Non è stato facile accettare

Non è stato facile accettare

ANTOLOGIA VOL. 264

Iannozzi Giuseppe

AMICO D’ARME E DI CUORE

Fante, Amico d’Arme e di Cuore,
che alle donzelle gliene facesti delle belle,
dove sei mai stato per sì lungo tempo?
Fra le brume del tempo ti cercavo
sempre dimandando allo Straniero
se t’avesse incontrato in compagnia
o da solo a invocar l’Ebreo Errante
Non uno seppe dirmi quale la tua fine,
se in Terra Santa avessi avuto sepoltura
o una più triste ignota fine dentro
a una fossa comune

Disperai assai, il dolore si calmò poi:
accanto a me, per magia, una Bella trovai,
una delle tante cortigiane che al Fato,
su due piedi, abbandonasti e ciao
Mi promise ella tutto l’amore
che le rondini portano a Primavera,
mi promise tutto il dolore
che sulle onde del mare sposano i gabbiani;
così feci quasi presto a dimenticare…
d’esserti stato amico,
d’aver con te condiviso la paglia delle stalle
e i mulini a vento con le loro grottesche pale

E sei ora tornato, guardi la Donna mia
con sguardo maligno, e te lo giuro
sul bene che ti voglio che se solleverai
quelle balze che ora m’appartengono
la vita dalla strozza te la farò fuggire,
in un lampo, detto e fatto, te la toglierò
per tener viva la gioia mia

Ora, Amico d’Arme e di Cuore,
lascia che t’abbracci: ho ritrovato oggi
un fratello che per anni credetti disperso
preso dal coltello di chissà quale infedele

LUNA BELLA

Luna bella, ti ho persa
tra un raggio di luce
e uno di buio
Mi sei entrata dentro
in punta di piedi
quando meno me l’aspettavo:
avevo le finestre aperte
E ora che non sei più
a darmi una speranza,
penso a quanto bello
un volo dall’ultimo piano,
leggendo con gli occhi in velocità
tutte quelle mutevoli verità
che per un istante s’affacciano
Un volo giù a capofitto
più stanco dell’urlo
in gola – che strozzata rimane
fino alla fine

MAI CREDESTI IN ME

Mai credesti
che fossi nel giusto,
così insinuarono
ch’ero troppo vecchio
per una ragazzina
Mai credesti in me,
neanche quando fecero
del mio occhio destro
un’orbita vuota

E venne il giorno
che venti e onde
contro i loro letti si scatenarono;
fu così che fui infine libero
di non tornare da te per giocare
la mia ultima carta

A UN SOMARO

Le carni tue ora frolle
fonte di giovinezza
più non conosceranno:
solamente la pazzia
ti resterà accanto;
con la gelida sua mano
ti carezzerà la fronte di sudore
per ricordarti che l’arte
non l’hai messa da parte,
Somaro

PIANO DI JAZZ

pagina dopo pagina
ti leggo un brano
tu ascolti in silenzio
il mio silenzio fra le righe
allunghi una mano
per una carezza soltanto
rimango deluso un po’
non te lo faccio capire
riprendo a leggere
la voce tu la senti che
brano dopo brano trema
i tuoi occhi su me mi sbranano
– come su un piano di jazz
così noi

mi cade il libro
tu dici con gli occhi
non lo raccolgo
prendo la tua mano nella mia
tu abbassi gli occhi sul libro aperto
che sul freddo pavimento riposa
un filo di vento entra
sconvolge le pagine e le apre tutte
tu liberi un sospiro in aria
continuo io a tenerti la mano
mi uccidi: “che uomo sei?”
mi ascolti
ascolti in silenzio il mio silenzio
uguale a enigmatico bacio

– come su un piano di jazz
siamo diavoli tra tasti neri neri
e bianchi bianchi; e la pioggia
che picchietta forte sul tetto –

cadiamo cadiamo cadiamo
nelle pagine

CODA DI VOLPE

Coda di Volpe, sono soltanto un piccolo lupo
Sono forte sì, ma ho bisogno di latte e di carezze
Coda di Volpe, portami con te, lasciati seguire
Non darò fastidio, non ti accorgerai di me
Sono forte sì, ma ho bisogno di compagnia

Coda di Volpe, che fai? Mi prendi per il collo
Mi lecchi, perché mai? Che begli occhi hai
Coda di Volpe, mi stai forse facendo capire
che insieme possiamo restare, lo stesso cammino
l’una accanto all’altro dall’alba al tramonto

Coda di Volpe, sono soltanto un cucciolo di pelo
Ho messo i denti da poco, e non mordo ancora
Ho bisogno di latte e d’amore materno prima di tutto
Ho bisogno di fiutare le orme di chi mi posso fidare
So davvero poco del mondo, di questo strano bosco
Coda di Volpe, mi porti con te, mi porti con te?
Non ti darò fastidio, tu già mi lecchi tutto

Coda di Volpe, sono solamente un piccolo lupo
Sono nato in questo intrico di fogliame oscuro
Mi sono guardato intorno, ho fiutato l’aria
e c’era solo l’odore della morte, di mia madre
Coda di Volpe, sono così tanto solo, così tanto
Ho fiutato l’aria in cerca d’un po’ d’amore
Coda di Volpe, ho incontrato te e di te mi fido

Di te mi fido, Coda di Volpe, ti ho vista
Di te mi fido, Coda di Volpe, di te mi fido
Coda di Volpe, lasciami vivere seguendoti

SALOMÈ

Era logico che portassi via l’amore,
che solo mi lasciassi il ricordo crudele
delle tue cosce lisce e dei tuoi seni duri
Non è stato facile, accettare
che saresti stata presto d’un altro
Tu non hai mai avuto problemi
ad allacciare nuove relazioni pericolose

Hai ancora quel ritratto
che ti vede coi capelli al vento
e la guerra alle spalle?
Hai ancora quel disco graffiato
che mettevamo su per fare all’amore?

Tutto s’è perso così facilmente
Sembra impossibile ma devo accettare
che sei d’un altro di me più perverso

Tutto s’è spento per colpa della bellezza,
della consapevolezza che gli amanti
non ti sarebbero mancati con scorte di ori
E avevo io da offrirti solo la mia testa:
e il cuore, poco in verità, Salomè

GIORNO DI NOVEMBRE

Quel giorno di novembre
il vento soffiava forte
sulle foglie brune:
piangevano
addosso a noi
avvolgendoci
nel malato loro abbraccio,
quasi presentissero
che da un momento all’altro
dalle tue labbra
sarebbe dilagata la condanna,
che m’avrebbe visto
per sempre lontano
dal tuo sguardo di luna

Resistevo,
malato e brutto
nel tuo sguardo resistevo,
consapevole che l’autunno
ogni foglia porta a marcire
fra la pioggia,
lavando nei cimiteri
epitaffi scritti a mano
da bizzarri poeti
sol ricchi delle loro parole
Con l’indice
subito mettesti a tacere
il crisantemo appena fiorito
dell’inutile mio balbettare;
e già sentivo io nascere
singulti su singulti dentro
al commosso mio petto,
e già sentivo montar forte
il tuo disprezzo per me

Negli anni che seguirono,
imparai a esser tomba,
a soffocare sul nascere
ogni emozione

HO MAI DETTO AL CIELO CHE SEI BELLA?

Dolci i fianchi lungo le montagne,
e la pioggia, la pioggia non cessa il suo lavoro:
e quasi ogni creatura cerca un minimo riparo
per resistere nei giorni che verranno,
e molte donne cercano, cercano
un amante o un Charles Manson
che faccia loro compagnia fino alla fine
Ho mai detto al Cielo che sei bella,
Te l’ho forse mai detto chiaro e tondo?

Dolci e amari i sogni che ci tormentano
Ogni giorno passa lento sulla tua bellezza,
e ogni goccia di pioggia ti accarezza piano
Da lassù il Signore ci invita a salvarci:
non gli piace affatto questa solitudine
che abbiamo deciso di caricarci addosso
per il resto della nostra vita

E quasi ogni creatura cerca un minimo riparo,
e molte donne cercano un amante o un Manson
per viverlo fino alla fine,
e alcune donne cercano qualcuno con cui stare
per una notte solamente

Non ti ho mai detto che nel Giorno del Giudizio
a nessuno di noi verrà chiesto perché Sole e Luna
non hanno mai fatto niente per essere un po’ di più
Non ti ho mai detto la verità sulla confusione
che alberga quaggiù dove è facile franare
insieme ai secoli delle montagne,
dove è facile cadere in ginocchio
senza aver mai dato all’esistere un perché

Quasi ogni creatura cerca un minimo riparo,
e tutti, davvero tutti gli innocenti cercano
il petto d’una madre

Ho mai detto al Cielo che sei bella
al di là di ogni ragionevole dubbio?

Dolci,
dolci sono i fianchi delle montagne
Non reggeranno ancora a lungo,
non reggeranno ancora a lungo

DALL’ALTO IN BASSO

D’un uomo
l’anima sua
non indagate:
a spese vostre
scoprireste
che dall’alto
in basso
la nera rogna
la consuma
senza mai
venirne a capo

CONFESSO

Confesso… cosa mai
di così grave, cosa?
Mai stato un Dante,
della poesia mai
ho sfiorato io l’altezza

Ma grave m’è la colpa
d’aver al ribasso giocato
con cadaveri di parole
purtroppo sì simili a me

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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12 risposte a Non è stato facile accettare

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Semplicemente meravigliose!

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  2. wwayne ha detto:

    “Piano di jazz” è un capolavoro.

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  3. Pingback: Non è stato facile accettare | Isabella Difronzo

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non so, non sono in grado di giudicare le cose che scrivo io. 😉
    Grazie. ^_^

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Be’, diciamo che sono qualcosa. Grazie infinite. ;-*

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie di tutto cuore, cara Isabella. ;-*

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  7. wwayne ha detto:

    Grazie a te per la risposta! Anche il libro di cui ho parlato nel mio ultimo post è un capolavoro: dagli una chance, non te ne pentirai! 🙂

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ho letto.
    In merito alle recensioni, pur andando fuori tema, qui tutti i dettagli:

    https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/recensioni-e-servizi-editoriali/

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  9. luisa zambrotta ha detto:

    … qualcosa che mi ha colpito molto (anche se sapevo già che sei un ottimo poeta)

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Rimango sempre sorpreso quando qualcuno mi dice che le cose che scrivo gli piacciono. Non sono un poeta, sono uno che scrive, ma non posso negarti di pensare che io lo sia. Penso solo che sono uno che scrive. Grazie di cuore, Luisa.

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  11. luisa zambrotta ha detto:

    Sei uno che scrive vere poesie, cioè un poeta
    Buona serata 😘

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Credo di essere solo uno che scrive. I poeti sono altri, e tengono l’alloro: Catullo, Virgilio, Dante, Petrarca, Porta, Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, O. Wilde, W.B. Yeats, W, Whitman, A. Ginsberg, L. Cohen, etc. etc.
    Buona serata a te, Luisa. ;-*

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