Gigi Proietti muore a Roma il 2 novembre all’età di 80 anni

Gigi Proietti muore a Roma il 2 novembre all’età di 80 anni

Gigi Proietti

Gigi Proietti muore a Roma il 2 novembre all’età di 80 anni. Era ricoverato in un clinica privata per gravi problemi cardiaci. Aveva sempre ironizzato sul fatto di esser nato il 2 novembre.
Nel corso della prima ondata Covid19, Proietti si era così espresso: «Invece di litiga’ dobbiamo ragiona’. Le polemiche tra i politici sono assolutamente dannose. Io amo la politica, ma questa non è politica.» 
Gigi Proietti muore dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. 

Giuseppe Iannozzi

Alcune frasi memorabili di Gigi Proietti

– Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d’infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere.

– “Raccontare la propria vita non è cosa da tutti. Certo, chiunque può ricordare gli episodi, cercare di storicizzare, fare riflessioni su come passa il tempo e come cambiano le cose. Ma l’odore della povertà misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli che non tornano per cena, l’allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi… E poi i «faccio un goccio d’acqua» sui muri ancora freschi di calce, la partita a tressette, la vita in strada, le donne ai davanzali, i discorsi dei disoccupati… Tutto questo, come puoi farlo rivivere in chi legge se non c’era?
Forse non è stato neppure come lo ricordi tu, perché nel ricordo hai enfatizzato qualcosa, e qualcos’altro hai rimosso.”

– Sa perché noi italiani abbiamo spesso tollerato la burocrazia e i suoi misfatti? […] Perché la burocrazia era la mamma, il ventre molle e accogliente nel quale sparire e riemergere il 27 di ogni mese. Tra coloro che ce l’avevano fatta c’era la granitica convinzione che ogni cosa che accadesse fuori non li riguardava.

– Non è riuscita a capire che è diventata una metropoli, non ce la fa proprio. Basta andare un giorno in una qualsiasi grande città europea per accorgersene. Anche se non potrei vivere un sampietrino più in là, io Roma non la riconosco più. È diventata brutta, scomposta, estranea a se stessa. Non è più un’unità, ma è una somma di almeno sette città con anime diverse. Periferie che non si conoscono l’una con l’altra.

– A volte lo spettatore meno avvertito è proprio il critico. Nel ’76 con “A me gli occhi, please” ho inventato un nuovo modo di stare in scena, quello con la cassa piena di oggetti. Da allora ho fatto numerosi spettacoli, ma quello è rimasto il mio modo di stare in scena. Il repertorio è cambiato. […] Ma bisogna ricordarsi che il teatro non è la tv. In tv ogni settimana devi dire cose diverse perché il pubblico è lo stesso. In teatro ogni sera il pubblico cambia ed è il testo a rimanere lo stesso. Sennò pure Petrolini avrebbe dovuto smettere di fare Gastone.

– Un giorno mio padre mi disse che mi aveva cercato un «certo Emilio Cigoli», il più grande doppiatore italiano. Doppiava le più famose star di Hollywood: tanto per capirci, era la voce di John Wayne. Lo chiamai da una cabina telefonica. Ricordo che ero a Ostia per uno spettacolo nelle scuole e alla telefonata assisté Annabella Cerliani, incuriosita come me: «Che vorrà Cigoli?». Quando lui rispose, sentii John Wayne con la sua voce calda, profonda e suadente. Stavo per rispondergli: «Ciao, John. Dove l’hai messo il cavallo?», ma mi trattenni. Non riuscivo a nascondere l’emozione. Intanto, dietro il vetro, Annabella doveva aver notato il mio disagio e cominciò a ridacchiare. Mi feci coraggio e cominciai a parlare con un tono di voce ancora più grave di quello di Cigoli. «Buongiorno signor Cigoli, desideravo proprio parlarle.» Lui si sentì sfidato, quindi abbassò ulteriormente il suo tono: «Mi dica, prego». Io, allora, scesi ancora di un’ottava e lui fece lo stesso. La telefonata finì praticamente a rutti. Il lavoro, però, lo ottenni e cominciai a collaborare stabilmente con quel «certo Emilio Cigoli». Era un vero signore, sempre molto professionale e impeccabile. Grazie a lui il lavoro di doppiatore divenne per me, a più riprese, un’ancora di salvezza.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a Gigi Proietti muore a Roma il 2 novembre all’età di 80 anni

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Un’altra grave perdita…
    Belle le frasi che hai ricordato. La prima, quella sugli attori che possono continuare i loro giochi d’infanzia fino alla morte, è deliziosa e profondamente vera. Tutti dovremmo riuscire a non dimenticare il bambino che c’è in noi e, di tanto in tanto, darli ascolto

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ci sono più grandi mattatori, secondo me questo è un dato di fatto. Con Gigi Proietti il teatro ha perso davvero molto.
    Gli attori, in genere un po’ tutti gli artisti, continuano i loro giochi d’infanzia fino alla morte. Trovo che sia una verità inconfutabile. E dovremmo saper parlare al bambino che c’è in noi.

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  3. luisa zambrotta ha detto:

    Concordo su tutto ciò che dici:
    – non conosco nessun grande mattatore del giorno d’oggi
    – non dobbiamo far morire il bambino che c’è in noi, altrimenti, siamo finiti [ come diceva già Wordsworth nel 1802 : “let mi die” (che io possa morire)]

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  4. luisa zambrotta ha detto:

    “let ME die” 😉

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Però, a volte, accade che il bambino che c’è in noi si lasci morire.
    in ogni caso, vedremo, ma non mi sembra che ci siano più i grandi attori, quelli che ieri facevano concorrenza all’industria hollywoodiana.

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