Credo nel sorriso del Buddha bambino

Credo nel sorriso del Buddha bambino

ANTOLOGIA VOL. 211

Iannozzi Giuseppe

young monk

BUDDHA BAMBINO

Traballa sulle gambe ma sorride
Il giovane monaco sa
I gradini portano a un ballo di sangue
E non posso credere ci sia soltanto
questa visione di sofferenza

Noi monaci cadiamo,
cadiamo senza far rumore
Ogni angolo in ombra
nasconde un manganello
e una pozza di sangue
che non si cicatrizza

Con il cuore e con la mente
cammina accanto a me
e porta il mio canto alto
Moltiplicalo per cento
là dove tu stai, amico mio
Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà
Alzandoci
riprenderemo il cammino
perché credo
nel sorriso del Buddha bambino
Perché non sono capace
di credere che il nostro sangue
finito in ultima pagina
sia tutto quello che c’è

Alla violenza rispondo OM
Rispondo OM

Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà
Alzandoci
riprenderemo il cammino
perché credo
nel sorriso del Buddha bambino

ANIMA STRUGGENTE

Ti cerco
Ti cerco e scopro le tue calze nere,
quelle a rete che mi fanno impazzire
Ti cerco,
e il tuo profumo è su ogni cosa in questa casa,
e non è per caso che lo hai lasciato sparso qui,
qui dove ancor mi figuro il tuo didietro
Ti cerco
come si cerca la guerra, il sangue, la passione
Ti cerco
perché ho bisogno di sentire la femminilità che sei
Ti cerco
con l’affanno in bocca,
fumando sogni e speranze,
bevendomi l’anima dalla bottiglia di rosso
che accompagna le mie preghiere
Ti cerco
perché ho perso l’equilibrio
e la bellezza di sentirmi bambino
raccolto fra le tue calde braccia
Ti cerco per farti complice
Ti cerco per complicarci la vita insieme

Ogni giorno che passa è uno in meno
L’aria te la sei portata via tutta,
resta il profumo di te ma non basta,
non basta mai ai miei polmoni,
alla bocca che spara sconcezze d’amore
che tu non puoi ascoltare
Ogni giorno è una lacrima,
pregando che tu torni da me

Ti cerco, ti cerco, ti cerco
come un condannato
che ancora tenta l’azzardo d’una fede
Ti cerco perché non posso davvero fare a meno
della tua Anima Struggente su Me

Ti cerco
perché se un senso la vita ce l’ha
è in quella tua Anima che strugge
e distrugge quella mia

LASCIA CHE SIA L’ANIMA

Isabella
cui voglio un bene immenso

Lascia, lascia
che sia l’anima mia
a spogliarti,
e lascia che sia la Luna
a cucirti addosso sogni d’argento

Come uomo innamorato,
ogni giorno la vita mia
la dono a te per perdermi,
per perdermi a lungo,
a lungo e ancor di più
fra le bionde trame
dei tuoi capelli ribelli;
davanti a te
in ginocchio cado piano
al tuo seno ancorando
l’occhio malandrino

Cos’altro ti serve per capire?
Cos’altro ti serve per capire
che una rapina a mano armata
mai e poi mai sarebbe bella
quanto la tua pazzia
di dirti e non dirti mia?

Te lo dice,
te lo suggerisce anche la Luna,
che dalla sua scenografia
si tira giù:
da un uomo,
davvero,
non si può ottenere di più!
E te lo ripeto anch’io
prima che
un non previsto tuo silenzio
per sempre nella ruggine
mi soffochi la bocca

FRA LE GAMBE LEGAMI

Abbracciami, abbracciami,
e poi fra le gambe legami bene

Non ha senso,
non ha senso ostinarsi
a cadere nel silenzio
Entrambi abbiamo delle colpe,
mai ho però dimenticato il dì
che dalla tua bocca
il primo bacio si dipartì,
e come Dio comanda
presto giù pioggia di carezze
e di altri non riferibili ardori

Quando già lontano il mattino,
in una nuvola di capelli
con passione svegliami:
e fino allo sfinimento tormentami

I sogni che hai, i sogni che fai,
nel sonno uguali ai miei falli;
e svegliami, veloce svegliami
Fra le gambe legami,
fra il cielo e l’infinito
della tua anima legami bene

RICORDO TE

Han lasciato
gli angeli
cadere
le umili
divine ali

Non hanno
pianto
gli uomini
né raccolto
una sola
piuma

Gli angeli,
tutti
han baciato
per strada
le donne
fossero belle
o meno
Ognuna
ha avuto
la sua parte,
graffi di sangue
sulla schiena,
fra le gambe
il caldo fiore

Han preso
d’assalto
i fianchi
altri fianchi

Di tutto questo,
di tutto questo
detto e mal spiegato,
sol ricordo io
che m’hai baciato tu

LA MIA CONDANNA

Perché il core
m’è sì tanto pesante;
perché gli occhi
mi si fanno di lagrime,
e davanti a me
sol il nero scorgo,
il buio che pare
maligno spirito
oltre ogni dire?
Le mie mani premono
la freddezza
del marmo tombale,
e le tue labbra
ch’eran petali
adesso sì gelide
al tatto,
mute in assoluto

Questa disperazione
chi, chi la potrà mai
cancellare
se ogni bene
l’alma mia più non sa?
Chi oserà mai
morir meco!

Sol l’eco risponde
e conferma la condanna

ROSA DI GRANADA

di te non dimentico
la gioia e il dolore
di te mai dimentico niente
sei sempre il pensiero
che mi sveglia al mattino
recandomi tormento
finché a sera
non m’addormento
fra le braccia del buio
mai troppo buio
per l’angoscia che cova
dentro all’anima mia

rossa rosa di Granada,
ben lo so che
mai e poi mai m’amerai
come io vorrei

L’ADDIO

Se ha raccolto
l’Inferno la metà
delle lacrime
nei secoli piante
da chi in vita
e poi tosto dannato,
allora è luogo
dove i sogni
son segni d’Eternità
sulle schiene
dei condannati
che ai figli
hanno sol lasciato
i tristi loro fogli
nel tentativo vano
di spiegar loro
perché l’Addio
fu così feroce,
e più veloce
d’un lampo

REGINA, BALLA!

Regina, regina, regina,
spogliati d’ogni pudore
Balla, balla, balla,
balla un ballo tzigano
Regina, regina, regina,
accompagnami in Africa,
nel suo nero nero cuore

Io pregherò a lungo
Accenderò candele,
disturberò poi il vento
con il mio fiato caldo
E alla fine
ti dirò di farti a me vicina,
perché non sono stato
con te del tutto sincero

Regina, regina, regina,
vestimi del tuo sudore
Lascia che la vita
sia un contatto pelle
a pelle, un sentirsi addosso
rose e spine, e deflorate bugie

Regina, regina, regina,
balla, balla, balla,
balla per me un ballo tzigano,
e fammi arrivare dritto
dentro ai tuoi fantasmi

Regina, lasciati nuda
e non badare alle mie lacrime
E’ per questo che sei nata
E’ per questo ballo tzigano

Poi abbandonami
nel nero cuore africano
Così bello, così bello
non trovi?

DI ME LE PEGGIO COSE
(seconda versione)

Si diranno di me le peggio cose
Alcune saranno vere, altre no

Nessuno si è interrogato mai sul perché
il passero sta sui tralicci dell’alta tensione,
e nessuno ha provato mai a seguire
fino in fondo d’un’aquila nel suo cielo il volo

Come, poco a poco, la nebbia si dirada,
come lungo il cammino sdrucita si fa la strada
così la nostra anima, evanescente e peccatrice,
rammendata e tentatrice, passo dopo passo
sempre più innamorata dell’ombra sua vieta

Si diranno di me le peggio cose
Alcune saranno vere, altre no
Per dir di me ci si applicherà
in starnuti, rutti e scoregge a iosa
fino all’estremo confine della stupidità,
fino all’effimero confino in un falso mito

Non si dirà di te invece una sola parola
Fra papaveri dal capriccio accarezzati,
un ornamento tu, senza voce né eco

BALLIAMO UN FLAMENCO

Balliamo, balliamo un flamenco
che ti faccia arrossire in bellezza
Balla, balla e seducimi con le mani
Balla, balla e fammi vedere
che sei femmina e non t’arrendi
Balliamo, e balliamo ancora
Toccheremo insieme il cielo,
e con un dito ai nostri passi
lo porteremo, e Dio in silenzio

Balla, balla per me
Balla e ruba baci solamente a me

Balle e ti porterò poi in un posto
dove poesia sol chiede altra poesia
Ma tu balla, balla con me
Balla per me fino alla fine di Santiago

Balliamo, balliamo ancora
e ancora, non c’è che questo
tempo di passi e di sguardi

Balliamo, balliamo, balliamo
Non abbiamo che questa eternità
Balliamo, balliamo, balliamo
corteggiandoci con sguardi affilati
Balliamo finché sole e luna
non cadranno esausti su noi

Balliamo un flamenco
che ti faccia cadere nella mia poesia
Che ti spinga nel segreto del mio letto

DOPO L’AMORE

Dell’Eden
non ho eco
che mi scavi
dentro all’anima
Io sol ricordo
quel tuo modo
d’asciugarmi le lacrime
dopo l’amore

Col cuore in gola
sulla sabbia
disegna un bambino
Venere e il pipino;
eppur niente sa!
Ma forse già l’istinto
piano l’accompagna
verso quel destino
che prima o poi
a tutti tocca d’affrontare
con la spada
o con la Bibbia in mano

Sol ricordo le tue dita
sulle gote mie, stanche
d’infiniti rivi di pianto

Io sol ricordo
il tempo dopo l’amore

BEI VEZZI

Tutti i tuoi bei vezzi
non san me consolar

TRA CHIESE E BARACCHE

Splende il sole
tra chiese e baracche,
ma gli occhi
non vogliono veder luce:
l’anima già da tempo sa
che l’amore non tornerà

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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