Sono stato uno schiavo

Sono stato uno schiavo

ANTOLOGIA VOL. 217

Iannozzi Giuseppe

Lesbia con il suo passero, olio su tela, Sir Edward John Poynter

MORTALI

nasciamo angeli
soltanto perché
l’età adulta
ci sveli diavoli,
poveri mortali

IN SILENZIO PIANGEVI

E’ stato tanto tempo fa
L’amore ci accompagnò,
mano nella mano, fra ulivi e croci
Ricordo che in silenzio piangevi
Nessuno di noi due però fiatò,
non una parola per salvarci,
solo il pianto sul fuoco all’orizzonte

A teatro i primi posti non erano per noi
Sedevamo in fondo, come due ombre
cadute sulla Terra, per caso
A volte scherzavamo con il fuoco,
altre ancora ci gelavano
le altrui parole, a sipario già chiuso,
tra gli ultimi applausi della gente

Non un parola per salvarci
Solo una colomba sul tramonto
e la Città Santa, terribile, ignota

ANGELI IN CALZE DI SETA NERA

Ci sono certi angeli di jazz
che li si sente solo a tarda notte
quando si denuda l’anima
e lascia dagli occhi piovere
le lacrime durante il dì taciute

Volano angeli femmina
– a ritmo di sporche dita
sulla tastiera,
fra i bianchi e i neri –
che con piani lamenti
dalle gambe si sfilano
lunghe calze di seta nera

Ci sono certi angeli di jazz
che ci vanno giù duro,
e che non diresti mai
che ce l’hanno un cazzo di cuore
Ci sono angeli un po’ così e così,
per niente perfetti, per niente belli

Ci sono angeli per cui vale sempre
la pena di sfilarsi le calze di seta
Ci sono angeli indemoniati e tristi
che sulla pelle di chi vive graffiano versi
per ricordarti che ancora sei in piedi

Ci sono certi angeli di jazz
che li si sente solo a tarda notte
quando legati con la seta alla testiera
del letto fra un gemito e un tremito
con l’anima scivolano sulla tastiera
del piano e per te suonano…
suonano una poesia

SOLE E LUNA

Si ama il Sole,
si amano quei raggi
che timidi ci sfiorano

Si ama la Luna,
il pallore che ha su
quando d’attorno
si scorge il buio,
la disperazione
dell’uomo
che abbraccia sé
per tema di cadere
e non veder più
Sole e Luna insieme!

FATA SUL FAR DELLA MEZZANOTTE

E m’apparse gentil la Fata
sul far della mezzanotte
ch’io già disperava
di non incontrar mai più,
il volto suo
sul mostaccio mio affacciato

Gittando al cielo
veloce occhiata
a meno non potei far
di notare che una stella
era in meno lassù
ché accanto a me or stava
spiandomi,
chiedendomi supplice quasi
se il core mi batteva
e se sì, quanto fortemente

E io, misero poeta,
con l’affanno in gola
non sapeva risponderle;
e però comprese tosto lei
che l’anima mia tutta
s’era tuffata nella sua
felice d’annegare

Per l’intera notte
così fummo noi,
del mondo d’attorno dimentichi
l’uno nell’altra presi
per lunghi baci,
di miele e passione saporosi,
che l’eternità sfidavano
dicendola sempre troppo breve,
troppo davvero;
e una più intensa
pian piano le mani nostre
insieme legate la disegnavano

ROSA DI RUGIADA

Spero tu voglia perdonare
la mia, sì la mia, di intelligenza
Spero tu voglia smaniare
la mia, sì la mia, di vòglia
perché tanta ne ho e l’ho portata
con me via sino al mercato
per svenderla alla prima Bella
che a me con una rosa di rugiada
un bacio sulle aride mie labbra

GIORNI DI PIOGGIA, DI SOLE
(versione alternativa)

Lui zoppo ma lievemente
Lei cieca ma dolcemente
S’incontrarono che pioveva forte
perché anche per loro fosse il Sole

E’ possibile che…E impossibile che…
Un passo avanti oltre il buio, ti aiuto io
Un lettera d’amore, la scrivo io per te
Pareva facile insieme in due resistere,
fingere per un momento d’esser normali
E invece il mondo ancora contro

Lui era, lei era,
e il mondo lo stesso, sempre
Facilmente si lasciarono,
alla cieca zoppicando
in un giorno di sole
che le pozzanghere le bruciava
Cadere si lasciarono
in un mondo di solitudine
che non sbiadiva

Lui zoppo ma dolcemente
Lei cieca ma lievemente
Ascoltano le previsioni del tempo
Da due opposti capi del mondo
sospirano: solitudine in giorni
di pioggia, di sole, di niente

GIORNI DI PIOGGIA, DI SOLE
(1ma versione)

Lui era zoppo ma lievemente
Lei era cieca ma dolcemente
S’incontrarono che pioveva forte
perché fosse il Sole anche per loro

E’ possibile che…E impossibile che…
Un passo avanti oltre il buio, ti aiuto io
Un lettera d’amore, la scrivo io per te
Sembrava facile resistere insieme in due,
far finta d’essere per un momento normali
E invece il mondo ci è ancora contro

Lui era, lei era, e il mondo sempre lo stesso
Si lasciarono facilmente, zoppicando alla cieca
in un giorno di sole che bruciava le pozzanghere
In un mondo di solitudine che non sbiadiva

Lui è zoppo ma dolcemente
Lei è cieca ma lievemente
Ascoltano soltanto le previsioni del tempo
e sospirano da due opposti capi del mondo
E la solitudine in giorni di pioggia e di sole

IL POZZO, LA LUNA E LA BOCCA

Mi ripeteva lei ch’ero ancora giovane
Tacevo io, muso basso, simulando un sorriso
M’assicurava lei ch’ero un figlio di Dio
Lei era lei, non poteva immaginare!
Tacevo e alzavo lo sguardo alla luna
E pensavo agli anni miei
al filo dell’argento sottoposti

Ti svelerò un segreto e ti darò poi un bacio,
ma non potrai più tornare al tuo villaggio

Ce l’hai un sogno, un amore e una canzone?
Un uomo di poche parole sono,
certe cose sarebbe meglio non saperle
Ce l’hai un sogno, un amore e una canzone?

Una vecchia scimmia sulla schiena sono,
un cammello passato per la cruna dell’ago,
un dispetto, un pettine e un chiaro di luna:
quel che si dice uno scherzo riuscito così e così
E questa notte il pozzo è profondo e oscuro
E la luna è stata dalla mia bocca tutta bevuta

E tu, un sogno, un amore e una canzone?
o una speranza?
Forse il mattino fra qualche ora sarà!

Ti lascio un segno, un bacio e un segreto

Mi ripeteva lei ch’era troppo giovane
M’assicurava lei ch’era vergine senza peccato
E alla fine la baciai,
e la baciai alla mia maniera, alla mia maniera
E la feci tacere, la sua innocenza la uccisi,
per sempre, nel pozzo della mia bocca

Più non tornerai al tuo piccolo villaggio
Più non sognerai i tuoi capelli al vento
Perché ti ho presa in un sogno
Perché ti ho presa in un bacio
Perché sai ora tutto di me, il mio segreto
Perché per sempre porterai il mio segno

FINO ALLA MORTE, FINO A TE

Con sé ha preso il poco che gli lasciasti di te
E’ adesso un uomo che batte la strada
Una meta non ce l’ha, una vita non ce l’ha,
e guarda nel portafogli la foto tua intristita

Te lo disse al primo incontro
che aveva solo il cuore e niente in tasca
Te lo disse con una rosa di fiamme
che soltanto avrebbe potuto darti il suo petto
Te lo disse così tante volte, così tante
Te lo disse fino a ucciderti nella noia

Con sé ha preso davvero il minino
Tutto il resto l’ha lasciato a te sul cuscino

E’ adesso un uomo che alza il pollice,
pregando d’incontrare la mano di Dio al volante
E’ adesso lontano mille miglia da te,
alza il collo del cappotto, fra le spalle incastra la testa
e prega Dio che un killer faccia fuori la sua faccia

Guardando nel portafogli la foto tua intristita,
ancora ti uccide nella noia dei suoi sogni
A tutti gli sconosciuti ripete che sei la sua bambina
A tutti ripete le stesse parole perché altre non ne sa

Ha preso con sé davvero il minino
A tutti ama ripetere che sei tu la sua bambina
A tutti ama ripetere che sei tu la sua sola vita

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna e alla fine finì davvero male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava e alla fine si finì in te, in te, in te

BELLI E FOTTUTI

E se ne vanno gli anni
fra la Pasqua e un carnevale;
quei bei tempi
ch’eran di speranze
han messo sbarre
sulla faccia mia;
e poi dire, e poi fare
senza mai saper dove andare.
E il sorriso ormai vinto,
stanco come quello di certi vecchi
con in bocca voce di dentiera
e perenne sapor di tabacco.

Scacco,
ed è matto.

Posto prenotato in manicomio,
e mai più,
mai più le giovani lunghe gambe
delle donne, delle belle
che sol ieri dissero di me poeta
per presto lasciarmi
fra le scartoffie
di cento e mille altri
quasi uguali a me.

Così in fretta perde
un battito il cuore;
inventare un racconto
per pagare il conto,
o solo per difender l’onor mio
che per poco che è ancor c’è.
Dicono “va tutto bene!”,
dicono e subito ridono
l’indice puntando al giovane che ero,
immaginato eroe
sempre disegnato male – bastardo.

E buttar giù l’ennesimo caffè,
la speranza di rimaner sveglio
giusto per il tempo che serve,
prima che sul palco si spenga la luce
e nell’amaro buio ammettere
“sì, son stato schiavo,
nient’altro m’era dovuto”.

Scacco,
ed è matto.

Bei tempi, sì,
belli e fottuti.

SOTTILE LINEA ROSSA

sottile
linea rossa
all’orizzonte
spezza
monotonia,
tenta
un felice gioco
di fantasia
”chi è…?
la più bella
del Reame?”
e s’increspa
un’onda
e spruzza
schizzi al Sole
[…]
e collassa
l’acceso riflesso
su lo specchio
del mare blu
[…]
è già affogato
per metà e di più
al di là
del confine
tracciato da Dio

E TU COSI’ PERFETTA

E tu così perfetta, e tu così bellezza
Ma ho deciso io d’invecchiare in scioltezza
A modo mio, oh, a modo mio e non di dio

Perdo la mia bimba, i suoi sogni nel cellophane
Aspetta una favola il cavallino sulla giostra
e un colpo di pistola lo spacciatore all’angolo
e un mio bacio la puttana sul ciglio della strada
Andrò da lei sola, perché mi così mi piace la vita
Perché ho deciso d’invecchiare in ubriachezza

Ho perso dio, è per me stata la cosa migliore
Ho perso l’ingenuità che m’avvelenava il caffè
E ho dimenticato le tue smorfie sul mio sorriso
perché ho scelto di morire a modo mio e non di dio

L’ultima volta che abbiamo fatto all’amore
spegnesti tutte le mie candeline con un soffio
e un batter di ciglia; mi lasciasti però in dono
una pernacchia e il tuo reggiseno imbottito
Se ci penso adesso, se ci penso su seriamente
mi fa ridere fino alla morte la tua buffa bellezza

Perdo praticamente niente, baci nel cellophane
e una edizione economica della tua passione
Così niente romanticismi, voglio la prima
che mi capita a tiro – che stia sotto al mio tiro

E tu così fatale, ci sei andata vicino a farmi fuori
Ma ho deciso io di fottere la vita in scioltezza
A modo mio faccio male alla vita, faccio bene io

GINESTRA

Poesie,
gioie o amori
da recar oggi
al gentile tuo cospetto,
non ne ho, davvero;
ma se guardi
e guardi bene
l’immagine
che lo specchio
in camera ti specchia,
scoprirai
che appassita
non è la Ginestra
che ieri t’arrossiva
quando
dai tetti spioventi
stormi di colombe
in volo si levavano
al suono
del tuo richiamo.

Pesante forse
il fardello di fantasmi
che disegna l’alba
sull’amata tua magione,
più ostinata e sincera però
la forza che alle delusioni
non s’arrende,
quella forza caparbia
nel petto tuo annidata;
così io sospetto
che nulla di serio in te
sia cambiato veramente.
Per questo solamente
come te anch’io aspetto
che alla vita tu dica sì,
che una volta ancora
tenti d’incatenarla a te
la vita,
facendo franare
quelle tue resistenze
che, con malignità,
all’orecchio ti sussurrano
di non osare, di non osare
d’esser libera…

d’esser libera veramente,
d’esser verità.

TUTTI NOI

Tutti noi, in misura diversa, siamo anche degli strumenti nelle mani dei nostri affetti. L’ho capito tantissimi anni or sono e oggi non mi fa più né caldo né freddo. Accetto il fatto come un elemento imprescindibile della natura umana, che è imperfetta.

COME DRELLA

Per amore, per passione, a volte, per scacciar la noia che nell’alma covo, distribuisco poesie a ogni donzella che incontro sulla strada: di questo passo farò la stessa fine di Andy Warhol. Qualcuno lassù mi ama, e a suo modo mi vuole famoso se non proprio poeta. C’est la vie, Drella!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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