La divinità ti appartiene

La divinità ti appartiene

ANTOLOGIA VOL. 262

Iannozzi Giuseppe

Valeria Chatterly Rosenkreutz

Valeria Chatterly Rosenkreutz

BELLA BIONDA, RAGAZZA FELICE

Nei tuoi occhi,
nel cielo tuo azzurro,
vengo oggi amato
Nei tuoi occhi oggi io amo

Nel tuo cielo, dì dopo dì, mi perdo,
felice d’incontrare carezze d’oro
Bella bionda, bionda divinità,
puoi credermi
quando prego perché non finisca
È in te che ho cominciato a vivere

Raccolto,
sono stato da te raccolto
quando credevo
che mi sarei macerato
in un’infinità di solitudini
Sono stato da te raccolto
nel biondo tuo cuore
Raccolto da te, per sempre

Per sempre
nella profondità dei tuoi occhi,
del tuo cielo
Per sempre
nella bellezza della tua anima

Nel cielo dei tuoi occhi,
nella limpidezza della tua anima
Accanto a te appartengo all’eternità,
bella bionda, ragazza felice

Bella bionda, la divinità ti appartiene

È dentro di te che ho cominciato a vivere
Oh, puoi credermi quando dico che è così
Insieme a te ogni cosa bella ha avuto inizio
È così, è così

IL MIO MAGLIONE PREFERITO

Il mio maglione preferito s’è scolorito
Non ho un gettone per telefonare,
né una moneta per bere un caffè
La notte è appena iniziata
e la primavera si dice sia nell’aria
Starnutisco e ho le ossa peste,
come se, come se avessi partecipato
alla campagna di Russia
Le stelle son tante, puntini nel cielo;
e sono tutte troppo lontane,
imprendibili
No, non mi possono consolare
Son esse un lusso che non scende giù
Ho dalla mia che non credo ai miracoli
e a tante stronzate da troppo tempo in voga

Lo sai, non leggo romanzetti d’amore,
e quando la solitudine mi accerchia
canto frammenti di canzoni di rivolta,
poi sempre mi schianto stanco a letto,
e si spengono i pensieri che ho pensato,
e velocemente si soffocano i propositi
che non ho osato

Il mio maglione preferito s’è scolorito,
però ti voglio ancora bene, come allora,
se ti ricordi di me, piccola grande donna
che ieri illuminasti la vita mia
per un dì appena, dall’alba alla sera

KADDISH

Non era previsto,
non era previsto che così presto
cadesse la testa nella cesta
Presto volterò l’angolo

Prego,
ti prego di dimenticare
che mi hai incontrato
Prego,
ti prego di dimenticare
che hai ascoltato le mie parole,
che sono stato uno
che parlava con bocca d’amore
inventando follie su follie
per un sorriso, per il tuo sorriso

Sono stato un folle,
uno senza arte né parte
che non ce l’aveva il diritto
di sconvolgere la tua vita,
invitandoti a posare
la prima pietra per una chiesa
Da te sono stato
per un battesimo di luce,
ma già da un’eternità
nella siccità giaceva lo spirito tuo

Presto volterò l’angolo
Per le parole da me dette
sono stato condannato
a tacere fino alla fine
Per le mie parole
sono stato condannato
a bere l’acidità della tua verità
fino a quando ce la farò

Presto volterò l’angolo,
non te ne dispiacere
Non mi hai conosciuto mai,
mai veramente, mai sul serio:
solo inventavo storie su storie,
giorno dopo giorno,
ora dopo ora,
minuto dopo minuto,
per un sorriso non venuto

DOVE ORA RIPOSI

Là dove ora riposi, davanti all’ingresso
riposano due angeli lanceolati, senza sesso,
ma han rosse bocche da sgualdrine
e troppo lunghe ali ripiegate sulle spalle

La stola cremisi che amavi tanto,
ancor resiste appesa
là dove la lasciasti l’ultima volta
che in punta di piedi venisti a trovarmi
E il crocifisso le tiene compagnia:
agli scuri forte bussa il vento e fa tremare,
scuote il tessuto e il legno del supplizio
al muro condannato con un unico chiodo

Quella volta che fra le mie braccia
ti ho raccolta, pesavi quanto un fiore
Come potevo immaginare che il camposanto
avrebbe così presto preso nel suo grembo
tutto l’ardore che, bene o male, fra urla
e sudore i nostri corpi si scambiarono?

Non pretendo il perdono, né il mondo;
non ho mai saputo pregare, né portare
a termine qualcosa di buono per noi
Vorrei però almeno che da me ti trascinassi
per portarmi via con te, là dove ora riposi
Sul tuo seno accompagnami ancora
Voglio anch’io riposare e nell’oblio finire
insieme a te, per sempre insieme a te

HO FATTO IL MIO DOVERE

Ho fatto il mio dovere,
frantumando sgrammaticature
e parole cariate vuote di luce
Ho fatto quel che andava fatto
e non ricordo più niente, più niente
Non un ricordo ingombra la memoria,
non uno sgarbo o uno sgorbio sposa
la storia che fra noi mai fu

Ho fatto il mio dovere,
e l’ho fatto per amor mio,
per amore della mia statura

Voi anelate a un’incomprensibile banalità,
io a una professionalità uguale
a quella di uno che semina morte
Voi cercate ancora la luna in fondo al pozzo,
io no,
io so che posso essere più d’un cecchino

Ho fatto il mio dovere
mentre Dio si dava via a una distrazione,
a un capriccio di donne un po’ così e così
Ho fatto il mio dovere
consumando il passato a lume di candela,
aggiustando versi su versi
fino a sfiorare una perfezione da coglioni

Voi anelate a vivere fra nani e mezze verità,
voi amate andare avanti con le gambe corte,
io no, punto a una semplicità più che perfetta
che uno a uno sgozzi agnelli bianchi e neri

Ho fatto il mio dovere,
fino in fondo ho fatto
tutto quello che andava fatto
per amore della mia statura,
della mia statura solamente

E ora non ricordo, più niente ricordo
Solo anelo a una professionalità uguale
a quella di uno che semina morte,
solo aggiusto lo sguardo per cacciarmi
in una perfezione da coglioni e superarmi

RELAZIONI PERICOLOSE
(camicia di…)

Hai visto, hai visto anche tu?
L’attore che amavamo di più,
senza pensarci su,
ha puntato la 45 della pazzia alla tempia
per riuscire finalmente a recitare
la commedia d’una disumana esistenza
in un manicomio di finestre di piombo
Sfoga adesso i suoi sorrisi assassini
addosso a certi camici bianchi
che malamente lo imitano,
addormentandosi a tarda sera
in una camicia di relazioni pericolose

Hai visto, hai visto anche tu
di cosa è capace un uomo
che il bagaglio della vita
tutto l’ha impegnato
per toccare gli estremi gemelli
dell’apice e del fondo;
e vogliamo forse noi imitarlo
per essere come lui delle scimmie
senza un minimo di decadentismo wildiano,
ma con una grassa gobba nel cervello?

Lungo i fianchi lascia cadere le mani,
e con un silenzio d’oro metti a tacere
il pubblico che più non sta nella pelle,
che come serpente tentatore sibila
e dalle poltrone scivola con il culo basso

Con un silenzio d’oro
metti a tacere chi non ha capito
e chi mai capirà
come sul palco del mondo si sta

NON SI VEDE L’ORIZZONTE

Non si vede l’orizzonte
e il cielo si fa nero nero
a ogni minuto che passa
Strappo lingue di lattine,
butto giù birre su birre
per lacrime ubriache
da vomitare
su questa strada,
ma solo quando
in giro non ci sarà più
manco l’ombra d’un cane

Mi hai amato,
con cortesia di pietà,
come uno sbaglio ferito

I SOLITI IGNOTI

Speriamo sia una buona settimana:
ho la macchina da scrivere in doppiafila, 
lo stomaco vuoto e le tasche a secco
Mi sa che farò un salto
a vedere come butta al bar dei Soliti Ignoti
Magari m’inventerò un futuro da baro
o uno da clown che gioca a biliardo

I fiori piangono rugiada
I cieli stanno dove stanno
e non è che la cosa mi meravigli

IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO

Il nostro amore così fragile
Il nostro cuore che non sa,
che non sa battere senza cuore
Il nostro dolore così stupido
– che dona lacrime alle lacrime
E le nostre labbra ali di farfalla
sulla primavera, su i suoi tanti colori
E i nostri “sì” e i rari “no” sussurrati
per paura di svegliare il sogno,
che ci tormenta
in un faccia a faccia di immagini

Potremmo mai rinunciare a tutto questo?

Gli amici ci avevano invitati alla loro festa
perché ci scuoiassimo sul materasso,
ma Selene
dall’alto della buia notte scintillava
dentro ai nostri occhi
A un tratto, con tono di sfida, mi dicesti
che potevo essere un poeta e basta,
che dovevo camminare
e che dovevo camminare a lungo
con le scarpe bucate e le tasche sfondate
se volevo essere vicino a Dio a modo mio

Potremmo mai rinunciare a questa felicità
che insieme a noi ripara in un manicomio?

CRESCI TU IN BELLEZZA

Cresci tu in bellezza,
invecchio io come posso:
del sole un assassino ha preso possesso
gettando ombre sulla mia statura,
su i sogni d’una gioventù
Ma sempre il tuo sorriso accende i tuoi giorni
perché siano di primavere, prati e colline in fiore
E sempre i tuoi occhi cercano il bello
oltre i confini delle promesse in un cristallo
E sempre i tuoi seni tesi reclamano
giovani labbra che sappiano leggere
e pizzicare il futuro

E sempre immagino io, sempre immagino
come essere del cieco Omero più vero
per i tuoi occhi che non mi vedono più

FINALMENTE CI CONSIDERATE

Quando morti,
finalmente
di noi vi ricordate:
in petrosi giardini
ci scoprite seppelliti,
e allora sì, ci considerate,
con lacrime brevi e silenti
i poeti
– che lavorarono l’amore –
finalmente
li considerate un po’
e con loro parlate
tenendo strette le labbra:
consapevoli siete
che più non hanno
una bocca viva
che la vostra bramava;
consapevoli siete
che più non hanno
nuove foschie di cuore
da confessarvi
Più non li temete

SFIORAMI

Sfiorami
E sarò contento
della vita
che mi resta

ADDIO, MIA POESIA

ma poesia
è sospiro,
breve gioia
sul ciglio
dell’orizzonte

presto assai
cangia
in lacrima
veloce,
silente

sulla guancia
scavata
subito rimane
consumata,
ben pria
che possa
delle labbra
sfiorar
il turgore

sia il morire
un inaspettato
sorriso
a quello di Camus
uguale

e sia il vivere
smorfia e sputo,
abituale disgusto
d’andare
tanto per andare,
come da sempre
fan tutti,
grandi e piccoli,
cattivi e buoni

OGNI CAPO D’ACCUSA

Avrei potuto,
avrei potuto ripetere
dall’inizio alla fine
ogni tuo capo d’accusa;
avrei potuto chiamare
e chiamare a lungo,
sempre a vuoto, il tuo numero;
e sulla pietra della mia rabbia
affilare la lama del mio rasoio…
e con fragore
lasciare poi cadere
nella tromba delle scale
il corpo morto dell’amore

Avrei potuto,
avrei potuto tentare me;
e invece no,
sono rimasto al mio posto
spiegando all’uomo e al poeta
che non esiste il Verbo perfetto,
che sol c’è un Golem imperfetto

PAGLIACCI

Tutti si muore
inaspettatamente
Non valgono sepolcri e avelli
a ricordare a chi resta
chi noi siamo stati
e quello che abbiamo fatto
nell’ombra nascosti e sepolti,
o alla luce del sole esposti
per ricevere presto in cambio
untuosi complimenti
Caronte soltanto e più alte maestà
dell’alma nostra terranno possesso;
a loro il diritto di scialacquare
sguaiata ebrietà
per una eco portata
veloce sulle ali del vento
a favore di chi prima o poi subirà
medesimo trattamento

Noi tutti si muore,
come pagliacci
col trucco disfatto,
senza più denti in bocca
e pronte affilate battute
Troppo tardi ci accorgeremo
che fu la nostra una disgraziata natura
d’avercela così tanto lunga la lingua,
sempre, a matrimoni e funerali

COL PRIMO ROSSORE

Perché fissi silenziosa
le mie pallide labbra,
quando t’ho amata
col primo rossore
di bambino che tenta
d’esser uomo?
Quale incanto era
riconoscer il tuo sorriso
che perso rimane
in me… ricordo
che non muore…
che attesta altra voglia
di baciarti sì, come allora
con uguale timidezza

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.