Tornerai da dove sei venuto

Tornerai da dove sei venuto

ANTOLOGIA VOL. 233

Iannozzi Giuseppe

raschiare il fondo del barile

MORRISON HOTEL

Vieni a trovarmi al Morrison Hotel
sulla provinciale, sto male
Senza di te c’è l’Iscariota che sorveglia la porta,
la stessa dalla quale sei uscita tu l’ultima volta,
facendomi volare dalla faccia sporca di barba
la maschera di Dioniso cui tenevo molto;
e ora sto da cane, davvero da cane

Vieni a vedere come sto al Morrison Hotel
prima che affoghi nella sfrontatezza del neon
Vieni, così come sei, senza valigie e anima
Vieni e prova a fare qualcosa per me

ULTIMO SOPRAVVISSUTO

Straniero in terra
di consumata guerra
conto delle stelle gli anni,
la lontananza che da loro
mi separa
Quante invalide notti qui
ad aspettare speranza
mentre cadevano uomini
e tutto l’intorno si faceva
spazio di fantasmi,
di mute voci,
non oso confessare
all’alma mia ora piagata
su questa vuota spiaggia
S’alza stanco il mio navigatore,
mi dice di Chi oggi così muto
Ma basta un vago mio gesto,
un cenno del capo appena
perché tosto si dissolva
per congiungersi alla mutezza
che è sovra ogni corpo abbandonato
orrendamente straziato

Quanti sono così al cielo esposti,
nudi nella morte
e non raccolti in cristiana sepoltura!
E le mosche a divorare quei volti
che in vita mi diedero voce d’amicizia
sotto gli sguardi prepotenti del sole

Di facile morte,
chi per disgrazia
oggi Unico Sopravvissuto,
non muore;
e l’astuto imperfetto Silenzio
piano lo consuma in atroce pazzia
nell’incessante ronzio
di milioni e milioni di mosche

IL CORAGGIO D’UN RE

Perdere,
perdere l’appoggio
d’un Re, del suo coraggio

Perdere
le briglie sciolte
del regal suo cavallo

Perdere
il senno e il sonno
per orgoglio,
per smania di protagonismo

Grave,
sì grave
perdere il filo della spada
e il pugno duro d’un Re

Per quanto invaso dalla pazzia,
il nobil suo sangue mai
si piegherà al ferro oppressore;
dovreste voi ben saperlo!

Perdere,
perdere il favore del Re
Meglio per voi sarebbe stato
se in campo aperto,
in un faccia a faccia,
aveste persa la vita,
cani che non siete altro!
Che mai ve ne farete ora
di tutto quel fiato puzzolente
nelle budella conchiuso?

Chi perde
del Re il favore
tutto perde,
in un sol colpo:
la stima et l’amistà

IL TUO GESÙ

Ami molto di più
il tuo Gesù
che non me
che ti son fedele
come un cane alla catena;
ti confesso dunque
che questa verità
agli occhi di tutti nota
proprio non mi va giù.

M’illusi
d’esser il tuo eroe,
questo il mio peccato.

(… ma io spero
berrai almeno
le mie lacrime
cadute
sul fondo dell’ultimo
bicchiere di vino)

EROE

Un giorno,
sul morir del tramonto,
senza tentennamenti,
a me ti presenterai
allungando la mano,
tenendo ben alto il palmo,
sorridendo fra ruga e ruga
Ma io sarò
già da tempo un eroe,
e allora sì, capirai
d’aver in passato
tutto sbagliato,
e dandomi la schiena,
da dove sei venuto
tornerai

IN PUNTA DI PIEDI SUL FILO DEL RASOIO

In punta di piedi sul filo del rasoio
Questa città, di suicidi e di gas di scarico,
finge di riposare, e non ha cuore nessuno
E di niente, di niente si cura

Il giovane marinaio promette alla sua bella
che da lei farà ritorno, ma l’assicuratore
punta l’indice, dovrà prima imparare,
dovrà prima imparare a stare a galla
come un pesce morto nell’età del jazz
Nell’intanto nutre la bella speranze e amanti

Te l’ho mai detto
che ho un debole per le ballerine?
Te l’ho mai detto che piango sempre
quando il Lago dei Cigni spenge
le sue ultime note?

Tu con la testa fra le nuvole, giovane donna,
che ne sai di Caruso tenore dei tenori!
Hai mai provato il brivido di un do di petto
tanto forte da spezzarti la schiena?

Si scioglie in lacrime la Barbie in tutù
che m’hai regalato per il compleanno,
e volano via dalle cornici i volti disfatti,
colpa d’una crisi uterina giù a Wall Street
Ma in un non troppo lontano manicomio
un deforme suona il suo tamburo di latta

In punta di piedi sul filo del rasoio
Questa città non ha cuore, non ha cuore
E di niente si cura, e di nessuno si cura

Non mi resta che imparare a crescere
Non mi resta che imparare a scrivere
questa buffa storia prima che il Times
mi costringa ad abortirla dal naso

OSSESSIONI

Può capitare a chiunque
di rinnegare quella terra
che gli ha dato i natali,
lasciandogli in mano un bel Niente
da condividere coi tanti mortali
a porsi domande su domande
in chiese d’ossessioni

E Atlantide, forse, si nasconde
in fondo al mare; e il mio nome
è sol pieno di spavento;
e sempre c’è uno sconosciuto
fermo a un incrocio di strade,
che attende proprio me
allungando la mano,
ma forse sol è allucinazione,
malattia dentro di me tutta mia

NON SANGUINIAMO PIÙ DEL DOVUTO

Puoi lasciare le mie mani adesso
Per un bel pezzo mi sono pianto addosso,
lasciando che i fiumi scorressero sotto i ponti,
sognando di scrivere poesie sul pelo dell’acqua
Una a una mi sono spezzato le ossa dell’anima
E mi sono pure illuso che il motore fosse l’amore
per Pinocchi e Don Chisciotte;
dovevo ancora incontrare il Diavolo all’incrocio
per accettare l’idea che si vive una volta e basta

Le cattedrali, che mai ho visto, franano felici di finire
sotto lo sguardo indifferente di Atlante,
e i minareti, persi chissà dove, fanno uguale fine
Non c’è motivo perché questo rapporto rimanga in piedi
Le orbite dei pianeti si sono allontanate e gli angeli,
che legarono i nostri polsi con manette di spine,
hanno da tempo un loro posto fisso al cimitero

Non sanguiniamo più del dovuto
Tanti prima di noi sono caduti nel tranello celeste,
e con le proprie forze si sono rialzati
o si sono scavati la fossa, senza sciupare lacrime

Puoi lasciare le mie mani adesso,
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto,
puoi lasciarti andare adesso
Hai una strada di possibilità da seguire
e nemmeno un secondo da perdere
in baci dell’addio
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto

MARIA

E tu invecchierai
Invecchierai
cogliendo del prato
i fiori più belli
E avrò io ancora la mia penna,
la sedia di ieri su cui oggi siedo
muto con il solito vecchio sguardo

E nasconderai tu i polsi
perché non si vedano i segni del suicidio
Dirai a tutti d’aver posseduto
mille amanti e mille stelle ai tuoi piedi;
e a Dio racconterai di come il sole
al mattino spogliava la tua bellezza
Continuerò io invece con una mano
a pettinarmi la barba bianca,
mentre la destra impegnata a scrivere
quanto forte fu per te il mio amore,
il mio cuore sconsiderato che s’illuse

E in una melodia lontana
torneranno le tue parole,
le tue tante parole all’orecchio mio;
e tornerà l’immagine di noi due
sotto a quel lampione
che illuminò il tuo fuggire con allegria
il fiume dei timidi miei baci

Ancor da me ti nasconderai,
con allegria sì, ma stantia;
e rivangherai l’età mia già antica allora
Ti basterà però un momento per capire
che non sono cambiato affatto
nel tessuto delle rughe, nell’ordito
di quelle poesie che non osai, Maria

E in un sussurro mi confesserai
che ho vinto il tempo
senza possederti mai veramente;
a capo chino
ti farò capire che è vero,
che è vero che per paura
non sei tu cambiata;
e ti scoprirò bambina,
ancora bambina

BIONDA CAMELIA

L’ultima volta dicesti
ch’ero un ragazzo

Sul binario del treno
sei rimasta immobile,
volevi esser certa
che non tornassi
sui miei passi

Dispiaciuta
che non fossi pazzo
né ricco da far schifo

Signorina Camelia,
ne è valsa la pena?
Fra Bari e Firenze
sei ancora tu
la prigioniera preferita
della tua tribù?

Fu bionda la tua risata
Prese fuoco all’istante,
morì in un momento
senza agonia né gioia

Fu bionda la tachicardia,
bionda Signorina delle Camelie
Fu stupida la tua paura,
ma non fui stupito io

Puoi immaginarlo da sola,
non sono cambiato

Non sono cambiato

COSÌ POCO STUPITO

Così poco stupito
per questo blues

Non cercava me
fra i polverosi vicoli
della triste casa

La Bianca Colomba,
la tomba mia divelta
non l’ha degnata
d’un solo sguardo

Giovane e bella lei,
donna da una Luna appena,
il Flauto dell’Uomo Muto
per una notte solamente
fra le gambe l’ha suonato

Così poco stupito,
non cercava me
Così poco stupito,
non cercava me

PIANGESTI FRED

Divertita mi fissa,
una Erinni che ride,
mentre cerco io
di ricomporre
delle mie ossa rotte
la trama

Un giorno piangesti Fred,
Fred così giovane
caduto nel jazz dei Sessanta
Un giorno fosti dolce

Questa vita sempre incerta,
questa vita ci regala
papaveri sbiaditi e vino,
vino scadente a volontà,
e solo raramente
un soffio di bontà,
di breve durata ovviamente

TBC

Ed ora che più nulla spaventa
lo spavento,
cinico guardo a quell’uomo
che la morte lo rapì
dopo un colpo breve di tosse
per chiunque altro cosa da nulla
ma non per lui
che il Fato dalla nascita
lo segnò col tisico suo artiglio,
sputando giusto uno sbadiglio

I MIEI ANGELI

Hai fatto in fretta a dimenticarmi,
e tutti gli angeli che avevo
son caduti in lacrime ai miei piedi,
e io nemmeno una parola

Hai fatto in fretta a dimenticare
che son stato il tuo sacco da boxe
nei tuoi momenti di smarrimento
Costretto all’angolo rosso
il ring spara ancora pugni
sul volto mio disfatto; e aridi
gli occhi sol chiedono il buio

CONTINUERÒ AD AMARTI

Così triste
Con una parola una,
dentro al petto mio
le hai uccise
le mie speranze su di te

Così triste, così triste
Sol la notte c’è per me

E sotto questo cielo nero
che una fine non ce l’ha,
continuerò io ad amarti

FUMETTI DI BLUES

In questi dì di pioggia
che forte vien giù,
che non ci sei più tu,
anch’io piovo giù
con lacrime blues
e fumetti di fumo blu.

In ogni pozzanghera
la gioia del tuo viso mi figuro;
ma vano ogni tentativo
d’imprigionarti fra le braccia
col disperato mio coraggio.
Ogni tuo lineamento
è nel mio cuore ben chiaro,
al meglio dell’amor in tuo seno
appena ieri venerato.

Quale miserabile Dio
oserebbe mai dividere
i sorrisi, i baci
e le lacrime di gioia,
le mie e le tue,
che le nostre anime
in comunione unirono?

Se oramai sull’agitato mare
soltanto ombre di bufera
scorge l’occhio tuo divino,
senza ripensamento alcuno,
nel suo sale mi lascerò cadere,
affinché, dalle onde sbattuto,
possa per sempre io rimanere
a ricordarti chi sono.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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