Ezio Bosso, il Pianista che con la Musica faceva Poesia – La sua musica, il suo amore, le sue parole, il suo sorriso

Ezio Bosso

Il Pianista che con la Musica faceva Poesia

La sua musica, il suo amore, le sue parole, il suo sorriso

Ezio Bosso

Ezio, il modo migliore per ricordarti è attraverso la tua musica, quella musica che per te era tutto. La musica era la tua vita. Vivevi per Lei, per Lei che sin da giovanissimo rapì il tuo cuore. Fino all’ultimo giorno non l’hai mai dimenticata, perché Lei, la musica, era il tuo Amore, il tuo grande Amore. Perché senza di Lei non potevi essere. Che tu suonassi il pianoforte o dirigessi una orchestra, grazie a te ogni melodia diventava la più alta forma di Poesia immaginabile. Grazie a te la Musica emozionava davvero, perché tanta era la tua sensibilità artistica e umana.
Ezio, tu ascoltavi sempre, non eri mai arrogante (nemmeno un po’); sorridevi con naturale umiltà e per questo eri nobile dentro; sorridevi nonostante il dolore che, a poco a poco, ti mordeva la vita, quella del corpo mortale, non quella della tua bella anima. La tua anima di tasti bianchi e neri sorrideva felice mentre dava vita a note su note, per lasciarle immediatamente libere di arrivare a chiunque volesse ascoltarle.
Beethoven, Mozart, Rossini, Bach ti hanno voluto insieme a loro: adesso sei immortale, Ezio Bosso. Tu non desideravi l’immortalità, ma te la sei meritata. A noi che manchiamo di talento, hai tu lasciato la tua immensa bellezza, eredità che non verrà sprecata. Grazie; Maestro.

giuseppe iannozzi

– La musica è come la vita, si può fare in un solo modo, insieme.

– Per me la morte non esiste, è una parte della vita.

– Sono nato a Torino in una borgata, Borgo San Donato, in cui la mia famiglia era la sola piemontese di tutto il caseggiato. Era il 1971. La Torino della mia infanzia era molto diversa rispetto a oggi. Se ripenso a quei giorni mi vengono in mente innanzitutto gli anni di Piombo. Torino allora era davvero una città operaia. La tensione la sentivi nell’aria, quando andavi a scuola o sentivi parlare i ragazzi più grandi, e gli adulti. Io ero un bambino dalla socialità differente: anziché parlare e parlare, come fanno in tanti, preferivo ascoltare. E ascoltando percepivo parecchie cose.

– Se uno ha bisogno è con le porte aperte che ci sia aiuta, non con le porte chiuse.

– La musica ci cambia la vita e ci salva. Le persone che vengono ospiti da me, entrano da personaggi e escono da persone. La bacchetta mi aiuta a mascherare il dolore e non è una cosa da poco.

– Sul palco sono senza spartito, faccio tutto a memoria. Quando dirigo è come se avessi tutti i suoni scritti, primi e secondi violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussioni, io li ho davanti, per me è un contatto visivo, dirigere con gli occhi, con i sorrisi, mando anche baci quando qualcuno ha fatto bene.

– … guardavano la malattia: è evidente, non è che posso negarlo. Ho combattuto il pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre.

– La musica non è solo un linguaggio ma una trascendenza, che è ciò che ci porta oltre.

– I silenzi hanno un suono, anche in musica. Non esiste l’ultima nota, è un dato di fatto. Perché l’ultima nota che suona uno strumento è la nota che inizia l’altro.

– Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia.

– Stanza è una parola importante nella vita degli uomini, ma spesso è data per scontata. Eppure nel linguaggio vuol dire tanto, vuol dire poesia, canzone, libertà, affermarsi. Vuol dire persino costruire.

– Scrivo perché interpreto, interpreto perché scrivo. E affronto la mia musica come se non fosse mia. Affronto come interprete il compositore.

– Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità.

– Le paure servono. Non è utile scacciarle. Ho paura che la paura un giorno mi paralizzi. Questo sì. Ma non vale solo per me. Mi spaventa che possa accadere a chiunque.

– Già Beethoven era paneuropeo. E nella mia orchestra ci sono musicisti da tutta Europa. Vogliamo tornare indietro?

– La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto “evaporo”. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c’è, c’è. E il passato va lasciato a qualcun altro.

– Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più.

– Ho avuto paura anche delle ‘mazzate’ che mi sono preso, ho preso schiaffoni perché sono una persona normale. Il nostro entusiasmo, la nostra voglia di fare, però, alla fine, diventa un contagio. Mi auguro una pandemia di voglia di fare. Dirigere la Patetica è una delle direzioni più difficili che esistano. Credere nella musica non è unicamente un processo di allegria ma è un processo faticoso che, a volte, ti consuma. Lasciarsi guidare dalla musica è anche un gesto di umiltà, riconosci la grandezza dell’altro e diventi grande insieme a lui.

– Spinoza mi piace un casino. Potrei mai prendermi sul serio? Io sono già così, come mi vedete. Se facessi il tronfio, sai che noia. Solo la musica merita tutto l’impegno. Gli esempi veri non si vedono quasi mai. Ho messo in pubblico le mie mani e la mia faccia, così come ascolto le storie degli altri, ogni tanto provo a raccontare un pezzetto della mia. Sono un essere umano, uno solo, se vi girate a guardare ne trovate tanti.

– Essere leggeri, prendersi in giro è una cosa seria. Se non ci si prende in giro, non si può essere seri. Quando non mi ricordo il nome di un musicista e faccio una figuraccia è una cosa bella. Ascoltatelo a tutto volume il nostro concerto, dobbiamo disturbare i vicini e riempire l’Italia di questa musica meravigliosa. La nostra forza sarà la tv, non dentro casa, ma fuori dalle mura. Cambieremo il mondo.

– Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono.

– La musica mi ha dato il dono dell’ubiquità: la musica che ho scritto è a Londra e io sono qui.

– La musica è una fortuna ed è la nostra vera terapia.

– Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. La musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più.

– La musica è una necessità di tutti.

– La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare.

– La musica è una terapia, per me anche personale, che in questo momento mi manca e non mi sta facendo bene.

– I diritti a volte possono essere sospesi, ma la musica è una necessità, come l’acqua e l’aria. Questa è una delle cose a cui pensare tutti insieme e la necessità di darla a tutti è la necessità di un musicista: distribuirla e far stare bene.

– La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi.

Ezio Bosso (Torino, 13 settembre 1971 – Bologna, 15 maggio 2020)

Direttore d’orchestra, compositore, pianista

Ezio Bosso

Ezio Bosso

Ezio Bosso

Ezio Bosso – Rain, In Your Black Eyes

https://www.youtube.com/watch?v=rVpMluGD4Sc

Ezio Bosso – Clouds, The mind on the (Re)Wind

https://www.youtube.com/watch?v=pEB_3cxzKv8

Ezio Bosso smiles for y…

https://www.youtube.com/watch?v=rgkIeZ-R8T4

Ezio Bosso |Unconditioned (Following, A Bird)

https://www.youtube.com/watch?v=ScamxB3spGM

Ezio Bosso – ioacchino Rossini Stabat Mater, Finale: Amen

https://www.youtube.com/watch?v=yF6igjcTfuo

Ezio Bosso – Sonata No. 1 for Cello and Piano, “The Roots, a Tale Sonata”:
Scherzo, presto (A Radication Will)

https://www.youtube.com/watch?v=dR23P5sbpOs

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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