Lily e Barbarossa (Una storia quasi romantica)

Lily e Barbarossa

Una storia quasi romantica

di Iannozzi Giuseppe

Lily

A Lily non interessavano i libri di storia e nemmeno la politica la solleticava. Di simili baggianate non se ne curava affatto. Al limite leggeva un fumetto romantico o una rivista femminile, non di rado sbuffando, tirando su un’aria un poco imbronciata, liberando un “oh!” con la bocca a cuore.
Era lei la più carina della classe e lo sapeva. A dirla tutta era la più carina della scuola. Non c’era maschietto che non sospirasse quando lei appariva. Lily non era semplicemente bella, era di più, era già quasi donna: folti e lunghi cernecchi d’un colore tizianesco le scendevano in libertà fino a sfiorarle il fondoschiena, occhi azzurri e curve mozzafiato. Lily somigliava a Rita Hayworth, ma sul suo volto di donna bambina non c’era ancora traccia di consumata malizia. E labbra polpose, fragolose, una delizia che stregava. Noi ragazzi non potevamo davvero fare a meno d’ammirarla. Con trepidazione aspettavamo solo che aprisse bocca per mostrarci il suo sorriso perfetto, bianco, candido più della neve. Pendevamo dalle sue labbra per qualsiasi cosa dicesse. In bocca a lei le banalità subito cangiavano natura per essere giovane tenero peccato per cui ben valeva di morire una dieci cento mille volte.

Per quanto ci sforzassimo di apparire carini, grandi e furbi, dei veri maschi, Lily non si lasciava incantare. I nostri poveri trucchetti, per sembrare più maturi di quanto non fossimo, erano soltanto dei penosi tentativi che tutt’al più la facevano sorridere, e morta lì. Lily ce l’aveva un ragazzo, uno con la moto e già maggiorenne: suonata la campanella c’era sempre lui, il Centauro, ad aspettarla.

Approfittai delle feste pasquali per lasciarmi crescere la barba, con gran disappunto di mia madre che ruppe i timpani a più d’un santo in cielo. Finite le vacanze e tornato sui banchi di scuola, di primo acchito in pochi mi riconobbero. Gli altri ragazzi avevano sì e no quattro peli sul mento al contrario di me che, seppur ancora adolescente, la barba ce l’avevo già completa. L’invidia dei miei coetanei era palese sui loro volti glabri e scipiti; le ragazzine reagirono chiedendomi il perché e il percome, per infine sentenziare che a loro la barba non piaceva affatto, che i maschietti li preferivano di gran lunga appena rasati e profumati. Il disappunto femminile non mi colse di sorpresa. Le mie compagne di classe avevano tutti dei ragazzi: alcuni avevano lasciato la scuola subito dopo l’istruzione obbligatoria, altri invece pasticciavano in qualche collegio, ma nessuno aveva ancora la barba completa… quattro timidi peli sotto il mento e uno o due sulle guance al massimo… avevano forse bisogno di radersi? Sotto i baffi me la ridevo, e quando Francy, la più generosa di petto, mi disse chiaro e tondo che la barba a lei faceva schifo, mi limitai a farle notare che aveva baffi più folti la nostra insegnante di italiano che non il suo ganzo.

Lily non disse niente in merito… per lei continuai ad essere quel che ero sempre stato, vale a dire che non le facevo né caldo né freddo, con o senza barba.
Fu dopo il Memorial Day, nel corso d’uno sciopero che, per la prima volta, Lily mi chiamò Barbarossa.
Noi si era fuori. Di entrare a scuola non ci passava manco per la testa. C’era sciopero. Per quale dannata ragione? Vallo un po’ a sapere! Sapevamo però che c’era e tanto bastava. Il motivo non era importante. Tutti gridavano davanti al cancello: “Sciopero, sciopero, sciopero…” E così fu. Al solito era l’occasione buona per fare baldoria. Al momento di formare i vari gruppetti che poi si sarebbero persi lungo le strade della metropoli, Lily mi chiamò forte “Barbarossaaa…”, scavalcando la caciara d’attorno. Barbarossa non potevo che essere io. Fingendo disinteresse le fui subito accanto. Lily era una madonna in quel giorno di sole e libertà, più bella d’un sogno, più bella di qualsiasi attrice avessi mai visto al cine.
“Che si fa? Non ho voglia di unirmi ai soliti gruppetti…”
Era un invito?
“Non lo so”, dichiarai accendendomi una sigaretta e offrendone una a lei.
Accesi prima la sua sigaretta, poi la mia. Dopo un paio di boccate, Lily pigolò un ‘grazie’.
“Che cosa strana, hai la barba mezza rossa!”, mi punzecchiò lei.
Con un cenno del capo, un poco imbarazzato, le feci capire che era proprio così.
“Ma la decolori?”
“Non sia mai. E’ così punto e basta.”
“Barbarossa!”
Avevo un pacchetto di sigarette quasi intonso e il walkman con dentro una musicassetta di Bob Dylan, e la barba rossa su buona parte delle guance: questo la convinse a bigiare la scuola insieme a me e a nessun altro. Senza dire niente a chicchessia prendemmo la nostra strada. Poco o nulla ci importava la mèta. Dovevamo andare, camminare fianco a fianco e far volare via cinque ore prima di poter far ritorno a casa.
Le ore volarono in fretta, troppo in fretta.
Lungo le strade della città Lily e Barbarossa, ma i miei occhi erano solo per lei, per la sua bocca di fragola, per i suoi occhi di cielo, per la tempesta tizianesca dei suoi riccioli, per il suo petto di madonna, per le sue lunghe gambe sui primi tacchi. Non ricordo molto altro: nel cuore e nella mente lei solamente.

Non accadde più che io e Lily rimanessimo fianco a fianco, da soli.

Lei continuò a chiamarmi Barbarossa, però mai un bacio o un segno che mi facesse sperare che un giorno, per bontà o pietà, mi avrebbe avvolto e sconvolto nella tempesta della sua bellezza.
Come per tutti i miei amori adolescenziali, anche di Lily negli anni a venire non seppi più alcunché. Ricordo però ogni suo sorriso, e le sigarette che mi scroccava e io felice di farmi spolpare il pacchetto da lei, da Lily, felice di condividere con lei la voce miagolante di Dylan passandoci le cuffie come in una specie di magia, mentre la metropoli, con i suoi stupidi dandy appostati a ogni angolo, scompariva dalla nostra vista.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Lily e Barbarossa (Una storia quasi romantica)

  1. Nadia Fagiolo ha detto:

    Un tenero racconto di gioventù. Un interesse non ricambiato. Beh, almeno una volta nella vita è capitato a tutti. Le tue poesie e i tuoi racconti hanno sempre qualcosa di universale.
    Sai, in un certo senso mi hai ricordato le sfighe romantiche narrate nei racconti di Verga. Forse hai lasciato riaffiorare un po’ di spirito siculo? 😄
    Ciaooo.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Direi di sì, almeno una volta nella vita è capitato a tutte/i di andare incontro a un amore non corrisposto. Non so se i miei racconti abbiano un qualche elemento che li renda universali, però se piacciono ai miei quattro lettori manzoniani mi sento soddisfatto. Poesie, fortunatamente, non ne scrivo più. Oggi ne ho scritta una nuova e schifato l’ho subito cancellata. E mi sono sentito sollevato.
    Magari fossi un grande come Giovanni Verga, io sono solo io, un piccolo scrittore di cui non rimarrà traccia alcuna.
    Non ho radici sicule, Nadia. Amo Verga e lo amo oltremodo, ma non ci penso neanche a imitarlo.
    Grazie del bel commento.
    Aspetto che tu scriva dei nuovi racconti, lo sai. 😉

    Ciao.

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