Non avevo più niente da dirti

Non avevo più niente da dirti

ANTOLOGIA VOL. 258

Iannozzi Giuseppe

Viandante sul mare di nebbia - Caspar David Friedrich

COL VENTO VAI VIA TU

Te ne vai
col vento, tu
In altro dove ti porti
dove non posso io
raggiungerti
e in ginocchio
chiederti di nettarmi
dal solo occhio buono
che m’è rimasto
quella lacrima
che sì tante volte
vedesti
scivolar giù
sul mento mio

È quasi il giorno
che ci ha visti
l’uno accanto all’altra,
e deciso hai
che arrivata è l’ora
di dimenticare
il buono e il cattivo
allo stesso modo
Ti fai lontana,
lontana come foglia
che il vento la suona
per farne sua armonica
di libertà
se non proprio di verità

All’OBLIO DESTINATI

destinati ad amare
per due graffi di solitudine sulla schiena
destinati a fare i buffoni
per un sorriso di piorrea e una dentiera
destinati a cauterizzare l’occhio buono
per non vedere chi vicino a noi muore

destinati ad essere il poco che siamo

…lecchiamoci le ferite
o cominciamo a cadere
come foglie al vento
nella tomba dell’oblio

NÉ AL COMANDO NÉ AL POTERE

Vuoti i palmi
rivolti al cielo,
né al comando
né al potere anelano

Inesorabile il tempo,
imparziale giudice,
ha già spazzato via
tanti
e tanti millantati capolavori,
facendoli cadere al di là
dei quattro angoli della bussola,
e nulla memoria ne è rimasta

L’uomo
che per la vita intera
sull’immortalità s’arrovella
presto muore dimenticato,
senza neanche
la consolazione d’un epitaffio

…meglio non corteggiare
ambizioni e illusioni;
meglio vivere di quello che dì
dopo dì sulla stadera c’è,
sopprimendo la tentazione
di guardarsi allo specchio
per scoprire se sul volto
una nuova ruga c’è

CREPUSCOLO

troppo a lungo ci siamo riposati
su questo sottile rosso crepuscolo

spettri, e mai un silenzio diverso
da quello delle nostre voci;
è dunque vero che siamo morti!

CORVI DEL DESTINO

Miei corvi, ali nere senza riposo,
volate, dentro alle nubi gettatevi,
bucatele, e sulle carogne nei deserti
e nelle città abbandonate scagliatevi,
e delle putrescenti carni
integro non lasciate un brano

Venuto è il tempo che aspettavamo
in cima alla Torre di Babele
con bocche mute e impazienti
È venuto il Giudizio e non uno
troverà pietà o verità adesso
che l’oggi è senza un domani

Negri miei orrori, rendete la Ragione
al Re che con pazzia vi ha custoditi

GIOVINEZZA

Giovinezza
ogni cosa ispira,
bellezza
e morte lampo

Uguale
alla collera di Dio
i passerotti
fa cadere
morti stecchiti
senza un perché

MOSTRO D’INCHIOSTRO

Butto giù poesie da due lire,
pensando al mostro che sono
L’infinito e il suo fragore riverso
nel fiato mio che alla lingua si sposa

Son brutto assai – lo riconosco –
e solamente vorrei lo stagno mio
e lì affogare il nero inchiostro
che sta dentro al dispiacere mio

Per l’amor che per te sento forte,
nel salotto dalle pareti scrostate
rimango; e alla fine m’addormento
per sognare te e nel sogno essere
occhi di falco, nobile forte bello

LUPA

Quando mi venisti accanto
addosso avevi l’odore della Lupa,
ma più forte era il profumo
di quei mille vergini fiori
intrecciati sul tuo bianco petto
E negli occhi l’azzurro del cielo

UN BACIO SOLAMENTE

L’ingenuità
d’una colomba
ferita
Il tuo volto
sul mio
stranito
Un bacio solamente
che però
brano a brano
l’anima
dal petto
m’ha scavato

PARFUM DE FEMME
(Profumo di donna)

2nda versione

Nell’eterno buio
non ti vedo io
Cieco m’ha fatto venir Dio
E più cieco m’hai fatto tu
accendendomi la passione,
cercandomi nella patta
dei pantaloni l’accendino

Che fai?
Troppo giovane, davvero troppo
per consumarti con un vecchio
Che vai cercando,
che vai insinuando?
Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà

Non ti vedo mai,
e sempre, sempre ti sento cercare
ora questo ora quello
Provochi le fantasie d’un vecchio,
che in spregio ha quel Dio
che nel budello
gli ha messo del leone il coraggio
per poi togliergli la vista
illudendosi di togliergli tutto,
la vita intera

Lo sento bene io il tuo profumo
Profumo di femmina
Giovane donna,
odori tu di sesso e di miele

In silenzio
al mio fianco resisti
Credi, ti credi forse
di farmi dispetto,
di lasciarmi a consumare
E c’hai ragione!
Lo sento però
che sei donna oramai,
non più la bambina
che sulle ginocchia carezzavo
Mai più sarai quella creatura
che da un niente spaventata
piangeva per poi nascondersi
tremante fra le mie gambe

Che vai insinuando,
restando al mio fianco?
Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà
Non hai forse visto
che a puttane vado?
Dai piedi le riconosco,
dal profumo che emanano
Non sbaglio, per Dio!

Di donna profumi
No, aspetta: di femmina
Mi vuoi far forse fesso?
Son vecchio, mica coglione
Lo sento quel che sei,
Dio cane!

Mai più sarai la bambina
che accarezzavo:
con te innocente tornavo, lo sai
Bastava che negli occhi
ti guardassi per credere
che il domani sarebbe stato
se non migliore…
Bastava,
mi bastava guardarti piangere
e poi sorridere, quasi quieta
e odorosa di languide lacrime

Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà

Levati dal mio fianco!
No, no che non piango
Non dirlo, non avvicinarti
Non un altro passo
Lontana, stammi lontana

…non baciarmi così,
non baciare un vecchio

Non riportarmi
a essere l’uomo
che ricordo…
che non ricordo
d’esser ieri stato

Per Dio,
non ridarmi
quel che credevo
per sempre perso

QUELLO CHE HO

Ho quel che ho,
tutto quello
che non ho!

Stanco il pugno,
di più però
nei pensieri il topo

Sul tempo
batto il dì,
il tropo che c’è:
così,
il re della foresta
a dormire
lo metto da me

Tu, mille poesie tu,
ma più immense
le mille stelle lassù

Quello che ho
bene non lo so
Questo so,
così qui io sto

MI GUARDAVI STRANO

Tu mi guardavi strano
Avevo io appena scoperto l’amore
Ti sembravo, buffo ti sembravo
a riempirmi la bocca di baci

Hai fatto tu la doccia
Ho aspettato io indeciso,
innamorato dell’odore di te sulla pelle
Poi il telefono ha dato uno squillo
Tutta bagnata sei corsa a rispondere,
come se da quella telefonata l’avvenire

Ti ho cercata sotto l’Angelo di Marmo
Di te ho chiesto ai dannati di Pigalle
e nelle case di Genova mi sono nascosto
sempre invocando il tuo nome

E ti ritrovo oggi, qui, uguale a ieri
né invecchiata né innamorata,
mentre affilo coltelli in strada
per portare a casa, a sera fatta,
pochi danari a malapena utili
a non lasciar morire la bocca

LA PIÙ BELLA E DESIDERATA

Tu, la più bella e desiderata
Da quel tragico paradiso
d’una felicità sempre uguale,
ti ho strappata
Sul mio petto ti ho portata:
eri tu
come una rosa appena dischiusa,
un po’ timida e fragile
ma feroce di spine sullo stelo

Per bere una goccia del sangue mio,
un dì di primavera mi hai graffiato
Così tanto mi sono commosso
e non ho osato, non ho osato dirtelo
Ti ho però baciata,
più a lungo del solito
E hai tu capito, e ti sei presto alzata
e nuda ti sei specchiata facendoti triste;
sei poi tornata da me
e piangendo ci siamo addormentati

Attraverso le commessure delle persiane giù
il mattino ci ha svegliati o e con le sue lame di luce
i nostri occhi di pianto rappreso ha stuprato

E ancor t’amo, ancor t’amo

CANTO LA VITA CHE FUGGE

Canto la vita che fugge,
che più non avrà beltà
o verità da dire
al cielo di nuvole gonfio
e di sole a sprazzi
Canto quel che i pazzi
non sanno dire chiaro e tondo,
che il tempo è poi sempre
un momento:
non s’ha mai forza di condurlo
alla bocca che già è passato,
lasciando ogni viro scontento

Canto, canto e m’accontento
M’accontento
come un malato terminale
povero in canna,
che stende la mano
senza sapere se una moneta
o un colpo di pistola in dono

AL MATTINO LA FINE
(inedita)

Con la notte il mio e il tuo respiro
In due parole ti raccontai di quel tale
che faceva jazz, poi tacqui
Non avevo più niente da dirti
Entrambi non riuscivamo a dormire
Brividi ora caldi ora freddi
lungo le schiene poggiate
su lenzuola scomposte;
e i nostri occhi si sfidavano nel buio,
e i nostri baci, veloci e imprecisi,
servivano solo a farci del male

Scavasti nella mancanza di luce
e come per magia riusciti a trovare
accendino e sigarette; ne accendesti una
e dopo due note subito me la passasti
Fumai lentamente,
ammirando la piccola brace
che feriva il buio
Mi desti le spalle, lo so

Mi svegliai ferito agli occhi
da un sottile raggio di sole
Mi alzai dal letto;
inciampai un paio di volte
e alla fine aprii la finestra
perché entrasse il mattino
Mi portai davanti a te
e ti guardai a lungo
Dormivi così profondamente:
il tuo volto sembrava disteso
Non immaginavo ch’eri già più di là…

I.

“Chi sa dire
che cosa è
l’amore,
chi conosce
questa verità
parli adesso
o mai più!”,
ordinò il Re
ai poeti presso
la sua corte raccolti,
armati di lingue
e di penne di pavone.

Non uno
ebbe il coraggio
di tentar l’azzardo
con una parola
o un fiato,
e tutti,
proprio tutti,
il capo chinarono,
ammettendo
– non poco
a malincuore –
d’essere ignoranti
nel profondo,
di non sapere dire
dell’amore
con una parola
o con un mare
di figure retoriche.

II.

Con la Primavera
sei tornata
e non sei cambiata,
non sei cambiata
d’una virgola;
ancor gli occhi
li anneghi
dentro al cielo
per rubare
delle stelle
lo splendore

III.

Di più bello
del sole,
d’una donna
che ama solo te,
che cosa c’è?

Di più bello
della luna,
d’un uomo
che l’amor lo fa
a te e con te,
che cosa c’è?

Semplicità,
pulita e divina,
dai più
dimenticata,
e mortificata:
soffocata.

Mai in pace,
mai riposa
dell’amore
il cadavere,
sol questo
forse si sa.

IV.

Quanta, quanta vita andata
Un bambino ieri, un sognatore oggi
Ma sempre al di sotto d’un poeta,
d’un santo
e di chissà quale altro personaggio

Niente, niente è cambiato veramente,
soltanto l’argento sulle tempie
il quasi nudo mio capo ha incoronato

V.

Quest’asinello
stanco più di me,
sulle spalle lo porto
io che son soldato,
il passo affondando
nel folto dell’erba
delle campagne;
lo porto
fin sulla collina calva
dove forte batte il sole,
dove i proiettili
fan fatica ad arrivare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Non avevo più niente da dirti

  1. Pingback: Al mattino la fine | Iannozzi Giuseppe – scrittore e giornalista

  2. romanticavany ha detto:

    meglio non corteggiare
    ambizioni e illusioni;
    meglio vivere di quello che dì
    dopo dì sulla stadera c’è,
    sopprimendo la tentazione
    di guardarsi allo specchio
    per scoprire se sul volto
    una nuova ruga c’è…….. Meravigliosa. Ciao King

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Se lo dici tu. ^_^ ❤

    Un bacio, Violetta ❤

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