John Dos Passos – Iniziazione di un uomo – Nota di lettura di Domenico Quirico – Marietti editore

John Dos Passos – Iniziazione di un uomo

Nota di lettura di Domenico Quirico

Marietti editore

John Dos Passos - Iniziazione di un uomo - Marietti editore

Descrizione

I bombardamenti, i lampi delle granate e dei razzi traccianti, le barelle che trasportano i feriti, il sangue, l’odore delle latrine e delle cucine da campo, il gas che distrugge i polmoni. I rumori e gli odori del primo conflitto mondiale narrati in modo incisivo e impietoso nel romanzo d’esordio di Dos Passos, assumono la forma di brutali istantanee di guerra, colte dallo sguardo di un giovane soldato americano. Raccontata nella sua crudezza, fuori da ogni retorica e da ogni improprio rivestimento di nobiltà o avventura, la guerra si rivela come l’assurda cronaca di un massacro, un inspiegabile mosaico di dolore, morte e distruzione. Romanzo biografico e di formazione, questo libro è anche  la narrazione del disincanto di una generazione, la denuncia della guerra e del capitalismo che l’ha voluta e alimentata

Sommario

Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Otto. Nove. Dieci. Undici. Il rimorso del testimone di Domenico Quirico.

Note sull’autore

John Dos Passos (1896–1970), scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense, ha descritto nelle sue opere la vita americana del primi trent’anni del Novecento. Diplomato ad Harvard, partecipò alla prima guerra mondiale in Italia e in Francia come addetto a un reparto di sanità dell’esercito americano.

Domenico Quirico, inviato di guerra del quotidiano La Stampa, è stato corrispondente da Parigi e ha seguito gli avvenimenti della Primavera araba. Rapito in Libia nel 2011 e in Siria nel 2013, è autore di numerosi libri, tra cui Succede ad Aleppo (Laterza 2017).

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John Dos Passos – Iniziazione di un uomo

Iniziazione di un uomoJohn Dos Pasos – Nota di lettura di Domenico Quirico – tradotto da Alessandro Pugliese – Marietti Editore – collana: 1103 I melograni, sezione: Narrativa – prima edizione: gennaio 2020 – pagine: 192 – ISBN: 9788821110122 – € 14,50

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Chi salva una vita salva il mondo intero. Scrittori e poeti per la Giornata della Memoria

Chi salva una vita salva il mondo intero

Scrittori e poeti per la Giornata della Memoria

chi salva una vita salva il mondo intero

«Chi salva una vita salva il mondo intero».

dal Talmud

«[…] io, il non credente, e ancor meno credente dopo la stagione di Auschwitz […]»

«Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. […] C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.»

Primo Levi

«È un’epoca di semplificazioni. La gente si aspetta risposte semplici e non teme più di sembrare estremista. Ottanta anni fa avevamo paura di Hitler o di Stalin.»

Amos Oz

«Ci vuole molto tempo prima che le persone trovino la loro faccia. Non sembrano nate col loro viso, la loro fronte, il loro naso, i loro occhi. Acquistano tutto con l’andare del tempo ed è una cosa lunga, bisogna aver pazienza.»

Joseph Roth

«Idioti ideologici! Il terzo grande fallimento ideologico del ventesimo secolo. È sempre la solita storia. Fascismo. Comunismo. Femminismo. Tutti progettati per indurre un gruppo di persone a scagliarsi contro un altro gruppo. I bravi ariani contro le altre razze cattive che li opprimono. I bravi poveri contro i ricchi cattivi che li opprimono. Le brave donne contro gli uomini cattivi che le opprimono. Il depositario dell’ideologia è puro, buono e pulito, e gli altri sono malvagi. Ma lo sai tu chi è davvero malvagio? Chiunque pensi di essere puro è malvagio!»

Philip Roth

«C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.»

«Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato.»

Anna Frank

«Vorrei poter dire tutto quello che c’è da dire in una sola parola. Odio tutte le cose che possono accadere tra l’inizio di una frase e la sua fine.»

«Voi che oggi costruite altri altari/ Per sacrificare altri figli/ Dovete smettere di farlo./ Una macchinazione non è una visione/ E voi non siete mai stati tentati/ Da un demone o una divinità./ Voi che li sovrastate oggi/ Le vostre accette spuntate e insanguinate/ Voi non c’eravate prima/ Quando giacevo sulla montagna/ E la mano di mio padre tremava/ Della bellezza della parola.»

Leonard Cohen

«Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all’ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune.»

Giorgio Bassani

«Ah, voi Gentili! Non romanzate troppo sull’ebraismo! Avete preso questo ebreo che andava oltre i confini con l’intelletto, ne avete fatto un simbolo! Ma noi abbiamo pagato un prezzo altissimo a questo. E allora dateci la soddisfazione di vivere dentro questi confini territoriali!»

Abraham Yehoshua

«Il nazionalismo mostra, come la nevrosi, il rovescio della medaglia; attraverso l’esasperazione di un sentimento così naturale nell’uomo come l’amore per il proprio paese, il principio della sua negazione.»

Umberto Saba

«La libertà è qualcosa che incute, veramente, terrore. E così pure la modernità. Questo è ciò che ha reso sconcertante e mostruosa, agli occhi del mondo, l’America. Ed è anche ciò che ha reso certi paesi, agli occhi degli americani, disperatamente noiosi, monumentalmente plumbei.»

Saul Bellow

«L’unica speranza del genere umano è l’amore nelle sue varie forme e manifestazioni, la cui unica fonte è l’amore per la vita, il quale, come sappiamo, cresce e matura con gli anni.»

«La cultura ebraica non è una sorta di erba selvatica che cresce per conto suo. È un giardino che si deve curare di continuo. Quando il giardiniere se ne scorda, o decide di scordarsene, le piante avvizziscono.»

Isaac Bashevis Singer

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DELIRIO AD AUSCHWITZ

DELIRIO AD AUSCHWITZ

Iannozzi Giuseppe

auschwitz

“Dimenticate Dio. E’ morto con una pistola puntata alla tempia. Teneva preoccupazione solo per sé stesso, non poteva davvero badare ai vostri inutili lamenti. Dimenticate Dio. Ha affari più urgenti a cui badare: è un morto che si sta scavando la fossa con le sue proprie mani. In fondo, nonostante sia bell’e morto, rimane un narcisista e ci tiene a una sepoltura onorevole, anche se mai nessuno di voi andrà a depositare un solo fiore sulla sua tomba. E’ inutile che preghiate: credete forse – ancora – che vi salverà? Illusi, disperati… siete solo degli animali. Dio è morto, ve lo ripeto, altrimenti non avrebbe permesso che la mia pallottola mettesse fine alla lurida vita di quel vecchio. E neanche avrebbe permesso che le mie mani strangolassero subito dopo la nipote. E’ caduta prima che potessi leggere dentro ai suoi occhi la morte. E voi avete visto com’è stato facile. E voi non avete mosso un dito, ma avete pregato. E a cosa è servito? A niente. Ve lo ripeto, Dio si sta scavando la tomba: è un narcisista e un egoista, non ha più tempo – non l’ha mai avuto – per pensare a voi. Li vedete quei muri? Certo che li vedete. Già mille come voi sono caduti: è bastato puntare loro una pistola alla testa e sono stramazzati al suolo. Credete forse che le loro lacrime di sangue saranno seppellite insieme al cadavere di Dio? Se lo pensate veramente, siete più animali di quanto i nostri dottori hanno dimostrato al mondo intero.

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L’anziano, il bastone, il Parkinson

L’anziano, il bastone, il Parkinson

Iannozzi Giuseppe

anziano

Si trovava in quel posto da un po’ di tempo, almeno così gli pareva. Nella sua testa albergava tanta confusione. Gli alberi non gli dicevano niente; più si sforzava di ricordare e più andava nel pallone. Se qualcuno gli avesse chiesto come si chiamava, l’uomo non avrebbe saputo rispondere; probabilmente avrebbe schiuso la bocca, si sarebbe passato la lingua sul labbro inferiore, avrebbe balbettato, e forse avrebbe pianto. Non faceva freddo, ma l’uomo accusava un gran malessere: le ossa gli dolevano, mani e piedi li sentiva ghiacciati, era come se il sangue avesse smesso di scorrergli nelle vene. Si guardava intorno, cercando di levarsi dagli occhi, con una mano incartapecorita, alcune caccole. Molti accadimenti li ricordava alla perfezione, soprattutto quelli che facevano stretto riferimento al suo passato; non ricordava invece molti fatti recenti.
Davanti a sé non c’era anima viva, solo un lungo viale. Un colpo di vento gli schiaffeggiò il volto. Rabbrividì. Pensò d’esser stato abbandonato. Si guardò le mani tremanti per scoprire, senza alcuna reale sorpresa, che erano quelle di una persona non più in salute e oramai avanti con gli anni. Non solo per colpa del Parkinson, cominciò a tremare forte. Aveva paura, di tutto praticamente. Le mani gli tremavano, le gambe pure, e il bastone, che avrebbe dovuto aiutarlo a camminare, gli pesava. Ebbe la tentazione di buttarlo, di lasciarlo cadere a terra, ma non lo fece, perché se lo avesse fatto avrebbe perso la sua unica compagnia. Aiutandosi malamente con il bastone di legno proseguì il cammino. Ogni passo era incerto, breve, pesante.

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Tocca l’acqua, tocca il vento – Amos Oz – Feltrinelli

Tocca l’acqua, tocca il vento

AMOS OZ

Feltrinelli

Amos Oz - Tocca l'acqua, tocca il vento

Nel 1939, mentre i tedeschi avanzano in Polonia, Elisha Pomerantz, piccolo orologiaio ebreo con la passione della matematica e della musica, scappa nella foresta, lasciandosi dietro la bella e intelligente moglie Stefa. Stefa non si rende conto del pericolo, ma quando la situazione precipita, si chiude in casa, poi viene travolta anche lei dalla tempesta della guerra. Elisha, dopo aver errato per i boschi europei, arriva prima in Grecia e poi in Israele, dove trova rifugio in un piccolo kibbutz, e silenziosamente si rimette a riparare gli orologi, a cercare la musica nella matematica e la matematica nella musica. Stefa, invece, deportata in Unione Sovietica, è costretta a diventare una spia staliniana. E sognano di rivedersi. “Tocca l’acqua, tocca il vento” è un romanzo insolito per Amos Oz. Venato di realismo magico, ricco di simboli e di speculazioni filosofiche, a tratti misterioso, con momenti di grande dolcezza, racconta la fuga degli ebrei dallo sterminio europeo.

Amos OzAmos Oz (pseudonimo di Amos Klausner) è stato uno scrittore e saggista israeliano. Ha studiato all’università ebraica di Gerusalemme e a Oxford. Partecipa attivamente al dibattito politico per una risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, cui ha dedicato i saggi In terra di Israele (1983) e Contro il fanatismo (2004), oltre che numerosi interventi sulla stampa internazionale. Nei suoi numerosi romanzi – il cui punto di vista privilegiato è quello delle relazioni di coppia o generazionali – riflette i conflitti aperti nella società israeliana e la difficile convivenza delle due culture, europea e araba, in una visione ironica, priva di ottimismo: Michael mio (1968), Un giusto riposo (1982), La scatola nera (1987), Conoscere una donna (1989), Lo stesso mare (1999), Vita e morte in rima (2007).
Nel 2002 ha pubblicato l’autobiografia Una storia d’amore e di tenebra. È anche autore di libri per ragazzi (Soumchi, 1978; Una pantera in cantina, 1995) e della favola D’un tratto nel folto del bosco (2005). Pacifista militante, nel 1992 lo scrittore israeliano è stato insignito del prestigioso premio per la Pace dell’Associazione dei librai tedeschi. Nel 2007 ha ottenuto il premio Principe de Asturias per la Letteratura.
Del 2007 Non dire notte (Feltrinelli), del 2008 La vita fa rima con la morte (Feltrinelli), poi Una pace perfetta (2009 Feltrinelli), Scene dalla vita di un villaggio (2010 Feltrinelli), Il monte del Cattivo Consiglio (2011 Feltrinelli), la raccolta di racconti Tra amici (Feltrinelli 2012). Del 2013 Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica scritto con la storica Fania Oz-Salzberger (Feltrinelli): si avventurano lungo le varie epoche della storia ebraica per spiegare la fondamentale relazione che esiste tra gli ebrei e le parole.
Nel 2018 per i tipi Feltrinelli è uscito Finché morte non sopraggiunga.
La sua morte è purtroppo sopraggiunta il 28 dicembre dello stesso anno.
Postumo in Italia nel 2019 è uscito, sempre per Feltrinelli: Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri.
Di lui ha detto lo scrittore Eshkol Nevo: «Il più grande degli scrittori in lingua ebraica, un oratore che scolpiva le fiamme.»
E, ancora, Assaf Gavron: «Amos Oz lascia un’eredità letteraria, politica e personale, e quel che unifica questi tre elementi è la sua voce chiara e penetrante.»
«L’inclinazione a collocare gli eventi privati nella grande Storia può trasformarsi in frustrazione, per molti scrittori. Per Oz, è il colpo di genio.» The New Yorker

Tocca l’acqua, tocca il ventoAmos Oz – Traduttore: Elena Loewenthal – Feltrinelli – Collana: Universale economica – Pagine: 197 – ISBN: 9788807891694 – € 9,90

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Trilogia del ritorno: L’amico ritrovato – Un’anima non vile – Niente resurrezioni, per favore – Fred Uhlman

Trilogia del ritorno: L’amico ritrovato – Un’anima non vile – Niente resurrezioni, per favore

Fred Uhlman

Trilogia del ritorno: L'amico ritrovato-Un'anima non vile-Niente resurrezioni, per favore - Fred Uhlman

Fred Uhlman detta la condanna di una delle pagine più agghiaccianti della nostra storia, riuscendo a trarre una musica semplice e malinconica dalla tragedia di un’intera civiltà.

Questo libro nasce dalla vicenda di chi, innamorato della Germania e della sua cultura, se ne vide nel 1933 improvvisamente allontanato in nome di una motivazione aberrante come quella razziale. In “L’amico ritrovato” questa lacerazione coincide con la fine di un’amicizia fiorita al liceo di Stoccarda tra l’ebreo Hans Schwarz, figlio di ricchi borghesi, e il nobile Konradin von Hohenfels. Il legame, travolto dal nazismo, sembra sfociare nel tradimento finché, trent’anni dopo, non arriverà la smentita imprevista e commovente, che offre lo spunto per il secondo romanzo della raccolta, “Un’anima non vile”. Ma per Uhlman quanto è avvenuto non può essere archiviato nel segno consolatorio del ricordo giovanile e proprio per questo la chiave dell’intera trilogia si trova in “Niente resurrezioni, per favore”, nel confronto, nella Germania opulenta del dopoguerra, fra l’ebreo emigrato Simon Elsas e i suoi vecchi compagni di scuola, che suggellerà la reciproca incomprensione.

Fred UhlmanFred Uhlman non era uno scrittore di professione, in quanto faceva l’avvocato ed era pittore. Ha lasciato ai posteri pochi esperimenti letterari fra cui il celebre romanzo breve “L’amico ritrovato”, l’unico realmente destinato alla pubblicazione.
Uhlman nasce nel 1901 a Stoccarda, città in cui frequenta il prestigioso liceo classico della città: l’Eberhard-Ludwigs-Gymnasium. In seguito, dopo la prima guerra mondiale, intraprende gli studi in legge a Friburgo, Monaco di Baviera e Tubinga e, nel 1925, si laurea in legge. Tuttavia, a causa dell’insediamento nazista, non solo non può più esercitare la professione d’avvocato in patria, in quanto democratico ed ebreo, ma nel 1933 è costretto ad abbandonare per sempre il suo lavoro in legge. Così a causa del crescente antisemitismo, Uhlman prende la decisione di fuggire dalla Germania e si trasferisce in Francia, dove prova a guadagnarsi da vivere come pittore, cercando di ammortizzare le spese facendo il mercante d’arte e il commerciante di pesci d’acquario.
Nel 1935, in Spagna, incontra la sua futura moglie, la studentessa inglese Diana Croft, figlia di un barone. Nel frattempo, da autodidatta cerca di perfezionare la sua tecnica di pittura, cercando ispirazione nel fermento artistico parigino.
Nel 1936 si trasferisce in Inghilterra, dove si stabilisce con Diana.
Nel giugno del 1940, circa nove mesi dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Uhlman, insieme a migliaia di stranieri originari di paesi nemici, è confinato dal governo britannico sull’Isola di Man. Rilasciato sei mesi dopo, si riesce a ricongiungere con la moglie Diana Croft e la loro figlia, nata durante l’internamento.
Uhlman dopo la sua prima mostra personale a Parigi presso la Galerie Le Niveau nel 1935, a Londra, comincia a esporre alla Zwemmer Gallery nel 1938, cosa che segnerà l’inizio del suo successo artistico e lo porterà ad esporre regolarmente le sue opere in mostre personali e collettive in tutta la Gran Bretagna. Molto celebrata è la mostra presentata al Leighton House Museum di Londra nel 1968. Il suo lavoro è presente in molte importanti gallerie pubbliche, tra cui il Fitzwilliam Museum di Cambridge e il Victoria & Albert Museum di Londra.
Nel 1971 pubblica la sua opera più famosa di scrittore: il romanzo breve L’amico ritrovato (tit. orig. Reunion). Inizia così la cosiddetta “Trilogia del ritorno”, che comprende anche Un’anima non vile e Niente resurrezioni, per favore. Pubblica infine l’opera autobiografica Storia di un uomo ( tit. orig. The Making of an Englishman). Decidendo di non fare mai più ritorno in patria, trascorre gli ultimi anni della sua vita a Londra.

Trilogia del ritorno: L’amico ritrovato – Un’anima non vile – Niente resurrezioni, per favoreFred Uhlman – Traduttore: Bruno Armando, Elena Bona – Guanda – Collana: Tascabili Guanda. Narrativa – Pagine: 224 – ISBN: 9788823520882 – € 12,00

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Ozzy Osbourne: “Ho il morbo di Parkison”

Ozzy Osbourne: “Ho il morbo di Parkison”

Iannozzi Giuseppe

Ozzy Osbourne

Durante la trasmissione Good Morning America della Abc, Ozzy Osbourne, 71 anni, ha spiegato di avere il morbo di Parkinson: “Ho fatto il mio ultimo concerto a Capodanno del 2019 al Forum di Los Angeles. Poi ho fatto una brutta caduta e ho dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico al collo, che ha danneggiato i miei nervi. Così ho scoperto di avere una lieve forma di Parkinson. Prendo un sacco di medicine, soprattutto per le conseguenze dell’intervento. A causa dell’operazione, questo braccio si addormenta, e le mie gambe si gelano. Non so se dipende dal Parkinson, ma questo è il problema”.
Il morbo di Parkinson gli fu diagnosticato nel 2019, ma solo oggi, probabilmente perché pressato da un incessante rincorrersi di voci che lo dicevano malato, il cantante ha reso pubbliche quelle che sono le sue attuali condizioni di salute.

Ozzy Osbourne non ha nascosto che il prossimo aprile andrà in Svizzera per cercare di curarsi: la sua speranza è di riuscire a frenare la malattia per poter tornare sul palco.
Ozzy ha anche rassicurato i suoi fan: “Mi sento meglio ora che mi sono aperto e ho parlato ai fan di questa malattia. Nascondere qualcosa è difficile, non ti senti mai a posto con te stesso, ti senti colpevole. Era come avessi finito le scuse da inventarmi. […] Non vedo l’ora di star meglio e tornare in tour. Mi uccide non farlo. Ne ho bisogno, quella è la mia droga oggi”.

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Da dietro uno spiraglio di prigione

Da dietro uno spiraglio di prigione

ANTOLOGIA VOL. 182

Iannozzi Giuseppe

Brunilde - Arthur Rackham

ECCETERA ECCETERA

Il vino, la bicicletta nuova e lucente
e il vento fra gli eccetera eccetera
E noi nel buio cimitero
a cercare di capire
il senso della vita, toccando
con mani tremanti,
per indefiniti momenti,
angeli di freddo marmo
E pensiamo, pensiamo
che il momento resta e resta
sul momento un bel niente,
un bel niente senza spiegazione
E iniziare le frasi con una “e”,
con un “ma” o un “però”;
Ci perdiamo così,
per una congiunzione
fra vita e morte, sole e luna,
poesia e distrazione

Bigi i colori,
la pazzia sulla tavolozza,
e Van Gogh ancora
senza cognizione di sé
E noi qui
ci siamo dimenticati
di sistemare
il testo in testa all’attore,
all’insignificante commediante
che tiene la lingua longa,
cadendo però, chissà perché,
solo e sempre
su Aida, mia dolce Aida

I.

… talvolta la frenesia
di non voler più nulla scrivere
ché il bello e il brutto
persino dal vento commentati,
in maniera conveniente o no;
prende talvolta la noia
come dentro a un obitorio
tra cadaveri e ossa da segare.

II.

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

III.

Si ama la poesia come si suona il jazz,
ubriacandosi di lacrime e whisky,
scoprendo al mattino, non troppo presto,
che fa capolino in mezzo alla fronte
un dolore di ghiaccio.

IV.

Tiranno l’amore, inganno per ciechi e gechi
in un cielo di troppo freddo sole seppelliti.

DULCINEA

Vieni a trovarmi, Dulcinea
Nel mulino a vento mi troverai
in compagnia d’un cuore
e d’un’armatura che addosso
più non s’aggiusta

Vieni all’alba o al tramonto
La prima volta che t’incontrai
temevo avresti ucciso la pazzia
che in piedi mi reggeva;
e oggi che di acqua sotto i ponti
ne è passata davvero tanta
comprendo che non ero sbagliato,
che non era sbagliata la paura

Vieni a trovarmi
Vieni a trovarmi dove ora io sto
nella ruggine dei giorni

Non un gigante o un burattino
nella terra della Mancia oramai
Ronzinante e Sancho Panza piango:
la profondità della solitudine mia
li ha consumati già, così io penso,
dolcissima Dulcinea del Toboso

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I koala devono essere classificati come specie a rischio estinzione! – Firma la petizione su Change.org

I koala australiani sono a rischio estinzione e il Governo Australiano deve fare qualcosa a riguardo.

Firma la petizione su Change.org

Koala

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Primo Levi – Se questo è un uomo – 27 Gennaio, Giornata della Memoria – Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo

Primo Levi – Se questo è un uomo

“Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo”

Einaudi

Primo Levi - Se questo è un uomo - Einaudi

Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

Da “Se questo è un uomo”:

– A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

– Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

– Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.

– Distruggere l’uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.

– E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.

– Essi [gli altri prigionieri di Auschwitz] popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero.

– Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.

– Il sopravvivere senza aver rinunciato a nulla del proprio mondo morale, a meno di potenti e diretti interventi della fortuna, non è stato concesso che a pochissimi individui superiori, della stoffa dei martiri e dei santi.

– La facoltà umana di scavarsi una nicchia, di secernere un guscio, di erigersi intorno una tenue barriera di difesa, anche in circostanze apparentemente disperate, è stupefacente, e meriterebbe uno studio approfondito. Si tratta di un prezioso lavorio di adattamento, in parte passivo e inconscio, e in parte attivo […]

– La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana.

– Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona «a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto».

– Nessuno può vantarsi di comprendere i tedeschi.

– Oggi io penso che, se non altro per il fatto che un Auschwitz è esistito, nessuno dovrebbe ai nostri giorni parlare di Provvidenza: ma è certo che in quell’ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme passò come un vento per tutti gli animi.

– Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.

– Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.

– Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell’altro, incertezza del domani.

Primo LeviPrimo Levi nasce a Torino nella casa in cui abiterà per tutta la vita. Durante l’infanzia è piuttosto cagionevole di salute e dovrà essere seguito con lezioni private alla fine delle scuole elementari. Frequenterà il Ginnasio-Liceo D’Azeglio e avrà per alcuni mesi come insegnante di italiano Cesare Pavese. Particolarmente interessato alla chimica, poco alle materie umanistiche. Terminato il liceo, si iscrive alla facoltà di chimica nel 1937. Emanate nel 1938 le leggi razziali, riesce a proseguire gli studi universitari e inizia a frequentare circoli antifascisti. Nel 1942 va a Milano e lavora per la Wander, fabbrica svizzera di medicinali, dove fa ricerche di nuovi medicinali per il diabete. Qui entra in contatto con militanti antifascisti e si iscrive al Partito d’Azione clandestino. Nel ’43, caduto il governo fascista, è attivo come collegamento fra i partiti del futuro Cln. Dopo l’8 settembre si unisce a un gruppo partigiano operante in Val d’Aosta.  Il 13 dicembre è arrestato a Brusson con due altri compagni e viene avviato al campo di concentramento di Carpi-Fòssoli, il campo passa nel ’44 in mano dei tedeschi e Levi è mandato ad Auschwitz. Dopo la liberazione da Auschwitz rimane qualche tempo a Katowice, in un campo sovietico di transito, e poi inizia il suo lungo viaggio di ritorno in Italia. Nel dopoguerra lavora presso una fabbrica di vernici ad Avigliana vicino a Torino. Si sposa con Lucia Morpurgo; nel 1948 nasce la figlia Lisa Lorenza e nel ’57 il figlio Renzo. Inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi. Dopo anni di insistenze e di bocciature nel 1958 la Einaudi pubblica Se questo è un uomo (scritto nel 1947), testimonianza della prigionia nei campi di concentramento nazisti e della lotta per la sopravvivenza, non solo fisica ma anche della dignità dell’uomo. Inizia a scrivere La tregua (pubblicato nel ’63 e vincitore del Premio Campiello), in cui offre una descrizione del ritorno alla vita dopo quella atroce esperienza. Seguono le altre opere: Storie naturali (1966), Il sistema periodico (1975), La chiave a stella (1978, Premio Strega e Viareggio). Il successo di Primo Levi è ormai internazionale. Nel ’75 va in pensione e lascia l’attività di chimico a cui ha dedicato quasi trent’anni di vita.
Ritorna ai temi della guerra e dell’olocausto in Se non ora quando? (1982, Premio Campiello), svincolato però da riferimenti autobiografici.
Autore anche di raccolte di poesia come Osterie di Brema (1975) e Ad ora incerta (1984), di saggi come L’altrui mestiere (1985), Racconti e saggi (1986) e I sommersi e i salvati (1986). Recentemente Einaudi ripubblicato l’edizione completa delle sue opere, nel novembre 2016.
L’11 aprile 1987 muore suicida nella sua casa di Torino.

Se questo è un uomoPrimo Levi – Postfazione a cura di Cesare Segre – Einaudi – Collana: Super ET – pagine: 232 – ISBN 9788806219352 – € 12,00

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Non fatemi girare gli onassis (A letto con la Callas)

Non fatemi girare gli onassis

A letto con la Callas e il suo bel sembiante!

Iannozzi Giuseppe

Maria Callas

… e mi sveglio.
Stavo sognando di sbattermi la Callas.
Mi sono trovato con un paletto di frassino in mezzo alle gambe e l’amaro in bocca.
Devo ancora capire perché mi sono svegliato.
Mi ero buttato sul letto per una pennichella, sicuro che nessuno mi avrebbe rotto le palle, almeno di domenica. Così non è purtroppo stato.
Il campanello di casa. Un trillo. Un secondo. E un terzo. Uno più lungo dell’altro. Chiunque stia suonando alla mia porta dev’essere un assatanato.
A fatica mi alzo dal letto. Ce l’ho ancora in tiro, l’erezione non accenna a smorzarsi. In testa ho ancora ben vivida l’immagine della Callas che mi fa l’amore gridando “sì, sì, sì, son io la tua Casta Divaaa…”.
Scocciato rispondo al citofono, urlando quasi: “Chi è?”
“C’è un libro per lei, Dottor…”
“E’ domenica.”

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Vero all’alba di Ernest Hemingway, un libro da riscoprire

Vero all’alba – Ernest Hemingway

Il libro da riscoprire

Vero all'alba - Ernest Hemingway

«In Africa, una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno, e per questa cosa non si ha più rispetto di quanto se ne abbia per il bel lago dalla perfetta corona d’erba che si è visto oltre la pianura salina cotta dal sole. La mattina abbiamo attraversato quella pianura a piedi e sappiamo che il lago non esiste. Ma ora è là, assolutamente vero, bello e credibile.»

Scritto tra il 1954 e il 1956 dopo un soggiorno in Kenya e poi abbandonato da Hemingway (che riprese a lavorarci solo prima della morte) “Vero all’alba” è un romanzo autobiografico che narra la storia di un safari in un paese africano. Vent’anni dopo l’esperienza raccontata in “Verdi colline dell’Africa”, Hemingway descrive un paese che trova molto cambiato. Odori e colori del continente nero, descrizioni di caccia grossa e della rivolta dei Kikuyu contro i proprietari terrieri bianchi, si alternano con la storia d’amore che lega il narratore a una ragazza Wakamba. Conservato per anni nell’archivio delle opere non consultabili della Kennedy Library di Boston, il manoscritto è stato recuperato dal figlio che ne ha curato l’edizione.

Titolo italiano: Vero all’alba
Titolo originale: True at First Light
Introduzione: Patrick Hemingway
Curatore: Patrick Hemingway
Prima edizione originale: 1999
Genere: Romanzo autobiografico composto fra il 1954 e il 1956
Edizione italiana: Ernest Hemingway – Vero all’alba – traduzione di Laura Grimaldi – collana Scrittori italiani e stranieri – Arnoldo Mondadori, 1999 – pp. 377 – ISBN 8804458321

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I baci sono definitivi – Pietrangelo Buttafuoco – Illustratore: Banafshe Ahmadzadeh – La Nave di Teseo

I baci sono definitivi – Pietrangelo Buttafuoco

Illustratore: Banafshe Ahmadzadeh

La Nave di Teseo

I baci sono definitivi - Pietrangelo Buttafuoco

Ogni giorno Pietrangelo Buttafuoco – col suo zaino  da pendolare, con il suo ufficio sulle spalle – lascia  la luce e scende nel buio della metropolitana.  Entra nel vagone e si ritrova dentro un incantesimo. Ruba le storie della vita dei pendolari e ne fa cunto.  Tutte le mattine il viaggio sotterraneo gli regala una nota per il suo quaderno: incontri straordinari, storie d’innamorati, struggenti malìe, canzoni, dediche  ed epiche vissute tra i sedili, i corrimani, le scale mobili e i nodi delle stazioni della metropolitana.  Reticoli che si dipanano poi nel groviglio seducente di transiti ferroviari, navigazioni, viaggi in automobile o passeggiate lungo strade di un mondo svelato agli occhi dell’immaginazione. Esercizi di osservazione destinati al taccuino, messe in scena che diventano preghiere, realtà strappate alle quotidianità per svelare la verità della poesia. Tutto si mostra in un solo istante per durare poi un’eternità.

Pietrangelo Buttafuoco Pietrangelo Buttafuoco scrive su “Il Fatto Quotidiano” e firma Il Riempitivo, la rubrica quotidiana, su “Il Foglio”. È ospite fisso di Mix24, la trasmissione radiofonica di Giovanni Minoli su Radio24. È autore di Fogli consanguinei (2001), Le uova del drago (2005), L’Ultima del Diavolo (2008), Cabaret Voltaire (2008), Fimmini (2009), Il lupo e la luna (2011), Il dolore pazzo dell’amore (2013), Buttanissima Sicilia (2014) e Il feroce saracino (2015).

I baci sono definitiviPietrangelo Buttafuoco – Illustratore: Banafshe Ahmadzadeh – La nave di Teseo – Collana: Oceani – Pagine: 200 – ISBN: 9788893441100 – € 18,00

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Habib Selmi – Le donne di al-Basatin – Traduzione di Federica Pistono – Atmosphere libri

Habib Selmi – Le donne di al-Basatin

Traduzione di Federica Pistono

Atmosphere libri

Le donne di al-Basatin - Habib Selmi

Tawfiq è un tunisino di mezza età, che da molti anni vive in Francia, insegna in un liceo parigino, è sposato con una francese. Dopo un’assenza di anni, torna a Tunisi per una visita alla famiglia di origine. È subito coinvolto nel vortice della vita del quartiere di al-Basatin: incontra Layla, un tempo sua fidanzata; è oggetto degli approcci di Na’ima, una vicina che tenta di sedurlo; chiacchiera al caffè con gli amici del fratello, assistendo alle discussioni tra filo-occidentali e fondamentalisti; è affrontato in moschea da un giovane fanatico, che non approva le visite dei non praticanti; è brutalmente interrogato dalla polizia, che lo ferma durante una passeggiata; ritrova un vecchio amico, che si lamenta della povertà della Tunisia. Ne emerge un quadro della società tunisina che sorprende non poco Tawfiq, che ha ormai assunto una mentalità occidentale: è stupito dalla falsità delle persone, dalle relazioni sempre più tese tra i sessi, dalla brutalità della polizia, dall’incapacità del governo di far fronte alle istanze della popolazione.

Habib Selmi è nato nel 1951 ad al-Ala, nei dintorni di Kairouan, in Tunisia e dal 1983 vive a Parigi, dove insegna la lingua araba. Ha pubblicato diversi romanzi e due raccolte di racconti. Molte delle sue opere sono state tradotte in francese, tedesco, inglese, italiano e norvegese. Nel 2009 e nuovamente nel 2012, con il romanzo Le donne di al-Basatin, è stato finalista del prestigioso Arabic Booker Prize. In Italia ha pubblicato Gli odori di Marie Claire (2013).

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Le donne di al-Basatin – Habib Selmi

Le donne di al-BasatinHabib Selmi – Traduttore: Federica PistonoAtmosphere Libri – Collana: Biblioteca araba – Anno edizione: 20220 – Pagine: 181 – ISBN: 9788865643174 – € 15,50

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Il Silmarillion – J. R. R. Tolkien – a cura di Marco Respinti, Christopher Tolkien – Bompiani

Il Silmarillion – J. R. R. Tolkien

Bompiani

Il Silmarillion

Né romanzo né favola, bensì un’opera unica nel suo genere, forse l’unico tentativo coerente, compiuto in tempi recenti, di costruire un vero e proprio edificio mitico imperniato sulla fondamentale antitesi tra brama di possesso e poteri creativi, tra amore per la bellezza suprema e volontà di dominio, tra “essere” e “avere”.

“Il Silmarillion”, iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. “Opera prima”, dunque (ma anche “ultima”, e di tono assai diverso, ben più elevato delle altre), essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata, direttamente o indirettamente, la filiazione delle sue favole, da “Lo Hobbit” a “Il Signore degli Anelli”, da “Il cacciatore di Draghi” ai racconti di “Albero e foglia”. Si tratta di un’opera che, nella vasta produzione di Tolkien, occupa una posizione di primato, non soltanto temporale, ma anche e soprattutto tematica e formale. Vi si narrano gli eventi della Prima Era, alla quale di continuo si rifanno, come a un necessario antecedente e a una chiave interpretativa, i personaggi e le avventure de “Il Signore degli Anelli”. I tre Silmaril, nucleo simbolico della narrazione, la cui perdita e tentata riconquista costituiscono lo schema della vicenda, sono gemme tenute in altissimo conto dagli Elfi, ma concupite anche da Melkor-Morgoth, primo Signore Oscuro, perché contengono la Luce dei Due Alberi di Valinor distrutti dall’avversario. Vera e propria mitologia, “Il Silmarillion”, che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un’unica “storia sacra”, narra la parabola di una caduta: dalla “musica degl’inizi”, il momento cosmogonico, alla guerra, eroica quanto disperata, di Elfi e Uomini contro il Nemico. L’ultimo dei racconti costituisce l’antecedente immediato de “Il Signore degli Anelli”, sorta di prefazione elaborata nei toni epici che caratterizzano tutto quel grande “pentateuco” che è “Il Silmarillion”. Il quale non è un romanzo né una favola, bensì un’opera unica nel suo genere, forse l’unico tentativo coerente, compiuto in tempi recenti, di costruire un vero e proprio edificio mitico imperniato sulla fondamentale antitesi tra brama di possesso e poteri creativi, tra amore per la bellezza suprema e volontà di dominio, insomma tra “essere” e “avere”: un’antitesi cantata nel linguaggio, sublime e semplice insieme, che è proprio dell’antico epos. Mai pubblicato vivente l’autore per la sua qualità di work in progress, “Il Silmarillion” ha visto la luce grazie all’opera paziente del figlio dell’autore, Christopher, che ha compiuto un attento lavoro di ricerca e collazione sui manoscritti lasciati dal padre. (Marco Respinti)

John Ronald Reuel Tolkien nacque il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, in Sudafrica, da genitori inglesi. Massimo studioso di letteratura medievale inglese, studiò all’Exeter College di Oxford. Insegnò lingua e letteratura anglosassone a Oxford dal 1925 al 1945, e poi Lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall’attività didattica. Morì a Bournemouth, nello Hampshire, il 2 settembre 1973. Tra le sue opere, tutte pubblicate da Bompiani, ricordiamo Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Il Silmarillion, I figli di Húrin, Beren e Lúthien e da ultimo La caduta di Gondolin.

Il SilmarillionJohn R. R. Tolkien – Traduttore: F. Saba Sardi – Curatore: Marco Respinti, Christopher Tolkien – Bompiani – Collana: I grandi tascabili – Pagine: 682 – EAN: 9788845272400 – € 13,50

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