L’uomo dei tuoi incubi migliori

L’uomo dei tuoi incubi migliori

ANTOLOGIA VOL. 209

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

CON LA TUA BOCCA
E I TUOI OCCHI LA MORTE

Avevi detto
che mi amavi.
Che ero per te l’uomo
dei tuoi incubi,
dei migliori
e dei peggiori anche.

Sei adesso con un altro
più bello e di me ricco.
E sono io qui a leggere
lo sfratto,
a schiacciare scarafaggi
con la residua impronta
dell’anima mia
che sotto alle piante dei piedi
nuda m’è rimasta incollata.

E’ venuta,
è già venuta la Morte:
aveva i tuoi occhi
e con la bocca tua a cuore
la mia silente ha baciato.

PICCOLO DOLORE

Sì facile macerar nel piccolo dolore d’oggi
di credersi insignificanti, senza coraggio,
quando così non è; forse che il sole
abbia fra i suoi raggi uno, uno solo
che si possa dir anche soltanto sul momento
non docile, non bello a chi fra le sbarre
d’una prigione lo accarezza con lo sguardo?
Egli lo ama per la libertà sì presto perduta
per colpa, a volte perché proprio a meno
non poteva far di rubare un pezzo di pane,
o al mercato una mela almeno per saziare
degli occhi il desio ma mai per intero

Oh donzella, allor perché il dì ti dispera?
Non senti forse il calore sulla pelle,
il battito leggero dei teneri passeri
che all’autunno non si vogliono dare?
Di vita pulsa ogni angolo: nel giardino
scoiattoli e più piccoli esseri scoprono,
alba dopo alba, la bellezza immane
che il tramonto disegna sulle pagine
delle docili lor esistenze, e mai un lamento
ma invece la preghiera che il domani sia
uguale, bello come il volto di Dio pria
che ebbe a lottar con Lucifero e gli angeli
infernali

Il broncio non tenere, rattrista l’amante
che scuro in volto si fa, come preso
d’improvviso da oscura nuvolaglia!
Donagli domani un sorriso soddisfatto
raggiante di quella femminilità
che al petto stringi; e asciuga il pianto,
il novo dì per la festa vuol venire

SANTO E PECCATORE

Dovrei parlar di loro
a ruota libera
e dire niente ma bene
perché sia il nome loro
in cima alla lista di San Pietro;
e invece taccio,
e riconosco del silenzio
la grande saggezza

Dovrei parlar di loro,
e invece taccio
mentre continuano loro
a blandirmi dicendomi
santo e peccatore

DELLA VITA DI UNA MONACA

Ben dura la vita monacale,
certo che sì,
sempre a genuflettersi
E quando il vespro cala
subito a pregare,
per confessar a Dio i peccati
durante il dì immaginati

Mai che il sole invada la cella
sempre esposta all’ombra
della chiesa in viola
Ti ridono alle spalle i chierichetti,
e sfoglia la perpetua i capelli del prevosto
con quella sua lunga fatidica mano,
e dall’oratorio al tuo orecchio
le garrule risa dei pargoli
a giocare ora a palla ora sull’altalena
Piano ti passi una mano sulle tempie:
sconvolta scopri che son già bianche,
che la giovinezza se n’è andata al diavolo
mentre tu in ginocchio pregavi Gesù
Così t’interroghi, cerchi di capire perché

Ma non c’è tempo,
riposa accanto all’altare un altro feretro
Così tanto hai ancora da fare, così tanto
E un fulmine a ciel sereno ti porta la verità:
l’hai vissuto giorno dopo giorno l’inferno,
e dopo, dopo non ci sarà altro
che l’algida carezza
in egual misura riservata
a santi e delinquenti

POESIA

Il mio volto è di quercia, di legno
E’ vecchio all’occhio di chi lo fissa
E’ giovane solo all’anima inquieta
che osa cercare in me appoggio
Ho sentito ogni cosa che è al margine
[del bosco
E tutto quello che no, me l’ha portato
il vento dal Paese che sta lontano-ano,
ma mai così tanto perché io non possa
sapere dell’oggi e del domani
Viandante che vai, dove? Qui ti fermi,
qui ora ti fai solitudine sotto l’ombra
che m’appartiene; e cos’altro? Per chi,
per chi batte il tuo cuore sì giovane?
Ah, non sprecarlo! Non ti basterà esser
zingara e dalle stelle consolata – guidata
Sette giorni, sette, sette spade il destino
E tu, che ora riposi sotto le mie fronde,
domani che dirai? come aggiusterai
le parole perché non suonino di bugia
all’orecchio di colui che t’ama e non sa
che il tuo cuore dalla tua nascita è mio?
Così ingordo e così vecchio sono
E tu tanto giovane, per il destino che è
qui, proprio sotto le foglie che ti vestono
di me, di me solo – che sogno in eterno!

ASSOMIGLIA ALLA TENEREZZA

Vedete, la cosa è semplice
Ci crediate o no,
impegno il tempo
facendo torto alla stanchezza,
spogliando rose e colombe
della loro bellezza,
con una crudeltà
che assomiglia alla tenerezza

Vedete, la cosa è semplice
Ci crediate o no,
i miei occhi interrogano
prima il giorno, poi la notte
Ma mai,
mai che riesca a capire
sino in fondo la confusione
che regna nella semplicità
di questo mio stare al mondo

TU SEI SEMPRE FELICE

Tu sei sempre felice
tra uno sguardo
al cielo lanciato
e un bacio profumato
di luna in germoglio

Tu sei sempre bella
La felicità evidenzia
le morbide tue curve;
l’altrui occhio
ti segue invidioso
ma felice di saperti
giovane e forte,
con tutto il mondo
davanti da costruire

Tu sei sempre felice
di far gli altri felici
con un candido bacio
sulla bianca guancia,
e un sorriso lungo e caldo

PER IL TUO PERDONO

Ti offro un calice pieno
del rosso mio sangue
Ti offro da bere
l’anima che ho,
per quanto mi renda conto
che val poco o niente
Ma tu, ti prego,
non la versare
nel vaso dei fiori
che solo ieri ti regalai,
combattuto
fra timidezza
e quella brutta stranezza
che mi fa dire cose cretine

DOVE VAI?

Dove vai?
Lontano
dove tu non sai arrivare

Dove vai?
Lontano
dove l’eco non ha casa
né passi da ripetere
a ogni secondo

Dove vai?
Lontano,
lontano oltre l’orizzonte
e il mondo conosciuto

Dove vai?
Lontano
al di là della luce e del buio
Lontano, lontano da te,
che sei stata il bene e il male,
il primo sorriso
e il sale sulla ferita
lasciata aperta

Dove vai?
Lontano
dal dolore

Dove vai? Dove?
Perché più non rispondi,
perché lasci che i secondi
passino inesorabili, lenti,
cadendo
nei battiti del cuore?

Dove vai?
Hai dimenticato
le sigarette, per Dio!

VITA CONTADINA

Fra l’erba alta
immobili le lumache
al sole e all’ombra
se ne stanno
mentre un contadino
nel bicchiere versa il vino,
con mani tremanti
spezza poi il pane;
e negli occhi tiene
del prato tutte le età
E all’ora del vespro
fra le rughe
gli si distende un sorriso,
e tutto d’un fiato butta giù
il vino, e alla salute di Dio
l’ultimo bicchiere

FACCIAMO UNA FOLLIA

Facciamo una follia
che mandi il piccolo mondo
che conosciamo
a gambe all’aria
Facciamolo
prima che un figlio
ci pugnali alle spalle,
baciamoci in strada
nudi e disarmati
forti delle debolezze
e delle poche certezze
che ci han resi
così come oggi siamo

Facciamo una follia
I castelli che Loro han tirato su
non hanno retto i secoli:
in mezzo a mille pietre fesse,
in mezzo a pochi morti ciuffi d’erba
neanche l’ombra d’un fantasma

Tornato dalle Crociate
ho capito Dio e la sua Illusione,
così adesso credo sia giunto il momento
Facciamo una follia
anche se sappiamo poco o nulla di noi

Ho perso la spada,
e non la rimpiango
Ho perso la fede,
e non la rimpiango
Piango chi la sfortuna
ha voluto freddo
sul campo di battaglia,
con gli occhi rivolti
alla vuotezza del cielo

Facciamola questa follia
Andiamo a vivere insieme
prima che l’alba
con il suo insanguinato rossore
ci renda ciechi per sempre

Sappiamo poco di noi,
ma baciamoci in strada
Siamo in due,
un uomo e una donna,
non è forse abbastanza?

QUANDO HAI PERSO LA FEDE E L’AMORE

Quando la paura morde la coda ai cani
e non sai dove andare e perché,
c’è solo una cosa che tu possa fare,
aspettare che un angelo si ricordi di te

Quando non hai più motivi per resistere
e ogni giorno è uguale a quello precedente,
c’è solo una cosa che tu possa fare,
aspettare che un angelo ti salvi o ti condanni

Quando non hai più domande e risposte
Quando la luna affoga in fondo al mare
Quando la notte fa male
e la tua anima è fredda di dolore,
non ti resta che pregare
Quando hai perso la fede e l’amore
e ogni altra cosa che ti faceva felice,
anche se non ci credi, non ti resta che pregare

Non ti resta che questo
anche se non ci credi
Anche se non ci credi…

Anche se non ci credi ti sveglierai
e lei ti dirà d’esser venuta per te
Con dolcezza ti inviterà a scegliere
la carta dal mazzo, vivere o morire

Quando il tempo ti ha pugnalato alle spalle
Quando il danno è la sola moneta che hai
Quando la donna che hai amato è lontana
e non ne vuol più che sapere d’un buffone,
non ti resta che aspettare e pregare
che un angelo, in un modo o nell’altro,
ponga fine a tutto questo

Quando temi per la tua vita
ma non t’importa più come e quando,
un angelo arriverà a donarti un bacio
e non avrai più paura del destino
Non avrai più paura d’andare avanti
Non avrai più paura della fine
perché avrai tutto il tempo che ti serve
per fermarti per sempre senza paura

LE ROSE DI UN RE
(versione alternativa)

Elena bella, non v’è più quasi una virgola di lume
in queste cispose mie orbite nel teschio scavate;
ciò non ostante ho da dirvi cose, non troppe,
non dubitate della parola d’onore d’un morente.

Gli anni m’hanno insegnato a temere
il ferro amico più di quello battuto dal Diavolo;
è il tempo maestro inesorabile – inviso ai più –,
che non conosce né pietà né ritardi,
ogni cosa consuma, sia essa bella o no;
nel broglio di nostra esistenza ci tocca
di far di conto e più spesso d’armar la mano.
Niuno che sia un minimo saggio dirà il contrario.
Fui Re, e ai miei piedi cortigiane e dongiovanni
chinarono il capo, obbedienti come docili somari;
neppure io ricordo quanti feci metter alla berlina
con un pretesto, per mio solo divertimento,
per far del male gratuito a chi me inviso.
Ero un Re e ogni cosa m’era concessa.
A più d’uno col mio spadone ho levato il fiato.
Né per sesso né per ori ho risparmiato un supplice uno,
e con uguale accanimento templi e regni ho dato al foco;
di questo vado fiero, perché mai ho obbedito
a quella bruttura che certi filosofi nomano umana pietas;
il mio regal capriccio ho seguito, talvolta con nequizia,
e nemmeno ho disdegnato di corromper gli orecchi
di giovinetti e rosee vergini con indecorosi versi.
Non ho preteso che venissi detto io poeta,
ma in gran segreto condannavo il disgraziato
che male m’apostrofava sicuro di non esser udito;
più d’una testa è rotolata presto ai miei piedi,
più d’un coglione è finito nel mio giardino
a far da concime alle allegre spine dei miei roseti.
Tutto questo ho fatto e pentimento non nutro.

Elena bella, a voi tante sconvenienze ho dedicato!
Non pretendo ora che mi perdoniate, né sopporterei
che pietade la vostra bellezza mi dimostrasse.
Però un favore ho da chiedervelo,
certo che non mancherete: raccogliete il capo mio
e sotterratelo in gran segreto in quel fazzoletto di terra
che colla primavera vi regala le più belle rose del reame.
Elena bella, fate questo in memoria di me
e colla nuova stagione sarò per voi un fiore,
un fiore del Male che non potrete non amare.

SORRISO DI DONNA

Come ogni uomo
ho creduto
a una donna,
alla sua bellezza,
e del suo sorriso
sono rimasto vittima,
con il cuore quasi
arrestato in petto,
ingoiando
il pomo d’Adamo,
pregando
che ancora
mi sorridesse lei.

Nulla di lei
sapevo io,
ma già l’amavo:
fortemente.

Nulla di lei
sapevo,
sol vedevo
il suo sorriso
perché
da sempre
– lo ammetto –
uno stupido io,
un tipo votato
a concedersi
alla malinconia.

SUI LIBRI

Non posso dire
che i libri m’han salvato
la vita o restituito un briciolo
di quella fragile ingenuità
di quand’ero bambino
e per il mondo dei sogni vagavo
Non posso dire
che m’han dato identità
o dignità che già non avessi
negli anfratti dei cessi

I libri, i loro autori appartengono
a quella gran buffonata
che noi, con flebile serietà
ma di più con voglia assai
di truffare il prossimo,
chiamiamo poesia e umanità

MEMORIE

le tue piccole carezze
le tue piccole gioie
le tue piccole amarezze
le vivrò sulla pelle
baciandoti con la pioggia,
amandoti con il sole

le tue memorie
mi saranno care
più di tutte le vite
che in passato ho vissuto
lontano da te,
inutile a chiunque

IN ATTESA VIVIAMO

In attesa viviamo
come nel braccio della morte
Come cani e pagliacci
che il gioco dell’osso aspettano
per ingannare il tempo
che gli rimane da ingrassare

MI SEI CADUTA NEL CUORE

mi sei caduta nel cuore
in un giorno che addosso
mi piovevano sassi;
e dal cielo gli angeli
han preso a ridere
del destino che adesso
noi insieme a combattere

INNOCENTE

Non disperato
Accusato
d’esser un poeta

Ne uscirò innocente
nonostante lo spavento
che a ogni verso
mi prende

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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