal 2009 cura e conduce una fortunata trasmissione radiofonica culturale di libri e letteratura che ha lo stesso nome del blog, incrociando la propria voce con quella dei più noti scrittori italiani e internazionali. Ha pubblicato romanzi, racconti e saggi, tra cui il romanzo Trinacria Park (Premio Vittorini). Tra i vari riconoscimenti ricevuti: Premio Addamo, Premio Martoglio, Premio Più a Sud di Tunisi, Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino”, Premio Elmo, Premio Promotori della Lettura e del Libro.

Cetti Curfino – Massimo Maugeri – Editore: La nave di Teseo – Collana: Oceani – Anno edizione: 2018 – Pagine: 252 p. – EAN: 9788893445399 – € 15,50

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Cinque storie ferraresi. Dentro le mura – Giorgio Bassani

CINQUE STORIE FERRARESI

Giorgio Bassani

Giorgio Bassani - Cinque storie ferraresi - Feltrinelli

Vincitore premio Strega 1956

Questa raccolta di racconti (“Lidia Mantovani”, “La passeggiata prima di cena”, “Una lapide in via Mazzini”, “Gli ultimi anni di Clelia Trotti” e “Una notte del ’43”) valse a Giorgio Bassani il premio Strega 1956. In comune le cinque storie hanno una sorta di dolente consapevolezza e l’ambientazione: Ferrara, cittadina di provincia che qui assurge a simbolo di un’intera nazione, avvolta dal pesante panneggio scuro del fascismo. Bassani ci porta nell’animo di questa “gente, per il resto, quasi sempre per bene”: la ragazza madre Lidia Mantovani; il dottor Elia Corcos in perenne scontro con la moglie; il sopravvissuto al lager Geo Josz; la vecchia socialista Clelia Trotti, lasciata morire in carcere. Storie diverse eppure vicine, accomunate dalla difficoltà con la quale i protagonisti si adattano a una provincia italiana che da un lato consola, dall’altro respinge qualunque cosa non le sia propria. Persone comprese.

Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000), scrittore e critico letterario, trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Ferrara, che resta per sempre nel suo cuore e diventa teatro delle sue creazioni letterarie.
Partecipa alla Resistenza e, dopo la guerra, si dedica alla vita culturale come narratore e poeta.
Nella sua veste di direttore editoriale, scopre “Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Dopo la pubblicazione di “Cinque storie ferraresi e de “Gli occhiali d’oro, Bassani raggiunge un grande successo di pubblico nel 1962 con quello che è considerato da più parti il suo capolavoro, “Il giardino dei Finzi-Contini.
Nel 1974 esce “Romanzo di Ferrara”, che ne raccoglie l’intera opera narrativa. Tra le sue raccolte poetiche “Storie di poveri amanti e altri versi” (1946) e “L’alba ai vetri” (1963).
Muore nel 2000 a Roma, dopo una lunga e penosa malattia. È sepolto, per sua volontà, a Ferrara, nel cimitero ebraico di via delle Vigne, vicino alle mura di cui, come Presidente di “Italia Nostra”, ha promosso il restauro.

Cinque storie ferraresi. Dentro le muraGiorgio Bassani – Editore: Feltrinelli – Collana: Universale economica – Pagine: 216 p. – EAN: 9788807887888 – € 9,50

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“Zeina” di Nawal al-Sa’dawi (Atmosphere Libri) – Intervista a Federica Pistono – di Iannozzi Giuseppe

Zeina di Nawal al-Sa’dawi

Intervista a Federica Pistono

di Iannozzi Giuseppe

Nawal al-Sa'dawi - Zeina - Atmospherelibri - traduzione Federica Pistono

1. Zeina di Nawal al-Sa’dawi (Atmosphere Libri) è, fuor di dubbio, un romanzo che mette nero su bianco una nuova idea di femminismo che sta cercando di emergere in alcuni paesi arabi. Non potendo chiederlo all’Autrice, giro la domanda a te, Federica Pistono: oggi come oggi, le donne arabe a che cosa aspirano, a che tipo di libertà?

Quella dell’emancipazione femminile è un’idea piuttosto antica nel mondo arabo. Già a metà dell’Ottocento intellettuali del calibro di al-Bustani e di al-Tahtawi sostenevano il diritto della donna all’istruzione come elemento di sviluppo della società araba. Nel 1899 l’intellettuale egiziano Qasim Amin scrisse un libro intitolato “La liberazione della donna” in cui invitava la donna araba a togliersi il velo e a partecipare alla vita del Paese. Le prime femministe arabe furono Bahitat al-Badiyah, Hoda al-Sharawi e la scrittrice Mayy Ziyadah, attive ai primi del Novecento. Hoda al-Sharawi condusse una strenua battaglia per il diritto di voto alle donne. Nel 1923, la stessa al-Sharawi, con altre due femministe egiziane, partecipò a un congresso femminista a Roma. Al rientro, sul treno che le riportava da Alessandria al Cairo, le tre donne si tolsero il velo con un gesto clamoroso. La letteratura propriamente femminista prese corpo negli anni Cinquanta con la libanese Layla Baalbaki e la siriana Colette Khoury.
Questo per dirti che nel femminismo del mondo arabo non c’è nulla di nuovo.
Tornando all’oggi, è errato generalizzare pensando che la condizione femminile sia identica in tutti i paesi arabi: questa varia da paese a paese, dalla città alla campagna, a seconda dei ceti sociali e del livello di istruzione. Le aspirazioni delle donne arabe sono quelle di tutte le donne: la libertà di studiare, di lavorare, di scegliersi il marito.

2. Federica Pistono, tu hai ottimamente tradotto l’ultimo lavoro di Nawal al-Sa’dawi. Perché hai scelto di tradurre Zeina, un romanzo forte sotto molti punti di vista e che i fondamentalisti islamici non hanno accolto di buon grado?

Federica PistonoHo scelto di tradurre Zeina perché è un romanzo che può far conoscere al lettore occidentale l’esistenza di una scrittrice come Nawal al-Sa’dawi, una psichiatra, un’intellettuale atea e femminista, molto lontana dagli stereotipi sulla donna araba.
Il romanzo è, a mio avviso, interessante perché, essendo l’autrice priva di ipocrisia, dipinge un ritratto impietoso dell’animo umano, concentrandosi su aspetti come la corruzione, l’avidità, l’arrivismo, il maschilismo.
È un libro notevole anche perché mostra uno spaccato realistico della società egiziana, anche se non mancano situazioni esasperate e personaggi non credibili fino in fondo. Mi riferisco, per esempio, al personaggio di Zeina, freddo e distaccato all’inverosimile, e ai personaggi maschili, tutti negativi.

3.. Zeina è un romanzo complesso che vede coinvolte più generazioni. Zeina è una giovane donna libera in un paese che non riconosce la libertà. Zeina è una artista, danza e canta, non nasconde le sue idee e parla con semplicità. Possiamo dire che Zeina è una sorta di anarchica che si fa portatrice di un ideale libertario?

In parte sì. Zeina rifiuta la freddezza dei rituali religiosi, che percepisce come aridi e distanti, mentre esalta l’amore e la comprensione tra le persone. Zeina, secondo me, è soprattutto una femminista, che vuole dimostrare al mondo come una donna giovane e bella possa vivere senza un marito o un amante.
Zeina incarna l’ideale di donna opposto a quello rappresentato da sua madre Budur, una donna fragile, sofferente e contraddittoria, che sacrifica agli agi e alla notorietà valori come l’amore e la felicità.
Il personaggio di Zeina risulta, a mio avviso, poco credibile: vive senza odio e senza amore in un mondo che pure le ha fatto male da quando è nata. A parte l’affetto per la madre adottiva e per i bambini di strada, la sua è una vita gelida, dominata solo dalla passione per la musica. Mi sembra un po’ poco per una giovane di venticinque anni.

4. Zeina, oltre a essere un romanzo di donne, è anche una dura accusa nei confronti dell’uomo-padrone e delle religioni. Per Nawal al-Sa’dawi il male, che dalla notte dei tempi serpeggia nel mondo, viene dalle religioni e da quel topolino di carne che gli uomini hanno in mezzo alle gambe! Sembrerebbe quasi che i maschi siano il diavolo, sempre e comunque. Federica Pistono, tu, poco ma sicuro, conosci Nawal al-Sa’dawi molto meglio di me, per cui, gentilmente, ti chiedo se potresti approfondire quanto ho evidenziato.

Sicuramente hai ragione. I personaggi maschili del romanzo sono tutti negativi, autentici ricettacoli di vizi e difetti. A cominciare dal padre di Budur, che abusa della figlia come di altri bambini, ponendosi all’origine di tutte le turbe psichiche che affliggeranno la donna per la vita intera, per proseguire con il marito Zakariyya, anch’egli pedofilo e, all’occorrenza, stupratore di bambini. Il personaggio peggiore è di gran lunga l’Emiro, il cugino di Budur, capo di un gruppo di terroristi di matrice islamista in realtà colluso con il governo.
L’unico personaggio che si salva è quello di Nassim, l’innamorato giovanile di Budur e padre di Zeina. Non per niente viene barbaramente assassinato.
I personaggi femminili mi sembrano di gran lunga più profondi e interessanti.

5. Zeina Bint Zeinat è la figlia della fornicazione. Zeina è una bambina nata per sbaglio: la madre non ci pensa su troppe volte, l’abbandona appena nata e torna alla sua vita fatta di agi e di contraddizioni. Nel corso degli anni, Bodur cercherà la figlia, ma mai veramente. Chi è Bodur? Una vigliacca, una donna che si nutre di contraddizioni, una vittima del suo tempo storico?

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Chanel n. 5 al Greenwich Village – Antologia con testi nuovi e inediti

Chanel n. 5 al Greenwich Village

ANTOLOGIA VOL. 129

Iannozzi Giuseppe

Benny Goodman

IL CIUFFO TUO BIONDO, ISABELLA

Il ciuffo, il ciuffo tuo biondo,
quello è sempre più ribelle,
e non sono io bravo
a fare battute
che facciano ridere
o riflettere un poco
E non sono neanche
più buono a scrivere poesie,
con o senza un senso

Ho provato a buttar giù
una lacrima o due di profumo
per montarmi la testa,
ma solo ho dato fondo ai pochi spicci
che m’erano rimasti in saccoccia,
e lo Chanel n. 5 al Greenwich Village
non lo considerano affatto
un fatto di cultura,
non lo trovi sottobanco

La tentazione sarebbe una,
quella di cantarti una canzone
tentando d’esser gaio
come un cantante della Motown,
ma se lo facessi nutro tema
che finirei male, come Woody Allen
che cerca di rubare la marmellata
con la scusa d’essere ebreo
e d’aver tanto sofferto in gioventù
E tu lo sai che sono
claustrofobico e ipocondriaco:
in un’Aula di Tribunale,
poco ma sicuro, ci morirei
E sai bene anche
che per far poesia
non basta andare a capo
e poi dichiarare al mondo
“Questi sono miei, versi miei,
e i rutti, pure quelli, sì!”

Rose in dono non posso,
sei sposata giù da un bel po’,
e di farmi scassinare il naso
da quel gorilla di tuo marito
non se ne parla proprio

Non vedo che una soluzione,
darmela a gambe levate;
sono in ritardo pazzesco,
ho dimenticato il giorno esatto
del tuo compleanno,
e adesso rischio pure di perdere
il pullman per il Messico,
la mia sola speranza di salvezza!

SE FOSSI UN POETA

Se fossi un poeta
in dono ti recherei
le parole più nobili,
le più belle e infiammate;
ma sono un semplice maniscalco,
uno che lavora da mane a sera
con la gobba sempre più dolente
Sono solo uno
che i sogni li sa sognare,
e allora sogno
e lascio sia tu
a venirmi in sogno
perché con i tuoi occhi
mi possa far tu capire
quanto grande la tua bellezza

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