Sia Bruto che Giuda vogliono

Sia Bruto che Giuda vogliono

ANTOLOGIA VOL. 236

Iannozzi Giuseppe

Snowflake

TI HO DIMENTICATA?

ho finto di dimenticarmi di te
ho finto e mi sono fatto del male
ho finto di dimenticarmi di te
per immaginare le tue lacrime
scivolare leggere sul ricordo di me

quasi un angelo io
quasi un demone assetato
del battito del tuo cuore

ho finto di voltarti le spalle
non sopportavo più l’idea
di sentirti giorno dopo giorno
un po’ più donna
forse un po’ meno mia?
ho finto e mi sono fatto del male
e ti ho cercata in mille stelle
alte in cielo ma niente
niente

con il fuoco
con il dolore della tua assenza
mi sono sfamato e dilaniato
sino a perdere la ragione
e la mia stessa presenza
davanti a un avanzo di specchio

ho finto e mi sono fatto del male

ho finto di dimenticarmi di te, sì
ricco di contraddizioni io
il male che covo dentro
quel maledetto che ingarbuglia il tempo
non ne vuol che sapere d’andar via
di darsi a orge di sentimenti
e di vani pentimenti

ti ho dimenticata?
no no no non ti ho dimenticata

ho finto di dimenticarmi di te
perché le tue lacrime
non le ho mai viste con i miei occhi

ho finto e mi sono fatto del male
ho finto e sono sicuro che hai pianto

ho finto e mi sono fatto del male
ho finto e ti ho fatto del male

ho finto
come sempre ho solo finto

IO, CALIGOLA

Da me tutti, tutti
vogliono qualcosa
Tutti pretendono
o questo o quello
Sia Giuda che Bruto
vogliono

E un po’ tutti mi temono
E un po’ tutti mi amano,
per un momento soltanto,
per quel poco o quel tanto
che per loro potrei fare

Per forza di cose
come Caligola dovrò
di giorno in giorno
pensare di più a me stesso

Circondato da pessimi figuranti
non è davvero possibile fidarsi,
d’obbligo guardarsi le spalle
e l’occhio gettare
a destra e a manca,
la lama cacciando
nell’epa del primo
che mostri l’appestato segno
d’avercelo torbido l’occhio

Più non conto
le teste cadute
accanto
ai nobili miei piedi;
e però sempre
un certo ribrezzo
misto a disprezzo
suscitano nell’animo mio

Piovono forti le accuse,
tiranno e arrogante
Vero o no,
ognuno ha flatulenze,
leggere e pesanti,
da mandare in giro libere;
m’è però sufficiente uno sguardo
all’Albero degli Impiccati
per rifarmi il naso
con profumo di morte che vale

GRAZIE A DIO

Grazie a Dio non sono poeta
e nemmeno un ciabattino,
un tiranno o un condottiero
Per Roma nostra basta Nerone

Sol penso che tutta la bellezza,
che ai miei piedi se ne muore,
qualcuno deve averla pensata

Meno d’un peto, ringrazio Dio
Sfamato a fagioli e fantasie,
il vino più buono me lo versa
in un vetro d’osteria l’amor mio

E quello che scrivo io
a tarda sera nei vespasiani,
giuro!, non lo saprà nessuno
al mondo mai, grazie a Dio

SILENZIO DI RASOIO

Sento anch’io
il bisogno
di parole dolci
che mi facciano
cadere in ginocchio
in segno
di profondo
ringraziamento

Più non reggo
il lamento mio
e quello più lungo
degli stranieri
A lungo
dai miei occhi
le cascate del Niagara,
e il morso del deserto
dentro all’anima mia
non è mutato

Più non ho parole
che siano di giustizia
Se i giorni ancora così
le labbra taglio via
con un colpo di rasoio
E in silenzio
il mio amen

MIO DIO!

Non chiamatemi
poeta, santo,
dottore
Meglio è
che sia solo
il vostro Dio

SENZA FINE

Era tanto tempo fa
che ti dicevo amore
Era poco tempo fa
che ti chiamavo rosa
Morivo e vivevo solo per te
in un crimine senza fine

AL POETA

Al poeta
non domandare
se la poesia poesia,
quale il significato.

Al poeta
non chiedere
chi è.

ERAN IERI I LIBRI

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

INNOCENTE

Non disperato
Accusato
d’esser un poeta

Ne uscirò innocente
nonostante lo spavento
che a ogni verso
mi prende

PER UN ISTANTE

Per un istante d’eternità
sarei morto
senza temer della verità
le avvolgenti lingue

che luna dopo luna
ci ricordano
che qui uomini siamo
sol perché domani
anche noi moriamo

SCRITTORE DI LETTERE

Ricordo
d’aver sentito dire
che è la strada
lunga e mal definita;
e credo sia vero;
non posso però fare
a meno d’allungare
il passo
e con la mia ombra
scendere giù in paese,
sfidando
nuvole sole e luna,
per capire sul serio
se sono io vivo
o se come fantasma
sono in casa rimasto
a scrivere lettere
che raccontano la vita,
quello che vorrei
poter ancora fare

DOVUNQUE IO E TE
(con versi alternativi)

Se le stelle in cielo alte all’unisono esplodono
e quaggiù non c’è un solo raggio di luce,
un altro uomo è però sulla spiaggia a piedi nudi
che trema e prega per un amore che è d’indecisione
Tutto quello che saremo è perché siamo stati

Puoi non credermi,
ma ognuno di noi ha una piaga
da sanare che si porta dentro,
come un grido infinito

Se rimetto le mie mani nelle tue
tu piangi insieme a me,
e le onde increspano il mare

Puoi non credermi,
ma ognuno di noi ha un segreto
che non intende spiegare
neanche a se stesso

Se una stella esplode e cade
al di là della linea dell’orizzonte
che solo immaginiamo ci sia,
rimaniamo oggi soltanto io e te,
e le impronte sulla sabbia
a inseguirci ovunque domani noi saremo
mano nella mano o no

SE TI LASCIO

Se ti lascio
andare
& domani
la luce
filtrerà
attraverso
le commessure
delle serrande
trafiggendo
la fotografia
del tuo volto
nella cornice
allora
avrò perso
la vita
insieme a te

LA DONNA MIA

Di neve la donna mia;
ma quanta pazza tenerezza
sul latteo suo petto,
tale e quale a quello
d’un uccellino piccolino
dal paradiso fuggito.

MI PARLI DELLA TUA GATTA

Mi parli della tua gatta,
di quella volta
che per seguirla
ti sei presa una storta;
di buon mattino
t’eri alzata
e non col piede sinistro,
a rotoli però ben presto
tutta o quasi la giornata.
E mi racconti
di quanti conti
sempre a fine mese,
sì tanti che alla fine
par che ogni cosa…
e non aggiungi altro
ché non sai spiegare.

Fra sbuffi e un sospiro,
calata la sera, ti dici stanca;
alla finestra appannata,
con passo felpato, t’avvicini,
e dalla testa scacci via
un pensierino cattivo;
e il mondo di fuori spii,
cercando tetti addormentati
e camini accesi che al tuo
un poco rassomiglino.

ARIANNA

Non va, non va non meglio
Quelli che tu e io abbiamo amato
si nono impiccati
con le loro stesse budella
La casa di Gesù dove ci riparavamo
dalla pioggia non c’è oggi più,
non c’è più

Come potevamo immaginare
che sarebbe accaduto tanto presto?
E’ stato un attimo
perché il corpo prendesse il volo
dalla finestra
A testa in giù cerchiamo di capire
perché è successo, perché il cervello era
più rosso che grigio
una volta fuori dal gioiello della testa

Il cappotto rattoppato,
la candela alla fine,
il sale sparso sul pavimento
C’erano tutti i segni
sotto i nostri occhi per capire
Avevamo altro per la testa
Non è davvero più possibile
tornare indietro; non va,
non va meglio, dobbiamo però
scopare via i vetri rimasti,
stare attenti alle schegge

Arianna, sei tu, sei ancora tu?
Sei sempre tu che occupi il telefono?
Qui va tutto per il peggio, viviamo
incastrati in un attacco di panico
Quelli che tu e io abbiamo amato
si sono impiccati
con le loro stesse budella;
e per noi che siamo rimasti in piedi
è così brutto vivere con il tuo fantasma
Così brutto, questo lo puoi capire…

IL VOSTRO SILENZIO

Verrà il giorno
che da me nudi e scalzi
vi presenterete
reclamando a gran voce
che sia io a parlare
Ma quel giorno
avrò io labbra serrate,
ed allora ricorderete
che ieri dono voi mi faceste
d’un silenzio sepolcrale

I.

Saltando
fuori dall’acqua
per un secondo appena,
con voce vuota di voce
il Pesciolino d’Oro
al Vecchio
– che non capiva
del sole al tramonto
la ragione – spiegò:
“In mare non gettare
i tuoi punti fermi
per farne delle esche”
E lui obbedì e morì

II.

Sono solo un uomo
e sono un uomo solo,
e il mio sogno è grande
e lei ha seni piccoli

Lei dice: “Non amo
gli uomini brutti; per te
farò un’eccezione”

Non ricordo altro,
no davvero

 

III.

La casa vuota,
e le mani?
Vuote pure quelle
Non conta stelle
il mio destino
Ma,
di tanto in tanto,
un po’ di vento
fra me, Buddha
e il cuscino

Come sempre,
di notte dei morti
ascolto le voci:
mi preparo
a incontrare
il mio funerale

IV.

Crepitano le voci
di noi in attesa
di Chi si dice sia eterno,
e crepitano nel camino
lingue di fuoco
che non sappiamo
bene interpretare

Sotto questo cielo,
che vediamo solo
per una infinitesima
porzione, chissà se
un miracolo c’è,
se domani un domani
per noi ci sarà

V.

Ho perso il vizio
e non è stato semplice
Dicevo ieri la mia
su questo e quello
Finiva che perdevo
sempre i pantaloni,
e così tutti mi rubavano
i pochi gettoni buoni
che tenevo in saccoccia
Non posso più,
non posso più dire
dell’uomo politico,
vedo sempre il politico,
l’uomo mai
Ma dallo zoo continuano
a fuggire animali,
e le scimmie sono…
sono un numero infinito,
e tutte si grattano la testa,
e tutte mi invitano
a considerare l’Aleph

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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