Iannozzi Giuseppe Premio Strega 2008


Premio Strega by ChatterlyPremio Strega 2008

di Giuseppe Iannozzi

Mi sveglio di colpo. Ho un gran cerchio alla testa, come se avessi una corona di spine.
Faccio per alzarmi dal divano e ce la faccio quasi, non fosse per quelle stramaledette bottiglie vuote di Strega che mi s’impicciano fra i piedi facendomi andare lungo disteso sul pavimento. A momenti mi spacco tutti i denti, anche quelli del giudizio che mi sono stati cavati anni or sono tanto erano brutti cariati e grommosi. Ma coi denti del giudizio, così per lo meno mi ha spiegato il dentista, quasi nessuno è fortunato, perché spuntano e fanno un male cane e una volta che sono venuti fuori sono già buoni per le pinze. Il telefono continua a strillare peggio della Callas trapanata da Onassis nel suo migliore incubo. Cerco di rialzarmi ma la pianta del piede incontra ancora una bottiglia: lo Strega, sia stramaledetto, ti lascia la bocca impastata e una testa pesante più del piombo: sono certo che se mi cadesse adesso in testa una testata nucleare sarei l’unico a salvarmi nel raggio di chilometri e chilometri. Sono più sicuro io di qualsiasi bunker di Hitler, la mia testa è così pesante ma così pesante che manco Dio riuscirebbe a penetrarla con il pensiero. Come un verme striscio, non posso fare altro: il telefono grida peggio d’un ossesso, cioè della Callas che viene. Devo raggiungere a tutti i costi quell’aggeggio infernale o, poco ma sicuro, impazzisco e faccio una strage, che neanche il commissario Montalbano li ricuce insieme i pezzi del caso.
Ce l’ho quasi fatta. Le mie dita l’avevano pizzicata quella stupida cornetta, quando sono stramazzato al suolo: legato alle caviglie dalle mie stesse mutande imbollettate di tutto, dallo sperma sprecato e seccato alle strisce di cacca secca. Non sono mai stato uno che guarda ai particolari, soprattutto nell’intimo. Fatemene una colpa! Comunque il fatto è che la testa ce l’ho come ce l’ho e sono per terra legato alle caviglie dalle mie mutande sporche: roba che se entra qualcuno – perché io la porta di casa la lascio sempre aperta per ogni evenienza, non sono mica un maniaco di quelli che si chiudono dentro a chiave e chi si è visto si è visto! – ci faccio una figura di merda. Sbraito come un ossesso verso la cornetta del telefono caduta impiccata, che grida, “Pronto… pronto…!!! Grandissima testa di cazzo, sarà meglio per te che rispondi subito o alla prima occasione ti stritolo quelle cazzo di palle come noccioline americane con le mie mani. Mi hai sentito, grandissimo stronzo figlio di puttana…?”.
Sbraito che sono legato, ma non sono mica sicuro che il messaggio penetri in quella cazzo di cornetta. Scalcio come un cavallo appena castrato, lottando contro l’elastico delle mutande, rischiando qualche frattura agli zoccoli… cioè ai piedi…, ma finalmente volano via, non so dove, ma prendono il volo. Sono libero come un uccel di bosco. Barcollante ma sono in piedi e la cornetta ce l’ho attaccata all’orecchio: Sandrone tira giù madonne santi e cristi tutti in una volta. E’ inarrestabile, un simile turpiloquio non lo si sente neanche in Via Prè a Genova nell’ora di punta, cioè a mezzanotte passata. “Si può sapere quanto cazzo ci impieghi a rispondere, per la miseria…! No, non me lo dire, non me ne frega un cazzo.”
“Potresti evitare di masticare un cazzo ogni due parole, Sandrone? Mi sono appena svegliato e ho la testa pesante. Fammi ‘sta cortesia.”
“Cortesia un cazzo, frocetto che non sei altro.”
“Perché… perché mi rompi le scatole allora?”
“Ricordi il Premio Strega, quello a cui non volevi partecipare?”
“Seee”, brontolo. “E tu mi ci hai iscritto lo stesso. Cazzo di agente che mi ritrovo.”
“Sono il tuo agente e il tuo editor, ricordatelo. Senza di me tu non sei nessuno.”
“Seee, non sono nessuno senza di te. Me l’avrai ripetuto un milione di volte, però sono sempre nella merda fino al collo, chissà come mai! Sei nella merda pure tu, nonostante i soldi che ti imbottiscono il cervello, questo te lo devo proprio dire …”.
“Adesso le cose stanno per cambiare”, biascica Sandrone inghiottendo di malavoglia le mie ultime osservazioni sulla merda che lo soffocherebbe.
“Dunque, ricordi che l’anno scorso lo Strega l’ha preso quello che c’ha il nome che sembra un purgativo?”
“Vagamente. Un certo Manniti o giù di lì, giusto? E allora?”
“E allora… solo questo sai dire? Era una cagata pazzesca ma ha vinto lo Strega.”
“E allora?”, ripeto nella cornetta cercando di rimanere in piedi attento: “Vuoi che gli faccia le mie congratulazioni o che altro?”
“Senti frocetto, ti sto dicendo che sei in lizza.”
“Ah! Ecco, ora sei più chiaro. Dopo Manniti l’altro cazzone potrei essere io. E tu mi rompi le palle per questo? Ti pare giusto? No, dico io, ti pare una cosa normale?”
“Senti, testa di fringuello, quant’è che non paghi l’affitto?”
“Boh, non tengo memoria per ‘ste cazzate.”
“Quando ti daranno un calcio in culo vedrai che te ne importerà.”
Taccio. Uno a zero per lui.
Rimango appeso alla cornetta grattandomi i coglioni: avrei bisogno d’un bel bidè o meglio ancora d’un bagno con tanto di centrifuga, ma… lasciamo perdere: ho altre cose per la testa, e poi io odio lavarmi con l’acqua e il sapone.
“Quanto prenderei per ‘sta marchetta?”
“Abbastanza.”
“E il libro?”
El Diablo? Quei coglioni in commissione hanno pensato che si tratta d’un’indagine sociale.”
“Cioè?”
“Che diavolo vuoi che ne sappia io! Vedila così, non capiscono un cazzo e ti ha detto bene.”
“A quanto mi danno?”
“Vincente come il Cavallo della Regina!”
“Che coglioni patentati! Devono essere fuori di brocca di brutto.”
“E’ quello che ho pensato anch’io.”
“Non mi hai ancora detto che dovrei fare per loro.”
Silenzio. Un silenzio imbarazzato dall’altro capo della cornetta. Sono un esperto in silenzi strategici e affini. Attendo, tanto Sandrone non scappa, non può, ci tiene troppo alla sua fetta per lasciarmi naufragare così, tanto più che adesso gli si è presentata l’occasione per farmi passare per un autore serio, di quelli coi controcazzi, per uno come Moravia, perché Manniti non fa testo… per Dio, quello è più fuori d’un Cristo clonato.
“Ripulirti, tanto per cominciare”, bofonchia Sandrone. “Con l’acqua il sapone e la lametta. Una bella ripulita.”
“’Fanculo. Lo sapevo che c’era sotto qualcosa.”
“Senti, non è una tragedia. Un bagno non ha mai ammazzato nessuno.”
“Questo lo dici tu. Che mi dici di quello che mentre se la spassava nel bagnoschiuma un fulmine gl’è entrato su per il buco del culo? C’è rimasto secco proprio come Dio comanda. Non esiste che faccia una stronza doccia.”
“Sgancio io, in un centro benessere, okay?”
“Mi paghi per farmi pulire da quelle belle puttanelle?”
“Hai capito bene.”
“Puttanelle quanto?”
“Quanto piace a te.”
Rifletto. L’idea mi stuzzica. Mi gratto i coglioni, che già li sento felici al solo palpazio feroce che, inconsciamente, la mia mano ha iniziato.
“Con El Diablo? Come cazzo ti è passato per la mente?”
“Non mi è passato per la mente. L’ho presentato e morta lì. Non ci speravo nemmeno un po’. Ma quei trucidi della commissione non so che diavolo ci hanno visto e così adesso sei in lizza.”
“D’accordo per il bagno nel centro. La barba però non la toccano, chiaro?”
Sandrone tace mezzo secondo. “Okay. Basta che ti ci fai fare un bello shampoo.”
Riaggancio.
Chi l’avrebbe mai detto? Io in lizza per il Premio Strega. C’è il rischio che diventi famoso, non ricco, ma famoso per forza. Magari poi ci fanno pure un film. Oggi è così: vinci un cazzo di premio e il primo testa di cazzo che lo pagano meglio ci tira fuori uno di quei filmacci da botteghino. Tra diritti eccetera, eccetera, mi beccherei tanti soldi, tanti come non ne ho mai visti in vita mia.
Però la faccenda mi puzza. Sono uno di quelli che la sente la puzza, prima di chiunque altro.
Sono sicuro che non si tratta d’una semplice marchetta. Non è questa puzza che sento. Quella che mi arriva è una puzza più feroce dell’Inferno intero.

Al Centro Benessere mi danno una strigliata che mette in allarme persino quelli della Raccolta Rifiuti. Le povere pollastre che mi hanno preso sotto la loro ala non potevano immaginare quanto sudiciume avevo incollato addosso. Quando finiscono di rendermi presentabile, beh, non lo sono più loro: invecchiate di venti anni come minimo, sembrano proprio delle streghe con la fregna moscia.

Quando Sandrone viene a casa mia – per spaccarmi le palle e per cos’altro sennò? – mi trova ripulito a dovere, solo la topaia gli fa schifo e il fatto che me ne stia lungo disteso sul divano fra cartacce e scarafaggi grattandomi i coglioni. Tuona peggio di Odino: “Che diavolo ti sei messo in testa? Non ho pagato per ridurti di nuovo a una bestia…”. Tuona sì, ma vomita di brutto anche: si è appena reso conto d’aver schiacciato un paio di scarafaggi succulenti, e lui li odia, non quanto Kafka ma li odia.
“Adesso pulisci!”, gli grido tanto per prenderlo per i fondelli. E quello che fa? Prende la scopa e scopa, scopa come un forsennato: mai vista una cosa del genere. Il Sandrone con la scopa in mano che si aggira per il mio appartamento, un invasato, peggio di quei rappresentanti che ti bussano alla porta per rifilarti le loro scope tuttofare.
Getto un’occhiata alla pelata madida di sudore di Sandrone: non c’è un solo capello, nemmeno per sbaglio. E’ così pelato da fare invidia a una palla da bowling. Non fosse per gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, sarebbe anonimo al cento per cento: ha un mostaccio glabro, solo due peli sul mento, le sopracciglia sottili e il naso piccolo e schiacciato come quello d’un cane, le orecchie anch’esse piccole e attaccate al cranio in maniera esagerata, e la bocca da rettile e piccola ma piena di turpiloqui adatti a ogni occasione. Sembra uno di quegli sfigati passati nel gorgo della chemioterapia. E’ brutto da far paura. Ha la faccia… la faccia potrebbe essere scambiata per quella d’un alieno tanto è anonima.
Gli passo un fazzoletto. Lui non sta a indagare e se lo passa sulla pelata bagnata.
“Ti sei dato un daffare del diavolo. La cosa puzza, di zolfo.”
“Tutto puzza a questo mondo. Sono il tuo agente e il tuo editor. E’ forse sbagliato che mi preoccupi per te?”
“Sì. Tu che ci guadagni, gran figlio di puttana? Non faresti niente per nessuno, sei la nemesi di Gandhi…”.
“Si dice l’antitesi, coglione.”
“No, io intendevo proprio la nemesi”. Lo guardo in faccia, in quella faccia anonima che si ritrova. Sandrone non ha mai fatto un giorno di lavoro, è nato figlio di papà, la pappa pronta: l’hanno ficcato in M******** perché così ha comandato la sua famiglia e lui da un giorno all’altro si è trovato a fare il destino di teste di cazzo e di scrittorini.Ha imparato presto, come un vero pusher, pur non sapendo un’acca di editoria: la furbizia e i soldi sono le sole cose che non gli mancano. Per il resto è una merda d’uomo.
“Allora, tu che ci guadagni? Sputa il rospo o non mi schiodo.”
Sandrone deglutisce. Porca puttana, manco il pomo d’Adamo: c’ha ‘na nocciolina, non un pomo. Giuro che fa impressione guardarlo dritto negl’occhi per un secondo più del necessario: non è umano, non ha niente della scimmia, è filiforme, così magro che gli conti le costole sotto la giacca. Ma il bastardo ha una salute di ferro: peggio d’una lucertola. Il suo vecchio è più che centenario e sta ancora in piedi da solo, niente pannolone o badanti. Il figlio è uguale: sono a sangue freddo, entrambi. C’è di che aver paura. Se non fossi una persona razionale sosterrei il dubbio che sono degli alieni venuti da chissà quale pianeta.
Il mio agente deglutisce.
“Allora? Come cazzo è successo che sono finito in lizza per lo Strega? E’ una tua idea, confessa?”
Non risponde. E’ impassibile, peggio d’uno schifoso rettile.
“O sputi il rospo o ti pianto in asso.”
“Chi mi assicura che non lo farai dopo?”
“Nessuno. Ti conviene parlare però.”
“Non mi conviene no con te.”
“Lo sapevo che c’era sotto qualcosa di grosso, porca puttana!”, sbotto incazzato nero: “Qualcosa di grosso…”.
“Vuoi la verità? D’accordo. Gli serve uno di destra da premiare.”
“Che cosaaa…?”
“Hai capito bene.”
“Io non sono di destra. Non sono neanche di sinistra. Non sono di centro. Non so neanche che cazzo sia la politica.”
“Appunto. Non sai un cazzo, quindi sei di destra.”
“Ma questa è una stronzata senza senso…”.
“Che ce l’abbia o meno, cazzo!, è così.”
“Perché vogliono uno di… di destra?”
“Gli serve. I giornalisti chiacchierano, lo sai. Dicono che il premio va sempre a sinistra… che è un riconoscimento politico.”
“Ed è così?”
“Ovvio che no! Ti sembra che io sia il tipo che premia uno di sinistra?”
“Ma i vincitori delle edizioni passate sono tutti di sinistra.”
“Di sinistra? Allora non hai proprio capito un cazzo. Quelli sono di sinistra come tu sei una Cenerentola vergine e santa dalla bocca al buco del culo.”
“Tutta apparenza?”
“Riducendo la cosa all’osso, sì.”
Lo fisso cercando di penetrarlo, ma i fondi di bottiglia sono troppo spessi. “Dimmi la verità, quella vera, non una stronzata: perché io?”
“Te l’ho già detto. Sei di destra.”
“Non lo sono.”
“Non importa. L’importante è che loro ti credono di destra.”
Sbruffo. “La verità: in quanti hanno letto El Diablo?”
Adesso Sandrone sembra imbarazzato.
“Nessuno”, ammette dopo due minuti buoni. “E’ che non serve per cose di questo genere.”
Faccio finta di niente. “E tu, tu che ne pensi?”
“Io non penso. A me sta bene che vinci lo Strega. Tutto qui.”
“Non hai capito”, puntualizzo con voce sottile uguale al sibilo d’un serpente: “Voglio sapere il tuo parere su El Diablo.”
Sandrone fa finta di pensarci, poi vomita una risata: “Che vuoi che importi il mio parere! Comunque è un bel libro…”.
“E?”
“E: cosa?”
“L’hai letto?”
Adesso fa schioccare la lingua contro il palato. Dev’esserci l’inferno in quella bocca, un mare di aridità.
Gli ripeto la domanda puntando il mio naso proprio sulla sua faccia da latticino andato a male. Lui deglutisce, a vuoto. “Allora?”, lo incalzo.
“Io… io non leggo mai… è il mio lavoro… non c’è bisogno che legga i tuoi lavori… sono tuoi… mi fido…”.
Non ci vedo più. Una gragnola di pugni. Dove colpisco colpisco. Sandrone cerca di ripararsi con le braccia quella cazzo di faccia, ma soccombe dopo i primi pugni: oramai sono incazzato nero, picchio e picchio duro, con una forza che manco sospettavo d’avere. Glieli mollo sulla faccia anonima che si ritrova, non gli concedo un solo attimo di respiro, ci vado giù pesante, peggio d’un boxeur. Neanche quando perde i sensi mi fermo. Continuo a pestarlo: finalmente vedo un po’ di rosso, un po’ di sangue in quella faccia. Non posso proprio fermarmi, non ora.

Al Premio Strega ci sono tutti quelli che contano.
Vengo paparazzato non so neanche io quante volte: i flash mi vengono sputati addosso a tutta birra, manco fossi stato maledetto da una diavolo di fatwa. Fra me e me penso: ‘Finita ‘sta cazzata vado a troie, me ne prendo due esagerate e me le sbatto finché c’ho fiato.’
Sandrone applaude. Sarebbe uguale a tutti gli altri – ma è chiaro che è un eufemismo – se solo non fosse tutto bende, praticamente più bello d’una mummia. Si vedono solo due occhietti come due capocchie di spillo e la montatura degli occhiali, per il resto il suo volto anonimo è tutto avvolto nelle garze bianche.
Quando si è ripreso non ha detto niente. Mi ha solo chiesto se avevo un’aspirina perché aveva un po’ di mal di testa. Adesso è qui. I giornalisti applaudono, finalmente hanno il loro cazzo di autore di destra, un picchiatore fascista. Non lo sanno loro che sono stato io a ridurlo così al mio agente, nonché editor, etc. etc. A loro basta pensarmi di destra: oltre la punta del loro naso non vedono una minchia. Sono contenti come Cristo risorto.
Fino ad ora il mio El Diablo non l’ha letto un cane. Posso solo sperare che qualcuno l’acquisti per sbaglio, prima che lo tolgano dagli scaffali delle librerie. Tempo tre mesi e lo leveranno, fascetta o non fascetta con su scritto PREMIO STREGA 2008. Dopo ci sarà l’edizione economica: dovrò sperare anche in questo caso che qualche pirla lo prenda per sbaglio. Intasco l’assegno, perché sono gli unici soldi che vedrò, tanto più che al Centro Benessere mi hanno scorticato ben bene la sporcizia che mi portavo addosso da anni, quindi qualcosa mi spetta di diritto. Faccio un sorriso deficiente a tutte le facce presenti: è quello che vogliono, un fascista confezionato in un sorriso a trentadue denti. Glielo lascio credere. Sandrone s’illude d’aver pagato lo scotto: non immagina che per il momento ha solo ricevuto l’anticipo. Tengo in braccio la coppa o quello che cazzo è: la riciclerò per farne un portacenere o giù di lì. Un simile peso dovrà pur trovare una sua collocazione utile nel mio appartamento, o no?
Mi afferra per la spalla destra una mano. E’ un tipaccio con una montagna di capelli neri, crespi come quelli d’uno sporco negro.
“Vorrei trarre un film dal suo libro…”.
Ho già capito tutto. Forse, tutto sommato, qualche soldo in più lo vedrò. Gli stringo la mano, con più energia del necessario. Lui non fa una piega. Glielo leggo in faccia che non ha letto un emerito cazzo del mio libro; gli avranno rifilato una cartelletta stampa che avrà guardato annoiato, ma il film lo farà e nei crediti scriveranno che è stato tratto dal mio romanzo.
Sarò famoso per quasi due ore di proiezione. Mica quindici minuti come profetizzava Warhol!
‘Fanculo.

Nota Bene: l’immagine Premio Strega 2008 è un gentile omaggio dell’Artista Chatterly

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