“Sulle tracce di Kim” (Edizioni Settecolori) di Peter Hopkirk – recensione di Iannozzi Giuseppe

Sulle tracce di Kim

Il Grande Gioco nell’india di Kipling

Peter Hopkirk

di Iannozzi Giuseppe

Sulle tracce di Kim - Peter Hopkirk - Edizioni Settecolori

Peter Hopkirk è conosciuto in Italia soprattutto per il romanzo “Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia centrale”, “Diavoli stranieri sulla Via della seta”, “Alla conquista di Lhasa, La ricerca dei tesori perduti dell’Asia centrale”, tutti pubblicati tra il 2006 e il 2010 per Adelphi Edizioni.
Peter Hopkirk, figlio di Frank Stewart Hopkirk, un cappellano di carcere, crebbe nell’Essex; frequentò la Dragon School di Oxford, e ben presto cominciò ad appassionarsi ai romanzi di spionaggio. Attraverso i libri di Rudyard Kipling conosce l’India e se ne innamora. In qualità di ufficiale prestò servizio nei King’s African Rifles, e in seguito esordì come giornalista a Fleet Street, che fino al 2005 ha ospitato rinomate agenzia stampa e quotidiani britannici. Alcune leggende vogliono che proprio in Fleet Street vivesse un barbiere assassino, il famoso Sweeney Todd le cui malefatte sono raccolte e raccontate nel romanzo horror “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street” (attribuito a James Malcolm Rymer e/o Thomas Peckett Prest).
Peter Hopkirk scrisse sei libri e viaggiò instancabilmente per buona parte della sua vita: ha conosciuto da vicino l’Asia centrale, la Russia, l’India, la Cina, il Pakistan, l’Iran, le regioni caucasiche e quelle della Turchia orientale.
Prima di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura, fu reporter per la Independent Television News e corrispondente da New York per il Sunday Express; finite queste esperienze, scrisse per quasi vent’anni sulle colonne del Times, producendo un numero davvero notevole di articoli. Hopkirk fu premiato dalla Royal Society for Asian Affairs per i suoi libri e i suoi viaggi,
Robert Carver non ha dubbi, “Sulle tracce di Kim. Il grande gioco nell’India di Kipling” è un “diario meravigliosamente scritto e accattivante che affascinerà anche coloro che non hanno mai letto Kim.” Questo lavoro di Peter Hopkirk arriva in Italia grazie ai tipi Settecolori, Tradotto da Giuseppe Bernardi, Sulle tracce di Kim si rivolge a tutti gli amanti di Kipling, ma non si pensi che sia un libro adatto soltanto a chi ha amato il romanzo kipliniano – che nel 2003, in un sondaggio della BBC, è stato eletto come il romanzo più amato del Regno Unito –, Peter Hopkirk infatti ripercorre le tracce di Kim nell’India di Kipling, mettendo in evidenza anche tanti aspetti dell’India odierna. “Kim” non è un semplice romanzo di finzione: Kipling si ispirò a personaggi legati al buddismo tibetano, a figure appartenenti ai servizi segreti britannici ad Ambala, al folclore del subcontinente indiano e non solo. Per Margaret Drabble e Jenny Stringer (si veda “The Concise Oxford Companion to English Literature” – Oxford University Press, 2007), il romanzo “presenta un quadro vivido del paese, con le sue popolazioni brulicanti, religioni e superstizioni, e la vita nei bazar e nelle strade.”
Peter HopkirkPeter Hopkirk mette in luce il subcontinente indiano, quello che vide Kipling e quello che ha potuto veder lui con i suoi propri occhi. Se è vero che Kipling celebrò il Grande Gioco, il conflitto politico fra la Russia e l’Impero Britannico nell’Asia centrale, allora è per noi priorità non rimandabile dire a gran voce che, oggi, Hopkirk lo riscopre e lo investiga in maniera impeccabile nel suo “Sulle tracce Kim.” Hopkirk parla del passato ma anche del presente, perché il Grande Gioco ha lasciato nella storia dell’India un segno sicuramente indelebile, che vivrà ancora per molto tempo nella memoria di russi, inglesi e indiani.
L’opera di Kipling è ambientata dopo la seconda guerra anglo-afghana (1878 -1880) e ben prima della terza (1893-1898), e Peter Hopkirk subito mette le carte in tavola scrivendo a chiare lettere che “[…] Kim […] è l’orfano di Kimball O’Hara, irlandese, sergente portabandiera, di servizio con il suo reggimento in India, e di Annie Shott, bambinaia nella famiglia di un colonnello inglese. Entrambi erano morti quando Kim era ancora piccolo, prima lei, di colera, lui dopo, di alcol e oppio. […] Kim insomma è cresciuto come fosse un indigeno. […] Tutti i suoi amici sono indiani, siano musulmani, hindu o sikh […] Kim […] venne scritto in un periodo in cui il punto focale del Grande Gioco aveva cominciato a spostarsi dall’Afghanistan al Tibet. In India, o a Whitehall, non era un segreto che i russi fossero interessati al Tibet, poiché il famoso esploratore russo, nonché colonnello dell’esercito zarista, Nikolaj Prževal’kij, aveva fatto due tentativi infruttuosi, insieme alla sua scorta armata di cosacchi, per raggiungere la città santa di Lhasa.”
Il vecchio lama è una figura fondamentale nell’India di Kipling, e Hopkirk lo sa bene: “Sveglio e astuto oltre gli anni che ha, conosce a fondo tutto ciò che succede nelle brulicanti stradine e nei bazar di Lahore. […] il lama, come questi pellegrini del Ventesimo secolo, seguiva dunque una tradizione unica secondo cui i monaci buddisti venivano da molto lontano, un tempo a piedi, per vedere i luoghi sacri della loro fede in India, la terra in cui essa era nata. Fra i primissimi erano i convertiti che venivano dalla Cina, in cui la nuova rivoluzionaria religione era arrivata attraverso il Karakorum e i paesi del Pamir, Il più famoso di questi pellegrini fu l’intrepido viaggiatore Fa-hsien, che nel 399 d.C. partì verso occidente lungo la Via della Seta fino a Kashgar prima di ripiegare a sud per l’India. […] la cosa certa è che quel momento ha segnato l’inizio di una singolare e toccante amicizia e vicinanza, tra gioventù e vecchiaia, che avrebbe condotto, mentre si era alla ricerca del fiume sacro, alle più tenebrose acque del Grande Gioco.”
È lo stesso Peter Hopkirk a sottolineare nel suo lavoro “Sulle tracce di Kim” che “il vero eroe del capolavoro di Kipling non è Kim né il lama. È l’India stessa – «questa bella terra dell’India» –  alla quale egli dovette molto e con la quale resterà sempre associato […]”.
Sulle tracce di Kim. Il grande gioco nell’India di Kipling, libro di viaggi e insieme detective story letteraria, è opera fondamentale per comprendere più approfonditamente l’India, terra che pur accogliendo in sé il XXI secolo tecnologico, non rinnega quelle che sono le sue profonde radici culturali. L’India è (ancora) quella di Kipling e che con particolare erudizione Peter Hopkirk ha ritratto nel suo “Sulle tracce di Kim”, lavoro davvero mirabile che non può mancare nella biblioteca di famiglia.

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Sulle tracce di Kim – Peter Hopkirk

Sulle tracce di KimPeter Hopkirk Edizioni Settecolori – Collana: Foglie d’Erba – Traduzione di Giuseppe Bernardi – I edizione italiana – Pagine: 282 – Data uscita: 28/01/2021 – ISBN: 9788896986288 –

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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