Un mazzo di rose in mano a un pazzo

Un mazzo di rose in mano a un pazzo

ANTOLOGIA VOL. 183

Iannozzi Giuseppe

Praying Woman

ATTORI

Sempre invalidi attori rimaniamo
seppur grandi e di più ci crediamo;
come un’invincibile sconfitta
si fa la nostra vita avanti,
piegata, e piagata.

Sempre indarno ci interroghiamo
perché il mondo dal cuore amato
e dalla mente invece disprezzato;
solo fra i gorghi dell’Io remiamo.

CROCE

Per te ho dimenticato il cervello
Per te ho curato l’amore d’un bordello
Per te ho lavato la faccia di Dio
Per te ho danzato sotto la pioggia
Per te ho detto addio alla carta d’identità
Per te ho ucciso un fiasco di vino
Per te ho prosciugato i sette mari

Niente ti è mai bastato
Neanche un più semplice mazzo di rose
in mano a un pazzo è stato sufficiente
Volevi tu solo la mia croce

IN CERCA DI SAGGEZZA

Seguendo della saggezza la coda,
sempre perdendo la strada
per subito ritrovarla sotto ai piedi miei,
un giorno io lo so che la Montagna
mi darà quel che albe e tramonti in città
non han saputo scavare in me.

Dalle amanti dimenticato e seppellito,
respirando il genuino odor caprino,
infine l’alta Meta con mano toccherò.

NEL FUTURO

La lieve neve pestata, il vento
a pettinarmi la barba,
le campane tibetane al mattino,
tutta la meraviglia sconosciuta
a costo zero nell’animo mio avrò.

I.

Ed io e il mio io,
che insieme contiamo sì,
ma quanto il due di picche,
facciamo quel che possiamo,
non bene non male;
poi a tarda sera confidiamo
in una bottiglia di vino
che se non ci dà allegria
almeno almeno in un sonno di piombo
ci sprofonda;
e se sarà per sempre o no
chi se ne fotte.

II.

Quante bottiglie di rosso
per toccare la morta vita
nel Sahara ben piantata?
Chiedo al Salice Piangente
e a quelli nell’Oasi immaginata:
nessuno sa… sfioriscono però
nel giardino dell’infanzia le rose
e finge distrazione il filosofo di Basilea.

Nessuno sa chi ancor sta in guardia
e chi invece già mezzo affogato;
fa quasi impressione la notte,
di gente fuor di testa, vuota d’anima.
Fortuna c’è un nero nero gatto
che tra i rifiuti si getta a capofitto,
sollevando un pandemonio
che manco Paganini col suo violino.

III.

Essere alto,
in lungo e in largo cercando
di Omero le cieche orbite;
essere alto, perdere
le contraddizioni
che la lira di Apollo
la ridussero
in schegge di silenzio.

Per un foco nuovo,
per l’artifizio
che in ginocchio
costrinse Berlino,
esplodere fantasie di realtà;
mai più argentee nebbie,
mai più un vano peregrinare
fra deragliate disgrazie…
futili da raccontare.

GIALLO VAN GOGH

Quanto amore c’è
non immagini, oh no;
eppur c’è, nascosto
o alla luce del sole,
ma sempre in un angolo
che non avevi previsto

Di Van Gogh un girasole,
tutto quel giallo, tutto
quell’amore salvato
soltanto quando l’uomo,
ormai di dolore impazzito,
per chissà quale dove andato

DEL FASCINO FEMMINILE

Il segreto del fascino femminile è che gli uomini sono dei deboli, si lasciano incantare da una lacrima, da un cernecchio, da una caviglia scoperta, da uno sguardo che sembra quello d’un angelo. Il segreto del fascino femminile è qualcosa che assomiglia alla grazia di Dio.

MORIRE ACCANTO A TE

Non rimproverare noi
perché senza l’ombra d’un pallido coraggio;
più valenti uomini d’ogni etade caddero in ginocchio
di fronte all’orrido mistero allineato in fredde croci

Morire accanto a te
Prima o poi tutti si va incontro alla fine
con uguali probabilità di lasciar invisibile traccia
a chi dopo di noi; finire accanto a te
sarebbe conforto dolceamaro,
non inattuale, sarebbe necessario
come la carta ingiallita
sotto la pressione di parole
che niuno saprà più recitare
a memoria

Non rimproverare noi
che oggi cediamo all’autunno,
alla sua spaventevole carezza che gli avelli tutti spazza
e tosto ricopre di nuove foglie agli alberi strappate;
dona a noi una preghiera di vento
che abbia il suo respiro e la sua foga
e restaci accanto, perché seppur vecchi e inutili
con soddisfazioni e rimorsi alle spalle,
l’Ignoto ancor lo temiamo
E un fiore soltanto, rosso, lascia alla mercé
della fanghiglia immobile ai piedi degli algidi marmi
l’uno all’altro stretti, senza quasi un breve spazio
che sia per loro

TI HO AMATO PERCHÉ LA MORTE È LUNGA

Ti ho amato perché la morte è lunga
Nessuno crede che smetteranno di piovere
le foglie dell’autunno
E da qualche parte si spogliano
di nascosto le donne per un amante
E i vecchi amano rifugiarsi
in belle chiese bene in vista;
hanno ancora denti per pregare,
e forse Dio li sta ad ascoltare

Ero libero
come chiunque
prima d’inciampare nelle catene

La ruggine sul portone è di cent’anni
E non uno ricorda quale fosse il colore
che aveva a Carnevale
Ho riconosciuto la tua faccia
in mezzo alla confusione

Ero libero, ero libero
prima d’inciampare nelle catene

Esce la bara tirata a lucido, portata a spalla
qualcuno in silenzio piange,
e tutti avrebbero da confessare un torto,
e nessuno avrebbe da confessare un torto
Pochi minuti da sopportare insieme fin laggiù;
e una voce ripete: “Andate avanti e acqua in bocca”

La ragazza compie gli anni proprio oggi
Cinguetta con le amiche
sorpresa di non provare sorpresa,
è una donna oramai,
ha segreti che non può più raccontare

DOVE LE STRADE SI TAGLIANO

Aspettavano ripassando le loro battute
Aspettavano, la Bibbia in una mano,
il coltello ben affilato nell’altra
per dare inizio a un horror hollywoodiano
con tanto sangue e nient’altro

Lui aspettava di rompere il guscio dell’uovo
Un solo pensiero in testa, divorare l’anima
Aspettava affilando le unghie sulla lingua
Dove le strade si tagliano dando vita
a una croce di polvere e destino, lui aspettava
perché i film moderni non gli piacciono affatto

E aspettando perirono tutti ma non lui, non lui
che getta lo sguardo ai quattro punti cardinali
perché in tasca tiene un foglio bianco bianco

VESTITO A LUTTO

Ho capito
che vivere o morire
non è poi differenza
Saranno i rimpianti
a passar di bocca in bocca
domani
a favore dei pettegoli
sedicenti poeti;
ma niuno saprà mai
la verità e se mai una
ha trovato nel petto mio
albergo

Sulla tomba mia
non scrivere versi,
non sparger lacrime silenti,
non dare grida al cielo

Ho vissuto
e visto abbastanza
e sentito in ugual misura
Lasciami
come si lascia la sabbia
che nelle mani a coppa raccolta
tosto dalle dita fugge via

Lasciami all’ellera,
alla gramigna e alle piante
che sullo spoglio marmo
vorranno ricamare il loro squallore
Sarò felice così,
nella morte eterna
vestito a lutto finalmente

SEPOLTURA D’UN UOMO

Tutti lo sapevamo
che sarebbe dovuto morire
da un momento all’altro
Fuori la pioggia e l’urlo dei corvi
così umani
S’era perso un verso il confessore,
prima che Selene si sciogliesse
nel mattino di pianti e brume
Su ogni bocca sostava il balbettio
che, per forza, doveva esserci
qualche cosa di sbagliato
Però nessuno aveva idea,
come sempre in questi casi

Tutti noi avremmo dovuto segnarci
Lasciammo invece l’orecchio teso
al ringhio dei cani affamati;
e due o tre scherzarono di mimo
ma macabro che non uno ebbe cuore
di mostrar un sorriso
Fra cani e corvi a ogni minuto più vicini,
col fiato sospeso spalancammo infine
la porta; il confessore fu il primo
a metter fuori il piede, poi uno a uno
chiudemmo le nostre sulle sue orme

Quando oggi ripenso alla fossa scavata
in profondità nella viva dura terra
da tutte quelle mani ossute piagate a sangue,
dico che è un miracolo o giù di lì
che non sia finita peggio, mio Angelo

SORRISI SU CARIE

Sorrisi siamo
su carie che,
bene o male,
resistono
al dolore
che il tempo
nel cranio
ha conchiuso
ben bene…

non si sa però
per quanto a lungo.

SULLA CATTIVA STRADA

Te lo dissi al primo incontro,
“Non sono quel tipo d’uomo che si fa prendere in giro”
Te lo dissi chiaro, alzando l’indice al cielo,
che non avrei fatto il gioco delle tre carte
Te lo dissi in maniera spicciola,
vuotando le tasche, guardandoti in faccia:
“Ogni uomo ha un motivo per buttar giù whisky,
ogni disgraziato ha un motivo per non credere”

Il mondo è pieno di tassisti che girano in tondo
con una quarantacinque al posto del portafogli
A ogni angolo un pappone e un giudice armato
infrangono la legge perché non conoscono stelle
Questa città è piena di colpi accidentali,
di auto che sfrecciano veloci più dei proiettili
investendo il verde il rosso il giallo

L’Egitto è lontano e di Giuseppe è da tempo
che non si han notizie; ma le ragazzine,
vergini o no, battono le strade da mane a sera
in cerca d’un santo che le salvi o le condanni
E l’Ebreo errante inganna il tempo,
scrive libri sul Giudizio Universale,
brucia fiori e croci vicino ai semafori,
cerca di non farsi mancare niente d’importante
A chi per un momento inciampa nei suoi passi,
indica la cattiva strada senza pensarci su

Te lo dissi al primo incontro:
“Non sono quel tipo d’uomo che gira a vuoto”
Te lo dissi senza girarci in tondo
che non mangio pane azzimo con questo casino
Te lo dissi con puntualità e fermezza,
bevendo e fumando, invitandoti a tacere:
“Ogni uomo ha un motivo, buono o no, per sparare,
ogni figlio di buona donna pecca e ci prova”

Te lo dissi al primo e ultimo incontro:
“Con una carezza l’uomo lo fa fuori la strada”

VINCENT

Girasoli tesi
al sole giallo
Un taglio e via,
via l’orecchio
per non sentire
più le grida di dentro
e quelle tra i campi
Un taglio,
senza dalla vita
aver avuto mai
un soldo di gioia
Si macchiano
di rosso i girasoli,
mentre continua il sole
a martellarmi la testa
che duole e duole

OGNI COSA SPAZZATA VIA

Ogni cosa, ogni cosa sarà
E ogni cosa sarà spazzata via
Donne, uomini e papaveri
dal Grande Scricchiolio
saranno raccolti senza pietà

Ogni cosa, ogni cosa finirà
E non saranno meriti o peccati
a fare la differenza,
a pesare sulla diffidenza

Milioni di luci nello spazio infinito,
milioni di fanali, lampioni e amori
cadranno nel buio

Ogni valore si perderà
E ogni cosa, proprio ogni cosa
tornerà a essere guscio di noce

Ogni cosa, proprio ogni cosa
di nuovo dall’Inizio meravigliosa
Ma non per noi, non per noi

CRESCI TU IN BELLEZZA

Cresci tu in bellezza,
invecchio io come posso:
del sole un assassino ha preso possesso
gettando ombre sulla mia statura,
su i sogni d’una gioventù
Ma sempre il tuo sorriso accende il giorno
reclamando primavere, prati e colline in fiore
E sempre i tuoi occhi cercano il bello
oltre i confini delle promesse in un cristallo
E sempre i tuoi seni di latte reclamano miele,
labbra che sappiano leggere e mordere il futuro

E sempre immagino io, sempre immagino
come essere del cieco Omero più vero
per i tuoi occhi che non mi vedono più

GEISHA

Tutto quello che voglio
Tutto quello che ho bisogno
Tutto quello che mi va
è di fartelo venir duro
Mio desiderio è di essere
la tua personale geisha

A capo chino,
sul tuo duro membro
voglio stare
Tutto quello che mi va…
Essere la tua donna,
colei che crede in te
e obbedisce

Tutto quello che ordini
Tutto quello che di me pensi
Tutto quello che di me ti piace
Tutto quello che immagini
te lo farò
Essere la tua puttana,
il tuo personale quartiere a luci rosse
da Kyōto ad Amsterdam

Tutto quello che sono
Tutto quello che sono
lo sono perché me lo chiedi
Tutto quello che voglio essere
è essere nel tuo letto a gambe aperte,
una verginità
da sempre più volte abbattuta
Tutto quello che amo
sono le tue mani sui miei seni
Essere la dea,
la tua dea spregiudicata
Sottomessa più di chiunque altra
che le lenzuola, che le tue braccia
ieri raccolsero

Tutto quello che è profondo
lo è perché la mia anima hai penetrato
sotto il tempo dei ciliegi in fiore
Tutto quello che io sono
è nel tuo piegarmi,
strappandomi di dosso il furisode
Tutto quello che so è per te
Essere la tua migliore occupazione,
perfetta educazione iscritta nel kenban
Essere solo e sempre la tua donna,
mio danna

Tutto quello che voglio
Tutto quello che ho bisogno
Tutto quello che mi va
è di fartelo venir duro
Essere più di una cortigiana
L’obi sulla schiena legato,
nuda di spalle per te pronta
a ricevere il grande dono
nell’infecondo pertugio

Tutto quello che so
Tutto quello che ho
Tutto quello che ha significato
Tutto quello che lo avrà
Tutto quello che…
perfetta prestazione, compenso del fiore
Tutto quello che voglio
è un infinito danzare ventaglio in mano
La tua personale geisha
L’estremo Oriente, il più grande piacere

Sei tu il mio Signore

Tutto il seme,
dolce o amaro che sia, lo berrò
Tutto quello che viene
per essere la tua puttana
Io il tuo personale quartiere a luci rosse
da Kyōto ad Amsterdam

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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