Fabio Frizzi, intervista al Maestro per “Backstage di un compositore” (Graphofeel edizioni) – di Iannozzi Giuseppe

Fabio Frizzi, intervista al Maestro 

“Backstage di un compositore”

di Iannozzi Giuseppe

Il 29 ottobre è uscito per Graphofeel edizioni il libro “Backstage di un compositore” di Fabio Frizzi, compositore, orchestratore e direttore d’orchestra. Nel corso di quaranta anni di attività, Fabio Frizzi non ha mai sbagliato un colpo, ha scritto tantissime colonne sonore, ha lavorato con musicisti, registi e attori di primo piano, ed è sempre rimasto fedele a se stesso, scegliendo di tenere un profilo basso.

In “Backstage di un compositore”  il Maestro Fabio Frizzi racconta di sé e del suo smisurato amore per la musica. Questa opera di esordio del celebre compositore di musica da film è scorrevole e avvincente quanto un romanzo, è un lavoro che possono leggere davvero tutti e non solo i musicofili.

“Hai scritto questo libro senza trascurare nessun lato del tuo carattere: sensibilità, ironia, estro, umanità, generosità, creatività, curiosità, empatia. Tutte queste cose sono riunite nel tuo sorriso.” Così scrive Vincenzo Mollica nell’introduzione al lavoro di Fabio Frizzi. Niente di più vero, posso assicurarvelo.

“Backstage di un compositore” è un lavoro necessario, necessario per conoscere meglio il Maestro Fabio Frizzi e le sue immortali colonne sonore.

Ecco a Voi l’intervista che il Maestro mi ha gentilmente rilasciato. Leggetela con somma attenzione. Regalate e regalatevi il suo libro e i suoi dischi.

Iannozzi Giuseppe 

Fabio Frizzi - Backstage di un compositore - Graphofeel

1 – Fabio Frizzi, “Backstage di un compositore”  è la sua autobiografia pubblicata da Graphofeel, un libro che molti suoi fan, con gran trepidazione, aspettavano. Per una volta lei è diventato scrittore; e “[…] L’artista non è di per sé un po’ strano, non è mai contento di quello che produce […]”, così scrive nei ringraziamenti.  “Backstage di un compositore” non è semplicemente una sequela di ricordi. Fabio Frizzi, la sua scrittura è sempre molto fluida e ricca di umanità, e a tratti si ha la netta impressione di leggere la sua vita in forma di romanzo. Come si è regolato per scrivere questa autobiografia?

Era un’idea che avevo in mente da tempo. Un modo per fare l’ennesimo bilancio, disegnare il fil rouge che ha unito tutti i puntini della mia esperienza, ritrovare le motivazioni che mi hanno guidato giorno dopo giorno nel mio rapporto con la musica, passione e professione diventate fin dall’inizio una cosa sola. E andando avanti nel racconto, una pagina dopo l’altra, ho avuto la conferma che in un certo senso il destino esiste veramente. O almeno qualcosa che assomiglia ad una regia superiore, che ci aiuta a “doppiare” tutte le boe che dobbiamo affrontare. È stato bello e appassionante mettermi al centro di questo romanzo e ritrovare tante persone che hanno condiviso, ieri e oggi, questa grande avventura. Regalandomi un po’ della loro realtà e aiutandomi a crescere, giorno dopo giorno.

2 – Fabio Frizzi, lei nasce in una famiglia dove la musica non è mai mancata, e questo, forse, ha giocato un po’ a suo vantaggio, facendole ben presto capire che la sua vocazione non era quella di farsi prigioniero delle pratiche di uno studio legale. In un certo senso, lei è stato (anche) un ribelle!

Si, e mi piace molto questa definizione. Chi mi conosce, almeno a prima vista non mi descriverebbe mai in questo modo. Ma riscrivendo e poi rileggendo le scelte che ho fatto in questo lungo arco di vita penso di essere stato (e di essere ancora) un po’ ribelle, quanto meno nel senso che ho cercato di non scendere mai a compromessi. Specialmente nelle cose importanti. Fare l’avvocato è una magnifica professione, e devo ammettere che i lunghi anni passati (anche) a preparare tanti esami mi hanno fatto conoscere da vicino il fascino straordinario di quella materia. Ma le passioni sono le passioni, e vivere una vita di lavoro facendo, tutti i giorni, quello che si ama veramente è un privilegio che non ha prezzo.

3 – Bach, Segovia, Jacques Brel, gli Shadows, ma soprattutto Carlo Rustichelli con la musica scritta per “Il ferroviere”, film diretto e interpretato da Pietro Germi, riuscì a commuoverla: “Una chitarra meravigliosa racconta questa storia, e ascolto dopo ascolto quella melodia mi conquistò, ancora oggi mi commuove.” E la chitarra è sempre stata sua fedele compagna nella composizione delle sue colonne sonore, non è forse così?

Assolutamente si! Spinto dalla mia fortissima curiosità sono stato affascinato da molti altri strumenti, fin dall’inizio. E devo ammettere che molto spesso pianoforte e tastiere varie sono il mio migliore supporto per i momenti creativi. Ma la chitarra è stata veramente il primo amore e il mio rapporto con lei è unico. Sarà per la sua forma, che ti permette di abbracciarla, di sentirla come una amica fedele e comprensiva, per i suoni che è in grado di esprimere, in tutte le sue forme e declinazioni. Quando ho cominciato a scrivere questo libro sono andato alla ricerca, nel disordine assoluto dei miei dischi e memorabilia, di quel vecchio 45 giri, quello con i due temi dal film “Il Ferroviere”. Non ci speravo molto. Poi da una bustina bianca anonima è saltato fuori, etichetta di uno strano colore viola scuro. I solchi sono rovinati, ma il giradischi è riuscito comunque a tirare fuori il tema per chitarra, scritto da quel genio del mio amico Carlo Rustichelli.

Fabio Frizzi - foto Floriana Ausili 2015

4 – Fabio Frizzi, per lei il grande successo arrivò grazie a Fantozzi, film diretto da Luciano Salce con Paolo Villaggio nei panni del ragioniere Ugo, ma lei è anche autore di moltissime altre colonne sonore: “Amore libero – Free Love”, “I quattro dell’apocalisse”, “La peccatrice”, “Le avventure e gli amori di Scaramouche”, “Roma, l’altra faccia della violenza”, “Febbre da cavallo”, “Sette note in nero”, “Zombi 2”, “Paura nella città dei morti viventi”, “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà”, “Delitto in Formula Uno”, “Superfantagenio”, “Tempi di guerra”, “Un ciclone in famiglia”, “Fratelli Benvenuti”, etc. Molti suoi lavori sono nati dalla collaborazione, nei primi anni di attività, con Vince Tempera e Franco Bixio.  Quali sono le colonne sonore alle quali si sente maggiormente legato?

Ce ne sono tante, ogni volta che scrivi la musica per un film, quella esperienza diventa un pezzo della tua vita. Tutti quelli che fanno parte del cast e della crew danno un contributo diretto, personale, alla realizzazione della pellicola, dal primo degli attori all’ultimo dei runner. E penso che basterebbe cambiare anche una sola figura professionale per avere un risultato finale diverso. La musica, non dovrei dirlo io, ha quasi sempre un ruolo centrale nel racconto cinematografico e tutti i film per cui ho scritto la colonna sonora sono un po’ come dei figli. L’ultimo nato è un horror prodotto negli Stati Uniti, il remake di “Castle Freak”, uscito pochi giorni fa sul network Shudder. Un commento musicale molto intenso e in un certo senso nuovo: e oggi mi piace brindare a lui!

5 – “Fantozzi”, “Il secondo tragico Fantozzi”, “Fantozzi 2000 – La clonazione” sono tre film con Paolo Villaggio, attore e scrittore che in “Backstage di un compositore” lei ricorda con molta tenerezza. Immagino sia stata una gran bell’esperienza lavorare con un attore così popolare e amato da un po’ tutti.

Quando ho conosciuto Paolo Villaggio era un promettente artista in carriera, scrittore, attore televisivo, una personalità forte e speciale che stava per lanciarsi nel grande mare del cinema. Ho sempre considerato un privilegio essere parte della squadra che ha fatto “nascere” Fantozzi, la preparazione del primo film, in particolare, con la scrittura della “Ballata”, le grandi emozioni vissute in sala mix, mi hanno lasciato ricordi fantastici e indelebili. Paolo, tanti anni dopo, quando ha deciso di girare l’ultimo episodio della saga “Fantozzi 2000 – La clonazione”, mi ha voluto nuovamente al suo fianco come autore delle musiche: e questo è stato un gesto che mi ha colpito particolarmente.

6 – Nel corso della sua carriera, lei ha avuto modo di lavorare con tanti registi e tutti importanti.  Ha scritto molte colonne sonore per i film di Lucio Fulci. Artisticamente parlando, eravate molto legati. Lei scrive che “Lucio era speciale. Gli piaceva essere il capo […]”.

Fulci, come tutti gli esseri umani, aveva pregi e difetti. Fra i pregi professionali quello che un po’ tutti gli hanno sempre riconosciuto è stata la capacità di stare dietro la macchina da presa. Nel senso che il mestiere del cinema lo conosceva bene, molto bene, e sapeva perfettamente cosa voleva tirare fuori dal cappello. Era anche straordinario nel gestire le risorse umane, i tanti tecnici e artisti di cui si circondava. Quindi si, quando partiva un progetto di Fulci il capo era assolutamente lui. La nostra collaborazione è durata 15 anni ed è una delle persone che mi hanno insegnato di più del rapporto fra cinema e musica.

7 – Un capitolo del suo libro è incentrato sulla lunga agonia del cinema italiano: la stagione politica della lotta armata è stata, probabilmente, una delle cause che ha portato la gente ad allontanarsi dai cinema. Lei, Fabio Frizzi, parla anche della polverizzazione dei generi cinematografici. E così cominciò a scrivere musiche per il teatro. Oggi, per ragioni diverse, il cinema tutto, e non solo, sta soffrendo non poco. Torneremo a vivere l’arte?

Le ragioni che hanno portato il cinema, italiano e un po’ di tutto il mondo, verso una crisi grave e progressiva sono state moltissime. Scrivendo la mia storia ho cercato di ricostruire alcuni dei momenti chiave in cui le abitudini sono cambiate e la sala cinematografica ha incominciato a perdere il suo ruolo di affascinante luogo di incontro e focolaio di emozioni. Non è difficile rendersi conto che la vita sul pianeta ha subìto un’accelerazione tecnologica impressionante in poche decine di anni e che i ritmi dell’esistenza ne hanno risentito in modo spesso traumatico. A volte penso al cinema, all’arte di raccontare storie da proiettare su un grande schermo, come a certe specie che vanno protette. Fortunatamente però chi ama il cinema lo ama veramente e una nuova popolazione di cinefili si sta consolidando, anche nelle nuove generazioni. Forse grazie a loro il mistero del cinema continuerà a vivere.

Fabio Frizzi - foto Floriana Ausili 2015

8 – Quentin Tarantino ha inserito nella colonna sonora del suo “Kill Bill: Volume 1” (2003) il tema principale da lei scritto per “Sette note in nero”. Che rapporti ha o ha avuto con Quentin Tarantino?

Quel tema era uno dei più popolari e amati fra quelli che avevo scritto con il trio per Lucio Fulci. Tarantino è un grande appassionato del regista romano e di quel periodo del nostro cinema. La richiesta è arrivata al nostro editore e l’incontro era fissato per l’anteprima di Roma al cinema Adriano. Alla fine Quentin ha disertato quell’appuntamento e abbiamo rinviato la stretta di mano a data da destinarsi. Ma l’inserimento del nostro tema in Kill Bill mi ha veramente entusiasmato!

9 – Lei ha anche scritto diverse colonne sonore per film TV e serie TV. Rispetto a quaranta anni fa, oggi scrivere colonne sonore è più facile o più difficile?

Tutto si evolve, tutto cambia, anche il gusto del pubblico e i sistemi di produzione musicale. Effettivamente di serie ne ho fatte tante, collaborando con diversi registi. Ma l’approccio creativo, quello è rimasto il mio. E sicuramente il “vecchio” cinema è stato una scuola professionale straordinaria. Insomma, credo che un artista debba cambiare, crescere, nella sua vita. Ma la cifra personale deve rimanere sempre riconoscibile.

10 – Con la nascita della rete è diventato più facile incontrare personaggi e mettersi in contatto con loro, e magari instaurare un rapporto di lavoro e di amicizia.

La rete è un moltiplicatore di rapporti, per sua natura. Quindi tutti i contatti, le occasioni di incontro e di collaborazione, sono diventati veloci e diretti. Ma la cosa che mi ha colpito di più, all’arrivo dei social media, è stato entrare presto in contatto con una vasta realtà di irriducibili appassionati del cinema italiano. E mi sono reso conto che Lucio Fulci, uno dei registi più rappresentativi del nostro cinema di genere, è amatissimo, ovunque. Negli Stati Uniti, per esempio, la sua eredità artistica mi ha accreditato in modo straordinario nel mondo dell’horror (e non solo), aprendo la strada a tante collaborazioni e numerosi tour di concerti.

11 – “Backstage di un compositore” è dedicato a suo fratello Fabrizio, ma non avete lavorato insieme.  E’ stata questa una vostra precisa scelta?

Eravamo innamorati entrambi delle nostre rispettive professioni, vicine come ambiente ma molto diverse tra loro; e avevamo scelto di essere i migliori tifosi, l’uno dell’altro. Qualche volta è capitato di trovarci sullo stesso palco, ed è stata sempre una gioia. Ma la regola era di dare il massimo tutti i giorni, ognuno nel suo specifico. Fabrizio è stato un fratello straordinario e non potevo che dedicare a lui questa mia autobiografia.

Fabio FrizziFABIO FRIZZI, compositore, orchestratore e direttore d’orchestra, autore di oltre cento colonne sonore fra cinema e serie televisive, vincitore di numerosi riconoscimenti, ha seguito le orme dei maestri del cinema italiano. Ha studiato pianoforte e molti altri strumenti, ma la grande compagna di una vita è la chitarra classica.

Oltre a comporre per il cinema ha firmato le musiche di moltissime serie Tv e spettacoli di varietà per le televisioni italiane. Scrive molto per il teatro e considera un fiore all’occhiello la creazione dei suoi numerosi balletti. L’inizio della carriera è stato segnato dal successo di una commedia iconica del cinema italiano, Fantozzi. Subito dopo ha costituito un trio compositivo con Franco Bixio e Vince Tempera; insieme hanno svolto una grande attività dal 1976 al 1979.Ha lavorato al fianco di famosi registi italiani: Luciano Salce, Steno, Vittorio Sindoni, Tonino Valerii, Gabriele Lavia, Bruno Corbucci, Carlo ed Enrico Vanzina. Una menzione speciale merita la collaborazione con il regista Lucio Fulci, durata dal 1975 al 1990, un vero e proprio fil rouge della carriera di Frizzi, che gli ha dato una visibilità e un apprezzamento internazionale fra i cultori del cinema di genere. The BeyondCity of the living deadI quattro dell’apocalisseSette note in neroSella d’argentoZombi 2Manhattan babyUn gatto nel cervello i titoli più popolari. Nel 2003 Quentin Tarantino, grande appassionato del cinema di Lucio Fulci, ha voluto inserire nella colonna sonora di Kill Bill: Vol 1 il tema principale di Sette note in nero. Dal 2008 Frizzi ha avviato molte collaborazioni internazionali, scrivendo la musica per cortometraggi di successo.

Dal 2013 lavora con alcune produzioni indipendenti statunitensi impegnate nel settore horror. Nel 2018, per la Cinestate di Dallas Sonnier e Fangoria ha realizzato la colonna sonora di Puppetmaster – The littlest reich. Ha in preparazione per lo stesso gruppo il remake di Castle Freak. Dal 2013 Frizzi sta girando il mondo con i suoi tre spettacoli che richiamano tanti appassionati praticamente ovunque in Europa, Nord America, Medio Oriente… Frizzi 2 Fulci, un tributo al regista Lucio Fulci; The Beyond – Composer’s cut, lo screening di un suo film di culto con la performance live della colonna sonora; Fabio Frizzi – Rewind, una “sventagliata” autobiografica retrospettiva di musica e aneddoti.

ACQUISTA DALL’EDITORE

Fabio Frizzi – Backstage di un compositore

Fabio FrizziBackstage di un compositore – Editore: Graphofeel – Collana: Intuizioni – Collana: Intuizioni – Anno edizione: 2020 -Pagine: 430 p., Brossura – ISBN: 9788832009699 – € 23,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Fabio Frizzi, intervista al Maestro per “Backstage di un compositore” (Graphofeel edizioni) – di Iannozzi Giuseppe

  1. Nadia Fagiolo ha detto:

    Bellissima intervista! Mi avete incuriisito.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come critico ti assicuro che “Backstage di un compositore” ha la stessa scorrevolezza di un romanzo. Più di quattrocento pagine dove Fabio Frizzi ripercorre la sua storia, e sotto il profilo umano e sotto quello professionale. Sono pagine ricche di aneddoti, di racconti, di musica, di piaceri, di delusioni. E sempre c’è cuore e un po’ di sana ironia nel linguaggio di Fabio Frizzi. In fondo, la vita di un artista è un romanzo. E’ una delle più belle biografie che io abbia mai letto.

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