Ho finto di dimenticarmi di te

Ho finto di dimenticarmi di te

ANTOLOGIA VOL. 266

Iannozzi Giuseppe

bellezza fatale

TORNIAMO A CASA

Torniamo a casa,
a usare carta e penna
per lasciar di noi,
al di là del tempo,
un segno più del sogno

Torniamo a noi,
a lavorar di cuore

Torniamo a casa
Affrontiamo la strada
parlando a lungo,
come due viandanti
che uguale via
hanno da seguire

LE LETTERE CHE TI SCRIVEVO

Che ne hai fatto
delle lettere che ti scrivevo?
Coriandoli per un pulcinella,
danè per gli usurai

Che ne hai fatto
del mio amore tenero e ingenuo?
Un cigno strozzato dal suo canto

Che hai fatto,
che hai fatto alla bianca timidezza
ch’era disposta sul tuo dolce seno?
Un nudo che ogni diavolo vede
e morde

Il povero rimango io,
io che ti adoravo

LA MIA MANO AMPUTATA

Cerchi sempre
la mia mano amputata
Gente va
Gente viene
Regge buste di plastica
& dorme in scatole di cartone
Basta un terremoto,
il ghigno d’una puttana
per devastargli l’appendice
– l’anima che tende
a una cancrena permanente

LE MIE TOMBE

La tua morte ingrassa le mie tombe;
nota di colore in quella
che altrimenti sarebbe pure per me
ben triste noia.

TI HO DIMENTICATA?

ho finto di dimenticarmi di te
ho finto e mi sono fatto del male
ho finto di dimenticarmi di te
e ho immaginato le tue lacrime
scivolare leggere sul ricordo di me

quasi un angelo io
quasi un demone assetato
del battito del tuo cuore

ho finto di voltarti le spalle
non sopportavo più l’idea
di sentirti giorno dopo giorno
un po’ più donna
forse un po’ meno mia?
ho finto e mi sono fatto del male
e ti ho cercata in mille stelle
alte in cielo ma niente
niente

con il fuoco
con il dolore della tua assenza
mi sono sfamato e dilaniato
sino a perdere la ragione
e la mia stessa presenza
davanti a un avanzo di specchio

ho finto e mi sono fatto del male

ho finto di dimenticarmi di te, sì
ricco di contraddizioni io
il male che covo dentro
quel maledetto che ingarbuglia il tempo
non ne vuol che sapere d’andar via
di darsi a orge di sentimenti
e di vani pentimenti

ti ho dimenticata?
no no no non ti ho dimenticata

ho finto di dimenticarmi di te
perché le tue lacrime
non le ho mai viste con i miei occhi

ho finto e mi sono fatto del male
ho finto e sono sicuro che hai pianto

ho finto e mi sono fatto del male
ho finto e ti ho fatto del male

ho finto
come sempre ho solo finto

ANIMA STRUGGENTE

Ti cerco
Ti cerco e scopro le tue calze nere,
quelle a rete che mi fanno impazzire
Ti cerco,
e il tuo profumo è su ogni cosa in questa casa,
e non è per caso che lo hai lasciato sparso qui,
qui dove ancor mi figuro il tuo didietro
Ti cerco
come si cerca la guerra, il sangue, la passione
Ti cerco
perché ho bisogno di sentire la femminilità che sei
Ti cerco
con l’affanno in bocca,
fumando sogni e speranze,
bevendomi l’anima dalla bottiglia di rosso
che accompagna le mie preghiere
Ti cerco
perché ho perso l’equilibrio
e la bellezza di sentirmi bambino
raccolto fra le tue calde braccia
Ti cerco per farti complice
Ti cerco per complicarci la vita insieme

Ogni giorno che passa è uno in meno
L’aria te la sei portata via tutta,
resta il profumo di te ma non basta,
non basta mai ai miei polmoni,
alla bocca che spara sconcezze d’amore
che tu non puoi ascoltare
Ogni giorno è una lacrima,
pregando che tu torni da me

Ti cerco, ti cerco, ti cerco
come un condannato
che ancora tenta l’azzardo d’una fede
Ti cerco perché non posso davvero fare a meno
della tua Anima Struggente su Me

Ti cerco
perché se un senso la vita ce l’ha
è in quella tua Anima che strugge
e distrugge quella mia

HA LASCIATO ME

Ha lasciato la vita mia
perché è giovane la sua
Ha lasciato me
alla sua finestra
a guardare la pioggia
che viene e viene giù

Ha lasciato lei
quel poco che di me resta
con la testa fra le mani,
e gli occhi bagnati
feriti a morte
da lacrime senza posa

NON CONOSCO LA PIETÀ

Perdo i capelli,
imbianco sul campo,
e non conosco la pietà

Agli uccelli
in volo sparo felice
Seguo la vita
che precipita
nel folto del bosco
Non la raccolgo
La abbandono
Do invece voce
a un altro colpo
dal fucile
della mia bocca

IN POVERTÀ

I tuoi baci
non li ricordo, io
Ricordo invece
le tue lacrime
mentre stiravi la povertà
dei colletti delle camice
Lavoravi sempre
Scioperavo, io:
davanti ai cancelli
davo addosso ai crumiri

LEI MI HA LASCIATO

Quando mi ha lasciato,
sulla guancia
mi ha lei baciato,
e in un orecchio
mi ha anche sussurrato
che sempre avrebbe
per me pregato
Uno schiaffo le ho dato
Non ho però riso
del suo buffo pianto

SAREI STATO TRISTE
(M’ILLUDEVO)

M’illudevo
che sarei stato triste
Che avrei pregato
Cristo
Ma il bastardo
ch’è in me
mi spinge alla ventura,
come sempre
per nova felicità
o totale rovina

CORPO AI MORTI

Han ridato corpo ai morti
per novo spirito assassino
e un bacio sulla bocca poi

NON DESIDERO L’AMORE

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

IN FILA

Dissero di me, poeta
Io ero muto in attesa,
in fila con tanti altri
per il bagno comunale

MINCHIA

Più del cuore
ho grossa
la minchia,
difatti si sa
che gioia
dalle vergogne
viene
e mai dall’alma
prepotente
che nel petto
scalpita

LA DONNA MIA

Sì fresca la donna mia:
quanta pazza tenerezza
sul latteo suo petto,
tale e quale a quello
d’un uccellino piccolino
dal paradiso fuggito.

GLI AMICI MIEI

Gli amici miei, ci crediate o no,
si mordono il culo nei cimiteri.

OLTRE LE PAROLE

Cercami, cercami
oltre le parole
E taci se mi ami
Taci in profondo
e sfida la mia bocca
che la tua lingua cerca
Taci e non piangere:
tengo in petto un cuore
e tanti sogni in tasca
Adesso bacio te
E d’altro non ho bisogno
in questo sì tanto piccolo
vasto mondo
che ama forgiare articoli
incomprensibili

Mi PARLI DELLA TUA GATTA

Mi parli della tua gatta,
di quella volta
che per seguirla
ti sei presa una storta;
di buon mattino
t’eri alzata
e non col piede sinistro,
a rotoli però ben presto
tutta o quasi la giornata.
E mi racconti
di quanti conti
sempre a fine mese,
sì tanti che alla fine
par che ogni cosa…
e non aggiungi altro
ché non sai spiegare.

Fra sbuffi e un sospiro,
calata la sera, ti dici stanca;
alla finestra appannata,
con passo felpato, t’avvicini,
e dalla testa scacci via
un pensierino cattivo;
e il mondo di fuori spii,
cercando tetti addormentati
e camini accesi che al tuo
un poco rassomiglino

OSPITARE UN GIUDA

Come corvo del malaugurio
che la musica l’ha imparata
nelle notti d’inverno
su rami scheletriti,
su tombe sbrecciate
per poeti foscoliani,
mi annuncio ora alla tua porta
battendo forte il pugno
di nero sangue rappreso
Ho da spacciare storie,
deragliamenti di fedi e di treni,
civiltà da Dio rinnegate

Come un povero Paganini,
che solo ha il sinistro dono
d’un violino,
ho però in serbo nascosto
un articolo speciale
che ti potrebbe interessare;
l’importante è non portare
il pensiero ai tram,
agli uomini-scimmia crocifissi
al loro interno

Quando sull’umile legno
forte ho battuto
col pugno ben chiuso,
non potevi immaginare
di dover ospitare un Giuda
da tutti disprezzato prima che temuto
C’è un letto morbido e caldo,
e c’è l’eco lontana del fiume,
del fiume gravido di cadaveri nemici

Maria si è scelta la parte migliore,
che non le sarà tolta, dicono loro;
e altro non sanno, non hanno davvero

Come chi più non ha paura
d’aver paura
Come chi a ogni solstizio
ha imbrattato l’anima sua
di giochi di prestigio;
come chi ha tanto amato e odiato,
vengo a te per cantare e suonare
la canzone di Maria di Betania e Gesù
che si danno l’addio per sempre,
da qui all’eternità

LA TUA AMATA SOLITUDINE

Raccontavano
che da te stressato,
un povero diavolo
ti aveva infine lasciata
alla tua amata ricercata solitudine;
con troppa sicurezza,
raccontavano che eri tu morta
in un giorno di gelo
con accanto al nudo tuo corpo,
da pochi petali di rosa violato,
solamente una candela
a metà consumata
Non era però vero:
a poco a poco sei ingrigita,
e per questo hai tagliato i capelli
ch’erano biondi lunghi e belli

Oramai vecchia ti appartieni,
anche se ogni giorno
cerchi uno più giovane di te
che nel tempo esatto d’un istante
t’insegni a credere alla bugia
che sei bella, dentro, nell’anima

COLTRANE

quando cadrà cadrà
e non potrai tu
imprecare o pregare

quando al mondo
più non ci saranno
piedi da lavare
e mani da stringere,
solo allora capirai…
perché

quando…
quando perderà
il sax lucentezza e tenore,
di Coltrane
ricorda le labbra,
di come sapevano…
amare

SGUARDO DI DONNA

Anche se mi vuoi oggi uccidere
non sarà facile, ho pur sempre
due occhi e due proiettili,
e una pistola ben legata al fianco;
tra le dune posso provare
a prender la mira, posso provare,
sopportando del sole il calore
e studiando degli avvoltoi il volo

Non vedrò forse che una o due albe
In fondo l’ho sempre sospettato
che lo sguardo d’una donna fulmina
più dell’ira di Dio; mi riterrò dunque
fortunato di darti del filo da torcere

Non ho mai preteso di vincere
Di morire da uomo, sì…

AMORE VAMPIRO

Il tuo amore
– come un vampiro
partito da spazi siderali –
si è alla fine manifestato,
ha spezzato le mie ginocchia,
e ha spezzato
i miei polsi ubriachi di vene,
ed è così che son caduto
perdendo di Dio il favore

Sospetto avessi conoscenza
di quante vite parallele
uno ha da affrontare e capire

E come Diogene,
sol ti chiedo di non farmi ombra,
pur sapendo
che non ha che duri muri
e lunghi labirinti il tuo orecchio
Non nutro dubbi, il tuo amore
come un vampiro
succhia via la vita mia
Come un vampiro venuto
da un mondo lontano
creato prima di Dio e degli altri Dèi

Per l’ultima volta,
seppur nel corpo straziato,
dalle sbarre della mia cella
questa notte lo sguardo mio affilato
lo porterò al centro della Luna,
perché la tagli
in due metà perfette

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Ho finto di dimenticarmi di te

  1. romanticavany ha detto:

    Una malinconia improvvisa? Proprio vero che la felicità non si può programmare, il tempo aiuta a dimenticare i grandi amori caro King.:)

    Da quali Stelle siamo caduti per incontrarci qui?
    Friedrich Nietzsche

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ma che dici? No, nessuna malinconia improvvisa. La felicità, oggi che sono un po’ più maturo, so bene che non esiste. Al massimo esiste si può credere di essere felici, che è cosa diversa dal dire “sono felice”. In ogni caso, le poesie raccontano il passato, e sì, alla fine, per una mera questione di sopravvivenza dobbiamo dimenticare il passato.

    Cara Vany, anche Nietzsche ebbe il suo bel penare. Era umano anche lui, ed era molto fragile, più di quanto lui stesso fosse disposto ad ammettere,

    Un forte abbraccio e un bacio. ;-*

    King

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