Il bastardo. Capitolo quattordici

Il bastardo

Iannozzi Giuseppe

Ogni riferimento a persone esistenti
o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Vanitas Still Life -Giovanni Francesco Barbieri

Capitolo quattordici

“Tu morto e non vivo”, bercia Aleksej.
“Bravo”, raschio fra i denti. “E tu chi… sei?”
“Io Aleksej. Angelo, demone, non fa differenza.”
“Dove siamo?”
“Meglio tu riposare.”
“Dove siamo?”, ripeto sputando sangue.
“Non questo il momento giusto. Dopo, forse.”
Aleksej non sputa una parola che mi possa venire incontro.
Mio malgrado, chiudo gli occhi senza quasi accorgermene.

Poco a poco, torno in me. Sono immerso in un mare di buio.
Nessuno mi ha toccato, ne sono sicuro.
Mi hanno lasciato qui: da solo? Sospetto che qualcuno si sia preso il disturbo di spiarmi.
Accendo una sigaretta.
“Accorcia la vita.”
“Sono molte le cose che l’accorciano!”, ribatto.
Una faretto stroboscopico comincia a diffondere luce e Aleksej esce allo scoperto,
“Sei qui adesso. E ti piaccia o no, io aiuta te perché così funziona. Io so cose.”
Sbuffo: “Parla chiaro.”
“Documenti falsi all’aeroporto, per esempio.”
“Quanto sei bravo, quattrocchi!”
“Io so tante cose su te. Occhiali finti, non servono più. Vedere bene io”, e così dicendo se li leva, lasciandoli cadere per terra.
“Dovremmo farla finita!”
“Forse. Non correre veloce.”
“Chi sei? Dimmelo, poi deciderò.”
“Non sono con te, non sono contro te.”
“Non mi basta.”
“So perché sei qui.”
Non ho bisogno di guardarlo negli occhi: Aleksej, o chiunque esso sia, sa più di quanto lasci a intendere.
“Sei qui per verità e vendetta, forse per capire chi tu essere veramente, ma non facile, non facile”, continua Aleksej. “Tu non sapere niente. Tu immagini, ma immaginazione poca cosa.”
“Illuminami d’immenso, sapientone del cazzo”, dico sarcastico, a muso duro.
“Qui tutto difficile, manca libertà.”
Sbuffo di nuovo: “Taglia corto!”
“Donna che hanno ucciso e che tu cerchi… che tu vuoi vendicare, complicato da spiegare.”
“Questo posto?”
“Qui sicuro, qui chi resiste.”
“Siete della Resistenza dunque.”
“Tu fascista, meglio non dire troppe cose a te.”
“Come vuoi.”
Aleksej prosegue: “Tu strano uomo, ecco.”
“Fammi il favore, sputa il rospo o taci.”
“Sigaretta consumata fra le dita”, osserva Alesksej, ridacchiando divertito.
Getto via il mozzicone.
“Io so chi avere voluto morte della tua donna”, continua il mio strano amico-nemico, fattosi serio serio.
Mio malgrado sento le fiamme dell’inferno in piena faccia.
“Chi?”, grido.
“Piano, piano. Non facile, niente facile.”
Aleksej sospira: “Qui anche il vento uccide persone.”
“A me interessa solo sapere chi ha ucciso Carla Millosevich.”
“Non vero. Tu mentire. Tu qui anche per altro.”
Gli salto addosso e gli stringo la gola con una mano. Aleksej non pare turbato: “Carla voleva bene a te, ma stava con noi. Capisci, coglione?”

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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