Capriola d’aria, aneurisma perfetto

Capriola d’aria, aneurisma perfetto

ANTOLOGIA VOL. 192

Iannozzi Giuseppe

SONO UN VECCHIO

Sono un vecchio
con delle idee
prive di fantasie

Non leggo i giornali
e nemmeno scrivo note
nei vuoti dei calendari
Ho dato e sprecato in amore,
di più non ho tempo di fare

Non scrivo poesie,
non sforzo la vista
per le brighe altrui

Ma devo ancora far le pulizie,
devo ancora scorticare il sorriso
al Buddha in legno sul comodino

MORIREMO TUTTI

Si andrà un giorno
là dove
tutti son dimenticati:
polvere alla polvere,
cenere alla cenere
Non uno mai ingannato
ha il destino
Dal Nulla partoriti
nel grembo suo torniamo
sempre
Delle azioni nostre
cattive o buone
non un segno,
sol la breve preghiera
di colui che ancora
sulla Terra a tribolare
e non si sa per quanto

Dovere è
di farcela piacere
la Morte,
col cappuccio suo nero,
con la falce sua affilata:
per quanto bizzarro
il costume,
sua trista fama
la sol cosa
che qui a lungo dura

CI SI ANNUSA IL CULO

Come cani
l’un l’altro
ci si annusa
il culo,
aspettando
il miracolo
Quasi s’ignora
che domani
non è domenica
né le Palme,
e che nessuno più
qui è una signora

LE TUE GAMBE PER LA NOTTE

In fila indiana
come tessere d’un domino
hai buttato giù le mie certezze
per farne stupido inconveniente

Ho dato una rapida pulita
quando sei andata via
Ho fatto cadere un paio di bicchieri
Non ho fatto troppi danni

Amarti è stato così facile
Odiarti è stato così semplice

E t’infilavi tu nel taxi giallo,
allungando le gambe fasciate di seta nera;
e la buia lunga notte ancora tutta davanti

SILENZI URLANTI

Mi lasci un po’ del tuo mare
in una risata che sa di risacca,
ma non il tuo amore
o un battito infinito
del tuo piccolo grande cuore,
e nemmeno la tua piccola bocca
Ed è questa la pena grave
che mi tocca di sopportare
già dalle prime luci,
con l’alba accosta alla finestra
che disegna ombre di malinconie,
di malinconie
mal riposte nelle tombe urlanti,
urlanti infiniti silenzi
d’amor perduto

SORRISO DI DENTI MANGIATI

Per te non so fare
mai abbastanza
Indarno cerco
di riempir l’assenza
che sono con suoni di primavera,
che addosso alle candele scola
quando pesante s’infiamma la sera

Ma con l’autunno,
con il vento che pressa
e foglie raccoglie,
il sorriso si fa di denti mangiati,
di gengive attaccate alla tromba
– ferite che nemmeno tu,
vergine agnello, puoi curare

Quanti angeli a bussare
alla mia porta da sempre aperta
Con l’autunno, con il vento
che incessante soffia e soffia,
capisco soltanto che amo te,
la sola che non posso far prigione
della mia stanca insoddisfazione

TU NON TORNI

Tu no, no, tu non torni
Resti lontana lontana
in altri lidi a godere
di quel calore
che io non ti posso offrire
sol perché vuote
ho le tasche
E batte il mio cuore
minuto dopo minuto,
perdendo un colpo sempre,
soffocando un lamento
nella strozza,
soffocando
profondo sentimento
che per te nutro
nonostante la povertà
che l’alma m’assilla
Tutto il poco che ho
al tuo cuore lo dono
Eppur mai è abbastanza
Così so
che mai più tornerai
a baciar lo scoglio
delle mie labbra esangui,
pallide più della morte
– oramai ultima preghiera
che spero presto Dio
voglia esaudire,
sola grazia che desidero
per magra decenza

SOTTO AL TUO BALCONE

Non ci sono più quei filari di vite
che nella notte amavo attraversare
per arrivare sotto al tuo balcone

Non c’è più tutta quell’ellera
che correva sulle ruvide pareti
di casa tua dal buio tutta ghermita

Non c’è più niente dell’amore
che ricordo per non cadere

Non c’è più quella tremula candela
dalla fiamma rossa che accendevi
per portarmi da te, sul tuo petto,
nel cuore d’una notte nera nera

Sol più rimane il mio ricordo
che ad altri amori non vuol cedere

RIDENDO ALLE MIE SPALLE

Sei tu in giro per il mondo
scherzando di fate e frati,
ridendo alle mie spalle
con le tue amiche, belle
di sorrisi, gioie e veleni

Da solo m’hai lasciato
a pedalare sotto il sole
E a ogni metro muoio
A ogni passo perdo me
come non mi fossi mai
conosciuto

Tra i giorni del calendario
m’hai lasciato
a raccogliere polvere
– echi di dolore
che non puoi adesso sentire,
e per cui giusto ieri
amavi rimproverarmi
quasi la tenerezza mia
fosse mortale malattia

Incontri adesso paesi e case,
pergolati e rossi tetti,
genti diverse e osterie
Invece io muoio ogni dì
Neanche più guardo al cielo,
lo sguardo sul mondo
tengo basso,
poi in silenzio dispero
e piango, piango infelicità
per un’altra inutile poesia

– che così simile è
alla povera vita mia,
al lumicino oramai

Quando in fronte mi baciasti
un fratello baciasti, non l’amante;
così facile ti fu abbandonarmi
al destino, ai passi miei scalzi
su cocci di vetro
Quando nel silenzio della notte
mi promettesti l’addio
l’avvertii io il cuor tuo perdere
un colpo, uno soltanto
e tacqui ché mi rimanesse almeno
l’immagine di te che fuggivi
in punta di piedi nel cavo buio
per andar incontro
a una felicità più solida di quella
che avrei mai potuto darti io

In questi giorni eterni
che senza senso passano lenti,
m’hai lasciato

Mai e poi mai potrò perdonarti
d’esserti portata lontana da me
Mai potrò restituirti un bacio
anche se con ardore lo desiderassi
Quando tornerai, se tornerai,
morto sarò di certo per me, per te

LADY CY

Lady Cy,
vengo che il crepuscolo
è già fatto ma requie no,
non ha trovato l’alma mia
Sempre pensandoVi tutta notte,
solitario miro il primo mattino,
il paesaggio di lampioni a spengersi,
osservo i primi viandanti veloci
e i semafori sul rosso fermi
poi sul verde; ma le cispe
negli occhi mettono in difetto
ogni cosa, come se nebbia
abbia preso quel sentimento
che non oso di confessare
a Voi né all’Arcangelo in pietra
che con spada di fuoco
m’indica la via dall’alto
della chiesa vestita in viola

PIANGERMI L’ANIMA

Non dovresti farmi piangere l’anima
Non dovresti scorticarmi la luce

CREPUSCOLO

troppo a lungo ci siamo riposati
su questo sottile rosso crepuscolo

spettri, e mai un silenzio diverso
da quello delle nostre voci;
è dunque vero che siamo morti!

SCHERZO

E poi perdersi,
e poi, per un momento
o due anche,
in movimento ritrovarsi
come se non contasse
il Tempo i battiti suoi
e tutte le Scadenze
tra gli ingranaggi
incastrate e rimandate

E poi scoprire
che solo fu lo scherzo
d’un triviale giullare
questa buffa nostra vita
che mendichiamo a vita

RIMBALZA L’OM

La palla che contro l’Om rimbalza
Il cavallo a dondolo che di sonno muore
Il giorno che di baci di fuoco s’infiamma
E noi qui sospesi e sospetti
mentre il cielo si prepara a cadere

La poesia morta, nel Getsemani sepolta
Vogliono sapere chi il corpo ha trafugato
Dicono che ciechi non siamo nati,
ma che a tirar per le lunghe ancora il discorso
potremmo presto noi baciar la sorte di Tiresia

Insistono che solo gli mancava la parola,
che troppi colpi alla testa e alla bocca dello stomaco
l’hanno inginocchiato
e che anche questa colpa la pagheremo
Ripetiamo ripetiamo che non sappiamo,
che Lazzaro non l’abbiamo noi di nuovo ucciso

Non ce la caveremo, questo lo sappiamo
La palla non continuerà a rimbalzare;
domani l’Om sarà infranto e piangeremo,
domani vana sarà per l’anima la preghiera
e nel cavo della morte finalmente capiremo

AMEN

In solitudine da mane a sera
scriveva lunghe lunghe poesie
per meglio morire
tra quei versi che lui stesso amava
dimenticare in un per sempre

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Ho messo la testa a posto,
l’ho fatto per non lasciar di me
Polaroid ridicola
Scrivevo e scrivevo mica male,
scrivevo a cottimo poesie
che non leggevi
e che però non ti piacevano

Ho messo al loro posto costi e conti,
i tanti orologi sempre fermi su di te,
e pure gli avanzi della mia filosofia,
così adesso a tutti ripeto quel che so:
la donna è forte, non torna mai
sui suoi passi

Imito la posizione di un Buddha,
di uno qualunque
Imito la perfezione,
la perfezione che mai c’è;
e non è lavoro da poco,
credimi pure sulla parola

Sempre, sempre si sta
e si sta qui,
con l’acqua alla gola o no
Sempre, sempre si sta qui
ispirando e inspirando,
seguendo, bene o male,
degli antichi saggi l’esempio
C’è che già da un po’ di tempo
ho fatto il mio dovere

E sempre si disegna un cerchio
e mai l’infinito
C’è che già da un po’ di tempo
ho messo la testa a posto:
non sono uno scherzo, certo che no,
quarantacinque stronze primavere
C’è che mi manca il talento,
un po’ di sano talento;
e c’è che di Cohen uno e uno solo,
e io semplicemente della razza mia

MI VENDO ETERNO

Mi vendo, dimmi il prezzo,
qual è
Io mi vendo, vendo baracca
e burattini, vendo i fili d’Arianna
e i dischi rigati d’infinito niente
Mi vendo, mi vendo quel che ho
Mi vendo l’anima, me la danno
Mi vendo, dimmi il prezzo
qual è, se è emozione di diavolo
Dimmelo tu, dimmelo dove
e lì ti incontrerò
con voce di doppiatore
e mano pronta al cazzotto
Mi vendo, mi vendo
a chi mi dirà amore eterno
Mi vendo eterno vero
bello come un colpo di pistola
che ti dice addio
con finto silenzio

Aforismi per vivere/morire meglio

– Letteratura e arte valgono nulla a confronto di una vita nel bene e nel male sempre guidata verso l’amore. Il più grande capolavoro tutto da scrivere è il vivere quotidiano.

– Il romanzo inizia e finisce qui. La storia è un accessorio.

– Il romanzo nasce da un taglio cesareo mortale.

– Il mondo che ti ha partorito si farà capriola d’aria: aneurisma perfetto.

– Da dove vengo io le poesie si scrivono per i morti.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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