“La Via del ricordo” (Dehoniane) – Intervista a Sergio Badino – A cura di Iannozzi Giuseppe

La Via del ricordo

Intervista a Sergio Badino

di Iannozzi Giuseppe

Sergio Badino - La via del ricordo

1. Sergio Badino, “La via del ricordo” (Dehoniane) è un romanzo che parla della Shoah. Non è facile spiegare ai giovani che cosa sono stati i campi di sterminio voluti da Hitler e dai suoi seguaci (alleati). Come è nata in te l’idea di scrivere un libro che potesse spiegare ai giovani l’orrore della deportazione?

Ciao Giuseppe, intanto grazie per la possibilità di quest’intervista. Sono un appassionato di Storia, in particolare del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Sono anche interessato alla cultura ebraica e la tragedia della Shoah è uno dei temi che da sempre mi sta più a cuore. Però l’idea per questo libro non è nata da qui. Non parto mai da un tema quando voglio scrivere una storia, ma dallo spunto per una trama, e in questo caso tutto è nato dalla doppia accezione del termine “memoria”: la memoria della Shoah, che siamo abituati a considerare in particolare in occasioni come il 27 gennaio, “Giornata della Memoria”, e la memoria intesa come ricordo, la capacità di riportare alla mente fatti avvenuti tempo prima. Cosa accadrà, mi sono chiesto, quando ci saranno sempre meno testimoni diretti (sopravvissuti) di quei tragici giorni e quei pochi, a causa dell’anzianità che in alcuni casi porta patologie come l’Alzheimer, non saranno più in grado di ricordare l’accaduto? Da qui l’esigenza istantanea di provare a parlarne ai ragazzi attraverso una storia e dei personaggi.

2. Per scrivere “La via del ricordo”, immagino che tu sia documentato non poco. Quali autori e libri ti sono stati maggiormente d’aiuto?

Primo Levi su tutti, con “Se questo è un uomo” e “La tregua”. Li lessi da ragazzo; hanno lasciato in me un segno indelebile e sono andato a riprendere qualche passaggio prima di scrivere “La via del ricordo”. “Maus”, di Art Spiegelman, uno dei fumetti più importanti del secolo scorso e di tutti i tempi: in particolare, rileggendolo, mi è rimasta impressa “l’eredità” del campo di concentramento, la traccia che la reclusione in quei luoghi abominevoli lasciò nelle persone che ebbero in sorte di sopravvivere. “L’allievo”, un racconto di Stephen King che mette in luce un aspetto che in parte ho poi cercato di inserire nel mio romanzo: l’influenza che i carnefici (nazisti e loro sottoposti) hanno avuto e possono ancora avere, nel bene (suscitando come reazione l’opposizione, quindi) e nel male (spirito di emulazione). “Ti racconto la mia storia – Dialogo tra nonna e nipote sull’ebraismo”, di Tullia e Nathania Zevi è stato importante non solo per i fatti storici, ma anche come ispirazione per il rapporto nonni/nipote.

3. Sono sostanzialmente tre i personaggi principali del tuo romanzo: la nonna Anna, il nonno Umberto e la piccola Renata. Anna e Umberto sono stati entrambi ad Auschwitz. Per puro miracolo, sono riusciti a non morire. L’esperienza nel lager, ovviamente, li ha segnati in maniera indelebile. Come ti sei regolato per donare credibilità ai personaggi del tuo lavoro?

Ho cercato di considerarli persone e non personaggi, rendendoli reali non soltanto nel presente della storia che vivono tra le pagine del libro, ma anche nel passato degli eventi che nel libro non ci sono, ma che il lettore può percepire se lo scrittore ha lavorato bene. Per esempio, il rapporto di Renata con i nonni e con i genitori si fonda su molti anni trascorsi insieme di maturazione familiare: questi anni nel libro non ci sono, non vengono raccontati, perché la storia è un’altra. Però la forza del loro legame c’è e io dovevo farla sentire, arrivare al lettore, mostrarla. È quello che si dovrebbe sempre fare quando si scrive una storia e, per ciascuno di loro, mi sono guardato dentro per conferire loro emozioni e sentimenti umani, reali e, dove possibile, anche miei personali in particolare. Per Renata, anche se il personaggio del libro ha qualche anno in più, ho pensato a mia figlia Bianca, che oggi ha quasi sette anni e mezzo: volevo una protagonista dolce e determinata, qualità che vedo in lei e che spero continui a coltivare. Poi per quanto riguarda la credibilità della parte storica, ho ascoltato, purtroppo mai dal vivo, diverse conferenze della Senatrice a vita Liliana Segre e ho cercato di infondere in nonna Anna e in nonno Umberto la sua stessa forza, seppur in modo differente da una all’altro.

4. Nonno Umberto non sta molto bene in salute e la piccola Renata cerca di aiutarlo. Nel giro di pochi mesi, la giovane Renata impara due parole nuove, Auschwitz e Alzheimer: “Il dottore strinse la mano a tutti e ci accompagnò all’uscita. Una volta fuori, pensai alle due parole che avevo imparato a conoscere negli ultimi mesi, Auschwitz e Alzheimer. In apparenza non c’era legame tra loro, eppure per me erano incredibilmente simili.” Sergio Badino, perché, per Renata, Auschwitz e Alzheimer sono due parole molto simili?

Questa è stata un’idea che mi è venuta proprio mentre scrivevo quel capitolo, quella frase; prima non ci avevo pensato. Sono due parole simili perché creano un’assonanza, sono entrambe spigolose, appuntite, con quelle Z e quelle H, e Renata percepisce l’orrore di entrambe: un vocabolo ha divorato, segnato per sempre la gioventù, il passato di nonna Anna e di nonno Umberto; l’altro sta erodendo i ricordi, tutti, positivi e negativi di Umberto, il nonno superstite, e ne sta cancellando anche il futuro di persona indipendente, autonoma. In più sono vincolati perché Alzheimer fagociterà, insieme a tutto il resto, anche la memoria che Umberto conserva di Auschwitz e se il nonno vorrà tramandarla dovrà impegnarsi a parlarne a Renata prima che sia troppo tardi. E questo la bambina lo sa: dipende anche da lei, dall’interesse che dimostrerà verso quei fatti.

5. La nonna Anna, di nascosto, faceva visita a una persona molto particolare. Renata lo viene a sapere e, adesso, vuole conoscere tutta la verità. Perché conoscere la Verità è così tanto importante?

Nel romanzo Renata è una giovane persona che si impegna, nonostante le difficoltà, a capire qualcosa che non conosce. Vuole approfondire, alcuni elementi non le sono chiari e va avanti, si fa strada, chiede. Non sempre è facile mettere in pratica una strategia di questo tipo, ma Renata ha in sé alcune qualità che erano anche di sua nonna e che la aiutano nel compito che si è data. Impegnarsi per conoscere la verità è importante perché ci distingue: vogliamo essere passivi a qualunque cosa ci venga propinata o vogliamo essere attivi e farci un’idea nostra confrontando le fonti, studiando e analizzando? Specie in questi tempi in cui c’è tanta confusione, che proviene da una moltitudine di fonti a volte anche molto poco attendibili, bisogna diffidare di chi si propone come detentore della verità con la V maiuscola, assoluta, e cercare la verità oggettiva, documentata, dei fatti. Questo è quello che cerca di fare anche Renata.

6. “La via del ricordo” è una storia dove un po’ tutti collaborano affinché la Memoria non vada perduta. Nella realtà di tutti i giorni, ancor oggi, negazionisti e revisionisti si affannano per stravolgere la Storia. Quanti oggi abbracciano una corrente antistorica sono sia giovani che persone piuttosto avanti con l’età. A tuo avviso, com’è possibile che nel 2020 esista così odio nei confronti della veridicità dell’Olocausto?

È un tema complesso e, per affrontarlo, va analizzato a fondo il contesto storico, politico e sociale che, nel 1933, portò al potere in Germania Adolf Hitler e il partito nazionalsocialista. Non starò qui a contestualizzare quel momento, sarebbe troppo lungo e non vorrei annoiare i tuoi lettori (che tra l’altro possono trovare in merito commenti ben più autorevoli del mio), ma è una realtà storica che, a fronte di periodi di crisi economica che portano a forti scompensi sociali, emergano forze politiche che tentano di cavalcare il malcontento per raggiungere il potere. Accadde in Italia nel 1922 con il fascismo e successe, come detto, in Germania. Oggi molti politici populisti fomentano l’odio nei confronti di tizio e di caio perché, nei periodi di difficoltà, è facile farsi seguire se si individua un nemico a cui attribuire la colpa. Lo fece Hitler con gli ebrei, oggi altri lo fanno nei confronti degli immigrati o di altre minoranze. L’ignoranza e la ristrettezza mentale di questi politici, evidenziata dalla lotta all’immigrato a qualunque costo, sfocia poi in vari storcimenti di naso (a cui purtroppo abbiamo assistito anche quest’anno) in occasione del Giorno della Memoria, che per alcuni partiti è una ricorrenza “di sinistra” solo perché – e qui mi riferisco alla situazione italiana – la persecuzione degli ebrei avvenne anche da parte di un regime dittatoriale, il fascismo, da cui queste forze politiche non prendono le distanze quando addirittura in alcuni casi se ne dichiarano eredi. Ma mentre in Germania un comportamento del genere è vietato dalla legge, in Italia si celebra ancora il compleanno di Mussolini, che fu corresponsabile, con Hitler, della Shoah. Se il terreno di partenza è questo, negazionismo e revisionismo germogliano in fretta.

7. Nel tuo romanzo fai capire che Shoah e Olocausto sono due termini un po’ diversi, dico giusto?

Sì, per Shoah si intende lo sterminio dei soli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei nazisti e dei loro alleati. Olocausto è un termine più generico con cui si ricordano anche le altre vittime: omosessuali, prigionieri e oppositori politici, popolazioni slave, portatori di handicap, minoranze etniche, gruppi religiosi.

8. Sergio Badino, tu sei un insegnante di narrazione, un ottimo sceneggiatore e un romanziere; esiste una sostanziale differenza fra i dialoghi ideati per un fumetto e quelli per un romanzo? “La via del ricordo” è ricchissimo di dialoghi.

Ti ringrazio per il complimento. Secondo me no, non esiste una differenza. Un buon dialogo è tale sia che venga scritto per un fumetto, che per un romanzo, che per un film. Se, quando li legge o li ascolta, il lettore/spettatore ha una percezione “reale” della storia di cui sta fruendo, se gli sembra che i personaggi parlino come persone reali, se nemmeno per un momento gli viene in mente che sta leggendo un fumetto o un romanzo o sta guardando un film o una serie tv, significa che il suo coinvolgimento è totale e che lo scrittore/sceneggiatore ha lavorato bene.

9. “La via del ricordo” ci insegna qualcosa di molto importante…

Quando scrivo non parto mai da un ipotetico, eventuale insegnamento da trasmettere attraverso la storia. Non è compito di uno scrittore voler insegnare qualcosa, quanto piuttosto puntare un riflettore su un argomento che gli sta a cuore.
Io parto dall’idea, dai personaggi, dalla trama che, naturalmente, devono appassionarmi e coinvolgermi molto, anche perché la scrittura di un romanzo o di una sceneggiatura può protrarsi a lungo nel tempo. Da questi elementi cerco poi di far risaltare il tema della storia, ma mai il contrario, perché è alla trama, alla vicenda dei personaggi che io mi appassiono mentre scrivo. Se poi avrò lavorato con sufficiente cura e passione, allora anche i lettori si innamoreranno della storia proprio come è successo a me con l’idea iniziale. Se il lettore s’innamora della storia, allora sposerà il suo tema, il cosiddetto “insegnamento”, che però non deve mai arrivare in modo didascalico, sotto forma di precetto, di predica. Deve filtrare in modo naturale tra le maglie della storia, attraverso le azioni dei personaggi, attraverso il loro carattere. Se, quindi, “La via del ricordo” lascia qualcosa a fine lettura, ne sono molto, molto felice, e sono ancora più felice quando sono i lettori a dirmelo. Tutti abbiamo o abbiamo avuto mentori, maestri che ci hanno lasciato o insegnato qualcosa nel tragitto; un libro è in fondo un compagno di viaggio che ci segue per un tratto della nostra vita e che ricorderemo con affetto se avremo da lui imparato qualcosa.

Sergio Badino (Genova, 1979) è sceneggiatore, scrittore e insegnante di narrazione. Esordisce nel 2001 sSergio BadinoTopolino e prosegue la collaborazione passando, negli anni, da Disney Italia a Panini Comics. Per Disney scrive anche per PK e per Paperinik; collabora con Disney Libri traducendo e adattando i volumi per ragazzi tratti dai film I Robinson – Una famiglia spazialeCome d’incanto e Wall-E. Nel 2009 entra nello staff di Martin Mystère (Sergio Bonelli Editore). Le storie Protocollo Leviathan e Il Nilo Giallo gli valgono per due volte il Premio Atlantide, assegnato dai lettori, come miglior esordio e miglior storia. Scrive anche la storia di Dylan Dog Il banco dei pegni, pubblicata su Dylan Dog Color Fest.
Scrive serie animate per la televisione collaborando con Rai, Mediaset e Rainbow. Con Tunué ha pubblicato il libro intervista Conversazione con Carlo Chendi (2006), il saggio Professione Sceneggiatore (prima edizione 2007; nuova edizione riveduta e ampliata 2012) e ha diretto, insieme a Daniele Bonomo, la rivista Mono. Ha curato la sezione dedicata alla scrittura creativa nel volume per il liceo Una vita da lettori (Zanichelli 2018). Ha scritto il racconto Dov’eri quand’è successo?, pubblicato nel volume Il ponte – Un’antologia (Il Canneto 2018).
Dal 2004 insegna sceneggiatura e scrittura creativa: prima in diverse scuole di fumetto, poi al Dams di Imperia (2008) e, per quattro anni consecutivi (2009/2012), all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, fino all’apertura, nel 2012, della sua scuola di scrittura, StudioStorie. Ha tenuto seminari di storytelling nelle agenzie pubblicitarie milanesi MSL Group e Kiwi Digital. Dal 2018 insegna scrittura creativa e sceneggiatura anche alla Scuola Internazionale di Comics di Genova; dal 2019 alla SDAC, Scuola di Arte Cinematografica di Genova, e all’Università IULM di Milano.
Il suo sito web è www.sergiobadino.com.

La via del ricordo - Sergio Badino - Dehoniane

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La Via del ricordo – Sergio Badino

La Via del ricordoSergio BadinoDehoniane edizioni – Collana: U7 Gulliver – Pubblicazione: 3 gennaio 2020 -Pagine: 192 – ISBN: 9788810752180 – € 14,50

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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