Chiudiamo gli occhi per sempre

Chiudiamo gli occhi per sempre

ANTOLOGIA VOL. 225

Iannozzi Giuseppe

Death by Valeria Chatterly Rosenkreutz

Death by Valeria Chatterly Rosenkreutz

INNOCENTE

Non disperato
Accusato
d’esser un poeta

Ne uscirò innocente
nonostante lo spavento
che a ogni verso
mi prende

COME SEMPRE

Come un assassino,
oggi a farti i conti
è il destino.

Come un vestito
lo indosserai;
ma ti dirai insoddisfatta,
come sempre del resto.

L’AMORE CAMMINATO

Il tempo, il tempo te lo dimostrerà…
l’amore camminato su lame di rose.
E noi a piedi nudi davamo il meglio di noi:
il rosso.

COME UN ANGELO

Arrivi di notte
sempre,
tu, un angelo,
un angelo
che la rivolta
ha nel sangue;
disposta
a spiccar
dal busto teste,
perché non sia
di pietà la verità
ma arbitraria,
come
il diavolo vuole

CIELO

A me piace
il cielo
quando è pieno
della luce
dei tuoi occhi
d’angelo

POETA MINORE

Giù hai buttato
la macchina per scrivere,
e mi hai gridato
“la macchia da scrivere
chiappatela tu!”

Da quando mi hai
scacciato via
sulla tua via vivo
da tutti schiacciato
come un pidocchio
E scrivo poesie

NEL PECCATO

Tutti hanno preso tutto
e tutti hanno avuto
il peso e la bilancia,
così adesso tutto
nel peccato è compiuto

BUFFA COSA

Inizio ebbe
con urla di fame
e un sorriso sdentato

E fine ebbe
in una bestemmia
questa buffa cosa
che preghiamo
sia Vita

LE ROSE DI UN RE

Elena bella, non v’è più quasi una virgola di lume
in queste cispose mie orbite nel teschio scavate;
ciò non ostante ho da dirvi cose, non troppe,
non dubitate della parola d’onore d’un morente.

Gli anni m’hanno insegnato a temere
il ferro amico più di quello battuto dal Diavolo;
è il tempo maestro inesorabile – inviso ai più –,
che non conosce né pietà né ritardi,
ogni cosa consuma, sia essa bella o no;
nel broglio di nostra esistenza ci tocca
di far di conto e più spesso d’armar la mano.
Niuno che sia un minimo saggio dirà il contrario.
Fui Re, e ai miei piedi cortigiane e dongiovanni
chinarono il capo, obbedienti come docili somari;
neppure io ricordo quanti feci metter alla berlina
con un pretesto, per mio solo divertimento,
per far del male gratuito a chi me inviso.
Ero un Re e ogni cosa m’era concessa.
A più d’uno col mio spadone ho levato il fiato.
Né per sesso né per ori ho risparmiato un supplice uno,
e con uguale accanimento templi e regni ho dato al foco;
di questo vado fiero, perché mai ho obbedito
a quella bruttura che certi filosofi nomano umana pietas;
il mio regal capriccio ho seguito, talvolta con nequizia,
e nemmeno ho disdegnato di corromper gli orecchi
di giovinetti e rosee vergini con indecorosi versi.
Non ho preteso che venissi detto io poeta,
ma in gran segreto condannavo il disgraziato
che male m’apostrofava sicuro di non esser udito;
più d’una testa è rotolata presto ai miei piedi,
più d’un coglione è finito nel mio giardino
a far da concime alle allegre spine dei miei roseti.
Tutto questo ho fatto e pentimento non nutro.

Elena bella, a voi tante sconvenienze ho dedicato!
Non pretendo ora che mi perdoniate, né sopporterei
che pietade la vostra bellezza mi dimostrasse.
Però un favore ho da chiedervelo,
certo che non mancherete: raccogliete il capo mio
e sotterratelo in gran segreto in quel fazzoletto di terra
che colla primavera vi regala le più belle rose del reame.
Elena bella, fate questo in memoria di me
e colla nuova stagione sarò per voi un fiore,
un fiore del Male che non potrete non amare.

IL SUO VOLTO

Guardategli la faccia
ora che sol più c’è
la banalità delle ossa
e d’un poco di pelle gialla;
guardate come avvoltoi
cani e topi s’affaticano
attorno alla salma
che, povera, non può dare
né un lamento né un segno;
e l’Anima non resiste,
persa altrove, forse lassù,
guarda infine quaggiù
e lo incontra spoglio
quel corpo che vestì
con amore, con odio talvolta,
ma sempre disperando
nel momento della malattia;
lo guarda lei fisso…
è come se le avessero
strappato un figlio
– e forse è proprio così
E poco importa davvero
se adesso sia lei tra i Beati
o tra i Condannati: grave
le è il supplizio di sapere,
d’aver gittato l’occhio
in basso,
d’aver capito lo strazio

Quel teschio, quel teschio
fa sbiancare di brutto quell’uomo
che, all’improvviso, se lo trova
davanti; severa, a rotta di collo,
la Morte al Disgraziato gli appare
e in faccia gli ghigna il destino;
ma per ora – poi domani chissà –,
topi e altre più infami creature
non hanno che le ossa di quell’uno,
e quel poco di carne contenuta
fra le orbite e lo scavo del naso

ROSA DI LUNA

Oh Luna, sempre splendi!
Tu, Rosa d’Argento, in cielo,
in terra rifletti tuo pallore
che tosto s’espande negli occhi
di chi umano t’ammira.

Nuda al mio fianco ora cammini;
al passo mio stanco t’accompagni,
e m’illumini perché non perda
l’ombra mia sui muri proiettata.

Oh Luna, sempre splendi!
E solo cogli occhi oso coglierti,
Rosa d’Argento.

PRIMA DELLA TOMBA

In silenzio
muti gli occhi
sulla notte
li chiudiamo,
e chi lo sa
se poi domani
li riapriremo
Forse no
E allora
un gran buio
sarà tomba,
profonda profonda,
alla conoscenza
nostra preclusa;
sarà il Nulla
senza coscienza
– pace eterna per noi
che siamo stati
e mai più saremo
persona o spirito
o semplice alito
di vento

ECCOLO L’AUTUNNO

eccolo l’autunno
le foglie brune
che dai rami
si staccano

a una a una cadono
e una carezza di vento
le spazzola

nei colori caldi e scuri
disposti a spegnersi
l’assenza di speranza
per un domani non crudele

COI MIEI MORTI

Rimango qui
in ascolto
tra le nuvole
dove l’amore
tormenta arpe
e corde di dolore.

Rimango qui
in prigione:
dabbasso
non è meglio
l’eco dei fiumi
coi suoi annegati.

Rimango qui
coi miei morti:
mi raccontano
la vita
che facevano
sul marciapiede
o in macchina
a scassarsi i lombi.
Ma per niente.
Sempre.

Rimango qui,
dimenticato,
come loro.

QUEL RASOIO (CON UN ALTRO)

Maria, lo so che sei femmina,
ma io ho speso l’ultimo biglietto
e non c’è niente che tu possa fare
perché venga ancora nel tuo letto.
Ho solo una poesia che non ami
e le tasche bucate. Ma spero che,
che stasera aprirai quel cassetto
accanto al tuo letto di sudori e odori:
c’è una vecchia Bibbia, e penso che,
che potrebbe tenerti compagnia
prima del sonno, dopo il sesso anale
con un rasoio diverso dal mio.

LA FABBRICA

E ora t’accompagnerai con uomo:
i suoi occhi come fabbriche ti diranno
che l’amore l’hai prostituito al fumo.
Piangerai, piangerai. Dirai che non è vero.
Il tuo cuore pomperà sangue e lacrime,
passione e pena. E, per quanto assurdo,
sarai felice di vivere e morire per lui
che ha un contratto a tempo indeterminato
con la fabbrica, che accoglie chi non è
più nessuno.

PASSANO

Passano gli anni, passano
E tu non te ne far meraviglia
La gioia, forse, il prossimo anno
La vita già adesso
immagina il nuovo inganno

OLTRE L’AUTUNNO

Eri bella e lo sapevi.
Eri bruna foglia d’autunno.

I tuoi occhi graffiavano:
una carezza fra le tue gambe,
delicatezza, velluto sfiorato.

Di più non ho osato.
E tu lo sapevi
che non sarei andato oltre.

SI FA NOTTE

Quando l’ora si fa tarda,
la tentazione è quella d’una poesia
o d’un dolore che nessuno,
nessuno ascolterà.

Quando la notte si fa completa notte,
è già troppo tardi per ammettere la verità
che si è ombre di crepuscolari identità.

IL SORRISO DI DIO

Sono tornato per ricordarti
che per farmi bello agli occhi tuoi
ho sfidato Dio e il suo sorriso.

Sono tornato per ricordarti
che ho affrontato le onde del Destino,
mettendo sul piatto mille uomini sconfitti
per dimostrarti il mio valore.

Sono tornato,
ma tu continui a non apprezzare
nessuna delle mie imprese.
E solo questo conta
quando la fine d’un amore.

SULLE TUE  LABBRA MUTE

Non l’ho detto a nessuno:
oggi ti amo così, in silenzio,
perché è tuo desiderio.

Ma ti ho sorriso davanti a tutti,
come un fiocco di neve precipitato
dal cielo sulle tue labbra mute.

20

E i tuoi vent’anni
andati
nella confusione
dei tuoi tanti amanti
e nei loro canti.

E non sapere
chi è amore.

CON TE

E grazie per tutti i problemi che m’hai dato.
E grazie per tutto l’amore che m’hai donato.

Ogni battito di cuore è stato nostro:
ho pianto con te, ho sorriso con te.

OSCURA VERTIGINE

Quando il cielo
oscùra vertigine,
di me ti ricorderai,
solo e sempre,
per dimenticarmi…
come
un arresto cardiaco.

BONJOUR TRISTESSE

alla memoria di Françoise Sagan

ho ricevuto la tua lettera di addio
dieci papaveri rossi e la chiave di violino
ho preso il mio, il resto è tornato, è tornato
a essere bianca colomba, libera
di cercare un dio

bonjour tristesse!
c’è odore di caffè nell’aria, c’è odore di posa
quante stelle in cielo!
questa notte c’è voglia di dar corpo alla follia
quanti sogni repressi!
questa notte c’è necessità di far fuori la poesia
sigarette e whisky
questa notte proveremo il sessantanove
questa notte prenderemo il toro per le corna
proveremo l’effetto che fa

non mi dire che non si può fare, non dire un no
ho ricevuto la tua lettera di addio
e lo sai che un dio non ho

ho preso il mio, il resto è tornato, è tornato
a essere un mattino di tristezza e un buongiorno!

ONDE

a Cinzia Paltenghi

Le onde, sì,
le ascoltavo.

In un tempo
non lontano,
le ascoltavo:
erano
carezza,
dolcezza,
e schiaffo;
ed erano
anche
sale sulla ferita
e balsamo.

Com’è
che ho imparato
a non ascoltare
delle onde
la forza
e la disperazione?

Lo scoglio
che ero
si è consumato
sfidando
della spuma
e del destino
tutto l’impeto.

AL POETA

Al poeta
non domandare
se la poesia poesia,
quale il significato.

Al poeta
non chiedere
chi è.

HO SOGNATO

Ho sognato ed ho sognato forte,
e ho cercato un dove
che non mi stesse stretto;
poi la strada in salita
e quella in discesa
sotto il peso dei piedi
andati per loro conto;
conto adesso
quante le nuvole ancora in cielo;
ammetto però che le ossa
le morde il freddo,
e il cuore nel petto dimenticato
una croce di povero legno.

OGNI VERSO

Ogni verso che dalla sua anima strappava, era un pezzo di cuore che regalava a lei. E lei lo sapeva, e rideva.

NESSUN INCANTO

Non mi incanta la bellezza, non mi incantano le parole e nemmeno le ombre che all’alba e al tramonto certe donne proiettano sulle sponde dell’anima mia. Non mi incantano le sgrammaticature dell’amore.

TI HO PERDUTA

La mia donna si è di me
dimenticata, chissà perché
Interrogo il girasole e il crisantemo
Nessuno sa
La mia donna non ha memoria
o son io che ho sbagliato indirizzo
Però tutto quell’amore, tutto
quell’amore l’ho sognato?

Tempesta minaccia il futuro
e niente di più, niente di più…
se non infinita tristezza
per quel che ho perso
immerso nelle strade di Babilonia

TORNERÒ ALLA VITA

a Valeria Chatterly Rosenkreutz

Tornerò alla vita,
tornerò a esser protagonista.
Tornerò a vivere
gli spazi fra le dita.
E tornerà la mia mano
a reggere la spada.

Come potevo immaginare
ch’ero troppo giovane
per morire in una ragnatela?
Per troppo tempo
questo costume da mosca
ha imprigionato il mio nome.
Per troppo tempo
questo inventato dolore
ha sacrificato il sangue
al suo colore;
è tempo che torni alla vita,
che sia eroe d’ogni spazio
creduto in me collassato.

Tornerò alla vita, nel suo centro.
Tornerò a uccidere
l’agnello sacrificale.
Taglierò il cordone ombelicale,
una volta per tutte.
E camminerò strambo,
e scanserò il volo d’una pietra,
restando in piedi mentre franeranno
intorno a me tutte le fedi.

Non si può, non si può avere
ciò che non esiste e non resiste.
Non si può, non si può tentare
d’amare chi, da solo, sul chi vive.

Tornerò alla vita, nel suo centro.
Tornerò a stringere il pugno contro,
aprendo alla libertà gli spazi delle dita
perché tutta la mia vita si dia alla vita.

ATTORI RIMANIAMO

Sempre invalidi attori rimaniamo
seppur grandi e di più ci crediamo;
come un’invincibile sconfitta
si fa la nostra vita avanti,
piegata, e piagata.

Sempre indarno ci interroghiamo
perché il mondo dal cuore amato
e dalla mente invece disprezzato;
solo fra i gorghi dell’Io remiamo.

IN FONDO IN FONDO

Cammino come un barista
in bilico sul filo d’una speranza
intravista nei fondi di caffè,
prego a raffica peggio d’un buddista
Non mi capisco per niente
La gente mi spara alle spalle
risate, dentiere e capsule d’oro

Non ho colpa, non ho colpa
di tutto il sangue che scorre
tra la Senna e il Po

Grido, nessuno sente
Ho il cuore d’un passero
e il passo pesante e leggero
Ho dentro una confusione
che non puoi capire tu

Che non puoi setacciare
nei tuoi fondi di spazzatura

CENT’ANNI E UN GIORNO

campò cent’anni di realtà e un giorno allo specchio
solo per veder schiattare amici e nemici tutti d’un colpo
solo per riconoscere il suo proprio viso rasato di fresco
senza testimoni

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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