Jule Busch: “La figlia d’Europa. Il sogno infranto di Elena Maestrini” – intervista all’autrice

Intervista a Jule Busch

La figlia d’Europa

Il sogno infranto di Elena Maestrini

Iannozzi Giuseppe

La figlia d'Europa. Il sogno infranto di Elena Maestrini -Jule Busch

1. Jule Busch, quale profonda necessità ti ha spinta a scrivere “La figlia d’Europa” (96 Rue de-La-Fontaine Edizioni)?

Ho pubblicato diversi testi narrativi e poesie in numerose antologie, ma mai un libro tutto mio. Pur essendo appassionata dalla scrittura, guardandomi intorno, a volte ho pensato che la pubblicazione di un libro è quasi un atto di autocompiacimento dell’autore stesso. Non è necessariamente una valutazione negativa, non lo trovo sbagliato, solo che non faceva il mio caso. A questa domanda avrei potuto rispondere solo: “Perché mi piace scrivere”, invece oggi vorrei rispondere: “Avevo da dire qualcosa alla collettività”.

2. Sottotitolo del tuo lavoro è “Il sogno infranto di Elena Maestrini”. Perché hai scelto di far convergere la tua attenzione intorno a Elena Maestrini, lasciando quasi in disparte le altre vittime?

Lavoro come giornalista per il quotidiano online IlGiunco.net, siamo una realtà della provincia di Grosseto e solitamente non trattiamo la cronaca nazionale, a meno che non riguardi il nostro territorio. Elena Maestrini è nata e cresciuta proprio qui in Maremma, a Bagno di Gavorrano. Ho seguito il suo caso fin dall’giorno dell’incidente, il quale ha avuto un impatto enorme e ai tempi aveva completamente paralizzato la sua comunità. Il libro racconta anche questo; l’impatto mediatico sul suo paese, le reazioni, gli amici, le iniziative in sua memoria, ma soprattutto il dolore dei genitori e la disperata ricerca di giustizia in tutte le sedi. Nel mio ruolo ho raccontato spesso del padre di Elena, Gabriele Maestrini; delle sue numerose iniziative di protesta e di quel suo senso di impotenza davanti a troppe porte chiuse e risposte negate. Nel libro mi sono concentrata sul suo caso, sulla sua lotta continua e la sua forza instancabile, perché conosco bene il suo percorso e perché da anni lo seguo da vicino.

3. Il 20 marzo 2016 al chilometro 333 dell’autostrada Ap7 persero la vita tredici ragazze. Fu la strage dell’Erasmus. Jule Busch, che cosa puoi dirci delle altre dodici ragazze?

Posso dire che sono morte senza un perché, esattamente come Elena Maestrini: giovani donne, tutte brillanti studentesse, senza eccezione. Pensando alla misura di questa tragedia è difficile aggiungere altro, ma il percorso dei genitori di Elena e la loro battaglia legale unisce con lo stesso doloroso filo conduttore tutte e 13 le famiglie delle ragazze morte. Il percorso legale lo stanno affrontando insieme.

Jule Busch

4. A tutt’oggi non c’è un colpevole. Si è parlato di un errore umano dietro la strage, ma la Spagna non ha riconosciuto colpevole il conducente del pullman. L’autista risultò negativo ai test su droga e alcol. Jule Busch, tu che idea ti sei fatta della giustizia spagnola?

Sicuramente ha lasciato un vuoto enorme, ma con questo libro non voglio sostituirmi alla giustizia, vorrei invece dare l’opportunità al lettore di formarsi un’opinione sull’accaduto raccontando quello che è successo. Il conducente è ovviamente il soggetto chiave di tutta la vicenda perché è stato lui al volante del pullman in quella tragica notte, è inoltre l’unico indagato per l’accaduto, ma a mio avviso non è una responsabilità così universale e categorica. È compito della giustizia individuare la/le responsabilità dell’incidente e mi piacerebbe raccontare anche ciò che accade in aula, ma, nonostante fossero passati quasi cinque anni dall’incidente, le porte dei tribunali spagnoli non si sono aperte e non si è ancora svolto alcun processo.

5. Dopo aver dato alle stampe “La figlia d’Europa”, che cosa ti aspetti? Si è giunti alla terza archiviazione, e, giustamente, Gabriele Maestrini vuole sapere perché sua figlia è morta su quel pullman assieme ad altre dodici ragazze.

Stando agli ultimi aggiornamenti del settembre 2020 il conducente è stato rinviato a giudizio, un processo di cui, però, non si conosce la data perché di fatto non è stata stabilita.
Spero che il libro possa sensibilizzare l’opinione pubblica e nello stesso tempo rimanere un testo che raccoglie e racconta i dettagli di quello che è accaduto. Come dicevo prima, in questi anni ho seguito da vicino la vicenda dell’incidente e spesso mi è capitato di dover cercare negli archivi la cronologia esatta degli eventi, specialmente della battaglia legale. Ad un certo punto mi sono chiesta: “Se ho difficoltà a ricordarmelo io, fra qualche anno, chi potrà ricostruire tutti i pezzi di questo triste puzzle?”. Credo non sia giusto che venga dimenticata questa tragedia e personalmente trovo inoltre doveroso che qualcuno dia delle risposte a tutti quei genitori che hanno perso una figlia.
Non ho la presunzione che questo libro possa fare tanto da accelerare i tempi della giustizia, ma intanto è nato. Finché un’ingiustizia rimane nascosta al pubblico c’è sempre la giustificazione di non averla conosciuta, invece eccone una, raccontata bianco su nero.

6. All’indomani della terza archiviazione, Gabriele Maestrini ha avuto modo di dire a chiare lettere che non è stato preso in considerazione il rapporto della polizia catalana che, attraverso i periti, aveva rilevato in un’ora ben 74 anomalie nella guida dell’autista quella tragica notte del 20 marzo 2016. Jule Busch, perché la giustizia spagnola funziona in una maniera a noi incomprensibile?

Il rapporto dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, ha rilevato che un minuto prima dell’incidente, l’autobus è passato da una velocità di cento a settantaquattro chilometri orari, per ritornare subito dopo a cento, poco prima dello schianto, ma quel rapporto viene ignorato dalla magistratura fino alla fine del 2018, due anni dopo l’incidente. In seguito viene incaricato un perito per valutare le condizioni del pullman, ma il mezzo per tutto il tempo era rimasto abbandonato (e saccheggiato) in un deposito giudiziario all’area aperta senza recinzioni e non c’era rimasto più niente da valutare. Quella perizia è datata 18 marzo, ma giunge alle famiglie il 20 marzo 2019. Il giorno del terzo anniversario dell’incidente.
Mi piacerebbe pensare che tutto questo sia da ricondurre a una catena di errori, diciamo burocratici. La domanda giusta è forse “Ma la giustizia spagnola funziona?”. 

7. “La figlia d’Europa. Il sogno infranto di Elena Maestrini”, Jule Busch, credi possa sensibilizzare chi ancor oggi chiude gli occhi di fronte alla strage dell’Erasmus?

Quando è uscito il libro il 20 marzo 2020, in concomitanza con il quarto anniversario dell’incidente, ho riscontrato diverse reazioni da parte dei lettori e devo usare il termine “purtroppo” quando dico che molte persone non erano a conoscenza del fatto che non si è mai svolto un processo per quella strage. Molti sono rimasti sorpresi ed amareggiati. La maggior parte degli italiani ricorda la notizia dell’incidente, ma dopo il fatto di cronaca in per sé, l’interesse pubblico è sbiadito e anche i media si sono concentrati poco sugli sviluppi giudiziari.
Non credo sia una colpa dimenticare le tragedie altrui, è probabilmente un meccanismo umano del tutto automatico. Spero però, per chi decide di leggere il libro, che questa tragedia se la faccia propria, perché questo caso ne ha ancora tanto bisogno.

8. Se dovessi lanciare un appello per attirare l’attenzione su Elena Maestrini e le altre dodici ragazze che l’opinione pubblica ha quasi dimenticato, come lo formuleresti?

Sono madre di tre ragazzi adolescenti e proprio mia figlia desidera fare un’esperienza Erasmus. Io stessa sono nata e cresciuta all’estero e a volte mi sento una figlia d’Europa anch’io. Le giovani generazioni di oggi lo sono senz’altro. È un loro (bellissimo) diritto poter esplorare le loro possibilità future senza frontiere. Lo stesso che avevano colto anche Elena Maestrini, Valentina Gallo, Francesca Bonello, Elisa Valent, Lucrezia Borghi, Serena Saracino, Elisa Scarascia Mugnozza, Julia Mang, Chloé Chouraqui, Christina Unger, Mohina Abdusaidova, Phuong Anh Tran e Verónica Matcovici.
Nel 2016 erano state definite da tutti le “figlie d’Europa”, ma poi si sono spenti i riflettori. Oggi il loro destino ha ancora bisogno di attenzioni, di qualcuno che tenga accesa una luce sull’accaduto. Noi, che abbiamo la possibilità di farlo, non dovremmo permettere che vengono dimenticate.

ACQUISTA DALL’EDITORE

La figlia d’Europa- Jule Busch

La figlia d’Europa. Il sogno infranto di Elena Maestrini – Jule Busch – 96 Rue de-La-Fontaine Edizioni – collana: libri di testimonianza – Anno edizione: 2020 – pagine: 148 – ISBN: 9788893990271 – € 10,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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