Daniela Gambino. Intervista all’Autrice: “Conto i giorni felici. Cercando la felicità (e altre cose venute dopo)”

Daniela Gambino. Intervista all’Autrice

CONTO I GIORNI FELICI

di Iannozzi Giuseppe

Conto i giorni felici - Daniela Gambino - Graphe.it

1. Daniela Gambino, “Conto i giorni felici. Cercando la felicità (e altre cose venute dopo)” (Graphe.it Edizioni) è il tuo ultimo lavoro pubblicato. La felicità è nelle piccole cose, almeno così si dice. Daniela, per quale ragione hai cominciato a contare i giorni felici?

Felicità non è solo resistere agli attacchi della vita, ma cucinare piatti sublimi con gli avanzi emotivi. Mentre balliamo aspettando la fiction preferita, ci ripariamo dai torti subiti con piccole attenzioni verso noi stessi. Perché a volte dimentichiamo di essere stati felici. Mi è capitato, in situazioni complesse, di aver realizzato che prima ero felice e non lo sapevo. Volevo riuscire a capirlo prima.

2. Nel tuo “Conto i giorni felici”, riferisci le parole di Epicuro, la sua lettera a Meneceo: “la morte non è nulla per noi, perché le sofferenze o i piaceri si acquisiscono con i sensi; la morte invece non è altro che l’incapacità di avere coscienza.” Da sempre gli uomini si interrogano sulla morte; a tutt’oggi nessun filosofo ha saputo dare una risposta un po’ soddisfacente; tante chiacchiere, ma alla fine la verità rimane una e una sola: la morte non è evitabile e con tutta probabilità decreta la fine totale e assoluta dell’individuo. Chi crede (ciecamente) in un Dio ha meno paura della morte rispetto a un agnostico?

Non credo che un credente abbia meno paura. Lo spiego anche nel libro, certo avere una vita piena, completa, una vita di relazioni, aiuta a superare anche questi momenti. Un credente, che vive in una comunità religiosa, ha più certezze da un punto di vista di condivisione, comprensione. Il divino è questo. Riuscire a superare la solitudine.

3. Hermann Hesse diceva che bisogna avere un bel po’ di coraggio per togliersi la vita, non era dunque dell’avviso che il suicida fosse un codardo. Tu che ne pensi?

Domanda complessa. Bisogna riconoscere la virulenza e l’aggressività di alcuni malanni psichici. La malattia mentale fa paura, de ne parla poco, non si sa come affrontarla, ma miete vittime. Ci sono turbe dal quale non si torna indietro, come altre malattie. Non scomoderei il coraggio, non lo scomodo neppure per le malattie del corpo. Ne parlo, ho un capitolo dedicato a questo. Chiamare il malato di cancro guerriero, parlare del pensiero positivo, come se tutto dovesse dipendere dalla sua volontà, non sempre aiuta, è un carico. Aiuta essere di buonumore, ma sono le terapie, la ricerca, a fare il lavoro fondamentale. Su chi si ammala non deve pendere per forza, la responsabilità di rimanere forti davanti alle patologie. Siamo umani.

4. Secondo Michel Houellebecq “la solitudine trionfa ma non si può rinunciare alla ricerca della felicità”. Nel tuo lavoro ci lasci sottintendere che la felicità è possibile, a patto che si accetti di vivere la solitudine con consapevolezza.

Bisogna conoscersi. Ma come ci si conosce? Attraverso le proprie reazioni. Nelle relazioni. Non si smette mai. Ma gli altri sono esseri a se stanti, non servono solo come specchio. Per capire questo, occorre stare soli, non essere alla ricerca di specchi, non fare da specchi. Avere rispetto per sé.

5. Da un bel po’ di anni, alcune riviste e non pochi programmi televisivi ci propongono modelli stereotipati di felicità. Se non accettiamo tutti quei cliché che la società tenta di imporci, è più fattibile guardare a ciò che conta veramente?

La confusione è enorme. Bisognerebbe spegnere tutti e chiedersi ‘cosa ti serve veramente?’

Daniela Gambino

6. Per qualcuno, la felicità è cercare Dio e capire sé stessi. Ma si può spendere la propria esistenza così?

Certo. La ricerca è libera. Il nostro mondo interiore è immenso, si può decidere di analizzarlo e scoprirlo per tutta la vita. La spiritualità per alcuni funziona, ma non è alla portata di tutti.

7. Si continua a ripetere che ieri si era più felici: per quale assurda ragione? Il passato, chissà perché, lo dipingiamo quasi sempre più bello rispetto al presente.

Perché esiste solo e unicamente il passato. Contro cui lottare, il passato da cambiare, rimpiangere. Non abbiamo null’altro. Cos’è questo futuro se non un continuo tentativo di intervenire sul passato? Nel libro nomino una ricerca sorprendente, pare che superata una certa età, la felicità aumenti. No, non si rimpiange, l’avreste mai detto?

8. La semplicità può condurre sulla strada della felicità? A forza di cercare d’essere felici non c’è forse il rischio di andare incontro a una bella forma di stress?

Certo che cercare per forza la felicità rende infelici. È provato. Ne ho scritto, bisogna solo cercare un po’ d equilibrio. Essere anime semplici poi non è una scelta. Come lo è essere complessi. Ecco, se uno supera il senso di colpa, il sentirsi inadatti, compie un atto di semplice ricerca della serenità.

9. Oggi più di ieri abbondano venditori di panacee che promettono serenità e prosperità, e addirittura l’immortalità. Parlare di felicità è anche un business che, per ovvie ragioni, rende felici soltanto certi guru oltremodo ricchi. Daniela Gambino, non mi sembra che tu ci stia vendendo la ricetta della felicità!

Per niente. Io non vendo nulla. Invito solo a riflettere.

10. Ne “La dolce vita”, Marcello Mastroianni diceva: “Non è mica un guaio, siamo rimasti così in pochi a essere scontenti di noi stessi.” Daniela Gambino, tu sei scontenta di te stessa?

Certo. Essere scontenti fa molto chic e intellettuali. L’entusiasmo è sempre visto con sospetto.

11. Il tuo “Conto i giorni felici. Cercando la felicità (e altre cose venute dopo)”, che cosa aggiunge a quanto è già stato detto, forse in maniera più complicata e scientifica, da altri autori?

Ci sono io. Enumero gli studi e le famose ricerche americane, ma qui, attraverso di me, c’è il racconto di una intera generazione, c’è una donna senza figli, che non ha creato una famiglia regolare, non è ricca, c’è una persona che, per i canoni, nel 2020, non dovrebbe avere diritto alla felicità. Invece, a parte la scontentezza, è piena di passioni e non sta male per niente.

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Conto i giorni felici. Cercando la felicità (e altre cose venute dopo)Daniela GambinoGraphe.it Edizioni – collana Octavius [dialoghi], 4 – pagine: 136 – pubblicazione 11/2019 – ISBN 9788893720939 – prezzo: € 11,90

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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