Più di Dorian Gray perfido e vecchio

Più di Dorian Gray perfido e vecchio

ANTOLOGIA VOL. 251

Iannozzi Giuseppe

Dorian Gray

DIMMI TUTTO DI TE

Dimmi, dimmi, dimmi
Dimmi di te,
e dimmi di quell’uomo
che oggi ti sta accanto
senza mai stonare una parola
per farti ridere un po’

Dimmi, nel dettaglio dimmi
di quell’uomo,
di come ogni notte torna da te
levandosi di testa il cappello,
dicendoti bella
mentre si mira e si rimira
nel tuo specchio infranto
per scoprirsi più di Dorian Gray
perfido e vecchio
e infine entrare nel tuo letto

Tu, mia celeste Aida,
com’è che lo sopporti?
Dimmi, dimmi tutto

REGINA DI GERUSALEMME

La luna, la luna
quanto il mio sorriso alta,
stanotte: non è forse così,
non è forse così, mia Regina?

Hai di nuovo sognato
il Drago, il Crociato
e Gerusalemme in fiamme;
e il mondo d’attorno gira,
gira e gira in una vertigine
di persa verginità

La luna,
così alta, così alta
non l’avevi vista mai
Il sorriso che scorgi
l’anima in petto
ti spaventa,
non è forse così?
Il sepolcro vuoto
e la luna sì strana;
il mio sorriso
ancor t’imbarazza
la bellezza
fra le gambe nascosta,
mia Regina

COME LA CALLAS

Come la Callas
pure tu cerchi quell’uomo speciale
che ti spezzi il cuore
con la sua immensa vecchiaia

MISTERO DI DONNA

Donna, donna, donna
Più ripeto la parola
e più forte in gola
il nodo stringe e stringe
Sia paura o amore,
dir non so; e non oso,
certo che no!, non oso
immaginare cos’altro
potrebbe mai essere…
Dio non voglia sia asma,
questo il mio pensiero
mentre si sfila di dosso
una donna a me ignota
la gonna

CHIUDI GLI OCCHI

Chiudi, chiudi gli occhi
Di già la notte pressa,
con i suoi pugni di buio
le tue porte le sconquassa:
suo desio è
di prender possesso
di quella Bella,
che nelle sue camere chiusa
sol pensa a Morfeo,
ai dispetti che le fa
nell’anima portandole
strane fantasie,
impossibili da ripetere,
punto per punto, qui

Chiudi gli occhi,
e sarà quel che sarà,
ché niuno mai
nei secoli ha sconfitto
la non poi troppo segreta alleanza
fra Morfeo e la buia notte

PIRATA

Il mondo d’attorno
l’ho guardato
con un occhio solo,
sempre cercando
fra travestiti e marinai
chi fosse il più nero,
chi il più maledetto

Sonnecchiando,
a ogni rumore attento,
spazzando via
dalla burrasca
mille e più maledizioni,
sa la notte
per quanti mari
ho navigato
affrontando fantasmi
e ciclopi dimenticati

Han le sirene spalancato
l’occhio mio buono
su livide albe,
su cieli divisi in due
e spiagge di cadaveri lastricate
Non è però mai tornata
Lei, l’amata mia guerriera,
né la conta degli sconosciuti
Sol le onde han bagnato
dei morti in battaglia i piedi
cancellando loro il nome,
portandogli via l’anima
o quel poco che ne restava

LO SPARO

Non ricordo dove e quando
Il sole che nasce, che nasce
Il sole che muore, che muore

Caduto è un uomo
senza un lamento;
gli ha fatto da cuscino
il sogno ch’era suo

Non ricordo come e perché
Ma questa rosa di sangue
Ma questa medaglia sul petto
non più sveglio al desiderio

E sugli spalti a teatro
s’applaudiva la vanità;
perdeva lacrime una donna
nella tragedia ingessata

Non ricordo niente
Più niente m’è il ricordo
Fa però qui tanto freddo
Questo quel che sento

I.

Mai hai capito
del jazz le note sopraffine,
per questo non ti dico più
delle mie passioni,
forse quelle d’un coglione

Mai hai capito
d’un falegname lo spessore,
la forza sua
di segar via dai cieli
certe incèrte nuvole
nel rococò versate

Mai hai scoperto
di Hendrix l’alta tensione

Quando poi s’incrina
del poeta il cristallo
resta il poco che resta,
un giorno di pioggia,
la gobba bella
d’un Leopardi qualunque
in un postribolo nascosta

II.

Dove adesso i vostri miti?
Stelle comete
da schizofrenici spazi
prima disprezzate e rigettate,
poi a malincuore inghiottite
E chiedete a me
d’imitare la loro fine,
di prendere
sulle spalle la scimmia

Dove adesso i vostri trionfi?
Non lungo la Via della Seta,
non nella culla degli incunaboli

A sangue freddo
sul nido del cuculo si sta,
perché infine
uno a uno
cadano quei tronfi Re
che sol compresero
dell’ombra loro
l’altezza meschina

III.

Cercava Giovanna d’Arco
una passione di lei più grande,
un processo a porte chiuse

Cercava la Pulzella il supplizio
perché fossero le braccia di Dio
a raccogliere quella sua anima
da inglesi e francesi detta eretica;
o forse solo cercava di stare
in mezzo a tanta gente strana

O forse solo cercava di stare
come tutti si sta: male

IV.

Guarda gli uccelli,
in cielo disegnano un cerchio
E’ giusto il tempo
per fare il colpo grosso

Vuol sentirsi dire che è bella
Non capisci che è una donna?
Portala al buio nel pagliaio,
non ti curar del tuo sfregio
sono bella, forte vuol gridarlo
all’orecchio tuo tagliato,
non capisci?

V.

Ha tirato le cuoia il Nazareno
Sulle dune del negro deserto
si mordono la coda i serpenti,
si fan l’un l’altro l’occhiolino
gli avvoltoi; e l’occhio butta
il saggio al di là dell’orizzonte:
neanche domani la pioggia,
e così forte nitriscono i cavalli
pria di cader nell’ombra loro
seppelliti

SVEGLIA BUDDHA ALL’ALBA

Sveglia Buddha all’alba
il sorriso bianco
dell’anima tua bambina:
a oriente butti lo sguardo,
lasciando sia il Sole
coi suoi raggi d’oro
a pettinare la scompostezza
della corvina tua nuvola

E sei tu del Sole Ministra,
femminilità in battaglia
che nell’acqua del fiume
annacqua degli specchi
gl’inganni cotidiani

IL SETTIMO GIORNO

Il Settimo giorno
l’epitaffio scrisse
sul Creato

… immobile rimase
a guatare le genti
e il grano falciato

UN BACIO

Se un bacio ti chiedo,
sempre è no e no e no
Chissà perché!
Ancor non capisco:
quando uno affoga,
sempre da solo affonda,
indarno cercando
di ghermire il bambino
che sol ieri fu

SFIDA DI DONNA

Piano sfilati le mutandine
e in un sussurro all’orecchio
la verità suggeriscimi:
l’amore è qui,
un vuoto infinito,
un buco da riempire

PER TE SONO MORTO

Per te sono morto cento anni fa
con un diamante legato al collo,
affogato insieme a una pietra

Per te sono morto, sono morto
come tutti i coglioni non amati
E non ti ho chiesto di ricordarmi
e nemmeno d’essere immortale
sui gradini della tua poesia

Per te sono morto,
non a sufficienza però,
così continuo a pregarti di buttarmi
giù dalle scale dei tuoi residui pensieri,
affinché possa raggiungere la pace
a rotta di collo

ICONA MARILYN

Memoria
non m’è in difetto;
ma quale allegria,
quanto dolor celato
nell’immagine della donna
– ieri diva, oggi icona

LA NOTTE

La notte, sì profonda,
sì misteriosa, sì buia:
ma per te che alla vita
che si rinnova ci credi,
la Grazia già t’aspetta
quando l’alba sarà.

PIETÀ E VERITÀ

Molto peggio
d’un peperoncino
nel gargarozzo
di colpo buttato giù,
nutrendo forse
la speranza
che il fiato ti strozzi:
non conosce pietà
la Verità;
di dentro ti brucia,
e, una a una,
le ingenue certezze
– che con un fil di vento
insieme le tenevi legate –,
le disfa e le scioglie lei
per restituir loro libertà,
per farti capire
che un folle fosti e solo questo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Più di Dorian Gray perfido e vecchio

  1. romanticavany ha detto:

    Quanteeeeeeee, Mi è molto piaciuta SVEGLIA BUDDHA ALL’ALBA, però non ho finito di leggerle. Passo Domenica. Ciao,1 Bacio

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ti sei spaventata, sono troppe. 😀 Credo di immaginare perché ti è piaciuta soprattutto “Sveglia Buddha all’alba”. ;-*
    Torna pure quando vuoi, cara Violetta. Qui è sempre aperto.

    Un bacio a te. ;-*

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  3. romanticavany ha detto:

    Le mie più sentite, sono :Sveglia Buddha all’alba, lo “Sparo” è denso di significati, la Notte,

    LA NOTTE
    La notte, sì profonda,
    sì misteriosa, sì buia:
    ma per te che alla vita
    che si rinnova ci credi,
    la Grazia già t’aspetta
    quando l’alba sarà.
    E’ stupenda
    Mi piace anche PIETÀ E VERITÀ, perché tutti abbiamo quel peperoncino nel gargarozzo per una cosa o per l’altra che ci fa stare Male.

    Carissimo Love King come si fa a non ammirarti. Ciao Buona serata ti voglio sempre bene e stupore

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hai fatto una scelta rigorosa e giusta a mio avviso. Piacciono anche a me le poesie che hai scelto. Va da sé che non tutte le cose che scrivo hanno un qualche valore.

    Chissà per chi la scrissi “Sveglia Buddha all’alba”: 😉 Io una mezza idea ce l’avrei. 😉
    Visto che ti piace così tanto, perché non me la rubi? ^_^ Puoi farlo, sai.

    Grazie infinite di avermi letto, carissima Violetta. ❤

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