Nel nome del Padre e del Figlio

Nel nome del Padre e del Figlio

ANTOLOGIA VOL. 174

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall - il Cristo

FIAMMA I TUOI OCCHI
(inedita)

Sono i tuoi occhi
nel sole e nella pioggia,
nel giorno e nella notte
Sono i tuoi occhi
nell’amore e nel dolore
I tuoi occhi
non li so dimenticare
I tuoi occhi
I tuoi occhi li amo io
Sono essi fiamma
da non giudicare

I tuoi occhi
non li so dimenticare
I tuoi occhi li amo io
Con un’occhiata sola
i tuoi occhi
mi hanno ieri spaccato
in schegge di dolore
I tuoi occhi sono due,
saranno sempre due
E oggi lo so
che i tuoi occhi
portano in Paradiso
o all’Inferno
l’uomo che li ama

Spaccato
in schegge di dolore
i tuoi occhi
ancor li amo io
Sono essi fiamma
da non giudicare
Da non giudicare

PERDERE LA TESTA
(seconda versione)

Quando la notte le sue poche luci le spenge
e ogni angolo è di buio e di silenzio senza dio
Quando le labbra a vuoto balbettano “amore”
e non c’è chi raccolga la tua richiesta d’aiuto
Quando il sonno non viene e freddo è il corpo
e un volto di donna appare e scompare sempre
Quando le lacrime in debolezza ti seducono
e facile sarebbe arrendersi senza più respirare
Quando è la paura compagnia in prima linea
che con le fredde sue mani nel buio ti stringe
Quando ogni piccolo segno è ipocondria
che vuota di parole il cuore riempie di paure
Quando, quando tutto questo accade,
allora cominci a sospettare dell’ombra tua
che ti seduce e lei soltanto lo sa per quale male
Stai perdendo la testa per una festa tutta tua
Stai dando di matto per raccogliere i cocci
rimasti sulla bilancia della persa ragione

Non è difficile da capire,
lo capisce anche il più povero dei diavoli
La corda l’hai legata al collo e il cielo se ne frega,
lo capisce anche il più basso degli angeli

Più non hai niente da perdere,
proprio più niente davvero
E non è poi male tutto il male
che viene per metterti alla prova

ROSSO È L’AMORE

Amore è un nome
che villani e cavalieri han sulle labbra;
i poeti più di tutti lo ripetono a ogni ora,
senza temer i danni che producono
sulle anime di accattoni e sognatori.

Divelti i cardini della mia bussola,
in balia dei venti rimango
scapigliato un poco,
scombussolato, e non sorpreso;
gli anni m’hanno infatti insegnato
che non il ferro, non la penna
han vittoria sul core delle femmine,
che per conto loro decidono
chi sarà Storia e chi invece cenere.

Della mia ferita in petto rossa e sanguinante,
tu non ti curare; Morte ha già dato il suo bacio
a questo solitario, e se non oggi, domani presto
sarò la principale attenzione d’un consesso di spettri.

PER SEMPRE SULL’ULTIMO BINARIO

Sono qui con un mazzetto di mimose,
ma troppo bella sei per un po’ di biondo
Così sol mi resta l’amore di ammirarti
da lontano, sospirando e sospirando
mentre i fiori in mano mi si disfano

Sono qui che sui binari di ruggine attendo
Aspetto l’ultimo treno perché mi travolga
insieme a quei sogni (troppo a lungo sognati)
che avrei voluto sul tuo cuore condividere

Sono qui per te, per te che sei bella,
per te che sei impossibile speranza
fra i fischi dei treni in partenza

Sono qui: arrivati sono tutti i treni
Attendo io l’ultimo che mi travolga
per sempre

NOTTE

E allora perché non dormire
invece di questo morire
con un pozzo in gola?

Voi che scavate camposanti
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte

VENT’ANNI FA UN COGLIONE

Vent’anni fa un coglione
E sì, ci tornerei indietro
a fare quegli sbagli che poi,
a ben guardare, son gli stessi
di oggi – ma d’argento vestiti
Vent’anni
e sentir il mondo in mano
anche se, a ben guardare,
mica vero
Bionde, rosse o scure,
le birre le reggevo, le reggevo bene;
e la testa non sballava quasi mai,
e le donne ridevano serie
quando il mio naso affondava
nelle generose loro scollature;
volava poi un ceffone o due,
e insieme a loro ridevo pure io
Già, vent’anni fa un coglione:
spiavo in ogni angolo di strada
e fra i filari d’uva mi perdevo
per raccogliere acidi rosari,
una bestemmia e un dolore
che avrei presto dimenticati
Ancor li sento quegli anni
uguali a un cerchio alla testa
che non se ne vuole andare!
Così credo che gli sbagli miei
siano cambiati poco o niente,
forse solo il loro colore
agli occhi della gente però,
che ancor m’incontra
e a tratti mi riconosce
o fa finta di niente

LASCIATI ANDARE

Dammi la mano, andiamo lontano
Dammi la vita, andremo lontano

Non ti leggerò il futuro,
ti dirò soltanto quel che so:
son morti fra i tarocchi gli angeli
e non ha più voluto che saperne
la Morte per l’eternità
S’è fatto Dio prigioniero sull’Olimpo
e da mane a sera con Zeus gioca
E continuano a fare i diavoli
pentole con su coperchi di fumo

Dammi ascolto, lasciati andare
e vieni via con me, anche se ho molto
poco da offrirti, la mia favola
e le sue pagine che prendono il volo

SCRIVEVO POESIE PER MORIRE

Quand’ero giovane scrivevo
sempre appeso a un filo,
inventando greve Fato per desio
di morte, insegnando all’alma
che all’Amore non è lecito
chiedere alcunché, mentre giusta
è l’attesa che la morte avvenga
in foggia né lieta né coraggiosa
Così trascorsi i giorni della giovinezza
morendo un tanto a ogni tramonto
dentro a un nero fiume di inchiostro,
incontrando in sogno donne
che, con volto cinereo, mi segnavano
nel nome del Padre e del Figlio
E poi, un mattino vuoto d’oro in bocca,
più morto che sveglio, con nessuno accanto,
con un fil di fiato dire: “Nulla m’è rimasto
tranne il vecchio calamaio vuoto di china
e un avanzo d’occhio, solitario e cieco.”

Quand’ero giovane scrivevo poesie,
scrivevo per arrivare a baciare l’oggi,
scrivevo per arrivare al mio morire

SOGNI AL MATTINO

Niente hanno di umano
quei sogni che al mattino
ci svegliano
con le loro gelide dita
sulla fronte sudata

Quanto più conveniente
sarebbe aprire gli occhi
e incontrare una puttana
invece della solita Morte
truccata da scimmia

Senza titolo – I

Dammi la mano e il bianco tuo guanto
Ho da tempo la ghigliottina pronta
Aspetto soltanto di scrivere la parola fine
nel rosso sangue per un amore criminale

Senza titolo – II

Sbandato amore giovanile,
di tragedia ti ricordo vestito:
perché rifiutasti il passo mio
accanto al tuo di danza drogato?

Senza titolo – III

In fondo alla valle dormiremo
Insieme eternamente moriremo
La fragilità che fu nostra dolcezza
la lasciamo oggi al mondo furente
perché in futuro sia ancora seme
per una vita d’amore o una di niente

Senza titolo – IV

T’ho aspettata
completamente nudo
finché vita e speranza
in petto pulsanti schiave

T’ho amata così,
sempre mettendo a nudo
il mio pensiero di te
in un leggero petalo
maldestramente affidato
alle vorticose leggi
del vento vagabondo

Senza titolo – V

Rapite nel pallore furono quelle rose
che ci vestirono di vitali dolori e colori,
quando morte per sempre ci avvolse
nel prepotente suo abbraccio d’amore

DONNA MIA

dieci comandamenti
mille diamanti negli occhi tuoi

i baci tuoi
come valanga travolgono i miei

le parole che ieri non ti dissi
adesso le sai
sono due, semplici più dell’acqua
ma non scorrono via
così ti amo, ti amo

di te, di te che sei mia
non mi dimenticherò mai e poi mai

farò come dici
cadrò in ginocchio
non importa se buffo sembrerò
in preghiera ai piedi tuoi cadrò
se religione c’è, è di fronte a me, Donna

in ginocchio
per quei dieci comandamenti,
per quei teneri diamanti
che nel cielo dei tuoi occhi luccicano,
Donna Mia

RINGRAZIO TE, MIA TORAH
(da “Fiore di passione”)

Troppo giovane per morire,
troppo per vivere

Ti ringrazio
per le corde di violino nuove,
per aver accordato alla Torah
il giusto tempo dell’esilio
Per aver messo da parte i rancori,
raccogliendo l’Errante lungo la via
Ringrazio te
che uno spazio in casa tua
gliel’hai ritagliato
Ringrazio te
che il profilo suo ebreo hai riconosciuto
senza giudicar di crudeltà il suo passato

Troppo giovare per morire,
troppo per in libertà vivere
Giù al Tempio la sentenza
non ammetteva repliche

Ma prima della creazione del mondo
la matrice era infinita solitudine
Così, ancora ti ringrazio
per aver imbevuto la tua bellezza
nel millenario biancore della Via Lattea,
stendendoti poi fresca al mio fianco

E grazie, ancora grazie
per aver camminato a piedi nudi sulle acque
prima che deserti e dervisci le prosciugassero
Han fatto presto gli eroi a cadere in fallo,
lasciando l’ingrato compito ai poeti d’eternarli,
ma non tu, non tu
che al marmo la passione non hai incatenato

Troppo giovane per morire,
troppo per vivere ma non per amare
al di sopra delle nuvole,
dei Comandamenti per tua bocca

DESIDERIO

Ambrate perle di brina
ai primi raggi di sole
su trame di tele di ragno
brillano e tremano,
e un sommesso
alito di vento
dai tristi pensieri
mi distoglie.

Desiderio m’è
di cercar rifugio
fra le pagine
dei miei diari
di sogni e fantasie
straripanti.
Quanti gli scritti
d’innamorarmi
e d’amor morire,
non so dire.

PER LA POLVERE NEI MIEI OCCHI

Sei tornata a carezzarmi
per la polvere nei miei occhi,
per tutto quello che nel deserto
hanno e non hanno visto
in mezzo a disperati orizzonti,
a notti di crudeli stelle
con me in cerca di Lawrence

Quando arrivai a casa tua
dalla testa ai piedi di fuliggine e sabbia vestito
non riconoscesti il mio volto bambino
Dicesti solamente che ti sembravo spento
Mi invitasti però alla tua tavola
a sedere, a spezzare il pane con le mani
e a vuotare mille caraffe di vino e aceto

Presi a raccontarti del deserto,
di come sia facile cader preda
d’una gonna in un miraggio,
perché quando tutto il santo giorno
l’ombra tua la ubriachi sotto il sole
arrivi al punto di far fuori l’orgoglio
che in fondo alla coscienza ristagna

Con un sorriso strano
piagato in una solitaria lacrima
mi carezzasti il capo fuligginoso
In quel momento capii
che non sarei mai più stato
un cercatore di solitudini altrui

COME ATENA

Ami l’Oceano e la Via Lattea,
ami d’Apollo la poesia
e di Dioniso la pazzia

Ma per un uomo che t’ama
non hai mai un volto,
solo uno strale feroce
dritto in petto
Come Atena ti dici la più bella
e per il globo intero guerre scateni…

CADERE IN AMORE

Ti vizio
col vizio della pazzia,
in un abbraccio
che si apre all’alba
per non finire nemmeno
quando il tramonto
si sporge rosso su noi

Ma non dovrei,
non dovrei proprio
cadere in amore
E lunghe son le notti
e non finiscono mai i giorni
di tagliarsi le affilate unghie
Così metto su un disco,
uno che sappia la differenza
fra il poco e l’abbastanza

TROPPO VECCHIO PER GIOCARE

Troppo in là, troppo vecchio
per giocare ancora
ai cowboy contro gl’indiani

Con questo cuore nero
che batte forte in petto,
posso sol sperare
di salvare il cavallo
e la sua sella

Con questa pallottola
conficcata fra le scapole,
ti sorriderò dovunque
domani io andrò,
all’Inferno o sottoterra

SORELLA DI PERFEZIONE

Ringrazio.
Piano chino il capo,
come un bambino.
Ringrazio la gentilezza
e la bellezza
che ti appartengono,
Sorella di Perfezione.

Chino il capo
una o due volte,
come un bambino
che lo sa
che continuerà
a commettere errori
per non deludere sé,
né chi oggi lo ama.

LE VOSTRE VITE
(inedita)

Le vostre vite
che sacre furono alla gioia
e al dolore del primo vagito,
ora così terribilmente barocche,
senza né capo né coda

Le vostre vite
di mai sconfitte vanità
Le vostre vite
che care furono a Dio,
ora malate e da nessuno amate

Le vostre vite prostituite

SAGGEZZA

Da giovane facevo a gara
per essere il primo, oggi
per essere l’ultimo

LA FRANA

violenta la frana
finalmente
seppellisce
il poeta
dal sorriso felice
giù a valle

DENTRO AGLI OCCHI MIEI

E all’alba scoprirai
che non è lontano
il tramonto
dentro agli occhi miei

TEMPO PERSO

Finito il tempo dei baci
e degli addii,
rimane sul palmo
della mano la sabbia
del tempo perso
che non sa consolarsi
in pianto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Nel nome del Padre e del Figlio

  1. Silvana Gambone ha detto:

    Rimango sempre colpita da questo saper scrivere ed emozionare…meravigliose!

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  2. Lady Nadia ha detto:

    Sono bellissime. Mistiche, deliranti, epiche, bibliche. Ci hai riversato davvero di tutto in queste poesie che sembrano tuonare, tempestare sofferenza. Quanto vorrei saperti felice, ma la tristezza e la malinconia che forse vergano questi scritti li rendono forti, unici, e tutta la terra trema. No, non esagero. Sei bravissimo e sppero che qualcuno, qualcuno di veramente importante, più presto che tardi si accorga di quanto talento hai. Davvero fenomenali.

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sin tanto che riesco a emozionare qualcuno, forse val la pena di mettere online la poesia. Grazie. ^_^

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Nadia, sei troppo generosa. Le scrissi diverso tempo fa, anche se due sono nuove. Ogni tanto una o due poesie nuove ci scappano, anche se il tempo di gestazione è piuttosto lungo. In passato ho scritto anche della robaccia, di cui oggi un po’ mi vergogno, ma non nascondo che ieri mi divertivo.
    E’ un bel miscuglio di sentimenti e visioni. Non sono un poeta né aspiro ad esserlo, però è vero che chi scrive poesia (p crede di scriverla, come me) è dominato da una certa dose di tristezza. Se sei felice non senti il bisogno di scrivere poesie né altro.
    Sono in tanti a scrivere poesie, l’ho già detto diverse volte. Io non mi ritengo migliore di tutti gli altri. A dirla tutta, trovo che le cose che scrivo siano robetta. Non ho quel talento divino che avevano poeti quali Federico García Lorca, Walt Whitman, Allen Ginsberg, etc. etc.

    Grazie infinite.

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