Intervista ad Elena Pagani per “LADRI DI FACCE”, saggio scritto insieme ad Alessandro Meluzzi (Oligo Editore)

Intervista al Maestro d’Arte Elena Pagani

LADRI DI FACCE

Il disegnatore anatomico tra testimoni,
vittime, memorie e falsi ricordi

di Iannozzi Giuseppe

Elena Pagani, Alessandro Meluzzi - Ladri di facce - Oligo Editore

1. Maestro d’Arte Elena Pagani, il suo lavoro “Ladri di facce” (Oligo Editore), scritto insieme ad Alessandro Meluzzi, prefazione di Mario Giordano, credo nasca con un scopo ben preciso: quello di far sapere alla gente comune che attraverso l’arte è possibile identificare, dare un volto a tanti criminali, i quali, con molta probabilità, riuscirebbero altrimenti a sfuggire alle Forze dell’Ordine. La domanda potrebbe sembrare banale, scontata, e forse lo è: come si è orientata per la stesura di “Ladri di facce”, un saggio comprensibile anche a chi sa poco o nulla di disegno anatomico, ricerca investigativa, psichiatria?

Scrivere questo saggio è stato necessario perché il suo contenuto, specchio di mia trentennale ricerca scientifica, non andasse perduto e potesse anzi essere nuovo punto di partenza per quanti desiderassero in futuro intraprendere questa professione. Desidero precisare che l’Arte, intesa come ricerca di significative espressioni individuali e non solo estetiche, in LADRI DI FACCE sarà il tramite:strumento di sensibilità tecnica millenaria che nel testo descrivo ondeggiante, sospeso, senza margini contenitivi o protettivi. L’Arte, nei casi criminologici di cui mi sono occupata, traccia nuove percorrenze investigative concedendo, anche ad intuizioni investigative scaturite proprio dal percorso di ricerca, risposte che diversamente non potrebbero essere individuate. Attraverso l’Arte non si identifica un essere umano (prerogativa esclusiva della comparazione di dati biometrici a confronto di profili genetici –DNA o di comparazione dattiloscopica di impronte digitali, palmari o plantari). La decisione di scrivere questo saggio, è nata dalla proposta di collaborazione che il Prof. Meluzzi mi ha proferito nel nostro primo incontro, negli Studi Mediaset, durante la nostra partecipazione ad una puntata di “Quarto Grado”. L’obiettivo che ci siamo prefissati, e che ci auguriamo di esserci riusciti (il M° Pagani sta sorridendo) è di informare il Lettore di ciò che accade dietro le quinte di indagini particolarmente complesse, chi è il Disegnatore Anatomico e quali siano le sue difficilissime incombenze professionali. Per riuscirci, sarebbe stato necessario raccontarlo con semplicità senza eccedere in tecnicismi che sarebbero stati considerati forse pesanti, o poco interessanti, da chi non è Disegnatore Anatomico o Psichiatra Forense.

Elena Pagani2. Elena Pagani, Lei è Assistente Capo Coordinatore presso la Sezione Anticrimine della Questura di Mantova ed è anche Disegnatore Anatomico. Qual è il compito, sicuramente non facile, del Disegnatore Anatomico?

E’ prerogativa del Disegnatore Anatomico rendere visibile graficamente tutto ciò, o chi, è necessario prima essere visto per poi essere cercato, travato, identificato, ovviamente nell’esercizio delle mie funzioni, ai fini di indagini di Polizia Giudiziaria. Il profilo professionale di Disegnatore Anatomico è determinato dal piano studi delle Accademie di Belle Arti che prevede, per averne titolo, il superamento di quattro esami di anatomia artistica, umana e animale, interna ed esterna il corpo.

3. “Sono ladra di facce io, poliziotto, che con matite colorate mi avvicino a testimoni e vittime invitandoli ad indicarmi ciò che sono riusciti a conservare nella memoria e nel cuore […]”: le emozioni possono influenzare (distorcere) la memoria del testimone e della vittima?

Certamente, si. La maggiore difficoltà che riscontra il Disegnatore Anatomico non è quella di disegnare e rendere visibile l’oggetto o il  volto ricercati ma quella di riuscire a comprendere e valutare l’attendibilità delle dichiarazioni rese da testimoni o, peggio, da vittime. Il Prof. Meluzzi, psichiatra forense, ha saputo specificare con assoluta chiarezza quali siano i limiti e gli inganni esercitati dalla memoria umana soprattutto in contesti di paura, stress, dolore fisico.

4. Maestro d’Arte Elena Pagani, Le è mai capitato di dover tentare di ricostruire un volto, avendo a sua disposizione un testimone (o una vittima) i cui ricordi erano, per così dire, un po’ tanto falsati dalle emozioni vissute? Immagino di sì. Come si è comportata?

Succede spesso. E accade anche di dover interrompere il lavoro in corso o addirittura sospenderlo definitivamente prima della sua conclusione per mancanza di attendibilità da parte di chi sta collaborando. Confusioni emotive, sovrapposizioni di eventi che temporalmente si accavallano, incapacità espressiva, contraddittorietà destabilizzante, verità supposte o proprio credute che nel corso del colloquio – o durante la ricostruzione anatomica – si differenziano tanto da rinnegarsi. Il mio atteggiamento varia a seconda della situazione che si verifica ma rimane immutato nell’assecondare sempre e comunque la volontà del collaboratore. Anche da un’indagine grafica particolarmente complessa, rallentata o addirittura sospesa si possono trarre preziosissime informazioni investigative.

5. “Da subito è necessario specificare che l’attribuzione di identità ad un individuo non avviene per verosimiglianza estetica ma attraverso la comparazione di parametri biometrici. […]” Che cosa sono esattamente i parametri biometrici?

Come ho già specificato rispondendo alla sua prima domanda, l’identificazione di un essere umano non può avvenire tramite definizioni di verosimiglianze estetiche. Tratti genetici e morfologici del corpo, sono i veri ed unici indicatori di identità.

6. “Vedere” e “guardare” sono due forme di percezione diverse. Qual è la fondamentale differenza che intercorre fra le due? Per il Disegnatore Anatomico è molto importante che vittime e testimoni abbiano guardato il delinquente, perché se lo hanno semplicemente visto, allora…

Le origini di tutte le mie ricerche sia artistiche che criminologiche, traggono origine proprio nel significato di questi due verbi apparentemente simili ed invece così differenziati tra loro nel significato. “Vedere” è il meccanico movimento del corpo, implicito nell’istintività, che attraverso il filtrare della luce negli occhi induce a distinguere ciò che ci circonda. “Guardare” è invece il soffermarsi del vedere, volgere lo sguardo su qualcosa o qualcuno applicando attenzione, focalizzando dettagli, imprimendo nella memoria un determinato stato emotivo, degli eventi, delle cose. Io traggo le informazioni che mi sono necessarie attingendo proprio dalla differenza che li caratterizza: l’Attenzione impressa..

7. Maestro d’Arte Elena Pagani, Lei deve necessariamente collaborare con testimoni e vittime per rendere graficamente, grazie alle sue matite colorate, visibile un balordo; ma ogni persona ha i suoi parametri per definire persone, cose, atteggiamenti. Ad esempio, per Tizio delle labbra tumide potrebbero essere normali, mentre per Caio potrebbero essere grandi o addirittura anormali, posticce. Per riuscire a rubare una faccia, Lei deve anche interpretare il linguaggio, talvolta lo slang, di vittime e testimoni, non è forse così? E, come si regola?

E’ proprio così. Al cospetto della persona con cui collaborerò, dovrò sempre comprendere e non interpretare il suo linguaggio (una mia eventuale quanto erronea interpretazione sarebbe inclusiva di considerazioni e valutazioni mie personali che modificherebbero, alterandole, le indicazioni oggettive di chi sta rendendo testimonianza), le sue unità di misura, la rilevazione cromatica dei colori, la valutazione delle dimensioni, dovrò comprendere se l’eventuale uso di aggettivi qualificativi è frutto di un ricordo particolarmente nitido o solo colorita capacità descrittiva dettata da cultura particolarmente ricercata o, peggio, da fervore vendicativo.

disegno di Elena Pagani per "Ladri di facce" edito da Oligo Editore

– disegno di Elena Pagani per “Ladri di facce” edito da Oligo Editore

8. Le matite colorate sono la sua arma per rubare facce, Maestro d’Arte Elena Pagani. I più disegnano in bianco e nero, con una semplice matita, Lei no, Lei fa dei veri e propri ritratti, impiegando anche delle ore.
Ci può dire qual è il metodo più corretto per ritrarre un volto che non si è mai visto? Tecnica ma anche intuito e tanta sensibilità, non è forse così?

Mi perdoni la puntualizzazione che ritengo necessaria per meglio far comprendere ai Lettori esattamente ciò che non faccio in sede di ricostruzione anatomica: io non dipingo ritratti. Il ritratto ad una persona è eseguito dal vero, con il volto da riprodurre graficamente a vista, nel caso l’esecutore voglia essere definito pittore. Io non ritraggo nessuno perché il volto che devo realizzare, oltre a non averlo mai veduto, non è più presente neppure dinnanzi agli occhi del testimone o vittima che possa quindi descrivermelo riportandomi indicazioni chiare, nitide, precise. Il volto che devo disegnare e poi dipingere esiste unicamente nei frammenti della memoria d’appartenenza di questa persona: non è quindi reale nell’immediatezza della sua risoluzione, non è riguardabile, è deformato dal tempo, dalle emozioni ed è spesso distorto dalle espressioni facciali compiute durante l’evolversi degli eventi. La definizione applicata del colore rispetto il bianco e nero conferisce al volto maggiore realismo (utilissimo per la successiva ricerca ad opera delle Forze dell’Ordine) concedendo altresì il raggiungimento di informazioni cromatiche che hanno sempre valenza indicativa di possibili luoghi d’origine o, addirittura, essere fattore caratterizzante.

9. Più tempo passa e più la memoria di chi ha assistito a un crimine produce errori di diversa natura, per questo motivo è molto importante procedere il più celermente possibile. Non sempre però è possibile avere subito a disposizione chi dice di aver visto. A suo avviso, in quali casi non è conveniente tentare di usare le matite per rubare il volto di un balordo?

Non esiste una condizione di “non convenienza”. Esistono però tempistiche e metodologie d’intervento da rispettare per ottenere risultati attendibili. Nella ricostruzione anatomica di un volto da trarre in collaborazione con altra persona, è necessario intervenire in tempi rapidissimi. Come avvalorato dalla psichiatria, più tempo passa meno saranno i dettagli recuperabili dalla testimonianza. Inoltre, è necessario esortare di non compiere errori operativi dettati spesso dall’impeto di risoluzione investigativa ma che, nel caso dessero esito negativo, inficerebbero irrimediabilmente l’eventuale ricerca ricostruttiva del Disegnatore Anatomico. Mi riferisco, ad esempio, all’abitudine diffusa di far visionare a vittime o testimoni immagini tratte da videoriprese o album fotografici comparativi di possibili responsabili del reato. Qualora il soggetto non venisse riconosciuto, le memorie visive dei testimoni o vittime, le loro emozioni, le stesse considerazioni investigative ascoltate magari casualmente per voce di altri investigatori, altererebbero i loro già flebili ricordi inficiando l’eventuale lavoro del Disegnatore Anatomico. L’intervento del Disegnatore Anatomico dovrebbe considerarsi come atto primo, non ultimo.

10. Questa mia domanda è forse un po’ tanta indiscreta, ma quanti casi le Forze dell’Ordine sono riuscite a risolvere grazie al suo lavoro, Maestro d’Arte Elena Pagani?

“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. (il M° Pagani sorride)

Alessandro Meluzzi11. Alessandro Meluzzi, psichiatria, psicologo e psicoterapeuta che noi tutti conosciamo, con dei fondamentali cenni sulla memoria, ha dato il suo contributo a “Ladri di facce”, passando in rassegna il funzionamento del cervello umano, i tipi di errore a cui è soggetta la memoria, il priming, il fenomeno psichico che prende il nome di déjà-vu, i falsi ricordi e quelli impossibili, l’attenzione e la percezione. Quali lavori di Alessandro Meluzzi vorrebbe consigliare a tutti quei lettori che volessero approfondire l’argomento memoria?

Il Prof. Meluzzi è autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e 30 monografie in materia di psichiatria, psicologia, scienze forensi e antropologia culturale. Sicuramente lui, molto meglio di me, saprà indirizzarla in questa specifica ricerca conoscendo approfonditamente di ogni sua singola pubblicazione.

12. “Ladri di facce” include l’esposizione di alcuni casi che Lei ha seguito da vicino e dei quali si è venuti a capo grazie al suo impeccabile lavoro di Disegnatore Anatomico: “[…] finalità unica del mio prossimo narrare è descrivere le diverse tipologie grafico esplorative che ho adottato in indagini estremamente diverse tra loro.” Potrebbe illustrare sinteticamente che tipo di casi sono e a quali categorie appartengono gli attori coinvolti?

Ho incluso in LADRI DI FACCE quattro tipologie di casi in cui è stato richiesto il mio intervento. Tra i numerosissimi, ho scelto questi perché ho ritenuto potessero concedere al Lettore una vasta opportunità di conoscenza del mio lavoro. Il primo “JANINA” narra dell’indagine in cui ho potuto avvalermi della collaborazione di un Testimone e riguarda la scomparsa di una giovane donna. Nel secondo, “NERO OMBRA”è raccontato l’avvicendamento criminoso che ha viste coinvolte tre vittime, di cui due sottoposte a violenza sessuale di gruppo, in cui ho collaborato con una di loro. Il testo ”IL CAMALEONTE” descrive la frenetica ricerca di un pericoloso latitante sottoposto a mandato di cattura internazionale. In questo caso, non ho potuto avvalermi della collaborazione né di testimoni né di vittime ma ho effettuato una minuziosa indagine di sue fotografie fortunatamente conservate nei database del Ministero dell’Interno. Nell’ultimo caso “IL DISEGNO DI AMDUS” la mia percorrenza d’indagine grafica è avvenuta in solitaria, in un viaggio a ritroso tra segni apparentemente privi di significato e la ricostruzione della percorrenza grafica del suo esecutore. Ricerca illuminante che ha concesso la definizione – perfettamente ricostruita – di tragitti ed avvenimenti riguardanti l’inquietante scomparsa di un giovane.

13. Quando un testimone o una vittima si trova di fronte a Lei, di solito mostra fiducia, sfiducia, stupore? Qualcuno ha mai provato imbarazzo, vedendo che lei è una donna poliziotto?

Gli atteggiamenti mostrati da chi si trova al mio cospetto sono molteplici, diversificati e sempre anche indicativi del carattere e delle motivazioni della persona. Ho avvertito provenire in mia direzione emozioni contrastanti di rabbia e dolore, di spirito di vendetta e sete di giustizia, di pentimento e volontà di rivincita, di determinazione oltre apparente disillusione. L’imbarazzo? E’ stato proprio l’essere una donna a sminuirlo sino a tacitarlo. Con una donna, le donne si confidano cercando sostegno e riscontrando comprensione. Gli uomini, figli anche loro di donne, riescono quasi sempre a concedere fiducia.

14. “Ladri di facce” si chiude con una narrazione che fa conoscere al lettore medio l’esistenza di KeyCrime e del suo ideatore. In futuro, la figura del Disegnatore Anatomico potrebbe essere sostituita da un programma che fa uso di uno o più algoritmi?

Ne dubito perché credo che i sentimenti necessari per svolgere questo lavoro non siano trasmissibili ad una macchina priva di cuore. Lo spero, invece, augurandomi che la ricerca scientifica ed informatica sappiano moltiplicare, e con minor fatica, i risultati fin qui raggiunti. Traguardi frutto di miei anni trascorsi a raggiungere anche località sperdute sul territorio nazionale per condividere tragedie che non dovrebbero verificarsi in un mondo di giusti, stringendo tra le mani le mie matite colorate che, ad oggi, hanno ancora il nome di tinte da impastare e non sigle numeriche di tonalità digitalizzabili e, soprattutto, matite che … profumano di vita.

Grazie infinite, Maestro d’Arte Elena Pagani. E, ovviamente, grazie di cuore a tutte le Forze dell’Ordine, che ogni giorno mettono a rischio la loro vita per salvaguardare quella di noi cittadini.

Grazie a Lei, per il tempo e l’attenzione che ha dedicato al mio lavoro al servizio del Paese.

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ELENA PAGANI è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha conseguito un master a Stoccolma e ha effettuato il corso d’alta formazione specialistica della Polizia Scientifica “Disaster Victim Identification”. Da venticinque anni in Polizia di Stato, attualmente presta servizio col grado di assistente capo coordinatore presso la Sezione Anticrimine della Questura di Mantova. Ha all’attivo due romanzi: Juliane Medea (2013) e Messer VerdelaTesta (2018).

ALESSANDRO MELUZZI è psichiatria, psicologo e psicoterapeuta. Negli anni ’80 del secolo scorso ha collaborato con Henri Laborit nel laboratorio di Parigi. Si è baccalaureato in Filosofia e Mistica presso l’Ateneo Sant’Anselmo di Roma. Già docente di Genetica del comportamento umano di Siena, di Psichiatria forense dell’Università Sapienza di Roma, di Psiconeuroendocrinologia presso l’Università di Torino, attualmente è docente del Master in Criminologia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, direttore del Master in Criminologia e Diritto Penale (analisi criminale e politiche per la sicurezza urbana) presso l’Unicusano di Roma, titolare del corso di Psicologia di Comunità all’IUSTO Rebaudengo dell’Università Salesiana di Torino, direttore dell’Istituto di Psicoterapia analitico-esistenziale IPAEM. Giornalista pubblicista, autore e opinionista televisivo, ha firmato oltre duecento pubblicazioni scientifiche e oltre trenta monografie in materia di psicologia, psicoterapia, psichiatria e antropologia filosofica. Già deputato e senatore della Repubblica, dal 2007 è diacono della Chiesa greco-melchita in Siria e dal 2015 è metropolita primate della Chiesa Ortodossa Italiana Autocefala.

Elena Pagani, Alessandro Meluzzi LADRI DI FACCE. Il disegnatore anatomico tra testimoni, vittime, memorie e falsi ricordiOligo Editore – Collana: i Saggi – Genere: Criminologia -Pagine 164 – Anno di edizione: 2020 – ISBN: 9788885723290 – € 18,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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