Assassinati nel buio di un angolo

Assassinati nel buio di un angolo

ANTOLOGIA VOL. 254

Iannozzi Giuseppe

femme fatale

PAROLE

Parole:
son le mie,
oziose,
innocue nostalgie
e anestesie

Parole:
son le mie,
non valgono
trenta denari
Inutili sono
a me
come ai bari

COME UNA DONNA,
COME UNA BAMBINA

Taci, taci sempre tu
Non dici una parola una
che possa sciogliere
nel miele il buio della notte

Di me non sei gelosa mai
Mi porti via l’amore e ridi,
e il tuo ridere, cuore mio,
non lo so intendere io
A mani vuote mi lasci;
e l’universo, il suo infinito
non lavora a mio favore mai

Ho sognato a lungo
A occhi aperti o chiusi,
lungamente ho sognato
per scoprirmi di nuovo qui,
nella solitudine ritratto
a decifrare delle carte da gioco
i volti oscuri forse segnati

Piangi due lacrime di donna,
tornano poi a riderti gli occhi,
e la verità la taci bene,
e della gonna non ti spogli
A ogni minuto caparbia di più,
come una bambina
la verità la nascondi in seno,
così a me sol resta la poesia,
questa poesia nuda di gloria

LONTANO, VIA

alla fine
sempre finiamo
col mischiare l’orrore
che ci porta di notte il sangue
con quello più terreno
che scivola di giorno in strada

svegliandoci
sempre
in pigiama indaghiamo
della nostra identità i vicoli ciechi
come fossero della verità le vene

ma nascondendoci
nell’ombra delle braccia
sopra alla testa incatenate
quasi volessimo proteggerci
come uccellini
che sotto le loro stesse ali riposano
quando le brune foglie le scuote l’autunno
perché sia il vento a spazzarle via lontano

ANGELA

L’avevo intuito
L’avevo previsto

Nei lunghi silenzi
– interminabili –,
sapevo e tacevo

Farai oggi un pacco
di tutte le tue cose
e dentro a una valigia
le costringerai
Con spago di canapa
ogni cosa legherai,
e il cuore lo affiderai
a una locomotiva
– in attesa sulle rotaie
E io solo potrò osservare
il cuore tuo che se ne va
e che mai più tornerà
qui da me, dove io sono
a mangiarmi le unghie

Nei lunghi silenzi
– interminabili –,
sapevo e tacevo

Speravo però in un’ultima poesia
sulla mia via
Speravo in un ultimo bacio
prima dell’addio,
Angela

SILENZIO DI RASOIO

Sento anch’io
il bisogno
di parole dolci
che mi facciano
cadere in ginocchio
in segno
di profondo
ringraziamento

Più non reggo
il lamento mio
e quello più lungo
degli stranieri
A lungo
dai miei occhi
le cascate del Niagara,
e il morso del deserto
dentro all’anima mia
non è mutato

Più non ho parole
che siano di giustizia
Se i giorni ancora così
le labbra taglio via
con un colpo di rasoio
E in silenzio
il mio amen

MIA POESIA

Ma io che mai ho censurato
la misura del sentimento mio,
non lo puoi tu sapere quanto,
quanto a lungo ho sognato
di stringerti a me,
di coccolarti sull’adulta mia vita

A mani nude
dal collo tuo lo strappai
quel crocefisso tuo d’oro,
e ora di nuovo cadente
dentro ai bianchi tuoi seni;
per te lo baciai,
per te lo adorai,
cercando invano
di nascondere
le spontanee mie lacrime
allo sguardo tuo sì severo
Presto saresti stata altrove,
presa in un altro amore
Persa in un altro amore

E per me,
ora, non c’è che questa strada,
sul lato destro corteggiata
da bassi e silenti casamenti,
e sul lato opposto
da scheletri di alberi, di rami
tesi all’infinito
Resta nella mia testa il fantasma di te,
Mia Poesia

VIA PER SEMPRE

Penso, io penso debba esserci anche per noi un posto
che non sia la solita abitudine di fare le valigie
e partire via per sempre – per sempre dimenticati,
assassinati nel buio di un angolo amante del silenzio

L’ULTIMO PASSO

Ho camminato la via,
e non è una poesia
Ho camminato
Ho inseguito
e mi sono inseguito

Alla mia maniera
ho cercato, ho cercato di dare
un senso a tutto questo
sbagliando sbadigliando sbiancando
Alla mia maniera, colpevole sì,
forse solo delle impronte lasciate
sul freddo assassinio della vita mia

Così oggi penso che sono stanco
Tutto deve avere senza fiato una fine
perché ho camminato fino in fondo
Bene o male, l’ho fatto alla mia maniera
perché ho legato le stringhe delle scarpe
camminando sempre verso il sole o la luna
Per dio! L’ho fatto, sì che l’ho fatto,
fino a che le ginocchia han retto il peso

Non posso più sbagliare:
non è mio desiderio desiderare
né ho bisogno di sapere
che fine hanno fatto
gli amori miei giovanili
Ho camminato la via,
e non è stato per poesia
Mi sono inseguito
e ho inseguito senza risparmiare
il fiato per il domani
Così, lo capisci da te
che ora non posso più sbagliare

Ho perdonato e perduto lungo la via,
e il contrario, così oggi sono arrivato

Non posso più sbagliare
Alla mia maniera farò l’ultimo passo
per dare giusta sepoltura al mio assassinio

Non posso più esser perdonato
né lo desidero, come uomo
Così penso solo all’ultimo passo

Alla mia maniera sono arrivato

NESSUN ROSSORE

una andrà via col cuore spezzato
un’altra solo sarà impacciata
quando l’amore finito o iniziato

e nessun rossore per le mie rose

SOGNO I SOGNI

A occhi aperti sogno
i terribili sogni di coloro
che sognano le tombe violate,
al cielo date aperte

Profuma la Morte l’aria
di carne
che presto si consegnerà
alla putrefazione
Quante vite consumate
ben pria che avessero gioia
o dolore da spargere
per la Terra col seme loro
Quanti, quanti corpi,
numero spropositato
per tentare l’azzardo di dirlo

Scava e scava il becchino,
la rugosa fronte nettandosi
di tanto in tanto,
le tormentate budella sputando
nella fredda terra;
il bronzo delle campane
nel cranio gli rimbomba,
e quando l’ufficio
del prete s’alza al cielo funesto,
ecco le grida straziate di chi
l’amato ha perduto

Foglie cadono leggere,
per intero si spogliano gli alberi
sotto la sferza del vento,
che frusta i volti piangenti
e quelli dei bravi ridenti
– che nascosti assistono
alla sepoltura di chi
per una vita intera
hanno amato portar in odio

Resta nell’aria debole la scia
d’un pretesto per voltare la pagina
al domani in nera attesa

A occhi aperti sogno
i terribili sogni di coloro
che sognano le tombe violate

MI SONO SEMPRE SENTITA COSÌ

Cinzia

Mi sono sempre sentita così,
fuori posto,
la testa affogata nei sogni
e l’anima non so
Continuavano a ripetere
che sarebbe passato
Non gli ho mai creduto

Non gli ho creduto
Ero diversa, ero persa
Avevano ragione a tenermi
lontana
a colpi di fionda,
come si fa coi lupi
che sanno la rabbia,
la fame per istinto

Mi sono sempre sentita così,
costretta a lasciare le mie impronte,
in silenzio,
in punta di piedi ma in agguato,
sempre da sola,
una lupa con solo il fiato fra i denti

Un disastro completo
ovunque andassi
perché mi sentivo così
Avevano ragione a segnarmi
con una lettera scarlatta per dirmi strega,
illudendosi di consegnarmi alla gogna
Tutti quelli che hanno
puntato l’indice contro
affamati solo d’aver un’altra vittima
hanno avuto giusta sorte,
morte per soffocamento
fra i Tredici dell’Ultima Cena

Adesso mi chiedo se ne sia valsa la pena
vivere così a lungo fuori dal puzzle
Posso dire che…
che mi sono sentita sempre così,
fuori posto
con il blues nelle scarpe,
con un tacco sì e uno no

Avevano ragione a non darsi,
a non farsi carico del mio blues
perché mi sono sempre sentita così
Così persa nel blues
Nel blues
Nel blues

ALLA CORTE DELLA TUA BELLEZZA

Un giorno mi vedrai andar via
con tutti i miei fogli bianchi bianchi
e la penna nella tasca della giacca
Sul mio capo una colomba e un corvo
annunceranno ai quattro punti cardinali
che ho fallito e che la volpe ha desiderio forte
ma non zampe lunghe per l’uva in alto

Il cielo prenderà il colore della sconfitta
tuonando imperiose minacce, ma senza
una sola goccia di pioggia
In quel momento capirai, capirai bene
ch’ero soltanto uno dei tanti incapaci
alla córte della tua bellezza
In quel momento piangerai
una lacrima che non mi sarà dato
di vedere

Mi chiedevi poesia e non altro
Ero impegnato a gridare il mio nome
Mi chiedevi gioia e non altro
Ero impegnato a segnare il mio passo
Mi chiedevi un’ora d’amore
Ero impegnato a contare i fogli bianchi
Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la bianchezza delle poesie
mai scritte prenderà il volo dalle mani

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la stanchezza delle mani
punterà al cielo facendo i pugni duri

Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che è finito male
(Ero solo uno, uno che ci ha provato)

DOVREI DARTI UN BACIO

per Jack Kerouac,
maestro dell’eternità dorata

dovrei essere meno duro con me stesso
(per come resisto malmesso come sono);
la mia puttana morta con un cuscino in faccia
& io che giorno e notte mi faccio la barba
per la crudele carezza d’una fredda lama

c’è fuori un luna park di luci venuto da lontano;
& due cristalli sognanti e una dose di marmellata
da una vita riposano nella mia buia tasca bucata

ho fatto a cazzotti – ho preso un occhio nero
ho fatto all’amore – ho preso un sospetto di scolo
& per l’affitto ho fatto via gli ultimi dieci dollari
& non ho più niente che mi trattenga in città
dovrei cambiare posto e capire che è finita

dovrei mettere la testa a posto, sorridere
ma la strada un serpente in un cimitero:
io che disegno la via per l’eternità dorata

dovrei darti un bacio adesso che sei morta
& poi fuggire dove ci sono gli amici miei,
arrendendomi all’idea che ti amo ancora

… arrendendomi alla celestiale idea
che dove ci sono gli amici miei ci sono
folli e ciechi che scambiano e scambiano
il tappo d’una bottiglia per un diamante

JACK

Bruciano
candele romane.
Bruciamo.
Dio brucia.
La santità brucia.
La fica brucia.
Tutto così santo
& fuori di testa.

Gesù inchiodato
al sorriso di Buddha.
Giù al bar
sulla 69ma
bevi fino a morire.
Non trovi
che sia meraviglioso?

Non trovi
che sia una gran cosa
questa cosa
che di punto in bianco
i segreti di ognuno
sbocciano fuori,
& tu hai
le mani nelle tasche
impegnate a fare?

Brucia, Allen.
Avevi ragione,
i cervelli galleggiano
& il pederasta lo sa.

COME UNO SCHIAVO

Non bussare
alla porta
del mio cuore:
non ci sono
Sono altrove,
perso nell’Aldilà
a strappare
da mani e piedi
le unghie a Dio

Non mi cercare
Sono via lontano
in un posto
che tu non puoi
sapere
E se te lo dicessi
non mi crederesti,
perché
ancora una volta
ho fatto a cazzotti
e ne sono uscito
più salvo di prima
Perché
Gesù salva Tutti
recitando preghiere
con bocca di carie
al Padre
che l’ha tradito

Ma tu lasciami
dove sono
E non avrai guai

IL GHIGNO DI DIO

Quante, quante bestie, invalide
persino per il più basso bestiario.
Molestatori, violentatori, stupratori,
non v’accorgete forse che nulla siete
e mai sarete? Nulla temete, nulla…
eppur già il cappio ce l’avete,
il collo vi lega, stringe e stringe forte
perché la morte non sia né dolce
né veloce; e Dio, impietoso e giusto,
quando infine le gambe penzolanti
di voi che avete ucciso e offeso
non daranno più un solo spasmo,
sotto i baffi riderà lungamente:
mostri, l’Oblio oscuro in un niente
tutti, a uno a uno, vi inghiottirà.

IL GHIGNO DEI GIUSTI

La quiete dopo la tempesta,
così, sol ieri, il poeta di Recanati;
quanti ancora però gl’ingrati
che a una festa preferiscono
dal busto spiccar una testa!

E sì che di giorni ne son passati
da quell’èra bruta a sprecar fiati
per questa o tal’altra vil causa:
sempre però Nerone ha la scusa,
non buona, per violentare
or Claudia Ottavia, or Poppea.

Inutile che oggi vi beiate
sol perché adusi alla pantomina;
se Dio lo vuole, presto le grate
d’una negra cella, e sul giornale
la notizia, che lo scempio silente
negli anni prodotto, vi condanna
a non veder del cielo più la luce.

IL GHIGNO DELLA TEMPESTA

Voi che danno alle donne recate
ai vostri lombi incatenandole
come schiave e pezze da piedi,
in virtù di quale folle illusione
credete che il Nome e il Cognome,
che a fuoco vi marchiano la fronte,
non siano riconoscibili o conosciuti
alla giustizia umana e divina?
Sì sicuri di voi, violenza usate
credendo il silenzio più duro
del diamante; eppur così non è,
lo sanno quanti tutto han lasciato,
affetti e beni materiali mal acquistati,
nel giro d’un batter di ciglia.
Voi ancora a piede libero,
possibile siate sì tanto ciechi
da non capire che, presto o tardi,
tutti alla pecorina in gattabuia
per maniche di pervertiti assassini?
Mai in eterno dura il silenzio;
quando poi della tempesta il ghigno,
finalmente felice distoglie Dio
lo sguardo, ché non conosce
pietà o misericordia la Giustizia.

PENELOPE, PENELOPE

Fra giochi equestri
e storie maldestre,
qui si sta e si sta
come in agonia,
mirando
delle aguglie il cielo,
o scagliando
sassi sul pelo dell’acqua,
senza dimenticare di gettare
veloce ma attento sguardo
all’umbratile ovest.

Penelope, Penelope!

Passami il vino,
la sua bellezza
e un’ubriachezza
che del bicchiere
regga la fragilità.
E i Proci tutti,
sgomenti
li vedrai mancare,
in ginocchio cadere,
e le ritorte budella
dall’epa svuotata,
in un ultimo fiato,
con mano toccare.

Non ruggine o lucchetti,
prometto qui ora a te.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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21 risposte a Assassinati nel buio di un angolo

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Sono bellissime, intense, potenti

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie. Non credo di essere un poeta, anzi, non lo sono, sono solo uno che scrive parole un po’ belle.

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  3. luisa zambrotta ha detto:

    Me l’avevi già detto che non credi di essere un poeta, e questo denota la tua modestia, perché io penso che tu sia anche un vero poeta

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  4. romanticavany ha detto:

    Oddio, svengo. La terribilite. Che catastrofe, che frustrazione sei un fiume in piena.
    Le tue poesie o le tue narrazioni insegnano sempre qualcosa. Qualcosa che parlano di vita, perché le cose nella vita cambiano all’improvviso come i venti, quando sei al mare e ti trascinano in viaggi che non vorresti, ma sei trasportato e non puoi farci niente, l’imperativo è andare. Le tue vite a volte sono parecchio scomode, non riescono ad assorbire, la calma, come condizione momentanea, é una grande virtù che non riesci a far trasparire sempre, la maggior parte oppone resistenze, vizi e amoralità e di questo te ne devo dare atto, il mondo fuori è temibile, non puoi più fidarti completamente perché di gente strana ce n’è, ed è così che tu t’ispiri.
    Poi capita tra le tante che fai trasparire la dolcezza del tuo cuore e scrivi dolci meraviglie.
    Ora spero non sarai rammaricato con me, ho scritto un giudizio generico. A me piace leggerti con il contagocce perché così riesco ad assorbire quello che vuoi dire. E tu caro King ora cosa mi rispondi? Beh ti ricordo che avevo 15 anni quando ho cominciato a leggerti. Quando c’era Cinzia eravamo in due a dirtele, ma ora sono sola, voglio dirti che sei speciale, e dolce e antipatico come il cocomero per i suoi semini.
    Ciao, Dolce giovedì a presto, 1 Bacio ♥
    https://medicinaonline.co/2014/07/18/languria-fa-ingrassare-o-dimagrire/

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  5. Pingback: Assassinati nel buio di un angolo | Isabella Difronzo

  6. romanticavany ha detto:

    L’ULTIMO PASSO mi è piaciuta moltissimo, beh è verissima, ma poi ancora non le ho lette tutte, mi piace su di ognuna fare le mie considerazioni. Ciao King, Happy saturday ♥♥ 1 hug and a lekkatina

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  7. romanticavany ha detto:
  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, dài, non svenire. Fa pure caldo, non è proprio il caso di andare giù.
    Vero, sono un po’ tante poesie, ma non sei mica obbligata a leggerle tutte. Comunque, come hai visto, nel periodo estivo ho rallentato la pubblicazione di nuovi post.
    Non credo che abbia qualcosa da insegnare a qualcuno, né con le poesie né con i racconti. Sono la persona meno indicata per dire agli altri come condurre la propria vita. E se ieri, tanto tempo fa, da stupido e stolto qual ero, credevo che si dovesse scrivere per insegnare, oggi, finalmente, credo che scrivere significa soltanto mettere delle parole in fila, nero su bianco.
    Le mie storie non conoscono la calma neanche come condizione momentanea: sono molto più interessato a descrivere il tormento, quello interiore ed esteriore. A volte sono crudo, perché penso che soltanto la crudezza possa restituire veridicità alla condizione umana. Talvolta, ripescando nel passato, trovo qualche poesia gentile, dolce, ma a dirla tutta, cara Vany, oggi non sono più capace di scrivere dolcezze, questo perché sono vecchio, o forse solo perché sono maturato e la vita mi ha un po’ cambiato.

    Mi ricordo, erano gli anni della felicità, cara Vany: erano gli anni delle innocenze, almeno per te. Tu avevi quindici anni, io qualcuno di più ma ero ancora giovane e in una certa misura speranzoso. Oggi guardo il mondo e vedo che è brutto, che è veramente brutto. Insomma, sono maturato, sono diventato realista. Tu hai tutta la vita davanti, io sono oramai un cinquantenne ed è questa la verità. E davvero non so perché ancora mi leggi. Certo, mi fa molto piacere che continui a seguirmi, ci mancherebbe altro; solo mi chiedo se non ti annoio, se non ti disturbo con la mia scrittura sì realista. E mi ricordo, certo, la nostra Cinzia: abbiamo fatto tante discussione insieme.
    Carissima Vany, ti ringrazio, sei sempre molto gentile con me, nonostante sia io oramai quel che sono, una persona vecchia, probabilmente, a tratti, noiosa.
    Un bacio e un abbraccio a te, dolce Vany. ❤

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Be’, sei libera di pensarlo, ma non lo sono un poeta, non lo ero ieri, non lo sono oggi, non lo sarò domani. Conosco i miei limiti. I poeti sono altri: Catullo, Dante, Foscolo, Leopardi, , Carducci, Pasolini, W.B. Yeats, Leonard Cohen, etc. etc.

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie infinite, Isabella. ;-*

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  11. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo sai che non sei la sola a cui è piaciuta “L’ultimo passo”?
    Hai ragione, la poesia ha bisogno di essere assorbita pian piano, con il contagocce, soprattutto nel mio caso. ^_^
    Urca, è già sabato, come vola il tempo per i vecchi come me. 😉

    Una lekkatina vanytosa? Wow e doppio wow. ❤

    King vecchietto 😉

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  12. luisa zambrotta ha detto:

    I Grandi, gli Immortali, sono stelle da ammirare, amare, studiare, ma non possono impedire agli umili mortali di tentare di avvicinarsi alla scia che lasciano. Perciò, caro Giuseppe, lasciati dire che per me sei un poeta

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  13. romanticavany ha detto:

    SOGNO I SOGNI, é terribile quel sogno, leggendo ho sentito la tristezza di una realtà greve, un torpore che ottunde i sensi; doloroso, penoso senso della vita che se n’é va.

    MI SONO SEMPRE SENTITA COSÌ, che bei momenti, e quanto ti lusingava di complimenti per ogni tuo blues la nostra Cinzia. ♥ ♥ ♥ L’eterno riposo lo recito per lei spesso.

    Passo all’altra pagina, poi ti saluto

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  14. romanticavany ha detto:

    Caro King, sei Giuseppe, ma per me rimani King. E’ ora che la smetti di dire che sei vecchio e noioso. Per me sei sempre uguale. Ricorda che se si ha la fortuna di avere la salute, ogni nuovo giorno che ti alzi sei appena arrivato, puoi ridere, giocare, scrivere, ma ti assicuro che il tuo prossimo compleanno non t’invecchia se tu lo vuoi. Mio padre diceva, ora lo dice anche la pubblicità che i nuovi cinquant’anni, sono come i trenta. Cerca di leggere barzellette divertenti, e di sorridere vedrai che ho ragione. Io ne vedo di persone molto, molto, molto più grandi del tuo tempo e non hanno pensieri funesti, vogliono guarire. Sii bravo e sereno, non è vero che sei arido, ora, sei tenero come un agnellino. Capito Tutto? Mi sono spiegata, ecco non voglio più sentire cretinate, fesserie, idiozie, stupidaggine, in parole povere si può dire stronzate. Bisogna cercare di volersi bene, e di amare il proprio corpo, per essere in salute. Scusa non volevo ferirti, ma dirti la verità. 1 Bacio vany ♥ ♥

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  15. romanticavany ha detto:

    ALLA CORTE DELLA TUA BELLEZZA mi piace tantissimo. Buon 1 Agosto King

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  16. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    “Sogno i sogni”, cara Vany, è una poesia decisamente da incubo. L’idea l’ebbi qualche anno or sono. Buttai giù una versione, e la dimenticai. Poi, in questi giorni, quella versione l’ho ripresa in mano e ci ho lavorato su. La prima versione l’ho cestinata: gli scritti che non mi soddisfano li butto e non ci penso più. Non so quanto sia buono il risultato, ma mio intento era quello di evidenziare il poco che siamo, o meglio, la fragilità che siamo.

    “MI sono sempre sentita così” è per Cinzia, e non è una poesia perfetta, lo so bene. Non ci ho lavorato su per renderla migliore. Credo che la possano comprendere solo quelle persone che hanno conosciuto la nostra comune amica.
    Io ho la memoria, credo solo nella memoria. Lo sai come la penso. 😉 ❤ ❤ ❤

    King ^_^

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  17. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E allora facciamo che per te sono King e basta, un re con una corona di ferro, un re un po’ pazzo. Va bene, per te che sei romantica sono sempre uguale, ma ti assicuro che sono invecchiato e si vede dalle foto che di tanto in tanto posto. La vita è sempre incerta, questo ho imparato in questi miei anni. Oggi siamo qui, e del domani non v’è certezza. Vedi, parlo come un vecchietto. 😀 Il solo che riesce a farmi ridere è Woody Allen, e sai perché? Perché mi fa riflettere sulla vita. Credo sia questa la sua grandezza. Il mio carattere, ben lo sai, non è mai stato particolarmente solare, e gli anni sulle spalle mi hanno reso poco o nulla fantasioso, insomma, con gli occhi spalancati sulla realtà. Vedrò di nuovo qualche film di Woody Allen o leggerò qualche suo libro. E’ un attore molto profondo, ha una cultura immensa ed è anche un bravo jazzman.
    Sono un vecchio orso bianco, a volte scontroso e funereo, altro che agnellino. Però mi fai sorridere. Sei tu l’agnellino, io sono un orso scontroso, un po’ burbero, ma non pericoloso.
    Hai scritto “stronzate”! 😀 😀 😀 Un tempo non l’avresti mai scritta questa parola. 😀 Adesso sì, mi hai fatto ridere.
    Ma io mi voglio bene, fin troppo forse, sono persino ipocondriaco e ti posso dire che anche le mie ansie hanno le ansie, pensa un po’ tu.
    Non mi hai ferito affatto: è sempre bene dire la verità, in qualsiasi circostanza. Si ferisce una persona nel momento in cui gli dici una mezza verità o una falsità. A me piace la sincerità, sempre.

    Un bacio grande, dolce Vany. ❤ ❤ ❤

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  18. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ma davvero? Forse perché è una delle meno tristi. 😉

    Accidenti, siamo già in agosto e il caldo continua. Voglio l’inverno. 😀

    Un bacio caldo caldo per te che ami il sole, Vany ❤

    King

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  19. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Vedi, io penso che tutti abbiano il diritto di provarci, di scrivere poesia o altro, però senza farsi illusioni. Io scrivo come so scrivere, ma non penso assolutamente di poter avvicinarmi a Foscolo, ad esempio. In tanti anni ho letto tantissima poesia, ho letto tantissimi poeti, ho promosso libri e autori, e niente. Va bene, per te sono un poeta. Grazie.

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  20. luisa zambrotta ha detto:

    🥰🥰🥰🥰🥰

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