Una sporca faccenda

Una sporca faccenda

di Iannozzi Giuseppe

Uscì dal cascinale tenendo vivo un passo leggero ma determinato. La pistola in mano, nella destra, il dito sul grilletto. Era una bella giornata, perfetta: l’alba era di un bel colore rosso sangue, come sempre sulle cime innevate delle montagne. Il fiato caldo diventava un fumetto a contatto con l’aria fredda. L’uomo trovava fosse divertente.
La neve rapiva le impronte dell’uomo: erano quelle di una persona né troppo robusta né mingherlina.
Poco prima di uscire dal caldo rassicurante ambiente della casa, stava ascoltando il notiziario: una vecchia radio, degli anni Cinquanta, trasmetteva le notizie.
Era carica. Il grilletto era già per metà premuto.
Puntò.
pitbullIl mirino era sulla fronte dell’animale.
Abbaiava. E l’eco di quell’abbaiare era davvero una nota stonata. Ma presto si sarebbe spenta.
Non era giusto che finisse con un colpo in fronte. Lui la pensava così.
L’uomo spostò il braccio dritto e la mano con la Beretta. Portò il mirino sull’orecchio dell’animale. Così andava già meglio: il proiettile gli avrebbe fracassato il cranio, da orecchio a orecchio.
Il pitbull prese ad abbaiare più forte, con rabbia impotente.
Gliel’avevano portato dicendogli che aveva quasi ammazzato un bambino di quattro anni, che giocava in giardino. L’animale era sfuggito al padrone, che lo teneva sì al guinzaglio ma senza museruola; si era poi scoperto che il guinzaglio non era adeguato, usurato, mangiato in più punti, inutile perfino per la più mansueta delle pecore.
Sputò sulla neve tenendo lo sguardo incollato sul pitbull, su quella sua boccaccia schiumante.
George Bush non poteva essere più rieletto. Otto anni erano passati. Otto lunghi anni. Alla radio il giornalista si era spiegato bene, con chiarezza.
Il cagnaccio schiumava e ringhiava: sospettava che quelli che stava vivendo erano i suoi ultimi attimi. Se solo avesse potuto spezzare le sbarre di acciaio, gli sarebbe saltato addosso, strappandogli la giugulare e tutto il resto.
Il bambino era stato soccorso in un bagno di sangue: un agnello mezzo sbranato, così gli avevano detto. Il cane gli aveva portato via più della metà del viso, si era poi accanito sulla parte alta del cranio, strappandogli lo scalpo. Quando il padrone era finalmente riuscito a calmare la bestia, era troppo tardi. L’uomo era stato denunciato. Non gli sarebbe successo niente a quel figlio di puttana, solo il pitbull avrebbe pagato. Una vera schifezza.
La Beretta era il prolungamento della mano.
I denti bianchi della bestia abbaiavano rabbia.
Il grilletto fece la sua corsa sotto la spinta del dito.
Cadde giù.
La testa spappolata.
Il proiettile gli era esploso nel cranio, spargendo nell’intorno ossa, materia grigia e sangue. Il cadavere del pitbull giaceva in una pozza rossa, il cranio portato via per metà.
Diede le spalle al cadavere. Non spettava a lui seppellirlo o darlo alle fiamme.
Un piede avanti l’altro, e tornò al cascinale, lasciando dietro di sé le tracce del suo cammino. Che in pochi minuti sarebbero state cancellate dalla prossima nevicata.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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