Nelle deserte oasi della mia malattia mentale

Nelle deserte oasi della mia malattia mentale

ANTOLOGIA VOL. 199

Iannozzi Giuseppe

Chatterly

– Valeria Chatterly Rosenkreutz –

LADY CHATTERLY

E pensare, pensare
che eri bambina,
che fra le dune del Sahara
giocavi e ti nascondevi;
uscivi poi dall’ombra,
lasciando libera di volare
una risata piccina picciò

Pensare, pensare
che il miele colle mani lo pescavi
nelle quasi deserte oasi
della malattia mia mentale;
tremante mi scoprivi a spiare
dei dervisci la danza immortale,
e felice ridevi, e bene ridevi
mentr’io piangevo sale
per chissà quale
paura o commozione

Pensare, pensare
che di te persi le tracce e le trame;
e ti ritrovo oggi qui,
vindice e bella più che mai
E piano mi racconti d’un altro Egitto,
di come in bellezza hai sconfitto
le icone che non eran sacre

E pensare, pensare
che più non serve pensare
or che di mille anni vecchio io
In silenzio, a mani giunte, sto;
a gambe incrociate,
quasi uguale a un jinn,
Madonna, davanti a te resisto,
e per un po’ ancora esisto

INNAMORATI

Quando mi dicesti
che non potevi amarmi più
Quando mi ricordasti
che non mi sopportavi più,
una lacrima soltanto
a scendere piano piano giù
L’anima però mi tradiva
e annegava sempre più
a fondo, sempre di più

Sì, tu la vedesti morire
la mia vita in te
E io vidi la tua ridere
di dolore per me

Così le anime ci tradirono
perché ancora innamorati
e teneramente disperati
Perché ancora disperati
e fortemente innamorati

ACQUA SOTTO I PONTI
(quella bambina)

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro,
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente-veloci
specchio d’un cielo bigio
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o no

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
e sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

NEL POZZO DELLA SOLITUDINE

Lontano guardammo,
nel Pozzo della Solitudine,
per scoprire
che non era affatto pazzo
chi alta la voce levava
contro l’oscenità della censura,
ma chi invece muto restava
lasciando che a pezzi
finisse il corpo della letteratura

IL VERNO SONO

Che tenera che sei
ragazza che al tramonto
il limpido tuo sguardo doni!
Ma son io il gelido verno
Nudo mi muovo
Sulle ali del vento mi porto
Le ossa sconquasso
La pelle screpolo
Non c’è sole nelle mie nubi
di temporali e nevicate
Il verno sono che danno fa
ai vacanzieri a Rimini

Il verno sono
Nel freddo mio abbraccio
t’avvolgo
Ti stringo fino a ridurti
in punto di morte
Ma tu spera Primavera
Prima o poi anch’essa verrà

TU CHE GUARDI A DIO

Diversi: tu che guardi a Dio
con certezza, con spirito d’avventura
giorno dopo giorno; io che invece
non congiungo le mani, solo cerco
il tuo sguardo per sentire scorrere
nelle vene il miracolo di questo Creato
che oggi, insieme bene o male, viviamo

Non ho bisogno d’altro per amarti
Solamente la certezza che domani ci sarai
per accogliermi sul tuo seno,
per confortarmi anche, anche se non ho fede
in quel tuo Dio ma solo nei tuoi dolci occhi
– nella bellezza dell’anima femmina

SUI FONDALI

Uno
di questi giorni
soffocati
sui fondali
scopriremo
tra rottami ossa
e legni di vascelli
che noi
abbiamo nulla
di divino,
che solo il sale
del mare
ci ha dato una dignità
da digerire

Uno
di questi giorni
affonderemo
insieme
a quelle poche
pochissime
certezze
che ci ancorano
alla vita:
ed allora
tremeremo
di freddo
di paura immensa,
mentre
in superficie
marosi e cavalloni
faranno a gara
per seppellirci
sempre più
in profondità,
perché neppure
l’eco di Gesù
possa lambire
le violacee labbra
che un tempo
anelarono a baciare
altre labbra

Uno
di questi giorni
acqua e sale
urleranno
bianca spuma
sulla spiaggia
per far capire
ai pochi
pochissimi
superstiti
che morti siamo
per sempre

LE DONZELLE VOGLIONO

Il vino nella bottiglia scolato o quasi,
sul fondo ne è rimasto giusto un goccio
e si sta preparando un gran temporale

Le donzelle vogliono però altri nastri,
più lunghi e belli, per legare i capelli

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

IN AVVENIRE

Porti avanti puntini di sospensione
Della Natura sei la Creatura innocente,
la figlia più verde di belle speranze;
così, da mane a sera, ti canto
E se un punto di dolore s’incastra
là alla radice del naso, per una lacrima
un po’ dolce e amara, sappi che amo
e amo di te soprattutto la dolcezza,
che sempre di nuovo mette tutto in gioco
e all’avvenire guarda con rispetto
ignorando quei segni dagli astragali dati

Per tutto questo, venèrea donzella,
a te levo il mio calice di vino rosso:
fortuna e allegria sempre inondino
i tuoi dolci fianchi, passioni
che s’hanno ancor da metter a nudo

I.

Qualche volta
accade che
notte venga
e non finisca
se non contro…
muri di nebbie

II.

Se fossi Donna
sarei Primavera
che bacia la Luna

III.

Rose ai tuoi piedi,
sorprese
che dimenticherai

IV.

L’anima d’un uomo
– se ce l’ha –
dentro alla sua
vuol sentirla una donna
che sia una donna
e non un avanzo di galera

V.

Rottura di lune
questo aspettare
su una panchina
una donna
che il cuore
l’ha bruciato
dentro a un sole
sospettato di nuvole

VI.

Spreco d’energie
scrivere poesie,
come per mestiere,
come per dovere

Spreco d’anima,
peccato di vanità

SEPOLTO NEL CUORE DI LEI

Non le ombre
su le tombe,
né i rami ischeletriti
di peso caduti
su letti di foglie marcescenti
potranno mai dire
quale la sofferenza
di quell’unico vagabondo
che dall’Est all’Ovest
la sua donna cercò

Bionda d’animo,
vergine di cuore,
si perse lontano lontano
tanto tanto tempo fa
in una notte
che il vento ululava
e la luna moriva
in un pozzo di nero inchiostro
affogata

Bionda
come il grano maturo
a Primavera,
scomparsa
nella stagione più bella
accompagnata
soltanto dalla sua passione;
non lo sa Dio né Belzebù
dove oggi il suo rifugio,
se viva o prigioniera,
o se in balia
di altro destino
Nessuno davvero
sa più niente di lei
sì tanto amata

Ma sepolto è un uomo
in un angolo oscuro
dove la terra non è
per santi e sacramenti;
confisso ben dentro
al budello catacombale
– che in un siderale dì
ognuno di noi inquisì –,
senza iscrizione
l’avello nudo di fiori sta…
come in attesa
d’una carezza, d’un fiore

MADRE E AMANTE

Madre e Amante, sollevati
Dalle tue ceneri risorgi
Torna a essere la bellezza che eri
Torna, vieni a me
che sono il tuo uomo
Dammi ciò di cui ho bisogno,
sesso
L’amore, semmai dopo,
adesso sesso
Risorgi,
il sudario della morte abbandona
Torna a suggere della vita il miele
Tesoro, non farti pregare
Ho bisogno d’averti accanto
Ho bisogno di metterti sotto

Ho bisogno di sesso
Mi manca la tua rossa bocca
Delle tue gambe
che stringono la vita mia
ho bisogno
Di te adesso
A lungo non farti pregare
Di metterti al di sopra di tutto
ma sotto di me,
di questo ho bisogno

Al di sopra di tutto ma sotto di me
Troppo lunga è la notte che s’avanza
Non posso passarla da solo
Ho bisogno che tu sia l’amante,
la madre di tutte le mie fantasie

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Nelle deserte oasi della mia malattia mentale

  1. ornella_spagnulo ha detto:

    Alcune sembrano canzoni

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In effetti è proprio come dici, questo perché, spesse volte, il confine fra poesia e canzone è molto sottile.

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