La maschera confessa che bisogna morire

La maschera confessa che bisogna morire

ANTOLOGIA VOL. 219

Iannozzi Giuseppe

Tosa Scenes of Kabuki by Ekin, Ekin Museum, Konan, Kochi, Japan

MISHIMA

Addosso a
Mizoguchi,
si sforma
il kimono;
alle fiamme dato
il padiglione d’oro,
giace ora
nella polvere.

Di sole donne
il kabuki,
più tardi
interpretato
da soli uomini;
una vita
a cui basti
trovarsi
faccia a faccia
con la morte
per esserne
sfregiata
e spezzata,
altro non è
che fragile vetro
(*)

Confessa,
confessa ora
la maschera
che morire
l’unica soluzione
per restituire
alle macerie
la sostanza
del patriottismo

Non è possibile
vivere, vivere
in uno spazio
chiuso a chiave,
nell’orrore
d’una vecchiaia
vuota di onore

(*) riadattamento da un passo di “Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti” di Yukio Mishima

YUKIO

Così spiacente
per quel dove
dove sono stato;
così spiacente
per essere
e non essere
stato
in accordo
col mio tempo

E mi sanguina
spenta luce
sovra alla testa
la lampadina bruciata;
ma ristagna
dell’incenso il profumo
fra le mura,
una vita buddista
tanto tanto desiderata;
e ristagna
nell’Occhio della Mente
sogno di pornografia,
atto di piena democrazia

Così spiacente,
così spiacente
per tutto questo,
per questo blues

CORVI

Miei corvi, ali nere senza riposo,
volate, dentro alle nubi gettatevi,
bucatele, e sulle carogne nei deserti
e nelle città abbandonate scagliatevi,
e delle putrescenti carni
integro non lasciate un brano

Venuto è il tempo che aspettavamo
in cima alla Torre di Babele
con bocche mute e impazienti
E’ venuto il Giudizio e non uno
troverà pietà o verità adesso
che l’oggi è senza un domani

Negri miei orrori, rendete la Ragione
al Re che con pazzia vi ha custoditi

SACRIFICIO

Nell’amore avete confidato
e nella sua trappola siete caduti,
come tutti
Che c’è di nobile
in un simile consumarsi?
forse la gloria del sacrificio
di chi per un amante ha tutto speso?
E ditemi, avrà mai qualcuno
memoria di voi?
Ditemi, se un anelito di sincerità
ancora resiste nella poca vita
che fredda si fa nella bocca ansimante,
così che possa scrivere sull’algido avello
epitaffio gentile che non sia uguale
ai già tanti milioni nell’oblio sepolti

LA FINE DEGLI ANGELI
(versione estesa)

Tutto è finito
Ogni cosa ha perso
valore
Tutti gli angeli
caduti
schiantati
sulla durezza
delle nostre anime
hanno assunto
quella volgarità
che ci tiene in piedi

TRA PENSIERI E SOGNI

Mi spancio
all’ombra d’un salice piangente
spogliando il giallo d’un crisantemo,
cercando l’illuminazione
fra le ombre e il frusciare del vento,
nel mezzo dell’erba alta carezzata
e subito piegata; non una voce risuona,
l’intorno si allarga, valica montagne
ricordi e donne; resiste il pensiero
che sono vivo, ed allora dormo,
spengo l’essere vigile, affronto il sogno.

ARIANNA

Non va, non va non meglio
Quelli che tu e io abbiamo amato
si sono impiccati
con le loro stesse budella
La casa di Gesù dove ci riparavamo
dalla pioggia non c’è oggi più,
non c’è più

Come potevamo immaginare
che sarebbe accaduto tanto presto?
E’ stato un attimo
perché il corpo prendesse il volo
dalla finestra
A testa in giù cerchiamo di capire
perché è successo, perché il cervello era
più rosso che grigio
una volta fuori dal gioiello della testa

Il cappotto rattoppato,
la candela alla fine,
il sale sparso sul pavimento
C’erano tutti i segni
sotto i nostri occhi per capire
Avevamo altro per la testa
Non è davvero più possibile
tornare indietro; non va,
non va meglio, dobbiamo però
scopare via i vetri rimasti,
stare attenti alle schegge

Arianna, sei tu, sei ancora tu?
Sei sempre tu che occupi il telefono?
Qui va tutto per il peggio, viviamo
incastrati in un attacco di panico
Quelli che tu e io abbiamo amato
si sono impiccati
con le loro stesse budella;
e per noi che siamo rimasti in piedi
è così brutto vivere con il tuo fantasma
Così brutto, questo lo puoi capire…

RAMO D’ULIVO

Quante volte, quante
dovrò ripeterlo al tuo cuore?
e quante all’anima tua
involata
– Giove solo sa! –
verso quali cieli?
Per quanto tempo dovrò
sulle spalle portare
il peccato e la confessione?
Per quanto ancora sarò
in balia dei venti di…?

…fino a quando
non avrai tu dimenticato
che ti ho fatto soffrire,
spezzando il ramo d’ulivo
e ruggendo poi come un leone
contro gli Dèi,
sfidando l’ira
dell’alto tuo Padre
nell’Olimpo accasato

BELLA RAGAZZA DEI MIEI VENT’ANNI

Nei miei occhi tristi vivo è il pianto
che il tempo non ha saputo consumare
Ancora a te io penso, bella ragazza
dei miei vent’anni, della giovinezza
tenera e sì tanto fragile di sogni su sogni
Le ingenuità insieme le abbiamo segnate
Non sono però bastate a consegnarci
al presente belli com’eravamo ieri,
stupidi e innocenti, con la testa persa
fra nuvole di rivoluzioni

Sangue di colomba bagna il viso
Silenti lacrime dagli occhi ancora
per te, per te che ho amato tanto,
con generosa ostinazione di credere
ogni giovane immortale per sempre
Ma così presto passano le stagioni,
appassiscono i fiori e nel cuore invece
crescono in fretta tanti e tanti dolori

Le tue prime calze a rete…
Il tuo primo sorriso di donna…
La tua felicità per un niente…
Quel tuo felice dire “si può fare…”
Nelle notti di solitudini tornano
e nella promessa che fu di ieri
fantasmi sono che fanno male
ogni volta un po’ di più…
I tuoi primi baci, i tuoi giochi…
Il mio amore che diceva a te
“amo te, amo soltanto te, solo te”

Ma così presto passano le stagioni
Le ingenuità insieme le abbiamo segnate,
e non sono bastate, non sono bastate…

BELLA BIONDA, RAGAZZA FELICE

E’ così che è cominciato
Nei tuoi occhi
Nel tuo cielo azzurro
E’ così che sono stato amato
E’ così che ho amato

Nell’azzurro mi sono perso,
felice d’incontrare strali d’oro e soli
Nel biondo della divinità
Oh, puoi credermi
quando prego perché non finisca
E’ così che ho cominciato a vivere

Caduto dal cielo,
sprofondato nell’azzurro
Caduto dalle grazie del Padre,
sprofondato nel biondo tuo cuore
Raccolto
Sono stato da te raccolto
quando credevo
mi sarei terminato
nelle viscere della Terra
Raccolto da te, per sempre

Per sempre
E’ stato scritto nel destino
prima di noi
Per sempre
nella profondità dei tuoi occhi
Per sempre
nella selvaggia bellezza del tuo biondo
E’ così che è stato scritto
Il destino non può sbagliare,
non questa volta

Da Rimbaud a Morrison
Da Manson a Warhol
Sulla strada lastricata di buone intenzioni
e su quella bagnata di speranze da cogliere
Ogni cosa è stata creata
perché noi ne prendessimo possesso

E’ così che è cominciato
il nuovo mio mondo
Nel cielo dei tuoi occhi
Nel biondo della tua anima
Accanto a te appartengo al divino
Bella bionda, ragazza felice

E’ così che sei stata amata
E’ così che hai amato
Bella bionda, la divinità ti appartiene
Dal suo grembo sei stata creata
E’ così che tutto il bello è cominciato

E’ così che tutto il bello è cominciato
Oh, puoi credermi quando dico che è così
E’ così, è così che tutto il bello è cominciato
E’ così, è così che tutto il bello è cominciato
E’ così, è così che tutto il bello è cominciato

FIORI DI CAMPOSANTO

Son poi quando va bene
le nostre vite fiori di camposanto
e null’altro che valga la pena

Gode la chiesa a mieter vittime a iosa
per farle presto nella negra terra scomparire,
promettendo loro speranza che non c’è
nell’aldiquà né in una eternità al di là
Lo san bene i cardinali e i papi panzoni
quanto frale la natura e qualsiasi cosa
dall’uomo creata: prima o poi
in polvere finisce la gloria dei grandi,
in cenere il nome di pastori e ladroni;
per tutti è però sicuro
il sordo rumore del bronzo

Grasse suore di carità,
sputando grommosi sorrisi,
ciangottando fino all’ossario
trascinano i corpi avvizziti:
paghe dell’esistenza condotta
parlano piano di untori,
di madri dolenti,
di preti rigettati
– come petecchie
Ma sconsacrati o benedetti,
tutti si finisce in polvere,
con una magra croce su
o una goccia di povera cera

Compromessi dentro a turbinii di foglie
ristanno ancora un momento i viventi,
spremendo aride lacrime
sui fiori del camposanto

PAGLIACCI

Tutti si muore
inaspettatamente
Non valgono sepolcri e avelli
a ricordare a chi resta
chi noi siamo stati
e quello che abbiamo fatto
nell’ombra nascosti e sepolti,
o alla luce del sole esposti
per ricevere presto in cambio
untuosi complimenti
Caronte soltanto e più alte maestà
dell’alma nostra terranno possesso;
a loro il diritto di scialacquare
sguaiata ebrietà
per una eco portata
veloce sulle ali del vento
a favore di chi prima o poi subirà
medesimo trattamento

Noi tutti si muore,
come pagliacci
col trucco disfatto,
senza più denti in bocca
e pronte affilate battute
Troppo tardi ci accorgeremo
che fu la nostra una disgraziata natura
d’avercela così tanto lunga la lingua
sempre, a matrimoni e funerali

PIÙ DEI SETTE CIELI

Un giorno vorrei mi sorprendessi
con una poesia di spirito e castità
Ben so che alla carnalità
sei votata; sol mi resta la possibilità
di farmi il segno della croce
e di frugare ben bene nelle tasche
in cerca d’un avanzo di sigaretta
Poi d’ogni surrogato piacere stanco
oramai incapace di pregare
per la salvezza o il Giorno del Giudizio,
chiuderò le pesanti porte della Chiesa
e da solo rimarrò di fronte al Cristo,
ma pronto ad appendergli al collo
una corda più resistente dei Sette Cieli

VIENI A ME, MARLENE
(d’amor si può morire)

Vieni a me, Marlene
Vieni, da Berlino vieni via
Vieni a recitare un amore
fra le lenzuola e i cuscini
del mio cuore; vieni nuda
vestita soltanto della fatalità
che sempre t’accompagna

Vieni, vieni presto e spegni
in me l’ardore: fammi fuori
con un notevole atto d’amore
Mostrami che è vero
che d’amor si può morire,
e metti a nudo la Sacra Legge
che ti fa donna
Vieni e vieni adesso,
affinché cadano in ginocchio
gli stolti che dicono il contrario
senza sapere delle altezze
da cui un uomo può cadere

Vieni e vieni a me adesso
Vienimi dentro, addosso,
Marlene, mia Marlene

SANTI E POETI

Non dovreste credere
a quegli esseri strani
che si professano poeti;
son come certi santi
da mane a sera ubriachi
incapaci di dir preghiere,
grandi stupratori però sì
…ruina del mondo intero

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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