In una nuvola di capelli svegliami

In una nuvola di capelli svegliami

ANTOLOGIA VOL. 198

Iannozzi Giuseppe

Modigliani - Christina

TRA PENSIERI E SOGNI

Mi spancio
all’ombra d’un salice piangente
spogliando il giallo d’un crisantemo,
cercando l’illuminazione
fra le ombre e il frusciare del vento,
nel mezzo dell’erba alta carezzata
e subito piegata; non una voce risuona,
l’intorno si allarga, valica montagne
ricordi e donne; resiste il pensiero
che sono vivo, ed allora dormo,
spengo l’essere vigile, affronto il sogno.

COME MILAREPA
(versione alternativa)

Come Socrate,
come Mila Thöpaga,
meglio o di loro peggio,
i refusi dell’esistenza d’allora
nel cumulo delle inutilità
uno a uno li ho gettati

Se sono cambiato,
se non sono più io,
puoi dirlo tu; ma sempre,
sempre m’accompagno a me
con una scarpa sì e una no

“Ancor t’amo, ancor t’amo”
all’insistenza del vento ripeto;
e all’eco mia distorta faccio il verso
ché dottore non è titolo da amare,
quello di giullare, sì

Come Socrate quasi giusto e santo,
come Mila Thöpaga quasi assassino,
e con una sola scarpa sempre e in ogni caso;
e scalcagnato, amor mio, sempre di più
Sempre di più

NUDI PETALI DI DONNA

Quel tuo bel seno sodo
Quelle tue gote un po’ rosse
Quelle tue gambe lunghe eleganti
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti fa la corte

Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per dare dispiacere
a quell’uomo che oserà toccarti con un dito

Quella tua lingua rosa e delicata
La tua schiena perfetta elegante
e quel tuo fondoschiena da favola
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti fa la corte

Tutto in te, tutto in te conduce al peccato

IL CUORE ME L’HAI SPEZZATO

Il cuore me l’hai spezzato
Ne avevo uno solo
In due me l’hai spezzato
Cieco mi hai reso,
e avevo due occhi belli
splendenti solo per te
Adesso guardo e trovo il buio
e mai la tua mano a guidarmi
Perché in amore
ogni donna ti dice che sei l’unico,
però non è vero mai

Mi hai spezzato il cuore
Me lo sono meritato
Ho creduto al tuo cuore,
alla bontà delle tue labbra
In trappola sono caduto:
nel rosso dei tuoi baci,
nel profondo della tua anima
Mi hai messo in ginocchio
Ti è bastato un niente
e da amante che eri
mi sei diventata fatale

Sono caduto
per non rialzarmi più
Non avevo programmato
di rimanere spezzato
piegato su me stesso
come un fesso,
ed è successo
prima che potessi rifiutare
il destino

Sono col cuore spezzato
e ne avevo uno solo
Te l’ho dato
perché altro non avevo
da recarti in dono

Eran per te mie speranze
E adesso non sono neanche
fastidio d’eco
nel silenzio del tuo cuore
che per sempre m’ha dimenticato

Mi hai spezzato il cuore
Adesso guardo e trovo il buio
e mai la tua mano a guidarmi
E mai, mai un altro amore
dopo di te, dopo di te, di te, di te

BUFFONI

I.

Quel che resta
non lo dirò
né con la voce
né con il pensiero,
ché se di buffoni
ci si circonda
buffoni si diventa
presto
e non tardi

Sì tardo è il mondo
perso nel suo girotondo!

II.

Per semplice sospetto
d’intelligenza,
quel che resta
non lo svelerò
né al giorno fatto
né alla notte
che sì presto s’appresta
al mio cospetto

TI HO DIMENTICATA?

Ti ho dimenticata,
ti ho dimenticata
Puoi credermi,
sulla parola, sì
L’ho detto ieri,
e lo ripeto oggi,
te lo ricorderò domani
Ti serve forse
una proposta
indecente più di questa
per capire
che non si può capire
la verità
fra me e te?

BLUES DI PIOGGIA

Qualcosa
che sa di blues
camminare da soli,
sotto la pioggia:
unica compagnia
pozzanghere
che il volto ti spruzzano,
che ti ricordano
che più non sono
i passi tuoi di gioia

Qualcosa
che t’invecchia
andare e andare
senza una meta,
di tanto in tanto spiando
le nuvole alte lassù:
e capire che nemmeno Gesù
fu solo quanto te

Qualcosa
che ti sprofonda giù,
nel blues
Qualcosa
che sa di blues,
che d’improvviso
ti fa arrestare
il passo nel passo

Qualcosa
che sa di morte
camminare da soli,
sotto un cielo
che non ci ha pensato su
a sputarti in faccia
quel che sei e che
domani forse
ancor sarai

QUALI ANGELI!

Perdono, perdono le ali
Perdono le ali gli angeli;
in caduta libera
lealtà ed eternità perdono

Il divino non perdonano,
il maligno nemmeno

L’adesso e il poi,
il senso e il nonsenso
di essere per esistere
più non gli appartengono

In caduta libera
stelle e vessilli bruciano
Come possono possono:
al dolore resistono
Resistono

GIORNI DI PESTE

L’uno accanto all’altro gli avelli,
del pallore lunare si vestono
senza pudore alcuno; nomi e cognomi
per sempre dimenticati in un niente
e che però un dì, forte, furono battuti
dalle campane della solitaria Chiesa
dal camposanto non lontana

Colla vanga in mano il nero becchino
non si stanca di scavare fosse profonde,
rinvenendo di tanto in tanto oscure radici
appartenenti a chissà quale vegetale mostro;
ma più spesso vengono fuori
omeri e tibie, lucidi teschi, mani anche,
e mezzi scheletri sorridenti tutti denti

Una bestemmia dalla rauca gola
tosto si perpetua in eco per l’intorno:
il vecchio becchino il lavoro solito riprende
indifferente allo stormire degli alberi,
ai petali dei fiori dal vento strappati
e sulle sue invisibili ali portati
fra cenere e miseria, su cataste di appestati
morti e alla meno peggio
l’uno sull’altro bruciati

AMOR DI DONNA

Abbracciami, abbracciami,
e fra le tue gambe poi legami

Non ha senso,
non ce l’ha mai avuto un senso
questa solitudine che ci fa scudo
Entrambi abbiamo delle colpe,
mai ho però dimenticato il dì
che dalla tua bocca
il primo bacio si dipartì,
e come Dio comanda
presto giù pioggia di baci
e di non riferibili ardori

Quando già lontano il mattino,
in una nuvola di capelli
con passione svegliami:
e fino allo sfinimento tormentami

I sogni che hai, i sogni che fai,
nel sonno uguali ai miei falli;
e svegliami, veloce svegliami
Fra le gambe legami,
fra il cielo e l’infinito
della tua anima legami

NON POSSO ACCETTARE I TUOI AUGURI

Non posso, credimi, non posso accettare
Non posso accettare i tuoi auguri lontani
Stanno sulla bilancia il Bene e il Male,
come tocchi di carne ben macellati
vuoti di vita, vuoti di valore;
non vale, non vale davvero la pena
scegliere quale il pezzo migliore

A chi mi ha chiesto ho detto la verità,
la sola che conosco
A chi mi ha pregato di scacciare
dal tavolo le mosche, ho detto la verità:
mai ho conosciuto una donna,
una donna votata all’Ordine dell’Amore;
ho però conosciuto giusto ieri un folle
e uno che da sé s’impiccò a testa in giù
un milione di anni fa o giù di lì

Ricevo posta un giorno sì e uno no
Nessuna lettera mi parla di te,
e così lascio la penna nel calamaio:
non risponderò né oggi né mai
L’ho capito da un po’ che non è
di poesia la vita

L’ho capito da un po’ che non è
di poesia la vita,
così non scrivo più d’amore,
barzellette senza né capo né coda
per far ridere certi poveri cristi
– marinai che più non sanno la fede,
la gioia d’andare per mare

MORFEO E PESSOA

E poi cadere,
fra le braccia di Morfeo scivolare
tentando l’azzardo
fra un sogno in bianco e nero
e uno a colori
Il destino tentare
al confine fra realtà e illusione,
e al buio scegliere le carte
pizzicandole dal mazzo,
tra la storia di Damasco
e l’avvenire di Gerusalemme

E poi, poi dimenticare,
riuscire a tornare indietro
quando gli anni eran verdi
e le donne piangevano per un niente
Tornare indietro
e gli occhiali di Pessoa infrangere
contro le mura del tempo,
delle identità
in blocchi di ghiaccio imprigionate

E a ogni cristo dire bene in chiaro
che suprema fu la truffa dell’alchimia,
l’imposto esodo nella misticanza,
nella Cabala per inespresso desiderio

E poi gli occhi infine riaprire,
incontrare l’alba di lacrime d’oro bagnata
e il passero nella notte caduto seppellire
all’ombra del più tenero nocciolo in fiore

I BACI DI DIO

Milioni di baci caddero
lasciando sulla Terra
ben impressa
la mortale ferita di Dio

MODIGLIANI

Non diciamo più niente
Tacciano le parole tutte
La bocca non riempiamocela
con una stronzata o due,
strappando perle opache
da ostriche senza più patria
né saggezza

Anche Modigliani
fu messo a tacere:
nel delirio,
con bottiglie vuote
e scatole di sardine soffocate,
già si preparava il funerale
a Montmartre e Montparnasse

E boccheggiano i pesci,
a pancia all’aria
sulla riva destra del fiume;
e nero inchiostro piove giù,
incessantemente
sui nostri corpi esposti,
nudi e indifesi
dopo l’amor sofferto,
di fretta consumato
a metà strada
fra Sodoma e Gomorra

Non diciamo più niente
Gli manca solo la parola,
solo quella

TEBE

Se ieri ho amato,
se sono stato o non sono stato
in questo posto che ieri era verde
come non è possibile immaginare,
non lo puoi dire tu, Catone

Per questo,
per questo soltanto
non depositare qui preghiere e voti
se ancora non hai giaciuto
insieme alla cenere d’amor calda

Affondata è Atlantide
o non è mai esistita,
resiste però ai secoli la Tebaide,
lo sai bene; centinaia i libri
che liberi le loro memorie vuotano
senza una paglia chieder in cambio

ACQUA SANTA

Non ti amerò
perché sei tu a comandarlo
a condannarmi
Non cercherò le tue labbra
né ringrazierò le lacrime che un dì versasti
nella tinozza dell’acqua santa sotto la Croce

Non dimenticherò
che mi hai dimenticato
per un capriccio di gabbiani
e un batter di mani a teatro
Non ti perdonerò d’avermi amato
sempre a modo tuo per il mio bene
Sempre a modo tuo per il mio bene

Adesso mi lasci a intendere
che vorresti…
che sei pentita o giù di lì

Butta giù quel grattacielo,
i faraoni alle scrivanie dietro
alle loro babeliche torri di burocrazia
Butta giù il telefono
e dimentica d’esser legata
alla condanna d’un numero

Questo ti consiglio,
vieni poi a me accanto;
e vedremo se per noi
qualcosa si può ancora fare,
anche se non so davvero
dimenticare

VIVI QUALCUNO
(seconda versione)

Amami oggi, amami sempre di più,
lascia lontane da noi le confusioni
che da mane a sera regnano sovrane
in certi mercati sol ricchi d’inflazioni
Amami e amami fino in fondo,
senza mai perderti nei pensieri tuoi

A letto hai letto tutti i romanzi rosa
e quelli che parlano di guerra,
e fino alle lacrime ti sei commossa
per ogni fila di uomini caduti
nei dispetti degl’inutili sogni loro

Così, oggi, sciogli i capelli e sorridi
felice d’esserti lasciata alle spalle
il pianto delle notti buie e insonni,
perché adesso sì, vivi qualcuno,
un uomo umile sì e no, un po’ santo
uguale a chi in terra straniera muore
e davvero non lo sa il perché

TU SEI SEMPRE FELICE

Tu sei sempre felice
tra uno sguardo
al cielo lanciato
e un bacio profumato
di luna in germoglio

Tu sei sempre bella
La felicità evidenzia
le morbide tue curve;
l’altrui occhio
ti segue invidioso
ma felice di saperti
giovane e forte,
con tutto il mondo
davanti da costruire

Tu sei sempre felice
di far gli altri felici
con un candido bacio
sulla bianca guancia,
e un sorriso lungo e caldo
che fugge, che fugge via

MI SONO APERTO GLI OCCHI

Stamattina mi sono aperto gli occhi
con il solito, un bicchiere di spenta lucidità
Sul pavimento, in salotto, avanzi d’amore,
mozziconi e giochi da tavolo in confusione
E la mia faccia più brutta del solito
tra pedoni caduti re e regine, e sullo specchio
quel cazzo d’aforisma scritto col tuo rossetto
E queste due lacrime dolci e amare e silenti
che tagliano in due la finzione del mio sorriso
mentre il cuore in petto mi perde un colpo

Lo so, lo so bene d’essere solamente un uomo,
giusto un piccolo ingombro nell’Universo
E l’alba è già alta e così tanto rossa oltre le Alpi
e non si frena proprio più la voglia di morire

Stasera ce l’avrò il mio bel daffare, ce l’avrò!
Un milione di Majakovskij e un altro di whisky,
una poesia a metà, e un colpo veloce di pistola

Perché mai soffrire come un cane affamato
legato alla libertà d’una rugginosa catena?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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