Vuol sentirsi dire che è bella

Vuol sentirsi dire che è bella

ANTOLOGIA VOL. 205

Iannozzi Giuseppe

geisha

NEL SORRISO

Nel sorriso mio sì serio
la strada di Kerouac
in cerca del Dharma,
di quei vagabondi
che affrontavano la Mezzanotte
a lume di candela
con un preghiera Incandescente
e una infinità di jazz

I.

Mai hai capito
del jazz le note sopraffine,
per questo non ti dico più
delle mie passioni,
forse quelle d’un coglione

Mai hai capito
d’un falegname lo spessore,
la forza sua
di segar via dai cieli
certe incèrte nuvole
nel rococò versate

Mai hai scoperto
di Hendrix l’alta tensione

Quando poi s’incrina
del poeta il cristallo
resta il poco che resta,
un giorno di pioggia,
la gobba bella
d’un Leopardi qualunque
in un postribolo nascosta

II.

Dove adesso i vostri miti?
Stelle comete
da schizofrenici spazi
prima disprezzate e rigettate,
poi a malincuore inghiottite
E chiedete a me
d’imitare la loro fine,
di prendere
sulle spalle la scimmia

Dove adesso i vostri trionfi?
Non lungo la Via della Seta,
non nella culla degli incunaboli

A sangue freddo
sul nido del cuculo si sta,
perché infine
uno a uno
cadano quei tronfi Re
che sol compresero
dell’ombra loro
l’altezza meschina

III.

Cercava Giovanna d’Arco
una passione di lei più grande,
un processo a porte chiuse

Cercava la Pulzella il supplizio
perché fossero le braccia di Dio
a raccogliere quella sua anima
da inglesi e francesi detta eretica;
o forse solo cercava di stare
in mezzo a tanta gente strana

O forse solo cercava di stare
come tutti si sta: male

IV.

Guarda gli uccelli,
in cielo disegnano un cerchio
E’ giusto il tempo
per fare il colpo grosso

Vuol sentirsi dire che è bella
Non capisci che è una donna?
Portala al buio nel pagliaio,
non ti curar del tuo sfregio
sono bella, forte vuol gridarlo
all’orecchio tuo tagliato,
non capisci?

V.

Ha tirato le cuoia il Nazareno
Sulle dune del negro deserto
si mordono la coda i serpenti,
si fan l’un l’altro l’occhiolino
gli avvoltoi; e l’occhio butta
il saggio al di là dell’orizzonte:
neanche domani la pioggia,
e così forte nitriscono i cavalli
pria di cader nell’ombra loro
seppelliti

SVEGLIA BUDDHA ALL’ALBA

Sveglia Buddha all’alba
il sorriso bianco
dell’anima tua bambina:
a oriente butti lo sguardo,
lasciando sia il Sole
coi suoi raggi d’oro
a pettinare la scompostezza
della corvina tua nuvola

E sei tu del Sole Ministra,
femminilità in battaglia
che nell’acqua del fiume
annacqua degli specchi
gl’inganni cotidiani

LA TUA LAVAGNA

Sei sempre stata la prima
e l’ultima della classe
Ero così innamorato di te
che non capivo mai perché
il gesso sulla lavagna
urlava, quasi impartissi
mortal ferita
Ero così stupido!
I tuoi occhi nocciola,
allegri eppur in procinto
di lasciar libere due lacrime;
quel tuo modo di nascondere
le mani in grembo, pareva pregassi;
e i quaderni, sparsi sul banco,
a righe e a quadretti,
e i ghirigori della tua scrittura
Sei sempre stata in cima
a tutti i pensieri miei di bambino
Sei sempre l’ultima che dimentico
prima di abbandonarmi al sonno
ormai stanco di suonare le note
dei ricordi

Se mi vieni in sogno
ti vedo in punta di piedi
Vesti un sorriso birichino
e una luce strana negli occhi
Se mi vieni a cercare
dentro al mio sonno
sei sempre come allora,
impossibile: eppur t’amo
come non si potrebbe di più

Per questo,
per tutto questo
all’alba mi faccio muto
e sulla lavagna della vita mia
segno una ferita urlante

L’OMBRA DI NOI

Non lo so
se domani ancor avrò
quel poco di coraggio
che oggi mi fa tenere
gli occhi aperti

L’allegria
della giovinezza
volata via
E l’aquila
memore di quei vespri
che ieri attendavano
con il cuore in gola,
non ci vede più
belli e agnelli
Resta di noi
un’ombra scolorita

Senza accorgercene
abbiamo perso
Hollywood e Brooklyn,
e il nostro film preferito,
e quella bella amicizia
ch’era in un gesto baciato
da una mezza parola

Non lo so
se domani ancor avrò…

PER LA GIOIA DI CHARLIE

Per la gioia di Charlie
Stanno i ragni negli angoli
a riposare in ragnatele vuote di prede:
non una mosca si sente volare
Di piombo l’aria dentro ai mantici
dei polmoni soffocati dall’edace
tumore serale sulla linea dell’occaso;
di silenzio tutto l’intorno,
come se il mondo mai fosse nato
lungo i bordi dei marciapiedi
Le lucciole han disertato,
e i fari delle auto giocano a vuoto,
e non uno tiene la forza di tossire
Ma in ospedale un altro feto abortito,
abortito per la gioia di Charlie,
di Charles Manson

I.

“Chi sa dire
che cosa è
l’amore,
chi conosce
questa verità
parli adesso
o mai più!”,
ordinò il Re
ai poeti presso
la sua corte raccolti,
armati di lingue
e di penne di pavone.

Non uno
ebbe il coraggio
di tentar l’azzardo
con una parola
o un fiato,
e tutti,
proprio tutti,
il capo chinarono,
ammettendo
– non poco
a malincuore –
d’essere ignoranti
nel profondo,
di non sapere dire
dell’amore
con una parola
o con un mare
di figure retoriche.

II.

Con la Primavera
sei tornata
e non sei cambiata,
non sei cambiata
d’una virgola;
ancor gli occhi
li anneghi
dentro al cielo
per rubare
delle stelle
lo splendore

III.

Di più bello
del sole,
d’una donna
che ama solo te,
che cosa c’è?

Di più bello
della luna,
d’un uomo
che l’amor lo fa
a te e con te,
che cosa c’è?

Semplicità,
pulita e divina,
dai più
dimenticata,
e mortificata:
soffocata.

Mai in pace,
mai riposa
dell’amore
il cadavere,
sol questo
forse si sa.

IV.

Quanta, quanta vita andata
Un bambino ieri, un sognatore oggi
Ma sempre al di sotto d’un poeta,
d’un santo
e di chissà quale altro personaggio

Niente, niente è cambiato veramente,
soltanto l’argento sulle tempie
il quasi nudo mio capo ha incoronato

V.

Quest’asinello,
stanco più di me,
sulle spalle lo porto
io che son soldato
il passo affondando
nel folto dell’erba,
delle campagne brulle
fin sulla collina calva
dove forte batte il sole,
dove i proiettili
fan fatica ad arrivare.

LA MORTE DEL POETA

I.

Sulla tomba
sì spoglia
l’ultimo fiore
si deponga
perché presto
col defunto
si decomponga

Non il pianto
e del poeta il ricordo,
i goffi suoi versi,
possano mai turbare
le gobbe membra
di chi alla vita resiste

II.

Erano
lancette,
minuti d’amore,
schiaffetti
incapaci
d’ingannare

Erano
goffe carezze
al buio donate,
tra paure
e confusione

III.

Inutile a se stesso
il poeta,
dai più guardato
ma disprezzato,
segnato a dito,
crocifisso e tradito,
nei secoli dei secoli
detto sfigato, fallito

Chiedete a un poeta
chi gliel’ha mai fatto fare
d’impugnare la penna
come fosse nobile spada
capace sì di ferire,
ma non d’amputare
mani e piedi al dolore
che gli si legge in faccia

Chiedete a un uomo
quale il valore che si dà
Con indecifrabile ghigno
vi mostrerà il vuoto,
il moncherino fasciato stretto,
e per quanto devastata e offesa
mai e poi mai l’anima sua

ALL’OBLIO DESTINATI

destinati ad amare
per due graffi di solitudine sulla schiena
destinati a fare i buffoni
per un sorriso di piorrea e una dentiera
destinati a cauterizzare l’occhio
per non vedere chi vicino a noi muore

destinati ad essere eterni stupidi stupiti,
pallottole lanciate nello spazio
per incontrare della carne la fragilità

…lecchiamoci le ferite
o cominciamo a cadere
come foglie al vento
nella tomba dell’oblio

DI ME LE PEGGIORI COSE

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no

Nessuno si è interrogato mai sul perché
il passero sta sui tralicci dell’alta tensione,
e nessuno ha provato mai a seguire
fino in fondo d’un’aquila nel suo cielo il volo

Come, poco a poco, la nebbia si dirada,
come lungo il cammino sdrucita si fa la strada
così la nostra anima, evanescente e peccatrice,
rammendata e tentatrice, passo dopo passo
sempre più innamorata dell’ombra sua vieta

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no
Si diranno di me parole per altre parole
fino all’estremo confine della leggerezza,
fino all’effimero confino in un falso mito

Non si dirà di te invece una sola parola
Fra oleandri dal capriccio accarezzati,
un ornamento tu, senza voce né eco

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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