Per Lei un milione di lame di luce

Per Lei un milione di lame di luce

ANTOLOGIA VOL. 271

Iannozzi Giuseppe

Chatterly

self-portrait by Chatterly

FORTE DELLA TUA BELLEZZA

Forte della tua bellezza
sei venuta a disarcionare
le profonde mie meditazioni;
ho ceduto e ai tuoi piedi
sono caduto dimenticando
di Buddha il sorriso felice;
a chi poi ha voluto sapere,
ho detto la Sacra Verità:
“Per quanto bella la preghiera,
soltanto il fascino di Lei
ha spinto il mio spirito
verso le Porte della Percezione”

DODICI TRADITORI

Avevo dodici discepoli
che i passi miei seguivano,
baciando le mie orme
fossero esse sulla sabbia
o sull’acqua

Chi in me credeva
i giorni suoi passava
a me accanto,
ma dimenticando
gl’insegnamenti:
in testa sempre
il solito grillo,
quello d’erigere
pietra su pietra,
schiavo dopo schiavo,
una chiesa
che nel suo ventre
di balena, senza posa,
raccogliesse fedeli
da ogni angolo del Creato

Dissero ch’ero io
dei Giudei il Re;
io sol dissi d’esser Re,
e forse fu peccato
Il tradimento
 seppur non agognato 
dicono fosse nel piano divino,
cosicché ancor oggi
dir non so se peggiore fu
il morir mio in croce tradito
o se di Giuda il destino
all’Eternità impiccato
D’una cosa son certo:
se lo sguardo butto
al mondo dabbasso
nulla è cambiato

LASCUA CHE SIA COSÌ

E ora, ora lascia che…
lascia che sia
il vento a parlare
Abbiamo lasciato la casa
che era nostra e ogni cosa,
ogni cosa che accolse
i nostri respiri prima,
ogni cosa che testimone si fece
dei silenzi che ci presero dopo

Ora, ora lascia che…
lascia che i fantasmi scivolino via
con la pioggia e con le prostitute di Dio
Lascia che sia così, lascia che sia così

Non abbiamo più niente,
tutto il bello lo abbiamo sciupato
senza riguardo
Questo camino a cielo aperto
che è pieno di cenere bagnata
non mente, non mente su niente
mentre i tuoi occhi apparecchi
sulla mia assenza

LO GIURO

Non si può scrivere,
non si può
come condannati
legati alla catena

A chi dire, a chi
dire una banalità,
un “ti voglio bene”?

Non conduce la poesia
sulle sponde della gioia;
e manchi tu, manca
il tuo sguardo d’amore
e di accusa

Ho smesso il vizio,
ho smesso il vizio
d’illudere me, lo giuro;
ma a tarda sera
il muto malato abbraccio
di mille spire di fumo

MORRISON HOTEL

Vieni a trovarmi al Morrison Hotel
sulla provinciale, sto male
C’è l’Iscariota che sorveglia la porta,
la stessa dalla quale sei uscita tu l’ultima volta,
facendomi volare dalla faccia sporca di barba
la maschera di Dioniso cui tenevo molto;
e ora sto da cane, davvero da cane

Vieni a vedere come sto al Morrison Hotel
prima che affoghi nella sfrontatezza del neon
Vieni, così come sei, senza valigie e anima
Vieni e prova a fare qualcosa per me

MIO RAGGIO DI SOLE

Ti voglio bene
È cosi semplice da dire
Ed è così vitale,
mio Raggio di Sole

Ti voglio bene
ma non è abbastanza mai
Amo la tua risata,
il tuo faccino rosso d’onestà
che un bacio mi regala
E ti amo anche
quando mi rimproveri
di dar troppo spago
ai timori che punzecchiano i dì
Ma di te amo soprattutto
quel tuo modo semplice
di commuoverti per una rosa rubata,
per una stella che fingo d’acchiappare,
per una amorevole sculacciata,
per gesti gentili un poco infantili…

Amo di te la tua bella allegria,
così semplice e rinfrescante

Forse non te l’ho detto mai,
ma al mattino il primo respiro
lo dedico a te, mio Raggio di Sole

QUEL MAGICO PARADISO
CHE MI PROMETTEVI

Ricordo quel magico paradiso
che mi promettevi
Giocare alla vita era così semplice allora,
così semplice, tutto a portata di mano,
un mondo di miracoli da accettare
con gratitudine di lacrime,
senza vergogna

Hanno fatto presto a farsi grigi
gli anni passati a inseguire aquiloni;
m’è oggi pesante il petto,
mentre, con finto coraggio,
guardo a quel cielo infinito
che dicono esser opera di Dio

Vorrei poter tornare indietro,
tornare indietro e riprendermi tutto,
tutto quello che ho perduto
Vorrei, vorrei saper scrivere
una poesia che non abbia mai fine e dire
che ho fatto del mio meglio
Ma ogni grano di fede ha cessato di essere,
così adesso mi ritrovo in una terra desolata
e senza pace passeggio

Ricordo quel segreto
Con nostalgia, ricordo
Ricordo tutte le magie che facevi
Ricordo tutte le parole che tacevi
e tutte quelle che non ho mai saputo dirti
Ricordo quel segreto
che mi ha spezzato il cuore
Ricordo, ma qui tutti dicono
che ricordare è da deboli
Ogni giorno, tutti ripetono la stessa cosa:
“I miracoli non si ripetono per nessuno,
per nessuno”

Tutti ripetono la stessa cosa:
“Ragazzo, lascia perdere, lascia perdere
o ti farai ancor più male, lascia perdere”

Ogni giorno, tutti ripetono la stessa cosa:
“I miracoli non si ripetono per nessuno,
per nessuno”
E io vorrei soltanto saper scrivere
una poesia che non abbia mai fine

Ogni giorno, tutti ripetono la stessa:
“I miracoli non si ripetono per nessuno,
per nessuno”
E io vorrei soltanto saper dire quel
che sento dentro e far sapere a tutti
che ho fatto del mio meglio

Ma tutti ripetono la stessa cosa:
“I miracoli non si ripetono per nessuno,
per nessuno
Non si ripetono per nessuno, per nessuno
Non si ripetono per nessuno, per nessuno
Non si ripetono per nessuno, per nessuno”

IL MATTINO SI SVEGLIA CON TE

Ho rubato per amore
Quelli che mi hanno preso
non hanno voluto sentir ragioni
Hanno detto che è peccato
rubare nel Giardino del Signore
Per questo mi hanno condannato

Ogni mattina guardo dal buco della serratura
Chiedo ai miei aguzzini di gettarmi la chiave,
dico loro chiaro e tondo che non ho colpa
Mi risponde sempre l’eco mia stonata,
e più il tempo passa e più mi convinco
che il giorno che uscirò di qui sarò più forte

Ogni notte una lama di Luna mi taglia
la faccia, e stringo i pugni e i denti io
Ho rubato, è vero, ma non ho colpa
È stato per amore che ho rapito
dal Giardino del Signore il fiore più bello
Una infinita noia lo stava stancando
Lo stava stancando lentamente nell’eternità

Il giorno che lascerò questa gattabuia,
a testa alta, col volto bene in vista
e con una lama di Luna minaccerò Dio
che deve darmi indietro il mio amore

Questo farò, e bello sarà morire nella luce
dei tuoi occhi che svegliano il mattino

BAMBOLA, DIMMI DI SÌ

Bambola, che ne dici di uscire con me?
É da una vita che mi faccio gli occhi di te
Il blues non passerà mai
se non sfiorerai almeno una volta
con la tua bellezza i miei cinque assi

Bambola, lo sappiamo bene entrambi
che sono un baro di poco talento,
ma se mi dirai di sì ti accompagnerò
a vedere l’ombra in croce di quel chitarrista
che vendette al Diavolo la sua anima
per suonare come nessun altro al mondo

Bambola, non dirmi che non ce n’è
Ho cinque assi, puoi contarli se non mi credi
Ho cinque semi che aspettano d’esser giocati
Non lasciare che giochi al tavolo con il morto

Bambola, non dirmi che non ce n’è
Ho il blues nelle dita, ho il blues nella dita

DA TEMPO DIMENTICO

Da tempo dimentico
le date importanti;
poco importa che ci sia
la luna che suda lame d’argento
o il sole
che nello spazio spande luce
Non è stato sufficiente estrarre
la spada dalla roccia per giustificare
le tristezze, i mali da Est a Ovest

Rimango goffo nello sfiorare
d’una farfalla i colori in volo
sulle ali del vento;
forse per colpa d’una lacrima di whisky,
o del bastone che insieme alla spada
mi tiene compagnia

C’è laggiù un giardino senza nomi
Non ci va mai nessuno
perché nessuno sopporta il dolore
di chi non può riposare

Non è stato sufficiente imbiancare
la barba e perdere i capelli,
saggezza non è venuta dalle stelle
Ma tu, tu sei sempre più bella,
ne sono più che mai certo
Questa verità, questa verità,
sì semplice e complicata,
tu, per colpa mia, non la dimenticare

LA PIÙ BELLA

È ovvio che sei tu
che corri per venirmi incontro
sotto la pioggia a baciare
le mie labbra piangenti sul bagnato

Certo che sei tu la più bella,
colei che la barba bagnata mi scompiglia
con unghie ben affilate di rosso smalto

Oggi sei sempre tu riflessa
dentro alle pozzanghere,
dove, di tanto in tanto,
cade una debole lama di luce
Sei sempre tu che mi tormenti
Che sul tenero tuo seno
accompagni il mio capo,
consapevole della storia mia
d’esser stato troppo a lungo
non amato

Oggi sei tu che mi spingi
a sorridere sotto la pioggia,
senza ombrello e cervello
Sempre tu, sempre tu, sempre
Sempre a schizzarmi di felicità
in letti di pioggia, di fresca
gioia dal cielo piovuta
senza che neanche Dio
sappia immaginar il perché

LUNAPAZZIA

Luna, a mortale pazzia
mi hai tu abbandonato
Bella ti vedevo seppur pallida
In te credevo, sì
Ti credevo quando il volto
scarno m’illuminavi,
mettendo a nudo il cranio
della mia poca ragione

Luna, a te confidavo
segreti e passioni,
come a una sorella
Luna, in te confidavo
Con respiro petroso
dentro all’anima,
sempre attendevo la notte,
felice della vaga coscienza
che in briciole avresti ridotto
alcuni dei miei tanti dubbi

Un momento è bastato
perché dalle mie orbite sparissi,
per sempre inghiottita da chissà
quale abissale, non perdonato,
mio sgarbo; così oggi resto io
con la testa fra le mani,
più di là che di qua

MIA VENERE

Al tuo cospetto
eccomi qui
col petto grigio
a te davanti
perché possa tu farne
vanto o eterna agonia
con le tue mani
di farfalle,
e con la tue labbra
di rossetti infiammati

Qui sono:
nudo,
senza difese
Reco poesia
che è vecchia,
come le età
che al vento m’hanno
malamente raccontato
Però sono qui,
e sono per dispormi a te

La luna in cielo alta,
e ululano e ululano i lupi,
e al gracchiare dei corvi
in cielo a spiare
del bosco i movimenti
tengono compagnia:
forse anche questi canis
cercano una amante
o una creatura da sbranare
Io ho soltanto poesia
che è vecchia
e non so mentirti
Se ancor mi vuoi
mi dovrai accettare così,
a petto nudo
Se ancor mi hai a cuore,
mi dovrai baciare,
e lanciare poi un urlo più alto
di quello delle mie ossa

Qui sono adesso
e per sempre,
per saperti Venere

PROIETTILI D’ARGENTO

Avrai un mondo di scuse
Avrai un mondo di puttane
Avrai tutto sbagliato

Dimenticherai i giorni
Dimenticherai
Sarai tutto sbagliato

Avrai tasche bucate
Avrai storte e ubriacature
Avrai occhi di sangue

Sì, tu avrai tutto e niente
In un giorno di pioggia
In una notte di fischi
In un bicchiere rotto

Avrai, sì, tu avrai
la tua anima
che ti a-spetta in sogno
e le tue preghiere
– proiettili d’argento finto

Dormirai, sì, tu dormirai,
col capo molle
Morirai, sì, tu morirai
E non sarai contento mai

Oh, quanto e quanto avrai!

Alla fine, sconosciuto agli dèi,
il mondo che ti ha partorito
si farà capriola d’aria
– aneurisma perfetto
E allora avrai meno di niente
Sarai meno d’un ricordo
intinto nella necrosi

PIRATA

Il mondo d’attorno
l’ho guardato
con un occhio solo,
sempre cercando
fra travestiti e marinai
chi fosse il più nero,
chi il più maledetto

Sonnecchiando,
a ogni rumore attento,
spazzando via
dalla burrasca
mille e più maledizioni,
sa la notte
per quanti mari
ho navigato
affrontando fantasmi
e ciclopi dimenticati

Han le sirene spalancato
l’occhio mio buono
su livide albe,
su cieli divisi in due
e spiagge di cadaveri lastricate
Non è però mai tornata
Lei, l’amata mia guerriera,
né la conta degli sconosciuti
Sol le onde han bagnato
dei morti in battaglia i piedi
cancellando loro il nome,
portandogli via l’anima
o quel poco che ne restava

TORTURA FINALE

Morte lenta,
orribile,
destinato
a incontrar
il Creatore

Le membra mie
stirate,
alla forza
di quattro bestie
legate,
verso
i 4 punti cardinali
lanciate
finché ossa
tendini e muscoli
staccati o quasi

Solo allora
su l’affilato
volto della Musa
nascerà
un pallido sorriso
di soddisfazione

Più di là
che di qua,
col fiato
ridotto
a un sibilo
dirò
che l’ho fatto
perché
andava fatto
Calerà allora
l’impietosa sua mano
sulla bocca mia;
con questo tappo
sulle parole
non dette
coglierà Lei
una rosa di sangue

CAFFÈ NERO PIÙ DEL NERO

A me accanto stava la novella mia sposa
Avevo in corpo la forza di mille neri caffè
e nel cuore la notte stellata di Van Gogh

Lei mi sorrideva strano
e si reggeva a me stretta stretta
Io non avevo quasi coraggio
di baciarle le vuote orbite
La gente ci scivolava accanto
come se non esistessimo
Il boulevard era tutto un inferno
di scassate botteghe, e la Luna
spandeva su di noi pallido lucore

“Allora è vero che mi ami!
Allora è così l’amore…”
Continuai io a camminare,
lasciando che il suo abbraccio fosse il mio

Avevo in corpo la forza di mille neri caffè,
la notte stellata di Van Gogh nel cuore
e la compagnia di anni e anni tutti uguali

Alla fine,
con fredda distratta mano,
appuntai il fiore,
che lei m’aveva regalato
davanti all’altare,
sul nero del mio unico completo,
e finalmente baciai la vuotezza
delle sue orbite
E mi spensi insieme a lei,
insieme a lei

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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