Hanno aperto un nuovo bordello

Hanno aperto un nuovo bordello

ANTOLOGIA VOL. 179

Iannozzi Giuseppe

Scheherazade - Alberto Vargas

SEMPRE PENSIAMO
(inedita)

Sempre pensiamo
che alla notte
seguirà un dì di luce;
ma di questo,
davvero,
non v’è certezza:
nel sonno,
sia esso profondo
o no,
vagolano i sogni,
e gli incubi pure,
che il cuore in petto
lo fanno sobbalzare,
tremare,
e qualche volta,
ahinoi, arrestare.

Ma dormiamo
ché senza
il dovuto riposo,
ben presto,
nella follia
scivola la mente,
nel corpo lasciando
ferale stanchezza;
e non a una fine
sì tanto triste
aneliamo,
poco ma sicuro.

PIANIFICARE LA SCONFITTA

Talvolta, non dico sempre, bisogna pianificare la sconfitta per poter esser sicuri di riuscire bene in futuro. Proprio come Giuda, una tentazione questa che l’uomo saggio non rifugge.

NON GIOCHERÒ MAI PIÙ

Il Piccolo Buddha m’invitò
a toccargli la mano;
diedi così inizio al piano
di spogliarmi dei capelli
Il Piccolo Buddha disse
che ero nato per amare
Gli risposi che ero a secco,
che le mie possibilità
erano a un minimo storico

Ho lavato via la sporcizia
dal cranio, ma non è stato
come avevo immaginato;
per questo adesso vado in giro
bussando di porta in porta,
chiedendo di restituirmi
la forza che ho perduto
– prigioniero d’un sogno

Tutte le notti prego
con il cappello poggiato di sbieco
sul cranio rasato;
e a ogni nuova alba
mi rendo conto che mai più giocherò
con i tuoi lunghi capelli, Cristina

LA TUA LAVAGNA

Sei sempre stata la prima
e l’ultima della classe
Ero così innamorato di te
che non capivo mai perché
il gesso sulla lavagna
urlava, quasi impartissi
mortal ferita
Ero così stupido!
I tuoi occhi nocciola,
allegri eppur in procinto
di lasciar libere due lacrime;
quel tuo modo di nascondere
le mani in grembo, pareva pregassi;
e i quaderni, sparsi sul banco,
a righe e a quadretti,
e i ghirigori della tua scrittura
Sei sempre stata in cima
a tutti i pensieri miei di bambino
Sei sempre l’ultima che dimentico
prima di abbandonarmi al sonno
ormai stanco di suonare le note
dei ricordi

Se mi vieni in sogno
ti vedo in punta di piedi
Vesti un sorriso birichino
e una luce strana negli occhi
Se mi vieni a cercare
dentro al mio sonno
sei sempre come allora,
impossibile: eppur t’amo
come non si potrebbe di più

Per questo,
per tutto questo
all’alba mi faccio muto
e sulla lavagna della vita mia
segno una ferita urlante

BAMBOLE

Chaplin ti faceva piangere
Ricordi la neve che cadeva?
Non ne volevi che sapere
di tornare alle bambole decapitate
C’era nei tuoi occhi una luce bella
ma diversa da pupilla a pupilla
Scherzavi e ci credevi
che un giorno saresti arrivata
là dove nessuna è andata mai
Eri una bambina con tante idee
e le unghie lunghe per graffiare

Conservo ancora le bambole
Come allora piangono sangue
e io davvero non le so calmare
Ho idea che ti scriverò una lettera
per sapere di te, se l’hai poi incontrato
quell’uomo favoloso che amavi
Domani però, adesso esco
a spalare la neve davanti casa

QUANDO NON RICORDI PIÙ

Quando non ricordi più la voce
Quando non ricordi più il volto
Quando non confondi più
il nome di lei
con quello della luna,
significa soltanto che sei fuori,
fuori dal casino

Fuori, dopo la pioggia,
sotto il sole
sbocciano giovani fiori
e subito muoiono
in sorrisi sghembi

Anche tu, anche tu di me
non ricordi più un bel niente,
perché, giorno e notte, il tempo
fa fuori ogni cosa e non ne sana una
E non ne salva una

Perché, sempre, il silenzio
fa fuori ogni cosa e non ne salva una

SETTE NOTE PER TE

Sette foto sbiadite riposano sul cuscino
Sette tacche sul muro senza pietà
per ogni settimana passata – senza te
Ho l’anima pesante, e un orologio rotto
per compagnia: il cane della mia rabbia
ha fame, ulula alla Luna, e giù al porto
ci hanno fatto capire che il mare
è grande ma tanto tanto povero di pesci
Così credo che resterò ancora qui,
un giorno o anche due a cercare di capire
i miei sbagli e le mie contraddizioni

Amica mia, portami una rosa
e un’armonica a bocca
prima che cominci a sbavare
E’ così tanto che non annaffio rose rosse
E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta
che ho baciato una donna di fuoco,
rossa di passione, bella di generosi fianchi

Sette petali, sette note, non tardare
a dirmi la verità, se hai già trovato un altro

IN PUNTA DI PIEDI

Hai dunque
le gambe corte
e la lingua lunga
Le bugie però
non le racconti tu
Preferisci dir loro
che sei maledetta,
che se fa loro piacere
ci proverai a stare
in equilibrio
su tacchi alti,
a spillo

Non farai rumore
in punta di piedi,
venendo sul mio letto
con un bacio e l’addio

HO PERSO LA MIA DONNA

Ho perso la mia donna
L’inverno non intendeva ritardare
Le ho detto di lasciar perdere
le erbe mediche
Nella tormenta ho sentito il lamento,
il suo e quello molesto del vento
Ero a un passo dai suoi passi,
e uno schiaffo gelido mi ha sbattuto via
lontano

Ho perso la mia vecchia
La piango davanti al caminetto
Ho perso il suo calore
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Hanno aperto un nuovo bordello giù
Il paese è in festa ogni giorno
Le strade sono tutte gravide di neve
Nessuno muove paglia, tutti lo fanno
e pagano con ori e argenti le ragazze
venute dal Vecchio Mondo

Ho perso la mia vecchia
Mi riscaldava il cuore e le ossa
Ma l’inverno non intendeva ritardare
L’ho pregata di non fare una pazzia
E’ andata incontro alla tormenta
per cercare le erbe mediche
e non è più tornata da me, da me
Ho perso, ho perso ogni bene
Fa male il petto, il solito canchero
Prego mi porti via al più presto

E invece è di nuovo la primavera,
non diversa da tutte le altre
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Però c’è un nuovo bordello giù in paese

In paese hanno aperto la felicità
Dovrò farci un salto e trovare quella adatta,
una donna che resti con me a invecchiare

LA PESTE

Dalle chiaviche escono
portando nella città
un breve rantolo
ma moltiplicato per mille
e mille ancora,
così che non c’è angolo
che non sia tutto uno squittio
Barcollando sulle zampette,
incerti e spossati,
una lama di luce
gli ferisce gli occhietti maligni;
poi vomitano una macchia rossa
simile a inchiostro pecioso,
e cadono sul dorso,
e immobili rimangono
fino a che un piede straniero
li calcia via o li pesta
per sporco capriccio
A centinaia tirano le cuoia,
non si fa tempo a contarli
che già un’altra carrettata
aspetta d’esser portata
fino all’inceneritore
là dove sono stati cremati
i primi infetti di peste, morti
senza neanche immaginare
quale la loro colpa
per castigo divino sì virulento

I.

Qualcosa di stupido
ha salvato il mondo
dal mondo

Prima delle religioni
il muto Comandamento
non aveva nome, era amore

“Sia su te il bene più che a me”

Qualcosa di stupido
ha salvato l’uomo
dall’uomo:
possibile,
abbiamo dimenticato?

II.

Come riconosciute bellezze
ma mai amate
in ginocchio non cadono
i guastatori del paradiso

D’amore si faceva pazzo
il vecchio Chet
quando la tromba d’oro
sulle sue labbra di miele

III.

E che importa se inizia adesso la storia,
o se dalla sua metà? Non ce l’ha un significato,
non ce l’ha avuto mai, ma ti è piaciuta
Che importa se si stava in pari sul nido del cuculo,
se a piedi scalzi le ballerine ballavano Čajkovskij?

“Prendi, prendi questo ballo, è tutto ciò che ci resta”,
disse il poeta riempiendo di lacrime la fontana,
vuotando l’anima nella memoria di chi ha memoria
“Raccogli questa mano nella tua, raccoglila adesso
prima che sia troppo tardi”, fece eco la sua esecuzione

Vuoi incenso e petali di mille rose a inebriare le stanze,
o un altro programma di pubblicità?

Era d’innocenza il sesso, il sorriso, il whisky distillato
Non ricordi come schiaffeggiava i volti la pioggia,
come sotto l’impeto del vento implorava l’ombrello?

Che importa, che importa se non c’è proprio verso
di dar senso al verso? Non ce l’ha un significato
Ma sempre di Venere si spinge oltre il piè leggero

IV.

Di buio si accendono fuochi, ciechi e vermi
Non sono sicuri gli enfi ventri della notte,
poeti e assassini tengono la luna storta
e giù al porto di Amsterdam
ha spalancato Jacques il petto al tumore

Dovresti provare ad aprire gli occhi
Osceni si muovono i Sette Cieli:
il Dio Cane ha decretato la disfatta,
ed ora tutti cercano un’ancora di salvezza,
quel dongiovanni che pani e pesci
da dentro il nudo utero sapeva pescare
senza sosta, benedicendo gli ultimi e i primi

Dovresti pregare, dovresti accettare il buio,
l’accusa e la scusa, la gioia vuota di pentimento:
di questi tempi non si butta niente e nessuno via

Di questi tempi Giuda e Nerone si fingono buoni
Dovresti vedere quanto sentimento disfatto
per tornare su i tuoi passi, quando nascere
non ti dava il diritto di giudicare la Storia

V.

Essere alto,
in lungo e in largo cercando
di Omero le cieche orbite;
essere alto, perdere
le contraddizioni
che la lira di Apollo
la ridussero
in schegge di silenzio.

Per un foco nuovo,
per l’artifizio
che in ginocchio
costrinse Berlino,
esplodere fantasie di realtà;
mai più argentee nebbie,
mai più un vano peregrinare
fra deragliate disgrazie…
futili da raccontare.

NELLA NEBBIA

Negli occhi d’una donna
soltanto cercano
uno specchio,
cercano sé stessi riflessi
ignorando la femminilità,
divina eternità
a portata di mano,
immensamente distante
quando non si è capaci
di riconoscerla e amarla

Per questa ignoranza
muoiono gli uomini,
in solitudine, infartati
dentro la nebbia
delle loro sigarette

SCOMPOSTA NUDITÀ

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

LA BIBBIA E IL KAMASUTRA

Sono stato una rosa e una virgola,
un marinaio e una spiaggia di sabbia fine
Sono stato oltre le menzogne dei sogni:
non è stato però sufficiente cacciarsi
nell’occhio dell’accecante loro tempesta
e uscirne,
così adesso sull’acqua del fiume disegno la Luna

Un miracolo un milione di anni fa:
nessuno ancora conosceva la stupidità,
lo schizzo d’inchiostro e le pagine bianche
Nessuno sapeva a cosa andava incontro
quando dall’alto della Torre delle Lingue
piovevano neri diamanti e grazie erotiche

Per questo, perché questo è successo,
restituitemi alla poesia di Playboy
e del National Geographic,
restituitemi al miracolo dei Ladri nella Notte,
alla nudità d’una donna che più di me
conosce quanti e quali peccati
ha cullato il mondo prima della civiltà

Un miracolo: Tex Willer e Sinatra,
la Bibbia e il Kamasutra,
un segno d’amore sopra l’ovvietà
che ogni cosa va come va

UN GIORNO

Un giorno
che non abbia
rivali e sabbia
da dimenticare;
un giorno
che Sole e Luna
avran perso
per sempre valore
agli occhi
di uomini e dèi;
un giorno,
quel giorno
nel giardino Proibito
a piedi nudi
mi verrai a trovare
e un vecchio saggio
senza più desideri
troverai
addormentato sotto
un nocciolo in fiore

DOVE L’AMORE

Dove l’amore?
dove, dove, dove
gridiamo noi
E l’Amore
spaventato
da sì tanto rumore
si nasconde a noi
nel più profondo
del cuore
perché niuno
lo possa scoprire

L’Amore
una carezza
che se presa
con la forza
subito muore

IL MIO TESORO

Tesoro, non darti ai fantasmi
Nel Getsemani c’è l’insidia,
l’ombra d’una croce
e di trenta danari di sangue
E sull’alba di quella regione
soltanto un cappio
che non è per i tuoi occhi

Tesoro, vieni, torna in te
Non lasciarti a tutto questo

Tu sei il mio tesoro,
il battito di ciglia
che al mattino mi sveglia
Tu sei il battito di cuore
che di soprassalto m’innamora
tra la nera di sempre
e il pettegolezzo sui clown
al Gabinetto
Tu sei la mia Democrazia,
sei un giorno di sole e di pioggia:
eternità e un momento appena
Sei la mia sola Signora,
quella che mi spinge
a vivere come un gentleman

FACCIAMO UNA FOLLIA

Facciamo una follia
che mandi il piccolo mondo
che conosciamo
a gambe all’aria
Facciamolo
prima che un figlio
ci pugnali alle spalle,
baciamoci in strada
nudi e disarmati
forti delle debolezze
e delle poche certezze
che ci han resi
così come oggi siamo

Facciamo una follia
I castelli che Loro han tirato su
non hanno retto i secoli:
in mezzo a mille pietre fesse,
in mezzo a pochi morti ciuffi d’erba
neanche l’ombra d’un fantasma

Tornato dalle Crociate
ho capito Dio e la sua Illusione,
così adesso credo sia giunto il momento
Facciamo una follia
anche se sappiamo poco o nulla di noi

Ho perso la spada,
e non la rimpiango
Ho perso la fede,
e non la rimpiango
Piango chi la sfortuna
ha voluto freddo
sul campo di battaglia,
con gli occhi rivolti
alla vuotezza del cielo

Facciamola questa follia
Andiamo a vivere insieme
prima che l’alba
con il suo insanguinato rossore
ci renda ciechi per sempre

Sappiamo poco di noi,
ma baciamoci in strada
Siamo in due,
un uomo e una donna,
non è forse abbastanza?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Hanno aperto un nuovo bordello

  1. Lady Nadia ha detto:

    Già lette quasi tutte. Una o due sono nuove? Bellissime, come sempre.
    Ciao.

    Piace a 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sola la prima è nuova, le altre appartengono a diversi periodi. Non so se siano bellissime, so soltanto che scrivo come so scrivere.
    Grazie, Nadia. Ciao.

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