Per non cadere nella ruggine

Per non cadere nella ruggine

ANTOLOGIA VOL. 224

Iannozzi Giuseppe

Frank Weston Benson - Margaret Gretchen Strong

NON SONO MITO

Non sono poeta
Non sono mito
Ieri scrivevo versi
Ieri torturavo
la bianchezza dei fogli
con il nero dell’inchiostro
La stanchezza si è infine
affacciata al mio animo,
e con voce roca
mi ha parlato: “Lascia,
lascia perdere la poesia
sin tanto che sei in tempo;
non hai talento,
dalla tua hai soltanto
una troppo forte dose
di ostinazione”
E ho lasciato cadere
dalla mano la penna
E forse mi sono salvato,
anche se il passato,
di tanto in tanto, prova
a scassinarmi l’animo
con un paio di extrasistoli

PASSEROTTI

Piombano
giù
Non tentano
il volo
i passerotti
che il suolo
toccano
Schiantati
Non un battito
d’ali
un cinguettio,
un qualunque
avviso
dai nidi
sulle dita
scheletrite
dei rami

Nell’occhio
d’un sole
indecente
rimangono
scomposte
piume
su piume

SIAMO NOI SCIMMIE

Siamo noi scimmie
che non girano in tondo
e ancora in tondo
senza mai arrivare al punto
Con mani e piedi
sugli alberi ci portiamo,
con la coda
l’equilibrio teniamo
Nell’imbroglio del quotidiano
non cadiamo
Ghigno feroce abbiamo
per chi vuole il nostro male,
un sorriso invece abbiamo
per chi in pace ci lascia
Di poco ci accontentiamo
ma fesse noi non siamo:
se ci stuzzicate
sicuro è il pentimento
d’aver osato così tanto

IL LAVORO CHE LAVORATE

L’occhio cieco avete
soltanto per il lavoro
L’occhio cieco avete
soltanto per il lavoro
che lavorate,
per questo oggi cadete
e pesante il passo
nell’incubo vi trascina

L’ingranaggio
che al sogno dava sostanza
da tempo nella mente
si è inceppato,
così in mano sol vi resta
delle tenaglie l’avanzo

Se non tragica
comica l’esistenza
che oggi conducete

Demolite oramai
dei Padri le storie,
dove siete stati,
se mai siete stati
non sapreste dirlo
Ma fioriscono ancora
dal fango fiori di loto
che non amerete,
che non comprenderete

TI VESTO DI ROSE

Ti vesto di rose rosse
per spogliarti petalo
dopo petalo

E lasciarti senza fiato
in imbarazzo
fra le braccia d’un pazzo!

LUNAPAZZIA

Luna, a mortale pazzia
mi hai tu abbandonato
Bella ti credevo seppur pallida
Ti credevo
Ti credevo quando il volto
cadaverico m’illuminavi
mettendo a nudo il cranio
del lume della povera
mia poca ragione

Luna, in te confidavo
segreti e passioni,
come a una sorella
La notte attendevo
sempre
con respiro pietroso
dentro all’anima
felice della vaga coscienza
che in briciole avresti ridotto
alcuni dei miei tanti dubbi

Un momento è bastato
perché dalle mie orbite sparissi,
per sempre inghiottita da chissà
quale abissale, non perdonato,
mio sgarbo; così oggi resto io
con la testa fra le mani,
più di là che di qua

NEL SORRISO

Nel sorriso mio sì serio
la strada di Kerouac
in cerca del Dharma,
di quei vagabondi
che affrontavano la Mezzanotte
con una preghiera Incandescente
e con una infinità di jazz

SENZA FILI

Se nel mio cor solitario
un anelito di vita ancor
ci fosse, dir potrei
che vano non fu soffrir
Ma stracche le membra
una a una s’arrendono
come a un burattino
che i fili gli han tagliato,
così sul proscenio resto
libero, slegato, e inutile

SCRIVONO POESIE

I più scrivono poesie
per farne cenere ed epitaffi;
io invece attendo
che il dì si spenga nel buio
per sentire la tua canzone

I più dimenticano i veri poeti,
le pallottole d’argento lucido,
le sofferenze delle rose;
gioco con i soldatini
pregando il Buddha che ride,
affinché non cadano
nella trappola della ruggine

I più scrivono e scrivono
senza posa, mai stanchi;
come un bambino illegittimo
attendo che tu mi dia gioia
con un bacio in punta di piedi

Aspetto te per non cadere
nella trappola della vecchiaia

SOGNAVO DA BAMBINO

Sognavo da bambino
di diventare un eroe:
una ragazza al fianco,
una casa con giardino
e rose da potare,
e versi da scrivere
a tempo perso
dopo aver fatto l’Arte
e l’Amore

Un soldato sono invece
diventato, in una bara
sepolto

SCIOCCHI E SAGGI
(Inizio & Fine)

Quando taceranno gli sciocchi
sarà perché morti stecchiti,
caduti come alberi tagliati
alla radice

Quando rideranno i vecchi saggi
sarà il tempo giusto per le teste
di cadere nella cesta,
in un silenzio quasi perfetto
come prima del Genesi

MI PENSERAI

Dunque mi penserai
mentre a testa alta
vado io incontro
alla pioggia domenicale

Sei bella e tu lo sai
Amare la tua bellezza
non è stato difficile, mai

Sempre aspetto carezze
dalla tua mano,
menando pugni ai riflessi
dentro agli specchi conchiusi
A cazzotti prendo nani e spie
Mi stanco molto
Ma saperti bella e donna
rende lievi le nuvole su me

Sia il tuo sorriso il mio
Labbra su labbra,
e il mondo d’invidie livido
al di là del nostro Tempio
– dal Tempo
per sempre esiliato

REPUTAZIONE

…e tu
che hai negato
per il gusto
di negare
chi t’era accanto
in umiltà superiore
oggi sei negato
destituito
dalla Corte

Mai più
divani e specchi
a ricordarti vivo,
mai più chiacchiere
sul tuo conto
di così poco conto

PERDUTO ANGELO MIO

Più non c’è
l’amato angelo mio
Sì tanta fede nutrivo!
Possibile che,
in un momento,
possa tutto perdere
un uomo?

Alla mia tristezza
sorrideva lei,
di colpo poi taceva,
nell’incavo
della mia spalla
l’imbarazzo
d’uno o due singulti
celando
Con una carezza
riportavo allora alla luce
il volto suo intristito,
con un bacio asciugando
il dolor suo di donna angelo;
e nei suoi occhi
il sereno tornava

Tutto avevo

Senza motivo
tutto ho perso

NON NE SONO STATO CAPACE

Terrò vivo il silenzio
Ogni tenerezza ha visto il centro
dell’Occhio del Grande Cinico,
e le suole bucate rimangono bucate

I tesori raccolti ieri
giacciono adesso in fondo al mare
coi fantasmi che m’hanno conosciuto

Troppo tardi
per cercare un altro porto
e un’altra donna da amare

A menadito conoscono i morti il futuro,
a chiare lettere è vergato nel Libro del Giudizio
E lungo le strade non uno che parli chiaro,
e tutti lo sanno di non avere scampo,
tutti lo sanno e tacciono

Alle Idi di Marzo ogni cosa avrà compimento
Se qualcuno può trarsi fuori da questo impiccio
lo faccia ora e non si guardi alle spalle
In fondo, in fondo lo sapevamo dall’inizio
che Dio avrebbe baciato l’anello di Lucifero
Aveva visto giusto il vecchio Charlie
anche se aveva un bordello in testa
e nemmeno una nota di coraggio
per gli Scarafaggi

Ma ancora canta il Fantasma dell’Opera
Non è cambiata la sua voce
nel corso dei secoli

Sarei dovuto andarci cauto
coi movimenti di Marte
Sarei dovuto andarci cauto
E non ne sono stato capace,
non ne sono stato capace

OMBRE DAL POZZO NERO

Non insegnarmi la bellezza,
ho già fatto posto alla stanchezza
Non potevi proprio sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio

Le tue calze di seta riposano sulla sedia,
la tua fotografia è insieme ai miei appunti
con la cartastraccia e la lingua di tua madre
In tasca, come al solito, il solito coma
che resiste alle aspirine
E giù al Pozzo Nero hanno deciso
per nuovi schiavi bianchi e neri
da seppellire nelle miniere di carbone

Mi chiedo se è questo che volevamo,
se è questo che meritavamo per i baci in sospeso
Mi chiedo se è questo che meritavamo,
per la profondità che le lingue hanno toccato
nel cavo delle nostre bocche avide, avide
di saliva di aliti di frane al tartaro
Non è questo che ci aspettavamo
noi nudi vermi di carne, riflessi striscianti
sulla superficie dello specchio in camera

C’è la luna alta stasera
C’è il lupo che tira ululati tuonanti
in un cielo troppo blu per esser vero
C’è la luna alta, più alta delle ombre cinesi
a raccontar il pettegolezzo su di noi
laggiù in fondo al Pozzo Nero

C’è la luna alta stasera
C’è una luna che fa paura ai lemuri
e alle poche fate sopravvissute
agl’incubi di dio

Non insegnarmi la bellezza
Non sono in ginocchio,
ho solo le gambe piegate
e le spalle piagate da mille colpi di frusta
Non caricarmi d’altra stanchezza

Non potevi proprio sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio

Sono ombre che dal pozzo nero…
Sono tombe che vengono alla luce
Sono ombre, ombre che dal pozzo nero
risalgono fino a noi, fino a noi…

DOVREI DARTI UN BACIO

per Jack Kerouac,
maestro dell’eternità dorata

dovrei essere meno duro con me stesso
(per come resisto malmesso come sono);
la mia puttana morta con un cuscino in faccia
& io che giorno e notte mi faccio la barba
per la crudele carezza d’una fredda lama

c’è fuori un luna park di luci venuto da lontano;
& due cristalli sognanti e una dose di marmellata
da una vita riposano nella mia buia tasca bucata

ho fatto a cazzotti – ho preso un occhio nero
ho fatto all’amore – ho preso un sospetto di scolo
& per l’affitto ho fatto via gli ultimi dieci dollari
& non ho più niente che mi trattenga in città
dovrei cambiare posto e capire che è finita

dovrei mettere la testa a posto, sorridere
ma la strada un serpente in un cimitero:
io che disegno la via per l’eternità dorata

dovrei darti un bacio adesso che sei morta
& poi fuggire dove ci sono gli amici miei,
arrendendomi all’idea che ti amo ancora

… arrendendomi alla celestiale idea
che dove ci sono gli amici miei ci sono
folli e ciechi che scambiano e scambiano
il tappo d’una bottiglia per un diamante

IL TUO ASTIO

Con quelle tue parole
che da tanto sospettavo
pronunciassi in sentenza,
il fiato in due hai tagliato
quand’era ancora
dentro al petto mio,
non buono non cattivo

Poche parole,
poche davvero
E non c’è
carezza di pietà che mi tolga
dall’occhio la lacrima infinita

Silente resisti
Non un singulto,
silente resti;
e paonazzo per te divento,
a ogni secondo più impotente

Ai tuoi piedi cado
nudo
dannato
morente;
e lo sento bene
il tuo muto astio

Con quelle due parole
Con quelle tue parole
d’addio vuote di poesia
Sempre più cianotico divento
e davanti a te rimango,
attendendo l’ultimo secondo

Con quelle due parole
Con quelle tue parole

Con quelle due parole

SEPOLTURA DI UN UOMO

Tutti lo sapevamo
che sarebbe dovuto morire
da un momento all’altro
Fuori la pioggia e l’urlo dei corvi
così umani
S’era perso un verso il confessore,
prima che Selene si sciogliesse
nel mattino di pianti e brume
Su ogni bocca sostava il balbettio
che, per forza, doveva esserci
qualche cosa di sbagliato
Però nessuno aveva idea,
come sempre in questi casi

Tutti noi avremmo dovuto segnarci
Lasciammo invece l’orecchio teso
al ringhio dei cani affamati;
e due o tre scherzarono di mimo
ma macabro che non uno ebbe cuore
di mostrar un sorriso
Fra cani e corvi a ogni minuto più vicini,
col fiato sospeso spalancammo infine
la porta; il confessore fu il primo
a metter fuori il piede, poi uno a uno
chiudemmo le nostre sulle sue orme

Quando oggi ripenso alla fossa scavata
in profondità nella viva dura terra
da tutte quelle mani ossute piagate a sangue,
dico che è un miracolo o giù di lì
che non sia finita peggio, mio Angelo

INFERNO DI DONNE

Per voi sono caduto,
per voi, ragazze belle
figlie degli uomini
Per voi ho rinunciato
a Dio
Merito o non merito
le infernali fiamme
che fra le gambe
e in bocca accogliete?

TRA MIELE E FIELE

Ieri un ragazzo
E mi lasciasti becco
Un uomo oggi
Non cercarmi
Tra miele e fiele
colleziono farfalle
per l’Inquisizione

MIA GERUSALEMME
(seconda stesura)

Il tuo sorriso scorgo
in ogni sorriso che incontro
in questo vasto mondo
vuotato d’ogni futuro
Uomini in ginocchio vedo
e altri che han tutto perso,
un occhio o una mano
rischiando la fortuna a carte,
puntando verso la Mecca

Ovunque io vada
nella mente e nel cuore
soltanto te

Ovunque io volga
lo sguardo incontro te
che preghi per me
A mani giunte
con occhi di pianto,
mi assolve la tua anima
dai peccati
E’ questa, è questa la strada
che conduce al Paradiso?

I tuoi baci
sul mio volto arso
I tuoi piccoli morsi
su collo e spalle
e più giù ancora
Oh, tutto questo e di più
E di più

Sotto la pioggia acida,
nella nebbia e nel fumo di città,
o sotto il sole del grigio Sahara,
perduto
in questo vasto mondo
sempre ritrovo te che preghi;
sempre è l’eco della tua preghiera
perché l’amato tuo vecchio diavolo
mai perda la speranza
d’arrivare a Gerusalemme, da te;
e portarti finalmente via,
via lontano da lacrime e attentati

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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