“Gelem, Gelem. Io, Alievski” – Intervista all’autore Carlo Albè – di Iannozzi Giuseppe

Gelem, Gelem. Io, Alievski

Intervista a Carlo Albè

di Iannozzi Giuseppe

Carlo Albè

E’ uscita la nuova fatica letteraria di Carlo Albè, “Gelem, Gelem. Io, Alievski” (Youcanprint). La prima tiratura del romanzo in formato cartaceo è andata subito esaurita e la ristampa è prevista nel corso del prossimo anno. Al momento è disponibile l’ebook, che sta andando molto bene e che potete acquistare sul sito Youcanprint e in tutte le migliori librerie online.

“Gelem, Gelem. Io, Alievski” è una storia che colpisce il lettore alla bocca dello stomaco: Carlo Albè fa tabula rasa dei luoghi comuni e ci regala la sua verità, che è anche quella vista e vissuta da Musli Alievski della Ong Stay Human.

Ecco a Voi l’intervista che molto gentilmente l’Autore mi ha rilasciato.

Iannozzi Giuseppe 

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Gelem,Gelem. Io, Alievski – Carlo Albè

1. Carlo Albè,Gelem, Gelem. Io, Alievski” è il tuo settimo libro pubblicato. Quale esigenza non procrastinabile ti ha spinto a dar vita a questo nuovo lavoro?

E’ vero, siamo già arrivati a sette. Che sia un presagio, o meglio, un preludio di una crisi artistica? Scherzi a parte, questo libro nasce dall’esigenza di poter fare qualcosa per gli altri. Come ben sai, il ricavato sta finanziando alcune importanti iniziative di Stay Human, la Ong di cui Musli Alievski è Presidente, nonché Fondatore. Sai, Giuseppe, ognuno si “sporca le mani” a modo suo. C’è chi non si lascia sfuggire la possibilità di apparire sui social sorridendo al fotografo di turno, e chi lavora per dei mesi a un progetto, armandosi di una sola “penna”. Sono molto felice del risultato finale. 

2.Gelem, Gelem. Io, Alievski” è un libro che supporta le iniziative della Onlus Stay Human. Human Rights Have No Borders. Di che cosa si occupa Stay Human? Quali sono i suoi ideali?

Be’, Stay Human si occupa di aiutare tutte quelle anime disperate, che cercano l’approdo verso una nuova vita, magari camminando per molti giorni attraverso la rotta balcanica. E’ una Ong che lavora sul territorio greco, insomma non aiuta a casa nostra, come potrebbe pensare qualche ignorante della prima ora. E’ composta da molti volontari, Musli ne è comunque l’anima, e tutto ciò che viene creato porta sempre il suo imprimatur. E’ un ragazzo con una forte attitudine alla comunicazione, ma non gli piace molto apparire, e, soprattutto, non fa sermoni socio-assistenziali. Insomma, non è banale. E’ questa una qualità che apprezzo molto, non è infatti semplice essere originali.

 Gelem,Gelem. Io, Alievski. - Carlo Albè

3. Muski Alievski è l’io narrante di “Gelem, Gelem. Io, Alievski”, e la storia da te messa nero su bianco, Carlo Albè, è una sorta di diario. Il tuo lavoro colpisce dritto alla bocca dello stomaco. Realtà e finzione si mescolano in perfetta armonia, così come è giusto che sia. Perché hai scelto di scrivere una sorta di diario per raccontare di Alievski, della sua vita e delle tante traversie da lui attraversate?

Domanda diretta, risposta semplice. Ho pensato di utilizzare il diario come forma di comunicazione perché l’obiettivo ero quello di arrivare all’anima del lettore, senza troppi fronzoli. Poi tu mi conosci, sai come sono fatto. Associo molto lo scrivere alla musica: per me questo libro doveva essere diretto come un pezzo punk. Strofa, ritornello, due accordi di chitarra e via. Tutto il resto è superfluo. Spero di esserci riuscito.

4. Leggendo “Gelem, Gelem. Io, Alievski”, si ha la netta impressione che il romanzo abbracci alcuni temi assai cari agli scrittori della Beat Generation. Anche lo stile da te adottato, Carlo, è molto vivace, colorito, e non solo. Come ti sei preparato per scrivere questa storia? Hai compulsato libri e articoli di giornale, hai raccolto testimonianze dirette?

Mi informo ogni giorno, questo è certo. Mi sono documentato svariate volte prima di iniziare a scrivere questo libro. Lo faccio per ogni mio lavoro, sia chiaro, ma questo argomento mi ha coinvolto tutto fin dall’inizio e mi è sembrato normale apportare un “supplemento di indagine”. L’apporto di Musli è stato molto prezioso, diverse informazioni le ho apprese meglio da lui che da certi giornalisti col pedigree. Sullo stile, che dire? Si, diciamo che non mi sono fatto mancare nulla, sia nelle espressioni che nelle descrizioni. Questo romanzo è stato scritto nel momento più complicato della mia vita, ma uno dei personaggi, Bruno, mi ha fatto molta compagnia.

5. Alievski, chi è Alievski? Carlo Albè, avresti voglia di fornire ai lettori un identikit del “tuo” personaggio, che non è assolutamente inventato di sana pianta?

Alievski è un ragazzo che è diventato uomo senza nemmeno accorgersene: il tempo ha deciso per lui. E’ un tipo che non molla. Forse è un po’ troppo testardo, con un carattere non molto malleabile e in questo mi somiglia molto; è assai intelligente, idealista, ed è pronto a buttarsi se ce n’è bisogno; ed è sensibile e riflessivo, anche se spesso non lo dà a vedere. Alievski è uno di quelli che ride solo se ne sente davvero il bisogno, uno che ha visto la sua vita trasformarsi più volte. E’ un uomo che non si rassegna, un antieroe per eccellenza, l’amico che ti dice le frasi più scomode. Perché poi, diciamocela tutta, che gusto c’è a stare dalla parte dei più forti?

6. Alievski, insieme alla sua famiglia, fugge dal suo paese di origine. Dopo un lungo e non poco difficoltoso viaggio, la famiglia di Alievski giunge in Italia. Ma nello stivale non tutto è rosa e fiori, molti sono i pregiudizi, e la maggior parte della gente non sa davvero niente dei macedoni, e li tratta male, con disprezzo, non nascondendo di nutrire forti pregiudizi. “Gelem, Gelem. Io, Alievski” accoglie tante verità scottanti, non è forse così?

Il libro è lo specchio reale di quello che molti “stranieri” hanno vissuto negli ultimi trent’anni, grazie alle contraddizioni del popolo italiano, che come sempre dimostra di non avere mezze misure. O ti accoglie a braccia aperte e si toglie il pane dalla bocca, oppure ti prende a calci. Musli ha vissuto sedici anni in un campo Rom; solo la sua perseveranza unita a quella della sua famiglia lo hanno portato lontano dalla miseria alla quale si era abituato negli anni. Anche per questo ho deciso di scrivere questo libro. La sua è una storia a trecentosessanta gradi.

7. In “Gelem, Gelem. Io, Alievski” si parla dei campi di accoglienza, o meglio, dei “campi di concentramento” dove vengono sbattuti i profughi. Tu, Carlo Albè, hai avuto modo di vederli con i tuoi occhi, e se sì, che idea te ne sei fatto?

Alcuni anni fa quando facevo il giornalista per una testata del milanese, ho avuto occasione di entrare in un campo nomadi che ospitava centinaia di persone. L’impatto è stato devastante, almeno per me, perché caratterialmente somatizzo molto quello che vedo e affronto. Si chiama sensibilità. Magari non la sbandiero come altri, ma sono fatto così. L’idea che mi sono fatto? Ho subito pensato che quella non fosse vita, ma solo un gigantesco purgatorio nascosto.

8. Questo tuo ultimo lavoro, a mio avviso, è anche un atto di accusa contro… Vorrei che me lo dicessi tu, Carlo.

Contro la politica di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni. Contro l’ignoranza che spopola lungo tutto lo stivale. Contro i pregiudizi. Contro chi pensa che i Rom siano quelli che saltano sui terrazzini per svuotare appartamenti, o mendicanti che ti alleggeriscono la tasca dei pantaloni. In ogni cultura c’è del bene e del male, e, secondo la mia modesta opinione, anche in quella Rom ci sono diversi aspetti da rivedere, ma non è puntando il dito che si risolvono i problemi. Bisogna prima conoscere, analizzare i problemi, portarli sul tavolo, esporsi, fare qualcosa di utile per chi è svantaggiato. Solo dopo tutte queste operazioni si ha il diritto di parlare.

9. La prima tiratura di “Gelem, Gelem. Io, Alievski” è andata esaurita in poco tempo, e il romanzo è adesso in fase di ristampa. Te lo aspettavi un successo così straordinario?

No. Non mi aspetto mai che i miei libri vendano molto, non faccio mai previsioni. Alla fine sono uno scrittore indipendente, ma se do un’occhiata ai miei dati di vendita rapportati alla media dei lettori nel nostro paese, be’, credo che ci siano scrittori editi che se le passino decisamente peggio del sottoscritto. Un grazie doveroso a tutte le persone che hanno appoggiato questo progetto, in particolare ai molti lettori che negli anni si sono avvicinati ai miei scritti e ai miei spettacoli teatrali e che hanno preso d’assalto la prima tiratura del libro.

10. Agli inizi di ottobre è stata resa pubblica l’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Il Pontefice l’ha definita una enciclica sociale. Scopo della lettera apostolica è di promuovere un’aspirazione mondiale alla fraternità e all’amicizia sociale. Tu, Carlo, hai avuto modo di leggerla?

Mi spiace deluderti, caro Giuseppe, ma non sono un grande fan di Papa Francesco. Sono consapevole che in questi anni ha modificato e senza dubbio migliorato il mondo clericale (non che ci volesse poi così tanto), e sono certo che egli stesso è mosso da motivazioni molto profonde, ma essendo agnostico faccio molta fatica a risponderti. Trovo questo papa smaccatamente “Pop”, una risposta commerciale da parte della chiesa a tutti quei fedeli rimasti delusi dal Papato precedente, quello di Benedetto XVI.

Mettiamola così, il Vaticano si è comportato un po’ come quelle band famosissime, che dopo aver sbagliato un album rassicurano il pubblico incidendo un lavoro di “mestiere”. E questo ha fatto la chiesa. E’ stata senza dubbio un’operazione ben riuscita, ma la loro musica continuo a non comprarla.

11. Carlo, a tuo giudizio, nel corso degli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti per sconfiggere il razzismo?

I passi avanti sono sempre troppo pochi, viviamo in un paese che negli ultimi dieci anni ha svoltato pericolosamente a destra. Gli italiani non sono politicamente stabili e si lasciano portare via dall’umore del momento. Questo è il periodo del populismo, delle differenze marcate, del Noi e del Loro. Complici di questa deriva sociale sono, senza dubbio, l’impoverimento culturale, sociale e materiale che ha colpito questo paese, e una sinistra incapace di comunicare in maniera efficace. Credo che molti al pari mio siano stufi di politici morbidi, compassati e con poca personalità o che si riducano a parlare di giaguari smacchiati.

12. Carlo Albè, sei in grado di offrire ai tuoi lettori dei validi motivi per leggere “Gelem, Gelem. Io, Alievski”?

Perché è un libro con una finalità benefica a supporto di una Ong dura e pura.

Perché vale la pena leggere la storia di Musli.

Perché vi piacerà.

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Gelem,Gelem. Io, Alievski – Carlo Albè

Gelem,Gelem. Io, AlievskiCarlo Albè – A supporto Stay Human. Human Rights Have No Borders – Formato: ebook – Dimensioni: 2,02 MB – Data di uscita: 2020 – Youcanprint – ISBN: 9791220308748 – Prezzo: € 9,99

La pagina su Facebook dedicata a Gelem, Gelem

https://www.facebook.com/stayhuman.gelemgelem/

Carlo Albè su Facebook:

https://www.facebook.com/carloalbescrittore/

Booktrailer di Gelem, Gelem. Io, Aliesvki. Il nuovo romanzo di Carlo Albè tratta l’epopea del fondatore di Stay Human, Musli Alievski.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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