Baciare il pallore della Luna

Baciare il pallore della Luna

ANTOLOGIA VOL. 259

Iannozzi Giuseppe

Hollywood

IN DUE

In due andiamo
fra cessi e rottami
di seconda mano
Uno avanti
l’altro dietro

Di niente ci lamentiamo
Ma quando una cipolla
o un callo bestemmiamo

GRAZIE

Grazie
per la gioia
che
fra le lenzuola
mi hai dato
Ma
ancor oggi
ho paura
di guardare
il volto
del buio dormiente
sotto il letto

O L’UOMO O IL POETA

Del poeta la poesia bell’e finita si ama,
non il segreto dolore dentro al petto,
non la fame che nell’oscurità della notte
sempre lo spinge a cercar negli altri
uno spicchio di sé, dell’uomo che fu

Dal lume d’una candela confortato
sulla vergine carta l’inchiostro versa,
sempre stando ben attento a non sciupare,
con quei rivoli di sale che le gote gli bagnano,
le parole in bella calligrafia vergate

E tu, mia bella Fata, chi o cosa oggi ami?
Non v’è certezza d’un Dio nell’infinito,
ma più vero è che ogni giorno cade un poeta,
intorno a sé sol raccogliendo il silenzio,
talvolta un misero alloro alla memoria

Chi o cosa oggi ami?
Ricordati domani di me,
dell’uomo forte e fragile,
e un secondo solo dedica al poetastro
che con l’infantilità dei suoi versi
ti ha incantata e cantata

VITTIMA

Con occhi consumati di sonno
da te ritorno per essere vittima
finalmente

MALVAGI

Malvagi fischiettano,
con l’indice
e un sorriso d’ambiguità
ti puntano
Si fanno poi in volto scuri
e buia diventa la vita
ch’era tua

FRA LE MACERIE 

Fra le macerie
di quel vecchio casolare
dove giusto ieri lo facevamo
riparati da un po’ d’ombra soltanto,
su te avevo investito qualcosa di più
dell’anima e del suo bossolo
Su te avevo investito qualcosa
che non è davvero possibile spiegare

Non puoi farmi fuori con un bacio
e scappar poi via in punta di piedi,
nuda ma come se mai fossimo stati
fra gli amanti i più generosi e focosi

FRA LE MIE BRACCIA

Fra le mie braccia
si muore
come d’inverno,
aspettando
primavera;
più conveniente è
non lasciarsi cullare
da me

Che il sottobosco
torni
a profumi di muschio…

Giù in paese
già i comignoli
esalano fumo;
e ciarliere le donne
riscaldano i pani
portandoli accanto
al fuoco

Presto
altre vite
legheranno vite
tagliando
cordoni ombelicali,
guadando fiumi
di culture diverse,
dall’Arno al Po

DI QUESTO SOSPETTO

A gran voce
chiesero la verità
Gettai loro pane
in abbondanza
Stanno ancora
alla porta incollati
a bussar forte,
col pugno chiuso
Nutro così sospetto
che ci dev’essere
qualche cosa
che l’animo morde
più della fame

E di questo sospetto
non chiaro mi nutro

COME UN UOMO

Vindice
poi da me verrai
come un uomo
senza pietà

UNA DONNA CON LA GONNA

Una donna con la gonna un poco lunga
che mi faccia sballare
con un ballo di religiosa peccaminosità,
perché possa capire
che fra le vene dello specchio infranto
resiste l’immagine d’una femminilità
non votata all’anaffettività

Una donna che mi prenda,
che bene mi prenda,
sconvolgendo certe mie stupide certezze
Una donna che, armata di fantasia,
a piedi scalzi, sulle braci cammini
per arrivare a baciare il pallore della Luna
Una donna che dall’anima mia
rada a zero la noia

Una vergine che senta dentro di sé
la puttana che bella la fa

Ma troppo davvero pretendo io,
pretendo io l’erotismo di Babilonia

AMOR CHE FA TREMARE

Guarda in alto,
dimmi cosa vedi
Vedi,
aggiustano le ali
e veloci scendono giù
gli uccelli,
le nuvole bucando

In fondo in fondo
lo sospettavamo
che fosse qui
e non nei giornali o in tivù
un ritaglio di paradiso

In fondo in fondo,
se ci pensi bene
le delicate mani
cercano
e cercano l’amore
che fa tremare
– che si può toccare

SEPOLCRO VUOTO

La barba che s’imbianca,
io che divento un uomo stanco,
dimenticando l’ora di calligrafia
e quella più rigida di ginnastica
Non può la memoria registrare
della vita ogni particolare:
perdo un bel po’ di frammenti
della mia coscienza d’amare

Uomini striscianti e alte torri
lungo la strada
Quante pupille
a scavare dentro la sera
che i consigli delle ombre
– delle tombe – reca

Abana, Parpar,
sì secca la gola,
sì ruvida la lingua
al sole penzolante
E quante spade spiccano teste
E quanti occhi,
quanti non sapranno il giorno

La mia vecchia bussola
in cambio d’una lacrima d’acqua,
e d’ora in avanti la mia guida l’istinto
L’Uomo Muto interrogo,
non scuce un “ah!”, ovviamente;
e in compagnia della sera mi lascia,
infilandosi in un locale equivoco
Quanti occhi di nere spie

La barba che s’imbianca.
io che dietro una gobba di sabbia
mi masturbo senza venire,
dimenticando
un’ora della vita mia
e quella più interessante
del sogno tuo, Gesù

Uomini striscianti e alte torri
sulla strada per raggiungere
il sepolcro vuoto

… il sepolcro vuoto

SCRIVONO POESIE

I più scrivono poesie
per farne epitaffi scontati;
io invece attendo
che il dì si spenga nel buio
per sentire la tua canzone

I più dimenticano i veri poeti,
le pallottole d’argento lucido,
le sofferenze delle rose;
gioco con i soldatini
pregando il Buddha che ride,
affinché non cadano
nella trappola della ruggine

I più scrivono e scrivono
senza posa, mai stanchi;
come un bambino illegittimo
attendo che tu mi dia gioia
con un bacio in punta di piedi

Aspetto te per non cadere
nella trappola della vecchiaia

VIENI, VIENI, PREGO OGNI SERA

E vieni, vieni, prego ogni sera,
prima che si consumi della fede la cera
Come zingaro aspetto preso sotto
il peso della luna per vedere
una volta ancora le tue gambe di miele
E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

Ho visto crollare il muro di Berlino
e le Torri gemelle; non mi aspetto granché
dal futuro; da centinaia d’anni
l’Ebreo Errante nasconde un piano
nella sua tasca destra e a tutti va ripetendo
che non ci sarà un posto sicuro per nessuno
quando Gerusalemme e la Mecca cadranno

E vieni, vieni, ho del buon vino,
bicchieri di cristallo e un violino
Manca solo la tua bionda bellezza,
il tuo sguardo blu e fatale
per dar sicura sepoltura
alla bruttezza della mia faccia

E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

SCORDA

Scorda il violino,
che ieri con il suo suono
di agnello straziato
tanto male
fra le gambe e il cuore
ti ha portato

Scorda i giorni sfiatati e scordati,
e nella tua mano raccogli la mia,
e se di calli e inchiostro la sentirai
ricorda che il mio lavoro non è facile

Se vero è che fra i tuoi capelli respiro,
ricorda che un piccolo uomo sono,
ricorda sempre che un poeta,
valente o no,
raccoglie degli uomini le pene
E perdona, del poeta perdona la vena
che ogni notte lo porta a morire
sul cuscino che è il tuo culo

Scorda, tutto il brutto di ieri
Scorda i tarocchi vuoti di occhi
e tutte quelle stelle che sol ieri,
per far dispetto a Dio e a te,
hanno spento nell’immenso
le speranze

Scorda tutto il brutto di ieri,
e pensa a noi che viviamo per il domani

MU

troppo di questo,
troppo di quello:
affonda Mu
ma non il suo mito

lo raccontano
oggi i vecchi peccatori
ai bambini,
che domani,
davanti alla brace,
lo racconteranno
ad altri giovani innocenti

mai si spegne la storia
dell’uomo che racconta storie
per non credere alla morte

CARVER

Le complicate belle storie d’amore
son finite; Carver tutte le ha fumate
con semplice immediatezza
per avere in cambio un tumore
ai polmoni, e lasciar le cose così…

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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