Senza titolo, senza titolo, senza titolo…

Senza titolo, senza titolo, senza titolo…

ANTOLOGIA VOL. 220

Iannozzi Giuseppe

Ladies and Gentlemen - Warhol

IL PUNTO

Chi si ricorda di me
è morto insieme a me.

DOVE ORA RIPOSI

Là dove ora riposi, davanti all’ingresso
riposano due angeli lanceolati, senza sesso
Ma han rosse bocche da sgualdrine
e lunghe ali  ripiegate sulle spalle
Le campane battono incessantemente
A corpo morto si portano l’una contro l’altra
In lungo e in largo l’eco loro si spande,
e in egual modo spaventa il mite e il collerico

La stola cremisi che amavi, per me
incubo ricorrente, ancora resiste appesa
là dove la lasciasti l’ultima volta
che in punta di piedi venisti a trovarmi
E il crocifisso vergognoso le tiene compagnia:
agli scuri forte bussa il vento e fa tremare,
scuote il tessuto e il legno del supplizio
al muro condannato con un unico chiodo

Quella volta che fra le mie braccia
ti ho raccolta, pesavi quanto un fiore
Come potevo immaginare che il camposanto
avrebbe così presto preso nel suo grembo
tutto l’ardore che, bene o male, fra urla
e sudore  i nostri corpi si scambiarono?

Non pretendo il perdono, né il mondo;
non ho mai saputo pregare, né portare
a termine qualcosa di buono per noi
Vorrei però almeno che da me ti trascinassi
per portarmi via con te, là dove ora riposi
Sul tuo seno accompagnami ancora
Voglio anch’io riposare e nell’oblio finire
insieme a te, per sempre insieme a te

SEPOLTI DAI RIMPIANTI

Alle spalle l’estate,
le belle ragazze
che ci sorrisero
la lieta lor giovinezza;
e avanti a noi
pioggia di foglie,
l’autunno bruno
che viene e ci ricorda
che non è lontana
l’ora del nostro morire,
dimenticati, sepolti
dai rimpianti
di non aver saputo
cogliere
nella nostra età bella
le opportunità
che eppur ci furono
offerte.

ACQUA SOTTO I PONTI
(quella bambina)

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro,
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente-veloci
specchio d’un cielo bigio
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o no

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
e sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

SE FOSSI

Se fossi
poeta
in dono
ti porterei
una rosa
di giornata,
una fragilità
da spendere
in una manciata
di ore
un poco liete
Se fossi
uomo
e non burattino
una pistola
terrei in mano,
perché l’amore
sempre è breve
e veloce
in maniera…
allarmante

IRLANDA

Irlanda, paese di magie,
di donne agli ubriachi;
di ignude streghe anche,
che a ogn’ora, col sole
o no, le gambe mostrano
all’occhio straniero
e a quello più abituato
degli irlandesi nel ghigno
seppelliti.
Può forse Primavera
non accendere passione
dentro ai virili petti?
Di ebrietà colmi i cuori,
il maschio pelo gittano
gli uomini su i seni
delle palpitanti donne,
nulla affatto ingenue:
della lussuria
consapevoli vittime.

LASCIATEMI AL MIO NOME

Giuseppe faccio di nome, falegname non sono,
e non senza vergogna così oggi lo ammetto
che di tanto in tanto le pippe ci stanno, come no!
Con le mani a posto non ci so stare,
sempre devo avere una bellezza da palpeggiare,
un bel paio di poppe, o anche solo dei capponi!

Non so quanti cadaveri, veri veri e interi,
al mercato ho comperato stamane
Boia d’un Giuda, bisogna pur festeggiare!
Un po’ dandy, un po’ buffo, stronzo anche:
l’anima divisa fra le Anime morte di Gogol’
e la poesia di Milarepa; e la testa in Mercurio, sì;
lo ammetto, mi gioca strani scherzi il carattere,
e sempre e per sempre in ginocchio costringe
chi l’inutile suo attacco ai miei fianchi move

Giuseppe mi chiamo, come il padre di Gesù
Se un po’ di bene vi volete, non ci provate,
nel piatto non servitemi verginità o verità
che presto in polvere non finiscano
a un semplice mio muto comando

Seduto alla destra no, seduto alla sinistra no,
in centro non se ne parla nemmeno; anarchico?
Sì, un po’, a mio modo però: e ora che sapete,
chi mi ama mi segua, con o senza le braghe su
Per me val bene la pena comunque

Giuseppe faccio di nome, bello non so
Tenebroso e affascinante, poco ma sicuro
Re in eterno, dalla nascita pazzo un po’,
confesso che mai niente sul serio ho preso,
tranne forse i topi, la morte nera e secca,
gli scarafaggi suicidi giù dalla finestra

Lasciatemi al mio nome, lasciatemi il mio nome
Di nome faccio come dico io… se vi va, bene…
se invece no, prego, levatevi dai coglioni!

Lasciatemi al mio nome, lasciatemi il mio nome
Lasciatemi al mio nome, tanto non cambierò
Lasciatemi al mio nome, lasciatemi al mio furore

CRONACA D’UN UOMO SOLO

A te basta un raggio di sole improvviso
perché il cuore ti sbocci a nuova felicità
Ti basta così poco, porti commozione
dentro al cuore mio ricco di deserti…
di indicibili presentimenti
Poi il vento a schiaffeggiarmi la faccia
E mi scopro dio morto, perfetto e solo
come sempre son stato,
muta statua di sale davanti all’edicola;
e il mio nome
nella pagina della nera campeggia,
e poco distante del bronzo il sordo rumore…
campane a morto che a chi mi ha amato,
per un momento e per sua disgrazia,
mi ricordano

NIOBE

delirante
le ossa peste,
dolorante
dalla gola
in giù:
fischia l’aria
dalla bocca
aperta spalancata…
fischio uguale
a quello che
dal buco del culo
si diparte

bruciate
e dal vento
sparpagliate
in lungo
e in largo
le penne di Icaro;
Apollo esulta,
Niobe piange
i morti,
tutti quei figli
orgoglio di madre,
fino a cangiarsi
in crudo marmo:
ma nel grembo
inesauribile fonte
di dolore

per dieci giorni
insepolti;
fu troppo
anche per lei
figlia di Tantalo

ancor oggi
fanno male
le schiene
investite di colpi
figli del tradimento

DANNAZIONI

Quando
mi dici ciao
le anime
livide di rabbia
in catene di libertà
sprofondano
in basso,
toccano l’Inferno
e in esso bruciano

Quando
al mattino
il sole
nascosto
se ne sta
dietro a una
cortina
spessa di fumo
e
la tristezza
colma gli occhi,
è allora
che un’altra
dannazione
si consuma

Non puoi
far granché
Dal niente
veniamo
e nel suo grembo
torniamo,
perdendo
prima i denti,
poi gli umori
Nella brulla terra
i corpi
si squagliano
fra merda
e sangue
Oddio!
E dire che
nella bella stagione
furono pieni
di vita,
di attenzioni,
solo colpevoli
di strappar
dai prati
i più giovani fiori

Nulla
rimane
integro:
non il sentimento,
non il corpo
che lo generò,
illudendosi
di consegnarlo
all’eternità di Dio

PUTREFAZIONE

Nessuno sa
chi
come
dove
quando
la gamba
di AR
fu seppellita
Nell’ignoto…
Una eco
senza
importanza
ripete
che così è

Nessuno sa
quanti!
Quante
livide braccia
portarono
il corpo
del morente
Bianchi
Di cera i volti
Alti i lamenti
Basso invece
il tintinnio secco
delle catene
a polsi e caviglie

I negri
in fila indiana,
la lingua
libera
un serpente
a leccare
il sapore
violento
del sangue
sulle labbra loro
spaccate e piegate
Nell’occhio
dei fucili.
in fila indiana
passo
dopo
passo
la minaccia
di fare in fretta

Donna,
perché
non amasti
di tuo figlio
la poesia,
la cattiveria
e l’agonia?

LONTANANZE

Nei campi da Apollo portati
a fruttare, raccogli tu lieta
esili fiori e teneri ciuffi d’erba
I passerotti feriti curi,
da infausto fato li salvi
e al petto di latte li stringi
perché non possa il vento
spettinar loro le piccole ali
Sorridi tu d’un sorriso fiero
Dentro ai tuoi occhi il Sole:
in te incontra lui consolazione,
pensando alla Luna da lui amata
e che lungo il cammino suo
non gli è dato d’incontrare mai
se non in crudeli lontananze

Scanzonata ti fa la giovinezza
e innocenza ogni tuo atto sposa

Bella sì, e a ben vedere traditrice:
sol ami il bello e il giovine lustro,
e se una macchia un po’ giallina
l’occhio tuo in una Bibbia coglie,
tosto la rinneghi per una più nova
copertina

VI SIETE VERGOGNATI

Di me
vi siete vergognati
come cani alla catena
nello stomaco vuoti
nella carne castrati
nello spirito amputati
Con le ossa rotte
vi siete perdonati
sicuri d’averne spezzate
di più a quanti contro di voi
Urla bestemmie
e preghiere
nel nome del Signore
al cielo avete levato
tergendovi la fronte
di sangue madida
E la lingua avete schioccato
come frusta contro il palato
per un goccio di saliva
Non contenti vi siete spinti
fino alla Montagna Sacra
per spaccarne il cuore in due
e al Mercato Nero rivenderlo

E nulla è stato veramente
abbastanza
Giacete ora
in fila lunghi distesi
coi corvi a beccarvi giorno e notte
aspettando una ciotola di avanzi
Era questo che desideravate?
Era questo?

ALLO SPECCHIO

Sempre la solita storia
in questa strana vita mia,
una metà parte, l’altra resta;
ma se poi sospettoso
allo specchio mi guardo
sempre trovo l’imago
che già conosco,
angelo e demone riuniti
ed entrambi di me
si fan beffe!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Senza titolo, senza titolo, senza titolo…

  1. Nadia Fagiolo ha detto:

    Belli i capoversi rivoltati, semrano simmetrie. Queste poesie hanno un’aria medievale. Sei bavissimo.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono versi che scrissi parecchi anni or sono.
    Erano piuttosto sperimentali, almeno alcune.

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