Dove hai seppellito il mio sogno

Dove hai seppellito il mio sogno

ANTOLOGIA VOL. 276

Iannozzi Giuseppe

only a woman

LASCIARTI SU DUE PIEDI

Ti sei ubriacata
per l’ennesima volta
E una volta a casa
la passione,
ch’era di fuoco
dentro al ristorante,
nel sonno è scemata

Avrei dovuto
lasciarti su due piedi
insieme al cameriere,
uscire dal ristorante
e fumare una cicca…
ho invece pregato
che il rosso
ti desse alla testa
per una notte
su due lati, A e B

Dormi sognando
schiere di angeli!
Dormi dandomi la schiena
Posso solo giocare
coi tuoi capelli sciolti
La sobrietà che tengo
fa star male l’anima mia,
così penso che andrò fuori
nella notte, sulle colline,
dove non riposano i frantoi
Da un contadino
che non intende la mia lingua
comprerò dell’olio nuovo
E aspetterò di veder l’alba
con la bottiglia piena

Scenderò poi giù
Non busserò alla porta
Con cortesia mi leverò
il cappello davanti all’ostessa
dicendole piano: “Ho dell’olio,
dell’olio appena spremuto”
E farò quel che mi preme

VANESSA

Hai il cuore d’un pettirosso
Hai la spiritualità d’una colomba
Hai il coraggio d’una rondine
e la furbizia d’un gufo nella notte

Bambina, donna, amante
Non l’ho ancora denudato,
non del tutto,
il mistero che t’avvolge
Ma so che mi sgorga felicità
dalla gola quando mi parli,
ché i sogni miei stuzzichi

Bambina, donna, amante
il cui nome
segreto ha da restare
perché nessuno che non sia io
possa un dì venir a disturbarti
con voce tonante
sotto al balcone

Rondine, mia piccola rondine
che la primavera aspetti
perché generosa vita venga in boccio,
resisti all’inverno, sii coraggiosa
anche per me; e se un filo di fiato
ti manca dalla mia bocca rubalo,
rubalo e fallo tuo

HO INFRANTO LA SACRA LEGGE

Ho infranto la Sacra Legge
leggere e non scrivere,
per questo sono stato condannato
a radermi il capo come un bonzo

Adesso mi dicono, dicono
che scrivo triste, che sono
più di là che di qua
Intendono dire che non ci sto
con la testa, che lascio al Caso
gli occhi vuoti di piànto

Adesso dicono “schifo!”
Rispondo che da tempo
mi sono fatto la mia Idea
su come gira il mondo
Ho visto tanto, quel che basta,
un elefante e una formica rossa
suonarsele di santa ragione
per una mollica di pane,
e una colomba bianca
che, senza fare una piega,
sbiadiva all’orizzonte
Rimango però colpevole
perché ho infranto la Legge,
così sono stato condannato
a vivere nell’Aurora boreale

Ho infranto la Legge,
la sacralità della promessa
di non far più sesso
immaginando questa
e quella posizione di guerra

DIMMI

Dimmi dove hai seppellito
il mio sogno, quello
che da bambino stringevo
al petto per mortificare
la paura
Dimmi dove hai seppellito
il mio giorno migliore, quello
che non ho ancora vissuto
E dimmi, dimmi dove sei tu,
dove ti sei nascosta,
se in mezzo a mille ore di ombre
o al centro d’una luce accecante

DICONO GLI AMANTI RIFIUTATI

Fosti promessa di felicità
Un momento fu abbastanza perché
l’estate sul finire ti donasse
a un amore più gentile

Dicono gli amanti rifiutati
che il cuore è a pezzi, diviso
in due metà, e che senso
non ha più la vita; verità?

Tornerò
a occupare lo spazio
da dove ieri mi pescasti;
e, in mezzo
a tante pazze cose,
un giorno, sì, di nuovo
mi scoprirai, ma sarai tu
vecchia e rugosa e io sol più
una mummia in perenne lotta
contro la corruzione
che vorrebbe far sua
la mia copia del Talmud

FU L’ESTATE

Ancora una volta
tradito,
qui:
tre assi sgualciti
fra le dita tremanti
e una sola
pallottola sul cuore
a tenermi
compagnia

L’estate,
giaggioli e convolvoli,
e il sole all’orizzonte
che di rosso colora il cielo;
e all’orecchio mio giunge
l’allegro rumore del ruscello
che lavò i nostri piedi nudi
Così tanto sciocco, così tanto…
l’anima mia illusi
che di arcobaleni a non finire
ogni mio, ogni nostro dì invaso

Regina,
– tu mai sotto il potere
delle mie dita –,
sei riuscita
a strapparmi
la vita!

LA BIBBIA E IL KAMASUTRA

Sono stato una nobile rosa e una virgola invisibile,
un temuto capitano e una spiaggia di sabbia fine
Sono stato oltre le tante lingue dei sogni:
non è stato però sufficiente cacciarsi
nell’occhio dell’accecante loro tempesta
e uscirne,
così adesso sull’acqua del fiume disegno la Luna

Un miracolo un milione di anni fa:
nessuno ancora conosceva la stupidità,
lo schizzo d’inchiostro e le pagine di carta
Nessuno sapeva a cosa andava incontro
quando dall’alto delle Montagne Tuonanti
piovevano neri diamanti e grazie erotiche

Per questo, perché questo è successo,
restituitemi alla poesia di Playboy
e del National Geographic,
restituitemi al miracolo dei Ladri della Notte,
alla nudità d’una donna che più di me
conosce quanti e quali peccati
ha cullato il mondo prima della civiltà

Un miracolo: Tex Willer e Sinatra,
la Bibbia e il Kamasutra,
un segno d’amore sopra la banalità
che ogni cosa va come va

FIORI PER LA MIA DONNA

Rimbomba l’eco nelle tombe
& gli alberi s’inchinano
fin quasi a spezzarsi
Un negro testa rasata suona
Sa fare il suo lavoro
La gente lo ascolta ammirata
Un altro grida la Fine del Mondo
che verrà, che verrà…
ma il semaforo è da una vita
fermo sull’occhio arancione
C’è una gran confusione
lassù in cielo & ma’ chiama
i suoi cuccioli intorno a sé

Dei bei fiori per la mia donna,
giovane nuova rossa fiamma
L’eco stordisce i petali uno
a uno, il vento li porta via

Avevo dei fiori così belli
rubati alla più caritatevole
delle foto – sorridente,
sconosciuta al mondo dei vivi
ma non a me,
il camposanto l’accoglie
vestendola ogni dì
di convolvoli e campanule,
e mai una lacrima
e mai una lacrima una…
Oh, il becchino fa un bel lavoro
& il negro sa suonare da dio
Il cappello raccoglie tanta aria
e davvero pochi centesimi

L’eco stordisce i petali uno
a uno, il vento li porta via
Alle porte del Paradiso li deposita

Anche se lassù c’è confusione
da un’eternità, non ama Dio
i ladri che stanno quaggiù
E dalla testa ai piedi tremo io

FINO ALLA MORTE, FINO A TE

Con sé ha preso il poco che gli lasciasti di te
È adesso un uomo che batte la strada
Una meta non ce l’ha, una vita non ce l’ha,
e guarda nel portafogli la foto tua intristita

Te lo disse al primo incontro
che aveva solo il cuore e ben poco in tasca
Te lo disse con una magica rosa di fiamme
che soltanto avrebbe potuto darti il suo petto
Te lo disse così tante volte, così tante
Te lo disse fino a ucciderti nella noia

Con sé ha preso davvero il minino, il tuo volto
E l’impronta di sé l’ha lasciata a te sul cuscino

È adesso un uomo che alza il pollice,
pregando d’incontrare la mano di Dio al volante
È adesso lontano mille miglia da te,
alza il collo del cappotto, fra le spalle incastra la testa
e prega Dio che un killer faccia fuori la sua faccia

Guardando nel portafogli la foto tua intristita,
ancora ti uccide nella noia dei suoi sogni
A tutti gli sconosciuti ripete che sei la sua bambina
A tutti ripete le stesse parole perché altre non ne sa

Ha preso con sé davvero il minino, il minimo
A tutti ama ripetere che sei tu la sua bambina
A tutti ama ripetere che sei tu la sua sola vita

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna e alla fine finì davvero male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava e alla fine si finì in te, in te, in te

GRANDE VUOTO

Dammi indietro il mio sitar,
i libri degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia

Quando sono venuto
te l’avevo detto che ero
di passaggio;
hai taciuto,
mi hai messo in mano un rasoio
e con sguardo tagliente
hai accarezzato i miei capelli
Ho obbedito,
ci siamo poi seduti
senza scucire una parola:
fuori c’era aria di rivoluzione

Dammi indietro quel giorno,
il suono estatico del sitar
che insegnava all’anima
la ribellione e la comunione
Dammi indietro le ciocche dei miei capelli
e il Grande Vuoto dell’Universo
Quando sono venuto non ho mentito,
credevo davvero d’essere una zucca vuota,
uno che solo studiava per non capire un’acca
Ora ho bisogno di suonare,
di tornare sulla strada sotto il sole
Ho conosciuto tante malattie,
alcune mortali, ma sono ancora qui
Ho visto piccoli uomini spaccare teste
e ho visto i loro stupidi becchini
Ho visto monaci scivolare lungo il fiume
con la pancia gonfia d’acqua e il volto ammaccato
L’Universo ha impiegato proprio niente
per cadere nel suo Centro
Così ti chiedo di darmi indietro il sitar
Sono una zucca a metà e non vuota,
me l’hai insegnato tu immersi
nelle luci delle candele
Ma ora devo trovare il Suono Perfetto
che ci sollevi dalla Miseria
Fuori c’è più morte che rivoluzione,
non è tempo buono per la meditazione

I Beatles sono quasi tutti morti
I Rolling Stones sono neri dentro

Oh sì, sono così neri dentro
Tutti noi lo siamo
Dammi indietro il mio sitar,
le stagionate parole degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia
per dirmi “ti amo”

QUANDO NON RICORDI PIÙ

Quando non ricordi più la voce
Quando non ricordi più il volto
Quando non confondi più
il nome di lei
con quello della luna,
significa soltanto che sei fuori,
fuori dal casino

Fuori, dopo la pioggia,
sotto il sole
sbocciano giovani fiori
e subito muoiono
in sorrisi sghembi

Anche tu, anche tu di me
non ricordi più un bel niente,
perché, giorno e notte, il tempo
fa fuori ogni cosa e non ne sana una
E non ne salva una

Perché, sempre, il silenzio
fa fuori ogni cosa e non ne salva una

LA TUA BELLEZZA

Non parlare
Taci
Ho le scarpe rotte,
e le stringhe in mano
e non sono un poeta;
ma il peggio è
che per tutto questo
non c’è un perché,
in ogni caso non uno
che si possa spiegare
con semplicità

Non parlare
Taci
Sono un randagio
E non mangio
da un sacco di tempo,
e dormo sempre poco
impegnato come sono
a guardarmi le spalle
nel cuore delle mie notti
senza un cane accanto

Non parlare,
fammi l’amore invece
Fammi vedere
la semplice bellezza
d’una donna nuda

PER IL SEGNO DELLA CROCE

La tua mano per il segno della croce
La mia risposta a denti stretti

Gli zingari hanno occhi di fuoco,
gli angeli non so,
ma gli uccelli son negri stormi
che bucano il cielo

Come sempre
le strade nel fango si fanno pestare
E si tirano su le braghe
o se le calano gli uomini
Il tuo segno segna la via

E i tuoi occhi,
belli, non dico di no
E le tue mani,
delicate, non dico di no
E le tue gambe,
lunghe, non dico di no

È quel tuo modo di…
di condannare
che non mi va proprio giù

PERSONE SOLE

Ho conosciuto persone
che a Natale erano
sole,
simili a condannati
a morte;
e altre ancora
che nella confusione
dei giorni passati
hanno dimenticato
il nome e la faccia
dentro allo specchio
infranto,
gridando innocenza
nonostante il Torto
gli avesse cavato
entrambi gli occhi

Ho conosciuto persone così
E non le ho capite bene mai

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Dove hai seppellito il mio sogno

  1. romanticavany ha detto:

    Caro King ♥ Dolce sera ho letto alcune tue poesie, :”Vanessa é molto bella e candida. Partirò a leggere le seguenti i fine settimana. Ciao Adorato King ♥ 1 Bacio ♥

    Piace a 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao, caro Viola ♥ Lo so, come al solito sono parecchie e non è possibile leggerle tutte. Le leggerai se avrai modo e tempo. Stai tranquilla. Hai idea di chi possa avermi ispirato? ^_^ Sono contento che “Vanessa” ti piaccia. ♥ Un bacio grande, Cara Viola, e buon fine settimana. ♥

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