L’ultima poesia fu un cancro

L’ultima poesia fu un cancro

ANTOLOGIA VOL. 270

Iannozzi Giuseppe

Arthur Rimbaud

AI PIEDI DELLA PIETÀ

Non chiedete niente,
son già io mendicante
ai piedi della Pietà
con martello e scalpello

SCOPRIRAI

E all’alba scoprirai
che non è lontano
il tramonto
dentro agli occhi miei

KEROUAC

Colpo basso
Alto
il tasso alcolico

Non hai idea
di come ci si sente
senza il pallido
turbato
volto di luna
Per due righe
che scrivo
perdo
una vita intera
Così sol ti chiedo
di non tornare
a bussare
alla mia porta:
sono occupato a sprecarmi
su i tasti danzanti olivetti

La mia donna
ha lasciato l’impronta
sul letto disfatto
Non ho tempo
per questo,
per questo terremoto!
Lasciami
come mi hai trovato,
un livido
– perfetto postumo
perso
nell’eternità dorata

CONOSCO UN POSTO

conosco un posto
dove le nuvole
sono franate
seppellendo
artisti sbandati
& i loro sogni

conosco un posto
dove il fantasma di Morrison
rincorre l’elettricità di Hendrix

conosco un posto
dove un uomo
è andato a riposare
per svegliarsi morto

e conosco uno
che da mane a sera
racconta le sue noie
facendo sbadigliare
e appassire
almeno almeno cento donne

GETTARE LA SPUGNA

gettare la spugna
pria che sia morte,
emorragia cerebrale,
eterno crepuscolo
affacciato sull’abisso
dell’oblio

tentare di far fuori
volo di mosche
a pugni chiusi,
barcollante ubriaco,
scimmiesco persino
all’ombra sul ring
schiacciata

OCCHI BAMBINI

Se non avete perso
gli occhi nei suoi occhi bambini
non potrete capire mai
la bellezza del cielo infinito

PERDONAMI

Perdonami, ragazza bella,
non si può scrivere per sempre
Prima o poi
tocca a quasi ogni scribacchino
di rovesciare il calamaio,
di mandar tutto al diavolo

Il disgusto che suscito agli Dèi
non è diminuito né cambiato
in tutti questi anni persi
a cercar di rapire l’attualità
che è presente in Ham on rye
e nella Gerusalemme liberata

DAMMI LA MANO

Niente è mai servito a niente,
per questo ti chiedo di darmi la mano
e di tenere nascosta
l’affilata lucentezza del rasoio
dove con l’imperfetta mia poesia
non m’è concesso d’entrare

PROMESSE

puttane le promesse
sotto la luna espresse

CON LE UNGHIE

Con le unghie
il cielo graffiamo,
sempre impunemente

PROMESSE E VIZI

Non ho mantenuto mai
le promesse
Dovrei sentirmi colpevole
E invece tengo su duro il vizio,
proprio come una scimmia

FORFORA

di forfora il pensiero
eiaculato dal coglione

avesse avuto un pidocchio
dalla sua parte
più dolce forse
gli sarebbe stata la morte

VINO L’AMOR

vino rosso in un bicchiere l’amor,
sorso dopo sorso facile va giù
ma col primo sole torna presto su

ARTHUR

Vortice di
desideri in pegno
Angelo,
cancro alla gamba
ultima poesia
di schiavi e barellieri
Fosti Veggente?

L’occhio di Saul
senza perdono, folle:
storie di disobbedienza
e in ultimo la spada
su cui gettarsi

NUDO

La verità l’ho sentita
la prima volta toccando
un nudo di ragazza

La verità l’ho perduta
chiedendole se m’amava
con tutta… tutta l’anima

INTOSSICATO DAL SOLE

Intossicato dal sole al mattino
– foglie cadono lungo i boulevard
Piccoli uomini si danno da fare
su un lato della Senna
Un’orgia
Grida di gabbiani nei tocchi violenti
del pennello sul cavalletto

Lei è una donna di sette colori

VENENDO AL MONDO

Venendo al mondo
sono finiti gli spazi felici
Ho avuto l’Idea, l’ho rispettata
E c’è questa tristezza
che non si sfalda,
che sa di cenere e di merda di cammello

Venendo dall’orizzonte
per cercare l’infinito rimbaudiano,
ho buttato giù il diavolo dal letto
I miei vecchi lo fanno ancora
alla vecchia maniera
– credono che gli stop
lungo le strade di NY
siano tutti al loro posto,
e che il pullman partirà
alla solita ora per le solite puntate

Ci sarà una sfuriata
Ci sarà

Solo io so,
solo io so bene che
chi impara dall’Incubo
impara a volare alto?

VIOLA

Viola, da un po’
non ascolto la tua voce
Col fiato
sul vetro della finestra
ti ho disegnata,
e in silenzio ti ho baciata

IL RAGLIO DEGLI ASINI

Se sol potessero immaginare
quelli con l’occhio allo spioncino
d’esser a loro volta inculati!

Mai chieder agli asini
sforzo di fantasia,
talento gli è stato negato
già in tenera età;
così sempre
si leva alto
dell’ignoranza il raglio

ECCETERA ECCETERA

Il vino, la bicicletta nuova e lucente
e il vento fra gli eccetera eccetera
E noi nel buio cimitero
a cercare di capire
il senso della vita, toccando
con mani tremanti,
per indefiniti momenti,
angeli di freddo marmo
E pensiamo, pensiamo
che il momento resta e resta
sul momento un bel niente,
un bel niente senza spiegazione
E iniziare le frasi con una “e”,
con un “ma” o un “però”;
Ci perdiamo così,
per una congiunzione
fra vita e morte, sole e luna,
poesia e distrazione

Bigi i colori,
la pazzia sulla tavolozza,
e Van Gogh ancora
senza cognizione di sé
E noi qui
ci siamo dimenticati
di sistemare
il testo in testa all’attore,
all’insignificante commediante
che tiene la lingua longa,
cadendo però, chissà perché,
solo e sempre
su Aida, mia dolce Aida

FINITO IL TEMPO DEI BACI

Finito il tempo dei baci
e degli addii
rimane sul palmo
della mano la sabbia
del tempo perso
che non sa consolarsi
in pianto

UN ALTRO AMORE

Cercherò un altro amore?

Sono rimasto in attesa
fiutando la notte,
contenendo la mia rabbia,
ignorando dei lupi l’invito
e non ho ululato
Non sei da me tornata

Come quella d’un monaco
ho rasato la testa mia canuta
Mi guardo allo specchio,
mi dico che sono a posto
Per adesso
non ho bisogno di altro
Mi lascio l’odio alle spalle
col suo bagaglio di sbagli

Ti lascio la mia penna d’oca
e l’inchiostro blu, il flauto di legno
che non ho mai imparato a suonare,
e la mia collezione di farfalle

Adesso no, adesso no
Domani, forse, cercherò
un altro sole
Domani, forse, cercherò
di far battere forte ancora…
il cuore, il cuore

TROPPO VECCHIO PER GIOCARE

Troppo vecchio
per giocare ancora
ai cowboy contro gl’indiani

Con questo cuore
che batte male in petto
posso sol sperare
di salvare il cavallo
e la sua sella

Con questa pallottola
conficcata fra le scapole
ti sorriderò dovunque
io andrò, all’Inferno,
in mezzo a milioni di diavoli,
o in una buia fossa e basta

FIAMMA I TUOI OCCHI

Sono i tuoi occhi
nel sole e nella pioggia,
nel giorno e nella notte
Sono i tuoi occhi
nell’amore e nel dolore
I tuoi occhi
non li so dimenticare
I tuoi occhi
I tuoi occhi li amo io
Sono essi fiamma
da non giudicare

I tuoi occhi
non li so dimenticare
I tuoi occhi li amo io
Con un’occhiata sola
i tuoi occhi
mi hanno ieri spaccato
in schegge di dolore
I tuoi occhi sono due,
saranno sempre due
E oggi lo so
che i tuoi occhi
portano in Paradiso
o all’Inferno
l’uomo che li ama

Spaccato
in schegge di dolore
i tuoi occhi
ancor li amo io
Sono essi fiamma
da non giudicare
Da non giudicare

SANTO

Ho meditato a lungo
su questo e quello
per diventare saggio
non accorgendomi mai
che crescevo in vecchiaia

Nulla ho sottratto
all’Universo di me ignaro

CANZONE DI MORTE

ed ora dimmi
con chi cammini
e chi ti sta accanto
dimmi
se c’è qualcuno
che ti ama
come ti amavo io

e sì lo so
non ero speciale
ero un niente
ma almeno ero
ero uno zero
ma ero
un egoismo e un fiato caldo
un petto da prendere a botte
da prendere a botte

eh sì
se avessi dovuto scegliere
amar te solamente
che non mi amavi mai
avrei scelto sicuramente
d’amare te infinitamente
sicuro delle conseguenze

dici che per te è comunque poco
e forse hai anche ragione

e lo so che non la ascolterai
no che non la ascolterai
questa mia canzone
come mai hai ascoltato le mie parole

… le mie parole così care
foglie al vento in timidi ritagli

no che non la ascolterai
questa mia canzone
ma per sempre gli occhi tuoi
prigione dentro ai miei
dentro ai miei
dentro ai miei…

SOTTO LA PIOGGIA

Un randagio sotto la pioggia
cerca nel cielo di nuvole e notte
l’alta ispirazione per tirar giù
un goccio di piscio, e un guaito
che arrivi fin lassù

E ci sono, ci son sempre stati
i tuoi grandi occhi blu
a sciogliere questa cosa,
questo blues,
così penso che continuerò
a vendere stracci e poesie
alle donne per veder la gioia
gonfiarsi nei loro seni

VIENI, VIENI, PREGO OGNI SERA

E vieni, vieni, prego ogni sera,
prima che si consumi della fede la cera
Come zingaro aspetto preso sotto
il peso della luna per vedere
una volta ancora le tue gambe di miele
E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

Ho visto crollare il muro di Berlino
e le Torri gemelle; non mi aspetto granché
dal futuro; da centinaia d’anni
l’Ebreo Errante nasconde un piano
nella sua tasca destra e a tutti va ripetendo
che non ci sarà un posto sicuro per nessuno
quando Gerusalemme e la Mecca cadranno

E vieni, vieni, ho del buon vino,
bicchieri di cristallo e un violino
Manca solo la tua bionda bellezza,
il tuo sguardo blu e fatale
per dar sicura sepoltura
alla bruttezza della mia faccia

E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

SCRIVONO POESIE

I più scrivono poesie
per farne epitaffi scontati;
io invece attendo
che il dì si spenga nel buio
per sentire la tua canzone

I più dimenticano i veri poeti,
le pallottole d’argento lucido,
le sofferenze delle rose;
gioco con i soldatini
pregando il Buddha che ride,
affinché non cadano
nella trappola della ruggine

I più scrivono e scrivono
senza posa, mai stanchi;
come un bambino illegittimo
attendo che tu mi dia gioia
con un bacio in punta di piedi

Aspetto te per non cadere
nella trappola della vecchiaia

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a L’ultima poesia fu un cancro

  1. romanticavany ha detto:

    Meravigliose, con uno sguardo non si può fare molto, le si deve leggere ad una una. Poi chiudo gli occhi e rifiuto quelle o qualcosa che portano alla realtà a quella realtà che vorrei ignorare. Ma tu Scrivi bene ed è un piacere leggerti, l’ultima colpisce, Viola è carina Grazie.
    Ciao King Buona domenica ♥

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non lo so, non lo so mai se valgono almeno un soldino le cose che scrivo. C’è anche la realtà e la poesia deve sposarla, perché la sola fantasia non basta davvero.
    L’ultima è un bell’affondo, diciamo pure così.

    Mi ahi fatto sorridere: “Viola è carina”: 😉 Mica potevo osar più di tanto, Viola. ♥

    Buona domenica, Violetta cara ♥

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