Grazie per tutti i problemi che mi hai dato

Grazie per tutti i problemi che mi hai dato

ANTOLOGIA VOL. 194

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

IL SORRISO DI DIO

Sono tornato per ricordarti
che per farmi bello agli occhi tuoi
ho sfidato Dio e il suo sorriso.

Sono tornato per ricordarti
che ho affrontato le onde del Destino,
mettendo sul piatto mille uomini sconfitti
per dimostrarti il mio valore.

Sono tornato,
ma tu continui a non apprezzare
nessuna delle mie imprese.
E solo questo conta
quando la fine d’un amore.

20

E i tuoi vent’anni
andati
nella confusione
dei tuoi tanti amanti
e nei loro canti.

E non sapere
chi è amore.

COME SEMPRE

Come un assassino,
oggi a farti i conti
è il destino.

Come un vestito
lo indosserai;
ma ti dirai insoddisfatta,
come sempre del resto.

AL POETA

Al poeta
non domandare
se la poesia poesia,
quale il significato.

Al poeta
non chiedere
chi è.

ERAN IERI I LIBRI

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

MIO DIO!

Non chiamatemi
poeta, santo,
portaborse
Meglio è
che sia solo
il vostro Dio

CON TE

E grazie per tutti i problemi che m’hai dato.
E grazie per tutto l’amore che m’hai donato.

Ogni battito di cuore è stato nostro:
ho pianto con te, ho sorriso con te.

SORRISO DI LUNA

La mia gelosia è sorriso di Luna,
affascinante come una donna
che a tutti sorride
e a nessuno si concede.

SULLA NEVE

E ti seguo,
ti seguo
di nascosto,
pensando che,
che ho anima
da consumare
e censurare
nelle deboli tracce
che sulla neve
abbandoni.
Per me. Per te.

PERCHÉ?

Non dirmi perché:
basta la curva del seno
a far di me il tuo scemo
preferito
partorito
in un altro cachet.

INTIMI E LONTANI

Ho messo su la Tosca e mi sono subito arreso alla noia:
c’è che preferivo quel tuo modo particolare di sculettare
e di farti vedere in giro con me, fasciata in un vestito da bambina.

C’è che ancora ti amo per il tuo sorriso di malizia;
c’è che non ho dimenticato i tuoi capelli sconvolti sul cuscino,
anche se è solo l’impronta del tuo corpo a riposarmi accanto.

Ora sì, ora siamo tanto intimi e tanto lontani.

PASSEROTTO IN PRIGIONE

Oh, Amore, Amore, quante e quante
le volte che t’ho cantato stonando!

Quel passerotto che ti sognava tanto,
ora non fa più male alle tue lacrime:
quando alle sua prigione ti accosti,
sol più tenta d’asciugar le pallide tue gote
con una becchettata o due, soffiando poi
sulla tua stanchezza la piumata sua
morbidezza. E t’ascolta quando invochi
degli Dèi l’ira perché spazzi via
ogni umana vanità! E t’ama per i giochi,
per le ombre cinesi che alla sua gabbia fai
inventandogli impossibili voli di libertà.

Oh, Amore, Amore, più non le conto
le volte che, col cuore mio piumato,
t’ho cantato a ogni secondo stonando!

Ma per te che, piangendo,
sogni un amore più grande
del mio ridicolo pigolare,
per te soltanto, di nascosto,
la pioggia silente del mio pianto.

SEGNO DEL DESTINO

Non mi cercare, non mi cercare
fra la cronaca nera,
fra i necrologi a tarda sera
Ma quante donne,
quante e quante ne ho conosciute,
e quante le gonne subito han lavato
perché non fosse il mio sudore
a resistere per un attimo d’eternità

Seguo il segno del destino,
faccio leva sul mio cammino
E un vecchio mi sorride sdentato:
se solo fosse meno santo e buono
lo direi mio padre, gli racconterei
di mia madre, di quel che ha patito
in nome dell’amore

Tu non sai, forse non lo saprai mai
Ma con la fantasia in fondo al mare
ancora m’illudo per un tesoro,
per una sirena da cantare e ricantare
nonostante il mio capo nudo d’alloro

E presto si fa nel sangue il pentimento
ché si sa, la luce la spegne l’illusione:
a capo chino sul bianco poi scrivo e riscrivo
e mi penso tale e quale a un emerito coglione
Via i fogli allora, foglie al vento
strappate dall’albero della vita
ch’era un tempo così bello e verde

Se in questa notte vuota di stelle
lo senti l’amore, se davvero lo senti,
se davvero lo senti
fra le tue gambe insinuarsi lentamente,
lentamente uguale a un dolce serpente,
se lo senti sulla bocca bacialo, e senza timore
accetta il veleno e il suo Kaddish

AFFOGARE

In una cascata
rovesciata
in tumulto,
io scivolo
portando meco
il ricordo
della risata tua
cristallina.

In una cascata
sconvolta
nei singulti,
io ti annacquo
nell’affogare
che è mio.

BELLA ALLEGRIA

La vostra bella allegria
sempre mi commuove
Cosa non fareste
per un bel paio di tacchi!
Per questo non è possibile
non amarvi:
i vostri sorrisi,
le lacrime capricciose
– qualche volta di dolore –,
e la malizia dei seni
Non è possibile fare a meno
del Paradiso che siete,
Donne, nei secoli sempre adorate,
e poi schiacciate
dall’inquieta tirannia
di chi ebbe a credersi superiore,
senza mai accorgersi
che Dio ha il vostro volto
che perdona,
che soffre
non sempre dandolo a vedere

La vostra bella allegria
sempre mi stordisce a ogni età
che percorro inconsapevole quasi
del mio cammino;
ma ogni cammino è
sfiorare le labbra vostre muliebri,
un congiungersi ai vostri caldi aliti,
a quelle labbra di rose,
di fragole e ciliegie

La vostra bella allegria
sempre mi dice
che l’Eternità è nel vostro Bacio,
in quel figlio che al mondo
un giorno darete piangendo
felicità per amore,
per amore dell’umanità

IO SÌ, MI RICORDERÒ

Il Premio Ultimo lo vincerò dentro a un manicomio con gli occhi di fuori e i sogni ancora tutti dentro alla testa.

Nella mia follia sì, mi ricorderò di tutti voi, di tanto in tanto. Mi ricorderò degli sguardi, delle unghie e degli smalti, dei graffi muliebri sulla schiena – che mi gridarono felicità.
Nella mia follia sì, mi ricorderò di una strada e di una sera che la pioggia veniva giù tenendo un ritmo più forte del mio cuore.

Poi, in giro si dirà che non sono stato buono neanche a scrivermi l’epitaffio.

CERCANDO L’INGANNO

Con la sete
nella gola sprofondata,
ti ho cercata

Ti ho cercata
lungo tutta la spiaggia,
per lasciarti a bocca aperta
con una poesia,
con un po’ di gioia
presa di mira dal mio sorriso,
alla faccia di Dio!
E ho incontrato
questo verbo infinito,
orlo di sabbia e di mare
rasato dal sole al tramonto;
e ho incontrato
mille corpose voci di marinai,
così tanto uguali alle mie età
di sballi, di sbagli e nicotina

Ti ho trovata
tutta sola
seduta in faccia
a un sole naufragato,
ignara del baccano
dentro al mio cuore
e di quello nell’intorno

Ti ho amata
più di me stesso,
l’ho capito adesso
che bevo il sale
dei miei occhi,
come un bambino
che si è perso
in un bordello più grande
d’un milione d’inganni

ODE A VESPASIANO

O Numi del Cielo,
o Roma mia bella,
duemila e più anni
ancor non han scalfito
la gloria la maestà
la disonestà di te
che aedi versati o no
cantarono
con copia uguale
di parole;
sarà forse perché
accorto fu colui che
senza pensarci su,
a te, a te mai sazia
– sempre eterna
per aquile cani e vizio –,
a tutti o quasi
in dono, infine,
il Flavio diede
trono degno d’un re…
dove in santa pace
piscio e bile scaricare;
cristiani schiavi e romani
tutti l’han prima o poi
da fare perché sia
pressoché eguale
a atto d’amore.

E ora che mi scappa
‘a cacarella, di corsa vado
a occupar di Vespasiano
il più alto monumento!

ROMANTICA VERGINE

Non dovresti cercarmi
solo perché sono l’uomo
più strano che tu abbia
mai conosciuto
Non dovresti cercarmi
tutte le notti, col collo nudo,
a piedi scalzi, come bimba
affamata in cerca
d’uno specchio di sangue

Non dovresti amarmi
solo perché ti faccio paura
e ogni volta con me
muori un po’ più in fondo
Non dovresti pensarmi
quando l’alba piange
i suoi raggi dorati
sulla tua nuda immagine,
sulla tua pelle bianca bianca

Non dovresti venire
con la bocca sporca
di latte fresco,
con il seno turgido
a muover sua ombra
sul duro mio petto

Non dovresti cercarmi
solo perché sono l’uomo
più crudele che tu abbia
mai amato

TRISTE QUESTO TRISTE AMORE

E’ un triste amore, Amore
E ci siamo dentro fino al collo
e proiettano i cine i titoli di coda

Sotto questo cielo bigio
muoiono speranze;
e noi a camminare
sotto una neve incessante,
col fiato corto e i semafori spenti
e le auto veloci più del nostro respiro

Me l’avessero detto che sarebbe finita
non ci avrei creduto:
angeli e demoni perdono le piume,
l’arrotino perde la lingua biforcuta
e la comare ne acquista una,
una di scorta al mercato sotto casa

Davvero triste questo triste amore
Non tiene forza la speranza,
solo l’estrema unzione
pagata col sale delle nostre lacrime

E però quanta e quanta neve bianca
che imbianca tutto l’intorno

SBRANARSI

I cani sempre si annusano il culo
prima di montarsi o sbranarsi
I cani si annusano ben bene il culo
prima d’ingoiare il fiato del Diavolo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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