Colleziono farfalle per l’Inquisizione

Colleziono farfalle per l’Inquisizione

ANTOLOGIA VOL. 256

Iannozzi Giuseppe

–senza titolo by Valeria Chatterly Rosenkreutz

IN SILENZIO PIANGEVI

E’ stato tanto tempo fa
L’amore ci accompagnò,
mano nella mano, fra ulivi e croci
Ricordo che in silenzio piangevi
Nessuno di noi due però fiatò,
non una parola per salvarci,
solo il pianto sul fuoco all’orizzonte

A teatro i primi posti non erano per noi
Sedevamo in fondo, come due ombre
cadute sulla Terra, per caso
A volte scherzavamo con il fuoco,
altre ancora ci gelavano
le parole altrui, a sipario già chiuso,
tra gli ultimi applausi della gente

Non un parola per salvarci
Solo una colomba sul tramonto
e la Città Santa, terribile, ignota

VENISTI PER LEVARMI DALLE SPALLE LA CROCE

Cinzia Paltenghi
che è adesso una Dea,
come Minerva

Venisti con l’inverno bianco
Le nostre belle età da tempo
le aveva spazzate via il vento
Venisti per raccomandarmi
di mantener la calma,
perché eri convinta che fossi capace
di camminare sulle acque

Venisti all’alba per levarmi dalle spalle la croce
Tra fulmini e lapilli di oppio mantenesti la promessa
Il terzo giorno andammo a trovare il Duce
per metterlo a tacere con un pugno di ossessi

Ti ho allora confessato
di non esser mai stato
un poeta; tu però continuasti
ad asciugarmi la fronte
come a un bambino malato

Ti ho anche confessato
che a matti e no il Giudice chiese
di scegliere fra me e Charles Manson;
tu continuasti a carezzarmi
la fronte con la tua mano di velluto,
e io mi sentii quasi in paradiso

Venisti in un dì già catturato nel rosso tramonto
per veder cadere la luce nel buio, e per veder sorgere
dalle tombe dei terroristi milioni di fuochi fatui

Ti ho allora confessato
che un giorno m’innamorai
di una poco di buono;
tu mi dicesti di non pensarci più,
e asciugasti con la tua mano
le copiose mie lacrime salate

Venisti davvero tante volte a trovarmi,
e ogni volta mi recasti il tuo balsamo
E ogni volta ebbi la tua mano su di me

E venisti che Minerva già gridava giustizia
per l’Egitto piagato da un dittatore d’acciaio
A piedi nudi sulla rovente spiaggia camminai;
entrai poi in acqua, e furiose onde addosso a me,
e dalla bocca mia solo il silenzio si dipartì
E finalmente capisti che Poeta non lo fui mai

PARASSITA

Fiori ho raccolto
presso un albero,
nobile e vecchio,
in un bosco
bagnato dal rosso
del tramonto
D’attorno giovani pini
che un vento leggero
commuoveva;
di tanto in tanto,
cadevano
sul pavimento di aghi
alcuni ghiotti pinoli;
e lo ammetto,
con le dita
della mano libera
li raccolsi, e ne godei;
ero io un poeta,
un inutile parassita

CARNEFICI

Non molto rimane
dopo il passaggio
dei carnefici in divisa;
un corpo qua, uno là,
e macerie di città,
finestre e vetri rotti
uguali a loculi violati

Non molto rimane
in mano al ragazzino
che sol ieri sognava
una donna,
un campo da arare
e sudore sotto il sole,
la fatica a fine giornata;
si vive l’oggi
temendo il domai
sotto il lacerante mitragliare
di stranieri in pompa magna
venuti ad assassinare la pace
che non c’è
e che forse mai ci sarà

ORGASMI

Ci son giorni
che vorrei
sprofondare
in quell’Eterno
che in Chiesa
predicano bene
E poi riemergere
e comprendere
che più eterna
la battaglia
d’ogni giorno
qui su la Terra
dove si muore,
a ogni secondo,
nell’anima
– che perduta è
per sempre
dal primo vagito
all’ultimo urlo
nel letto vuoto
di orgasmi

ERA IERI

Al dolore mi accompagno,
talvolta cercando compagnia
nel rosso d’una bottiglia,
altre ancora in quella
d’uno stronzo gruppetto,
che da tempo più non ha memoria:
si era ieri amici e complici, banco
dopo banco, fianco a fianco,
copiando
più per la felicità di sentir tuonare
la voce di chi dietro la cattedra
che non per una vera necessità

MORTALI

nasciamo angeli
soltanto perché
l’età adulta
ci sveli diavoli,
poveri mortali

ALZATEVI, IMPUTATO!

Alzatevi, imputato! Non avete
gli occhi azzurri, non un cielo blu,
non un cortile che stilli delle troie il miele
Imputato, non è questa questione
di dir qui oggi se siete voi colpevole
o no; più facilmente questa corte
vi ha giudicato e giudicato bene,
per mille e mille anni in esilio lassù
dove mai si muove una foglia una,
dove finiscono i sogni prima
d’un abbaiare che non è giusto,
che è sbagliato
fin dall’inizio il gioco bruto

Che dire, Vostro onore?! Sul mio onore
mai ho fatto del male a un eroe in copertina
o al povero operaio che mai lo sa
dove e come gli andrà domani
a finire la mano; e di tutto questo si,
sono colpevole fra i colpevoli
ché poesie e illusioni ne ho cantate assai
per un momento o due di felicità

Per questo, per tutto questo, Vostro onore,
m’è dolce la condanna qui emessa
al lume della stupidità; e per buona misura
siano in sovrappiù sulla gobba mia beduina
altri mille anni per l’offesa
con dispettoso gusto
alla corte tutta qui oggi arrecata

STASERA L’AMORE

Stasera ti darò a una storia un po’ malvagia
Stasera ti fumerò l’amore e capirai
Staserà vestirò il vestito più bello,
accenderò una cicca, una sola, per due note
e la butterò poi nei giorni del calendario
Stasera ti lascerò libera d’amare l’assenza

E non l’essenza del mostro che sono

L’ALLEGRIA DI NAPOLI

Strappami da un mattone di Berlino,
portami in un segreto di Roma,
ma soprattutto dammi il cuore
e tutta l’allegria che è a Napoli.

DULCINEA DEL TOBOSO

Eran d’oro e miele
questi campi ora grigi
dove a vuoto
mulinava la lancia mia,
l’illusa mia gioia,
Dulcinea del Toboso

Nell’ora estrema
che vecchiaia
alle spalle m’ha preso,
lo sbaglio comprendo;
da sgraziato sgambetto
rimango sorpreso,
in ginocchio finendo,
subito toccando la durezza
che seco reca la verità
Finito per sempre,
per sempre l’errare mio
e con esso gli errori
che ieri allo specchio
mi fecero un po’ bello

CANZONE DI MORTE

ed ora dimmi
con chi cammini
e chi ti sta accanto
dimmi
se c’è qualcuno
che ti ama
come ti amavo io

e sì lo so
non ero speciale
ero un niente
ma almeno ero
ero uno zero
ma ero
un egoismo e un fiato caldo
un petto da prendere a botte
da prendere a botte

eh sì
se avessi dovuto scegliere
amar te solamente
che non mi amavi mai
avrei scelto sicuramente
d’amare te infinitamente
sicuro delle conseguenze

dici che per te è comunque poco
e forse hai anche ragione

e lo so che non la ascolterai
no che non la ascolterai
questa mia canzone
come mai hai ascoltato le mie parole

… le mie parole così care
foglie al vento in timidi cieli

no che non la ascolterai
questa mia canzone
ma per sempre gli occhi tuoi
prigione dentro ai miei
dentro ai miei
dentro ai miei…

IL BISOGNO MIO

Di te ho bisogno
Bisogno d’una colomba
Livida la notte ha da tempo segnato
col suo marchio chi vivrà e chi no

Ho sete
Ululano certi bastardi negri
contro Diana, in cielo alta,
a baciare del camposanto
gli epitaffi giovani e già maturi,
e tutti senza speranza

Ho sete infernale
La mia bocca di denti
sul vergine tuo collo
sì giovane, e nient’altro
Di te ho una sete
che solo posso placare
sacrificandoti a me

LA PROMESSA

Cinzia Paltenghi
che è adesso una Dea,
come Minerva

Ho infranto la promessa,
sono tornato a scrivere poesia
Dicevi: “Sei vicino a Dio,
non puoi smettere di scrivere
e, dall’oggi al domani,
chiamarti fuori”
Dicevi: “Hai un dono,
non puoi buttarlo via”
E anche oggi
non mi faccio problemi
a confessarti
che non l’ho mica capita
questa cosa d’esser poeta,
sono però tornato in pista
E sempre più negra e severa
si fa la notte sovra la mia testa,
e solo posso combatterla
facendo più profondo lo sguardo

Da tempo la Donna Cattiva,
che io e te conoscemmo
in un giorno che ci sembrò di luce,
non ha più voce in capitolo
sulle cose che scrivo; immagino
non abbia perso il vizio
di spacciare le sue mezze verità
per delle virtù cardinali; immagino
non abbia ancor compreso
che il diavolo fa le pentole
ma non… eccetera eccetera

Con un fil di voce,
senza celare la mia colpevolezza,
a capo basso, ti dico:
“Sono solo un piccolo poeta,
che ha ancora molto da imparare
dai tanti segni bastardi e no
che le nuvole schizzano in cielo”
E, infine, ti spiego: “Oggi come allora
rifiuto il titolo, non ci tengo
a gravarmi il capo e la coscienza
con quell’alloro che a cuor leggero
un po’ troppi, da sempre, accettano”

CIELO

A me piace
il cielo
quando è pieno
della luce
dei tuoi occhi
d’angelo

IMPRONTE

Sol ieri le ciliegie
cadevano a pioggia
– tappeto rosso
immensa distesa
affezione di dolcezza
che il cuore riempiva.
E di ansia si tingono oggi
le impronte dell’esistenza.

TRA MIELE E FIELE

Ieri un ragazzo
E mi lasciasti becco
Un uomo oggi
Non cercarmi
Tra miele e fiele
colleziono farfalle
per l’Inquisizione

LE TUE CALZE PROFUMATE

Lolita, piccola donna
che con tenere bugie
mi ammaliavi,
chissà dove sarai ora,
forse in compagnia
o forse no, ma la seta
delle tue calze profumate
ancor riposa sulla sedia
che ti ha vista spogliata

PROMESSE

puttane le promesse
sotto la luna espresse

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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